Create-Net – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:42:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Create-Net – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 CREATE-NET: leader di un consorzio internazionale per la realizzazione di “gateway” per l’Internet delle Cose https://www.datamanager.it/2016/06/create-net-leader-un-consorzio-internazionale-la-realizzazione-gateway-linternet-delle-cose/ Mon, 06 Jun 2016 16:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102821 Il centro di ricerca CREATE-NET con sede a Povo è coordinatore del progetto di ricerca ed innovazione “Adaptive Gateways for Diverse Multiple Environments (AGILE)” finanziato per oltre 6 milioni di euro dalla Commissione Europea attraverso il programma quadro Horizon 2020. AGILE ha lo scopo di sviluppare gli applicativi software e l’hardware necessari per la costruzione […]

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Il centro di ricerca CREATE-NET con sede a Povo è coordinatore del progetto di ricerca ed innovazione “Adaptive Gateways for Diverse Multiple Environments (AGILE)” finanziato per oltre 6 milioni di euro dalla Commissione Europea attraverso il programma quadro Horizon 2020.

AGILE ha lo scopo di sviluppare gli applicativi software e l’hardware necessari per la costruzione di gateway modulari che consentono di gestire l’interazione con i dispositivi ed i sensori utilizzati nella realizzazione di  soluzioni per l’Internet delle Cose (Internet of Things – IoT).

L’IoT è una collezione di tecnologie e metodologie in grado di abilitare l’interazione tra gli oggetti fisici, i servizi online e gli utenti, potenzialmente in grado di aprire una nuova era di servizi e applicazioni in moltissimi domini: gli oggetti indossabili, ad esempio, consentiranno un monitoraggio continuo delle nostre attività psico-fisiche a beneficio della nostra salute, nel contesto domestico gli oggetti connessi forniranno un maggiore controllo dello spazio in cui viviamo e una sempre maggiore automazione di servizi domotici, le città potranno offrire una sempre piu ampia gamma di servizi ai cittadini a beneficio della loro mobilità e all’utilizzo delle risorse comuni.

Nello specifico, Il progetto AGILE intende mettere a disposizione delle aziende, specialmente alle startup e PMI, una soluzione aperta e flessibile basata su un gateway IoT modulare sia a livello hardware che software, ed un insieme di strumenti per lo sviluppo e controllo di applicazioni e servizi IoT che possa facilmente adattarsi a differenti contesti operativi d’uso. Facendo leva su un approccio basato su hardware e software open source e sull’ecosistema degli sviluppatori ed imprenditori, AGILE fornirà strumenti per superare le limitazioni imposte dalle attuali piattaforme chiuse e verticali per lo sviluppo di applicazioni IoT, offrendo una piattaforma aperta all’integrazione e personalizzazione e allo stesso tempo abilitando la creazione di un marketplace per applicazioni IoT. Una versione industriale del gateway IoT consentirà poi una facile migrazione dal contesto prototipale verso quello industriale. L’impatto atteso sarà rafforzato dalla rilevanza dei partner attualmente ben posizionati e leader nel contesto di soluzioni open source: Canonical, con la propria soluzione per embedded devices (Ubuntu Core), la Eclipse Foundation per promuovere le soluzioni open source di AGILE per l’IoT, Startupbootcamp per supportare l’adozione di AGILE da parte di startup, assieme ad altre PMI e partner di ricerca ed innovazione che permetteranno di integrare elementi innovativi nelle soluzioni che verranno rilasciate dal progetto.

La soluzione prodotta da AGILE verrà inoltre specificamente sperimentata in aree rilevanti ed innovative per l’IoT, quali il monitoraggio del territorio e di aree portuali, nel monitoraggio del bestiame mediante l’utilizzo di droni, nel monitoraggio della qualita’ dell’aria e dell’inquinamento, e nello smart retail.

L’obiettivo ultimo di AGILE è quello di creare un ecosistema composto da grandi aziende commerciali della tecnologia, piccole start-up, istituti di ricerca e individui che creino soluzioni innovative sulla base della tecnologia AGILE, e che reinvestano nello sviluppo continuo della tecnologia AGILE.

Come coordinatore del progetto e responsabile tecnico, CREATE-NET ha il ruolo di gestire il consorzio formato da oltre 17 organizzazioni e la definizione delle specifiche tecniche e architetturali della piattaforma gateway IoT. Inoltre, l’organizzazione sostiene la diffusione del progetto, la formazione, inclusa la preparazione ed il controllo di bandi di finanziamento per invitare start-up e piccole medie imprese ad utilizzare i risultati del progetto per la creazione di soluzioni innovative IoT.

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Successo italiano della ricerca nel Future Internet https://www.datamanager.it/2015/06/successo-italiano-della-ricerca-nel-future-internet/ Thu, 18 Jun 2015 14:05:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77102 Un test intercontinentale dimostra l’efficacia di un nuovo modello di gestione delle reti basato su SDN e software aperto. Protagonisti in Italia GARR, Create-NET e CNIT-Università di Roma Tor Vergata e OnLab negli Stati Uniti, che hanno utilizzato il servizio di testbed offerto della rete della ricerca europea GÉANT Open e sostenibile, sarà questo il […]

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Un test intercontinentale dimostra l’efficacia di un nuovo modello di gestione delle reti basato su SDN e software aperto. Protagonisti in Italia GARR, Create-NET e CNIT-Università di Roma Tor Vergata e OnLab negli Stati Uniti, che hanno utilizzato il servizio di testbed offerto della rete della ricerca europea GÉANT

Open e sostenibile, sarà questo il futuro della rete Internet? Un risultato importante a livello mondiale che contribuisce a rispondere alla domanda è stato il test condotto tra gli Stati Uniti e l’Italia per dimostrare che è possibile, anche su lunghe distanze, innovare nel funzionamento di Internet utilizzando un software open source per la gestione della rete.

La dimostrazione è avvenuta nel corso della conferenza Open Networking Summit 2015, in corso dal 15 al 18 giugno a Santa Clara in California. Un team internazionale di ricercatori provenienti da ON.Lab, Create-NET, CNIT/Università di Roma Tor Vergata e la rete della ricerca italiana (GARR), ha dimostrato su una rete di trasmissione dati dedicata, come il paradigma SDN realizzato nel sistema operativo di rete ONOS, sviluppato da ON.Lab e basato su OpenFlow, abbia raggiunto funzionalità e affidabilità elevate, gestendo una rete fra le due sponde dell’atlantico.

Si tratta del paradigma SDN (Software Defined Networking) che propone di semplificare i nodi di rete, disaccoppiando la componente hardware (utilizzata per il piano di instradamento) da quella software (per il piano di controllo) che oggi sono unite nei router. L’obiettivo è quello di favorire un modello di gestione della rete più dinamico, flessibile, open source, maggiormente standardizzato e quindi funzionante indipendentemente dal tipo di hardware scelto.
Per questi motivi, il paradigma SDN è considerato una delle innovazioni più importanti in questi anni nel campo ICT e uno dei pilastri fondamentali nella virtualizzazione dei servizi.

“Da diversi anni GARR è attivo nel supporto alla ricerca sul Future Internet” ha sottolineato Mauro Campanella, responsabile dei progetti europei per GARR. “Come rete della ricerca collaboriamo all’esplorazione di nuovi paradigmi tecnologici dando un forte contributo allo sviluppo delle reti di nuova generazione.”

Il test è partito dal centro ON.Lab negli USA coinvolgendo alcune prestigiose università americane ed ha utilizzato le reti della ricerca Internet2 (negli Stati Uniti), GÉANT (in Europa) e GARR (in Italia) per terminare in Italia a Trento al centro di ricerca Create-NET e all’Università di Roma Tor Vergata.
Il servizio di testbed offerto da GÉANT ha ospitato il centro di controllo europeo del sistema ONOS, gestito dai ricercatori italiani, che ha interagito con il rispettivo centro di controllo americano senza evidenziare significativi ritardi di trasmissione. È stato così dimostrato come controller posizionati a migliaia di km di distanza e gestiti da remoto possano garantire elevata affidabilità.

Questo risultato raccoglie i frutti dell’attività di ricerca del progetto europeo DREAMER, finanziato da GÉANT e coordinato da partner italiani, che ha studiato come rendere SDN adatto ad ambienti di produzione, e alle reti degli operatori. A sottolineare la rilevanza mondiale dell’esperimento è stato il contesto dell’Open Networking Summit, il punto di riferimento internazionale sui temi dell’innovazione tecnologica relativi alle tecnologie SDN che coinvolge ogni anno pionieri del settore, innovatori, ricercatori e utilizzatori e oltre 1600 aziende ICT.

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Go2Ski: l’app per pianificare le attività sciistiche https://www.datamanager.it/2015/03/go2ski-lapp-per-pianificare-le-attivita-sciistiche/ Tue, 24 Mar 2015 10:58:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71930 E’ stata sviluppata da due ricercatori di CREATE-NET la nuova app Go2Ski: un’applicazione per smartphone che consente all’utente di pianificare la propria attività sulla neve e di condividere l’esperienza con altri utenti Go2Ski e’ stata realizzata nell’ambito del progetto europeo COMPOSE da Antonio Francescon e Luca Capra come frutto del lavoro del gruppo Future Media […]

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E’ stata sviluppata da due ricercatori di CREATE-NET la nuova app Go2Ski: un’applicazione per smartphone che consente all’utente di pianificare la propria attività sulla neve e di condividere l’esperienza con altri utenti

Go2Ski e’ stata realizzata nell’ambito del progetto europeo COMPOSE da Antonio Francescon e Luca Capra come frutto del lavoro del gruppo Future Media Solutions di CREATE-NET. L’obiettivo dell’attività svolta dai ricercatori è quello di dimostrare come la piattaforma sviluppata all’interno di COMPOSE possa fornire un valore aggiunto e facilitare lo sviluppo di servizi innovativi in ambito turistico a livello provinciale.

Go2Ski sfrutta l’integrazione dei dati metereologici messi a disposizione da Meteo Trentino con quelli resi disponibili dai progetti OpenData Trentino e OpenStreetMap riguardanti le piste e i punti d’interesse del Trentino.

L’applicazione permette agli sciatori di programmare al meglio l’uscita sulla neve consentendo di verificare agevolmente condizioni metereologiche, disponibilità delle stazioni sciistiche del Trentino, così come molti altre informazioni di interesse quali ad esempio la difficoltà delle piste disponibili.

Il vero valore aggiunto di Go2Ski rispetto ad altre applicazioni disponibili per gli smartphone, è la possibilità di fornire supporto agli sciatori “sul campo”: grazie a Go2Ski l’utente può infatti tenersi in contatto con gli amici, condividere con loro la propria posizione all’interno della mappa dell’area sciistica rendendo piú agevole la possibilità di organizzare incontri e ritrovarsi nelle aree sciistiche. L’esperienza dell’utente è resa più completa grazie alla possibilità di condividere foto e commenti tra la comunità degli utilizzatori dell’applicazione.

Go2Ski è disponibile gratuitamente per dispositivi Android su Google Play; la versione attuale è stata rilasciata in questa prima fase in forma sperimentale per consentire la raccolta di impressioni e suggerimenti da parte degli utenti che serviranno per indirizzare le future evoluzioni dell’applicazione.

 

 

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Il Trentino si prepara ad affrontare le sfide lanciate da H2020 https://www.datamanager.it/2015/02/trentino-si-prepara-ad-affrontare-sfide-lanciate-h2020/ Wed, 04 Feb 2015 13:44:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68940 Il centro di ricerca trentino CREATE-NET è orgoglioso di comunicare l’ottenimento di una serie di finanziamenti europei per un totale di 1,5 milioni di euro all’interno del programma “Horizon 2020” H2020 é una delle cinque iniziative faro della strategia “Europe 2020” volta a garantire la competitività globale dell’Europa. Tale iniziativa rappresenta lo strumento principale dell’Unione […]

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Il centro di ricerca trentino CREATE-NET è orgoglioso di comunicare l’ottenimento di una serie di finanziamenti europei per un totale di 1,5 milioni di euro all’interno del programma “Horizon 2020”

H2020 é una delle cinque iniziative faro della strategia “Europe 2020” volta a garantire la competitività globale dell’Europa. Tale iniziativa rappresenta lo strumento principale dell’Unione europea per il finanziamento della ricerca per il periodo 2014 – 2020. La ricerca e l’innovazione in ambito Information and Communication Technologies (ICT) costituiscono una parte importante di questo investimento, il cui scopo è quello di sfruttare le tecnologie emergenti per affrontare le sfide relative a eccellenza scientifica, leadership industriale e benessere per la società.

Il centro di ricerca CREATE-NET è in prima linea nella ricerca e nell’innovazione in ambito ICT sin dall’inizio delle sue attività nel 2003 in Trentino. CREATE-NET ha partecipato ai primi bandi di H2020 nel corso del 2014, all’interno delle sfide relative alla “Leadership in Enabling and Industrial Technologies (Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali)”. Ed è proprio in questo ambito che al centro di ricerca trentino è stato concesso un finanziamento europeo di 1,5 milioni di euro grazie al suo coinvolgimento in quattro progetti che trattano temi di stretta attualità in ambito ICT tra i quali l’Internet delle cose (Internet of Things), la softwarizzazione delle reti (SDN – Software-Defined Networks) e la virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV – Network Functions Virtualisation).

In particolare, al centro di ricerca sarà affidato il coordinamento scientifico di 2 progetti: VITAL (VIrtualized hybrid satellite-TerrestriAl systems for resilient and fLexible future networks) e ACINO (Application Centric IP/Optical Network Orchestration) entrambi nel settore SDN/NFV:

Il primo progetto si propone di combinare reti terrestri e satellitari impiegando tecniche di NFV in ambito satellitare e abilitando la gestione di risorse federate di tipo SDN attraverso un piano di controllo ibrido unificato. Il progetto ACINO invece vuole sviluppare un nuovo modello di rete “centrato sull’applicazione” e implementarlo attraverso un controller SDN capace di gestire reti di trasporto a media e lunga distanza. Lo scopo è di offrire ad applicazioni nel settore business maggiore programmabilità e dinamicità di rete. Questo permetterà, ad esempio, ai cosiddetti operatori di rete cloud (come Google, Yahoo, Amazon, Facebook) o ai gestori di supercomputer distribuiti in diversi siti di gestire e proteggere agilmente grosse quantità di dati, tramite operazioni quali la migrazione di macchine virtuali o il backup dei dati (come dati finanziari sensibili o dati dagli utenti di un social network).

Inoltre CREATE-NET insieme a partner di alto livello tra i quali ATOS, KDDI, Trilogis ed altri ancora, lavorerà ai progetti iKaaS (Intelligent Knowledge-as-a-Service) ed UNCAP (Ubiquitopus iNteroperable Care for Ageing People) per lo sviluppo di soluzioni per smart cities e salute dei cittadini che fanno leva sulle tecnologie e dispositivi legati all’Internet delle cose.

 

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CREATE-NET sperimenta la visita museale remota fra Trento e Barcellona https://www.datamanager.it/2015/01/create-net-sperimenta-visita-museale-remota-trento-barcellona/ Wed, 14 Jan 2015 16:33:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67812 Il prossimo 16 gennaio il centro di ricerca CREATE-NET sperimenterà, nel contesto del progetto di ricerca europeo SPECIFI, una soluzione tecnologica per la predisposizione di un servizio di visita museale remota grazie all’utilizzo di Internet La sperimentazione si svolgerà presso il Museo delle Scienze – MUSE a Trento e presso il museo Arts Santa Monica […]

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Il prossimo 16 gennaio il centro di ricerca CREATE-NET sperimenterà, nel contesto del progetto di ricerca europeo SPECIFI, una soluzione tecnologica per la predisposizione di un servizio di visita museale remota grazie all’utilizzo di Internet

La sperimentazione si svolgerà presso il Museo delle Scienze – MUSE a Trento e presso il museo Arts Santa Monica a Barcellona. Le due sedi saranno collegate via internet con un flusso audio-video 3D ad alta definizione bidirezionale che consentirà di fruire in tempo reale delle esposizioni presenti nei due musei su schermi TV 3D e di interagire con gli addetti del museo da remoto.

L’uso delle tecnologie più recenti per la trasmissione di contenuti 3D ad alta definizione, in tempo reale ed in modalità interattiva fra sedi remote connesse attraverso la rete Internet può dare il via ad nuovo approccio per l’organizzazione di visite museali remote che risultino più coinvolgenti e realistiche, consentendo ai visitatori di un museo di accedere a contenuti remoti ed interagire con le guide museali presenti in remoto. Questo tipo di servizio potrebbe consentire un maggiore collegamento fra i vari musei in tutta Europa e rappresentare quindi uno strumento di promozione cross-museale.

Molti musei europei stanno investendo le proprie risorse per attrarre un numero crescente di visitatori e per offrire loro modi innovativi per la fruizione di contenuti culturali ed artistici all’interno delle loro infrastrutture. Proprio per questo motivo il progetto Specifi, che ha lo scopo di favorire l’adozione e la diffusione di tecnologie innovative promuovendone la sperimentazione nella società in particolare nel settore creativo, propone la soluzione della visita museale remota.

 

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PIGO vince il premio TomTom al Mobility Hackathon https://www.datamanager.it/2014/12/pigo-vince-premio-tomtom-mobility-hackathon/ Tue, 16 Dec 2014 17:00:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66894 Il ricercatore di CREATE-NET , Mohamed Alrefaie, ha partecipato al Mobility Hackathon organizzato a Roma da by LUISS Enlabs dal 12 al 14 dicembre Durante la 36 ore di hackathon, i partecipanti dovevano “hackerare” un nuovo approccio alla mobilità utilizzando tutti gli open data disponibili. Il ricercatore di CREATE-NET utilizzando questi open data ha creato […]

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Il ricercatore di CREATE-NET , Mohamed Alrefaie, ha partecipato al Mobility Hackathon organizzato a Roma da by LUISS Enlabs dal 12 al 14 dicembre

Durante la 36 ore di hackathon, i partecipanti dovevano “hackerare” un nuovo approccio alla mobilità utilizzando tutti gli open data disponibili.

Il ricercatore di CREATE-NET utilizzando questi open data ha creato una nuova applicazione chiamata Pigo e l’ha presentata ad una giuria di esperti e ad un vasto pubblico. L’applicazione Pigo è stata sviluppata in collaborazione con la start-up exrade durante l’evento.

Pigo può essere installata su uno smartphone o tablet Android e aiuta a calcolare quante calorie si bruciano per raggiungere una destinazione a piedi o in bici.

Inoltre, Pigo calcola i percorsi da una location ad un’altra analizzando i vari mezzi di trasporto (bike sharing, auto, bus, metro, a piedi, ecc) e tenendo in considerazione le emissioni, il traffico (informazioni fornite da TomTom WEBFLEET) e le calorie per poi fornire l’opzione migliore in base alle preferenze dell’utente.

In soli 3 minuti di pitch, Mohamed è stato in grado di attirare l’attenzione del pubblico e si è aggiudicato il premio TomTom: 1000€ di beni o servizi forniti da TomTom.

 

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SEE_INNOVA Governance Platform: la piattaforma per la creazione condivisa di progetti innovativi https://www.datamanager.it/2014/11/see_innova-governance-platform-piattaforma-per-creazione-condivisa-progetti-innovativi/ Tue, 11 Nov 2014 17:00:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64743 L’invecchiamento attivo rappresenta una delle principali sfide a livello mondiale in vari ambiti e livelli. La forte crescita della popolazione over-60 e’ infatti un fenomeno di importante impatto che interesserà la società futura offrendo nuovi e necessari spunti per innovazione, ricerca e competitività regionale In questo contesto, il progetto SEE_INNOVA – Innovative transnational governance for […]

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L’invecchiamento attivo rappresenta una delle principali sfide a livello mondiale in vari ambiti e livelli. La forte crescita della popolazione over-60 e’ infatti un fenomeno di importante impatto che interesserà la società futura offrendo nuovi e necessari spunti per innovazione, ricerca e competitività regionale

In questo contesto, il progetto SEE_INNOVA – Innovative transnational governance for the regional coordination of innovation driven key players related to ambient intelligence technologies for independent living of Elderly –  propone un approccio politico innovativo e di collaborazione tra i principali soggetti coinvolti nel contesto dell’invecchiamento attivo (istituzioni pubbliche, enti di ricerca, imprese ed utenti finali), finalizzato ad una governance innovativa, multidisciplinare e transnazionale che offra nuove opportunità di collaborazione e coordinamento per la creazione e l’utilizzo di soluzioni tecnologiche age-friendly mirate al miglioramento di autonomia e mobilita’ degli anziani nel proprio ambiente domestico.

Per rispondere a tali esigenze, il centro di ricerca CREATE-NET – quale partner tecnologico e promotore del progetto a livello trentino – in collaborazione con la start-up eXrade, sottocontraente di progetto, ha realizzato la SEE_INNOVA Governance Platform. La piattaforma promuove il progetto ed i risultati ottenuti grazie ad un’attenta mappatura realizzata dai partner di soluzioni, buone pratiche, e soggetti attivi nell’Europa sud-orientale nel campo dell’invecchiamento attivo e delle tecnologie. Oltre a cio’, la piattaforma offre a partner e stakeholder strumenti innovativi per l’indicizzazione, condivisione e diffusione di contenuti digitali relativi alle tecnologie di Ambient Assisted Living per anziani, e il matchmaking tra i diversi stakeholder per la realizzazione di progetti ed azioni innovative.

La maggior innovazione proposta dalla piattaforma e’ stato il supporto alle possibilita’ di collaborazione offerte in questi mesi dal progetto SEE_INNOVA:

  • i Flashes of Genius: una competizione internazionale mirata a incoraggiare il pensiero creativo e lo spirito imprenditoriale dei giovani nella promozione di idee tecnologiche innovative a supporto delle esigenze degli anziani;
  • gli Innovation voucher: bandi per il finanziamento di piccoli progetti di ricerca mirati alla soluzione di problemi reali degli anziani.

Funzionalita’ innovative sono state qui sviluppate in termini di: automatizzazione del processo di trattativa secondo i diversi modelli legislativi nazionali dei Paesi partecipanti. Queste hanno permesso la proposizione e negoziazione fra giovani ed imprese di idee innovative in maniera trasparente e sicura pur tenendo conto di diverse modalita’ e legislazioni. Inoltre grazie ad un sistema di notifiche di eventi e messaggi, il servizio offerto è di qualità e tracciabile.

Allo stato attuale, la piattaforma e’ stata utilizzata da parte dei partner italiani, austriaci, e rumeni per la pubblicazione dei bandi. Grazie a cio’, stakeholder e giovani ricercatori hanno interagito e prodotto i propri progetti di collaborazione.

L’esperienza acquisita grazie allo sviluppo della SEE_INNOVA Governance Platform in futuro potrebbe essere applicata a diversi ambiti, industriali ed accademici nonché alla gestione di azioni volte allo sviluppo locale e la condivisione di conoscenze ed idee.

 

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L’Internet delle Cose e la sfida delle città intelligenti https://www.datamanager.it/rivista/l-internet-delle-cose-e-la-sfida-delle-citt-intelligenti-52251.html Mon, 16 Dec 2013 09:05:19 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/linternet-delle-cose-e-la-sfida-delle-citta-intelligenti/ Convergenza tecnologica e nuovo dialogo tra persone e oggetti. L’impatto dell’Internet of Things sulla progettazione e l’erogazione di servizi che toccano i cittadini e le aziende pubbliche e private. Scopriamo qual è il punto di vista dei provider tecnologici e il futuro dell’ICT made in Italy   Il tema delle smart city è una formidabile […]

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Convergenza tecnologica e nuovo dialogo tra persone e oggetti. L’impatto dell’Internet of Things sulla progettazione e l’erogazione di servizi che toccano i cittadini e le aziende pubbliche e private. Scopriamo qual è il punto di vista dei provider tecnologici e il futuro dell’ICT made in Italy

 

Il tema delle smart city è una formidabile leva di adozione su larga scala di tecnologie finalizzate al miglioramento della produttività, della sicurezza e della qualità della vita. In questo scenario si intrecciano due mondi sempre più interconnessi tra loro: quello popolato dagli abitanti di un territorio e quello dei sistemi che legano le persone alle cose: edifici, veicoli, segnali stradali, sistemi per la distribuzione dell’energia.

Un intrecciarsi di infrastrutture, mezzi di trasporto, strade di collegamento tra gli agglomerati urbani e i suoi elementi abitativi e di servizio, spazi lavorativi e pubblici, sistemi di segnalazione e informazione, telecamere, sensori. Un tempo, queste infrastrutture erano specializzate e separate, ma il vento della convergenza investe tutto e crea inattese possibilità di instillare un contenuto informativo negli oggetti fisici e di interfacciarli con le infrastrutture dei dati, immergendo le smart cities e i suoi abitanti in un universo interconnesso. È il futuro della Internet of Things (IoT), tappa finale dell’informatica pervasiva, un concetto sempre più concreto e visibile. Oggi, è ancora impossibile valutare, soprattutto in termini economici, l’impatto che le infinite applicazioni basate su questa mega-infrastruttura divergente finirà per avere sulle nostre attività professionali e sulla vita di milioni di individui. Ma la sfida che abbiamo davanti ci obbliga a interrogarci sulle basi da gettare e sulle condizioni da creare per sfruttare al massimo questa opportunità.

Qual è il punto di vista del provider tecnologico rispetto alla problematica della Internet delle Cose? E si tratta di una definizione sensata, di un traguardo raggiungibile oppure di un sogno ancora troppo indistinto? E quali sono gli ingredienti tecnologici fondamentali e come possiamo favorire lo sviluppo e l’adozione su larga scala agendo anche sul piano normativo? Abbiamo girato le domande ai principali attori del settore che sul concetto di città intelligente e di “smart world” svolgono un ruolo di abilitatori tecnologici e culturali.

Focalizzandosi sugli ambiti applicativi più “consolidati”, basati su rete cellulare – secondo il rapporto 2012 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano – sono saliti a 5 milioni gli oggetti connessi in Italia, con una crescita del 25% sull’anno precedente, per un valore di mercato di poco superiore agli 800 milioni di euro. Tra le applicazioni più diffuse: smart car, smart metering e smart asset management nelle utility.

E’ importante sostenere e non vanificare la spinta alla concretizzazione dell’Internet delle cose. Il riferimento è all’Agenda Digitale Italiana: in tema di mobilità, sanità, cultura e turismo, smart grid, efficienza energetica, l’Internet of Things può fare la differenza. In questa stessa direzione vanno anche i bandi di finanziamento dell’UE e del MIUR, che spingono con forza sul tema smart city, così come Expo 2015, che offre a Milano – ma all’Italia più in generale – una occasione senza eguali per sperimentare soluzioni innovative, da replicare poi sul resto del Paese.

 

Trasformazione digitale

Per Emilio Barlocco, presidente e AD di IFM Group (www.ifmgroup.it), una realtà italiana con una lunga esperienza nello sviluppo di soluzioni di computer telephony e call center, l’Internet delle cose è una delle tante facce del processo di trasformazione digitale che progressivamente pervade ogni aspetto della nostra realtà, “dematerializzandola” e reintermediandola. «Le “cose” – sottolinea Barlocco – cominciano a parlare tra loro e comunicare il loro stato, l’obiettivo finale deve essere il conseguimento di una maggior consapevolezza del mondo che ci circonda». Questo percorso tecnologico parte dalla disponibilità di oggetti capaci di connettersi in rete, identificandosi, comunicando le loro proprietà e le loro azioni, o “metodi”. Ma è richiesta anche la disponibilità diffusa di reti, possibilmente senza fili, a banda larga; e la presenza di orchestratori in grado di permettere la descrizione delle applicazioni, reperire gli oggetti necessari e disponibili, ovunque si trovino, e correlare le interazioni. «La prospettiva riguarda quindi non solo la capacità di interazione macchina con macchina, ma la capacità di gestire i processi inferenziali che conseguono dalla conoscenza dello stato delle cose».

Alberto Degradi, infrastructure leader di Cisco Italia (www.cisco.com), fornisce alcuni dati che ci aiutano a comprendere gli aspetti quantitativi del fenomeno. Nel 2012, il 26% del traffico Internet è stato generato da dispositivi diversi dai pc, ma entro il 2017, questo traffico crescerà al 49%. Come generatore di traffico Internet, il personal computer almeno dal punto di vista dei tassi di crescita resterà dunque al palo, con crescite di poco superiori al 10% rispetto a dispositivi come televisori (+24%), tablet (+104%), smartphone (+79%) e moduli M2M (machine-to-machine) (+82%). Globalmente, le connessioni dirette tra macchine e oggetti cresceranno di tre volte, passando dai due miliardi nel 2012 a sei miliardi nel 2017.

Nel corso dello stesso periodo, il volume di traffico M2M crescerà di 20 volte arrivando a generare nel 2017 quasi 4 exabyte (il 3% del traffico IP globale). Un traffico fatto da sistemi di videosorveglianza, contatori intelligenti, attività di tracciamento, animali domestici/bestiame con chip Gps, schermi sanitari digitali e tanti altri servizi M2M di prossima generazione.

«L’Internet delle cose – spiega Degradi – genererà la necessità di avere reti ubique in grado da un lato di raccogliere le informazioni che arrivano dalla sensoristica e dall’altro di gestire con immediatezza questo tipo di informazioni, anche in termini di quantità. All’IoT si lega, infatti, il fenomeno dei big data, e dei parametri di velocità, variabilità, volume e valore delle informazioni che lo accompagnano, incarnando la necessità di computing distribuito, adeguato al modo di trattare le informazioni dell’IoT, dove le informazioni viaggiano distribuite e non risiedono più nella stessa soluzione». Una straordinaria opportunità di crescita sul mercato per le soluzioni della famiglia Cisco Unified Computing System – che integrano elaborazione, networking, gestione e virtualizzazione.

 

Dialogo tra persone e oggetti

Maurizio Venturi, Smarter Cities IT architect di IBM Italia (www.ibm.it) introduce il tema dei grandi centri urbani, che saranno sicuramente tra i primi ad approfittare delle trasformazioni e dei vantaggi di questo dialogo tra persone e oggetti. «Nelle smarter cities, le città più intelligenti, grazie all’utilizzo sempre più pervasivo di sensori che funzionano da soli, sempre attivi, disponibili e interconnessi in tempo reale, si sta creando un contesto globale per l’acquisizione di dati dettagliati relativi a molteplici fenomeni in osservazione».

I sensori raccolgono, e si scambiano tra loro, dati sul traffico e sulla mobilità, sul funzionamento delle auto e dei mezzi pubblici, sulle perdita d’acqua e sui consumi di energia elettrica, sui percorsi dei mezzi e la tipologia di raccolta differenziata, sugli accessi negli edifici pubblici oppure nei musei e sulla presenza di cittadini e turisti.

Il fenomeno della convergenza si sta affermando sempre più e l’Internet of Things inizia ad avere applicazioni tangibili non solo nella cornice domestica, ma anche in quella urbana. Paolo Valcher, direttore del mercato sanità di Microsoft Italia e responsabile di Microsoft CityNext (www.microsoft.com/it), osserva come in termini di smart city «la strada è ancora lunga» ed esistono «pochi casi in cui l’intrecciarsi di infrastrutture e dati abiliti una vera condivisione di contenuti, funzionale alla creazione di servizi intelligenti». E questo perché spesso il punto di partenza è sbagliato: «La tecnologia deve infatti rappresentare un presupposto e uno strumento abilitante, ma l’obiettivo deve essere il cittadino e il miglioramento della sua qualità della vita all’interno della città».

Microsoft intende proprio andare oltre l’aspetto tecnologico verso una visione olistica delle smart city che ruoti intorno alle persone. Il tema quindi non è tanto la tecnologia di per sé, ma i servizi che essa consente di offrire, “addomesticando” l’enorme quantità di informazioni generate da strumenti e sensori per venire incontro a esigenze reali dei cittadini. «Certo – aggiunge Valcher – è fondamentale che le infrastrutture siano interconnesse, perché se le sorgenti informative vivono in silos separati non è possibile generare valore con la condivisione dei dati. Ma se mancano ancora esperienze significative di smart city non è per la mancanza di reti e infrastrutture, piuttosto per l’assenza di una visione condivisa». Microsoft si impegna proprio per promuovere questa visione in cui la dimensione tecnologica e quella umana coesistano. «Perché è impossibile parlare di città intelligenti senza presupporre una cittadinanza intelligente».

 

Applicazioni, Dati e connettività

Torniamo a dare la parola a rappresentanti del mondo della consulenza e dello sviluppo come Claudio Bronzini, direttore marketing di Elsynet (www.elsynet.it). «La nuova frontiera del mondo Internet è senza dubbio tutto quanto viene ascritto e contenuto nella sigla IoT». Dopo alcuni anni di sperimentazione e curiosità, ultimamente stanno diventando disponibili alcune soluzioni tangibili, altre ancora embrionali, che danno sostanza e consistenza a tale concetto. Si parte dalle soluzioni semplici di videosorveglianza alle sperimentazioni basate su tecnologia Rfid per quanto riguarda la supply chain e la logistica evoluta. «La diffusione su larga scala di questo fenomeno – avverte Bronzini – passa forzatamente da sviluppi tecnologici quali la miniaturizzazione delle apparecchiature elettroniche, la loro sostenibilità economica ed energetica, per quanto riguarda il settore circuitale elettronico. In modo del tutto analogo, anche il mondo delle applicazioni software dovrà integrarsi maggiormente, interagendo meglio sulla mole dei dati che ancor oggi sono spesso disponili ma non adeguatamente sfruttati».

Nell’Internet delle Cose, i servizi evoluti di rete sono un must imprescindibile ed Elsynet si colloca positivamente in questo contesto, sfruttando la propria competenza sulle tecnologie trasmissive, siano esse radio o terrestri applicate a situazioni come la connettività ultimo miglio su portanti Wi-Fi, fibra e cavo tradizionale, connessioni radio per clientela enterprise e virtualizzazione dei servizi di operatore. «In particolare – spiega Bronzini – ci stiamo specializzando nella “banda ultra-larga”, ovvero un sistema di connessione che permette velocità comprese tra i 30 e 1000 Gbps, su cui verranno resi fruibili i servizi più innovativi tipici dell’Internet delle Cose, con particolare riferimento alla veloce gestione del big data».

Raffaele Giaffreda, smart IoT research area head di Create-Net (www.create-net.org) mette in evidenza come certi traguardi prefissati dagli architetti della Internet delle Cose – come il monitoraggio a distanza e senza la necessità di un’attenzione costante – sono oramai a portata di mano proprio grazie all’evoluzione dei sistemi elettronici miniaturizzati e delle reti senza fili, veri e propri tasselli di un mosaico finora leggibile più in contesti di applicazioni individuali come la domotica, la teleassistenza sanitaria, la gestione traffico, la sicurezza, che su larga scala. «La ricerca che stiamo portando avanti nell’area Smart IoT di Create-Net – spiega Giaffreda – vuole rendere questa collezione di tasselli più omogenea e “usabile”, soprattutto nelle future smart cities. Per raggiungere tali obiettivi, proponiamo tecniche di virtualizzazione e arricchimento semantico che creano immagini di oggetti reali ben più facilmente gestibili e riutilizzabili in più domini applicativi. Alla virtualizzazione di oggetti aggiungiamo anche modelli basati su tecnologie di machine learning che aiutano a estrarre conoscenza utile ad assistere o rimpiazzare l’intervento umano ove e quando desiderabile». A questo scopo, Create-Net sta coordinando un progetto di collaborazione europea chiamato “iCore – empowering IoT through cognitive technologies” (www.iot-icore.eu), una iniziativa del valore di 13 milioni di euro che coinvolge oltre venti partner tra Unione Europe, Giappone, Cina e Corea.

 

Azioni e regole

Sul piano delle regole, della standardizzazione e delle azioni istituzionali, Barlocco di Ifm Group sottolinea come la comprensione del fenomeno, la sua applicabilità e le normative necessarie sono oggi trattate in ambito europeo da diverse organizzazioni tra cui IOT-I (Internet of Things Initiative) che coordina lo sviluppo dei modelli, delle architetture e delle normative che possano favorire un’adozione della tecnologia IoT. Ma anche Microsoft, propone varie iniziative e la collaborazione con le istituzioni, che secondo Valcher vanno guidate e stimolate per far leva, in questo contesto, su una sana partnership tra pubblico e privato. «Con Microsoft CityNext – ricorda Valcher – intendiamo proprio collaborare con il nostro ecosistema di partner per promuovere la diffusione delle smart city sul territorio italiano. Dopo solo un mese, sono già a bordo più di venti partner che hanno deciso di investire con noi in questa avventura per lo sviluppo del Paese. Attraverso le nuove tecnologie – cloud, mobile, social enterprise e big data – vogliamo supportare le amministrazioni locali per rispondere in modo efficace alle esigenze dei cittadini e alle sfide imposte dalle crescenti dinamiche di urbanizzazione e dall’attuale fase di austerity». L’Internet delle Cose è utile per avere corrette informazioni e dati dinamici, ma l’obiettivo – conclude Valcher – deve rimanere quello di sostenere «l’evoluzione del tessuto urbano», offrendo dispositivi e soluzioni che si traducano «in un concreto miglioramento della qualità della vita delle persone e delle loro relazioni con la pubblica amministrazione».

 

Fattori critici

La strada che ci separa dalla Internet of Things è costellata di ostacoli di natura tecnica e culturale. I mondi dell’elettronica, della meccanica, dei materiali, della chimica non possono dialogare in modo efficiente senza interfacce standard e i programmatori dovranno definire nuove classi semantiche per indirizzare gli oggetti e le loro funzioni. Il volume di potenza computazionale dispiegato sarà imponente e i risvolti sul piano della sicurezza e dell’autenticazione profondi. Quali sono gli ostacoli più critici e come si possono affrontare in modo condiviso?

Alberto Degradi di Cisco Italia risponde che ci si deve preparare a uno scenario in cui il crescente numero di persone, cose e dispositivi connessi genereranno una mole sempre maggiore di dati che verranno necessariamente immessi nelle reti aziendali e in quelle dei service provider, facendo emergere nuove vulnerabilità e la necessità di approcci alla sicurezza più sofisticati. «Queste nuove connessioni – spiega Degradi – generano un flusso di dati in movimento che deve essere protetto in tempo reale in modo che possa essere fatta una valutazione approfondita delle azioni intraprese sulla rete e prima che si verifichino danni irreparabili. La sicurezza sarà un aspetto fondamentale per il quale ci aspettiamo forti investimenti proprio perché più la rete diventa pervasiva, e diventa parte dei processi delle aziende, più deve essere resa sicura. Proprio per la pervasività della rete e per la struttura distribuita dell’IoT, sarà importante non più semplicemente proteggere la rete nei suoi confini, ma realizzare una sicurezza il più possibile embedded, ovvero realizzata insieme alla rete, non limitata ai punti di accesso, ma intrinseca alla rete e in ogni suo punto. Per i professionisti della sicurezza di rete, il focus si sposta dall’endpoint e dalla periferia alla rete. Lo stesso trend del fenomeno IoT potrebbe essere rallentato o ostacolato se le funzionalità di sicurezza non venissero integrate all’uso di policy e processi mirati a proteggere i dati riservati dei clienti e delle aziende».

 

Dare senso alle informazioni

Da Ibm Italia con Maurizio Venturi, arriva un messaggio molto ottimistico. Dispositivi come i telefoni cellulari, ormai diventati smart, sono in grado di scattare fotografie, misurare, localizzare con coordinate Gps e inviare segnalazioni. E tutto questo sia in maniera autonoma sia collegandosi ad altri sensori con cui comunicano senza che l’utente se ne renda conto, previe le opportune configurazioni e autorizzazioni. L’obiettivo attuale è di integrare e trasformare in maniera efficiente i numeri e i dati in informazioni efficaci grazie all’utilizzo di complessi sistemi software analitici.

«L’esperienza IBM negli analytics è fondamentale per aiutare le città a dare un senso alle informazioni» – dice Venturi. «Gli usi di queste informazioni sono quasi illimitati. Essi possono essere utilizzati per modellare e prevedere come i cambiamenti di un sistema interesseranno altri sistemi, diminuendo i rischi del cambiamento e accelerando il ritorno sugli investimenti. Possono essere utilizzati per sviluppare nuovi modelli di business in partnership con aziende private e pubbliche, possono essere utili per indirizzare nuovi progetti a vantaggio della collettività».

 

ICT made in Italy?

Emilio Barlocco di Ifm Group – però – non può nascondere la sua preoccupazione nei confronti della passività finora dimostrata dal mondo high-tech italiano. «Sarebbe opportuno che venisse superata l’assenza imbarazzante di aziende e organizzazioni nazionali nei contesti in cui si discute e si decidono prospettive, tecniche e regole che governeranno il futuro di questa incombente tecnologia». IoT e M2M2P (Machine to Machine to People) sono due materie che richiedono sforzi di comprensione e investimento per individuare nicchie o aree di competenza in cui poter svolgere un ruolo. «Senza una chiara identificazione del contesto normativo e tecnologico – teme Barlocco – saremo costretti a subire il fenomeno e quindi ritagliarci un ruolo esclusivamente gregario». Ancora una volta il made in Italy è chiamato a dare il suo contributo di conoscenza e capacità industriale, proprio su un terreno, “leggero” ma rigoroso, dove la nostra creatività ha sempre saputo esprimersi al meglio.

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Non c’è cloud senza rete https://www.datamanager.it/rivista/non-c-cloud-senza-rete-51405.html Mon, 25 Nov 2013 11:08:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/non-ce-cloud-senza-rete/ Si può pensare al cloud come elemento base non solo di risparmio, ma di efficace paradigma verso un modo nuovo di “usare” la rete? Qual è il ruolo della rete in questo processo di cambiamento e quali saranno gli sviluppi possibili? Il grande interesse che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta […]

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Si può pensare al cloud come elemento base non solo di risparmio, ma di efficace paradigma verso un modo nuovo di “usare” la rete? Qual è il ruolo della rete in questo processo di cambiamento e quali saranno gli sviluppi possibili?

Il grande interesse che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta facendo riflettere sulle logiche e i processi aziendali che gravitano intorno all’IT, ormai pervasivo e determinante per qualsiasi modello di business. Sicuramente, gran parte delle ragioni di questo successo – a volte ancora sulla carta – è dovuta soprattutto alle promesse sull’efficienza dei costi, in uno scenario macroeconomico mondiale che fa porre alle aziende grande attenzione alla sostenibilità complessiva. In tutti i casi, molti ripetono come un mantra che da una necessità si può cogliere un’opportunità. Sarà vero? Proviamo a scoprirlo attraverso l’aiuto di vari operatori di mercato. Sebbene in modo un po’ provocatorio, per Nicola Uva, Strategy & Marketing director di ADP Italia (www.it-adp.com), il modello da adottare è quello dell’ipermercato. «Il cloud deve essere pensato proprio come un grande magazzino in cui chi entra ha a disposizione una vasta possibilità di scelta». Ma appare subito evidente che in questo ecosistema ci sono degli aspetti penalizzanti per il consumatore come – per esempio – l’impossibilità di chiedere un servizio o un prodotto su misura, l’eventualità di non trovare esattamente ciò che sta cercando e il doversi, quindi, adattare a qualcosa che è vicino alle sue necessità ma non è esattamente quello che voleva. «Tutto questo – continua Nicola Uva – si traduce nel pensare al cloud come a una soluzione di grande libertà, ma allo stesso tempo proposta con un’offerta standardizzata, che è la caratteristica principale di questa innovativa tecnologia, insieme alla grande flessibilità. Quando si parla di cloud, le aziende dovrebbero abituarsi a pensare a un servizio che viene comprato e usato finché si rivela adeguato alle proprie necessità, a un sistema cioè in cui si inseriscono degli input e si ricevono degli output. Tutto il resto, ciò che c’è dietro, come funziona, dove si trova, deve passare in secondo piano. In questo modo è possibile apprezzarne il risparmio in termini di costi di implementazione e di possesso che ne deriva». In ambito business, il concetto di rete si fonde necessariamente con quello di sicurezza. Da tempo, le organizzazioni operano su scala internazionale utilizzando strumenti che aumentano la produttività individuale, ma che superano le difese del perimetro fisico dell’azienda (si pensi ad esempio all’accesso alle informazioni aziendali in condizioni di mobility, l’utilizzo dei media attraverso Internet). «L’azienda distribuita – spiega Andrea Bertoldo, responsabile soluzioni cloud di BT Italia (www.bt.com/italia) – è ormai una realtà e la sicurezza ne rappresenta un prerequisito. Il cloud, paradigma abilitato da architetture e piattaforme innovative, permette una maggiore ottimizzazione delle risorse e standardizzazione dei servizi, modificando i tradizionali modelli di delivery e amplificando i benefici derivanti dalla generazione di economie di scala e da un più rapido time-to-market». Ma qual è il ruolo della rete? «La rete, fissa e mobile – continua Andrea Bertoldo – rappresenta il principale fattore abilitante di tutti i servizi cloud, specie se questa è ad alta capacità, distribuita a livello internazionale e dotata dell’intelligenza necessaria per garantire classi di performance differenziate a seconda dei servizi che trasporta». Ma tutto questo non è sufficiente. «Per supportare il paradigma del cloud, la rete deve garantire non solo le performance, ma l’accesso sicuro ai servizi e il rispetto delle normative in materia di protezione dei dati. Per rispondere a questi requisiti, la rete deve essere integrata da centri di competenza da cui erogare i servizi localizzati in prossimità dell’end-user. Solo in questo modo è possibile coniugare i requisiti stringenti delle aziende con i vantaggi delle soluzioni cloud».

Oltre la nuvola

La maggior parte delle aziende pensa al cloud come a un meccanismo di semplice outsourcing delle infrastrutture e dei servizi ICT. «Ma la nuvola è molto di più». Parola di Federico Michele Facca, smart infrastructures area head di CREATE-NET (www.create-net.org/it). Il paradigma cloud apre una serie di nuove opportunità alle applicazioni Internet. «Per esempio – spiega Facca – infrastrutture cloud distribuite sulla rete, come quelle di Amazon, offrono la possibilità non solo di gestire dinamicamente il carico delle applicazioni, aumentando le risorse a esse dedicate, ma permettono di garantire l’alta affidabilità dei servizi grazie alle “regions” (data center isolati tra loro e collegati tramite rete ad alta capacità). Questo significa che la nuvola offre meccanismi automatici per far sì che quando il mio servizio, per diversi motivi, non è raggiungibile nel server principale, automaticamente altre istanze del servizio – eventualmente in altri data center – siano lanciate e suppliscano al problema. Sempre le “regions” permettono di fornire servizi localizzati in prossimità degli utenti, diminuendo la latenza sulla rete e – quindi – aumentando la qualità del servizio percepita. Queste, e altre funzionalità, rendono il binomio cloud e rete, un’opportunità per l’innovazione aziendale. CREATE-NET esplora ogni giorno tecnologie open source in quest’ambito come technical coordinator di XIFI (www.fi-xifi.eu), la cloud distribuita per il programma europeo FI-PPP, e su queste tecnologie fornisce servizi e consulenze alle aziende». Anche per Federico Riboldi, business program manager di Fujitsu (www.fujitsu.com/it), il cloud offre molte opportunità oltre l’outsourcing delle infrastrutture e dei servizi ICT. Sebbene i vantaggi in termini di costo e di maggiore flessibilità offerti da questo modello rappresentino le ragioni più immediate per cui le aziende pongono attenzione al cloud – esiste una molteplicità di fattori convergenti che rendono il cloud computing un possibile motore in grado di creare sviluppo. «Si tratta di fattori come la maggiore mobilità degli utenti, la virtualizzazione sempre più estesa agli ambienti client, la consumerizzazione dell’IT, l’uso sempre più frequente di dati non strutturati in azienda e l’aumento della banda disponibile» – fa notare Federico Riboldi. «Il cloud si sta mostrando ormai una tecnologia matura, i cui benefici sono ben chiari a tutti gli addetti ai lavori». La recente ricerca di Frost & Sullivan Stratecast, commissionata da Fujitsu, che ha coinvolto i decision maker in ambito cloud di diverse nazioni, evidenzia che oltre il 90% degli intervistati ha una solida conoscenza di questa tecnologia. «La maggior parte delle aziende leader di mercato – continua Riboldi – è convinta di trovare nel cloud un valido alleato per affrontare le sfide di business e lo ritiene un elemento catalizzatore per il processo di trasformazione aziendale, in particolare nell’era del social, del mobile e dei big data. Fujitsu crede che per quel che riguarda il cloud non vi sia un unico modello possibile bensì una concentrazione attorno ad alcuni modelli che si renderanno vincenti nei rispettivi mercati di riferimento. Ci saranno comparti che saranno maggiormente orientati verso soluzioni di private cloud, utili per rispettare esigenze di sicurezza, ma anche per garantire maggiore flessibilità e capacità di ottimizzare risorse, come nel caso della PA. Mentre alcune tipologie di aziende, soprattutto mid-market, svilupperanno modelli di cloud ibrido, utilizzando un mix di soluzioni infrastrutturali e applicative nel cloud. Un ruolo determinante sarà quello giocato dalle applicazioni. Se, infatti, a livello infrastrutturale l’offerta cloud può definirsi matura, nell’ambito applicativo vi sono ancora importanti spazi di miglioramento». 

Cloud integrato

La rete è lo strumento vitale al quale si appoggia l’accesso a tutte le applicazioni. Per Roberto Garau, responsabile Business Unit Progetti di General Computer (www.gci.it), «flessibilità, scalabilità, dinamismo e sicurezza di accesso» sono le caratteristiche principali. «General Computer Italia, come cloud integrato, realizza reti progettate per poter garantire un accesso omni-site da parte di tutte le tipologie di utenti, inclusi quelli che sempre di più utilizzano i propri dispositivi personali BYOD, garantendo accessi sicuri grazie alle nuove tecnologie di network-security e una sostanziale equivalenza delle prestazioni intese come tempi di risposta degli applicativi che devono essere fruibili in tutte le modalità di collegamento quali wired, wireless, 3G/ssl… Le nuove reti SDN (software defined network) si prefiggono di dare una risposta concreta a questa crescente esigenza di flessibilità e scalabilità attraverso una vera rivoluzione che vede al centro di tutto l’applicazione e non più la sola infrastruttura». L’emergere di nuove tendenze come la mobility, i servizi cloud e l’IT-as-a-Service ha evidenziato l’incapacità – da parte della tradizionale architettura di rete – di rispondere rapidamente alle mutevoli condizioni del business e di adattarsi alle esigenze delle imprese in termini di dynamic computing e di storage, con la conseguente necessità di una nuova architettura di rete. «Come risposta a questa incapacità, l’industria ha creato l’architettura SDN e sta sviluppando gli standard associati» – dice Massimo Palermo, networking country manager di Hewlett-Packard Italiana (www.hp.com/it). «Il software defined network, infatti, offre a carrier, public cloud operator, service provider e aziende la scalabilità e l’automazione necessarie per implementare un modello di utility computing IT-as-a-Service, riducendo CapEx e OpEx e incrementando la velocità e il valore del servizio. L’SDN rappresenta quindi una grande opportunità per dare voce a un’esigenza di semplificazione e flessibilità. Alla luce di questo scenario e per favorire un’evoluzione basata sulle specifiche esigenze, HP mette a disposizione dei clienti dei transformation experience workshop, che prevedono una valutazione congiunta dell’impatto dei singoli cambiamenti su persone, processi e tecnologie e successivamente un network provisioning assessment, volto a verificare le reali capacità di provisioning del cliente e a comprendere il differenziale in termini di business, la maggiore agilità e i benefici che l’SDN può comportare per la specifica organizzazione. Anche grazie a questo approccio, HP Networking sta guadagnando clienti e market share, nonostante l’attuale difficile contesto economico e di mercato». Oramai, il cloud è diventato realtà in molte aziende italiane. Oltre a elementi oggettivi di risparmio sui costi di gestione delle infrastrutture tradizionali on-premise, il cloud consente la fruizione degli strumenti aziendali, ovunque ci si trovi, attraverso device mobile. Secondo Michele Balbi, presidente di Teorema Group (www.teorema.net), «lo sviluppo del cloud è in continua evoluzione e continuerà a crescere con lo sviluppo della rete, assicurando a tutti di essere connessi sempre e ovunque, restando always on per lo scambio e la condivisione delle informazioni. In risposta a tali esigenze, Microsoft ha sviluppato la suite Office 365, una soluzione che consente alle aziende che adottano questa piattaforma, di non “sposare” in modo radicale il cloud. E’ possibile utilizzare, infatti, alcune componenti sul cloud e altre on-premise, lasciando i clienti liberi di avvicinarsi a questo modello di fruizione in modo graduale. Teorema ha investito subito su Microsoft Office 365, realizzando numerosi progetti sui clienti, un’expertise che ha premiato la nostra azienda con l’Award – Office365 Italian Partner of the Year – ottenuto alla Worldwide Partner Conference di Houston dello scorso luglio». La rete è diventata il più semplice, accessibile ed efficiente mezzo di comunicazione di oggi. «È attraverso la rete che la comunicazione diventa Communication-Enabled Business Process (CEBP)» – spiega Stefano Osler, amministratore delegato di Wildix (www.wildix.com). «La rete come elemento attivo negli ingranaggi delle aziende, aiutando a diminuire i tempi decisionali e aumentando l’efficienza nelle procedure quotidiane. E ne è un esempio la recente tecnologia WebRTC, sulla quale Wildix ha sviluppato Kite, uno strumento di comunicazione che lega il web alle unified communications e che consente ai visitatori della rete di contattare le aziende via chat, audio o videochiamata, con un solo click, direttamente dal browser, senza installare alcun software o registrarsi ad alcun servizio aggiuntivo. WebRTC porta le unified communications sul web e ne rivoluziona il funzionamento, rappresentando un potente strumento di marketing per differenziarsi dai competitor, offrendo nuovi servizi ai clienti, velocizzando i processi e minimizzando i costi». Anche per Giovanni Mocchi, vicepresidente di Zucchetti Group (www.zucchetti.it), il cloud è sicuramente una grande opportunità di risparmio per le aziende, in quanto comporta per loro l’abbattimento dei costi dell’infrastruttura hardware e la possibilità di passare da una logica di acquisto in licenza d’uso delle risorse informatiche alla modalità pay per use. «Ma per noi il cloud è molto più di questo – spiega Giovanni Mocchi – e tanti nostri clienti hanno scelto di affidarsi al servizio di application management, attraverso il data center Zucchetti, per utilizzare al massimo delle loro potenzialità i software Zucchetti per la gestione del personale e per la gestione aziendale. Per queste imprese, la priorità è rappresentata dall’aumento di efficienza e dalla possibilità di delegare al fornitore aspetti non strategici per poter dedicare le proprie risorse umane al core business aziendale. E’ ovvio che questo modello presuppone una rete sempre più efficiente dal punto di vista della banda larga, della sicurezza e della privacy, pertanto ci aspettiamo dalle istituzioni italiane una veloce attuazione del programma dell’Agenda Digitale».

Sviluppi possibili

Per Bruno Pierro, cloud leader per l’Italia di Cisco (www.cisco.com/web/IT ), i servizi cloud sono diventati una realtà e le aziende e molti IT manager si pongono la domanda su come poter utilizzare questi strumenti per migliorare i propri processi. «L’obiettivo dovrà essere quello di rendere efficienti i processi e il business dell’azienda, guardando all’IT come IT as a Service». Per far questo bisogna tenere in considerazione chi fruisce dei servizi e come, riguardo al tipo di applicazione, device utilizzato, luogo di collegamento e di erogazione del servizio. «Diventa importante – avverte Pierro – guardare al servizio end-to-end come elemento determinante per garantire la migliore user experience in un panorama di gestione della rete che sicuramente è diventato più complesso». La possibilità di interconnettere un mondo costituito da cloud pubblico, privato, ibrido e virtuale privato in modo sicuro e con la gestione di policy univoche, implica un nuovo impiego della rete che diviene elemento di continuità dei fattori della catena del valore prodotta dall’ecosistema del cloud. «Questa consapevolezza di end-to-end del servizio dato dalla rete – spiega Pierro – garantirà il successo dell’IT aziendale nell’erogazione dei servizi alle funzioni di business. Su questi presupposti si pone l’esigenza di una rete intelligente in grado di connettere risorse e utenti distribuiti. Cisco Cloud Intelligent Network (CIN) è un framework di gestione della rete che rappresenta la risposta per soddisfare tutte le esigenze in materia di erogazione del cloud, consentendo di distribuire i servizi in modo più efficiente e affidabile, in tutti i contesti cloud, pubblici, privati o ibridi, destinati a utenti situati in aree geografiche diverse rese ubique dalla rete stessa. Le componenti di questa architettura includono un’ampia gamma di funzionalità capaci di rendere le reti più intelligenti, rispondendo meglio alle esigenze degli utenti, permettendo una continua gestione delle applicazioni grazie a un costante monitoraggio delle condizioni della rete, rendendo possibile configurare in modo dinamico le prestazioni, la sicurezza e la disponibilità e consentendo l’utilizzo delle policy per i servizi per gestire la scalabilità in tutta l’infrastruttura. In definitiva, rappresenta uno step fondamentale nella gestione delle reti che tendono all’obiettivo di scalabilità, flessibilità e programmabilità, e un passaggio determinante verso una nuova era di semplicità e automazione per i data center mondiali e la loro capacità di erogare servizi, in un contesto dove le architetture sono “application centric” e supportate dalla intelligenza pervasiva della rete». Per Claudio Bronzini, direttore marketing di Elsynet (www.elsynet.it), il cloud computing rappresenta una vera e propria leva per la competitività delle imprese, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale. «La diffusione del web ci porta ad avere posta, immagini, musica, documenti e applicazioni all’interno della nuvola». E Bronzini ricorda che «anche l’Agenda Digitale italiana suggerisce la promozione della diffusione di architetture cloud per le attività e i servizi delle pubbliche amministrazioni». La rete intesa come infrastruttura abilitante gioca un ruolo fondamentale per il successo dell’iniziativa cloud. «La principale missione di Elsynet – continua Bronzini – è di fornire e migliorare la comunicazione, attraverso soluzioni e servizi di telecomunicazioni, in grado di valorizzare i servizi cloud. Elsynet desidera riposizionarsi strategicamente, mantenendo un forte focus business, e continuando a fornire sempre più servizi di rete, sfruttando la propria competenza sulle tecnologie trasmissive, siano esse radio o terrestri. Elsynet si sta specializzando nella banda ultra-larga, su cui verranno resi fruibili i servizi più innovativi tipici dell’offerta cloud. Sfruttando questi investimenti, Elsynet si candida come il partner ideale per i servizi di banda larga per le realtà aziendali e la pubblica amministrazione locale, servizi che rappresentano la necessaria dorsale per il successo del cloud». Sfruttando la flessibilità del cloud, è possibile realizzare servizi e applicazioni che coinvolgono le persone e gli oggetti, potenzialmente anche molto articolati dal punto di vista delle tecnologie coinvolte. Per Federico Descalzo, responsabile Product Unit Smart Networks & Products di Italtel (www.italtel.com), «la fruizione ottimale di questi servizi e applicazioni anche in mobilità avviene grazie all’elevato livello di integrazione tra le funzioni intelligenti locali di un dispositivo, quelle degli altri dispositivi in rete e quelle presenti nella rete stessa. Italtel è impegnata nell’evoluzione sia delle funzioni di controllo della rete, che stanno migrando nei data center network function virtualization (NFV) sia delle reti di trasporto IP, in modo da renderle riconfigurabili dinamicamente. In questo modo, la rete diventa uno strumento flessibile e adattativo, rispetto ai servizi e ai contenuti veicolati, in grado di tenere in cosiderazione sia le esigenze specifiche dei vari flussi di traffico, sia l’attività e la mobilità delle applicazioni all’interno della nuvola di computing che li ospita».

La nuova sfida del cloud

Secondo Gianfranco Gargiulo, Global Services Europe di Orange Business Services (www.orange-business.com), la nuova sfida del cloud consiste nel rendere accessibile agli utenti la rete aziendale e le proprie applicazioni da qualsiasi dispositivo in modo sicuro e con livelli di servizio garantiti. «In Orange Business Services – dice Gargiulo – crediamo che senza una rete affidabile e sicura non ci sia modo per le organizzazioni di sfruttare appieno il cloud, sia che si tratti di pubblico, privato o ibrido. In questo senso, Orange vede il cloud come la naturale estensione dei suoi servizi di Connettività e Managed Services, dove uno degli elementi abilitanti è la copertura internazionale con 30 data center collegati a una rete di 1500 Pop in 160 paesi». Non solo. «Orange – continua Gargiulo – ha investito nella rete e nell’infrastruttura IT per realizzare infrastrutture cloud in nuovi green data center e per supportare nuovi servizi cloud come per esempio IaaS (flexible computing), unified communications o Security as a Service. Orange considera la rete come l’elemento portante del nuovo workplace che vedrà l’integrazione di unified communications, collaboration, video presence e telepresence, CRM cloud-based e un catalogo di applicazioni di business accessibile da qualsiasi dispositivo e da qualsiasi luogo. Questo è coerente con la filosofia Orange della strategia cloud, mirata a semplificare la vita alle aziende e non ad aumentare la complessità». 

Nuvole e mele

George Bernard Shaw, eclettico e geniale uomo di pensiero inglese del XX secolo, ci tramanda che ci sono solo due qualità nel mondo: l’efficienza e l’inefficienza. E ci sono soltanto due generi di persone: l’efficiente e l’inefficiente, facendoci riflettere sul fatto che cercare di raggiungere spasmodicamente un solo obiettivo, nel caso specifico solamente l’efficienza dei costi, rischia di farci perdere di vista ben altre mete. Occorre attenzione e – soprattutto – innovazione. Anche valutare le esperienze altrui ed essere disponibili a condividere le proprie potrebbe essere fondamentale in questo momento storico. E come ebbe modo di dire il grande Shaw: «Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee». Meditiamo, gente, meditiamo…

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Affare fatto! https://www.datamanager.it/rivista/affare-fatto-51451.html Mon, 25 Nov 2013 10:58:28 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/affare-fatto/ Le soluzioni eXrade danno valore alle relazioni in rete. Trakti – la nuova piattaforma nata per le transazioni B2B – guida i partner di una negoziazione d’affari lungo tutti i passi necessari per stipulare e firmare un contratto   C’è un vizio di fondo in molte delle piattaforme online che aziende e pubbliche amministrazioni utilizzano […]

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Le soluzioni eXrade danno valore alle relazioni in rete. Trakti – la nuova piattaforma nata per le transazioni B2B – guida i partner di una negoziazione d’affari lungo tutti i passi necessari per stipulare e firmare un contratto

 

C’è un vizio di fondo in molte delle piattaforme online che aziende e pubbliche amministrazioni utilizzano per negoziare reciproche forniture, bandire l’esecuzione di lavori e servizi, negoziare contratti di collaborazione. Questo vizio di fondo si chiama asimmetria informativa e anche se non è di per sé negativo o illegale, rende certi strumenti meno efficaci, accessibili e trasparenti di quanto sarebbe auspicabile. A pagare le conseguenze di questo “attrito” sono molto spesso le piccole e medie aziende, che per cogliere le varie opportunità di business sono costrette ad adeguarsi a standard diversi, sostenere costi inutilmente replicati, e magari rischiano di rivelare a controparti e concorrenti informazioni sensibili, come procedimenti industriali, prezzi, piccole “fughe di notizie” che possono nuocere alla loro competitività.

Trakti, una iniziativa tecnologica italiana – ma con collaboratori di diversa provenienza (dall’Irlanda al Bangladesh) e coraggiose ambizioni di espansione globale – vuole diventare un punto di riferimento della negoziazione online perfettamente simmetrica, dove le regole e gli schemi delle trattative siano uguali per tutti, e dove un contratto business to business possa essere discusso, approvato, firmato e addirittura saldato direttamente online, senza fughe di notizie e con una fedele traccia di tutte le fasi della discussione e dei documenti scambiati pariteticamente accessibile alle parti in gioco, siano esse due o più, con il preciso obiettivo di costituire una comune base di conoscenza eventualmente riutilizzabile per una negoziazione futura. La piattaforma è da poco entrata in una fase beta avanzata, già commercializzata, ed è stata sviluppata da eXrade, una start-up di ricerca costituita nel 2011 da Luigi Telesca, Pierfranco Ferronato e Jason Finnegan, con investimenti da parte di Trentino Sviluppo e Commissione europea e il supporto di Create-net, un centro di ricerca no-profit finanziato dalla Provincia di Trento, Miur e fondi comunitari di cui Telesca è anche direttore generale.

L’innovazione del fare

 

«Il punto di partenza di eXrade e Trakti è l’esperienza che abbiamo accumulato qualche anno fa, con un progetto europeo chiamato One, acronimo di Open Negotiation Environment» – racconta Luigi Telesca – specialista di e-business, eco-sistemi digitali e algoritmi di ottimizzazione. «Non mi piace pensare che – conclusa un’esperienza così importante – si debba buttar via tutto e così è nata l’idea di eXrade». Nelle sue varie articolazioni, quello che la start-up di Telesca è riuscita a realizzare in meno di due anni di lavoro è un hub tecnologico indipendente che possa servire da piattaforma di relazioni B2B basata su modelli social e capace di coinvolgere singoli professionisti, piccole e grandi aziende e amministrazioni in efficienti ecosistemi di business. Il fondatore del progetto aggiunge che Trakti è un servizio brandizzato di eXtend, una delle soluzioni messe a punto da eXrade. «In realtà, l’idea è anche di proporre lo stesso engine attraverso formule di white-label, ad altre aziende e organizzazioni». Un altro progetto, anch’esso co-finanziato dalla Commissione europea, che è seguito in questo momento dai laboratori software di Povo, alla periferia di Trento (una decina di persone tra tempo pieno e part-time e consulenti, più un piccolo team tra Potenza e Bologna di specialisti grafici) è SUPERHUB, una piattaforma per la mobilità sostenibile in grado di “negoziare” tra molteplici offerte di trasporto, per soddisfare il fabbisogno di mobilità del cittadino attraverso pacchetti di servizio multimodale confezionati direttamente online. Insomma, una sorta di “meta-biglietteria” capace di orchestrare le soluzioni di viaggio ottimali in modalità self-service, aggregando servizi erogati da un ecosistema dinamico di provider grazie agli algoritmi di un’altra soluzione eXrade chiamata “eXride”. 

Social e Freemium

 

Dal punto di vista concettuale, anche il funzionamento di Trakti ha molti punti in comune con la capacità aggregativa di SUPERHUB. L’asimmetria delle attuali piattaforme B2B – i vari marketplace di settore, gli uffici di e-procurement pubblici e privati, le aste delle pubbliche amministrazioni – è una naturale conseguenza del fatto che molte di queste inziative muovono da una singola azienda, obbediscono a modelli fortemente centralizzati, controllati dalla committenza nel caso dell’e-procurement e delle aste, o finanziati da aziende o organizzazioni di settore nel caso dei marketplace. «Invece, Trakti – sottolinea Telesca – è social, aperto, permette a tutti di partecipare con offerte o richieste di servizio e si basa su un modello freemium: la registrazione è gratuita e l’utente versa dei fee se vuole aumentare il numero delle transazioni o usufruire di funzionalità aggiuntive». L’idea è semplificare al massimo meccanismi di negoziazione che in altri contesti richiedono ripide curve di apprendimento e ogni volta costringono a ripartire da capo. «Con Trakti i modelli sono standardizzati, ripetibili, con il preciso obiettivo di agevolare le relazioni e le negoziazioni d’affari delle piccole imprese, il nucleo fondante della nostra economia. Questo è il primo strumento B2B pensato per questo tipo di aziende, non solo in Italia».

Scalabilità e adattabilità

 

Le caratteristiche più sorprendenti di Trakti sono la scalabilità e l’adattabilità. Che lo scopo sia acquistare un macchinario, bandire un’asta per una fornitura, cercare nuovi partner per una joint venture, Trakti permette di gestire l’intera trattativa attraverso dashboard, il cruscotto personale. Basta creare un profilo, fornire alcune informazioni di base sulla propria azienda, o sulle proprie competenze e selezionare il tipo di trattativa che si vuole imbastire da un catalogo di “modelli”, catalogo che può essere arricchito di nuovi contributi. Per la negoziazione si possono scegliere tre livelli di privacy, dallo scambio completamente aperto, alla trattativa privata su invito, passando per un grado intermedio in cui chiunque può chiedere di partecipare ma deve essere valutato e approvato. Una volta impostati alcuni parametri come i requisiti, i prezzi di partenza, le durate, si può partire con la negoziazione. Con un importante tocco social: Trakti consente di promuovere la trattativa sui quattro principali social network, per rendere ancora più aperta la partecipazione e moltiplicare le offerte che verranno valutate. Tutte le comunicazioni avverranno in modalità protetta e alla fine il sistema riesce persino a produrre un contratto da sottoscrivere, offrendo la possibilità di effettuare il pagamento delle eventuali somme pattuite. La disponibilità finale di un completo archivio della contrattazione è un vantaggio in più, perché consente di valutare meglio il valore del contratto per migliorare le negoziazioni future.

«Abbiamo messo a punto una piattaforma molto potente – dichiara Telesca – con l’obiettivo di fare nel mondo delle negoziazioni quello che Google fa con la ricerca semantica, o LinkedIn con le relazioni tra professionisti e aziende, senza però dare alcun peso economico a quelle relazioni». Si tratta di un motore di relazione indipendente e disinteressato, ma aperto, partecipativo, capace di generare ricchezza per tutti e può essere la risposta tecnologica vincente alla crisi che attanaglia le aziende e i knowledge worker di ogni settore.

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