Coleman Parkes Research – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:58:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Coleman Parkes Research – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Ricerca Ricoh-Coleman Parkes: i lavoratori europei guardano al 2017 con grande ottimismo https://www.datamanager.it/2017/02/ricerca-ricoh-coleman-parkes-lavoratori-europei-guardano-al-2017-grande-ottimismo/ Thu, 23 Feb 2017 17:30:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119933 Da una nuova ricerca Ricoh è emerso come i dipendenti di tutta Europa sono molto positivi riguardo al fatto che il 2017 sarà per la propria azienda un anno di grande successo nonostante siano in corso cambiamenti senza precedenti. Automazione e rivoluzione digitale sono considerati i fattori più influenti in questo periodo di trasformazione Il […]

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Da una nuova ricerca Ricoh è emerso come i dipendenti di tutta Europa sono molto positivi riguardo al fatto che il 2017 sarà per la propria azienda un anno di grande successo nonostante siano in corso cambiamenti senza precedenti. Automazione e rivoluzione digitale sono considerati i fattori più influenti in questo periodo di trasformazione

Il 2016 è stato un anno di grandi turbolenze politiche ed economiche. Nonostante ciò, i lavoratori di tutta Europa appaiono fiduciosi e sono convinti che il 2017 sarà per la propria azienda un anno di grande successo.

Una nuova ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research ha messo in evidenza come il 91% dei dipendenti si aspetta che la rivoluzione digitale, le incertezze economiche e le turbolenze politiche cambieranno il modo di lavorare e il 95% è convinto che questo contesto di trasformazione porterà benefici alla propria azienda nel corso dell’anno.

Ma l’ottimismo non finisce qui: il 59% ritiene che, entro la fine del 2017, la propria azienda acquisirà una posizione più forte rispetto a quella attuale. La maggioranza, il 66%, pensa che i vertici della propria azienda siano assolutamente pronti ad affrontare questa era di cambiamento. Solo l’8% degli intervistati non ha fiducia “verso l’alto”, mentre il resto degli intervistati è indeciso.

I lavoratori scommettono sul mix tecnologia-creatività

Secondo il campione d’indagine, la tecnologia è la chiave del successo. Gli intervistati affermano che gli effetti della rivoluzione digitale e le opportunità generate dall’innovazione avranno un notevole impatto sulla propria azienda; inoltre, grazie alla crescente automazione dei processi, i dipendenti avranno più tempo a disposizione per attività a maggior valore.

I lavoratori si aspettano inoltre che le imprese saranno più creative, non sprecheranno risorse e riusciranno ad adottare nuove tecnologie più velocemente di quanto abbiano fatto fino ad ora. Il 61% del campione vorrebbe che la propria azienda utilizzasse queste tecnologie per gestire meglio i cambiamenti in atto. Tra le aree su cui le imprese, a detta dei dipendenti, dovrebbero focalizzare la propria attenzione vi sono il miglioramento delle comunicazioni con i clienti, l’aumento della produttività mediante tecnologie per la collaborazione e la semplificazione dei processi grazie alla digital transformation.

Alla ricerca di stabilità in un periodo di grandi cambiamenti

Dalla ricerca emerge un altro aspetto interessante. In quest’epoca di cambiamenti, i dipendenti cercano stabilità nei ruoli e preferiscono lavorare per aziende in grado di garantire questo aspetto. Sicurezza lavorativa, stabilità finanziaria e grandi dimensioni sono gli elementi che rendono un’azienda più attrattiva agli occhi dei potenziali lavoratori e dei migliori talenti.

David Mills, CEO di Ricoh Europe, commenta: “il modo in cui le persone si relazionano al proprio lavoro e lo gestiscono sta cambiando in maniera radicale. Nei prossimi anni vedremmo le aziende suddividersi in due gruppi. Da un lato le imprese con processi strutturati che consentono ai propri dipendenti di lavorare al meglio, di adattarsi e di crescere e – dall’altro – le imprese che temono il cambiamento e che purtroppo saranno causa dell’insuccesso delle proprie persone. Dal momento che il mondo subisce l’impatto di cambiamenti senza precedenti, i vertici delle aziende devono chiedersi quali benefici porterebbe l’innovazione tecnologica. Inoltre, focalizzarsi sulle persone è il punto di partenza per tutte le imprese che vogliono concentrarsi su obiettivi a lungo termine e rimanere competitive”.

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Digital Transformation, le medie imprese ci credono? https://www.datamanager.it/2016/11/digital-transformation-le-medie-imprese-ci-credono/ Fri, 11 Nov 2016 15:15:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113373 Da uno studio commissionato da Ricoh a Coleman Parkes Research emerge come le medie aziende europee sentano la necessità di innovare e investire in nuove tecnologie. L’esperienza di Cassa di Risparmio di Volterra Escluse dal mondo delle start-up e costrette a competere con le grandi aziende, le medie imprese europee soffrono della “sindrome del figlio […]

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Da uno studio commissionato da Ricoh a Coleman Parkes Research emerge come le medie aziende europee sentano la necessità di innovare e investire in nuove tecnologie. L’esperienza di Cassa di Risparmio di Volterra

Escluse dal mondo delle start-up e costrette a competere con le grandi aziende, le medie imprese europee soffrono della “sindrome del figlio di mezzo”. Ad affermarlo è una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research. Secondo questo studio per le medie imprese europee è difficile investire in nuove tecnologie a supporto della crescita, spesso a causa delle difficoltà che incontrano per chiedere finanziamenti. Il 30% del campione deve ancora implementare tecnologie per la digitalizzazione con l’obiettivo specifico di crescere e diventare imprese di grandi dimensioni.

Le imprese di medie dimensioni sono però consapevoli della necessità di sviluppare strategie di business digitali e chi lo ha fatto sta già raccogliendo i frutti.

In particolare, le aziende italiane che hanno già adottato tecnologie per la digitalizzazione hanno indicato come principali vantaggi:

  • Miglioramento del servizio ai clienti (segnalato dal 38% del campione italiano)
  • Riduzione dei costi (38%)
  • Ottimizzazione delle comunicazioni con i clienti (37%)

Sfide e nuove opportunità per comunicare meglio con i clienti

Molte grandi aziende sono nate da acquisizioni oppure dalla fusione di due aziende di medie dimensioni. Infatti, il 27% del campione intende attuare operazioni di merger and acquisition entro i prossimi due anni. Questo processo richiede sforzi specifici per quanto riguarda ad esempio l’integrazione dei sistemi informativi delle aziende coinvolte. È importante che i clienti non vengano trascurati in questa fase di transizione. Anzi si presenta l’occasione per migliorare la gestione delle informazioni relative ai clienti con l’obiettivo di conoscerli meglio e sviluppare comunicazioni personalizzate. Il 70% delle aziende del campione vorrebbe espandersi in nuovi mercati entro i prossimi due anni e mantenere elevati gli standard di servizio ai clienti è fondamentale.

La digitalizzazione attira i talenti

Dallo studio è emerso che le medie aziende incontrano difficoltà nell’attirare nuovi talenti. Il 65% del campione afferma infatti che i candidati preferirebbero lavorare in aziende di grandi dimensioni e questo, secondo il 58%, dipende dalla maggiore disponibilità di strumenti digitali. Le medie aziende devono quindi mettere a disposizione soluzioni tecnologiche all’avanguardia che favoriscano la produttività. Inoltre, la sempre maggiore richiesta di lavoro flessibile da parte delle nuove generazioni implica lo sviluppo di processi digitali. La Digital Transformation è quindi necessaria per competere e le medie imprese hanno idee molto chiare in merito: il 76% del campione afferma di avere bisogno di “una visione definita e a lungo termine” per la digitalizzazione e il 77% di un “piano strutturato”.

Cassa di Risparmio di Volterra, un nuovo modo di gestire il servizio clienti

La banca Cassa di Risparmio di Volterra si trovava ad affrontare le problematiche tipiche di una azienda di medie dimensioni. Prima di lavorare con i professionisti di Ricoh nell’ambito dei Communication Services, l’azienda doveva sostenere un costo elevato per mantenere alta la qualità del servizio nella rete di filiali in costante espansione e questo impediva ogni ulteriore crescita.

“Abbiamo sentito l’esigenza di una soluzione in grado di ridurre i costi per ogni singola filiale e aumentare il valore del servizio fornendo competenze centralizzate” commenta Eugenio Fortunio, COO della Cassa di Risparmio di Volterra. “Grazie alla tecnologia virtual-communication-point, i clienti comunicano mediante video-chat con i nostri esperti della sede principale, mentre i nostri dipendenti possono collaborare tra loro e condividere informazioni in maniera rapida. Utilizzando questa soluzione non è più necessario che vi sia un esperto in ogni filiale e i tempi di risposta sono ottimizzati. Inoltre, ora possiamo concentrarci sulla nostra crescita”.

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Medie imprese: appello ai legislatori per guarire dalla sindrome del figlio di mezzo https://www.datamanager.it/2016/10/__trashed-10/ Fri, 21 Oct 2016 10:00:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111754 Da una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research emerge che il 76% delle medie aziende europee vorrebbe che i legislatori creassero un quadro normativo che favorisca la loro crescita Il 70% delle aziende di medie dimensioni soffre della sindrome del figlio di mezzo e richiede maggior supporto da parte dei governi e degli istituti […]

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Da una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research emerge che il 76% delle medie aziende europee vorrebbe che i legislatori creassero un quadro normativo che favorisca la loro crescita

Il 70% delle aziende di medie dimensioni soffre della sindrome del figlio di mezzo e richiede maggior supporto da parte dei governi e degli istituti finanziari. Questo è quanto emerge da una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research.

Le medie aziende affermano di non ricevere il supporto che viene invece garantito alle start-up e alle piccole aziende e a molte manca la capacità delle grandi imprese di far fronte a normative complesse che richiedono procedure costose. Questo aspetto è messo in evidenza dal 38% delle aziende italiane, una delle percentuali più alte di tutta Europa dove la media è del 31%.

Per competere in modo efficace, il 76% delle medie aziende vorrebbe che i legislatori creassero un quadro normativo che favorisca la loro crescita e quella dell’economia europea. Dalla ricerca emerge che il 67% delle realtà di medie dimensioni trova difficile competere con le nuove imprese che entrano nel mercato e con quelle di grandi dimensioni. Inoltre, il 71% afferma di dover fronteggiare il rischio di fallimento a causa della difficoltà di accedere a finanziamenti; questa percentuale in Italia sale al 76%, una delle percentuali più alte d’Europa.  “Il mercato delle medie imprese è ottimista e crede in una futura crescita” – commenta David Mills, CEO di Ricoh Europe.

“I governi, i legislatori e gli istituti finanziari devono riuscire a supportare queste aziende così dinamiche, a vantaggio dell’economia globale. Moltissime realtà vorrebbero implementare tecnologie innovative, lanciare nuovi servizi e assumere i migliori talenti. Se le normative continuano ad essere un freno, per le medie aziende sarà davvero difficile crescere e competere”. Le aziende hanno indicato per i prossimi 2 anni le seguenti priorità di business: sviluppo di nuovi prodotti e servizi (30%), gestione della crescita (28%) e investimenti in nuove tecnologie.  David Mills aggiunge: “Il 30% del fatturato di tutte le aziende europee è generato dalle 75.000 medie imprese che compongono il tessuto economico europeo. I governi e gli istituti finanziari devono lavorare di pari passo con il mercato delle medie aziende per promuovere la crescita e l’innovazione in Europa. Questo è un aspetto fondamentale affinché l’Europa continui ad essere leader globale nell’innovazione e riesca a competere con le economie consolidate ed emergenti”.

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La trasformazione digitale favorisce la crescita delle aziende in Italia https://www.datamanager.it/2016/09/la-trasformazione-digitale-favorisce-la-crescita-delle-aziende-italia/ Thu, 29 Sep 2016 13:14:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=110085 Lo conferma una nuova ricerca di CA Technologies. Le imprese italiane intervistate dichiarano di aver registrato un aumento del 30% dei ricavi provenienti da nuovi prodotti e nuovi mercati a fronte delle iniziative digitali intraprese La trasformazione digitale ha un impatto diretto sui risultati economici delle aziende italiane, lo dimostra un’indagine su un campione mondiale di […]

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Lo conferma una nuova ricerca di CA Technologies. Le imprese italiane intervistate dichiarano di aver registrato un aumento del 30% dei ricavi provenienti da nuovi prodotti e nuovi mercati a fronte delle iniziative digitali intraprese

La trasformazione digitale ha un impatto diretto sui risultati economici delle aziende italiane, lo dimostra un’indagine su un campione mondiale di 1770 responsabili delle linee di business e dell’IT annunciata da CA Technologies. Lo studio, intitolato “Keeping Score: Why Digital Transformation Matters“, è stato condotto dalla società di ricerca Coleman Parkes Research in 21 Paesi nel mondo inclusa l’Italia.

Stando ai risultati della ricerca, le aziende italiane che si avvalgono delle più moderne tecnologie e metodologie per trasformare uno o più aspetti chiave del loro business ottengono un incremento del 33% della velocità di go-to-market e una crescita del 30% dei ricavi provenienti da nuove fonti di business. Il 68% dichiara di aver inoltre registrato un miglioramento della customer experience.

È interessante osservare inoltre come il numero di imprese del nostro Paese che si percepiscono particolarmente innovative, o “disruptor digitali”, sia significativamente più alto che in qualsiasi altro paese EMEA (84% rispetto a una media del 62%).

Secondo lo studio le aree di maggior criticità per le aziende italiane impegnate nella trasformazione digitale sono:

  • l’adozione di tecnologie digitali per migliorare l’interazione con i clienti (92%)
  • l’investimento in risorse con skill e competenze adeguate (89%)
  • la definizione di una vision per una nuova azienda digitale (89%)

“Questa ricerca dimostra la forte correlazione tra le performance aziendali e le tecnologie e metodologie alla base della Digital Transformation”, spiega Otto Berkes, Chief Technology Officer di CA Technologies. “L’importanza crescente della Customer Experience sta portando la tecnologia, in particolar modo il software, al centro del modello di business di ogni azienda e questo fenomeno non può essere ignorato”.

Nel suo nuovo libro – Digitally Remastered: Building Software into Your Business DNA –  Berkes osserva che “la strada verso il futuro prevede la creazione di una moderna fabbrica del software che prospera grazie a un processo di sviluppo agile ed efficiente in grado di tradurre costantemente l’esigenza del cliente in un’esperienza vissuta”.

I risultati dello studio si basano sulla Digital Transformation Business Impact Scorecard (BIS), una scheda di valutazione creata da Coleman Parkes Research che analizza 14 indicatori di prestazioni chiave (KPI) solitamente utilizzati dalle imprese per misurare l’impatto della trasformazione digitale su agilità del business, crescita del giro d’affari, attenzione al cliente ed efficienza operativa.  Ai soggetti intervistati sono state rivolte alcune domande specifiche con l’obiettivo di valutare le loro organizzazioni sulla base dei 14 indicatori. Il punteggio ottenuto dalle aziende europee su un massimo di 100 punti è di 47, rispetto al punteggio medio di 63 degli USA e di 53 a livello mondiale.

In base agli indicatori della Digital Transformation Business Impact Scorecard, in termini di agilità del business le aziende italiane intervistate hanno migliorato del 32% la velocità decisionale e del 33% il time to market nello sviluppo di nuove applicazioni. La crescita dei ricavi provenienti da nuove fonti segna un 30% grazie alle iniziative digitali messe in campo. Il 73% del campione riporta inoltre un incremento della copertura digitale grazie all’ausilio delle nuove offerte e tecnologie.

La ricerca evidenzia anche il positivo impatto della trasformazione digitale sull’interazione con i clienti: il 68% del campione italiano riferisce una migliore customer experience. Fidelizzazione e customer satisfaction segnano un incremento del 35% e del 31% a fronte delle iniziative digitali intraprese.

In termini di efficienza operativa viene registrato un aumento del 35% dell’efficienza dei processi, che si associa ad un incremento della produttività del 36%. I costi dell’IT mostrano una netta riduzione, pari al 32%, al tempo stesso migliora del 34% la qualità delle applicazioni sviluppate. Il 68% del campione italiano riporta inoltre dei benefici nella capacità di acquisire e fidelizzare il personale.

Le aziende italiane nutrono grande fiducia negli investimenti effettuati in ambito digitale: circa il 73% degli intervistati ritiene di essere “abbastanza o nettamente avanti” rispetto alla concorrenza grazie a quanto investito. Questa percentuale colloca l’Italia dietro la Francia (85%) e la Germania (84%), ma davanti a Regno Unito, Paesi Bassi e Svezia – tutti attestati al 66%.

Nell’area EMEA, a livello di settore industriale, la Digital Transformation registra l’impatto più significativo nel comparto trasporti e logistica, seguito da telecomunicazioni, retail, banche e servizi finanziari (tutti con un punteggio BIS di 35).

Gli strumenti tecnologici della Digital Transformation nell’area EMEA

La ricerca analizza anche le scelte tecnologiche e le best practice che le aziende dell’area EMEA stanno mettendo in atto nel loro processo di trasformazione digitale e ne misura l’effetto sulla performance aziendale.

Secondo quanto emerso dallo studio, l’adozione di metodologie Agile e DevOps per lo sviluppo del software, l’utilizzo di soluzioni per la creazione e la gestione delle API e una strategia della sicurezza IT incentrata sull’identità hanno consentito alle aziende intervistate di ottenere un incremento del 37% del loro business.

Per misurare l’impatto, lo studio ha mappato il livello di maturità nell’adozione di queste metodologie e tecnologie rispetto ai risultati della Digital Transformation Business Impact Scorecard e ha rilevato che nelle aziende in EMEA coinvolte nel sondaggio:

  • l’espansione di pratiche Agile ad aree che vanno oltre allo sviluppo software, coinvolgendo l’intera azienda, contribuisce ad aumentare del 37% l’impatto della Digital Transformation sulla performance aziendale;
  • l’integrazione di pratiche DevOps nella cultura aziendale aiuta a far crescere del 26% le performance di business;
  • l’applicazione di un approccio a una gestione strutturata e sicura delle API – basata sul ciclo di vita di queste ultime – aumenta del 37% il punteggio dell’impatto sul business;
  • l’adozione di una strategia per la sicurezza basata sull’identità, che si avvale di analytics contestuali e comportamentali e di approcci adattivi e predittivi per l’individuazione delle violazioni, fa aumentare del 18% l’impatto delle iniziative di trasformazione digitali sulla performance aziendale.

Sette passaggi verso il successo della Digital Transformation

Dallo studio emerge chiaramente una constatazione: più si sale lungo la curva di maturità digitale, migliore è la performance aziendale. Dalla ricerca risulta tuttavia altrettanto chiaro che le imprese hanno ancora un lungo cammino da affrontare sulla strada della Digital Transformation.

Lo studio suggerisce sette tappe per completare con successo una trasformazione digitale e ottenere il massimo impatto sul business:

  1. Definire una vision e la strategia digitale – ‘Ravvivare’ la propria presenza in Rete e sviluppare app non basta, occorre ridefinire il proprio modello di business, la value proposition, il posizionamento competitivo e il modello operativo.
  1. Acquisire le risorse adeguate – È essenziale dotarsi del know-how, delle professionalità e delle competenze richieste in ambito tecnico-digitale.
  1. Misurare il successo – È importante progettare una scorecard per valutare l’impatto della Digital Transformation in azienda. Misurando i 14 indicatori analizzati è possibile dimostrare ai vertici aziendali — e a tutta l’organizzazione — il reale valore della digitalizzazione.
  1. Operare secondo un’ottica Agile – Può essere utile implementare metodologie e pratiche Agile in tutta l’organizzazione, e non solo in ambito di sviluppo. L’impostazione Agile permette infatti di reagire ai cambiamenti in modo rapido e sicuro. Lo studio ha rilevato che le aziende che hanno adottato principi Agile a 360 gradi tendono a ottenere risultati più soddisfacenti.
  1. Espandere l’adozione delle metodologie DevOps – È’ necessario integrare l’approccio DevOps all’interno della propria cultura IT. L’indagine ha dimostrato che l’impatto sul business è direttamente proporzionale alla diffusione e alla profondità di integrazione delle metodiche DevOps.
  1. Gestire attivamente le API – È consigliabile adottare strumenti idonei ad automatizzare i processi di creazione, rilascio e deployment delle API, monitorarne la performance e predisporre dati analitici sui clienti.
  1. Impostare una sicurezza incentrata sulle identità – Oggi è l’identità a rappresentare il nuovo perimetro della sicurezza. Questa nuova realtà richiede un approccio differente verso l’autenticazione degli utenti delle piattaforme digitali. L’indagine ha dimostrato che l’utilizzo di funzioni analitiche legate al contesto e al comportamento, unite a metodologie predittive, può portare a un significativo miglioramento dei risultati.

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Le comunicazioni con i clienti devono diventare priorità massima per il board aziendale https://www.datamanager.it/2016/07/le-comunicazioni-clienti-devono-diventare-priorita-massima-board-aziendale/ Wed, 13 Jul 2016 11:06:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105462 A cura di David Mills, CEO di Ricoh Europe Di fronte a clienti con aspettative crescenti e che richiedono esperienze sempre più personalizzate, le imprese devono riuscire a rendere le comunicazioni mirate e rilevanti. Da una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research è emerso come questo debba figurare ai primi posti nell’agenda […]

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A cura di David Mills, CEO di Ricoh Europe

Di fronte a clienti con aspettative crescenti e che richiedono esperienze sempre più personalizzate, le imprese devono riuscire a rendere le comunicazioni mirate e rilevanti. Da una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research è emerso come questo debba figurare ai primi posti nell’agenda dei vertici aziendali.

Quando si tratta di comunicazioni con i consumatori, spesso le imprese tendono ad adottare un approccio frammentato con il solo obiettivo di attrarre nuovi clienti e fare upselling a quelli già esistenti. Ma quanto è efficace questa tattica? Migliorare le comunicazioni potrebbe aumentare la fedeltà dei clienti e aumentare la spesa media da essi effettuata? Quel che è certo è che le imprese non possono più permettersi di trattare i consumatori come numeri, perché essi si aspettano esperienze personalizzate e rilevanti.

Dimmi come comunichi e ti dirò quanto sei efficace

La ricerca Communication Crackdown (Un giro di vite sulle comunicazioni) commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research ha messo in evidenza come ogni persona riceva dalle aziende una media di circa 47 comunicazioni ogni settimana, un quarto delle quali viene considerato spam. Due terzi degli intervistati (65%) afferma di sentirsi meno legato ad una azienda che sommerge i consumatori di informazioni irrilevanti e il 63% dichiara di essere pronto a spendere meno e a rompere del tutto i rapporti (57%).

La scelta della modalità di comunicazione con i clienti è quindi un fattore determinante per la competitività e deve diventare una priorità massima per il board aziendale. Questo considerato anche il fatto che le normative – come ad esempio la EU Directive on Misleading and Comparative Advertising – puntano a fare in modo che le comunicazioni siano accurate e chiare, per cui per le aziende l’invio di messaggi fuorvianti può tradursi in sanzioni pesanti, oltre che in danni reputazionali e in una perdita di clienti.

Sempre più digital life, ma la carta ha ancora il suo spazio

Il numero degli strumenti di comunicazione a disposizione delle aziende è in continuo aumento: al direct mailing tradizionale si sono ad esempio aggiunti i social media e, più in generale, i canali digitali grazie ai quali è possibile comunicare in maniera immediata con i propri consumatori. Di fronte ad una scelta così vasta è opportuno capire quale sia il mezzo di comunicazione preferito da un determinato cliente.

Le aziende di tutti i settori devono rendere le comunicazioni più rilevanti per i propri consumatori e questo significa utilizzare sempre più canali digitali. Il 70% dei consumatori preferisce essere contattato mediante canali digitali, ma i mezzi di comunicazione tradizionali hanno ancora il loro spazio. La percentuale dei consumatori che vuole ricevere comunicazioni digitali scende al 45% quando si tratta di documenti importanti, come ad esempio i contratti. Di conseguenza, le aziende devono essere in grado di comunicare nei differenti formati, cartacei e digitali, tenendo in considerazione la modalità preferita dal cliente.

L’80% degli intervistati è disposto ad aiutare le aziende in questo percorso e si dice disponibile a fornire informazioni personali pur di ricevere comunicazioni mirate e rilevanti. Partendo dalle informazioni che già hanno, le aziende dovrebbero cercare di comprendere le esigenze dei clienti e di trovare il mezzo di comunicazione più appropriato e la frequenza di contatto più corretta.

Tutto passa dal contenuto (e dal formato)

Le aziende si stanno sempre più spostando dalla vendita del prodotto a quella del servizio, per cui l’orizzonte della relazione impresa-consumatore si sviluppa nel lungo periodo. Le comunicazioni dovrebbero evolvere di pari passo, dal momento che i messaggi impersonali mettono a dura prova la fedeltà e la fiducia compromettendo la relazione nel lungo periodo. Per fidelizzare i clienti le comunicazioni devono coinvolgerli con i contenuti che desiderano presentati nelle modalità che si aspettano. In un mercato sempre più competitivo la qualità delle comunicazioni può quindi essere il fattore decisivo per il successo e dovrebbe partire sempre “dall’alto” diventando una priorità del board.

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Verso l’ufficio del futuro https://www.datamanager.it/2015/03/verso-lufficio-del-futuro/ Fri, 20 Mar 2015 11:50:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71852 Una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman ha chiesto a manager di tutta Europa di delineare l’evoluzione dell’ufficio nel prossimo ventennio. All’orizzonte droni, realtà aumentata e assistenti virtuali. Le imprese italiane si mostrano lungimiranti e interessate alle nuove modalità operative rese possibili dalla tecnologia Il luogo di lavoro, così come lo conosciamo, si sta […]

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Una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman ha chiesto a manager di tutta Europa di delineare l’evoluzione dell’ufficio nel prossimo ventennio. All’orizzonte droni, realtà aumentata e assistenti virtuali. Le imprese italiane si mostrano lungimiranti e interessate alle nuove modalità operative rese possibili dalla tecnologia

Il luogo di lavoro, così come lo conosciamo, si sta trasformando molto rapidamente. Come cambia di conseguenza il modo di lavorare? Un’indagine commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research spiega come cambieranno nei prossimi 20 anni gli spazi e i modelli di lavoro.

Alla base c’è la consapevolezza che l’evoluzione tecnologica sia una necessità di business inevitabile. Tra i professionisti intervistati l’idea prevalente è che gli uffici di domani saranno sempre più interattivi, collaborativi e semplificati grazie a tecnologie e processi che renderanno possibili nuovi modi di lavorare e di interagire.

Secondo i 2.200 manager coinvolti nella ricerca a popolare gli uffici entro i prossimi 20 anni saranno droni, comunicazioni Bluetooth cervello-cervello e trasmettitori sensoriali (piccoli dispositivi adattati all’orecchio che consentono di trasmettere dati audio e video direttamente al cervello sotto forma di segnali elettronici).

Oltre la metà dei rispondenti si aspetta che nel corso del prossimo decennio negli uffici saranno disponibili le seguenti innovazioni:

  • Strumenti interattivi touch (69%)
  • Sistemi di riconoscimento vocale utilizzate per svolgere le proprie attività (60%)
  • Occhiali per la realtà aumentata (56%)

I manager e i dirigenti del Settore Finanziario, del Settore dell’Istruzione e della Pubblica Amministrazione sono particolarmente ottimisti e confidano nell’introduzione di queste e altre tecnologie in tempi ancora più rapidi.

Ai partecipanti all’indagine è stato poi chiesto di identificare i principali benefici di un posto di lavoro tecnologicamente evoluto. Il campione attribuisce uguale importanza ai seguenti aspetti: ottimizzazione dei processi di business, migliore accesso alle informazioni e possibilità di eseguire il proprio lavoro più rapidamente.

La ricerca mostra inoltre che le imprese prima di cogliere le opportunità delle innovazioni all’orizzonte dovrebbero cercare di trarre vantaggio dalle tecnologie già disponibili. Piattaforme per la collaborazione interna (primo posto), soluzioni web-based per organizzare meeting (secondo posto) e follow-me printing (terzo posto) sono sistemi che già esistono e che i dipendenti vorrebbero avere a disposizione per migliorare il proprio lavoro.

E in Italia?

In Italia il livello di fiducia e di interesse rispetto ad alcune delle innovazioni tecnologiche risulta superiore a quello di molti altri Paesi. I dirigenti e i manager intervistati nell’indagine si aspettano per esempio che nel prossimo decennio gli uffici saranno equipaggiati con strumenti interattivi touch: ne è convinto il 73% degli interpellati italiani, mentre solo il 6% ritiene che non verranno mai implementati su larga scala. Si tratta di una delle percentuali più basse di tutta Europa, dove al contrario spiccano il 14% di pessimisti del campione svizzero e il 12% di Germania e Olanda. Le aziende italiane si dimostrano più lungimiranti anche rispetto ai trasmettitori sensoriali: la percentuale delle imprese italiane convinte che tali dispositivi non saranno mai disponibili si attesta al 15%, mentre in altri Paesi essa sale al 27% (Paesi Nordici e Regno Unito) e al 28% (Germania). Dai risultati si comprende che le aziende considerano utile un’innovazione tecnologica se riescono ad immaginarne l’effettivo utilizzo sul posto di lavoro entro i prossimi cinque/dieci anni. Non bisogna comunque dimenticare che le innovazioni implicano un cambiamento culturale e il superamento di alcuni ostacoli quali i costi (57% del campione), la sicurezza (49%) e le normative in vigore (37%). Le aziende che riusciranno ad indirizzare questi aspetti e a trarre vantaggio dall’innovazione miglioreranno il proprio business nei prossimi 10 anni e oltre.

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Aziende italiane: quali saranno le tecnologie più innovative nei prossimi anni? https://www.datamanager.it/2014/11/aziende-italiane-quali-saranno-tecnologie-innovative-prossimi-anni/ Fri, 28 Nov 2014 11:03:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65863 Da una ricerca commissionata da Ricoh e condotta da Coleman Parkes Research emerge come le aziende italiane risultino “forward-thinkers” in relazione ad alcune innovazioni tecnologiche. Strumenti interattivi touch e trasmettitori sensoriali saranno la normalità negli uffici italiani nel corso del prossimo decennio? Un ricerca commissionata da Ricoh Europe e condotta da Coleman Parkes Research (Tech […]

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Da una ricerca commissionata da Ricoh e condotta da Coleman Parkes Research emerge come le aziende italiane risultino “forward-thinkers” in relazione ad alcune innovazioni tecnologiche. Strumenti interattivi touch e trasmettitori sensoriali saranno la normalità negli uffici italiani nel corso del prossimo decennio?

Un ricerca commissionata da Ricoh Europe e condotta da Coleman Parkes Research (Tech Evolved Workplace) ha messo in evidenza che la maggior parte delle aziende europee dimostra un forte interesse nei confronti di tecnologie che renderanno possibili modalità di lavoro innovative. Ad esempio il 59% del campione d’indagine crede che entro i prossimi 20 anni sarà in grado di farsi sostituire da assistenti virtuali e ologrammi nelle riunioni aziendali. Le innovazioni che secondo oltre la metà dei rispondenti potrebbero diventare realtà nei prossimi 30 anni includono i droni e le comunicazioni Bluetooth cervello-cervello. La maggior parte delle aziende mostra interesse nell’adozione delle nuove tecnologie ma ognuna viaggia a velocità differenti.

Come si collocano le aziende italiane in questo contesto? Quali tecnologie si profilano all’orizzonte secondo i manager italiani?

In relazione ad alcune innovazioni tecnologiche le aziende italiane vengono considerate “forward-thinkers” rispetto ad altri Paesi e alla media europea.

Il campione italiano si aspetta che nel corso del prossimo decennio negli uffici saranno disponibili le seguenti innovazioni:
• Strumenti interattivi touch (73%)
• Trasmettitori sensoriali (47%) – piccoli dispositivi adattati all’orecchio che consentono di trasmettere dati audio e video direttamente al cervello sotto forma di segnali elettronici

Solo il 6% delle aziende del nostro Paese, una delle percentuali più basse di tutta Europa, ritiene che gli strumenti interattivi touch non verranno mai implementati (rispetto ad esempio al 14% del campione svizzero o al 12% di Germania e Olanda). Per quanto riguarda i trasmettitori sensoriali la percentuale delle imprese italiane convinte che tali dispositivi non saranno mai disponibili si attesta al 15%, mentre in altri Paesi essa sale al 27% (Paesi Nordici e Regno Unito) e al 28% (Germania).

Per quanto riguarda le altre tecnologie prese in considerazione nell’indagine, secondo le aziende italiane entro i prossimi dieci anni negli uffici diventeranno realtà:

• Sistemi di riconoscimento vocale: 65% del campione italiano. In questo ambito sono considerati “forward-thinkers” Russia e Middle East, mentre l’Olanda e i Paesi del Nord sono i Paesi più scettici.
• Occhiali per la realtà aumentata: 62% del campione italiano. Russia e Middle East sono di nuovo considerati “forward-thinkers”; tra i più scettici: Germania e i Paesi del Nord.
• Robot per l’ufficio: 54% del campione italiano. Sono considerati “forward-thinkers” Germania, Spagna e Russia. Le aziende più scettiche si trovano nel Regno Unito e nei Paesi del Nord.
• Ologrammi che sostituiranno le persone nelle riunioni aziendali: 45% del campione italiano. Il Middle East è l’area più ottimista, mentre tra gli scettici vi sono Germania, Olanda, Regno Unito e Paesi del Nord.
• Droni: 49% del campione italiano. In questo ambito sono considerati “forward-thinkers” Russia e Middle East, mentre Germania, Regno Unito e Paesi del Nord sono quelli più pessimisti.
• Comunicazioni Bluetooth cervello-cervello: 31% del campione italiano. Il Middle East è l’area delle aziende “forward-thinkers”, mentre Germania, Paesi del Nord, Regno Unito, Olanda e Russia sono tra i Paesi più scettici.

Dai risultati si comprende che le aziende considerano utile un’innovazione tecnologica se riescono ad immaginarne l’effettivo utilizzo sul posto di lavoro entro i prossimi cinque/dieci anni. Non bisogna comunque dimenticare che le innovazioni implicano un cambiamento culturale e il superamento di alcuni ostacoli quali i costi (57% del campione), la sicurezza (49%) e le normative in vigore (37%). Le aziende che riusciranno ad indirizzare questi aspetti e a trarre vantaggio dall’innovazione miglioreranno il proprio business nei prossimi 10 anni e oltre.

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Processi di business nelle Pmi europee: luci e ombre https://www.datamanager.it/news/processi-di-business-nelle-pmi-europee-luci-e-ombre-52286.html Thu, 12 Dec 2013 11:45:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/processi-di-business-nelle-pmi-europee-luci-e-ombre/ Una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research mette in evidenza che le Pmi in Europa sono più vicine all’era digitale rispetto alle grandi aziende ma ora devono ottimizzare i processi

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Una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research mette in evidenza che le Pmi in Europa sono più vicine all’era digitale rispetto alle grandi aziende ma ora devono ottimizzare i processi

In tutta Europa le aziende di piccole e medie dimensioni (Pmi) stanno completando i progetti di trasformazione digitale più velocemente rispetto alle grazie imprese. Questo è quanto emerge da una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research . Quasi due terzi delle Pmi (64%) ha in previsione di completare la digitalizzazione dei documenti cartacei entro i prossimi tre anni, mentre per le aziende di grandi dimensioni la percentuale scende al 46%. Inoltre, il 78% dei business leader delle Pmi afferma che i dipendenti riescono a gestire i documenti aziendali mediante i dispositivi mobili; la percentuale si abbassa al 69% nelle grandi aziende.

La trasformazione digitale consentirà alle Pmi di crescere grazie a modelli di business più produttivi e flessibili, migliorando la condivisione della conoscenza tra i dipendenti e la capacità di rispondere alle esigenze dei clienti.

Migliorare la gestione delle informazioni puntando sugli iWorkers

La ricerca ha messo però in evidenza anche un’area di rischio per le Pmi: il 62% dei dipendenti tende a utilizzare dispositivi personali per archiviare le informazioni. Nelle grandi aziende questo avviene nel 55% del campione, una percentuale che è comunque alta. Questa situazione può vanificare i benefici di una gestione efficace delle informazioni e portare alla perdita di dati importanti qualora un dipendente lasci l’azienda senza archiviare i documenti negli appositi repository. Per prevenire questa problematica le aziende dovrebbero puntare a far crescere il numero degli iWorkers (intelligent workers), vale a dire knowledge workers affidabili e competenti che hanno accesso 24/7 alle informazioni necessarie per rispondere alle esigenze interne e dei clienti.

Lo studio mostra che il 30% dei leader delle Pmi è convinto che, entro il 2018, la maggior parte dei dipendenti della propria azienda sarà un iWorker. In ogni caso, c’è ancora molto da fare per migliorare la condivisione delle informazioni affinché i dipendenti riescano a collaborare in maniera più efficace.

Secondo i leader delle Pmi l’impossibilità di accedere ai documenti e ai sistemi informativi aziendali da dispositivi mobili è l’ostacolo principale alla condivisione delle informazioni aziendali. Se le Pmi sono quindi pronte per digitalizzare le informazioni entro i prossimi tre anni e i business leader sono ottimisti a riguardo, lo stesso non si può dire per i processi di business e i workflow: molti devono essere ancora ottimizzati per rispondere alle esigenze dell’azienda e dei dipendenti.

Per ottenere tutti i benefici derivanti dalla digitalizzazione le Pmi devono rivedere le tecnologie e ottimizzare i processi. Questo secondo aspetto (e in particolare la revisione delle modalità operative nelle interazioni legate al core business) è stato indicato dai business leader come l’attività che avrebbe il più grande impatto positivo sulla crescita del business.

Le Pmi devono inoltre riuscire a superare gli ostacoli culturali che frenano la gestione delle informazioni. In questo caso, sia nelle Pmi sia nelle grandi aziende, la sfida riguarda quindi un cambiamento culturale. Oltre la metà dei leader delle Pmi (55%) e delle grandi aziende (53%) ammette che la propria azienda non è culturalmente predisposta alla condivisione delle informazioni.

David Mills, Chief Operating Officer di Ricoh Europe, afferma “Le Pmi più innovative quindi possono cogliere grandi opportunità. Continuando a digitalizzare i documenti e ottimizzando i processi queste aziende possono accedere alle informazioni velocemente, quando ne hanno necessità. Questo si traduce in un aumento della produttività e in una migliore gestione della conoscenza. Inoltre, riusciranno a essere più flessibili in un contesto in continuo mutamento, a rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti e a migliorare la condivisione della informazioni. La diffusione di una cultura della condivisione delle informazioni attirerà un numero sempre maggiore di iWorkers che guiderà la crescita futura dell’azienda”.

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Indagine Ricoh fotografa il nuovo CIO digitale https://www.datamanager.it/news/indagine-ricoh-fotografa-il-nuovo-cio-digitale-52155.html Tue, 10 Dec 2013 14:53:53 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/indagine-ricoh-fotografa-il-nuovo-cio-digitale/ Una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research mette in evidenza le principali competenze che un CIO dovrebbe avere per implementare una strategia digitale di successo

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La presenza di expertise adeguate per la governance dell’IT è una condizione fondamentale affinché le organizzazioni possano seguire l’onda della trasformazione digitale. Una ricerca commissionata da Ricoh Europe a Coleman Parkes Research mette in evidenza le principali competenze che un CIO dovrebbe avere per implementare una strategia digitale di successo.

Le aziende sono ormai consapevoli della sempre maggiore strategicità dell’IT per la competitività e l’innovazione del business. Sono molteplici i fattori critici per l’attuazione di questo ruolo strategico tra cui le competenze del CIO e la sua capacità di guidare la trasformazione digitale dell’azienda. Quali sono queste competenze? In che modo il CIO può farsi promotore del cambiamento? Dispone di tutti gli strumenti necessari? Per rispondere a queste domande Ricoh Europe ha commissionato una ricerca a Coleman Parkes Research da cui emerge come i CIO siano pronti per guidare questa trasformazione ma non sempre abbiano la piena legittimazione per farlo.

Il CIO del cambiamento

Secondo i responsabili aziendali coinvolti nella ricerca le tre principali expertise che un CIO dovrebbe possedere sono: una significativa esperienza di marketing (citato al primo posto dal 22% del campione), conoscenze tecnologiche adeguate (15%) e competenze in merito ai processi di business (14%) .

Quattro intervistati su cinque (83%) affermano che il proprio CIO è pronto per guidare una trasformazione digitale che porti vantaggio competitivo alla propria azienda. Ai manager è stato poi chiesto di indicare in quali ambiti aziendali il CIO abbia gli strumenti necessari per guidare la trasformazione digitale. Ai primi posti della classifica troviamo il Financial Management (citato al primo posto dal 26% del campione), il coinvolgimento dei dipendenti (citato al primo posto dal 21% degli intervistati) e la Business Intelligence (citata al primo posto dal 17% del campione), mentre le aree più carenti risultano essere il coinvolgimento dei clienti (13%) e l’ottimizzazione dei processi di business (9%).

Ottimizzazione dei processi di business: a che punto siamo?

L’ottimizzazione dei processi di business viene citata dal 25% del campione al primo posto tra le attività che hanno un impatto positivo sul business. Dai dati sopra citati emerge una divergenza in merito a questo aspetto: il CIO ha le competenze necessarie a rivedere i processi di business, ma non sempre ha gli strumenti per farlo dal momento che solo una minoranza ha una certa influenza in questa area. Di conseguenza è importante che i CIO vengano messi nella condizione di introdurre cambiamenti nei workflow e nei processi al fine di migliorare l’efficienza e la produttività dell’impresa.

Quante aziende sono entrate nell’era digitale?

L’ottimizzazione dei processi di business non è comunque l’unico ambito in cui le organizzazioni stanno perdendo opportunità. Il 63% dei manager intervistati afferma che la propria azienda è ben lungi dall’essere pronta ad entrare nell’era digitale e solo il 3% delle organizzazioni ha ultimato questo percorso. La trasformazione digitale rappresenta un obiettivo imprescindibile per le aziende che si trovano a operare in un contesto sempre più competitivo e in forte mutamento. Dematerializzazione dei documenti, mobile business e utilizzo dei canali on-line/social media nelle interazioni con i clienti sono alcune delle opportunità di cambiamento a disposizione delle aziende di oggi. Dalla ricerca commissionata da Ricoh Europe emerge come queste opportunità siano note alle aziende, mentre sono meno chiare le modalità con cui perseguire la Digital Transformation. La notizia positiva è che i CIO delle aziende hanno le competenze tecnologiche e di business per sviluppare una adeguata strategia di cambiamento e questo pone le basi affinché il futuro delle aziende diventi presto digitale.

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Le aziende europee alle prese con la sfida della connettività globale https://www.datamanager.it/news/le-aziende-europee-alle-prese-con-la-sfida-della-connettivit-globale-42694.html Wed, 05 Dec 2012 13:52:40 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/12/le-aziende-europee-alle-prese-con-la-sfida-della-connettivita-globale/ Le aziende coinvolte nella ricerca Ricoh concordano sul fatto che il futuro vada considerato in un’ottica di globalità e di interconnessione

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Le aziende coinvolte nella ricerca Ricoh concordano sul fatto che il futuro vada considerato in un’ottica di globalità e di interconnessione

Ai dipendenti, ai direttori e agli alti dirigenti coinvolti nella ricerca condotta da Coleman Parkes Research per conto di Ricoh è stato chiesto di indicare quali aspetti rivestano maggior importanza nelle aziende, sia oggi che in una prospettiva al 2015.

L’importanza della connettività globale

Il 65% conviene sul fatto che entro il 2015 la connettività globale costituirà l’aspetto più importante, rispetto a una percentuale del 39% in riferimento a oggi. Questa valutazione si riscontra maggiormente nelle grandi aziende, tra le quali il 72% ha affermato l’importanza della connettività globale; ma è anche interessante osservare che gli intervistati che lavorano in aziende di dimensioni medio-piccole riconoscono che in futuro la connettività globale costituirà un elemento centrale per rimanere competitive, con il 61% di intervistati provenienti da piccole aziende e un 66% proveniente da aziende medie che identificano questo come un elemento che nel 2015 sarà ancora più importante.

E in un ambiente di lavoro caratterizzato sempre più da globalità non sorprende il fatto che la capacità di condividere le informazioni venga indicata, sia dai responsabili aziendali sia dai dipendenti, tra le maggiori priorità con un 61% che ne dichiara l’importanza oggi e un 63% che concorda che sarà importante nel 2015.

È interessante notare come per realizzare un ambiente aziendale improntato alla globalità e all’interscambio più efficace delle informazioni l’adozione di un nuovo tool che favorisca la collaborazione non sia sufficiente: solo l’1% degli intervistati ha dichiarato che l’adozione di uno strumento a supporto della collaboration sarebbe sufficiente a migliorare i processi. Al contrario, i dipendenti indicano la standardizzazione e l’uniformità dei processi documentali come un modo efficace per condividere le informazioni, evitare le duplicazioni e aumentare la produttività. Grazie a questi le aziende possono prendere decisioni di business migliori, rispondere con più rapidità ai cambiamenti del mercato e cogliere le opportunità che si presentano.

 

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