Diana Bracco – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 20 May 2015 13:32:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Diana Bracco – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Crescita sostenibile. Il Manifesto di Milano https://www.datamanager.it/2015/05/crescita-sostenibile-il-manifesto-di-milano/ Tue, 19 May 2015 09:14:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74367 Lavoro, inclusione, smart city, trasparenza e diritti umani: diecimila imprese, tra le più avanzate in Europa, si impegnano per favorire crescita economica e sviluppo sostenibile. Il Manifesto verrà lanciato il 19 giugno in occasione della conferenza internazionale “Last call to Europe 2020”, il main event durante Expo Milano 2015 dedicato alla sostenibilità d’impresa. Occupazione e […]

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Lavoro, inclusione, smart city, trasparenza e diritti umani: diecimila imprese, tra le più avanzate in Europa, si impegnano per favorire crescita economica e sviluppo sostenibile.

Il Manifesto verrà lanciato il 19 giugno in occasione della conferenza internazionale “Last call to Europe 2020”, il main event durante Expo Milano 2015 dedicato alla sostenibilità d’impresa. Occupazione e l’inclusione per tornare a crescere. Qualità della vita nelle città per sviluppare nuovi modelli di produzione, consumo e stili di vita sostenibili. Trasparenza e rispetto di tutte le identità nelle strategie aziendali. Ma anche innovazione, smart working, digital education, economia della conoscenza, big data, smart city, cultura sociale d’impresa e inclusione.


#LastCall2020 Lavoro, inclusione, smart city, trasparenza e diritti umani @AccentureItalia
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Sono questi gli obiettivi e gli strumenti che le imprese hanno individuato e messo al centro del Milan Manifesto – Enterprise 2020. «Ci aspettiamo che la nuova Commissione europea riconosca la leadership delle imprese sostenibili per dare all’Europa il futuro di cui ha bisogno» – ha dichiarato Diana Bracco, presidente di Fondazione Sodalitas. «Realizzare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva significa migliorare la qualità della vita e il benessere di oltre 500 milioni di cittadini europei». Senza il contributo delle imprese più avanzate, questo obiettivo sarebbe irraggiungibile». Il manifesto di Milano sarà sottoscritto dalle 41 organizzazioni che, come Fondazione Sodalitas in Italia, sono impegnate ad attuare l’Agenda europea sulla sostenibilità in 29 paesi del continente.


#LastCall2020 Diana Bracco: «Migliorare la qualità della vita» @AccentureItalia
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«È importante dare un forte messaggio alle aziende invitandole a combinare innovazione e sostenibilità nella strategia di business. Solo in questo modo, riusciranno effettivamente a migliorare le proprie performance sia in termini di sostenibilità che di profitto, contribuendo così agli obiettivi di Europa 2020» – ha dichiarato Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del ministero per lo Sviluppo Economico.

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WE-WOMEN FOR EXPO – UNA RETE MONDIALE DI DONNE https://www.datamanager.it/rivista/we-women-expo-una-rete-mondiale-di-donne-51456.html Mon, 25 Nov 2013 11:01:30 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/we-women-for-expo-una-rete-mondiale-di-donne/ Dalla nascita all’alimentazione, dall’educazione al sentirsi responsabili della vita altrui, le donne nutrono il Pianeta con la loro inesauribile energia creatrice. Nei paesi in via di sviluppo, le donne sono il motore dell’economia e dello sviluppo. Nei paesi avanzati, le donne stanno conquistando ruoli di primo piano in tutti i settori della società e del […]

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Dalla nascita all’alimentazione, dall’educazione al sentirsi responsabili della vita altrui, le donne nutrono il Pianeta con la loro inesauribile energia creatrice. Nei paesi in via di sviluppo, le donne sono il motore dell’economia e dello sviluppo. Nei paesi avanzati, le donne stanno conquistando ruoli di primo piano in tutti i settori della società e del business. WE-Women for Expo è il progetto di Expo Milano 2015 nato in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Il progetto è stato presentato al Centro Congressi Lingotto di Torino e ha visto la partecipazione di Vandana Shiva, attivista e ambientalista indiana, di Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia e del ministro degli Esteri, Emma Bonino. L’obiettivo è di raggiungere e coinvolgere il maggior numero possibile di donne in tutto il mondo invitandole a esprimersi sul cibo, non solo coltivandolo e cucinandolo, ma anche decidendo quale futuro costruire insieme per le prossime generazioni. «Da un punto di vista economico e socio-politico – ha dichiarato Diana Bracco, commissario generale del Padiglione Italia – le donne si dimostrano uno straordinario motore di cambiamento in ogni parte del mondo, per questo il ruolo della figura femminile è stata parte integrante fin nel progetto di candidatura di Expo 2015. La dimensione femminile sembra – oggi – la più adeguata per affrontare le nuove sfide globali, a cominciare dalla necessità di abbracciare uno sviluppo pienamente sostenibile. Le donne sono ormai le protagoniste di un vero cambiamento».

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SUPERARE I CONFINI – WOMEN IN BUSINESS AND SOCIETY https://www.datamanager.it/rivista/superare-i-confini-women-business-and-society-51453.html Mon, 25 Nov 2013 11:00:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/superare-i-confini-women-in-business-and-society/ L’unico modo di reagire alle sconfitte è non arrendersi. Fuori e dentro l’impresa, un esercito di “donne nuove” ha dato vita a una rivoluzione silenziosa, oltre i luoghi comuni e lontano dai dati ufficiali sulla condizione femminile. Le donne che si affacciano a ruoli di responsabilità hanno spesso preferito – o si sono accontentate – […]

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L’unico modo di reagire alle sconfitte è non arrendersi. Fuori e dentro l’impresa, un esercito di “donne nuove” ha dato vita a una rivoluzione silenziosa, oltre i luoghi comuni e lontano dai dati ufficiali sulla condizione femminile. Le donne che si affacciano a ruoli di responsabilità hanno spesso preferito – o si sono accontentate – di soluzioni sfumate, territori meno battuti e proprio per questo più innovativi. In queste zone nuove, assai più che nel proscenio illuminato della nomenclatura ufficiale, troviamo il segno attivo della straordinaria e fantasiosa attività delle donne che hanno saputo superare i confini. Infatti, solo dallo scambio di idee che mette al centro il valore della diversità può emergere un insegnamento per il presente e per il futuro. Con questo spirito, Eni e Deutsche Bank hanno dato vita alla prima edizione italiana di Women in Business and Society. Il Piccolo Teatro Strehler di Milano ha ospitato l’evento. Come sempre il teatro è il luogo del superamento delle barriere. E “superare i confini” significa andare oltre i limiti geografici e gli stereotipi sociali e culturali, per elaborare modelli di sviluppo innovativi e sostenibili, attraverso il dialogo fra le persone e le discipline. Nella prima parte dell’evento moderato da Monica Maggioni, direttore RAI News 24, sono intervenuti tre ospiti internazionali d’eccezione: Esperanca Bias, ministro delle Risorse Minerarie del Mozambico, Leymah Gbowee, Premio Nobel per la Pace 2011, e Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni. Al dibattito hanno partecipato: Ilaria Capua, direttore del dipartimento di Scienze Biomediche Comparate IZSV; Suor Giuliana Galli, membro del Consiglio Generale Compagnia di San Paolo; Lucrezia Reichlin, professore e direttore del dipartimento di Economia della London Business School; Paola Severino, professore di Diritto Penale e già ministro della Giustizia; Veronica Squinzi, responsabile Internazionalizzazione e Sviluppo del Gruppo Mapei e Flavio Valeri, amministratore delegato di Deutsche Bank Italia. Paolo Scaroni nel suo intervento ha dichiarato: «Diversity per Eni significa valorizzare talento e competenze perché le opportunità siano per tutti e l’eccellenza abbia lo spazio per realizzarsi oltre i confini di territorio, genere e cultura».

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EXPO 2015 e la sfida del Paese. Dare più forza all’economia https://www.datamanager.it/rivista/expo-2015-e-la-sfida-del-paese-dare-pi-forza-alleconomia-50356.html Fri, 11 Oct 2013 11:12:38 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/expo-2015-e-la-sfida-del-paese-dare-piu-forza-alleconomia/ È un segnale chiaro per tutti gli exposcettici. «Il Governo metterà il massimo impegno per Expo 2015. L’obiettivo è dare forza all’economia e rendere attrattivo il nostro Paese». Parola del presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, in visita al cantiere dell’esposizione universale. Nel corso dell’incontro, il premier ha avuto modo di verificare in prima […]

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EXPO 2015 e la sfida del Paese. Dare più forza all'economiaÈ un segnale chiaro per tutti gli exposcettici. «Il Governo metterà il massimo impegno per Expo 2015. L’obiettivo è dare forza all’economia e rendere attrattivo il nostro Paese». Parola del presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, in visita al cantiere dell’esposizione universale. Nel corso dell’incontro, il premier ha avuto modo di verificare in prima persona lo stato di avanzamento dei lavori e di parlare con le maestranze (circa 800) impegnate nelle attività. «Expo 2015 è entrata in una fase estremamente operativa – ha dichiarato Giuseppe Sala, nel suo doppio ruolo di AD e di commissario unico di Expo Milano 2015. «Entro fine anno, la consegna dei lotti ai paesi partecipanti. Il primo sarà quello dell’Italia».

Al termine della visita, il presidente del Consiglio ha incontrato nella sede di Expo 2015, il sindaco Giuliano Pisapia, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni (critico su due infrastrutture: la strada statale Rho-Monza e la linea ferroviaria Arcisate-Stabio), il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, il presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli, e la presidente di Expo 2015 S.p.A. e Commissario Generale del Padiglione Italia, Diana Bracco. Fino ad oggi, sono 132 i paesi che hanno già aderito a Expo 2015 e sono 65 i contratti firmati. Ultima in ordine di tempo, la firma della Francia, paese di primo piano per il ruolo di rilievo ricoperto in ambito europeo e mondiale. L’adesione francese arriva dopo quella delle Maldive e della Repubblica Slovacca. Il contratto è stato firmato per l’Italia da Stefano Gatti e per la Francia da Alain Berger. Sarà l’agile architettura dei noti mercati coperti di Parigi e di numerose altre città d’Oltralpe a ispirare il padiglione francese, che sarà un luogo simbolico di incontro, in cui poter affrontare la sfida di “produrre di più” e “produrre meglio”. Intanto, continuano senza sosta i lavori di realizzazione del progetto delle Vie d’Acqua, che prevedono la realizzazione del canale irriguo di collegamento tra il sito espositivo e il Naviglio Grande e dei percorsi ciclopedonali di connessione con aree per la sosta, punti di ristoro e opere di sistemazione paesaggistica.

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La lezione di Fulvio Bracco. Lezioni di famiglia e valori d’impresa https://www.datamanager.it/rivista/la-lezione-di-fulvio-bracco-lezioni-di-famiglia-e-valori-dimpresa-43182.html Thu, 20 Dec 2012 15:56:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/12/la-lezione-di-fulvio-bracco-lezioni-di-famiglia-e-valori-dimpresa/ Ricordare la figura di Fulvio Bracco per capire che per crescere bisogna ripartire dall’industria manifatturiera e da una nuova politica industriale. «Un capitano d’azienda con l’Italia nel cuore». Così Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, parla di Fulvio Bracco, in occasione della presentazione del volume che ne ha celebrato il ricordo e insieme l’ottantaciquesimo anniversario della […]

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La lezione di Fulvio Bracco

Ricordare la figura di Fulvio Bracco per capire che per crescere bisogna ripartire dall’industria manifatturiera e da una nuova politica industriale. «Un capitano d’azienda con l’Italia nel cuore».

Così Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, parla di Fulvio Bracco, in occasione della presentazione del volume che ne ha celebrato il ricordo e insieme l’ottantaciquesimo anniversario della nascita del Gruppo Bracco.

«Un libro di memorie che si legge come un diario di avventura». Ogni imprenditore è un uomo di avventura. E’ quello che emerge dalla vita di Fulvio Bracco che ha dato vita alla storia di una famiglia e di una impresa che rappresenta uno dei successi industriali italiani nel mondo.
Tecnicamente il volume appartiene al genere autobiografico scritto a quattro mani, da Fulvio Bracco nell’ultimo scorcio della sua vita con l’aiuto di un’amica giornalista. 

Ma quello che Fulvio Bracco (scomparso all’età di 98 anni, nel 2007) ci ha lasciato somiglia di più a un’istantanea dell’Italia. «In un momento di grande difficoltà per l’Europa intera – ha detto Diana Bracco, presidente della Fondazione Bracco – la sua testimonianza è di grande attualità». Racconta Giorgio Squinzi: «Ho conosciuto Fulvio quindici anni fa, quando fui eletto presidente di Federchimica.

La vita di Fulvio è straordinaria e la sua impresa continua il suo sviluppo sotto la guida di sua figlia Diana, che porta avanti i valori del lavoro, dell’innovazione tecnologica, della ricerca, dell’internazionalizzazione. Si tratta di un modello in cui mi riconosco come imprenditore. Molti scrivono che il capitalismo familiare di matrice italiana blocca la crescita del Paese, io sono convinto che i valori dell’impresa familiare tengono in piedi il Paese, nonostante i duri colpi della crisi».

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Squinzi: «I valori dell’impresa familiare tengono in piedi il Paese» https://www.datamanager.it/news/squinzi-i-valori-dell-impresa-familiare-tengono-piedi-il-paese-42329.html Fri, 23 Nov 2012 15:50:55 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/squinzi-i-valori-dellimpresa-familiare-tengono-in-piedi-il-paese/ Memorie di famiglia e valori d’impresa. Innovazione, ricerca e internazionalizzazione. Ricordare la figura di Fulvio Bracco per capire che per crescere bisogna ripartire dall’industria manifatturiera e da una nuova politica industriale

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Memorie di famiglia e valori d’impresa. Innovazione, ricerca e internazionalizzazione. Ricordare la figura di Fulvio Bracco per capire che per crescere bisogna ripartire dall’industria manifatturiera e da una nuova politica industriale

«Un capitano d’azienda con l’italia nel cuore». Così Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria parla di Fulvio Bracco, in occasione della presentazione del volume che ne celebra il ricordo e insieme l’ottantaciquesimo anniversario della nascita del Gruppo Bracco. «Un libro di memorie che si legge come un diario di avventura».

Ogni imprenditore è un uomo di avventura. «E’ quello che emerge dalla vita di Fulvio Bracco che – da Neresine, la località istriana sull’isola di Lussino – ha dato vita alla storia di una famiglia e di una impresa che rappresenta uno dei successi industriali che il mondo ci invidia». Dall’amatissima terra natia alle persecuzioni e all’internamento da parte del governo austriaco, il libro racconta il lavoro duro e il successo aziendale costruito passo dopo passo.

Tecnicamente il volume appartiene al genere autobiografico scritto a quattro mani, da Fulvio Bracco nell’ultimo scorcio della sua vita con l’aiuto di un’amica giornalista. Ma quello che Fulvio Bracco (scomparso all’età di 98 anni, nel 2007) ci ha lasciato somiglia di più a un’istantanea dell’Italia, scattata da un pioniere di quell’industria manifatturiera che ha contribuito a far crescere il Paese, ricostruendo un tessuto economico e civile dalle macerie del secondo dopoguerra.

«In un momento di grande difficoltà per l’Europa intera – ha detto Diana Bracco, presidente della Fondazione Bracco – la sua testimonianza è di grande attualità» – e aggiungiamo – una lezione e un’ispirazione per manager e imprenditori. Racconta Giorgio Squinzi: «Ho conosciuto Fulvio quindici anni fa, quando fui eletto presidente di Federchimica. Allora rimasi colpito dalla sua energia. E non è un caso se l’unico CdA in cui siedo è proprio quello del Gruppo Bracco. La vita di Fulvio è straordinaria e la sua impresa continua il proprio sviluppo sotto la guida di sua figlia Diana, che porta avanti i valori del lavoro, dell’innovazione tecnologica, della ricerca, dell’internazionalizzazione. Si tratta di un modello in cui mi riconoscono come imprenditore. Molti scrivono che il capitalismo familiare di matrice italiana blocca la crescita del Paese, io sono convinto che i valori dell’impresa familiare tengono in piedi il Paese, nonostante i duri colpi della crisi». Fulvio Bracco ha molti punti di contatto con la figura del padre di Giorgio Squinzi: entrambi sportivi, uno canottiere, l’altro ciclista, entrambi attaccati alla famiglia e al lavoro. A dividerli la fede calcistica, dell’eterno derby Milan-Inter. «Con la differenza – ricorda Squinzi, con un pizzico di commozione – che Diana e Gemma Bracco hanno potuto godere dell’affetto paterno molto più a lungo».

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Diana Bracco e la sfida della ricerca https://www.datamanager.it/rivista/ricerca-innovazione/diana-bracco-e-la-sfida-della-ricerca Thu, 20 Oct 2011 09:49:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/10/diana-bracco-e-la-sfida-della-ricerca/ «Le imprese possono e devono investire maggiori risorse, ma è l’intero Paese che deve fare di più» Gli ultimi dati diffusi dall’Ocse mettono in evidenza a livello europeo il rallentamento della crescita, l’aumento della disoccupazione di lungo termine, e un calo della fiducia. L’Italia si colloca “nella fascia bassa delle grandi economie”. Mentre l’economia italiana […]

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«Le imprese possono e devono investire maggiori risorse, ma è l’intero Paese che deve fare di più»

Gli ultimi dati diffusi dall’Ocse mettono in evidenza a livello europeo il rallentamento della crescita, l’aumento della disoccupazione di lungo termine, e un calo della fiducia. L’Italia si colloca “nella fascia bassa delle grandi economie”. Mentre l’economia italiana ristagna, crescono scandinavi e tedeschi, che da decenni investono quattro volte più di noi in ricerca e sviluppo. Il ritardo italiano nella ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico è un dato strutturale. Un ritardo che si registra anche nelle grandi aziende, non tutte. La ricerca pubblica non è sufficiente, ma opera meglio del privato. L’Italia investe percentualmente meno di Portogallo, Estonia, Slovenia, Cipro. Dati alla mano, esiste una relazione tra investimenti e crescita. Ma tutti gli investimenti servono alla crescita? Oppure, ciò che fa la differenza è la concentrazione e la costanza degli investimenti? Il dibattito sulla competitività del sistema economico italiano non è mai stato così caldo. Dal secondo dopoguerra in poi, l’Italia si è ritagliata un ruolo del tutto peculiare, in controtendenza rispetto ai grandi Paesi industriali (non solo Stati Uniti e Giappone, ma anche Germania, Francia e Inghilterra). L’Istituto per la Ricostruzione Industriale avrebbe dovuto fare molte cose, a cominciare dalla sperimentazione di un modello di partecipazione tra pubblico e privato, che avrebbe dovuto essere l’avanguardia e che, invece, si è rivelato inefficace, più per un problema di esecuzione, che di strategia.

Nel film “Il terzo uomo”, Harry Lime (Orson Welles) dice: «In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù».

Se con Galileo possiamo vantare il benchmark del metodo scientifico, come eredi, forse, non siamo stati all’altezza. Per Diana Bracco, presidente e amministratore delegato del Gruppo Bracco (ma anche vice presidente di Confindustria per Ricerca & Innovazione, vice presidente della Camera di Commercio di Milano e presidente di Expo 2015 Spa) «la ricerca pubblica italiana è fatta di luci e ombre» e «l’Italia deve fare di più per rilanciare la cultura scientifica».

 

Data Manager: In Italia c’è una difficoltà di dialogo tra sapere scientifico e sapere umanistico?

Diana Bracco: La scarsa diffusione della cultura scientifica è uno dei punti deboli del nostro Paese. L’Italia deve fare di più per rilanciare la cultura scientifica. Come Confindustria, ci siamo impegnati a fondo per colmare questo gap orientando le scelte dei giovani verso studi scientifici. Consiglio sempre ai giovani ricercatori di integrare i loro studi scientifici anche con approfondimenti di taglio economico, che permettano loro di districarsi tra budget e business plan e di poter dare presto un contributo all’azienda.

Qual è la situazione della ricerca e dell’innovazione in Italia?

Sappiamo che la ricerca pubblica italiana è fatta di luci e ombre. Accanto a centri di eccellenza ce ne sono tanti lontani da standard qualitativi e tali da competere nel mondo. Per questo bisogna intervenire secondo principi di efficienza, efficacia e valorizzazione delle competenze e dei meriti. Dobbiamo puntare sulle eccellenze, aggregando la massa critica necessaria per essere competitivi a livello europeo e internazionale. La ricerca ha un ruolo strategico perché produce crescita e benessere. Per questo il Paese deve riuscire a mettere in rete ricerca pubblica e imprese, come premessa per un duraturo rilancio economico.

Perché quando si parla di investimenti in R&D, si pensa che debba essere la parte Pubblica a “mettere mano” al portafoglio?

Certo, le imprese possono e devono investire maggiori risorse, ma è l’intero Paese che deve fare di più. Come vice presidente Confindustria con delega per la Ricerca e Innovazione, in questi anni, ho fatto un vero pressing sul Governo affinché basasse la sua politica economica sulla ricerca. La combinazione di strumenti di incentivazione fiscale a vantaggio degli investimenti in ricerca come il credito d’imposta con strumenti a selezione come i Bandi è utilizzata nella maggior parte dei Paesi. La Germania, per esempio, pur tagliando tutte le voci della spesa pubblica, non ha toccato, ma anzi aumentato, le risorse investite in ricerca, scuola e università. Per non parlare della Francia che con il credito d’imposta offre alle imprese agevolazioni vantaggiosissime.

Quanto investe il Gruppo Bracco in R&D?

Oggi, l’azienda investe in R&D oltre 70 milioni di euro all’anno, più del 10% del fatturato di riferimento nell’imaging diagnostico e nei dispositivi medicali avanzati, e può contare su un patrimonio di oltre 1.500 brevetti. Le attività di R&D sono concentrate nei centri di ricerca localizzati a Colleretto Giacosa (To), Ginevra e Princeton. Bracco Imaging ha inoltre siglato diversi accordi di collaborazione per la ricerca con prestigiose università, centri di ricerca di ospedali e società biotech in vari Paesi nel mondo. Non avremmo potuto superare il miliardo e cento milioni di euro di fatturato e conquistare i mercati di tutto il mondo senza una costante attività di ricerca. Attività che costituisce il vero fil rouge dei nostri oltre 80 anni di storia aziendale. Oggi, Bracco Imaging ha una quota pari quasi al 30% del mercato mondiale delle procedure con mezzi di contrasto per radiologia e questo rappresenta un grande motivo d’orgoglio per un’azienda familiare italiana.

Come vede il futuro?

Il futuro è fatto di scienza e tecnologia. Nei prossimi 10 anni cambierà l’80% delle nostre conoscenze mediche e quindi del nostro modo di fare prevenzione, diagnosi e terapia. La medicina sta cambiando completamente il suo paradigma e in futuro evolverà sempre più, dall’attuale medicina “reattiva”, in una medicina “proattiva”, che interviene attivamente prima che la malattia si sviluppi, sui fattori che la causano. La medicina predittiva è, del resto, già una realtà. Stiamo vivendo cambiamenti epocali nella conoscenza, grazie all’avvento di nuove e più sofisticate tecnologie, come genetica, epigenetica, imaging molecolare, nanotecnologie. L’informatica avrà il compito di integrare tutte le informazioni e l’etica dovrà mettere al centro la persona.

Diana Bracco, terza generazione di imprenditori chimico farmaceutici. Quale impronta crede di avere dato al Gruppo?

Ricordo che dopo il liceo la scelta della Facoltà non fu per me un passo facile: perché ero affascinata dalla professione medica, ma al tempo stesso la chimica e l’impresa avevano fatto parte della mia vita sin dall’infanzia. Alla fine, scelsi la facoltà di Chimica a Pavia, e a distanza di tanti anni posso dire che quella decisione si è rivelata felice, perché mi ha dato un supporto importante lungo tutto il corso della mia carriera imprenditoriale, in particolare per comprendere i processi industriali. La storia della famiglia Bracco si intreccia con la storia dell’industria chimica italiana, e ogni generazione ha apportato un nuovo tassello: mio nonno capì le potenzialità del mercato; mio padre ha avuto il merito di puntare sulla ricerca e di realizzare un’industria integrata, creando nuovi stabilimenti produttivi; io ho creduto con forza nell’innovazione e nell’internazionalizzazione del Gruppo.

Si dice che Lei sia una perfezionista: è davvero così esigente?

Certo, io sono una “doverista” con un forte senso della responsabilità e dell’etica del lavoro. Inoltre, considero la ricerca della massima qualità possibile un obiettivo irrinunciabile.

Lei è molto legata alla città di Milano e ha messo in campo molte iniziative per promuovere l’ambiente, la cultura.

Sono legatissima a Milano, perché è la città che ha accolto mio nonno esule dall’Istria e che ha permesso alla mia famiglia di iniziare una bellissima avventura umana e imprenditoriale. Sento dunque un desiderio di restituzione nei confronti di una città che mi ha dato molto. E poi Milano è la sede dell’Expo, un progetto straordinario che potrà farle vivere un nuovo Rinascimento.

Per l’Expo 2015 si è impegnata in prima linea. Nell’assemblea di ottobre si esamineranno i tagli della spesa…

Per l’assegnazione dell’Expo all’Italia mi impegnai con convinzione quando ero presidente di Assolombarda, e con lo stesso entusiasmo ho accettato di presiedere la società che si occupa della progettazione e della realizzazione di questo evento eccezionale. Il tema scelto è straordinario: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, cioè il diritto a un’alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutti nel quadro di uno sviluppo sostenibile a livello globale, vuole affrontare le grandi sfide all’ordine del giorno dei maggiori tavoli internazionali, dalla campagna del Millennio delle Nazioni Unite, all’Unione europea, al G8.

Sono certa che l’Esposizione Universale 2015 sarà una grande occasione di sviluppo economico e di crescita occupazionale, per Milano e per il Paese. Le ricadute economiche dell’Esposizione sul sistema saranno notevoli.

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