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Tecnologie sempre più raffinate e complesse renderanno alle imprese facile, immediato ed economico l’utilizzo dell’It per il business
Sulla tematica dell’It come servizio “pay for use”, nel corso degli ultimi anni ci sono state numerose false partenze. Basta pensare alle soluzioni di hosting e outsourcing, oppure all’Asp (Application service providing), al grid computing e al termine “autonomic computing”, coniato da IBM qualche anno fa, prima di arrivare all’odierno “It-as-a-Service”.
Come sostiene però Alfredo Gatti, managing partner di Nextvalue (www.nextvalue.it), nella sua ricerca intitolata Cloud computing nelle imprese italiane: scenario, trend, opportunità, «per la prima volta è come se tutte le stelle si siano allineate in una straordinaria congiunzione e parecchie forze spingano tutte nella direzione del cloud computing».
Durante il forum, organizzato da Nextvalue per illustrare alcuni aspetti di questo nuovo paradigma, i numeri riportati mostrano chiaramente le forze di cui parla Gatti. Le congiunzioni astrali che spingono verso il cloud si concretizzano nelle necessità di ridurre i costi It, processo accentuato dalla crisi, di razionalizzare le strutture, specialmente nelle organizzazioni più grandi, di semplificare la gestione, particolarmente per le aziende di dimensioni minori, di rendere più facile l’accesso a vari servizi, che devono diventare sempre più simili a commodity.
Numerosi fornitori intervenuti, quali per esempio EMC, IBM, Google, Microsoft, Oracle, hanno poi illustrato la loro visione tecnologica del cloud, mentre sul versante degli utenti, anche in questo caso altrettanto numerosi, sono state descritte in modo oggettivo le esperienze pratiche già realizzate.
Gli approcci sono differenti a seconda degli strati di astrazione interessati. Per esempio IaaS (Infrastructure-as-a-Service) riguarda la virtualizzazione della struttura di base, quali server e network, mentre PaaS (Platform-as-a-Service) è relativo agli strumenti di sviluppo e di deploy, oppure l’ormai noto SaaS (Software-as-a-Service) riguarda lo strato applicativo più vicino all’utente. Rispetto poi alle modalità di implementazione delle soluzioni, per passare da quelle tradizionali (on site) a quelle cloud, esistono tre diversi livelli di coinvolgimento. La versione “privata” si limita solo all’It dell’azienda e viene identificata come il primo passo, mentre la forma “pubblica” costituisce l’estremo radicale e totalizzante. Esiste infine un possibile approccio “ibrido”, che rappresenta la via mediana.
Nel libro The Big Switch (lettura gradevole e consigliata a tutti coloro che vogliono capire cosa stia avvenendo) Nicholas Carr traccia un continuo parallelo tra It ed elettricità, spiegando come agli inizi le fabbriche dovevano produrre la corrente elettrica di cui avevano bisogno, mentre ora chiunque può collegare un qualsiasi apparecchio a una normale presa.
Il concetto di “nuvola”, usata per rappresentare la virtualità di Internet, ora assume un significato più ampio e generale, che in alcuni casi si presenta del tutto normale nelle nostre azioni quotidiane, per esempio quando ci affacciamo sulla “Rete” alla ricerca di informazioni, quando usiamo la nostra carta di credito, oppure quando inviamo un messaggio di posta elettronica.
Per semplificare al massimo, dobbiamo chiederci: perché preoccuparci di sapere su quale computer risiede il word processor che stiamo usando per scrivere e dove vengono archiviati i nostri documenti? Gli unici aspetti importanti sono la certezza della privacy e la garanzia della completa fruibilità ovunque e in qualsiasi momento.
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