Internet Archive recupera le canzoni perse da MySpace

Internet Archive recupera le canzoni perse da MySpace

L’organizzazione è riuscita a ritrovare parte dei brani persi, grazie a un gruppo di ricerca anonimo attivo dieci anni fa

L’Internet Archive è andata in soccorso di MySpace. Come sappiamo, qualche giorno fa, la piattaforma ha dovuto comunicare un pesante problema avuto durante una migrazione dei server, che ha causato la perdita di 12 anni di musica, circa 450mila canzoni. Confermando la vicenda ed etichettandola come “casuale”, il che non è mai un termine ben accetto in tempi di backup e cloud pervasivo, MySpace si era attirata le critiche non solo degli artisti e utenti ma pure di quel ramo sapiente che viene definito IT, all’interno di aziende di qualsiasi settore e dimensione.

Ebbene, in assenza di una gestione avanzata della crisi, ad aiutare il gruppo è stato un servizio che è dedito alla conservazione della memoria del web: l’Internet Archive. Il portale è riuscito a ripristinare il cosiddetto”MySpace Dragon Hoard”, contenente i brani caricati tra il 2008 e il 2010 online, tutti quali file MP3 con una funzione di ricerca e un lettore online. È una goccia nell’oceano di MySpace, in termini relativi, visto il database di 53 milioni di canzoni da 14 milioni di artisti, ma la vicenda è sintomatica di quanta strada si debba ancora fare in quanto a soluzioni specifiche da adottare in casi di migrazione dei server, parziale o totale.

Salvati dall’archivio

Ma in che modo l’Internet Archive è riuscito a recuperare i file? Secondo Jason Scott, membro dell’organizzazione, gli MP3 provengono dai server di un gruppo accademico anonimo che studiava le reti musicali e ha acquisito 1,3 terabyte di canzoni caricate su MySpace, nel biennio 2008-2010. Siamo comunque in una situazione paradossale: da un lato un atto eroico di salvaguardia dei brani, dall’altro la considerazione che per farli si è attinti a un archivio di fatto non lecito, che aveva scaricato i brani dalla fonte, probabilmente senza alcun diritto.

Un ulteriori promemoria dell’intransigenza del world wide web. Abbiamo già visto Microsoft annunciare la cancellazione delle librerie di ebook dei clienti e solo ieri Google Play Music ha annunciato di voler rimuovere tutte le canzoni caricate dal suo hub di artisti mentre, perché dovrà prima migrare verso la nuova YouTube Music. C’è stato un tempo in cui internet veniva considerato come luogo spazio temporale permanente, uguale a sé stesso. E invece no: dovunque si può trovare traccia di qualcosa, l’importante è sapere cercare.

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