Additive Manufacturing e Industry 4.0 sempre più alleati

Additive Manufacturing e Industry 4.0 sempre più alleati

Costi, tempistiche di stampa e time-to-market ridotti sino al 50%. Attenzione a PI e security

Quanto corre l’Additive Manufacturing (AM). Lo dimostrano esperienze e testimonianze di importanti aziende impegnate in alcuni tra i settori trainanti dell’industria, condivise durante la giornata organizzata da EOS leader tecnologico per la stampa 3D industriale di metalli e polimeri e co-promossa da Kilometro Rosso, polo privato dell’innovazione leader in Europa, per fare il punto sullo stato dell’arte della tecnologia. Se innovare è un imperativo per tutte le aziende impegnate a competere su scala globale in un mercato sempre più veloce e iperconnesso, il settore manifatturiero, al centro di una profonda trasformazione, può trovare nell’AM un’occasione per trasformare il tradizionale processo di produzione.

Sebbene non si tratti di una tecnologia recentissima, solo negli ultimi anni l’AM ha conosciuto un rapido progresso. Passando dalla fase di R&D alla produzione ed eliminando molti dei vincoli di costo e di fattibilità che limitavano creatività e design, con applicazioni in numerosi settori industriali. «La produzione con la stampa 3D, parte integrante dell’Industry 4.0, è destinata a stravolgere il business» prevede Giancarlo Scianatico, Regional Manager per l’Italia di EOS. Ogni settore può beneficiarne. «Leonardo ha iniziato a utilizzarla in campo elicotteristico sia per migliorare la qualità dei componenti che per ridurre i difetti di produzione» ha affermato Fabrizio Montagnoli, NDT Engineering Manager & Responsible Level 3 di Leonardo Helicopters. Anche il settore automotive è in fermento. GM nel suo centro di ricerca di Torino sta sperimentando l’AM nei motori delle automobili. «L’obiettivo è di riuscire a portare in produzione parte della componentistica entro un paio d’anni» ha dichiarato Flavia Iemma, Corporate Buyer di GM Global Propulsion Systems.  Incoraggiante l’esperienza di inserzione tecnologica anche nel settore navale maturata dopo un inizio tutt’altro che in discesa. «Nel 2016 al termine di una serie di sperimentazioni concludemmo che questa tecnologia non andava bene per noi» ricorda Giuseppe Saragò, Quality & Project Manager – PMP di Wärtsilä. «Ci siamo ricreduti quando abbiamo compreso che il problema non era tanto il come produrre quanto il perché. Forti di questo cambio di prospettiva oggi siamo in grado di costruire in un settore come quello dell’heavy industry che sembrava precluso all’AM».

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Il successo delle implementazioni additive dipende da numerosi fattori, dalla scelta dei materiali più adatti alla possibilità di intervenire liberamente sui parametri delle macchine di stampa (lock in). I limiti della tecnologia (qualità dei pezzi, ripetibilità, presenza di tensioni residue), anzi delle tecnologie additive – sottolineano a più riprese i relatori – ancora di ostacolo a un’estesa implementazione industriale, saranno superati solo se saremo in grado di sviluppare un approccio sistemico ed ecosostenibile. In grado di includere anche le piccole imprese oggi sostanzialmente ai margini. Un problema sotto la lente dell’Europa intervenuta per migliorare la situazione promuovendo il progetto AMable, programma finanziato dall’UE per allagare alla platea sterminata delle SME i benefici di questa trasformazione.

Attenzione infine ad altri due aspetti strettamente connessi all’AM, la difesa della proprietà intellettuale e la sicurezza dei file di stampa. «La crescita della concorrenza lato offerta, non sempre leale, apre scenari preoccupanti. Chi stampa detiene i diritti per farlo?» si domanda Paolo Rezzaghi, Legal & Corporate Affairs Department IPR Manager Patent Attorney di Brembo: «In azienda siamo molto attenti a tutto il processo. I nostri fornitori sono sottoposti a rigidi controlli. Quando non ci sono le condizioni, la licenza per sfruttare il nostro marchio viene negata». In tema di security,poiché produrre con tecnologia additiva significa creare strato dopo strato il manufatto che serve partendo da un modello digitale 3D, la centralità della protezione dei file con le specifiche di stampa non dovrebbe sfuggire. Del resto basta digitare file 3d per stampanti in Google per rendersi conto dell’ampiezza della minaccia.