Open Data, why not?
08/03/2011 | a cura di Antonio Savarese

“I dati non sono della Pa, ma dei cittadini, una volta liberati i dati questi potrebbero essere utilizzati dalle aziende per applicazioni ad hoc” cfr. Gigi Cogo
Finalmente anche in Italia si inizia a parlare di Open Data e nascono associazioni o correnti di pensiero a loro favore.
Gli Open Data implicano che alcune tipologie di dati siano liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione.
Chiaramente per liberare i dati è necessaria una pubblica amministrazione che sia parte attiva del processo dando il via a una vera rivoluzione.
Forse in Italia, terra culturalmente ostile all’innovazione, è ancora presto per percorrere questa strada.
Voi cosa ne pensate?
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In Italia se ne parla dal
In Italia se ne parla dal 2005 con il primo Codice dell'Amministrazione Digitale che all'articolo 50 recita quanto segue: "Disponibilità dei dati delle pubbliche amministrazioni
1. I dati delle pubbliche amministrazioni sono formati, raccolti, conservati, resi disponibili e accessibili con l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che ne consentano la fruizione e riutilizzazione, alle condizioni fissate dall'ordinamento, da parte delle altre pubbliche amministrazioni e dai privati; restano salvi i limiti alla conoscibilità dei dati previsti dalle leggi e dai regolamenti, le norme in materia di protezione dei dati personali ed il rispetto della normativa comunitaria in materia di riutilizzo delle informazioni del settore pubblico."
Il problema non è che se ne parli, ma che finalmente si FACCIA qualcosa e soprattutto che lo faccia la PA, i cittadini sono pronti :)