Facebook vuole controllare i nostri pensieri

Posteremo su Facebook col pensiero

E lo farà grazie a CTRL-Labs, la società dietro lo sviluppo di un braccialetto per la lettura mentale, che ora è nelle mani di Zuckerberg

Il social network più importante al mondo, Facebook, ha speso 1 miliardo di dollari, la cifra più alta dedicata ad un’acquisizione dopo quella nel 2014 di Oculus Rift, prendendosi CTRL-Labs. Di cosa si tratta? Beh, CTRL-Labs è l’azienda al lavoro per un braccialetto che dice poter convertire i pensieri in azioni sul computer.

Detto ciò, la tecnologia è molto lontana dall’essere utilizzata per operazioni giornaliere, ed è un bene. Basti rendersi conto di quanti post evitiamo di pubblicare online solo perché ci pensiamo due volte prima di premere “invio”. La smart band raccoglie gli impulsi elettrici dalle fibre muscolari e il computer li interpreta con movimenti sullo schermo. Fondamentalmente, piuttosto che fare clic con il mouse, bisogna solo pensare al clic stesso.

Cosa può fare

«Hai l’intenzione di condividere una foto con un amico usando un movimento impercettibile o semplicemente pensandolo? Beh, potrai farlo» scrive Andrew Bosworth di Facebook sulla sua bacheca, annunciando la nuova acquisizione. Bosworth è a capo della divisione AR e VR di Facebook, ed è qui che la maggior parte delle persone pensa che la tecnologia farà davvero la differenza, attraente perché potrà espandere le attuali potenzialità di presenza digitale nei mondi immaginifici in 3D. «Una tecnologia come questa ha il potenziale per aprire nuove possibilità creative e reinventare le adozioni di questo secolo in applicazioni di un secolo nuovo – ha continuato Bosworth – ecco come potranno apparire le nostre interazioni in VR e AR un giorno. Ciò potrà cambiare il modo in cui ci connettiamo».

Enorme potenziale o no, se Facebook ha avuto un grande successo con i suoi prodotti software, finora la vendita di hardware si è dimostrata dura. Oculus sta andando bene, ma il reparto del virtuale, in generale, non è del tutto soddisfacente, se consideriamo che oramai la situazione ha raggiunto la massa. E un dispositivo che legge i pensieri, sviluppato da un’azienda che già conosce troppo dei suoi utenti, potrebbe essere il business più difficile di sempre.

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