Bernardo Centrone – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 14 Jul 2021 15:25:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Bernardo Centrone – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Video: Industry 4.0 l’intervento di Bernardo Centrone a #WeChangeIT Forum https://www.datamanager.it/2017/09/video-industry-4-0-lintervento-bernardo-centrone-wechangeit-forum/ Tue, 12 Sep 2017 08:48:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130571 La prima tavola rotonda dell’evento annuale di Data Manager, #WechangeIT Forum: “Industry 4.0 per tornare a produrre in Italia e riavviare il sistema operativo del Paese”. In questo video l’intervento di Bernardo Centrone, Managing Director Southern & Central Europe – Orange Business Services #WeChangeIT Forum #Industry40 #video : l’intervento di Bernardo Centrone, Orange Business ServicesClick To […]

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La prima tavola rotonda dell’evento annuale di Data Manager, #WechangeIT Forum: “Industry 4.0 per tornare a produrre in Italia e riavviare il sistema operativo del Paese”. In questo video l’intervento di Bernardo Centrone, Managing Director Southern & Central Europe – Orange Business Services


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Videointervista a Bernardo Centrone, Orange Business Services https://www.datamanager.it/2017/09/videointervista-bernardo-centrone-orange-business-services/ Thu, 07 Sep 2017 09:36:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130190 WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Bernardo Centrone, Managing Director Southern & Central Europe, Orange Business Services Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/

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WeChangeIT Forum 2017: videointervista a Bernardo Centrone, Managing Director Southern & Central Europe, Orange Business Services


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I pericoli del Deep Web https://www.datamanager.it/2017/05/pericoli-del-deep-web/ Wed, 10 May 2017 14:58:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124425 Il Dark Web non è una sorta di oscuro mondo sotterraneo in cui si arruolano sicari o si trafficano esseri umani. In realtà, è dove la proprietà intellettuale della vostra società, il database di email della vostra azienda o i dettagli della carta di credito dei clienti potrebbero essere in vendita proprio ora, a vostra […]

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Il Dark Web non è una sorta di oscuro mondo sotterraneo in cui si arruolano sicari o si trafficano esseri umani. In realtà, è dove la proprietà intellettuale della vostra società, il database di email della vostra azienda o i dettagli della carta di credito dei clienti potrebbero essere in vendita proprio ora, a vostra insaputa. Il Deep Web è un enorme labirinto di pagine 500 volte più grande del web di superficie.

 

Comprende tutti i siti protetti da password che non possono essere indicizzati da Google, come per esempio i servizi di banking online, i siti di comunità accademiche e i contenuti dietro ai paywall. La sua parte più profonda è ciò che chiamiamo Dark Web, anche se spesso vengono erroneamente confusi. Nel Dark Web le persone utilizzano la crittografia per nascondere dove si trovano, l’identità e le coordinate dei siti che visitano. Il browser Tor è il modo più comune di accedere a questo web “invisibile”. Anche se il Dark Web non è popolato solo da cattive persone, si è guadagnato una reputazione da “gangster virtuale” dove è possibile acquistare e vendere qualsiasi cosa. Le aziende non possono più ignorare il Dark Web quando progettano la loro strategia di cyberdefense: il Dark Web è un ottimo punto di incontro per i criminali informatici, dove trovare tutto ciò di cui hanno bisogno per sferrare un rapido attacco. Solo cinque anni fa, ai criminali informatici toccava ogni fase del lavoro: profilare il target, scovare informazioni, trovare le vulnerabilità, sviluppare le giuste tattiche di attacco e infine riciclare il denaro – un processo lungo, complicato e costoso.


Bernardo Centrone @orangebusiness I pericoli del #DeepWeb
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La grande minaccia attuale è l’ecosistema che il Dark Web ha creato. Oggi, i criminali informatici possono specializzarsi in un solo servizio e venderlo su un mercato più ampio. Dato che la maggior parte si fa pagare con una politica pay-per-success o pay-per-install, sferrare un attacco è anche più economico. Quando si trova una tecnica che dà risultati, la si può ripetere e anche rivendere. La velocità delle transazioni, la dimensione e l’inaccessibilità del Dark Web, la mancanza di strumenti di ricerca commerciali e la carenza di competenze specialistiche rendono difficile per le imprese identificare le minacce internamente. Servono squadre di sorveglianza e di esperti che sappiano cosa succede 24/7. Monitorare l’attività nel Dark Web richiede team globali di segugi informatici. I Cyber ​​Security Operations Centers (CyberSOCs) impiegano hacker “etici” che parlano fluentemente il cyber-gergo dei criminali, e utilizzano questa conoscenza per programmare strumenti di intelligence che pattugliano il Dark Web e analizzano i risultati. Essere proattivi e raccogliere intelligence consente alle organizzazioni di creare un sistema di preallarme per potenziali nuovi tipi di attacco.

Le squadre di sorveglianza possono informare sul tipo di tattiche che i criminali informatici stanno utilizzando in modo da poter rinforzare le difese. È necessario un adattamento continuo per essere un passo più avanti dei “cattivi”. Allo stesso tempo, la sorveglianza consente alle organizzazioni di reagire. Se si scopre, per esempio, che le password di un’organizzazione sono in vendita sul Dark Web, si possono immediatamente prendere contromisure per cambiare le chiavi di accesso e le policy di sicurezza. La maggior parte delle aziende si preoccupano ancora delle loro reti e di chi possa spiare dentro i loro dispositivi e dati. Dovrebbero invece cominciare a guardare fuori, per vedere se i loro IP, e i dati di dipendenti e clienti siano già in vendita. Saranno spiacevolmente sorpresi.

Bernardo Centrone, AD e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services

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I robot portano alla ribalta la questione della sicurezza dell’Internet of Things https://www.datamanager.it/2017/04/robot-portano-alla-ribalta-la-questione-della-sicurezza-dellinternet-of-things/ Fri, 21 Apr 2017 08:08:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123619 A cura di Bernardo Centrone, amministratore delegato e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services Il recente attacco hacker a un robot chirurgico teleoperato – cioè controllato a distanza da un essere umano – mette in evidenza le preoccupanti vulnerabilità di sicurezza aperte dalle tecnologie avanzate nel mondo dell’Internet of Things (IoT). […]

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A cura di Bernardo Centrone, amministratore delegato e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services

Il recente attacco hacker a un robot chirurgico teleoperato – cioè controllato a distanza da un essere umano – mette in evidenza le preoccupanti vulnerabilità di sicurezza aperte dalle tecnologie avanzate nel mondo dell’Internet of Things (IoT).

L’attacco è stato condotto dall’Università di Washington per dimostrare che, nonostante i numerosi vantaggi portati dai robot chirurgici telecomandati – in particolare in ambienti remoti, come nel caso di interventi di emergenza e in zone di guerra, per esempio – possono essere facilmente dirottati da forze pericolose e distruttive.

L’attacco mostra che la comunicazione tra il chirurgo e il robot può essere interrotta con l’intento di nuocere. Certamente preoccupa pensare che il cosiddetto meccanismo di ‘E-stop’ (l’arresto di emergenza) possa essere sovrascritto da un hacker. L’E-stop provoca l’arresto immediato del robot se riceve un ordine dal chirurgo che non riesce a comprendere. Annullare l’E-stop potrebbe mettere in grave pericolo vite umane nel corso di una procedura da remoto.

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Industry 4.0, Social, Mobile, Analytics, Cloud, IoT,  Intelligenza Artificiale, saranno le tematiche analizzate quest’anno al #WeChangeIT Forum di Data Manager. L’evento riunirà CIO e C-Levels delle più importanti realtà industriali italiane e i maggiori player del mercato IT.

Brembo, RAI, Comau, Vimar, Octo Telematics, ENEL, UniCredit e molti altri.

Scopri il programma completo e i relatori su www.WeChangeIT.it dove potrai anche registrarti per assistere gratuitamente

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Sicurezza già in fase di progettazione

I ricercatori hanno fatto sembrare il dirottamento del robot chirurgico molto facile. Questo conduce a porci delle domande su quanto sia sicuro il nostro ecosistema connesso. Il mese scorso, ad esempio, il servizio di hosting OVH è stato colpito dal più grande attacco DDoS mai registrato. Gli hacker sono riusciti a prendere il controllo di più di 150.000 dispositivi collegati, tra telecamere e DVR, soffocando OVH con un terabyte di informazioni al secondo. Anche un secondo attacco, questa volta sul servizio DNS di Dyn, ha compromesso dispositivi IoT, interferendo con il funzionamento di siti consumer tra cui Twitter e la rete della Playstation Sony.

Non saranno certo gli ultimi attacchi di questo genere. Ne verranno altri, su scala maggiore e più sofisticati. Abbiamo bisogno di utilizzare crittografia, autenticazione e altre tecnologie per rafforzare le difese in questa guerra cibernetica. Ma è inevitabile che alcuni produttori di IoT considerino la sicurezza come un tasto dolente – un processo lungo, complicato e costoso che ostacola l’innovazione.

Questo sta diventando un grosso problema. Orange Business Services ha effettuato test di penetrazione su una miriade di dispositivi diversi, come monitor e contatori intelligenti, e ha scoperto che nella maggior parte dei casi le password non sono crittografate, quindi chiunque può leggere i dati in memoria.

La sicurezza deve essere al centro di ogni progetto se vogliamo avere fiducia nell’IoT. La Cybersecurity non deve essere considerata un ostacolo, bensì un contributo di valore all’innovazione.

Concentrarsi sui dati

I dispositivi IoT sono in grado di generare molti dati sensibili – ad esempio l’identità biometrica di una persona o i suoi referti medici. IoT sicura significa proteggere questi dati quando sono “a riposo” nel dispositivo e “in movimento” sulle reti nel cloud (di nuovo, “a riposo”). Ogni parte di questo viaggio è vulnerabile agli attacchi.

Inoltre, le imprese non devono sottovalutare l’errore umano quando si tratta della sicurezza dei dati. Dovrebbe essere all’ordine del giorno quando si parla di pianificazione della sicurezza, che dovrebbe includere anche la sensibilizzazione alla sicurezza dei dipendenti. Questi programmi aiutano a mantenere la politica di sicurezza dell’impresa al centro dei pensieri delle persone. Servono anche come aggiornamento alle minacce in arrivo nel prossimo futuro, che continuano ad aumentare man mano che diventiamo sempre più connessi.

Questo è ciò che dobbiamo fare: progettare software e hardware da zero perché siano sicuri. Abbiamo quindi bisogno di motivare sviluppatori, designer, architetti di infrastrutture e project manager in questa direzione.

È possibile sviluppare soluzioni rapide e relativamente affidabili utilizzando un approccio che prevede sicurezza già in fase di progettazione senza che questo abbia un impatto sul time-to-market del prodotto. Perché uso il termine “relativamente”? Perché non si può mai parlare di affidabilità al 100% quando si parla di sicurezza informatica.

All’inizio di quest’anno, Orange Business Services ha trasferito la sua expertise in ambito sicurezza a Orange Cyberdefense, il cui interesse chiave è proprio l’IoT. Ci rendiamo conto che la sfida non è solo proteggere gli oggetti e i dati IoT, ma anche cambiare la mentalità delle persone che sono connesse alla sicurezza, dal concepimento del prodotto alla sua distribuzione e oltre. È per questo che una parte importante del nostro lavoro sarà di istruzione – faremo formazione in materia di sicurezza in fase di progettazione, collocando gli specialisti sul campo già nelle prime fasi di sviluppo del prodotto.

Più di 150.000 dispositivi IoT sono stati coinvolti nell’attacco hacker di OVH. In un futuro non troppo lontano, ci saranno venticinque miliardi di dispositivi connessi a Internet, e l’IoT sarà una parte importante della nostra vita. Una trasformazione digitale è necessaria nell’ambito della sicurezza come negli altri modelli di business, e bisogna alzare la guardia in modo appropriato. Per riassumere, la sicurezza in ambito IoT deve essere obbligatoria.

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Non voglio essere un passeggero senza volto https://www.datamanager.it/2017/02/non-voglio-un-passeggero-senza-volto/ Tue, 28 Feb 2017 10:28:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120159 A cura di Bernardo Centrone, amministratore delegato e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services La trasformazione digitale sta cambiando l’esperienza dei passeggeri del trasporto aereo, semplificando l’intero processo dall’acquisto dei biglietti al check-in, dall’intrattenimento a bordo agli arrivi. Ma nell’implementare nuova tecnologia, le compagnie aeree non devono trasformare il passeggero in […]

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A cura di Bernardo Centrone, amministratore delegato e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services

La trasformazione digitale sta cambiando l’esperienza dei passeggeri del trasporto aereo, semplificando l’intero processo dall’acquisto dei biglietti al check-in, dall’intrattenimento a bordo agli arrivi. Ma nell’implementare nuova tecnologia, le compagnie aeree non devono trasformare il passeggero in un numero senza volto.

Che si tratti di un viaggio di lavoro o di piacere, tendiamo a ricordare con favore le compagnie aeree che ci offrono un servizio personalizzato e un viaggio senza problemi, e scegliamo di viaggiare nuovamente con loro.

Ricordo un viaggio d’affari da Atlanta a Singapore che comprendeva due voli notturni e uno scalo a Parigi. Quando sono salito a bordo del volo Air France in partenza da Parigi, sono stato accolto dal personale di bordo con queste parole: “Benvenuto signor *, sappiamo che viene da un lungo volo e faremo del nostro meglio per prenderci cura di lei”. Non avevo fatto alcuna richiesta e non ho peraltro ottenuto un trattamento diverso rispetto agli altri passeggeri, ma la loro attenzione mi ha impressionato molto favorevolmente: hanno mostrato empatia per il mio lungo viaggio e mi hanno fatto sentire speciale. È stato un grande esempio di come il contatto umano possa cementare la fedeltà dei clienti, e soprattutto a causa di questa esperienza io volo Air France ogni qualvolta è possibile.

Le tecnologie digitali promettono molti benefici, a condizione che la tecnologia non sia fine a se stessa. Le compagnie aeree devono identificare attentamente le esigenze dei viaggiatori, il modo in cui si evolvono le esigenze e cosa è necessario per fidelizzare un cliente. Il risultato ideale è che i clienti diventino ambasciatori de facto della compagnia aerea, condividendo le proprie esperienze positive con amici, familiari e colleghi di lavoro.

Migliorare l’esperienza dei passeggeri

I passeggeri devono essere al centro della trasformazione digitale nel settore dei viaggi aerei. Ragionare sull’esperienza del passeggero non significa solo sistematizzare le varie fasi di un viaggio: anche se questo è necessario per aumentare la produttività, ottimizzare l’efficienza e ridurre i costi, offrire il tocco umano deve essere altrettanto importante per le compagnie aeree.

L’esperienza fornita dalla tecnologia, per me, non è in grado di creare la stessa forte emozione di un’interazione umana positiva come quella che ho avuto con il personale di bordo di Air France. Non si può negare che l’esperienza del cliente è fatta di emozioni – e in questo caso, di come il mio viaggio mi fa sentire.

Se un tempo i passeggeri erano molto fedeli a una singola compagnia, oggi spesso considerano i loro servizi come praticamente identici, e l’unico differenziale diventa il prezzo. La digitalizzazione, tuttavia, permetterà loro di competere a un nuovo livello se conservano il contatto umano, che credo sarà la chiave del successo.

I vantaggi della digitalizzazione

La trasformazione digitale consentirà alle compagnie aeree di interagire meglio con i propri clienti, contribuendo a dare la direzione al processo decisionale strategico e a migliorare i margini operativi.

Il risparmio di tempo è una componente fondamentale del miglioramento dell’esperienza dei passeggeri, partendo dal prenotare un biglietto online rapidamente e facilmente fino al check-in e al bag drop dei bagagli automatici. Altri servizi includono in-flight entertainment e le comunicazioni.

Alaska Airlines, ad esempio, ha appena annunciato che i passeggeri potranno utilizzare iMessage, WhatsApp e Facebook Messenger per inviare saluti da diecimila metri d’altezza – gratis, e ha anche previsto un sistema di intrattenimento in streaming gratuito direttamente sui dispositivi dei passeggeri. Lufthansa sta testando la connessione internet Lufthansa FlyNet su alcuni dei suoi aerei, come molte altre compagnie. Durante questa fase di test, i passeggeri che volano su questi aerei otterranno l’accesso gratuito a internet.

La tecnologia Beacon basata su Bluetooth diventerà senza dubbio uno strumento sempre più importante sia per i passeggeri sia per gli aeroporti, aiutando le persone ad affrontare i momenti cruciali del loro viaggio in tempo e fornendo loro aggiornamenti in tempo reale.

American Airlines utilizza la tecnologia beacon per fornire un tocco umano ai frequent flyer membri del suo Admiral Club. I beacon nelle vicinanze segnaleranno all’applicazione di chiedere al passeggero se ha in programma di entrare nella lounge. Se dirà di sì, saranno avvisati gli assistenti di sala, che vedranno una fotografia del passeggero e i dettagli del volo in modo da salutarlo personalmente e fornire importanti aggiornamenti di volo.

Anche se la tecnologia digitale sta migliorando il viaggio per i passeggeri, il passaggio al ritiro bagagli è ancora il più frustrante per me. La mia valigia sarà sul nastro, o no? Sembra che io non sia il solo. Secondo il rapporto 2016 SITA Aeroport Trends commissionato dall’ Airports Council International (ACI), il ritiro bagagli è in cima alla lista di app mobili che i passeggeri utilizzerebbero regolarmente, se disponibile. Questo è un ambito in cui una maggiore digitalizzazione sarebbe utile e il cambiamento è in arrivo: Delta Airlines, per esempio, sta utilizzando il monitoraggio dei bagagli RFID in tempo reale.

Ripensare al viaggio

Essendo una persona che si sposta di frequente, ovviamente desidero che i miei viaggi siano più semplici e più veloci. Ma vorrei che le compagnie aeree non dimenticassero di trovarsi di fronte a una persona: la tecnologia dovrebbe rendere le cose possibili. Non voglio che la digitalizzazione mi trasformi in un viaggiatore anonimo.

Le compagnie aeree che saranno capaci di padroneggiare l’umanizzazione della tecnologia e creare un tocco umano saranno quelle che superano le aspettative dei clienti e fidelizzano il brand – e saranno anche le stesse con cui vorrò viaggiare.

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Futuri digitali – Che prospettive per i paesi e per il mondo connesso nel suo complesso https://www.datamanager.it/2017/02/futuri-digitali-prospettive-paesi-mondo-connesso-nel-suo-complesso/ Tue, 07 Feb 2017 15:04:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118530 A cura di Bernardo Centrone, Country General Manager – Southern & Central Europe at Orange Business Services Il nostro mondo digitale continua, contemporaneamente, a crescere quanto a numeri e a restringersi quanto a distanza: quali sono le prospettive per i singoli paesi e per il mondo connesso nel suo complesso? La tecnologia digitale aiuta a connettere […]

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A cura di Bernardo Centrone, Country General Manager – Southern & Central Europe at Orange Business Services

Il nostro mondo digitale continua, contemporaneamente, a crescere quanto a numeri e a restringersi quanto a distanza: quali sono le prospettive per i singoli paesi e per il mondo connesso nel suo complesso?

La tecnologia digitale aiuta a connettere interi paesi e a dare alle persone e alle imprese accesso a enormi masse di persone a servizi che in precedenza non erano disponibili. Per esempio, in paesi come l’India e la Cina, i pagamenti mobili e il mobile banking hanno portato servizi finanziari a due miliardi di persone geograficamente disperse. La vera trasformazione digitale sta avvenendo, cambiando la vita delle persone in tutto il mondo, avendo un impatto positivo su produttività, innovazione e, in ultimo, il PIL dei paesi. E gli strumenti digitali, i dispositivi e le applicazioni che portano avanti questa trasformazione sono impostati per continuare a cambiare il mondo che conosciamo.

Ogni paese è coinvolto: la rapida diminuzione dei costi delle nuove tecnologie mobili e avanzate rende il mondo sempre più connesso. Nel 2005, c’erano 500 milioni di dispositivi connessi a Internet; oggi sono 8 miliardi. Entro il 2030, è stato stimato che saranno più di mille miliardi. I nostri stili di vita sempre connessi, le modalità smart di lavoro e la dipendenza dalla tecnologia si combinano per rendere per creare la trasformazione digitale su scala globale.

M2M e IoT – Internet ovunque, su tutto

Il 2016 ha visto una crescita massiccia nell’ambito dell’auto connessa, e alla fine dell’anno c’erano più di 150 milioni di veicoli connessi in circolazione – saranno più di 800 milioni entro il 2023.

L’auto connessa è una sola delle applicazioni alimentate dalle tecnologie machine-to-machine (M2M) e Internet of Things (IoT) – e tutto fa pensare che l’IoT sarà al centro di tutto quel che di ‘nuovo’ accadrà nel nostro mondo nei prossimi anni. L’IoT e smart mobile analytics collegheranno le nostre case e noi stessi – portandoci grandi benefici in termini di gestione del tempo e anche aiutandoci a migliorare la nostra salute attraverso sensori e analisi dei dati del nostro corpo e del nostro stile di vita. L’IoT avrà anche un impatto massiccio sull’economia globale – alcune stime prevedono che un potenziale impatto economico complessivo fino a 11mila miliardi di dollari l’anno entro il 2025.

Il manifatturiero potrebbe essere il settore che sfrutta meglio la potenza dell’IoT: saranno le fabbriche a creare più valore di mercato in questo ambito, stimato a $3.7mila miliardi. Le città intelligenti, che incorporano sviluppi tecnologici in materia di salute e trasporti, varranno $1.7mila miliardi di dollari entro il 2025. Sembra fuor di dubbio che le tecnologie dell’Internet degli oggetti e del M2M saranno la base della trasformazione digitale destinata a cambiare le nostre vite, le nostre città e paesi fino a renderli irriconoscibili.

5G – il cuore della next big thing in ambito mobile?

Ma che tipo di backbone è necessario per sostenere questa esplosione di dispositivi,  persone, città e imprese connesse? Al Mobile World Congress dello scorso anno, alcuni nel  settore hanno avanzato l’ipotesi che il 5G potrebbe essere la prossima generazione di infrastrutture di rete. Il 5G sarà significativamente più veloce rispetto alla connettività mobile attuale, avrà una minore latenza, maggiore capacità, migliore interoperabilità e utilizzerà meno energia.

Già oggi, gli operatori hanno eseguito test sul campo che mostrano velocità fino a 10 Gbps su una connessione mobile 5G. Minore latenza significa che è in grado di sostenere meglio applicazioni mobili che impiegano molta larghezza di banda, come ad esempio lo streaming video in tempo reale, gli strumenti di lavoro mobile e quelli per la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR). Le applicazioni commerciali sono ancora a un paio di anni di distanza, ma il 5G sembra nella posizione giusta per diventare la rete che alimenterà i nostri paesi digitali in futuro.

Trasformazione digitale a livello mondiale – il fattore “human inside”

Ma parlare di trasformazione digitale senza tener conto delle persone non è vera  trasformazione. A livello di azienda, se i nuovi strumenti e le nuove pratiche non convincono i collaboratori digitali ogni innovazione rimane sulla carta. A livello di smart city, i nuovi sistemi digitali progettati per rendere la vita di tutti migliore non forniscono valore se la gente non li utilizza. Lo stesso vale su scala globale.

Nel processo di sviluppo di prodotti e servizi di trasformazione digitale a Orange, abbiamo notato che è d’aiuto concentrarsi sull’umanizzare la tecnologia – e che l’innovazione è, ancora una volta, solo chiacchiere se non viene utilizzata per aiutare grandi numeri di persone. A tal fine, integriamo e sviluppiamo tecnologia che aiuta a migliorare l’esperienza per collaboratori e clienti. Quindi lavoriamo con i clienti in ogni fase del percorso di trasformazione digitale, dallo spazio di lavoro individuale fino al livello d’impresa e oltre. Crediamo nella trasformazione digitale e nella sua potenzialità di generare benefici per gli esseri umani.

L’istruzione sarà vitale

Perché i paesi possano continuare a sfruttare i vantaggi del digitale, le singole persone, le impresa e le città dovranno lavorare su istruzione e sull’acquisizione di capacità. Nel Regno Unito, ad esempio, la strategia digitale del governo per il paese si è concentrata su questo, e il ministro responsabile di questi progetti ha affermato: “Stimiamo che circa il 90% dei posti di lavoro nei prossimi 20 anni richiederà un certo livello di competenze digitali, quindi abbiamo bisogno di metterle al centro del nostro sistema educativo”.

Nel maggio 2015, il presidente francese François Hollande ha annunciato il Piano Digitale del Paese per l’Istruzione, un’iniziativa volta a sostenere e accelerare la trasformazione digitale nel campo dell’insegnamento e dell’apprendimento, che coinvolge sia gli istituti scolastici sia le aziende private.

Ci sono corsi di formazione digitale per gli insegnanti, e il governo francese ha davvero investito nella trasformazione digitale nell’ambito della formazione. Da parte sua, Orange sta lavorando per il futuro dell’istruzione e per lo sviluppo di partnership strategiche con i principali operatori in questo ambito, con l’obiettivo di aiutare gli insegnanti a portare le loro classi nell’era digitale – un esempio recente è la Normandia, dove abbiamo lavorato per fornire 18.000 stazioni di lavoro virtualizzate di nuova generazione per gli alunni di 71 scuole in tutta la regione.

Aiutare i governi con trasformazione digitale

Oltre ai progetti nell’ambito dell’istruzione, siamo anche coinvolti con i governi nazionali e li aiutiamo lungo la strada verso la vera trasformazione digitale a vantaggio di tutti i cittadini. Nel 2015, il primo ministro Modi ha annunciato ‘Digital India’, un piano a livello nazionale volto a migliorare le infrastrutture on-line e la connettività Internet per dare più strumenti in modo digitale al paese e ai suoi abitanti. Orange ha collaborato al piano, lavorando su progetti che vanno dai data center ai sistemi di risposta di emergenza, dalle WAN statali per città intelligenti ai programmi di istruzione intelligente nei campus. L’infrastruttura IT di Orange è, infatti, utilizzata in 1.045 località. Abbiamo anche lavorato con il governo belga per trasformare le operazioni del suo Ministero degli affari esteri in 140 paesi con soluzioni di business continuity digitali. La trasformazione digitale a livello nazionale non è cosa da poco, ma è essenziale per mettere le persone, le aziende e le nazioni nella posizione migliore per prosperare.

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L’Intelligenza Artificiale promette di cambiare per sempre le app https://www.datamanager.it/2017/01/lintelligenza-artificiale-promette-cambiare-sempre-le-app/ Mon, 09 Jan 2017 10:03:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116761 A cura di Bernardo Centrone, Country General Manager – Southern & Central Europe at Orange Business Services Le app sono diventate una parte intrinseca della nostra vita quotidiana, ma preparatevi a dimenticare ciò che sapete, perché le applicazioni sono in procinto di mutare in qualcosa di molto diverso: una nuova tecnologia che utilizza l’apprendimento automatico […]

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A cura di Bernardo Centrone, Country General Manager – Southern & Central Europe at Orange Business Services

Le app sono diventate una parte intrinseca della nostra vita quotidiana, ma preparatevi a dimenticare ciò che sapete, perché le applicazioni sono in procinto di mutare in qualcosa di molto diverso: una nuova tecnologia che utilizza l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale sta per trasformare il modo in cui interagiamo con i nostri dispositivi mobili.

La preminenza delle app in ambito mobile sta per essere messa in discussione da nuovi modi di interagire e controllare gli oggetti connessi all’Internet of Things (IoT), che ci porteranno distanti dall’interfaccia app a cui siamo ormai così abituati.

Da cosa dipende la grande mutazione delle app? La maggior parte delle innovazioni in ambito mobile non avviene più dentro gli smartphone, bensì negli oggetti che comunicano con loro, secondo la società di analisi Gartner. Nel giro di soli due anni si prevede che il 25% delle nuove applicazioni mobili, per esempio, interagirà con dispositivi IoT.

Ma non è ancora tempo di consegnare le app ai libri di storia! “L’era post-app significa che ci saranno più dati e codice nel cloud e meno sul dispositivo, grazie al continuo miglioramento delle prestazioni della rete cellulare”, ha spiegato il vice presidente di Gartner David Willis, autore del rapporto.

Quindi non è un addio alle applicazioni – è, piuttosto, un benvenuto alle applicazioni sotto una nuova veste.

L’epoca dei VPA e dei bot

Nel futuro, la tecnologia mobile offrirà servizi diffusi a qualsiasi persona o cosa, 24/7. Gli utenti cercheranno servizi nuovi ed entusiasmanti per sfruttare le risorse degli onnipresenti cellulari, utilizzando tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e l’elaborazione in linguaggio naturale.

Qui, Willis ritiene che gli assistenti personali virtuali (VPA), come Siri, Alexa e Google Now, insieme ai bot, assumeranno molte delle funzioni attualmente svolte dalle applicazioni. Useranno algoritmi di intelligenza artificiale e di apprendimento automatico per incamerare nuove informazioni: l’apprendimento automatico permetterà ai dispositivi di insegnare a se stessi semplicemente attraverso l’esposizione a nuovi dati.

I chatbot stanno già avendo un impatto nel mondo delle imprese. Sono essenzialmente programmi per computer che ci permettono di interagire con le applicazioni tramite una conversazione simulata. Le aziende stanno già sperimentando un misto di apprendimento automatico, elaborazione in linguaggio naturale e team di assistenza al cliente in tempo reale per rispondere alle richieste.

Ad esempio, WeChat di Tencent ha avuto un successo dirompente sul mercato cinese. Consente di eseguire una serie di attività che vanno dall’ordinare una pizza e chiamare un taxi al pagare la bolletta elettrica. Wechat aveva 697 milioni di utenti mensili attivi alla fine del 2015, secondo il suo rapporto annuale, e continua a crescere rapidamente.

Anche i VPA rendono la nostra vita più facile. Prendiamo Amazon Echo, per esempio: Alexa, il nome a cui risponde, può fare domande basate su informazioni e aiutarvi con gli acquisti su Amazon, incluso il riordino di merce ordinata di frequente. Oppure Siri integrata su Apple TV. Il VPA può fare di tutto, da trovare un film con un attore preferito a controllare il mercato azionario o il meteo, a rispondere a domande sullo sport.

A differenza di applicazioni semplici programmate dagli sviluppatori per fare un lavoro specifico, Chatbot e VPA possono lavorare attorno a noi, imparare cosa facciamo e conoscere le nostre simpatie e antipatie.

Con l’arrivo di VPA e bot, non è una sorpresa che i grandi nomi della Silicon Valley stiano investendo molto nel campo dell’intelligenza artificiale. Dal 2011, quasi 140 aziende private che operano nel campo delle tecnologie di intelligenza artificiale sono stati acquisite – più di 40 solo quest’anno, secondo CB Insights. Solo Google ha fatto undici acquisizioni. Microsoft ha fatto un passo ulteriore e ha creato una nuova business unit dedicata all’Intelligenza Artificiale che impiega 5.000 persone. Tutte queste società sono alla ricerca di un posto al sole sui nostri dispositivi intelligenti.

Che cosa significa per il business?

Willis avverte che i CIO e i responsabili IT devono padroneggiare la tecnologia mobile attuale, e al contempo prepararsi per quella che considera l’”era post-app”. Le organizzazioni dovranno migliorare la loro agilità, sviluppare nuove competenze, tenere d’occhio le opportunità in arrivo e, soprattutto, sviluppare una strategia di business digitale che comprenda queste diverse tecnologie.

Tuttavia, questa trasformazione nelle app non accadrà nel giro di un giorno. Gartner prevede che, almeno fino al 2018, le app resteranno ancora lo strumento preferito. Il motivo chiave è che forniscono ancora un’esperienza utente che “consente un’interazione e analisi dei dati sofisticate con un basso livello di rete e di elaborazione in background”.

Maturità del mobile e approcci tecnologici più avanzati stanno spingendo la trasformazione del mercato. Entro il 2020, IDC prevede che saranno in uso circa 6 miliardi di dispositivi mobili intelligenti. “La maturità, piuttosto che la capacità tecnica di rottura, sarà l’influenza primaria sulla forma che assumerà il mercato”, secondo John Jackson, vice presidente di ricerca per le piattaforme mobili collegati presso la società di ricerca IDC.

Ma dai chatbot di Facebook fino a Google Assistant è una corsa a sviluppare tecnologia che possa comprenderci e rispondere alle nostre esigenze in modo rapido ed efficiente. Siamo all’alba di una nuova era delle app super-intelligenti.

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L’Intelligenza Artificiale è per forza un male? https://www.datamanager.it/2016/11/lintelligenza-artificiale-forza-un-male/ Thu, 24 Nov 2016 13:40:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114558 A cura di Bernardo Centrone, amministratore delegato e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services “So che ho preso delle decisioni molto discutibili, ultimamente, ma posso darti la mia completa assicurazione che il mio lavoro tornerà ad essere normale”, dice HAL in 2001: Odissea nello Spazio. Nel 1969, lo scrittore di fantascienza […]

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A cura di Bernardo Centrone, amministratore delegato e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services

“So che ho preso delle decisioni molto discutibili, ultimamente, ma posso darti la mia completa assicurazione che il mio lavoro tornerà ad essere normale”, dice HAL in 2001: Odissea nello Spazio. Nel 1969, lo scrittore di fantascienza Arthur C Clarke e il regista Stanley Kubrick predissero un futuro di computer autonomi al servizio degli esseri umani. Mezzo secolo più tardi, l’intelligenza artificiale sta diventando realtà, e tutti i più grandi nomi nel settore della tecnologia stanno sviluppando la propria intelligenza artificiale. Macchine intelligenti che probabilmente avranno effetti imprevedibili e senza precedenti sul modo in cui viviamo oggi.

Abitiamo già un mondo pieno di macchine (però meno intelligenti). Dalle domande di prestiti e mutui ai suggerimenti di musica e film da parte di Apple, Netflix e Spotify, tutti si basano suuna qualche forma di intelligenza artificiale. I robot sono già in rete mentre le macchine intelligenti sono impegnate nell’analisi dei dati a beneficio di interi settori industriali. Il mercato dell’Intelligenza Artificiale dovrebbe raggiungere un valore di circa $23 miliardi entro il 2025.

La gente è spaventata. Oltre la metà (58%) della popolazione del Regno Unito teme l’impatto dell’IA sull’umanità, mentre il 41% crede addirittura che ci distruggerà, secondo unsondaggio dell’Università di Sheffield. “È probabile che in un prossimo futuro vedremo i robot integrati nella società come commessi, receptionist, medici, baristi e anche come badanti e tate per i nostri anziani e bambini”, ha detto Noel Sharkey, professore emerito di intelligenza artificiale e robotica all’Università di Sheffield.

Rischi e impatti enormi

L’IA sostituirà gli esseri umani sul lavoro, trasformerà lo sviluppo economico e provocherà una cesura nella vita quotidiana. L’occupazione ne sarà certamente influenzata – ci sono già un milione di robot che sostituiranno i lavoratori nelle fabbriche del gigante dell’elettronica cinese, Foxconn.
Lavorare sulle automobili che si guidano da sé ha creato problemi etici difficili, ad esempio: cosa dovrebbe fare una macchina intelligente quando, coinvolta in un incidente, realizza che ogni alternativa disponibile causerà vittime? Come deve scegliere chi uccidere e chi risparmiare? Al di là di questo, un’indagine recente ha identificato che esiste anche la possibilità di un collasso finanziario totale causato da algoritmi che interagiscono in modi inattesi.

Il professore di scienze cognitive Gary Marcus mette in guardia dal fatto che i computer possano un giorno competere con gli esseri umani in battaglie per le risorse e l’autoconservazione, mentre il filosofo Nick Bostrom sottolinea che l’intelligenza delle macchine non significa che condivideranno automaticamente valori umani come l’altruismo e la benevolenza.

Mentre la sua compagnia sta creando IA, il CEO di Tesla Elon Musk avverte che senza supervisione nazionale e internazionale “stiamo evocando il demone”. Musk ha fondato la società di ricerca senza scopo di lucro OpenAI per capire come gestire l’IA. Razionalmente, non si può ignorarlo. Anche il professor Stephen Hawking ha detto l’anno scorso che l’IA potrebbe portare alla distruzione dell’umanità, ma dev’essere proprio così? Forse no, ma abbiamo bisogno di una leadership adeguata per gestire l’adozione di questa potente tecnologia.

Un rapporto del Comitato ristretto del governo britannico avverte che il Regno Unito, insieme ad altri governi, “manca di leadership” nel prepararsi all’impatto che avranno le macchine intelligenti. Il Comitato vuole stabilire una ‘Commissione sull’Intelligenza Artificiale’ che “identifichi i principi per governare lo sviluppo e l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, e stimoli il dibattito pubblico.”

Ma non tutti sono allarmati. Pur ammettendo che l’IA avrà un impatto sulla vita quotidiana, un rapporto dell’Università di Stanford sulle implicazioni sociali ed economiche dell’intelligenza artificiale afferma che non esiste alcuna minaccia immediata, tuttavia “non è troppo presto per un dibattito pubblico su come dovrebbero essere condivisi i frutti economici delle tecnologie di IA”.

L’industria riconosce i rischi di uno sviluppo senza ostacoli

In quello che potrebbe essere un tentativo di risolvere alcuni di questi problemi, Microsoft, Amazon, IBM, Facebook, Google e altri hanno lanciato un nuovo gruppo di nome “’Partnership on AI” che si concentrerà su come aiutare la gente a comprendere queste tecnologie. Il gruppo “farà ricerca, raccomanderà le migliori pratiche, e pubblicherà i risultati delle sue ricerche in modalità di licenza aperta in ambiti quali etica, equità e inclusione; trasparenza, privacy, e interoperabilità; collaborazione tra persone e sistemi di IA; e affidabilità e robustezza della tecnologia”, hanno detto.

Il ricercatore di Google Chris Olah ha recentemente scritto sul suo blog: “Crediamo che sia essenziale limitare le preoccupazioni circa la ricerca nell’ambito dell’apprendimento delle macchine, e iniziare a sviluppare approcci pratici per creare sistemi di IA che operano in modo sicuro e affidabile.”

A preoccupare non sono solo i grandi problemi, ma anche definire i dettagli dell’IA: cosa succede se una macchina che apprende da sola decide di mettere qualcosa di bagnato all’interno di una presa di corrente? Come si fa a evitare che una macchina intelligente compia azioni socialmente inaccettabili senza soffocare il suo impulso ad imparare? L’impatto profondo dell’intelligenza connessa significa che il settore sta progredendo molto più rapidamente del quadro normativo che dovrebbe esistere per governarlo. Ad esempio, la ricerca sulle auto intelligenti pone domande che rimangono senza risposta circa la legittimità e la colpevolezza a livello legale, e queste domande hanno implicazioni che vanno al di là di dei veicoli collegati e si applicano all’intero mercato IA. Anche se i benefici di produttività potrebbero essere immensi, il profondo impatto dell’intelligenza connessa significa che è essenziale gestire bene la sua introduzione. La verità è che l’IA non è intrinsecamente cattiva, ma se non riusciremo a far fronte alle sfide fondamentali della sua proliferazione è molto più probabile che lo diventi.

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Ponti digitali: consentire alle comunità che vivono in luoghi remoti di unirsi all’era di Internet https://www.datamanager.it/2016/08/ponti-digitali-consentire-alle-comunita-vivono-luoghi-remoti-unirsi-allera-internet/ Tue, 09 Aug 2016 12:00:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106910 Di Bernardo Centrone, Country General Manager – Southern & Central Europe di Orange Business Services Nel 2011, le Nazioni Unite dichiararono la banda larga un diritto umano fondamentale. Lo è realmente? Avanti veloce al 2015, quando negli Stati Uniti il presidente Obama sembrava dello stesso parere quando ha detto: “Oggi, la banda larga ad alta velocità […]

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Di Bernardo Centrone, Country General Manager – Southern & Central Europe di Orange Business Services

Nel 2011, le Nazioni Unite dichiararono la banda larga un diritto umano fondamentale. Lo è realmente? Avanti veloce al 2015, quando negli Stati Uniti il presidente Obama sembrava dello stesso parere quando ha detto: “Oggi, la banda larga ad alta velocità non è un lusso, è una necessità”. Ma la grande domanda è: può la trasformazione digitale cambiare  davvero delle vite?

La digitalizzazione è senza dubbio responsabile di cambiamenti fondamentali nella società. Prendiamo il caso di un uomo filippino che vive in povertà e che tenta di sopravvivere grazie alla pesca. In questo caso, il potenziale di cambiamento è reale. Il Dipartimento filippino dell’Ufficio della Pesca e delle Risorse acquatiche (BFAR) l’anno scorso ha lanciato un’applicazione per smartphone per registrare le piccole imbarcazioni da pesca e il loro equipaggiamento. Si spera che l’applicazione servirà a dare impulso allo sviluppo della pesca marittima, in una fase in cui il paese cerca di migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini più poveri.

La Cina riconosce il potenziale di trasformazione dell’accesso a Internet per le comunità rurali e ha cominciato a investire miliardi per collegarle online. Il governo spera di far crescere l’e-commerce, aiutare gli agricoltori locali e raccogliere fondi di investimento in queste aree più povere tramite la fornitura di una migliore infrastruttura a banda larga.

L’idea che l’accesso a Internet possa rendere possibili nuove forme di comunità non è nuova. Nel 2005, l’imprenditore inglese Bruce Evans ha vinto un concorso bandito dal Daily Telegraph/Gruppo 3 con Cotnet, la sua visione di un mercato per gli scambi di cotone online in cui i produttori potessero trattare direttamente con gli utenti finali, tagliando fuori i tradizionali intermediari del settore. Il sistema avrebbe consentito prezzi migliori per i produttori e per gli acquirenti, ma il progetto fallì, in parte perché l’accesso a Internet non era ancora disponibile nelle regioni di produzione e in parte perché il Regno Unito stesso non era ancora pienamente cosciente delle possibilità offerte da un mondo connesso.

La trasformazione digitale delle comunità che abitano in luoghi remoti

Quando si tratta di portare online comunità che vivono in luoghi remoti, la banda larga mobile è sicuramente parte della soluzione. Oltre l’80 per cento della banda larga è già su cellulare, secondo quanto sostiene la Broadband Commission. La maggior parte dei paesi – Regno Unito incluso – sostiene, quantomeno a parole, l’importanza di portare online le comunità più remote. Il Rapporto Plunkett ha riconosciuto che l’e-commerce, i servizi pubblici e l’accesso a informazioni come ad esempio le forniture di utenze e servizi comunali per funzionare richiedono che tutte le persone abbiano accesso a internet. Sia i paesi sviluppati sia quelli in via di sviluppo stanno esplorando il potenziale della banda larga su white space e di Internet via satellite per portare comunità che abitano in luoghi remoti online. Microsoft, per esempio, sta sviluppando progetti banda larga su white space in Kenya, Tanzania e Sud Africa.

Microsoft non è sola. Anche le grandi aziende Internet si stanno applicando per colmare questo divario digitale e per vedere quale sia il potenziale di business. Questo è ciò che sta dietro ai piani dei grandi player di Internet quando vogliono estendere l’accesso a Internet per le economie in via di sviluppo: è un affare vantaggioso perché da un lato le imprese si aprono a nuovi mercati, dall’altro questi mercati ottengono l’accesso a nuovi servizi, tra cui l’offerta sempre in crescita di soluzioni per la salute connesse che promettono di migliorare la qualità della vita e rendere più rapidi interventi salva-vita nelle comunità remote.

Il business è parte anche delle soluzioni proposte dal dodicesimo maggiore donatore al mondo, la Fondazione Bill e Melinda, che continua a destinare i profitti dell’industria IT del primo mondo per migliorare la medicina e l’assistenza sanitaria nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, i suoi critici dicono la Fondazione ha la tendenza a essere troppo dalla parte delle grandi imprese, e questo può esacerbare i problemi esistenti, sottraendo il controllo a quelle stesse comunità che così disperatamente hanno bisogno di aiuto. Questo squilibrio può forse essere risolto consentendo alle comunità di creare le proprie soluzioni collegate e di esplorare le proprie opportunità in autonomia?

Acqua o web?

I critici sostengono che l’accesso a Internet sarà anche un’ottima cosa, ma andrebbe considerato in un contesto nel quale le necessità della popolazione locale sono ancora acqua pulita, servizi igienico-sanitari e assistenza medica di base. Mettere le comunità in condizione di soddisfare questi bisogni umani fondamentali dovrebbe essere la priorità, no?

Il “World Development Report 2016: dividendi digitali” della Banca Mondiale rivela che il numero di persone collegate a Internet ha raggiunto una cifra stimata di 3,5 miliardi, quando 10 anni fa  erano 1 miliardo. In molti paesi in via di sviluppo, più famiglie possiedono un telefono cellulare di quelle che hanno accesso all’elettricità o all’acqua pulita. Quindi sì, questa è la priorità.

Mentre la maggior parte delle persone concorda sulla pressante necessità di fornire aiuti, l’argomento dei tecnologi è che l’accesso a Internet può consentire a intere comunità di costruire relazioni e acquisire conoscenze che possano contribuire a risolvere i loro problemi. Questo è un meccanismo più sostenibile rispetto al dipendere dagli aiuti internazionali.

Per fare un esempio, in Africa i servizi monetari su cellulare sono diventati una componente essenziale della crescita economica in alcune comunità. Orange Money muove 400.000$ al mese su tutta la sua rete africana – in molti casi, questo denaro viene inviato a casa dai membri della famiglia che lavorano altrove. Già il 40% degli adulti in Africa orientale paga le bollette utilizzando un telefono cellulare, mentre 8 milioni di imprenditori cinesi utilizzano una piattaforma di ecommerce per vendere beni a più di 120 paesi.

Il dividendo digitale fa crescere le economie

I vantaggi economici che derivano dall’accesso online sono significativi, e non solo nei paesi in via di sviluppo. Un recente studio della National Telecommunication and Information Administration (NTIA) americana ha rivelato come un investimento di $4 miliardi per portare online le comunità americane si sia tradotto in un aumento della produzione economica “fino a $21 miliardi all’anno”. Nel frattempo, uno studio dell’ITU del 2011 sostiene che raddoppiare la velocità della banda larga aumenta il PIL di un paese dello 0,3 per cento.

I bisogni immediati di cibo, acqua, riparo vanno anche considerati alla luce dell’impatto trasformativo che ha l’accesso mobile a Internet nel consentire alle comunità di affrontare queste sfide immediate. In Bangladesh, gli agricoltori hanno avuto accesso a sistemi mobili di microfinanza basati su Internet che combinano prestiti e risparmi in sincrono con la stagione. Questo ha dato agli agricoltori la flessibilità necessaria per diventare più sostenibili.

Tutto sacrosanto, ma la Banca Mondiale avverte che le opportunità digitali non sono equamente condivise. “Per fare sì che i dividendi digitali siano ampiamente condivisi tra tutte le componenti della società, i paesi devono migliorare il loro approccio al business, investire nell’istruzione e nella salute delle persone, e promuovere il buon governo”, ha detto Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale.

Infine, l’online offre anche opportunità nuove, che mettono una nuova generazione di imprenditori di paesi in via di sviluppo in condizione di costruire nuovi prodotti e servizi. Strumenti di esplorazione connessi, come quelli che vediamo nei settori del petrolio e del gas, possono potenzialmente aiutare a identificare fonti potenzialmente lucrative di materie prime, mentre le soluzioni connesse per l’agricoltura applicate su ampia scala possono avere un ruolo cruciale nel prevenire le carestie e aumentare le rese.

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Bernardo Centrone (Orange Business Services), un nuovo patto per la crescita https://www.datamanager.it/2016/07/bernardo-centrone-orange-business-services-un-patto-la-crescita/ Tue, 19 Jul 2016 15:28:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105628 L’Italia ha bisogno di un vero e proprio Industrial Compact, basato su innovazione e digitalizzazione per sostenere la reindustrializzazione del Paese e rafforzare le imprese in tutti i settori chiave Nel mondo vivono circa sette miliardi di persone. Di queste, tra i cinque e i sei miliardi, hanno accesso a servizi fondamentali come la rete […]

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L’Italia ha bisogno di un vero e proprio Industrial Compact, basato su innovazione e digitalizzazione per sostenere la reindustrializzazione del Paese e rafforzare le imprese in tutti i settori chiave

Nel mondo vivono circa sette miliardi di persone. Di queste, tra i cinque e i sei miliardi, hanno accesso a servizi fondamentali come la rete idrica ed elettrica, un miliardo ha una linea telefonica fissa, meno di due miliardi un pc, ma ben cinque miliardi possiedono un telefono cellulare. I servizi di telefonia mobile hanno insomma dei modelli di consumo del tutto simili a quello dei cosiddetti “beni necessari”.

Come ci spiega Bernardo Centrone, amministratore delegato e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services, il ramo di Orange dedicato ai servizi B2B, «le compagnie di telecomunicazione hanno quindi un rilevante impatto sullo sviluppo economico del Paese, generano investimenti e occupazione e sono motore di innovazione, dato che larga parte dello sviluppo tecnologico degli ultimi anni proviene proprio da questo mondo». Per Orange che fattura più di 40 miliardi all’anno e investe tantissimo in ricerca e sviluppo, l’innovazione è «una raison d’être».


Bernardo Centrone @orangebusiness @orange_Italia Un nuovo patto per la #crescita
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Un paese per crescere ha bisogno di infrastrutture

«Spesso si punta il dito contro la mancanza di investimenti pubblici, ma non si parla ancora abbastanza della mancanza di investimenti privati. Il fatto vero è che non mancano i capitali, ma una visione chiara del futuro» – denuncia Bernardo Centrone. Il sistema produttivo industriale però dovrà confrontarsi nei prossimi anni con due sfide che ne decideranno il futuro per i prossimi decenni. Orange Business Services ha un punto di vista globale sulle sorti dell’industria italiana, che ha dimostrato in questi anni di dura crisi di resistere, non senza criticità, alla competizione sui mercati internazionali. L’Italia rimane il secondo paese manifatturiero d’Europa e fra i primi al mondo, per livello di integrazione di soluzioni anche in ambiti molto avanzati come la robotica. «In particolare – mette in evidenza Centrone – l’Italia mantiene una posizione di leadership in moltissimi segmenti di mercato e filiere di medio-alto contenuto tecnologico e resta uno dei soli cinque paesi al mondo con un surplus commerciale positivo, superiore ai 100 miliardi di dollari, dietro solo a Cina, Germania, Giappone e Corea».

La sfida dello sviluppo

L’Europa è ancora l’area economica più rilevante al mondo, ma ha il grande limite di non riuscire a sviluppare politiche comuni in grado di difendere e rafforzare la competitività e la capacità di investimento. Per Centrone, la sfida si combatte su due fronti. Da un lato la competizione con i poli geopolitici americano e asiatico e dall’altro la capacità di essere protagonisti di primo piano della quarta rivoluzione industriale, con la completa automazione e interconnessione del ciclo produttivo di prodotto, la cosiddetta “Industry 4.0”. «L’Italia come l’Europa – continua Centrone – ha bisogno di un vero e proprio Industrial Compact, basato su innovazione e digitalizzazione, in grado di sostenere una rapida ed efficiente reindustrializzazione del Paese, rafforzando le imprese in tutti i settori chiave, soprattutto in quelli ad alta intensità tecnologica». La posta in gioco è altissima. «Il rischio è di perdere la leadership nei settori più tradizionali ancora presidiati e di vedere l’Europa relegata a un ruolo secondario, più concentrata a discutere dei diversi interessi nazionali piuttosto che far fronte alla competizione globale e a ridurre il ritardo nello sviluppo di nuove imprese globali nell’high-tech».

Un nuovo modo di fare innovazione

«Orchestrate, operate and optimize» – sono le parole che definiscono alla base la filosofia aziendale di Orange. Il mercato italiano è un mercato molto interessante per potenziale, base di clienti e complessità. Orange Business Services è focalizzata su tre aree: customer experience, big data e analytics, machine-to-machine. Le soluzioni utilizzano tecnologie cloud e UC&C, la mobility e l’Internet of Things. Nella visione di Orange, l’innovazione è fondamentale per la crescita. Citando il libro “Jugaad Innovation” – per Centrone – l’innovazione deve essere appunto «jugaad», che in hindi indica un modo di pensare frugale e flessibile. «C’è tanta innovazione nel mondo, ma se ne spreca tantissima» – spiega Centrone. «Bisogna essere in grado di vedere le opportunità anche dove ci sono solo avversità, passando da una innovazione di tipo tradizionale a una iterativa e collaborativa».

Lo scenario delle telco

Secondo le previsioni degli analisti di IDC, nei prossimi anni, la rete sarà la chiave di volta, non solo per gli obiettivi fissati per il 2020 (il 100% degli italiani raggiunto dalla rete a 30 Mbps e l’85% da quella a 100 Mbps). Proprio a fine 2014, il Governo si è impegnato a mobilitare oltre sei miliardi di euro tra fondi europei, regionali e per lo sviluppo e coesione nell’arco del periodo 2014-2020 e ha presentato il piano di Crescita Digitale per banda larga, smart city, fascicolo sanitario elettronico e trasporto pubblico intelligente, contenente anche iniziative per la razionalizzazione dell’informatica delle pubbliche amministrazioni, connettività per scuole, ospedali e altri edifici pubblici. È quindi evidente come lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche non sia solo una questione “privata” fra grandi operatori, ma abbia una rilevanza nazionale ed europea. In questo scenario, «nonostante le grandi aggregazioni – avverte Centrone – le telco continueranno a fare le telco. E potranno trovare forti sinergie con chi offre contenuti. Stiamo assistendo all’ITizzazione delle telecomunicazioni, espressione brutta per dire che la parte software sta tornando a essere predominante. Sapere cosa c’è sopra e sotto la rete è il vantaggio delle telco tradizionali, che però devono sapere capitalizzare questa conoscenza, come hanno dimostrato di saper fare gli OTT, che sfruttano le autostrade digitali senza pagare pedaggio».


Gianluca Salvaneschi @orange_Italia #SDN e connettività sempre più dinamica
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Connettività sempre più dinamica

La rete è il fattore determinante per qualsiasi paradigma tecnologico. «La rete – commenta Centrone – deve essere aperta a più modelli: occorre una connettività sempre più dinamica». L’Hybrid Network corre in aiuto dei CIO, ma per Centrone il futuro della rete è software defined. «In pratica, l’SDN è l’IT che prende il controllo delle telecomunicazioni, è il software che prende il controllo dell’hardware, è il cloud come architettura di base. È il modello finale a cui tendere proprio perché se le applicazioni già vanno in cloud, le telecomunicazioni non possono rimanere indietro». Ma è soprattutto legato alle applicazioni. «Se le applicazioni stanno in cloud anche la rete deve essere application-aware. Con l’ibrido non è possibile ottimizzare le risorse in modo completamente dinamico, con l’SDN invece si può utilizzare qualsiasi tipo di accesso, avendo una visione migliore della rete, costi di investimento e gestione inferiori perché si ha una maggiore concentrazione delle piattaforme grazie alla virtualizzazione, tutti i vantaggi del cloud in termini di efficienza, scalabilità e anche la sicurezza è più facile da gestire. L’SDN diventa il paradigma di scelta di tutto». Anche per Gianluca Salvaneschi, head of Strategic Business Development & IoT Southern & Central Europe di Orange Business Services – «infrastrutture IT e grandi reti TLC stanno registrando la stessa spinta verso la piena separazione tra lo strato fisico dell’hardware e lo strato logico delle funzionalità. Secondo le nostre previsioni, una metà del fatturato generato da Orange si sposterà verso la cosiddetta Software Defined Network».

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