Mente e corpo. Territorio di conquista

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Il controllo degli oggetti che ci circondano e dei nostri parametri biometrici è al centro della metamorfosi che smartphone, tablet e wearable affronteranno per tornare a crescere. Ma non prima del 2019

Anche in Italia, come nei paesi più evoluti, stanno rallentando le vendite di smartphone e tablet, mentre crescono quelle dei wearable, che però non compensano la flessione complessiva del numero di unità vendute prevista a fine 2016. Secondo gli ultimi dati IDC, emerge che le vendite degli smartphone del 2016 registreranno un significativo -7% rispetto al 2015 e continueranno a flettere anche nei prossimi anni, per tornare in positivo solo nel 2020. Quello degli smartphone è indubbiamente un mercato maturo, ma non ancora a fine ciclo: se da un lato è vero che da tempo questo prodotto non vede sostanziali innovazioni tecnologiche e che il mercato è ravvivato essenzialmente dalle politiche commerciali di vendor e telco che spingono ad accorciare i tempi di sostituzione dei nostri smartphone, dall’altro, le tecnologie AR-VR e i wereable, che si appoggiano allo smartphone, potrebbero riservare a breve qualche sorpresa e stimolare una crescente sostituzione degli smartphone più tradizionali (sotto ai 5,5 pollici) con i phablet (formati con schermo oltre i 5,5 pollici).

Nel breve periodo, gli smartphone diventeranno hub che aggregano applicazioni e sensori, capaci di dialogare con wearable e altri dispositivi, canale di comunicazione preferenziale tra realtà fisica e virtuale sempre più personale e personalizzato. Il prossimo anno si diffonderanno sul mercato diverse novità: la nostra voce, il volto e il tocco sullo schermo diventeranno password di accesso ad ambienti fisici e virtuali; gli smartphone saranno in grado di adattare le funzioni della fotocamera in base al soggetto e alla situazione che stiamo vivendo; strumenti per il rendering, 3D e realtà aumentata diventeranno fenomeno di massa; sarà possibile produrre e condividere video in formato 4K anche su display esterni. Mentre le batterie punteranno sulla riduzione dei consumi, con funzioni economy, si velocizzeranno di molto i tempi di ricarica e lo chassis posteriore sarà l’area che accoglierà i sensori più disparati. Potremo (finalmente) uscire di casa senza portafoglio, ma con lo smartphone in tasca, capace di rimpiazzare i documenti, le carte di credito, le chiavi di casa e le carte fedeltà. Tempi un po’ più lunghi invece per la Realtà Olografica (HR), che dal 2018 in poi dovrebbe diventare l’interfaccia definitiva per comodità su smartphone, ma anche tablet, orologio, a casa su qualsiasi apparecchio, in auto, in ufficio.

A proposito di tablet, in Italia, anche per questi nell’ultimo anno le vendite hanno registrato una contrazione intorno al 7%, con una forte crescita dei tablet 2-in-1 o detachable e di formato medio (12-13 pollici) a scapito di quelli di formati minori. Nei prossimi tre anni anche le vendite dei tablet continueranno a diminuire per ritrovare poi la stabilità verso il 2020. Nel frattempo i tablet di formato più contenuto tenderanno a sparire e ad avere prezzi sempre più bassi. Anche qui sensori AR, VR e HR contribuiranno all’evoluzione di prodotto che renderà “hub” ideali per la gestione della domotica di casa e per lo studio. I tablet 2-in-1 sembrano infatti destinati a dominare il mercato dei consumatori privati (studenti inclusi), entrando in misura più contenuta anche nelle aziende, grazie al compromesso tra l’affidabilità di un PC e la comodità di un tablet.

WEARABLE: SEMPRE DI PIÙ E SEMPRE PIÙ ECLETTICI

Definire cosa rientri nella categoria wearable non è sempre facile, dato il fermento e le novità quotidianamente proposte da produttori noti e nuove realtà. Riassumendo, possiamo distinguere le seguenti categorie di prodotti:

  • Clothing: capi di abbigliamento di molte tipologie (es. maglie, cappotti, calze, pantaloni, guanti…).
  • Earwear: dispositivi che si appoggiano sopra o si inseriscono nell’orecchio.
  • Eyewear: occhiali/visori che pongono un display davanti agli occhi.
  • Modular: indossabili su diverse parti del corpo (es. che possono essere portati al polso o alla caviglia o come collana, oppure fermati su camicie, pantaloni).
  • Watch/Wristband: orologi, bande e bracciali indossabili sul polso.

Nell’ultimo anno il numero di wearable venduti in Italia è cresciuto di oltre il 30% rispetto al 2015, superando il milione di unità, con una dinamica determinata da una moderata crescita degli smartwatch (che comunque rappresentano il 50% del mercato) e un più rilevante incremento dei wristband, eyewear, earwear e clothing, mentre i modular tendono a decrescere.

Nei prossimi tre anni, la crescita delle unità vendute sarà ancora più rilevante, con incremento medio annuo intorno al 35%. Una vera e propria esplosione che riguarderà in primo luogo i device inclusi nei capi di abbigliamento, seguiti da quelli che possono essere portati all’orecchio, dagli occhiali e da quelli da polso. I wearable diventano sensori e potranno essere indossati per controllare i nostri parametri vitali e accedere a informazioni e servizi di vario genere: i driver che guideranno quest’evoluzione sono la comodità/indossabilità del prodotto, la semplicità dell’interfaccia e la capacità di interagire con altri dispositivi intorno a noi, a partire dallo smartphone.

ARRIVERANNO ANCHE NELLE IMPRESE?

Spesso i dispositivi indossabili sono associati unicamente con il mercato consumer: le funzioni correlate al fitness e alla salute continueranno a essere centrali e a queste si affiancheranno altre funzioni di comunicazione e per i pagamenti in mobilità, funzionalità che saranno una potente leva di adozione per privati. Tuttavia, escludere il mercato business significherebbe tralasciare un importante fenomeno. Le survey di IDC mostrano che già nel 2016 un numero interessante di imprese ha adottato smartwatch e che l’adozione si estenderà ad altre tipologie di device. A partire dal 2017, le vendite alle imprese di device indossabili inizieranno ad avere volumi interessanti, spinte dai driver tipici dell’enterprise mobility: maggiore produttività e flessibilità, migliore collaborazione fra gli addetti e customer experience.

La sfida per le imprese non sarà solo l’integrazione di nuovi device con l’infrastruttura ICT e con i processi, ma anche la gestione di policy per l’adozione e l’utilizzo di dispositivi che gestiscono dati personali. Malgrado le difficoltà e le resistenze, IDC ha già identificato numerosi casi d’uso, come per la sicurezza fisica, l’autenticazione del personale, le attività sul campo, il training, la logistica, in particolare nelle attività in cui avere le mani libere è consigliabile, e la misurazione dell’efficienza dei processi che coinvolgono il personale. Ciò si collega direttamente al rinnovamento e alla trasformazione digitale dei processi, tema sempre più all’ordine del giorno nelle imprese europee e italiane, che iniziano a guardare ai wearable device anche in ottica Internet of Things. In previsione, il mercato italiano dei dispositivi indossabili è in crescita, ma sul lungo periodo potrebbe riservare sorprese: se è vero che device per il fitness hanno avuto e avranno una veloce diffusione grazie a un’ampia offerta a prezzi abbordabili, vedremo cosa saranno in grado di fare i prodotti più eclettici per convincere altre tipologie di clienti (consumatori e imprese) ad aggiungerli al loro guardaroba, oltre che al loro “personale” ecosistema dei device di comunicazione.


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Categorie: Hi-Tech