Intervista a Tricarico, un cantautore analogico che ama la tecnologia

Francesco Tricarico pubblica oggi nei negozi, dopo averlo anticipato in pre-order su iTunes, il suo nuovo disco. Si intitola “Invulnerabile” e arriva a distanza di due anni dal precedente “L’imbarazzo”. Due anni in cui Tricarico ha concentrato il suo sguardo sui sentimenti, dal candore alla tenerezza, descrivendoli con la sua poesia agrodolce in undici canzoni

«Sono ‘analogico’ ma la tecnologia mi piace: non ho un iPad perchè non mi serve».

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Nelle nuove canzoni la vita e la quotidianità sono raccontate con la musicalità tipica di Tricarico, con il suo riconoscibilissimo pop delicato e sensibile: questo troviamo in “Invulnerabile”, un disco che porta a parlare anche di supereroi, positività e naturalmente tecnologia.

Data Manager: Chi è invulnerabile o chi dovrebbe esserlo?

Tricarico: Devo pensarci… non ho ragionato troppo sul titolo, è nato da un’intuizione. Quello che voglio esprimere è un augurio: sarebbe bello che fosse invulnerabile chi vuole esserlo, sarebbe bello che lo fossimo tutti. Capitan America o Superman sono invulnerabili, kryptonite a parte; i supereroi spesso uniscono invulnerabilità e immortalità, come succede anche in diversi antichi miti greci: è una cosa molto affascinante. Comunque, io non mi sento invulnerabile.

Il tuo disco racconta una carrellata di sentimenti, compresa la positività: diverse volte dici che, nonostante tutto, una soluzione si trova.

Ma certo, bisogna essere positivi, cercare emozioni, idee, pensieri che ci diano una soluzione. A maggior ragione bisogna esserlo in periodi difficili.

Com’è nato “Invulnerabile”?

Ho aspettato che il disco avesse una sua forza e un suo spessore, poi, quando ho scritto un po’ di brani, mi sono detto che sarebbe valsa la pena che qualcuno venisse ascoltato. Dopo due anni avevo voglia di tornare a comunicare con le persone. E infatti a breve sarò di nuovo in tour.

“Francesco” è una rivisitazione del singolo “Io sono Francesco”, che nel 2000 ti fece conoscere al grande pubblico. Come mai l’hai inserita nell’album?

Non avevo mai reinterpretato questa canzone a livello di arrangiamenti. Quando l’ho fatto ho visto che stava bene in questo disco. Sta lì a ricordarmi quello che di buono c’è nel passato.

Dal passato veniamo al presente, sempre più tecnologico e social. Tu non hai un sito, come mai?

Perché, per adesso, è stato un bell’impegno dedicarmi, con lo staff che mi segue, alla mia pagina su Facebook (Tricarico ha anche un canale su YouTube, nda). Forse il sito non c’è per prigrizia. E’ importante averlo e deve essere sviluppato bene, dovremo farlo presto.

Intervieni spesso su Facebook?

Mi piace leggere e seguire i discorsi che si sviluppano, ogni tanto scrivo qualche messaggio. I social sono importanti, ti fanno capire cosa pensano le persone a cui interessano i tuoi lavori.

Su Twitter non ci sei…

No, è un mondo che non conosco bene. Mah, con calma ci arriverò. Facebook è già un bel passo.

Non sembri molto tecnologico.

No, anzi: amo la tecnologia. Pensiamo a cosa ha significato per la fotografia e per il cinema; nella musica ha semplificato tante cose. Però se parliamo di social network siamo sul piano della comunicazione. A me piace guardare gli occhi di chi ho davanti, vedere gli sguardi e sentire gli odori come si faceva una volta, per comprendersi. Twitter mi sembra dia vita a una comunicazione più diretta rispetto a Facebook, e in questo caso tendo a essere più riservato.

Hai una vecchia pagina su My Space…

Aperta anni fa. Ho letto che Justin Timberlake si è messo in gioco per recuperare questo social, gli auguro di riuscirci.

Visto che ti piace, quanta tecnologia c’è nel tuo lavoro?

Ho un produttore (Marco Guarnerio, nda) che ha molte più conoscenze tecniche di quante non ne abbia io. Non ho l’iPad, non mi serve, anche perchè non lo conosco: fermo le idee su un registratorino. Sono una persona più analogica, evidentemente.

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