Il grafene del MIT è il materiale del futuro

Il grafene del MIT è il materiale del futuro
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I ricercatori sono riusciti a ottenere oggetti in 3D partendo da un composto basato sul grafene: più leggero dell’aria e dieci volte più forte dell’acciaio

Al MIT il futuro è di casa. Dopo vari mesi di ricerche e tentativi, i ricercatori del prestigioso istituto statunitense sono riusciti a realizzare oggetti in tre dimensioni basandosi su un composto al grafene. Il risultato è un prodotto più leggero dell’aria ma anche 10 volte più resistente dell’acciaio. In che modo ci sono riusciti? Comprimendo, fino a fonderle, piccole parti di grafene tramite il calore e a la pressione, senza però intaccarne la composizione chimica. Fino ad oggi la difficoltà era quella di non poter sfruttare le qualità bidimensionali del grafene in materiali a tre dimensioni: come sappiamo infatti, lo strato monoatomico di atomi di carbonio che formano la particolare molecola si estende su due dimensioni, rendendo difficoltoso il passaggio alla terza.

Cosa cambia

I ricercatori sono riusciti a creare la nuova struttura tramite una stampante 3D proprietaria, che ha dato via a una configurazione “a spugna” che permette al grafene di organizzarsi su più livelli, mantenendo però una densità del 5%. Questo li permette di godere di una leggerezza da record, praticamente minore di quella dell’aria, conservando però quelle caratteristiche di forza e solidità che lo pongono davanti all’acciaio, in quando a resistenza. L’idea di usare il calore e la pressione per amalgamare il grafene e formare un combinato che è considerato molto simile alle diatomee marine, potrebbe aprire a innovativi contesti di utilizzo. Pensiamo alla costruzione di ponti, al telaio di aeroplani e mezzi di trasporto ma anche alle infrastrutture soggette a corrosione, come quelle che filtrano l’acqua. Grazie al grafene si otterrebbero non solo architetture più forti e stabili ma anche sottili e leggere, tali da poter essere integrate praticamente ovunque.


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Categorie: Hi-Tech
Tags: fact, Grafene, hoot, MIT