La sfida della banca aperta

La sfida della banca aperta

Consolidata la propria infrastruttura IT, UniCredit investe in velocità e flessibilità, creando team di innovazione e sistemi di relazione con le FinTech per prepararsi al cambiamento

Terminata la fase del consolidamento delle operazioni ICT finalizzato alla convergenza degli asset comuni su una unica architettura, UniCredit ha messo in atto una strategia di accelerazione e maggiore agilità. «Abbiamo affrontato il tema da diversi punti di vista – racconta Massimo Milanta, group chief information and security officer – da un lato disaccoppiando il front dal back-end evolvendo lo sviluppo del front-end attraverso una unica soluzione multicanale di Gruppo. Abbiamo inoltre investito significativamente in fenomeni come Big Data, con Hadoop e altre piattaforme open, in misura complementare ai sistemi di data warehouse preesistenti, per affiancare ai dati di tipo finanziario le informazioni sul comportamento dei clienti».

Nuove competenze e talenti giovani

UniCredit ha investito e continua a investire in competenze tecniche e giovani talenti. Il Gruppo ha costituito un dipartimento di R&D che esplora evoluzioni come l’intelligenza artificiale e il machine learning, collaborando anche con università e altre istituzioni esterne e coinvolgendo il team in progetti specifici a supporto del business. «Ci sentiamo decisamente parte di un ecosistema di innovazione» – spiega Milanta. «Abbiamo iniziato con piccoli investimenti e in seguito abbiamo creato, in collaborazione con uno specialista finanziario britannico, un fondo proprio che investe attivamente in startup sulla base di un interesse che non è solo economico, ma ha un preciso significato industriale, rivolto a società e prodotti all’avanguardia in grado di avere un impatto sul business. Noi affrontiamo il mondo FinTech più come una opportunità che un rischio». Nel nuovo contesto bancario, la pressione competitiva, in virtù delle stesse tecnologie digitali, può arrivare anche da soggetti inattesi, mentre la stessa azienda bancaria può aprire nuovi fronti di ricavo, spesso imprevedibili. «Certamente abbiamo una visuale competitiva» – riconosce Milanta. «Le banche danno sempre maggior peso a clienti in ottica di user experience ricca e semplificata e le FinTech sono le prime ad adottare la tecnologia in tal senso». È un confronto tra chi maneggia agilmente la tecnologia e chi può disporre di grandi volumi e in questo senso i nuovi big player non sono più di provenienza esclusivamente bancaria, una diversificazione riconosciuta anche a livello normativo, con direttive come la PSD2 sui servizi di pagamento. «Si sta evolvendo verso una maggior comprensione delle pratiche ICT, di difesa contro il cybercrime e di qualità dei sistemi di sviluppo dei servizi offerti, a supporto quindi di tutto il business digitale. Direttive come la PSD2 rappresentano una grande apertura in chiave di ecosistema. Proprio lo scorso anno abbiamo organizzato un “Appathon” digitale, hackathon rivolto alle startup che partendo dalle nostre API hanno proposto una serie di servizi innovativi».

La banca tecnologica piace

Anche il nuovo carico in termini di compliance regolamentare viene percepito in chiave non negativa da Milanta, che individua nella compliance una opportunità per investire in soluzioni – per esempio – di data loss prevention, che rafforzano la qualità, l’affidabilità e quindi il valore dei nuovi servizi. Ma come vengono percepite dai clienti finali le novità della banca digitale? «La nostra clientela è molto diversificata» – risponde Milanta. «Ci sono clienti perfettamente in linea con queste novità. Solo nel corso dei prossimi anni potremo giudicare il reale impatto della trasformazione digitale, in funzione dell’evoluzione del mercato». UniCredit per il momento raccoglie segnali molto interessanti sul gradimento di prodotti avanzati come la carta prepagata online, il servizio ApplePay, che sta avendo molto successo, e contando ormai milioni di correntisti che interagiscono online e con dispositivi mobili. «I livelli di penetrazione non sono quelli delle nazioni nordiche – ammette Milanta – ma ci stiamo avvicinando».


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