La sfida dell’intelligenza artificiale. Cina e usa in pole position. Quale sarà il ruolo dell’Europa?

Intelligenza artificiale. C’è da fidarsi?

Nel 2017, il 48% dei finanziamenti nel campo dell’AI sono venuti dalla Cina, mentre gli USA attraggono i migliori ricercatori. Con il nuovo piano di sviluppo annunciato dalla Commissione europea e le regole sulla privacy, l’Europa si prepara a giocare la partita

L’intelligenza artificiale (AI) è sempre più al centro dell’attenzione tra le varie innovazioni tecnologiche. Sono sempre più numerose le aziende che investono in ricerca e sviluppo in questa direzione: IBM, Amazon, Uber, solo per nominarne alcune. Già oggi, spesso senza che ce ne accorgiamo, l’AI gioca un ruolo fondamentale nel mondo. Queste tecnologie vengono usate da Siri, Cortana e Alexa per comprendere e rispondere alle nostre domande vocali. Sono utilizzate nelle fabbriche che utilizzano robot per assemblare gli oggetti che usiamo quotidianamente, e nelle automobili dotate di frenata assistita. Nonostante la loro importanza nelle nostre vite, vi è un consenso generale tra i leader di aziende di ogni settore sul fatto che l’AI sarà sempre più rilevante nel futuro. Non stupisce quindi il continuo aumento di investimenti in questa direzione sia per quanto riguarda il budget di ricerca e sviluppo delle grandi imprese sia per i finanziamenti alle startup concentrate su AI. Quest’anno tra gli investitori spiccava però un paese in particolare, la Cina.

Nel 2017, il 48% dei finanziamenti a imprese nel campo dell’AI sono venuti dalla Cina. Già oggi la Cina può vantare ben 14 unicorni – aziende valutate oltre un miliardo di dollari – nel settore. Molte di queste società risultano a noi sconosciute, probabilmente perché buona parte dell’attenzione è nel riconoscimento vocale. Su questa applicazione si concentrano società come iFlytek, già valutata oltre nove miliardi di dollari, o Mobvoi, valutata oltre il miliardo di dollari dopo aver raccolto 280 milioni di finanziamento. Altre società invece sono già presenti anche sul nostro mercato e sono più famose, come per esempio il costruttore di droni DJI, che invece ha una valutazione di oltre 15 miliardi di dollari. Non mancano chiaramente anche le applicazioni nella robotica grazie a UBTECH Robotics o nel riconoscimento facciale con SenseTime.

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I PUNTI DI FORZA – Sebbene i numeri possano stupire molti, questi finanziamenti rappresentano solo una parte dei grandi investimenti che avvengono in Cina. Inoltre, il trend è in continua crescita. Chiaramente anche le più grandi società cinesi – tra cui Alibaba, Didi o Tencent – stanno investendo molto in questa direzione. Sebbene tutto questo possa risultare impressionante, in Cina reputano di essere ancora indietro rispetto agli Stati Uniti. L’obiettivo però, come riportano nel Piano di Sviluppo per la Prossima Generazione di AI (Next Generation Artificial Intelligence Development Plan) è quello di diventare i leader mondiali. È anche grazie a questo piano se si stanno registrando questi trend in Cina. Il primo step in questa direzione è il loro successo già nei finanziamenti. Grazie a questi, l’obiettivo per il 2020 di essere tra i paesi più competitivi dell’industria AI, al pari con gli USA, sembra sempre più alla portata. Gli investimenti e la ricerca saranno concentrati sull’application dell’AI nel settore medico, dei veicoli a guida autonoma, nel FinTech, nei microchip, nel riconoscimento facciale, nelle vendite e nella robotica. L’industria nel paese è già cresciuta del 67% nello scorso anno. I più grandi concorrenti in questa corsa all’ultima innovazione risultano gli USA grazie al divario nell’accesso al talento specializzato in AI.

Secondo Kai-Fu Lee, venture capitalist ed ex presidente di Google Cina, gli USA ospitano il 60% dei 1000 ricercatori migliori al mondo, mentre la Cina ne ospita solo il 10%. Nonostante questo, nel lungo termine la Cina potrebbe ugualmente avere la meglio. Mentre i ricercatori statunitensi appartengono a volte al mondo accademico, in Cina sono quasi tutti immersi nel mondo industriale. In Cina, i ricercatori sono guidati più dalle necessità delle applicazioni pratiche che dalla ricerca pura. E questo approccio offrire maggiori opportunità per implementare le tecnologie AI. Proprio sull’implementazione potrebbe esserci la chiave di svolta. La tecnologia è al centro della vita quotidiana del popolo cinese, creando e rendendo disponibili molti più dati da analizzare. Oltre alla differenza nel numero di abitanti, in Cina ci sono tre volte più utenti di smartphone rispetto che negli Stati Uniti, 10 volte più ordini di food delivery, 50 volte più pagamenti da telefono. Anche il governo stesso non nasconde quanto sia importante per loro raccogliere sempre più dati dall’utilizzo quotidiano degli smartphone e delle app annesse. Da un lato questo risulta anche preoccupante dal nostro punto di vista, siccome l’interesse del governo in queste tecnologie pare sia in funzione di un maggior controllo della popolazione. Non è un segreto il fatto che il paese sia riempito di telecamere che in futuro includeranno la tecnologia necessaria a riconoscere il volto delle persone che circolano, dunque rendendo ancor più tracciabili gli spostamenti dei cittadini e le loro attività. Un altro punto d’interesse per il governo è l’utilizzo dell’AI per sviluppare un “Social Credit System”, un sistema di valutazione del rischio per decidere se concedere prestiti in base alle attività online – incluse le spese private o le abitudini – del cliente. Proprio su questo la Cina punta di potersi guadagnare un vantaggio a livello tecnologico rispetto agli altri paesi.

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CHE RUOLO GIOCA L’EUROPA?

L’opinione di Kai-Fu Li è proprio che l’Europa sia stata una sorta di colonia americana dal punto di vista tecnologico. A dimostrarlo sarebbe l’utilizzo di Facebook, Google o Amazon in tutto il continente, a differenza invece del territorio Asiatico, dove spesso le piattaforme americane trovano competizione locale. Esiste però una nuova barriera di entrata che potrebbe creare grandi opportunità per nuove realtà europee: la protezione della privacy degli utenti. Grazie all’attenzione su questo particolare aspetto che invece manca completamente negli altri paesi, può nascere il bisogno di soluzioni in grado di dare maggiore importanza all’esperienza d’uso per gli utenti. Questo bisogno potrebbe tradursi secondo Tim Berners-Lee, creatore del World Wide Web, in un fondamentale elemento di differenziazione: una nuova decentralizzazione di Internet capace di offrire una maggiore varietà di offerte invece di una blanda monopolizzazione, e di garantire maggiore privacy agli utenti. Le buone intenzioni ci sono, e gli investimenti stanno arrivando. La Commissione Europea ha appena annunciato che tra le poche nuove iniziative per il 2019 vi sarà un piano d’investimento dedicato all’intelligenza artificiale. Anche in Italia, secondo un report di IDC, gli investimenti in AI aumenteranno nel 2019 del 44%. Nonostante la partenza non sia certo in pole position, l’Europa dovrà fare del suo meglio per mantenersi aggiornata nell’ambito dell’AI. Non solo questa sarà al centro dei lavori del futuro, ma avrà un ruolo fondamentale anche dal punto di vista geopolitico date le implicazioni in ogni aspetto della vita, inclusa la sanità, l’economia, o il potere militare di un paese. Cina e Stati Uniti sono già un passo avanti, ma con la giusta strategia, l’Europa ha le carte in regola per non perdere la voce in questa lotta che sarà sicuramente molto importante nel futuro della geopolitica.

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