David Bevilacqua – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:56:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png David Bevilacqua – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Defence belongs to humans – la migliore difesa è la conoscenza https://www.datamanager.it/2016/12/defence-belongs-to-humans-la-migliore-difesa-la-conoscenza/ Thu, 15 Dec 2016 13:43:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115679 Organizzato in collaborazione con Dedagroup, l’evento ospiterà un ricco panel di relatori e affronterà il tema della sicurezza digitale di cittadini e imprese Yoroi presenta l’evento DEFENCE BELONGS TO HUMANS – LA MIGLIOR DIFESA E’ LA CONOSCENZA, che si terrà il 24 gennaio 2017 a Milano (ore 9.30-13.00 presso Area Pergolesi, Via Pergolesi 8). L’agenda, in […]

L'articolo Defence belongs to humans – la migliore difesa è la conoscenza proviene da Data Manager Online.

]]>
Organizzato in collaborazione con Dedagroup, l’evento ospiterà un ricco panel di relatori e affronterà il tema della sicurezza digitale di cittadini e imprese

Yoroi presenta l’evento DEFENCE BELONGS TO HUMANS – LA MIGLIOR DIFESA E’ LA CONOSCENZA, che si terrà il 24 gennaio 2017 a Milano (ore 9.30-13.00 presso Area Pergolesi, Via Pergolesi 8).

L’agenda, in via di definizione, si propone di fornire ai partecipanti uno sguardo d’insieme su un tema, quello della cybersecurity, molto vasto ed articolato, che ha implicazioni tecnologiche e umanistiche ed impone l’acquisizione di una maggiore sicurezza da parte di tutti.

Dedicato ad aziende di qualunque dimensione, l’evento si propone di partire dai rischi a cui cittadini ed aziende sono esposti a seguito della rapida evoluzione ed adozione delle tecnologie, puntando l’attenzione sulla necessità di sviluppare nuove capacità e nuovi strumenti per migliorare la cybersecurity. Yoroi presenterà il proprio approccio alla sicurezza digitale attraverso l’intervento di Marco Ramilli, il fondatore dell’azienda bolognese che ha creato la piattaforma Yoroi e che è stato inserito da Digital Guardian tra i 50 top influencer nel mondo della cybersecurity.

“Siamo tutti chiamati ad una maggiore consapevolezza, che può nascere soltanto da una maggiore conoscenza”, ha commentato David Bevilacqua, Partner e CEO di Yoroi. “Ciò che emerge dai nostri colloqui quotidiani con le aziende, su tutto il territorio, è che c’è molto timore, ma scarsa consapevolezza. Il nostro compito è anche quello di condividere conoscenza e l’evento che stiamo organizzando va proprio in questa direzione”.

Organizzato in collaborazione con Dedagroup, uno dei partner di Yoroi per il mercato italiano, l’evento sarà anche l’occasione per conoscere in anteprima i risultati di un’indagine che Yoroi ha commissionato a Euromedia Research sulla percezione che gli italiani hanno della loro sicurezza digitale.

“Condividiamo con Yoroi la convinzione che sia necessario diffondere maggiore informazione su una tematica così importante.” ha dichiarato Paolo Angelini, General Manager di Dedagroup Business Technology & Data. “La sicurezza deve fare parte della cultura aziendale e non può essere separata dai processi e dalle attività quotidiane. Ripensare la sicurezza con un approccio più consapevole è una necessità che nessuna organizzazione può permettersi di ignorare, qualunque sia il business, l’area o il settore nel quale opera”.

La partecipazione è gratuita previa registrazione, che può essere effettuata cliccando qui

L'articolo Defence belongs to humans – la migliore difesa è la conoscenza proviene da Data Manager Online.

]]>
David Bevilacqua nominato AD di Yoroi https://www.datamanager.it/2016/10/david-bevilacqua-nominato-ad-yoroi/ Fri, 14 Oct 2016 10:27:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111254 Già membro del Consiglio di Amministrazione e Presidente, Bevilacqua assume la carica di Presidente e Amministratore Delegato Yoroi, società italiana riconosciuta per la qualità e l’affidabilità dei servizi di cybersecurity che propone al mercato, annuncia che David Bevilacqua, già membro del Consiglio di Amministrazione e Presidente, assume con effetto immediato la carica di Amministratore Delegato. […]

L'articolo David Bevilacqua nominato AD di Yoroi proviene da Data Manager Online.

]]>
Già membro del Consiglio di Amministrazione e Presidente, Bevilacqua assume la carica di Presidente e Amministratore Delegato

Yoroi, società italiana riconosciuta per la qualità e l’affidabilità dei servizi di cybersecurity che propone al mercato, annuncia che David Bevilacqua, già membro del Consiglio di Amministrazione e Presidente, assume con effetto immediato la carica di Amministratore Delegato.

51 anni, Bevilacqua è dallo scorso Marzo socio di MAM, gruppo industriale specializzato in digital transformation, che controlla la maggioranza di Yoroi e che rappresenta il primo tassello di un percorso imprenditoriale che il manager ha deciso di intraprendere dopo aver lasciato il ruolo di Vice President Europe di Cisco. Proprio in questa azienda, Bevilacqua ha trascorso 20 anni, ricoprendo ruoli di crescente importanza, sia a livello internazionale che in Italia, dove ha guidato per 4 anni la filiale locale in qualità di Amministratore Delegato e negli ultimi 4 ha avuto la responsabilità della regione sud Europa che includeva Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Israele.

Yoroi annuncia inoltre l’ingresso nel CDA di Alessandro Braga, manager innovativo e appassionato che ha maturato, attraverso una lunga esperienza in Elmec, una profonda conoscenza del mercato, con particolare riferimento alla digital transformation delle aziende italiane.

L'articolo David Bevilacqua nominato AD di Yoroi proviene da Data Manager Online.

]]>
Arriva Yoroi, azienda italiana specializzata nella fornitura di servizi di sicurezza gestiti https://www.datamanager.it/2016/03/arriva-yoroi-azienda-italiana-specializzata-nella-fornitura-servizi-sicurezza-gestiti/ Thu, 24 Mar 2016 13:14:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97710 Parte da Bologna l’avventura della startup guidata da David Bevilacqua L’idea è quella di investire in aziende che stanno muovendo i primi passi  ma dotate di grandi potenzialità. Mettere insieme una serie di mattoncini, appartenenti alla stessa filiera, per articolare un’offerta il più possibile integrata di competenze e soluzioni, in grado sin dall’inizio di aggredire […]

L'articolo Arriva Yoroi, azienda italiana specializzata nella fornitura di servizi di sicurezza gestiti proviene da Data Manager Online.

]]>
Parte da Bologna l’avventura della startup guidata da David Bevilacqua

L’idea è quella di investire in aziende che stanno muovendo i primi passi  ma dotate di grandi potenzialità. Mettere insieme una serie di mattoncini, appartenenti alla stessa filiera, per articolare un’offerta il più possibile integrata di competenze e soluzioni, in grado sin dall’inizio di aggredire il mercato tenendo testa a competitor già affermati. Sono queste le carte con le quali si presenta al tavolo del mercato il gruppo MAM, un team multidisciplinare composto da una ventina di persone, coordinate da David Bevilacqua, oggi uno dei partner del gruppo.

“Una scelta del tutto personale” si affretta a dire Bevilacqua, una vita spesa tra IBM e Cisco. “Nessun sassolino da togliersi. Semplicemente il desiderio di cambiare vita. Per dedicare più tempo alle persone  care. Sono innamorato della qualità della vita romagnola. Ed è da lì che abbiamo deciso di ripartire con questa nuova avventura imprenditoriale” ci dice Bevilacqua.

“In questo momento le realtà affiliate sono IDEATO, CUCUMA e YOROI. Ma non intendiamo fermarci qui. Dopo una prima fase di assestamento, l’idea è quella di continuare su questa strada, federando una serie di realtà che spazino dalla security alla system integration, passando per i business analytics e la sensoristica” illustra Bevilacqua. Con MAM che funga da holding, sovraintenda alla governance del gruppo, fornendo funzioni quali HR, MKT, expertise tecnica. E detenga il controllo delle aziende. Come  in Yoroi, startup specializzata nella fornitura di servizi a contrasto del cybercrime. “Yoroi è la divisa del samurai. Leggera ma allo stesso tempo molto resistente. A capo dell’azienda c’è un giovane tecnico specializzato nel settore, Marco Ramilli, esperienze importanti in giro per il mondo, considerato da Digital Guardian uno dei più importanti influencer del settore della cyber security, in particolare nella lotta al malware” afferma Bevilacqua.

Nata nel 2014 ma operativa dal settembre scorso, Yoroi può contare su una struttura agile,  meno di una decina di collaboratori, e una piattaforma, il cyber SOC, sviluppata completamente in house. “La cyber security è un’area molto complessa che richiede competenze elevate. Ma in forte sviluppo. Personalmente ho subito creduto nel progetto. Sia per la preparazione di Ramilli che per la bontà della piattaforma di partenza, il nucleo operativo dal quale erogare i principali servizi di sicurezza gestita” afferma Bevilacqua. Che di Yoroi è anche il presidente. La clientela alla quale si rivolgono è rappresentata dalla media azienda manifatturiera, non adeguatamente presidiata dai grandi vendor. “Credo che in questo segmento ci sia un bisogno molto sentito, ma sostanzialmente poco sfruttato, di guidare l’imprenditore nella scelta delle soluzioni tecnologiche più innovative” afferma Bevilacqua.  Yoroi attualmente ha sede a Bologna e uffici operativi a Cesena. Ma nei prossimi mesi è prevista l’apertura di sedi commerciali a Roma e Milano.

L'articolo Arriva Yoroi, azienda italiana specializzata nella fornitura di servizi di sicurezza gestiti proviene da Data Manager Online.

]]>
Cisco, con l’IoT si diventa “digitaliani” https://www.datamanager.it/2015/11/cisco-con-liot-si-diventa-digitaliani/ Thu, 19 Nov 2015 10:17:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88995 Un incontro a Roma per comprendere le sfide e le opportunità per l’Italia dell’Internet of Things, analizzandone l’impatto sull’innovazione, la società e le istituzioni Dopo le tappe di Milano e Treviso, l’evento “IoEtalks-Crescere digitaliani”, organizzato da Cisco in collaborazione con Intel per analizzare il tema dell’Internet of Things, è approdato a Roma a metà novembre. […]

L'articolo Cisco, con l’IoT si diventa “digitaliani” proviene da Data Manager Online.

]]>
Un incontro a Roma per comprendere le sfide e le opportunità per l’Italia dell’Internet of Things, analizzandone l’impatto sull’innovazione, la società e le istituzioni

Dopo le tappe di Milano e Treviso, l’evento “IoEtalks-Crescere digitaliani”, organizzato da Cisco in collaborazione con Intel per analizzare il tema dell’Internet of Things, è approdato a Roma a metà novembre. E ha riscosso un notevole successo, con più di 400 persone a gremire l’Auditorium del Parco della Musica. Successo ben meritato da una mattinata densa e ricca di spunti, subito entrata nel vivo con l’intervento di David Bevilacqua, vicepresidente Sud Europa di Cisco, che ha esordito spiegando come nell’attuale scenario di profondo cambiamento “avremo bisogno sia di moltissima tecnologia sia di grandissima capacità di innovazione”. Ma attenzione, ha sottolineato il manager, “solo il 30% delle nuove iniziative avrà successo, e la causa del fallimento del restante 70% sarà la mancanza di visione e di immaginazione, quella che ci permette di guardare al futuro con occhi completamente diversi. I fallimenti non avverranno per mancanza di tecnologi, perché oggi non c’è innovazione e non c’è digitalizzazione senza immaginazione”.

L’era Zettabyte

Questo significa anche “mettere insieme cose, persone, processi e dati, con quello che noi chiamiamo l’Internet of Everything, perché sono tre le forze che oggi guidano il cambiamento: la capacità di elaborazione, la connettività e esplosione dei dati”, ha proseguito Bevilacqua. Portando un esempio concreto: “oggi siamo entrati nell’era Zettabyte, se solo pensiamo che nel 2012 sono stati creati più dati che nei precedenti 5000 anni, ma il problema è che di questi dati se ne analizzano oggi solo l’1%”. Tra le rivoluzioni in atto, un posto importante spetta alla nuova “industria 4.0”, che in Italia “deve accelerare nell’utilizzo del digitale, e ha bisogno di almeno 15 miliardi di euro di investimenti nel corso dei prossimi cinque anni per raggiungere la Germania, dove oggi l’80% della supply chain è già digitalizzata, ha fatto notare Bevilacqua, concludendo il suo intervento sottolineando l’importanza di “mettere sempre le persone al centro della rivoluzione digitale”.

Rivoluzione digitale

Subito dopo è intervenuto Carmine Stragapede, direttore generale di Intel Italia, che ha toccato i punti fondamentali della rivoluzione digitale in atto, spiegando che questa rappresenta “un’opportunità è gigantesca, anche perché le nuove generazioni sono già digitali e pensano digitale a 360 gradi: così come vi è stata la consumerizzazione dell’IT, altrettanto avverrà per l’IoT, i cui elementi fondamentali sono connettività, intelligenza, uso dei dati e sicurezza. Ma si tratta di un percorso da intraprendere subito e da svolgere in collaborazione, perché solo facendo squadra potremmo abilitare l’industria 4.0, dove non esiste un settore che non verrà toccato da questa trasformazione in atto”.

Dopo gli altri interventi, come quello particolarmente trascinante di Maurizio di Robilant, presidente della Fondazione Italia Patria della Bellezza, e quelli di Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione a Oxford, Ciriaco Scoppetta, professore di neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma, di Anna Masera, capo ufficio stampa della Camera dei Deputati, e infine di Flavia Marzano, presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, è stata la volta di Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, che ha concluso la ricca giornata romana ribadendo l’importanza dell’innovazione digitale, che non è solo la pur fondamentale banda ultralarga ma anche molte altre cose, come per esempio le smart grid oppure le nuove promettenti frontiere del manufacturing digitale, senza dimenticare l’importante ecosistema delle start up con le quali Cisco ha iniziato a collaborare in ottica di cross fertilization.

L'articolo Cisco, con l’IoT si diventa “digitaliani” proviene da Data Manager Online.

]]>
Cisco Live Net Revolution https://www.datamanager.it/rivista/cisco-live-net-revolution-53680.html Mon, 17 Feb 2014 09:10:23 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/cisco-live-net-revolution/ Tutti d’accordo sulle rivoluzionarie opportunità della nuova “infosfera”. Per l’Italia è una scommessa da non perdere   C’è un incomprensibile divario che separa la realtà italiana dagli scenari che eventi quali Cisco Live (www.ciscolive.com) ci presentano come ragionevolmente a portata di mano. Un divario che potrebbe diventare anche incolmabile se non sapremo muoverci in fretta. […]

L'articolo Cisco Live Net Revolution proviene da Data Manager Online.

]]>
Tutti d’accordo sulle rivoluzionarie opportunità della nuova “infosfera”. Per l’Italia è una scommessa da non perdere

 

David Bevilacqua vicepresident Cisco per il Sud EuropaC’è un incomprensibile divario che separa la realtà italiana dagli scenari che eventi quali Cisco Live (www.ciscolive.com) ci presentano come ragionevolmente a portata di mano.

Un divario che potrebbe diventare anche incolmabile se non sapremo muoverci in fretta.

E pensare che – come hanno spiegato molto bene David Bevilacqua, vice president Cisco per il Sud Europa e gli ospiti del “Forum of IoE” provenienti dal mondo della ricerca, dell’università e dell’impresa – sul piano dei prerequisiti tecnologici, i benefici della connettività universale (50 miliardi di persone, macchine e oggetti uniti da Internet nel 2020, un valore stimato di 19mila miliardi di dollari ripartiti in dieci anni), ci sono tutti. Per l’AD di Cisco Italia, Agostino Santoni, il bilancio di Cisco Live (Milano, 27-31 gennaio), non avrebbe potuto essere più soddisfacente. L’evento globale di Cisco (www.cisco.com/it) e dei suoi partner (nel complesso ventiquattro edizioni europee), è arrivato in Italia per la prima volta, attirando settemila visitatori, ma anche espositori in rappresentanza di ben 95 nazioni. Santoni ha anche sottolineato il momento formativo della Academy Live, che con le sue lezioni sulla IoE ha raggiunto 500 studenti a Milano e altri ottomila attraverso i collegamenti streaming.

La lectio magistralis di Bevilacqua sulla rete intelligente e le incredibili opportunità collegate al giacimento da 35 zettabyte previsti nel 2020 ha offerto al manager europeo di Cisco lo spunto per esortare imprenditori e decisori politici nazionali a non perdere l’ennesimo treno. «Secondo la nostra analisi, un’adozione massiccia delle tecnologie della Internet of Everything porterebbe a un risparmio di 100 miliardi di euro tra costi amministrativi, efficientamento delle smart city, sanità avanzata. La tecnologia può essere il catalizzatore di una trasformazione radicale del Paese. Mi chiedo – ha detto Bevilacqua – come facciano certi intellettuali a guardare con sospetto una tecnologia che Papa Francesco definisce “dono di Dio”. La nuova rivoluzione industriale è un fatto ineluttabile. Pensate ai cambiamenti che vent’anni di Internet hanno portato alle nostre vite, e considerate che tutto questo è stato possibile con appena l’uno percento di utenti connessi. Che cosa succederà quando le connessioni riguarderanno il 99% di 50 miliardi di oggetti»?

Bevilacqua al termine del suo intervento ha voluto ricordare Marco Zamperini – l’amatissimo “funky professor” della Internet all’italiana – esortando a uno sforzo collettivo per una trasformazione che può partire subito grazie a Expo 2015: «Altro formidabile catalizzatore di cambiamento». Maria Letizia Mariani, president manager Lighting Philips Europe ha parlato della luce intelligente con i nuovi prodotti di illuminazione Philips hue. Il futurologo, Gaetano Ravasio, ha presentato l’auto connessa. Per Livio Gallo, direttore della Divisione Infrastrutture e Reti di Enel, la sfida è far interagire i “prosumer”, ovvero i consumatori-produttori di energie rinnovabili, che al momento in Italia sono circa 40mila. Il botanico, Stefano Mancuso, ha presentato gli alberi-sensori del Wood Wide Web. Il fisico genovese, Roberto Cingolani, ha messo in evidenza le potenzialità dei robot e dei nuovi nanomateriali. E alla fine della visionaria mattinata, Agostino Santoni ha salutato la grande platea, ricordando i tanti cervelli italiani che si nascondono dietro molte invenzioni della stessa Cisco e ha dedicato il Forum ad Adriano Olivetti, simbolo vivente della prima rivoluzione informatica italiana.

L'articolo Cisco Live Net Revolution proviene da Data Manager Online.

]]>
David Bevilacqua entra nell’Assembela dei soci di ActionAid https://www.datamanager.it/news/david-bevilacqua-entra-nellassembela-dei-soci-di-actionaid-48927.html Thu, 18 Jul 2013 10:37:34 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/david-bevilacqua-entra-nellassembela-dei-soci-di-actionaid/ David Bevilacqua, vice presidente per il Sud Europa della multinazionale Cisco Systems, è entrato a far parte dell’Assemblea dei Soci di ActionAid Italia, organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell’esclusione sociale

L'articolo David Bevilacqua entra nell’Assembela dei soci di ActionAid proviene da Data Manager Online.

]]>

David Bevilacqua, vice presidente per il Sud Europa della multinazionale Cisco Systems, è entrato a far parte dell’Assemblea dei Soci di ActionAid Italia.

ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell’esclusione sociale. Da oltre 40 anni (e da quasi 25 in Italia) lavora al fianco delle comunità del Sud del mondo per garantire loro migliori condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali.

Cisco sostiene le attività di ActionAid in Italia nel quadro dei progetti di responsabilità sociale che l’azienda porta avanti nel nostro paese, secondo una filosofia che promuove il coinvolgimento attivo dei propri dipendenti e dei propri partner nei progetti e la volontà di restituire valore positivo in tutti i territori in cui opera.

Sotto la guida di Bevilacqua, che prima di assumere l’attuale posizione sud europea è stato per quattro anni Amministratore Delegato di Cisco Italia, sono nate importanti iniziative di volontariato che coinvolgono i dipendenti italiani, tra le quali spiccano la creazione della Associazione no-profit Donation Bay, di cui Bevilacqua è presidente, nata per sostenere attività di solidarietà e volontariato e per promuovere la cultura digitale nel nostro paese,; la Donation Bay Band, una band musicale formata da dipendenti Cisco e da suoi partner che devolve il ricavato dei propri concerti ad Associazioni e Onlus e “A Scuola di Internet”, iniziativa nata in collaborazione con la Polizia Postale, che vede i dipendenti Cisco promotori attivi dell’utilizzo sicuro e consapevole di Internet presso le scuole primarie di primo (classi quarte e quinte) e secondo grado (classi prime). In questa iniziativa sono stati coinvolti finora più di 14.600 studenti, 1.300 genitori e oltre 500 insegnanti.

L'articolo David Bevilacqua entra nell’Assembela dei soci di ActionAid proviene da Data Manager Online.

]]>
Agenda digitale: lavori in corso https://www.datamanager.it/rivista/agenda-digitale-lavori-corso-43167.html Tue, 08 Jan 2013 10:00:15 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/agenda-digitale-lavori-in-corso/ Il governo Monti ha messo a punto il quadro normativo per recuperare il ritardo accumulato rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Con il via libera al decreto Crescita 2.0, resta l’incertezza sui tempi di attuazione del prossimo esecutivo. Che cosa manca per chiudere il cantiere e concretizzare la sfida dell’Agenda Digitale Italiana? Per cambiare e […]

L'articolo Agenda digitale: lavori in corso proviene da Data Manager Online.

]]>
Agenda digitale: lavori in corso

Il governo Monti ha messo a punto il quadro normativo per recuperare il ritardo accumulato rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Con il via libera al decreto Crescita 2.0, resta l’incertezza sui tempi di attuazione del prossimo esecutivo.

Che cosa manca per chiudere il cantiere e concretizzare la sfida dell’Agenda Digitale Italiana? Per cambiare e tornare a crescere non ci sono ricette veloci. Alla lavagna si può disegnare bene il progetto, ma poi bisogna metterlo in pratica. Tra strategia ed esecuzione c’è la stessa differenza che passa tra il dire e il fare e in mezzo, quasi sempre, scorre il proverbiale mare


Con il contributo di Paolo Angelucci (Assinform) – Roberto Liscia (Netcomm) – Paolo Pasini (SDA Bocconi), Alessandro Perego (Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano) – Federico Rajola (CETIF dell’Università Cattolica di Milano) – Lucio Stanca (già ministro per l’Innovazione e le tecnologie del secondo governo Berlusconi) – Marco Zamperini (NTT Data Italia e funky professor)

 

Il progetto alla lavagna dell’Agenda Digitale mira a cambiare il Paese, rendendolo più moderno e digitale. Per la prima volta, nella storia di questo Paese, l’ICT è la chiave di volta di un provvedimento di legge e completa le misure messe a regime dalla spending review. La sfida delle tecnologie digitali e dell’innovazione continuerà – però – nel 2013, quando dovremo mettere a bilancio 48 miliardi di euro per rispettare il patto di stabilità e il nuovo esecutivo dovrà occuparsi dei decreti attuativi dell’Agenda Digitale in tempi rapidi e certi. Con quali ricadute sui consumi, le imprese e il rilancio che il Paese attende? Sarebbe bello se si potesse fare di più e meglio con meno risorse pubbliche a disposizione. Sarebbe bello se l’Agenda Digitale, con 20 miliardi di euro di riduzione dei costi potesse garantire anche i 5 miliardi di maggiori entrate per la pubblica amministrazione nei prossimi tre anni (dati Politecnico di Milano). Negli ultimi scenari economici – però – il Centro studi di Confindustria ha rivisto al ribasso le previsioni del PIL del prossimo anno: -1,1% contro il -0,6% della stima precedente. La ripresa arriverà solo alla fine del 2013 e sarà molto lenta.

L’Agenda Digitale è uno strumento, non un fine. Per l’Italia “non ci sono scorciatoie” e il governo Monti insieme al Parlamento ha affrontato molti dei nodi che hanno impedito al Paese di crescere per ragioni strutturali. Gli effetti delle riforme si vedranno più in là a condizione che le misure di attuazione siano chiare e veloci.

 

GLI ITALIANI E IL DIGITALE

Dalla ricerca “Gli Italiani e l’Agenda Digitale” commissionata da Cisco a ISPO per conoscere aspettative e necessità degli italiani rispetto all’adozione del digitale, emerge un quadro di grandi aspettative sugli impatti positivi che la digitalizzazione del Paese può avere nella vita quotidiana, ma al tempo stesso una scarsa conoscenza e informazione. Gli italiani non sono refrattari verso l’adozione di tecnologie, ma non hanno a disposizione sufficienti strumenti e indicazioni per servirsene in modo diffuso e sistematico.

Il tema dell’Agenda Digitale è, per ora, appannaggio di una minoranza informata: se l’85% degli opinion maker intervistati ne ha sentito parlare, solo il 66% di questi dichiara di sapere bene di cosa si tratta e l’83% ritiene che la questione digitale sia di primaria importanza per la modernizzazione del Paese, mentre il 63% della popolazione ammette di non averne mai sentito parlare.

Più della metà dei cittadini (52%) si sono dichiarati sicuri che la digitalizzazione cambierà in meglio la loro vita, la comunicazione, la scuola, l’accesso alle informazioni e ai contenuti culturali, la modalità di interazione con la Pubblica Amministrazione, il Servizio Sanitario. Tra i benefici attesi, la trasparenza (94% per gli opinion maker e 82% per i cittadini), risparmi sia per lo Stato che per il cittadino (89% per gli opinion maker e 79% per i cittadini), riduzione del digital divide (85% per gli opinion maker e 74% per i cittadini).

Il decisore politico è considerato come attore di primaria importanza per la diffusione delle tecnologie digitali e gli opinion maker sollecitano interventi governativi capaci di concretizzare e rendere fattibili i contenuti dell’Agenda Digitale. Si tratta di un impegno prioritario per la prossima maggioranza che si formerà in Parlamento dopo le prossime elezioni.

 

UNA STRADA ANCORA IN SALITA

Con il via libera della Camera al decreto Crescita 2.0, «la strada dell’Agenda Digitale Italiana resta tutta in salita». Parola di Lucio Stanca, che nel 2006, nel suo ruolo dell’allora ministro dell’Innovazione del secondo Governo Berlusconi lanciò il Codice dell’amministrazione digitale. «Dopo un periodo di blackout, il Governo Monti ha avuto il merito di riprendere in mano una materia complessa e di rilanciare il processo di sviluppo mettendo al centro l’innovazione tecnologica. L’Agenda Digitale resta una priorità per il Paese che deve essere portata avanti».

Il Codice dell’amministrazione digitale era il piano regolatore per la futura digitalizzazione del Paese, in cui si davano gli strumenti, come la firma digitale, la gestione e conservazione dei documenti, la PEC, i dati, i servizi in rete e il riuso di sistemi informatici nelle pubbliche amministrazioni.

«Bene ha lavorato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Restano alcuni nodi infrastrutturali come la banda larga che deve raggiungere ogni angolo del Paese e di applicazione sull’e-commerce e l’e-goverment. Se vogliamo rendere la pubblica amministrazione più efficiente e di migliore qualità, l’unica leva vera è la tecnologia. Se vogliamo che le aziende siano più efficienti e produttive bisogna ricorrere all’innovazione tecnologica di prodotto e di processo». La conclusione è una sola. «Dalla lettura dei DPCM si capisce che i nodi da sciogliere sono i decreti attuativi – altrimenti – il via libera al DL Crescita 2.0 non cambia molto le cose. L’Agenda Digitale contiene molti spazi di miglioramento, ma rappresenta una spinta per aiutare il Paese, in vista di un 2013 che si preannuncia dai forti chiaroscuri. La riduzione del digital divide geografico entro il 2013 sarebbe già un buon inizio. Il prossimo esecutivo dovrà varare in tempi certi e brevi i decreti attuativi, altrimenti l’Agenda Digitale è destinata a rimanere una cornice vuota. Anche per il prossimo esecutivo ripartire da zero sarebbe stato un errore.

 

I PUNTI CRITICI

L’Agenda Digitale ha dei punti critici. La mancata emanazione dei DPCM e dei regolamenti rappresentano un ulteriore ostacolo alla messa in opera dell’Agenzia. Con questa formula non si arriva da nessuna parte e gli sforzi fatti sono destinati a essere dispersi. «Il ministro dell’Innovazione del prossimo esecutivo – propone Lucio Stanca – dovrebbe avere la forza di decidere e di approvare i decreti attuativi “sentiti tutti gli altri ministeri” e non “ di concerto”. Ma ammesso che si riesca e che arrivino i decreti attuativi, il secondo punto critico si ha quando il regolamento applicativo arriverà sul tavolo di un qualunque dirigente della pubblica amministrazione».

Nell’impianto normativo approvato, resta il credito di imposta al 50% per la realizzazione di nuove infrastrutture come contributo pubblico alla realizzazione di opere strategiche. Si allarga la platea delle start-up. C’è il varo della piattaforma unica per l’Anagrafe nazionale e per il documento digitale unificato, con la carta di identità elettronica, la tessera sanitaria e il fascicolo sanitario. Confermato anche il domicilio digitale del cittadino e obbligo di PEC per le imprese. C’è l’obbligo per le PA ad accettare pagamenti elettronici entro giugno 2013 e, per i negozi, entro gennaio 2014. A partire dall’anno scolastico 2013-2014, nelle scuole sarà progressivamente possibile adottare libri di testo in versione esclusivamente digitale, oppure abbinata alla versione cartacea. Per la PA è mantenuto l’obbligo di pubblicazione di dati e informazioni in formato aperto e la trasmissione obbligatoria di documenti per via telematica. Inoltre è stato integrato il piano finanziario necessario all’azzeramento del divario digitale per quanto riguarda la banda larga (150 milioni stanziati per il centro nord, che vanno ad aggiungersi alle risorse già disponibili per il Mezzogiorno per banda larga e ultralarga, per un totale di 750 milioni di euro) e si sono introdotte significative semplificazioni per la posa della fibra ottica necessaria alla banda ultralarga. La Commissione europea ha proposto un’Agenda Digitale il cui obiettivo principale è sviluppare un mercato unico digitale per condurre l’Europa verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. L’Agenda è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell’Unione europea (UE) da raggiungere entro il 2020 tra cui la diffusione della banda larga a 30 Mega.

All’Agenda Digitale manca l’enforcement – direbbero gli americani. Manca l’obbligo a fare. Certo lo si può scrivere, ma manca la sanzione. «Io avevo proposto di organizzare un Ispettorato dipendente dalla Corte dei Conti in grado di monitorare l’esecuzione delle norme di attuazione dell’Agenda Digitale – spiega Lucio Stanca – con il potere di mettere sotto processo amministrativo per danno erariale il dirigente pubblico inadempiente o di premiare quello efficiente».
La revisione della spesa pubblica imporrà di fare delle scelte. Ma per investire sul futuro ci vogliono investimenti. «E non c’è un centesimo – fa notare Lucio Stanca – e l’Agenzia Digitale dovrebbe fare troppe cose. L’Agenda Digitale non deve essere una fuga in avanti, stiamo con i piedi per terra. Il problema non è tecnico, è politico. Facciamo dei centri regionali di gestione dell’innovazione. Non possiamo aspettare che la marea si alzi per tutti allo stesso momento. In Italia, ci sono ottomila e cento comuni, quindici città metropolitane. Cerchiamo di unirci per sviluppare un progetto unico nazionale e non centinaia di progetti pilota o sperimentazioni». Nel rapporto di forza tra domanda e offerta tecnologica – in Italia – è molto più forte la parte dell’offerta. L’offerta essendo più forte ha la capacità di educare il Paese. «Quindi anche l’industria informatica – dice Lucio Stanca – deve esercitare il suo potere con più responsabilità e questo non significa rinunciare alle opportunità di business. Se acceleri la domanda, il mercato si allarga. Aggregarsi per accelerare potrebbe essere più profittevole per il settore, piuttosto che attendere una potenziale domanda che non riesce a decollare». Il prossimo esecutivo dovrà continuare sulla strada tracciata da Monti per l’Agenda Digitale come auspicato dal vicepresidente della Commissione europea e Commissario per l’Agenda Digitale Neelie Kroes.

Per Lucio Stanca «A questo punto non si tratta di una scelta, ma di una strada obbligata che il Paese deve percorrere fino in fondo, occorre – però – una regia politica e competente».

 

UN CANTIERE APERTO

Per Marco Zamperini, chief innovation officer di servizi e soluzioni IT, meglio noto come “funky professor” nella community web, «l’innovazione del Paese è ancora work in progress». Non solo. «Per come ho vissuto io questa storia che è cominciata quasi due anni fa, con un appello alla politica e il manifesto dei cento giorni, si è concluso – solo – il primo atto. Un pezzo importante di questa storia è la task force voluta dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e coordinata da Alessandro Fusacchia. La sfida di digitalizzare il Paese nel solco dell’Agenda Digitale Europea richiede l’impegno e la responsabilità di tutte le forze politiche. I temi dell’Agenda Digitale dovrebbero essere al primo posto nei programmi di tutti i partiti in campo alle prossime elezioni. Mi spaventa il fatto che l’Agenda Digitale possa essere strumentalizzata. Sono d’accordo con chi sostiene che con l’Agenda Digitale si gioca il futuro del Paese – io aggiungo – che in ballo c’è la sua stessa sopravvivenza. L’Agenda Digitale non può essere di destra o di sinistra, si tratta di un pilastro fondamentale».

La spinta delle aziende ha accelerato certi meccanismi. «Ma si è trattato di un contributo positivo all’insegna dello sviluppo generale del Paese e non portatrice di interessi particolari. Un capo d’azienda che si è impegnato con grande vigore a supporto dell’Agenda Digitale è stato David Bevilacqua di Cisco Systems. Lui ci ha creduto e ci crede molto, sottoscrivendo all’inizio l’appello per l’Agenda Digitale e dando il suo contributo aperto in molte occasioni senza la tentazione di appropriarsi di questo tema, mettendoci il proprio marchio, su questo stesso tono di voce anche Telecom Italia, Microsoft e IBM. Senza entrare nel merito di quelli che dovranno essere i compiti dell’Agenzia Digitale (la cui nomina dei vertici è rimandata), credo – forse per deformazione professionale – che l’istituzione di un chief information officer nazionale aiuterebbe a non disperdere risorse e aiuterebbe le imprese ad avere un unico interlocutore per la corretta implementazione delle tecnologie e dei progetti. In questo momento, il peso delle scelte che saremo in grado di compiere influenzeranno lo sviluppo del Paese per i prossimi decenni».

 

UNA QUESTIONE POLITICA

Dopo la corsa per il varo dell’Agenda Digitale, tornano le preoccupazioni per i tempi di attuazione del decreto Crescita 2.0. Con l’interruzione dell’attività di governo per le prossime elezioni è lecito chiedersi se i lavori in corso dell’Agenda Digitale subiranno un fermo tecnico. È previsto che l’Agenzia per l’Italia digitale predisponga entro novanta giorni le regole tecniche per l’identificazione e l’integrazione dei database di interesse nazionale. Mai come in questo momento l’Agenda Digitale diventa una questione prevalentemente politica. «L’Agenda Digitale è sempre stata una questione politica – mette in evidenza Paolo Angelucci, presidente di Assinform, l’associazione aderente a Confindustria, che raggruppa le aziende di Information Technology operanti in Italia – anche quando sembrava materia per tecnici, perché in ballo c’è lo sviluppo del Paese e non possiamo permetterci di accumulare altri ritardi in un momento in cui il deficit di innovazione penalizza ogni possibilità di ripresa della nostra economia». Il primo obiettivo è stato raggiunto completando entro la scadenza della delega l’iter parlamentare. «Ora è necessario mettersi al lavoro per dare rapida attuazione a molte delle misure contenute nel DL che prevedono una normativa secondaria che coinvolge numerosi soggetti e amministrazioni e che non sempre indica scadenze precise. Non dimentichiamo che uno degli obiettivi dell’Agenda Digitale è proprio la semplificazione. Essere digitali significa essere più semplici, più efficaci, quindi solo se ci saranno norme cogenti per la digitalizzazione delle imprese e della PA, saremo in grado di rendere questo Paese più moderno. Ad esempio, grazie alla direttiva comunitaria 210/45/UE sulla fatturazione elettronica, alcuni cambiamenti a livello di sistema nel rapporto tra imprese, PA e cittadini saranno inarrestabili. Anagrafe nazionale unica, PEC, obbligatorietà alla dematerializzazione dei processi, open data, smart communities e start-up sono i mattoni dell’Agenda Digitale». L’Agenda Digitale nasce con una cabina di regia che ha lavorato su sei macro-temi: infrastrutture e sicurezza, smart city, e-goverment, competenze digitali, ricerca e innovazione, e-commerce. «Come Assinform abbiamo predisposto altrettanti gruppi di lavoro tematici più uno che è frequentatissimo e che si chiama MIDA, monitoraggio intervento digital agenda. Stiamo raccogliendo tutte le segnalazioni da parte dei nostri associati e che saranno la base per le future azioni da intraprendere per la fase di implementazione delle misure che saranno adottate. L’Agenda Digitale sarà materia di campagna elettorale? Per Paolo Angelucci, sarebbe «un segnale positivo di sensibilità verso certi temi da cui dipende la competitività del sistema Paese. Certo, il tempo delle parole è passato e i cittadini e le imprese hanno urgenza di azioni concrete. L’IT ha due vantaggi: rende il Paese più efficiente e più trasparente. La battaglia alla corruzione, all’evasione e alla criminalità passa anche per l’IT. L’Agenda Digitale è un’importantissima opportunità per le imprese per migliorare i propri processi di business. Il commercio elettronico è uno dei capitoli dell’Agenda Digitale di cui però si è parlato poco e che merita di essere approfondito e valorizzato perché l’e-commerce avrà un impatto sempre più forte sulla vita delle imprese».

 

PIU’ SPINTA ALL’E-COMMERCE

L’Agenda Digitale Europea pone degli obiettivi per il 2015 molto ambiziosi e che l’Italia potrà raggiungere a patto di sforzi importanti. Per Roberto Liscia, presidente di Netcomm, consorzio del commercio elettronico italiano «con solo il 15% degli italiani che fanno acquisti online sarà una grande sfida salire alla quota del 50% della popolazione e ottenere che un terzo delle imprese facciano i propri acquisti e vendano i propri prodotti sulla Rete». Molteplici sono i freni inibitori allo sviluppo di una economia digitale competitiva nel nostro Paese. «La scarsa cultura tecnologica dei cittadini, il ritardo della scuola, la scarsa diffusione della banda larga, il ritardo dell’offerta, ma soprattutto la piccola dimensione delle aziende italiane hanno penalizzato lo sviluppo di questo settore. Le aziende italiane sono prevalentemente PMI, che devono affrontare la trasformazione digitale e i relativi investimenti, conoscenze tecnologiche e risorse umane adeguate e soprattutto la capacità di rimettere in discussione i propri modelli di business e le modalità di commercializzazione ed esportazione dei propri prodotti. Una delle grandi forze del “Made in Italy” è sempre stata la capacità dei nostri oltre 100 distretti industriali di mettere a sistema le piccole aziende del territorio, ritrovando quelle economie di scala e di scopo non all’interno della singola azienda, ma nella capacità di queste di lavorare insieme su gran parte dei fattori produttivi e commerciali. La competizione industriale ha messo in crisi questi modelli e oggi è più che mai necessario rinnovare e ritrovare, attraverso il digitale, questa dimensione consortile che ha permesso all’Italia di crescere e di competere con gli altri Paesi negli ultimi anni». 

 

E-PROCUREMENT E FATTURAZIONE ELETTRONICA

L’Agenda Digitale ha portato al centro del dibattito il tema dei benefici legati all’innovazione digitale. «Già questo è un merito non piccolo – mette in evidenza Alessandro Perego, responsabile dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano perché erano anni che non si dedicava così tanto spazio e tempo ad approfondire il ruolo delle nuove tecnologie come fattore abilitante lo sviluppo di una nazione. Il decreto si è molto concentrato sull’innovazione digitale all’interno della PA con una quindicina di azioni in aree diverse: identità digitale, istruzione, sanità, giustizia, sistemi di pagamento, open data, inclusione. E’ giusto che sia così, in considerazione del ruolo che riveste l’efficienza della PA nell’economia della nazione (800 miliardi di euro all’anno che devono, se possibile, essere ridotti e in ogni caso ben spesi – ndr). In quest’area – l’innovazione digitale della PA – si poteva forse porre più enfasi sull’eProcurement e sulla Fatturazione Elettronica, anche se probabilmente si è preferito non interferire con altre misure già in fase di recepimento in questi ambiti, contenute nei decreti Spending Review e nella Finanziaria 2008 con secondo decreto attuativo in firma. L’attenzione ora si deve spostare sull’attuazione di tutte queste misure. Occorrerà infatti rivedere processi, procedure, mansioni, ruoli organizzativi, oltre che sistemi informativi, all’interno della PA. E questo richiederà forte e reale commitment dei vertici pubblici. Molto meno invece è stato pensato a favore dell’innovazione delle imprese, se escludiamo tre ambiti specifici: spinta ai pagamenti con moneta elettronica, stimolo agli investimenti nella rete in banda larga/ultralarga, semplificazioni e incentivi per le start-up innovative. Spariti i riferimenti all’e-commerce, che per altro andrebbe interpretato in senso più ampio rispetto a quanto presente nelle prime bozze: non solo B2C ma anche B2B, non solo portali ma anche connessioni EDI (Electronic Data Interchange). Il nostro plauso va invece agli interventi verso le start-up, dove la task force del governo ha lavorato nei mesi scorsi. Un solo neo: sono sparite tutte quelle misure che prevedevano un’iniezione di soldi. La promessa è che le risorse ci saranno, anche senza norma specifica. Ma certo non giova che non si sia quasi completamente considerato il ruolo che il sistema universitario può e deve giocare nell’ecosistema delle start-up, né a livello di formazione, né a livello di incubatori e trasferimento tecnologico. E invece, qualcosa di buono sta accadendo, come dimostra anche la nostra iniziativa PoliHUB del Politecnico di Milano».

 

RIDUZIONE DELL’ICT DIVIDE

Quale effetto avrà l’Agenda Digitale Italiana in una prospettiva di riduzione dell’ICT Divide almeno con l’Europa? Per Paolo Pasini, professore di Sistemi Informativi di SDA Bocconi «dopo la pubblicazione della Agenda digitale italiana all’interno del decreto Crescita 2.0 si è discusso molto di completezza della stessa, di risorse finanziarie disponibili, di contenuti specifici dei singoli macro-temi, di deleghe e responsabilità decisionali sull’ICT pubblica italiana, troppo frammentate, tanto da far sorgere la necessità di un “chief information officer di stato”, come esiste in Francia o negli Stati Uniti, e come avviene anche nei gruppi di imprese private che si sono dotate di una funzione IT centralizzata o di corporate. Vorrei invece provare a dare una lettura diversa dei macro-temi che costituiscono l’Agenda Digitale italiana in termini costruttivi, come fattori che, se debitamente finanziati, progettati e realizzati, possono contribuire a migliorare il posizionamento del nostro Paese nei ranking del “Global Competitiveness Report” del World Economic Forum che da diversi anni ci vede impietosamente relegati in posizioni non coerenti col fatto di essere tra le 10 economie più sviluppate al mondo».

Proviamo a vedere – quindi – quali relazioni sono identificabili tra i macro-temi dell’Agenda digitale e le variabili considerate dal report poco sopra citato. I temi della PA digitale possono contribuire a migliorare il “Government procurement of Advanced Technology Products index” che oggi ci vede ben 114esimo posto sui 140 paesi analizzati. I contenuti dell’Istruzione digitale possono generare un miglioramento di almeno tre fattori considerati dal Global Competitiveness Index: il “Quality of primary education index”, in cui l’Italia si ritrova al 42esimo posto, il “Quality of educational system index”, in cui l’Italia è all’88esimo posto, e l’ “Internet access in schools index”, in cui siamo posizionati al 79esimo posto, sempre sui 140 paesi mondiali analizzati. La riduzione del Digital Divide è direttamente connessa almeno a tre index, quali il “Quality of overall infrastructure index”, in cui l’Italia è al 79esimo, il “Broadband Internet subscription/100 pop.”, in cui siamo in 29esima posizione, e l”Internet bandwith, kb/s/capita index”, in 24esima posizione.

Il tema dei Pagamenti elettronici può invece contribuire a migliorare il nostro posizionamento nell’”Availability of financial services”, in cui oggi siamo al 67esimo posto.

Gli interventi in termini di Giustizia digitale possono infine migliorare il nostro giudizio internazionale in almeno due fattori, l’ “Efficiency of legal framework in settling disputes index”, nel quale l’Italia è al 133esimo posto, e l’ “Efficiency of legal framework in challenging regs index”, dove ci troviamo al 125esimo.

«Non è facile misurare cosa potrebbe significare – spiega Paolo Pasini – in termini di PIL, di investimenti privati e pubblici nel nostro paese da parte di investitori esteri, di occupazione, di produttività, e così via, un sensibile miglioramento di questi indici che, cumulati con tutti gli altri che compongono il Global Competitiveness Index (111 indici in totale), potrebbero contribuire a migliorare la reputazione del sistema Paese in queste classifiche e “vetrine” internazionali: in ogni caso, vale la pena di provare a tracciare una possibile relazione quantitativa tra gli investimenti (ICT e non) che si dovrebbero fare nell’Agenda Digitale e anche questi risultati o ritorni».

 

LA SCUOLA MOLTIPLICA LA CRESCITA

La scuola è un fattore centrale per la crescita anche se l’adozione dei libri di testo digitali resta a carico delle famiglie e la “digitalizzazione” del corpo docente rimane una incognita, più che una variabile. La competitività del Paese passa attraverso l’università e la ricerca. Ogni azione sul sistema educativo si riflette sulla metà del Paese. Per Federico Rajola, direttore del CETIF (Centro di ricerca su Tecnologie, Innovazione e servizi Finanziari) dell’Università Cattolica di Milano, «l’Agenda Digitale è un’occasione decisiva per favorire il rilancio del Paese. L’innovazione non può essere sempre di tipo top-down. Credo, tuttavia, che nell’attuale contesto economico un’azione condivisa e coordinata di lungo periodo rappresenti la chiave di volta per la crescita. La variabile culturale non deve essere sottovalutata, ma dobbiamo essere consapevoli che necessita di tempi lunghi. Le premesse ci sono tutte. L’Agenda Digitale messa in piedi dal Governo Monti rappresenta le fondamenta di questo rilancio. L’attenzione dedicata alle start-up è una dote importante per la nascita di nuove imprese e per i giovani. I giovani devono essere i promotori dell’innovazione, soprattutto su loro può basarsi la spinta propulsiva.

L’innovazione nell’ambito dei pagamenti, non solo per il settore bancario, può portare a una maggiore efficienza e una maggiore trasparenza di sistema. Tale innovazione è un driver anche per la lotta all’evasione e al riciclaggio. Tuttavia l’Italia resta un cantiere aperto. Sono necessari rilevanti interventi sistemici e sistematici per la definizione di un nuovo modello di welfare. La crisi in atto ci spinge a concentrarsi sulle priorità. L’Agenda Digitale rappresenta anche una svolta culturale e reputazionale del Paese nei confronti dell’Europa e del mondo. L’Italia merita un ruolo di rilievo nel panorama internazionale. Almeno pari a quello degli altri Paesi europei. L’impatto sul PIL degli investimenti in innovazione è molto basso. Un intervento sistematico e di lungo periodo di supporto all’innovazione costituisce la premessa essenziale per sfruttare la creatività come caratteristica distintiva. Questa scelta dipende dalla volontà comune dei cittadini, delle imprese e della politica. Il prossimo esecutivo deve intraprendere un percorso lungimirante e avere una prospettiva di lungo periodo. Dobbiamo trovare il modo di utilizzare l’impianto in corso d’opera dell’Agenda Digitale per dare slancio anche alla creatività dell’iniziativa imprenditoriale. L’Agenda Digitale non può essere solo un affare o uno slogan, deve essere trattata come una questione vitale per il Paese. È necessario un radicale cambiamento culturale. E per far questo deve cambiare la percezione del cittadino su questi temi. Bisogna comprendere che la mancata digitalizzazione porterà, come conseguenza, l’esclusione di una parte dei cittadini dalla vita democratica e dal lavoro. Esiste una questione di educazione alla tecnologia che anche la televisione come servizio pubblico deve affrontare. Le università e le associazioni di settore supportano il processo di cambiamento, ma esiste un problema culturale che deve essere superato. Come in altri Paesi industrializzati la spinta all’innovazione deve passare anche, o forse soprattutto, attraverso il coinvolgimento del sistema universitario». 

L'articolo Agenda digitale: lavori in corso proviene da Data Manager Online.

]]>
Cisco Italia al primo posto della classifica del Great Place to Work Institute https://www.datamanager.it/news/cisco-italia-al-primo-posto-della-classifica-del-great-place-work-institute-42956.html Fri, 14 Dec 2012 11:56:57 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/12/cisco-italia-al-primo-posto-della-classifica-del-great-place-to-work-institute/ E’ il miglior ambiente di lavoro del nostro paese nella categoria Small Medium Enterprises

L'articolo Cisco Italia al primo posto della classifica del Great Place to Work Institute proviene da Data Manager Online.

]]>
E’ il miglior ambiente di lavoro del nostro paese nella categoria Small Medium Enterprises

Great Place to Work Institute ha reso nota la classifica italiana dei migliori ambienti di lavoro, e Cisco Italia si è classificata al primo posto nella sezione “Small Medium Enterprise”. Un risultato che corona l’impegno pluriennale dell’azienda nei confronti dei suoi dipendenti, e che riempie di orgoglio David Bevilacqua, Vice President South Europe di Cisco Systems e fino a pochi giorni fa alla guida della filiale italiana della multinazionale.

“Eravamo sul podio da quattro anni ed arrivare al primo posto era uno degli obiettivi che ci eravamo fissati come azienda, alla pari con gli obiettivi di business” afferma Bevilacqua. “Ci siamo riusciti perché abbiamo disegnato un percorso che guarda al benessere ed allo sviluppo globale della persona, nella sua sfera individuale e professionale – a partire da alcuni valori che sono parte integrante della nostra cultura aziendale da sempre, quali la collaborazione, la formazione continua, la flessibilità nella gestione del lavoro, i servizi per i dipendenti, e la valorizzazione dei talenti. Un elemento importante nella nostra visione e strategia è fare in modo che Cisco Italia non sia semplicemente un posto di lavoro , bensì il luogo in cui le persone più dotate di talento e motivate del nostro Paese desiderino venire a lavorare”.

Cisco Italia opera seguendo una visione ben precisa: immaginare un mondo in cui le tecnologie di rete migliorano la qualità della vita, moltiplicando le opportunità e gli strumenti disponibili per lavorare, comunicare, partecipare, apprendere. E’ una visione che richiede di considerare la persona il centro di ogni progetto, sia nel business sia nella quotidianità aziendale.

“Mi sono speso con forza in questi anni per raggiungere questo risultato, ma sono certo che non lo avremmo raggiunto senza l’impegno entusiasta dei dipendenti stessi; non si sono mai tirati indietro quando abbiamo chiesto loro di contribuire a rendere eccellente il nostro ambiente di lavoro” aggiunge Bevilacqua.

La classifica del Great Place to Work Institute prende in considerazione la valutazione che i dipendenti danno del proprio ambiente di lavoro ed anche, a partire da quest’anno, un giudizio di “sostenibilità” fornito da stakeholder esterni coinvolti a tutti i livelli nei processi produttivi e di business.

Cisco Italia adotta una filosofia orientata al risultato, valuta le persone in base agli obiettivi ottenuti e dà l’opportunità di lavorare nel modo più consono alle proprie esigenze: si incentiva l’utilizzo delle soluzioni per collaborare, operare in mobilità, comunicare con colleghi, clienti e partner riducendo la necessità di viaggiare per lavoro e migliorando la produttività. Per questo anche gli strumenti più evoluti, quali la telepresenza, sono messi a disposizione di tutti.

Le potenzialità di tali sistemi sono inoltre sfruttate per offrire opportunità che vanno al di là dell’ambito professionale. Nell’ultimo anno, ad esempio, la telepresenza è stata utilizzata per realizzare un progetto di prevenzione cardiologica in remoto, che ha permesso ai dipendenti di effettuare un check up con medici specialisti dell’Ospedale Niguarda di Milano da una postazione appositamente attrezzata con strumenti medicali, allestita nelle sedi di Cisco.

Anno dopo anno, Cisco Italia ha poi arricchito le opportunità di formazione professionale, associando ad esse attività volte a favorire la crescita personale dei dipendenti.

“Da un paio di anni abbiamo istituito la Friday University”, spiega Bevilacqua. “Si tratta di incontri periodici dedicati a persone e realtà innovative e di spessore, in qualsiasi campo, con cui veniamo in contatto grazie alla nostra fitta rete di relazioni. Gli incontri sono organizzati sempre di venerdì pomeriggio e chiediamo ai dipendenti di partecipare di persona: infatti, questa iniziativa è anche un modo per rafforzare la conoscenza e la coesione fra colleghi, dal momento che per la gran parte del tempo si lavora in modo mobile e flessibile”.

Un ultimo elemento che contraddistingue l’ambiente di lavoro in Cisco Italia è il coinvolgimento diretto dei dipendenti in attività che hanno lo scopo di restituire valore al territorio in cui l’azienda opera.

“Il senso di appartenenza all’azienda entra nell’esperienza personale e diretta delle persone e acquisisce maggior valore” conclude Bevilacqua. “Da un anno e mezzo a questa parte i nostri dipendenti si recano volontariamente in scuole elementari e medie per tenere lezioni legate all’utilizzo sicuro e fruttuoso del web: mettono a servizio della comunità in cui vivono ciò che quotidianamente è oggetto del loro lavoro. L’adesione a iniziative di questo tipo è sempre molto alta, il che ci conferma il valore di queste iniziative per rendere Cisco un luogo in cui è bello lavorare”.

L'articolo Cisco Italia al primo posto della classifica del Great Place to Work Institute proviene da Data Manager Online.

]]>
Smau Milano 2012: Tra vecchio e nuovo https://www.datamanager.it/news/agenda-digitale/smau-milano-2012-tra-vecchio-e-nuovo Thu, 25 Oct 2012 09:22:43 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/smau-milano-2012-tra-vecchio-e-nuovo/ Giorno zero dell’Agenda Digitale e sguardo al futuro. Tutto Smau minuto per minuto: il reportage, i video

L'articolo Smau Milano 2012: Tra vecchio e nuovo proviene da Data Manager Online.

]]>

Giorno zero dell’Agenda Digitale e sguardo al futuro. Smau Milano 2012 ha aperto i battenti della 49ema edizione, tra luci e ombre. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, al telefono: «Mi dispiace per l’assenza di un collegamento video. La priorità è combattere l’analfabetismo tecnologico. Smau luogo simbolo dell’innovazione».

Le vicende politiche del governatore a tempo determinato, Roberto Formigoni, hanno rubato la  scena alle imprese e qualche apertura sui giornali con toni già da campagna elettorale. Le applicazioni in mobilità, il cloud computing e i big data sono i temi caldi di questa edizione insieme a smart cities e start up.  Se la tecnologia è a portata di mano, il fattore umano resta critico. Al centro del dibattito l’Agenda Digitale, con 20 miliardi di euro di riduzione di costi e 5 miliardi di maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione in 3 anni, in caso di digitalizzazione dei processi.

CINQUECENTO CASI DI SUCCESSO

Pierantonio Macola, amministratore delegato Smau, ha posto l’accento su eccellenza e capacità di fare networking: «In questa 49esima edizione milanese di Smau presentiamo gli oltre 500 casi di successo che ci hanno fornito la ricetta del nostro antidoto alla crisi, cioè un efficace mix tra moderne tecnologie di grandi fornitori internazionali, il talento degli operatori italiani e la dinamicità di alcuni bacini territoriali particolarmente attenti alle esigenze delle imprese. Nell’ottica di fornire alle imprese una piattaforma completa per il loro sviluppo, Smau ospita anche quest’anno gli interlocutori più importanti per le imprese: le Regioni, e in particolare gli Assessorati alle Attività Produttive e all’Innovazione, che per prossimità risultano essere i primi e più importanti interpreti delle necessità dell’imprenditoria italiana, e i grandi vendor dell’ICT, le aziende fornitrici di tecnologie digitali, che sono qui per mettere a disposizione delle imprese la credibilità e il prestigio delle grandi multinazionali».

SMAU PUNTO DI RIFERIMENTO

Roberto Formigoni, presidente di Regione Lombardia e commissario straordinario di Expo 2015, ha ribadito che «Smau è un punto di riferimento non solo italiano, ma internazionale per parlare di sviluppo: è una finestra aperta sul futuro, un futuro fatto da un nuovo modo di agire, di pensare, di creare opportunità. Se è vero che il contesto economico attuale impone di ridurre spesa e frenare il debito, allo stesso tempo la stabilità è solo il primo passo verso la costruzione di questo futuro: è necessario considerare che “di solo rigore si muore”. Ricerca e innovazione sono allora i propulsori per il mercato, e nonostante l’inflessione generalizzata, il comparto ICT ha dimostrato di essere una leva fondamentale per favorire lo sviluppo: la politica non può e non deve permettersi di prescindere dalla tecnologia, ma deve puntare con decisione su di essa come vera e propria arma di rilancio per tutto il Paese».

AGENDA DIGITALE

Andrea Rangone, full professor degli Osservatori School of Management Politecnico di Milano, ha incentrato il suo intervento sul tema dell’Agenda Digitale, «l’introduzione dell’Agenda Digitale comporterà nei prossimi tre anni circa 20 miliardi di euro di riduzione di costi e 5 miliardi di maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione in caso di digitalizzazione dei processi. Ecco perché il comparto tecnologico non può assolutamente essere ignorato e va certamente dato merito al governo di aver compreso, e investito, in questa realtà che davvero può dare quella spinta propulsiva necessaria al rilancio del Paese. Certo, in Italia vige ancora un digital divide culturale e purtroppo anche infrastrutturale: siamo indietro rispetto ai Paesi europei nell’uso dei sistemi informatici, con dati talvolta allarmanti: basti pensare che la penetrazione della banda larga veloce è ferma in Italia al 62%, a fronte di un quasi 90% nei Paesi nordici, e anche l’utenza Internet si è fermata al 57%, contro il 77% della Francia e circa l’80% della Germania. Ma questo è il vecchio Intenet: il nostro advantage riguarda i nuovi media, il new internet che entra in tablet, smartphone, nel mondo mobile insomma: qui siamo veramente al di sopra delle medie europee, siamo 41% utenti Internet da smartphone. In questo nuovo mondo l’Italia riveste una grande importanza.

Successivamente sono intervenuti gli Assessori allo Sviluppo delle Regioni presenti:

Loredana Capone, vicepresidente con delega allo Sviluppo Economico della Regione Puglia (ultima ad arrivare e prima ad andare via), Andrea Gibelli, vicepresidente Lombardia, Federica Seganti, assessore alle Attività Produttive della Regione Friuli Venezia Giulia, Alessandro Olivi, assessore all’Industria, Artigianato e Commercio della Provincia Autonoma di Trento e Alfredo Peri, assessore Programmazione Territoriale, Urbanistica, Reti di Infrastrutture Materiali e Immateriali, Mobilità, Logistica e Trasporti Regione dell’Emilia-Romagna.

IL TAVOLO CON LE IMPRESE

Il tavolo non c’era, ma il dibattito ha coinvolto i vertici delle gradi imprese ICT.

La prima, tra gli amministratori delegati, a prendere parola, rigorosamente in ordine alfabetico, come a scuola, è Luisa Arienti, amministratore delegato di SAP Italia.

Per Arienti «Spending review non deve coincidere con un taglio orizzontale dei costi, ma deve includere progetti di razionalizzazione, ottimizzazione, risparmio».

DAVID BEVILACQUA: TECNOPRATICO

 

Per David Bevilacqua, vice president South Europe di Cisco e AD italiano è il momento di dare un forte segnale di discontinuità. «Si può guardare con ottimismo al futuro, a patto che l’innovazione diventi pratica e non solo teoria. Basta con i progetti pilota che si realizzano in brevissimo tempo, ma restano isolati. Ebbene, è necessario diffondere una cultura dell’innovazione che possa far sì che le  buone idee si sviluppino in progetti concreti, di larghe vedute e di prospettiva duratura».

DARIO BUCCI: APRIRE LE PORTE ALLA MOBILITÀ

Per Dario Bucci, amministratore delegato di Intel Italia, «ci sono tre macro-fenomeni che aprono alle imprese nuovi scenari: «Il primo è l’attenzione nel mondo consumer per le novità hi-tech, soprattutto nel campo del mobile computing. Il secondo, che investe anche il mondo delle aziende, è la “consumerization of IT” ossia la straordinaria evoluzione del mondo consumer che sta varcando sempre più i confini aziendali; oggi il manager, l’impiegato, l’imprenditore sono prima di tutto utenti di new technologies: oltre agli strumenti aziendali, infatti, usano un ultrabook, un tablet, uno smartphone di nuova generazione, e le aziende si trovano a gestire questa miriade di dispositivi personali all’interno dei perimetri aziendali.

Un terzo fenomeno che coinvolge direttamente il segmento business, ed è conseguenza diretta dei primi due, è che le aziende hanno di fronte un salto epocale nella gestione delle proprie infrastrutture IT. Aprire le porte alla mobilità e all’integrazione di una molteplicità di device vuol dire necessariamente sposare le logiche del web e del cloud computing».

NICOLA CINIERO: DISCONTINUITÀ

Nicola Ciniero, amministratore delegato di IBM Italia, celebra il giorno zero dell’Agenda Digitale. «Il prossimo passo fondamentale da compiere, però, è l’essere in grado di calare in pieno la tecnologia in una destinazione d’uso: oggi abbiamo l’occasione di vivere in un momento di discontinuità in cui l’innovazione gioca un ruolo abilitante nel concretizzare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno, attraverso processi di razionalizzazione e di semplificazione della spesa pubblica – eliminazioni di sprechi, inefficienze e abusi – e di recupero delle risorse da dirottare altrove».

 

Smart city: l’anno della  svolta?

Disegnate le città intelligenti sulla carta o all’interno di progetti pilota – parafrasando – D’Azeglio, dovremo fare “i cittadini intelligenti”? La via italiana alle città intelligenti passa attraverso i bandi del MIUR e del recente decreto crescita 2.0. In attesa delle misure attuative del Governo, le smart city si candidano a essere uno dei principali motori di sviluppo dell’economia italiana. Premiati gli esempi virtuosi di utilizzo di tecnologia ICT al servizio della comunità: vincono la prima edizione del Premio Nazionale Smart City Roadshow tre progetti realizzati dal Comune di Venezia, dalla Provincia Autonoma di Trento e dal Comune di Venaria Reale. Il convegno istituzionale dal titolo “La via italiana alle città intelligenti” è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione delle città italiane in termini di innovazione e per discutere le potenzialità di una sinergia innovativa tra il pubblico e il privato al fine di rendere possibile una migliore qualità di vita dei cittadini e, nel contempo, un risparmio di energie e risorse economiche.

Per Antonella Galdi, responsabile innovazione Anci, «il concetto di smart city fa riflettere sull’esigenza di ripensare le città a partire dai bisogni emergenti della comunità estesa dei cittadini, da intendersi nell’accezione più ampia del termine, che includa cioè tutti gli attori che partecipano alla valorizzazione del patrimonio urbano, culturale e sociale delle città».

Anci ha svolto un’indagine, stilando un quadro delle 54 città italiane con più di 90mila abitanti, analizzando le scelte strategiche dei comuni, l’ambiente urbano, il comparto della sanità, dell’energia, di mobilità e logistica: le differenze tra città, indipendentemente dalla collocazione topografica, sono talvolta evidenti. I risultati di questo studio devono far riflettere: devono spingere il settore pubblico a potenziare le strategie di sviluppo e, nel contempo, incentivare i grandi player a creare progetti mirati.

A supporto delle Amministrazioni Pubbliche, Anci ha lanciato un progetto concreto e innovativo, la Scuola per Giovani Amministratori: uno strumento a disposizione degli under 35 per acquisire valori, obiettivi e strumenti idonei a governare al meglio il proprio territorio.

«Al mondo delle imprese – Antonella Galdi – chiede lo sforzo di progettare insieme le città per dare valore a ogni singolo patrimonio cittadino».

Michele Cutillo, vice president enterprise services del Gruppo Hewlett-Packard, ha posto l’accento sulla necessità di «cambiare i processi di business: in questo modo si possono trovare nuovi fondi. Le amministrazioni devono essere disponibili a cambiare approccio nei confronti dell’investimento tecnologico. Il nostro territorio ha centri di vera eccellenza, che dobbiamo rendere fruibili a livello interregionale».

Fabio Florio, manager of business development, responsabile Smart Cities e Expo 2015 di Cisco Italia, ha segnalato l’importanza di creare una cabina di regia, «una guida che tenga le redini, che gestisca e controlli la complessità della smart city: serve un project managing che coordini e si assuma le responsabilità di supervisionare e questo ruolo non può non essere rivestito dalle amministrazioni. Non è sufficiente progettare ed erogare fondi, ma bisogna anche considerare la funzione di gestione e controllo che il Comune deve ricoprire, cosa che non è affatto scontata».

Piero Fassino, sindaco del Comune di Torino e membro del Direttivo Anci, ha messo al centro del suo intervento le difficoltà delle pubbliche amministrazioni di investire per lo sviluppo in chiave smart: «Abbiamo alle spalle un biennio di “sperimentazione” sulle smart city, nato sulla spinta dei bandi europei. Davanti a noi abbiamo un modello, un’idea di città: il nostro compito è passare dalla rigidità della “città meccanica” a un modello di città flessibile, ma le difficoltà che stiamo incontrando sono numerose. Innanzitutto perché finora non c’è stato un quadro di riferimento in cui collocarsi, anche se grazie all’ Agenda Digitale si è finalmente creata una cornice operativa in cui inserirsi». Mario Occhiuto, sindaco del Comune di Cosenza ha sottolineato l’esigenza di fare tesoro dell’esperienza passata: «I processi di sviluppo urbano delle nostre città, nel passato, hanno mostrato quali sono i rischi da non sottovalutare: periferie con alto indice di delinquenza, quartieri-dormitorio, zone urbane iper-congestionate dal traffico e aree sottosviluppate sono il frutto di una cattiva progettazione urbana. L’uso delle tecnologie deve tenere conto delle esigenze dei cittadini e deve rispondere a un disegno ben meditato prima della messa in atto, per evitare di commettere gli stessi errori del passato».

Per Paolo Perrone, sindaco del Comune di Lecce «le responsabilità aumentano, perché i referenti non sono più solo i cittadini, ma anche i turisti che sono portati inevitabilmente a fare paragoni con la realtà da cui provengono. A Lecce fino ad ora il progetto smart city è ancora piuttosto rarefatto, e sottolineo in questa occasione che non possiamo permetterci di lasciare indietro, anche nello sviluppo tecnologico, i centri importanti del Sud».

LE CITTA’ INTELLIGENTI SECONDO IBM

Cristina Farioli, direttore marketing, comunicazione e citizenship di IBM Italia, ha affermato che «il primo passo da compiere è creare una cultura dell’innovazione mirata, sul territorio: bisogna ascoltare la città e i cittadini. L’innovazione in Italia si fa, si sta già facendo, ma bisogna concertarla e integrarla con la storia, la tradizione, la conformazione delle singole città. È necessario, a partire da un modello condiviso, disegnare soluzioni su misura di ogni città, come IBM sta già facendo da tempo, diffondendo dei bandi mirati: per il 2012, a titolo esemplificativo, Siracusa ha vinto un servizio di consulenza specializzata IBM».

 

 

FARE DI PIU’ CON MENO

Nel rapporto sullo State of the world’s city 2011” delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani si legge che  “le città ospitano la maggior parte della popolazione mondiale. E il trend è in ascesa, i centri urbani continuano a crescere, consumare e inquinare in proporzione”. Intervenire sulle città, riuscire a renderle più efficienti, sicure e produttive vorrebbe dire quindi migliorare la qualità della vita di milioni di persone. Ed è per questo che IBM, sorretta dalla sua visione dello “Smarter Planet”, da più di tre anni sta investendo sul programma “Smarter Cities” in tutto il mondo. In Italia ha già toccato più di cento città, siglando dodici protocolli strategici, avviando diversi progetti di innovazione e consolidando una comunità di circa 40 città in partnership con Forum PA.

A Smau 2012, IBM rinnova il suo impegno di offrire – di più – in termini di qualità e personalizzazione – con meno – e questa è la grande sfida delle città italiane.

IL RUOLO DELL’IT

Come l’IT può venire incontro a questo proposito, avviando un processo di innovazione capace di ripagarsi in tempi brevi? Intervenendo in modo prioritario in aree critiche capaci di liberare risorse è secondo noi possibile. Queste aree sono: l’elusione ed evasione, per recuperare denaro; la gestione oculata degli asset (identificare il patrimonio, le sue caratteristiche, gestirlo e manutenerlo correttamente può significativamente abbattere i costi); lo sviluppo di nuovi servizi, ritagliati sulle caratteristiche della città può permettere nuove entrate.

Si tratta quindi di riuscire a bilanciare le 3 leve, in accordo con gli obiettivi della città.

I CONFINI DELLE SMART CITIES

Questo però non basta, è necessario saper anche guardare ai fenomeni che si stanno manifestando e che già tracciano la rotta di nuovi cambiamenti. La città sta divenendo uno spazio più ampio rispetto ai meri confini dell’Amministrazione Comunale lasciando il passo al Sistema Urbano. Le aree metropolitane sperimentano un forte deficit infrastrutturale, in particolare per quanto concerne la mobilità, non solo urbana (aeroporti, alta velocità), il degrado di ampi quartieri nelle periferie storiche, le trasformazioni dei modelli abitativi. I sistemi di città piccole e medie richiedono invece di essere meglio strutturati nella loro articolazione multiregionale, rafforzando le relazioni di complementarità e sinergia tra i singoli centri e le connessioni con le reti globali (es. infrastrutture di trasporto).

 

 

LA SFIDA DELLA COLLABORAZIONE 

E’ ormai un dato di fatto che le pubbliche amministrazioni comunali con meno di cinquemila abitanti dovranno raggrupparsi in aggregazioni di piccoli comuni che dovranno, entro quest’anno, condividere almeno tre delle nove funzioni fondamentali indicate dall’art.19. Le Regioni, inoltre, saranno chiamate a un vero e proprio riordino del territorio, che comprenderà la città metropolitana, le aree vaste e le unioni di medi e piccoli comuni. È evidente che in questa situazione l’infrastruttura tecnologica risulterà fondamentale per facilitare l’integrazione dei servizi e più banalmente anche solo lo scambio di informazioni tra gli stessi enti che si consorzieranno. Una serie di servizi e funzioni potranno anche essere erogati in modalità cloud determinando risparmi economici diretti, grazie all’utilizzo di apparati tecnologici, e indiretti derivati dalla riduzione di attività tecnica/tecnologica di formazione e aggiornamento del personale.

GOVERNANCE E INTELLIGENCE

Centrale inoltre, nel sistema urbano, resta la “Governance”, in altre parole la capacità di seguire a livello territoriale come le indicazioni vengano interpretate e tradotte in servizio per il cittadino. A supporto della governance si collocano tutti quei sistemi o motori di intelligence in grado di misurare, interpretare, pianificare e anticipare i fenomeni, come l’IBM Intelligent Operations Center for Smarter Cities, una nuova soluzione studiata per aiutare le città, di ogni dimensione, a ottenere una visione complessiva delle informazioni dislocate nei diversi dipartimenti e nelle agenzie che lavorano per la città stessa. Grazie all’applicazione di modelli analitici avanzati ai processi delle attività amministrative locali – gestiti attraverso un unico punto di comando centrale –  le città saranno in grado di prevedere i problemi, rispondere alle situazioni di crisi e gestire al meglio le risorse.

FEDERICO FRANCINI: FARE PRESTO

Per Federico Francini, presidente e amministratore delegato di Fujitsu Technology Solutions, «l’Italia in molti casi necessita ancora di infrastrutture di base che rappresentano i prerequisiti, in mancanza dei quali la vera innovazione non può nemmeno essere pensata.

L’Agenda Digitale varata dal governo è in questo senso molto ben articolata, dal momento che tiene conto delle necessarie infrastrutture di base, ma anche della contemporanea introduzione di veri elementi di innovazione. Ciò che bisogna a ogni costo evitare, nel momento dell’attuazione del decreto “Crescita 2.0”, è il posticipare, il dilatare i tempi: l’Italia ha bisogno di soluzioni efficaci in tempi certi e rapidi. Serve oggi una svolta, un cambiamento che non sia più autoreferenziale, ma che riesca finalmente a mettere al centro la società, le persone, cosa che come Fujitsu, facciamo ormai da diversi anni».

Tra le novità presentate da Fujitsu spicca il primo Ultrabook, già disponibile sul mercato, progettato esclusivamente per un target business, in grado di spingere al massimo la sicurezza del sistema e la sua gestibilità. Inoltre, con funzionalità integrate come il lettore di impronte digitali il nuovo ultrabook permette un elevato livello di sicurezza particolarmente indicato per i professionisti. Allo stand abbiamo visto anche il tablet ibrido dedicato agli utenti mobili che coniuga la fruibilità dei contenuti di un tablet con la comodità di una tastiera notebook full-size integrabile con in più una batteria aggiuntiva.

PATRIZIA GRIECO: EMERGENZA GIOVANI

Patrizia Grieco, amministratore delegato di Olivetti, indica come obiettivo per l’Italia, «quello di colmare il gap finora accumulato rispetto alle altre nazioni, tanto sul versante del capitale fisico (infrastrutture broadband e digitalizzazione del Paese) quanto su quello del capitale umano (formazione e merito). La strada per ridurre questo cultural divide è stata tracciata in questo ultimo periodo grazie all’impostazione dell’Agenda Digitale, vera boccata d’ossigeno per l’economia italiana, se si calcola – secondo le stime più recenti – che la piena realizzazione del piano potrebbe consentire una riduzione del deficit nazionale di 19 miliardi di euro e stimolare al contempo una crescita del Pil tra lo 0,7% e l’1,3%. Il comparto ICT ricopre un ruolo chiave per la ripresa del Paese: non va dimenticato, però, che non c’è innovazione senza giovani talenti disposti ad attuarla, a renderla endemica: per questo la disoccupazione giovanile deve diventare un tema centrale della politica economica del Paese».

PIETRO LABRIOLA: L’IMPRESA SEMPLICE

 

Pietro Labriola, responsabile direzione business di Telecom Italia, ha esordito affermando che «digitalizzare dall’interno l’impresa è un punto di partenza fondamentale. Oggi smartphone, tablet, laptop ed e-reader sono alla portata di tutti e l’impiego di Internet e delle applicazioni web nella vita privata è diventato un’abitudine spesso irrinunciabile: sto pensando ai social network, all’home banking, all’e-commerce e all’e-government, ad esempio. Molte di queste sono applicazioni cloud, nella Nuvola. Ora è il momento di trasferire quanto appreso a uso personale alla vita professionale, investendo sulle tecnologie al servizio dell’impresa nell’ottica di una semplificazione davvero reale e tangibile. In questa trasformazione le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, e i professionisti non sono soli. Esistono in Italia aziende ed esperti specializzati nell’IT, più di 25.000, che hanno esperienza, competenze e capacità per contribuire alla rivoluzione digitale. Sono veri e propri “personal trainer” della trasformazione digitale con una presenza locale e una distribuzione capillare».

STEFANO VENTURI: LA RESPONSABILITÀ DELL’INNOVAZIONE

 

Prima edizione di Smau per Stefano Venturi, come amministratore delegato di HP Italia. Nel suo intervento Venturi ha sottolineato che «la competitività nell’attuale scenario economico è un obiettivo improrogabile per il Paese. La tecnologia è un abilitatore di un’innovazione strategica e un elemento centrale per accelerare la ripresa delle imprese e del Paese». Ma che cosa significa essere leader dell’innovazione? «Le aziende leader – e tra queste HP – svolgono un ruolo fondamentale come propulsori di un’innovazione sistemica che deve abbattere il digital divide, in un senso molto più ampio e puntuale: ad esempio tramite una serie di programmi e di azioni in grado di ridurre sensibilmente il gap attuale di accessi alle rete, potenziando allo stesso tempo la capacità di utilizzare in maniera efficace le tecnologie digitali».

PAOLO ANGELUCCI: GOOD MORNING BUSINESS

 

La presenza di Cosmic Blue Team (CBC) a Smau 2012 significa stare al fianco delle imprese che vogliono concentrarsi sul loro “core business” affidando a CBC la gestione delle infrastrutture IT e la gestione dei processi ERP e documentali. Come presidente di Assinform, Angelucci sottolinea l’importanza dell’attuazione dell’Agenda Digitale come momento di rilancio effettivo del Paese. La politica non può permettersi distrazioni. Le imprese devono fare un passo avanti e la cattiva politica deve fare un passo indietro».

START UP INNOVATIVE

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, sono 44 le start up ICT finanziate nel 2011 per 27 milioni di euro e 29 quelle finanziate nei primi 9 mesi del 2012 per 20 milioni di euro.

Di questi investimenti, il 50% è relativo alle tecnologie mobile: un mercato nel quale l’Italia ricopre una posizione di leadership a livello internazionale.

Ma quali sono le start up italiane che rilanceranno il Paese?

Forse le finaliste della prima edizione del Premio Lamarck (dal nome del naturalista Jan Baptiste Lamarck che presentò per primo la teoria evoluzionista), che ha visto consegnare un premio alle 7 start up italiane più innovative. Il premio realizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria in collaborazione con la community Startupbusiness, è un riconoscimento alla capacità delle nuove generazioni di evolvere il proprio business adattandosi al contesto attuale di mercato.

I vincitori della prima edizione del Premio Lamarck sono:

KENT’S STRAPPER (Firenze) Vincitore del Premio PoliHUB

Kent’s Strapper (KS) è una giovane impresa fiorentina familiare specializzata nella progettazione e produzione di stampanti 3D open source con tecnologia fused filament fabrication (FFF). La stampante 3D con tecnologia fused filament fabrication è uno strumento che permette di materializzare volumi molto complessi, prodotti con i software di modellazione CAD, attraverso la deposizione di un filamento di materiale plastico stratificato, fino a raggiungere il volume desiderato, con tolleranze che posso raggiungere i 0.1 mm.

LAURA SAPIENS (Mantova) Vincitore del Premio Dell

Laura Sapiens è una impresa italiana nata per migliorare la relazione tra le persone e i sistemi informatici su scala mondiale. Fondata nel 2011, la società è produttrice di EGO! Smartmouse il primo dispositivo di interazione personale al mondo che permette di trasferire i file da un computer all’altro con un lieve gesto di polso.

Nel video vi riproponiamo una interevista a Matteo Mode’ di Laura Sapiens, realizzata durante la scorsa edizione di Codemotion

M2TECH (Navacchio di Cascina, Pisa) Vincitore del Premio Computer Gross

M2Tech Srl progetta, produce e commercializza sistemi audio per la riproduzione della musica digitale ad alta risoluzione. La start up ha ideato il Joplin, un dispositivo per archiviare su computer il contenuto di supporti musicali analogici (nastri, dischi, trasmissioni radiofoniche, riprese dal vivo) alla massima qualità possibile, estremamente più elevata di quella del CD.

MAYAM R&BD (Roma) Vincitore del Premio Portolano – Cavallaro

MAYAM R&BD è una start up italiana che, attraverso il laboratorio Mente in Movimento Italy, opera nel campo della ricerca finalizzata all’immissione di prodotti e servizi innovativi sul mercato mondiale. Il laboratorio fonda i propri valori sul coinvolgimento strategico, creativo e operativo delle nuove generazioni nonché di altre realtà emergenti made in Italy. La start up ha ideato Leonardo, il primo linguaggio di programmazione che permette di sviluppare qualsiasi tipologia di software attraverso il linguaggio umano.

MEEFARM (Foggia) Vincitore del premio IBM

Meefarm è un laboratorio di idee dedicato al mondo della libera arte. Ispirandosi alla logica di Google, YouTube e Facebook, Meefarm ha creato Meetale, un portale che offre agli Autori i mezzi per pubblicare gratis in piena autonomia e indipendenza le proprie opere.

SEABREATH (Parma) Vincitore del premio HP

Seabreath è un sistema per ottenere energia da moto ondoso. La realizzazione prevede una struttura modulare fatta con containers riciclati e l’impiego di materiali naturali o comunque riciclabili in linea con una filosofia rispettosa dell’ambiente.

ZERO12 (Cittadella PD) Vincitore del premio Microsoft Bizspark

Zero12 srl è una startup la cui mission è confezionare servizi cloud e mobile app su misura. La start up ha ideato Drivefarm, un File Server as a Service progettato e sviluppato per rispondere alle esigenze delle PMI in fatto di gestione del loro patrimonio documentale (progetti, foto, contratti, cataloghi) eliminando le problematiche connesse all’hardware in azienda.

Argomenti correlati:

La Puglia delle Smart City

News | 22/10/2012 – 3:01pm

Smau 2012, Premio Innovazione ICT

News | 22/10/2012 – 9:33am

Le novità presentate a Smau 2012

News | 19/10/2012 – 4:26pm

Smau 2012 chiude i battenti: 53mila e 500 visitatori

News | 19/10/2012 – 3:50pm

Smau 2012: l’innovazione che serve al Paese

News | 11/10/2012 – 3:08pm

Tutti i video e le videointerviste su www.techvideo.tv

L'articolo Smau Milano 2012: Tra vecchio e nuovo proviene da Data Manager Online.

]]>
Cisco: David Bevilacqua nominato Vice President, South Europe https://www.datamanager.it/news/david-bevilacqua/cisco-david-bevilacqua-nominato-vice-president-south-europe Tue, 02 Oct 2012 13:22:33 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/cisco-david-bevilacqua-nominato-vice-president-south-europe/ Il manager guiderà il business della regione che include Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro e Israele

L'articolo Cisco: David Bevilacqua nominato Vice President, South Europe proviene da Data Manager Online.

]]>
Il manager guiderà il business della regione che include Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro e Israele

David Bevilacqua è il nuovo Vice President, South Europe di Cisco Systems. Bevilacqua, che ricopre dal 2009 la carica di Amministratore Delegato di Cisco Italia, assume la guida del business in un’area che include Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro ed Israele.

Con questo nuovo incarico prosegue il significativo percorso internazionale di David Bevilacqua all’interno dell’azienda, iniziato nel 1996.  Prima di essere posto a capo di Cisco Italia, infatti, il manager, che oggi ha 47 anni,  è stato responsabile del mercato Enterprise di Cisco Europa e General Manager per l’Area South East Europe. Queste posizioni erano state precedute da incarichi di crescente importanza e successo nel nostro paese.

Nei tre anni trascorsi alla guida di Cisco Italia Bevilacqua, supportato dal suo team, ha affrontato con successo le transizioni economiche e tecnologiche che hanno investito il nostro paese. Ha rafforzato la collaborazione con le istituzioni e con le migliori realtà italiane nel settore della ricerca e delle nuove tecnologie; ha posto l’azienda al centro di iniziative e progetti per valorizzare le eccellenze italiane e per diffondere strumenti e tecnologie necessarie per lo sviluppo socio-economico e per la competitività del nostro tessuto imprenditoriale.

Nel ruolo di Vice President, South Europe David Bevilacqua riporta direttamente a Chris Dedicoat, President, Cisco EMEAR.

David Bevilacqua ha conseguito un Master presso la Stanford University Graduate School of Business ed è Vice Presidente di Stanford Club Italia.  E’ Presidente di Assolombarda Monza e Brianza ed è membro della Giunta di Camera di Commercio Monza e Brianza. E’ Vice Presidente di American Chamber of Commerce in Italy e fa parte del Consiglio Direttivo di Confindustria Digitale.

Nel Novembre 2011 ha ricevuto il “Premio Eccellenza” conferito ogni due anni da Manager Italia, CFMT e Confcommercio a manager, aziende e professionisti eccellenti, protagonisti con il loro lavoro e le loro idee dello sviluppo del terziario e dell’economia

Nella nuova posizione David Bevilacqua sostituisce Jordi Botifoll, recentemente nominato alla guida della Regione Latin America di Cisco Systems.  Bevilacqua manterrà ad interim l’incarico di Amministratore Delegato di Cisco Italia fino all’insediamento della persona che lo sostituirà.

L'articolo Cisco: David Bevilacqua nominato Vice President, South Europe proviene da Data Manager Online.

]]>