BravoSolution – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 14:41:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png BravoSolution – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La PA a tutto cloud https://www.datamanager.it/rivista/la-pa-tutto-cloud-51410.html Wed, 27 Nov 2013 12:39:09 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/la-pa-a-tutto-cloud/ Nuove fonti di efficienza e di modernizzazione per gli enti centrali e locali grazie ai paradigmi di cloud computing, che propongono numerosi ambiti di intervento IT a costi vantaggiosi di Luca De Piano Modernizzazione, innovazione e digitalizzazione. Tre ricette spesso combinate assieme. E ancora più spesso riferite alla pubblica amministrazione, centrale e locale. Perché non […]

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Nuove fonti di efficienza e di modernizzazione per gli enti centrali e locali grazie ai paradigmi di cloud computing, che propongono numerosi ambiti di intervento IT a costi vantaggiosi

di Luca De Piano

Modernizzazione, innovazione e digitalizzazione. Tre ricette spesso combinate assieme. E ancora più spesso riferite alla pubblica amministrazione, centrale e locale. Perché non c’è dubbio, che nonostante i notevoli progressi fin qui compiuti, la macchina pubblica abbia ancora bisogno di iniezioni di informatizzazione per poter dare ai cittadini e alle imprese servizi di buon livello e a costi ragionevoli. Un nuovo alleato per questo ulteriore sforzo è senz’altro costituito dalle applicazioni di cloud computing. Gli ambiti di intervento sono svariati e vanno dal miglioramento dei processi interni, alla comunicazione e collaborazione in tempo reale, al minore impatto sull’ambiente, il tutto volto al raggiungimento della massima efficacia operativa. Oggi, è una realtà, il fatto che – adottando soluzioni di cloud computing, in maniera analoga a quanto avviene da tempo per il mondo delle imprese – gli enti della pubblica amministrazione possono avviare in tempi rapidi nuovi progetti, riducendo in maniera significativa gli investimenti iniziali, i successivi costi di gestione e manutenzione dell’infrastruttura e delle applicazioni IT, salvaguardando allo stesso tempo investimenti già effettuati in passato.

Anche se qualcuno punta il dito sugli ostacoli dettati dalla mancanza di un’effettiva governance di programma sull’innovazione, dalla scarsità di regolamenti chiari, nonché dagli aspetti legati alla sicurezza dei dati e alla privacy, da più parti si prospetta – però – un’adozione di nuove soluzioni cloud, sulla spinta di una crescente domanda di servizi migliori ed evoluti da parte dei cittadini e anche dalle azioni intraprese nell’ambito della cosiddetta “spending review”. Non a caso, lo scorso anno l’Unione europea ha sviluppato una strategia da realizzare entro il 2020 che si propone di stimolare la produttività delle imprese e della pubblica amministrazione europea proprio attraverso il cloud computing. La strategia mira ad accelerare e potenziare l’accesso alla “nuvola informatica”, per esempio mediante la standardizzazione e omogeneizzazione del contesto normativo, in modo che l’Europa riesca a sfruttarne appieno il potenziale. Grazie a un’infrastruttura unica e integrata, la pubblica amministrazione può davvero essere in grado di offrire servizi pubblici più efficienti per quanto riguarda funzioni rilevanti quali l’e-Government o l’e-Health. 

Dematerializzazione

Ma, per entrare più specificamente a esaminare i processi, sono interessanti le indicazioni emerse dalla ricerca condotta la scorsa primavera in Europa da Coleman Parkes Research per conto del colosso della gestione documentale Ricoh Europe. «Dallo studio – spiega Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia (www.ricoh.it) – è emerso che la gestione dei processi nella pubblica amministrazione sta diventando sempre più complessa: gli enti pubblici si trovano di fronte a sfide quali la necessità di dematerializzare i documenti. In Europa, la PA è il settore che utilizza maggiormente la tecnologia cloud per la condivisione dei documenti (47% del campione) e per consentire ai dipendenti di accedere alle informazioni da dispositivi mobili (71%). Molti soggetti riconoscono quindi come il cloud possa aiutare a migliorare i servizi ai cittadini, ma il 57% degli intervistati afferma che la PA non sia ancora pronta a coglierne i benefici a causa, per esempio, della mancanza di processi interconnessi e della presenza di sistemi legacy». Il rimedio? Collaborare con esperti di document management per semplificare la migrazione e l’integrazione. «Il settore pubblico può – in questo modo – rendere le informazioni più facilmente accessibili sia da parte del personale sia dei cittadini, ed erogare servizi di elevata qualità» – afferma Oriani. 

Alcuni progetti in atto

Anche Gastone Nencini, country leader di Trend Micro Italia (www.trendmicro.it), ritiene che in termini di innovazione, il cloud possa sicuramente rappresentare un fattore abilitante per la pubblica amministrazione locale e centrale: «Esistono progetti di grande valore che implicano la condivisione delle risorse, come i tanti data center sparsi per il Paese, e che comporterebbero un impatto consistente dal punto di vista operativo» – spiega Nencini. «Molti di questi aspetti sono previsti dall’Agenda Digitale nella parte dedicata alla razionalizzazione delle infrastrutture CED, ma purtroppo al momento la sua attuazione è ferma». Eppure le applicazioni cloud utili sono molte e alcune sono già state adottate nella PA, come la posta certificata nello scambio di informazioni tra enti pubblici. «Il cloud facilita infatti l’interoperabilità e abbatte la necessità di investire in infrastrutture. Dal punto di vista del cittadino, la disponibilità di banche dati univoche consentirà di accedere più agevolmente ai servizi, anche per richiedere certificati più facilmente, e ridurrà la burocrazia per aziende e professionisti». A questo riguardo, Trend Micro ha già numerosi esempi di utilizzo del cloud per fornire alle amministrazioni locali un punto unico per la sicurezza: è il caso dell’Azienda USL di Reggio Emilia, per la quale Trend Micro ha creato specifiche appliance presso ciascuna struttura ospedaliera e il cui funzionamento è monitorato tramite una console di amministrazione centralizzata, garantendo così la massima sicurezza per i dispositivi medici collegati alla rete aziendale. La stessa tecnologia di sicurezza di Trend Micro è pensata “in-the-cloud” per garantire una protezione immediata con informazioni in tempo reale sulle minacce.

«La diffusione del cloud computing ha già promosso un cambio di mentalità all’interno della PA» – fa notare Fabio Alghisi, sales manager di Veeam Software Italy (www.veeam.com).

«Le recenti norme sul disaster recovery hanno fornito una spinta in questo senso, e sempre più spesso la PA si appoggia, almeno per le attività di disaster recovery, a spazi e anche a servizi fruibili via cloud». Potenzialmente, tutte le categorie di servizi potranno trarre vantaggio dall’adozione generalizzata dei paradigmi cloud, e ancora di più potranno trarne i cittadini, quando i servizi in cloud saranno accessibili da altre piattaforme come quelle mobili.

Ma vi sono alcune condizioni per un utilizzo efficace di questi strumenti: «Da una parte – sottolinea Alghisi – è necessario superare il modello “a silos”, cioè quello che talora ancora vede le singole amministrazioni sostanzialmente isolate dalle altre, a causa di procedure e applicazioni non in grado di comunicare tra loro – e dall’altra parte – l’istituzione di una reale ed efficace governance di programma sull’innovazione, senza la quale si rischierebbe di replicare l’errore insito nel modello citato su una infrastruttura innovativa, a discapito della fruibilità e della sostenibilità economica». E, come esempio di approccio al cloud efficace, Veeam cita il consolidamento del data center in via di realizzazione al ministero dell’Economia e delle Finanze, che utilizza tecnologie dell’azienda svizzera per la protezione dati e la gestione di ambienti virtuali, ottenendo notevoli vantaggi in termini di maggiori performance, ottimizzazione delle risorse e un sensibile contenimento dei costi, a fronte di una migliorata fruibilità dei servizi offerti. 

Flessibilità in primo piano

Anche un colosso come EMC (www.emc.it) sta dando il proprio contributo, in particolare nell’ambito dell’organizzazione e gestione delle informazioni, all’evoluzione della pubblica amministrazione, in linea con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Anche perché – spiega Danilo Cioffi, responsabile per il Public Sector di EMC – «è ferma convinzione dell’azienda che la flessibilità, l’efficienza e la semplificazione, insieme all’ottimizzazione dei costi, garantiti dal cloud computing, possono accelerare l’adozione dei nuovi servizi digitali rivolti ai cittadini». Il cloud può fornire strumenti essenziali per consentire di superare la tradizionale frammentazione dei sistemi informativi delle varie amministrazioni e contribuire a un sostanziale miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Questo è dovuto sia ai vantaggi associati all’ottimizzazione delle risorse informatiche sia alla razionalizzazione delle infrastrutture hardware e delle piattaforme software, delle applicazioni e dei processi, in una logica di progressiva standardizzazione e condivisione dei servizi. L’approccio al cloud può abilitare – da un lato – la valorizzazione delle sinergie e il contenimento dei costi, e dall’altro, la creazione di un maggiore valore per i cittadini, con la possibilità, anche per gli enti pubblici locali, di accedere all’innovazione, creando servizi più efficienti e con livelli di prestazioni più elevati». 

Guardare ai processi

Antonio Baldassarra, Ceo di Seeweb (www.seeweb.it), introduce nel dibattito un altro elemento, sottolineando che le problematiche di innovazione e digitalizzazione in ambito PA attengono agli aspetti di processo, prima che alle questioni tecnologiche. «A mio modo di vedere – dice Baldassarra – occorrerebbe cogliere il reale contributo di innovazione offerto dal cloud in particolare per incidere in maniera importante sui processi delle PA rivedendoli integralmente – magari eliminandoli – oppure introducendone di nuovi al posto di quelli obsoleti». Pensare a innovazione e digitalizzazione come la possibilità di fare “in modo nuovo” processi vecchi è secondo Baldassarra un grave errore. «Ma purtroppo è quello che si è visto finora. La metafora del cloud computing che oltre al “pay per use” propone concetti di forte standardizzazione, deve spingere a una revisione dei processi e degli ambienti ICT della PA in un’ottica di normalizzazione e di progettazione orientata al riuso dei sistemi e dei programmi». Per quanto riguarda i servizi che possono essere collocati sul cloud, vi sono sicuramente tutti i servizi di posta elettronica, i portali web, i sistemi di servizi diretti al cittadino. «Inoltre, il cloud computing rende agevole la gestione di architetture e procedure sistematicamente simili tra loro, cosa che accade per il mondo della PA periferica» – prosegue Baldassarra. «Migliaia di Comuni fanno esattamente le stesse cose e le fanno in migliaia di modi diversi e con migliaia di procedure diverse: spostare sul cloud alcune di queste procedure, come per esempio quelle relative all’anagrafe, consentirebbe significative economie nei costi e permetterebbe di raggiungere uno standard di qualità di servizio uniforme e controllato».

Processi di acquisto

Rimanendo in tema di spesa, Antonio Cappiello, account director di BravoSolution (www.bravosolution.com), fa notare che dal punto di osservazione dei processi di acquisto e di governo della spesa, esiste un atteggiamento dualistico della PA nei confronti del cloud computing. «L’utilizzo di tecnologie “da remoto” e attraverso Internet è visto come grande opportunità per mettere in atto le recenti indicazioni normative che regolano gli acquisti pubblici e che promuovono con forza crescente le tecnologie digitali (da ultimo, si può citare il decreto 55/2013 sulla fatturazione elettronica) per rendere i processi più efficienti, snelli, trasparenti e dematerializzati». Ma non solo. «Il cloud – continua Cappiello – è talvolta associato all’idea di soluzioni “standard” non sufficientemente specifiche per procedure di affidamento regolate da numerosi adempimenti formali». Si tratta di un timore che – però – può essere superato orientandosi verso soluzioni evolute come le «tecnologie consolidate e specifiche per appalti pubblici, in grado di interfacciarsi automaticamente con sistemi terzi che, nel caso del procurement pubblico, sono tipicamente i sistemi dell’AVCP, quelli per la gestione dei protocolli di legalità e i sistemi ERP aziendali». Il tutto con i più elevati livelli di sicurezza nella gestione di dati e processi critici per la regolarità delle procedure pubbliche. «Lo dimostrano – fa notare Cappiello – le esperienze di governi nazionali quali quelli di Regno Unito e Olanda, e quelle di numerose stazioni appaltanti italiane che hanno già adottato queste tecnologie con successo».

È interessante anche il contributo di Paolo Perissinotto, product manager per le soluzioni PA, area Contratti Pubblici di 24 ORE Software (www.24oresoftware.com). «Il paradigma sotteso al cloud computing non può che essere considerato votato all’innovazione e alla razionalizzazione della spesa oltre che all’efficienza complessiva nella gestione dei flussi dei dati e delle informazioni interne ed esterne all’Ente» – dice Perissinotto. «Tuttavia, incontra resistenze culturali e operative che ne limitano la diffusione. Queste resistenze trovano spiragli applicativi concreti, favoriti anche dall’incalzare della produzione normativa che induce ogni ente pubblico a reagire in tempi sempre più serrati e a garantire standard di trasparenza e cooperazione con l’esterno sempre più elevati». Si hanno quindi esempi di rilevante ricorso alle procedure negoziate negli appalti, che prevedono l’effettuazione di indagini di mercato puntuali nel rispetto dei principi comunitari: «Una situazione che porta il più delle volte alla istituzione di elenchi aperti di operatori economici capaci di interagire con il mercato dei soggetti esterni interessati» – fa notare Perissinotto. Ma vi sono anche altri esempi, come le recenti disposizioni sulla trasparenza degli affidamenti di appalti di lavori, servizi e forniture che impongono alle varie amministrazioni di rendere pubblici tempestivamente e in formati aperti tutta una serie di dati che solitamente non erano mai trattati. «Lo sportello unico dell’edilizia privata dove tecnici e cittadini devono avere la possibilità di presentare e seguire via web l’intero iter amministrativo delle proprie pratiche senza doversi mai recare fisicamente allo sportello dell’Ente» rappresenta un altro esempio di questa sinergia virtuosa. «Quello che accomuna questi casi – prosegue Perissinotto – è che si tratta di situazioni che di solito comportano l’adozione di nuove componenti di infrastruttura tecnologica, di software applicativo, o di altro. Complessivamente, solo le soluzioni cloud di tipo pubblico o privato riescono a mettere a disposizione queste componenti in tempi rapidi, con collaudate certezze di processo, conformità normativa nel tempo, a prezzi assolutamente concorrenziali rispetto alle soluzioni canoniche. E in questi casi è facile per i soggetti pubblici toccare con mano immediatamente i vantaggi di una soluzione cloud». 

Piattaforme di riferimento

Nel settore pubblico, l’aspetto legato alla dicotomia risparmio-innovazione è ancora più significativo, poiché coinvolge gli interessi della comunità. Pierangelo Rossi, amministratore delegato di Italsel (www.italsel.com) non ha dubbi: «Il cloud computing nasce per trasformare gradualmente ogni hardware in un terminale della Rete. Se guarderemo a quest’ultima come un luogo popolato da software disponibili on-demand, allora l’hardware personale sarà sufficiente a svolgere gran parte del lavoro di un’azienda, pubblica o privata». Se l’ottimizzazione di un sistema informativo nasce dalla semplificazione, è in tal senso che il cloud può giocare un ruolo determinante. Ma non solo: «Nell’immediato o nel prossimo futuro, i servizi informativi che beneficeranno maggiormente di questa tecnologia sono quelli considerati “di base”, come la posta elettronica, la condivisione e il backup dei dati, la sicurezza granulare del dato sensibile (fondamentale per la PA) e la gestione di device mobili. La piattaforma Shareprise.it di Italsel nasce proprio per soddisfare queste prime esigenze – spiega Rossi – e si arricchisce di un importante accordo strategico come la distribuzione di Colt Ceano, il sistema applicativo di servizi cloud-based quali Hosted Exchange, Backup as a Service, Disaster Recovery as a Service, IaaS, Virtual Desktop, File Sharing e Collaboration, offerta da Colt sulla propria infrastruttura. La necessità più sentita, infatti, è la possibilità di avere un unico fornitore, un unico SLA e la massima affidabilità di calcolo e di banda: strumenti indispensabili per usufruire di tutti i vantaggi del cloud».

Sulla stessa linea è anche Antonio Leonforte, amministratore delegato di Fhoster (www.fhoster.com) che sottolinea come i vantaggi di una infrastruttura cloud pubblica o privata siano ormai chiari in termini di flessibilità e di riduzione dei costi, anche se non è a livello infrastrutturale che il cloud computing esprimerà il suo massimo potenziale. «Risparmi e guadagni di efficienza assai più consistenti possono essere ottenuti sfruttando il cloud non solo per il dispiegamento di soluzioni sviluppate in modo tradizionale, ma come piattaforma agile, di tipo PaaS, Platform as a Service, per creare direttamente nel cloud, in modo drasticamente più veloce ed economico, sistemi informativi aperti e robusti in risposta a nuove esigenze» – afferma Leonforte. La crescente domanda di trasparenza nella PA anche locale sta stimolando – quindi – numerosi progetti innovativi, i cui vincoli di tempo e costo (visto che spesso si hanno a disposizione pochi mesi e poche decine di migliaia di euro) non possono essere soddisfatti con le classiche tecniche di sviluppo. «In questi contesti, piattaforme come Livebase, l’application PaaS di Fhoster, hanno dato prova di unire efficacemente la rapidità e la robustezza dell’approccio model-driven con la flessibilità e l’immediatezza operativa del cloud computing» – spiega Leonforte. «Il ministero dei Beni Culturali, per esempio, utilizza da tempo Livebase sia per progetti di lungo periodo, come la implementazione del Protocollo di Legalità nel Grande Progetto Pompei (anagrafe fornitori e monitoraggio lavori cantieristici), sia per esigenze tattiche, come la ricezione e la valutazione delle proposte per il progetto europeo JHEP, e sia per la pubblicazione di open-data per la trasparenza amministrativa».

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BravoSolution apre una nuova sede in Australia https://www.datamanager.it/news/bravosolution-apre-una-nuova-sede-australia-51210.html Tue, 12 Nov 2013 14:06:27 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/bravosolution-apre-una-nuova-sede-in-australia/ Continua il successo internazionale di BravoSolution. Aperta una nuova a Sydney. Nuovi uffici anche a Barcellona, Abu Dhabi e Atlanta. E il "Gartner Magic Quadrant" posiziona BravoSolution al vertice del Leader

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Continua il successo internazionale di BravoSolution. Aperta una nuova a Sydney. Nuovi uffici anche a Barcellona, Abu Dhabi e Atlanta. E il “Gartner Magic Quadrant” posiziona BravoSolution al vertice del Leader

BravoSolution, l’azienda italiana leader nella realizzazione di tecnologie per la gestione dei processi di approvvigionamento ed il controllo della spesa, continua il percorso di espansione internazionale con l’apertura di tre nuove sedi, raggiungendo quota 18 uffici in 12 paesi.

Dopo lo sbarco in Medio Oriente a Dubai nel 2012, e la presenza consolidata in Europa, America e Asia, BravoSolution si espande nel continente “n. 4” con l’apertura di una sede a Sydney. Un’operazione strategica per presidiare i territori australiani, neo-zelandesi e della Pacific Asia (APAC) interpretandone al meglio le esigenze e fornendo soluzioni tailor made a supporto dei processi del procurement e dello spend management, sia per le imprese che per le amministrazioni pubbliche ed i governi centrali. Una regione dove BravoSolution aveva da tempo iniziato ad operare fornendo le proprie soluzioni tecnologiche e l’esperienza di specialisti ad alcuni importanti clienti, quali il Ministero della Difesa Neozelandese e la multinazionale Amcor, in entrambe i casi offrendo tecnologie e supporto per lo sviluppo di progetti per la razionalizzazione della spesa.

Commenta Nader Sabbaghian, Amministratore Delegato di BravoSolution – “L’espansione geografica è un elemento chiave della nostra strategia di crescita. La presenza internazionale, oltre a darci occasioni di business nei singoli paesi (ad esempio nella Pubblica Amministrazione,) ci consente di supportare al meglio i nostri clienti internazionali completando la nostra offerta di tecnologia con l’assistenza di esperti dei processi del procurement e delle singole voci di spesa. La nostra filosofia di internazionalizzazione, che si è dimostrata vincente, fa leva sull’offerta ai nostri clienti di supporti locali nei singoli paesi, che garantisco ai diversi contesti, oltre ad una importante competenza, anche conoscenza e vicinanza sia culturale, sia geografica. Contribuisce a suggellare il riconoscimento internazionale della nostra azienda anche il posizionamento quale leader mondiale attribuitoci dal “Gartner Magic Quadrant 2013 for Strategic Sourcing Application Suites”, riferimento mondiale per la comparazione delle soluzioni IT a supporto dei processi di acquisto. Dopo diversi decenni una società italiana ritorna ad occupare posizioni di vertice mondiale nel mercato dell’enterprise software.” BravoSolution è oggi presenti in 4 continenti con oltre 500 dipendenti e oltre 600 clienti tra privati e pubblici. Una estensione territoriale significativa, che si è sviluppata anche grazie ai significativi risultati ottenuti nel supporto a Governi Nazionali nei loro piani di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica.

Oltre a Sydney altri tre uffici sono stati aperti nell’anno in corso: in Spagna a Barcellona (che si aggiunge a quello di Madrid), ad Abu Dhabi Emirati Arabi Uniti) e ad Atlanta (Usa), portando il totale delle sedi BravoSolution a 18, in 12 paesi nel mondo.

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I vent’anni del web e la silenziosa rivoluzione nella supply chain https://www.datamanager.it/rivista/i-vent-anni-del-web-e-la-silenziosa-rivoluzione-nella-supply-chain-48954.html Mon, 22 Jul 2013 10:35:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/i-ventanni-del-web-e-la-silenziosa-rivoluzione-nella-supply-chain/ Quest’anno Internet compie vent’anni. Ad aprile 1993, il CERN di Ginevra annunciava il World Wide Web, rendendo la rete accessibile a tutti e rivoluzionando il modo di comunicare di miliardi di persone nel mondo: superamento di ogni barriera geografica, istantaneità e contemporaneità delle comunicazioni, possibilità di scambiare documenti e informazioni a costi molto inferiori ai […]

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Nader Sabbaghian, amministratore delegato di BravoSolutionQuest’anno Internet compie vent’anni. Ad aprile 1993, il CERN di Ginevra annunciava il World Wide Web, rendendo la rete accessibile a tutti e rivoluzionando il modo di comunicare di miliardi di persone nel mondo: superamento di ogni barriera geografica, istantaneità e contemporaneità delle comunicazioni, possibilità di scambiare documenti e informazioni a costi molto inferiori ai mezzi di comunicazione tradizionali. La nostra intuizione, nel 2000, è stata quella di immaginare l’impatto della Rete – attraverso applicazioni sviluppate ad hoc – su uno degli ambiti aziendali più rilevanti, anche in termini di bilancio e competitività, in altre parole, il processo di acquisto e la gestione della supply chain. Si tratta – infatti – di processi caratterizzati da moltissime interazioni e scambi documentali (con i fornitori, tra funzioni aziendali interne, con enti amministrativi…), tuttora gestiti con modalità di comunicazione poco strutturate e inefficienti come il telefono, il fax o la posta, producendo enormi volumi di carta stampata. Pensiamo solo alle migliaia di fornitori con cui interagiscono tipicamente le grandi aziende, soprattutto in uno scenario di mercato sempre più globale e complesso, e alle molteplici comunicazioni alla base di ogni acquisto o appalto. Se consideriamo poi gli adempimenti amministrativi che ogni azienda deve affrontare nel ciclo di acquisto e ordine, è facilmente comprensibile il vantaggio di utilizzare modalità di comunicazione poco costose, dematerializzate, veloci, tracciabili e collaborative, oltre che rigorosamente strutturate dal sistema. E le imprese, sempre più spinte alla ricerca di competitività, lo hanno capito bene… Un approccio innovativo alla spesa consente di ridurre i costi di acquisto e processo, di ampliare la visibilità sulle alternative di fornitura, di aumentare il presidio della spesa e di attivare processi decisionali trasparenti e sostenibili perché basati su quadri informativi strutturati e oggettivi. Le resistenze al cambiamento – tipiche di ogni innovazione tecnologica – sono progressivamente sfumate, a fronte dei risultati. L’adozione delle soluzioni di eSpend Management si è moltiplicata grazie alla disponibilità – come nel nostro caso – di prodotti software as a service (SaaS), senza esigenza di investimenti in infrastrutture IT da parte di ciascuna azienda.

Se l’impresa sta cogliendo appieno le opportunità della digitalizzazione, la pubblica amministrazione presenta comportamenti contrastanti, nonostante un assetto normativo che incoraggia il passaggio al digitale. Ci sono paesi, come il Regno Unito, dove gli appalti per le Olimpiadi di Londra sono stati gestiti interamente per via telematica, azzerando carta, contenziosi procedurali e assicurando trasparenza totale. Non solo. Dove la “spending review” pubblica è stata fatta con il supporto della tecnologia italiana di analisi della spesa, il risparmio delle casse pubbliche in pochi mesi è stato di oltre tre miliardi di euro. E ci sono paesi come l’Italia dove, a parte alcune iniziative “di eccellenza”, la strada della digitalizzazione procede lentamente. Come cittadino italiano, oltre che AD di un’azienda di tecnologia italiana, spero che la politica “cambi marcia” rapidamente. Alcuni segnali ci sono, come ad esempio il recentissimo D.M. 3 Aprile 2013 in materia di fatturazione elettronica. Il sistema Paese non può più procrastinare interventi per razionalizzare la spesa pubblica rendendola più trasparente, efficiente e meritocratica.

 

Nader Sabbaghian, amministratore delegato di BravoSolution

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BravoSolution continua il percorso di crescita e affermazione internazionale https://www.datamanager.it/news/bravosolution-continua-il-percorso-di-crescita-e-affermazione-internazionale-47497.html Fri, 31 May 2013 12:36:37 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/bravosolution-continua-il-percorso-di-crescita-e-affermazione-internazionale/ Fatturato in crescita e aperta una nuova sede ad Atlanta (USA). Dall'Inghilterra i primi risultati della spending review targata BravoSolution (3 miliardi di euro risparmiati solo nella prima fase)

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Fatturato in crescita e aperta una nuova sede ad Atlanta (USA). Dall’Inghilterra i primi risultati della spending review targata BravoSolution (3 miliardi di euro risparmiati solo nella prima fase)

Nono anno consecutivo con il segno “più” per BravoSolution – azienda leader in soluzioni tecnologiche e servizi per il processo di acquisto “end-to-end” – che, nonostante la difficile congiuntura economica generale, chiude il 2012 con un incremento del fatturato pari all’11% a 62 Milioni di Euro.

In crescita anche la struttura organizzativa che oggi raggiunge i 530 dipendenti, provenienti da 42 differenti nazioni. Sono oltre 600 i clienti che nel mondo hanno scelto l’azienda italiana come partner per i piani di razionalizzazione della spesa. Il 2012 è stato un anno particolarmente importante per l’azienda che ha confermato gli obiettivi di crescita ed affermazione attraverso lo sviluppo della propria presenza internazionale, che oggi vale intorno al 60% del fatturato totale.

Le principali tappe della crescita nel 2012

– Sbarco in Medio oriente con l’apertura della sede di Dubai e l’acquisizione di importanti clienti tra i quali lo stesso Governo di Dubai, Abu Dhabi Airport, Emirates Aluminum (EMAL), Etihad Airways e DP World.

– Sviluppo, per il Governo Cameron, del progetto di analisi della spesa relativo agli acquisti (beni, servizi, lavori) del settore pubblico del Regno Unito (centrale e locale), con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento dei target imposti dal programma di Spending Review formalizzati dal Cancelliere George Osborne nell’autunno 2010. Nella sua prima fase il progetto (che ha coinvolto 17 dicasteri quali il Ministero della Difesa, il Ministero dei Trasporti, il Ministero degli interni, il Ministero della Giustizia e il Ministero del Lavoro, per un volume di spesa pari a circa 60 miliardi di sterline all’anno) ha già prodotto risparmi per 3 miliardi di Euro E’ in progess l’estensione ad oltre 180 organizzazioni pubbliche, centrali e locali, compresi i Governi Devoluti di Scozia e Galles e i “London Councils” (analoghi ai Municipi di Roma)

– Si conclude con successo la prima fase di collaborazione (iniziata nel 2007) con il Comitato Olimpico di Londra 2012 per la gestione per via telematica di tutte le gare di appalto per la realizzazione del villaggi olimpico e per l’acquisto di tutte le forniture (strutture, beni e servizi per un valore di circa 10.5 miliardi di Euro).

2013: sempre più vicini alle esigenze del mondo acquisti

Il successo internazionale di BravoSolution continua con l’apertura (avvenuta a maggio) della nuova sede ad Atalanta (Georgia – USA) che si affianca a quelle di Chicago, di Vestel (NY) e di Malvern (PA). Salgono così a 15 gli uffici BravoSolution nel mondo. La presenza degli headquarters di numerose aziende “chiave” nella zona Sud-Ovest degli Stati Uniti ha infatti suggerito l’opportunità di aprire una sede in quest’area, al fine di focalizzare con maggiore efficacia azioni di business development. Nader Sabbaghian – Amministratore Delegato BravoSolution – commenta: “L’apertura dell’ufficio di Atlanta conferma l’orientamento ad un business model che vede nell’allineamento culturale e geografico con i nostri clienti un fattore di successo. Per il 2013 l’obiettivo è continuare a rispondere ad aziende private e del mondo pubblico/regolamentato con soluzioni di eccellenza, sempre più “modellate” sulle peculiarità di acquisto dei diversi settori e in grado di supportare l’intero ciclo di acquisto “end to end”, dalla definizione dei fabbisogni fino alla fatturazione elettronica”.

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BravoSolution riduce i costi. Più vantaggio strategico per i CEO https://www.datamanager.it/rivista/bravosolution-riduce-i-costi-pi-vantaggio-strategico-i-ceo-46811.html Mon, 20 May 2013 09:05:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/bravosolution-riduce-i-costi-piu-vantaggio-strategico-per-i-ceo/ Le soluzioni software per ottimizzare il processo degli acquisti proposte dall’azienda italiana conquistano sempre più spazio in tutto il mondo grazie alla flessibilità e alla modularità    Esistono ancora numerosi esempi di eccellenza nel Made in Italy. E non solo nei classici campi della moda, delle auto sportive o della meccanica di precisione. Nell’ambito del […]

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Le soluzioni software per ottimizzare il processo degli acquisti proposte dall’azienda italiana conquistano sempre più spazio in tutto il mondo grazie alla flessibilità e alla modularità 

 

Ezio Melzi direttore generale di BravoSolutionEsistono ancora numerosi esempi di eccellenza nel Made in Italy. E non solo nei classici campi della moda, delle auto sportive o della meccanica di precisione. Nell’ambito del software e dell’innovazione tramite Internet, l’italianissima BravoSolution (www.bravosolution.com) continua a mietere successi. Società interamente privata che fa capo alla famiglia bergamasca Pesenti, con interessi in numerose aree di business, BravoSolution è stata creata nel Duemila per supportare gli uffici acquisti di aziende private e pubbliche nella gestione degli approvvigionamenti, con soluzioni software che innovano l’intero ciclo di acquisto migliorandone le performance, oltre a ridurne i costi generali. Definite dall’azienda come “supply management excellence”, le tecnologie BravoSolution supportano tutte le fasi del procurement, a partire dall’analisi e raccolta del fabbisogno fino al pagamento del fornitore. Quindi, si va dal sourcing al vendor management, con focus particolare sulla valutazione delle performance dei fornitori, dalla spend analysis al contract e program management, fino alla fatturazione e pagamento, anche con l’ausilio di servizi professionali e competenza nelle diverse categorie di acquisto. Ma non solo: con il software BravoSolution la gestione dell’intero processo di procurement è effettuata in modalità “paperless”, cioè senza alcuno scambio di documenti cartacei, con ulteriori risparmi.

Crescita costante

«BravoSolution è nata nel momento in cui la “bolla” Internet era al suo massimo, ma delle circa mille e 300 iniziative sorte per occuparsi di e-procurement, cioè il campo in cui siamo attivi da sempre, ne sono rimaste in tutto il mondo meno di dieci» – fa notare Ezio Melzi, direttore generale. La società ha – da tempo – messo a segno una progressione davvero invidiabile: in uno scenario nel quale moltissimi attori scomparivano oppure venivano acquisiti da colossi dell’IT, BravoSolution ha conquistato la leadership mondiale, con una crescita costante fatta di bilanci sempre in attivo. L’ultimo, relativo all’esercizio 2012, appena approvato, parla di un fatturato consolidato di circa 62 milioni di euro, con una crescita del 11%, oltre 530 dipendenti, un centinaio dei quali addetti allo sviluppo tecnologico, e una presenza diretta in 11 Paesi di tre continenti: oltre al quartier generale di Milano, le attività si svolgono attraverso 13 sedi tra cui quelle di Londra, Parigi, Chicago e Dubai. «Oggi, il 60% del nostro fatturato è realizzato fuori dall’Italia, con una preponderanza del mercato americano – un’area molto promettente, dove stiamo crescendo molto – e di quello asiatico, dove stanno nascendo molte opportunità» – sottolinea Melzi. Attualmente, la società ha un totale di 600 clienti sparsi per il mondo, tra aziende private , enti pubblici e governi nazionali, come Regno Unito, Emirati Arabi e Messico. Tra i clienti internazionali ci sono EDF, Pfizer, Unilever e McDonald’s. Tra i clienti nazionali possiamo citare Autogrill, Astaldi, Banca d’Italia e Poste Italiane.

Al servizio di Sua Maestà

Quello del governo di Sua Maestà britannica è un caso emblematico per BravoSolution: il software della società italiana è stato adottato a partire dal 2004 e prosegue fino a oggi con numerose estensioni, tra cui le Olimpiadi del 2012, i cui processi di appalto sono stati interamente elaborati, gestiti e assegnati con le soluzioni italiane. «Inizialmente abbiamo vinto una gara internazionale indetta nel 2003 dal governo del Regno Unito per fornire a tutti gli uffici della pubblica amministrazione, le tecnologie per gestire le gare pubbliche – spiega Melzi – e in seguito abbiamo iniziato a gestire i processi di spending review, rispondendo direttamente al Cabinet, cioè l’ufficio del primo ministro». Con notevoli risultati, visto che grazie alle analisi strutturate della spesa targate BravoSolution, il Regno Unito ha potuto effettuare risparmi per 2,5 miliardi di sterline nell’arco di 16 mesi. E anche le cifre della gestione di Olympics 2012 non sono da meno, dato che l’intera spesa riguardante la kermesse sportiva, pari a oltre dieci miliardi di euro distribuiti sul ragguardevole numero di circa 20mila fornitori, è stata veicolata in modalità interamente paperless, tramite appalti via web realizzati con software BravoSolution, che ha creato un portale al quale facevano capo tutti i soggetti coinvolti.

I vantaggi per le aziende

Per tornare all’importante capitolo della spending review, tema senz’altro di attualità anche per il nostro Paese, va sottolineato come i software di BravoSolutions non si sostituiscano alla politica, com’è ovvio che sia. Più precisamente – fa notare Melzi – «lavoriamo sull’elaborazione dei dati coinvolti nei processi, in modo da dare agli amministratori pubblici gli elementi necessari per prendere decisioni il più possibile informate e oggettive. Oltre a far emergere evidenze numeriche a supporto delle decisioni, le nostre soluzioni consentono di reiterare periodicamente le analisi sulla spesa, perché il vero risparmio è quello che dura nel tempo. Questo si può ottenere anche tramite una nuova governance dei processi: se si trasferiscono i processi tradizionali sulle tecnologie web, questi diventano tracciabili e quindi, per definizione, trasparenti». Questi vantaggi sono validi anche per le aziende, perché gestire i processi di acquisto tramite un software specialistico permette anche di eliminare strumenti poco strutturati e scarsamente efficienti come per esempio il telefono, l’email o i fax, che sono tuttora molto utilizzati, per passare a comunicazioni online tracciate e veloci, a costi virtualmente inesistenti.

Nativamente cloud

Un altro punto di forza di BravoSolution è quello di proporre tecnologie che possono essere utilizzate come servizio in modalità cloud, e questa possibilità è scelta dalla maggioranza dei clienti. «Questa caratteristica ci distingue notevolmente rispetto alla concorrenza – sottolinea Gianni Rizzetti, senior vice president Research & Development, ed è resa possibile dal fatto che fin da subito le nostre soluzioni sono state sviluppate per il cloud, offrendo alle aziende uno strumento non invasivo, snello da implementare e utilizzare ma, al contempo, personalizzabile in funzione delle specifiche esigenze. Grazie a queste peculiarità, non abbiamo dovuto adattare al cloud i nostri software, al contrario dei concorrenti. Siamo stati dei pionieri nel comprendere le potenzialità del cloud». Un altro vantaggio dell’essere nativamente cloud è quello della velocità di implementazione: «Nell’arco di pochi giorni – spiega Rizzetti – possiamo mettere un’azienda in grado di provare il nostro servizio, per poi passare all’operatività completa in poche settimane. Metaforicamente, le nostre tecnologie permettono ai clienti di salire su un treno in corsa…scegliendo a quale velocità andare! Un altro elemento differenziante è il livello di sicurezza che offriamo e che è stato certificato secondo i rigorosi criteri ISO 27001».

Conoscere il mercato

Con Mario Messuri e Andrea Mitrovich, entrambi business director di BravoSolution, facciamo infine il punto su come stanno cambiando le esigenze del mercato, anche alla luce del momento particolare che da tempo caratterizza lo scenario economico. «Il percorso verso l’innovazione e il cambiamento non è mai facile – dichiara Messuri – ma la crisi economica in atto spinge le aziende a cercare nuove aree in cui recuperare efficienza e competitività». Ma il risparmio non va visto in chiave “one-off”, strappando condizioni molto favorevoli in una fase di prima negoziazione, che però poi porta inevitabilmente a una normalizzazione delle condizioni nell’anno successivo: quello che conta è la sostenibilità nel tempo. È anche per questo che «per ogni euro investito nelle nostre soluzioni – dice Andrea Mitrovich – si può arrivare ad avere un ROI che va da quattro a otto euro in base al punto di partenza». Ma un altro aspetto da non sottovalutare è quello di poter contare su un’organizzazione che conosce bene i settori di business ai quali si rivolge. «Siamo cresciuti parlando la lingua dei diversi ambiti di mercato sui quali ci siamo di volta in volta concentrati, e abbiamo anche fatto evolvere le nostre tecnologie pensando sempre ai requisiti specifici dei nostri clienti» – dice Messuri – che aggiunge: «Quello che fa la differenza è conoscere i processi di business del cliente in maniera approfondita, per essere in grado di offrire sempre il massimo valore aggiunto e dare il nostro contributo tecnologico con lo scopo di colmare le differenze che tuttora in Italia si riscontrano tra una filiera e l’altra nell’utilizzo di soluzioni di e-procurement». Il riferimento è al settore del piccolo manifatturiero, che risulta ancora indietro, rispetto per esempio al campo delle costruzioni. «In questo settore – conclude Mitrovich – hanno ottenuto notevoli vantaggi dal ricorso alle soluzioni di gestione online degli acquisti non solo grandissime aziende ma anche operatori di dimensioni relativamente piccole, nell’ordine dei 15-20 milioni di fatturato».

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Ripresa economica: quale ruolo per la spesa pubblica? Dibattito a “Porta a Porta” https://www.datamanager.it/news/ripresa-economica-quale-ruolo-la-spesa-pubblica-dibattito-porta-porta-46901.html Wed, 15 May 2013 08:37:13 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/ripresa-economica-quale-ruolo-per-la-spesa-pubblica-dibattito-a-porta-a-porta/ Razionalizzare la spesa pubblica si può, e in tempi rapidi. Lo spiega Ezio Melzi, direttore generale di BravoSolution, alla trasmissione “Porta a Porta”, in una puntata dedicata alle  riforme e risorse per far ripartire il Paese

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Razionalizzare la spesa pubblica si può, e in tempi rapidi. Lo spiega Ezio Melzi, direttore generale di BravoSolution, alla trasmissione “Porta a Porta”, in una puntata dedicata alle  riforme e risorse per far ripartire il Paese

L’Italia sta attraversando una delle fasi più cruciali degli ultimi anni. Ci sono importanti decisioni da prendere, già a breve scadenza, con impatti sostanziali per gli equilibri economico-sociali sia a livello nazionale che internazionale. Quali sono le aspettative dell’Europa? Quali riforme e risorse intraprendere per far ripartire il paese? Come intervenire  sulla spesa pubblica in ottica di trasparenza e razionalizzazione?

 “Porta a Porta”  ha dedicato a questi temi la trasmissione del 2 maggio, invitando al dibattito  rappresentati istituzionali e BravoSolution. Ezio Melzi, direttore generale dell’azienda, è stato invitato per raccontare come diversi  Governi Nazionali – ad esempio il Regno Unito, l’Olanda e gli Emirati Arabi – stiano realizzando gli obiettivi previsti dai propri programmi di Spending Review anche grazie all’uso di soluzioni tecnologiche e metodologiche specifiche per l’analisi della spesa. Queste soluzioni consentono infatti agli  Amministratori Pubblici:

  • di avere una visione completa ed  oggettiva  dei dati sulla spesa sostenuta dai diversi Enti, sia in termini di costi che di quantità acquistate
  • di effettuare di benchmarking fra i comportamenti di spesa
  • di  reiterare   l’analisi della spesa nel tempo, per controllare che gli interventi pianificati stiano procedendo ed, in caso contrario,  arginare tempestivamente le “derive”
  • di fare di trasparenza, lotta agli sprechi, tracciabilità, efficienza le “parole d’ordine” per il “buon governo”

Queste soluzioni sono di rapida implementazione e conformi alle normative che regolano gli acquisti pubblici

Quali opportunità per la spesa pubblica italiana?

Clicca qui per guardare il dibattito

 

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Spending review. Tagli intelligenti con gli analytics https://www.datamanager.it/rivista/spending-review-tagli-intelligenti-con-gli-analytics-45849.html Tue, 16 Apr 2013 15:00:22 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/spending-review-tagli-intelligenti-con-gli-analytics/ Chi non ha sentito parlare negli ultimi tempi di spending review? Ecco come gli analytics supportano le analisi della spesa pubblica, evitando i tagli lineari indiscriminati e facilitando l’individuazione degli sprechi, la scelta dei servizi prioritari da erogare e l’analisi della performance degli uffici pubblici     L’espressione spending review è entrata ormai nel linguaggio […]

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Chi non ha sentito parlare negli ultimi tempi di spending review? Ecco come gli analytics supportano le analisi della spesa pubblica, evitando i tagli lineari indiscriminati e facilitando l’individuazione degli sprechi, la scelta dei servizi prioritari da erogare e l’analisi della performance degli uffici pubblici

 

 

Spending review Tagli intelligenti con gli analyticsL’espressione spending review è entrata ormai nel linguaggio corrente, oltre che nel lessico di politici e decisori amministrativi. Letteralmente, spending review significa revisione della spesa: è un processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica, attraverso un’analisi sistematica e una attenta valutazione delle strutture organizzative e dei capitoli di spesa dei ministeri. L’obiettivo è identificare spese che non contribuiscono a raggiungere gli obiettivi che sono stati affidati alle diverse amministrazioni o che li raggiungono solo in maniera inefficiente, a fronte di spese molto più alte del necessario. Per Mauro Bonaretti, direttore generale del Comune di Reggio Emilia e presidente Andigel (Associazione nazionale dei direttori generali degli enti locali), «in questi anni di crisi, si è parlato molto di revisione della spesa come quell’insieme di decisioni e pratiche che dovrebbero consentire di ristrutturare la spesa pubblica. In realtà, la riduzione della spesa pubblica in Italia è avvenuta semplicemente attraverso i cosiddetti tagli lineari. È stato cioè adottato lo stesso approccio culturale – ma di verso opposto – impiegato negli anni dell’aumento della spesa, passando dal bilancio incrementale ai tagli lineari. In entrambi i casi, non viene rivista la composizione della spesa, ma – più semplicemente – si agisce per aumento o contrazione lineare della spesa storica. Questo approccio – seppur più rapido in fase di emergenza – non è utile a riallocare in modo razionale le minori risorse disponibili. Proprio perché l’andamento della spesa ha subito nel tempo un andamento sostanzialmente incrementale, la struttura qualitativa attuale della spesa pubblica è costruita intorno a esigenze e priorità definite tra gli anni 50 e 80 nei famosi “Trenta gloriosi”. Quella struttura sociale ed economica è ora inesistente e completamente trasformata. Gli esempi possibili sono infiniti. A fronte di una trasformazione così epocale sul piano economico e sociale, non c’è stata una coerente capacità di ripensare le scelte di intervento pubblico». La vera spending review – suggerisce Mauro Bonaretti – dovrebbe partire da queste domande: «Come ripensare le priorità in termini di strumenti e di politiche di attuazione per rispondere ai bisogni di una società trasformata? Come riallocare le risorse più scarse in modo coerente rispetto alle scelte»? Di questo l’Italia ha grande bisogno e questa è la sfida che ci attende.

 

Missione possibile

Riformare la spesa pubblica non è una missione impossibile, ma il percorso è tutto in salita. La riduzione della spesa non dovrebbe modificare la quantità di servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni, ma colpire gli eccessi e gli sprechi. Dal Rapporto, elaborato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, quando era a capo della commissione sulla spesa pubblica del ministero dell’Economia e delle Finanze, emerge che negli ultimi sessanta anni, dal 1951 al 2010, l’esborso per il pagamento delle pensioni è passato dal 9,4% (sul totale della spesa pubblica) al 30,2%. Allo stesso tempo, la spesa per assistenza e trasferimenti alle famiglie è diminuita (dal 12,2% all’8,8%). In calo, anche i contributi alla produzione, dal 3,6% all’1,9%, con un picco al 6,4% nel 1980. Le cifre mettono in chiaro che l’unico controllo della spesa messo in atto in questi anni ha inciso solo sugli investimenti con un calo costante dal 15,4% al 6,8%. La spesa complessiva per consumi collettivi, dal 1980 a oggi, è rimasta sostanzialmente invariata (circa il 41%), ma al suo interno è cresciuta quella per la sanità, dal 29,7% al 33,8%, e si è ristretta la spesa per l’istruzione dal 25,7% al 20%. In pratica, i tagli effettuati sono stati di tipo ragionieristico e non hanno tenuto conto del loro impatto a livello macroeconomico, su produzione industriale, occupazione e competitività delle imprese. Invece di analizzare la spesa e di effettuare tagli intelligenti, l’unica cosa che si continua a segare è il ramo che alimenta il sistema produttivo.

 

Le basi dati normalizzate 

La spending review è uno dei temi principali nell’agenda del nuovo governo. Un compito difficile, ma necessario. La capacità di individuare le priorità e fare le scelte giuste è la leva per contribuire al risanamento del Paese. Per essere efficaci, le operazioni sul taglio della spesa pubblica devono basarsi su due pilastri fondamentali. Il primo è la disponibilità di basi dati integrate e certificate, per raccogliere in modo sistematico i dati di spesa, anche provenienti da sistemi informativi disomogenei, senza la necessità di intervenire sui sistemi aziendali. Il secondo è l’utilizzo di strumenti analitici che consentano di estrapolare dalla massa di dati le informazioni che permettano di ricavare dal patrimonio informativo esistente gli elementi di conoscenza utili per il processo decisionale. «E’ fondamentale dotarsi di basi dati aggregate e condivise – spiega Stefano Corrado, sales manager Pubblica Amministrazione di SAS (www.sas.com/italy) – anche partendo dall’acquisizione di dati da sistemi eterogenei, per poi procedere alle attività di standardizzazione, integrazione e certificazione. Su queste basi dati si sviluppano tecniche analitiche per avere una visibilità di dettaglio sulle singole voci di spesa e sull’allocazione delle risorse disponibili. Questo approccio permette all’Ente di scomporre il processo nelle sue attività di base per misurarne l’efficacia e l’efficienza per mezzo di modelli e indicatori significativi quali: risorse impegnate, costi correlati, produttività, procedure di erogazione, benchmark di mercato, confronto con i costi standard degli studi di settore. E non ultimo, di individuare le potenziali aree di miglioramento».

La fase iniziale, che comprende integrazione, normalizzazione e certificazione dei dati da analizzare, è molto importante in una realtà come l’amministrazione pubblica, dove il processo di analisi è ancor più complicato per la mole dei dati in gioco, per la necessità di una esatta classificazione delle spese, non sempre uniforme tra amministrazioni centrale e locale, e per la mancanza di un livello di dettaglio adeguato per ciascuna voce di spesa.

 

Spending analysis

Sulle basi dati normalizzate sono utilizzate raffinate tecniche analitiche. Grazie a esse, si può compiere efficacemente la spending analysis, cioè l’attività volta a ottenere una visione complessiva, e di dettaglio, di tutte le singole voci di spesa e sull’allocazione delle risorse disponibili. L’uso degli analytics mostra una fotografia oggettiva della realtà e può facilitare l’adozione di interventi mirati di ottimizzazione, evitando la logica indiscriminata dei tagli lineari. La revisione della spesa non si deve tradurre necessariamente in un taglio della spesa stessa, ma deve essere un intervento volto all’aumento dell’efficienza e della produttività. Con gli analytics si possono compiere anche analisi approfondite delle voci di bilancio relative ai costi e alle spese.

L’ottimizzazione degli acquisti grazie all’identificazione delle aree in cui la variabilità dei prezzi pagati è troppo alta, l’individuazione degli articoli per i quali ci sono scorte in eccesso, la valutazione dei rifornimenti e della liquidità bloccata nei magazzini sono le leve che permettono di avere un impatto intelligente sulle decisioni da prendere. Queste analisi sono effettuate su diverse dimensioni, ad esempio per area geografica, centro di costo, categoria merceologica, fornitore, divisione, periodo di tempo. La visibilità di dettaglio sulle singole voci di spesa, la previsione degli andamenti e l’analisi delle correlazioni aiutano a trovare i fattori nascosti che influenzano l’andamento della spesa. Con questi strumenti si possono misurare i risultati in rapporto agli obiettivi, valutando le performance organizzative: in questo modo, facilitano la revisione del funzionamento degli apparati burocratici, l’opera di razionalizzazione delle attività, il contenimento dei costi e il raggiungimento degli obiettivi pubblici in modo più efficiente ed efficace.

Gli analytics permettono anche di definire gli obiettivi strategici, i piani e i programmi operativi relativi ai servizi da erogare, e quindi possono essere individuate le priorità, pianificati i costi, i ricavi, le entrate e le uscite, allocate le risorse e verificate le coperture finanziarie. Una volta resi operativi i piani, il supporto di questi strumenti nella fase di monitoraggio consente di verificare costi e tempi, valutare le performance ed eventualmente eseguire ripianificazioni in corso d’opera.

Anche la riorganizzazione degli uffici e l’ottimizzazione del processo di gestione del personale si basa su un processo di forecasting intelligente, che valuta le risorse necessarie in accordo con le attuali e future esigenze di erogazione dei servizi, supportando il processo di pianificazione degli organici sia nel medio-lungo periodo, sia a breve termine.

Gli analytics consentono anche di effettuare simulazioni per individuare il dimensionamento ottimale delle risorse in rapporto ai singoli servizi erogati.

 

L’importanza degli Analytics 

Quali funzionalità degli analytics possono essere utilizzate a supporto della revisione della spesa e della Spend Analysis? Secondo Andrea Maderna, sales director di BOARD Italia (www.board.com/IT/Home): «Per raccontare quanto la business intelligence (BI) sia importante in tale ambito, è sufficiente descrivere le esperienze di alcuni nostri clienti del settore pubblico Ospedaliero dove l’utilizzo di BOARD porta a un sensibile miglioramento dell’efficienza, con conseguente risparmio di tempo e quindi permette ai processi ospedalieri giornalieri di fluire con meno problemi. Infatti, il consolidamento dei dati provenienti dalle diverse divisioni ospedaliere ha ottenuto il risultato di fornire più informazioni ai singoli dipartimenti e quindi una gestione integrata del reporting. Per esempio, risultano fondamentali alcuni KPI che devono sempre essere tenuti in conto per migliorare i “conti”. Tra questi KPI citiamo il costo medio per paziente, il costo totale per singola operazione, il numero di interventi per mesi, l’occupazione media dei letti e quindi il costo del personale associato per letto, il costo dei farmaci per paziente e molto altro ancora. L’insieme dei KPI può indicare in modo chiaro sprechi e aree di intervento. Nel campo della fatturazione, delle operation, dei costi, BOARD fornisce tutte le informazioni necessarie per i diversi tipi di utenti e tali informazioni sono rese disponibili per una verifica di dettaglio e per una pianificazione efficiente. Questa chiara visione d’insieme ha permesso al management ospedaliero di poter prendere decisioni avendo più coscienza di dove si verificavano gli sprechi e di mettere in atto piani di miglioramento di medio-lungo periodo in accordo con le legislazioni in corso». Aggiunge Stefano Corrado (SAS): «Il presupposto per poter operare efficacemente nel taglio della spesa pubblica è la disponibilità di basi dati integrate e certificate e di strumenti analitici capaci di ricavare dal patrimonio informativo esistente gli elementi utili per il processo decisionale. La nostra proposta offre soluzioni e metodologie, che permettono di raccogliere i dati sulle risorse allocate in merito a obiettivi strategici, operativi e piani/programmi di azione. E utilizzare tecniche analitiche per effettuare analisi di regressione e correlazione sulle basi dati. Infine, è possibile mappare i servizi erogati dall’ente (centrale e locale) in rapporto agli obiettivi strategici prestabiliti ed evidenziare i servizi realmente percepiti come critici dai cittadini. In questo modo si può capire quali siano quelli su cui concentrare gli investimenti».

 

L’approccio giusto

Quale tipo di approccio bisogna avere per sfruttare al meglio questi strumenti? «Assicurarsi che i dati siano aggiornati tempestivamente, esenti da errori derivanti da processi manuali e integrati è fondamentale affinché i progetti siano efficaci – risponde Cristina Sarnacchiaro, direttore generale di ORSYP (www.orsyp.it). «Un presupposto dei progetti di BI è la consistenza dei dati intesa come disponibilità, aggiornamento e correttezza degli stessi. In altri termini, il primo passo di qualsiasi progetto dovrebbe essere rivolto alla verifica della qualità del dato. L’adozione di soluzioni di automazione dei flussi batch, workload automation, permette di semplificare la governance e garantire la consistenza del dato, mediante l’integrazione dei processi eterogenei che abilitano una gestione dinamica delle richieste di elaborazione senza discontinuità dell’attività attraverso applicazioni e sistemi. Le soluzioni di workload automation consentono un adeguamento tempestivo dei dati sfruttando la riduzione delle finestre temporali, dedicate agli aggiornamenti batch, e assicurano un utilizzo di dati affidabili, perché esenti da errori umani. La razionalizzazione delle informazioni e la riduzione della ridondanza dei dati derivante dall’integrazione delle piattaforme, anche eterogenee (per esempio, sistemi legacy e CRM) è un altro vantaggio conseguibile. I benefici sono notevoli, come testimoniano diversi clienti ORSYP, in termini di allineamento dell’IT alle esigenze del business e di abilitazione di un miglior processo decisionale: decidere in tempi rapidi con margini di errore ridotti». Per Gerri Cipollini, business director advanced solutions di BravoSolution (www.bravosolution.com) «in Italia sono oltre 30mila le stazioni pubbliche appaltanti che – volendo fare una stima – gestiscono decine di milioni di documenti tra ordini e fatture. Entriamo dunque nel campo dei così detti “big data”, enormi volumi di dati, complessi e generalmente disomogenei, quindi di difficile fruibilità ai fini di monitoraggio e controllo. Il presidio di questi dati costituisce la base necessaria per qualsiasi intervento strutturato di revisione della spesa. Oggi, sono disponibili soluzioni di analisi della spesa avanzate che, superando le logiche dei tradizionali strumenti di BI, gestiscono i modelli dati in modo flessibile e operano data transformation, consentendo di gestire al meglio la complessità descritta. I “motori di trasformazione”, basati su regole semantiche e tassonomiche, riescono – infatti – ad analizzare, classificare e arricchire – portandoli a “fattor comune” – dati eterogenei, provenienti da sistemi informativi differenti, senza bisogno di intervenire sul dato nativo. Inoltre, funzionalità particolarmente raffinate di enrichment consentono di dare evidenza, con il livello di profondità desiderato, a dimensioni di analisi spesso destrutturate e poco fruibili. Queste soluzioni di spend analysis sono ormai molto consolidate e ampiamente utilizzate nel mondo da importanti organizzazioni pubbliche per gestire con successo progetti di razionalizzazione e controllo della spesa».

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