Stessi attori, nuove storie

Stessi attori, nuove storie

Un anno all’insegna di cambiamenti. Le sfide dei VC tra previsioni in chiaroscuro, fiducia in crescita moderata e la nuova geografia dei poli finanziari

Il nuovo anno non si apre all’insegna della novità. E pur si muove! Esatto. Il cambiamento forse ancora non è visibile, ancora deve assumere forme nitide, ma già si può percepire. Bisogna solo essere fiduciosi e saper aspettare. Anche se tutto sembra tacere, sarebbe errato rimanere nella convinzione che non ci si possa aspettare nulla di nuovo. Al contrario. Sembra proprio che il 2016 stia preparando le basi per le sue grandi rivelazioni. Probabilmente, ci ritroveremo a vedere gli stessi attori nel ruolo di protagonisti, ma cambia il copione. O forse, cambia proprio la trama della storia. I VC puntano su scommesse diverse, su settori diversi e lanciano le loro scommesse per questo nuovo anno.

Si riaffaccia come indiscusso protagonista nel panorama dei venture capital il Regno Unito e si decide di puntare nuovamente tutto sul settore fin-tech. Le aziende fin-tech inglesi sono riuscite a raccogliere circa 3,6 miliardi di dollari dai venture capitalist solo nel 2015 e ciò ha rappresentato sicuramente un fattore determinante per lo sviluppo di una forte attenzione da parte degli investitori nei confronti del settore.

Durante lo scorso anno, il settore tecnologico britannico ha ricevuto il 70 per cento in più dei finanziamenti dai venture capitalist rispetto ai livelli raggiunti nell’anno precedente. La maggior parte dei finanziamenti è stata ottenuta da società tecnologiche con sede a Londra, sollevando un totale di 2,28 miliardi di dollari e determinando, altresì, un aumento di 1,3 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Cresce la fiducia degli investitori?

Sulla base dell’analisi dei dati, raccolti dalle società di ricerca di CB Insights e London & Partners, i numeri sembrano voler suggerire una crescente fiducia degli investitori inglesi nella possibilità di dar vita a imprese che siano in grado di competere sulla scena globale e soprattutto con gli USA, il più grande rivale conosciuto fin dalla notte dei tempi. A partire dal 2010, le startup tecnologiche del Regno Unito sono riuscite a raccogliere ben 9,7 miliardi di dollari. Tuttavia, i numeri continuano a rimanere pallide ombre se messi in confronto con il fiume in piena di risorse riversate nelle startup da parte della grande rivale Silicon Valley.

Secondo quanto risulta dai dati della US National Venture Capital Association, oltre 35,7 miliardi sono stati investiti in aziende tecnologiche da parte dei venture capitalist americani soltanto nel 2014. Si tratta di un numero sorprendente.

Eileen Burbidge, uno dei soci fondatori del VC Passion Capital e consulente tecnico presso diversi organi di governo del Regno Unito, ha dichiarato che le cifre in questione non sono destinate a essere meri bagliori, bensì sono il riflesso di un progresso costante per il settore tecnologico in Inghilterra. Burbidge ha parlato della situazione attuale definendola chicken-and-egg situation. Sì, avete capito proprio bene. Una situazione, come si suol dire, in cui non è possibile dire quale sia la causa e quale l’effetto. All’interno delle grandi aziende, risulta un numero sempre più cospicuo di imprenditori, il che non può non essere un indice o un segnale di una grande crescita. E ciò significa che arrivano più flussi di capitale per sostenere la crescita. Insomma, si tratta sicuramente di numeri che sembrano poterci rassicurare e, visto l’andamento altalenante del mercato, non è cosa da poco in questo periodo.

Nuove mete per i VC

Quali saranno i nuovi giocatori vincenti? Come già detto, sembra che stia riacquistando terreno il settore fin-tech, dove agili startup stanno cercando di distruggere i modelli di business tradizionali e consolidati delle banche. A tal proposito, si ritiene che gli sfidanti del Regno Unito abbiano un vantaggio in più rispetto alle startup californiane. Nel 2015, tra i gruppi fin-tech britannici coinvolti nei significativi cicli di finanziamento appaiono sicuramente Ebury, un gruppo che aiuta il commercio internazionale delle piccole imprese e che ha raccolto 83 milioni di dollari; Funding Circle, una sorta di ente creditore peer-to-peer, che ha raccolto 150 milioni; e WorldRemit, una società di trasferimento di denaro, che ha raccolto 100 milioni. Resta da vedere se i gruppi tecnologici britannici saranno influenzati negativamente o meno, dalla diffidenza generale che si sta generando nel mondo dei VC. Nelle ultime settimane, alcune startup della Silicon Valley hanno dovuto lottare per raccogliere fondi a causa del dilagante scetticismo nei confronti di valutazioni eccessivamente elevate. Tuttavia, Eileen Burbidge ritiene che il Regno Unito sia capace di differenziarsi dalle scelte operative attuate dalla Silicon Valley. In particolare, ritiene che i benefici del Regno Unito consistano nella possibilità di godere di un panorama tecnologico emergente, in cui gli investitori e gli imprenditori non hanno mai rivelato quell’esuberanza tipica della Silicon Valley. «Non penso che arriveremo alla situazione di inflazione dei VC statunitensi. Le valutazioni corrono molto di più negli USA che non tra i venture capital inglesi ed è proprio per questo che l’effetto bolla non dovrebbe sentirsi da noi». Anche quest’anno, dunque, il Regno Unito dovrebbe aggiudicarsi un ruolo chiave nell’ecosistema dei VC. Tra gli indici più significativi di questa tendenza vi è sicuramente l’aumento dei giocatori B2B nell’ambito fin-tech.

I nuovi poli del mondo dei VC

Mark Whitcroft, partner di Illuminate Financial, una società di venture capital con sede a Londra, ha notato che, mentre la media tende a concentrarsi su investimenti in ambito tecnologico e finanziario relativi al settore B2C, l’impresa fin-tech è un polo nascente e in continua crescita che ad oggi impiega 44mila persone, una cifra quattro volte superiore a quelle viste nella Silicon Valley. «Le aree di reale opportunità sono concentrate intorno ai motori del mercato: il costo, il controllo, il capitale e la disciplina» – ha detto Whitcroft in un’intervista. E ha aggiunto, altresì, che relativamente alle startup fin-tech B2B, concentrate nel fornire alle banche le nuove tecnologie, si prevede, nell’ambito dei VC, uno slittamento dagli investimenti early-stage verso gli investimenti later-stage di supporto per queste aziende. Sembrerebbe anche che la blockchain e i pagamenti siano le destinazioni più popolari per i venture capitalist che intendono piazzare le loro scommesse su giocatori fin-tech.

«In pochi anni, i pagamenti, da noiosi quali erano, sono riusciti a trasformarsi in dirompenti». E ciò grazie alla forza innovativa della tecnologia. Si assiste sempre di più alla nascita di grandi società che cercano di rivoluzionare il sistema dei pagamenti e di rompere gli schemi tradizionali del sistema bancario – ha scritto Victor Basta, managing partner di Magister Advisors. Non solo. Gifford Multrees ha aggiunto che stiamo assistendo a un periodo di consolidamento in cui gli investitori stanno cercando di focalizzare lo sguardo su ciò che già possiedono e in particolare su ciò che rivesta comprovato valore. Il settore del fin-tech sta ricevendo anche un grande interesse dall’estero: in particolare il potenziale dei maggiori investimenti sembra essere concentrato, oltre che nel Regno Unito, anche negli USA e in Giappone. In termini di numeri di attività, si prevede che per questo 2016 si possano realizzare livelli più elevati di exit e di M&A rispetto a quelli visti nel corso dell’anno precedente. Ernst & Young ha registrato un aumento del 90% nel Regno Unito del valore annuale di operazioni M&A. E si deve rilevare anche come il numero di operazioni sia salito da 630 a 680. Le fondamenta del 2016 appaiono quindi solide e i nuovi orizzonti riguardano Londra, New York, Singapore e Hong Kong. I grandi centri finanziari. I nuovi poli del mondo dei VC.

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