Dall’IoT all’Analytics of Things

Dall’IoT all’Analytics of Things

L’IoT significa molte “cose”. Nel 2020, le applicazioni IoT raggiungeranno la piena maturità. Federico Alberto Pozzi (SAS Italia): «Analytics e IoT sono due facce della stessa medaglia»

Le previsioni sull’IoT sono state riviste più volte ma il trend è in crescita costante e con ogni probabilità il mercato decollerà dal prossimo anno. Nel 2020, le applicazioni IoT raggiungeranno la piena maturità, ma già oggi rappresentano una grande opportunità per le imprese di ogni settore. In questo scenario – infatti – il numero di oggetti connessi, smartphone compresi (che sono il device IoT più diffuso in italia), è destinato a crescere. Nel 1999, Kevin Ashton ha coniato l’espressione “Internet of Things”. Che cosa abbiamo imparato da allora? Primo che l’efficienza dei processi deve essere il primo obiettivo da raggiungere. Secondo, che lo sviluppo di un progetto IoT deve essere parte integrante della strategia di Business. Terzo che qualsiasi progetto IoT rispecchia il livello di cultura degli analytics di un’azienda.

Analytics e IoT

Ma che cosa succede quando gli analytics incontrano l’Internet delle Cose? Abbiamo girato la domanda a Federico Alberto Pozzi, senior solutions specialist IMM & Analytics di SAS Italia, che fa subito una distinzione importate: «L’IoT come semplice connessione di interruttori è pura ingegneria elettronica. SAS invece può aggiungere la vera intelligenza, che non dice al sensore solo di accendersi o spegnersi ma di interagire con l’ambiente circostante abilitando una visione olistica». Analytics e l’IoT sono due facce della stessa medaglia, spiega Federico Alberto Pozzi, e la loro integrazione rende il dato «actionable».

La vera rivoluzione però non è la capacità di elaborare i dati non appena questi vengono generati attraverso semplici procedure di data management, ma – avverte Pozzi – «la concreta possibilità di applicare modelli analitici in tempo reale e di utilizzare questi insight nel processo decisionale aziendale».

L’IoT significa molte “cose”

Mentre molti studi e indagini si sono focalizzati sull’impatto dell’IoT in termini di mercato, SAS ha concentrato l’attenzione sull’impatto in termini di adozione di queste tecnologie, intervistando 75 aziende in tutta Europa che hanno già avviato progetti IoT in 17 settori diversi. Dalla ricerca emergono alcune lezioni importanti. Prima di tutto che quando si parla di IoT, le potenzialità di un progetto quasi sempre sono sottostimate. Inoltre, l’esperienza dell’utente e il coinvolgimento di coloro che si occupano della governance dei dati determinano il successo oppure il fallimento di un progetto IoT.

Il valore informativo dell’IoT

In tutti i casi, il valore informativo dell’IoT è ancora in buona parte inesplorato, basti pensare alle potenzialità che potrebbero avere i device di rete se avessero uno strato di intelligenza analitica integrato, e alle possibili applicazioni di business continuity, di monitoraggio delle infrastrutture critiche o di supporto a tutte le attività di pianificazione, non solo nei settori più avanzati dell’automotive della smart factory, della sanità e delle multiutility, ma anche in quelli più tradizionali come l’agricoltura, il retail e la PA.

Le applicazioni IoT più popolari riguardano quello che potremmo chiamare “il consumatore connesso”. Ma subito dopo, troviamo i progetti di auto-diagnosi, il monitoraggio delle attività e il tracking dei veicoli. La sfida più grande è relativa all’analisi dei dati in tempo reale e all’integrazione di tecnologie e sistemi, ma la vera preoccupazione dei manager resta la sicurezza.

Un mercato in crescita

Horizon 2020, il programma dell’Unione europea creato per promuovere il finanziamento della ricerca e dell’innovazione in Europa, nel periodo 2014-2020 ha riconosciuto ampiamente l’importanza dell’IoT. I campi di applicazione dei progetti sono stati smart city, la vita intelligente, industria 4.0, sicurezza delle infrastrutture, la sicurezza alimentare, i veicoli a guida automatica, casa intelligente, tecnologie indossabili, architetture avanzate, l’intelligenza artificiale e le reti intelligenti. IDC prevede anche che il numero di componenti analitiche applicate all’IoT e di piattaforme di data management, che di fatto rappresentano la base per lo sviluppo di applicazioni IoT, cresceranno nel prossimo futuro. Un sensore IoT non è altro che un interruttore in grado di catturare e trasmettere dati. Che cosa succederebbe se questo “interruttore” avesse più intelligenza a bordo e fosse capace non solo di monitorare, ma di decidere quali dati trasmettere? Tra qualche anno, probabilmente non parleremo neppure più di IT, ma di un unico grande comparto IoT che mette a sistema la potenza dei microprocessori e dei dispositivi di memoria, il motore del cognitive computing e la forza del networking.