Con TABBY EVO e Renault POM l’automotive è opensource

Con TABBY EVO e Renault POM l’automotive è opensource
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L’open source come piattaforma per lo sviluppo di nuove idee e soluzioni. Dalla democratizzazione del progetto a un nuovo modo di concepire l’automotive

Sorgente aperta, open source. Il concetto entra nel vocabolario comune all’inizio dei primi anni 2000 quando OpenOffice, suite per la creazione di documenti di testo gratuita e open source, ha dato vita a un’alternativa “libera” a Microsoft Office. è open un software per cui chi ne detiene i diritti decide di rendere pubblico il codice sorgente per permettere a programmatori indipendenti di apportarvi modifiche ed estensioni in totale autonomia, favorendone la diffusione e lo studio all’interno delle community.

Il contrario esatto della protezione garantita da un brevetto, ma con l’obiettivo di rendere il software sempre migliore e più adatto alle esigenze di chi lo usa. La realtà ci dimostra che qualsiasi tipo di progetto può essere condiviso in ottica open, perfino quello di un autoveicolo. Un’idea di democratizzazione del progetto che oggi investe la mobilità sostenibile grazie all’esperienza di OSVehicle, startup del settore automotive, che ha creato TABBY EVO, una piattaforma hardware open source per la realizzazione di veicoli elettrici. La piattaforma mette a disposizione un set di veicoli (elettrico, endotermico, etc.) in kit modulare, e permette a tutti di contribuire, grazie alla licenza Creative Commons (CC), proponendo i più disparati progetti e idee di modifica e sviluppo. TABBY EVO arriva a casa in un kit di montaggio: in un’oretta, chiunque può assemblare autonomamente i pezzi forniti facendosi aiutare da un manuale di istruzioni e decidendo, stile Ikea, che tipo di veicolo realizzare tra i modelli a disposizione. Sul sito si trovano anche tutti i dettagli relativi alle procedure di omologazione.

Una base per tutti

Anche il Gruppo Renault, leader nel mercato dell’elettrico in Europa, non è riuscito a resistere al fascino e alle potenzialità dell’open source e ha intrapreso una collaborazione con OSVehicle and ARM (società di alta tecnologia con sede a Cambridge), presentando al Ces di Las Vegas POM, la piattaforma hardware su cui sviluppare i progetti per una compatta e leggera autovettura, sul modello della Twizy di casa Renault, il veicolo elettrico più venduto d’Europa. Secondo i dati ufficiali, Renault è la marca numero uno per la vendita dei veicoli elettrici in Europa nel 2015, con una quota di mercato del 23,6% (oppure 25,2%, Twizy inclusa) e 23.086 immatricolazioni. Il prototipo verrà messo a disposizione su una piattaforma online a sviluppatori, startup, privati e ricercatori, che saranno liberi di introdurre modifiche per adeguarle ai propri progetti. Grazie a questa nuova partnership, Renault ha potuto aggiudicarsi il titolo di prima grande casa automobilistica impegnata in un progetto open source a tutto tondo. Ma soprattutto è chiaro che da qui comincia un nuovo modo di concepire l’automotive.

Sviluppo di nuove idee e soluzioni

Come spiegano gli esperti del team di OSVehicle, lavorare sulla piattaforma di una vettura significa progettarne le basi, il che include pensare al design, all’ingegnerizzazione e al sistema di componenti che costituiranno il cuore meccanico di ogni macchina per fare in modo che si possa muovere. è la parte di sviluppo più costosa e più difficile, che spesso occupa molti anni di studio e risorse economiche altissime. Allo stesso tempo, è anche la componente più comune dell’automobile, il “core” più resistente. Ciò significa che, unendo le forze attraverso piattaforme come POM, è possibile accelerare significativamente lo sviluppo di nuove idee e soluzioni. In un mondo che si trasforma sempre in modo repentino e a volte poco prevedibile, la velocità di reazione ai cambiamenti è la chiave che permette a un’azienda di restare a galla, reinventandosi o reindirizzandosi. L’ottica “open” della condivisione è quella più adatta a mettere a frutto energie e talenti. Renault è la prova che anche le grandi aziende se ne stanno rendendo conto.

Giulia Cattoni @urbanocreativo


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Categorie: Open Source