L’innovazione IT può contrastare la recessione economica

BMC Software ha annunciato i risultati di una ricerca commissionata all’Istituto London School of Economics (LSE) e condotta in Europa. Secondo quanto è emerso dallo studio, le imprese che continuano a investire nell’IT hanno maggiori possibilità di fare fronte all’attuale crisi economica e saranno meglio equipaggiate in vista della ripresa.

La situazione in Europa

La survey ha evidenziato differenze interessanti fra i diversi Paesi in riferimento agli investimenti IT. Le imprese tedesche in genere destinano il 24% del proprio budget IT ad attività innovative, mentre le aziende francesi hanno dimostrato di essere le più caute, registrando un calo del 17% degli investimenti.

Il Regno Unito è il Paese più entusiasta in tema di innovazione: ben il 67% degli intervistati la considera una priorità e il 77% di essi si dichiara pronto a innovare sempre e comunque, in tempi economici sia favorevoli che non.

Il recente Rapporto Assinform 2009 conferma una propensione all’innovazione anche in Italia: l’industria IT del nostro Paese (rappresentata per il 92,4% dal segmento software) si pone globalmente al secondo posto in Europa, rappresentando il motore nevralgico dell’innovazione tecnologica del nostro Made in Italy.

Alcuni dati importanti della ricerca di BMC evidenziano che:

– Il 60% delle aziende che ha maturato risparmi sui costi li sta reinvestendo in progetti tecnologici strategici;

– Il 60% degli intervistati afferma che investire in nuove tecnologie generi un aumento delle performance aziendali;

– Dopo più di un anno di recessione, il 77% delle imprese sta già notando risparmi sui costi grazie a un buon IT Management;

– Il 64% dei CIO europei ritiene che gli investimenti IT siano fonte di una riduzione delle spese anche in altre aree aziendali.

Leggi anche:  CIO evolution. Le priorità per il 2019

“Il messaggio è molto semplice ” – ha commentato Luca Lazzaron, Vice President e General Manager EMEA di BMC. “Un buon piano di gestione massimizzerà i benefici aziendali derivanti da investimenti IT ‘intelligenti’ e ‘mirati’ per affrontare al meglio la ripresa e essere di nuovo competitivi sul mercato”.

“BMC Software” – ha continuato Lazzaron – “conta numerosi clienti che grazie all’innovazione riescono ad abbattere i costi su base annua. Ma non si tratta solo di questo; le imprese che lottano, sia nel contesto attuale che in quello futuro, sanno apprezzare le potenzialità di trasformazione tipiche dell’IT e mantenere una linea di investimento coerente. Coloro che adottano un atteggiamento eccessivamente cauto nei confronti degli investimenti in IT si espongono a un nuovo ciclo di difficoltà economiche causato dai loro competitor”.

Come le aziende Europee stanno affrontando la crisi

La survey commissionata da BMC ha individuato tre specifiche categorie di aziende -Thriver, Survivor e Hider – ciascuna contraddistinta da un approccio diverso nei confronti della recessione.

I ricercatori hanno definito “Thriver” le aziende che stanno affrontando la crisi economica ottimizzando l’efficienza operativa IT e investendo, con lungimiranza, i propri risparmi in progetti tecnologici strategici finalizzati ad attività di new business. Si tratta di una realtà su quattro (il 25% del panel), che vede nell’automazione IT una soluzione all’abbattimento dei costi (41% contro 22% dei Survivor) e presenta un calo quasi impercettibile dello 0,5% della spesa in innovazione.

Sono molte anche le imprese, un terzo del panel, che assumono un approccio reattivo, da ‘Survivor’ ; aziende che reagiscono alle condizioni della recessione adottando strategie di taglio a breve termine e cercando di uscire da questo periodo restando semplicemente in piedi.

Leggi anche:  Dicembre 2018, i giri di poltrona dell'ICT

Stando ai dati del sondaggio, queste realtà sono molto più disposte a ridurre l’infrastruttura delle applicazioni critiche necessaria per la futura ripresa (23% rispetto al 13% degli altri intervistati). I CIO di queste aziende tendono a distaccarsi da quello che è il core business, e solo nel 56% dei casi vi è un contatto frequente con i clienti end-user.

Infine ci sono gli “Hider”, le aziende che ancora non hanno iniziato a fronteggiare l’impatto della recessione; più del 40% delle aziende intervistate appartiene a questa categoria e i loro CIO si dicono molto poco propensi a ottimizzare le operazioni IT. Inferiori sono anche le aspettative nei confronti della capacità delle divisioni IT di supportare altre aree aziendali a ridurre i costi (58% contro 68% delle altre aziende).

Nonostante sia sempre più chiaro il legame fondamentale fra innovazione e spesa IT, gli investimenti in tecnologia a livello europeo sono generalmente calati dell’11%. Una delle motivazioni più plausibili è che più della metà delle imprese affida le decisioni inerenti i tagli in questo segmento a soggetti esterni alla divisione IT.

L’ultima edizione del rapporto Sirmi conferma anche in Italia un calo nella spesa complessiva nella Digital Technology che, nel secondo trimestre è scesa del 4%, registrando addirittura un -9,8% rispetto al secondo trimestre 2008. A calare sono stati tutti i segmenti del mercato IT, ma si è evidenziato un trend particolarmente negativo per l’hardware, che ha perso il 16,5% rispetto all’anno precedente, mentre il software è sceso del 4,4%.