Reti e TLC – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 08 Jul 2026 14:56:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Reti e TLC – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Unified Communications e AI: un mercato destinato a superare i 220 miliardi di dollari entro il 2026 https://www.datamanager.it/2026/07/unified-communications-e-ai-un-mercato-destinato-a-superare-i-220-miliardi-di-dollari-entro-il-2026/ Fri, 24 Jul 2026 14:42:03 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254067 La Unified Communications sta vivendo una trasformazione che va ben oltre il concetto tradizionale di centralino aziendale. L’integrazione tra comunicazioni unificate e intelligenza artificiale sta infatti ridefinendo il modo in cui imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni sanitarie collaborano, gestiscono i processi e interagiscono con clienti e cittadini. Secondo il nuovo white paper “Unified Communications 2026 […]

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La Unified Communications sta vivendo una trasformazione che va ben oltre il concetto tradizionale di centralino aziendale. L’integrazione tra comunicazioni unificate e intelligenza artificiale sta infatti ridefinendo il modo in cui imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni sanitarie collaborano, gestiscono i processi e interagiscono con clienti e cittadini.

Secondo il nuovo white paper “Unified Communications 2026 & AI – Prospettive, Innovazione, Opportunità”, realizzato dal Centro Studi Comtel, il mercato globale della Unified Communications supererà i 220 miliardi di dollari entro la fine del 2026, mentre le stime per l’inizio del prossimo decennio indicano un valore compreso tra 700 e 900 miliardi di dollari.

L’intelligenza artificiale cambia il ruolo delle Unified Communications

Se fino a pochi anni fa le piattaforme UC erano considerate principalmente strumenti per gestire telefonate, videoconferenze e messaggistica aziendale, oggi rappresentano vere e proprie infrastrutture digitali strategiche.

L’intelligenza artificiale è diventata un elemento strutturale di queste piattaforme, automatizzando numerose attività operative e migliorando la produttività delle organizzazioni.

Tra gli esempi già diffusi figurano:

  • la trascrizione automatica delle riunioni, adottata da oltre il 55% delle organizzazioni;
  • strumenti come Zoom AI Companion, che hanno ridotto del 30% il lavoro necessario dopo gli incontri;
  • le piattaforme di Customer Journey Analytics, che nel settore finanziario hanno ridotto del 18% i tempi medi di gestione delle chiamate.

L’AI non sostituisce il lavoro umano, ma automatizza le attività ripetitive consentendo alle persone di concentrarsi su funzioni a maggior valore aggiunto.

Il mercato cresce, ma conta la capacità di integrare le tecnologie

Il settore continua a essere dominato da grandi player internazionali come Microsoft, Cisco, Zoom, Google e RingCentral.

Secondo il white paper del Centro Studi Comtel, tuttavia, il vantaggio competitivo non dipende soltanto dalla piattaforma utilizzata, ma soprattutto dalla capacità di personalizzarla, integrarla nei processi aziendali e adattarla ai diversi contesti operativi.

In questo scenario trovano spazio gli integratori specializzati che sviluppano soluzioni verticali e servizi ad alto valore aggiunto, capaci di rispondere alle esigenze specifiche di aziende e pubbliche amministrazioni.

Italia ancora in ritardo, ma il gap può diventare un’opportunità

Lo studio evidenzia come il mercato italiano presenti ancora un elevato numero di sistemi telefonici tradizionali, soprattutto nelle piccole e medie imprese.

Questo ritardo, però, potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo.

Grazie anche agli investimenti legati al PNRR, molte organizzazioni possono infatti evitare una transizione graduale e adottare direttamente le tecnologie di ultima generazione basate sul cloud e sull’intelligenza artificiale.

Sanità: il settore con la crescita più elevata

Tra tutti gli ambiti analizzati, quello sanitario rappresenta il comparto con le maggiori prospettive di sviluppo.

Secondo il report, le soluzioni di Unified Communications abiliteranno sempre più:

  • servizi di telemedicina;
  • coordinamento clinico tra strutture e personale sanitario;
  • gestione integrata delle comunicazioni tra operatori.

Il comparto healthcare registra un tasso di crescita atteso superiore al 28% annuo, il più elevato tra tutti i settori analizzati.

Anche la Pubblica Amministrazione rappresenta un’importante area di sviluppo, grazie alla modernizzazione degli sportelli digitali e dei contact center.

Il peso delle normative europee

Uno dei capitoli del white paper è dedicato al quadro normativo europeo, considerato tra i più rigorosi al mondo.

Regolamenti come GDPR, NIS2, Data Act e AI Act stanno ridefinendo i requisiti che le piattaforme di Unified Communications devono soddisfare in termini di:

  • sicurezza informatica;
  • protezione dei dati;
  • continuità operativa;
  • utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale.

In particolare, la direttiva NIS2 estende gli obblighi di cybersicurezza a circa 160.000 organizzazioni appartenenti a 18 settori critici, imponendo requisiti stringenti anche ai sistemi di comunicazione aziendale.

Comtel: innovazione e presenza internazionale

Comtel opera nel mercato delle Unified Communications con una presenza consolidata in Italia, Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico, rafforzata anche attraverso l’acquisizione della divisione UC di NEC nell’area EMEA e lo sviluppo della suite proprietaria VOICE.

L’obiettivo è offrire soluzioni altamente personalizzabili in grado di rispondere alle esigenze di imprese private, pubbliche amministrazioni e grandi organizzazioni.

“Grazie all’attività del nostro Centro Studi vogliamo fornire un quadro completo di come si stia evolvendo il mercato e di quali saranno le necessità per il futuro. Non ci limitiamo a descrivere quanto accade ma proponiamo soluzioni per anticipare le esigenze di business dei nostri clienti. Sviluppiamo prodotti che potranno adattarsi alle diverse esigenze degli utilizzatori, utili per piccole e grandi aziende, per realtà pubbliche e private. Mettiamo a fattor comune il nostro know-how, sempre aperti a collaborare con i principali player nazionali ed internazionali”, dichiara Carlo Nardello, Presidente Comtel.

“Presidiamo numerosi mercati con le nostre soluzioni di Unified Communications, in grado di competere anche con big del settore, grazie alla capacità di adattarsi alle esigenze specifiche del singolo utilizzatore. Offriamo prodotti tailor made non solo a realtà di primissimo ordine in Italia, ma copriamo il resto d’Europa, il Medio Oriente e il mercato dell’Asia Pacifico, con la volontà di continuare ad espanderci”, commenta Mattia Conti, Direttore Generale Comtel.

“Stiamo vivendo una fase di evoluzione molto rapida ed è necessario non rimanere indietro. L’Italia sta recuperando terreno e crediamo che abbia tutte le potenzialità per non essere seconda a nessuno. Stiamo toccando con mano l’adattabilità di alcune soluzioni a settori che fino a poco tempo fa sembravano lontanissimi. Healthcare, finance, hotellerie, solo per fare degli esempi, stanno digitalizzando esponenzialmente i processi, efficientando servizi e produttività”, afferma Pietro Parente, Responsabile del Centro Studi Comtel.

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Vertiv espande la capacità produttiva per le infrastrutture AI con un nuovo stabilimento in Malesia https://www.datamanager.it/2026/07/vertiv-espande-la-capacita-produttiva-per-le-infrastrutture-ai-con-un-nuovo-stabilimento-in-malesia/ Fri, 10 Jul 2026 14:02:59 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253965 La nuova struttura rafforza la produzione regionale, la resilienza della catena di approvvigionamento e le capacità di implementazione per soluzioni di alimentazione, raffreddamento e infrastrutture integrate  Vertiv ha comunicato l’apertura del suo nuovo stabilimento produttivo a Johor, in Malesia, ampliando la propria presenza manifatturiera per supportare la crescente domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e […]

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La nuova struttura rafforza la produzione regionale, la resilienza della catena di approvvigionamento e le capacità di implementazione per soluzioni di alimentazione, raffreddamento e infrastrutture integrate 

Vertiv ha comunicato l’apertura del suo nuovo stabilimento produttivo a Johor, in Malesia, ampliando la propria presenza manifatturiera per supportare la crescente domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e il calcolo ad alta densità in tutta l’Asia, compresi il Sud-est asiatico, l’Asia orientale, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Situata strategicamente in uno dei mercati industriali a più rapida crescita del Sud-est asiatico, la struttura potenzia la capacità di Vertiv di supportare i clienti attraverso attività regionali di produzione, ingegneria, logistica e implementazione. Il sito beneficia inoltre di un’eccellente connettività regionale e della vicinanza ai principali hub tecnologici e ai clienti dell’area.

“L’Asia continua a essere una delle regioni in maggiore crescita per gli investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture digitali. L’espansione della nostra presenza produttiva in Malesia mira a rafforzare ulteriormente le nostre capacità di supportare i clienti in termini di qualità, rapidità, scalabilità e resilienza,” ha dichiarato Giordano Albertazzi, CEO di Vertiv. “Questa struttura rappresenta un ulteriore passo importante nella nostra strategia continua di pianificazione della capacità produttiva e di implementazione, mentre continuiamo ad ampliare le nostre capacità manifatturiere a livello regionale e globale.”

Albertazzi ha aggiunto: “Con l’evoluzione delle esigenze di calcolo attraverso le diverse generazioni di infrastrutture AI, i clienti hanno bisogno di partner in grado di fornire soluzioni di alimentazione, raffreddamento e infrastruttura su larga scala. Lo stabilimento di Johor rafforza la nostra capacità di aiutare i clienti a implementare infrastrutture digitali critiche in modo più efficiente, sostenendo al contempo la crescita a lungo termine in Asia.”

Strutture di produzione e collaudo

Lo stabilimento di Johor supporta l’intero processo di produzione, assemblaggio e collaudo in scala reale (“witness testing”) per infrastrutture avanzate di gestione termica e alimentazione elettrica. Questo consente a Vertiv di fornire soluzioni ad alta densità con prestazioni validate, contribuendo a ridurre i rischi di implementazione e ad accelerare i tempi di disponibilità operativa per clienti enterprise, cloud e colocation.

  • Si prevede che la struttura creerà centinaia di posti di lavoro qualificati nella regione una volta che sarà pienamente operativa nel 2027.
  • Capacità produttive dedicate a soluzioni di gestione termica, alimentazione e infrastrutture su larga scala per applicazioni AI e tradizionali: Le unità di distribuzione del refrigerante Vertiv™ CoolChip (CDU) supportano applicazioni di raffreddamento a liquido, inclusi sistemi direct-to-chip e scambiatori di calore installati sulle porte posteriori dei rack ad alta densità; Vertiv™ Power Module e Vertiv™ Power Skid sono soluzioni prefabbricate per l’alimentazione elettrica con infrastrutture modulari integrate , in grado di accelerare l’implementazione dei sistemi di alimentazione fino al 50% rispetto alle costruzioni tradizionali; Vertiv™ SmartRun sistema prefabbricato integrato di infrastruttura aerea, offre una soluzione completa per l’allestimento delle sale dati (“white space”), comprendente condotti elettrici ad alta densità, tubazioni per il raffreddamento a liquido, networking e sistemi di contenimento, riducendo i tempi di installazione in loco fino all’85% rispetto ai metodi tradizionali.
  • Ambiente di test dedicato progettato per validare soluzioni di raffreddamento a liquido e sistemi di alimentazione integrati nelle stesse condizioni operative dei siti dei clienti prima della messa in esercizio, inclusi test delle CDU su tutta la gamma di capacità disponibili e test simultanei di più moduli e skid di alimentazione.

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FiberCop e Nokia avviano una collaborazione per trasformare la rete in fibra in una piattaforma di monitoraggio intelligente https://www.datamanager.it/2026/07/fibercop-e-nokia-avviano-una-collaborazione-per-trasformare-la-rete-in-fibra-in-una-piattaforma-di-monitoraggio-intelligente/ Mon, 06 Jul 2026 16:03:26 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253942 FiberCop e Nokia hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) per collaborare alla sperimentazione di tecnologie innovative in grado di trasformare la rete di accesso in fibra ottica in una piattaforma di monitoraggio avanzata. Il fiber sensing può supportare due principali ambiti di applicazione: la protezione della rete e il monitoraggio dell’ambiente circostante. In ambito […]

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FiberCop e Nokia hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) per collaborare alla sperimentazione di tecnologie innovative in grado di trasformare la rete di accesso in fibra ottica in una piattaforma di monitoraggio avanzata.

Il fiber sensing può supportare due principali ambiti di applicazione: la protezione della rete e il monitoraggio dell’ambiente circostante. In ambito operativo, consente di rilevare, localizzare e classificare problemi causati da eventi come frane, caduta di alberi, lavori stradali o atti vandalici, favorendo interventi più rapidi, una riduzione delle attività in campo e una maggiore continuità del servizio. La stessa infrastruttura può inoltre abilitare servizi di monitoraggio ambientale, rilevando fenomeni come vento, variazioni di temperatura, attività sismica, alluvioni, perdite o traffico.

L’accordo annunciato oggi mira a esplorare entrambi questi ambiti. La collaborazione prevede attività congiunte di ricerca e test su soluzioni che consentano alla fibra non solo di trasmettere dati, ma anche di rilevare, grazie all’intelligenza artificiale, eventi e variazioni lungo l’infrastruttura in tempo reale.

“Questa collaborazione rappresenta un passo importante nell’evoluzione delle infrastrutture in fibra, che possono diventare sempre più intelligenti e capaci di fornire nuove informazioni utili per la loro gestione”, ha dichiarato Stefano Paggi, Chief Technology & Operations Officer di FiberCop. “L’obiettivo è esplorare soluzioni che aiutino a rafforzare l’affidabilità della rete e ad aprire nuove possibilità applicative per sostenere l’economia”.

Le tecnologie al centro della collaborazione utilizzano la rete come un sistema di rilevamento distribuito, capace di intercettare cambiamenti fisici e ambientali, come vibrazioni, variazioni di temperatura o stress meccanici, attraverso l’analisi del segnale ottico. La fibra evolve così da infrastruttura di connettività a piattaforma in grado di generare informazioni utili per la gestione, la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture.

“L’IA sta cambiando radicalmente ciò che le reti devono fare. Le reti non si limitano più a trasportare dati — aiutano anche gli operatori a capire cosa sta accadendo in tempo reale”, ha dichiarato John Harrington, Vicepresidente Esecutivo e Responsabile Europa di Nokia. “Combinando l’innovazione di Nokia Bell Labs con il nostro sensoring in fibra abilitato dall’IA, possiamo aiutare FiberCop a trasformare la sua rete in fibra in una piattaforma di monitoraggio intelligente che offre infrastrutture affidabili in grado di percepire, comprendere e agire in tempo reale. Lavorando insieme possiamo supportare una rilevazione più rapida dei problemi di rete, abilitare nuove applicazioni di rilevamento come servizio e creare una rete più resiliente”.

Le attività pianificate si concentreranno su due aree principali: il monitoraggio avanzato e la manutenzione predittiva, per identificare anomalie, degradi delle prestazioni e potenziali interruzioni prima che si verifichino; e il fiber sensing, per rilevare eventi esterni e condizioni ambientali, come vibrazioni e movimenti, lungo l’infrastruttura. Queste capacità potranno contribuire a migliorare la sicurezza della rete e a supportare un monitoraggio più accurato dell’ambiente circostante.

I test saranno condotti in ambienti controllati, inclusi laboratori dedicati di FiberCop e sezioni isolate di fibra, con l’obiettivo di valutare diverse tecnologie in termini di prestazioni, precisione e casi d’uso applicabili.

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La fibra FTTH avanza: FiberCop collegherà altri 477 mila civici con il Fondo Connettività https://www.datamanager.it/2026/07/la-fibra-ftth-avanza-fibercop-colleghera-altri-477-mila-civici-con-il-fondo-connettivita/ Fri, 03 Jul 2026 14:56:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253925 FiberCop accelera il piano di sviluppo della rete nazionale in fibra ottica. La società si è aggiudicata la gara del Fondo Nazionale per la Connettività (FNC), lo strumento finanziato dal PNRR destinato a sostenere la realizzazione di reti fisse ad altissima capacità nelle aree dove gli investimenti privati risultano meno sostenibili. L’aggiudicazione consentirà di estendere […]

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FiberCop accelera il piano di sviluppo della rete nazionale in fibra ottica. La società si è aggiudicata la gara del Fondo Nazionale per la Connettività (FNC), lo strumento finanziato dal PNRR destinato a sostenere la realizzazione di reti fisse ad altissima capacità nelle aree dove gli investimenti privati risultano meno sostenibili.

L’aggiudicazione consentirà di estendere la copertura FTTH (Fiber to the Home) ad altri 477 mila civici, pari a circa 700 mila unità immobiliari, distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Secondo quanto comunicato da Invitalia, il Fondo potrà riconoscere a FiberCop contributi pubblici fino a 712,5 milioni di euro, coprendo fino al 70% degli investimenti ammissibili previsti dal bando.

Un nuovo tassello del Piano Italia a 1 Giga

Il Fondo Nazionale per la Connettività rappresenta una delle evoluzioni del Piano Italia a 1 Giga, con l’obiettivo di completare la copertura in fibra nelle aree che non sarebbero economicamente raggiungibili con i soli investimenti di mercato.

Gli interventi finanziati dovranno garantire connessioni con prestazioni di almeno 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi europei del Digital Decade 2030 e al superamento del digital divide.

L’infrastruttura interesserà sette lotti geografici distribuiti sull’intero territorio nazionale.

Investimento privato fino a 300 milioni

Pur beneficiando del contributo pubblico, FiberCop prevede un investimento diretto non superiore a 300 milioni di euro, al netto delle sovvenzioni.

La società precisa che il nuovo progetto non modifica la propria strategia industriale, che resta focalizzata sul completamento della copertura FTTH nelle aree già previste dal Piano Italia a 1 Giga e nelle cosiddette aree autonome.

Il nuovo roll-out inizierà nella seconda metà del 2026, entrerà nella fase più intensa tra il 2027 e il 2029 e dovrà essere completato entro giugno 2030.

Oltre 1,2 milioni di civici già coperti

Con questa aggiudicazione FiberCop amplia ulteriormente il proprio ruolo nell’attuazione delle infrastrutture digitali finanziate dal PNRR.

I nuovi interventi si aggiungono infatti agli oltre 1,2 milioni di civici già coperti nell’ambito dei precedenti programmi pubblici, consolidando la posizione della società come principale operatore infrastrutturale nazionale nella realizzazione della rete FTTH.

L’estensione della copertura dovrebbe inoltre incrementare la quota di rete non contendibile dell’operatore, con effetti positivi sugli indicatori economici di lungo periodo, senza modificare in modo significativo la guidance finanziaria già comunicata al mercato.

Connettività come infrastruttura strategica

L’aggiudicazione conferma il ruolo centrale della rete fissa nello sviluppo digitale del Paese.

Oltre a migliorare l’accesso ai servizi digitali per cittadini e imprese, la diffusione della fibra rappresenta infatti un’infrastruttura abilitante per cloud computing, intelligenza artificiale, Industria 4.0, servizi pubblici digitali e nuove applicazioni ad alta intensità di dati.

In questo scenario, il Fondo Nazionale per la Connettività punta a completare le aree rimaste escluse dai precedenti interventi pubblici, favorendo una copertura omogenea del territorio e sostenendo gli obiettivi di trasformazione digitale previsti dal PNRR.

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Reti intelligenti, resilienza sotto esame: perché il futuro delle telco dipende dall’affidabilità dell’AI https://www.datamanager.it/2026/06/reti-intelligenti-resilienza-sotto-esame-perche-il-futuro-delle-telco-dipende-dallaffidabilita-dellai/ Thu, 25 Jun 2026 12:10:06 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253689 A cura di Athul Prasad, Global Director, AI Industry Solutions, Telco, Media & Entertainment, Cloudera Fino a qualche tempo fa, il termine resilienza nel mondo delle telecomunicazioni era strettamente legato al mantenimento dell’operatività di rete. Oggi questo non è più sufficiente. L’AI sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella gestione dei network. E mentre […]

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A cura di Athul Prasad, Global Director, AI Industry Solutions, Telco, Media & Entertainment, Cloudera

Fino a qualche tempo fa, il termine resilienza nel mondo delle telecomunicazioni era strettamente legato al mantenimento dell’operatività di rete. Oggi questo non è più sufficiente.

L’AI sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella gestione dei network. E mentre l’infrastruttura diventa sempre più distribuita e i dati sempre più sensibili, gli operatori devono garantire servizi continui e sempre disponibili. È esattamente questa la sfida al centro della Giornata Mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell’Informazione di quest’anno: “Rafforzare la resilienza in un mondo connesso”. Questa resilienza che deve essere integrata a ogni livello della connettività, dalle reti terrestri ai cavi sottomarini, fino ai satelliti e ai data center.

Si tratta di una sfida che diventa sempre più urgente man mano che le reti di telecomunicazioni crescono in scala e complessità. Ericsson prevede che il traffico dati mobile globale raggiungerà i 280 exabyte al mese entro il 2030, mentre gli abbonamenti 5G dovrebbero arrivare a 6,3 miliardi, pari ai due terzi di tutti gli abbonamenti mobili. Più traffico, infrastrutture maggiormente distribuite, decisioni sempre più guidate dall’AI: la resilienza non è più solo una questione di ingegneria del back-end. E sempre più spesso dipende da tre elementi: il controllo sovrano dei dati, l’orchestrazione intelligente attraverso reti complesse e la capacità di rendere operativa l’AI in modo sicuro su larga scala.

Controllo sovrano dei dati

Tutto parte dalla data sovereignty: gli operatori non possono costruire reti resilienti se non sanno dove fluiscono i dati sensibili, chi può accedervi o come vengono governati. Un tema che diventa sempre più urgente mentre le telco affrontano una pressione crescente per esporre i dati di rete per nuovi servizi, partnership di ecosistema e opportunità di monetizzazione.

L’espansione dei servizi AI, delle API di rete e di forme più distribuite di inferenza rende la sovranità una questione tanto architetturale quanto di compliance. Gli operatori devono capire come si muovono i dati, dove vengono elaborati e come vengono condivisi all’interno di ambienti sempre più complessi.

Ma non basta mappare i flussi: serve anche controllare accessi e utilizzi, in modo da supportare l’innovazione senza rallentarla. È qui che piattaforme come Cloudera giocano un ruolo chiave, aiutandoli a governare l’accesso ai dati in modo coerente attraverso capacità come la data lineage e un data fabric unificato per esporli in sicurezza.

La posta in gioco è ancora più alta in un contesto geopolitico incerto, dove le domande su dove viaggiano i dati e se transitano attraverso ambienti potenzialmente ostili sono ormai elementi portanti della resilienza.

Orchestrazione intelligente attraverso reti sempre più complesse

La resilienza dipende anche dalla capacità degli operatori di coordinare ambienti di rete sempre più complessi e distribuiti senza compromettere l’esperienza utente. Una parte fondamentale della resilienza futura sarà l’integrazione più stretta tra reti terrestri e non, con i satelliti che aggiungono un livello di ridondanza importante quando condizioni ambientali avverse o interruzioni del backhaul impattano la connettività.

Ma l’integrazione tecnica da sola non basta. Ciò che conta è se quella complessità può essere assorbita senza interferire con l’esperienza di un utente che non si preoccupa di sapere a quale rete è connesso, si aspetta semplicemente che il servizio funzioni. È qui che l’AI interviene, aiutando gli operatori a gestire mobilità, segnale e switching in tempo reale attraverso gli ambienti di rete affinché la connettività rimanga fluida.

Secondo l’ultimo Data Readiness Index di Cloudera, per tre intervistati su cinque nel settore telecomunicazioni le performance dell’infrastruttura ostacolano costantemente le iniziative operative, il dato più alto tra tutti i settori esaminati. Man mano che nuove costellazioni satellitari diventano parte del panorama della connettività, la resilienza dipenderà sempre più da quanto intelligentemente gli operatori orchestrano un ambiente di rete più distribuito.

È in questo contesto che Cloudera vede un’opportunità: abilitare un’infrastruttura dati distribuita in grado di supportare applicazioni AI private a bassa latenza più vicine al network edge. Il ruolo dell’AI non è aggiungere complessità, ma fungere da livello di coordinamento che aiuta le reti ad adattarsi in tempo reale.

Rendere operativa l’AI in modo sicuro su larga scala

Costruire resilienza nell’era dell’AI richiede che agli operatori rendano la stessa AI operativa in modo sicuro e responsabile, perché le reti non possono diventare più resilienti se i sistemi che prendono decisioni al loro interno rimangono difficili da governare e monitorare.

La maggior parte delle telco è ancora nelle fasi iniziali del proprio percorso di maturità AI, con una cautela che continua a influenzare il ritmo di adozione. Gli operatori rimangono altamente avversi al rischio, molti temono che introdurre l’AI nella rete possa interrompere servizi che non possono permettersi di far fallire. Ecco perché la sfida più grande non è adottare l’AI in linea di principio, ma costruire le fondamenta operative necessarie per utilizzarla responsabilmente su larga scala.

Questo significa mettere in atto i giusti flussi di lavoro dei dati, modelli di governance, pratiche di monitoraggio e meccanismi di accountability prima che l’AI venga integrata nelle operazioni di rete live. McKinsey ha rilevato che, mentre circa il 50% dei dirigenti C-level delle telco afferma di vedere già l’impatto dell’AI e dell’AI generativa, il 45% considera ancora i dati come la principale barriera allo scaling degli agenti AI. Il problema non è la mancanza di ambizione, ma la solidità delle fondamenta che possano supportarla in produzione.

Questo gap è particolarmente visibile nell’agentic AI. Sebbene lo slancio stia crescendo e l’AI-RAN Alliance abbia presentato una serie di demo interessanti in occasione dell’MWC 2026, la conversazione rimane radicata nella sperimentazione, nella supervisione umana e in domande irrisolte su guardrail e sovranità. Le telco vorrebbero i benefici delle operazioni AI-native e dell’automazione agentica, ma la resilienza dipenderà in ultima analisi dalla capacità di scalare questi sistemi con la giusta supervisione, spiegabilità, osservabilità e accountability.

Man mano che le reti diventano più intelligenti diventano anche più difficili da governare. Più automazione, infrastrutture più distribuite, più dati che si muovono attraverso un numero crescente di ambienti possono rendere le telecomunicazioni più adattive, ma anche più fragili se le fondamenta non sono sufficientemente solide.

Ecco perché la resilienza deve essere progettata fin dal primo giorno nel modo in cui i dati vengono governati, le reti orchestrate e l’AI implementata. Per gli operatori telco, la vera opportunità è costruire reti che rimangano affidabili, controllabili e resilienti man mano che l’intelligenza viene integrata nel sistema.

 

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20 giugno 1840: nascono le telecomunicazioni moderne https://www.datamanager.it/2026/06/20-giugno-1840-nascono-le-telecomunicazioni-moderne/ Fri, 19 Jun 2026 08:07:34 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253573 Breve storia di un brevetto di un pittore mancato Ogni volta che mandiamo un messaggio vocale di tre minuti per dire “ok arrivo” a qualcuno che è nella stanza a fianco, stiamo inconsapevolmente onorando l’eredità di un signore ottocentesco che impiegò anni per dimostrare di aver inventato un sistema capace di trasmettere, al massimo, qualche […]

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Breve storia di un brevetto di un pittore mancato

Ogni volta che mandiamo un messaggio vocale di tre minuti per dire “ok arrivo” a qualcuno che è nella stanza a fianco, stiamo inconsapevolmente onorando l’eredità di un signore ottocentesco che impiegò anni per dimostrare di aver inventato un sistema capace di trasmettere, al massimo, qualche parola al minuto.

Il telegrafo è il nonno scomodo di ogni rete in fibra ottica, di ogni router che lampeggia nel salotto e di ogni notifica push che ci interrompe mentre dormiamo: stessa idea di base, far viaggiare informazioni più veloci delle gambe umane, solo con qualche miliardo di dollari di marketing in più. E come ogni storia di famiglia che si rispetti, anche questa comincia con un litigio su chi ha avuto l’idea prima.

Un pittore fallito cambia il mondo

Samuel Finley Breese Morse, prima di passare alla storia come il padre del telegrafo, voleva essere ricordato per i suoi quadri. Aveva studiato pittura, aveva persino fondato la National Academy of Design a New York, e considerava la tecnologia poco più di un passatempo da fiera di paese. Poi, nel 1832, durante una traversata atlantica, sentì parlare di elettromagnetismo da un passeggero a bordo della nave e gli si accese la fatidica lampadina (lo scrivo come metafora, perché allora l’elettricità domestica era ancora lontana). Da quel momento abbandonò pennelli e tele e si dedicò a un’idea che, diciamolo subito, non era nemmeno del tutto sua.

Il problema: l’aveva già inventato qualcun altro

Mentre Morse armeggiava nel suo laboratorio improvvisato convinto di essere un visionario solitario, due inglesi, William Cooke e Charles Wheatstone, avevano già brevettato un sistema telegrafico funzionante nel Regno Unito, qualche anno prima che Morse arrivasse al traguardo. Il loro telegrafo usava cinque aghi e un alfabeto complicatissimo, decisamente meno elegante del punto-linea morsiano, ma funzionava. Nessuno lo disse mai esplicitamente a Morse in faccia, ma la storia della tecnologia è piena di gente convinta di essere il primo ad arrivare in cima a una montagna già affollata.

Il vero genio dietro le quinte

C’è un dettaglio che i libri di scuola tendono a glissare con discrezione: il codice che porta il nome di Morse fu in gran parte perfezionato da Alfred Vail, il suo assistente e finanziatore, che semplificò l’alfabeto originale rendendolo quel sistema di punti e linee che oggi chiamiamo “codice Morse”. Vail non ricevette mai un riconoscimento paragonabile, il che è probabilmente il primo grande esempio nella storia della tecnologia di un capo che si porta a casa tutta la gloria mentre il dipendente fa il lavoro vero. Una tradizione, va detto, che la Silicon Valley ha poi perfezionato con dedizione.

Il brevetto e la fiera del tribunale

Il 20 giugno 1840 Morse ottiene finalmente il suo brevetto statunitense per il telegrafo elettrico. Da quel momento si apre una stagione di cause legali che definire “vivace” è un eufemismo. Decine di inventori, ex collaboratori e concorrenti reclamano diritti, royalties, primati e dignità ferita. La disputa più clamorosa arriva fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti con il caso O’Reilly contro Morse, dove la Corte deve decidere, nel 1854, chi possiede davvero l’idea di far viaggiare l’elettricità lungo un filo per trasmettere messaggi. Morse vince, ma a quel punto ha passato più tempo nelle aule di tribunale che nei laboratori.

“Che cosa ha operato Dio”: il primo SMS della storia

Il 24 maggio 1844 Morse invia il primo messaggio telegrafico ufficiale da Washington a Baltimore: una frase biblica scelta per l’occasione, sull’opera compiuta da Dio. Un’apertura solenne, quasi liturgica, per una tecnologia che nel giro di pochi decenni sarebbe stata usata principalmente per comunicare prezzi del grano, pettegolezzi di borsa e, va detto, anche le prime forme di flirt a distanza tra operatori telegrafici sparsi per il continente. Gli storici l’hanno definita “l’internet vittoriana”, e come ogni internet che si rispetti, ci volle pochissimo perché passasse dai propositi nobili all’uso ricreativo.

Il lascito: gloria, soldi e qualche rimpianto

Morse morì ricco e celebrato, con statue, francobolli e libri di testo che gli intestano l’invenzione. Vail morì prima di lui, relativamente ignorato. Cooke e Wheatstone restano una nota a margine nei manuali americani. E il codice Morse, quello vero, è sopravvissuto più di centosettant’anni, usato ancora oggi da radioamatori e marinai, sopravvivendo a telefoni, fax, email e probabilmente sopravvivrà pure all’intelligenza artificiale, perché niente è più indistruttibile di un sistema binario inventato da chi non si è mai preso il merito di averlo inventato.

E adesso? Lo stesso copione, con più antenne

Se Morse si guardasse intorno oggi, probabilmente riconoscerebbe il film: aziende che si fanno causa per anni su chi ha brevettato cosa, ingegneri geniali che restano nell’ombra mentre qualcun altro firma il comunicato stampa, e un’umanità che userà qualsiasi nuova tecnologia di comunicazione principalmente per cose futili prima che per cose nobili (il telegrafo serviva a coordinare le ferrovie, oggi la fibra ottica più veloce del pianeta serve soprattutto a far vedere i video dei gatti in 4K). Tra qualche anno saranno probabilmente i satelliti in orbita bassa o le reti quantistiche a litigarsi il trono delle telecomunicazioni, con tanto di tribunali internazionali a decidere chi ha inventato cosa per primo. E quando un’intelligenza artificiale comincerà a comunicare con un’altra usando un linguaggio tutto suo, incomprensibile agli umani (e parrebbe che già abbiano incominciato)  qualcuno scoprirà con orrore che è semplicemente un codice binario travestito elegantemente: punti e linee, esattamente come quasi duecento anni fa, solo molto più veloci e molto meno romantici.

Morale della storia: nella tecnologia, vince chi brevetta prima, non chi inventa meglio. Una lezione che da Morse a oggi non è mai passata di moda, e che probabilmente sopravvivrà anche a noi.

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TLC e Canone Unico Patrimoniale, interrogazione dell’ on. Amich sulle criticità denunciate da Assoprovider https://www.datamanager.it/2026/06/tlc-e-canone-unico-patrimoniale-interrogazione-dell-on-amich-sulle-criticita-denunciate-da-assoprovider/ Wed, 17 Jun 2026 09:55:26 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253527 Le preoccupazioni espresse da Assoprovider per le distorsioni generate dall’attuale disciplina del Canone Unico Patrimoniale (CUP) giungono in Parlamento. Grazie alla tempestiva segnalazione dell’associazione, l’On. Enzo Amich, membro della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera e Presidente dell’Intergruppo “Sostenibilità Digitale e Sovranità Tecnologica”, ha presentato una formale interrogazione ai Ministri dell’Economia e delle Imprese […]

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Le preoccupazioni espresse da Assoprovider per le distorsioni generate dall’attuale disciplina del Canone Unico Patrimoniale (CUP) giungono in Parlamento.

Grazie alla tempestiva segnalazione dell’associazione, l’On. Enzo Amich, membro della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera e Presidente dell’Intergruppo “Sostenibilità Digitale e Sovranità Tecnologica”, ha presentato una formale interrogazione ai Ministri dell’Economia e delle Imprese e del Made in Italy per chiedere un intervento urgente.

«L’attuale normativa sul Canone Unico Patrimoniale rischia di compromettere la sostenibilità economica dei piccoli operatori che, con grande sforzo, portano la connettività nelle aree periferiche e a minor densità abitativa”, dichiara Antonella Oliviero, presidente di Assoprovider. “Le nostre imprese, che operano in prima linea contro il digital divide, meritano sostegno e non oneri burocratici e fiscali sproporzionati rispetto all’attività svolta; non possiamo combattere da soli una piaga che riguarda l’intero Paese»

L’interrogazione dell’On. Amich mette in luce diverse criticità sostanziali, come l’applicazione dell’importo minimo previsto dai singoli Comuni che grava pesantemente sugli operatori locali, il rischio che la normativa freni gli investimenti infrastrutturali minando la continuità del servizio nelle aree interne, e le problematiche legate alle richieste di pagamento per annualità pregresse, oltre alla mancanza di uniformità applicativa su tutto il territorio nazionale.

Tra le richieste avanzate al Governo figura la convocazione di un tavolo di confronto, previsto sin dal 2022 ma mai attivato, che coinvolga le amministrazioni competenti e le rappresentanze di settore. «Assoprovider conferma la propria totale disponibilità a sedersi al tavolo istituzionale per individuare soluzioni condivise”, conclude la Presidente. “È giunto il momento che le istituzioni scendano in campo al fianco di chi, operando in prossimità, garantisce il diritto alla connettività. Chiediamo equità fiscale, certezza normativa e una visione che tuteli lo sviluppo digitale dei territori più svantaggiati», conclude.

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Ericsson Mobility Report: oltre 3 miliardi di abbonamenti 5G e un traffico dati che cambia volto nell’era della AI https://www.datamanager.it/2026/06/ericsson-mobility-report-oltre-3-miliardi-di-abbonamenti-5g-e-un-traffico-dati-che-cambia-volto-nellera-della-ai/ Wed, 17 Jun 2026 08:13:32 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253524 162 milioni di nuove sottoscrizioni 5G nei primi tre mesi del 2026 spingono a oltre 3 miliardi il totale di abbonamenti nel mondo Ericsson ha presentato oggi la nuova edizione del Mobility Report, lo studio che analizza l’evoluzione delle reti mobili a livello globale con dati e previsioni aggiornate. Nel primo trimestre del 2026 gli […]

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162 milioni di nuove sottoscrizioni 5G nei primi tre mesi del 2026 spingono a oltre 3 miliardi il totale di abbonamenti nel mondo

Ericsson ha presentato oggi la nuova edizione del Mobility Report, lo studio che analizza l’evoluzione delle reti mobili a livello globale con dati e previsioni aggiornate.

Nel primo trimestre del 2026 gli abbonamenti 5G nel mondo hanno superato la soglia dei 3 miliardi. La crescita degli utenti si affianca a un importante cambiamento nel traffico dati: molti operatori, infatti, segnalano che il traffico verso la rete (in uplink) aumenta più velocemente del traffico in downlink, che finora era predominante.  Allo stesso tempo, cresce in tutto il mondo il numero di offerte commerciali di servizi con connettività differenziata, che si basano su funzionalità di network slicing attive su reti 5G Standalone.

Accelerazione su tutti i fronti

Nei primi tre mesi dell’anno si sono aggiunti 162 milioni di nuovi abbonamenti 5G, portando il totale a 3,1 miliardi: la crescita continuerà a ritmo sostenuto, con una previsione di oltre il doppio degli abbonamenti entro la fine del 2031, per un totale di 6,4 miliardi.

Già oggi quasi la metà del traffico dati mobile (48%) viaggia su reti 5G, una quota che salirà all’85% entro fine 2031. Il dato non sorprende se si considera che, secondo il report, in molte aree del mondo – Europa Occidentale, Nord America, Asia Nordorientale e altre regioni – il 90% o più degli abbonamenti mobili sarà 5G.

A fine 2025, inoltre, 390 operatori avevano già lanciato servizi 5G e oltre 90 offrivano già il 5G Standalone (SA). Cresce di pari passo anche l’offerta di connettività differenziata, passata da 65 a 84 proposte a livello globale in soli sei mesi: un fenomeno che non è più di nicchia. Gli operatori sfruttano il network slicing del 5G Standalone per riservare ai diversi casi d’uso una “fetta” di rete dedicata, garantendo così ai clienti i livelli di qualità del servizio richiesti.

”La prossima transizione tecnologica ci porterà nel mondo della physical AI, dove il profilo del traffico dati mobile cambierà radicalmente: i modelli tradizionali basati su data center centralizzati lasceranno spazio a modelli autonomi e distribuiti, utilizzati dagli agenti AI integrati in dispositivi, veicoli e ambienti urbani e connessi tramite il 5G”, ha dichiarato Erik Ekudden, CTO di Ericsson “Le reti mobili non sono più chiamate a offrire solo la migliore connettività possibile: sono infrastrutture critiche e intelligenti, capaci di rispondere alle esigenze applicative più diverse. La crescita delle offerte commerciali basate sul network slicing del 5G Standalone, e degli operatori che implementano nuove reti 5G SA, è un segnale chiaro di questo cambiamento.”

Crescita del traffico e uplink: segnali di cambiamento anche nei comportamenti degli utenti

Il traffico dati (mobile e FWA) è aumentato del 22% su base annua, superando le previsioni dei precedenti report Ericsson grazie soprattutto alla forte spinta registrata in India e Nord America.

Oltre alla crescita complessiva, emerge oggi un cambiamento nella natura del traffico gestito dalle reti 5G: la maggior parte degli operatori telco registra infatti un aumento del traffico in uplink (da dispositivi e altro verso la rete) superiore a quello in downlink, in alcuni casi con un divario molto marcato. Alla base di questo fenomeno c’è l’uso sempre più intenso di smartphone e app di collaborazione, insieme alla condivisione di contenuti generati dagli utenti e alla diffusione dell’archiviazione in cloud.

Su un campione di 55 operatori analizzati da Ericsson, in 43 il traffico uplink è cresciuto più rapidamente del downlink, e per 17 di essi il tasso di crescita è risultato superiore di almeno 1,5 volte. Secondo i modelli previsionali sviluppati dall’azienda, la spinta delle esigenze dati dell’AI potrebbe portare il traffico in uplink a triplicare, o più, entro il 2031.

Andrea Missori, Presidente e Amministratore delegato di Ericsson Italia, commenta: ”Guardando oltre il semplice dato, si osserva una tendenza sempre più evidente: le reti mobili non sono solo infrastrutture di connettività per i consumatori, ma il sistema nervoso su cui si regge la competitività economica e la resilienza dei sistemi Paese. L’Europa e l’Italia hanno il talento, la competenza e una base industriale solida per essere protagoniste, e non spettatrici, della prossima rivoluzione tecnologica. Serve il coraggio di trasformare questi punti di forza in scelte concrete, investendo su reti sicure e affidabili, pronte a sostenere i cambiamenti dirompenti portati dall’intelligenza artificiale.”

Il Fixed Wireless Access come strategia di monetizzazione

Si conferma l’interesse degli operatori per i piani tariffari basati sulla velocità nell’offerta fixed wireless access (FWA), come strategia di monetizzazione strutturata rivolta a diversi segmenti di mercato. Un anno fa, nel report Ericsson di giugno 2025, la quota di operatori FWA orientati a questo tipo di proposta era del 57%; oggi è salita al 71%. Nello stesso periodo, altri sei paesi hanno lanciato per la prima volta il 5G FWA. L’interesse è elevato sia nei paesi con oltre il 95% delle abitazioni connesse in fibra, sia in mercati a basso ARPU come l’India.

Obiettivo 6G: previsioni di standardizzazione e implementazione

Il report evidenzia inoltre la crescente attenzione del settore verso il 6G, con le discussioni sulla standardizzazione già in corso. Tra le aspettative iniziali figurano il pieno supporto all’integrated sensing and communication (ISAC), un’integrazione fluida tra reti terrestri e satellitari per ridurre i gap di copertura, e una forte attenzione all’efficienza energetica, il tutto guidato da un approccio AI-native al 6G.

Le prime specifiche implementabili del 6G sono attese entro la fine del 2028 o l’inizio del 2029, mentre i primi servizi commerciali dovrebbero arrivare attorno al 2030, con livelli di adozione differenti tra regioni e paesi. Come già accaduto con il 5G, Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud e paesi del Golfo sono indicati come probabili early adopter.

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Il nuovo Snom D895M: comunicazione IP professionale ai massimi livelli https://www.datamanager.it/2026/06/il-nuovo-snom-d895m-comunicazione-ip-professionale-ai-massimi-livelli/ Wed, 10 Jun 2026 09:21:56 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253374 Con il D895M, Snom amplia la serie D8xx e definisce un nuovo standard per la telefonia IP premium «engineered in Germany». Grazie a tecnologie avanzate, a un design ergonomico distintivo e alla massima connettività, il nuovo modello di punta è espandibile, sostenibile e pronto a garantire la sovranità digitale nei moderni ambienti aziendali Snom, specialista […]

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Con il D895M, Snom amplia la serie D8xx e definisce un nuovo standard per la telefonia IP premium «engineered in Germany». Grazie a tecnologie avanzate, a un design ergonomico distintivo e alla massima connettività, il nuovo modello di punta è espandibile, sostenibile e pronto a garantire la sovranità digitale nei moderni ambienti aziendali

Snom, specialista nelle soluzioni integrate per la comunicazione aziendale, presenta il nuovo modello di punta della sua affermata serie D8xx. Il D895M è il modello tecnologicamente più avanzato della gamma ed è il risultato di un intenso lavoro di sviluppo, incentrato sulla semplicità d’uso, sulla protezione dell’investimento nel tempo e sulla perfetta integrazione nelle moderne reti aziendali.

Il dispositivo si rivolge alle organizzazioni che necessitano di una piattaforma di comunicazione professionale, sicura e al tempo stesso intuitiva. Dall’ufficio individuale alla direzione, fino alle aree di accoglienza, il D895M abbina un’eccellente qualità vocale a un utilizzo preciso e immediato, oltre a un design di pregio che valorizza qualsiasi ambiente di lavoro moderno.

Ampio display touch per una visione sempre completa

Il display LC a colori da 8 pollici ad alta risoluzione consente di visualizzare contatti, linee e funzioni in modo chiaro e ordinato. L’interfaccia touch intuitiva favorisce un uso rapido, riduce i potenziali errori e assicura un sensibile incremento dell’efficienza, soprattutto nelle postazioni caratterizzate da un elevato volume di chiamate.

Massimo comfort e libertà di movimento grazie alla cornetta DECT e a un’acustica di alta qualità

Un’altra caratteristica distintiva del D895M è la cornetta DECT integrata, che assicura un’elevata libertà di movimento senza alcun compromesso in termini di qualità vocale. Durante una conversazione, gli utenti possono muoversi liberamente nell’ambiente senza essere vincolati da cavi, beneficiando al contempo di una connessione stabile e di una trasmissione audio nitida. Questa funzione si rivela un vantaggio concreto soprattutto in ambienti di lavoro dinamici, come reception e sale riunioni. L’audio HD, l’ampia gamma di frequenze e la soppressione intelligente dell’eco garantiscono una trasmissione cristallina della voce anche negli uffici open space. Insieme all’hardware robusto, al collaudato sistema elettronico di sgancio della cornetta e all’accuratezza della lavorazione, queste caratteristiche fanno del nuovo terminale una soluzione sinonimo di durata, stabilità ed eccellenza acustica.

Connettività versatile per i moderni ambienti di lavoro

Il D895M offre numerose possibilità di collegamento e integrazione, rispondendo alle esigenze dei moderni modelli di lavoro ibrido. La connettività Gigabit Ethernet e WLAN consente di integrare il dispositivo con la massima flessibilità nelle infrastrutture IT esistenti. Le apposite porte USB permettono inoltre di collegare cuffie opzionali e di adattare il telefono ai diversi flussi di lavoro individuali. L’integrazione con i sistemi di Unified Communications avviene senza soluzione di continuità: il D895M è compatibile con le principali soluzioni IP-PBX e UC e si presta quindi perfettamente all’impiego in ambienti aziendali eterogenei. A completare la dotazione contribuiscono protocolli di sicurezza all’avanguardia, la trasmissione cifrata dei dati e aggiornamenti periodici del firmware, che assicurano i più elevati standard in materia di protezione dei dati e conformità normativa. Il D895M soddisfa così sia i requisiti tecnici sia quelli normativi delle aziende attive a livello internazionale.

Il nuovo Snom D895M © 2026 Snom Technology GmbH

Ancora più opzioni con il modulo D8C

Nelle postazioni caratterizzate da un elevato volume di conversazioni o con complesse attività di smistamento delle chiamate, il D895M può essere abbinato a fino a tre moduli di espansione D8C. Il modulo dispone di un ampio display a colori ad alta risoluzione, con un’interfaccia utente chiara e ordinata, e si collega tramite USB Plug & Play. Aggiunge al telefono ulteriori tasti funzione e opzioni di visualizzazione, consentendo di configurare fino a 60 funzioni distribuite su più pagine. Il D8C è quindi ideale per reception, postazioni di segreteria e scenari di gestione delle chiamate nei quali una visione immediata delle informazioni e la possibilità di accesso diretto alle funzioni risultano determinanti.

Un design durevole e sostenibile

Il D895M abbina materiali di alta qualità a tecnologie ad alta efficienza energetica e a un’architettura di prodotto progettata per durare nel tempo. L’assorbimento energetico ottimizzato tramite Power over Ethernet, i componenti robusti e la disponibilità dei ricambi a lungo termine contribuiscono a preservare le risorse e a proteggere l’investimento nel tempo. Snom aiuta così le aziende a gestire la propria infrastruttura IT in modo economicamente sostenibile e rispettoso dell’ambiente anche nel lungo periodo.

Sovranità digitale e sicurezza frutto dell’ingegneria tedesca

Come tutte le soluzioni Snom, anche il D895M è stato sviluppato in Germania e soddisfa i più elevati requisiti in materia di sicurezza e protezione dei dati. La cifratura delle comunicazioni, gli aggiornamenti periodici del firmware e una gestione trasparente del ciclo di vita del prodotto garantiscono alle aziende il pieno controllo della propria infrastruttura di comunicazione.Il D895M risponde quindi alle esigenze fondamentali dei moderni reparti IT: elevata sicurezza operativa, semplicità di integrazione e gestione sostenibile nel tempo, il tutto sulla base della qualità dell’ingegneria tedesca.

«Con il D895M completiamo la nostra serie D8xx e proponiamo un terminale IP capace di coniugare perfettamente design, prestazioni e comfort d’uso», afferma Fabio Albanini, Senior VP Sales & Operations. «Grazie all’ampio display touch, alla cornetta DECT e alle numerose possibilità di collegamento, rispondiamo a tutte le esigenze in termini di comunicazione aziendale flessibile, sicura e pronta per il futuro. È esattamente questo che Snom intende per qualità premium: engineered in Germany».

Il nuovo modello di punta della serie D8xx di Snom è disponibile da subito presso i rivenditori specializzati ed è coperto da una garanzia del produttore di tre anni.

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Il cuore pulsante del digitale italiano: il networking è la chiave per i data center enterprise https://www.datamanager.it/2026/06/il-cuore-pulsante-del-digitale-italiano-il-networking-e-la-chiave-per-i-data-center-enterprise/ Wed, 10 Jun 2026 09:11:26 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253372 Scalabilità, resilienza, automazione, sicurezza e visibilità: i pilastri fondamentali per un futuro digitale da 21,8 miliardi di euro A cura di Giovanni Prinetti, European Solutions Marketing Manager di Allied Telesis Il data center è il cuore pulsante del business moderno, l’infrastruttura critica che abilita trasformazione digitale, servizi cloud e intelligenza artificiale. In Italia, stiamo assistendo […]

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Scalabilità, resilienza, automazione, sicurezza e visibilità: i pilastri fondamentali per un futuro digitale da 21,8 miliardi di euro

A cura di Giovanni Prinetti, European Solutions Marketing Manager di Allied Telesis

Il data center è il cuore pulsante del business moderno, l’infrastruttura critica che abilita trasformazione digitale, servizi cloud e intelligenza artificiale. In Italia, stiamo assistendo a una crescita esponenziale di questo settore, che lo posiziona come un hub strategico nel Mediterraneo.

Secondo il report IDA, nel 2024, la capacità complessiva dei data center italiani ha raggiunto i 287 MW, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Le previsioni sono ancora più impressionanti: si stima un’ulteriore crescita di 110 MW nel 2025 e quasi 250 MW nel 2026, con attività di costruzione in corso per 343 MW e altri 1.684 MW pianificati. Questo boom si traduce in investimenti previsti che superano i 21,8 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, destinati alla costruzione e all’allestimento delle infrastrutture. Entro il 2029, la capacità installata raggiungerà l’impressionante cifra di 1,522 GW, circa sei volte quella del 2024, con un tasso annuo di crescita medio del 40%.

Questa espansione infrastrutturale, trainata anche da hyperscaler come Microsoft, Amazon e Google, rende più che mai evidente come la rete del data center sia cruciale per la competitività e l’innovazione del business italiano. Per garantire che questa crescita si traduca in un vantaggio competitivo, è fondamentale che il networking del data center enterprise sia progettato e gestito con attenzione a cinque elementi chiave: scalabilità, resilienza, automazione, sicurezza e visibilità.

Scalabilità: crescere senza interruzioni

Con una capacità che si prevede raggiungerà 1,522 GW entro il 2029, la scalabilità non è più un’opzione, ma una necessità. Un’infrastruttura di rete scalabile permette ai data center di ampliarsi rapidamente e senza interruzioni, adattandosi alla crescente domanda di servizi cloud e di AI. Questo significa adottare architetture flessibili, che possano accogliere nuovi server, storage e applicazioni, senza richiedere rifacimenti completi.

Resilienza: garanzia di continuità operativa

In un mercato che investe 21,8 miliardi di euro, ogni minuto di inattività ha un costo enorme. La resilienza della rete è la capacità di mantenere l’operatività anche in caso di guasti o interruzioni. Ciò si ottiene attraverso ridondanza a tutti i livelli (hardware, percorsi di rete, alimentazione) e meccanismi di failover rapidi. Per le aziende italiane, la resilienza della rete del data center è sinonimo di continuità operativa, protezione dei dati e fiducia dei clienti, elementi indispensabili per sostenere la trasformazione digitale in atto.

Automazione: efficienza nella gestione della complessità

La gestione di data center che crescono a un tasso medio del 40% annuo non può più affidarsi a processi manuali. L’automazione del networking, attraverso soluzioni come il Software-Defined Networking (SDN) e la gestione centralizzata, riduce gli errori umani, velocizza il deployment di nuove risorse e ottimizza la loro allocazione. Questo non solo migliora l’efficienza operativa, ma libera anche il personale IT per concentrarsi su attività a più alto valore aggiunto, essenziale per gestire l’enorme espansione infrastrutturale prevista.

Sicurezza: proteggere il cuore digitale del business

Con l’aumento delle capacità e degli investimenti, cresce anche la superficie di attacco. La sicurezza della rete del data center è fondamentale per proteggere dati sensibili, applicazioni critiche e reputazione aziendale. Ciò include la segmentazione, il controllo degli accessi basato sulle identità, la rilevazione e la prevenzione delle minacce, nonché la crittografia dei dati in transito.

Visibilità: controllo e ottimizzazione delle prestazioni

Per gestire efficacemente un’infrastruttura così estesa e complessa, è indispensabile avere una visibilità completa e in tempo reale su ogni aspetto della rete. Strumenti di monitoraggio avanzati, analisi del traffico e dashboard intuitive permettono agli amministratori di identificare rapidamente colli di bottiglia, risolvere problemi e ottimizzare le prestazioni. Questa visibilità è cruciale per massimizzare il ritorno sugli investimenti e garantire che la rete supporti al meglio la crescente domanda di servizi cloud e di AI.

L’Italia si sta affermando come un hub strategico per i data center nel Mediterraneo, con una crescita e investimenti senza precedenti. Questa espansione infrastrutturale richiede una rete intelligente e robusta che sia il vero motore della trasformazione digitale. Scalabilità, resilienza, automazione, sicurezza e visibilità sono gli elementi chiave che permettono ai data center enterprise italiani di essere performanti, competitivi e pronti per il futuro, abilitando l’innovazione e la crescita del business moderno.

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