Atlas – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:11:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Atlas – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La Volkswagen aggiunge un altro SUV alla sua gamma negli USA https://www.datamanager.it/2018/03/la-volkswagen-aggiunge-un-altro-suv-alla-sua-gamma-negli-usa/ Sun, 25 Mar 2018 12:00:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144321 La versione a cinque posti della Atlas amplia l’offerta di SUV. Il 28 marzo 2018, anteprima mondiale della concept Dopo aver lanciato con successo la Atlas sul mercato americano, la Volkswagen amplia la sua gamma con un altro SUV. Questo nuovo modello è basato sulla Atlas ma ha cinque posti e una linea del tetto […]

L'articolo La Volkswagen aggiunge un altro SUV alla sua gamma negli USA proviene da Data Manager Online.

]]>
La versione a cinque posti della Atlas amplia l’offerta di SUV. Il 28 marzo 2018, anteprima mondiale della concept

Dopo aver lanciato con successo la Atlas sul mercato americano, la Volkswagen amplia la sua gamma con un altro SUV. Questo nuovo modello è basato sulla Atlas ma ha cinque posti e una linea del tetto da coupé. A offrire un’anticipazione di questo nuovo SUV sarà una concept car pre-serie che verrà presentata la prossima settimana al New York International Auto Show. Come la Atlas a sette posti, la nuova versione a cinque posti sarà prodotta nello stabilimento Volkswagen di Chattanooga (Tennessee, USA) ed è stata disegnata e progettata specificamente per il mercato americano.

L’ampliamento della gamma SUV è parte della strategia TRANSFORM 2025+. La domanda crescente di questo tipo di auto da parte del mercato, infatti, rappresenta un fattore di crescita importante per la Volkswagen.

Per questa ragione la Marca sta ampliando la sua offerta in modo consistente. Già oggi, una Volkswagen su sette venduta è un SUV. Entro il 2020, saranno 19 i SUV offerti a livello internazionale; da modelli con dimensioni simili a quelle della Polo, fino a proposte più grandi come la Atlas. Grazie al successo di questo tipo di prodotti, la Volkswagen sta registrando un significativo aumento tendenziale delle vendite in tutte le regioni mondiali, oltre ad avere ottenuto nel 2017 una crescita nettamente superiore alla media di mercato.

La Atlas è la dimostrazione del successo riscosso dai nuovi SUV della Volkswagen.

Dal suo lancio avvenuto l’anno scorso, è già stata venduta in oltre 36.000 unità. Questo risultato ha contribuito a spingere oltre il 50% la quota di SUV negli USA.

Hinrich J. Woebcken, Presidente e Amministratore Delegato della Volkswagen of America, Inc. aggiunge: “La Atlas sta dando una grande spinta alla Volkswagen. Anche per questo siamo molto felici di dare il benvenuto nella nostra gamma SUV a questa nuova versione a cinque posti, che verrà prodotta a Chattanooga”.

La Volkswagen investirà circa 340 milioni di Dollari USA nel lancio di questo modello, in aggiunta ai circa 900 milioni di Dollari USA già investiti per espandere lo stabilimento di produzione. La versione a cinque posti della Atlas sarà il terzo modello prodotto nello stabilimento di Chattanooga, dove vengono già realizzate la Atlas dal 2017 e la versione USA della Passat dal 2011.

Al New York Auto Show (dal 28 marzo all’8 aprile) la Volkswagen presenterà una concept car che anticipa la versione a cinque posti della Atlas sviluppata appositamente per l’America Settentrionale. Come la versione a sette posti, la Atlas a cinque posti è basata sulla piattaforma modulare MQB. Sul fronte del design, la concept car pre-serie colpisce grazie al suo posteriore sportivo e compatto in stile coupé. Il profilo laterale combina proporzioni definite con una presenza massiccia. Un particolare tocco di dinamismo viene dai montanti posteriori, molto più inclinati rispetto a quelli della versione a sette posti.

La Atlas a cinque posti conquisterà i Clienti grazie a contenuti di alto livello. Offrirà motori tecnologicamente avanzati, cambio automatico a 8 rapporti, trazione integrale 4MOTION e sospensioni confortevoli, oltre a sistemi di assistenza alla guida e tecnologie innovative come Active Info Display, cruise control adattivo (ACC), Front Assist, sistema di frenata anti collisione multipla, Blind Spot Monitor, Lane Assist e Park Assist.

L'articolo La Volkswagen aggiunge un altro SUV alla sua gamma negli USA proviene da Data Manager Online.

]]>
Atlas robot: adesso fa paura https://www.datamanager.it/2016/02/atlas-robot-adesso-paura/ Wed, 24 Feb 2016 15:21:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95317 Boston Dynamics ha risolto i problemi di autonomia dell’umanoide che adesso può davvero cominciare a vivere senza bisogno di supporto esterno Spesso, negli ultimi anni, abbiamo assistito a fenomenali e terrificanti esperimenti della Boston Dynamics, azienda di proprietà Google che costruisce robot in collaborazione con il DARPA, agenzia di ricerca della difesa USA. L’ultimo esemplare di […]

L'articolo Atlas robot: adesso fa paura proviene da Data Manager Online.

]]>
Boston Dynamics ha risolto i problemi di autonomia dell’umanoide che adesso può davvero cominciare a vivere senza bisogno di supporto esterno

Spesso, negli ultimi anni, abbiamo assistito a fenomenali e terrificanti esperimenti della Boston Dynamics, azienda di proprietà Google che costruisce robot in collaborazione con il DARPA, agenzia di ricerca della difesa USA. L’ultimo esemplare di robot umanoide, in grado di supportare il lavoro degli uomini, è Atlas, visto già ad agosto in versione migliorata, anche se connesso per forza di cose ad un cavo esterno che faceva da alimentatore. In quell’occasione lo abbiamo visto camminare e correre (relativamente) per i boschi statunitensi, capace anche di evitare ostacoli e non cadere.

Futuro più vicino

Quello che abbiamo oggi dinanzi agli occhi è un robot che non si differenzia molto dal precedente, se non per una caratteristica essenziale: non ha bisogno di cavetti di connessione per funzionare. Al suo interno c’è infatti una batteria che li permette di girovagare da solo per la città, così come per terreni impervi. La macchina, anche se non è per niente corretto chiamarla così, è alta 175 cm, pesa 82 kg ed è sempre più il ponte di connessione più probabile verso l’umanizzazione della tecnologia, almeno dal punto di vista tecnico. Se conosciamo Atlas per le sue caratteristiche esteriori, meno si sa del cervello che lo guida. Dietro l’Intelligenza Artificiale del progetto di Boston Dynamics c’è il supporto essenziale di Google, da sempre interessata agli sviluppi dell’AI sia come integrazione dei servizi per gli utenti finali che per progetti più avveniristici, in grado di cambiare il mondo.

L'articolo Atlas robot: adesso fa paura proviene da Data Manager Online.

]]>
DDoS e geopolitica, analisi degli attacchi durante le proteste a Hong Kong https://www.datamanager.it/2014/11/ddos-geopolitica-analisi-degli-attacchi-durante-proteste-hong-kong/ Fri, 14 Nov 2014 13:41:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64987 A cura di Kirk Soluk, Threat Intelligence and Response Manager di Arbor Networks Agli inizi di agosto avevamo esaminato i dati che dimostravano un’evidente correlazione tra i conflitti del mondo reale e quelli online, che l’ASERT tiene costantemente sotto controllo. Recenti tumulti politici rappresentano un’ulteriore situazione nella quale emergono chiari indicatori di correlazione quando si […]

L'articolo DDoS e geopolitica, analisi degli attacchi durante le proteste a Hong Kong proviene da Data Manager Online.

]]>
A cura di Kirk Soluk, Threat Intelligence and Response Manager di Arbor Networks

Agli inizi di agosto avevamo esaminato i dati che dimostravano un’evidente correlazione tra i conflitti del mondo reale e quelli online, che l’ASERT tiene costantemente sotto controllo. Recenti tumulti politici rappresentano un’ulteriore situazione nella quale emergono chiari indicatori di correlazione quando si effettuano analisi delle serie temporali sui dati degli attacchi DDoS.

L’ultima ondata di proteste a favore della democrazia verificatasi a Hong Kong è iniziata il 22 settembre quando “…studenti di 25 scuole e università hanno avviato una settimana di boicottaggi per protestare contro la decisione di Pechino di procedere a elezioni indirette per la carica di capo del governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong“. Le proteste si sono rafforzate il 28 settembre quando un gruppo pro-democrazia più ampio, Occupy Central with Love and Peace, ha unito le forze con gli studenti. Il 1′ ottobre la piazza ha preannunciato un aumento del livello di disobbedienza civile in caso di mancate dimissioni dell’attuale governatore di Hong Kong, Leung Chun-Ying. Da quel momento le tensioni sono salite con cariche della polizia, lancio di lacrimogeni, barricate, scontri, chiusura di edifici pubblici, blocco delle infrastrutture e forte ricorso ai social media per promuovere i punti di vista sia dei contestatori che dei supporter governativi. Esaminando i dati sulla visibilità degli attacchi Internet raccolti da Arbor ATLAS abbiamo identificato le attività DDoS nella regione APAC correlate con l’andamento della protesta di Hong Kong.

L’iniziativa Arbor ATLAS

Le informazioni DDoS fornite nel resto di questo report sono attinte dall’iniziativa Arbor ATLAS, che riceve statistiche anonimizzate su traffico Internet ed eventi DDoS da oltre 290 ISP di tutto il mondo equipaggiati con le soluzioni per la mitigazione DDoS fornite da Arbor. Mentre numerosi eventi osservati sono sintomatici di attacchi avvenuti nel corso di questo periodo, è importante notare che non è possibile identificare con certezza le motivazioni di ogni singolo evento.

Hong Kong come bersaglio di attacchi DDoS (settembre-ottobre)

Numero di attacchi DDoS osservati

Il grafico seguente illustra come il numero di attacchi DDoS osservati diretti contro proprietà online associabili a Hong Kong sia più che raddoppiato tra settembre e ottobre passando da 1.688 a 3.565 attacchi discreti da un mese all’altro.

hong kong
Numero totale di attacchi diretti contro Hong Kong (settembre e ottobre 2014)

Sebbene il numero di attacchi DDoS sia aumentato significativamente da settembre a ottobre, non vi è stata una differenza percepibile in termini di altri attributi come dimensioni o durata degli attacchi. Per esempio, i grafici seguenti mostrano la distribuzione percentuale degli attacchi DDoS rispetto a determinati intervalli di dimensioni nei mesi di settembre e ottobre, indicando anche il numero assoluto di eventi registrati:

1
Percentuale di attacchi entro un determinato intervallo di dimensioni

Nel complesso la percentuale di attacchi DDoS compresi entro un certo intervallo di dimensioni è rimasta tutto sommato omogenea da settembre a ottobre con la differenza più rilevante in una riduzione del 4% nel numero di attacchi DDoS nell’intervallo da 2gb/sec a 5gb/sec.

L’analisi del numero e delle dimensioni degli attacchi DDoS relativi a Hong Kong esposti nelle Figure 1 e 2 può essere riassunta così: “ottobre ha visto ripetersi gli eventi di settembre, ma con molta più frequenza!”.

Dimensioni degli attacchi e avvenimenti di cronaca correlati

La Figura 3 illustra gli attacchi DDoS più grandi di ogni giornata in termini di bandwidth tra quelli che hanno interessato proprietà online associabili a Hong Kong nel mese di ottobre:

2
I picchi quotidiani nelle dimensioni degli attacchi (Gbps)

Spiccano tre grandi attacchi DDoS avvenuti il 14 ottobre (45,4gb/sec), il giorno 17 (38,3gb/sec) e il giorno 19 (45,6gb/sec). Anche il numero totale di attacchi DDoS osservati contro proprietà online associabili a Hong Kong ha registrato dei picchi nelle stesse giornate (rispettivamente 289, 419 e 427 attacchi). Dal momento che la stragrande maggioranza degli eventi DDoS riportati tramite ATLAS è anonimizzata, non è possibile determinare con certezza l’esatta correlazione tra questi specifici attacchi DDoS e le proteste in corso. Tuttavia sembra che questi attacchi siano coincisi con i report apparsi su Twitter e sul Wall Street Journal relativi ai tentativi dei supporter filogovernativi di impedire fisicamente all’editore pro-democrazia Apple Daily di distribuire i propri quotidiani. In particolare, il WSJ ha notato come Apple Daily “abbia dovuto affrontare contemporaneamente un cyberattacco che ha bloccato per intere ore il proprio sistema di posta elettronica”. Il 14 ottobre, Computerworld Hong Kong ha raccolto la dichiarazione di un dipendente di Next Media (la parent company di Apple Daily) secondo cui: “La rete non funzionava più, bloccando non solo Apple Daily ma tutte le pubblicazioni di Next Media”.

E poi?

In base alle statistiche regionali degli attacchi DDoS della prima settimana di novembre, sembra proprio che gli attacchi DDoS contro proprietà Internet associabili a Hong Kong stiano proseguendo. Il seguente grafico illustra le dimensioni di picco degli attacchi DDoS nell’intervallo dei 30gb/sec in quattro giorni consecutivi (3 – 6 novembre):

3
I picchi quotidiani nelle dimensioni degli attacchi (Gbps) nella prima settimana di novembre

In conclusione

Per quanto sia difficile stabilire con certezza relazioni causali e attribuzioni, è evidente come gli attacchi DDoS siano divenuti la normalità nel corso di agitazioni politiche ovunque nel mondo. In questo caso abbiamo osservato un incremento del 111% nel numero di attacchi DDoS diretti contro proprietà Internet associabili a Hong Kong analizzando i mesi immediatamente prima e dopo la richiesta di dimissioni – avanzata il 1′ ottobre – del governatore di Hong Kong. Inoltre, attacchi DDoS su vasta scala sono avvenuti in coincidenza di azioni condotte contro mezzi di informazione favorevoli al movimento di protesta.

 

L'articolo DDoS e geopolitica, analisi degli attacchi durante le proteste a Hong Kong proviene da Data Manager Online.

]]>
Fabiola Gianotti. La sfida della ricerca https://www.datamanager.it/rivista/fabiola-gianotti-la-sfida-della-ricerca-55555.html Thu, 17 Apr 2014 10:39:56 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/fabiola-gianotti-la-sfida-della-ricerca/ Il CERN come modello di cooperazione europea «La leadership nasce per consenso e non può essere imposta dall’alto»   Fabiola Gianotti è entrata a far parte del Centro Europeo di Ricerche Nucleari (CERN) di Ginevra, durante il suo dottorato, lavorando su vari esperimenti, come UA2 (argomento della tesi) e ALEPH, il precursore di LHC, l’acceleratore di […]

L'articolo Fabiola Gianotti. La sfida della ricerca proviene da Data Manager Online.

]]>
Il CERN come modello di cooperazione europea 
«La leadership nasce per consenso e non può essere imposta dall’alto»

 

Fabiola Gianotti. La sfida della ricercaFabiola Gianotti è entrata a far parte del Centro Europeo di Ricerche Nucleari (CERN) di Ginevra, durante il suo dottorato, lavorando su vari esperimenti, come UA2 (argomento della tesi) e ALEPH, il precursore di LHC, l’acceleratore di particelle che ha reso possibile la prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs. Proprio in qualità di portavoce di ATLAS, il 4 luglio 2012, Fabiola Gianotti ha annunciato al mondo la scoperta del bosone. Tra le cento donne più potenti del mondo nella classifica di Forbes, Fabiola Gianotti è un talento naturale della ricerca e possiede una eleganza rara.

Il padre geologo, la madre professoressa di lettere. Diplomata in pianoforte al conservatorio di Milano, la vocazione per le scienze nasce sui banchi di scuola, studiando Einstein e Marie Curie. Laureata in Fisica delle particelle, Fabiola Gianotti è riuscita nell’impresa di guidare una squadra di oltre tremila scienziati e forse è questa l’impresa più grande che sta dietro il bosone di Higgs: la capacità di lavorare insieme per il progresso dell’umanità. Se l’Europa avrà una possibilità di restare uno spazio di pace e di sviluppo, sarà perché avrà preso il Cern come nuovo modello di cooperazione, superando i particolarismi dei singoli stati. Uno dei ragazzi di via Panisperna, l’italiano Edoardo Amaldi, contribuì in prima persona alla creazione del CERN di Ginevra, frutto dello sforzo comune di 12 paesi europei che sette anni prima erano ancora in guerra tra loro. Il Cern è la prima istituzione dell’Europa unita.

In un momento storico in cui l’idea di Unione europea cede il passo alla rinascita degli egoismi nazionalistici, il sogno di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli di un’Europa dei popoli e del lavoro e non solo della moneta e dei mercati, più aperta, solidale, capace di guardare alle radici della cultura sociale d’impresa è la sola vera alternativa di sviluppo che abbiamo davanti. Mentre la politica si ripiega su se stessa, la collaborazione e la conoscenza indicano il cammino da compiere.

«Il budget di ricerca per il Cern ammonta a un miliardo di franchi svizzeri all’anno, che diviso per il numero dei cittadini europei è l’equivalente di un cappuccino» – racconta Fabiola Gianotti, durante il Festival della scienza di Bergamo. Il miglior cappuccino “pagato”, mai offerto alle future generazioni.  

Data Manager: Che cosa rappresenta la scoperta del bosone di Higgs?

Fabiola Gianotti: Fino al 4 luglio dell’anno scorso, non conoscevamo l’origine della massa delle particelle, la scoperta del bosone di Higgs ha finalmente risposto a questa domanda e ci ha permesso di fare un passo avanti nella comprensione dell’universo. Il bosone di Higgs rappresenta il punto di partenza per nuove scoperte e una nuova fisica che risponderà a quelle domande che restano ancora senza risposta. Con il bosone di Higgs è iniziata una nuova era della ricerca scientifica, perché per individuare questa particella abbiamo dovuto sviluppare tecnologie di punta innovative in tutti i campi, dal computing alla progettazione, che abbiamo trasferito alla società, alla medicina, all’industria, all’analisi dei dati e dei materiali.

E il CERN di Ginevra può essere un modello di cooperazione possibile in un’Europa agitata dai nuovi nazionalismi?

Il Cern è un grande laboratorio ma anche un luogo di eccellenza, dove lavorano più di 10mila scienziati provenienti da 60 paesi diversi, e dove le giovani menti dei ricercatori si possono allenare, in un clima di pace e scambio reciproco. Oggi, il Cern coinvolge 20 stati membri, tutti europei. Il budget di un miliardo di franchi svizzeri è suddiviso tra gli stati membri in modo proporzionale al loro PIL. L’Italia contribuisce per circa l’undici per cento del budget che corrisponde a circa ottanta milioni di euro. Il prezzo equivalente di un cappuccino per abitante.

Come viene utilizzato questo budget?

Con questi soldi si pagano gli stipendi dei dipendenti – tra i quali anche il mio – e si costruiscono e si sviluppano le infrastrutture come gli acceleratori e i laboratori che sono utilizzati dai fisici di tutto il mondo per fare esperimenti. Il contributo dell’Italia è molto forte, non solo in termini economici, ma anche di risorse umane: su 10mila scienziati, mille e quattrocento sono italiani.

Il Large Hadron Collider (LHC) è il più potente acceleratore di particelle costruito dall’uomo e ci permette di studiare le leggi della natura su scale a livello dei quark, un miliardesimo di miliardesimo di metro. L’infinitamente piccolo ci dà la possibilità di studiare l’infinitamente grande. L’LHC è un anello di 27 chilometri, cento metri sottoterra, alla frontiera tra la Svizzera e la Francia. I due esperimenti più grandi sono ATLAS e CMS.

La popolazione di Atlas, l’esperimento al quale ho partecipato, è composta da tremila collaboratori, di cui un terzo sono studenti di dottorato: le donne sono in media il 20%, ma questa percentuale cresce a ogni generazione, segno che sempre più giovani donne decidono di dedicarsi alla ricerca scientifica.

Lavorare ai confini della conoscenza che cosa significa?

Significa fare i conti con un’impresa che nessuno ha mai tentato prima. Quando si lavora con strumenti che nessuno ha mai costruito prima, con prototipi nuovi, che anche l’industria deve imparare a costruire, ci si allena alla risoluzione dei problemi, ma pure ad accettare i fallimenti, che bisogna affrontare ricominciando daccapo con coraggio e determinazione.

Qual è il ruolo dell’ICT nella ricerca scientifica?

Le tecnologie dell’informazione e del computing sono fondamentali per la ricerca. Il Cern è il più grande laboratorio per la fisica delle particelle, un centro di eccellenza in cui il raggiungimento degli obiettivi di ricerca è reso possibile grazie all’impiego di tecnologie innovative e avanzate in moltissimi campi, il primo esempio che mi viene in mente è il World Wide Web che fu introdotto all’inizio degli anni 90, proprio per facilitare lo scambio di informazioni tra gli scienziati coinvolti negli esperimenti del laboratorio. Ma non è il solo esempio di innovazione che è nata al CERN e che poi ha cambiato il mondo. La PET e la risonanza magnetica sono applicazioni pratiche che derivano dai rivelatori di particelle. I rivelatori sono degli oggetti mastodontici di alta tecnologia con cui circondiamo il punto di collisione delle particelle a una velocità molto prossima a quella della luce all’interno dell’LHC e permettono di mostrare tutti i prodotti della collisione, misurandone la traiettoria e l’energia. Alla fine abbiamo una ricostruzione completa dell’evento come se fosse una serie di fotogrammi. Tutto questo è possibile, mettendo a frutto la più avanzata potenza di calcolo e di storage disponibile per l’elaborazione dei risultati. Usiamo tremila chilometri di cavi per trasportare i dati, e ogni esperimento produce una quantità di dati dell’ordine dei 10 petabyte, se volessimo usare dei DVD, ne occorrerebbe una pila alta 20 chilometri.

Come fate a processare tutti quei dati quasi in tempo reale?

Alla base della capacità di analisi del CERN c’è il concetto di griglia. Abbiamo costruito una griglia di computer costituita da 150 centri di calcolo diffusi in tutto il mondo che sono collegati da reti efficienti e molto veloci che ci permettono di avere una grandissima quantità di processori e di spazio disco distribuito. Questa grid rende trasparente e accessibile l’informazione a tutta la comunità di scienziati e ricercatori.  Per esempio, uno studente, che fa una tesi a Tokyo e vuole analizzare le collisioni di ATLAS sul bosone di Higgs, può lanciare il suo programma di analisi che va a pescare i dati che magari sono a Lione e che vengono analizzati con processori che si trovano a Oxford. Lo studente ignora tutto questo, ma è la griglia che dietro le quinte utilizza le risorse disponibili al momento nel modo più efficace possibile. 

Lei ha guidato migliaia di scienziati nel regno della ricerca scientifica, feudo tradizionalmente maschile. Che consiglio darebbe alle donne manager che guidano le aziende?

Di non dimostrare di essere più brave degli uomini a ogni costo. Lasciare il controllo, non significa perdere il comando. La leadership nasce per consenso e non può essere imposta dall’alto. Credo nelle organizzazioni leggere, dove le gerarchie servono per essere più efficienti, ma non diventano un elemento di rigidità che soffoca l’iniziativa e la creatività delle persone.

Lei si sente una donna di potere?

Sento il peso della responsabilità di essere presa a modello da tanti giovani che hanno deciso di intraprendere l’avventura della ricerca scientifica.

A chi sente di dovere qualcosa?

Ai miei genitori, che mi hanno insegnato che per raggiungere un obiettivo bisogna impegnarsi e non arrendersi e che nessun traguardo può valere il rispetto di se stessi.

Qual è il futuro della ricerca?

La ricerca di base è la linfa che alimenta la ricerca applicata e quindi il progresso dell’umanità, che non può compiere passi in avanti senza idee. Non finanziare la ricerca pura, perché non ci dà immediatamente un ritorno concreto dell’investimento, non è segno di lungimiranza, ma rappresenta un grosso errore, perché alla lunga la mancanza di idee genera un vuoto difficile da colmare.

L'articolo Fabiola Gianotti. La sfida della ricerca proviene da Data Manager Online.

]]>
Ecco Atlas, il robot Terminator https://www.datamanager.it/news/ecco-atlas-il-robot-terminator-48783.html Fri, 12 Jul 2013 10:05:40 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/ecco-atlas-il-robot-terminator/ Presentanto dalla DARPA il prototipo del soldato di fanteria del futuro che può affrontare terreni accidentali e portare strumenti umani

L'articolo Ecco Atlas, il robot Terminator proviene da Data Manager Online.

]]>
Presentanto dalla DARPA il prototipo del soldato di fanteria del futuro che può affrontare terreni accidentali e portare strumenti umani

L’hanno presentato ieri e ci scommetteremmo che ai presenti sarà salito un brivido lungo la schiena. Atlas è un umanoide in versione beta che, seppur progettato come aiuto in disastri e calamità, assomiglia tanto a personaggi di film di fantascienza, primo tra tutti lo Skynet di Terminator. La DARPA lo ha realizzato assieme alla Boston Dynamics, la stessa azienda dietro il famigerato BigDog e altre creature robot da incubo.

Cosa può fare

Atlas può camminare, portare oggetti (anche pesanti) e viaggiare su terreni difficili, che l’uomo non potrebbe calcare. Due braccia, con mani, gambe e piedi che, assieme al tronco, restituiscono alla figura un aspetto davvero incredibile. Secondo gli sviluppatori, la testa di Atlas integra telecamere e un telemetro laser. Tutto funziona tramite energia elettrica, proprio come le auto Tesla, il punto debole della struttura è che quindi necessita di una ricarica costante.

atlas darpa robot 

Test pubblici da dicembre

Le attuali squadre DARPA potranno utilizzare Atlas in prova fino a dicembre, quando vi saranno testi aperti presso l’Homestead Miami Speedway in Florida. In quella occasioen sarà possibile assistere al robot che guiderà un veicolo utilitario, camminerà su terreni irregolari, sfonderà pareti, chiuderà valvole ad alta pressione e utilizzerà un idrante. Qui è possibile vedere le principali caratteristiche di Atlas.

L'articolo Ecco Atlas, il robot Terminator proviene da Data Manager Online.

]]>
La fisica Fabiola Gianotti finalista per la copertina del Time https://www.datamanager.it/news/la-fisica-fabiola-gianotti-finalista-la-copertina-del-time-43233.html Fri, 21 Dec 2012 10:35:40 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/12/la-fisica-fabiola-gianotti-finalista-per-la-copertina-del-time/ La scienziata italiana, che ha partecipato alla scoperta del bosone di Higgs, è quarta in classifica dietro a Barack Obama, Malala Yousafzai e Tim Cook

L'articolo La fisica Fabiola Gianotti finalista per la copertina del Time proviene da Data Manager Online.

]]>
La scienziata italiana, che ha partecipato alla scoperta del bosone di Higgs, è quarta in classifica dietro a Barack Obama, Malala Yousafzai e Tim Cook

Una volta tanto l’eccellenza italiana viene premiata anche all’estero. La fisica Fabiola Gianotti, a capo di uno degli esperimenti più importanti per trovare il famoso bosone di Higgs, chiamato anche la “Particella di Dio”, è entrata nella strettissima rosa di candidati che si contenderanno la copertina della rivista Time.

“Un anno memorabile per la fisica”

“Sono molto felice. E’ stato un anno memorabile per la fisica delle particelle e resterà nella memoria di tutti noi come un anno molto intenso” –  ha detto la ricercatrice dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn) – E’ stato un anno duro, molto intenso. Personalmente ho la sensazione di aver visto la comunità scientifica del Cern lavorare tutta assieme, con un grandissimo entusiasmo, energia e motivazione da parte di una squadra di giovani. Questo mi ha molto colpito”.

La scoperta

La scoperta della particella è avvenuta grazie agli esperimenti Atlas, coordinati appunto dalla Gianotti, e Cme. La scoperta del bosone “è una scoperta importantissima, che ci permette di risolvere una delle questioni aperte più importanti, che ci hanno accompagnato per 50 anni, ossia ci permette di spiegare perché le particelle hanno una massa”, ha spiegato la scienziata.
 
Mentre l’acceleratore di particelle del Cern, con cui sono stati condotti gli esperimenti fondamentali per la scoperta del bosone, si ricarica, la Gianotti passerà il tempo ad analizzare i dati “molto più numerosi di quelli attesi” per fondare le basi della “Nuova Fisica”.

La Gianotti ha concluso poi con un pensiero per i giovani: “Sono convinta che per farcela bisogna avere il coraggio di seguire le proprie ambizioni e i propri sogni. Non bisogna farsi scoraggiare dalle difficoltà, ma continuare a lottare tutti i giorni per realizzare i propri desideri”.

Due italiani fra le 10 persone dell’anno su Nature

La fisica delle particelle è apparsa anche nella top ten delle personalità dell’anno in campo scientifico sulla prestigiosa rivista Nature. La Gianotti è accompagnata da un altro italiano, il sismologo Bernardo de Bernardinis, condannato nel nostro Paese, cosa che ha provocato lo sdegno della comunità scientifica mondiale, per aver minimizzato i possibili effetti del terremoto che ha colpito L’Aquila. Al primo posto in questa speciale classifica si piazza il direttore generale del Cern, Rolf-Dieter Heuer, che “si è assunto la responsabilità di parlare della scoperta del Bosone di Higgs, anche se al momento dell’annuncio i risultati degli esperimenti coordinati da Fabiola Gianotti e Joe Incandela non erano ancora definitivi”. Seguono Cynthia Rosenzweig, la studiosa che ha previsto gli effetti devastanti dell’uragano Sandy, e Adam Steltzner, l’ingegnere responsabile del progetto Curiosity della Nasa per l’esplorazione di Marte.

L'articolo La fisica Fabiola Gianotti finalista per la copertina del Time proviene da Data Manager Online.

]]>