Costa Crociere – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 08 Apr 2025 12:46:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Costa Crociere – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Costa Crociere rivoluziona il travel retail con il progetto “Vetrine Immersive” https://www.datamanager.it/2025/04/costa-crociere-rivoluziona-il-travel-retail-con-il-progetto-vetrine-immersive/ Tue, 08 Apr 2025 12:46:54 +0000 https://www.datamanager.it/?p=244525 Prosegue il percorso innovativo di Costa, in linea con il brand positioning incentrato sulla riscoperta della “meraviglia” nell’esperienza di viaggio che ridefinisce il concetto di vacanza Costa Crociere ridefinisce gli standard della comunicazione nel settore travel con il lancio del progetto “Vetrine Immersive”, una proposta innovativa destinata alle agenzie di viaggio che segna un punto […]

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Prosegue il percorso innovativo di Costa, in linea con il brand positioning incentrato sulla riscoperta della “meraviglia” nell’esperienza di viaggio che ridefinisce il concetto di vacanza

Costa Crociere ridefinisce gli standard della comunicazione nel settore travel con il lancio del progetto “Vetrine Immersive”, una proposta innovativa destinata alle agenzie di viaggio che segna un punto di svolta per il trade marketing e il retail turistico.

La Compagnia crocieristica è la prima in Italia nella industry del turismo ad implementare questa tecnologia avviando, a partire da marzo, un progetto pilota che coinvolge una selezione di agenzie del network Welcome Travel Group. I punti vendita coinvolti nell’iniziativa saranno rinnovati con le spettacolari vetrine digitali trasformando le agenzie di viaggio in veri e propri hub suggestivi e coinvolgenti.

Grazie alla tecnologia MicroMesh LED, per la prima volta nel settore travel, le vetrine delle agenzie diventano display dinamici capaci di offrire contenuti immersivi senza compromettere la visibilità interna, garantita da una trasparenza al 90%. Con oltre 120 metri quadri di schermi digitali distribuiti in punti strategici in Italia, Costa porta il futuro della comunicazione turistica nelle principali città consentendo alle agenzie di viaggio un incremento della propria visibilità e attrattività.

Il palinsesto di contenuti, gestito in remoto da Costa, vede al centro le “Sea Destinations” itinerari inediti in luoghi unici da vivere dalla prospettiva del mare, che offrono un nuovo modo di concepire il viaggio. Attraverso video tridimensionali e contenuti immersivi, i passanti potranno vivere in anteprima la magia di queste esclusive destinazioni, lasciandosi trasportare da immagini spettacolari.

Lanciate nell’estate 2024, e il dopo il successo della stagione invernale 2025, anche gli itinerari estivi 2025 includeranno le “Sea & Land Destinations”, un’esclusiva di Costa che punta su destinazioni innovative in grado di stupire una clientela sempre più diversificata. Le nuove “Sea Destinations” sono state ideate da Luca Tommassini, direttore artistico scelto da Costa per rendere ancora più memorabile l’esperienza di viaggio e si affiancano alle “Land Destinations”, le mete a terra per esplorare i luoghi più iconici, comodamente e ad un prezzo accessibile.

Oltre alle “Sea Destinations”, il palinsesto digitale integrerà anche le campagne promozionali già diffuse in TV, radio e DOOH (Digital Out of Home). Questo approccio multicanale rafforza la sinergia tra i diversi strumenti di comunicazione, massimizzando l’impatto del messaggio e raggiungendo un pubblico sempre più vasto e ingaggiato.

“Siamo lieti di collaborare con le agenzie di viaggio che hanno abbracciato con entusiasmo questa sfida innovativa,” afferma Luigi Stefanelli, Vice President World Wide Sales di Costa Crociere. “Queste agenzie pioniere hanno compreso il potenziale del progetto, volto a trasformare le loro vetrine in potenti strumenti di marketing, capaci di attrarre e coinvolgere i clienti in modo completamente nuovo. La loro partnership è fondamentale per il successo di questa iniziativa, che mira a rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione con il trade.”

Il progetto “Vetrine Immersive” rientra in un percorso più ampio di innovazione, che per Costa significa attingere dall’evoluzione tecnologica e digitale per offrire servizi ed esperienze sempre nuove e migliori ai nostri ospiti, ma anche ai nostri partner delle Agenzie di Viaggio, attraverso una proposta di vacanza disegnata per offrire emozioni uniche e memorabili.

Costa da tempo utilizza strumenti di comunicazione innovativi, ampliando la proposta di touchpoint di comunicazione all’avanguardia forniti alle agenzie di viaggio in tutto il mondo, come i nuovi contenuti immersivi 360. Questi video sono stati ideati per consentire agli agenti di viaggio e ai clienti di vivere un percorso sensoriale all’interno dell’offerta Costa, attraverso l’utilizzo di visori.

Un altro punto cardine della strategia di Costa è l’utilizzo della Customer Data Platform, sviluppata con Adobe, per migliorare la Customer Experience, rendendola sempre più omnicanale e personalizzata. Con l’uso dell’intelligenza artificiale, Costa bilancia innovazione e personalizzazione, creando messaggi che catturano l’attenzione e soddisfano le aspettative dei consumatori. La piattaforma è fondamentale per migliorare l’esperienza del cliente e semplificare la produzione di contenuti per i partner, come le agenzie di viaggio.

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Reply firma la Digital App di Costa Crociere https://www.datamanager.it/2018/06/reply-firma-la-digital-app-di-costa-crociere/ Tue, 26 Jun 2018 09:21:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150154 Pronta per il varo, Costa App è la nuova applicazione smartphone che combina la magia delle crociere Costa con un’inedita customer journey digitale. Il progetto è frutto di una convergenza di know how creativo, gestionale e tecnologico di aziende specializzate del network Reply, e della direzione strategica del digital team di Costa Crociere Costa App: […]

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Pronta per il varo, Costa App è la nuova applicazione smartphone che combina la magia delle crociere Costa con un’inedita customer journey digitale. Il progetto è frutto di una convergenza di know how creativo, gestionale e tecnologico di aziende specializzate del network Reply, e della direzione strategica del digital team di Costa Crociere

Costa App: il nuovo compagno di crociera che aiuta a navigare tra le mille opzioni offerte dalla vita di bordo, senza perdere mai la rotta. Scaricabile gratuitamente su App Store e Google Play Store, l’app permette di avere a disposizione una serie di informazioni sulla propria crociera ancora prima di imbarcarsi: porto di approdo, orario di arrivo e partenza nave, planning delle escursioni. Le foto e i video a tutto schermo illustrano al meglio le varie proposte. Una volta a bordo, sarà facile prenotare direttamente le escursioni, oppure scoprire nel dettaglio menù e orari dei ristoranti, riservando un tavolo in quelli a pagamento. Inoltre, si potranno tenere sott’occhio le previsioni meteo delle destinazioni comprese nella crociera e le spese di bordo, seguire in tempo reale l’itinerario della nave o collegarsi alla chat per condividere con i compagni di vacanza le emozioni di una crociera Costa. Infine, entrando nel profilo CostaClub, sarà possibile controllare i punti accumulati e i benefici fruibili sia a bordo che a terra, progettare le crociere future e rivivere le emozioni di quelle passate.

Il lancio di della nuova app si inserisce in una strategia omnichannel, che comprende una rivisitazione di tutti i touchpoint digitali di Costa Crociere. L’obiettivo è mettere l’utente al centro di una customer journey fluida e continua, indipendentemente dal mercato e dal canale scelto: un’esperienza emozionante e coinvolgente, che offra servizi e informazioni semplici da fruire.

Inizialmente disponibile su Costa Diadema, Costa Fascinosa e Costa Favolosa, Costa App sarà a breve utilizzabile da tutti i passeggeri delle navi Costa. Il nuovo prodotto digitale nasce sotto la direzione strategica del digital team di Costa Crociere in partnership con il network specializzato di Reply, in particolare: Open Reply per lo sviluppo delle App, dei servizi applicativi a supporto e della governance end to end del progetto; Triplesense Reply per l’analisi UX, il design e la consulenza creativa; Aktive Reply per la realizzazione del sistema di publishing centralizzato su piattaforma Adobe AEM; Discovery Reply per la gestione e sincronizzazione dei contenuti visuali e testuali, tramite Discovery E-DAM; Cluster Reply per il product planning.

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GDPR: per cambiare, invochiamo la privacy https://www.datamanager.it/2017/11/gdpr-cambiare-invochiamo-la-privacy/ Fri, 24 Nov 2017 15:06:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136161 Ripensamento sostanziale nel modo di salvaguardare i dati personali a beneficio di consumatori e clienti. Il regolamento GDPR è un testo non facile da interpretare e le sanzioni preoccupano. Ma rappresenta per tutti una opportunità di revisione e di efficientamento Intorno ai temi della Tavola Rotonda dedicata al nuovo regolamento europeo in materia di protezione […]

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Ripensamento sostanziale nel modo di salvaguardare i dati personali a beneficio di consumatori e clienti. Il regolamento GDPR è un testo non facile da interpretare e le sanzioni preoccupano. Ma rappresenta per tutti una opportunità di revisione e di efficientamento

Intorno ai temi della Tavola Rotonda dedicata al nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, in collaborazione con Assicurazioni Generali, Data Manager propone uno speciale approfondimento, focalizzandosi sia sull’aspetto giuridico sia su quello più tecnico. L’obiettivo è anche di allargare virtualmente, attraverso la rivista e il suo sito, la platea della discussione, per prendere il polso del percorso che tutti – dalle ditte individuali alle grandi società – devono affrontare ai fini della compliance prevista dal General Data Protection Regulation. La sensazione generale è che un’azienda su due non abbia un piano strutturato in vista della scadenza di maggio 2018. E soprattutto le più piccole non sono del tutto consapevoli dell’impatto del regolamento. Anche se non lo dichiarano apertamente, molti restano alla finestra per vedere se le sanzioni previste dalla normativa scatteranno come una tagliola oppure no. Le aziende che non si adegueranno alla normativa entro i termini stabiliti saranno passibili di sanzioni che potrebbero arrivare fino al quattro per cento del fatturato. Di certo, se la natura della normativa non fosse autoapplicativa, tutti avrebbero già scommesso sulla proroga del regolamento.

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Accountability, risk assessment e “privacy by design”, ruolo del DPO. Come cambiano i paradigmi della protezione dei dati in senso giuridico e tecnico? La tavola rotonda esplora premesse e conseguenze della compliance in materia di tutela di dati personali, ponendo a confronto le prime esperienze implementative delle aziende. Ai panelist è stato chiesto di illustrare come il regolamento GDPR si inserisca nelle strategie di sicurezza, quali ostacoli pone la normativa, quali sono i possibili ruoli di consulenti, system integrator e dei loro strumenti software e metodologici. La norma – che come ha ricordato Alessandro Cecchetti, general manager di Colin & Partners, è entrata in vigore senza necessità di recepimento, trattandosi di “regulation” e non di “directive” – riprende molti dei temi già attuati in passato, creando tuttavia un binomio inscindibile tra misure tecniche e misure organizzative. Il testo – che offre ampi margini di discrezionalità e interpretazione – è al momento, in attesa di schemi di certificazione e codici di condotta che con tutta probabilità non arriveranno prima di due anni.


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UNA VISIONE DI INSIEME

«Inizialmente – spiega Cecchetti – è stata letta come una normativa molto “cartacea”, che prevede la distribuzione a tappeto di documenti e informative. Non è così e non era così neanche prima: il nuovo regolamento va in direzione della data protection, tanto che tra le misure di sicurezza da adottare si fa riferimento alla 27001, la norma ISO sulla gestione della sicurezza informatica». Ed è proprio questo il punto chiave di una norma che Cecchetti definisce trasversale sia dentro all’azienda sia tra i settori di industria cui si rivolge, un regolamento che non deve essere demandato esclusivamente a figure come il data protection officer, che tra l’altro, è anch’esso una figura già nota. È il modo di concepire la privacy, che cambia completamente. «Eravamo abituati con il decreto 196 del 2003 – il Codice in materia di protezione dei dati personali, poi passato alla storia come Legge sulla privacy – ad alcuni provvedimenti che sostanzialmente erano una lista di cose da fare. Il GDPR non ha questa struttura: siamo passati da una sorta di elenco a un regolamento che ragiona per macro-obiettivi, rimettendo all’azienda il compito di raggiungerli. Spetta a ogni singola organizzazione – in funzione del core business, del modo di trattare i dati e di tanti altri fattori – andare a calare il testo della norma nella propria realtà». Secondo l’esperto di Colin & Partners, è inevitabile che una norma che si applica alla tutela del dato – nella casa farmaceutica come nella banca, nello studio del professionista come nella multinazionale, in Italia come in Belgio o Germania – venga giudicato come «a maglie troppo larghe». Ma questa apparente genericità cela l’obbligo, per il legislatore europeo, di andare a coprire la questione della tutela della riservatezza digitale in un ambito praticamente infinito.

 

Quest’ultima è una considerazione da tenere presente anche nell’affrontare le misure di sicurezza che il regolamento prevede, introducendo tra l’altro un principio di responsabilità, di “accountability”, in base alla quale le aziende devono dimostrare la consapevolezza sulle misure adottate, ovvero nell’intera gestione del regolamento e della sua applicazione. Di analoghi margini di interpretazione godono le strutture preposte ai controlli, in Italia la Guardia di Finanza. «Fino a oggi, le verifiche sulla compliance duravano da uno a tre giorni e potevano essere svolte sia da un punto di vista documentario sia attraverso un team in cui era presente un esperto tecnico per le valutazioni sui sistemi. Da adesso in poi, la Guardia di Finanza resta, ma a quanto siamo venuti a sapere dai nostri contatti, i controlli potranno durare fino a 5 giorni perché gli esperti devono avere il tempo di capire le logiche con cui il regolamento è stato applicato alle diverse situazioni».

UN TESTO TUTTO DA INTERPRETARE

Esistono già dei criteri generali, delle linee guida da seguire nell’implementare e certificare la compliance? «Le strade per applicare un regolamento sono in genere tre» – risponde Cecchetti di Colin & Partners. «La prima. Leggere la norma e cercare di applicarla al meglio nel proprio contesto aziendale. La seconda. Seguendo degli schemi di certificazione. La terza. Applicando dei codici di condotta. Dai nostri contatti con l’autorità e gli enti certificatori, codici di certificazione e linee guida non saranno disponibili prima di due o tre anni. È un rischio concreto, perché le aziende che hanno già avviato il loro processo di adeguamento rischiano di avere dei disallineamenti rispetto a eventuali future impostazioni, ma al momento non resta che leggere il testo e cercare di applicarlo alla propria organizzazione». Non è un compito banale – avverte Cecchetti. La famosa “accountability”, il fatto di essere chiamati a dimostrare di aver adottato misure efficaci, è stata introdotta proprio perché il regolamento GDPR prevede l’introduzione di misure tecniche e organizzative “adeguate”. «Si passa in altre parole a un binomio inscindibile: diventa cioè inutile adottare misure tecniche molto evolute se sul piano organizzativo non riesco a controllare gli accessi dell’amministratore di sistema ai database, o ai siti in outsourcing, o se lascio aperti gli account dei dipendenti che hanno lasciato l’azienda. Così come non posso avere procedure a prova di bomba se tecnicamente ho una grossa falla». Il GDPR, osserva Cecchetti, equivale in pratica all’obbligo di adottare un sistema gestionale, non prima di aver analizzato le procedure in atto e le peculiarità delle singole aziende, o aver controllato che sul piano tecnico ci siano discrasie con quanto prescritto dal regolamento. Altra importante novità sono i concetti di “privacy by design” e di “privacy by default”. «Entrambi incidono sulla cronologia degli adempimenti – sottolinea Cecchetti – perché il “by design” viene per esempio demandato anche ai fornitori che mettono sul mercato prodotti che hanno un impatto tecnologico, introducendo una precisa co-responsabilità: i fornitori in base al regolamento devono assicurarsi che le loro soluzioni rispettino la “privacy by design” e anche loro dovranno effettuare opportune analisi di conformità». La “privacy by default” – invece – può essere considerata come una responsabilità dell’azienda che acquista determinate soluzioni e le deve impostare. Anche se – avverte Cecchetti – non sempre le reciproche responsabilità sono così chiare: «Pensate allo sviluppo di software congiunto o su commissione, dove le responsabilità sono reciproche». In ogni caso, conclude l’esperto, il problema dei due tipi di privacy va affrontato cronologicamente per primo e deve riguardare anche le soluzioni software già presenti. In altre parole, occorre effettuare una mappatura, tracciare i criteri che rientrano o non rientrano nelle definizioni di “privacy by design” o “by default”, tenendo conto della diversa misura in cui le informazioni personali possono impattare un applicativo: «Un ERP che si limita a tracciare le autenticazioni di chi accede a un magazzino – spiega Cecchetti – non impatta come un CRM che custodisce informazioni molto più dettagliate degli stessi utenti».


#GDPR binomio inscindibile tra misure tecniche e misure organizzative #DMGDPR
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BUONE PRATICHE DI SICUREZZA

Alla fine della sua introduzione, Cecchetti affronta il tema dei Privacy Level Agreement (PLA) o Data Processing Agreement (DPA), a seconda della tipologia di trattamento. Si parla al proposito di integrazioni contrattuali pensate dal punto di vista della privacy e non riguardano le implementazioni e le clausole di conformità previste dalla legge 196. «I PLA vanno a disciplinare aspetti che hanno effetti legali evidenti, ma impattano soprattutto sul piano tecnico: i backup, gli accessi degli amministratori di sistema e la loro “loggatura”, la mappatura dei subfornitori, la destinazione finale dei dati alla chiusura di un contratto o con l’eventuale passaggio dal fornitore A al fornitore B. Soprattutto la parte delle subforniture che nel testo di legge è molto lunga». Molte logiche del passato vengono ribaltate dal nuovo regolamento, che invita chi stipula un contratto di outsourcing a “smarcare” fin dall’inizio il tema della privacy per perimetrare in modo preciso i ruoli svolti dai responsabili dell’azienda e dai suoi fornitori. Claudio Telmon, membro del Direttivo e del Comitato Scientifico di CLUSIT, si riaggancia al tema della accountability per avviare la sua presentazione della nuova privacy vista dal punto di vista tecnico della sicurezza. «In assenza di indicazioni puntuali sulle misure da adottare, il regolamento GDPR ci chiede di adottare una logica di gestione del rischio, la stessa richiesta dagli standard di sicurezza IT. La norma si allinea insomma a quelle che dovrebbero essere le buone pratiche della sicurezza dei sistemi informativi, e in termini organizzativi si dovrebbe collocare nell’ambito della gestione dei sistemi di sicurezza aziendale». Telmon si riferisce soprattutto all’articolo 32 (Security of processing), che inizia parlando di una gestione del rischio che tenga conto dello stato dell’arte, della natura dell’oggetto del trattamento, dei rischi e dei costi di attuazione commisurati a tali rischi. Un passo avanti, dice Telmon, rispetto a normative che imponevano le loro contromisure a prescindere dalla tipologia di dati e del loro contesto di trattamento. «Oggi, c’è più flessibilità, ma resta il principio della responsabilità di dimostrare di aver fatto del risk management concreto e in questo senso ci si può riferire alle norme ISO in materia di sicurezza. Un passaggio interessante del citato articolo è quello che ci impone di tutelare i dati dell’interessato da rischi di varia natura, per esempio di integrità, disponibilità e sicurezza del dato». Telmon è molto attento a rilevare come anche i rischi che non derivano strettamente da violazioni, per esempio quelli che nascono da errori di implementazione o procedurali, possono rientrare in questa casistica. Il GDPR insomma non “scatta” solo sui problemi dovuti a violazioni e attacchi dall’esterno: non ci si deve preoccupare solo degli hacker.

AL CENTRO, IL REGISTRO

Al centro del processo gestionale voluto dal regolamento c’è, secondo Telmon, il requisito del registro di trattamento. In base alle definizioni e alle prescrizioni sul contenuto di questo documento, esso può fare da collegamento tra il business, i processi operativi dell’azienda e il sistema informativo. «Poiché l’azienda vede nel suo complesso i processi, i trattamenti e gli applicativi che li supportano, e viceversa chi gestisce il sistema informativo ha l’applicativo come interfaccia verso l’azienda, la mappatura fra trattamenti e applicativi è il punto che unisce queste due prospettive» – afferma Telmon precisando che per il registro di trattamento è prevista una forma scritta: «Può trattarsi di un file elettronico ma non di un semplice database». Alla base, lato sistemi informativi, è consigliabile disporre di un buon inventario degli applicativi e dei flussi, uno strumento sempre auspicabile dal punto di vista gestionale, ma non facile da realizzare. Insieme al registro, aggiunge poi Telmon, il regolamento GDPR chiede di fare un “impact assessment”, che ha tuttavia una logica diversa. «La gestione del rischio riguarda tipicamente le implicazioni che possono derivare per l’azienda dai vari tipi di minacce e incidenti. L’impact assessment valuta le potenziali conseguenze del trattamento dei dati sull’interessato».

A proposito di questo trattamento e del tema della “privacy by default”, Telmon mette in forte evidenza l’indicazione verso la cosiddetta “data minimization”. La normativa prevede che la quantità dei dati raccolti e trattati sia sempre ridotta al minimo indispensabile. «Questo significa che il tema della “minimization” non può essere a esclusivo carico di chi si occupa dei sistemi informativi: ridurre la quantità di dati necessari parte dai processi aziendali» – osserva l’esperto di CLUSIT. Nella stessa direzione della minimizzazione va anche uno dei temi più significativi del GDPR, la pseudonimizzazione, che consiste nel rendere non immediatamente identificabili gli utenti, mantenendo però la possibilità di associare a un profilo l’identità originaria. Prassi, ricorda Telmon, che va applicata ovunque sia possibile e che può comportare serie difficoltà di implementazione su sistemi e processi pre-esistenti. Tra pseudonimizzazione e minimizzazione è possibile ridurre lo spazio di esposizione al rischio, aspetto fondamentale per una norma che estende e formalizza la prassi del rilevamento e della tempestiva denuncia delle violazioni (data breach).


#GDPR Protezione e valutazione dei rischi ma con ampi margini di lettura #DMGDPR
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UFFICIALE E MEDIATORE

Le ultime osservazioni di Telmon riguardano aspetti che non sono propriamente delle novità rispetto alla Legge 196 ma su cui il testo GDPR attirerà maggiore attenzione. Un punto più specifico di altri è quello dell’estrazione dei dati personali per la riconsegna all’interessato e della portabilità dei dati in un formato standard che renda possibile il trasferimento delle informazioni da un provider all’altro. Con il regime sanzionatorio attivato dal regolamento, avverte Telmon, è opportuno mettere in atto un processo che sia in grado almeno in via preliminare di rispondere alle richieste degli utenti in tempi chiari. Più nuova e tecnicamente sfidante, conclude Telmon, è però la questione della data retention, principio in base al quale il registro dei trattamenti deve contenere precise indicazioni sulla durata del periodo di conservazione dei dati e il loro termine di cancellazione. Infine, qualche osservazione di entrambi gli esperti sul data protection officer, anche qui non una figura nuova né obbligatoria, ma che in tanti contesti può avere un ruolo importante nel consigliare. Il DPO non deve essere in conflitto di interesse con le attività su cui è chiamato a esercitare un ruolo di controllo e quindi «non può dunque essere un responsabile IT» – precisa Telmon. Secondo Alessandro Cecchetti, quella del DPO sarà una funzione ricercata e interdisciplinare, abbastanza impegnativa da individuare: dovrà avere competenze specifiche sul regolamento e sulle specificità delle aziende e dovrà essere dotato di “soft skill” utili al suo ruolo più di intermediatore che di guardiano.

ADEGUATEVI PER COMPETERE

La seconda parte della tavola rotonda ha visto una serrata discussione ispirata sulle prime esperienze maturate dalle aziende presenti, che hanno sollecitato diversi pareri dai rappresentanti del mercato dei prodotti e security. Remo Marini, group chief information security officer di Assicurazioni Generali, dice di apprezzare la lungimiranza di una norma che ha demandato la sicurezza dei dati alle aziende stesse, evitando un approccio basato su direttive predeterminate. La complessità di un gruppo assicurativo come Generali, presente in 60 nazioni diverse, ha indotto a procedere con un duplice livello di controllo, a livello di gruppo con l’obiettivo, dice Marini, di produrre processi robusti e avere condivisioni a 360 gradi all’interno del gruppo, demandando alle singole nazioni il supporto delle attività proprie delle singole entità legali. «Un problema concreto riscontrato – riferisce Marini – riguarda gli applicativi forniti da grandi protagonisti del software che non sono compliant e per i quali fatichiamo a ottenere informazioni». Un punto, a parere di CLUSIT, sul quale la normativa chiama a rispondere l’intero sistema delle forniture, stimolato – aggiunge Alessandro Cecchetti – dalla consapevolezza che un mancato adeguamento può comportare, oltre alle sanzioni, anche un serio svantaggio competitivo. «Stare fermi non è la risposta» – avverte Massimo Ceresoli, head of business solutions – Southern and Central Europe di Orange Business Services. L’intero sistema, aziende e partner, deve seguire i percorsi di adeguamento: il regolamento GDPR non farà sconti e anche in questo senso dobbiamo considerarla una opportunità». Stefano Volpi, nominato recentemente country manager di Symantec, a proposito del problema sollevato dal CSO di Generali, auspica l’arrivo di una maggiore semplificazione in aziende che spesso faticano a indirizzare i loro obiettivi di adeguamento. «Troppi prodotti che faticano a dialogare tra loro, troppe interfacce di accesso per gli amministratori. Questo non aiuta a normare, a controllare e a portare a termine un percorso» – spiega Volpi, invitando a privilegiare i fornitori che sono in grado di offrire «architetture integrate e gestibili». Tornando a Generali, la prima sponda di riferimento per la sicurezza coordinata da Marini è la “group regolatory compliance”, funzione che al tavolo è rappresentata da Roberta Lacagnina, responsabile italiana. Rilevando la complessità e le infinite sfaccettature del gruppo assicurativo globale, Lacagnina mette in evidenza le analisi di “scoping” (copertura) svolte dal suo gruppo e i risultati “mai scontati” ottenuti da questo monitoraggio. «Anche noi potremmo fornire delle linee guida – osserva la manager della compliance – ma la governance di un processo non potrà mai essere ben definita». Lacagnina nel suo intervento richiama le sinergie che il suo ufficio e la sicurezza devono avere con la figura del compliance officer che la legge impone per la parte assicurativa, con l’obiettivo di costruire un compliance program da includere nella “protection policy”.


#GDPR Certificazioni e codici di condotta non arriveranno prima di due anni #DMGDPR
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REGOLAMENTO DI SISTEMA

Si può calare l’esperienza di una organizzazione così ramificata e complessa sulle esigenze – più circoscritte ma diversificate – del nostro sistema di imprese? Per Roberto Mignemi, CEO di OmnitechIT, system integrator specializzato in sicurezza e capillarmente presente in diverse nazioni europee, l’assenza di un approccio “puntuale” rende il nuovo regolamento GDPR particolarmente adatto ad accompagnare la crescita e la maturazione di tutto il sistema produttivo europeo. «Mi soffermerei su tre punti fondamentali: l’accountability, l’attenta mappatura prevista dall’articolo 32 e la stesura di un piano dettagliato. Le aziende hanno la possibilità unica di guardare alla sicurezza in modo sistemico, come vera opportunità in chiave di digital transformation. Per questo – ha ricordato Mignemi – OminitechIT ha messo a punto, insieme a una società portoghese, strumenti di assessment e data discovery». Se Alessandro Cecchetti di Colin & Partners condivide l’opportunità di un impianto regolatorio “a maglie larghe”, aggiungendo una importante annotazione sulla continuità di regole e provvedimenti pregressi che il GDPR non ha abrogato, Remo Marini di Generali e Augusto Fedriani, business continuity & disaster recovery manager di Costa Crociere, obiettano che anche l’assenza di prescrizioni ben definite può essere problematica, in modo particolare quando si tratta di interloquire con gli enti di certificazione e controllo. «Anche Costa Crociere è un gruppo multinazionale. Anche noi abbiamo fatto le nostre prime valutazioni. Ma vedo davvero molte incertezze, e mi conforta vedere che a questo tavolo non sono il solo». A queste osservazioni, dal punto di vista tecnico e di diritto, gli esperti ribattono che la nuova normativa offre comunque ampi margini di intervento sulla base di quattro prescrizioni di fondo: pseudonimizzazione/minimizzazione, cifratura, continuità e recovery. Secondo Claudio Telmon di CLUSIT, è lecito aspettarsi che anche in termini di sanzioni, l’intervento delle autorità di controllo sarà graduale: «Nessuno si aspetta multe di grande entità, almeno inizialmente». E Volpi, di Symantec, osserva che queste regole aiutano le aziende a difendersi meglio da rischi che sono concreti ed elevati: «Una buona prassi consulenziale in ambito security porta a una forte aderenza alla compliance, per questo non bisognerebbe guardare alla GDPR come a un obbligo».

GDPR E RACCOMANDAZIONI PER LE PMI

L’esperienza di Mediobanca raccontata da Diego Pogliani, head of IT regulation, IT compliance and business continuity, sembra inserirsi in questa visione di sperimentazione virtuosa. «ll programma di adeguamento al GDPR è guidato dalla Compliance ed è organizzato con diversi cantieri specialistici tra cui l’IT. L’approccio specifico sull’IT in Mediobanca non è dissimile da quello seguito in Generali» – afferma Pogliani. «Il primo punto è interpretare il regolamento GDPR per realizzare un sistema di gestione di data protection. Per Mediobanca era anche l’occasione per evolvere la sicurezza centrata sul tema del dato. Lo abbiamo fatto identificando soluzioni che indirizzano sia tematiche trasversali che a livello dei singoli servizi applicativi, con un assessment in funzione della tipologia di rischio dei dati gestiti a seconda delle applicazioni. In un secondo momento, abbiamo definito la baseline di sicurezza, a sua volta mappata sui vari livelli di criticità. Contestualmente, abbiamo condotto una gap analysis che ha portato a definire un piano di remediation. Insomma – conclude Pogliani – non una normativa piena di “compitini” da svolgere, ma una richiesta di forte accountability» – e che lascia ancora aspetti organizzativi da affrontare come la privacy impact analysis, o il tipo di governance che seguirà a questa fase.

Quali indicazioni si possono fornire alle aziende di dimensioni inferiori, che operano in settori non altrettanto regolamentati, e che il più delle volte non sono strutturate al proprio interno per perseguire in completa autonomia l’obiettivo dell’adeguamento? Una prima risposta viene da Giorgio Sonego, business unit manager cybercrime e digital forensics di Datamatic, una realtà consulenziale inserita in un grande gruppo di distribuzione di prodotti IT. «Datamatic – spiega Sonego – ha una duplice anima, da un lato una struttura che offre servizi di compliance basati sulla nostra esperienza nel campo della sicurezza e dell’investigazione forense; dall’altro siamo una struttura al servizio della rete dei nostri dealer. La sfida è proprio quella di spiegare ai rivenditori e all’intero mercato che il GDPR è un’opportunità anche per le imprese medio-piccole che vogliono diventare più efficienti e veloci». Datamatic mette a disposizione di entrambi un team formato da uno staff tecnico e da esperti del mondo “legal”, frutto di un accordo con le associazioni dei giuristi informatici. Una struttura distribuita sul territorio, conclude Sonego, che basa la sua azione sull’impianto dello standard 27001 e lavora su tempistiche ragionate. «In genere, occorrono tre mesi per una fase di assessment e altri tre per la parte legal e remediation. Una seconda sfida – sottolinea il manager di Datamatic – sta proprio nel riuscire a parlare al mercato non in termini di specifici prodotti». Obiettivo arduo in un mercato confuso anche a causa di messaggi eccessivamente semplicistici.


#GDPR e buone pratiche. In linea con gli standard di sicurezza IT #DMGDPR
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LA TUTELA SI FA INSIEME

Ci sono poi esperienze come quella di Consitex Ermenegildo Zegna, il cui ICT architecture e security manager, Giovanni Gugliotta, porta all’attenzione del tavolo una sensibilità diversa nei confronti del dato. «Zegna produce abbigliamento di lusso: la percezione sul dato è meno critica, il nostro rapporto con la clientela non genera conflittualità e di conseguenza la percezione del rischio privacy è bassa. Eppure, continuo a vedere problematiche per me insormontabili, in particolare la mole di dati non strutturati che sono un problema serio e il diritto all’oblio. Con il regolamento GDPR, gli individui hanno il diritto di richiedere la cancellazione o il trasferimento dei propri dati personali a un’altra organizzazione. Ma l’eliminazione del pulsante “esporta dati” non può essere la soluzione». In definitiva, gli aspetti tecnici del regolamento GDPR preoccupano, e mentre Claudio Telmon commenta dicendo che il problema non si esaurisce sul piano tecnico e che come avvenuto in passato per la normativa sulla privacy (anch’essa in apparenza impossibile da implementare) anche per il GDPR si tratta «di una cultura da costruire» – Gugliotta invita scherzosamente provider come Symantec a trovare una soluzione. Forse, ha ragione Massimo Ceresoli di Orange Business Services, che in uno degli interventi conclusivi invoca una modalità di approccio “comunitaria”. «Vedo grosse differenze tra chi è abituato a trattare enormi moli di informazioni, dispone di budget e di risorse, e le aziende medie, che per quanto possano essere meno esposte, hanno il problema di come farsi aiutare». L’aiuto, suggerisce Ceresoli, può venire da organizzazioni a livello di consorzio o di associazione di categoria, soggetti che possono fare massa critica. «Le maglie del GDPR sono larghe anche perché il legislatore non può parlare delle tante cose che non esistevano prima: penso al riconoscimento facciale di iPhone X o alla IoT. L’idea di Orange è fornire servizi dal punto di vista di una community della sicurezza, mettendo a fattor comune risorse per dare un servizio a certe realtà».


 GDPR, la crittografia non basta

Rispettare la nuova direttiva sulla privacy è una grande opportunità di revisione ed efficientamento dei processi aziendali. Per Datamatic Sistemi e Servizi il metodo deve prevalere sulle generiche soluzioni adottate

Per Giorgio Sonego, B.U. manager per il cybercrime e digital forensic di Datamatic Sistemi e Servizi, primario distributore nel mercato della sicurezza IT, la discussione alla tavola rotonda organizzata da Data Manager e Generali sulla nuova normativa europea a tutela della privacy è la conferma di un sentiment già emerso dal contatto con il mercato. «Tra qualche confusione e parecchi dubbi, le imprese italiane sono in ritardo. Anche le grandi organizzazioni, malgrado le loro risorse, sono ancora in una fase iniziale di un percorso di adeguamento che secondo i nostri calcoli non può richiedere meno di sei mesi di tempo per una impresa di medie dimensioni».

Valutazione dei livelli di rischio – Aree come la responsabilità diretta della tutela lasciano ancora ampi spazi di soggettività e inducono, avverte l’esperto, a un atteggiamento attendista, di prudenza forse eccessiva. E il fatto che molti provider di tecnologie lancino messaggi rassicuranti – osserva Sonego – non aiuta. «Il rischio è di far passare il messaggio sbagliato. Per essere conformi al regolamento Gdpr non basta acquistare specifici prodotti, si deve partire piuttosto con una valutazione accurata dei livelli di rischio all’interno della propria organizzazione». Datamatic Dss, che fa parte di un gruppo controllato da uno dei maggiori distributori IT italiani, rifiuta le scorciatoie e adotta un approccio orientato appunto al risk management, proponendolo come servizio direttamente ai suoi clienti ma anche ai tradizionali partner di canale, con l’obiettivo di costruire un network di rivenditori a valore aggiunto capace di veicolare servizi di compliance GDPR a un mercato molto più ampio e capillare.

Strategia in tre fasi – I problemi vengono fatti risalire a una cultura della compliance immersa in un mondo di soluzioni software dominato da fornitori extraeuropei «In più, le aziende si affidano a soluzioni applicative che puntano tutto sull’aspetto funzionale, lasciando la sicurezza per ultima. C’è chi pensa di risolvere tutto con la crittografia, che è importante, ma non basta ad assicurare la compliance». Datamatic Sistemi e Servizi vuole affiancare i suoi clienti in un percorso strutturato verso l’obiettivo dell’adeguamento e contemporaneamente formare un canale che permetterà di raggiungere nuova clientela. «Lo facciamo curando sia l’aspetto legale sia l’aspetto tecnico, rafforzato attraverso una recente alleanza con un gruppo di consulenti specializzati». Il pacchetto di servizi si articola, precisa Sonego, in tre fasi. Un pre-audit di una settimana o meno, per una prima campionatura di dati e documenti. A questo, segue la fase di risk assessment, in cui l’intero assetto normativo GDPR viene per così dire calato nella realtà dell’azienda che persegue il suo obiettivo di compliance. E infine la fase realizzativa, che si conclude con un attestato di conformità. Giorgio Sonego sottolinea ancora una volta l’importanza del saper valutare correttamente l’impatto che il rispetto del regolamento GDPR finisce per avere sui processi interni e sui dati aziendali come asset. «In questo senso, l’adeguamento va visto come una straordinaria opportunità. Non si tratta solo di evitare possibili sanzioni ma di riscoprire il reale valore delle informazioni, trovare spazi anche inattesi di efficientamento del proprio business».


Mettere il dato al centro

Un approccio mirato solo alla protezione può diventare controproducente, avverte OmnitechIT. La compliance GDPR privilegia il disegno complessivo di una informazione ben gestita

«L’evento organizzato da Data Manager ha permesso di mettere in luce la centralità del dato e della sua gestione» – esordisce così Roberto Mignemi, CEO di OmnitechIT system integrator specializzato in sicurezza, forte di un team multinazionale di 170 specialisti in materia. La data strategy è un aspetto che tende a passare in secondo piano quando il tema della Gdpr si affronta in modo troppo esclusivo con il tradizionale taglio della IT security. Il processo di adeguamento, in Italia come in Europa, non è certo in fase avanzata, ma per Mignemi il bicchiere è da considerarsi mezzo pieno. «Molti dei clienti che pensavano la tutela della privacy finalizzata a punti specifici, hanno incontrato un regolamento che richiede invece un approccio molto più esteso». I regolatori europei hanno lanciato anche un secondo messaggio, osserva il responsabile di OmnitechIT. «Adeguarsi non significa soltanto evitare sanzioni, ma mettersi in condizioni di sfruttare tutte le opportunità del cambiamento. Se oggi vuoi essere parte attiva della digital transformation devi ripensare a come gestisci e metti in sicurezza il dato».

La governance del dato – La vera priorità cui rispondere riguarda quindi il disegno complessivo, la reale comprensione di dove si nasconde il valore del dato e dell’informazione. «La governance del dato è la cosa che conta e una parte del problema consiste proprio nel fatto che nella maggior parte dei casi i clienti non riescono a gestire una parte dei dati che sono distribuiti ovunque». Una preoccupazione ulteriore, osserva ancora Mignemi, è che questa pervasività impatta su un’industria dello sviluppo del software che deve assicurare la privacy by design, ma che è essa stessa in ritardo sul piano della certificazione, specie in un contesto applicativo popolato da mille piattaforme di fornitori diversi. «OmnitechIT basa i suoi interventi su un approfondito assessment che non solo è tecnologico ma soprattutto organizzativo. Solo da questa valutazione può derivare la proposta di un piano commisurato ai livelli di rischio». Che cosa significa tutto ciò? Il limite di una visione dominata dalla preoccupazione della protezione totale, sta nell’imposizione di barriere che ostacolano il lavoro e invita a comportamenti rischiosi.

Discovery e valutazione dei dati – «La normativa induce a privilegiare una corretta valutazione e gestione, perché non tutti i dati vanno protetti nello stesso modo». Il modello generale applicato dai consulenti OmintechIT prevede l’impiego di metodologie e tool software specifici per la cosiddetta “discovery” e la valutazione dei dati. L’azienda romana, con sedi proprie in Italia e in diverse nazioni europee, mette a disposizione del cliente un’offerta di servizi gestiti, dal security operation center all’incident response team, in piena sintonia con una normativa che prevede un forte grado di coinvolgimento delle aziende anche nel monitoraggio e nella reportistica degli attacchi subiti e delle contromisure che possono essere messe in campo. «La filosofia dell’outsourcing, la condivisione di conoscenza e di risorse – conclude Mignemi – avranno un ruolo molto importante nel mercato dei servizi finalizzati alla compliance in ambito GDPR».


Per sempre compliant

La normativa sulla privacy apre finalmente la strada a una sicurezza pervasiva e connaturata ai processi aziendali, premiando l’approccio analitico perseguito da Orange Business Services

La normativa sulla privacy comporterà sicuramente un grande sforzo di adeguamento, riconosce Massimo Ceresoli, head of business solutions per l’area europea centro-meridionale di Orange Business Services. «Ma è anche un forte segnale di sveglia per le organizzazioni che devono ripensare i loro processi anche in un ambito come quello della sicurezza: il mondo è profondamente cambiato, non possiamo restare a difesa di un perimetro che il cloud ha cancellato». Occorrono strategie nuove per evitare eventi importanti come quelli subiti da un importante motore di ricerca americano, con tre milioni di account di posta violati. «Con tutti gli attuali margini di interpretazione – afferma Ceresoli – il regolamento GDPR fornisce le indicazioni necessarie e guiderà i futuri investimenti mirati alla protezione delle applicazioni, aiutando le aziende ad apprezzare il valore della protezione del dato come asset, non come costo aggiuntivo».

Limiti e vantaggi – Proprio il fatto che tutti gli attori in gioco, aziende e clienti, guardino a questa normativa come a una concreta opportunità rappresenta un segnale positivo, di maturità complessiva. A destare giuste preoccupazioni è semmai il ritardo nel recepimento. Dalle valutazioni fatte da alcuni analisti, meno di un quarto delle aziende europee ha avviato un progetto di adeguamento già nel 2016 e solo il 90 per cento riuscirà a rispettare le scadenze fissate. «Riteniamo che il restante 75 per cento avrà bisogno di un aiuto e supporto esterno per completare la preparazione – riconosce Ceresoli – ma almeno in questo, le aziende italiane sono in buona compagnia nello scenario europeo». Nelle organizzazioni multinazionali, è possibile che questo ritardo sia anche legato ai limiti imposti sui budget, ma soprattutto al fatto che questi budget sono strutturati localmente. «Il regolamento Gdpr richiede una governance estesa, ma anche una vision che non può essere troppo frammentata tra i vari comparti aziendali. Il vantaggio, in uno sforzo di adeguamento di questo tipo, consiste nel poter ripensare ai processi senza più emulare il passato in un ambiente hybrid cloud e SDN, come è avvenuto in alcuni casi finora».

La risposta di Orange Business Services – Partendo dall’assunto che ai fini della compliance non esiste una soluzione valida per tutti, proprio perché il principio è quello della sicurezza by design, il system integrator francese segue un approccio consulenziale che punta innanzitutto alla comprensione del cliente e dei suoi obiettivi, fino alla creazione di un progetto che può essere “multi-tier”, con Orange Business Services chiamata a seguire specifici aspetti. «In virtù della nostra approfondita conoscenza delle tecnologie – ribadisce Ceresoli – possiamo aiutare il cliente nella scelta delle soluzioni più opportune in una ottica di continuità che vede la compliance Gdpr come un cammino continuo». L’auspicio è che le aziende possano affrontare questo percorso in tempi adeguati perché in un mondo di minacce in costante evoluzione, l’esigenza di assicurare la massima protezione possibile ai dati dei clienti è fondamentale. «Sarà interessante seguire l’evoluzione di una normativa molto ampia, che introduce anche il concetto di verifica e aggiornamento delle contromisure adottate» – conclude Ceresoli. Orange Business Services continuerà a prefiggersi l’obiettivo dell’analisi e della personalizzazione, evitando la trappola del “one size fits all”.


GDPR, la ricetta giusta

La forza di Symantec consiste nella sua capacità di indirizzare la domanda verso un approccio integrato, in cui le contromisure più complesse interagiscono ai fini della sicurezza delle informazioni. No allo “spezzatino” di soluzioni

Per Stefano Volpi, recentemente nominato responsabile della filiale italiana del fornitore globale Symantec, è importante che tutti gli stakeholder del processo di adeguamento alle nuove normative sulla privacy – e più in generale del processo di protezione e governance dell’informazione digitale – abbiano la possibilità di riunirsi intorno a tavoli di relazione che diventano ogni giorno più fondamentali, sul piano della cultura e della piena consapevolezza. «Le aziende sembrano apprezzare questa possibilità di confrontarsi, di “navigare” tra i tanti aspetti di una normativa che per contro lascia ancora molti dubbi sulle cose da fare e da non fare». Il contributo di vendor come Symantec e dei rappresentanti della consulenza e della system integration deve andare anche in direzione di una maggiore chiarezza sui temi della sicurezza e della compliance. «Su tavoli come questi stiamo lavorando per il futuro del business digitale e il mio timore è che se da un lato si stanno mettendo in atto molte delle cose previste dal regolamento Gdpr, dall’altro bisognerebbe prendere misure ancora più serie per una security e una privacy reali, curando tuttavia l’aspetto della contemporaneità delle minacce e delle tecnologie da usare per contrastarle. In questo senso, c’è ancora molto da fare e Symantec può offrire una visione concreta, aggiornata».

Indirizzare la domanda con più chiarezza – Secondo Volpi, le organizzazioni aziendali devono acquisire una mentalità orientata a una sicurezza concretamente end-to-end e questo implica una maggiore capacità del mercato di indirizzare la domanda verso le soluzioni adeguate. Ma qual è la risposta che Symantec può dare a questo bisogno di chiarezza? Il punto fondamentale, afferma Volpi, è l’offerta di una piattaforma davvero integrata, capace di riportare l’attenzione sulla sicurezza del dato, dell’informazione. «Dal nostro punto di vista è sbagliato affrontare il problema implementando più soluzioni specifiche che non sono in grado di comunicare tra loro». Anche attraverso la sua politica di acquisizione, da anni Symantec centralizza le proprie strategie, concentrandosi sul piano tecnologico e sulla protezione del traffico web e sulla messaggistica, i due ambiti più esposti agli attacchi.

Approccio integrato alla protezione – «Centralizzare vuol dire che a fronte di infrastrutture sempre più in cloud e di una sostanziale impossibilità di circoscrivere il dato in un preciso perimetro, tutte le varie misure che siamo tenuti a implementare – la cifratura, la protezione di tutti gli end point, l’autenticazione “forte” delle identità, la protezione dalle fughe di dati, sul cloud come sulla rete aziendale – devono avvenire in un contesto di totale integrazione, di dialogo tra le diverse funzioni» – spiega Stefano Volpi. Le dimensioni di Symantec – oggi, il maggior fornitore di soluzioni e servizi di security al mondo – e la sua expertise, servono a concretizzare un’offerta che include un aspetto analitico, consulenziale. «Infine – aggiunge Volpi – c’è il fondamentale capitolo della sicurezza gestita, che Symantec può dominare grazie al suo esclusivo network globale di quaranta data center. La compliance alle nuove normative non si esaurisce con la scelta della soluzione corretta, ma deve proseguire nel tempo attraverso una gestione intelligente». Che in molte situazioni è difficile assicurare attraverso l’esclusivo impegno di risorse interne.

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Costa Crociere comunicazioni all’avanguardia con Italtel https://www.datamanager.it/2016/05/costa-crociere-comunicazioni-allavanguardia-italtel/ Tue, 17 May 2016 13:17:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101524 Grazie alla migrazione della rete e all’upgrade degli strumenti di collaborazione, migliorata ulteriormente l’efficienza della compagnia italiana Oggi, le comunicazioni rivestono nelle aziende un’importanza fondamentale per lo svolgimento delle quotidiane attività lavorative. Il tema acquisisce importanza strategica in particolare per le società che operano in un contesto internazionale. In questo scenario, Costa Crociere ha saputo sfruttare […]

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Grazie alla migrazione della rete e all’upgrade degli strumenti di collaborazione, migliorata ulteriormente l’efficienza della compagnia italiana

Oggi, le comunicazioni rivestono nelle aziende un’importanza fondamentale per lo svolgimento delle quotidiane attività lavorative. Il tema acquisisce importanza strategica in particolare per le società che operano in un contesto internazionale. In questo scenario, Costa Crociere ha saputo sfruttare al meglio le nuove potenzialità dell’ICT. Costa Crociere è una azienda italiana leader nel settore in Europa, con sede principale a Genova e uffici in Europa, Stati Uniti, Sud America e Asia. In precedenza, Costa Crociere era dotata di una infrastruttura voce basata su un insieme eterogeneo di centralini locali direttamente collegati alla rete telefonica tradizionale. Questi, sebbene garantissero i servizi telefonici di base, non permettevano l’integrazione tra i vari sistemi presenti nelle sedi e originavano alti costi sia in termini di tariffe dei gestori telefonici sia in termini di manutenzione e gestione. Inoltre nel 2004, Costa Crociere aveva acquisito AIDA Cruises, compagnia di crociere leader in Germania, per cui c’era la necessità di unificare e integrare i sistemi voce delle due aziende. Per tutte queste ragioni, Costa Crociere ha deciso di avviare una migrazione verso un moderno e integrato sistema di comunicazione, basato sul protocollo IP, che fosse in grado di erogare nuovi servizi di comunicazione.


#CostaCrociere migrazione chiavi in mano e tutti i vantaggi del #VoIp con @Italtel
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Migrazione “chiavi in mano”

Costa Crociere ha affidato la realizzazione del progetto di migrazione “chiavi in mano” a Italtel, con la realizzazione di due cluster di call manager in ridondanza geografica, integrati con sistemi legacy di Costa Crociere, che ha consentito di uniformare e unificare i centralini delle varie sedi e fornire agli utenti nuovi servizi di comunicazione. Partendo dalla progettazione della nuova infrastruttura di comunicazione voce basata su protocollo IP (VoIP), in meno di sei mesi Italtel ha migrato dalla tecnologia TDM la rete di comunicazione che collega le sedi di Costa Crociere di Genova e Parigi, e l’attività prosegue ora con Barcellona e Madrid. Grazie alla nuova infrastruttura, i dipendenti di questi uffici dispongono di nuovi strumenti di collaboration e produttività individuale, come videocall, videoconference, presence e instant messaging, rubrica centralizzata e messaggistica. è prevista per la fine del 2016 la seconda fase di implementazione del progetto che collegherà le altri sedi di Costa sia in Europa sia nel resto del mondo (Shanghai, Miami, San Paolo, Buenos Aires). Al termine del progetto, Costa Crociere avrà ottenuto una semplificazione e una omogeneizzazione dell’infrastruttura, con miglioramento di gestione e di esercizio della piattaforma. Inoltre gli utenti di Costa Crociere hanno ora a disposizione nuovi strumenti di collaboration e produttività individuale che li aiuteranno nelle loro attività quotidiane.

I vantaggi del VoIP

La nuova rete telefonica è stata implementata utilizzando le migliori tecnologie presenti sul mercato, in grado di sfruttare i vantaggi offerti dall’architettura VoIP. Il partner tecnologico di riferimento per la soluzione è Cisco. In particolare, sono stati adottati i prodotti Cisco della famiglia Cisco Unified Communications. Durante la realizzazione di questo progetto, Italtel ha fornito un’assistenza tecnica continua. La nuova piattaforma è stata integrata in VoIP con il Call Center esistente, garantendo quindi una gestione centralizzata di tutti gli instradamenti telefonici sia per gli uffici sia per il Contact Center, presente nella sede centrale di Genova, e un accesso comune verso la rete PSTN. Attraverso il personale specializzato dedicato, Italtel inoltre ha garantito il proprio supporto con attività di formazione concordate con il cliente. In termini di evoluzione futura, la soluzione messa in campo garantisce la massima scalabilità, espandibilità e flessibilità, e il futuro collegamento di tutti i centralini presenti a bordo delle 25 navi di Costa Crociere. Italtel ha dimostrato di saper gestire complessi progetti di migrazione telefonica e si pone come punto di riferimento per quei clienti multisede che hanno l’esigenza di far evolvere la propria infrastruttura telefonica in tecnologia VoIP.

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Costa Crociere rinnova la rete di comunicazione grazie a Italtel https://www.datamanager.it/2016/04/costa-crociere-rinnova-la-rete-comunicazione-grazie-italtel/ Sat, 23 Apr 2016 13:00:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99744 Italtel sta lavorando alla migrazione della rete di comunicazione di Costa Crociere, compagnia italiana leader in Europa, verso un moderno ed integrato sistema di comunicazione, basato sul protocollo IP, in grado di erogare nuovi servizi. In meno di sei mesi Italtel ha migrato dalla tecnologia tradizionale TDM alla VoIP la rete di comunicazione che collega […]

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Italtel sta lavorando alla migrazione della rete di comunicazione di Costa Crociere, compagnia italiana leader in Europa, verso un moderno ed integrato sistema di comunicazione, basato sul protocollo IP, in grado di erogare nuovi servizi.

In meno di sei mesi Italtel ha migrato dalla tecnologia tradizionale TDM alla VoIP la rete di comunicazione che collega la sede centrale di Costa Crociere, a Genova, e gli uffici di Parigi, Barcellona e Madrid.

In precedenza Costa Crociere era dotata di una infrastruttura voce basata su un insieme eterogeneo di centralini locali direttamente collegati alla rete telefonica tradizionale. Questi, sebbene garantissero i servizi telefonici di base, non permettevano l’integrazione tra i vari sistemi presenti nelle sedi e originavano alti costi sia in termini di tariffe dei gestori telefonici, che in termini di manutenzione e gestione.

Grazie alla nuova infrastruttura, i dipendenti della compagnia hanno a disposizione nuovi strumenti di collaboration e produttività individuale, come videocall, videoconference, instant messanging e presence, rubrica centralizzata e messaggistica. La nuova piattaforma è stata integrata in Voip con il Call Center esistente, garantendo una gestione centralizzata di tutti gli instradamenti telefonici, sia per gli uffici che per il Contact Center, situato nella sede di Genova, ed un accesso comune verso la rete PSTN.

Nei prossimi mesi è prevista una seconda fase che collegherà le altri sedi di Costa sia in Europa che nel resto del mondo (Shanghai, Miami, San Paolo, Buenos Aires).

“Il fatto che una delle maggiori aziende del settore crocieristico ci abbia scelto per il proprio progetto di migrazione è per noi motivo di grande soddisfazione – commenta Roberta Rabino, Vice President, Responsabile Enterprise & Public Sector di Italtel. Costa Crociere ha riconosciuto a Italtel, tra i pionieri della migrazione del traffico voce/dati/video su IP, la grande competenza e professionalità necessarie per realizzare con successo il progetto in tempi brevi e senza disservizi”.

Italtel ha saputo garantire in ogni fase del progetto la totale continuità del servizio anche per le attività di call center e prenotazione rivolte alla clientela della compagnia di crociere.

La soluzione realizzata utilizza un’architettura Cisco UC&C basata su Cisco Unified Communication Manager, è composta da due cluster. Il primo è dedicato a gestire i telefoni degli uffici europei di Costa, il secondo, con funzione di SME (Session Manager Edition), ha la funzione di centralizzare gli instradamenti e di collegare in VoIP, oltre agli uffici e al Call Center, anche le altre aziende del Gruppo e, in prospettiva, tutte le navi della flotta.

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La Costa Concordia torna a galleggiare https://www.datamanager.it/2014/07/costa-concordia-torna-galleggiare/ Mon, 14 Jul 2014 14:55:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58199 La Costa Concordia è stata sollevata dal fondale marino. In seguito sarà portata in mare aperto per iniziare il suo viaggio verso Genova Dopo quasi 3 anni dal naufragio costato la vita a 32 persone, la Costa Concordia è tornata a galleggiare. Stamattina sono iniziate le operazione di refloating che solleveranno il relitto dal fondale […]

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La Costa Concordia è stata sollevata dal fondale marino. In seguito sarà portata in mare aperto per iniziare il suo viaggio verso Genova

Dopo quasi 3 anni dal naufragio costato la vita a 32 persone, la Costa Concordia è tornata a galleggiare. Stamattina sono iniziate le operazione di refloating che solleveranno il relitto dal fondale dell’isola del Giglio. “Ora vedremo se i nostri calcoli erano giusti”, ha detto Nick Sloane, capo del consorzio Carnival che gestisce la rimozione della nave per conto di Costa Crociere.

Costa Concordia: refloating e poi verso Genova

Saranno necessarie dalle 6 alle 8 ore affinché la Costa Concordia, di cui viene monitorato di ora in ora l’impatto ambientale, possa prendere il mare verso il porto di Genova dove sarà smantellata. Alle 11 la nave si è staccata dalla piattaforma sottomarina che ha permesso di rimetterla in asse e grazie ai cassoni saldati ai suoi fianchi si solleverà di circa 2 metri. In seguito il relitto sarà trascinato in mare aperto dai rimorchiatori per circa 30 metri per poi essere agganciato sul mezzo che lo trasporterà a Genova. “L’operazione procede nei tempi e nelle modalità stabilite”, ha detto Franco Porcellacchia, responsabile del progetto di rimozione.

L’intera operazione di smantellamento della Costa Concordia costerà a Carnival circa 1,5 miliardi di euro.

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MyCosta Mobile: l’app per chattare e telefonare sulle navi della flotta Costa https://www.datamanager.it/news/mycosta-mobile-lapp-chattare-e-telefonare-sulle-navi-della-flotta-costa-53376.html Tue, 04 Feb 2014 15:30:51 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/mycosta-mobile-lapp-per-chattare-e-telefonare-sulle-navi-della-flotta-costa/ Costa Crociere lancia una nuova App per i suoi ospiti: “MyCosta Mobile”, l’applicazione gratuita per chattare e telefonare a bordo delle navi della flotta Costa senza costi e limiti di tempo. “MyCosta Mobile” è disponibile, in 6 lingue, per iPhone, iPad, smartphone e tablet Android

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Costa Crociere lancia una nuova App per i suoi ospiti: “MyCosta Mobile”, l’applicazione gratuita per chattare e telefonare a bordo delle navi della flotta Costa senza costi e limiti di tempo. “MyCosta Mobile” è disponibile, in 6 lingue, per iPhone, iPad, smartphone e tablet Android

Costa Crociere lancia “MyCosta Mobile”, la nuova applicazione per smartphone e tablet che permetterà agli ospiti Costa di chattare e telefonare a bordo delle 14 navi della flotta senza costi e limiti di tempo.

“MyCosta Mobile” è gratuita e facile da utilizzare. Prima di iniziare la propria crociera, basta scaricare gratis l’applicazione da App Store o da Google Play Store. Una volta a bordo, bisogna connettersi al WiFi della nave, registrarsi e lanciare l’applicazione, senza alcun costo. Effettuata la registrazione, “MyCosta Mobile” è pronta ad essere usata gratuitamente: si può socializzare e mettersi in contatto telefonico o via chat in assoluta libertà con altri ospiti della nave, ma anche contattare le cabine e i molteplici servizi di bordo, come i ristoranti, le Spa, l’ufficio escursioni e altro ancora.

“MyCosta Mobile” è disponibile per i sistemi operativi iOS 5.0 e successe versioni di iPhone e iPad, e per gli smartphone e tablet con sistemi operativi Android 2.3 e successivi. Si può scegliere tra 6 lingue diverse per utilizzare la App: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.

Con il lancio di questa iniziativa la compagnia italiana conferma la sua attenzione alle esigenze dei propri ospiti, proponendo un servizio che renderà ancora più rilassante la vacanza e che faciliterà la comunicazione, la socializzazione e l’interazione tra gli ospiti, ma anche con gli ambienti e servizi delle navi Costa.

L’App “MyCosta Mobile” va ad aggiungersi a un vasto panorama di iniziative digitali e di canali di comunicazione utilizzati dalla compagnia.

Costa Crociere ha un proprio blog, il “C”Blog, ed è presente su Facebook, Twitter e Youtube.

La relazione con gli ospiti va oltre l’ambito delle applicazioni e dei social network. Diverse, infatti, sono le iniziative digitali proposte dalla compagnia per permettere agli ospiti di raccontare la loro esperienza con Costa. Sul sito internet, ad esempio, l’area Costa Cruise Tips offre la possibilità di recensire la propria crociera, mentre la sezione Millions of Memories raccoglie i ricordi e le foto scattate in vacanza dagli ospiti. Foto che sono state utilizzate anche nell’edizione 2014-2015 del catalogo Costa.

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Software Ag. L’ora della Digital Enterprise https://www.datamanager.it/rivista/software-ag-l-ora-della-digital-enterprise-44930.html Mon, 18 Mar 2013 14:35:45 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/software-ag-lora-della-digital-enterprise/ Come trarre il massimo valore dai dati e dai processi aziendali. Karl-Heinz Streibich: «Le aziende digitali sono quelle in grado di prosperare sul mercato in quanto tutti i loro processi sono governati e ottimizzati dall’IT» di Edoardo Bellocchi   «Oggi, il vero fattore di successo per le aziende è quello di migliorare l’efficienza attraverso la […]

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Come trarre il massimo valore dai dati e dai processi aziendali. Karl-Heinz Streibich: «Le aziende digitali sono quelle in grado di prosperare sul mercato in quanto tutti i loro processi sono governati e ottimizzati dall’IT»

di Edoardo Bellocchi

 

Karl-Heinz Streibich CEO di Software Ag«Oggi, il vero fattore di successo per le aziende è quello di migliorare l’efficienza attraverso la tecnologia IT, divenendo quella che noi definiamo Digital Enterprise, e proprio nello scenario economico attuale, le aziende digitali sono quelle in grado di prosperare sul mercato in quanto tutti i loro processi sono governati e ottimizzati dall’IT» – esordisce Karl-Heinz Streibich, CEO di Software Ag (www.softwareag.it), incontrando Data Manager a Milano. Con oltre 40 anni di storia, la società è focalizzata nell’ambito della cosiddetta Business Process Excellence, cioè nelle soluzioni end-to-end di Business Process Management (BPM) con un’offerta che comprende process strategy, progettazione, integrazione e controllo; integrazione su architettura Soa e gestione dei dati; implementazione di processi su Sap e consulenza strategica sui processi e servizi. Dalla sede centrale di Darmstadt in Germania, viene coordinata una presenza mondiale in oltre 70 Paesi diversi, con oltre 10mila clienti, 5mila e 500 dipendenti e un fatturato 2012 superiore al miliardo di euro, poco meno della metà del quale (il 45%) realizzato nell’area Europa, Medio Oriente e Africa, mentre il 35% viene dagli Stati Uniti e il rimanente 20% dal resto del mondo. «Le percentuali relative alla ripartizione dei nostri ricavi nelle diverse aree geografiche – spiega Streibich – non dovrebbero cambiare molto nell’arco dei prossimi anni, almeno nel breve termine, in quanto le nostre soluzioni sono focalizzate soprattutto sulle imprese che già dispongono di infrastrutture IT di base, e nei mercati attualmente a maggiore tasso di crescita, come per esempio India o Cina, vi sono ancora molte aziende che devono dotarsi di sistemi IT di base». Ma quello che è interessante notare è che i profitti di Software Ag vengono tutti da prodotti che sono sul mercato da meno di sei anni, che è anche il periodo di tempo in cui la società ha coagulato la propria offerta attorno all’idea della Business Process Excellence, nata appunto nel 2007, anno in cui fu acquisita WebMethods, seguita poi, quattro anni dopo, dall’acquisizione di IDS Scheer, che ha portato in eredità il tool di analisi Aris, altro caposaldo dell’offerta attuale.

 

Digital infrastructure

Oggi, l’offerta di Software Ag non è costituita da semplici applicazioni, ma da una vera e propria «digital infrastructure» che permette alle aziende – precisa Streibich – «di passare dai silos informatici alla digitalizzazione dei processi e dei dati, per trarre nuovo valore dall’organizzazione. La vera forza dell’innovazione che proponiamo con le nostre piattaforme è quella di leggere ogni fenomeno di business e gestirlo al meglio, per ottenere risultati concreti». Punti di forza delle proposte della società sono anche la possibilità di analizzare vaste quantità di dati e di utilizzare anche soluzioni di tipo cloud, per la massima flessibilità. Gli esempi non mancano: il numero uno di Software Ag cita in primo luogo il call center di una primaria società di telecomunicazioni, che aveva le informazioni relative ai clienti in “silos” differenti, col risultato che gli agenti che rispondevano ai clienti non riuscivano mai ad avere un quadro il più possibile completo della situazione del singolo cliente, mentre adesso dispongono di una vista a 360 gradi su ciascuno, in modo da poter offrire il massimo livello di servizio. Sempre tramite le soluzioni implementate da Software Ag, la nota piattaforma PayPal si è potuta dotare di un sofisticato sistema per evitare le frodi, piuttosto frequenti quando si tratta di movimenti di denaro per pagamenti o incassi, grazie a un algoritmo che analizza automaticamente le transazioni, rilevando le possibili anomalie.

Infine, uno sguardo al nostro Paese, con il contributo di Augusto Davico, vice president e country representative di Software Ag Italia, dove gli obiettivi sono ambiziosi, supportati da una squadra che sta crescendo, grazie all’assunzione di nuove figure professionali soprattutto nell’area delle vendite: l’idea è, infatti, di raddoppiare il fatturato e acquisire nuovi clienti, da aggiungere a nomi di rilievo come Agos, Benetton o Costa Crociere. 

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Ingenico rinnova i sistemi di pagamento sulle navi Costa Crociere https://www.datamanager.it/news/ingenico-rinnova-i-sistemi-di-pagamento-sulle-navi-costa-crociere-44224.html Tue, 12 Feb 2013 12:08:35 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/02/ingenico-rinnova-i-sistemi-di-pagamento-sulle-navi-costa-crociere/ Nuove soluzioni Ingenico a bordo nave per garantire la massima sicurezza dei pagamenti e una migliore operatività' da parte del cliente grazie alle postazioni self-service con touch-screen

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Nuove soluzioni Ingenico a bordo nave per garantire la massima sicurezza dei pagamenti e una migliore operatività’ da parte del cliente grazie alle postazioni self-service con touch-screen

Costa Crociere S.p.A., il più grande gruppo turistico italiano e la compagnia di crociere numero uno in Europa, ha rinnovato su tutte le navi il sistema SSCCR (SelfService Credit Card Registration), a servizio degli ospiti per l’automazione dei pagamenti a bordo, grazie all’installazione dei terminali Ingenico iSC350 dotati di interfaccia touch-screen e di una nuova rete sicura per i pagamenti.

L’innovazione di Ingenico riguarda 17 navi del gruppo Costa Crociere S.p.A., il più grande gruppo turistico italiano e la compagnia di crociere n.1 in Europa, di cui 14 dello storico marchio Costa e 3 di Iberocruceros, il marchio spagnolo del gruppo.

Da sempre attenta ad offrire ai propri ospiti i migliori servizi, fin dal 2009 ha installato a bordo delle navi a marchio Costa i sistemi SSCCR per la gestione delle Costa Card, le carte che identificano ogni ospite Costa e con le quali può avere accesso a tutti i servizi a pagamento disponibili a bordo. Infatti, sulle navi Costa, per tutti i pagamenti, gli ospiti possono utilizzare esclusivamente la Costa Card che, associata alla propria carta di credito personale, rende più veloce e più comode tutte le operazioni, consentendo anche di controllare il report delle spese sostenute, autonomamente, direttamente in cabina o nei numerosi chioschi a disposizione. Su ogni nave vi sono circa 10 punti self-service dedicati all’associazione carte di credito/Costa Card e alla verifica delle operazioni svolte, per un totale, ad oggi, di circa 150 installazioni.

Nel corso del 2012 Costa Crociere S.p.A. ha incaricato Ingenico di rinnovare il sistema SSCCR con lo sviluppo di un apposito software sui dispositivi Ingenico più moderni e, soprattutto, con la realizzazione di una nuova rete perfettamente allineata con gli ultimi requisiti di sicurezza richiesti dai circuiti di carte di credito internazionali.

L’infrastruttura di sicurezza dei dati sviluppata da Ingenico è l’elemento caratterizzante del nuovo sistema: ogni dettaglio riferito alle carte utilizzate viene trasmesso in forma cifrata e viene archiviato nei server certificati PCI-DSS. I terminali utilizzati sono il modello Ingenico iSC350, moderni dispositivi certificati PCI-PTS e dotati di schermo touch-screen da 5,7″ a colori, con un’interfaccia utente piacevole e intuitiva, disponibile in 8 lingue, basata su pulsanti di immediata individuazione e con la possibilità di leggere e gestire ogni tipologia di carta di credito.

Il progetto, che si sta concludendo in queste settimane con il collaudo e l’installazione su tutte le navi, è stato realizzato da Ingenico con la collaborazione del partner tecnologico EPS (European Payment Services), specializzato nei servizi di gestione dei pagamenti elettronici Europei, che ha fornito la soluzione software ed il sistema in outsourcing impiegati per il trattamento dei dati provenienti da tutte le navi in viaggio.

La nuova soluzione ha portato molteplici benefici per Costa Crociere: dall’accettazione di tutte le carte di ogni tecnologia (magnetica o Chip&PIN), all’impiego di un server certificato (PCI-DSS) per la gestione delle carte e dei pagamenti, fino alla trasmissione tramite protocolli di cifratura “end-to-end” di codici “token” sicuri per evitare di trattare i numeri delle carte e altri dati sensibili all’interno del sistema. Tutti elementi che garantiscono affidabilità, riservatezza e sicurezza per ogni ospite Costa.

“Avendo a cuore il servizio per i nostri ospiti – spiega Franco Caraffi, Direttore dei sistemi informativi di Bordo di Costa Crociere – siamo sempre alla ricerca di soluzioni innovative che possano consentire di stare al passo con i tempi pur garantendo sempre la massima sicurezza e coerenza con le normative vigenti. E in quest’ambito il contributo di Ingenico si sta dimostrando veramente efficace”.

”Con la soluzione di Ingenico studiata apposta per gli stringenti requisiti di Costa Crociere per la compliance alla PCI/DSS – aggiunge Franco Cerutti, Direttore della Sicurezza dei Sistemi Informativi di Costa Crociere – siamo in grado di garantire ai nostri ospiti la massima sicurezza con ogni forma di pagamento elettronico”.

”I nuovi dispositivi Ingenico sono stati progettati con funzionalità adatte a realizzare soluzioni innovative e servizi a valore aggiunto – conclude l’Ing. Luciano Cavazzana, Amministratore Delegato di Ingenico Italia – La collaborazione con Costa Crociere è la dimostrazione concreta che le nuove tecnologie possono realmente contribuire al miglioramento dei servizi e della soddisfazione degli utenti, senza per questo derogare dagli aspetti di sicurezza più stringenti”.

 

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Costa Concordia, un gigante in preda al mare https://www.datamanager.it/news/tecnologia/costa-concordia-un-gigante-preda-al-mare Wed, 18 Jan 2012 09:01:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/01/costa-concordia-un-gigante-in-preda-al-mare/ Sono stati giorni concitati questi ultimi, la tragedia del naufragio della Concordia ha sconvolto tutta l’Italia

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Sono stati giorni concitati questi ultimi, la tragedia del naufragio della Concordia ha sconvolto tutta l’Italia

Ho fatto il mio viaggio di nozze su una nave Costa alcuni anni fa e ricordo l’immensità degli spazi e i bellissimi paesaggi visti, su tutte le isole greche.

Di questa storia di cui tutti stanno scrivendo, mi hanno colpito le seguenti cose:

1. Trasformazione della destinazione d’uso;

2. Fragilità della tecnologia;

3. Gestione della comunicazione di crisi.

Andiamo per ordine, cominciando dalla destinazione d’uso; le grandi navi da crociera nascono come evoluzione dei transatlantici con l’obiettivo di trasportare i passeggeri da un porto all’altro in giro per i posti oggetto del turismo con più alcuni servizi d’intrattenimento a bordo che allietano il viaggio a volte lungo.

“Il fatto è che oggi le navi da crociera non sono solo un posto dove i passeggeri trovano di tutto, ristoranti, piscine, centro benessere, shopping center, discoteche, casinò e così via. Ora sono anche un po’ come circhi, dove bisogna sempre inventare qualcosa per épater le bourgeois. E’ anche per questo che si deve passare a una distanza dalla costa che permetta a chi sta a bordo di guardare anche dentro le case illuminate che sono sulla riva, una specie di costumato voyeurismo. Se poi sulla riva ci sono meraviglie come San Marco e la Riva dei Schiavoni, allora ancora meglio. Al Giglio e’ successo quello che e’ successo, ma l’abitudine delle navi da crociera di uscire dal Canale della Giudecca passando vicino a San Marco e lasciando a dritta l’isola di San Giorgio e’ un’altra abitudine pericolosa” – come giustamente afferma Alessandro Napoli nel suo blog.

Chissà forse anche questa è una deriva del consumismo più sfrenato, non ci basta più il lusso, ora vogliamo toccare San Marco dal ponte della Nave. Forse stiamo esagerando un po’ tutti e dovremmo ritornare con i piedi per terra e accontentarci delle cose più semplici.

Secondo punto la fragilità della tecnologia che seppur sia molta, spinta tra questi colossi del mare come ben descritto in quest’articolo su Repubblica, nulla ha potuto contro quello che sembra un errore umano o comunque contro la natura. Il progresso avanza, migliorano gli strumenti, nuove tecnologie diventano disponibili, ma ciò non basta ancora a preservarci da catastrofi come queste, al centro rimane ancora l’uomo con i suoi errori, le sue debolezze e la sua ragion d’essere e nulla possono nuovi radar o sistemi satellitari avanzati. La tecnologia sabato notte ha perso la sua partita, ora altro non può fare che aiutare gli inquirenti a stabilire la verità e le colpe.

Il terzo punto è quello a me più caro perché addetto ai lavori, in altre parole la gestione della comunicazione durante la crisi, una branca della comunicazione aziendale spesso ignorata o sottovalutata soprattutto in Italia.

La crisi è un evento o un’emergenza improvvisa che stravolge gli equilibri di un’azienda minacciandone gli obiettivi fondamentali e producendo gravi conseguenze. Un’adeguata attività di analisi e d’identificazione dei rischi, attraverso la costruzione di una scala di priorità che consente di valutare le più probabili o possibili e le più dannose e gravi, porta a una soluzione immediata del problema. La comunicazione di crisi, a questo punto, deve essere un processo interattivo di scambio che non può limitarsi a diffondere una corretta informazione sul rischio ma creare un rapporto di fiducia e di colloquio fra chi il rischio deve gestirlo e chi vi è esposto.- estratto da articolo sul sito di Comunitazione.

La comunicazione spesso è considerata un servizio ausiliare e i budget si lesinano, eppure in casi come questi si capisce quanto sia una funzione fondamentale. In particolare dovrebbe essere di supporto al management per:

• Individuare le aree di potenziale crisi

• Training al management

• Predisporre piani d’azione per le diverse ipotesi di crisi

• Definire le strategie comunicative di prevenzione

• Attività di monitoraggio

• Analisi strategica della situazione

• Mappa degli interlocutori

• Creazione e regia di un comitato di crisi

• Definizione delle procedure e delle responsabilità

• Sviluppo preventivo del piano di comunicazione, coordinamento top management e legali

• Supporto operativo al management e ai legali

• Implementazione di azioni di comunicazione sui media e su pubblici mirati

• Attuazione di programmi di comunicazione successivi alla crisi

Fonte – Consilium Comunicazione Srl

Nel caos specifico ho seri dubbi che la Costa fosse preparata a gestire l’emergenza, molti colleghi hanno analizzato l’utilizzo dei Social Network ad es. Roberta Milano e di fatto sembrerebbe che questi nuovi mezzi abbiano funzionato: un po’ per informare e un po’ per aggregare persone, sentimenti, speranze. Il focus però secondo me è diverso e la domanda cui rispondere è: “L’azienda era preparata a gestire la crisi e la relativa attività di comunicazione?”.

Il problema non è solo dell’azienda oggi al centro delle cronache, ma piuttosto di approccio delle aziende italiane.

Ecco il punto di vista autorevole di Gianluca Comin, past president Ferpi, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana – “Ci si accorge dell’importanza della comunicazione di crisi quasi sempre dopo che la crisi è avvenuta. E sono poche le organizzazioni, aziende o altre, che sono preparate ad affrontare un evento improvviso e catastrofico. Va considerato, poi, che nelle prime ore dell’evento si formano quasi sempre il tono e le considerazioni che poi i mezzi di informazione seguiranno nelle ore e giorni successivi. A una prima impressione di lettore, il caso Costa non è stato affrontato adeguatamente nelle prime fasi dell’incidente, lasciando spazio alla costruzione di ipotesi e di opinioni senza nessun contraddittorio con l’azienda. Non ci sono state voci organizzate dalla società, supporti tecnici o immagini. Mentre la situazione è andata un po’ meglio dalla conferenza stampa di lunedì in poi, che ha contestualizzato le responsabilità del capitano rispetto a quelle dell’azienda. Non è sembrato esserci un portavoce unico e autorevole, né una strategia di conduzione della comunicazione di crisi adeguata all’evento che, va comunque precisato, è stato di portata enorme sia per le vittime, sia per la spettacolarità”.

Le imprese dedicano anni, se non decenni, alla costruzione del loro brand e alla definizione della loro reputazione. Inaspettatamente accade poi qualcosa: un disastro naturale, voce concernente una possibile instabilità finanziaria, un richiamo di prodotto e si perde tutto. Ciò non è giusto e non deve avvenire. E Voi siete pronti per la vostra prossima crisi?

Telefonata tra il Comandante della Concordia e la Capitaneria

 

 

 

 


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