Troppe app per Android riportano dati a Facebook senza consenso

Troppe app per Android riportano dati a Facebook senza consenso

Secondo un rapporto di Privacy International, decine di applicazioni sullo smartphone scambiano informazioni con il social network a insaputa degli utenti

Dal fattaccio di Cambridge Analytica, Facebook ha dovuto fronteggiare una serie di polemiche circa la gestione poco corretta della privacy dei suoi iscritti. In realtà, ben prima dello scandalo della seconda metà del 2018, la creatura di Zuckerberg era stata messa sotto la lente delle organizzazioni in difesa dei diritti digitali. Ricorderemo i cambiamenti effettuati agli strumenti per il controllo del pubblico per i singoli post oppure all’opportunità di disattivare gli annunci personalizzati, in base alla navigazione.

Il 2019 non si è aperto certo nel migliore dei modi per mamma Facebook, visto che un report di Privacy International rimette al centro del dibattito il rapporto tra la piattaforma e gli sviluppatori. Stando alle indagini, decine di applicazioni per Android sono solite scambiare informazioni con i server di Zuck, senza che gli iscritti sappiamo nulla. Si tratta di software peraltro molto personali, ad esempio quelli che permettono di prenotare voli e alberghi, dietro cui si nascondo big data di un certo valore.

Cosa succede

Dopo aver testato un campione di 34 app Android (con utenti compresi tra i 10 e i 500 milioni) il gruppo ha scoperto che 23 di queste inviano dati a Facebook senza alcun tipo di consenso, anche di persone non iscritte al social network. Per buona misura, le app includono l’ID pubblicitario di Google, le attività svolte sui programmi specifici, la cronologia di navigazione e così via.

Anche le singole app non possono dire molto su un individuo, il collegamento tra più applicazioni comincia davvero a essere preoccupante, perché può disegnare un’immagine più chiara di una persona. “Facebook offre servizi di analisi e pubblicità agli sviluppatori, per aiutarli a ricevere informazioni aggregate su come gli utenti interagiscono con i loro software. Si tratta di una pratica comune a molte aziende – ha dichiarato Facebook a Privacy International – Amazon, Google e Twitter comprendono simili funzionalità, come pure Adobe, Flurry e Mixpanel. Più in generale, la maggior parte dei siti mandano gli stessi dati a più società ogni volta che vengono navigati”.

Tutto risolto? Non proprio. Nel merito del Gdpr, Facebook deve avvisare gli iscritti e residenti nella Comunità Europea del passaggio di dati da una piattaforma all’altra, soprattutto se di terze parti. Non facendolo viola la normativa e dunque rischia di dover pagare multe salate. Per questo, pare che l’azienda aggiornerà presto l’SDK a uso degli sviluppatori, per includere un’informativa precisa sulla privacy nelle rispettive app. Fino a quel momento Zuckerberg vivrà in un limbo, strettamente sotto l’occhio attento del regolatore di Bruxelles.

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