Docker – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:56:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Docker – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’azienda Software Defined tra microservice, architetture e agilità di business https://www.datamanager.it/2017/03/lazienda-software-defined-microservice-architetture-agilita-business/ Tue, 07 Mar 2017 15:02:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120623 Nelle aziende dinamiche, i requisiti di business e i risultati attesi si ampliano a un ritmo sempre più accelerato. L’agilità di business è più importante che mai, e pone nuove sfide alle strategie IT tradizionali Le esperienze fin qui compiute con il cloud computing, in particolare nell’ambito Platform as a Service (PaaS), hanno mostrato il […]

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Nelle aziende dinamiche, i requisiti di business e i risultati attesi si ampliano a un ritmo sempre più accelerato. L’agilità di business è più importante che mai, e pone nuove sfide alle strategie IT tradizionali

Le esperienze fin qui compiute con il cloud computing, in particolare nell’ambito Platform as a Service (PaaS), hanno mostrato il potenziale del software come strumento per generare entrate, oltre che per fornire infrastrutture di business on-demand e ridurre i costi. E più queste esperienze maturano, più le aziende riconoscono l’importanza e la flessibilità di un’ampia gamma di servizi piccoli e funzionalmente vincolati, che portano notevoli vantaggi e mostrano come operano o dovrebbero operare le imprese efficienti. Trasformare una grande azienda verso questo modello è una sfida per i team IT: come è consueto per l’IT aziendale, il cambiamento è più di una costante, in quanto è continuo e incessante. Nel corso degli ultimi anni, vi sono stati cambiamenti significativi nell’IT aziendale, con l’emergere di tecniche e strumenti molto potenti che affrontano il bisogno di flessibilità. Le aziende stanno evolvendo oltre il semplice cloud computing, che è essenzialmente un data center software-defined, andando verso architetture di servizi sofisticate, che stanno effettivamente trasformando tali aziende in imprese software-defined.


.@frankgreco #Microservices #containers #modernArchitecture per un business più #agile
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Nuovi strumenti tecnologici

In questo nuovo ambiente, le capacità tecniche e le risorse a disposizione del CIO e dei team IT sono progredite rapidamente. Consideriamo anche come il termine “High Performance Computing” (HPC) è cambiato nel corso degli ultimi 3-5 anni: HPC tradizionalmente evocava immagini di supercomputer mostruosi nelle dimensioni, con centinaia o migliaia di macchine che collaborano su reti estremamente veloci e a bassa latenza, sistemi di elaborazione parallela complessi, database estremamente grandi, analisi sofisticate e linguaggi di programmazione oscuri. In genere questi strumenti si sono visti solo nelle conferenze esclusive relative ai mercati dei capitali, nei laboratori di ricerca molecolare, nelle analisi crittografiche governative o in altri casi molto “esotici” di utilizzo. I costi esorbitanti di gestione di tali sistemi erano in genere accessibili solo dall’elite finanziaria o da istituzioni che godevano di robuste donazioni. Ma ora questi sistemi estremamente potenti sono definiti dal software, e possono essere realizzati e messi in opera in pochi minuti utilizzando cloud provider esterni. Si tratta di una nuova era nel settore IT, dettata da una generazione di strumenti potenti a elevate prestazioni e altamente scalabili che ora sono di rigore, e che, soprattutto, sono software-defined.

Architettura basata sui microservizi

Per adattarsi e reagire a questo ambiente, anche l’approccio IT alla services architecture si è evoluto. Le applicazioni sono ora composte da una raccolta crescente di servizi più piccoli, raggiungibile tramite un grande insieme di API e librerie. E per gestire queste applicazioni, nuovi modelli di progettazione del software, che utilizzano micro servizi utilizzabili in modo indipendente, si sono dimostrati di successo in molti casi d’uso. Un’architettura microservice è uno stile architetturale in cui si crea un’applicazione con una raccolta di piccoli servizi funzionalmente vincolati, che possono essere implementati separatamente e comunicano con altri servizi che utilizzano meccanismi leggeri e operano su diversi linguaggi. Potrebbero utilizzare REST/HTTP o procedure remote di collegamenti sincroni o di richiesta-risposta. Oppure, possono utilizzare AMQP o MQTT per la comunicazione di tipo messaggistica asincrona.

L’esecuzione di un gran numero di microservice sarebbe inefficiente e costoso se ciascuno fosse in esecuzione in una macchina virtuale (VM) completamente “provisioned”. Per risolvere questo problema, i microservice sono tipicamente distribuiti utilizzando i “container”, che rappresentano una modalità più efficiente di virtualizzazione fornita all’interno di un sistema operativo. La nozione di container non è nuova e ha le sue origini molti anni fa nel sistema operativo Unix; è stata poi perfezionata per soddisfare le esigenze di isolamento delle risorse di microservice. Un tipo molto popolare di container è Docker: per gestire un gran numero di container che possono implementare, scalare ed essere resilienti automaticamente in produzione, ci sono piattaforme container-centric, come Kubernetes e Apache Mesos che forniscono alle aziende un’infrastruttura basata su container.

L’agilità dei microservizi

Molte aziende si sono spostate o si stanno spostando verso architetture microservice e container per fornire l’agilità necessaria al business. Questo tipo di architetture comporta progettare i sistemi come collezioni di servizi, implementabili in modo indipendente per una migliore agilità e la reattività di business, con vantaggi sostanziali rispetto a un approccio tradizionale. Tuttavia, come è già successo per molti aspetti dell’IT, bisogna fare alcune considerazioni sul fatto che le aziende siano in grado di cambiare il loro approccio alla progettazione e alle loro implementazioni. Per esempio, come si fa a gestire decine, centinaia o persino migliaia di microservice? È il tipo di orchestrazione di Kubernetes o Mesos la soluzione per la gestione dei microservice? Come è possibile monitorare e gestire questo tipo di architettura soprattutto quando i microservice falliscono? E in cosa consiste esattamente il “fallimento”, visto che in genere i microservice hanno vita breve e forse non sono neppure in esecuzione tutto il tempo, ma vengono ancora considerati “sani”? Come si fa a progettare un grande archivio dati microservice con Spark o Apache Flint? E, con l’azienda che diventa Software Defined, quali tecniche e tecnologie possono aiutare a garantire l’affidabilità funzionale in tutta l’impresa?


L’azienda #agile @frankgreco May 15-16 Rome @techtran
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Più utenti, più app, meno tempo

Questa fase evolutiva del software dei microservice nell’azienda di oggi coincide con un’altra tendenza chiara: la crescente domanda degli utenti per app affidabili e facili da installare, oltre che per funzionalità di rete intelligente. Gli utenti rappresentano sempre di più una sfida per i reparti IT nel fornire applicazioni altamente funzionali e immediatamente disponibili e, soprattutto, in tempi di tipo on-demand. Non solo: oggi, sono disponibili nuove tecniche lato client, come le Progressive Web Apps (PWA), per sfruttare moderni approcci web e fornire le prestazioni delle applicazioni native e facilità di implementazione. Molte grandi aziende innovative come AliExpress, Priceline, Flipkart, Konga e altre utilizzano le PWA per consentire ai dispositivi mobili di accedere in modo sicuro ai loro microservice interni. Si tratta di tecniche che permettono a queste applicazioni di evitare procedure di installazione complesse, di essere installate nella schermata home, di partire rapidamente e di adattarsi intelligentemente alle diverse condizioni della rete. Con questa nuova generazione di risorse di computing e di rete, oltre che di modelli di sviluppo e di implementazione di microservice potenti, on-demand e ad alte prestazioni, si è oggi in grado di raggiungere un elevato grado di agilità di business, che è l’obiettivo principale delle aziende.

Un piano strategico

Il software è una strategia centrale di business per le aziende. Le lezioni apprese di recente utilizzando un data center Software Defined con microservice e container, vengono ora applicate a livello di intera azienda. La business intelligence, la governance, la sicurezza adattiva, il mobile, la ridondanza, la scalabilità e anche il coinvolgimento dei clienti, sono tutti aspetti software-driven, cioè guidati dal software, che aumentano notevolmente la capacità e la rapidità delle aziende di adattarsi alle mutevoli condizioni di mercato. Questo ambiente imprevedibile richiede un rapido adattamento al cambiamento e una reazione immediata agli eventi di business. Un’agilità di business efficace è diventata un elemento di differenziazione fondamentale. La Software Defined Enterprise costituisce quindi un approccio importante per l’agilità che interessa tutti gli aspetti di ogni organizzazione.


Frank Greco

CEO di Crossroads Technologies, con oltre 15 anni di esperienza in progetti IT, ha lavorato in ambito Global Service Architecture, nel nuovo stack IT, nel cloud, nel mobile e nelle interfacce utente innovative. Frank Greco è stato nominato “Java Champion” da Oracle per numerosi anni, e presiede il NYJavaSIG, il maggiore Java User Group nell’emisfero settentrionale con più di ottomila membri, e gli User Group NYHTML5.

Frank Greco sarà il chairman della Conferenza di Technology Transfer “The Software-Defined Enterprise Conference: Microservices, Docker e Containers, Large Scale Data Processing, Cloud e Modern Architecture” che si terrà a Roma il 15-16 maggio 2017.

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Massimo Messina (UniCredit), forte spinta verso il Software Defined Everything https://www.datamanager.it/2016/07/massimo-messina-unicredit-forte-spinta-verso-software-defined-everything/ Fri, 15 Jul 2016 15:42:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105873 In generale, in tempi recenti, l’infrastruttura IT ha vissuto l’introduzione di nuove architetture di riferimento da parte dei grandi operatori Internet, che consentono di fornire servizi con tempi di risposta rapidi e livelli di servizio eccellenti. «Queste nuove architetture – spiega Massimo Messina, head of Group ICT di UniCredit oltre ad avere una scalabilità orizzontale, hanno […]

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In generale, in tempi recenti, l’infrastruttura IT ha vissuto l’introduzione di nuove architetture di riferimento da parte dei grandi operatori Internet, che consentono di fornire servizi con tempi di risposta rapidi e livelli di servizio eccellenti. «Queste nuove architetture – spiega Massimo Messina, head of Group ICT di UniCredit oltre ad avere una scalabilità orizzontale, hanno un effetto notevole di riduzione costi». Superati i dualismi tra cloud pubblico, privato o ibrido, oggi la vera sfida è di adattare il parco applicativo a queste nuove architetture: «Una trasformazione – mette in evidenza Messina – che diventa più fattibile grazie alla conteinerizzazione modulare come quella offerta da Docker. Un altro trend riconoscibile è quello verso il Software Defined Everything, che modificherà ulteriormente le installazioni on premises, permettendo flessibilità, segregazione e automatismi di provisioning come mai prima».

Il cambiamento in banca

«È difficile fare un elenco delle tecnologie-guida, perché sono molte e si influenzano continuamente e reciprocamente» – spiega Messina. «Volendo citare quelle che in questo momento sembrano core, partirei dal Docker, con la sua possibilità di isolare in ambienti componibili le applicazioni e le infrastrutture e di “portarle” dinamicamente su data center diversi e/o cloud diversi. In questo modo si abilita la scalabilità orizzontale attraverso nuovi concetti di orchestrazione che gestiscono un numero elevato di piccoli server attivati e/o disattivati in base alle necessità del carico, il cosiddetto elastic computing. Questa infrastruttura – continua Messina – oltre a essere molto efficiente, in quanto la capacity si adatta al carico di lavoro, è anche per natura molto resiliente alla perdita di singoli componenti della soluzione, che sono replicati n-volte e sostituibili in automatico».


#UniCredit Forte spinta verso il Software Defined Everything @UniCredit_PR
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Un ecosistema aperto

A partire dall’elastic computing si snoda anche il tema delle architetture a microservizi, che ne sfruttano al massimo le già citate caratteristiche di scalabilità e resilienza per «smontare – come dice Messina – «le applicazioni in piccole parti cooperanti e poco dipendenti una dall’altra, con un inserimento in piccoli contenitori per l’esecuzione parallela e in portabilità». Ma non solo. «I Big Data continuano ad avere un ruolo primario sia per la nuova centralità che il dato ha assunto sia per le potenzialità in abbinamento al Machine Learning, potenzialità ancora più spinte se integrate con i sistemi transazionali». Altra componente irrinunciabile è l’apertura agli ecosistemi esterni, «per consolidare nuove forme di collaborazione tecnologica tra attori che insistono sulla stessa filiera di business». E da qui –continua Messina – il focus sulle Open API. In ultimo, un ruolo di rilievo spetta al Blockchain, tecnologia dalle numerose applicabilità, che a parere di Messina «vedrà un crescente utilizzo negli ambiti che necessitano di un ledger distribuito, aperto all’esterno dell’azienda, certificato e sicuro o di eliminare gli attori di intermediazione».

Applicazioni o componenti?

I confini tra hardware e software lasciano intravedere una “terra di mezzo”. Secondo Messina, «assisteremo sicuramente a una specializzazione dei componenti “hardware” verso soluzioni che virtualizzeranno i componenti così come li conosciamo oggi. Ci divideremo quindi tra appliance “out of the box”, per compiere attività specializzate e ad alte prestazioni, e componenti che saranno completamente definibili via software, fino a poter montare tutto il necessario in un ambiente applicativo in modalità virtuale. In altre parole, avremo dei “Virtual Data Center” segregati, che collaboreranno con altri ambienti simili per fornire tutti i servizi aziendali». In questo senso – conclude Messina – si potrà parlare di iperconvergenza o virtualizzazione da parte di più vendor, ma saremo testimoni senza dubbio anche di una forte spinta verso il Software Defined Everything e della nascita di nuovi apparati/appliance specializzati per attività dedicate».

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Banca e Information Technology, il futuro è in vista https://www.datamanager.it/2016/02/banca-information-technology-futuro-vista/ Wed, 17 Feb 2016 14:44:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94103 Il responsabile Group ICT di UniCredit spiega le prossime evoluzioni architetturali di una tecnologia sempre più aperta a un business di relazione, basato su data center elastici e sempre più “software defined”, per carichi di lavoro ad alta dinamicità La spinta della virtualizzazione e della trasformazione digitale impatta anche sulle geometrie delle architetture informatiche in […]

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Il responsabile Group ICT di UniCredit spiega le prossime evoluzioni architetturali di una tecnologia sempre più aperta a un business di relazione, basato su data center elastici e sempre più “software defined”, per carichi di lavoro ad alta dinamicità

La spinta della virtualizzazione e della trasformazione digitale impatta anche sulle geometrie delle architetture informatiche in banca. Mobilità del cliente, funzionalità 24 ore su 24, carichi di lavoro estremamente dinamici, necessità di innovare continuamente processi e servizi, assicurando al tempo stesso la costante operatività del back office, sono le sfide di un cambiamento le cui basi tecnologiche vengono affrontate in questa intervista da Massimo Messina, responsabile Group ICT di UniCredit.

«Negli ultimi anni, social network e motori di ricerca hanno introdotto nuove architetture di riferimento sia di tipo infrastrutturale sia di tipo applicativo, per fornire servizi basati su tempi di risposta veloci, ottimi livelli di servizio, grande scalabilità – a fronte di carichi di lavoro imprevedibili – e costi marginali sempre più ridotti». Uno scenario che secondo Messina impone trasformazioni radicali, anche nel modo di scrivere il software. Si parla per esempio di architetture reattive ispirate alla nuova filosofia shared nothing, contrapposte allo shared everything che caratterizza gli applicativi eseguiti sugli attuali cluster di server e potenzialmente alla base delle architetture di riferimento del futuro.


#UniCredit Scalabilità e centralità del dato. Nuove geometrie #IT in #banca @UniCredit_PR
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Contenitori applicativi

«Un elemento differenziante», che sta aumentando notevolmente la fattibilità di utilizzo di queste soluzioni – spiega Messina – è il concetto di «container» di cui Docker è un esempio. «Il contenitore software di Docker permette di isolare in ambienti componibili le applicazioni e le infrastrutture, “portandole” dinamicamente su data center o su cloud diversi. Questa opzione sta diventando percorribile anche per sistemi informativi molto articolati e complessi» – continua Messina. «La sfida ulteriore è quella di abilitare un “elastic computing” che, oltre a gestire “elasticamente” carichi di lavoro con grandi oscillazioni in termini di volumi, sia anche resiliente alla perdita di singoli componenti, che vengono replicati più volte e sono quindi sostituibili in automatico, offrendo grande scalabilità orizzontale».

Altri aspetti fondamentali da tenere in considerazione sono la nuova centralità del dato e la strutturazione delle soluzioni in componenti modulari che interagiscono tra di loro attraverso messaggi asincroni ed eventi. «La centralità del dato richiederà una rivisitazione anche del ruolo dei database e delle loro geometrie». Per quanto riguarda la problematica dell’apertura al mondo esterno, Messina osserva una transizione verso sistemi informativi di tipo federativo, che sfrutteranno le “Open Api” per essere accessibili dall’esterno o per accedere a servizi terzi. In questa prospettiva – sottolinea Messina – «la logica dei microservizi assicura un buon equilibrio tra la necessità di strutturare il sistema informativo secondo criteri a componenti con poche dipendenze, ottime prestazioni e la flessibilità richiesta per poter aprire i servizi verso l’esterno in modo progressivo, senza dover rivisitare un codice appena riscritto». Obiettivi raggiungibili attraverso nuove modalità di sviluppo software e con l’integrazione tra le attività di sviluppo e quelle operative, il discusso “DevOps”.


#UniCredit nuovi contenitori applicativi per essere #cloud_ready e #open @UniCredit_PR
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Essere cloud ready

L’hardware dei data center, prosegue ancora Messina, si sta ridefinendo sulla base di nuovi paradigmi. L’obiettivo finale è disporre di architetture fisiche completamente “cloud ready”. I data center, in altre parole, dovrebbero poter eseguire in modalità cloud on-premise, container software che ospitano applicativi scritti secondo i principi dell’architettura reactive-shared nothing (RSNA). Il data center così impostato potrà in futuro sfruttare le possibilità offerte da qualsiasi forma di cloud, senza ulteriori cambiamenti e con l’ulteriore vantaggio di un modello di sviluppo già ispirato al DevOps. «In questo scenario, sarebbe preferibile avere server il più possibile uguali tra loro, il cosiddetto “computer as data center”, come tanti pistoni di un unico motore, piuttosto dell’avere server virtualizzati, ma personalizzati e configurati ad hoc a seconda della soluzione».

Secondo Messina, l’iperconvergenza si può articolare in due modi. Il primo, come ingrediente dell’intero data center, in un’ottica nella quale ciascun virtual data center iperconvergente rappresenta un insieme di potenza di calcolo, storage e rete. Un unicum architetturale, da valutare in termini di business case costituito di hardware, software e costi operativi, a differenza del tradizionale approccio basato sul concetto di virtual-machines farm. Il secondo è quello di operare una virtualizzazione di una parte del proprio data center, segregandolo in termini di contenuto applicativo, ma senza utilizzare soluzioni cloud on premise. «Questo utilizzo potrebbe essere un valido punto intermedio nel percorso verso l’RSNA» – osserva Messina. «Consente di creare un’isola applicativa che magari opera ancora in modo tradizionale a cluster, dandogli respiro in termini di espandibilità infrastrutturale e gestendola con più flessibilità operativa grazie all’integrazione e la configurabilità software». Una visione, questa, che assicura una buona scalabilità orizzontale, senza tutti i benefici del vero “shared nothing”, ma non costringe a intervenire immediatamente sulle applicazioni.


#UniCredit #Banca Sviluppo #social quale è il ruolo del software #opensource ? @UniCredit_PR
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Sviluppo social

Anche in un primario gruppo bancario inserito nel solco di una tradizione fatta di grandi soluzioni proprietarie, il ruolo del software open source comincia ad avere un peso rilevante. «È una risorsa ormai indispensabile» – riconosce Messina. «Non solo perché negli ultimi anni è stato la sorgente di innovazione più rilevante nel comparto IT, ma anche perché consente di mettere in connessione interessi e talenti diversi focalizzandoli su un obiettivo preciso». La qualità dei vari progetti non è uniforme e bisogna procedere con estrema prudenza nel valutarne ed eventualmente abbracciarne le potenzialità, ma gli esempi di tecnologia open source oggi inserita in ambienti di produzione complessi ci sono e sono destinati ad aumentare. «Non definirei l’open source come un’alternativa rispetto allo sviluppo tradizionale di soluzioni in-house, ma piuttosto come uno strumento da utilizzare in funzione delle opportunità». L’approccio open può essere preso inoltre ad esempio come modello di sviluppo di applicazioni aziendali. Più che di sviluppo software “collaborativo”, Messina preferisce parlare di “social development”, una definizione che enfatizza la creatività e la competenza tipiche degli sviluppatori dell’ambiente social, con modalità replicabili anche in una organizzazione su vasta scala come UniCredit.

Il cloud computing, afferma in conclusione il responsabile tecnologico di UniCredit, fa evidentemente parte della strategia IT del gruppo bancario. Ma come porre correttamente il governo di questa complessa problematica dal punto di vista di processi e dei flussi informativi, specie nel contesto della compliance normativa? «Il punto principale è avere chiaro il percorso e dividerlo in passi successivi, ognuno dei quali consistenti e fattibili. La possibilità di utilizzare tecnologie cloud on-premise è già oggi una realtà che consente di iniziare in modo completo un processo di trasformazione infrastrutturale e applicativa, muovendosi verso soluzioni architetturalmente diverse rispetto alle attuali e cogliendone gran parte dei benefici promessi per noi e per i nostri clienti». In questo scenario vanno comunque fatti dei percorsi esperienziali graduali e finalizzati anche per conoscere il comportamento dei nuovi approcci architetturali nel settore bancario. Messina sottolinea per esempio di aver condotto da tempo con successo una serie di test su applicativi complessi installati all’interno di container ed eseguiti su cloud privato. I buoni risultati fanno intravedere un utilizzo ravvicinato in produzione.

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Dynatrace indaga sullo stato della tecnologia container https://www.datamanager.it/2015/10/dynatrace-indaga-sullo-stato-della-tecnologia-container/ Fri, 30 Oct 2015 08:49:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87022 Dynatrace presenta la ricerca “Lo stato dei container e l’ecosistema Docker 2015” che ha rivelato come oltre il 93% delle aziende intervistate utilizza o preveda di utilizzare i container Ruxit, divisione di Dynatrace, presenta i risultati della ricerca “Lo stato dei container e l’ecosistema Docker 2015”. Un’analisi che individua i principali aspetti che le organizzazioni […]

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Dynatrace presenta la ricerca “Lo stato dei container e l’ecosistema Docker 2015” che ha rivelato come oltre il 93% delle aziende intervistate utilizza o preveda di utilizzare i container

Ruxit, divisione di Dynatrace, presenta i risultati della ricerca “Lo stato dei container e l’ecosistema Docker 2015”. Un’analisi che individua i principali aspetti che le organizzazioni devono affrontare nell’utilizzo dei container, compreso il monitoraggio delle prestazioni delle applicazioni in produzione, per realizzare implementazioni container di successo.

Condotta da O’Reilly Media in collaborazione con Ruxit, la ricerca fornisce una panoramica completa in termini di adozione, utilizzo e sfide che le tecnologie container come Docker comportano. Il sondaggio è stato condotto intervistando rappresentanti di 138 aziende che operano in diversi settori merceologici, tra cui software, consulenza, editoria e media, istruzione, servizi cloud, hardware, vendita al dettaglio, settore pubblico e altri.

La ricerca rivela che il 93% delle organizzazioni utilizza o ha in programma di adottare i container e che il 78% di queste ha già optato per la tecnologia Docker. Dal suo lancio, avvenuto nel 2013, oltre 800 milioni di container sono stati creati a partire dal servizio pubblico Docker Hub e questa tecnologia continua a catturare l’attenzione sia degli sviluppatori sia di chi si occupa delle operation.

L’utilizzo dei container ha, quindi, raggiunto livelli altissimi: un mercato maturo nel quale emergono sempre più alcuni ostacoli da superare per poter raggiungere il successo nelle implementazioni. Gli intervistati hanno individuato i principali nell’orchestrazione, che richiede soluzioni affidabili e pronte per la produzione (56%), nel monitoraggio delle prestazioni (46%) e nell’automazione (40%). Tutti questi aspetti sono estremamente critici perché gli ambienti container sono altamente dinamici e pongono sfide uniche dal punto di vista della gestione e del monitoraggio delle loro prestazioni.

“È fondamentale monitorare non solo il container, ma capire anche quali sono le prestazioni dei micro-service e delle applicazioni eseguite al suo interno”, spiega Bernd Greifeneder, CTO di Ruxit. “La ricerca ha mostrato come monitorare le prestazioni delle applicazioni e la scalabilità sia fondamentale per il successo della tecnologia container e oltre la metà delle aziende che ha in programma una distribuzione container nei prossimi 6-12 mesi ha intenzione di fare proprio questo durante la produzione. Ruxit si adatta perfettamente al monitoraggio in produzione delle prestazioni delle applicazioni containerizzate, per questo non avremmo potuto essere in una posizione migliore”.

La ricerca sui container conferma l’esigenza di questo mercato di soluzioni pronte per la produzione stabili e integrate, in grado di affrontare le sfide principali che i container pongono. Ruxit è l’unica soluzione per il monitoraggio delle prestazioni delle applicazioni in esecuzione all’interno dei container senza installare un agent su ogni container . Consente infatti alle organizzazioni di installare un solo agent per host (che può comprendere molti container) garantendo livelli di scalabilità e semplicità di installazione senza precedenti.

Survey Infographic

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SUSE porta Docker a un nuovo livello su SUSE Linux Enterprise Server https://www.datamanager.it/2015/06/suse-porta-docker-a-un-nuovo-livello-su-suse-linux-enterprise-server/ Tue, 30 Jun 2015 17:00:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79717 La soluzione open source Docker automatizza la distribuzione delle applicazioni sui sistemi Linux migliorando l’efficienza SUSE ha annunciato importanti miglioramenti al set di strumenti dei suoi container, abbracciando Docker come componente fondamentale di SUSE Linux Enterprise Server. SUSE ora supporta interamente Docker negli ambienti di produzione e ha aggiunto un’opzione per i clienti che consente […]

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La soluzione open source Docker automatizza la distribuzione delle applicazioni sui sistemi Linux migliorando l’efficienza

SUSE ha annunciato importanti miglioramenti al set di strumenti dei suoi container, abbracciando Docker come componente fondamentale di SUSE Linux Enterprise Server. SUSE ora supporta interamente Docker negli ambienti di produzione e ha aggiunto un’opzione per i clienti che consente di creare localmente un registro privato per ospitare le immagini dei container in un ambiente sicuro e controllato. Questi miglioramenti rafforzano ulteriormente il ruolo di Docker come strumento per la distribuzione di applicazioni, che aiuta i clienti a migliorare sensibilmente l’efficienza operativa.

“L’avvento della virtualizzazione ha ridotto il tempo necessario per l’attivazione di un server da poche ore a pochi minuti; i container e Docker hanno ridotto ulteriormente tale tempo a pochi secondi,” afferma Gianni Sambiasi, Sales Manager di SUSE Italia. “SUSE è impegnata da tempo nello sviluppo di una tecnologia di distribuzione delle applicazioni nei container leggera ed efficiente, che ha visto l’introduzione di Docker in SUSE Linux Enterprise Server 12 l’anno scorso e il nostro supporto continuo per i container Linux in SUSE Linux Enterprise Server 11 negli anni precedenti. Questo è un altro esempio dell’impegno di SUSE nel fornire tecnologie innovative ai clienti.

Interamente supportata come parte di SUSE Linux Enterprise Server 12, la soluzione Docker di SUSE ideale per le aziende migliora l’efficienza operativa ed è accompagnata da strumenti facili da usare che consentono di creare, distribuire e gestire i container.

SUSE fornisce immagini predefinite provenienti da un’origine verificata e attendibile. Inoltre, i clienti possono creare localmente un registro protetto dal firewall aziendale, che riduce al minimo l’esposizione ad attacchi dannosi e consente di controllare meglio la proprietà intellettuale. Portus, uno strumento di autorizzazione front-end open source per un registro Docker creato localmente, aumenta la sicurezza e la produttività degli utenti.

Come parti integranti di SUSE Linux Enterprise Server, Docker e i container offrono ulteriori opzioni di virtualizzazione per migliorare l’efficienza operativa. SUSE Linux Enterprise Server include gli hypervisor Xen e KVM ed è il sistema operativo guest ideale per gli ambienti virtuali e cloud. Con l’aggiunta di Docker i clienti possono creare, spedire ed eseguire applicazioni containerizzate su SUSE Linux Enterprise Server in ambienti fisici, virtuali o cloud.

L’efficiente framework di gestione YaST fornisce una semplice panoramica delle immagini Docker disponibili e consente ai clienti di gestire e controllare facilmente i container Docker. Inoltre, lo strumento di creazione delle immagini KIWI è stato ampliato per supportare il formato di creazione delle immagini Docker.

Thomas Brottrager, Responsabile IT presso l’azienda manifatturiera STIA Holzindustrie GmbH, afferma: “Con lo strumento Docker incluso in SUSE Linux Enterprise Server abbiamo potuto ridurre il numero delle macchine virtuali necessarie per la gestione nel nostro ambiente di sviluppo. Ciò ci ha consentito di ottenere notevoli risparmi nell’amministrazione del sistema.”

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CA Technologies ha integrato CA Release Automation con la piattaforma di software container Docker https://www.datamanager.it/2015/05/ca-technologies-ha-integrato-ca-release-automation-con-la-piattaforma-di-software-container-docker/ Thu, 21 May 2015 17:00:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75236 CA Technologies ha annunciato l’integrazione della soluzione CA Release Automation con la piattaforma Docker, che consente alle aziende di realizzare una “continuous delivery” tramite appositi ambienti applicativi virtuali (i cosiddetti “container”) e immagini. Docker è una piattaforma open source con cui sviluppatori e amministratori di sistema possono compilare, rilasciare e gestire applicazioni distribuite. L’impiego dei […]

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CA Technologies ha annunciato l’integrazione della soluzione CA Release Automation con la piattaforma Docker, che consente alle aziende di realizzare una “continuous delivery” tramite appositi ambienti applicativi virtuali (i cosiddetti “container”) e immagini.

Docker è una piattaforma open source con cui sviluppatori e amministratori di sistema possono compilare, rilasciare e gestire applicazioni distribuite. L’impiego dei container consente di realizzare applicativi con i componenti disponibili, eliminando i vincoli e le barriere fra ambienti di sviluppo, QA e produzione.

Elemento cruciale per affrontare le sfide del DevOps, CA Release Automation aiuta a migliorare la qualità di applicazioni e release, nonché ad accelerare i cicli di rilascio tramite un deployment automatizzato e standardizzato delle applicazioni durante tutto il ciclo di sviluppo del software (SDLC). I clienti hanno riscontrato riduzioni significative dei processi di release (da settimane a minuti), con un aumento della qualità reso possibile da un approccio di rilascio delle applicazioni più automatizzato e uniforme.

“Oggi le applicazioni rappresentano per le aziende un importante vantaggio competitivo, perciò tutti devono riuscire a realizzare più rapidamente nuovi applicativi o aggiornare gli esistenti con nuove funzionalità”, ha dichiarato David Cramer, Vice President della divisione Application Delivery Product Management di CA Technologies. “Pur esistendo già da un po’ di tempo, la tecnologia dei container sta suscitando una crescente attenzione proprio grazie alla diffusione del DevOps. Questa integrazione consente ai clienti di orchestrare e automatizzare l’intero ciclo di SDLC, usufruendo dei flussi di Build, Test & Deployment basati sulla piattaforma Docker”.

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