Linux Day: Tux vuole il mondo

Gli investimenti in IT diminuiscono e la spesa degli utenti non è più quella di una volta. Questo è il motivo principale per cui molti, negli ultimi anni, sono passati al software libero. Nonostante il costante trend di crescita, l’informazione su quello che davvero rappresenta l’open source è davvero scarsa, soprattutto nel mondo aziendale. L’occasione di sedersi al tavolo con Italo Vignoli, Fondatore e Consigliere Document Foundation, è ghiotta se si vuole capire dove sta andando il mondo Linux e soprattutto cosa il Pinguino può fare in Italia e per l’Italia.

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Maglia (quasi) nera in Europa

Germania e Francia sono le nazioni dove l’adozione del software libero è all’ordine del giorno. Aziende, pubbliche amministrazioni, liberi cittadini, sono perfettamente integrati nella logica dell’open source, non solo a livello di risparmio economico ma anche ideologico. “É molto una questione culturale – ci dice Italo Vignoli – visto che le potenzialità ci sono tutte e di certo non siamo inferiori ad altre nazioni europee che già sono dentro il software aperto. Per quanto riguarda il mondo pubblico, infatti, già un articolo dello statuto dell’Agenda Digitale dice che l’adozione di software per la Pubblica Amministrazione deve arrivare dopo una precisa comparazione del software, che spesso non arriva. Purtroppo il poco interesse arriva anche da parte dei più giovani, coloro che dovrebbero avere maggiore voglia di sperimentare nuove esperienze applicative. “Se dovessimo guardare solo al contesto universitario – ci dice Andrea Trentini, Professore al Dipartimento di Informatica (DI) Computer Science – le premesse non sarebbero così entusiasmanti. La storia ha insegnato a genitori e figli a utilizzare determinati prodotti e software tralasciando il resto di quelli che potrebbero dare la stessa esperienza. Le stesse aziende che ci propongono i programmi più conosciuti siano quelle che regalano i dati degli utenti a governi e agenzie”.

Aziende aperte? Anche no

Quello che manca, a differenza di altri paesi, é anche la capacità di guardare al futuro in maniera lungimirante. Il pensiero che l’offerta di software proprietario sia più vantaggiosa degli open source perché porta con sé una serie di servizi accessori (formazione, backup, recovery, ecc) é oramai superata. Ci sono diverse soluzioni che permettono già di realizzare un’infrastruttura importante e stabile che possa reggere i prodotti con i diretti competitor.”Una delle pecche é che anche le grandi aziende, quelle che dovrebbero avere quella spinta in più per innovare il settore, siano tra quelle che preferiscono adottare la politica dell’open source – prosegue Vignoli – un esempio é la volontà dei principali vendor Android che vorrebbero avvicinare il sistema operativo di Google all’adozione di software libero come LibreOffice. Per farlo però dovrebbero supportare, anche economicamente, lo sforzo. É triste invece sentirsi dire che vorrebbero un bel pacchetto software da installare su smartphone e tablet Android gratuitamente”.

Linux Day

Il futuro è roseo, ma ancora nebbioso. L’obiettivo degli organizzatori della giornata italiana dedicata al pinguino è aumentare la conoscenza delle reali possibilità che si porta dietro il software Linux. “Posta elettronica, chat, VoIP, montaggio audio e video e tanto altro, le differenze di produzione e consumo informatico non cambiano molto tra Office e LibreOffice” – secondo Roberto Guido, Consigliere ILS (Italian Linux Society) e Coordinatore Progetto Linux Day . Un esempio è la migrazione fatta dalla Regione Umbria, nel progetto LibreUmbria, e del Comune di Perugia i cui dipendenti stanno passando all’utilizzo del pacchetto MS a quello LibreOffice con un risparmio di quasi 200 mila euro sui costi di licenze, macchine e formazione.