Il futuro è open

Parola di Jim Waldo, autorevole esponente dei Sun Labs. Docente ad Harward, ha dedicato la sua vita professionale alla programmazione distribuita. Nel solco della convergenza tra sistemi It aziendali e consumer, attualmente lavora al progetto Darkstar, potente motore open source per la costruzione di giochi online multiplayer, mondi virtuali e applicazioni di social networking. Se è vero che il futuro è open source, questo futuro fa parte del codice genetico di Sun fin dall’inizio, tanto che possiamo dire che l’open source è – in un’accezione ante litteram – nato proprio in Sun.
«Siamo una system company – dichiara Jim Waldo – e continueremo a fare software e hardware anche in futuro. L’open source aumenta la possibilità di diffondere Unix e credo che Solaris (il sistema operativo Unix “Made in Sun”) “brillerà” di luce propria. Per questo stiamo accelerando la transizione verso il moderno concetto di software aperto, condiviso e distribuito su piattaforme multicore. E’ anche un modo per essere accettati dalle comunità degli sviluppatori. Il fatto che adesso il termine open source sia un trade mark mi pare una contraddizione. Il nostro vecchio progetto Jini era open source nel vero senso della parola. L’open source è una scelta: non è il bene e non è il male assoluto. Occorre un atteggiamento pragmatico verso questo modo di concepire il software». Sulla brevettabilità, Jim Waldo ha difficoltà a credere che l’attuale sistema di protezione della proprietà intellettuale possa essere il modo migliore per tutelare il software. Quanto a Java, «nei prossimi dieci anni sarà destinato a essere ripensato sotto il profilo della sicurezza, ma diventerà così pervasivo da essere invisibile».

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