Cyberark – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 11 Feb 2026 14:49:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Cyberark – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Palo Alto Networks completa l’acquisizione di CyberArk e protegge l’era dell’AI https://www.datamanager.it/2026/02/palo-alto-networks-completa-lacquisizione-di-cyberark-e-protegge-lera-dellai/ Wed, 11 Feb 2026 14:49:23 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250898 Integrata la piattaforma leader che fornisce sicurezza unificata per identità umane, agentiche e macchina Palo Alto Networks, leader globale nella cybersecurity, annuncia il completamento dell’acquisizione di CyberArk, stabilendo così l’Identity Security come pilastro fondamentale della propria strategia di platformization. L’integrazione della CyberArk Identity Security Platform permette a Palo Alto Networks di proteggere ogni identità in […]

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Integrata la piattaforma leader che fornisce sicurezza unificata per identità umane, agentiche e macchina

Palo Alto Networks, leader globale nella cybersecurity, annuncia il completamento dell’acquisizione di CyberArk, stabilendo così l’Identity Security come pilastro fondamentale della propria strategia di platformization. L’integrazione della CyberArk Identity Security Platform permette a Palo Alto Networks di proteggere ogni identità in azienda – umane, agentiche e macchina.

La sicurezza delle identità è diventata fondamentale per proteggere l’azienda moderna. Man mano che le organizzazioni estendono l’utilizzo di cloud, automazione e AI, l’identità – spinta dalla rapida crescita di quelle umane, macchina e AI che operano continuamente con accessi elevati – è emersa come principale vettore di attacco. Oggi le identità macchina superano quelle umane in un rapporto di oltre 80 a 1, e il 75% delle aziende riconosce che le proprie identità umane siano governate da modelli di privilegio obsoleti ed eccessivamente permissivi. Gli attaccanti sfruttano sempre più queste debolezze, rendendo abuso di credenziali e privilegi eccessivi i vettori di minaccia dominanti. Quasi il 90% delle organizzazioni ha già subìto una violazione incentrata sull’identità.

L’acquisizione di CyberArk affronta questo cambiamento, estendendo i controlli di sicurezza dei privilegi oltre un ristretto gruppo di admin a ogni identità in azienda. Democratizzando gli accessi privilegiati tra identità umane, macchina e AI, le organizzazioni possono ridurre i privilegi permanenti, limitare il movimento laterale e bloccare più velocemente gli attacchi basati su identità. Le aziende che utilizzano questa tipologia di controlli possono accelerare la risposta alle violazioni fino all’80%, impedendo agli attaccanti di abusare di credenziali e accessi eccessivi.

Le soluzioni di Identity Security di CyberArk continueranno a essere disponibili come piattaforma autonoma. Parallelamente, è in corso l’integrazione delle avanzate funzionalità di CyberArk nell’ecosistema di Palo Alto Networks. I clienti esistenti non subiranno interruzioni e beneficeranno di una roadmap accelerata, focalizzata su resilienza, efficienza operativa e miglioramento dei livelli di sicurezza.

“L’emergente ondata di agenti AI richiede la protezione di ogni identità – umana, macchina e agentica. Per questo abbiamo agito con decisione, annunciando la nostra intenzione di acquisire CyberArk lo scorso luglio, e sono entusiasta che l’integrazione dei prodotti abbia inizio. Per i nostri clienti, questo significa la fine dei “silos di identità”. Ora possono gestire gli accessi privilegiati nel loro ambiente cloud ibrido, rivolgendosi alla stessa azienda di cui si fidano per la protezione della rete e le security operations, con la garanzia di essere protetti nell’era dell’AI,” sottolinea Nikesh Arora, Chairman e CEO di Palo Alto Networks.

“L’unione con Palo Alto Networks conduce alla creazione del cyber difensore assoluto per l’azienda moderna. Si tratta di una condizione vantaggiosa per tutti: i nostri clienti ottengono accesso al portfolio di sicurezza più completo al mondo, i nostri dipendenti si uniscono a un motore di innovazione globale. Insieme, stiamo creando la combinazione di tecnologie comprovate più robusta del mercato per fermare le violazioni basate su identità,” afferma Matt Cohen, CEO di CyberArk.

Palo Alto Networks annuncia l’intenzione di una doppia quotazione sulla Borsa di Tel Aviv (TASE)

Facendo leva sull’eredità di CyberArk e sulla posizione di Israele quale polo globale della cybersecurity, Palo Alto Networks annuncia l’intenzione di procedere con una quotazione secondaria alla Borsa di Tel Aviv (TASE). Nell’ambito di questa mossa storica, la società prevede di adottare il ticker “CYBR” sulla TASE, rendendo così un tributo di risonanza mondiale al marchio costruito da CyberArk e garantendo che la sua identità rimanga un caposaldo della strategia globale.

Palo Alto Networks continuerà a essere quotata e scambiata con il ticker “PANW” sul NASDAQ Global Select Market. Questa quotazione posizionerebbe Palo Alto Networks come la maggiore società quotata sul TASE per capitalizzazione di mercato. Tale impegno rafforza ulteriormente il centro di R&S israeliano dell’azienda, già il più grande al di fuori della Silicon Valley, quale primario hub globale di innovazione dedicato a proteggere il futuro dell’era dell’AI.

Dettagli della transazione

Secondo i termini dell’accordo, gli azionisti di CyberArk hanno diritto a ricevere 45,00 dollari in contanti e 2,2005 azioni ordinarie di Palo Alto Networks per ogni azione ordinaria di CyberArk.

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Le Public Key Infrastructure tradizionali mettono a rischio le identità digitali https://www.datamanager.it/2026/01/le-public-key-infrastructure-tradizionali-mettono-a-rischio-le-identita-digitali/ Thu, 22 Jan 2026 10:55:37 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250404 Come evidenza una nuova ricerca di CyberArk, la sicurezza delle PKI è sotto pressione a causa del crescente numero di identità macchina e di carichi di lavoro. Il 60% delle aziende ha subìto exploit a causa di crittografia debole CyberArk, il leader globale nell’Identity Security, presenta i risultati di un nuovo report, “Trend nella sicurezza delle […]

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Come evidenza una nuova ricerca di CyberArk, la sicurezza delle PKI è sotto pressione a causa del crescente numero di identità macchina e di carichi di lavoro. Il 60% delle aziende ha subìto exploit a causa di crittografia debole

CyberArk, il leader globale nell’Identity Security, presenta i risultati di un nuovo report, “Trend nella sicurezza delle PKI: analisi globale su tendenze, sfide e impatto sul business”, realizzato da Ponemon Institute, importante società di ricerca indipendente. L’indagine, commissionata da CyberArk, analizza le prospettive di circa 2.000 professionisti IT e della sicurezza sullo stato della protezione della public key infrastructure (PKI) e rivela come i sistemi PKI obsoleti siano il principale ostacolo a una gestione protetta dei certificati, alimentando exploit di sicurezza nel 60% delle organizzazioni.

La PKI è un sistema progettato per creare e gestire certificati digitali che verificano le identità di utenti e dispositivi. Tuttavia, le moderne esigenze di identità – determinate dall’aumento delle identità macchina e dei carichi di lavoro in ambienti cloud-native e zero trust – hanno portato a una crescita senza precedenti della loro complessità.

I sistemi PKI tradizionali e la rapida crescita dei certificati sono fattori nascosti che generano costi

Il report mostra come la PKI rimanga essenziale per poter fare affidamento su identità digitali sicure, ma i sistemi tradizionali gestiti dalle persone con approcci frammentati e processi manuali, non riescono a stare al passo con le attuali esigenze dei certificati. Senza un approccio moderno e automatizzato, il divario tra richieste di certificati e capacità organizzativa non potrà che estendersi, lasciando le aziende ad affrontare vincoli legati alle risorse e aumento dei costi operativi.

  • Per il 34% delle organizzazioni i costi e rischi della PKI tradizionale sono il principale ostacolo per una PKI sicura.
  • In media, le aziende gestiscono oltre 114.000 certificati interni, ma dispongono solo di quattro dipendenti a tempo pieno dedicati alla gestione della PKI.
  • Il 63% è costretto a esternalizzare la gestione della PKI a causa della mancanza di risorse e competenze.

I processi manuali amplificano i rischi per la sicurezza

I processi manuali di tracciamento e rinnovo sono inefficienti e potenzialmente rischiosi, causando costose interruzioni dei servizi ed exploit di sicurezza.

  • Il 56% delle aziende ha subìto interruzioni non pianificate a causa di certificati scaduti o errori di configurazione.
  • Il 60% exploit di sicurezza a causa di una crittografia debole.
  • Il 58% compromissioni da parte di autorità di certificazione (CA) di terze parti.
  • Il 43% il furto di chiavi private di server.

“Il rapido ampliamento delle identità macchina ha completamente cambiato il modello operativo della PKI. La complessità di gestione di un numero crescente di certificati è aggravata da sistemi legacy, processi manuali e vincoli legati alle risorse,” ha affermato Kurt Sand, GM of Machine Identity Security di CyberArk. “Mentre i volumi dei certificati crescono e la loro durata di vita continua a ridursi, l’impatto finanziario e operativo di una PKI non gestita aumenterà rapidamente. È il momento per le aziende di automatizzare e modernizzare la propria PKI al fine di ridurre gli oneri operativi e migliorare la loro postura di sicurezza complessiva.”

Visibilità unificata e automazione migliorano l’efficacia della PKI

Il report rileva un basso livello di fiducia complessiva in termini di conformità e sicurezza. Le organizzazioni che investono in automazione e visibilità unificata riscontrano oneri operativi ridotti, un minor numero di interruzioni e migliori livelli di conformità PKI.

  • Solo il 46% delle aziende è altamente fiducioso che la propria PKI possa soddisfare i requisiti di conformità, e meno della metà (48%) è certa che sia efficace contro attacchi informatici o minacce interne.
  • Le organizzazioni con un’elevata fiducia nella conformità della loro PKI hanno maggiori probabilità di avere una visibilità unificata sul loro inventario di certificati (75% contro il 47% complessivo). La maggior parte (61%) di queste aziende ha adottato l’AI come parte della propria strategia PKI, rispetto al 50% del campione complessivo.

“La PKI è di fondamentale importanza per garantire fiducia, sicurezza e privacy nelle comunicazioni digitali. Tuttavia, come dimostrato dalla ricerca, le aziende non hanno fiducia nella capacità della PKI di proteggerle dalle minacce e tenere il passo con la crescente domanda dei loro dispositivi e carichi di lavoro,” ha affermato Larry Ponemon, chairman e fondatore di Ponemon Institute. “Per aumentare l’efficacia della PK, credo che un maggior numero di aziende adotteranno l’AI per ridurre gli oneri operativi e ottenere risultati di sicurezza più robusti.”

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Cresce il rischio cyber: le identità alimentate da AI aumentano rapidamente, ma solo l’1% delle aziende adotta accessi privilegiati Just-in-Time https://www.datamanager.it/2026/01/cresce-il-rischio-cyber-le-identita-alimentate-da-ai-aumentano-rapidamente-ma-solo-l1-delle-aziende-adotta-accessi-privilegiati-just-in-time/ Mon, 12 Jan 2026 10:32:22 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250174 Secondo la nuova ricerca CyberArk, almeno la metà degli accessi privilegiati del 91% delle aziende è always-on, con “privilegi ombra” e strumenti frammentati che incrementano e accelerano i rischi CyberArk, leader globale nell’identity security, presenta i risultati di una nuova ricerca in cui emerge un divario significativo tra la fiducia delle aziende nei loro programmi […]

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Secondo la nuova ricerca CyberArk, almeno la metà degli accessi privilegiati del 91% delle aziende è always-on, con “privilegi ombra” e strumenti frammentati che incrementano e accelerano i rischi

CyberArk, leader globale nell’identity security, presenta i risultati di una nuova ricerca in cui emerge un divario significativo tra la fiducia delle aziende nei loro programmi di accessi privilegiati e la realtà delle loro pratiche quotidiane, in un momento in cui l’AI estende rapidamente la superficie di attacco focalizzata sulle identità.

Nonostante il 76% delle organizzazioni dichiari che le proprie strategie di gestione degli accessi privilegiati (PAM) siano pronte per ambienti AI, cloud e ibridi, in molte continuano a fare affidamento in modo significativo su presupposti di accesso sempre attivo, inizialmente concepiti per ambienti operativi molto meno dinamici di quelli attuali.

Le aziende sovrastimano la loro preparazione per AI e cloud

Lo studio, che ha coinvolto 500 professionisti negli Stati Uniti attivi in ambito PAM, identità e infrastrutture, mette in luce come, sebbene gli sforzi di modernizzazione siano indubbiamente in corso, pochissime aziende abbiano ancora adottato modelli di accesso adattivi e a tempo limitato, allineati ai principi Zero Trust.

I risultati principali evidenziano che:

  • Solo l’1% ha implementato completamente un moderno modello di accesso privilegiato Just-in-Time (JIT).
  • Nel 91% dei casi, almeno la metà degli accessi privilegiati è always-on, con accesso illimitato e persistente a sistemi sensibili.
  • Il 45% applica agli agenti AI gli stessi controlli di accesso privilegiato utilizzati per le identità umane.
  • Il 33% dichiara di non disporre di chiare policy di accesso per l’AI.

Privilegi ombra e proliferazione di tool accelerano i rischi

La ricerca evidenzia il problema diffuso e crescente dei “privilegi ombra” — account e secret privilegiati non gestiti, sconosciuti o non necessari che si accumulano silenziosamente nel tempo.

  • Il 54% delle aziende scopre ogni settimana account e secret privilegiati non gestiti.
  • L’88% gestisce due o più strumenti di sicurezza delle identità, creando una frammentazione che introduce punti ciechi.
  • Il 66% afferma che le tradizionali revisioni degli accessi privilegiati ritardano i progetti.
  • Il 63% ammette che i dipendenti aggirano i controlli per procedere più rapidamente.

“Ambienti dinamici e in continua evoluzione comportano un cambiamento radicale della natura degli accessi privilegiati e delle modalità con cui questi possono essere protetti,” dichiara Matt Cohen, CEO di CyberArk. “Con solo l’1% delle aziende che ha implementato in modo completo un modello di accesso Just-in-Time, è evidente che una modernizzazione del settore sia ormai indispensabile. Se agenti AI e identità non umane assumono compiti sempre più sensibili, applicare i giusti controlli dei privilegi per ogni identità — e governare ogni azione privilegiata — è ora essenziale.”

Per ridurre il rischio e supportare l’innovazione su larga scala, le aziende dovrebbero concentrarsi sull’evoluzione delle modalità di applicazione degli accessi privilegiati, senza però abbandonare i controlli fondamentali:

  • Ridurre al minimo i privilegi permanenti, implementando accessi dinamici e basati sul rischio.
  • Adottare accesso Just-in-Time automatizzato e orchestrato per azioni sensibili o ad alto rischio.
  • Applicare controlli dei privilegi appropriati a tutte le identità umane, macchina e AI, sulla base di contesto e rischio.
  • Semplificare e consolidare le piattaforme di identità per migliorare visibilità e governance.

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CyberArk presenta la prima soluzione di identity security progettata esplicitamente per proteggere gli agenti AI con controlli dei privilegi https://www.datamanager.it/2025/11/cyberark-presenta-la-prima-soluzione-di-identity-security-progettata-esplicitamente-per-proteggere-gli-agenti-ai-con-controlli-dei-privilegi/ Wed, 05 Nov 2025 10:35:45 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248890 Fornisce controlli dei privilegi, visibilità e conformità per la nuova classe di identità degli agenti AI CyberArk, leader globale nell’identity security, annuncia la disponibilità generale di CyberArk Secure AI Agents Solution, ampliando la propria Identity Security Platform con controlli dei privilegi all’avanguardia nel settore per proteggere la classe delle identità degli agenti AI, in rapida crescita. […]

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Fornisce controlli dei privilegi, visibilità e conformità per la nuova classe di identità degli agenti AI

CyberArk, leader globale nell’identity security, annuncia la disponibilità generale di CyberArk Secure AI Agents Solution, ampliando la propria Identity Security Platform con controlli dei privilegi all’avanguardia nel settore per proteggere la classe delle identità degli agenti AI, in rapida crescita.

Con la rapida adozione da parte delle aziende di agenti AI allo scopo di automatizzare le attività e aumentare l’efficienza, queste entità autonome stanno emergendo come una nuova categoria di identità potente e privilegiata. Gli agenti AI introducono nuovi rischi, tra cui allucinazioni, utilizzo improprio e potenziale takeover da parte di attori malintenzionati, che vengono ulteriormente accentuati quando gli agenti richiedono privilegi elevati.

CyberArk Secure AI Agents Solution affronta queste sfide, applicando il giusto livello di controlli dei privilegi, contribuendo a garantire che gli agenti AI abbiano solo l’accesso di cui hanno bisogno, quando necessario, e nulla di più. Questo approccio riduce i rischi, aiuta a prevenire accessi non autorizzati e consente alle aziende di scalare con fiducia le iniziative basate su intelligenza artificiale.

“Con le aziende che fanno sempre più ricorso ad agenti AI, costruttori e difensori devono comprendere come si evolvono i rischi legati alle identità quando gli agenti richiedono privilegi elevati,” ha affermato Matt Cohen, CEO di CyberArk. “Senza una forte capacità di rilevamento, controlli rigorosi dei privilegi e una gestione completa del ciclo di vita, le organizzazioni rischiano di perdere visibilità e di aprire la porta ad attacchi catastrofici che coinvolgono gli agenti. CyberArk protegge in modo unico l’intera gamma di identità – esseri umani, macchine e agenti AI – applicando il giusto livello di controlli dei privilegi, abilitando l’innovazione e mantenendo al contempo sicurezza e conformità.”

Proteggere gli agenti AI richiede un approccio incentrato sui privilegi

Secondo una nuova ricerca condotta da CyberArk sui CISO, l’adozione di agenti AI dovrebbe raggiungere il 76% entro tre anni, ma meno del 10% delle aziende dispone di adeguati controlli di sicurezza e privilegi. Il report, Securing Agentic AI: Identity as the Emerging Foundation for Defense evidenzia che:

  • Quasi il 40% delle istituzioni finanziarie enteprise e delle società di software fa già uso di agentic AI in produzione.
  • Meno di un’azienda su dieci ha implementato controlli di sicurezza proattivi su larga scala, come registri dei rischi e autorizzazioni dinamiche.
  • Due terzi dei CISO nel settore dei servizi finanziari e del software classificano l’agentic AI tra i primi tre rischi per la cybersecurity, con oltre un terzo che la cita come preoccupazione principale.
  • La maggior parte prevede che la protezione degli agenti AI determinerà un aumento della spesa per la cybersecuity nel prossimo anno.

Gli agenti AI agiscono in modo autonomo, ragionando e accedendo a sistemi sensibili, spesso richiedendo permessi privilegiati per eseguire le loro funzioni. Senza un’adeguata supervisione, questi privilegi possono essere utilizzati in modo improprio, o dirottati, con conseguenze potenzialmente gravi a livello aziendale e normativo.

Controlli dei privilegi per ogni identità

CyberArk Identity Security Platform offre controlli completi dei privilegi su tutta la gamma di identità: umane, macchina e AI. Con l’introduzione di Secure AI Agents Solution, queste funzionalità collaudate vengono estese agli agenti AI autonomi, applicando gli stessi principi di accesso just-in-time, privilegio minimo e monitoraggio continuo delle sessioni che hanno reso CyberArk leader nella sicurezza delle identità.

Questo approccio unificato e incentrato sui privilegi garantisce che ogni identità sia gestita, protetta e monitorata con lo stesso rigore, abilitando l’innovazione senza compromettere sicurezza o conformità.

CyberArk Secure AI Agents Solution offrirà:

  • Rilevamento completo degli agenti: individuazione automatica degli agenti AI in ambienti SaaS, cloud e di sviluppo, con profili arricchiti che includono proprietà, ruoli e diritti di accesso.
  • Protezione degli accessi degli agenti: applicazione di autenticazione forte e accesso con privilegi minimi, con zero standing e auditing delle attività degli agenti.
  • Rilevamento delle minacce in tempo reale: monitoraggio continuo di anomalie e accessi non autorizzati, con attivazione di alert automatici e risposta rapida.
  • Gestione del ciclo di vita e conformità: gestione degli agenti AI dalla creazione alla dismissione, supportando requisiti normativi in continua evoluzione e la preparazione agli audit.

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Nicolas Combaret è il nuovo Area Vice President di CyberArk per il Mediterraneo https://www.datamanager.it/2025/10/nicolas-combaret-e-il-nuovo-area-vice-president-di-cyberark-per-il-mediterraneo/ Thu, 16 Oct 2025 09:08:28 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248356 CyberArk, leader mondiale nell’Identity Security, sottolinea il suo impegno verso l’area del Mediterraneo con la nomina di Nicolas Combaret ad Area Vice President, Mediterranean. Questa nomina giunge in un momento in cui le aziende della regione affrontano una pressione crescente per proteggere i propri ambienti digitali, a causa dell’adozione accelerata del cloud, del crescente utilizzo […]

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CyberArk, leader mondiale nell’Identity Security, sottolinea il suo impegno verso l’area del Mediterraneo con la nomina di Nicolas Combaret ad Area Vice President, Mediterranean.

Questa nomina giunge in un momento in cui le aziende della regione affrontano una pressione crescente per proteggere i propri ambienti digitali, a causa dell’adozione accelerata del cloud, del crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale e dell’esplosione delle identità macchina.

Nicolas Combaret entra in CyberArk portando con sè un’esperienza più che trentennale nella leadership commerciale in ambito tecnologico. Ha ricoperto ruoli dirigenziali in IBM, Veritas/Symantec, Automic, Commvault e Rubrik e, più di recente, ha guidato l’attività di Forcepoint nella regione South EMEA in qualità di vice president. Basato a Parigi, supervisionerà l’attività di CyberArk in Francia & FSA, Italia, Spagna, Portogallo, Israele, Balcani e Adriatico.

“La regione del Mediterraneo si trova a un punto di svolta per quanto riguarda la sicurezza delle identità,” ha affermato Rich Turner, President EMEA di CyberArk. “Intelligenza artificiale, automazione e cloud stanno trasformando il modo in cui operano le aziende, ma stanno anche introducendo gravi rischi in termini di credenziali, accesso di terze parti e visibilità. Affidarsi alle tradizionali difese perimetrali non è più sufficiente, dato il rischio persistente derivante da identità umane e non scarsamente protette, che rimangono l’obiettivo principale nella stragrande maggioranza degli attacchi informatici. Ecco perché stiamo raddoppiando gli sforzi per aiutare i clienti ad adottare controlli basati sull’intelligenza artificiale, rafforzare la gestione dei privilegi e proteggere le identità in ogni ambiente.”

In tutta l’area, il panorama delle minacce sta diventando sempre più complesso. Le organizzazioni stanno adottando intelligenza artificiale e modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) per migliorare la sicurezza, ma ciò comporta spesso un aumento dei rischi, soprattutto quando si tratta di identità macchina non sufficientemente controllate, account cloud con permessi eccessivi e truffe basate sui deepfake. In questo nuovo ruolo Nicolas e il suo team aiuterà le aziende ad affrontare queste sfide con un approccio moderno alla sicurezza focalizzato sulle identità.

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La triplice minaccia dell’AI: mitigare i rischi della sua adozione con la sicurezza delle identità https://www.datamanager.it/2025/09/la-triplice-minaccia-dellai-mitigare-i-rischi-della-sua-adozione-con-la-sicurezza-delle-identita/ Tue, 16 Sep 2025 13:58:56 +0000 https://www.datamanager.it/?p=247507 A cura di David Higgins, Senior Director, Field Technology Office, CyberArk Recenti violazioni di alto profilo hanno dimostrato che l’Italia è ancora vulnerabile a minacce cyber sempre più avanzate. La crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane sta intensificando questa esposizione. Infatti, se da un lato è diventata essenziale per le aziende che cercano di […]

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A cura di David Higgins, Senior Director, Field Technology Office, CyberArk

Recenti violazioni di alto profilo hanno dimostrato che l’Italia è ancora vulnerabile a minacce cyber sempre più avanzate. La crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane sta intensificando questa esposizione. Infatti, se da un lato è diventata essenziale per le aziende che cercano di offrire valore mantenendo il proprio vantaggio competitivo, dall’altro comporta dei rischi che troppe imprese devono ancora mitigare completamente.

L’ultima ricerca di CyberArk identifica l’AI come una complessa “triplice minaccia”: viene sfruttata come vettore di attacco, utilizzata a scopo difensivo ma, fattore forse più preoccupante, dà luogo a nuove e significative lacune nella sicurezza. Alla luce di questo panorama di minacce in evoluzione, le aziende devono porre l’identity security al centro delle loro strategie di AI se desiderano costruire una resilienza futura.

AI: stesse minacce, nuovi problemi

L’intelligenza artificiale ha alzato il livello dei metodi di attacco tradizionali. Il phishing, che rimane il punto di ingresso più comune per le violazioni delle identità, si è evoluto oltre le e-mail fino ad arrivare a truffe sofisticate che utilizzano deepfake, voci clonate e messaggi dall’aspetto autentico.

Quasi il 70% delle aziende italiane è stato vittima di attacchi di phishing l’anno scorso, e il 49% ha segnalato più incidenti; a dimostrazione che anche una solida formazione e una protezione avanzata possono essere aggirate quando gli aggressori si avvalgono dell’IA per imitare contatti fidati e sfruttare la psicologia umana.

Non è più sufficiente pensare che le difese perimetrali convenzionali possano fermare queste minacce. Le aziende devono introdurre processi di verifica delle identità più rigorosi e creare una cultura in cui le attività sospette vengono segnalate e indagate senza esitazione.

Utilizzo dell’AI nella difesa

Se da un lato l’intelligenza artificiale sta potenziando le capacità degli attaccanti, dall’altro sta trasformando il modo di operare dei difensori. Il 39% delle aziende italiane utilizza AI e modelli linguistici di grandi dimensioni per effettuare analisi comportamentali e rilevare anomalie, e in molti SOC, è diventata un moltiplicatore di forze essenziale che consente a team di piccole dimensioni di gestire un carico di lavoro in aumento.

Il 63% delle organizzazioni italiane prevede che l’intelligenza artificiale sarà il principale fattore di spesa per la cybersecurity nel prossimo anno, percentuale che riflette la crescente consapevolezza che gli analisti umani, da soli, non possono tenere il passo con la portata e la velocità degli attacchi moderni. Tuttavia, la difesa basata su AI deve essere implementata in modo responsabile. Un’eccessiva dipendenza senza una sufficiente supervisione umana può portare a punti ciechi e una falsa fiducia. I team di sicurezza devono essere certi che gli strumenti di AI siano addestrati su dati di alta qualità, testati rigorosamente e aggiornati regolarmente per evitare derive o errori imprevisti.

 L’intelligenza artificiale sta ampliando la portata degli attacchi

Il terzo elemento della triplice minaccia è la rapida crescita delle identità macchina e degli agenti AI. Man mano che i dipendenti adottano nuovi strumenti di AI per aumentare la produttività, il numero di account non umani in Italia che accedono ai dati critici è cresciuto, superando ora quelli umani con un rapporto di 85 a uno. Molte di queste identità macchina hanno privilegi elevati, ma operano con una governance minima. Credenziali deboli, secret condivisi e gestione inconsistente del ciclo di vita creano opportunità per gli attaccanti di compromettere i sistemi con poca resistenza.

La Shadow AI sta aggravando questa sfida. La ricerca indica che il 42% delle realtà italiane non è in grado di proteggere il suo utilizzo e, secondo il 51% degli intervistati, insieme alle applicazioni di AI non autorizzate gioca un ruolo significativo nella creazione di silos di identità.

Gli strumenti non approvati possono elaborare dati riservati senza le dovute protezioni, lasciando le organizzazioni esposte a fughe di dati, non conformità e danni alla reputazione.

Per affrontare questo rischio i soli controlli tecnici non sono sufficienti e le aziende devono stabilire policy chiare sull’uso accettabile dell’AI, educare il personale sui rischi legati a comportamenti che mirano ad aggirare la sicurezza e fornire alternative sicure e approvate che soddisfino le esigenze aziendali senza creare vulnerabilità nascoste.

La sicurezza delle identità al centro della strategia digitale

Per garantire la protezione delle imprese guidate dall’AI è necessario incorporare la sicurezza delle identità in ogni livello della strategia digitale. Ciò significa garantire visibilità in tempo reale di tutte le identità – umane, macchina o agenti AI – applicando il minimo privilegio in modo coerente e monitorando continuamente i comportamenti di accesso insoliti che potrebbero segnalare una violazione.

Le aziende orientate al futuro stanno già aggiornando le loro strutture di gestione di identità e accessi per soddisfare le esigenze specifiche dell’AI attraverso l’adozione dell’accesso just-in-time per le identità macchina, il monitoraggio dell’escalation dei privilegi e il trattamento di tutti gli agenti AI con lo stesso scrutinio degli account umani.

L’intelligenza artificiale offre un valore enorme alle aziende che la adottano in modo responsabile, ma senza una solida sicurezza delle identità, questo valore può rapidamente diventare una passività. Le aziende che prospereranno saranno quelle che riconosceranno che la resilienza non è un optional, ma la base per una crescita a lungo termine.

In un’epoca in cui le aziende e i loro avversari sono entrambi potenziati dall’AI, un principio rimane saldo: la sicurezza inizia e finisce con le identità.

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Palo Alto Networks annuncia l’accordo per acquisire CyberArk https://www.datamanager.it/2025/07/palo-alto-networks-annuncia-laccordo-per-acquisire-cyberark/ Thu, 31 Jul 2025 08:00:47 +0000 https://www.datamanager.it/?p=247035 Nasce la piattaforma di sicurezza end-to-end per l’era dell’AI Palo Alto Networks, leader globale nella cybersecurity, e CyberArk, leader globale nella sicurezza delle identità, hanno annunciato oggi di aver stipulato un accordo definitivo in base al quale Palo Alto Networks acquisirà CyberArk. Secondo i termini dell’intesa gli azionisti di CyberArk riceveranno $45,00 in contanti e […]

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Nasce la piattaforma di sicurezza end-to-end per l’era dell’AI

Palo Alto Networks, leader globale nella cybersecurity, e CyberArk, leader globale nella sicurezza delle identità, hanno annunciato oggi di aver stipulato un accordo definitivo in base al quale Palo Alto Networks acquisirà CyberArk. Secondo i termini dell’intesa gli azionisti di CyberArk riceveranno $45,00 in contanti e 2,2005 azioni ordinarie di Palo Alto Networks per ogni azione CyberArk. Ciò rappresenta un valore azionario di circa $25 miliardi per CyberArk e un premio del 26% rispetto alla media non influenzata di 10 giorni dei VWAP giornalieri di CyberArk al venerdì 25 luglio 2025.

Questa unione strategica segna l’ingresso formale di Palo Alto Networks nel settore della sicurezza delle identità, trasformandola in un pilastro fondamentale della strategia multi-piattaforma dell’azienda. La combinazione della leadership di lunga data di CyberArk nell’identity security e nella gestione degli accessi privilegiati (PAM) con le piattaforme di sicurezza complete alimentate dall’AI di Palo Alto Networks estenderà la protezione a tutte le tipologie di identità privilegiate, tra cui individui, macchine e la nuova ondata di agenti AI autonomi. CyberArk si sta già affermando come piattaforma di sicurezza delle identità, e Palo Alto Networks aiuterà ad accelerare questo percorso verso la platformization, ottimizzando il livello di sicurezza dei clienti.

Nikesh Arora, President e CEO di Palo Alto Networks, ha dichiarato “La nostra strategia di ingresso nel mercato è sempre stata quella di entrare in categorie nel loro punto di inflessione, e crediamo che quel momento per la sicurezza delle identità sia adesso. Questa strategia ha guidato la nostra evoluzione da azienda di next-gen firewall a leader della cybersecurity multi-piattaforma. Oggi, l’ascesa dell’AI e l’esplosione delle identità macchina hanno chiarito che il futuro della sicurezza deve essere realizzato sulla visione che ogni identità richiede il giusto livello di controlli dei privilegi, non “la fallacia dell’IAM”. CyberArk è il leader nell’identity security, con una tecnologia duratura e fondamentale che è essenziale per proteggere l’era dell’AI. Insieme, definiremo il prossimo capitolo della cybersecurity.”

Udi Mokady, Fondatore ed Executive Chairman di CyberArk, ha sottolineato “Questo è un momento chiave nel percorso di CyberArk. Da subito, ci siamo prefissati di proteggere gli asset più critici del mondo, con una focalizzazione chiara su innovazione, fiducia e sicurezza. Unire le forze con Palo Alto Networks è un prossimo capitolo fondamentale, costruito su valori condivisi e un profondo impegno volto a risolvere le sfide più difficili legate alle identità. Insieme, offriremo un’esperienza impareggiabile attraverso identità umane e macchina, accesso privilegiato e innovazione basata su AI per proteggere ciò che verrà. Questa è più di una combinazione di tecnologie: è un’accelerazione della missione che abbiamo iniziato oltre due decenni fa. Sono incredibilmente orgoglioso di ciò che il nostro team ha realizzato e profondamente grato a tutti coloro che hanno reso possibile raggiungere questo traguardo.”

Identità e sicurezza stanno convergendo, evidenziando la necessità di una vera piattaforma di sicurezza delle identità. Proteggere le credenziali privilegiate sia per le identità umane che per quelle macchina – inclusi agenti AI e carichi di lavoro – è la sfida più critica per l’impresa moderna. L’integrazione della Identity Security Platform di CyberArk con Palo Alto Networks fornirà molti benefici fondamentali:

  • Accelera la strategia basata su piattaforma: la piattaforma combinata fornirà una soluzione unica e unificata progettata per eliminare pericolosi gap di sicurezza e semplificare le operazioni. Le funzionalità di CyberArk saranno profondamente integrate nelle piattaforme Strata e Cortex di Palo Alto Networks, sfruttando l’AI per fornire sicurezza consapevole dell’identità e risposta in tempo reale in tutta l’azienda.
  • Innova il mercato IAM tradizionale: questo accordo farà evolvere il mercato IAM legacy andando oltre l’igiene di base ed estendendo principi PAM robusti e security-first per garantire che il giusto livello di controllo dei privilegi sia applicato a ogni identità in tutta l’azienda, siano esse umane, macchina o agenti.
  • Protegge l’agentic AI: Quando le organizzazioni adottano l’agentic AI autonoma, implementano gli utenti privilegiati per eccellenza. La sicurezza delle identità è posizionata per diventare il framework essenziale per proteggere questo nuovo paradigma della forza lavoro enterprise. L’applicazione di principi di accesso “just-in-time” e del minimo privilegio garantisce che agli agenti AI vengano concesse solo le autorizzazioni di cui hanno bisogno, per il tempo necessario, fornendo la supervisione critica indispensabile per proteggere l’automazione basata su AI su larga scala.

Una volta conclusa, questa acquisizione unirà due leader della sicurezza con valori simili, culture forti e team di talento. La loro combinazione offrirà il portfolio di sicurezza più completo e integrato del settore, fornendo ai clienti un unico vendor di fiducia per le loro esigenze di protezione più critiche. Le due aziende insieme diventeranno il “cyber guardian” dei clienti, consentendo loro di concentrarsi sugli obiettivi di business principali e sull’adozione dell’AI, mentre verrà protetto il loro futuro digitale.

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Come una user experience insoddisfacente può minare la sicurezza aziendale https://www.datamanager.it/2025/07/come-una-user-experience-insoddisfacente-puo-minare-la-sicurezza-aziendale/ Thu, 10 Jul 2025 10:37:14 +0000 https://www.datamanager.it/?p=246511 A cura di Laura Balboni, senior product marketing manager di CyberArk Anche se la cybersecurity insegue da anni un futuro senza password, ancora oggi, nel 2025 è necessario reimpostarle, riutilizzarle e subire violazioni legate a loro. La realtà è questa: nonostante tutti i discorsi sull’autenticazione passwordless, viviamo ancora in un mondo che dipende dalle password, […]

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A cura di Laura Balboni, senior product marketing manager di CyberArk

Anche se la cybersecurity insegue da anni un futuro senza password, ancora oggi, nel 2025 è necessario reimpostarle, riutilizzarle e subire violazioni legate a loro.

La realtà è questa: nonostante tutti i discorsi sull’autenticazione passwordless, viviamo ancora in un mondo che dipende dalle password, con le credenziali che rimangono il vettore di attacco principale. Mentre le aziende cercano incessantemente di colmare il divario tra il punto in cui sono e quello in cui vorrebbero essere, si rendono conto che il modo in cui gli utenti interagiscono con le password conta tanto quanto i controlli di sicurezza che le proteggono.

Questa situazione solleva una domanda scomoda, ma necessaria: l’esperienza utente (UX) è ancora più critica della sicurezza? La risposta potrebbe essere sì, almeno se si desidera essere protetti in modo completo.

Come una UX imperfetta delle password rappresenta un rischio per la sicurezza

La maggior parte delle vulnerabilità di sicurezza legate alle password non sono tecniche, ma umane (e totalmente comuni). Le persone riutilizzano password deboli, le scrivono, le memorizzano in fogli di calcolo, le condividono in modi non sicuri. Perché? Perché ricordare e gestire tutte le proprie password non è solo un’esperienza frustrante, è praticamente impossibile.

Secondo un’indagine condotta da CyberArk sui rischi dei dipendenti, il 67% ha ammesso di aggirare le policy di sicurezza aziendale per migliorare la produttività, attuando comportamenti rischiosi, ad esempio inviare documenti di lavoro a e-mail personali, condividere password e installare applicazioni non autorizzate. Non si tratta semplicemente di negligenza, ma di un sistema che non funziona in modo ottimale per le persone che lo utilizzano.

Abbiamo passato troppo tempo a incolpare gli utenti in caso di fallimenti della sicurezza. Forse è il momento di cambiare il nostro modo di pensare: smettiamo di incolpare l’utente e iniziamo a progettare una tecnologia che si adatti al suo modo di agire. I responsabili della sicurezza non possono più permettersi di ignorare l’importanza dell’esperienza. Se la soluzione non si rivela funzionale, gli utenti tenderanno ad aggirarla – ed è qui che il rischio aumenta.

Fornire agli utenti un’esperienza senza password, senza eliminarle, per ora

Potremmo non vivere in un mondo tecnicamente senza password, almeno per il momento, ma è possibile offrire agli utenti un’esperienza in cui non debbano mai visualizzare, digitare, ricordare o reimpostare una.

Ciò non richiede un passaggio completo ai moderni protocolli di autenticazione o la revisione di ogni app legacy, che non sarebbe ragionevole per nessuna azienda, ma solo di rendere le credenziali invisibili agli utenti, iniettandole nei flussi di lavoro e proteggendole durante l’intero ciclo di vita del login e della sessione. Questo si tramuta in un’esperienza senza password, anche se una esiste ancora dietro le quinte.

Quando l’esperienza è così agile, gli utenti smettono di trattare le password come un problema da aggirare ed è allora che la sicurezza inizia a lavorare insieme a loro, anziché contro di loro.

I vantaggi di una sicurezza guidata dall’esperienza

Adottare una sicurezza basata sull’esperienza non significa compromettere i controlli, ma progettarli affinché si adattino naturalmente ai flussi di lavoro degli utenti, in modo che non debbano ricordare dozzine di password, accedere manualmente ad app non gestite o trovare scorciatoie non sicure.

E quando la difficoltà scompare, si dissolve anche il rischio:

  • Nessun riutilizzo di credenziali deboli
  • Nessuna memorizzazione di password in gestori personali o browser
  • Nessuna condivisione su piattaforme di messaggistica o e-mail
  • Nessuna perdita di accesso quando un dipendente lascia l’azienda

Allo stesso tempo, i team di sicurezza ottengono maggiore controllo e possono applicare le policy legate alle password, monitorare l’uso delle credenziali, limitare la condivisione e rilevare quelle compromesse in tempo reale. Questo perché la gestione delle password non è, o non dovrebbe essere, una funzione isolata all’interno della cybersecurity. L’autenticazione sicura, senza password o semplicemente con password invisibile, avviene durante tutto il percorso digitale degli utenti, non solo al momento del login. La sicurezza delle identità riunisce gestione delle password, Single Sign-On (SSO), autenticazione multi-fattore adattiva (MFA), gestione degli accessi privilegiati (PAM) e sicurezza della sessione in un unico stack integrato.
La sicurezza basata sull’esperienza funziona perché non agisce solo sulla protezione, ma si basa sull’adozione. Se gli utenti oppongono resistenza, non proteggerà nulla, se invece vi si affidano, la sicurezza scalerà.

Secondo il report CyberArk 2025 Identity Security Landscape, l’87% delle organizzazioni ha subìto due o più violazioni legate all’identità lo scorso anno. In questo senso, la possibilità di offrire user experience migliori non è più un “nice-to-have”, ma diventa una linea di difesa fondamentale.

La user experience al primo posto – insieme alla sicurezza

Una protezione efficace non si ottiene con una buona UX, dipende direttamente da essa.

La maggior parte delle strategie di sicurezza inizia ancora con l’applicazione di pratiche, ma se iniziassero invece con l’empatia? Se si progettassero sistemi che rispettino il modo in cui le persone operano effettivamente e rendano la sicurezza abbastanza invisibile da essere efficace?

Offrire agli utenti un modo più semplice e sicuro di accedere alle applicazioni necessarie per le loro attività riduce i comportamenti rischiosi, colma le lacune sfruttate dagli attaccanti e può aiutare le aziende a scalare l’accesso sicuro senza dover rallentare le proprie risorse. Per proteggere la forza lavoro in modo efficace, non basta solo aggiornare i controlli di sicurezza, ma serve concentrarsi anche sulla user experience.

 

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CyberArk nomina Andy Parsons per guidare la crescita nei servizi finanziari e assicurativi EMEA https://www.datamanager.it/2025/06/cyberark-nomina-andy-parsons-per-guidare-la-crescita-nei-servizi-finanziari-e-assicurativi-emea/ Thu, 19 Jun 2025 08:26:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=246055 CyberArk, leader mondiale nell’identity security, ha nominato Andy Parsons Director EMEA per il settore Financial Services & Insurance (FSI). Con base a Londra, Andy guiderà gli sforzi per rafforzare la presenza di CyberArk nell’area EMEA a supporto delle istituzioni finanziarie e assicurative che continuano a investire nella sicurezza delle identità e a modernizzare le proprie […]

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CyberArk, leader mondiale nell’identity security, ha nominato Andy Parsons Director EMEA per il settore Financial Services & Insurance (FSI).

Con base a Londra, Andy guiderà gli sforzi per rafforzare la presenza di CyberArk nell’area EMEA a supporto delle istituzioni finanziarie e assicurative che continuano a investire nella sicurezza delle identità e a modernizzare le proprie infrastrutture.

Questa nomina sottolinea l’impegno di CyberArk nel fornire soluzioni avanzate che rispondano alle esigenze in continua evoluzione – di sicurezza, normative e operative – dei clienti FSI in tutta la regione.

Andy Parsons vanta oltre 35 anni di esperienza in ingegneria, tecnologia, leadership e strategia, di cui 25 specificamente nei servizi finanziari. Ha ricoperto ruoli di alto livello come CIO, CTO, CISO e CRO presso istituzioni globali di spicco quali HSBC, Citi, JP Morgan, Mastercard e Admiral Insurance.

“Il settore FSI nell’area EMEA continua a prosperare, con le aziende che danno priorità alla resilienza e adottano un modello moderno di sicurezza delle identità,” ha dichiarato Christophe Escande, Head of Industries GTM di CyberArk. “La nomina di Andy riflette il nostro costante impegno in questo importante mercato. La sua profonda conoscenza del settore e la sua solida leadership saranno fondamentali per aiutare i nostri clienti a proteggere ciò che conta di più in un panorama di minacce sempre più complesso.”

L’ingresso di Andy in CyberArk avviene in un momento particolarmente importante, con l’azienda in grado di capitalizzare il forte slancio della sua piattaforma di sicurezza delle identità e di rispondere costantemente alle esigenze in evoluzione dei settori regolamentati in tutta la regione.

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Proteggere il multi-cloud: come evitare l’accumulo di privilegi https://www.datamanager.it/2025/06/proteggere-il-multi-cloud-come-evitare-laccumulo-di-privilegi/ Mon, 09 Jun 2025 10:23:19 +0000 https://www.datamanager.it/?p=245764 A cura di Massimo Carlotti, Sales Engineering Manager di CyberArk Sono sempre più numerose le aziende che adottano una strategia multi-cloud per evitare il vendor lock-in, ottimizzare i costi e sfruttare i migliori servizi di ogni provider. Tuttavia, questa flessibilità introduce anche nuove sfide per la sicurezza, creando un ambiente complesso e potenzialmente vulnerabile. La […]

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A cura di Massimo Carlotti, Sales Engineering Manager di CyberArk

Sono sempre più numerose le aziende che adottano una strategia multi-cloud per evitare il vendor lock-in, ottimizzare i costi e sfruttare i migliori servizi di ogni provider. Tuttavia, questa flessibilità introduce anche nuove sfide per la sicurezza, creando un ambiente complesso e potenzialmente vulnerabile. La promessa di agilità e innovazione del multi-cloud può essere vanificata se la sicurezza non è affrontata in modo adeguato, trasformando un vantaggio competitivo in un punto debole sfruttabile dagli attaccanti. La sicurezza multi-cloud non è solo una questione tecnica, ma una sfida strategica che richiede un approccio olistico e una visione a lungo termine.

Gestire la sicurezza in ambienti ibridi e multi-cloud è intrinsecamente complesso a causa della varietà di strumenti, policy e paradigmi di identità. I provider cloud hanno diverse modalità di gestire accessi, autorizzazioni e configurazione delle risorse, cosa che rende difficile applicare policy di protezione coerenti e creare una visione unificata della postura di sicurezza. Questa eterogeneità non solo aumenta la complessità operativa, ma eleva anche il rischio potenziale di errori umani e configurazioni errate, che rappresentano una delle principali cause di violazioni dei dati nel cloud. Inoltre, la mancanza di standardizzazione e interoperabilità tra i diversi cloud provider rende ancora più difficile per i team di security monitorare e gestire efficacemente i rischi.

Il rischio di configurazioni errate è amplificato dal fenomeno del “privilege creep”, ovvero l’accumulo graduale di permessi non necessari nel tempo. Questo accade quando utenti o applicazioni mantengono permessi che non sono più necessari per svolgere le loro attività, incrementando così sia la superficie di attacco che il potenziale impatto di una compromissione. Questo è spesso il risultato di processi di gestione degli accessi inefficienti, mancanza di visibilità sui permessi esistenti e difficoltà nel monitorare le modifiche alle configurazioni. Si tratta di un problema particolarmente insidioso negli ambienti multi-cloud, dove la complessità rende difficile identificare e correggere i permessi eccessivi.

Per affrontare queste sfide, è fondamentale per le aziende poter contare su una soluzione di sicurezza centralizzata che offra visibilità e controllo su tutte le identità e gli accessi, indipendentemente dal cloud in cui si trovano. Questa soluzione dovrebbe consentire di monitorare gli accessi in tempo reale, rilevare anomalie e comportamenti sospetti, e applicare policy di sicurezza coerenti in tutti gli ambienti. La centralizzazione non significa necessariamente l’utilizzo di un unico strumento per tutto, ma l’integrazione e il coordinamento tra i diversi strumenti e servizi di sicurezza per creare una visione unificata e un flusso di lavoro coerente.

L’automazione dei processi di gestione degli accessi è un altro elemento chiave per proteggere un ambiente multi-cloud, in quanto può aiutare a ridurre il rischio di errori umani, garantire conformità alle policy di sicurezza e rispondere rapidamente agli incidenti. Ad esempio, può essere utilizzata per concedere e revocare i permessi in modo dinamico, in base alle esigenze degli utenti e delle applicazioni, per applicare policy coerenti in tutti gli ambienti e generare report di conformità automatizzati. L’automazione non solo migliora l’efficienza, ma riduce anche il tempo di risposta agli incidenti e quindi il rischio di violazioni dei dati.

Una best practice fondamentale per proteggere un ambiente multi-cloud è l’implementazione di Zero Standing Privileges (ZSP). Questo approccio riduce la superficie di attacco, limitando i permessi permanenti e concedendo accessi just-in-time solo quando necessario, minimizzando il rischio di abusi e i danni in caso di compromissione. ZSP richiede un cambiamento culturale all’interno dell’azienda, promuovendo una mentalità di privilegio minimo, responsabilizzando i team di sicurezza a monitorare e controllare gli accessi in modo proattivo.

Ulteriori best practice includono l’adozione di soluzioni di gestione dei secret per proteggere le credenziali delle applicazioni, il monitoraggio costante degli accessi e la conduzione di audit regolari per identificare e correggere eventuali vulnerabilità. La gestione dei secret è particolarmente importante negli ambienti multi-cloud, dove le applicazioni spesso devono accedere a risorse in diversi cloud utilizzando credenziali complesse. Il monitoraggio costante degli accessi consente ai team di security di rilevare anomalie e comportamenti sospetti in tempo reale, mentre audit regolari aiutano a identificare e correggere eventuali vulnerabilità e debolezze nella postura di sicurezza.

La formazione dei dipendenti sulle policy di sicurezza e sui rischi specifici del cloud è un ulteriore aspetto cruciale. È essenziale che siano consapevoli e responsabili, informati e preparati ad affrontare minacce come phishing, ingegneria sociale e altre tattiche utilizzate per compromettere le credenziali e accedere alle risorse cloud. La formazione continua e la sensibilizzazione alla sicurezza sono fondamentali per costruire una cultura aziendale orientata alla protezione.

Il multi-cloud offre numerosi vantaggi, ma richiede un approccio più strutturato e sofisticato. Investire in soluzioni di difesa centralizzate, automatizzare i processi, adottare best practice come ZSP, formare i dipendenti e promuovere una cultura della sicurezza è essenziale per proteggere i dati, garantire conformità e beneficiare del potenziale del multi-cloud. Lungi dall’essere un ostacolo all’innovazione, la protezione deve diventare un fattore abilitante che consenta alle aziende di sfruttare i vantaggi del multi-cloud senza compromettere la loro postura di sicurezza, posizionandosi al meglio per affrontare le sfide del futuro e prosperare in un ambiente digitale sempre più complesso e dinamico.

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