Easynet – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:41:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Easynet – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Interoute riceve il via libera all’acquisizione di Easynet https://www.datamanager.it/2015/11/interoute-riceve-il-via-libera-allacquisizione-di-easynet/ Thu, 05 Nov 2015 17:30:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87605 Il completamento dell’acquisizione permette a Interoute di espandere scalabilità e portata globale Interoute annuncia il completamento dell’acquisizione del provider europeo di servizi gestiti Easynet, un’operazione del valore di 402 milioni di sterline. Il Competition and Markets Authority (CMA), l’equivalente britannico dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha autorizzato ufficialmente l’acquisizione in data 3 novembre, dando […]

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Il completamento dell’acquisizione permette a Interoute di espandere scalabilità e portata globale

Interoute annuncia il completamento dell’acquisizione del provider europeo di servizi gestiti Easynet, un’operazione del valore di 402 milioni di sterline. Il Competition and Markets Authority (CMA), l’equivalente britannico dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha autorizzato ufficialmente l’acquisizione in data 3 novembre, dando il via libera alla fase finale del processo.

Con questa acquisizione, Interoute vede quasi raddoppiare dimensioni e portata dei propri servizi ICT aziendali (che rappresentano ora oltre il 70% del business complessivo del gruppo). Sulla base dei valori attualmente disponibili, a conclusione dell’acquisizione il fatturato globale di Interoute degli ultimi dodici mesi, chiuso al 30 giugno 2015, avrebbe superato i 700 milioni di euro.

L’acquisizione consentirà ai clienti del gruppo nato da questa fusione di accedere alla suite completa di prodotti e servizi di entrambe le aziende. Oltre all’estensione di prodotti e servizi, l’acquisizione amplierà le skill e le competenze a disposizione dei clienti attuali e dei futuri prospect di entrambe le aziende, in tutto il mondo.

In futuro, il nuovo gruppo opererà con il marchio di Interoute. Fino al completamento dell’acquisizione, Easynet continuerà ad operare con il proprio marchio e verrà presentata come “Easynet, una società proprietà di Interoute”. Nell’attesa del completamento delle procedure di integrazione, entrambe le aziende lavoreranno in stretta cooperazione.

Gareth Williams, CEO di Interoute, ha affermato: “Il completamento dell’acquisizione rappresenta un ulteriore passo in avanti e ci avvicina al nostro obiettivo di diventare il più importante provider ICT indipendente in Europa. Aggiungendo scalabilità, competenze e servizi al gruppo nato da questa fusione, siamo in grado di offrire dei vantaggi significativi ai nostri clienti e ai futuri prospect, sia nazionali sia internazionali.”

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Interoute raggiunge un accordo per l’acquisizione di EasyNet https://www.datamanager.it/2015/09/interoute-raggiunge-un-accordo-per-lacquisizione-di-easynet/ Wed, 09 Sep 2015 12:54:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82968 Questa acquisizione amplierà la piattaforma di networked cloud e i servizi di comunicazione di Interoute a favore di imprese nazionali e multinazionali di tutto il mondo  Interoute, l’operatore proprietario del più grande network e piattaforma di servizi cloud in Europa, annuncia di aver stipulato un accordo, soggetto al verificarsi di determinate condizioni di chiusura, per […]

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Questa acquisizione amplierà la piattaforma di networked cloud e i servizi di comunicazione di Interoute a favore di imprese nazionali e multinazionali di tutto il mondo 

Interoute, l’operatore proprietario del più grande network e piattaforma di servizi cloud in Europa, annuncia di aver stipulato un accordo, soggetto al verificarsi di determinate condizioni di chiusura, per l’acquisizione del provider europeo di servizi gestiti Easynet. L’enteprise value di Easynet è fissato in 402 milioni di sterline. Sulla base dei valori attualmente disponibili, a conclusione dell’acquisizione il fatturato globale di Interoute degli ultimi dodici mesi, chiuso al 30 giugno 2015, avrebbe superato i 700 milioni di euro.

L’acquisizione consentirà ai clienti del gruppo nato da questa fusione – imprese, istituzioni governative e service provider – di accedere alla suite completa di prodotti e servizi di entrambe le aziende. Oltre all’ampliamento di prodotti e servizi, l’acquisizione amplierà le skill e le competenze a disposizione dei clienti attuali e dei futuri prospect di entrambe le aziende, in tutto il mondo.

Interoute si è recentemente posizionato tra i “Leader” all’interno del Cloud- Enabled Managed Hosting Magic Quadrant di Gartner.

Interoute offre una vasta gamma di servizi di Unified Connectivity, Computing e Communications ad aziende nazionali e multinazionali, come ad esempio UEFA, Agenzia spaziale europea, SCA e Saxo Bank, a operatori globali di telecomunicazioni e a provider di contenuti online. Easynet ha una base notevole di clienti che comprende aziende internazionali ed enti del settore pubblico, oltre a clienti nazionali.

Gareth Williams, CEO di Interoute, ha affermato: “È un momento entusiasmante per Interoute e i nostri clienti, perché stiamo creando un provider di servizi ICT indipendente e leader in Europa. Questo annuncio rappresenta un ulteriore passo nella nostra strategia di acquisizione e ci avvicina sempre più al nostro obiettivo di diventare il primo provider in Europa per lo sviluppo dell’economia digitale”.

Mark Thompson, CEO di Easynet, ha commentato: “Credo che quest’acquisizione porterà grandi benefici sia ai clienti di Interoute che di Easynet. Le due aziende possono offrire una scelta più ampia di opzioni di connettività, oltre ad un portfolio allargato di prodotti e servizi, e l’acquisizione potenzierà ulteriormente la posizione di leadership nel mercato del cloud hosting in Europa.”

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Easynet espande l’accesso all’hybrid cloud in Asia e USA https://www.datamanager.it/2015/05/easynet-espande-laccesso-allhybrid-cloud-in-asia-e-usa/ Sat, 23 May 2015 09:00:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75232 Easynet annuncia l’espansione della soluzione Easynet Enterprise Cloud in Asia e USA, per offrire ai propri clienti una migliore scelta e flessibilità, in risposta alle loro richieste di conformità normativa e di prestazioni, così come la possibilità di servirsi da un singolo fornitore. Fornendo molti clienti che hanno una presenza globale, Easynet espande il suo […]

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Easynet annuncia l’espansione della soluzione Easynet Enterprise Cloud in Asia e USA, per offrire ai propri clienti una migliore scelta e flessibilità, in risposta alle loro richieste di conformità normativa e di prestazioni, così come la possibilità di servirsi da un singolo fornitore.

Fornendo molti clienti che hanno una presenza globale, Easynet espande il suo Enterprise Cloud con nuove piattaforme a Washington, Singapore e Sydney, per garantire migliori performance, bassa latenza e conformità, dal momento che le aziende possono decidere dove sono conservati i loro dati e dove sono supportati. La disponibilità dell’hosting locale delle applicazioni si traduce in migliori prestazioni, provisioning più rapido e, grazie all’ampio portfolio Easynet, una gamma completa di soluzioni per specifiche necessità.

Una recente ricerca indipendente commissionata da Easynet ha mostrato che le aziende stanno gradualmente adottando soluzioni hybrid cloud, e in particolare quelle che usano un integratore che permetta loro di implementare nuove tecnologie senza upgrade costosi. In risposta alle esigenze dei propri clienti, Easynet offre un’unica soluzione totalmente integrata che è ibrida per definizione.

Philip Grannum, Managing Director of Cloud, Hosting & UC Services di Easynet afferma, “Con la continua adozione delle Unified Communication da parte delle aziende sulle loro piattaforme cloud, è diventato ormai di primaria importanza offrire bassa latenza, che può essere migliorata grazie all’hosting locale.”

“A differenza di altri servizi come la telefonia tradizionale, le Comunicazioni Unificate sono un servizio che richiede un singolo fornitore. Stiamo rispondendo a quei mercati che hanno bisogno di una soluzione flessibile e scalabile, con i livelli di supporto a cui i nostri clienti sono abituati.” spiega Grannum. “Offriamo possibilità di scelta e trasparenza così che i nostri clienti possano selezionare l’infrastruttura adatta alle loro applicazioni e necessità di business, così come il livello di servizio desiderato – ovunque essi siano.”

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Easynet Italia inizia il 2015 con un nuovo Country Manager https://www.datamanager.it/2015/02/easynet-italia-inizia-2015-country-manager/ Sat, 14 Feb 2015 14:00:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69600 La società ha completato il suo processo di trasformazione e rafforza il team italiano Il fornitore internazionale di servizi gestiti di rete, cloud e video collaboration annuncia la nomina di Emmanuel Becker in qualità di Country Manager per l’Italia. Emmanuel è entrato in Easynet nel febbraio 2014, assumendo inizialmente la responsabilità del reparto Sales and […]

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La società ha completato il suo processo di trasformazione e rafforza il team italiano
Il fornitore internazionale di servizi gestiti di rete, cloud e video collaboration annuncia la nomina di Emmanuel Becker in qualità di Country Manager per l’Italia. Emmanuel è entrato in Easynet nel febbraio 2014, assumendo inizialmente la responsabilità del reparto Sales and Marketing, con un focus particolare sullo sviluppo del business. Precedentemente ha ricoperto il ruolo di Managing Director in Vocalcom e in eServGlobal. All’interno del team Sud Europa di Easynet, Emmanuel riporterà a Christophe Verdenne, Managing Director Southern Europe.

La società ha compiuto un processo di trasformazione iniziato con la fusione con MDNX nel dicembre 2013, che ha portato un ampliamento dell’offerta dei servizi di rete, cloud e unified communication. In Italia, la nomina di Emmanuel alla guida della country ha portato anche alla riorganizzazione e al rafforzamento del team di vendita.

“È con grande piacere che assumo questo nuovo incarico”, dichiara Emmanuel Becker. “La mia priorità principale è quella di consolidare il posizionamento di Easynet nel mercato e rafforzare le iniziative che promuovono la crescita del business nel nostro paese. C’è un grande potenziale per una società come Easynet rinomata per essere un’organizzazione innovativa, flessibile e orientata al cliente.”

“La nomina di Emmanuel alla guida di Easynet Italia costituisce un impulso importante per lo sviluppo del business” commenta Christophe Verdenne. “Grazie ai suoi importanti trascorsi in ambiti internazionali, con una significativa esperienza nelle vendite e nel general management, Emmanuel contribuirà alla crescita della società nel mercato italiano”.

“Il recente ampliamento del portafoglio di servizi cloud e unified communication dimostra il costante impegno di Easynet nell’innovare la propria offerta e incontrare le esigenze dei propri clienti”. Conclude Becker, “Impegno ripagato con l’acquisizione di nuovi importanti clienti in diversi settori di mercato”.

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Easynet semplifica la sicurezza con una nuova offerta di servizi https://www.datamanager.it/2014/11/easynet-semplifica-sicurezza-nuova-offerta-servizi/ Sun, 02 Nov 2014 11:00:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64048 Le minacce interne ed esterne alle organizzazioni e ai loro sistemi stanno crescendo in frequenza, intensità e impatto. Per aiutare le imprese ad attenuare questi rischi, Easynet presenta una nuova e completa gamma di servizi di firewall gestiti di nuova generazione Tali servizi, implementati in collaborazione con Palo Alto Networks, proteggono le aziende e i […]

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Le minacce interne ed esterne alle organizzazioni e ai loro sistemi stanno crescendo in frequenza, intensità e impatto. Per aiutare le imprese ad attenuare questi rischi, Easynet presenta una nuova e completa gamma di servizi di firewall gestiti di nuova generazione

Tali servizi, implementati in collaborazione con Palo Alto Networks, proteggono le aziende e i loro dati, operando a livello applicativo per fornire una sicurezza più granulare. Come parte del suo portafoglio, Easynet lancia ‘vSIG’, il nuovo servizio di firewall gestiti cloud-based, completamente resiliente, basato sulla competenza di Easynet nel fornire soluzioni professionali di sicurezza e cloud.

Ideale per le organizzazioni globali che adottano il mobile working, o per quelle aziende che migrano i dati in un ambiente cloud, la gamma di servizi firewall Easynet garantisce la sicurezza aziendale a prescindere dal dispositivo utilizzato e dalla posizione dell’utente, con l’agilità necessaria ad adattarsi alle mutevoli necessità legate alla crescita dal business.

I firewall rete-centrici tradizionali non sono application- o threat-aware, e hanno bisogno di un’implementazione complessa di vari hardware, software, regole, policy e sistemi di gestione. Al contrario, Easynet offre un’unica piattaforma di sicurezza totalmente integrata con sistema di reporting consolidato.

La nuova gamma di prodotti – che include servizi di firewall virtuali, accesso remoto alla VPN, data filtering, URL filtering, identificazione di malware e applicazioni e report a livello utente – interessa una varietà di minacce chiave per la sicurezza che potrebbero impattare le performance di un’organizzazione, inclusi i rischi della perdita dei dati e l’interruzione della business continuity causata da malware o guasti di sistema. Inoltre, fornendo completa visibilità sull’uso delle applicazioni e sulle performance, i servizi rispondono ai rischi causati dalla gestione inefficiente delle applicazioni così come l’alto consumo di banda e la produttività utente persa.

Christophe Verdenne, Managing Director Easynet Southern Europe, ha affermato, “Cinque anni fa, i responsabili di azienda perdevano il sonno per l’impatto che le economie travagliate avevano sulle loro operazioni. Adesso, invece, c’è un nuovo fantasma nell’ombra: solo nel Regno Unito, infatti, le aziende affrontano circa 1.190 minacce interne alla sicurezza ogni giorno. Aggiungiamo a questo le minacce esterne come virus, attacchi specifici alle applicazioni e phishing, ed è chiaro che le organizzazioni hanno bisogno di adottare misure di protezione per non mettere a rischio il loro business”.

Prosegue, “Insieme a Palo Alto Networks, Easynet elimina la complessità che spesso va di pari passo con i servizi di sicurezza, fornendo una singola piattaforma ad alte prestazioni con reporting dettagliato in real time e monitoraggio 24/7. I nostri clienti selezionano il servizio che meglio risponde alle esigenze di sicurezza delle loro organizzazioni e noi integriamo la piattaforma con i loro sistemi, che siano in un ambiente cloud, on-premise o ibrido”.

Mike Langley, Regional Vice President, Western Europe and South Africa di Palo Alto Networks afferma, “Organizzazioni di tutto il mondo si affidano a Palo Alto Networks per il livello di protezione, visibilità e automazione che i prodotti tradizionali non possono offrire. Insieme a Easynet, possiamo abilitare le applicazioni in modo sicuro, mantenere la produttività del business e offrire sistemi enterprise di rilevazione e prevenzione attraverso una sola piattaforma progettata a tale scopo.”

 

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L’evoluzione dell’IT ibrido al di là del cloud https://www.datamanager.it/news/l-evoluzione-dell-it-ibrido-al-di-l-del-cloud-56789.html Thu, 29 May 2014 14:00:51 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/levoluzione-dellit-ibrido-al-di-la-del-cloud/ Easynet suggerisce 9 punti essenziali che faranno ripensare ai CIO il modello da preferire Per anni le aziende hanno utilizzato l’IT ibrido in varie forme, per integrare diversi fornitori e diverse soluzioni e hanno dovuto dedicare team di lavoro interni per mettere insieme le varie tessere di questi puzzle, ma solo da poco devono affrontare […]

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Easynet suggerisce 9 punti essenziali che faranno ripensare ai CIO il modello da preferire

Per anni le aziende hanno utilizzato l’IT ibrido in varie forme, per integrare diversi fornitori e diverse soluzioni e hanno dovuto dedicare team di lavoro interni per mettere insieme le varie tessere di questi puzzle, ma solo da poco devono affrontare ambienti così complessi, costosi e difficili da gestire. Si trovano infatti a dover integrare l’IT tradizionale con le nuove tecnologie nate per favorire la crescita del business e soddisfare le esigenze degli utenti e dei nuovi modi di lavorare (collaboration, BYOD, cloud…). Per superare questo gap Easynet suggerisce di fare tesoro dell’esperienza passata e riconoscere i vantaggi dell’IT ibrido, che riduce la complessità e aumenta l’agilità del business, anche oltre le aspettative dei CIO.

“Si parla spesso dell’evoluzione dell’IT”, dice Paul Cragg, Chief Technology Officer di Easynet Global Services, “e della necessità di cercare modi innovativi per creare maggior valore per la propria organizzazione. Noi ci proponiamo di capire in che posizione e in che modo l’IT può offrire massimo valore al business”.

Secondo i principali analisti, l’IT ibrido sta diventando ‘la nuova normalità’. Si tratta, però, di un concetto che assume sfumature differenti per le diverse organizzazioni. Generalmente, ci si riferisce ad esso come ad un IT che integra diversi cloud da diversi fornitori. Può essere una combinazione di cloud privato e pubblico di un server locale e un servizio cloud, che offre i benefici del private cloud senza i costi proibitivi.

“L’IT ibrido è qualcosa che va oltre il cloud,” aggiunge Cragg. “Anche per i vantaggi che può offrire: si tratta di creare la migliore combinazione di reti, applicazioni e soluzioni cloud per soddisfare le esigenze di business attuali e future, mantenendo i costi ridotti.”

Alcuni tra i vantaggi significativi di questo approccio:

1. Soluzioni su misura per le esigenze specifiche di business: si tratta di un modello che integra diversi elementi per creare un IT olistico, disegnato sulle necessità della propria organizzazione in cui ogni singolo elemento lavora insieme agli altri in modo simbiotico.

2. A prova di futuro: è possibile non prendere in considerazione l’effetto dell’Internet of Things su alcuni business specifici, ma ancora per poco, con il rischio di dover cambiare totalmente l’impostazione in tempi brevi. Un approccio ibrido prende in considerazione l’interoperabilità futura.

3. Riduzione dei costi: oltre alla connessione a Internet, l’MPLS fornisce un’elevata ampiezza di banda a un costo inferiore.

4. Riduzione della complessità: l’IT ibrido elimina la necessità di gestire più servizi di diversi fornitori, in quanto riunisce i diversi prodotti e li integra.

5. Meno pressione sulla WAN: applicazioni cloud, mobilità e larghezza di banda stanno mettendo pressione sulla WAN, ma con l’IT ibrido, il traffico non critico viene istradato attraverso Internet, liberando la rete MPLS e, infine, migliorando l’esperienza dell’utente.

6. Una migliore esperienza di Unified Communications: grazie a una WAN meno congestionata, gli utenti possono sperimentare un significativo miglioramento della qualità della voce e del video.

7. Controllo efficace: il CIO può mantenere ancora il pieno controllo su determinate risorse e ha accesso alle analisi sulle attività della rete, contribuendo a raggiungere costantemente livelli di performance elevati.

8. Più sicurezza: le aziende devono trattare vari tipi di dati e applicazioni in modo diverso a seconda della loro sensibilità: un’azienda potrebbe preferire una connessione Internet per utilizzare Salesforce, e una connessione MPLS per accedere al cloud privato ospitato in un data center. Firewall on-premise e prodotti di sicurezza basati su cloud sono perfetti per mantenere la sicurezza di aziende con un accesso a Internet multisede.

9. Accesso più rapido al disaster recovery: soluzioni di disaster recovery basate su un cloud privato e accessibili anche da altri punti, favoriscono la massima tranquillità possibile.

“La chiave per il successo dell’IT ibrido,” aggiunge Cragg, “è trovare il partner/fornitore più adatto. Anche secondo i CIO nostri clienti, se un team IT deve gestire un processo che non possiede in toto, deve avere un rapporto con il fornitore/partner basato sulla fiducia e collaborazione.”

Proprio basandosi su forti relazioni con i clienti, Easynet ha implementato con successo reti ibride per molte organizzazioni globali, come Ambassador Theatre Group, Campofrio Food Group e Sibelco fornendo loro piattaforme gestite sicure, solide e flessibili per le future esigenze di crescita. Smart Application Assurance consente a queste organizzazioni l’identificazione intelligente delle problematiche, l’installazione delle applicazioni e il controllo dinamico delle applicazioni/servizi – il tutto supportato da consulenza continuativa e SMART Response entro 1 ora.

“Questa evoluzione dell’IT induce i CIO a ripensare alle strutture organizzative con uno sguardo aperto e anche creativo,” conclude Cragg. “Non succederà da un giorno all’altro, ma una volta affidatisi all’IT ibrido si ha la migliore combinazione di servizi e una funzione IT unica, olistica e ad alte prestazioni che aggiunge valore a un’organizzazione.”

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E-invoice e servizi bancari per l’impresa e la PA https://www.datamanager.it/rivista/e-invoice-e-servizi-bancari-l-impresa-e-la-pa-56301.html Thu, 22 May 2014 10:43:32 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/e-invoice-e-servizi-bancari-per-limpresa-e-la-pa/ Le tendenze, i principali risultati e l’evoluzione del CBI realizzato dal sistema bancario italiano che segna una grande innovazione nel rapporto banca-impresa in accoppiata con il recente trattamento della fattura elettronica  Le imprese più innovative, utilizzando le tecnologie ICT come fattore di cambiamento, hanno cominciato a scambiarsi beni e servizi online, gettando le fondamenta di […]

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Le tendenze, i principali risultati e l’evoluzione del CBI realizzato dal sistema bancario italiano che segna una grande innovazione nel rapporto banca-impresa in accoppiata con il recente trattamento della fattura elettronica

 
E-invoice e servizi bancari per l’impresa e la PALe imprese più innovative, utilizzando le tecnologie ICT come fattore di cambiamento, hanno cominciato a scambiarsi beni e servizi online, gettando le fondamenta di un nuovo scenario competitivo. Le piattaforme di online trading e di collaborazione, di acquisto e di vendita, si espandono in logica “win-win” con numerosi vantaggi: la gestione più efficace della supply and demand chain, l’aumento delle relazioni, l’offerta di prodotti e servizi integrati, la terziarizzazione delle attività non-core. Si stanno creando, così, autentiche “comunità economiche integrate online” o reti d’imprese, capaci di cooperare sinergicamente ed efficacemente, ciascuno con il proprio specifico ruolo, attraverso l’integrazione della logistica, dei rapporti con i fornitori e i clienti, dell’azione commerciale e della finanza. Questa tendenza sta cambiando, inevitabilmente e in maniera radicale, anche la relazione tra banca, impresa e pubblica amministrazione (PA) sia nel “business to business” (B2B) che nel “business to government” (B2G). Lo scambio elettronico tra impresa, banca e PA dei documenti del ciclo fatturazione-pagamento-riconciliazione, in combinazione con l’avvento della e-invoice europea (direttiva 2010/45/EU), è una delle tre priorità definite dall’Agenda Digitale Italiana. La fattura, in effetti, è il documento contabile che nei processi aziendali collega il ciclo amministrativo e contabile al ciclo finanziario (incassi, pagamenti, riconciliazioni e tesoreria) e la sua smaterializzazione diventa un passo fondamentale verso la digitalizzazione integrale dell’e-supply chain. L’aumento di produttività e la riduzione dei tempi di esecuzione dei processi legati al ciclo logistico e commerciale dovuti all’adozione della fattura elettronica possono costituire quindi un importantissimo fattore di competitività sia per le banche sia per le imprese.

Il servizio CBI

Il servizio CBI (Corporate Banking Interbancario) viene a trovarsi al centro della trasformazione e richiede il rapido adattamento delle strutture organizzative e informatiche. Liliana Fratini Passi è direttore generale del Consorzio CBI (www.cbi-org.eu) e si occupa della gestione dell’infrastruttura destinata al collegamento in ottica di interoperabilità a livello nazionale e internazionale per l’erogazione del servizio CBI. «Il valore del servizio di fatturazione elettronica CBI consiste proprio nel supportare l’integrazione completa dell’intera financial value chain, dalla tramitazione della fattura, alla generazione automatica dell’incasso/pagamento, alla relativa rendicontazione e riconciliazione automatica»  – spiega Fratini Passi. In effetti, le principali funzionalità CBI a supporto della financial value chain sono: l’invio/ricezione end-to-end della fattura elettronica, la richiesta di anticipo fatture, il bonifico a iniziativa del beneficiario, il bonifico XML SEPA e SEPA Direct Debit, l’esito e la rendicontazione strutturata.

Il circuito CBI, in coerenza con gli standard europei dell’European Payment Council (EPC), sta adottando lo standard UNIFI (ISO 20022) XML, sia nella tratta interbancaria sia nella tratta customer to bank, e gestisce, ove richiesta, la firma digitale tra le parti, garantendo le modalità di veicolazione dei servizi sottoscritti. Inoltre, si è adeguato alla SEPA (Single Euro Payments Area) l’Area unica per i pagamenti in euro, che offre già oggi ai residenti nella comunità europea la possibilità di effettuare pagamenti (SEPA credit transfer – SCT) e incassi (SEPA direct debit – SDD) a favore di controparti situate in qualsiasi paese dell’Eurozona. Il Consorzio CBI potrebbe – in prospettiva – offrire il servizio a tutte le organizzazioni della UE, decuplicando il mercato potenziale e facendo diventare il CBI un servizio europeo. L’opportunità è favorita anche dall’avvicinarsi della “SEPA end date”, pianificata per il primo agosto 2014, oltre la quale non saranno più ammessi gli strumenti nazionali. «Grazie all’innovazione dei servizi CBI – spiega ancora Fratini Passi – è possibile integrare e rendere efficienti i processi aziendali abilitando funzionalità di invio end-to-end delle fatture, attivazione della richiesta di pagamento e riconciliazione automatica tra informazioni commerciali e finanziarie».

I vantaggi in cifre

Il servizio di richiesta anticipo fatture e quello di bonifico a iniziativa del beneficiario, in particolare, sono stati registrati dal CBI nel “repository internazionale” ISO20022 e rappresentano pertanto dei benchmark per lo sviluppo dei medesimi da parte di altre comunità. «I vantaggi connessi alla fatturazione elettronica e all’integrazione del ciclo fatturazione-pagamento-riconciliazione sono rilevanti» – sottolinea ancora Fratini Passi. «I dati della Commissione europea (CE) e del Politecnico di Milano confermano che il costo medio per la gestione manuale di una fattura ammonta a una cifra compresa tra 30 e 80 euro, mentre il risparmio di costo ottenibile attraverso il processo elettronico varia dal 60% al 90%». Tali benefici sono confermati anche dall’Expert Group on e-invoicing della CE, i cui lavori, confluiti nel recente final report, affermano l’opportunità per le imprese di beneficiare di tempi di pagamento più brevi, di incorrere in minori errori e sostenere pertanto minori spese di stampa e di spedizione. A questo proposito, il direttore del Consorzio CBI ricorda che «l’adozione diffusa della fatturazione elettronica in Italia porterebbe a un beneficio potenziale, in termini di aumento di produttività, di 10 miliardi di euro – se le logiche della dematerializzazione fossero applicate alla sola fase di fatturazione – e di 60 miliardi di euro all’anno – se l’adozione fosse estesa all’intero ciclo ordine-pagamento». Si tratta di valori compresi tra l’1% e il 4% del PIL. L’adozione estesa della fatturazione elettronica avrebbe, inoltre, un impatto sulla PA molto significativo – prudenzialmente stimato in 3 miliardi di euro di benefici annui – e altrettanto significativa sarebbe la ricaduta potenziale sui fornitori della PA che potrebbero vedere ridotti i tempi di pagamento delle fatture.

Ottimizzare i processi

Il servizio CBI permette già oggi all’impresa di ottimizzare l’intera catena commerciale-finanziaria, affiancando ai servizi di incasso, di pagamento e informativi, ulteriori servizi di gestione documentale, garantendo quindi la piena interoperabilità tra i formati adottati dalle diverse comunità finanziarie internazionali. L’infrastruttura tecnico-normativa e gli standard di scambio CBI garantiscono l’interoperabilità tra imprese ed enti, nonché una costante spinta evolutiva verso l’innovazione nel mercato dei servizi di pagamento e di gestione documentale. «Il Consorzio CBI è da sempre pronto a investigare e monitorare il mercato dei servizi finanziari – dice Fratini Passi – con l’obiettivo di ridurre per i consorziati il costo del layer cooperativo, (architettura/rete) e dell’offerta dei servizi alle imprese con la definizione di standard, protocolli e livelli di servizio a supporto dell’interoperabilità finanziaria». 

B2G, e-invoice E PA

L’innovazione e-invoice sta investendo anche la PA. Lo spiega sinteticamente Attilio Serrone, amministratore delegato del Consorzio Triveneto, società del gruppo Bassilichi (www.constriv.it). «Come il direttore Fratini Passi sa bene, il Consorzio CBI ha avviato sin dal 2007 una collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e SOGEI (www.sogei.it), partecipando ai lavori finalizzati all’utilizzo della fatturazione elettronica verso gli enti della PA». Lo scopo è stato quello di semplificare il procedimento di fatturazione e registrazione delle operazioni imponibili. La legge 24 dicembre 2007 n. 244 (legge finanziaria 2008) prevede che l’emissione, la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni dello Stato avvenga esclusivamente in forma elettronica. Per dare piena attuazione a tale obbligo, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato un primo decreto nel corso del 2008, che ha individuato in SOGEI il gestore di un Sistema di interscambio (SDI), deputato alla veicolazione delle fatture elettroniche verso le PA. «Con il secondo decreto, emanato il 3 aprile 2013 (decreto interministeriale n. 55/2013), sono stati definiti poi il formato e il contenuto informativo delle fatture elettroniche destinate al SDI – spiega Serrone – e anche le regole tecniche relative alle modalità di emissione, trasmissione e ricevimento delle stesse attraverso il SDI». L’aspetto fondamentale del modello risiede nell’obbligatorietà di apporre sul documento informatico un riferimento temporale e di firmare il documento stesso elettronicamente tramite un certificato di firma elettronica qualificata o digitale. La firma deve essere inoltre apposta da chi emette il documento direttamente tramite un applicativo aziendale o dal front-end fornito dalla “banca proponente”. «Alla luce di ciò – conclude Serrone – la banca potrà e dovrà giocare, quindi, un ruolo da protagonista nel veicolare verso la propria clientela corporate questa nuova offerta di servizio, resa possibile dalle funzioni innovative abilitate dal CBI». Il Consorzio CBI, in effetti, ha reso disponibile dal 6 dicembre dello scorso anno la funzione “fattura PA”, che permetterà l’invio di fatture elettroniche per conto delle proprie aziende creditrici e la ricezione per conto delle PA debitrici. In accordo con il decreto 55/2013, ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza – a partire dal 6 giugno di quest’anno, ma l’obbligo scatterà anche per le PA locali dal 6 giugno 2015 – non potranno più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Dal punto di vista operativo, il decreto dispone che le amministrazioni identifichino gli uffici per la ricezione delle fatture elettroniche attraverso l’Indice delle PA (IPA) che assegna all’ufficio competente il codice identificativo univoco necessario in fase di trasmissione e ricezione della fattura elettronica. Le nuove regole tecniche in materia di conservazione introducono nuovi importanti standard a cui adeguarsi e completano il quadro normativo e tecnico indispensabile per la concreta realizzazione. 

I nuovi servizi bancari

La modalità elettronica facilita sia l’archiviazione (e ricerca) sia lo scambio e la riconciliazione, rendendo potenzialmente automatica l’intera catena commerciale, logistica e finanziaria indispensabile per accompagnare il cambiamento digitale che dà origine ad altri servizi online più tipicamente finanziari (quali per esempio: l’anticipo su fattura, il pagamento e riconciliazione, l’archiviazione, la gestione delle dispute, i crediti documentari…). In questo nuovo contesto – probabilmente – la banca sarà chiamata a fornire un supporto “esperto” all’azienda e potrebbe essere coinvolta nella scelta e nella fornitura di strumenti per il trattamento dell’intero contesto amministrativo e contabile. Gli strumenti – già oggi – si integrano nella architettura CBI costituendo un plus rilevante nell’offerta di servizio e nella fidelizzazione della clientela, permettendo una forte riduzione dei costi amministrativi. In particolare, i processi presenti nel CBI, consentono alla banca forme di smobilizzo flessibili e sicure del capitale circolante, valorizzando servizi tradizionali come l’anticipo fattura e fornendo al mercato ulteriori funzioni quali la conservazione sostitutiva a norma della documentazione contabile. La banca può, quindi, offrire online una serie di servizi finanziari tipici come il leasing, il factoring, lettere di credito, servizi di gestione tesoreria, il cui valore aumenta proprio nel momento in cui vengono integrati e correlati alla gestione del ciclo logistico, commerciale e finanziario. In realtà, l’evoluzione completa lascia intravedere diverse opportunità in prospettiva e anche un importante scenario di competizione. Infatti, emerge per l’impresa la necessità di trovare un intermediario affidabile, in grado di assicurare la qualità delle informazioni, l’autenticità della controparte e la sicurezza del processo. Per garantire la funzionalità e la trasparenza, è indispensabile il ruolo del coordinatore e regolatore del mercato in grado di offrire garanzie di trasparenza, affidabilità e serietà. Nella ridefinizione dei propri modelli di business, l’istituzione finanziaria ha la possibilità di sfruttare al meglio la profonda conoscenza dei settori industriali che, talvolta, sono stati sviluppati grazie alle attività bancarie tradizionali. Inoltre, la struttura tipica del tessuto produttivo italiano, caratterizzato da molte piccole e medie imprese focalizzate su specifiche nicchie di mercato, implica proprio la necessità di una figura che coordini le relazioni, che goda di particolare fiducia e che sia in grado di gestire tutti gli aspetti del rapporto economico-logistico-finanziario.

Il rapporto banca e impresa

Il rapporto tra banca e impresa dovrà essere sempre più ispirato al consolidamento delle attività di corporate lending, corporate finance e cash management. Pertanto, la capacità di creare valore per le imprese sarà funzionale alla capacità di trasferire valore alla banca. L’attuazione di ciò prefigura l’avvento di un modo nuovo di fare credito: questo non viene più concesso “prima”, attraverso la classica pratica di fido, ma nel momento esatto in cui serve e viene utilizzato, realizzando così una sorta di “finanziamento progressivo e real-time (o just in time), controllato e con garanzia nell’assunzione e gestione del rischio, che porta enormi vantaggi per tutti. «Alcuni istituti bancari hanno individuato in ARXivar una delle tecnologie più strategiche per i nuovi servizi» – commenta Alberto Carrai, direttore commerciale di Able Tech (www.arxivar.it). «In particolare, nella gamma dei servizi B2B offerti da alcuni nostri clienti, è stato inserito l’importante servizio “invoice & payment automation”. Tramite questo servizio, il cliente affida la trasmissione telematica del documento all’istituto che contestualmente si occuperà anche di tutto il processo di transazioni verso il destinatario, certificando l’invio e conservando il dossier in forma sostitutiva». Inoltre, grazie all’integrazione con IX (ARXivar Invoice Xchange), questo servizio è già compliant con gli obblighi normativi di trasmissione verso la PA, divenendo per l’istituto una soluzione che permette di abbassare il livello di “rischio” dell’operazione sia per la banca sia per il cliente. Strategicamente la banca non è più solo il fornitore di servizi finanziari ma diventa un partner cui affidare l’intero ciclo di invio, trasmissione, ricezione e conservazione delle proprie fatture, innescando un ciclo virtuoso, che permetterà all’azienda di ottenere in tempi più rapidi il proprio credito dalla banca e soprattutto permetterà di ridurre al minimo sprechi e inefficienze del processo di acquisto e rendicontazione delle spese.

Gli fa eco Roberto De Flumeri, presales manager BU CFO di Gruppo Formula (www.formula.it). «Molto probabilmente le imprese ridurranno il numero di banche cui si appoggiano in base alla qualità dei servizi offerti. Quindi, servizi aggiuntivi come l’anticipo fattura elettronico e il business process outsourcing (BPO) non sono un complemento dell’offerta ma il valore aggiunto da dare ai servizi di pagamento e riconciliazione automatica delle fatture». Ad oggi solo l’1% delle banche permette la richiesta e l’esito dell’anticipo fattura, il 6% è in grado di fornire rendicontazione XML e il 2% ha il ruolo di gateway nel marketplace. «Per contro – prosegue De Flumeri – le soluzioni di tesoreria e credito che proponiamo gestiscono già i camt53 e camt54, oltre alla web signature e, conoscendo il mondo delle imprese, non è sufficiente il solo XML, ma web-services, architetture SOA e piattaforme integrate con i sistemi di enterprise resource planning». In attesa di queste novità, Gruppo Formula ha già portato nelle soluzioni di gestione della tesoreria e di credit risk management, le tecnologie necessarie e gli standard per consentire la gestione di una vera e propria financial value chain. «Poco tempo fa – conclude De Flumeri – un nostro cliente che ha attivato un progetto di compliance SEPA ha anche attivato il servizio offerto da MyBank. Tale servizio ha molti plus: dai pagamenti, alla gestione degli e-mandate e può essere visto anche come nuovo processo aziendale di credit risk management. Altri clienti della soluzione Sage FRP Treasury che proponiamo, all’estero hanno già avviato progetti di riconciliazione elettronica, di BPO e di 3Skey».

Nuove opportunità di business

«Occorre proporre alle banche tecnologie e soluzioni che permettano di dematerializzare i processi operativi e di generare, al contempo, nuove opportunità di business» – afferma Pierpaolo Benintende, responsabile marketing & business development di InfoCert (www.infocert.it). Con le soluzioni InfoCert, gli istituti possono consentire di sottoscrivere il contratto di acquisto firmandolo direttamente in digitale oppure usare nuovi servizi connessi all’obbligo di fatturazione elettronica verso la PA. Con la piattaforma InfoCert, la banca può proporsi alle imprese-clienti quale intermediaria per l’attività di fatturazione. «Alla clientela, la banca garantisce non solo il corretto adempimento al nuovo obbligo normativo – continua Benintende –  ma permette di incrementare l’efficienza in termini di velocità d’esecuzione e contenimento dei costi». Inoltre, è nota la possibile integrazione nativa di servizi come firma digitale, PEC, fatturazione elettronica, conservazione a norma. «Le banche possono generare ulteriori benefici per i propri clienti corporate, mettendo loro a disposizione un trusted workspace dove far affluire i propri documenti, archiviarli, sottoscriverli o inviarli mediante posta certificata. Innalzando così il livello dei servizi e la qualità della relazione con i clienti» – conclude Benintende.

«L’e-invoicing velocizza i tempi di riconciliazione delle fatture, consente di tracciare i processi e di eliminare le attività manuali a basso valore aggiunto» – sottolinea Virgilio Arciero, head of OSB line of business di Ricoh Italia (www.ricoh.it). In effetti, secondo l’ultimo Rapporto ABI Lab 2014, al primo posto della top ten delle priorità di investimento è posta la dematerializzazione dei documenti che si accompagna spesso alla reingegnerizzazione/automazione dei processi interni. Ma in che modo gestire il passaggio dal cartaceo al digitale? «Secondo Ricoh – risponde Arciero – questo passaggio non può avvenire dall’oggi al domani, ma richiede diversi step strutturati per i quali risulta fondamentale considerare l’intero processo di fatturazione e di pagamento elettronico associato e non semplicemente l’output finale». Una possibilità interessante per le aziende è – per esempio – il servizio di e-invoicing di Ricoh, che consente di cogliere i benefici citati e libera l’azienda dalla gestione dell’infrastruttura tecnologica perché viene erogato su piattaforma cloud computing.

Conclusioni

Le banche e le imprese sembrano aver imboccato la strada giusta per superare una sfida importante sulla via della modernizzazione. L’obiettivo è di cementare interessi comuni, arricchendo il tradizionale rapporto tra banca e impresa con iniziative come quelle del CBI e della sua evoluzione verso la e-invoice e i nuovi servizi finanziari online.  È chiaro – però – che tutto ciò richiede uno sforzo notevole di innovazione e di coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partners con cui costituire alleanze. Nel nuovo scenario competitivo, il vantaggio fondamentale è costituito dalla capacità di utilizzare la tecnologia ICT e l’innovazione per sviluppare un più elevato valore aggiunto, ripensando i processi. In conclusione, si può dire che lo spazio per l’applicazione delle nuove tecnologie in quest’area è oggi molto più ampio di ieri.

Corporate Banking Interbancario

Il Corporate Banking Interbancario (www.cbi-org.eu), noto come CBI, è un servizio bancario telematico che consente a due soggetti economici (aziende o PA) di lavorare tra di loro, tramite i propri computer, avvalendosi dei servizi di tutte le banche con le quali intrattengono rapporti. Realizzato con il coordinamento dell’ABI, si propone di garantire alla clientela imprenditoriale adeguati livelli di servizio, anche attraverso il controllo del rispetto delle regole. In particolare, il CBI: centralizza i rapporti di un’impresa verso l’intero settore bancario, in un unico punto; fornisce una vasta gamma di funzioni finanziarie, informative e commerciali; utilizza sempre lo stesso standard di comunicazione; fornisce un servizio basato sulla cooperazione delle banche, senza ridurre gli spazi competitivi. I servizi CBI offerti dalle banche vengono veicolati tramite una infrastruttura governata dal Consorzio CBI. La rete CBI connette circa 670 istituti finanziari e oltre 920mila imprese private e della PA in ottica end-to-end, abilitando una serie di servizi innovativi compliant con gli standard internazionali, afferenti non solo all’area di gestione del pagamento/incasso (SEPA compliant), ma anche all’area di gestione documentale, di rendicontazione e riconciliazione.

Obbligo di fatturazione elettronica per i fornitori della PA?

La risposta semplice di SB Italia con inviofatturePA.it

Dal 6 giugno 2014, agenzie fiscali, enti di previdenza e ministeri non potranno più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. E a seguire, entro il 2015, anche tutte le altre amministrazioni dovranno adeguarsi ai nuovi obblighi normativi. La disposizione impone a tutti i fornitori della pubblica amministrazione a emettere le fatture esclusivamente in formato digitale XML, unico accettato dal Sistema di Interscambio e garantito dalla firma elettronica qualificata. «Adeguarsi alla nuova normativa diventa semplice se ci si affida ai servizi di uno specialista» – spiega Massimo Missaglia, amministratore delegato di SB Italia (www.sbiitalia.com).

«Per questo, abbiamo lanciato inviofatturePA.it, un insieme di servizi basati sulla nostra piattaforma di document management Docsweb, già utilizzata da migliaia di utenti. I servizi inviofatturePA.it, che si integrano con tutti i sistemi informatici aziendali, risolvono in modo diversificato e specifico le diverse esigenze delle aziende che lavorano con la pubblica amministrazione: dal piccolo artigiano che emette poche fatture all’anno, fino alla grande azienda con flussi importanti e continui. SB Italia può gestire nei diversi casi tutto il processo, sollevando le aziende dalla complessità e dai costi di una gestione interna che può risultare onerosa e impegnativa. A fronte di un costo fisso per documento e/o di un canone annuo, l’azienda può disporre di un servizio efficiente che garantisce tempestività, compliance e risparmi significativi».

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Energy manager. Energia ad alto potenziale https://www.datamanager.it/rivista/energy-manager-energia-ad-alto-potenziale-56314.html Mon, 19 May 2014 12:41:50 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/energy-manager-energia-ad-alto-potenziale/ Chi sono e che cosa fanno gli energy manager? In attesa del piano nazionale per incrementare l’efficienza energetica, le imprese sono alla ricerca di risorse e soluzioni non solo per risparmiare ma anche per rispondere alla sfida della competizione. L’energia non si crea e non si distrugge, ma si può usare in modo intelligente   […]

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Chi sono e che cosa fanno gli energy manager? In attesa del piano nazionale per incrementare l’efficienza energetica, le imprese sono alla ricerca di risorse e soluzioni non solo per risparmiare ma anche per rispondere alla sfida della competizione. L’energia non si crea e non si distrugge, ma si può usare in modo intelligente

 

Energy Manager, energia ad alto potenzialeIl piano nazionale per incrementare l’efficienza energetica dovrebbe approdare in Parlamento per il varo definitivo entro il 5 giugno, almeno secondo l’agenda del governo. La bozza messa a punto dal Consiglio dei ministri all’inizio di aprile ha ricevuto – però – le critiche dalla Coalition for Energy Savings, che raccoglie oltre 400 organizzazioni, 150 aziende e mille rappresentanze delle amministrazioni pubbliche dei Paesi europei.

Altro colpo viene dal Global Energy Architecture Performance Index, elaborato da Accenture e World Economic Forum. Crescita economica, sostenibilità ambientale e sicurezza sono i tre pilastri del rapporto. L’Italia si piazza in coda alla classifica mondiale (49esimo posto), ultima tra i paesi UE.

Il settore energetico è uno dei settori produttivi più importanti a livello nazionale, con un giro d’affari, in crescita, attorno al 20% del PIL e quasi mezzo milione di posti di lavoro creati (dati Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile). Renderlo più efficiente dal punto di vista economico diminuendo i costi dell’energia per il Paese richiederà, ad esempio, di intervenire sul mix energetico riducendo la dipendenza dalle fonti non rinnovabili che, negli ultimi vent’anni, è già costata all’Italia 45 miliardi di euro in più. Non affrontare la questione energetica nazionale potrebbe portare a un ulteriore aumento della fattura nazionale dell’import nei prossimi vent’anni, con un impatto molto negativo sulla crescita del Paese e la competitività delle imprese.

Chi sono gli energy manager? 

Quando in Italia si parla di energy manager, ci si riferisce al tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, la figura introdotta in Italia dalla legge 10/91 al fine di promuovere il controllo dei consumi e la diffusione di buone pratiche di efficientamento energetico. Il tema dell’efficienza energetica è il filone più importante sul quale si muoveranno investimenti e opere nei prossimi anni. Per il Centro Studi di Confindustria, il settore dell’efficienza energetica è destinato a deflagrare nei prossimi anni, rivoluzionando l’intero sistema industriale italiano. Ma quanti sono gli energy manager in Italia? Secondo le cifre del rapporto 2013 della Fire in collaborazione con l’ENEA, gli energy manager italiani sono in totale 2.736. A livello di PA la situazione – però – è molto diversa nonostante si parli molto di revisione della spesa: su un ente che nomina ce ne sono almeno 10 che non lo fanno.

Eppure, secondo il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, il tema dell’efficienza energetica ha molto a che fare con la spending review. Il consumo degli edifici pubblici è pari al 18% del consumo generale dello Stato. Se trasformiamo gli edifici pubblici dalla classe G a B o C si può ottenere un risparmio del 20-25% sui consumi. Non solo. Il ministro dell’Ambiente e l’amministratore delegato di Invimit Sgr (società del ministero dell’Economia), Elisabetta Spitz, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa proprio per fornire supporto tecnico agli enti locali interessati all’efficientamento energetico del patrimonio pubblico. Agire sulla leva dei costi energetici significa per le imprese private essere più competitivi sul mercato e per le aziende pubbliche destinare maggiori risorse per il miglioramento della qualità dei servizi.

Energy innovation

La nostra società è una società energivora. Senza elettricità nelle case e nelle imprese, senza carburante nelle auto, senza gas per il riscaldamento, tutto si fermerebbe e piomberemmo nel Medioevo: di colpo, dal computer alla zappa. Anche la competitività delle imprese italiane deve fare i conti con i costi energetici. La bolletta italiana è il risultato di una serie di scelte che sono state fatte nel passato dal mix di produzione fino alla politica di incentivazione energetica per le rinnovabili. Il contesto industriale italiano è tuttavia caratterizzato da piccole e medie imprese, che avrebbero la necessità di razionalizzare i propri consumi attraverso interventi di efficienza dei costi. A livello industriale cresce l’interesse per l’efficienza energetica, ma spesso non esiste una politica chiara in questa direzione. L’energy manager è una figura professionale ancora poco presente in molti comparti dell’impresa italiana, soprattutto nella pubblica amministrazione. Le banche si stanno organizzando per offrire finanziamenti basati sulla validità dei progetti e non sul merito creditizio dei clienti, ma il passaggio non è semplice, vista la molteplicità degli interventi e la frammentazione degli operatori di settore. Il settore finance si dimostra sensibile al tema della sostenibilità energetica anche all’interno delle organizzazioni. Nel Gruppo Intesa Sanpaolo (www.intesasanpaolo.com), la figura dell’energy manager fa parte dell’Unità Corporate Social Responsibility e garantisce il presidio della Politica ambientale ed energetica del Gruppo, la redazione del bilancio energetico aziendale e la promozione di iniziative destinate a razionalizzare i consumi e a migliorare l’efficienza energetica riducendo le emissioni inquinanti. «Fra le sue prerogative vi è inoltre la gestione della formazione in materia ambientale dei dipendenti, la diffusione di una cultura condivisa della sostenibilità e l’applicazione di un Sistema di Gestione Ambientale e dell’Energia certificato secondo le più recenti norme internazionali» – ci spiega Elisa Dardanello, energy manager del gruppo Intesa Sanpaolo. «Grazie alla figura dell’energy manager, Intesa Sanpaolo è stata in grado di promuovere e sostenere la diffusione di una cultura condivisa della sostenibilità e l’implementazione di iniziative tese a ridurre gli impatti ambientali». 

L’energia che fa crescere

Ma se la questione energetica non è solo tecnologica, ma richiede un salto culturale, è possibile pensare di affrontarla solo a livello nazionale? Forse, al pari del lavoro e della sicurezza, sarebbe necessaria una strategia europea veramente condivisa e in grado di produrre risultati concreti.

Un approccio integrato all’energy management prevede – infatti – l’analisi delle prestazioni energetiche dei singoli processi industriali, per individuare specifiche soluzioni di riduzione dei consumi e dei costi, oltre che gli investimenti tecnologici più opportuni. Per tutti gli interventi, la presenza di una figura professionale come l’energy manager garantisce un miglioramento delle possibilità di investimento tecnologico per monitorare e razionalizzare i consumi energetici relativamente a elettricità, gas, acqua e altro, oltre che per i controlli ambientali mediante l’utilizzo di appositi sensori – per esempio – la verifica dei livelli di CO2, temperatura, umidità e luminosità. L’impatto dei consumi energetici sulla competitività delle aziende è certamente significativo, specialmente in un contesto di crisi economica e in un paese come l’Italia, dove il costo dell’energia è piuttosto alto anche a causa della tassazione.

Secondo Eni (www.eni.com/it_IT), l’entità dell’impatto dei costi energetici sui risultati aziendali dipende dal settore di attività, più o meno energivoro. «L’efficienza energetica risulta essere in ogni caso lo strumento più conveniente e rapidamente disponibile per abbattere i costi energetici e migliorare la competitività, oltre che per contenere gli impatti ambientali».

Nell’ambito delle attività di Eni, il downstream è il settore che più risente dei costi energetici, che possono costituire fino a circa il 40% dei costi operativi. «La raffinazione e la petrolchimica, stimolate anche da un inseverimento delle condizioni di mercato – spiegano gli esperti di Eni – hanno riconosciuto l’efficienza energetica come una leva strategica per aumentare la competitività, realizzando piani di interventi di energy saving e sviluppando un apprezzabile know how».

In generale, l’Italia – essendo povera di fonti fossili e soffrendo di alti costi dell’energia – è tradizionalmente molto attenta all’efficienza energetica e ha maturato notevoli competenze in materia, che potrebbero essere maggiormente valorizzate come opportunità di sviluppo e di accrescimento della competitività dell’intero Paese. Gli energy manager di Eni svolgono un ruolo che va oltre gli adempimenti formali della L. 10/1991 in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, e diffondono la cultura dell’efficienza energetica in azienda, ponendosi come punti di riferimento per la gestione dell’energia sotto vari aspetti (tecnologico, gestionale, operativo). L’energy manager dispone di elevate competenze tecniche e si interfaccia con diverse funzioni (ambiente, tecnologico industriale, procurement, manutenzione, reporting, comunicazione). Talvolta è responsabile di un sistema di gestione dell’energia e spesso è anche coinvolto direttamente nella realizzazione di progetti di efficienza energetica, sia di investimento sia gestionali. Per consentire un proficuo confronto sui temi dell’efficienza energetica e la condivisione di esperienze e competenze, Eni ha istituito un tavolo (Tavolo degli Energy Manager) che riunisce con frequenza (minima) semestrale i principali attori dell’efficienza energetica, creando sinergie tra le varie business unit. «I vantaggi ottenuti da una gestione ottimale dell’energia – affermano in Eni – sono essenzialmente di carattere economico e ambientale e si traducono in un aumento della competitività dell’azienda. Ovviamente, l’attenzione all’energia deve essere incorporata nelle policy aziendali e avere un alto commitment, in quanto il coinvolgimento e l’impegno dei vertici aziendali è necessario per creare le condizioni in cui l’energy manager possa operare al meglio, trovando la necessaria collaborazione».

Energia e competitività

L’impatto della componente energetica sulla competitività delle aziende dipende molto dal settore di riferimento. «Nelle attività a basso valore aggiunto, la componente energetica è determinante sul costo finale» – spiega Simone Lo Nostro, responsabile area di business marketing, supply e vendite corporate di Enel Energia (www.enelenergia.it). «E poi ci sono settori ad altissimo valore aggiunto e tecnologicamente avanzati dove l’energia è solo una delle componenti di costo. Un’importantissima azienda dolciaria italiana fino a poco tempo fa annoverava tra i costi generali – insieme alla cancelleria e le sedie – anche quelli dell’energia. E di conseguenza, non rappresentava un costo importante sul conto economico. Con la crisi che ha investito tutti i settori produttivi, le aziende hanno cominciato – però – a guardare con più attenzione all’interno dei bilanci alla voce costi e hanno scoperto che la spesa energetica è riducibile attraverso soluzioni che in molti casi non sono neppure tanto complicate da implementare e con un ritorno dell’investimento interessante e in tempi altrettanto contenuti».

Efficienza energetica

L’intensità energetica misura l’efficienza energetica del sistema economico di una nazione. Viene calcolata come unità di energia per unità di prodotto interno lordo (PIL). Quella italiana supera i 12 dollari in linea con Regno Unito e Spagna e per questo siamo uno dei paesi più efficienti energeticamente nel mondo industrializzato. C’è sempre l’altra faccia della medaglia. Gli alti prezzi dell’energia hanno forzato le aziende e i consumatori a una maggiore efficienza energetica. Gli USA consumano in termini assoluti più energia di ogni altro paese. Nonostante la bolletta energetica in Italia sia più alta a causa degli oneri accessori e la dipendenza per l’approvvigionamento energetico da fonti non rinnovabili, il costo specifico che incide sui prodotti finiti è molto più basso perché siamo più efficienti, anche rispetto a molti concorrenti europei. Ma per chiudere il gap di costo con Francia e Germania – per citare i concorrenti più diretti – non basta ancora il livello di efficienza raggiunto e occorre esplorare nuove soluzioni. Sul segmento dell’industria non ci potranno essere ulteriori diminuzioni del prezzo se non andando a incidere sugli oneri generali del sistema, accise comprese, e che lo Stato non riesce a tagliare perché la coperta – come noto – è corta.

ROI e fattore risparmio

«Le soluzioni sono diverse, ma hanno tutte in comune il fattore risparmio» – dice Simone Lo Nostro di Enel Energia. «La soluzione più completa è quella di costruire un cogeneratore all’interno del proprio stabilimento. In questo modo le imprese decidono di diventare dei produttori di energia in proprio. Questa soluzione prevede vantaggi in termini di rendimento legati al funzionamento minimo di seimila ore all’anno per la produzione di calore e freddo. Non tutte le industrie – però – possono avere una convenienza da questo tipo di investimento. Tra le soluzioni più soft – ci sono ad esempio – il rifasamento degli impianti elettrici, che evitano di disperdere potenza inutilizzata, il controllo automatico dei carichi in maniera centralizzata, la revisione dei meccanismi di produzione dell’aria compressa (che è una di quelle utenze che accomuna molte imprese italiane e che nella maggioranza dei casi non è ottimizzato), e la sostituzione dei gruppi luce con luci a led che consentono dei risparmi significativi.

I vantaggi economici di una gestione efficiente dell’energia sono quantificabili e misurabili. Lato business, abbiamo deciso di proporre soluzioni dove siamo noi che andiamo a investire a casa del cliente per installare impianti di cogenerazione o proporre progetti di efficienza energetica. All’interno di un energy performance contract, il cliente pagherà una parte del risparmio ottenuto e solo se questo risparmio è stato effettivamente raggiunto. A meno di sbagliare completamente i conti, il grande vantaggio di un progetto di efficienza energetica è la certezza del ritorno dell’investimento. Come Enel Energia – afferma Simone Lo Nostro – abbiamo fatto la scelta di sviluppare progetti dove la liquidità la mettiamo noi, ma dall’altra parte chiediamo garanzie sui pagamenti futuri. Noi realizziamo in prima persona il progetto e siamo al fianco del cliente in tutte le fasi di gestione e manutenzione. Si tratta di un project financing molto più estensivo con un progetto chiavi in mano».

Empowerment e salto culturale

Nella PA, ci sono settori come quello sanitario, dove l’attenzione al risparmio energetico è maggiore che in altri comparti. A livello comunale, molto spesso i progetti sono accantonati per mancanza di liquidità. Un energy manager che ha le massime competenze ma che poi non può decidere nulla e che deve andare dal patron dell’azienda a elemosinare cento euro di investimento non ha futuro. Bisogna avere l’empowerment giusto supportato da progetti concreti. Tutti i settori produttivi comprese le PMI e le pubbliche amministrazioni sia centrali sia locali devono evolvere verso un approccio culturale diverso e imparare a progettare, guardando più avanti. Per Imma Orilio, CIO ed energy manager dell’ASL Napoli 2 Nord, nella PA «spendere bene» i soldi dei contribuenti non dovrebbe essere solo una necessità dettata dalla revisione della spesa, ma un obbligo morale. «Sarebbe bello parlare in concreto di sanità sostenibile, ma le difficoltà sono prima culturali e poi strutturali. Il mio compito come energy manager è stato prima di ricostruire lo stato della spesa energetica aziendale e solo in seguito di avanzare proposte progettuali in grado di razionalizzare i consumi. Il progetto che stiamo per mettere in cantiere prevede la trigenerazione (che implica la produzione contemporanea di elettricità, calore e freddo utilizzando un solo combustibile) per gli ospedali e il fotovoltaico per i parcheggi e le superfici libere con scambio sul posto. L’obiettivo è risparmiare e ridurre la produzione di CO2, intervenendo anche sugli involucri. Per noi, è l’occasione di costruire un sistema di governance degli impianti che centralizza i comandi e gli allarmi in una cabina di regia tecnologica governata con un notevole risparmio di risorse».

Niente è gratis

Alex Wissner-Gross, fisico della Harvard University, ripreso dal Times, ha affermato che i server di Google genererebbero 7 grammi di anidride carbonica (CO2) per ogni ricerca effettuata da un qualunque computer connesso a Internet. Vista l’enorme mole di dati fornita da Google ai suoi utenti che effettuano quotidianamente 200 milioni di ricerche, l’impronta ecologica generata dai server di Mountain View sarebbe di circa 1,4 tonnellate di CO2 al giorno, l’equivalente di 57 barili di petrolio al giorno.

In media, il 50% di tutta l’energia elettrica in ingresso in un data center serve per alimentare i sistemi di aria condizionata necessari per mantenere i server a una temperatura operativa corretta. Il rimanente 50% viene impiegata per far funzionare i server. Secondo Gartner, i data center sono i principali consumatori di energia all’interno del bilancio aziendale e stando alle cifre di IDC Energy Insights i costi di assorbimento energetico per metro quadrato sono destinati a crescere, delimitando un nuovo terreno di competizione.

E chi lavora nell’ICT lo sa bene. «L’energy management è una questione importantissima per chi gestisce un data center, grande o piccolo che sia» – spiega Massimiliano Flebus, data center manager di Easynet Global Services (www.easynet.com/it/it). In Easynet non è previsto un ruolo specifico per l’energy manager, che rientra per questo nella gestione del data center. L’azienda è molto attenta al tema dell’efficienza energetica. «Le macchine sono in funzione 24 ore su 24, l’alimentazione deve essere garantita per il 100% del tempo e in più le apparecchiature disperdono grandi quantità di calore, perciò i locali in cui si trovano devono essere costantemente raffreddati» – dice Flebus. «Considerando che i data center rappresentano ormai l’1% dei consumi energetici dell’umanità e che questi numeri sono in continua crescita, sono evidenti i problemi di costo e di impatto ambientale che derivano dall’utilizzo sempre più massiccio delle tecnologie digitali, il cui cuore operativo è rappresentato appunto dai data center. Per questo, è molto importante essere consci di come e dove l’energia viene utilizzata. In Easynet, abbiamo predisposto una serie di strumenti di misura che ci danno visibilità di quanta energia viene consumata per i condizionatori, per i server e tutte le apparecchiature correlate. Grazie a una comprensione esatta dell’utilizzo dell’energia, siamo in grado di effettuare interventi correttivi. Calcoliamo il PUE (Power Usage Effectiveness, secondo la definizione standard dell’ente internazionale The Green Grid), valore che indica il rapporto tra il consumo elettrico complessivo di un data center, inclusi apparati di information technology, condizionatori, ventilatori, UPS e il consumo dei soli apparati IT del data center e monitoriamo temperature e consumi energetici spesso a livello di singolo apparato».

GDO a caccia di risparmio

Anche nella grande distribuzione organizzata, il tema dell’efficienza energetica è all’ordine del giorno. Attualmente Bennet (www.bennet.com) conta 68 ipermercati distribuiti in tutto il Nord Italia. Marco Oliva, come responsabile della progettazione e gestione degli impianti ci racconta che è fondamentale mettere a fattore comune la parte tecnica della pianificazione energetica aziendale con l’acquisto al miglior prezzo dell’energia sul mercato che spetta più propriamente all’energy manager incaricato. «Per un energy manager è prima di tutto necessario avere conoscenza dei costi energetici e delle quantità di energia consumata a livello aziendale, così che possa diventare strategico il contenimento di costi e consumi.

Solo un energy manager in possesso di solide conoscenze tecniche può affrontare con successo i check-up energetici che permettono di stilare, con grado di approssimazione via via più approfondito, una lista delle priorità degli interventi da eseguire per massimizzare l’effetto leva tra costi e benefici, come indicato dall’utilizzo dei principali indici di valutazione economica. Può essere utile confrontarsi con un benchmark di consumi di riferimento, che può essere disponibile o da costruire». Secondo Marco Oliva, grazie all’esperienza maturata sul campo, per facilitare il percorso di efficientamento, è molto importante dare priorità agli interventi con obiettivi multipli e non troppo complicati nella loro implementazione, così come è fondamentale misurare e documentare nel tempo i risultati energetici ed economici ottenuti grazie all’efficientamento effettuato. «I risultati economici possono essere molto significativi, tanto che i risparmi conseguiti potranno diventare il motore per pianificare e finanziare investimenti in efficientamento energetico, estesi al complesso edificio-impianto. La conseguente conclusione positiva è quindi quella che il rinnovo tecnico e impiantistico finisce per non essere più visto come un male necessario, ma diventa un’opportunità strategica per la nostra azienda, in quanto riduce il costo dell’energia che è una delle voci di costo principali».

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Easynet e Acano insieme per creare nuove soluzioni di Unified Collaboration https://www.datamanager.it/news/easynet-e-acano-insieme-creare-nuove-soluzioni-di-unified-collaboration-55460.html Fri, 11 Apr 2014 17:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/easynet-e-acano-insieme-per-creare-nuove-soluzioni-di-unified-collaboration/ Easynet Global Services e Acano annunciano una nuova partnership che integra i servizi gestiti sicuri di Easynet con Acano coSpaces, creando una soluzione perfetta per le imprese globali che vogliono migliorare la collaboration con le più recenti innovazioni nel settore delle comunicazioni unificate Insieme, Easynet e Acano offrono ai clienti un’esperienza di collaborazione unica su […]

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Easynet Global Services e Acano annunciano una nuova partnership che integra i servizi gestiti sicuri di Easynet con Acano coSpaces, creando una soluzione perfetta per le imprese globali che vogliono migliorare la collaboration con le più recenti innovazioni nel settore delle comunicazioni unificate

Insieme, Easynet e Acano offrono ai clienti un’esperienza di collaborazione unica su diverse piattaforme e dispositivi. A questo si aggiunge l’ulteriore vantaggio dell’integrazione del nuovo servizio WebRTC, che consente la condivisione dei contenuti voce, video e dati direttamente dal browser. Gli utenti di Microsoft Lync possono connettersi con utenti di piattaforme diverse preservando l’esperienza Lync, tra cui la possibilità di vedere chi è disponibile, oltre alla ricezione e condivisione dei contenuti.

I partecipanti possono prendere parte a una sessione di videoconferenza tramite i propri dispositivi, tra cui computer portatili, smartphone, iPad oppure dalle sale conferenze tradizionali, riducendo al minimo l’investimento iniziale e massimizzando l’utilizzo dei propri dispositivi, oltre a garantire ai dipendenti la possibilità di fruire degli strumenti che preferiscono. Le persone si incontrano in coSpaces, sale riunioni virtuali che sono sempre disponibili e che si integrano nelle loro abitudini lavorative. La piattaforma gestita sicura permette di collegarsi sia all’interno che al di fuori degli uffici, soluzione ideale per il personale in movimento, per favorire la connessione fra i diversi siti, o la collaborazione con fornitori e clienti.

Una ricerca recentemente annunciata da IDC prevede che il mercato delle comunicazioni unificate potrebbe passare da 22,8 miliardi dollari nel 2011 a 61,9 miliardi dollari entro il 2018. Una crescita che principalmente sarà guidata dalla sempre più pervasiva disponibilità di dispositivi oltre che dalla disponibilità delle imprese ad adottare strategie di mobilità, così come dalla continua ricerca di modi per aumentare l’efficienza e ridurre i costi. Entro il 2015, solo negli Stati Uniti, il 70% della forza lavoro sarà mobile.

“L’elemento essenziale del successo deve essere l’utilizzo, non c’è nessun vantaggio nell’investire in una nuova straordinaria piattaforma se solamente il personale tecnico sa come utilizzarla”, ha dichiarato Philip Grannum, MD Cloud, Hosting & UC Services di Easynet. “La partnership tra Easynet e Acano offre un’esperienza cliente integrata e piacevole, migliorando l’adozione da parte dell’utente e accelerando il raggiungimento del ROI.”

“Il nuovo servizio di Easynet basato sulla piattaforma Acano darà alle grandi organizzazioni globali una collaboration semplificata, in cui i dipendenti possono utilizzare Lync o Jabber, dispositivi Apple o Android, computer portatili o sistemi video tradizionali,” ha aggiunto Larry Satterfield, Global VP Sales di Acano. “Queste nuove funzionalità di conferenza possono essere offerte ai clienti attuali di Easynet, o aggiunti in bundle con i servizi di rete a una base più ampia di clienti. Non vediamo l’ora di cogliere le opportunità di questa collaborazione con Easynet.”

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MDNX acquisisce Easynet https://www.datamanager.it/news/mdnx-acquisisce-easynet-52304.html Thu, 12 Dec 2013 14:06:03 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/mdnx-acquisisce-easynet/ L’unione di Easynet e MDNX creerà la più grande rete indipendente e integratore di soluzioni hosting in Europa. Le attività delle due aziende opereranno sotto il marchio Easynet

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MDNX Group, il più grande integratore carrier indipendente del Regno Unito che fornisce soluzioni di rete e di hosting gestite al mercato UK, annuncia l’accordo per l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Easynet, fornitore globale di reti gestite e servizi di integrazione hosting e cloud, da LDC Lloyds TSB Development Capital), l’importante società di private equity di Lloyds Banking Group che detiene attualmente la società.

L’unione di Easynet e MDNX creerà la più grande rete indipendente e integratore di soluzioni hosting in Europa. Le attività delle due aziende opereranno sotto il marchio Easynet.

La trattativa è stata sostenuta da Equistone Partners Europe Limited, uno dei principali gestori di private equity operanti nel mid-market in Europa che terrà una partecipazione di maggioranza nel gruppo di recente formazione, dove LDC ha reinvestito per acquisire una quota di minoranza a fianco del management MDNX.

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