data manager – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 14 Jul 2021 15:31:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png data manager – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 WeChangeIT: l’AI che cambia il mondo https://www.datamanager.it/2018/06/wechangeit-lai-che-cambia-il-mondo/ Mon, 25 Jun 2018 08:32:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150089 Yes AI Can, l’intelligenza artificiale è un paradigma che già guida tante attività produttive odierne ma che necessita ancora del controllo diretto dell’uomo. Ecco gli spunti più interessanti del forum 2018 Tecnologia e società, robot e uomini, sentimenti e silicio. Cosa lega ancora temi del genere, perennemente discussi, da decenni considerati quasi dicotomie ma parti […]

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Yes AI Can, l’intelligenza artificiale è un paradigma che già guida tante attività produttive odierne ma che necessita ancora del controllo diretto dell’uomo. Ecco gli spunti più interessanti del forum 2018

Tecnologia e società, robot e uomini, sentimenti e silicio. Cosa lega ancora temi del genere, perennemente discussi, da decenni considerati quasi dicotomie ma parti integranti della società del futuro? A connettere tali ambiti, è il cervello, almeno a livello di ricerca. Comincia così, con un argomento difficile ma sicuramente affascinante l’edizione 2018 di We Change IT, il forum che Data Manager organizza per fare il punto su contesti peculiari del mondo dell’Information Technology in Italia.

I “We Change IT Awards”

Ma prima, spazio ai “We Change IT Awards”, con il riconoscimento ad Antonio Simeone, CEO di AlgoTrader e Director di Euklid, premiato come “Manager dei dati 2018“, per aver trasformato una startup che si occupava solo di bitcoin nel primo fondo autorizzato dal Governo inglese e dalla Financial Conduct Authority (FCA) a operare esclusivamente attraverso gli algoritmi, utilizzando blockchain ed eliminando completamente la soggettività e per aver portato l’approccio “data driven” nel mercato delle fintech a un livello superiore di decision making.

Sul palco anche tre vendor e loro clienti, per altrettanti progetti lodevoli nel campo della produttività aziendale. Altea Federation, che con Nextea, Altea UP e Altea Digital in collaborazione con il “Laboratorio Sistemi per la Produzione” dell’Università del Salento, ha supportato Vibram nel ridisegno del ciclo produttivo, partendo dall’analisi delle criticità e focalizzandosi sul processo di allocazione delle risorse. Orange Business Service per la capacità innovativa di fare da orchestratore di tecnologie, dalla fase di prevendita a quella di produzione, di BorgwardPegasystems, per aver contribuito a potenziare il canale di vendita di Allianz Italia, fornendo una visione unificata, completa e aggiornata del cliente, dalla prospettiva della strategia di business; Talend per il supporto al progetto Passenger Flow di Aeroporti di Roma in cui è stata messa al centro dell’attenzione l’analisi dei flussi passeggeri, con l’obiettivo di migliorare le performance e ottimizzare l’operatività aeroportuale.

È tempo poi per una vera “woman in tech”, Laura Cancedda dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) che, intervistata dal nostro Giuseppe Mariggiò, è tornata sul tema “cervello”, spiegando come sia proprio quest’ultimo il punto di partenza per sistemi avanzati di elaborazione digitale, che si tratti di machine learning, Intelligenza Artificiale o reti neurali superiori. Tutti i principali filoni di ricerca in tale panorama tentano di riprodurre il cervello dell’uomo a fini di automazione tecnica, per la realizzazione di software, piccoli o grandi che siano, capaci di svolgere operazioni in autonomia, che si tratti di prevenire attacchi informatici, pilotare automobili o assistere le persone nella loro quotidianità. “I neuroni che collaborano tra di loro si rafforzano – ha sostenuto Cancedda – ed è un assioma che vale sia in natura che in laboratorio. Piattaforme di algoritmi che comunicano sono già realtà ma la sfida del futuro è la creazione di strutture autodeterminanti, organizzate e quasi sufficienti”. Vuol dire che sarà la fine del pensiero umano? “Per nulla, anzi il cervello tradizionale sarà sempre il centro di controllo dell’ambiente digitale circostante, che dovrà essere governato esternamente” – ha concluso la ricercatrice dell’IIT.

Parlando di AI, possiamo già renderci conto di come il suo utilizzo stia cambiando il mondo dei servizi. A confermarlo è la prima roundtable di We Change IT, che vede come protagonisti Laura Cancedda, dell’ITT, Saverio Ferraro di BNL BNP Paribas, Michele Carmina di Assicurazioni Generali, Alessandro Rancitelli di Bayer, Andrea Dupplicato dell’Istituto Europeo di Oncologia, Salvatore Gervasi di Kaspersky Lab Italia e Roberto Lei di Pegasystems. “L’Intelligenza Artificiale oggi permette di ottimizzare la vita di un cliente in diverse situazioni – afferma Carmina di Assicurazioni Generali – da istituto preso in considerazione solo per eventi non proprio piacevoli, le assicurazioni stanno assumendo una valenza maggiore, come soggetto attivo a supportare le persone in tanti momenti: dall’auto al lavoro, dalla vita domestica alla sicurezza dei famigliari. L’AI ci aiuta a costruire offerte maggiormente personalizzate e cucite addosso ai clienti, grazie a sensori e IoT che dicono sia agli individui che all’istituto come approcciare la soluzione migliore secondo i propri stili di vita”.

“Il nostro punto di partenza è stato un chatbot – interviene Ferraro di BNL BNP Paribas – che può rispondere alle esigenze dei navigatori in qualsiasi momento, con un linguaggio sempre più vicino a quello dell’uomo. Il servizio non è pensato per sostituire l’uomo ma dar seguito alle richieste al di là degli orari e dei giorni in cui il call center è a disposizione”.

Sulla stessa falsariga, almeno in termini di applicazione tecnologica c’è Bayer. “La struttura in Italia è dedicata al marketing and sales dunque l’obiettivo principale è quello di seguire il cliente e fornire le giuste informazioni circa le offerte del gruppo – sottolinea Alessandro Rancitelli di Bayer – tra i tanti progetti, abbiamo realizzato un assistente virtuale, insieme alla startup IndigoAI, che segue chiunque visiti il sito SapereSalute, sia alla ricerca di risposte che di aggiornamenti tematici. Dal lancio, nel 2017, abbiamo raggiunto 30 mila utenti, creato 4.500 conversazioni e rilevato 1.600 navigatori che hanno scelto di attivare le notifiche di aggiornamento tramite chatbot. Dunque una crescita sostanziale di formazione in ambito healthcare”.

Ma l’utilizzo della tecnologia diventa sostanziale anche per l’evoluzione delle tecniche a favore degli individui. IoT e robotica hanno ad esempio permesso all’Istituto Europeo di Oncologia, lo IEO, di migliorare le attività in sala operatoria ma anche di ricezione di dati pre e post-intervento per mezzo dei big data e dei wearable. Ciò ha comportato ovviamente una attenzione alla compliance normativa per la protezione della privacy”.

Una protezione che guida da sempre il lavoro di Kaspersky Lab, per il quale interviene Salvatore Gervasi: “Di sicuro il tema è più sentito di quanto lo fosse anni fa, anche a causa del Gdpr e della paura che un suo non-rispetto comporta. Al di là del timore è innegabile come tutti coloro che gestiscono dati sensibili sappiamo che oggi c’è la necessità di assicurarli, sia agli occhi di minacce esterne che di perdite causate da disastri e inefficienze aziendali”. Più di una volta abbiamo considerato la normativa europea sui dati come un’opportunità di crescita ed è così che i grandi player l’hanno intesa, come coda lunga della trasformazione digitale.

Il fine ultimo è migliorare il servizio al cliente, un mantra che Pegasystems persegue quotidianamente. Secondo Roberto Lei: “La AI, intesa sia come software e dunque processi, che hardware e quindi strumenti fisici innovativi, ci permette di interagire meglio con i nostri clienti, per capire davvero dove vogliono arrivare con una soluzione di customer engagement. Ciò, unito a piattaforme di deep learning e computer vision, consente realmente di dar seguito a un business sempre più end-to-end, verso il cliente finale, trasparente e chiaro”.

La governance del cambiamento

Quanto sono presenti oggi in Italia le soluzioni avanzate in ambito IT? Essenziale il parere di Fabio Rizzotto di IDC Italia: “Stiamo osservando una certa accelerazione dell’adozione di tecnologie emergenti che comportano anche un’accelerazione delle capacità infrastrutturali. In Italia è del 7% la spesa IT nella più ampia fetta dell’Europa Occidentale, con un aumento sostanziale degli investimenti, anche grazie ai programmi nazionali di digitalizzazione. Cosa manca? Sicuramente una più solida governance, necessaria per creare strategie complete di amministrazione generale e gestione operativa. Abbiamo un grande potenziale, che arriva anche dal poter imparare dagli errori del passato per costruire un futuro che non sia solo intelligente ma anche funzionale e al servizio dei cittadini-consumatori”.

Ma come accade per i servizi, l’intelligenza artificiale cambia anche il mondo della produzione e della logistica. Ne parlano Daryush Arabnia di Geico, Carlo Napoli di Enel, Andrea Ruscica di Altea Federation, Carlo Maria Recchia di Coldiretti, Egis Ligorio di La Marzocco e Pier Giuseppe Dal Farra di Orange Business Services. “Si parla spesso di macchina e uomo come si si trattasse di identità contrapposte. Nel settore del manufacturing ciò è sempre meno vero, cioè AI e persone possono collaborare per giungere a risultati comuni, verso un solo obiettivo – è il pensiero di Geico – un esempio è Tesla, oggi riconosciuta come compagnia di assoluto valore hi-tech che ha fatto dell’integrazione dei processi un asset di successo”.

La digitalizzazione progressiva

Il termine digitalizzazione progressiva è quello che Orange utilizza quando parla del processo di aggiornamento sistemico dei suoi clienti. “Come telco, ci focalizziamo sicuramente sull’adozione di reti di nuova generazione ma anche di piattaforme abilitanti dell’innovazione. Pensiamo al cloud, all’IoT e alla sensoristica in generale – afferma Dal Farra – ma anche agli strumenti per garantire un funzionamento ottimale della catena di fornitura di produzione e di distribuzione”. Una fornitura che si basa, per Enel, sempre più sull’uso di machine learning e algoritmi predittivi, fondamentali in un campo critico, come quello dell’energy, dove prevenire gli incidenti e ottimizzare gli interventi può risultare essenziale sia per la stessa azienda che per i clienti.

Ma il bello delle nuove tendenze tech è che i costi di realizzazione, più bassi che in passato, consentono di creare device personalizzati, che sanno tanto di DIY. È il caso di La Marzocco, leader nel campo delle Coffee Machine che, nel tempo, ha integrato sensori connessi nelle macchine da caffé, circa 20 mila in tutto il mondo, per gestirle da remoto e fornire assistenza a distanza. Oltre all’hardware, La Marzocco studia anche algoritmi predittivi peculiari, per migliorare il supporto globale e dunque l’efficienza dei prodotti.

Una predictive analysis che non è più così inusuale in ambiti tradizionalmente lontani dai tecnicismi informatici. Coldiretti ne è l’esempio, visto l’aumento di metodi di precisione, come i droni, pilotati anche autonomamente per il controllo dei territori ma anche attività dirette di coltivazione. Un ruolo considerevole è quello svolto dai vendor, i terminali che riescono a veicolare  all’utente le nuove tecnologie in quanto soluzioni utili per il proprio business. Per Ruscica di Altea Federation: ”Il vendor ha un ruolo importantissimo perché è produttore finale di innovazione, dunque deve continuare a ispirare e a spingere verso il futuro. Però deve curare gli ecosistemi, con la consapevolezza che non ogni settore è pronto al grande salto; tempi e modalità devono sapersi adattare per un democratizzazione IT allargata”.

L’intelligenza artificiale che cambia il mondo dei processi, delle vendite e della customer relation

Marketing, sales e customer service rappresentano le funzioni aziendali più sensibili all’introduzione di soluzioni di AI. Per Sergio Scornavacca di Indra Italia: “La AI, le nuove forme di mobilità e di analisi dei dati hanno creato le cosiddette smart communities, che innalzano la cultura tecnologica e la conoscenza di ciò che si può fare con big data e informazioni stratificate. La capacità di manipolare molti più dati che in passato ci forniscono possibilità di monitoraggio e di comprensione del contesto mai viste prima, che migliorano l’engagement con i clienti e la fidelizzazione degli stessi”.

L’estrema digitalizzazione delle esperienze si spinge anche laddove in precedenza non ci sarebbe stato motivo di introdurre tool dall’alto valore tech. Pensiamo alla pubblica amministrazione, in particolare al Comune di Bergamo che, come ha raccontato l’assessore Giacomo Angeloni, presto installerà sensori IoT per ottimizzare la spesa dovuta dai cittadini per la produzione di rifiuti. Oppure agli Aeroporti di Milano, che sfruttano la tecnologia per questioni di sicurezza, ad esempio con il riconoscimento dei viaggiatori e l’incrocio di tali dati con i database delle forze di polizia internazionali.

Una AI quindi che è vettore e collante di collaboration tra le aziende. Eppure parliamo di un futuro che è già qui: “Non c’è alcunché di disruptive nelle tecnologie odierne. Si tratta semplicemente dell’IT di oggi che ha preso forma e che cambierà, probabilmente in autonomia, domani. Il discorso non deve fermarsi alle innovazioni ma a ciò che arriva dopo, anche a livello normativo. C’è bisogno di una considerevole dose di etica, di tecno-etica, che suggerisca un canale di adozione e integrazione ben preciso e condiviso dai player di riferimento” – conclude Antongiulio Donà di Talend.

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Classifica Top 100, cavalli di razza https://www.datamanager.it/2017/11/classifica-top-100-cavalli-razza/ Mon, 27 Nov 2017 11:54:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136261 Le trentuno edizioni della Classifica Top 100 di Data Manager rappresentano lo sforzo non solo di leggere il quadro di insieme del settore IT, ma di valorizzare gli operatori italiani del comparto Software e Servizi Tutte le aziende della Classifica sono cavalli di razza. Anche quelle che sono rimaste fuori per poco. Quelle che hanno […]

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Le trentuno edizioni della Classifica Top 100 di Data Manager rappresentano lo sforzo non solo di leggere il quadro di insieme del settore IT, ma di valorizzare gli operatori italiani del comparto Software e Servizi

Tutte le aziende della Classifica sono cavalli di razza. Anche quelle che sono rimaste fuori per poco. Quelle che hanno perso qualche posizione perché il mercato è cresciuto. O quelle che non avevano un bilancio consolidato o erano impegnate in operazioni di fusione e acquisizione, al momento del rilevamento dei dati. Se – però – il ranking non è così importante, se gli indici di performance non devono essere considerati come valori assoluti, ma calati nel contesto, e correlati nel modo corretto alla luce di tutte le variabili del mercato e della competition – qual è il valore della Classifica? Non certo, quello delle guide blasonate che in questo stesso periodo distribuiscono forchette, stelle e calici ai campioni dell’enogastronomia globale – per quanto – la gestione di un “fornello” a legna sarebbe una buona scuola di gestione aziendale per manager in cerca d’autore. E neppure, quello delle classifiche calcistiche, con annesso mercato delle figurine.

Le trentuno edizioni della Classifica di Data Manager rappresentano lo sforzo non solo di leggere il quadro di insieme del settore IT, ma di valorizzare gli operatori italiani del comparto software e servizi. Non ci interessano i punteggi e neppure le gerarchie di numeri che non sono capaci di rappresentare il valore e la storia di un’impresa. Non ci interessa appagare la voglia di protagonismo né fornire nuovo materiale per il titolo di un comunicato stampa. Quello che cerchiamo di fare, grazie all’aiuto degli analisti di IDC Italia, è fornire spunti di riflessione sui risultati raggiunti dalle imprese in un contesto economico, sociale e storico di un’Italia sempre più complessa, che ha bisogno di cambiamento ma che non riesce a esprimere tutte le potenzialità.


#Top100 Le aziende della Classifica sono cavalli di razza @IDCItaly
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Le imprese più innovative hanno la responsabilità di essere service provider, business partner e digital leader anche per il Paese. Dai CIO delle imprese della Classifica, arriva una lezione importante. Nella corsa al cambiamento e alla trasformazione dei modelli di organizzazione e di delivery dell’IT, bisogna avere chiara l’idea di futuro. Bisogna avere il coraggio della discontinuità, ma anche la capacità di preservare il valore della continuità. Perché l’IT non può essere fine a se stessa, ma deve portare valore nuovo alle imprese. Le tecnologie accorciano le distanze sui mercati, rimodulano il rapporto tra vendor e partner di canale, e impongono alle imprese di rifocalizzare l’offerta. Le grandi aziende come le più piccole hanno imparato che è più facile essere resilienti non restando da sole. Queste imprese hanno reagito alla crisi e si sono rinnovate, mantenendo la capacità di ascolto del cliente, la voglia di innovare e soprattutto di imparare dai propri errori. Non possiamo più parlare di crisi. Siamo all’inizio di una rivoluzione. L’Industry 4.0 sta smuovendo le acque anche nei settori più tradizionali. E l’impatto dell’intelligenza artificiale sul business, sull’informatica gestionale, sull’implementazione dell’IoT, è tutto ancora da valutare e richiederà di creare nuove inedite alleanze. Sostenibilità, crescita, energia, sicurezza, salute e lavoro sono le sfide che abbiamo davanti.


#Top100 Il valore della Classifica oltre il ranking @IDCItaly
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Non è più il momento di “rompere”, di essere “disruptive” e di andare sempre più veloci, ma di fermarsi e riflettere. Se trasformeremo le case, le auto, le città, gli ospedali, i luoghi di lavoro e di consumo in “scatole nere”, saremo in grado di attingere alla più grande riserva di capacità di risoluzione di problemi per fare le domande giuste? La risposta è una sola: se utilizzeremo l’intelligenza artificiale solo per vendere un paio di scarpe in più, non solo avremo sprecato la straordinaria opportunità di capire di più il mondo, ma avremo commesso l’errore di adattare il nostro mondo all’ambiente operativo di una macchina, e non viceversa. E il costo per scelte non fatte o fatte male sarà altissimo.

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L’Istituto Italiano di Tecnologia al #WeChangeIT Forum di Data Manager https://www.datamanager.it/2017/03/201703listituto-italiano-di-tecnologia-al-wechangeit-forum-di-data-manager/ Thu, 30 Mar 2017 11:14:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122167 Salvatore Majorana, Direttore del Technology Transfer aprirà i lavori Al di là di ogni semplificazione estrema che ha trasformato l’espressione Industry 4.0 in un specie di “buzzword”, lo scenario della “fabbrica connessa” è molto complesso, soprattutto per i manager e i decisori aziendali chiamati a governarlo e a implementarlo. «In questa fase di profonda trasformazione, […]

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Salvatore Majorana, Direttore del Technology Transfer aprirà i lavori

Salvatore Majorana, Direttore del Technology Transfer aprirà #WeChangeIT ForumAl di là di ogni semplificazione estrema che ha trasformato l’espressione Industry 4.0 in un specie di “buzzword”, lo scenario della “fabbrica connessa” è molto complesso, soprattutto per i manager e i decisori aziendali chiamati a governarlo e a implementarlo.

«In questa fase di profonda trasformazione, la mappa delle imprese italiane presenta molti chiaroscuri» – ha dichiarato Salvatore Majorana, Direttore del Technology Transfer dell’Istituto Italiano di Tecnologia, confermando la sua partecipazione al #WeChangeIT Forum di Data Manager.

Le collaborazioni con le imprese industriali italiane e internazionali dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) spaziano dalla robotica alla scienze dei materiali, dalle neuroscienze ai sistemi di produzione di energia rinnovabile.

Salvatore Majorana svolge un ruolo attivo nell’identificazione dei business model e nella strutturazione di spin-off della ricerca, sviluppando partnership strategiche con imprese e operatori finanziari.

L’intervista al nipote del famoso matematico Ettore Majorana farà da introduzione ai lavori del primo tavolo dedicato ai temi dell’Industria 4.0, con la partecipazione di Brembo, Comau, Enel, Forcepoint, Ideal Standard, Indra, Orange Business Services, Seda Group e Vimar.

«Occorre un cambio di passo per cogliere le opportunità, se non si vuole perdere definitivamente la sfida della competizione industriale. Non è in discussione il “saper fare” delle imprese italiane, ma la capacità di fare sistema e parlare con una voce soltanto. Siamo giganti per creatività ma a livello investimenti early stage siamo nani» – ha detto Salvatore Majorana. «Bisogna avere più coraggio per valorizzare l’innovazione e credere in chi fa impresa».

Gli investimenti e le misure di cui l’Italia si è dotata con il Piano Industry 4.0 promettono di accompagnare le aziende in questa fase di trasformazione. «Per questo occorre definire una road map chiara per sostenere gli investimenti e la ricerca, eliminando i fattori che invece di favorire l’adozione di innovazione da parte dell’imprese, la frenano o la bloccano».

#WeChangeIT Forum si terrà a Milano, presso l’UniCredit Pavilion, il prossimo 18 Maggio.

Per assistere gratuitamente all’evento è sufficiente pre-registrarsi a questo link

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Data Manager inaugura il 2017 con due nuovi accordi https://www.datamanager.it/2017/02/data-manager-inaugura-2017-due-nuovi-accordi/ Tue, 14 Feb 2017 11:38:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119210 Il principale mensile italiano dedicato all’Information Technology si evolve per dare sempre più spazio ai nuovi utenti della trasformazione digitale, siglando intese  con ADICO, l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing, e con AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale L’Information Technology continua a cambiare pelle, nel segno di quella digital transformation che […]

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Il principale mensile italiano dedicato all’Information Technology si evolve per dare sempre più spazio ai nuovi utenti della trasformazione digitale, siglando intese  con ADICO, l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing, e con AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale

L’Information Technology continua a cambiare pelle, nel segno di quella digital transformation che sta rivoluzionando il modo di essere di tutte le imprese e le attività di business. E Data Manager, il principale mensile italiano dedicato all’ICT e che proprio lo scorso anno ha superato di slancio il traguardo dei 40 anni testimoniando puntualmente i cambiamenti in atto e quelli emergenti, inaugura il 2017 allargando la propria attenzione verso le nuove categorie di utenti della digitalizzazione, che non è più solo un fenomeno tecnologico, e quindi riservato ai classici “addetti ai lavori” quali i CIO o i responsabili dei sistemi informativi, ma strategico, che riguarda sempre più da vicino altre figure aziendali, come per esempio i direttori delle risorse umane o del marketing.

Grazie agli accordi specifici siglati da Data Manager con due autorevoli associazioni, da una parte ADICO, l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing, e dall’altra AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale, a partire dal primo numero del 2017, in distribuzione a febbraio, la rivista conterrà ogni mese due nuove rubriche focalizzate direttamente sui nuovi fruitori della digital transformation: denominate “C-Levels: la parola agli utenti”, riguarderanno in particolare i “Marketer”, ovvero i responsabili marketing e vendite delle aziende, e gli “HR”, ovvero i responsabili delle risorse umane.

Ogni numero della rivista sarà inviato a tutti i membri di entrambe le associazioni, mentre lo spazio fisso mensile si concentrerà sulle esperienze dirette delle aziende, prevedendo anche la realizzazione di Dossier specifici sui temi di volta in volta più rilevanti. Inoltre, “Marketer” e responsabili HR saranno coinvolti negli eventi che saranno organizzati da Data Manager allo scopo di favorire il confronto tra gli utenti su temi specifici e agevolare uno scambio di esperienze ancora più approfondito.

«L’attuale contesto competitivo continua ad avere un forte impatto nelle strutture marketing e commerciali delle aziende, che impone ai responsabili di occuparsi sempre più direttamente dell’innovazione tecnologica a fianco dell’IT manager», dichiara Michele Cimino, Presidente di ADICO. «L’accordo con Data Manager ha come principale obiettivo quello di aiutare i “nuovi Marketer” ad avere una visione sempre più integrata e concreta delle soluzioni che l’innovazione tecnologica mette oggi a disposizione, come per esempio gli analytics o gli strumenti per migliorare l’user experience».

«Lo scenario in trasformazione impone che anche chi si occupa di risorse umane in azienda sia sempre più informato sui nuovi strumenti offerti dalla digitalizzazione, e l’intesa con Data Manager nasce anche da questa esigenza», sottolinea Isabella Covili Faggioli, Presidente nazionale di AIDP. «Comprendere a fondo il nuovo rapporto tra innovazione e HR significa anche essere all’altezza del cambiamento, sia per accrescimento personale sia soprattutto per una sempre migliore gestione delle risorse umane, insostituibile capitale di tutte le aziende».

«Mantenere per oltre quaranta anni il nostro ruolo di riferimento sicuro per i decision maker nell’ambito delle tecnologie informatiche richiede anche una conoscenza costante del nostro pubblico, che vede oggi affacciarsi nuove figure quali utenti diretti della digitalizzazione», commenta Loris Bellé, direttore responsabile di Data Manager. «Gli importanti accordi siglati con ADICO e AIDP ci permettono di dare voce ogni mese alle diverse esperienze degli utenti, allargando l’orizzonte in aggiunta ai “classici” CIO e responsabili IT aziendali, il cui ruolo rimane insostituibile, e favorendo un proficuo scambio di conoscenze e di opportunità di networking in occasione degli incontri da noi organizzati».


Nata nel 1976, Data Manager si è subito collocata al vertice fra le testate italiane di informatica professionale, distinguendosi per la sempre attenta descrizione dello stato dell’arte del settore, l’anticipazione delle prospettive e delle tendenze di sviluppo delle tecnologie, e la puntuale analisi delle realizzazioni informatiche nelle realtà più avanzate, ponendosi così come punto di riferimento di assoluto rilievo nel panorama ICT italiano.

ADICO è l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing (www.adico.it). Dal 1964, riunisce i direttori di queste funzioni, imprenditori, area manager, consulenti per condividere i valori della professione, la crescita professionale, per valorizzare esperienze manageriali e creare relazioni commerciali per la crescita delle aziende. Le attività culturali ADICO prevedono un programma di tavole rotonde, seminari, workshop e incontri conviviali sulla attualità manageriale. Accademia ADICO offre corsi di formazione specialistica per i manager e i loro collaboratori, con docenti di alto profilo.

AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale (www.aidp.it) è punto di riferimento per tutti coloro che si occupano professionalmente della relazione tra individuo e azienda, coniugando le esigenze dello sviluppo dell’impresa e delle persone. Presente in Italia con 16 gruppi regionali per valorizzare e promuovere uno sviluppo serio e responsabile delle professionalità HR e della cultura manageriale in ambito risorse umane, rappresenta la comunità HR italiana nel mondo. Attraverso eventi, pubblicazioni, progetti e ricerche sulle più importanti tematiche attinenti il mondo del lavoro, è motore di sviluppo della professionalità dei soci, presupposto per il successo delle organizzazioni e la crescita delle persone che vi lavorano.

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Classifica Top100, i riflessi negativi della crescita debole https://www.datamanager.it/2016/11/classifica-top100-riflessi-negativi-della-crescita-debole/ Tue, 22 Nov 2016 15:29:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114319 La produttività non è tutto, ma nel lungo termine è quasi tutto. Perché indica la capacità di un paese di guardare al futuro. Ce lo ha spiegato Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia nel 2008. La produttività non è solo la misura di ciò che si produce ma di come si produce. E l’innovazione in […]

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La produttività non è tutto, ma nel lungo termine è quasi tutto. Perché indica la capacità di un paese di guardare al futuro. Ce lo ha spiegato Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia nel 2008. La produttività non è solo la misura di ciò che si produce ma di come si produce. E l’innovazione in tutte le sue declinazioni è il fattore che ricombina lavoro e crescita.

Perché la tecnologia non è neutra ma ci trasforma. E perché l’algoritmo per la crescita non esiste (ancora). E quando si semina il cambiamento non è detto che si raccolgano subito i frutti. Anche perché lo stesso concetto di crescita non può essere considerato in termini assoluti. Si tratta di innervare l’innovazione di qualità con il capitale umano e il sistema industriale. I nuovi modelli dettati dalla trasformazione digitale e dall’intelligenza artificiale impongono di riscoprire virtù antiche come l’equità, la generosità, la cura e il coraggio. Ogni Classifica ha un metodo, e ogni metodo, le sue eccezioni. La trasparenza è il criterio fondamentale. Accettare di farsi misurare è anche un atteggiamento di apertura che non fa mai male e aiuta a migliorarsi. Solo l’incertezza (a differenza del rischio) non è misurabile e forse per questo ci mette in crisi. Eppure, quando dai grandi discorsi passiamo a valutare l’esperienza delle aziende sul campo, non sempre troviamo le porte aperte.


Classifica #Top100 I riflessi negativi della crescita debole @IDCItaly
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E le parole agilità e flessibilità si trasformano in rigidità e chiusura. In qualche caso addirittura fastidio, che ha messo a dura prova il lavoro di scouting e di analisi di IDC Italia. In questi casi, c’è da chiedersi che fine facciano l’innovazione e il coraggio. Ma a quelli che hanno lavorato un anno intero a mettere in fila i numeri della Classifica Top100, passando in rassegna schede, tabulati e righe di bilancio, non fanno difetto né il senso critico né la pazienza. Semmai resta da chiedersi, (perché siamo i primi a fare domande, anche a noi stessi), se e quanta importanza possa avere una classifica nell’era di Uber e delle startup unicorno. Di certo, mentre la maggioranza dei rapporti sono proiettati in avanti insieme alle speranze di conferma dei segnali (deboli e frammentati) di una definitiva inversione di rotta, la Classifica Top100 offre uno spaccato del mercato con spunti di riflessione diversi.


#Top100 La Classifica vale due terzi del mercato italiano @IDCItaly
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I titoli di molti big dell’informatica che ritroviamo nelle prime dieci posizioni hanno fatto su e giù nel corso degli ultimi tre anni. Le più blasonate hanno perso un po’ di smalto ma di fatto stabiliscono gli standard, mantenendo la posizione (con qualche scostamento e qualche sorpresa) e facendo bene il loro lavoro di traghettatori della digital transformation, l’unico vento che spinge le vele del mercato IT. Le grandi aziende dettano anche l’ordine del giorno. L’aggregato della Classifica Top100 rappresenta due terzi del mercato italiano, e quindi stiamo parlando di qualcosa che vale poco più di due punti di PIL. La fotografia dell’ultimo anno però resta in territorio negativo. E i segnali più interessanti vanno raccolti tra i “nuovi arrivati”.


Classifica #Top100 Software e servizi IT in territorio negativo @IDCItaly
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La ripresa complessiva osservata nel 2014 sembra essersi bruscamente arrestata nel 2015, con una caduta dei volumi soprattutto nel comparto della pubblica amministrazione e del commercio, mentre il settore finanziario e quello dei servizi continuano a sostenere positivamente i risultati del settore. Il livello è ancora superiore a quello degli anni peggiori dell’ultimo quinquennio, in altre parole rispetto al livello minimo del 2012 e del 2013, ma in tutti i casi la battuta d’arresto è importante – come mette in evidenza Giancarlo Vercellino, IT research & consulting manager di IDC Italia – e si riflette nelle statistiche legate al consolidamento del mercato, con un aumento repentino della concentrazione media dell’aggregato Top100 rispetto agli ultimi quattro anni. Nel solco di una tradizione ben consolidata, la Classifica Top100 si presenta molto dinamica. Ai nuovi ingressi nelle posizioni alte, fa da contrappunto l’uscita di altri operatori per le ragioni più diverse, tipicamente in seguito a processi di fusione e acquisizione, oppure ristrutturazioni aziendali, segnando un momento di discontinuità importante rispetto alla serie storica del dato raccolto attraverso le edizioni precedenti della classifica (come il caso di HP in seguito alla scissione). Discontinuità che però bisogna sapere leggere anche in termini strategici perché arriva sempre il momento in cui bisogna ripartire da zero.

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Storia di dati e di manager https://www.datamanager.it/2016/07/storia-dati-manager/ Wed, 20 Jul 2016 10:15:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106373 Qual è il mestiere di editori, oggi? Facebook è il giornale più letto nel mondo con 1,09 miliardi di lettori su base giornaliera. Davanti alla trasformazione epocale che ha investito il settore dell’editoria, che cosa avrebbero fatto Arnoldo e Alberto Mondadori, Giangiacomo Feltrinelli, Valentino Bompiani e Giulio Einaudi? La crescita del settore digitale non basta […]

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Qual è il mestiere di editori, oggi? Facebook è il giornale più letto nel mondo con 1,09 miliardi di lettori su base giornaliera. Davanti alla trasformazione epocale che ha investito il settore dell’editoria, che cosa avrebbero fatto Arnoldo e Alberto Mondadori, Giangiacomo Feltrinelli, Valentino Bompiani e Giulio Einaudi? La crescita del settore digitale non basta a risolvere la crisi che è più profonda e riguarda non solo i ricavi, ma il modo di fare informazione e di essere editori. Si potrebbe cominciare dalle preoccupazioni di un grande poeta, Thomas S. Eliot: «Dov’è la saggezza che abbiamo perso con la conoscenza? E dov’è la conoscenza che abbiamo perso con l’informazione?».

E si potrebbe continuare chiedendosi dov’è l’informazione che abbiamo perso con la sua sovrabbondanza, con le news always-on, con la marmellata mediatica che fa da rumore di fondo dei nostri giorni ma non mette bene in evidenza parole da ascoltare e capire. La nostra cultura ormai si caratterizza per la disponibilità di un’enorme quantità di dati. Una volta, c’era chi produceva informazione e chi la consumava. Oggi, chiunque può essere editore di se stesso. Siamo tutti contemporaneamente fruitori e generatori di informazioni, ciascuno di noi è soggetto e oggetto di comunicazione, è lettore e giornalista. E dobbiamo confrontarci inevitabilmente con il problema della qualità e della reputazione. Le informazioni ci raggiungono in modo istantaneo, e abbiamo solo l’illusione di sapere tutto. Perché per capire la relazione che lega i fatti ci vuole il tempo di approfondire e il lavoro di giornalisti capaci di scrivere, leggere e fare di conto. Da quarant’anni, siamo sulle scrivanie di chi decide.

Da quarant’anni, crediamo nelle imprese, che sono le sole che in questo Paese creano veramente lavoro. Lo facciamo perché per fare innovazione e guardare al futuro ci vuole coraggio. Lo stesso coraggio che ci vuole per raccontare le storie di innovazione, fuori e dentro le imprese. Lo facciamo in modo libero, senza seguire la corrente e la logica mainstream delle pianificazioni “un tanto al kilo” delle agenzie che fanno business sulla notizia, ma non credono nel nostro lavoro. Fare la sottrazione tra informazione e comunicazione e ottenere una differenza di valore è la vera sfida, per non restare intrappolati nel labirinto della Rete e continuare a essere una voce libera, senza battere più forte la grancassa. I dati e le persone sono il vero capitale che dobbiamo preservare. E cerchiamo di dare valore alle informazioni e ai manager che le gestiscono perché questo fa parte del nostro DNA a partire dal nome.

Sempre alla ricerca di un equilibrio, tra tempo e momento, cultura e mercato, gestione industriale e familiare. E per resistere, prima alla competizione delle testate nate come funghi negli anni d’oro della New economy, e oggi, alla competizione dei grandi brand che diventano aggregatori di notizie e degli OTT come Google, che diventano un ecosistema che detta le regole del gioco. Ogni mese, pubblichiamo una rivista patinata di oltre cento pagine. La piattaforma online ha una potenza di fuoco che ci mette al centro della community dei CIO italiani. Inutile indugiare sul dibattito tra carta e web perché crediamo nella sinergia tra i due mezzi, perché la carta se è bella ha una capacità di racconto senza tempo, e perché in un’era in cui non è più possibile restare da soli, perdersi o dimenticare, qualche volta stare con una pagina in mano può essere una consolazione.

Gli strumenti crescono, si evolvono e nell’era dell’IoT comunicano tra loro. Si può essere crossmediali e multicanale, ma la sostanza non cambia. La notizia è un fatto che aspetta di diventare storia. E dietro ogni storia ci sono le vite di persone e imprese. Crediamo di essere “padroni” di queste evoluzioni, ma in realtà la nostra capacità di gestirle è molto confusa. Quanta verità ci può essere in una storia dipende dal punto di vista, dai dati, dal modo in cui sono stati raccolti e analizzati, e anche dalla possibilità di verifica e di accesso. Abbiamo gli strumenti per fare meglio questo mestiere. Tutto il resto dipende da noi.

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Il lato B della security https://www.datamanager.it/2016/07/lato-b-della-security/ Tue, 19 Jul 2016 15:39:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105918 Pensavo di esser l’unico a non invecchiare e invece scopro di essere in buona compagnia. Nel mio caso è stato un rifiuto sistematico a crescere, nel caso di Data Manager la sorprendente capacità di mantenersi coetaneo di chi vive un presente in costante evoluzione. Dei quarant’anni per i quali si soffia sulle candeline (a led, […]

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Pensavo di esser l’unico a non invecchiare e invece scopro di essere in buona compagnia. Nel mio caso è stato un rifiuto sistematico a crescere, nel caso di Data Manager la sorprendente capacità di mantenersi coetaneo di chi vive un presente in costante evoluzione. Dei quarant’anni per i quali si soffia sulle candeline (a led, naturalmente) ne ho vissuti quasi trenta, inizialmente preso a prestito da un’altra fantastica testata dei “Pini Brothers”, Tempo Economico.

Quando sono stato “reclutato” giravo su una ingombrante Yamaha Venture Royale bicolore – oro e champagne – con la bandierina a stelle e strisce su una delle antenne. L’irrefrenabile Lilia Pini, incaricata di “arruolarmi”, non si lasciò impressionare da un “easy rider” che era difficile credere potesse essere un brillante capitano della Guardia di Finanza. Probabilmente valsero le garanzie offerte sul mio conto da Gian Paolo Di Raimondo, guru del mondo hi-tech che a mio vantaggio spese la sua credibilità per generosa amicizia, ma – “fertilizzazioni” a parte – si è instaurato un rapporto inossidabile. Non hanno sortito effetto gli abituali ritardi nell’inviare i pezzi (un tempo abusando della pazienza dell’indimenticabile Gianni Caporale e oggi con il dolore di Sabrina Cereda, costretta nel ruolo di “serial spammer” per sollecitare l’inoltro di quanto concordato), le imprecisioni amministrative che hanno sempre sbalordito “Donna Luciana”, le strampalate richieste a Loris che mi si è trovato tra i piedi e mi sopporta come si fa con un incorreggibile fratello più grande: a Data Manager sono e mi sento di casa.

Ho cambiato motocicletta (adesso ne ho due di pari “impatto”, una Honda Goldwing 1800 e una HD Electra Glide), ma per loro continuo a rimanere “Rapis” come la Lilly mi ha battezzato – ormai – nel secolo scorso. In questo lungo periodo, ho avuto modo di fare esperienze significative, di avere grandi soddisfazioni, di assumere ruoli di prestigio, ma – a dispetto di una agenda impietosa che non mi concede tregua – ho voluto e ho fatto di tutto per rimanere in questa squadra straordinaria. Mi è stato concesso il privilegio di raccontare il lato B dell’evoluzione tecnologica, di descrivere le intriganti storie dei sotterranei della Rete, di narrare le epopee di hacker romantici e di banditi imperdonabili, di commentare le cattive abitudini e le umane debolezze, di prospettare scenari imprevedibili, di anticipare quel che sarebbe inevitabilmente successo. La mia rubrica “Security” è diventata un appuntamento storico, oggetto di riflessioni e commenti, motivo di discussione con una platea qualificata come i lettori di Data Manager, ragione di mio costante aggiornamento per restare al passo coi tempi e per non dover mai dire “non lo sapevo”. Fa piacere confrontarsi con chi ha letto i miei scritti, conversando a un convegno, dialogando sui social, parlando al telefono: “quelli di Data Manager” sono una sterminata community, una naturale élite, una razza di pregio. Bello esserci, quindi. Stavolta, il cuore e i sentimenti hanno avuto la meglio sulla voglia di chiacchierare in salsa professionale. Ma ci sono momenti in cui non se ne può fare a meno, anche perché il prossimo step sarà quello del “golden jubilee”, al quale mancano solo dieci anni.

Auguri gente, a tutti. A chi fa questo giornale, ai lettori e agli inserzionisti. E grazie. Grazie davvero.

 

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Data passion https://www.datamanager.it/2016/07/data-passion/ Tue, 19 Jul 2016 15:36:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105923 Come fu che un mancato professionista dell’IT divenne cronista e imparò molte più cose alla scuola di una grande rivista di informatica. Per una di quelle strane coincidenze che somigliano tanto a un preciso disegno del destino, anche il sottoscritto si appresta a festeggiare i 40 anni di familiarità con i temi dell’Information Technology. Inizialmente, […]

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Come fu che un mancato professionista dell’IT divenne cronista e imparò molte più cose alla scuola di una grande rivista di informatica. Per una di quelle strane coincidenze che somigliano tanto a un preciso disegno del destino, anche il sottoscritto si appresta a festeggiare i 40 anni di familiarità con i temi dell’Information Technology. Inizialmente, la mia frequentazione avrebbe dovuto essere un rapporto assai più professionale. Altrimenti che avrebbe dovuto farci, il sottoscritto, nei caotici ambienti di via Colombo o nelle aule del settore didattico di Città Studi, alle prese con i terminali “teletype”, le grandi macchine per scrivere elettriche che accettavano i tuoi comandi e in cambio stampavano, un lento carattere dopo l’altro, le risposte di un “minicomputer” alloggiato in una decina di grossi armadi? O peggio ancora, in fila insieme agli altri con i pacchi di schede perforate legate con l’elastico, ogni scheda una istruzione Fortran da sopporre, previo apposito lettore, a un oracolo chiamato UNIVAC V fino a lanciare programmi che avevano dentro più bachi di un gelso? E tutto questo, guarda caso, proprio mentre a breve distanza una rivista intitolata Data Manager muoveva i suoi primi passi nelle “sale macchine” delle imprese o tra le prime scrivanie votate ai rivoluzionari principi della “microinformatica”.

Alla fine, quello stesso destino ha voluto che i nostri percorsi si incrociassero. Arruolato nel piccolo esercito di giornalisti “specializzati” ho avuto il raro privilegio di poter contribuire, in minima parte, ad avvicinare masse di hobbysti, piccoli professionisti, microaziende e organizzazioni medio-grandi alle meraviglie del client/server. Ben prima dell’avvento del web, le nostre armi di divulgazione erano le riviste periodiche, blasonate e gloriose. Tutte con un “PC” nel nome. E tutte, o quasi, oggi scomparse. Solo su una di queste testate campeggiava un coraggioso e un po’ esoterico “Data”, frutto più di lungimiranza che di necessità (dopo tutto, il personal computer di IBM sarebbe arrivato quando Data Manager aveva già compiuto la bell’età di cinque anni). Un piccolo editore di nicchia, innamorato dell’economia e del business, aveva miracolosamente intuito che la vera questione verteva sull’informazione, più ancora che sugli strumenti usati per elaborarla. E che la componente di gestione di queste informazioni, fosse un fattore discriminante di innovazione. Quando i responsabili di redazione di Data Manager si dimostrarono tanto aperti e indulgenti da invitarmi a fare quattro chiacchiere per una eventuale collaborazione, la mia conoscenza della complessa relazione tra informatica e impresa era alquanto superficiale.

I miei lettori non so, ma negli anni successivi a quel primo incontro, ho imparato molte cose su questa relazione. E tante ne ho ancora da imparare. Insieme alla grande community di Data Manager, agli sviluppatori di tecnologia e soprattutto grazie alle aziende che danno vita e senso alle applicazioni dell’informatica, ho vissuto, nel passaggio dal client/server a Internet, una fase di trasformazione che oggi, nell’era della cosiddetta Terza Piattaforma, ha assunto ritmi frenetici e direzioni imprevedibili. Il sintomo più conclamato è la pervasività: nata negli ambienti isolati, quasi sacrali della sala macchine, l’informatica oggi è la linfa vitale di un digital business che parte dal basso, subisce l’influenza di un’intera società ormai abituata a pensare in digitale. Me ne sono reso veramente conto due anni fa, quando per una delle storie di copertina che ancora oggi rappresentano il marchio di fabbrica di Data Manager, mi sono ritrovato, insieme al fotografo, non tra le file di server di un data center ma tra i filari di vite di Brunello a Montalcino, per raccontare come un mestiere millenario oggi ha bisogno di informatica per puntare al successo in un mercato così globalizzato. In quest’epoca di stravolgimenti, è bene non nutrire troppe certezze. Ma su una cosa sappiate di poter contare. Finché ci sarà bisogno di queste storie e cioè per i prossimi 40 anni (almeno), Data Manager le racconterà, con la stessa passione del primo giorno, sulle pagine della rivista e del sito, sui canali social e alle tavole rotonde dei suoi seguitissimi incontri.

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La tartaruga e il cigno nero https://www.datamanager.it/2016/07/la-tartaruga-cigno-nero/ Tue, 19 Jul 2016 15:36:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105926 Ebbene sì, sono quaranta, tondi tondi. Non si scappa. Non è l’anniversario di una semplice rivista, è molto di più. E’ l’anniversario di tante persone, ognuna con il suo bagaglio di esperienze e con una storia diversa da raccontare, ma tutte accomunate dalla curiosità per il futuro e dalla fiducia costante nel progresso dell’innovazione tecnologica. Mi […]

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Ebbene sì, sono quaranta, tondi tondi. Non si scappa. Non è l’anniversario di una semplice rivista, è molto di più. E’ l’anniversario di tante persone, ognuna con il suo bagaglio di esperienze e con una storia diversa da raccontare, ma tutte accomunate dalla curiosità per il futuro e dalla fiducia costante nel progresso dell’innovazione tecnologica. Mi viene in mente, la perpetua corsa di Achille e della tartaruga, l’antico e più famoso paradosso di Zenone descritto talmente bene da Jorge Louis Borges che non posso fare a meno di rubare le sue parole: “Achille, piè veloce, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito”. La soluzione? Achille potrà correre per sempre ma non la raggiungerà mai.

Ecco, mi piace pensare che noi di Data Manager siamo un po’ come questa tartaruga, il tempo e il progresso tecnologico ci inseguono, si avvicendano frettolosamente, ma noi siamo sempre qualche centimetro o decimetro, o perfino millimetro più avanti. Spinti dalla curiosità cerchiamo di vedere fin dove la creatività dell’uomo possa spingersi, quali siano le nuove frontiere dell’IT. E quando facciamo una nuova scoperta, tentiamo di condividerla con i lettori attraverso le nostre storie. Forse, ho davvero esagerato un po’ e mi sto dando delle arie. Infatti, a essere sincero, non posso pretendere di essere quella tartaruga, dato il tipico ritardo che caratterizza da sempre la fatidica consegna dei miei numeri per la rivista, ma rimane comunque la voglia di condividere con i lettori un piccolo frammento di quello che è il futuro dell’innovazione e di quello che potrebbe essere il nostro mondo nei prossimi anni.

Ricordo ancora il preciso momento in cui il direttore, Loris Bellè, mi chiese di curare una rubrica dedicata ai venture capital e alle startup. Risposi subito di sì, senza alcuna esitazione. Quali dubbi potevo avere? Scrivere per me è sempre stato naturale, e del resto si trattava di descrivere un mondo di cui anche io facevo parte. Questa esperienza ha rappresentato per me la fonte di una meravigliosa amicizia e l’occasione per incontri interessanti. Nella rubrica dedicata al mondo del venture capital ho raccontato la grande avventura delle startup e l’indissolubile intreccio tra finanza, ricerca e tecnologia.

In generale, le percentuali di crescita sono incoraggianti, ma i numeri in termini di investimenti early stage sono appena visibili sulla superficie. Si potrebbero fare mille analisi diverse. Possiamo dire che l’ecosistema è cresciuto e che le exit ci sono, ma quello che serve veramente è una nuova politica per investimenti privati, in grado di sostenere la crescita delle imprese in Italia. Cifre a parte, si tratta di una questione di fiducia nelle imprese e nel futuro. Doug Leone, uno dei leader di Sequoia Capital Partners, ha detto: «I maggiori risultati arrivano quando si rompe il precedente modello mentale». Come dargli torto se solo pensiamo ai cigni neri degli ultimi 40 anni: PC, router, Internet, iPhone. Forse, il cambiamento non è ancora visibile in forme nitide. Ma bisogna essere sempre pronti ad afferrare le novità, perché non possiamo mai sapere che cosa ci riserva il futuro. Per questo ho sempre cercato di prendere per mano il lettore e portarlo con me alla scoperta delle novità. E spero di riuscire ogni volta nel mio compito. Si dice che ogni persona è un’isola. Per lo scrittore e giornalista portoghese, José Saramago, Premio Nobel per la letteratura nel 1998, “ogni persona è un silenzio”. Ecco, quello che la comunità di Data Manager vuole fare è rompere questo silenzio per condividere tutte le infinite opportunità che la tecnologia ci può offrire.

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Dai database alla data driven enterprise https://www.datamanager.it/2016/07/dai-database-alla-data-driven-enterprise/ Tue, 19 Jul 2016 15:34:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105900 Nell’area dell’information management – la gestione dei dati – l’evoluzione tecnologica in tutti questi anni è stata continua, profonda, e sempre più rapida. Intanto, è profondamente mutato il mercato in cui le aziende operano: la competitività è sempre maggiore, e sempre più globale, i clienti e i consumatori sono sempre più informati, e sempre più […]

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Nell’area dell’information management – la gestione dei dati – l’evoluzione tecnologica in tutti questi anni è stata continua, profonda, e sempre più rapida. Intanto, è profondamente mutato il mercato in cui le aziende operano: la competitività è sempre maggiore, e sempre più globale, i clienti e i consumatori sono sempre più informati, e sempre più selettivi: è forte la pressione sulle aziende che sono quindi costrette a gestire i propri asset informativi in maniera sempre più efficace. I decision maker devono avere accesso ai dati relativi a tutti gli aspetti che possono influire sulle loro decisioni, e su tutti gli elementi che ne sono influenzati: chi non si muove per tempo e chi è inefficiente viene punito dal mercato. Gestire bene le informazioni aziendali ormai non è più un mero supporto al business, ma è diventata la base della strategia aziendale: chi innova, spesso, ha importanti vantaggi competitivi sui propri competitor, chi si ferma, invece, è perduto. È essenziale gestire al meglio l’intero ciclo di vita delle informazioni: acquisirle, integrarle, certificarle, elaborarle, archiviarle, trovarle, analizzarle, distribuirle. La necessità di operare con sempre maggiore attenzione sui dati (aziendali e non), ha portato i player che operano nel settore a sviluppare strumenti sempre più sofisticati per consentire il massimo sfruttamento delle informazioni, facilitando nel contempo l’utilizzo.

Negli anni, si è passati dall’estrazione di informazioni dai database, con query più o meno complesse – approccio sufficiente per operare nel mercato degli anni 70 – all’utilizzo di sistemi di supporto alle decisioni e di software di analisi dati dotati di funzionalità statistica più che di analisi vera e propria, a partire dagli anni 90. Si è passati poi agli strumenti di business intelligence e alle architetture di data warehouse e di data mart, al performance management, fino ad arrivare agli analytics e agli advanced predictive analytics. Anni fa, i database rendevano possibile la valutazione di eventi già accaduti, gli strumenti di oggi permettono di prevedere le future tendenze del mercato e i comportamenti dei clienti, e sono anche in grado di dare indicazioni concrete sulle azioni da intraprendere. Cosa dire, poi, dei dati? Senza andare indietro di quarant’anni, anche quindici anni fa si faceva una certa fatica a integrare dati, anche all’interno della stessa azienda, generati da due applicativi di produttori diversi, o eseguiti su computer con sistemi operativi diversi. Oggi invece, è possibile integrare tra loro in modo semplice non solo testi e numeri, ma anche immagini, video, musica, perfino dati provenienti dal web, dall’ecommerce e dai social, email e segnali provenienti da oggetti connessi al web (sensori, elettrodomestici evoluti…).

I decision maker possono quindi compiere analisi in tempo reale, sugli enormi archivi che sono i big data, da pc, tablet, smartphone, in ufficio, a casa, in viaggio: si parla, oggi, di data driven enterprise e di digital transformation. Data Manager, seguendo l’evoluzione di mercato, ha cercato in questi anni di mostrare ai propri lettori i cambiamenti in atto: così, con il supporto di analisti, player di riferimento del settore e aziende utenti, sono stati illustrati i nuovi strumenti, i nuovi campi di applicazione, i nuovi scenari di mercato. L’evoluzione ha semplificato anche il nostro lavoro: ora è molto più facile ricevere materiale informativo, tenere ordinato un archivio, fare ricerche, organizzare incontri e interviste. Ricordo, all’inizio della mia collaborazione, le volte che sono stato chiamato dalla redazione perché il floppy disk dove avevo salvato l’articolo, consegnato con un pony express, era illeggibile, e dovevo rifare la spedizione, o andare di persona in sede. Oggi, per fortuna, c’è l’email.

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