Perché i governi sondano le politiche di rinnovo automatico di Nintendo, Microsoft e Sony

Perché i governi sondano le politiche di rinnovo automatico di Nintendo, Microsoft e Sony

Molte delle piattaforme che usiamo ogni giorno ospitano flussi di rinnovo automatico, che spesso non sono chiari agli utenti. La prima a muoversi è Londra

In che modo l’abbonamento di Xbox Live si rinnova? E come funziona quello del multiplayer della PS4 o dei dispositivi Nintendo? Se lo stanno chiedendo i regolatori del Regno Unito che hanno avviato una serie di indagini per capire se le politiche di auto-rinnovo delle tre aziende di cui sopra sono lecite e incontrano le necessità degli utenti. L’Autorità per i mercati e la concorrenza (CMA), un dipartimento governativo indipendente non ministeriale che tiene d’occhio fusioni, mercati e diritti dei consumatori, è interessata a sapere se questi servizi online operano conformemente alle leggi e se è il caso di rendere i loro flussi informativi più trasparenti.

Cosa succede

Oltre al rinnovo automatico, il CMA è curioso di capire se i termini dei vari contratti sono giusti, se sono troppo difficili da cancellare e quanto complicato sia ottenere un rimborso, e la chiarezza con le quali le aziende definiscono i diritti dei giocatori. “La nostra indagine esaminerà se le più grandi società di gioco online sono oneste con i loro clienti quando rinnovano automaticamente i loro contratti e se le persone possono facilmente annullare o ottenere un rimborso” – ha dichiarato Andrea Coscelli, amministratore delegato dell’Autorità britannica – “se dovessimo scoprire che le aziende non trattano i clienti in modo equo ai sensi della legge sulla protezione dei consumatori, saremo pienamente preparati ad agire”.

A tal fine, il CMA vuole sentire l’opinione diretta degli utenti e per questo li inviata a contattare l’organizzazione: “Se sei un giocatore con un’iscrizione in corso o scaduta per i giochi online per uno qualsiasi dei prodotti elencati qui, il CMA vorrebbe sentirti” – afferma il corpo, incoraggiando gli interessati a inviare una email. Come anticipato, la questione riguarda prettamente il Regno Unito ma non è detto che non possa estendersi anche per altri paesi in Europa, dove la sensibilizzazione per i diritti dei consumatori di servizi digitali è sempre alta.

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