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Donne e ICT: stereotipi e mancanza di modelli positivi scoraggiano l’ingresso delle ragazze nel settore informatico

A cura di Prima Pagina Comunicazione

Pubblicato il 27-08-2009 16:25

Cisco, leader mondiale nel settore delle reti, ha presentato lo studio “Donne e ICT: perché le ragazze non entrano nel mondo della tecnologia”, allo scopo di comprendere i motivi della scarsa presenza femminile nel settore informatico.

Lo studio ha coinvolto studenti  e studentesse di scuola superiore, i loro insegnanti ed i loro genitori di entrambi i sessi in Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito  - ed è stato commissionato a EUN Schoolnet, una partnership internazionale composta dai trentuno ministeri dell’istruzione dei paesi europei.

 

In tutti i paesi coinvolti, è risultato evidente che le ragazze hanno attitudini e interesse per l’informatica pari se non superiori a quelle dei loro coetanei di sesso maschile; ciò nonostante, in media il 50% delle ragazze che dichiara di essere interessata all’ICT non proseguirà gli studi nel settore, nella convinzione prevalente che sia “di per sé un mondo più adatto agli uomini”.  Si disperdono così talenti e capacità molto richiesti e in grado di fare la differenza in un settore che conta 12 milioni di posti di lavoro e che nel 2010, secondo dati del CEPIS (rapporto E-Skills in Europe 2007) vedrà 70.000 posti di lavoro rimanere vacanti a causa della mancanza di personale specializzato. 

 

A mancare all’appello sono proprio quelle che il Commissario per l’Information Society e i Media dell’Unione Europea Viviane Reading definisce, nell’introduzione alla ricerca, le “cyberellas”. “La competitività dell’Europa dipende dalla capacità di attrarre e trattenere lavoratori specializzati, specialmente nel settore Hi-Tech: ma solo un esperto di informatica su 5 è donna” scrive. “L’Europa ha bisogno di più “cyberellas”: donne dotate delle competenze digitali del futuro, che sono essenziali per assicurare al continente un ruolo importante nel settore ICT di domani. Per liberare questo fiume di talento si deve dare particolare attenzione alle modalità per incentivare la partecipazione delle donne nel settore”.

 

La ricerca Cisco ha evidenziato che fra le ragazze si crea un meccanismo di autoesclusione, influenzato dal perpetuarsi di stereotipi sulla natura “maschile” dell’informatica e soprattutto, per l’Italia, dalla generale mancanza di modelli femminili a cui guardare, per ispirarsi, comprendere il ruolo e il contributo delle tecnologie nella società, capire quali tipi di lavoro si possono fare nel settore. 

 

Il risultato? Il 76% delle studentesse italiane coinvolte nella ricerca ha dichiarato di essere “interessata o molto interessata” all’ICT, ma ben il 61% di esse si dice orientata a fare altre scelte di studi e carriera; soltanto il 15% è positivamente decisa a entrare nel settore informatico.  

 

Madri e insegnanti di sesso femminile sono i principali modelli citati dalle ragazze, ma usano il PC meno degli uomini e per fare meno cose: oltre il 50% delle madri coinvolte nella ricerca usano il computer meno di 30 minuti al giorno, e solo il 5% di loro ha dichiarato di avere competenze minime “di networking” – ovvero la capacità di risolvere in autonomia piccoli problemi di rete domestici – di contro, il 41% dei padri ha questa capacità.  Genitori e insegnanti di entrambi i sessi, d’altro canto, perpetuano gli stereotipi di genere: alla richiesta di valutare diversi tipi di lavori nel mondo dell’informatica hanno in maggioranza affermato che fossero più adatti agli uomini.

 

Ciò porta anche ad uno scollamento molto forte tra la realtà e la percezione delle abilità richieste e delle opportunità aperte dalle professioni ICT. Le studentesse mettono al primo posto fra le caratteristiche di un lavoro “ideale” l’opportunità di crescere professionalmente, l’indipendenza, l’utilità per la collettività e la possibilità di lavorare con altre persone: caratteristiche che i lavori ICT in possiedono ma che non sono comprese.

 

Dalla ricerca sono emerse anche alcune caratteristiche positive che distinguono l’Italia dagli altri interessati alla ricerca.  Le madri italiane, pur senza specifiche competenze informatiche, sono due volte più interessate degli uomini ad acquisirne, con un dato superiore alla media rispetto a quanto registrato negli altri paesi: un entusiasmo che, anche nei dati generali della ricerca, si è rivelato la chiave per la trasmissione di una immagine positiva dell’ICT fra madri e figlie. Collegando domande e risposte di madri e figlie, è emerso che non è la competenza in sé a fare la differenza, quanto l’atteggiamento positivo delle genitrici.

 

Inoltre analizzando la percezione del lavoro ICT fra gli studenti è emerso che le generazioni più giovani hanno un livello di fiducia nelle capacità delle ragazze più alto di quanto si sia riscontrato negli altri gruppi. Il 15% di essi ha dichiarato di ritenere che le donne farebbero meglio degli uomini anche un lavoro molto tecnico, quale il  system engineer.

 

Luca Lepore, responsabile per l’Italia del programma Cisco Networking Academy, un programma di formazione IT che solo nel nostro paese produce oltre duemila professionisti qualificati all’anno, ritiene che le aziende e le istituzioni dovrebbero collaborare per cambiare l’atteggiamento delle ragazze e ispirarle maggiormente . “La scarsità di donne che entrano nell’ICT è una perdita di talenti per le imprese e uno spreco di opportunità di entrare nel mercato del lavoro per le donne. La scarsa rappresentazione delle donne nel settore si perpetuerà se non si fa di più per educare, sostenere e incoraggiare le ragazze e le donne che sono il loro modello. La collaborazione fra pubblico e privato può essere  strategica anche per “aprire le menti” delle ragazze, dando loro accesso a una visione più realistica ed accurata del mondo ICT e dei lavori in questo settore”.  

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