Dipartimento della Difesa – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:00:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Dipartimento della Difesa – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Google usa l’AI a scopo militare e i dipendenti si licenziano https://www.datamanager.it/2018/05/google-usa-lai-a-scopo-militare-e-i-dipendenti-si-licenziano/ Tue, 15 May 2018 14:34:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147640 Circa una decina di dipendenti di Google si sono licenziati perché l’azienda non ha sospeso la collaborazione con il Pentagono per l’utilizzo dell’intelligenza artificiali sui droni militari All’inizio di marzo Google ha annunciato un nuovo programma chiamato Project Maven che prevede l’utilizzo dell’intelligenza artificiale integrata nel sistema TensorFlow a sostegno dei droni del Dipartimento della […]

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Circa una decina di dipendenti di Google si sono licenziati perché l’azienda non ha sospeso la collaborazione con il Pentagono per l’utilizzo dell’intelligenza artificiali sui droni militari

All’inizio di marzo Google ha annunciato un nuovo programma chiamato Project Maven che prevede l’utilizzo dell’intelligenza artificiale integrata nel sistema TensorFlow a sostegno dei droni del Dipartimento della Difesa americana. L’AI verrà utilizzata per analizzare le immagini catturate dai velivoli del Pentagono in scenari di guerra. Collaborare con l’industria bellica non è stata una cosa apprezzata da diversi dipendenti di Google, che hanno firmato una petizione interna per chiedere la sospensione del progetto. L’azienda non ha dato le risposte sperate e circa una dozzina di dipendenti hanno deciso di licenziarsi in segno di protesta. “Non ero soddisfatto nel poter solo esprimere le mie preoccupazioni internamente. Il modo più efficace per prendere posizione contro quanto sta accadendo è andarsene”, ha detto a Gizmodo una delle persone che ha lasciato il suo incarico a Mountain View.

La crociata contro Google e le armi ha ottenuto l’appoggio anche dell’International Committee for Robot Arms Control, che in una lettera aperta ha espresso la sua vicinanza ai dipendenti di Big G contrari al programma Maven. La missiva è rivolta direttamente al fondatore di Google, Larry Page, al CEO, Sundar Pichai e Fei-Fei Li di Google Cloud. L’associazione che si batte per il bando dei robot a scopo militare chiede che Google sospenda la collaborazione con il Dipartimento della Difesa, blocchi l’utilizzo dei dati personali raccolti per operazioni belliche e che non partecipi allo sviluppo, realizzazione e commercio di armi automatizzate assicurando il suo sostegno affinché vengano dichiarate illegali.

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Google, i dipendenti si ribellano al CEO: “Non lavoriamo alle armi” https://www.datamanager.it/2018/04/google-i-dipendenti-si-ribellano-al-ceo-non-lavoriamo-alle-armi/ Fri, 06 Apr 2018 13:47:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145219 Oltre 3mila dipendenti di Google hanno firmato una lettera al CEO Sundar Pichai in cui chiedono la sospensione del contratto con il Pentagono per lo sviluppo di un’AI per i droni da guerra I lavoratori di Google non vogliono essere associati a niente che riguardi la guerra e per questo hanno scritto una lettera al […]

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Oltre 3mila dipendenti di Google hanno firmato una lettera al CEO Sundar Pichai in cui chiedono la sospensione del contratto con il Pentagono per lo sviluppo di un’AI per i droni da guerra

I lavoratori di Google non vogliono essere associati a niente che riguardi la guerra e per questo hanno scritto una lettera al CEO, Sundar Pichai, per chiedere l’interruzione della partecipazione dell’azienda al Progetto Maven promosso dal Dipartimento della Difesa USA. Il contratto prevede che l’azienda di Mountain View realizzi un’intelligenza artificiale in grado di analizzare l’enorme mole di immagini scattate dai droni spia e da combattimento.

Nella lettera firmata da 3.100 dipendenti e pubblicata dal New York Times si chiede non solo che il Pentagono chiuda definitivamente il progetto ma anche che Google pubblichi delle policy che stabiliscono chiaramente come l’azienda e i suoi fornitori non possano contribuire alle tecnologie destinate a uso bellico. Diane Greene, SVP per il settore Cloud, ha assicurato che l’AI non sarà “usata per lanciare armi” e che in generale non verrà sfruttata per la gestione delle operazioni di volo dei droni. Le sue parole non hanno però fugato i dubbi dei dipendenti di Mountian View, che nel frattempo si stanno occupando dello sviluppo dei prossimi modelli di smartphone Pixel.

“Anche se questo elimina una serie ristretta di applicazioni dirette, la tecnologia è in fase di costruzione per le forze armate e, una volta consegnata, potrebbe essere facilmente utilizzata proprio per assistere queste attività – si legge nella lettera – Questo piano danneggerà irreparabilmente il marchio di Google e la sua capacità di competere per il talento. Entrando in questo contratto, Google si unirà alla cerchia società come Palantir, Raytheon e General Dynamics. E l’argomentazione per cui parteciperanno anche altre aziende, tra le quali Microsoft e Amazon, non la rendono meno rischiosa per Google”.

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CTERA innalza la sicurezza a standard militari https://www.datamanager.it/2016/09/ctera-innalza-la-sicurezza-standard-militari/ Wed, 21 Sep 2016 13:27:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109507 Dopo un 2015 da record e un fatturato quasi triplicato rispetto all’anno precedente, l’azienda conferma l’andamento più che positivo e le ambizioni per il futuro   Incontrare CTERA Networks è sempre un’esperienza interessante. Vuoi per la competenza del regional director della filiale italiana, Donato Antonangeli, vuoi per i contenuti che ogni volta è in grado di […]

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Dopo un 2015 da record e un fatturato quasi triplicato rispetto all’anno precedente, l’azienda conferma l’andamento più che positivo e le ambizioni per il futuro

 

Incontrare CTERA Networks è sempre un’esperienza interessante. Vuoi per la competenza del regional director della filiale italiana, Donato Antonangeli, vuoi per i contenuti che ogni volta è in grado di proporre. Le novità sono molte, a partire dalla riconferma dei trend già annunciati qualche mese fa. «Siamo sulla rampa di lancio» – afferma Antonangeli. «Anche nel 2016, stiamo confermando il trend già proposto lo scorso anno sia in termini di fatturato sia di numero di nuovi clienti, ma soprattutto per la qualità dei clienti acquisiti». La crescita di CTERA è veramente notevole: stiamo parlando di un’azienda che fino a poco tempo fa era classificata come una piccola startup sperimentale e oggi «è una realtà strutturata, con 150 dipendenti, di cui metà impegnati in ricerca e sviluppo» e con clienti di tutto riguardo, quali per esempio il Banco Santander, che oggi «utilizza CTERA praticamente in tutto il mondo». Tornando al fatturato, rispetto al 2015 stiamo parlando di un raddoppio. «Questa azienda – spiega Antonangeli – ha la capacità di aiutare le grandissime organizzazioni, come per esempio le banche di livello mondiale, a risolvere problemi di sicurezza, a gestire in modo ottimizzato i propri dati e ad aggiungere nuove funzionalità e nuovi servizi». È grazie a queste caratteristiche che l’azienda ha di recente vinto un importantissimo contratto con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD), per la realizzazione di soluzioni di security e gestione dei dati, che prevede l’integrazione dell’ambiente DoD con quello CTERA. Merita ancora una citazione la partnership con IBM e HPE, che sono Technology & Commercial Partner di CTERA e con cui le relazioni sono in corso di espansione.


#security Donato Antonangeli @CTERA Più crescita e sicurezza per le aziende
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L’evoluzione di CTERA

Sono ormai molti i clienti di livello enterprise che stanno utilizzando e testando le soluzioni CTERA. «Per avere successo in questo campo si può agire solo in un modo» – sottolinea Antonangeli. Facendo bene e facendolo subito». Questo implica la necessità di un’evoluzione costante delle tecnologie, cercando di anticipare i trend di mercato. «L’evoluzione della nostra piattaforma segue tre direttrici principali: sicurezza, user experience, cioè semplicità della gestione, e governo centralizzato dell’infrastruttura». Questi sono i tre pilastri che guidano tutti gli sviluppi CTERA. Ma le novità che abbiamo annunciato con la release 5.5 della piattaforma sono tante. A partire da una rivisitazione dell’interfaccia utente, che sarà «ancora più funzionale, con funzionalità di migrazione che renderanno immediato spostare dati da un sistema a un altro, utilizzando backup e ripristino nel cloud in modo ancora più facile di oggi, con un’interfaccia grafica sempre vivace e un generale incremento di performance». Tra le nuove funzionalità offerte da CTERA ci sono il mobile editing, un nuovo supporto per il mondo iOS e wizard che aiuteranno gli utenti a configurare la soluzione in modalità self service, alleggerendo così gli help desk interni. Sarà ora possibile effettuare la migrazione dei dati attraverso le infrastrutture di cloud storage senza bloccare i sistemi o interrompere i servizi; strumenti per gestire il ciclo di vita delle informazioni spostano i file nei livelli storage cloud più appropriati; viene supportata la federazione delle identità via Security Assertion Markup Language (Saml) 2.0. «Infine, abbiamo aggiunto nuove soluzioni in termini di infrastrutture virtuali, offrendo delle virtual appliance che ne estenderanno le capacità in modo esponenziale».

Attenzione al canale

Anche le partnership di canale stanno avendo una robusta spinta da CTERA. È stato siglato un accordo con Computer Gross, uno dei maggiori distributori italiani, che consentirà all’azienda di raggiungere una vasta platea di nuovi rivenditori e partner qualificati nell’ambito cloud e storage. Continua poi la partnership con TIM per il servizio Data Space, molto popolare per le PMI. «CTERA ha intrapreso il percorso giusto» – conclude Antonangeli. «E siamo ben avviati per completare la nostra mission di aiutare le aziende italiane a evolversi verso soluzioni pure cloud».

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Datagate: l’esercito USA blocca l’accesso al The Guardian https://www.datamanager.it/news/datagate-l-esercito-usa-blocca-l-accesso-al-guardian-48452.html Fri, 28 Jun 2013 15:09:57 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/datagate-lesercito-usa-blocca-laccesso-al-the-guardian/ Il Dipartimento della Difesa statunitense ha bloccato l’accesso ai militari al quotidiano britannico che per primo ha pubblicato le informazioni rivelate da Snowden. L’operazione servirebbe ad evitare ulteriori fughe di notizie

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Il Dipartimento della Difesa statunitense ha bloccato l’accesso ai militari al quotidiano britannico che per primo ha pubblicato le informazioni rivelate da Snowden. L’operazione servirebbe ad evitare ulteriori fughe di notizie

Il timore di nuove fughe di notizie in merito allo scandalo Datagate ha spinto il Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti, che ha accusato la Cina di usare gli hacker contro gli USA, a bloccare ai militari l’accesso al sito del quotidiano britannico The Guardian. Il provvedimento sarebbe entrato in vigore in seguito alla pubblicazione della documentazione fornita dall’ex dipendente della National Security Agency (NSA) Edward Snowden, che ora sta cercando di convincere l’Ecuador ad offrirgli asilo politico. Il The Guardian è stato il primo quotidiano a parlare di un sistema di spionaggio governativo chiamato Riot.

Bloccato per evitare fughe di notizie

Un portavoce dell’esercito ha affermato che il blocco è stato attuato per evitare che altro materiale di proprietà della Difesa possa essere pubblicato in Rete. Nel frattempo si teme che la pratica di spionaggio governativa diretta ai propri cittadini sia stata utilizzata anche nel Regno Unito. Recentemente il creatore del World Wide Web Tim Barner- Lee ha difeso la libertà della Rete definendo PRISM un “reato contro i diritti umani di base” e una minaccia per “le fondamenta di una società democratica”.

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USA: condannato a 12 anni un trafficante di software cinese https://www.datamanager.it/news/usa-condannato-12-anni-un-trafficante-di-software-cinese-47860.html Wed, 12 Jun 2013 09:52:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/usa-condannato-a-12-anni-un-trafficante-di-software-cinese/ Il 36enne Xiang Li hackerava i siti delle aziende per rubarne i prodotti. L’uomo è stato condannato a 12 anni per aver venduto un software usato dal Dipartimento della Difesa

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Il 36enne Xiang Li hackerava i siti delle aziende per rubarne i prodotti. L’uomo è stato condannato a 12 anni per aver venduto un software usato dal Dipartimento della Difesa

La scelta dell’amministazione Obama di promulgare nuove leggi per proteggere il patrimonio informatico statunitense sembra dare i suoi frutti. Nel Delaware un uomo d’affari cinese, il 36enne Xiang Li, è stato condannato a 12 anni di reclusione per aver rubato dai server del Pentagono, che aveva già affermato in un documento il pericolo cinese, un software utilizzato nella tecnologia aerospaziale e nell’ingegneria per un valore di 100 milioni di dollari. L’uomo è stato arrestato nel giugno 2011 e ora aspetta di essere deportato in Cina.

Trafficante di software

L’uomo si faceva fornire dai suoi complici hacker le password per crackare i programmi. In seguito li rivendeva al migliore offerente sul proprio sito. Dal 2008 al 2011 Xiang Li ha rubato software a 200 azienda e li ha rivenduti a 325 interessati di 61 Paesi diversi. Questa è un’ulteriore conferma che le violazioni informatiche cinesi dirette agli USA sono una realtà, al contrario di quanto afferma Pechino. Se l’uomo abbia agito per fini personali o su commissione del Governo del proprio Paese è comunque ancora da dimostrare.

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Hacker cinesi rubano informazioni top secret a USA e Australia https://www.datamanager.it/news/hacker-cinesi-rubano-informazioni-top-secret-usa-e-australia-47363.html Tue, 28 May 2013 18:45:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/hacker-cinesi-rubano-informazioni-top-secret-a-usa-e-australia/ Secondo il Pentagono e l’Intelligence australiana, hacker cinesi avrebbero rubato informazioni su armamenti e sistemi di spionaggio dei rispettivi Paesi

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Secondo il Pentagono e l’Intelligence australiana, hacker cinesi avrebbero rubato informazioni su armamenti e sistemi di spionaggio dei rispettivi Paesi

Il periodo di tregua nella cyber-guerra tra Cina e Stati Uniti sembra essersi definitivamente concluso. Il Dipartimento della Difesa USA, che in precedenza aveva già sottolineato il pericolo proveniente da Pechino, ha affermato in un report che alcuni progetti di armi top secret sarebbero stati rubati da hacker cinesi. In particolare sarebbero stati violati file relativi al comparto missilistico e aeronavale, due dei settori in cui gli USA mantengono un primato tecnologico sulla rivale Cina.

L’embargo non funziona

Con la conferma che gli attacchi informatici provenivano da Pechino, cosa che il Governo cinese ha sempre smentito, gli Stati Uniti hanno imposto un embargo sui prodotti tecnologici dall’Oriente per evitare infiltrazioni nei sistemi informatici degli uffici governativi, cosa già avvenuta non molto tempo fa. Il provvedimento non sembra aver sortito grandi effetti visto che gli USA rimangono il bersaglio preferito degli hacker del Partito.

Colpiti anche gli 007 australiani

Secondo il Governo autraliano gli hacker cinesi avrebbero violato i progetti del nuovo quartier generale dell’Intelligence, compresi i dettagli sui sistemi di sicurezza e cablaggio. Il ministro degli Esteri, Bob Carr, ha sottolineato come la violazione non abbia destato grande sorpresa ma non ha voluto né confermare né smentire il fatto che il mandante fosse Pechino. I vertici cinesi dal canto loro continuano a negare tutto. Il portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, ha sottolineato come sia “molto difficile capire l’origine degli attacchi informatici” e si è chiesto “dove siano le prove su cui cui i media basano simili notizie”.

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Il Dipartimento della Difesa USA conferma la sicurezza dei device BlackBerry https://www.datamanager.it/news/il-dipartimento-della-difesa-usa-conferma-la-sicurezza-dei-device-blackberry-46554.html Mon, 06 May 2013 14:42:57 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/il-dipartimento-della-difesa-usa-conferma-la-sicurezza-dei-device-blackberry/ BlackBerry Z10 e BlackBerry Q10 hanno ottenuto il certificato di sicurezza da parte del Dipartimento della Difesa per la unified communication

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BlackBerry Z10 e BlackBerry Q10 hanno ottenuto il certificato di sicurezza da parte del Dipartimento della Difesa per la unified communication

BlackBerry ha annunciato che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD) ha approvato l’utilizzo degli smartphone BlackBerry 10 e dei tablet BlackBerry PlayBook insieme a BlackBerry Enterprise Service 10 all’interno dei suoi network. Grazie al lavoro svolto insieme alla Defense Information Systems Agency (DISA), gli smartphone BlackBerry e i tablet BlackBerry PlayBook hanno passato brillantemente i test di laboratorio e sono stati quindi inseriti nella lista dei prodotti approvati dalla DISA per la unified communication.

Questa approvazione permetterà a tutti gli utenti del Dipartimento della Difesa di utilizzare gli smartphone BlackBerry Z10 e BlackBerry Q10, oltre ai tablet BlackBerry PlayBook.

“BlackBerry 10 è ideale per i dipendenti governativi perché offre un’esperienza di mobile computing ricca e soddisfacente insieme alla comprovata sicurezza garantita da BlackBerry. Una combinazione che spesso non si trova in altre aziende.” ha affermato Scott Totzke, SVP, BlackBerry Security di BlackBerry. “Questo riconoscimento permetterà ai dipendenti del DoD di connettere i propri BlackBerry Z10 e BlackBerry Q10 ai network del DoD in sicurezza mentre si godono le funzionalità consumer oriented che fornisce BlackBerry 10.”

Anche Android ottiene l’approvazione

Il Dipartimento di Difesa ha aperto le porte anche ad Android. Grazie a Samsung Knox, la tecnologia che permette di avere due profili diversi di utilizzo sul terminale presente sul Galaxy S IV, anche il sistema operativo di Google ha avuto l’approvazione e potrà essere utilizzato dai dipendenti del DoD.

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Il Pentagono arruola iOS e Android https://www.datamanager.it/news/il-pentagono-arruola-ios-e-android-44683.html Wed, 27 Feb 2013 10:46:50 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/02/il-pentagono-arruola-ios-e-android/ Il Dipartimento della Difesa statunitense aprirà dal febbraio 2014 le proprie reti mobili a dispositivi dotati degli OS di Apple e Google. Finisce il monopolio di BlackBerry

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Il Dipartimento della Difesa statunitense aprirà dal febbraio 2014 le proprie reti mobili a dispositivi dotati degli OS di Apple e Google. Finisce il monopolio di BlackBerry

Mentre Bill Gates si strugge per non aver sfruttato a pieno le potenzialità di Windows Phone, Apple e Google si vedono aprire le porte del Pentagono, sede del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti. L’autorità USA ha deciso di utilizzare a partire da febbraio 2014 anche device dotati di iOS e Android, eliminando di fatto il monopolio all’interno al Pentagono di BlackBerry, che ha cambiato regime con BlackBerry 10.

Continua il declino di BlackBerry

Negli uffici governativi sono utilizzati 450mila device BlackBerry su 600mila utilizzati. A partire dall’anno prossimo il numero è decisamente destinato a scendere. La scelta di aprire la propria Rete mobile a iOS e Android è comunque ampiamente condivisibile visto che i due OS da soli coprono il 92% del mercato. L’idea del Dipartimento della Difesa è quella di creare un app store militare e un sistema in grado di gestire 8 milioni di dispositivi.

Sembra proprio che il lancio del nuovo BlackBerry Z10 non sia bastato a risollevare le sorti di BlackBerry, almeno tra i “colletti bianchi”.

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