L’ora dell’Enterprise IoT. Le prospettive e le sfide

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Analisti e vendor IT di tutte le dimensioni continuano a citare cifre da capogiro, quando si tratta di prevedere lo sviluppo esplosivo dell’Internet of Things

Si parla di 50 miliardi di dispositivi connessi entro il 2020 e di rivoluzioni nelle modalità di fare business, ipotizzando una cifra di 14 trilioni di dollari di valore in gioco. Come dire un impatto economico pari al PIL totale degli Stati Uniti. Ma cosa si intende esattamente per “valore in gioco”?

I cinque fattori principali che alimentano questo valore nell’IoT sono: utilizzo maggiore delle risorse (con conseguente riduzione dei costi) per 2,5 trilioni di dollari; produttività incrementata (maggiore efficienza del lavoro) per altri 2,5 trilioni; supply chain e logistica (con eliminazione degli sprechi) per 2,7 trilioni; customer experience (con aumento del numero di clienti) per 3,7; e infine innovazione (con ingresso in nuovi mercati) per 3 trilioni di dollari.

Se si guarda in dettaglio questa ripartizione dei valori in gioco, si nota che la preoccupazione principale non è l’IoT consumer, come per esempio i dispositivi wearable o la domotica, quanto piuttosto l’IIoT, ovvero l’Industrial Internet of Things. I settori dell’IIoT che svolgono la parte del leone sono manifatturiero, sanità, retail, trasporti e assicurazioni. Per fare un esempio: le grandi ferrovie negli Stati Uniti hanno installato un sistema nei loro treni che controlla come i macchinisti accelerano e frenano. I relativi dati vengono poi analizzati, per trarne indicazioni da dare ai macchinisti, con un conseguente risparmio di circa un miliardo di dollari nei costi per i carburanti e la manutenzione. Un altro esempio è quello di Thames Water, il maggior fornitore di servizi idrici nel Regno Unito, che utilizza sensori, analisi e dati in tempo reale per anticipare gli eventuali guasti alle installazioni e rispondere più rapidamente alle situazioni critiche.

Il divario tra OT e IT

Va notato che il settore pubblico non è compreso nelle cifre viste poco sopra, ma si stima che anche questo ambito coinvolga numeri nell’ordine di alcuni trilioni di dollari. Un ottimo esempio al riguardo è quello delle smart city implementate in tutto il mondo, dalla California alla Corea. Una delle più importanti è Barcellona, dove si trovano numerosi sistemi infrastrutturali intelligenti, come autobus, parcheggi, illuminazione, telelavoro e collaborazione dei cittadini. Per esempio, la città ha implementato un sistema di irrigazione intelligente per i parchi e i giardini, nel quale i sensori raccolgono dati in tempo reale su umidità, temperatura, velocità del vento, luce del sole e pressione atmosferica. Il programma di irrigazione è stato ottimizzato sulla base di un’analisi di tali dati, con un risparmio di 550mila dollari all’anno a fronte di un investimento di 380mila. Uno dei motivi per cui l’IIoT supererà alla grande l’IoT consumer è il fatto che esiste già un ecosistema consolidato dell’IoT che sarà assorbito nell’IIoT: si tratta dei sistemi “machine to machine”, conosciuti anche come M2M. Questi sistemi sono parte dell’OT (operations technology), in contrapposizione all’IT (information technology).

Il problema con i sistemi M2M legacy è che per la maggior parte sono stati implementati in silos e utilizzano interfacce e protocolli di comunicazione proprietari, spesso difficili da cambiare. Per di più, il divario tra OT e IT fa sì che i sistemi impiegati sul campo o nelle fabbriche non si integrino con i sistemi IT di back office come l’ERP o il CRM.

La vera sfida

L’IoT dovrebbe cambiare questo stato di cose: su Internet, i sistemi M2M stanno diventando “cittadini di prima classe” con la connessione tramite protocolli Internet, oppure vengono collegati attraverso un gateway che da un lato utilizza un protocollo del dispositivo di basso livello, mentre dall’altro lato dialoga con i protocolli Internet nel cloud. Questi gateway risiedono sugli edge, dove l’IT incontra l’OT, e spesso prevedono notevoli quantità di logica, da cui l’espressione “fog computing”. In cima ai protocolli di basso livello, vi sono protocolli di livello superiore come MQ Telemetry Transport (MQTT) e Data Distribution Service (DDS), che vengono utilizzati per l’integrazione di applicazioni e dati. È qui che si trovano la vera sfida e il vero vantaggio dell’IoT, cioè nell’integrazione di dispositivi fisici nell’ecosistema delle applicazioni enterprise e nella fusione tra OT e IT. Tutto questo comporta un pensiero di tipo enterprise, per riuscire a cogliere il quadro più ampio, prevedendo le sinergie da realizzare, le architetture che possono facilitare tutto e soprattutto le tecnologie necessarie per le implementazioni del mondo reale. La maggior parte delle grandi aziende hanno già investito in tecnologie che saranno da fondamento anche per l’Enterprise IoT: big data, analytics, middleware di integrazione e cloud computing. Ma la grande domanda ora è una sola: com’è fatta una piattaforma di Enterprise IoT?

Il futuro iperconnesso dell’IT

Se si guarda alle strategie dei vendor, si nota come la storia si ripeta. I vendor che propongono stack software stanno cercando di aggiungervi una patina IoT per posizionare i loro prodotti come piattaforma IoT. Allo stesso tempo, nuovi vendor entrano nel mercato con offerte IoT di tipo pure-play. Per rendere le cose più complicate abbiamo anche il legacy M2M (o OT) da affrontare, e i vendor di questo settore hanno bisogno di trovare un futuro nell’IoT. Così, invece della solita dicotomia tra operatori storici e sfidanti, oggi abbiamo tre fazioni in lotta per la torta dell’IoT. Però, una volta capito come deve essere la piattaforma Enterprise IoT ideale, sorge un grande quesito: come può tale piattaforma inserirsi nel nostro IT esistente? Disponiamo già di una soluzione per i big data, di un cloud privato oppure di applicazioni distribuite in un cloud pubblico, di un’Enterprise Service Bus (ESB) o di una piattaforma di integrazione as a Service (iPaaS), così come abbiamo una strategia mobile, solo per citare i principali ambiti tecnologici dell’IT di oggi. L’Enterprise IoT è una grande sfida e vi sono tuttora molte questioni aperte, ma una cosa è chiara: le connected things saranno ovunque.

 


 

Gerhard_ BayerGerhard Bayer

Con più di 25 anni di esperienza nel settore IT, attualmente è senior consultant di ISG, società di New York specializzata in IT strategy, cloud computing, SOA e progetti di integrazione su larga scala. Si occupa di progetti di sviluppo e integrazione su larga scala come enterprise architect, docente di seminari di IT, planning consultant e come program manager. Tra i suoi principali interessi ci sono l’approfondimento delle relazioni fra SOA e cloud computing e gli approcci di integrazione. Ha svolto consulenze per importanti aziende finanziarie, assicurative e di altri settori.

Gerhard Bayer ha presentato a Roma per Technology Transfer i seminari “Il nuovo Manifesto dell’integrazione: Applicazioni, Dati, Cloud, Mobile e Internet of Things” il 10-11 dicembre 2015 e “The Internet of Things (IoT): Navigare il futuro dell’IT” il 14-15 dicembre 2015.


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