CSC – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sat, 06 Oct 2018 16:08:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png CSC – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Co-fondatore di Pirate Bay condannato al carcere https://www.datamanager.it/2014/11/co-fondatore-pirate-bay-condannato-carcere/ Mon, 03 Nov 2014 10:16:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64127 Il giovane Gottfrid Svartholm era stato indagato dalla Corte danese per il ruolo nella violazione informatica ai sistemi della CSC Uno dei fondatori di Pirate Bay, famosa piattaforma dove recuperare in maniera illegale vari contenuti multimediali, è stato condannato per un’azione di hacking che si è svolta nel 2012. Ci riferiamo alla violazione delle reti della CSC, […]

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Il giovane Gottfrid Svartholm era stato indagato dalla Corte danese per il ruolo nella violazione informatica ai sistemi della CSC

Uno dei fondatori di Pirate Bay, famosa piattaforma dove recuperare in maniera illegale vari contenuti multimediali, è stato condannato per un’azione di hacking che si è svolta nel 2012. Ci riferiamo alla violazione delle reti della CSC, gigante internazionale che offre servizi e soluzioni informatiche per le grandi aziende. Secondo la Corte danese, Gottfrid Svartholm ha preso parte, attivamente, all’intrusione nei sistemi di CSC. In realtà il giovane hacker era stato già messo in isolamento a seguito della sentenza sull’hack dell’azienda svedese Logica, a cui avrebbe preso parte anche Svartholm.

Sliding Doors

Le autorità danesi hanno cominciato a indagare sul ragazzo nel 2013, quando è stato messo nella cerchia dei sospettati per una violazione alle strutture informatiche di un’agenzia di rilascio patenti locale. La difesa di Gottfrid Svartholm intende puntare sullo scambio di persona, spiegando come il computer del ragazzo, utilizzato per l’hacking, sia stato rubato da un terzo soggetto, che se ne sarebbe servito per entrare nelle reti informatiche ed effettuare alcune delle violazioni per cui è indagato. La BBC ha riferito nei giorni scorsi come nonostante Svartholm sia stato condannato a tre anni e mezzo di carcere il suo difensore, Jacob Appelbaum, sia convinto di poter lavorare per un’assoluzione, fornendo le prove della sua non colpevolezza.

 

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Il barometro delle priorità dei CIO. Verso una nuova “tempesta perfetta” https://www.datamanager.it/rivista/il-barometro-delle-priorit-dei-cio-verso-una-nuova-tempesta-perfetta-54562.html Wed, 09 Apr 2014 11:43:15 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/il-barometro-delle-priorita-dei-cio-verso-una-nuova-tempesta-perfetta/ Il barometro è lo strumento di misura per la pressione atmosferica. È usato nell’ambito della meteorologia per rilevare dati utili per le previsioni del tempo. Allo stesso modo, il “barometro” dell’IT, misura la “pressione” esercitata dai CIO sui temi più caldi e anche quella alla quale gli stessi CIO sono continuamente sottoposti per superare la […]

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Il barometro è lo strumento di misura per la pressione atmosferica. È usato nell’ambito della meteorologia per rilevare dati utili per le previsioni del tempo. Allo stesso modo, il “barometro” dell’IT, misura la “pressione” esercitata dai CIO sui temi più caldi e anche quella alla quale gli stessi CIO sono continuamente sottoposti per superare la relazione classica tra IT e business

di Aldo Ceccarelli con il contributo di IDC

 

Il barometro delle priorità dei CIO.  Verso una nuova “tempesta perfetta”Di fronte alle crescenti pressioni competitive, a cicli decisionali accelerati e a una nuova generazione di utenti sempre più esperti di tecnologie, il ruolo dei CIO in azienda sta cambiando radicalmente. Le imprese che emergono da un periodo economico difficile, guardano alla figura dei chief information officer come a consulenti strategici capaci di creare un business reattivo, agile e collaborativo, cavalcando l’innovazione e guidando il management nella definizione di nuovi modelli di business. Ai CIO è chiesto di adottare le nuove tecnologie sia come driver per rendere le organizzazioni più snelle e intelligenti, sia come strumenti in grado non solo di rispondere a esigenze organizzative, ma di contribuire alla formulazione di strategie e accrescere l’eccellenza operativa nella linea di business, creando valore. Eccoci, dentro la tempesta perfetta del 2014!

Mentre l’Agenda Digitale italiana prosegue faticosamente il suo percorso, l’innovazione digitale stenta ancora a giocare un ruolo propulsivo per l’agognata ripresa nel nostro Paese. Le imprese tuttavia avvertono di non poter – in alcun modo – restare ferme ad aspettare. Per questo motivo, i CIO si interrogano, nel tentativo di capire in che tipo di mondo siamo? First, Last? Oppure semplicemente Fast? 

Ci troviamo “immersi” in un Mobile-First, Cloud-First, Social-First? E che peso percepiamo e diamo in particolare al dirompente fenomeno Internet delle Cose? Adesso che abbiamo a disposizione enormi quantità di dati stoccati nei data center aziendali, che cosa ne faremo? E riusciremo a gestirli in modo sicuro e controllato?

Iniziamo a fare un po’ di ordine insieme a Giancarlo Vercellino, Research & Consulting manager IDC Italia (www.idcitalia.com), il quale appositamente per Data Manager spiega quali sono le zone di “alta o di bassa pressione” indicando la direzione dei fenomeni e interpretando gli output delle survey più qualificate. Questo dossier si completa con alcuni recenti interventi di CIO al lavoro che ci aiuteranno a inquadrare meglio la rilevanza delle tendenze del marcato. 

La grande sfida per i CIO

La grande sfida per i CIO sarà quella di dimostrare quanto effettivamente l’IT possa giocare un ruolo nell’innovazione dei processi, dei prodotti e dei servizi indipendentemente dal settore di riferimento dell’impresa. La grande sfida per i CIO sarà quella di diventare architetti di una nuova economia fondata sui servizi. Lo scenario di fondo in cui interpretare e sviluppare le aspettative dei CIO per il 2014 richiede di focalizzare l’attenzione su alcune direzioni fondamentali.

«La gestione del cambiamento è la sfida più grande» – dichiara Tom LaPlante, CIO di TopGolf International Inc. (www.topgolf.com) – «che si tratti di cambiamento nel mondo degli affari, di cambiamento di personale, di cambiamento nella tecnologia o di ciò che il business vuole fare». La velocità del cambiamento sembra continuare ad aumentare, per quanto riguarda gli strumenti di BI, i tablet, gli smartphone e gli altri dispositivi che ogni giorno il mercato offre. È necessario gestire la capacità delle persone di assorbire il cambiamento e in qualche modo fare “ritorno ai fondamentali”. Noi non vogliamo soffocare le persone con il processo di gestione del cambiamento aumentando inutilmente la complessità, ma si tratta di trovare nuovi modi per fare le stesse cose che si facevano in passato, in modo più efficiente, risparmiando tempo e risorse».

I tablet e i nuovi dispositivi mobili si stanno spingendo sempre più in profondità anche in ambito aziendale, e non soltanto nelle grandi imprese: secondo gli ultimi rilevamenti condotti da IDC sul mercato italiano, oltre il 20% delle PMI sta impiegando tablet con sistema operativo Android, ioS e Windows. Nel momento in cui una pletora di nuovi dispositivi raggiunge i sistemi informativi delle imprese, l’amministrazione dell’IT richiederà una revisione dell’approccio tradizionale per gestire in modo razionale la varietà del ciclo di vita di differenti soluzioni, servizi e prodotti, non tutti necessariamente allo stesso grado di maturazione e sviluppo. Qualunque dipartimento IT dovrà dimostrare la capacità di gestire una intranet che si estenderà sempre più spesso al di fuori del perimetro aziendale in un contesto d’uso sempre più contraddistinto dai nuovi dispositivi in mobilità. Prudenza, gradualità e un aspetto non meno decisivo: saper essere selettivi con il focus. Così riscontrano i CIO.

A tale proposito citiamo qui la testimonianza di Jay Wessel, VP della divisione Technology dei Boston Celtics, il quale punta sulla priorità di «tenere il passo con tutto il nuovo che avanza». Essere costantemente aggiornati è davvero difficile, ci sono così tante cose in tutto il mondo. «Discernere tra ciò che è prioritario e cosa non lo è risulta difficile: è il vecchio separare il grano dal loglio. Leggendo la lunga lista dei nuovi prodotti e dei nuovi servizi che quotidianamente affollano i siti che si occupano di innovazione tecnologica, è naturale chiedersi quante di queste innovazioni avranno una reale possibilità di successo e quante saranno già superate o dimenticate dal mercato nel giro di pochi mesi. Una parte sempre maggiore del mercato, sia in termini di audience sia di advertising, sta abbandonando i mezzi tradizionali per rivolgere maggiore attenzione ai canali aperti dai social media, con una vera e propria rivoluzione che sta scuotendo il modo tradizionale di vendere prodotti e servizi e di conquistare i clienti».

Nel tentativo di confrontarsi con risorse sempre più scarse e con la necessità di realizzare revenue incrementali e risparmi sui costi, la competizione si sposta sul piano della relazione diretta con il cliente utilizzando le piattaforme social, valorizzando al massimo i propri investimenti in marketing e portando a un rinnovamento delle prassi e dei paradigmi operativi in azienda. Interpretando in modo congiunto i dati delle ricerche di IDC condotte negli ultimi sei mesi in Italia, è possibile stimare che l’impiego del canale Social Media per la comunicazione aziendale ha raggiunto una quota maggioritaria nel segmento Enterprise (tra il 60 e l’80% a seconda del segmento dimensionale) e sta rapidamente diffondendosi anche nel segmento delle PMI (tra il 20 e il 30%).

Gli smartphone hanno di fatto creato una rete di sensori polivalente che registra dati dalle persone e dall’ambiente circostante. Proprio la combinazione tra dispositivi mobili e piattaforme sociali sta spostando il focus in modo sempre più preponderante su nuove soluzioni, caratterizzate dalla stretta integrazione di sensori diversi, determinando un flusso incessante di informazioni. In tale scenario, la capacità di elaborazione e comunicazione rappresenta il vantaggio competitivo che consentirà di distinguere le imprese capaci di sopravvivere e prosperare nella rete di dispositivi connessi, da quelle destinate a scomparire nei prossimi anni.

Proprio nei giorni in cui si stima che l’Internet of Things sarà un fenomeno che avrà sui mercati un impatto maggiore di quello combinato di pc, smartphone e tablet messi insieme, i CIO – e tutti quelli che lavorano giornalmente, fianco a fianco, con loro – avvertono l’impatto di questo straordinario e nuovo fattore sulla scena.

Bob Evans, chief communication officer di Oracle, in un suo recente intervento dalle colonne di Forbes proprio su questo tema, ha dichiarato che la Internet of Things sarà in grado di rivoltare il business delle imprese dalla testa ai piedi». Esiste ancora qualcuno convinto che l’intelligenza e l’interconnessione che stiamo spingendo nel sistema verso le periferie non produrranno effetti? Che cosa sta succedendo al business della vostra azienda? State già lavorando con il vostro team per incontrare il futuro e diventare parte di esso, o sperate forse – per qualche ragione sconosciuta – sia il futuro a passare da voi? «Una chiave veramente “disruptive” è quella che chiamo “unire Arte e Scienza”. In altre parole, bisogna capire una volta per tutte che business e IT devono collaborare. L’Internet of Things è solo un lavoro per il team R&D e sviluppo prodotto. Voi e la vostra organizzazione IT dovete capire come potete infondere nei prodotti e servizi della vostra azienda le nuove software-centered capabilities per creare reale valore contabile». L’IT non può più permettersi di essere incasellato come mero staff di supporto back-office, ma deve mettersi in gioco al fianco dello sviluppo prodotto per condividere idee, intuizioni e valutare le possibilità. Deve insomma imparare a impegnarsi con tutta l’azienda per realizzare modelli corretti di condivisione delle informazioni e dei processi che portano a prodotti ed esperienze sempre più rilevanti e di successo.

Negli ultimi anni, grandi attori internazionali hanno fatto importanti acquisizioni strategiche per sviluppare nel giro di pochi anni applicazioni e servizi che andranno dalla building automation fino ai servizi per la Sanità. Per cogliere al massimo le opportunità di posizionamento rispetto ai nuovi ecosistemi emergenti, sarà indispensabile aver dotato i propri sistemi informativi di quelle infrastrutture e competenze indispensabili per concepire nuovi prodotti e servizi. I big data e gli analytics saranno le competenze di base di cui le aziende dovranno dotarsi per accedere a un mercato stimato attorno ai 160 milioni di euro nel 2015.

IDC ci ha fornito notevoli spunti di riflessione. Il primo è quello di «non combattere la guerra di domani con le tecnologie di ieri». Tutti abbiamo sentito parlare della consumerizzazione dell’IT, ma tale consapevolezza ha comportato modifiche tangibili alle esperienze che i colleghi dei CIO hanno giornalmente con la tecnologia sul posto di lavoro? E sul lato dei sistemi di fascia alta, il CIO si aspetta che i vecchi server saranno ancora in grado di gestire – per esempio – analytics cliente in tempo reale, analisi social-media, streaming video e volumi crescenti di big data? Oppure è giunto il tempo di pensare a un modo migliore per semplificare l’IT e portare in azienda l’innovazione necessaria per soddisfare e superare queste nuove esigenze di prestazioni, dedicando più investimenti alla crescita?

A questo interrogativo ne affianchiamo un altro di pari importanza che riguarda un fattore sempre più centrale nella riflessione odierna dei CIO. Come spezzare il modello legacy di IT budgeting e relative aspettative? I CIO sono contenti della percentuale di budget IT che viene spesa per l’integrazione e per la parte legacy impiegata per il “mantenimento delle luci accese”? E in che misura sono soddisfatti gli altri colleghi C-level e i CEO quando pensano all’importo del budget IT che è dedicato dai CIO ai loro progetti innovativi? Se la risposta a questi interrogativi è tutto fuorché positiva, allora i CIO avranno davvero poco tempo per trovare nuovi modi per frantumare quella trappola di bilancio che è il “rapporto 80/20”, perché i suoi concorrenti nel frattempo gli staranno già saltando addosso, soprattutto se in tempi di crisi, la formula degli investimenti si ribalta sui risultati. Secondo un recente studio di Gartner, entro il 2017 i CMO controllerano più spesa IT del CIO. Il cloud, gli engineered systems, l’integrazione verticale: tutti offrono una grande prospettiva per aiutare a ottenere il controllo su quello che gli addetti ai lavori chiamano sempre più spesso “sprawl di infrastruttura”. Dal viaggio nelle “isobare top 2014”, emerge che i CIO avrebbero massima convenienza a iniziare (o rilanciare) da subito il consolidamento delle infrastrutture aziendali, partendo dai sistemi più fragili e inefficienti, sostituendo le applicazioni arcaiche e re-ingegnerizzando il budget IT in modo da liberare nuova energia da destinare alla ripartenza del business.

Chiudiamo questa navigazione nella tempesta perfetta dell’IT, dando uno sguardo anche alla situazione a livello world wide, facendo riferimento ai risultati del CIO Barometer, l’indagine annuale che per il 2014 ha raccolto le risposte di oltre 680 chief information officer alle survey condotte da CSC e TNS Sofres in tutto il mondo, proprio allo scopo di analizzare in dettaglio le problematiche e i trend con cui i CIO si devono confrontare. L’edizione più recente del CIO Barometer si intitola “Le cinque cose che i CIO non possono ignorare”. Le analizziamo attraverso la parola dei protagonisti.

 

Doug Tracy, vice president e CIO di CSC (www.csc.com), introduce il cloud computing come approccio utility-based per l’infrastruttura che ha diverse importanti caratteristiche ricercate dal CIO di oggi. «In primo luogo, è affidabile e stabile in ragione del suo design. In secondo luogo, è possibile scalarlo verso l’alto. Non solo. È altrettanto importante il fatto di poterlo scalare anche verso il basso. I CIO nel 2014 sono oltremodo preoccupati per l’integrità dei dati, sicurezza e privacy. Il cloud può soddisfare oggi tali esigenze».

I servizi intermediati (brokered) sono un’area emergente di crescita del cloud computing. I brokered services aiutano le aziende a integrare l’uso di molteplici “nuvole” così come i collegamenti necessari tra i sistemi legacy e le applicazioni in esecuzione in un ambiente cloud.

Alexander Pasik, CIO di IEEE (www.ieee.org), la più grande associazione professionale al mondo dedicata a promuovere l’innovazione tecnologica per il progresso dell’umanità, ha condiviso così la sua esperienza di “passaggio” al cloud computing. «L’industria si sta spostando, credo giustamente, verso il cloud computing. La spesa sui sistemi legacy on-premise è il problema. I vantaggi delle soluzioni cloud sono innegabili e bisogna pensare a una strategia di cambiamento per realizzare la trasformazione dei sistemi owned in sistemi cloud. Come CIO al Guggenheim, al mio arrivo non c’era nulla di importante nella nuvola. Invece – quando lo lasciai – circa il 70% delle nostre applicazioni erano cloud-based. Certo, come approccio è stato bello aggressivo. Invece, qui al IEEE è molto più difficile perché c’è molto più investimento nel nostro data center on-premise. Malgrado questo, stiamo eseguendo una ricerca sistematica e stiamo valutando buone opportunità per trasferire le applicazioni in versioni SaaS di fornitori esterni o IaaS dove manteniamo invariato il nostro applicativo spostandolo su una nuova infrastruttura cloud-based».

Glyn Knaresborough, managing partner presso CSC e autore del rapporto, osserva come i big data stanno davvero cominciando a produrre valore per le aziende, ma il più deve ancora venire al convergere dei diversi trend. «Stiamo cominciando ora a parlare big, fast, mobile data – e le aziende stanno appena iniziando a toccarne con mano il valore». L’ascesa dei big data è evidente nelle pratiche di assunzione dei dipartimenti IT in cerca di data scientist e matematici. «La sfida non è nella collezione di grandi quantità di dati» – afferma Knaresborough. «La questione è capire quali domande saremo capaci di porre ai dati raccolti, dotandoci delle competenze giuste».

Secondo Doug Tracy di CSC, molte tendenze stanno spingendo la sicurezza in cima alla lista delle priorità del CIO. «Tutti gli asset e l’intera Intellectual Property dell’azienda sono ormai digitali. Privacy e cybersecurity dei dati sono oggetto di continuo dibattito. E i board si chiedono come in azienda si stia affrontando il problema» – dice Tracy. «Una volta era usuale costruire un fossato e un muro intorno a tutti i dati, ma adesso ce ne sono troppi per poterlo ancora fare. Oggi, è fondamentale decidere quali dati sono critici, come metterli al sicuro, quali dati possono essere resi disponibili in tempo reale per monitorare cosa sta succedendo ed essere reattivi e proattivi».

Secondo Knaresborough, riferendosi all’indagine, i costi della sicurezza sono ancora considerati alti e per questo non viene integrata nel design di molti sistemi. «Quella che molti percepivano come una debolezza del cloud, sta dimostrando di essere un punto di forza in questo settore» – afferma Knaresborough. «Fornitori di servizi cloud offrono un ambiente che è più sicuro di molte piattaforme mantenute internamente alle aziende. Passare a soluzioni cloud può effettivamente rafforzare la sicurezza di molte imprese, invece di indebolirla». A suffragare questa tesi, arriva una delle ultime global survey, condotta dalla PricewaterhouseCoopers americana su oltre novemila e 300 high-ranking executives e stilata insieme a US Secret Service, FBI e Carnegie-Mellon’s software engineering institute. In tale ricerca, almeno il 42% dei vertici aziendali testati risulta fuori controllo sulla security “garantita” da IT department interni e/o consulenti esterni che mettono il business a rischio tangibile di breach e data loss. Carenze di commitment, di governance e di corretta gestione della documentazione emergono quali cause primarie di problemi davvero prioritari da mitigare e risolvere.

«I CIO illuminati tengono sotto costante osservazione il significato del loro ruolo presso il Board che non è (più) quello di fornire servizi IT legacy. Così molte aziende utilizzano servizi gestiti per spogliarsi delle applicazioni che non forniscono alcuna differenziazione» – spiega Knaresborough.

Se è vero che i CIO non hanno mai avuto una così gloriosa occasione di cambiamento, allora l’imperativo categorico è trainare l’innovazione customer-centric in tutta l’azienda.

Ne parla Brad Rohrer, deputy CIO dell’Università di Miami (www.miami.edu), che per il 2014 si prefigge uno scopo prioritario su tutti: «Soddisfare le esigenze dei clienti». Rohrer pone l’accento sulla diversità e numerosità dei servizi da fornire. «Tutti vogliono dall’IT qualcosa di diverso. Si tratta di capire, in questo momento in particolare, le persone che serviamo e la loro mission. Abbiamo bisogno di guardare a ciò che è là fuori e sapere quando scegliere una o l’altra soluzione per soddisfare le loro esigenze. La sfida che di qui vediamo prioritaria per i CIO è di conoscere i clienti abbastanza bene per fare le scelte migliori quando si tratta di tecnologia e servizi. Questo è quello che stiamo cercando di fare qui. Ad esempio, abbiamo scelto un sistema di cartelle cliniche, Epic, che non offre soluzioni hosted per la versione che abbiamo scelto, quindi dobbiamo gestirla noi. Si è trattato di una scelta difficile e sofferta, ma è stata la scelta giusta per l’Università di Miami e per l’ambiente sanitario. Abbiamo visto il rovescio della medaglia con l’ERP, dove le soluzioni “managed” erano migliori rispetto a quelle “hostable” e abbiamo scelto lo strumento più giusto per le esigenze dell’università».

Doug Tracy di CSC riporta ancora che la mobilità è in costante crescita, soprattutto perché corrisponde al modo in cui oggi si compete e si collabora in un ambiente globale. La diffusione dei dispositivi mobili personali in ambito lavorativo, il cosiddetto fenomeno del BYOD, è un trend che continuerà a crescere nei prossimi due anni, e che pone sempre più i CIO di fronte a nuove sfide, culturali e tecnologiche.

Alla fine di questo viaggio, il barometro decide di fermare le previsioni con un pensiero a chi guiderà la “nave” domani. «Sono i giovani quelli più disponibili al cambiamento e a compiere operazioni in piccoli segmenti a granularità molto fine. Per loro il cambiamento è una componente naturale dell’ambiente di lavoro» –  commenta Tracy. E Knaresborough, in perfetto sincrono, chiude con questa battuta: «Se chiedete a uno della Millennial Generation di compilare un timesheet, lo vedrete fissare il vuoto fino a quando non lo indirizzerete a un’app»!

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CSC lancia in Italia BizCloud VPE: percorso semplice verso il cloud privato https://www.datamanager.it/news/csc-lancia-italia-bizcloud-vpe-percorso-semplice-verso-il-cloud-privato-43447.html Fri, 11 Jan 2013 08:00:10 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/csc-lancia-in-italia-bizcloud-vpe-percorso-semplice-verso-il-cloud-privato/ VPE, la Virtual Private Edition della soluzione leader di mercato BizCloud, è un cloud privato che offre servizi di private computing dai Cloud Datacenter di CSC attraverso una rete di connessione dedicata

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VPE, la Virtual Private Edition della soluzione leader di mercato BizCloud, è un cloud privato che offre servizi di private computing dai Cloud Datacenter di CSC attraverso una rete di connessione dedicata

CSC ha annunciato il lancio della soluzione BizCloud VPE (Virtual Private Edition), il cloud privato su misura per le aziende che vogliono beneficiare di servizi di hosting, semplici e sicuri, delle proprie applicazioni su cloud. BizCloud VPE è un hosted private cloud che fornisce capacità di elaborazione dedicata, connessione attraverso reti private e storage logicamente separato da 13 Cloud Datacenter di CSC dislocati su 4 continenti.

Come CSC BizCloud e CSC CloudCompute, BizCloud VPE combina una infrastruttura convergente con la gestione della sicurezza, della rete, delle risorse e dei servizi. Costruita sulla medesima infrastruttura, la piattaforma Vblock di VCE su cui si basa BizCloud, BizCloud VPE, fa leva sulle consolidate conoscenze ed esperienze dei team CSC per aiutare le aziende a migliorare il controllo, la sicurezza e la gestione del proprio cloud. Le soluzioni BizCloud, CloudCompute e BizCloud VPE di CSC sono servizi VMware vCloud Datacenter che, facendo leva su una IaaS standardizzata, consentono di distribuire efficacemente i workload produttivi spostandoli su cloud differenti qualora i picchi di lavoro aumentino.

“Aziende pubbliche e private di grandi dimensioni hanno già scelto BizCloud for Government e BizCloud, le soluzioni CSC di private cloud on premises pronte per essere implementate in 10 settimane, per abbattere i lunghi tempi di implementazione dei servizi cloud e per rispondere a esigenze di budget che impongono l’abbattimento dei capital investments”, ha affermato Siki Giunta, Vice President of Cloud Computing and Software Services di CSC. “Ora BizCloud VPE offre alle aziende la possibilità di scegliere un cloud privato che soddisfa efficacemente i requisiti di sicurezza e compliance dei workload aziendali con un costo d’ingresso assolutamente competitivo, perfetto anche per un singolo workload iniziale. Tale offering conferma ulteriormente la mission di CSC di diventare leader nella gestione di workload aziendali sicuri sul cloud”.

BizCloud VPE è adatto a moltissime tipologie di aziende in quanto:

• Migliora l’agilità attraverso servizi scalabili on demand e la possibilità di espandere o contrarre le risorse in qualsiasi momento, sulla base delle reali necessità

• Mitiga i rischi di investimento e migliora il ROI di nuove soluzioni di business

• Consente di allocare le risorse IT su attività di business a maggior valore aggiunto piuttosto che su attività operative

• Consente di liberare capitale da allocare in investimenti di business più strategici

Per aiutare le imprese a semplificare il proprio percorso verso il Cloud, BizCloud VPE fornisce una transizione sicura ed economica per utilizzare il cloud come moderno vettore di service delivery.

Nel report “Make the Cloud Enterprise Ready” pubblicato da Forrester Research il 1 giugno 2012 James Staten, Vice President e Principal Analyst scrive: “Per stare al passo con i propri competitor oggi le aziende devono rispondere alle richieste del mercato alla velocità di Internet. Tuttavia, molti dipartimenti IT non hanno ancora adottato gli strumenti utili a soddisfare tale esigenza di velocità”.

Attraverso la standardizzazione dei workload gestiti su piattaforme IaaS quali SAP, SharePoint e le soluzioni mail VMware Zimbra e Microsoft Exchange, le aziende possono trarre benefici immediati dall’adozione del cloud. Per supportare ulteriormente tale obiettivo, il catalogo dei servizi Cloud di CSC continua costantemente ad arricchirsi di nuove soluzioni specifiche per il disaster recovery, lo storage e la gestione di database, tutte protette dai consolidati processi di sicurezza e di framework di controllo di CSC.

“CSC continua a far leva su VMware vCloud Director per fornire molteplici modelli cloud offrendo alle aziende la possibilità di soddisfare le proprie specifiche necessità”, ha dichiarato Dan Chu, Vice President, Cloud Infrastructure e Services di VMware. “CSC BizCloud VPE, un servizio VMware vCloud Datacenter Service, risponde all’esigenza di gestire processi workload-driven su cloud privato a costi ridotti. I clienti VMware trarranno grande vantaggio dall’adozione di BizCloud VPE, facendone la componente essenziale nella costruzione di cloud ibridi”.

 

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CSC stipula un accordo di disinvestimento con Dedagroup https://www.datamanager.it/news/csc-stipula-un-accordo-di-disinvestimento-con-dedagroup41384.html Fri, 26 Oct 2012 09:03:42 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/csc-stipula-un-accordo-di-disinvestimento-con-dedagroup/ In linea con il piano di razionalizzazione del proprio portafoglio servizi in corso di implementazione, CSC ha stipulato un accordo con Dedagroup per la vendita delle aree consulting e system integration del proprio business in Italia

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In linea con il piano di razionalizzazione del proprio portafoglio servizi in corso di implementazione, CSC ha stipulato un accordo con Dedagroup per la vendita delle aree consulting e system integration del proprio business in Italia. I termini economici della transazione non sono stati resi noti.

Dopo il perfezionamento dell’accordo, CSC manterrà la propria presenza in Italia continuando ad offrire un selezionato portafoglio di servizi, che includono soluzioni Cloud e per i Financial Services, Infrastructure services, Business Process Outsourcing e soluzioni specifiche per il mercato dell’Healthcare, ad imprese multinazionali. CSC manterrà, inoltre, il business correlato ai prodotti Corporate per i Financial Services, nonché i servizi e le soluzioni erogate ai propri clienti internazionali.

Per CSC questo accordo rientra a pieno titolo nella strategia di trasformazione dell’azienda, definita per ribilanciare il proprio portafoglio di business con soluzioni globali sempre più specializzate.

Secondo i termini dell’accordo, Dedagroup subentrerà in tutti i progetti italiani di consulenza e system integration di CSC, e rileverà i prodotti software ed i servizi specifici per il settore della moda.

“Trasferiremo parte del nostro business in Italia ad una società di servizi IT apprezzata ed affidabile e ci impegniamo ad assicurare una transizione senza traumi per clienti e dipendenti”, ha affermato Claude Czechowski, Vice President and General Manager South and West Region di CSC. “Successivamente ci focalizzeremo sulla nostra offerta di soluzioni e servizi globali alle multinazionali che operano in Italia”.

L’accordo sarà sottoposto all’approvazione dell’Autorità Antitrust e i sindacati sono stati già informati del piano di vendita. All’accordo sarà data piena esecuzione entro 60 giorni.

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Il Barometro dei CIO https://www.datamanager.it/news/csc/il-barometro-dei-cio Wed, 26 Sep 2012 10:29:53 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/09/il-barometro-dei-cio/ "La consumerizzazione dell’IT e il fenomeno BYOD stanno impattando le aziende di grandi dimensioni".CSC ha pubblicato la quarta edizione della survey globale dedicata agli IT Director da cui emerge chiaramente che i dipendenti stanno prendendo sempre più il controllo dell’IT

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“La consumerizzazione dell’IT e il fenomeno BYOD stanno impattando le aziende di grandi dimensioni”

CSC ha pubblicato la quarta edizione della survey globale dedicata agli IT Director da cui emerge chiaramente che i dipendenti stanno prendendo sempre più il controllo dell’IT; il 45% degli intervistati ha affermato, infatti, di considerare l’hardware e i software privati più utili rispetto agli strumenti e alle applicazioni fornite dall’azienda per cui lavora. Mentre il fenomeno della consumerizzazione sta avendo un impatto positivo sul morale dei dipendenti, confermato dall’88% dei partecipanti alla survey secondo i quali l’uso dei device personali aumenta la soddisfazione dei dipendenti sul lavoro, il 72% dei Director intervistati conferma che le aziende dimostrano ancora scetticismo di fronte a tale fenomeno, preoccupate dall’aumento degli incidenti relativi alla sicurezza determinati dall’utilizzo dei dispositivi mobili.

Gianluca Giovannetti, Direttore Sistemi Informativi e Organizzazione Gruppo Amadori, invece, è molto favorevole a questa novità: ”Ritengo che riuscire a integrare proattivamente le conseguenze del processo di consumerizzazione che oggi sta invadendo il mondo dell’ICT nell’ecosistema del patrimonio informativo aziendale, sia una delle più grandi opportunità che si siano mai presentate a coloro che svolgono il nostro ruolo nelle aziende”.

Il fenomeno dei Big Data sta, inoltre, erodendo le barriere all’innovazione e spingendo le imprese a considerare l’adozione del cloud. La complessità delle informazioni sta determinando cambiamenti radicali nella definizione delle strategie di data management, facendo sì che i processi di acquisizione, archiviazione, ricerca, condivisione, analisi e visualizzazione dei dati debbano essere ridefiniti. Tale fenomeno è contestuale all’abbattimento dei costi di archiviazione ed elaborazione e al fatto che, per affrontare tale diluvio di informazioni digitali, le aziende stiano sempre più orientandosi al cloud.

Sono questi i principali risultati emersi dalla quarta edizione del Barometro CIO, la ricerca annuale di CSC dedicata alle evoluzioni socioeconomiche e ai trend e alle prospettive dei dipartimenti IT, nell’ambito della quale sono stati intervistati oltre 300 Direttori di aziende private, a partecipazione statale e pubbliche operanti in Europa e Stati Uniti. La survey è stata effettuata dall’Istituto di ricerca indipendente TNS Sofres e finanziata da CSC ed è stata arricchita da oltre 40 testimonianze di CIO in cui i dati rilevati sono ulteriormente approfonditi da punti di vista e insigths specifici.

Tra i risultati più significativi si riscontra che:

• Il 33% delle imprese intervistate afferma che l’adozione del cloud computing è per loro motivata dalla capacità di offrire un più ampio accesso alle informazioni. La riduzione dei costi emerge, invece, come secondo driver di scelta.

• Il 57% degli intervistati dichiara che l’attività chiave che stanno portando avanti per rendere l’IT più sostenibile riguarda la riduzione del consumo energetico; la seconda area d’attività è, invece, la sostituzione di pc e componenti IT.

• Il 43% degli intervistati sostiene che i progetti IT hanno rappresentato la voce di spesa più consistente dei budget aziendali dello scorso anno, con un incremento significativo rispetto a quanto registrato nell’anno precedente in cui tale elemento figurava soltanto all’undicesimo posto.

• Il 75% delle aziende sta esternalizzando oltre il 25% dei propri servizi IT, rispetto al 30% rilevato dal Barometro CIO 2011.

• Il 40% delle aziende intende incrementare il proprio budget IT, nonostante la lentezza della ripresa economica in Europa e negli Stati Uniti.

Sembrerebbe allora che alla luce di questi dati la consumerizzazione possa essere una valida alternativa alla governance dei sistemi. Di opinione diversa Fabio Pacelli, CIO – GESAC SpA gruppo F2: “L’evoluzione tecnologica sia per l’accessibilità di Banda, sia per la presenza di dispositivi smartphone sempre più evoluti e potenti sia per la presenza di offerte cloud sempre più competitive, rendono alcuni servizi ICT delle vere e proprie commodity piuttosto che servizi esclusivi gestibili solo da grandi dipartimenti ICT. La stessa cosa è già accaduta per i servizi di telefonia mobile negli anni ’90, inizialmente alla portata di poche grandi aziende poi diventata commodity per le piccole aziende e per la massa. Ultimamente è stata la volta della potenza di calcolo resa accessibile alle piccole e medie imprese con l’avvento dei pc o per la diffusione delle informazioni con l’avvento della Rete Web. Che una tecnologia abiliti un servizio facendolo diventare una commodity non significa che gli utenti siano in grado di governarla!

Da che mondo e mondo la Governance della tecnologia e quindi dell’IT consente di sfruttare le tecnologie evitando problemi collaterali che ne potrebbero sorgere come la sicurezza, la perdita di efficienza, la perdita di competitività, la mancanza di individuazione di possibili minacce o di nuove opportunità.

Ben venga l’innovazione tecnologica spinta, ma non bisogna mai confondere il mezzo con il fine che resta sempre il business in cui l’innovazione è utilizzata. Per questo ci vuole una buona organizzazione ICT e in primis un buon CIO in grado di governare la tecnologia del momento con vision e prospettiva di business!”

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Alstom e CSC firmano un accordo globale per la fornitura di Datacenter Managed services https://www.datamanager.it/news/bizcloud/alstom-e-csc-firmano-un-accordo-globale-la-fornitura-di-datacenter-managed-services Wed, 18 Jul 2012 08:05:28 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/07/alstom-e-csc-firmano-un-accordo-globale-per-la-fornitura-di-datacenter-managed-services/ L’azienda adotta la comprovata offerta As-a-Service per il proprio programma globale di IT Transformation

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L’azienda adotta la comprovata offerta As-a-Service per il proprio programma globale di IT Transformation

CSC, leader globale nella fornitura di soluzioni e servizi IT, ha annunciato oggi di aver siglato un contratto con Alstom, leader globale nella produzione e trasmissione di energia e nella produzione di infrastrutture per il trasporto ferroviario, per la fornitura di servizi IT di Infrastructure Managed services. Il contratto, firmato nel primo trimestre dell’anno fiscale 2013 di CSC, ha una durata di base quinquennale con avvio dei servizi previsto nell’autunno 2012. L’accordo è soggetto all’approvazione dell’Ente regolatore e delle altre Autorità competenti in materia.

CSC supporterà la trasformazione delle Operations dei datacenter a livello globale di Alstom con l’obiettivo di accrescere l’innovazione, migliorare la qualità del servizio e ridurre i costi di gestione. Facendo leva sulle proprie soluzioni BizCloud e Storage as a Service, CSC fornirà servizi per i datacenter, includendo il consolidamento e la centralizzazione di server e storage, e utilizzando datacenter sia di Alstom che di CSC. BizCloud è l’unica soluzione di private cloud on e off premises, implementata in sole 10 settimane, che combina la privacy, la sicurezza e il controllo tipici di un cloud privato con un modello commerciale unico nel suo genere. La soluzione Storage as a Service di CSC è un utility service completamente gestito che dà ai clienti accesso a servizi di storage on-demand, consentendo loro di pagare solo per quello che effettivamente utilizzano e, contestualmente, di gestire la crescita dei dati senza continui investimenti in storage e aggiornamenti tecnologici.

CSC lavorerà in oltre 50 Paesi per supportare l’integrazione e l’espansione globale di Alstom.

“Siamo lieti di fornire ad Alstom la nostra offerta ‘as-a-service’ che consentirà all’azienda di implementare rapidamente infrastrutture, applicazioni e processi di business a supporto dell’evoluzione delle sue strategie e di soddisfare le sue complesse esigenze di integrazione aziendale”, ha dichiarato Claude Czechowski, President, CSC South and West EMEA Group. “Questo accordo rappresenta un’ulteriore conferma della leadership di CSC come Enterprise Cloud provider e nella fornitura di servizi infrastrutturali a livello globale, e dimostra la nostra capacità di mettere l’innovazione e la trasformazione tecnologica al servizio degli obiettivi di business delle aziende più innovative e dinamiche del mondo”.

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L’ICT determinante per migliorare il rapporto col cliente https://www.datamanager.it/news/ict/lict-determinante-migliorare-il-rapporto-col-cliente Mon, 09 Jul 2012 13:46:44 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/07/lict-determinante-per-migliorare-il-rapporto-col-cliente/ Definire il proprio target, gestire in modo efficiente le relazioni con la clientela, creare offerte personalizzate e nuove reti di distribuzione attraverso migliori strategie di customer intimacy che permettano di capire le esigenze della clientela. E' questa la principale strategia di differenziazione, secondo il Barometro Customer Intimacy di CSC

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Definire accuratamente il proprio target, gestire in modo efficiente le relazioni con la clientela, creare offerte personalizzate e nuove reti di distribuzione attraverso migliori strategie di customer intimacy che permettano di capire appieno le esigenze della clientela. Per il 41% delle aziende intervistate (una percentuale in calo, ma molto consistente) è ancora questa la principale strategia di differenziazione secondo i risultati del più recente Barometro Customer Intimacy realizzato da CSC, multinazionale specializzata in soluzioni e servizi IT innovativi per tutti i settori del business che ogni anno produce ricerche sui principali trend aziendali. Realizzata in collaborazione con l’Istituto di studi TNS Sofres, la seconda edizione del Barometro Customer Intimacy è stata condotta su un campione di 80 direttori marketing, sales, distribuzione e CRM di imprese europee con più di 1000 dipendenti, intervistati su come stanno cambiando le loro funzioni quanto a sfide, performance e prospettive.

Target definiti, relazioni efficienti, offerte personalizzate, canali segmentati

Questi i risultati, nel dettaglio: il 38% delle aziende ha indicato come obiettivo prioritario la semplificazione della customer experience e il miglioramento della qualità delle interazioni con i clienti, il 31% ha espresso la volontà di adattare la propria offerta per meglio rispondere alle esigenze dei clienti, il 41% considera ancora la customer intimacy come l’obiettivo strategico principale per differenziare la propria organizzazione. Ancora: nel corso degli ultimi due anni, il 60% delle aziende ha favorito la personalizzazione dell’offerta per rispondere meglio alle aspettative del mercato e per rafforzare ulteriormente la customer intimacy e quasi il 40% delle organizzazioni sta investendo in modo significativo su canali dematerializzati (il 71% considera Internet e i nuovi media una priorità, mentre il 52% predilige la posta cartacea e le e-mail) a discapito delle reti fisiche e/o delle forze di vendita sul territorio (preferiti rispettivamente dal 42 e dal 44%). Il 20% degli intervistati considera i clienti come veri e propri partner e ritiene che dovrebbero essere coinvolti nei principali processi operativi legati alla creazione e allo sviluppo dell’offerta (joint design, contributo alle strategie di go-to-market e partecipazione alla fase di post vendita all’interno delle community). Il 9% è però consapevole della necessità di essere più selettivi nella scelta dei clienti, privilegiando la redditività dei singoli anche se questo significa non operare più su tutti i mercati e su tutte le customer base disponibili.

Customer intimacy o superiorità del prodotto?

Tuttavia, diverse aziende oggi si stanno chiedendo se valga la pena di investire ingenti quantità di energie e risorse sulle reti di distribuzione, sui canali di interazione, sull’ampliamento dell’offerta, sulla capacità di segmentare la propria clientela quando i clienti sembrano essere esclusivamente interessati ad ottenere prezzi più bassi e sono in grado di incrinare la relazione con l’azienda semplicemente attraverso un post o un tweet negativo.

Dalla ricerca emerge infatti una netta contrazione della percentuale di intervistati che considerano la customer intimacy come principale strategia di differenziazione (-12 punti, per un totale del 41%), a favore dell’eccellenza operativa (+3 punti, per un totale del 33%) e soprattutto della superiorità del prodotto (+12 punti, per un totale del 26%). Le aziende stanno dunque utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione per presentare offerte che siano realmente differenziate, sia in termini di concept sia nel modo in cui vengono introdotte sul mercato, definendo con cura i prezzi e selezionando canali sempre più integrati, con l’obiettivo di rafforzare la customer experience.

Dalle nuove tecnologie e dal cloud un apporto determinante

Le aziende devono essere in grado di industrializzare le relazioni con la clientela e di ottimizzare il mix offerta / canale / cliente senza omogeneizzare eccessivamente il proprio approccio. Nella maggior parte dei casi questo è possibile oggi grazie alle nuove tecnologie, che permettono di ampliare, quasi senza limitazioni, la propria gamma di prodotti (ad esempio utilizzando cataloghi dinamici basati su elementi modulari attraverso cui i clienti possono selezionare ciò che desiderano), espandere le piattaforme di interazione dei processi aziendali (dalla progettazione del prodotto fino ai servizi post-vendita), adottare modelli di prezzo dinamici e sistemi di pagamento correlati al profilo del singolo cliente, gestire la raccolta, l’archiviazione e il trattamento della totalità dei dati relativi ai clienti.

Altra condizione fondamentale sarà passare da un approccio “tutto – ovunque – per tutti” a una strategia basata su offerte mirate in tempo reale, lanciate sui corretti segmenti di mercato utilizzando il canale appropriato: il 10% delle aziende intervistate si sta già concentrando sul targeting di clienti specifici e il 60% ha dichiarato che la personalizzazione dell’offering sarà al centro degli investimenti di customer intimacy per i prossimi due anni.

“La tecnologia costituisce il motore della trasformazione, ma ciò che davvero deve essere trasformata è la cultura aziendale. Le aziende devono passare dall’approccio basato sul prodotto a quello centrato sul servizio ai clienti – commenta Claude Czechowski, presidente e CEO di CSC South & West Europe -. Per farlo le aziende devono avvicinarsi ai clienti, sia attraverso la personalizzazione dell’offerta sia attraverso la segmentazione su tutti i canali, attuare strategie cross-channel, cercare di umanizzare il rapporto con la clientela. I nuovi servizi devono essere distribuiti in maniera efficace e le aziende devono assicurarsi che la diffusione della cultura del servizio al cliente all’interno dell’organizzazione sia il motore dell’eccellenza operativa, guidi l’innovazione dei servizi e aumenti il valore del cliente per l’azienda stessa”.

I modelli operativi delle imprese devono cambiare

Queste strategie implicano una profonda revisione dei modelli operativi delle imprese. In particolare, è necessario prediligere la scelta di location più decentrate e promuovere una cultura fondata su semplicità e trasparenza a concreto beneficio dei clienti. La revisione dei sistemi informativi è un altro dei temi all’ordine del giorno e l’ascesa del cloud computing permette di rispondere alle crescenti esigenze di scalabilità e flessibilità finanziaria. Fattori, questi, più che sufficienti per facilitare la rapida espansione dei sistemi di Customer relationship management e determinanti anche nell’ambito di un processo di riorientamento delle risorse di marketing e sales verso la creazione di soluzioni sempre più personalizzate. Infine, il lancio di progetti “big data” permette alle aziende di trovarsi nelle condizioni giuste per generare, interpretare e condividere tutte le informazioni di cui sono a conoscenza sui propri clienti, sfruttando al massimo dati che spesso non sono strutturati e che provengono da fonti diverse (sistemi di CRM interni, social media, partner, etc…).

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HR: la vera sfida è attrarre e trattenere talenti sempre più rari https://www.datamanager.it/news/nuovi-talenti/hr-la-vera-sfida-attrarre-e-trattenere-talenti-sempre-pi-rari Tue, 29 May 2012 08:54:54 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/05/hr-la-vera-sfida-e-attrarre-e-trattenere-talenti-sempre-piu-rari/ E' quanto emerge dal Barometro HR, indagine commissionata dalla multinazionale Csc su come cambia la funzione del responsabile risorse umane

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E’ quanto emerge dal Barometro HR, indagine commissionata dalla multinazionale Csc su come cambia la funzione del responsabile risorse umane

Nonostante la crisi, le priorità dei direttori HR non sono cambiate: attrarre, coltivare e trattenere i talenti è ancora oggi uno dei principali impegni. Anzi, questi tempi bui hanno fatto riscoprire alle aziende il ruolo fondamentale dei dipendenti, della loro motivazione e del loro impegno, caratteristiche che vanno riconosciute, mantenute ed accresciute, o dove è necessario recuperate, con l’utilizzo di social network e di strutture organizzative fondate più sulla collaborazione, la fiducia e la libertà di manovra che sulla tradizionale catena di comando gerarchica.   

È quanto emerge dal Barometro HR 2011 di CSC, leader globale nella fornitura di soluzioni e servizi IT innovativi in tutti i principali settori di mercato, che per il nono anno ha intervistato, insieme al noto istituto di ricerca indipendente TNS Sofres, 80 direttori o manager HR di grandi aziende europee sui profili professionali, le priorità, le performance e le prospettive dei loro dipartimenti. Il Barometro HR – che si può scaricare collegandosi al sito www.csc.com/it – rientra tra le ricerche che CSC conduce nell’ambito del proprio programma IDEAS (Inspiration, Debate, Executive, Annual Surveys) per monitorare l’evoluzione di importanti funzioni o processi di business.

In particolare, l’indagine è stata sottoposta nel luglio 2011 a manager di organizzazioni pubbliche e private che avessero almeno mille dipendenti, con sede in Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Spagna, Portogallo e Regno Unito. Le risposte, riportate in dettaglio, sono corredate da interviste a noti manager europei e italiani. Per il 76% degli intervistati la maggiore priorità rimane l’acquisizione e il mantenimento dei talenti, la cui carenza rappresenta un preoccupante fenomeno in crescita a causa del contesto globalizzato e delle strozzature nel mercato del lavoro. Ecco perché il 78% dei direttori HR sostiene che il proprio obiettivo principale sia migliorare l’efficacia della gestione dei dipendenti.

Un risultato da ottenere anche grazie all’utilizzo di social network, che possono facilitare il recruitment di profili talvolta non ancora individuati e, al tempo stesso, accrescere il commitment dei dipendenti (indicato come prioritario dal 67% degli intervistati). Senza contare che i social network possono contribuire allo scambio di informazioni, alla creazione di comunità tematiche e di team interni più efficienti, elementi necessari per passare da organizzazioni di tipo gerarchico, invise alle nuove generazioni, a sistemi basati sulla collaborazione. 

Non mancano tuttavia riferimenti alla crisi, che obbliga le imprese a costanti riorganizzazioni. Se infatti, come si diceva,  l’attrazione di nuovi talenti risulta sempre importantissima, a indicarla quest’anno è il 76% dei manager contro l’88% del 2010, mentre l’81% colloca il sostegno alle trasformazioni organizzative in cima alla propria lista di obiettivi. Inoltre, il 58% degli intervistati dichiara di aver ridotto la forza lavoro (rispetto al 37% dei due anni precedenti), mentre il 64% conferma rallentamenti nel recruiting e blocchi delle assunzioni. Nel 2011, poi, il 34% dei manager ha ridotto gli stanziamenti per la formazione e il 31% delle aziende ha congelato i salari. 

Dati, questi, che non devono far pensare a una scarsa sensibilità verso i dipendenti e la comunità: il 77% degli interpellati cita il mantenimento di un’atmosfera favorevole nell’ambiente di lavoro come uno degli obiettivi chiave e solo il 36% prevede una riduzione dei costi di esercizio della funzione HR. Il 64% indica la responsabilità sociale d’impresa come la misura principale per definire la qualità del proprio management.

Scarica gratuitamente l’indagine completa cliccando qui 

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CSC, Barometro 2011 sul supplier relationship management https://www.datamanager.it/news/supplier-relationship-management/csc-barometro-2011-sul-supplier-relationship-management Tue, 13 Mar 2012 15:18:17 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/03/csc-barometro-2011-sul-supplier-relationship-management/ Gli uffici Acquisti, che hanno subito una serie di shock rilevanti in questi anni, stanno rivedendo alcune priorità, cercando al contempo di implementare strategie di risk management più solide

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Gli uffici Acquisti, che hanno subito una serie di shock rilevanti in questi anni, stanno rivedendo alcune priorità, cercando al contempo di implementare strategie di risk management più solide

Nel 2009 Toyota ha dovuto ritirare dal mercato 9 milioni di veicoli. Nel 2010, in occasione dell’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull, il trasporto aereo è stato interamente immobilizzato. Nel 2011 il Giappone ha subito un colpo violento dallo tsunami. Eventi che hanno messo a dura prova la supply chain di molte aziende, evidenziando i limiti dei principi su cui si basa la pianificazione produttiva: il just in time (riduzione dei costi di magazzino), il global sourcing (riduzione dei costi d’acquisto), la standardizzazione dei componenti (economie di scala). Pur senza portare a un radicale ripensamento dei dogma correnti, questi “scossoni” hanno spinto le aziende a riflettere più a fondo sulla fragilità della propria supply chain.

Oggi, il 62% degli executive della supply chain annovera la gestione del rischio tra le proprie priorità. E’ uno dei risultati dell’ultima edizione del “Barometro SRM” (Supplier Relationship Management), indagine condotta da CSC – multinazionale specializzata nella fornitura di soluzioni e servizi IT innovativi – in collaborazione con il magazine Challenges e l’Istituto di ricerca indipendente TNS Sofres su un panel di oltre 160 direttori acquisti-logistica di grandi aziende statunitensi ed europee, Italia compresa.

Una maggiore consapevolezza che sta determinando l’evoluzione dei processi atti a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, dual sourcing in particolare, e la tendenza a instaurare relazioni con i fornitori basate su partnership di lungo periodo.

Indicata come priorità dal 76% dei direttori acquisti-logistica che hanno partecipato all’edizione 2011 dell’indagine, la capacità di saper gestire tali relazioni rappresenta un notevole vantaggio competitivo, poiché la maggior parte degli uffici acquisti ha una scarsa conoscenza della propria rete di fornitori secondari. Nel prossimo futuro sarà dunque necessario analizzare attentamente l’eventuale vulnerabilità dei rapporti con i fornitori e adottare le opportune misure per contenerla. Né la valutazione dovrà essere squisitamente finanziaria, ma dovrà tener conto di qualità, audit e dashboard per poter rilevare le potenziali problematiche in termini di budget, tempistiche, qualità e sicurezza dei fornitori.

Tale metodologia è già una realtà in molti settori. La ricerca ha confermato, infatti, che nel 2011 il numero di aziende che ha valutato i propri fornitori integrando criteri standard a parametri specifici relativi, ad esempio, alla capacità di supportare lo sviluppo sostenibile, è aumentato di quasi la metà, con un incremento più significativo in Europa (+58%) rispetto a quanto verificato negli Stati Uniti (+37%). Se la gestione del rischio si colloca al terzo posto nella lista delle priorità di quest’anno (62%), i piani di riduzione dei costi (76%) e la gestione delle relazioni con i fornitori (76%) sono ancora, a pari merito, al primo posto. Sin dall’inizio della crisi, proprio all’SRM è stato riconosciuto il valore di trend principale per il miglioramento delle prestazioni legate agli approvvigionamenti.

E ancora, tra i tool fondamentali il Cloud Computing, relativamente poco citato nelle precedenti edizioni del Barometro, quest’anno è stato indicato come uno strumento prioritario su cui far leva dal 17% degli intervistati (25% negli Stati Uniti e 10% in Europa). Inoltre, l’e-sourcing, con l’81% delle risposte, ha scalzato dal primo posto l’e-procurement, attestatosi al 76%, seguito da intranet e comunità online (67%) e fatturazione elettronica (57%). Oggi la funzione Acquisti sta cercando di rispondere all’esigenza, sempre crescente, di maggior trasparenza e reattività. Nella maggior parte dei casi, i direttori acquisti-logistica ritengono che il modo migliore per raggiungere tali obiettivi sia implementare sistemi informativi sostenuti da dati robusti, che consentano loro un monitoraggio costante della base fornitori e l’eventuale identificazione di competitor in grado di sostituirli. Nei prossimi anni, quindi, la priorità dovrà riguardare la mappatura e la classificazione di tutti i dati raccolti in funzione della natura economica, politica o ambientale degli stessi.

Anche lo sviluppo di progetti di collaborazione è parte integrante della ricerca di una maggiore trasparenza e reattività. La funzione Acquisti sta, infatti, lavorando duramente per riformare le modalità di gestione delle proprie reti di partner, con l’obiettivo di includere i fornitori in ecosistemi sempre più partecipativi. In tale contesto, l’adozione di strumenti collaborativi offre grandi vantaggi in termini di monitoraggio delle performance dei fornitori, consentendo sia a loro sia ai clienti interni di lavorare su un unico sistema e di condividere metodologie e strumenti.

Scarica la ricerca completa cliccando qui

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Responsabilità sociale d’impresa: CSC e Croce Rossa Italiana contro le morti da soffocamento nei bambini https://www.datamanager.it/news/csc/responsabilit-sociale-dimpresa-csc-e-croce-rossa-italiana-contro-le-morti-da-soffocamento-n Fri, 02 Mar 2012 08:36:04 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/03/responsabilita-sociale-dimpresa-csc-e-croce-rossa-italiana-contro-le-morti-da-soffocamento-nei-bambini/ In tutte le sedi italiane della multinazionale IT lezioni gratuite ai dipendenti sulla disostruzione delle vie aeree dei piccolissimi

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In tutte le sedi italiane della multinazionale IT lezioni gratuite ai dipendenti sulla disostruzione delle vie aeree dei piccolissimi

“Chi salva un bambino, salva il mondo intero”: è questo il motto dell’iniziativa lanciata in collaborazione con la Croce Rossa Italiana da CSC, multinazionale specializzata nella fornitura di soluzioni e servizi IT innovativi. L’azienda, da sempre sensibile ai temi di responsabilità sociale d’impresa, ha scelto di dare l’opportunità ai propri dipendenti di partecipare gratuitamente a un corso di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica. Tra martedì e ieri le sedi di Padova, Roma, Torino e Milano hanno ospitato gli istruttori della Croce Rossa, che hanno illustrato ai partecipanti le corrette manovre per liberare in tempo la trachea dei bambini che abbiano ingerito piccoli oggetti o bocconi andati di traverso.

Ogni anno, in Italia ben 50 famiglie sono colpite dalla tragedia del soffocamento in età pediatrica: una strage silenziosa che uccide circa un bambino a settimana (si tratta del 27% dei decessi pediatrici accidentali) e che potrebbe essere evitata grazie a una semplice e corretta informazione su cosa fare e cosa non fare nell’imminenza dell’incidente. Perchè è l’intervento di chi assiste il piccolo nell’immediatezza a salvargli la vita. Il progetto ha avuto successo tra i dipendenti CSC e le adesioni sono state numerose, spesso allargate anche a coniugi, amici o parenti interessati a partecipare al corso.

“La nostra azienda, da sempre attenta ai temi di responsabilità sociale dell’impresa, ha scelto di sostenere la Croce Rossa Italiana in questa iniziativa perchè crediamo che sia essenziale promuovere simili progetti – commenta Stefania Di Cristofaro, Strategy and Market Development Director di CSC Italia -. E’ anche in questo modo che valorizziamo i nostri professionisti, supportandoli nel loro essere persone che partecipano attivamente al miglioramento della vita della comunità”.

Imparare queste semplici ed efficaci procedure, riconosciute dai principali organismi sanitari internazionali, è importante per diffondere tra un numero sempre maggiore di famiglie conoscenze utili a intervenire in maniera corretta e abbandonare definitivamente manovre errate, magari tramandate dai nonni, come prendere il bambino per i piedi e mettergli le dita in bocca, che possono generare conseguenze drammatiche e vanificare i successivi interventi del 118.

 

 

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