CommVault – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 08 Jul 2026 13:25:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png CommVault – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Commvault nomina Brian Lanigan Chief Partner Officer https://www.datamanager.it/2026/07/254045/ Wed, 08 Jul 2026 14:21:47 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254045 Esperto di cybersecurity e dell’ecosistema di partner, avrà la responsabilità di accelerare la crescita globale del canale e rafforzare le alleanze strategiche  Commvault ha annunciato la nomina di Brian Lanigan a Chief Partner Officer. Riportando direttamente a Geoff Haydon, President of Customer and Field Operations, Brian Lanigan guiderà la Global Partner Organization di Commvault, definendo […]

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Esperto di cybersecurity e dell’ecosistema di partner, avrà la responsabilità di accelerare la crescita globale del canale e rafforzare le alleanze strategiche 

Commvault ha annunciato la nomina di Brian Lanigan a Chief Partner Officer.
Riportando direttamente a Geoff Haydon, President of Customer and Field Operations, Brian Lanigan guiderà la Global Partner Organization di Commvault, definendo la strategia mondiale dell’azienda e ampliando l’ecosistema di hyperscaler, managed service provider (MSP), distributori, reseller, system integrator e partner tecnologici strategici.

Brian Lanigan porta in Commvault oltre vent’anni di esperienza nella creazione e sviluppo di organizzazioni di partner performanti nei settori della cybersecurity e del software enterprise. Ha ricoperto ruoli di leadership in SentinelOne, Lacework, Splunk e HP Software, guidando una crescita significativa trainata dai partner, rafforzando alleanze strategiche e ampliando gli ecosistemi di cloud e servizi gestiti.

“I partner sono fondamentali per la nostra strategia di crescita e per aiutare i clienti a migliorare la resilience readiness in uno scenario AI e cyber sempre più complesso,” dichiara Geoff Haydon, President of Customer and Field Operations di Commvault. “Brian porta in azienda una significativa expertise in tema di cybersecurity, forte delle competenze più adatte per definire programmi partner di livello mondiale e generare risultati di business misurabili. La sua leadership ed esperienza lo rendono la persona ideale per guidare il prossimo capitolo della crescita dell’ecosistema di partner di Commvault.”

“Commvault si è affermata come punto di riferimento di fiducia nel campo dell’intelligenza artificiale e della cyber resilienza, e sono entusiasta di entrare a far parte del team in un momento così importante per clienti e partner,” sottolinea Brian Lanigan. “Non vedo l’ora di collaborare con il nostro ecosistema di partner globale per creare nuove opportunità di crescita, garantire risultati eccezionali ai clienti e ampliare il valore che Commvault offre alle aziende di tutto il mondo.”

 

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Commvault sigla una partnership strategica pluriennale con Microsoft https://www.datamanager.it/2026/06/commvault-sigla-una-partnership-strategica-pluriennale-con-microsoft/ Thu, 25 Jun 2026 09:39:52 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253685 Con la crescente adozione dell’AI e l’aumento delle minacce cyber nelle aziende, la piattaforma di AI e cyber resilience di Commvault sarà integrata e distribuita come servizio ISV nativo su Microsoft Azure Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, annuncia una partnership strategica con Microsoft che sottolinea l’importanza di intelligenza artificiale e cyber resilience, […]

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Con la crescente adozione dell’AI e l’aumento delle minacce cyber nelle aziende, la piattaforma di AI e cyber resilience di Commvault sarà integrata e distribuita come servizio ISV nativo su Microsoft Azure

Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, annuncia una partnership strategica con Microsoft che sottolinea l’importanza di intelligenza artificiale e cyber resilience, mentre le aziende accelerano la migrazione verso il cloud, aumentano rapidamente l’utilizzo dell’AI e affrontano minacce alla sicurezza dei dati sempre più complesse.

Attraverso questa partnership, Microsoft offrirà le tecnologie avanzate di AI e cyber resilience di Commvault come servizio ISV nativo su Microsoft Azure. Questo consentirà ai clienti Azure di identificare, attivare e integrare in modo agile le capacità di resilienza certificate di Commvault direttamente dalla piattaforma cloud Azure. Queste funzionalità possono essere utilizzate per supportare le aziende a recuperare e ripristinare rapidamente dati, applicazioni e identità in caso di compromissione dei sistemi a causa di attacchi, interruzioni o errori umani. La collaborazione tra le due aziende offrirà un’esperienza unificata lungo tutte le fasi di procurement, onboarding e operations, eliminando la necessità di infrastrutture separate, integrazioni manuali o strumenti esterni per i clienti Commvault.

“Collaboriamo con Microsoft da oltre 25 anni e ora stiamo portando questa partnership a un livello superiore,” dichiara Sanjay Mirchandani, President e CEO di Commvault. “Molti dei nostri clienti si affidano a Microsoft Azure per scalare il proprio business nel cloud, utilizzare l’AI, ottimizzare le operations e dare vita ai propri progetti. Con questo impegno congiunto, possiamo rendere plug-and-play la miglior resilienza per i clienti Microsoft.”

“I clienti si affidano ad Azure come base resiliente per i loro workload cloud e AI. Supportare Commvault in modo nativo offre loro maggiore scelta su come proteggere e ripristinare i propri dati, con un’esperienza ancor più agile all’interno di Azure,” sottolinea Girish Bablani, President of Azure Core di Microsoft.

Banche, retailer, fornitori di servizi sanitari e altre grandi aziende sono sottoposti a una pressione crescente per modernizzare simultaneamente le infrastrutture, gestire rischi informatici in aumento e supportare la trasformazione guidata dall’AI. Consigli di amministrazione e team manageriali stanno dando sempre più priorità alla resilienza come requisito fondamentale per le iniziative digitali e di AI. La partnership strategica e il servizio nativo su Azure sono progettati per rispondere a queste esigenze e offrire vantaggi chiave ai clienti comuni:

  • Abilitare un’adozione resiliente dell’AI: fornire capacità integrate di recovery e resilienza adatte ai flussi di lavoro basati su AI in Azure, aiutando le aziende a innovare più rapidamente, mantenendo sicurezza dei dati, fiducia e capacità di recovery.
  • Offrire un’esperienza Azure nativa e senza soluzione di continuità: con Commvault nativamente sulla piattaforma cloud Azure, i clienti potranno implementare e gestire le sue capacità di resilienza insieme ai servizi Azure esistenti attraverso un’esperienza coerente e integrata.
  • Massimizzare gli investimenti in Azure: i clienti possono acquistare Commvault Cloud attraverso il Marketplace Microsoft e applicare l’utilizzo al loro Microsoft Azure Consumption Commitment (MACC), semplificando il procurement e allineando gli investimenti in resilienza con la spesa cloud complessiva.

Commvault e Microsoft collaboreranno inoltre su iniziative go-to-market congiunte, tra cui co-selling, sviluppo di soluzioni e attività commerciali integrate progettate per accelerare i percorsi cloud e l’adozione della cyber resilience su Azure da parte dei clienti.

 

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Frontier AI, Commvault delinea un approccio in quattro fasi per la resilienza https://www.datamanager.it/2026/06/frontier-ai-commvault-delinea-un-approccio-in-quattro-fasi-per-la-resilienza/ Thu, 04 Jun 2026 09:10:10 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253188 I modelli di frontiera, come Mythos e GPT-5.5-Cyber, sono eccellenti nell’identificare rapidamente le vulnerabilità, ma rischiano anche di esporre più velocemente minacce sfruttabili a malintenzionati, rendendo la resilienza un elemento essenziale Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, invita le aziende a seguire quattro passaggi chiave per rimanere resilienti nell’era della Frontier AI, contesto […]

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I modelli di frontiera, come Mythos e GPT-5.5-Cyber, sono eccellenti nell’identificare rapidamente le vulnerabilità, ma rischiano anche di esporre più velocemente minacce sfruttabili a malintenzionati, rendendo la resilienza un elemento essenziale

Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, invita le aziende a seguire quattro passaggi chiave per rimanere resilienti nell’era della Frontier AI, contesto in cui i modelli di AI avanzati accelerano la scoperta delle vulnerabilità, riducendo i tempi di exploit e rendendo la resilienza ancora più urgente.

La Frontier AI sta ridisegnando il panorama delle minacce in due modi. Innanzitutto, i modelli avanzati stanno generando una valanga di vulnerabilità ed esposizioni comuni (CVE): una ricerca di Palo Alto Networks mostra che, durante le fasi di test, i modelli di cybersecurity basati su AI hanno identificato oltre sette volte il numero tipico di vulnerabilità individuate in un singolo mese. Inoltre, gli attacchi stanno diventando autonomi e, una volta che una vulnerabilità viene resa nota, lo sfruttamento supportato dall’AI può emergere nel giro di pochi minuti, invece di settimane. La finestra temporale a disposizione delle aziende per porre rimedio si sta azzerando, e nessun fornitore ne è immune. In questo scenario, la resilienza non è più solo un piano di ripristino, ma un requisito operativo fondamentale.

“I modelli di frontiera cambiano radicalmente i costi e i tempi della scoperta delle vulnerabilità. I modelli di AI riveleranno quelle sfruttabili a un ritmo così rapido che i programmi di remediation dovranno necessariamente evolversi,” dichiara Nick Patience, VP e AI Practice Lead di Futurum Group. “Se da un lato una rigorosa strategia di patching rimane fondamentale, dall’altro la chiave ora è anche assicurarsi che prontezza operativa, resilienza e ripristino pulito dei dati siano le priorità assolute.”

Quattro passaggi fondamentali per la resilienza nell’era della Frontier AI

Per aiutare le imprese a prepararsi all’era della Frontier AI, Commvault invita ad adottare un framework di preparazione che prevede quattro passaggi chiave:

  1. Valutare i rischi di ripristino:i team IT e di sicurezza dovrebbero verificare se la loro attuale postura di recovery sia in grado di reggere il ritmo di cicli così rapidi di scoperta e sfruttamento delle vulnerabilità. Questo significa andare oltre la semplice verifica dell’esistenza dei backup e porsi domande più complesse: i sistemi critici possono essere ripristinati in modo pulito? Gli ambienti di ripristino sono isolati dai sistemi di produzione compromessi? I piani di recovery tengono conto delle dipendenze chiave tra i sistemi?
  2. Rendere ripristino isolato e air gapping lo standard di base:le aziende devono presumere che alcune vulnerabilità, falle del software o di terze parti possano operare più velocemente dei normali cicli di remediation. È quindi fondamentale mantenere copie immutabili e isolate dei dati e dei carichi di lavoro critici, separate dalle infrastrutture di gestione, di rete e di identità di produzione. Queste copie garantiscono un’alternativa affidabile e pulita quando le attività di patching o remediation non riescono a tenere il passo. Le aziende dovrebbero inoltre sottoporre Recovery Time Objective (RTO) e Recovery Point Objective (RPO) a stress test basati su scenari di attacco realistici, non limitandosi alle sole modalità di guasto. Se l’obiettivo di tempo di ripristino è stato definito prima dell’avvento degli attacchi autonomi, è stato concepito per un mondo che non esiste più.
  3. Dare priorità ai sistemi indispensabili per la continuità aziendale:identificare i sistemi necessari per garantire l’operatività minima dell’azienda, inclusi sistemi di gestione delle identità, piattaforme di fatturazione, database operativi e servizi cloud, e definire l’ordine esatto in cui devono essere ripristinati. Con la crescente integrazione dell’AI nei processi aziendali, le imprese dovrebbero valutare anche le nuove dipendenze, come le pipeline di dati, i repository dei modelli, i database vettoriali e i flussi di lavoro agentici.
  4. Automatizzare la resilienza e testare in modo costante:nell’era della Frontier AI, i recovery plan non possono restare documenti statici. Le aziende dovrebbero automatizzare la scansione delle minacce, l’identificazione di punti di ripristino puliti, il restore che tiene conto delle dipendenze tra i sistemi e l’orchestrazione del recovery stesso. Al contempo, è fondamentale testare regolarmente i piani in cleanroom isolate prima che si verifichi un reale incidente.

“Le aziende che adotteranno questo processo in quattro fasi saranno nella posizione migliore per sfruttare i vantaggi di modelli di AI in rapida evoluzione, mitigandone allo stesso tempo i rischi,” conclude Patience.

Adottare le Resilience Operations (ResOps) per un futuro resiliente

ResOps è il modello operativo che rende questo framework operativo, concretizzando la resilienza attraverso test continui, misurazione della prontezza al ripristino, convalida di recovery puliti e protezione sia degli ambienti di produzione che di ripristino. È fondamentale per garantire la continuità di business durante attacchi informatici, interruzioni di servizio e anomalie causate dall’AI.

“I modelli di AI continueranno a evolversi, accelerando i tempi di remediation e imponendo un nuovo approccio alla preparazione,” evidenzia Bill O’Connell, Chief Security Officer di Commvault. “ResOps offre alle aziende un metodo per convalidare in modo continuo la propria prontezza, promuovere ripristini puliti, riattivare i sistemi in totale sicurezza e integrare la resilienza direttamente nel proprio modo di operare.”

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Un test all’anno? Non è una strategia di resilienza https://www.datamanager.it/2026/05/un-test-allanno-non-e-una-strategia-di-resilienza/ Thu, 21 May 2026 08:10:46 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252947 A cura di Bill O’Connell, Chief Security Officer di Commvault Tutte le aziende che hanno fallito un ripristino – e sono molte di più di quante l’abbiano ammesso pubblicamente – avevano un elemento in comune: essere convinte di poterci riuscire prima ancora che accadesse. È una convinzione che spesso ha un fondamento. Un’esercitazione teorica portata […]

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A cura di Bill O’Connell, Chief Security Officer di Commvault

Tutte le aziende che hanno fallito un ripristino – e sono molte di più di quante l’abbiano ammesso pubblicamente – avevano un elemento in comune: essere convinte di poterci riuscire prima ancora che accadesse.
È una convinzione che spesso ha un fondamento. Un’esercitazione teorica portata a termine, un sistema di backup che risultava funzionante, un test annuale di disaster recovery superato. Tutto documentato, tutto, fino a un certo punto, accurato. Ma quando l’incidente si è effettivamente verificato, le cose sono andate in modo diverso.

Questo è il gap di fiducia ed è proprio ciò che la verifica continua del recovery ha l’obiettivo di colmare.

Cosa significa realmente “effettuare test” nella maggior parte delle aziende

Se si chiede alla maggior parte dei responsabili della sicurezza o dell’IT con quale frequenza testino le loro capacità di recovery, la risposta è generalmente su base annuale, a volte semestrale. Il test prevede il ripristino di un sottoinsieme di sistemi da un backup in un ambiente di test, la verifica che si avviino correttamente e la redazione di un report. A volte, viene condotta in parallelo anche un’esercitazione.

Tuttavia, questo tipo di test non verifica che i dati di backup siano privi di malware, non conferma che la sequenza di ripristino funzioni per i servizi interdipendenti, né testa il recupero dell’identità, un aspetto essenziale quando è stata la compromissione delle credenziali a permettere l’attacco. Non conferma neanche che il team che dovrebbe effettivamente eseguire il recovery conosca i runbook aggiornati, né produce prove sufficientemente significative da soddisfare un ente regolatore, un revisore o un consiglio di amministrazione riguardo alla reale e attuale capacità di ripristino.

In breve, si limita a certificare un punto specifico nel tempo. Le operazioni di resilienza (ResOps) richiedono invece una convalida continua.

Il modello di validazione continua

La validazione continua del recovery non è un singolo test eseguito con maggiore frequenza. È un insieme di pratiche integrate che producono una prova costante, basata su evidenze, della recuperabilità dei servizi critici.

  • Scansione automatizzata dell’integrità dei backup. Ogni backup viene continuamente valutato rispetto ad anomalie, modelli di crittografia e firme di malware. Questo avviene non al momento del ripristino, ma prima. L’obiettivo è sapere se i punti di ripristino sono puliti prima che se ne abbia bisogno, non durante un incidente.
  • Esercitazioni programmate di recovery in cleanroom. Almeno due volte l’anno, prevedono il ripristino da punti di backup immutabili in un ambiente di recovery cleanroom isolato – non in produzione, né in un ambiente di test adiacente alla produzione, ma uno spazio realmente isolato dove sia possibile effettuare analisi forensi senza rischio di reinfezione. Queste esercitazioni producono prove documentate della recuperabilità rispetto a tolleranze d’impatto predefinite.
  • Validazione del ripristino dell’identità. Poiché l’abuso di credenziali è il vettore di violazione più comune, il recovery di Active Directory ed Entra ID deve essere testato insieme a quello dei dati. Le aziende che effettuano il restore dei sistemi senza ripristinare un livello di identità verificato come pulito potrebbero scoprire che gli attaccanti riescono a rientrare dalla stessa porta da cui sono entrati la prima volta.
  • Dashboard degli Indicatori di Resilienza dei Servizi (Service Resilience Indicator). Gli SRI – segnali continui derivati dalla telemetria dei backup, dalla mappatura delle dipendenze e dai risultati dei test – forniscono a CISO, CIO e consigli di amministrazione una visione in tempo reale della postura di recuperabilità. Non un report statico, ma un segnale operativo continuo.

Ciascuna di queste pratiche alimenta quello che Commvault, con Deloitte, definisce il backlog della resilienza: un elenco costantemente aggiornato e prioritario di lacune identificate tramite i test e monitorate fino alla risoluzione. È il meccanismo attraverso il quale la validazione porta al miglioramento della situazione, anziché limitarsi a produrre semplici report.

Il valore del Mean Time to Clean Recovery (MTCR)

Le metriche di ripristino tradizionali, Recovery Time Objective (RTO) e Recovery Point Objective (RPO), misurano la velocità e l’attualità dei dati. Non forniscono però alcune indicazioni sull’affidabilità dei dati che vengono ripristinati. Il Mean Time to Clean Recovery (MTCR) colma questa lacuna, misurando il tempo necessario per ripristinare dati che sono integri in modo verificabile, non solo tecnicamente disponibili.

Il MTCR è cruciale perché, in caso di un attacco ransomware, l’obiettivo dell’avversario è spesso quello di compromettere le opzioni di ripristino, non solo di crittografare i sistemi di produzione. Un’azienda che ripristina rapidamente, ma partendo da un backup compromesso, non ha effettivamente recuperato i dati, si è semplicemente infettata di nuovo.

Integrare il MTCR nel proprio framework di misurazione della resilienza, insieme a RTO e RPO, cambia gli obiettivi di ottimizzazione e i dati da riportare al consiglio di amministrazione. Velocità, tempestività e integrità: questi sono gli elementi fondamentali di una reale preparazione al ripristino.

Resilienza che si può dimostrare

Le aziende che gestiscono le interruzioni informatiche subendo il minor danno possibile condividono una caratteristica: considerano le capacità di recovery come qualcosa da dimostrare costantemente, non da affermare su base periodica. Conoscono il proprio MTCR, hanno SRI aggiornati e il loro ripristino in ambiente cleanroom è stato testato negli ultimi 90 giorni.

Una postura del genere non discende dalla scelta di una tecnologia migliore, ma è il frutto di una disciplina operativa – la cosiddetta ResOps – che rende la resilienza continua, misurabile e governabile.

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Minimum Viable Company: come difendersi e ripartire dopo un attacco alla supply chain https://www.datamanager.it/2026/04/minimum-viable-company-come-difendersi-e-ripartire-dopo-un-attacco-alla-supply-chain/ Tue, 28 Apr 2026 09:37:18 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252400 A cura di Darren Thomson, Field CTO EMEAI di Commvault I cyberattacchi contro grandi marchi e catene di approvvigionamento critiche stanno diventando sempre più frequenti e sofisticati. Una singola violazione, in qualsiasi punto dell’infrastruttura digitale condivisa, può interrompere molte altre aziende, con gli attaccanti che prendono di mira deliberatamente software o fornitori di servizi ampiamente […]

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A cura di Darren Thomson, Field CTO EMEAI di Commvault

I cyberattacchi contro grandi marchi e catene di approvvigionamento critiche stanno diventando sempre più frequenti e sofisticati. Una singola violazione, in qualsiasi punto dell’infrastruttura digitale condivisa, può interrompere molte altre aziende, con gli attaccanti che prendono di mira deliberatamente software o fornitori di servizi ampiamente utilizzati per massimizzare l’impatto.

Si tratta di un’evoluzione che deriva anche dalle conseguenze che le aziende devono affrontare in caso di interruzione. Normative come il Digital Operational Resilience Act (DORA) dell’UE e la Direttiva sulla Sicurezza delle Reti e dei Sistemi Informativi 2 (NIS2) stanno aumentando l’onere di conformità per le aziende. Sebbene regole più severe siano estremamente importanti, possono anche avere l’effetto non intenzionale di rendere le organizzazioni più attraenti per gli attori delle minacce che cercano leva e guadagno finanziario.

Più alte sono le conseguenze operative e legali di un’interruzione, maggiore è la pressione sulle aziende a rispondere rapidamente, in particolare quando il fallimento significa violare i requisiti di conformità, con tutte le conseguenze negative che ne derivano. Nei settori più strettamente regolamentati, questo senso di urgenza aumenta la leva a disposizione dei cybercriminali, rendendo più facile per loro fare pressione sulle organizzazioni affinché soddisfino le loro richieste.

Le vulnerabilità intrinseche in molte supply chain sono evidenti nel numero crescente di incidenti in cui gli attaccanti compromettono strumenti o piattaforme di gestione ampiamente utilizzati per ottenere un accesso più ampio, e nei quali l’attrattiva risiede non solo nel guadagno finanziario, ma anche nella visibilità. Gli attacchi su larga scala che colpiscono nomi noti hanno maggiori probabilità di essere riportati sulla stampa, dando agli attaccanti la pubblicità che spesso cercano. In questo contesto, gli attori più importanti e integrati sono visti come gli obiettivi più preziosi e l’assunto prevalente che i cyberattacchi siano incidenti isolati che colpiscono singole organizzazioni non è più valido. Oggi, un single point of failure può rapidamente degenerare in una crisi intersettoriale.

Implementare una strategia di Minimum Viable Company

In questo contesto, le aziende non solo devono rafforzare le proprie difese, ma anche prepararsi a ripartire dopo un attacco riuscito, definendo chiaramente quali sistemi siano essenziali per mantenere operativa l’attività.

Più che dalla gravità della violazione subìta, la velocità di ripristino è spesso determinata dal livello di preparazione dell’organizzazione, con uno dei fallimenti più comuni rappresentato dalla mancanza di chiarezza su quali sistemi e processi siano più critici per ripristinare le operazioni di base.

È qui che la definizione di una Minimum Viable Company (MVC) diventa essenziale.

Il concetto di MVC si riferisce all’insieme minimo di sistemi e funzioni necessari per mantenere la continuità operativa. Questi differiranno da organizzazione a organizzazione, ma in genere includono piattaforme di comunicazione di base, sistemi finanziari e infrastrutture di servizio clienti. Senza una chiara visione di cosa ripristinare per primo, le aziende possono rapidamente essere sopraffatte, in particolare quando i decisori considerano ogni sistema come mission-critical e i piani di recovery mancano di un’adeguata prioritizzazione.

Il problema è che molte aziende iniziano a considerare i loro requisiti MVC solo dopo che si è verificata una violazione, e a quel punto è già troppo tardi. Stabilire i parametri in anticipo e testare regolarmente sono alcuni dei modi più efficaci per ridurre i tempi di inattività e accelerare il ritorno alla normalità.

Lo stesso principio si applica a livello individuale perché sono i consumatori a subire spesso le conseguenze più immediate di una grave violazione. In queste situazioni, la resilienza personale diventa altrettanto importante, con una sicurezza ottimizzata che riduce significativamente i rischi di esposizione. Che si tratti di un’azienda o di un individuo a rischio, la resilienza è più che una semplice igiene della cybersecurity. Come hanno dimostrato i recenti incidenti in Spagna e Portogallo, le interruzioni di corrente a livello nazionale hanno colpito i sistemi chip-and-pin, lasciando molte persone senza la capacità di effettuare acquisti di base. In questi casi, avere contanti e alternative analogiche per i servizi essenziali può fare una grande differenza. Proprio come le aziende devono definire la loro MVC, gli individui dovrebbero porsi una semplice domanda: quali sono gli strumenti e i processi essenziali di cui ho bisogno per operare, se i servizi digitali non fossero disponibili? Per molti di noi, la risposta potrebbe essere più pratica che tecnica.

Nei casi più estremi, le violazioni della catena di approvvigionamento hanno il potenziale di colpire decine di migliaia di organizzazioni. Ma chiunque siano le vittime, il costo sta aumentando a un ritmo allarmante. Secondo Gartner, una stima suggerisce che l’impatto degli attacchi alla supply chain del software crescerà da 46 miliardi di dollari nel 2023 a 138 miliardi di dollari entro il 2031, riflettendo i rischi di fondo in gioco.

Le aziende con supply chain digitali strettamente integrate dovrebbero tenerne conto e prepararsi affinché, nel caso dello scenario peggiore, possano mantenere la continuità aziendale, anche durante la crisi.

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Commvault presenta importanti innovazioni a supporto di una trasformazione agentica protetta e controllata https://www.datamanager.it/2026/04/commvault-presenta-importanti-innovazioni-a-supporto-di-una-trasformazione-agentica-protetta-e-controllata/ Tue, 14 Apr 2026 09:50:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252166 Le capacità di AI di prossima generazione sfrutteranno Commvault Cloud per attivare in sicurezza l’intelligenza artificiale e costruire flussi di lavoro agentici con dati affidabili, governance e recovery Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, annuncia nuove e prossime funzionalità di AI che aiutano le aziende ad adottare l’intelligenza artificiale con fiducia, mantenendo il […]

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Le capacità di AI di prossima generazione sfrutteranno Commvault Cloud per attivare in sicurezza l’intelligenza artificiale e costruire flussi di lavoro agentici con dati affidabili, governance e recovery

Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, annuncia nuove e prossime funzionalità di AI che aiutano le aziende ad adottare l’intelligenza artificiale con fiducia, mantenendo il controllo su dati, agenti e recovery. Queste innovazioni consentiranno alle aziende di attivare l’AI in sicurezza, scoprire e governare gli agenti AI, e sviluppare e controllare flussi di lavoro agentici, tutto da Commvault Cloud.

Molte aziende che implementano l’AI faticano a bilanciare l’innovazione con la potenziale esposizione di dati sensibili e la perdita di controllo sugli agenti AI. Secondo Deloitte, per il 60% dei responsabili dell’AI le preoccupazioni relative a rischio e compliance e l’integrazione di sistemi legacy rappresentano le principali barriere all’adozione dell’agentic AI. Partendo dalla resilienza dell’AI, Data Activate, AI Protect e AI Studio affronteranno queste sfide aiutando i team a comprendere l’impatto dei cambiamenti guidati dagli agenti ed eseguire il rollback quando necessario.

“Ogni era aziendale ha prodotto un sistema di riferimento – ERP per le operazioni commerciali, CRM per i clienti, e ora l’AI per le imprese,” afferma Sanjay Mirchandani, President e CEO di Commvault. “Se i dati che alimentano l’AI vengono compromessi, lo è anche l’AI. Se le informazioni non possono essere recuperate, l’AI non può essere attendibile. Commvault Cloud è il sistema di riferimento per la resilienza dell’AI.”

Attivare i dati in modo sicuro per l’era agentica

Data Activate consente alle aziende di classificare e curare i dati da copie di backup protette e preparare set di informazioni approvati in formati come Apache Iceberg e Parquet per l’utilizzo con modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) e piattaforme di dati AI. L’offerta pubblica in modo costante set di dati aggiornati e verificati, rendendo più semplice mantenere le pipeline AI sincronizzate con informazioni affidabili. Ad esempio, i team possono identificare ed escludere quelle di identificazione personale prima di attivare i set di dati per lo sviluppo del modello. Costruito sull’architettura di governance e zero trust di Commvault Cloud, Data Activate aiuta a ridurre la possibilità di esporre dati sensibili tramite l’AI, abilitando al contempo un’attivazione dei dati sicura e controllata.

Estendere un controllo di livello superiore all’agentic AI

AI Protect aiuterà le aziende a identificare le vulnerabilità, comprendere l’impatto dei cambiamenti guidati dagli agenti, ripristinare le applicazioni interessate ed eseguire un recovery full-stack negli ambienti basati su AI. Poiché lo stack applicativo si evolve, e sempre più agenti possono attuare cambiamenti indesiderati e illimitati su dati, sistemi e configurazioni, le aziende necessitano di un approccio unificato per gestire sia la complessità che le minacce. AI Protect scoprirà ed effettuerà l’inventario degli agenti negli ambienti e mapperà la loro attività negli stack AI.

Avviare una nuova era nell’automazione agentica

AI Studio permetterà alle aziende di creare e utilizzare agenti che rispondano alle loro esigenze specifiche, inclusa una libreria di agenti built-in per i casi d’uso di resilienza comuni. I team potranno creare agenti personalizzati che utilizzano automaticamente e in modo sicuro il server Model Context Protocol (MCP) di Commvault e si integrano con altri sistemi aziendali.

Con queste innovazioni, i team continueranno a far progredire un ciclo di vita della resilienza dell’AI che inizia con l’attivazione sicura dei dati a scopi di AI e si estende fino a portare discovery, governance, protezione e ripristino agli agenti AI in ambienti on-premise, SaaS e cloud ibridi.

“Negli ambienti agentici, gli agenti modificano lo stato attraverso dati, sistemi e configurazioni in modi che diventano rapidamente complessi e sono difficili da tracciare,” sottolinea Pranay Ahlawat, Chief Technology e AI Officer di Commvault. “Quando qualcosa non funziona correttamente, i team devono ripristinare non solo i dati, ma l’intero stack – applicazioni, configurazioni degli agenti e dipendenze – riportandolo a uno stato noto e funzionante. Questo è ciò che offre AI Protect.”

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NetApp e Commvault rafforzano la cyber resilience attraverso un’alleanza strategica https://www.datamanager.it/2026/03/netapp-e-commvault-rafforzano-la-cyber-resilience-attraverso-unalleanza-strategica/ Mon, 30 Mar 2026 10:36:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251883 La soluzione congiunta e unificata di cyber resilience offre sicurezza dei dati e ripristino rapido negli ambienti ibridi NetApp, l’azienda dell’Intelligent Data Infrastructure, e Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, hanno annunciato un’alleanza strategica per offrire una soluzione integrata e potente per la protezione dei dati aziendali.  La soluzione unificata garantisce resilienza, sicurezza […]

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La soluzione congiunta e unificata di cyber resilience offre sicurezza dei dati e ripristino rapido negli ambienti ibridi

NetApp, l’azienda dell’Intelligent Data Infrastructure, e Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, hanno annunciato un’alleanza strategica per offrire una soluzione integrata e potente per la protezione dei dati aziendali.  La soluzione unificata garantisce resilienza, sicurezza e ripristino rapido per i clienti in ambienti on-premise e cloud, assicurando che i dati siano sempre disponibili, immutabili e recuperabili.

“Questa alleanza consolida la leadership di NetApp e Commvault nel mercato, in rapida evoluzione, della cyber resilience e della protezione dei dati,” ha dichiarato Davide Marini, Country Manager di NetApp Italia. “Insieme stiamo aiutando i clienti a rendere la propria infrastruttura intelligente e sicura, con la certezza che i loro dati siano sempre disponibili, protetti e recuperabili, ovunque si trovino, ampliando al contempo la nostra capacità congiunta di go-to-market e favorendo la crescita in un segmento ad alta domanda.”

Le aziende stanno riprogettando le proprie strategie di cyber resilience per un mondo guidato dall’AI, in cui i dati non strutturati e mission-critical crescono a un ritmo senza precedenti. Con l’aumento dei carichi di lavoro legati ad analytics, AI, video e IoT, la resilienza non può più essere reattiva. Il ripristino a seguito di attacchi ransomware e minacce informatiche deve essere rapido, automatizzato e sicuro. La resilienza su larga scala è oggi un requisito fondamentale, non opzionale, per la conformità normativa, la continuità operativa e il vantaggio competitivo.

Questa alleanza risponde a un’esigenza critica di scalabilità attraverso funzionalità di rilevamento delle minacce informatiche e ripristino da ransomware. Combinando le capacità leader di Commvault in materia di resilienza, protezione e ripristino con la piattaforma dati enterprise di NetApp, dotata di rilevamento ransomware basato sull’AI, le due aziende danno vita a una soluzione di cyber resilience end-to-end altamente differenziata.

“Spesso le organizzazioni rilevano attacchi ransomware troppo tardi, quando si sono già diffusi nei sistemi primari e nei backup, causando un raggio d’impatto più ampio, tempi di inattività prolungati e il mancato rispetto degli obiettivi di recovery time,” ha dichiarato Roberto Patano, Field CTO & Senior Manager Solution Engineering NetApp Italia. “L’alleanza tra Commvault e NetApp consente ai clienti di difendersi e ripristinare i dati dagli attacchi ransomware in tempo reale, supportare i requisiti di conformità e garantire la continuità operativa negli ambienti ibridi. Grazie alla combinazione di una resilienza comprovata e di funzionalità integrate di rilevamento e risposta, i nostri clienti possono avere la tranquillità che i propri dati siano disponibili, protetti e recuperabili ovunque si trovino.”

Architettura di ripristino a circuito chiuso con NetApp Autonomous Ransomware Protection (ARP)

Con questa alleanza, NetApp e Commvault offrono insieme un’architettura di ripristino a circuito chiuso che combina segnali di rilevamento precoce del ransomware con un workflow di ripristino automatizzato e validato su larga scala. Questo approccio può ottimizzare gli RPO e aiutare le organizzazioni ad adottare una strategia di Resilience Operations (ResOps) per una difesa più proattiva contro gli attacchi informatici. Grazie all’integrazione di NetApp ARP, basato sull’AI e operante sullo storage primario, con il backup threat-aware e il Synthetic Recovery di Commvault, le organizzazioni possono ridurre al minimo la perdita di dati, accelerare i ripristini completi e ritrovare la fiducia operativa nei momenti più critici. Inoltre, questa offerta congiunta può aiutare i clienti a ottenere finestre di rollback più brevi e una migliore conservazione dei dati, con un ritorno più rapido all’operatività e costi di inattività ridotti.

Le future innovazioni congiunte includeranno l’utilizzo della tecnologia di restore di NetApp ONTAP come target per ridurre ulteriormente la perdita di dati e migliorare significativamente la velocità di ripristino.

“Il primo passo per definire la cyber resilience in azienda è la capacità di ripristinare con fiducia e velocità,” ha dichiarato Edwin Passarella, EMEAI Field CTO di Commvault. “Insieme, Commvault e NetApp rilevano i potenziali attacchi vicino ai dati e prendono decisioni di ripristino affidabili per recuperare i dati in modo rapido e completo su larga scala. I nostri clienti congiunti potranno innovare con la certezza che i propri dati e business possano essere resilienti di fronte a qualsiasi interruzione.”  

 

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Commvault potenzia Threat Scan con un rilevamento delle minacce multilivello https://www.datamanager.it/2026/03/commvault-potenzia-threat-scan-con-un-rilevamento-delle-minacce-multilivello/ Thu, 19 Mar 2026 15:50:38 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251667 Garantisce una difesa profonda attraverso la rapida individuazione basata su indicatori di compromissione (IOC) e analisi avanzata a livello di file; integra la ricerca proattiva delle minacce con Synthetic Recovery per unificare i flussi di lavoro di resilienza Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, ha annunciato l’estensione delle funzionalità di ricerca delle minacce […]

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Garantisce una difesa profonda attraverso la rapida individuazione basata su indicatori di compromissione (IOC) e analisi avanzata a livello di file; integra la ricerca proattiva delle minacce con Synthetic Recovery per unificare i flussi di lavoro di resilienza

Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, ha annunciato l’estensione delle funzionalità di ricerca delle minacce all’interno di Commvault Cloud Threat Scan. Questi miglioramenti aiutano le aziende a identificare rapidamente i rischi negli ambienti di backup e a ripristinare dati puliti e convalidati, riducendo rischi di reinfezione e tempi di inattività prolungati.

Secondo report recenti, il tempo medio di permanenza di una violazione non annunciata dall’attaccante è di 24 giorni, cosa che offre ai malintenzionati ampie opportunità di inserire in modo silente codice dannoso nei sistemi. Se i team di security operations spesso dispongono di informazioni legate a specifici indicatori di compromissione (IOC) o di attacco (IOA), questa stessa intelligence deve essere applicata anche ai dati di backup prima che inizi il ripristino. Senza una chiara visibilità sull’integrità dei backup, le aziende rischiano di reintrodurre minacce, prolungare le interruzioni e aggravare la discontinuità operativa aziendale.

Ricerca delle minacce guidata dall’intelligence su scala enterprise

Per affrontare questa sfida, Commvault offre ora due modalità di scansione complementari all’interno di Commvault Cloud Threat Scan:

  • Hyper Threat Hunting abilita ricerche mirate nei dati di backup, utilizzando artefatti di threat hunting come hash e regole YARA, per identificare indicatori di compromissione noti su larga scala. La ricerca basata su hash fornisce un rilevamento rapido e basato su indici, mentre l’analisi basata su YARA supporta un’associazione di pattern più mirata per un’indagine più approfondita.
  • Deep Inspection fornisce un’analisi dei file su più livelli, utilizzando firme malware, machine learning, analisi euristica e rilevamento della crittografia abilitato dall’AI per scoprire minacce note, varianti sospette e attività legate al ransomware che potrebbero eludere i soli indicatori a corrispondenza esatta.

Insieme, queste modalità di rilevamento consentono una più stretta collaborazione tra i team di risposta agli incidenti e di ripristino per isolare i dati compromessi e prendere decisioni informate sul recovery. Possono programmare scansioni ricorrenti per un monitoraggio continuo o condurre ricerche mirate durante scenari attivi di risposta agli incidenti, offrendo flessibilità sia per una protezione continua che per una risposta urgente.

Dal rilevamento al ripristino verificato

Commvault integra queste capacità di rilevamento delle minacce con la sua tecnologia Synthetic Recovery, in attesa di brevetto, unificando i flussi di lavoro di rilevamento e ripristino. Una volta identificati i rischi, l’offerta Synthetic Recovery di Commvault, abilitata dall’AI, può aiutare a rimuovere chirurgicamente i set di dati compromessi durante il recupero, ripristinando al contempo dati puliti nei sistemi di produzione. Con questa tecnologia, le aziende possono massimizzare la conservazione dei dati, garantendone nel contempo la pulizia.

“Stiamo assistendo a un cambiamento fondamentale nel modo in cui le aziende affrontano le operazioni di ripristino. Il mercato sta richiedendo soluzioni integrate che combinino il rilevamento delle minacce con i flussi di lavoro di recovery, e l’approccio a più livelli di Commvault per ripristini puliti e verificati rappresenta la direzione verso cui si sta muovendo il settore,” afferma Fernando Montenegro, VP and Practice Lead Cybersecurity The Futurum Group.

Questo annuncio continua a dimostrare come Commvault stia promuovendo il modello operativo ResOps. Invece di operare in compartimenti stagni tra IT e sicurezza, ResOps connette persone, processi e tecnologia, affinché le aziende possano gestire la resilienza come una disciplina continua a livello enteprise.

“I team di sicurezza e IT devono operare seguendo lo stesso playbook durante un incidente. L’intelligence sulle minacce su larga scala è sempre più un requisito minimo – ciò che ci distingue è quello che accade dopo,” sottolinea Pranay Ahlawat, Chief Technology e AI Officer di Commvault. “Sovrapponendo la nostra correlazione proprietaria dei segnali e algoritmi basati su AI alla ricerca mirata delle minacce, e connettendo tutto ciò direttamente al ripristino verificato, offriamo alle aziende qualcosa di potente: non solo la capacità di individuare rapidamente le minacce, ma la certezza che ciò che ripristinano sia pulito.”

 

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Commvault estende la propria Identity Resilience a Okta in risposta all’esplosione del rischio cyber legato alle identità https://www.datamanager.it/2026/03/commvault-estende-la-propria-identity-resilience-a-okta-in-risposta-allesplosione-del-rischio-cyber-legato-alle-identita/ Fri, 06 Mar 2026 10:33:00 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251393 Le nuove funzionalità di supporto per Okta consentono ai responsabili aziendali di ripristinare rapidamente i propri ambienti, accedere ai sistemi e mitigare gli attacchi incentrati sulle identità, mentre il furto di credenziali e le esposizioni identitarie crescono a livello globale Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, ha annunciato oggi l’espansione del proprio portfolio […]

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Le nuove funzionalità di supporto per Okta consentono ai responsabili aziendali di ripristinare rapidamente i propri ambienti, accedere ai sistemi e mitigare gli attacchi incentrati sulle identità, mentre il furto di credenziali e le esposizioni identitarie crescono a livello globale

Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, ha annunciato oggi l’espansione del proprio portfolio Identity Resilience con l’introduzione del supporto per Okta. Rafforzando la protezione già consolidata per i sistemi di identità, la nuova funzionalità consente alle organizzazioni di ripristinare rapidamente i propri ambienti Okta a seguito di errori di configurazione, interruzioni operative e attacchi informatici incentrati sulle identità.

L’esposizione delle identità e il furto di credenziali stanno accelerando a un ritmo senza precedenti, con la proliferazione e la moltiplicazione di identità non umane, agentiche e basate su API. Nel solo 2024, sono stati esposti a livello globale 107 miliardi di identity record e, lo scorso anno, il 57% degli attacchi informatici è iniziato con un’identità compromessa. Con l’adozione di architetture cloud ibride, applicazioni SaaS e automazione basata sull’intelligenza artificiale, i sistemi di identità sono diventati il piano di controllo dell’impresa, rendendo la loro resilienza una priorità assoluta.

Sebbene la piattaforma Okta sia progettata per essere resiliente e contribuire a mitigare i potenziali attacchi basati sulle identità, quando un identity provider viene compromesso – a causa di un errore umano o di un’attività malevola – gli utenti vengono bloccati, le applicazioni non riescono ad autenticarsi e le operazioni rischiano di fermarsi. L’impatto economico, la perdita di produttività e i disservizi per i clienti possono manifestarsi nel giro di pochi minuti. Molte organizzazioni si affidano ancora a script manuali e processi improvvisati per ripristinare gli ambienti di identità, con conseguente aumento dei tempi di inattività e del rischio operativo.

Le funzionalità di Identity Resilience di Commvault colmano questa lacuna attraverso una protezione automatizzata e un ripristino granulare e point-in-time degli oggetti e delle configurazioni critiche di Okta. Combinando uno storage sicuro e immutabile con precise capacità di ripristino, le organizzazioni possono ridurre le interruzioni e recuperare l’accesso rapidamente.

“L’identità è il nuovo campo di battaglia informatico, perché la maggior parte degli attacchi moderni ne prende di mira i sistemi,”  commenta Pranay Ahlawat, Chief Technology and AI Officer di Commvault. ”Estendendo le nostre funzionalità di Identity Resilience a Okta, aiutiamo i clienti a proteggere uno dei loro piani di controllo più critici, consentendo loro di ripristinare rapidamente l’accesso e mantenere la continuità operativa anche in caso di interruzione.”

“Con l’escalation continua degli attacchi basati sulle identità, l’integrazione delle funzionalità di Identity Resilience di Commvault con Okta ci offrirà una fiducia ancora maggiore: se la nostra piattaforma di identità dovesse essere compromessa o mal configurata, potremo eseguire un ripristino rapido e preciso senza dover ricostruire l’intero ambiente,”  afferma Phil Winder, Chief of Information Technology presso il Delaware Department of Correction.

Le funzionalità principali includono:

  • Ripristino accelerato dalle interruzioni di identità: la protezione automatizzata e guidata da policy degli oggetti critici di Okta — inclusi utenti, gruppi, applicazioni e policy — consente alle organizzazioni di ripristinare rapidamente l’accesso dopo interruzioni, errori operativi o incidenti informatici.
  • Ripristino granulare e point-in-time: permette il ripristino preciso dei soli oggetti e impostazioni eliminati, mal configurati o compromessi, riducendo i tempi di inattività ed eliminando la necessità di ricostruzioni rischiose dell’intero ambiente.
  • Protezione resistente al ransomware: i dati di backup sono conservati in uno storage immutabile e air-gapped gestito da Commvault, isolato dagli ambienti di produzione, contribuendo a proteggere i dati di identità da ransomware e modifiche non autorizzate.
  • Ripristino semplificato: consente di ripristinare dati e configurazioni in sistemi di identità complessi, interconnessi e interdipendenti attraverso un unico workflow integrato, risparmiando tempo e risorse.
  • Piattaforma unificata di identity resilience: estende l’approccio single-platform di Commvault per proteggere Okta e altri sistemi di identità, semplificando le operazioni negli ambienti di identità ibridi e garantendo coerenza nell’applicazione delle policy, nella governance e nel ripristino tra i diversi provider.

“La resilienza delle identità è fondamentale per raggiungere livelli più elevati di resilienza operativa,” aggiunge Dave Gruber, Principal Analyst di Omdia. ”Sebbene la gestione e la sicurezza delle identità siano sempre state elementi critici dei programmi di sicurezza, l’era dell’AI, e in particolare l’utilizzo di soluzioni AI basate su agenti, sta elevando ulteriormente l’importanza della resilienza sia delle identità che dei dati. Le soluzioni che combinano protezione, immutabilità e ripristino granulare su più identity provider possono contribuire a ridurre il rischio operativo e i tempi di ripristino.”

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Commvault estende e unifica la resilienza con l’integrazione bidirezionale con CrowdStrike Falcon Next-Gen SIEM https://www.datamanager.it/2026/02/commvault-estende-e-unifica-la-resilienza-con-lintegrazione-bidirezionale-con-crowdstrike-falcon-next-gen-siem/ Thu, 26 Feb 2026 09:55:09 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251215 La telemetria condivisa accelera la convalida dell’integrità dei dati e supporta ripristini puliti e affidabili a seguito di attacchi cyber Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, annuncia un’integrazione estesa con CrowdStrike che offre visibilità bidirezionale tra Commvault Cloud e CrowdStrike Falcon Next-Gen SIEM. Questa collaborazione aiuta i team di sicurezza e IT a verificare […]

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La telemetria condivisa accelera la convalida dell’integrità dei dati e supporta ripristini puliti e affidabili a seguito di attacchi cyber

Commvault, leader nella resilienza unificata su scala enterprise, annuncia un’integrazione estesa con CrowdStrike che offre visibilità bidirezionale tra Commvault Cloud e CrowdStrike Falcon Next-Gen SIEM. Questa collaborazione aiuta i team di sicurezza e IT a verificare rapidamente l’integrità dei backup, in modo che le decisioni di recovery siano prese in modo più veloce, sicuro e informato.

Con i moderni attori in grado di muoversi rapidamente tra gli ambienti, le aziende non solo devono rilevare le minacce in modo più veloce, ma anche assicurarsi che i dati di ripristino siano puliti, affidabili e pronti nei momenti più importanti. Commvault ha già collaborato con CrowdStrike per aiutare i clienti a identificare i dati di backup compromessi attraverso un’integrazione con la piattaforma CrowdStrike Falcon, segnalando automaticamente i set di backup a rischio a supporto di recovery più veloci e sicuri.

Ora, con questa nuova integrazione, Commvault fornisce le proprie funzionalità di sicurezza, inclusi alert di anomalie basati su AI, direttamente in Falcon Next-Gen SIEM. Questa intelligence condivisa permette ai team di sicurezza e IT di prendere decisioni più rapide e coordinate e rispondere con maggiore precisione a potenziali compromissioni dei dati.

Principali vantaggi per i clienti:

  • Riduzione del rischio di reinfezione e abilitazione di flussi di lavoro di recovery sicuri: combinando i segnali provenienti da Falcon Next-Gen SIEM con la scansione approfondita delle minacce di Commvault, gli analytics sull’integrità dei dati e Synthetic Recovery™, le aziende possono ripristinare con fiducia da backup noti come puliti.
  • Rilevamento e indagine rapidi tramite telemetria unificata: i segnali condivisi offrono ai team IT e SecOps visibilità sull’integrità dei dati di backup direttamente all’interno di Falcon Next-Gen SIEM. Questo può semplificare il triage, aiutare a fornire chiare valutazioni del raggio d’impatto e accelerare l’identificazione di dati sicuri da ripristinare.
  • Forte allineamento tra sicurezza e IT durante gli incidenti: con una visione operativa condivisa, i team SecOps e IT possono coordinare i flussi di lavoro di indagine, contenimento e recovery senza i ritardi che derivano dall’uso di strumenti isolati.

“Realizzare ripristini puliti e affidabili è ora un imperativo aziendale,” dichiara Pranay Ahlawat, Chief Technology e AI Officer di Commvault. “Unendo gli insight di sicurezza di CrowdStrike con la data intelligence approfondita basata su AI di Commvault, stiamo rendendo più semplice per i team di sicurezza e IT collaborare, identificare le minacce in anticipo e prendere decisioni informate e affidabili legate al recovery, salvaguardando la continuità operativa delle aziende.”

“Nell’attuale panorama di minacce, velocità e fiducia sono tutto,” sottolinea Daniel Bernard, Chief Business Officer di CrowdStrike. “Integrando la recovery intelligence di Commvault direttamente in CrowdStrike Falcon Next-Gen SIEM, forniamo alle aziende una visione operativa unificata che connette i segnali di sicurezza all’integrità dei dati. Questo contesto aiuta i responsabili a comprendere il reale impatto di business di un attacco, a dare priorità alla risposta e a passare più rapidamente dal rilevamento al ripristino, con Falcon Next-Gen SIEM che funge da piattaforma AI nativa in cui convergono tutte queste decisioni.”

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