Dedagroup – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 25 Jun 2026 09:43:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Dedagroup – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Dall’AI sperimentale all’AI industriale: Dedagroup presenta ESS-AI https://www.datamanager.it/2026/06/dallai-sperimentale-allai-industriale-dedagroup-presenta-ess-ai/ Thu, 25 Jun 2026 09:43:30 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253687 Un framework AI integrato che garantisce il giusto equilibrio tra condivisione del dato per la crescita e tutela delle informazioni per la protezione: la “sovranità del rischio” Dedagroup (Deda) presenta ESS-AI Framework (European Secure&Sovereign AI), l’offerta AI integrata che trasforma i dati in valore e accelera la realizzazione dell’AI-Empowered company. Un framework pensato per presidiare […]

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Un framework AI integrato che garantisce il giusto equilibrio tra condivisione del dato per la crescita e tutela delle informazioni per la protezione: la “sovranità del rischio”

Dedagroup (Deda) presenta ESS-AI Framework (European Secure&Sovereign AI), l’offerta AI integrata che trasforma i dati in valore e accelera la realizzazione dell’AI-Empowered company. Un framework pensato per presidiare l’intera filiera dell’AI attraverso un ecosistema full stack che combina piattaforme tecnologiche, modelli linguistici avanzati, competenze distintive nella gestione e valorizzazione del dato, orchestrazione di soluzioni sovrane, infrastrutture ad alte prestazioni per il supercalcolo e un forte know how verticale e di dominio. Un ecosistema interamente localizzato in Italia.

Una visione che si fonda su una convinzione precisa: per le aziende, pubbliche o private, proteggere la propria capacità competitiva non significa isolarsi dietro al concetto di sovranità del dato ma aprirsi con consapevolezza, affidando alla responsabilità umana la “sovranità del rischio”. In un mondo ormai indirizzato verso l’AI come tecnologia da cui non si torna indietro, i dati devono poter circolare: essere accessibili, combinati tra loro ed elaborati su larga scala. Chiuderli totalmente svuota la tecnologia di senso ed efficacia, ma aprirli senza regole significa perdere il controllo. È in questo equilibrio sottile che Deda accompagna le aziende e le loro persone per transitare velocemente e in sicurezza verso il modello di AI-Empowered Company.

È con questo approccio che Dedagroup si candida a diventare un AI Champion a livello europeo, mettendo a sistema una proposta capace di trasformare i dati in valore senza perdere governo e sicurezza. Un impegno che rafforza l’autonomia industriale europea sull’AI e abilita percorsi scalabili per aziende e istituzioni.

“In Deda siamo convinti che la partita più importante di questa nuova era digitale si giochi proprio nella capacità per ciascuna organizzazione di definire la propria sovranità del rischio, modulata in base alla sensibilità delle informazioni, al contesto d’uso e al livello di fiducia tra i soggetti coinvolti. Ogni organizzazione conserva il controllo su ciò che conta davvero, e cede solo quello che è necessario — e sicuro — cedere. Un passaggio che può e deve stare nelle mani e menti delle persone, che devono continuare a guidare e a governare la tecnologia. A monte e a valle di questo processo decisionale, il nostro gruppo offre il presidio dell’intera filiera AI, sia dal punto di vista tecnologico che culturale, accompagnando l’integrazione dei modelli avanzati e verticali con percorsi strutturati di educazione e sviluppo delle competenze” sottolinea Marco Podini, CEO e Presidente esecutivo di Dedagroup.

La risposta di Dedagroup: un’AI industriale, governata e contestuale

Dedagroup propone un framework di intelligenza artificiale che si compone di cinque pillar integrati, pensati per rendere l’AI utilizzabile nei contesti operativi di imprese e istituzioni lungo l’intera filiera: dati, contesto e conoscenza per la valorizzazione dei dati e della conoscenza aziendale — resi interrogabili e contestualizzati anche attraverso modelli linguistici Corporate LLM e SLM; sviluppo di soluzioni avanzate di AI di precisione, attraverso modelli e algoritmi specializzati per previsione, ottimizzazione e gestione del rischio; infrastruttura AI sovrana e sicura, progettata per gestire workload critici e garantire controllo e sicurezza del dato; piattaforme verticali completamente integrate con modelli di AI proprietari a impatto sul business, basate su competenze di dominio consolidate; strumenti e percorsi per l’adoption, lo sviluppo delle competenze e un utilizzo consapevole dell’AI, per supportarne l’integrazione nei processi organizzativi.

Il Gruppo è tra i pochi operatori italiani in grado di governare l’intera catena del valore dell’intelligenza artificiale — dall’infrastruttura fisica alla gestione del dato, dai modelli linguistici proprietari alle applicazioni verticali di settore, fino alla formazione delle persone che con l’AI devono lavorare ogni giorno. Un presidio frutto di una strategia industriale coerente, costruita nel tempo con acquisizioni mirate, asset proprietari e partnership istituzionali. Un’esperienza maturata fianco a fianco con i clienti e cresciuta nel tempo, anche utilizzando l’AI nelle aziende del gruppo, per snellire ed efficientare i processi interni.

Al cuore di questa filiera c’è il più grande knowledge graph italiano di Istella: oltre 6 miliardi di pagine web indicizzate — metà in lingua italiana — e miliardi di interazioni sociali e contenuti multimediali, in continua evoluzione, trasformati in una “mappa della conoscenza” che permette all’AI non solo di comprendere le informazioni, ma di utilizzarle con una precisione contestuale irraggiungibile dai modelli generalisti di grandi piattaforme globali. Su questa base vengono sviluppati i modelli linguistici LLM e i Corporate SLM di Istella, addestrati su dati italiani e adattabili ai domini applicativi specifici di ciascun cliente.

L’infrastruttura che abilita questa capacità di calcolo ed elaborazione è Intacture, il data center ipogeo sviluppato in Trentino – che vede Deda tra i soci fondatori privati – all’interno di una miniera attiva: un asset distintivo per capacità computazionale specializzata, sicurezza fisica, sovranità del dato, federabilità con ecosistemi nazionali ed europei e sviluppo di percorsi di co-innovazione.

A presidiare lo sviluppo delle soluzioni applicative è l’AI Innovation Center di Deda, il polo di competenze avanzate del Gruppo sullo sviluppo di soluzioni AI, valorizzazione del dato, algoritmi proprietari e modelli di AI agentica — sistemi capaci non solo di analizzare e consigliare, ma di agire direttamente nei processi operativi in modo tracciabile e conforme ai requisiti normativi europei. In questo ambito si inseriscono anche soluzioni di data intelligence già operative in verticali ad alta intensità regolamentare, come Unica Wealth Solutions per il banking ed EMIRA per il settore energy. A queste si affiancano altre piattaforme proprietarie tra le quali: Refer, SaaS per la gestione documentale, e Stealth Cosmica, ERP composable per il settore fashion che porta l’intelligenza artificiale al centro dei processi decisionali della moda.

Competenze come infrastruttura dell’AI e formazione: il ruolo centrale delle persone

A completare il quadro, le partnership con importanti poli accademici e centri di ricerca, che consentono a Dedagroup di integrare nell’offerta commerciale percorsi strutturati di education, reskilling e upskilling. Perché diventare una AI-Empowered Company non si riduce all’adozione di strumenti: richiede che le persone cambino prima delle tecnologie. Chi governa i processi, chi interpreta i dati, chi decide dove porre il confine della propria sovranità del rischio — deve essere formato, consapevole e attrezzato. È questa la dimensione che Dedagroup ha scelto di presidiare come asset strategico, unico nel panorama competitivo italiano.

Una strategia che Dedagroup implementa con costanti investimenti e attraverso il lavoro di oltre 200 professionisti in forza nel centro di competenza sull’AI del Gruppo, pensato per accelerare l’adozione responsabile, scalabile e integrata di questa tecnologia.

 

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Diasorin supera la logica AI-first. L’assessment rende misurabile la trasformazione https://www.datamanager.it/2026/06/diasorin-supera-la-logica-ai-first-lassessment-rende-misurabile-la-trasformazione/ Mon, 08 Jun 2026 12:55:51 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253098 Le aziende mature non partono dall’AI, ma dalla capacità di capire quanto siano davvero pronte a sostenerla. Con Deda Bit, l’assessment si trasforma in una roadmap concreta e governabile C’è un momento, prima di ogni vera trasformazione, in cui bisogna scegliere se inseguire le parole d’ordine – AI, Industry 5.0, data-driven – oppure chiedersi, con […]

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Le aziende mature non partono dall’AI, ma dalla capacità di capire quanto siano davvero pronte a sostenerla. Con Deda Bit, l’assessment si trasforma in una roadmap concreta e governabile

C’è un momento, prima di ogni vera trasformazione, in cui bisogna scegliere se inseguire le parole d’ordine – AI, Industry 5.0, data-driven – oppure chiedersi, con onestà, quanto la propria organizzazione sia pronta a sostenerle. Una scelta che separa chi accumula tecnologie da chi costruisce capacità. I primi si muovono in fretta, i secondi accettano di misurarsi, di mettere sotto esame anche ciò che sembra funzionare. Perché è proprio lì, nelle pieghe dell’efficienza apparente, che si nasconde lo spazio più concreto per cambiare davvero.

Questa è la direzione intrapresa da Diasorin, gruppo leader mondiale nella diagnostica di laboratorio, che nel sito produttivo di Saluggia (Vc), uno dei nodi strategici della sua rete industriale, decide di avviare una valutazione strutturata della propria maturità digitale insieme a Deda Bit. In un settore complesso e regolamentato come le biotecnologie, l’innovazione non può essere improvvisata.

Vittorio Gariboldi, Global Industrial Engineering senior manager di Diasorin lo spiega come un esercizio di responsabilità: «Prima di investire serviva capire, con dati oggettivi, quanto il sito fosse davvero pronto a sostenere l’evoluzione digitale». L’assessment, in questo senso, diventa uno strumento per riallineare, prima ancora che per innovare. «Il Digital Maturity Assessment ci permette di costruire un punto di partenza davvero condiviso, grazie al coinvolgimento trasversale di tutte le funzioni aziendali» – spiega Gariboldi. Una base comune su cui costruire le decisioni, che ribalta la narrazione diffusa secondo cui la trasformazione digitale coincide con l’adozione rapida di nuove tecnologie.

L’ASSESSMENT COME SPECCHIO

Condotto insieme a Deda Bit, l’assessment dà all’azienda l’opportunità di guardarsi allo specchio. Senza sconti, ma anche senza forzature. Interviste ai responsabili di funzione, workshop trasversali, osservazione diretta dei processi produttivi, raccolta sistematica dei dati. Il lavoro incrocia prospettive diverse, restituendo una visione integrata. Un ascolto esteso, insieme a un lavoro trasversale, capace di far emergere i veri “pain point” dell’organizzazione. A tutto questo si aggiunge un benchmark con i principali player e competitor internazionali del pharma e della diagnostica. E al tempo stesso un contributo che «solo un’azienda di consulenza con un network di clienti importanti può fornire con dati altrimenti inaccessibili» – sottolinea Enrico Bellinzona, general manager Large Corporate di Deda Bit. Da questa analisi emerge una consapevolezza importante, che Gariboldi sintetizza con pragmatismo: «Alcune aree funzionano, ma esprimono solo una parte del loro potenziale».

DAL DATO ALLA PIATTAFORMA

La tracciabilità, già conforme agli standard richiesti, viene rafforzata lungo tutte le fasi produttive fino a diventare non solo un requisito normativo, ma uno strumento di governo. Lo stesso accade con l’integrazione delle piattaforme informative. Perché quando le architetture non dialogano, le informazioni si frammentano e il paradigma data-driven resta incompleto. Tradurre questa consapevolezza in azione è il passaggio più delicato. Ed è qui che si innesta il contributo di Deda Bit. Bellinzona descrive una metodologia finalizzata a garantire una lettura integrata di persone, processi e tecnologie. Da questa lettura prende forma un piano che individua nella centralizzazione del dato uno dei passaggi decisivi.

Al centro del percorso c’è un’idea semplice: costruire una base informativa unica e affidabile. È da qui che prende forma la roadmap di Diasorin, tra centralizzazione delle informazioni, digitalizzazione della schedulazione, evoluzione dell’ambiente SAP e rafforzamento dell’automazione industriale. «L’obiettivo è creare un data hub capace di raccogliere informazioni processate e certificate provenienti da contesti diversi» – spiega Gariboldi. Un progetto ambizioso, che si intreccia con un altro tema cruciale, la connettività delle macchine. Portare i dati dal livello produttivo fino a un layer centrale significa ripensare anche l’infrastruttura industriale.

«Attrezzare le macchine e renderle connesse in alcuni casi costa molto; a volte è più facile sostituirle» – osserva Bellinzona. Ma è proprio su questo terreno che si misura la profondità del cambiamento. «Perché – riprende Gariboldi – si tratta di costruire un sistema in cui alcuni dati vengono analizzati a livello di shop floor, in tempo reale, mentre altri alimentano analisi più avanzate a livello centrale». Bellinzona sintetizza così il senso di questa cesura: «Il data hub è un concentratore di flussi informativi che rende i dati utilizzabili e li mette al servizio delle applicazioni, comprese quelle di AI. Senza questo strato, ogni progetto rischia di restare isolato o legato a una singola fonte dati, senza scalabilità».

KPI, AI E RITORNO ECONOMICO

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è il modo in cui la roadmap viene costruita. Bellinzona racconta di un lavoro articolato, basato su matrici multidimensionali che incrociano temi, tempi, priorità e valore economico. Un approccio che consente di valutare non solo cosa fare, ma quando e con quale ritorno. «A ogni linea progettuale associamo KPI strategici, definendo anche un range di investimento, ritorno e payback» – interviene Gariboldi. È qui che la trasformazione diventa misurabile. E, quindi, governabile. Non sorprende, allora, che i benefici attesi vengano descritti con altrettanta concretezza: «Nel breve periodo, si prevedono processi più fluidi e meno attività manuali. Mentre nel medio periodo, dati affidabili e un contesto pronto per applicazioni più evolute, incluse quelle legate all’AI».

Un tema che emerge con un tono diverso rispetto alla narrazione dominante. «Nel breve periodo, i benefici si concentrano sull’efficienza operativa: più efficienza e riduzione delle attività manuali. Ma è nel medio periodo che si gioca la partita vera. Una base informativa affidabile e piattaforme integrate. È qui che l’Industrial AI smette di essere sperimentazione e diventa scalabile, senza cadere nella trappola delle soluzioni isolate» – spiega Bellinzona.

«L’AI in questa fase – chiosa Gariboldi – ha senso solo quando si individuano casi d’uso verticali, misurabili con KPI chiari». Anche per questo si insiste su un approccio prudente, ma non conservativo: «Oggi manteniamo un approccio human in the loop, in un contesto normativo e di governance che sta evolvendo». Una posizione che riflette la realtà del settore. «Se l’AI non incide sulle modalità operative non ha grande efficacia. Non basta aggiungere un agente sopra un sistema esistente. Il tema vero è che i processi vanno ridisegnati con l’utilizzo dell’AI» – completa il ragionamento Bellinzona.

METODO REPLICABILE

Letto dall’esterno, il progetto di Diasorin assume un significato che va oltre il caso specifico. Non perché offre una formula pronta da copiare, ma perché indica un metodo trasferibile. La vera replicabilità – spiegano i protagonisti – non risiede nelle soluzioni adottate, bensì nel percorso. Partire da una comprensione profonda delle proprie caratteristiche, costruire una roadmap credibile e monitorare nel tempo gli avanzamenti con criteri chiari. Un approccio che richiede risorse, coinvolgimento diffuso, rigore esecutivo e anche una certa disponibilità a rivedere convinzioni radicate. Deda Bit rivendica proprio questo equilibrio tra metodo e concretezza. Una struttura di analisi solida, capace di adattarsi alla maturità reale di ogni azienda, ai suoi processi, alle sue specificità.

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Deda Stealth presenta “Stealth Revalue” https://www.datamanager.it/2026/05/deda-stealth-presenta-stealth-revalue/ Thu, 28 May 2026 08:38:12 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253101 La nuova piattaforma “powered by Competitoor” consente ai brand Fashion & Luxury di monitorare in tempo reale prezzi, domanda, valore residuo e dinamiche competitive del mercato secondhand. Un passo che si inserisce nell’impegno di Deda Stealth per abilitare una moda più sostenibile, sviluppato anche attraverso il Monitor for Circular Fashion con SDA Bocconi Nel comparto […]

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La nuova piattaforma “powered by Competitoor” consente ai brand Fashion & Luxury di monitorare in tempo reale prezzi, domanda, valore residuo e dinamiche competitive del mercato secondhand. Un passo che si inserisce nell’impegno di Deda Stealth per abilitare una moda più sostenibile, sviluppato anche attraverso il Monitor for Circular Fashion con SDA Bocconi

Nel comparto moda il mercato globale del secondhand si avvia a superare i 350 miliardi di dollari entro il 2028 e cresce undici volte più rapidamente del retail tradizionale, ridisegnando strutturalmente le dinamiche di domanda e di prezzo nell’industria della moda. Il 30% del ciclo di vita di un prodotto avviene già oggi al di fuori del controllo del brand.

Quello che fino a pochi anni fa era considerato un segmento marginale dominato da piattaforme peer-to-peer è diventato un canale mainstream che intercetta consumatori trasversali per fascia d’età, geografia e potere d’acquisto, esercitando un’influenza crescente sul valore percepito del nuovo. Anche il dato generazionale è emblematico: secondo un recente sondaggio di Harris Poll il 63% dei consumatori Gen Z ha già acquistato capi o accessori di seconda mano. Per i brand del lusso significa che il mercato secondario è oggi il principale canale di primo accesso al brand per la generazione che determinerà la domanda dei prossimi vent’anni.

Per rispondere a questa profonda trasformazione del settore, Deda Stealth, società del Gruppo Deda che da oltre 40 anni accompagna i principali brand del fashion e del luxury grazie alle proprie competenze e alla piattaforma software proprietaria, ha sviluppato in collaborazione con Competitoor, azienda acquisita nel 2025, “Stealth Revalue””, piattaforma SaaS di recommerce e secondhand intelligence progettata per trasformare il mercato della rivendita da area non presidiata a vantaggio competitivo misurabile. Grazie alle competenze di Dispell Magic (Competitoor), in ambito di price intelligence è stato possibile intercettare il bisogno oggi sempre più diffuso di comprendere e definire il valore del brand anche nel mercato secondario.

La soluzione, che integra modelli di machine learning e deep learning applicati al riconoscimento semantico dei dati e all’analisi storica delle fluttuazioni di prezzo, monitora in tempo reale disponibilità e trend di prodotto sui principali marketplace internazionali del secondhand e agisce su cinque fronti: market intelligence per il monitoraggio in tempo reale dei prezzi e dei trend sul mercato secondario globale; brand equity per la protezione proattiva del valore del marchio attraverso segnali AI che rilevano rischi di svalutazione prima che impattino le vendite a prezzo pieno; Growth engine per intercettare e convertire i consumatori Gen Z, il cui punto d’ingresso preferito verso i brand è già il secondhand, verso il canale retail; smart resale allocation per trasformare l’invenduto in un driver di margine, allocandolo intelligentemente nei canali di rivendita più idonei; longevity intelligence per analizzare l’evoluzione del valore dei prodotti nel tempo e orientare decisioni più consapevoli su design, pricing e posizionamento.

Tutto questo si traduce in un impatto misurabile su tutta la catena del valore. La gestione delle giacenze diventa più dinamica e reattiva grazie alla visibilità in tempo reale sui flussi del mercato secondhand, mentre l’allocazione degli stock viene ottimizzata verso i mercati e i canali con la domanda più elevata, riducendo il rischio di svalutazione. La comprensione del valore residuo dei prodotti nel tempo consente inoltre di anticipare decisioni strategiche su pricing, design e posizionamento. I risultati sono misurabili e tangibili: fino al 20% di margin recovery grazie al riposizionamento intelligente dell’invenduto nei canali secondari più performanti; una riduzione del 10% dei costi di stoccaggio, eliminando il peso finanziario e operativo delle giacenze mal allocate; e fino al 35% di efficienza nelle attività marketing, grazie alla capacità di intercettare i consumatori secondhand, in particolare la Gen Z, nel momento giusto e sul canale più rilevante, massimizzando il ritorno su ogni azione di ingaggio e conversione.

“Il mercato del secondhand non è più un fenomeno parallelo alla moda: è diventato parte integrante del ciclo di vita del prodotto e, con esso, del valore stesso del brand. Con Stealth Revalue diamo alle aziende strumenti concreti per monitorare questo mercato con la stessa capacità di analisi e governo con cui gestiscono il canale primario. Oggi non conoscere cosa accade ai propri prodotti dopo la prima vendita significa rinunciare a informazioni sempre più strategiche su desiderabilità, valore percepito e comportamento dei consumatori” ha sottolineato Maurizio Catellani, CEO di Dispell Magic (Competitoor). “In un contesto in cui la circolarità sta diventando un driver di scelta sempre più rilevante soprattutto per le nuove generazioni la gestione del ciclo di vita del prodotto non è più soltanto un tema di sostenibilità, ma un elemento centrale della competitività dei brand che impatta anche il mercato primario”.

Il lancio di Stealth Revalue si inserisce nel più ampio percorso che Deda Stealth porta avanti da anni sui temi della sostenibilità e della circolarità nella moda. L’azienda è tra i protagonisti del Monitor for Circular Fashion,  progetto multi-stakeholder a cui prendono parte realtà leader del settore moda e attori della filiera con il contributo scientifico del Sustainability Lab SDA Bocconi, per fare cultura sulla moda circolare attraverso la ricerca di impatto, trasformando la circolarità da principio teorico a dimensione misurabile, e utilizzando i dati provenienti dal mercato secondario per leggere durabilità, retention del valore e longevità dei prodotti nel tempo.

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Nasce Nova EuroPA, la scuola di formazione civica per una nuova generazione di amministratori pubblici https://www.datamanager.it/2026/05/nasce-nova-europa-la-scuola-di-formazione-civica-per-una-nuova-generazione-di-amministratori-pubblici/ Tue, 12 May 2026 11:53:40 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252776 Promossa dalla Fondazione Next Generation EuroPA, nata dall’iniziativa di Centro Studi Enti Locali e fin dalla sua nascita sostenuta da Deda Value, la Scuola Nova EuroPA approfondirà i temi legati alla governance pubblica, all’etica istituzionale, all’innovazione e allo sviluppo dei territori È stata presentata oggi nella sede di Dedagroup la Scuola di alta formazione civica […]

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Promossa dalla Fondazione Next Generation EuroPA, nata dall’iniziativa di Centro Studi Enti Locali e fin dalla sua nascita sostenuta da Deda Value, la Scuola Nova EuroPA approfondirà i temi legati alla governance pubblica, all’etica istituzionale, all’innovazione e allo sviluppo dei territori

È stata presentata oggi nella sede di Dedagroup la Scuola di alta formazione civica Nova EuroPA, progetto promosso dalla Fondazione Next Generation EuroPA impegnata a promuovere momenti di confronto, formazione e approfondimento dedicati al futuro della Pubblica Amministrazione, alla qualità della governance e al rapporto tra istituzioni, cittadini e territori.

La presentazione è avvenuta all’interno di “Educare ad una nuova Europa”, evento patrocinato dal Comune di Trento dedicato al confronto tra istituzioni, imprese e società sui temi dell’innovazione digitale, della responsabilità civica e dello sviluppo sostenibile dei territori. Hanno partecipato insieme a Marco Podini, Presidente Esecutivo e CEO di Dedagroup e Marcello Ralli, Presidente della Fondazione Next Generation EuroPA, anche Andreas Fernandez, Assessore con delega in materia di transizione ecologica e digitale del Comune di Trento e Boglarka Fenyvesi Kiss, Manager di Europe Direct Trentino (Centro d’informazione della Commissione europea incardinati nell’UMSe Europa della Provincia autonoma di Trento).

Le amministrazioni locali si trovano quindi oggi a governare trasformazioni sempre più complesse — digitali, demografiche, economiche e sociali — in un contesto che sempre più richiede nuove competenze, capacità di visione e una relazione sempre più forte con cittadini e territori. In una fase in cui l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno ridefinendo processi, servizi e modalità decisionali della Pubblica Amministrazione, la formazione diventa quindi un elemento sempre più centrale per accompagnare il cambiamento in modo consapevole, sostenibile e orientato al bene comune.

I dati confermano l’urgenza. Secondo un’elaborazione di Centro Studi Enti Locali su oltre 16.000 amministrazioni — tra enti locali e istituti scolastici — basata sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni aggiornato a marzo 2026, nel 57% dei Comuni con meno di 5.000 abitanti il Responsabile per la transizione digitale è affidato a figure non specializzate: ragionieri, segreterie, uffici protocollo. Una nomina spesso più formale che sostanziale, in enti che rappresentano il 70% del totale. Nei piccoli enti, il responsabile informatico ha nel 66% dei casi un profilo amministrativo anziché tecnico, e il 75% dei Comuni esternalizza completamente la gestione ICT. Il risultato è una digitalizzazione spesso priva di regia: piattaforme adottate, obblighi rispettati, ma processi ancora poco integrati e servizi non pienamente trasformati.

In questo scenario nasce la Scuola Nova EuroPA che vuole contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente capace di accompagnare l’evoluzione della Pubblica Amministrazione, valorizzando il ruolo dell’amministratore come guida del cambiamento e facilitatore dello sviluppo dei territori.

Il progetto della Scuola Nova EuroPA si inserisce nelle numerose iniziative avviate dalla Fondazione Next Generation EuroPA, nata su iniziativa di Centro Studi Enti Locali e fin dalla sua nascita sostenuta da Deda Value – società controllata da Deda Next che in Dedagroup accompagna la trasformazione della PA e delle aziende di pubblico servizio.

Deda Value porta l’esperienza maturata lavorando ogni giorno in uno dei settori a più alta complessità come quello della PA e degli Enti pubblici, con competenze specialistiche nel risanamento finanziario, nella contabilità pubblica, nella gestione tributaria e nell’amministrazione economica e giuridica del personale. Un know-how costruito sul campo che oggi confluisce anche nel progetto formativo di Nova EuroPA, mettendo a disposizione della Scuola le esperienze maturate accanto alle amministrazioni locali. L’iniziativa conferma anche la centralità che la formazione riveste per Dedagroup e per le società del Gruppo, considerata una leva fondamentale per accompagnare persone, organizzazioni e istituzioni nell’evoluzione delle competenze richieste dalle trasformazioni digitali, tecnologiche e organizzative in corso.

Il primo programma di alta formazione – Civitas – rivolto a giovani amministratori locali e aspiranti tali under 36, prenderà il via a settembre     2026 e si svilupperà fino a ottobre attraverso sei moduli formativi online da remoto, per un totale di 18 ore, e si concluderà con una giornata in presenza, celebrativa e dedicata alla consegna degli attestati di partecipazione, in occasione di Forum Civica, appuntamento annuale promosso dalla Fondazione Next Generation EuroPA dedicato al confronto sui temi etici, civici e democratici della Pubblica Amministrazione e dell’Europa.

Nel programma saranno affrontati temi legati al funzionamento delle istituzioni locali, alla gestione economico-finanziaria degli enti, al rapporto tra politica e macchina amministrativa, alla partecipazione civica, alla comunicazione istituzionale, all’etica pubblica e alla dimensione europea dell’azione amministrativa. Centrale sarà anche il tema della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, intesa non solo come innovazione tecnologica, ma come capacità di costruire servizi più efficienti, accessibili e vicini ai cittadini.

Il percorso alternerà lezioni teoriche, strumenti operativi, testimonianze e momenti di confronto con docenti, amministratori pubblici, rappresentanti istituzionali, professionisti ed esperti provenienti dal mondo accademico e della Pubblica Amministrazione come Giovanni Allegretti, Senior Researcher CES, Center for Social Studies, University of Coimbra Portogallo, Claudio Galtieri, Procuratore generale emerito Corte dei Conti e Matteo Trapani, Docente di Diritto pubblico presso l’Università di Pisa, Consigliere regionale.

L’adesione al percorso è gratuita. Per ulteriori informazioni: https://www.nextgenerationeuropa.it/scuola-formazione-civica-nova-europa/

“Nel nostro lavoro a fianco della Pubblica Amministrazione vediamo ogni giorno quanto la qualità della governance, la capacità amministrativa e la gestione delle risorse pubbliche siano elementi determinanti per lo sviluppo dei territori”, dichiara Andrea Endrighi, CEO di Deda Value. “Per questo abbiamo scelto di contribuire alla nascita della Scuola Nova EuroPA perché crediamo che formare una nuova generazione di amministratori pubblici consapevoli, competenti e capaci di affrontare il cambiamento rappresenti un investimento concreto sul futuro del Paese”.

“Come Centro Studi Enti Locali – afferma Nicola Tonveronachi, Amministratore Delegato di Centro Studi Enti Locali – abbiamo fortemente sostenuto la nascita della Scuola civica Nova EuroPA con l’obiettivo di promuovere un percorso formativo qualificato, dedicato ai valori e alle competenze che dovrebbero caratterizzare la Pubblica Amministrazione tra cui etica pubblica, legalità, attenzione ai cittadini e cura del territorio. Temi fondamentali per costruire una Pubblica Amministrazione sempre più vicina alle comunità e capace di contribuire concretamente allo sviluppo sociale e sostenibile dei territori”.

Nel corso della mattinata si sono alternati interventi e tavole rotonde dedicate al ruolo della tecnologia, della formazione e della partecipazione democratica nella costruzione di una nuova cultura amministrativa europea. Tra i partecipanti anche Matteo Brizzi, Policy Officer DG Research & Innovation della Commissione Europea, Elena Casali, Co-lead Officine d’Orizzonti dell’Istituto Universitario Europeo, Alessandro Santini, Vice Direttore di Confindustria Trento, Walter Merler, Responsabile dell’Area Innovazione e per la Transizione al Digitale del Consorzio dei Comuni Trentini, Milena Bigatto, New Ventures & Education Manager di HIT Hub Innovazione Trentino, Francesco Bonadiman, Founder & President di Speck&Tech, ed Elisa Zendri, atleta paralimpica di atletica leggera.

 

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Dalla compliance al valore, la cybersecurity diventa strategica https://www.datamanager.it/2026/05/dalla-compliance-al-valore-la-cybersecurity-diventa-strategica/ Wed, 06 May 2026 13:45:31 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252370 Nell’agroalimentare, la sicurezza si estende alla filiera e impatta produzione, logistica e continuità operativa. Conserve Italia e Deda Tech trasformano la compliance in resilienza, governance e vantaggio competitivo La pressione normativa, rafforzata dalla NIS2, e l’accelerazione tecnologica, con l’impatto dirompente dell’intelligenza artificiale, impongono un salto di maturità nel modo di intendere la sicurezza cyber, che […]

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Nell’agroalimentare, la sicurezza si estende alla filiera e impatta produzione, logistica e continuità operativa. Conserve Italia e Deda Tech trasformano la compliance in resilienza, governance e vantaggio competitivo

La pressione normativa, rafforzata dalla NIS2, e l’accelerazione tecnologica, con l’impatto dirompente dell’intelligenza artificiale, impongono un salto di maturità nel modo di intendere la sicurezza cyber, che da compliance e centro di costo si trasforma in fattore abilitante per garantire resilienza, continuità operativa e competitività. La cybersecurity in Europa accelera sotto la spinta combinata di NIS2, AI e cloud. Secondo Gartner, la spesa globale raggiunge 213 miliardi di dollari nel 2025, con crescita a doppia cifra nel 2026. Anche IDC evidenzia un rafforzamento degli investimenti, con un progressivo spostamento dai modelli reattivi a quelli data-driven e integrati nei processi IT.

In Italia, l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano stima il mercato a 2,78 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 12%. Un cambio di passo che emerge con chiarezza dal dialogo tra Filippo Romeo, head of Cybersecurity & GRC Advisory di Deda Tech e Andrea Corraro, direttore Sistemi Informativi di Conserve Italia, una delle maggiori aziende del settore agroindustriale in Europa. Strategia e capacità esecutiva del partner sono fattori determinanti. Quando convergono, la collaborazione supera la logica progettuale e abilita un cambiamento strutturale e duraturo.

LA NIS2 COME ACCELERATORE

Il settore agroalimentare, riconosciuto come critico per la continuità economica e sociale, rientra nel perimetro della NIS2. In questo quadro, realtà come Conserve Italia (www.conserveitalia.it), sono classificate come attori rilevanti da presidiare in modo prioritario, sia per dimensioni e ruolo nella filiera – 35 cooperative di primo grado e 14mila produttori agricoli associati – che per l’impatto sulla disponibilità dei prodotti. Ciò significa avere obblighi precisi che vanno dalla gestione strutturata del rischio all’adozione di misure di sicurezza adeguate e responsabilità precise del management.

La NIS2 non si limita a individuare comparti sensibili, ma considera anche il posizionamento di aziende e organizzazioni nella catena del valore. Nel caso di Conserve Italia, parliamo della gestione di una filiera complessa, che parte dai produttori agricoli e arriva alla trasformazione industriale e alla distribuzione. Dove un incidente informatico può propagarsi lungo tutta la supply chain, con effetti sulla produzione, sulla logistica e sulla disponibilità dei beni. Per questo si parla di sicurezza sistemica, perché non protegge solo l’azienda, ma la stabilità dell’intero sistema che le ruota attorno.

«Il posizionamento di Conserve Italia richiede una risposta articolata per rispondere ai requisiti della NIS2» – conferma Corraro. «A questo si aggiunge la dimensione internazionale del gruppo, che rafforza la rilevanza in un’ottica europea di armonizzazione della resilienza. Per tutte queste ragioni, ci siamo subito mossi per disegnare un percorso adeguato alla complessità della sfida, con una roadmap precisa delle attività da svolgere». Un percorso che, fin dalle fasi iniziali, i vertici di Conserve Italia hanno scelto di condividere con Dedagroup.

Il punto di partenza – spiega Romeo – è il superamento di un approccio standardizzato. «Ogni azienda ha caratteristiche uniche. La sicurezza deve essere progettata in funzione del contesto operativo e del profilo di rischio specifico dell’organizzazione. Non esistono modelli preconfezionati applicabili indistintamente». Questa visione si innesta su un approccio costruito su misura, orientato al business, in cui la cybersecurity non è solo protezione ma diventa un fattore differenziante nei confronti della concorrenza, capace di generare valore attraverso una maggiore affidabilità e solidità operativa.

Il progetto sviluppato per Conserve Italia si è articolato in più fasi. Dopo l’attività di analisi e perimetrazione, fondamentale per mappare in modo indipendente il perimetro aziendale e identificare gli asset critici all’interno della filiera del gruppo, si è poi entrati nella fase di implementazione.
«Abbiamo condotto l’analisi approfondita dei rischi e la gap analysis, confrontando lo stato reale della sicurezza con i requisiti normativi e le principali best practice di settore. Questo lavoro – spiega Romeo – ci permette di misurare in modo oggettivo la maturità della nostra postura di sicurezza e, soprattutto, di strutturare un programma di cybersecurity organico, che va oltre la semplice checklist di controlli».

Il risultato è una roadmap pluriennale, orientata al rischio, che stabilisce le priorità di intervento in funzione delle reali esposizioni. In questo modo, Conserve Italia può indirizzare gli investimenti in maniera efficace e trasformare un obbligo normativo in un percorso strutturato di rafforzamento.

LA GOVERNANCE DEL RISCHIO

La cybersecurity non può essere trattata come un dominio tecnico separato, ma deve essere integrata nei processi aziendali e nella governance. L’obiettivo è trasformare la compliance in leva di cambiamento organizzativo. «Il progetto non resta confinato all’IT, ma si traduce in una responsabilità a livello enterprise. Il coinvolgimento precoce del management e del board introduce una chiara accountability sui temi di rischio e cybersecurity governance» – spiega Andrea Corraro di Conserve Italia. Questa impostazione pragmatica si dimostra decisiva. In un contesto segnato dalla NIS2, da stabilimenti distribuiti e da sistemi eterogenei, l’azienda va oltre la semplice fornitura di servizi. Un approccio teorico non è sufficiente a gestire una complessità operativa di questo livello.

Di fronte a queste sfide, il modello del semplice fornitore non è più sufficiente: serve un partner strategico. «La scelta di Deda Tech – continua Corraro – nasce proprio da questa esigenza. Una relazione basata su fiducia, continuità e condivisione di valori, capace di tradurre i requisiti normativi in un programma concreto, integrato nei processi aziendali. Il risultato è un percorso strutturato e aderente alla nostra realtà operativa, con esiti tangibili come il progetto di adeguamento alla NIS2 e il rafforzamento delle capacità di disaster recovery». Su questo scenario evolutivo si innesta il tema dell’adozione dell’intelligenza artificiale, lo step successivo del progetto. Una tecnologia – spiega Romeo di Deda Tech – che introduce opportunità significative, ma anche nuove complessità, che devono essere governate affinché si traducano in un reale vantaggio operativo. Sul fronte della cybersecurity, in un contesto caratterizzato da estrema dinamicità delle minacce, questo significa adattamento continuo delle misure di sicurezza al variare della capacità dell’attaccante».

Un ulteriore elemento distintivo della metodologia Deda Tech è la composizione del team. «L’approccio multidisciplinare consente di affrontare la cybersecurity in modo integrato» – continua Romeo. Non solo ingegneri ma anche legali, esperti di relazioni internazionali ed economisti. «Questa sinergia di competenze permette di rispondere in modo più completo e strutturato alle esigenze del mercato e delle organizzazioni». Perché la tecnologia da sola non è sufficiente. «Servono metodo, competenze e un modello di collaborazione efficace. Per noi, il valore nasce prima di tutto dalla qualità delle relazioni e del lavoro tra le persone».

In questo senso, la fiducia non è un elemento accessorio ma una condizione operativa: «Senza, il progetto non regge» – avverte Romeo. «Per questo ci piace dire che non vendiamo soluzioni tecniche ma fiducia». Un elemento tutt’altro che statico, da costruire e mantenere nel tempo. Che richiede trasparenza, continuità e capacità di adattamento reciproco.

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Dedapulse 2026, governare l’AI senza smarrire il fattore umano https://www.datamanager.it/2026/04/dedapulse-2026-governare-lai-senza-smarrire-il-fattore-umano/ Wed, 08 Apr 2026 12:15:08 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252029 A Milano, all’evento di Dedagroup 800 tra imprenditori, manager e analisti a confronto su una transizione ormai irreversibile. L’AI non si adotta più, si integra con visione, competenze e responsabilità Si respira un’aria di rinnovata maturità, nel corso di questa nuova edizione di Dedapulse 2026 – Shape Your Future. Stay Human – l’appuntamento che ogni […]

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A Milano, all’evento di Dedagroup 800 tra imprenditori, manager e analisti a confronto su una transizione ormai irreversibile. L’AI non si adotta più, si integra con visione, competenze e responsabilità

Si respira un’aria di rinnovata maturità, nel corso di questa nuova edizione di Dedapulse 2026 – Shape Your Future. Stay Human – l’appuntamento che ogni anno esplora l’evoluzione della tecnologia, firmato Dedagroup. Meno enfasi sulle promesse, più attenzione alle implicazioni concrete. E una consapevolezza che emerge dal denso programma di interventi: l’intelligenza artificiale non più evocata come orizzonte futuro, ma riconosciuta come componente operativa all’interno dei sistemi economici e organizzativi.

Sul palco ad aprire i lavori della prima sessione Marco Podini, Presidente Esecutivo e CEO di Dedagroup, insieme a Renato Soru, imprenditore, fondatore di Tiscali e oggi alla guida di Istella e Marco Landi, imprenditore, investitore ed ex Chief Operating Officer di Apple. Tre percorsi professionali diversi, accomunati però dalla convinzione che la rivoluzione rappresentata dall’AI è diversa da quelle che l’hanno preceduta.

«Stiamo entrando in una fase in cui l’intelligenza artificiale diventa centrale per imprese e istituzioni» sintetizza Podini. L’AI è già uno strumento operativo, capace di accorciare la distanza tra idea e decisione, tra dato e azione. Richiamandosi al suo valore, Soru sottolinea la necessità di mantenere la tecnologia accessibile e inclusiva, perché possa continuare a generare valore diffuso. Il rischio, avverte, è quello di introdurre e amplificare nuove disuguaglianze. L’auspicio è che «l’Europa riesca a confrontarsi alla pari con le grandi potenze tecnologiche costruendo un equilibrio solido tra indipendenza digitale e una collaborazione ampia e sinergica tra imprese e istituzioni». Landi sottolinea invece la portata dirompente dell’AI, «una tecnologia capace di ampliare le possibilità di innovazione in tutti i mercati». Che necessita però di investimenti adeguati e continui, in formazione e cultura.

I dati della ricerca Forrester State of AI Survey 2025, presentati da Enza Iannopollo, Vice President e Principal Analyst di Forrester, confermano l’elevata diffusione e impiego in aziende e organizzazioni di strumenti AI. Oltre il 75% dei decisori conferma di aver già implementato progetti AI, con una quota significativa di lavoratori che ne fa uso quotidiano. A questa accelerazione, tuttavia, non corrisponde un analogo sviluppo di modelli di governance. Poche ancora le aziende che dispongono di linee guida strutturate e di policy formalizzate. Ad emergere è altresì un divario sempre più evidente tra diffusione tecnologica e capacità di gestione, con implicazioni concrete in termini di sicurezza, rischio e responsabilità.

Perché l’intelligenza artificiale possa continuare a generare valore, sono necessari un salto di scala e soprattutto una strategia chiara che coordini tecnologie, processi e persone. In questa direzione si muove Dedagroup, rafforzando il proprio impegno con un approccio sempre più strutturato, sostenuto da investimenti significativi — oltre 50 milioni di euro nell’ultimo anno — e dal ruolo centrale di Deda Ai, hub tecnologico attraverso cui il Gruppo sta progressivamente potenziando il proprio portafoglio software, integrando l’AI in modo trasversale nei diversi ambiti di attività: finanza, moda, grandi imprese e pubblica amministrazione.

Settori protagonisti a Dedapulse, con sessioni dedicate che hanno offerto una lettura concreta delle trasformazioni in corso. Nel mondo Enterprises & Financial Services, aziende come Nexi Italy, Hera Comm, Diasorin, Conserve Italia e Banca Popolare del Lazio hanno posto l’accento su governance, efficienza e valorizzazione dei dati nei processi decisionali. Nel settore Public Services, con il contributo di Regione Puglia, Trentino Digitale, ARIA Lombardia, Insiel, Comune di Cagliari e Provincia di Taranto, il confronto si è concentrato sull’evoluzione verso servizi sempre più efficienti, inclusivi e data-driven. Infine, dal mondo Fashion & Luxury, con contributi della NYU Stern School of Business e di player come Tre Zeta Group, Deep e CSP International Fashion Group, è emersa come l’AI sta ridefinendo supply chain, strategie di pricing e processi decisionali in tempo reale. In questo contesto si inserisce il lancio di Stealth Cosmica, la nuova piattaforma sviluppata da Deda Stealth azienda del gruppo che accompagna nella crescita alcuni dei maggiori brand del settore portando l’Ai nel cuore dei processi della moda. Un lancio che avviene in una fase di forte discontinuità per l’industria globale del fashion, segnata da domanda instabile, filiere sempre più complesse e tensioni geopolitiche che ridefiniscono gli equilibri del commercio internazionale. In uno scenario così articolato, la capacità di interpretare rapidamente i dati e tradurli in decisioni operative si conferma come una leva strategica imprescindibile per mantenere competitività nei mercati.

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L’81,5% delle aziende italiane investirà in cybersecurity nei prossimi 12 mesi https://www.datamanager.it/2026/03/l815-delle-aziende-italiane-investira-in-cybersecurity-nei-prossimi-12-mesi/ Wed, 04 Mar 2026 13:21:12 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251350 L’indagine realizzata su iniziativa di Deda Tech e condotta da NetConsulting Cube fotografa le priorità delle imprese private. Sicurezza e gestione dei dati, modernizzazione delle applicazioni critiche e strategie AI i tre pilastri della digitalizzazione Le imprese italiane accelerano sul digitale, ma la trasformazione sarà sostenibile solo se sicura. È quanto emerge dalla ricerca “IT […]

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L’indagine realizzata su iniziativa di Deda Tech e condotta da NetConsulting Cube fotografa le priorità delle imprese private. Sicurezza e gestione dei dati, modernizzazione delle applicazioni critiche e strategie AI i tre pilastri della digitalizzazione

Le imprese italiane accelerano sul digitale, ma la trasformazione sarà sostenibile solo se sicura. È quanto emerge dalla ricerca “IT Evolution 2025”, realizzata su iniziativa di Deda Tech, il Managed Cloud & Security Service Provider di Dedagroup, da NetConsulting Cube.

La ricerca qualitativa, condotta su un campione di 90 aziende italiane con più di 250 dipendenti appartenenti ai principali settori dell’economia (ad esclusione della PA) – dal manifatturiero ai servizi finanziari, dal retail all’energia telecomunicazioni ai servizi professionali – ha analizzato quattro aree chiave dell’evoluzione IT: infrastruttura, sviluppo, data management e cybersecurity. I risultati evidenziano come la sicurezza informatica, citata come priorità nei prossimi 12 mesi dall’81,5% delle aziende intervistate, rappresenti oggi il denominatore comune di tutti i processi di trasformazione, anche a causa degli adeguamenti normativi richiesti da NIS2 e DORA, che spingono le imprese a strutturare modelli di sicurezza più solidi, continui e misurabili lungo tutta la filiera tecnologica.

Parlando di infrastruttura, il tema centrale è il cloud. La survey mostra come, per il campione analizzato, il percorso di migrazione sia ancora in una fase intermedia. La distribuzione attuale dei workload evidenzia una prevalenza dell’on-premises tradizionale, che ospita oggi il 37% dei carichi e rimarrà comunque significativo anche nel 2026 (33%). Seguono il private cloud on-premises (21%) e il public cloud, che rappresenta il 23% delle implementazioni odierne e che è atteso crescere al 27% nei prossimi due anni.

Le applicazioni non critiche sono già migrate nel cloud nell’88% dei casi, mentre le applicazioni business-critical restano ancora in larga parte on-prem, con il 54% del campione che dichiara di non averle ancora spostate. Tuttavia, il 67% delle aziende prevede di migrare anche queste applicazioni core, segno di una crescente fiducia nei modelli ibridi e multicloud e nella loro capacità di garantire sicurezza, scalabilità e continuità operativa.

A frenare la migrazione non è solo la preoccupazione per la sicurezza e la compliance, ma un insieme più complesso di fattori: la difficoltà di integrare sistemi legacy, la latenza delle interconnessioni, la necessità di competenze specialistiche e il timore di lock-in tecnologico. In questo scenario emerge con chiarezza l’esigenza di adottare una governance infrastrutturale capace di bilanciare agilità e controllo, con modelli operativi coerenti con settori a elevata regolamentazione.

Per quanto riguarda le pratiche di Data Management, il livello di automazione è ancora basso: il 50% delle aziende si affida a processi manuali, mentre solo il 42% ha implementato orchestrazione o pipeline automatizzate. Anche la governance dei dati risulta frammentata: solo un’azienda su tre ha un modello end-to-end con compliance continua.

Guardando all’AI, la qualità e la coerenza del dato restano una delle principali sfide per la sua adozione. La difficoltà di integrare dati provenienti da sistemi eterogenei limita la capacità di ottenere insight affidabili e riduce l’efficacia dei modelli predittivi e generativi.

La Generative AI guida l’adozione, risultando già in produzione nel 69% delle aziende, superando tecnologie storiche come il Machine Learning (15%) e il Natural Language Processing (19%). Tuttavia, l’adozione procede con cautela e i casi d’uso prevalenti sono ancora circoscritti e legati alla creazione di immagini (42%) e alla cybersecurity (32%), mentre oltre il 50% del campione non mostra interesse per use case più complessi come la document automation e il back-office.

L’AI emerge inoltre come nuovo fattore di rischio cyber: il 25,6% delle aziende indica l’adozione interna dell’AI come potenziale vulnerabilità, mentre il 13% teme il suo utilizzo da parte degli attaccanti.

Il fronte della cybersecurity è quello in cui più chiaramente si manifesta il divario tra consapevolezza strategica e maturità operativa. Il 70% delle aziende dichiara di adottare un framework strutturato per la gestione del rischio cyber, ma la protezione è ancora basata principalmente sulla formazione del personale (60%) e sui modelli di risk management (61%).

Gli asset considerati più critici sono le identità digitali e la gestione degli accessi (60%) e la continuità operativa (60%), mentre la crescente digitalizzazione dei processi è percepita come il principale fattore di rischio (60%).

“La ricerca conferma un punto essenziale: cloud, sviluppo applicativo, gestione dei dati e Intelligenza Artificiale generano valore solo se costruiti su basi di sicurezza adeguate. Oggi esiste ancora una distanza evidente tra ambizioni e capacità operative, soprattutto nella protezione e operazione dei sistemi critici e nella governance del dato, ma le imprese italiane stanno maturando una consapevolezza nuova della complessità di questo scenario” sottolinea Claudio Abad, CEO di Deda Tech. “È nell’intersezione tra questi pilastri – infrastruttura, sviluppo, data management e cybersecurity, tutti AI-driven e governati dall’umano – che si giocherà la competitività digitale dei prossimi anni. Per questo è fondamentale adottare architetture resilienti, modelli industriali solidi e un approccio continuo al rischio. Come Deda Tech siamo impegnati ad accompagnare aziende e organizzazioni in questo percorso, per costruire un digitale realmente sostenibile, sicuro e capace di abilitare innovazione su larga scala in modo accelerato”.

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Dedagroup, dedicati all’innovazione https://www.datamanager.it/2025/12/dedagroup-dedicati-allinnovazione/ Mon, 15 Dec 2025 10:13:29 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249726 Dedagroup, l’Italia che scala: dall’eredità del retail alla leadership tecnologica, la family company Podini alla guida di un nuovo campione europeo dell’AI. Il modello di co-innovation integra know-how e ricerca avanzata in un ecosistema di 25 aziende da 600 milioni di euro A volte le grandi storie di innovazione sono anche storie di diversificazione. Di […]

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Dedagroup, l’Italia che scala: dall’eredità del retail alla leadership tecnologica, la family company Podini alla guida di un nuovo campione europeo dell’AI. Il modello di co-innovation integra know-how e ricerca avanzata in un ecosistema di 25 aziende da 600 milioni di euro

A volte le grandi storie di innovazione sono anche storie di diversificazione. Di confini immaginati e attraversati. Nel caso di Dedagroup, fedele alla definizione di acceleratore tecnologico e di business, è per certi versi anche una storia di contaminazione diretta e trasversale. Perché l’idea imprenditoriale alla base di una società di informatica che oggi vanta cinquemila collaboratori e un volume d’affari di 600 milioni di euro (obiettivo fissato per il 2025) nasce all’interno di una family company da sempre impegnata a crescere, in un settore, la grande distribuzione organizzata, in cui l’IT ha un ruolo molto significativo. La storia di Dedagroup nasce dalla visione di una famiglia di imprenditori che ha puntato sulla voglia di innovare e generare un impatto positivo e duraturo sull’economia del territorio.

Una visione che alla fine degli anni Novanta intercetta e si combina con la passione per l’informatica e la programmazione che il presidente e CEO Marco Podini aveva maturato sin dai tempi del liceo. Ben prima che Podini desse forma alla sua vocazione imprenditoriale – rilevando l’Internet provider Agorà Telematica e, poco dopo, avviando il nucleo originario di Deda con l’acquisizione e la fusione di due software house tra Trento e Bolzano – la sua famiglia aveva già alle spalle un cammino iniziato nel 1919. Tutto comincia da tre fratelli lombardi emigrati con la loro attività casearia in un Trentino-Alto Adige appena annesso all’Italia dopo la Prima guerra mondiale. Nel secondo dopoguerra della ricostruzione e del boom economico, sarà la seconda generazione, con il padre di Marco, Patrizio Podini, a rilanciare e consolidare in un grande gruppo quel primo nucleo di attività, partendo, da autentico pioniere, con i primissimi negozi che in Italia introducevano il rivoluzionario concetto dell’acquisto “self service” e arrivando poi a creare nel 1994 insieme ai figli Maria Luisa e Marco, con il marchio MD, una rete nazionale di supermercati discount che oggi vanta 750 punti vendita.

FARE BENE LE COSE

«Già Nel 1974 nei nostri negozi le fatture venivano preparate da tanti elaboratori periferici collegati attraverso le linee telefoniche in rame a un mainframe centralizzato» – racconta Marco Podini. «La strategia di Dedagroup si fonda, come recita il suo payoff, su una tecnologia “dedicata”, perché ci piace fare le cose bene, con un approccio aperto e collaborativo. L’unico che ci sembra valido per un insieme di conoscenze così esteso e in rapida evoluzione». Non è certo la prima volta che una società di software e servizi indipendente nasce da un contesto diverso. Ci sono numerosi esempi di spin-off che originariamente operavano nell’ambito di gruppi industriali o finanziari come fornitori interni. In molti casi, la realtà esternalizzata ha un raggio d’azione limitato, focalizzato sul settore di appartenenza della casa madre, come accade, per esempio, con le software house che sviluppano complesse piattaforme bancarie.

La specificità di Dedagroup, invece, è proprio l’expertise ad ampio spettro. Sarebbe stato naturale diversificare nel software rivolto a un mercato famelico di tecnologie come il retail. Podini, al contrario, ha fatto una scelta coraggiosa: le prime società del gruppo, tanto per dire, erano rivolte una alla PA, l’altra al sistema finanziario. Un unico elemento comune, la filosofia seguita nella GDO come nell’IT: la capacità di innovazione e aggregazione che lega l’avventura imprenditoriale dei Podini nella grande distribuzione e, decenni dopo, nel software. Il successo nel retail affonda le radici nella capacità di aggregare un mercato popolato da piccoli negozi di prossimità, nell’Italia di fine anni Cinquanta che muoveva i primi passi verso le “grandi superfici”. Quella stessa logica di consolidamento si ripresenta quando, quarant’anni più tardi, la famiglia entra nel mercato IT. «Nel momento in cui, con l’Internet, la tecnologia iniziava la sua formidabile accelerazione – spiega Podini – ho intuito la stessa opportunità di consolidamento in un settore altrettanto frammentato». Da qui prende forma un modello originale di crescita: un’aggregazione che unisce sotto un unico brand, ma lascia autonomia alle realtà acquisite, costruendo nel tempo una rete d’impresa estesa, coesa e capace di scalare mercati in continua evoluzione.

Roberto Loro chief technology officer di Dedagroup

INNOVAZIONE CONDIVISA

Un altro elemento distintivo risiede nella volontà di rendere il più possibile bidirezionale, attraverso un meccanismo aperto, la creazione e il trasferimento di conoscenza. «Siamo convinti pionieri della co-innovation, che si tratti di acquisire e sviluppare nuove competenze o veicolarle verso imprese, istituzioni finanziarie e PA, cercando ogni volta di tradurre in risultati concreti le aspettative che tutti nutriamo nei confronti delle tecnologie» – spiega Podini. Per questo le società del gruppo privilegiano le relazioni di lungo termine con clienti che vengono seguiti in una logica end-to-end che comprende fasi di valutazione, progettazione condivisa e implementazione. Al tempo stesso, Dedagroup adotta una matrice di specializzazione che vede nella dimensione verticale dei settori di riferimento diverse specifiche aree di intervento: PA locale e centrale, financial services, fashion & luxury retail, industrial, life science & pharma e telco.

Orizzontalmente, si sviluppano le principali leve tecnologiche: cloud e cybersecurity, digital business, dati e intelligenza artificiale. «Quest’ultima – sottolinea Podini – è ormai un’area fondamentale. A partire dal 2021, il gruppo ha investito 50 milioni di euro per concentrare intorno a Deda Ai le competenze in quest’ambito. Alcune provengono da acquisizioni esterne o da spin-off di altre società del gruppo, per dare vita a un player che da solo ha oltre 200 collaboratori e viene considerato un leader di mercato». Con la volontà di rafforzare la visibilità del brand Deda, lanciato ufficialmente nel 2008, il top management ha lanciato un piano straordinario di semplificazione con l’obiettivo di concentrare l’intero organigramma in una galassia articolata di 25 società, ciascuna con un proprio raggio di intervento e una propria identità. «In molti casi – ribadisce il CEO – si tratta di società che Dedagroup ha acquisito o di cui ha assunto il controllo, in determinati casi decidendo di mantenere il brand e le modalità di go-to-market originari».

GALASSIA DI COMPETENZE

Dopo la riorganizzazione, Dedagroup si struttura su sei grandi aree di business ciascuna indirizzata da quello che Podini definisce un piccolo “sistema solare” di aziende, che – con piattaforme proprietarie o fornite da un fitto ecosistema di partner – indirizza le esigenze dei propri clienti. Senza escludere progetti che coinvolgono più società di una singola area o addirittura di più aree. Quasi tutte queste realtà sono direttamente identificabili dal prefisso “Deda”. Per esempio, nel settore financial services, Deda Credit si occupa di soluzioni per il credito, mentre Deda Bit sviluppa servizi di consulenza strategica per banche e assicurazioni e dirige i grandi progetti di integrazione che nascono in contesti di lunga collaborazione con il cliente finale. Il segreto di questa geometria di specializzazioni – secondo Podini – risiede nel solido strato corporate del gruppo. «L’obiettivo è fare da collante di queste realtà fornendo un indirizzo strategico generale oltre ai tipici servizi di staff, amministrazione, marketing, risorse umane, innovazione e compliance. Tutte queste funzioni sono costantemente al servizio delle singole componenti, che hanno quindi ampio margine d’azione per specializzarsi e dedicarsi ai loro clienti».

Tale combinazione di centralità strategica e libertà tattica serve a sostenere l’altra grande ambizione del gruppo guidato da Marco Podini: la crescita a livello internazionale. La presenza diretta fuori dai confini italiani non è una novità visto che Deda ha iniziato questo percorso da una quindicina d’anni, con un primo nucleo di attività rivolte all’area finance nei paesi dell’Est Europa. Rimanendo in quest’ambito, l’azienda ha deciso di spostarsi oltreoceano, negli Stati Uniti e in Messico, dove sono state lanciate diverse iniziative, coronate nel 2025 dalla fusione di competenze e know-how di Share One e VisiFI in una unica realtà: Deda Sphere. Fornendo soluzioni di core banking e digital banking, la nuova società continuerà a seguire un insieme di 150 credit union, cooperative di credito controllate dai soci che offrono ai loro correntisti servizi analoghi a quelli delle tipiche banche commerciali, ma che per i regolamenti federali americani devono restare non profit.

Lorena Zivelonghi chief marketing officer di Dedagroup

ECOSISTEMI APERTI

L’operazione si inserisce in un percorso più ampio di consolidamento della presenza di Dedagroup negli Stati Uniti, iniziato con il nuovo hub di New York attorno a Deda Stealth e rafforzato dall’acquisizione di Competitoor e dal know-how di Deda Ai. Queste mosse consentono al gruppo di potenziare il posizionamento nel settore Fashion & Luxury, con soluzioni avanzate di pricing intelligence e strategie data-driven. «Su questo fronte – prosegue Podini – abbiamo realizzato progetti in una cinquantina di paesi. Ma anche qui nel corso del tempo abbiamo fatto nuove acquisizioni. Per esempio, la società britannica Zedonk, che sviluppa una piattaforma ERP per piccole aziende di moda». Zedonk fa riferimento a Deda Stealth, la cui piattaforma modulare è utilizzata da oltre 200 grandi brand per i loro processi di produzione, logistica e vendita al dettaglio.

Secondo Podini, l’attuale schema strategico di internazionalizzazione è strettamente legato all’expertise e alle soluzioni sviluppate da Deda Ai. «L’obiettivo è rendere tutte le nostre soluzioni per il settore finanziario e per la moda sempre più data-driven. Nel caso della moda, in particolare, attraverso l’integrazione di strumenti di price intelligence. Allo stesso tempo, vogliamo che i moduli della piattaforma Stealth dedicati alla gestione della supply chain sfruttino l’AI per semplificare i processi e aumentare l’accuratezza delle decisioni operative». Tornando in Europa, l’espansione internazionale di un’azienda di software nata in Trentino-Alto Adige non poteva che confrontarsi con il mondo di lingua tedesca. Attraverso Derga Consulting, una delle sue anime di software “non proprietarie”, dedicata ai servizi su piattaforma SAP, Deda partecipa a numerosi progetti in Germania e Svizzera. L’accordo con il colosso ERP risale agli anni precedenti la nascita del gruppo, che oggi può contare su circa 400 specialisti SAP.

LIBERTÀ DI CO-INNOVARE

Quando si maneggiano tecnologie trasformative come l’intelligenza artificiale, non basta “stare sull’onda”: serve governarla. La padronanza tecnica è solo il punto di partenza: «A fare la differenza sono consapevolezza, responsabilità e una cultura della compliance che si costruiscono attraverso formazione e condivisione». È il messaggio chiaro di Roberto Loro, chief technology officer di Dedagroup, figura di riferimento e di raccordo tra le due anime dell’IT del gruppo: da un lato l’infrastruttura interna che abilita il lavoro digitale di corporate e società del network, dall’altro il team incaricato di orientare clienti e mercato verso nuovi orizzonti tecnologici, guidando investimenti e scelte strategiche. «Siamo partiti da un tavolo di governance che riunisce tutte le funzioni corporate e di business, insieme ai ruoli commerciali e tecnici» – spiega Roberto Loro. «Solo una visione realmente corale può fornire all’azienda gli strumenti necessari per affrontare cambiamenti di questa portata».

La tradizionale funzione IT e l’area Ricerca & Sviluppo di Dedagroup hanno trovato una sintesi originale in un modello di collaborazione che parte da un’idea insolita per il settore: un think tank condiviso, nato in partnership con la Fondazione Bruno Kessler (FBK), l’istituzione intitolata al senatore e giurista, le cui intuizioni hanno dato slancio e concretezza e al concetto di autonomia e sviluppo. «Questa struttura – racconta il CTO di Dedagroup – nasce una decina di anni fa da una scelta precisa: evitare un centro unico di ricerca, sviluppo e applicazione che imponesse tecnologie dall’alto. Volevamo, invece, creare una funzione capace di accompagnare le aziende del gruppo in un percorso di innovazione distribuita». Il risultato è un laboratorio diffuso: non un polo centralizzato che sforna soluzioni da trasferire ai clienti, ma un organismo partecipato, in cui collaboratori Dedagroup e ricercatori FBK lavorano fianco a fianco nell’esplorazione e sperimentazione delle tecnologie più avanzate.

Partito dai primi studi sull’interoperabilità dei dati e dei sistemi informatici – tema critico per superare i silos informativi e favorire lo scambio efficiente delle informazioni – il laboratorio congiunto ha progressivamente spostato il baricentro sull’intelligenza artificiale, un ambito che da anni rappresenta uno dei punti di forza della Fondazione. Negli ultimi mesi – come spiega Roberto Loro – il perimetro della collaborazione si è ulteriormente ampliato con l’avvio di un secondo laboratorio, questa volta dedicato alla cybersecurity: un tassello ormai imprescindibile per accompagnare in sicurezza l’evoluzione digitale del gruppo e dei suoi clienti. «Entrambi i laboratori lavorano su iniziative trasversali e su metodologie abilitanti per tutto il gruppo, rilasciando in open source i modelli sviluppati» – precisa il CTO. «Si tratta di una collaborazione che opera su frontiere tecnologiche avanzate, con orizzonti di applicazione commerciale che guardano a diversi anni nel futuro». Il lavoro pionieristico sull’interoperabilità ha aperto la strada, via via che maturavano il machine learning multidominio e l’AI generativa, alla creazione di una piattaforma che oggi rappresenta lo strato data science comune del gruppo: «Un’infrastruttura abilitante su cui innestare percorsi di intelligenza artificiale nei processi e nelle soluzioni proprietarie di Deda» – afferma Roberto Loro.

Le interfacce AI sviluppate per l’accesso ai dati Istat sono solo uno dei tasselli di questo ecosistema, insieme ai progetti dedicati alla costruzione di un’AI sicura, “responsabile” e “spiegabile”. Temi fondamentali quando si lavora con informazioni sensibili, come quelle trattate nel settore sanitario da Deda Next, o con dataset complessi che riguardano la supply chain e la protezione del know-how del mondo Fashion. Nel modello di innovazione aperta di Deda non mancano le collaborazioni con il mondo accademico. Un esempio emblematico è il consorzio con l’Università di Trento, il MIUR e un gruppo di imprese che ha portato alla nascita di Intacture, il data center sostenibile realizzato – grazie ai fondi PNRR – negli spazi sotterranei della miniera di dolomia in Trentino. Un progetto che ribalta davvero la prospettiva su due delle sfide più pressanti dell’ecosistema digitale: «La necessità di disporre di potenza di calcolo in prossimità, con bassa latenza, e l’impatto ambientale delle nuove infrastrutture destinate alle fabbriche dei dati» – commenta Roberto Loro.

Valentina Gilli chief human capital officer di Dedagroup

NUOVE ALLEANZE

L’espansione del system integrator è avvenuta su un modello ricorrente nella fase di passaggio tra l’epoca dell’informatica client-server e quella di Internet. La prima è caratterizzata dalla nascita di tante realtà di piccole e medie dimensioni, specializzate e spesso frutto delle capacità e delle idee visionarie di tecnici-imprenditori. La seconda, dall’ingresso di capitani d’azienda disposti a raccogliere la sfida dell’aggregazione di competenze per venire incontro alle richieste della fascia alta di un mercato anche più globalizzato. «Ciò che siamo – riconosce Podini – è frutto della nostra storia e della nostra capacità di valutare continuamente nuove opportunità attraverso le acquisizioni».

Insieme alla volontà di aumentare la massa critica – rimarca Lorena Zivelonghi, chief marketing officer a proposito della lunga partnership con SAP – Dedagroup esprime una grande propensione verso questo tipo di accordi. «Abbiamo un piano ambizioso di collaborazioni strategiche, pensato per completare l’offerta end-to-end che mettiamo a disposizione dei clienti, unendo piattaforme avanzate ed expertise funzionali per i diversi settori industriali e le specifiche tematiche che intendiamo coprire». E questo – come spiega Zivelonghi – non riguarda solo i vari big della tecnologia come Microsoft, Google, IBM, Salesforce, per molti dei quali Deda ha costituito vere e proprie “practice” interne. «Ma include una serie di partner di medie dimensioni con alta specializzazione, come la società Camunda, che sviluppa una piattaforma per l’orchestrazione dei processi di business, di cui Deda è il primo Platinum partner per l’Italia. Una strategia molto efficace che ci consente di offrire un panorama di integrazione ancora più modulare ed esteso».

Quando una partnership raggiunge una dimensione strategica, il gruppo valuta l’opportunità di trasformare il rapporto in un investimento diretto. L’operazione più recente, firmata mentre questa cover story è in chiusura, riguarda l’ingresso di Dedagroup in Istella, azienda specializzata nell’analisi di dati e nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale generativa fondata nel 2013 da Renato Soru e Domenico Dato, con una quota del 39% del capitale. Con l’ingresso di Istella, Deda accelera la propria capacità di supportare le aziende clienti a diventare AI-driven companies, combinando la forza del patrimonio tecnologico di Istella con le ampie competenze verticali di settore delle diverse società del Gruppo.

L’AI DA PRIMO PREMIO

In occasione del Digital Innovation Forum – ComoLake 2025, Deda Next ha ricevuto il premio “International Multidisciplinary Task Force on AI Agents Intelligence” per lo sviluppo di un chatbot realizzato per Istat, riconoscimento che sottolinea l’eccellenza del gruppo nell’applicazione dell’intelligenza artificiale a progetti complessi e multidisciplinari.AI-Istat Data – questo il nome della soluzione – sfrutta l’intelligenza artificiale per rendere il vasto patrimonio statistico accessibile a cittadini e imprese tramite linguaggio naturale. «Riteniamo che questo innesto di tecnologie di frontiera sulle nostre competenze verticali sia un modello di offerta vincente, specie nel momento in cui tale modello si inserisce nell’attuale propensione a investire in tale settore» – spiega Lorena Zivelonghi.

Tra i compiti della chief marketing officer, c’è anche la missione di agevolare la continua collaborazione e le alleanze con i detentori delle tecnologie più avanzate attraverso il confronto diretto. «Crediamo che una value proposition davvero efficace nasca dall’ascolto attivo e dal confronto costante con il mercato: da questa visione nascono le edizioni annuali dell’evento Dedapulse – Accelerate Your Business, che riuniscono imprenditori, manager, decisori ed esponenti del mondo economico e accademico e stanno diventando uno degli appuntamenti più efficaci in questa direzione». Dedapulse 2025 – che a giugno ha visto al Castello Visconteo di Cassano d’Adda (Mi) la partecipazione di esperti del calibro di Federico Faggin e Luciano Floridi – ha raddoppiato la propria dimensione lo scorso ottobre con la prima edizione di Dedapulse USA, a conferma dell’accelerazione che il gruppo intende imprimere alla sua espansione internazionale mentre Dedapulse 2026, che si terrà a marzo a Milano, è già in cantiere. «Omogeneità nella diversità e integrazione delle competenze sono i principi che guidano il nostro lavoro, a partire dal rebranding del gruppo e dalla creazione di una nuova identità visiva, senza mai perdere la dedizione e la corrispondenza delle singole articolazioni» – spiega Zivelonghi.

DEDA PEOPLE AL CENTRO

Il lavoro della funzione marketing, che cura la relazione con clienti e stakeholder all’interno della “omogenea eterogeneità” di Deda, trova la naturale corrispondenza nel ruolo di chief human capital officer, affidato a Valentina Gilli. Entrata in azienda oltre 17 anni fa come giovane stagista, Gilli è ora alla guida della funzione HR con un approccio empatico, promuovendo attraverso numerose iniziative quel senso di appartenenza fondamentale a un gruppo che valorizza le identità delle singole aziende della rete. «Ogni acquisizione porta con sé una storia imprenditoriale unica» – spiega Valentina Gilli. «Il nostro compito è governare l’integrazione in piena collaborazione, ma senza appiattire o snaturare. In altre parole, preservando l’unicità individuale e alimentando il senso di appartenenza a un progetto più ampio». La grande sfida – sottolinea la responsabile del capitale umano di Deda, Valentina Gilli – è creare un contesto in cui le persone si sentano davvero al centro, non semplici collaboratori o dipendenti, ma protagonisti a pieno titolo del cambiamento.

Le iniziative dedicate ad accrescere il senso di appartenenza e a fornire strumenti per l’acquisizione e la condivisione della conoscenza hanno trovato un momento chiave con il lancio del programma [Y]our Master. Un percorso formativo multidisciplinare della durata di 18 mesi, che integra competenze tecniche trasversali con cultura aziendale e valori condivisi. «Il programma – spiega Gilli – non è pensato per trasferire la conoscenza dall’alto, ma per stimolare il coinvolgimento personale e favorire lo scambio reciproco tra colleghi». La direzione HR ha il mandato di far emergere le eccellenze. «Quando individuiamo un champion creiamo un contesto adatto in cui possa esprimersi liberamente, oltre la formazione tradizionale e senza imposizioni» – spiega Gilli. «Attraverso i canali di comunicazione interna si formano comunità in cui condividere documentazione, esperienze e conoscenze, conoscersi e sentirsi al tempo stesso parte di qualcosa di più grande».

Anche l’intelligenza artificiale rientra in questo approccio formativo e, proprio perché è così potente, diventa fondamentale accompagnarne con cura l’utilizzo. «Per favorire il change management e diffondere cultura della trasformazione, il punto chiave è rendere le persone consapevoli» – spiega Gilli. «Insieme al nostro CTO, Roberto Loro, sviluppiamo corsi di formazione e programmi di awareness che combinano competenze tecniche e mindset, preparando il personale a lavorare in sinergia con l’AI». La sintesi più efficace viene da Lorena Zivelonghi. «Abbiamo capito che ci piace mettere l’innovazione in pratica, e che il cliente si aspetta da noi qualcosa di più di un semplice supporto tecnologico: vuole una experience che lo accompagni nell’adozione e nell’uso delle piattaforme software e delle tecnologie. Indipendentemente dal tipo di tecnologie che Dedagroup trasferisce ai suoi clienti, l’importante è parlare la stessa lingua del mercato e interpretarne correttamente le esigenze».

Oggi, Dedagroup non è più soltanto un aggregatore di competenze, ma un abilitatore e un acceleratore di trasformazione: un luogo in cui ricerca, persone, tecnologie avanzate e partnership internazionali convergono in una traiettoria chiara. La sfida è mantenere velocità e coesione mentre il perimetro si allarga. Una sfida da cui il gruppo non sembra voler arretrare, forte di un modello che unisce radici industriali e visione tecnologica, e che continua a dimostrare come l’innovazione – quella vera – sia un ecosistema aperto che si evolve attraverso la collaborazione e la contaminazione.

Foto di Gabriele Sandrini

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Dedagroup entra nel capitale di Istella https://www.datamanager.it/2025/12/dedagroup-entra-nel-capitale-di-istella/ Tue, 09 Dec 2025 12:55:00 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249758 Il Gruppo acquisisce il 39% della società fondata da Renato Soru e Domenico Dato, specializzata nell’analisi di dati e nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale generativa Dedagroup, gruppo tecnologico di riferimento in Italia che opera a livello internazionale accelerando il business e la digitalizzazione di oltre 4.000 clienti, annuncia l’ingresso nel capitale di Istella, […]

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Il Gruppo acquisisce il 39% della società fondata da Renato Soru e Domenico Dato, specializzata nell’analisi di dati e nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale generativa

Dedagroup, gruppo tecnologico di riferimento in Italia che opera a livello internazionale accelerando il business e la digitalizzazione di oltre 4.000 clienti, annuncia l’ingresso nel capitale di Istella, società specializzata nell’analisi di dati e nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale generativa. Con l’acquisizione di una quota iniziale del 39% del capitale e un’opzione a salire, l’operazione si inserisce nella chiara strategia di Dedagroup di presidio delle più avanzate soluzioni di intelligenza artificiale per sostenerne l’adozione da parte del mercato e accompagnare le aziende clienti (istituzioni finanziarie, aziende e PA) a evolvere verso un modello di AI-driven company. Una strategia che Dedagroup implementa con costanti investimenti (solo nell’ultimo anno oltre €50 milioni) e attraverso il lavoro della controllata Deda Ai che, con una squadra di oltre 200 professionisti, è il centro di competenza sull’AI del Gruppo per accelerare l’adozione di queste tecnologie in modo responsabile, scalabile e integrato, oltre che attraverso il costante scouting di soluzioni per garantire sovranità del dato, trasparenza degli algoritmi e pieno controllo dei processi. È in questo approccio che si inserisce l’ingresso nel capitale di Istella.

Nata dalla visione dei fondatori Renato Soru e Domenico Dato – che mantengono rispettivamente il 45,4% e il 14,7% del capitale della società – Istella ha costruito negli anni un patrimonio tecnologico unico nel panorama europeo, fondato su un’infrastruttura proprietaria dedicata alla raccolta e all’analisi massiva dei dati. Nel tempo, il sistema ha indicizzato oltre 6 miliardi di pagine web — circa la metà in lingua italiana — più di 4 miliardi di interazioni social e centinaia di milioni di contenuti multimediali, generando un imponente knowledge graph, una “mappa” che collega tra loro milioni di informazioni e permette all’AI non solo di comprenderle, ma anche di utilizzarle con maggiore precisione.

La disponibilità di questa enorme base di conoscenza consente l’addestramento di Large Language Model multimodali allo stato dell’arte, progettati su misura per la lingua e i contenuti italiani, offrendo al contempo ampia libertà nella personalizzazione e nella creazione di servizi e modelli di intelligenza artificiale generativa costruiti attorno ai domini verticali e ai dati proprietari delle aziende.

Grazie a moduli avanzati di analisi linguistica, deduplicazione, riconoscimento entità e normalizzazione, oltre a brevetti internazionali su tecniche proprietarie di machine learning, Istella ha sviluppato una delle basi di conoscenza più vaste e curate presenti in Europa, ideale per addestrare modelli di intelligenza artificiale altamente performanti. I dataset prodotti dall’azienda sono già stati adottati da importanti realtà globali, incluse alcune delle principali tech company mondiali.

La disponibilità di una base dati ampia e indipendente costruita in Europa, offre al Gruppo un asset strategico per addestrare modelli linguistici più accurati e aderenti al contesto italiano ed europeo, riducendo la dipendenza da fonti esterne non controllate. Sviluppare un’infrastruttura di conoscenza europea, precisa, localizzata e rappresentativa delle esigenze di istituzioni finanziarie, aziende e PA è un elemento fondamentale della visione condivisa tra Deda e Istella.

L’operazione valorizza la combinazione tra la tecnologica avanzata di Istella e le competenze settoriali delle società di Dedagroup. Nei servizi finanziari l’AI diventerà un motore di trasformazione supportando la gestione del credito e rendendo più efficienti le attività ad alta intensità operativa; nel settore assicurativo favorirà l’automazione del back office e dei processi di BPO; nelle filiere del fashion e del retail contribuirà all’ottimizzazione della produzione, della supply chain e del ciclo di vita del prodotto; la Pubblica Amministrazione, infine, potrà accelerare l’automazione e l’ottimizzazione dei processi amministrativi, rendere ancora più accessibili i servizi al cittadino attraverso l’interazione in linguaggio naturale e contribuire ad una sempre maggiore interoperabilità e accuratezza per una PA sempre più data driven. In tutti questi ambiti, l’AI diventa così uno strumento strategico per aumentare efficienza, automazione e qualità dei processi.

Un aspetto centrale sarà il controllo completo sull’ecosistema proprietario e la possibilità di integrare direttamente layer di AI agentica nei software di Dedagroup, grazie   a Small Language Model specializzati basati sul modello Istella e adattati ai diversi contesti applicativi.

Questa integrazione permetterà di creare soluzioni AI in grado di “ragionare” e intervenire direttamente nei processi operativi, automatizzando compiti complessi e supportando le decisioni in modo più sicuro e contestuale.

“La valorizzazione dell’eccellenza italiana nello sviluppo di software e applicativi, così come l’impegno a portare sul mercato per i nostri clienti il meglio delle soluzioni disponibili per rispondere e anticipare i loro bisogni di crescita e accelerazione del business, sono parte fondante della nostra missione. L’ingresso nel capitale di Istella riflette questa visione e rappresenta un altro passo verso il nostro obiettivo di definire una risposta europea ai modelli AI generalisti, una risposta basata su dati e competenze costruite nel nostro Paese,” dichiara Marco Podini, Presidente Esecutivo e CEO di Dedagroup. “Con questa evoluzione Dedagroup governa l’intero ciclo di vita tecnologico e intellettuale: dalle infrastrutture ai modelli matematici e linguistici proprietari, integrati in piattaforme dedicate e supportati da una formazione mirata sulle competenze di dominio. Non integriamo semplicemente una piattaforma tecnologica, ma un motore di conoscenza che abbinato ai nostri verticali — dalla finanza al fashion, dalla Pubblica Amministrazione all’industria — consente ai clienti di ricavare valore dall’AI con massimo controllo grazie a soluzioni proprietarie, sicure e aderenti ai contesti regolati in cui operano le organizzazioni italiane ed europee”.

Renato Soru, fondatore di Istella

«Abbiamo sempre creduto che l’Europa dovesse sviluppare una propria infrastruttura di search web, di raccolta della conoscenza e la creazione di modelli linguistici basati su dati di qualità e su competenze italiane. Con Istella abbiamo intrapreso proprio questo percorso. Dapprima realizzando grandi motori di ricerca per il Web e poi mettendo a disposizione tali tecnologie nel settore entreprise per clienti come l’Istituto Treccani, il Senato della Repubblica, Infocamere, e molti altri. L’ingresso di Dedagroup nel capitale rappresenta per noi un passo decisivo perché ci consente di reperire le risorse per proseguire il nostro percorso di sviluppo di tecnologie stato dell’arte e svolgere un ruolo di primo piano a sostegno della sovranità tecnologica e dell’economia italiana – aggiunge Renato Soru, fondatore di Istella. – Siamo convinti che, insieme, possiamo accelerare la diffusione di un’AI generativa europea, trasparente e conforme ai contesti regolamentati in cui operano imprese, istituzioni finanziarie e Pubblica Amministrazione. Insieme saremo più efficaci nel promuovere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella PA e nelle imprese italiane, come vero motore di crescita, innovazione e competitività».

L’approccio proprietario della infrastruttura tecnologica di Istella sarà progressivamente potenziato anche attraverso l’utilizzo di Intacture, il data center ipogeo e sostenibile a cui Deda partecipa, dando vita a un’architettura in cui capacità computazionale, qualità dei dati e modelli linguistici proprietari convergono in un ambiente interamente controllato. Questa integrazione ribadisce la volontà di Deda di continuare a investire per costruire una AI responsabile, con soluzioni che fanno leva sulla sinergia tra imprese e università, in un’ottica di co-creazione che va a sostegno del business e della collettività.

Dedagroup è stata assistita nell’operazione da A&O Shearman e da Studio Scozzi Commercialisti in qualità, rispettivamente, di advisor legale e di advisor fiscale e finanziario.

LEAD Studio Legale ha assistito Istella nella negoziazione dell’operazione.

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Deda Ai: nasce Unica Wealth Solutions, la piattaforma AI Native che evolve il Wealth Management https://www.datamanager.it/2025/11/deda-ai-nasce-unica-wealth-solutions-la-piattaforma-ai-native-che-evolve-il-wealth-management/ Mon, 24 Nov 2025 13:00:05 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249408 La soluzione del Gruppo Deda si apre a nuovi mercati integrando l’AI agentica nei servizi di gestione patrimoniale e finanziaria di Banche, SGR e Family Office A pochi mesi dalla sua presentazione sul mercato, Deda Ai, società del Gruppo Deda specializzata nello sviluppo proprietario di soluzioni di intelligenza artificiale cross-industry, presenta Unica Wealth Solutions, la […]

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La soluzione del Gruppo Deda si apre a nuovi mercati integrando l’AI agentica nei servizi di gestione patrimoniale e finanziaria di Banche, SGR e Family Office

A pochi mesi dalla sua presentazione sul mercato, Deda Ai, società del Gruppo Deda specializzata nello sviluppo proprietario di soluzioni di intelligenza artificiale cross-industry, presenta Unica Wealth Solutions, la sua nuova piattaforma AI native sviluppata per il wealth management. Unica valorizza trent’anni di esperienza maturata nel financial risk & asset management, in una soluzione intelligente di nuova generazione, capace di integrare in un unico ambiente gestione finanziaria e patrimoniale.

Con Unica, Deda Ai inaugura un nuovo modello di consulenza AI e data driven, flessibile e personalizzabile, pensata per rispondere alle nuove esigenze del mercato del risparmio e ai diversi modelli di business. Lo fa affiancando ai segmenti tipici della Banca (HNWI, Private, Affluent e Retail) le necessità richieste da un nuovo target di clienti, fatto di consulenti indipendenti, asset managers e di Family Office che da oggi potranno accedere a tutte le potenzialità della soluzione.

La spinta dell’AI è ormai un trend globale che impatta anche il mondo del wealth management. La gestione del patrimonio non è più solo questione di portafogli finanziari, ma di soluzioni digitali capaci di leggere scenari complessi, conoscere caratteristiche e abitudini degli investitori, offrire consulenze su misura capaci di affrontare una serie di sfide geopolitiche, macroeconomiche e normative che hanno profondamente influenzato il modo in cui le famiglie gestiscono e proteggono il proprio patrimonio.

Nel recente whitepaper “AI nell’asset management: dalla visione all’azione” di Assogestioni si sottolinea come, all’interno di un panorama di spesa globale legato a tecnologie di Intelligenza Artificiale che punta a superare i 500 miliardi di dollari nel 2027, gli investimenti delle società di Asset Management Italiane si sono attestate intorno ai 26-32 milioni di euro nel 2024, con una previsione al 2027 che mira a raggiungere un valore compreso tra i 60 e i 70 milioni euro. Segno di una evoluzione della domanda non più solo legata al monitoraggio tradizionale dei patrimoni ma ad una vera e propria strategia di differenziazione, crescita ed innovazione che guarda anche ai mercati internazionali.

È qui che gli algoritmi alla base delle funzionalità di Unica Wealth Solutions esprimono il loro valore, favorendo un utilizzo intelligente del dato a supporto processi decisionali anche complessi, il tutto su una solida architettura tecnologica, capace di far coesistere la modularità applicativa, la flessibilità di integrazione e la customizzazione necessaria per meglio aderire alle specifiche esigenze degli utenti.

Unica consente di ampliare la consulenza oltre la gestione dei soli portafogli finanziari nei mercati internazionali, includendo aspetti patrimoniali come previdenza, successione e real estate, e supportando strategie di crescita goal-based mirate agli obiettivi di investimento e risparmio.

Grazie alla sua modularità e ai nuovi workflow agentici, Unica Wealth Solutions non si limita a fornire analisi e reportistica ma affianca il gestore nei processi di valutazioni, di scelta e di storytelling, ampliando la sua capacità di governo nel pieno controllo delle decisioni da intraprendere.  Le sue funzionalità analitiche, unite a tecnologie avanzate e modelli di AI, permettono di costruire esperienze di consulenza realmente adattabili ai diversi modelli di business – dalle realtà più innovative a quelle più tradizionali – e in linea con le nuove aspettative digitali dei vari segmenti di clientela.

Unica è quindi uno strumento che rende la consulenza più rapida, scalabile e sicura, offrendo la possibilità di affrontare scenari complessi con un livello superiore di efficienza e personalizzazione.

“Unica Wealth Solutions è la nostra risposta a un settore che vive una trasformazione radicale, in cui innovazione e Intelligenza Artificiale non sono più un’opzione ma una condizione necessaria per restare competitivi. Con questa piattaforma portiamo ad una platea più ampia le competenze AI sviluppate nel wealth management e che parallelamente sviluppiamo su tutto il mercato finanziario, dal monitoraggio antifrode e antiriciclaggio, alla  gestione del credito. In questo modo rafforziamo il posizionamento di Deda Ai come hub strategico per il wealthtech, un percorso che intendiamo valorizzare anche con la recente adesione all’associazione Italiana Private Banking AIPB e attraverso la recente acquisizione di TRIA, che ci permette di crescere e contribuire alla definizione di nuovi standard di efficienza, compliance e personalizzazione, portando l’AI in modo pervasivo e responsabile anche in tutte le nostre soluzioni” sottolinea Marco Bellinzona, CEO di Deda Ai.

Unica è il core di algoritmi AI (previsionali, di ottimizzazione, generativi) di Deda Ai alla base delle future evoluzioni delle proprie soluzioni proprietarie e andrà a rappresentare un elemento distintivo in tutti i mercati presidiati del Finance, dell’Energy & Public e del Retail & Enterprise.

La nuova piattaforma di Deda Ai si inserisce all’interno della strategia più ampia delineata dal Gruppo Deda, che ha già investito oltre 40 milioni di euro in un solo anno, e mira a raggiungere nei prossimi mesi le 200 risorse dedicate per accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale nei contesti applicativi più strategici, facendo evolvere i propri asset software in modo scalabile e integrato.

 

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