Economist Intelligence Unit – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 15:41:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Economist Intelligence Unit – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’utilizzo self-service dei dati migliora le performance di vendita https://www.datamanager.it/2015/10/lutilizzo-self-service-dei-dati-migliora-le-performance-di-vendita/ Fri, 09 Oct 2015 15:00:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85369 Secondo lo studio condotto dall’Economist Intelligence Unit e patrocinato da Qlik, oltre la metà delle aziende ritiene prioritaria la gestione dei risultati delle vendite rispetto ad altri obiettivi strategici Secondo uno studio mondiale condotto da Economist Intelligence Unit (EIO) e patrocinato da Qlik, un accesso ai dati facilitato, l’adozione abituale di strumenti di analitiche e l’utilizzo […]

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Secondo lo studio condotto dall’Economist Intelligence Unit e patrocinato da Qlik, oltre la metà delle aziende ritiene prioritaria la gestione dei risultati delle vendite rispetto ad altri obiettivi strategici

Secondo uno studio mondiale condotto da Economist Intelligence Unit (EIO) e patrocinato da Qlik, un accesso ai dati facilitato, l’adozione abituale di strumenti di analitiche e l’utilizzo dei dati ai livelli più alti dell’organizzazione, generano performance di vendita migliori. Da questa ricerca emerge che quasi tutte (97%) le aziende che dichiarano di raggiungere gli obiettivi di vendita hanno la possibilità di accedere autonomamente e in tempo reale ai dati dei propri clienti. Tra queste, più della metà ha dichiarato di accedere ai dati sulle vendite una o più volte al giorno.

Lo studio, che ha coinvolto 550 aziende leader a livello globale, conferma che le performance di vendita rappresentano una priorità universale: quasi l’80% delle aziende dichiara che la gestione delle performance di vendita è “piuttosto importante” oppure “molto più importante” rispetto ad altri obiettivi aziendali. Contemporaneamente, tuttavia, alle aziende manca una certa dimestichezza con le vendite, dato che solo il 25% degli intervistati si considera “molto bravo” nel gestire i propri obiettivi. Secondo il 27%, insufficienza o scarsa qualità dei dati sono considerate tra gli ostacoli principali al miglioramento delle performance di vendita.

“Le aziende che hanno maggiori successi nelle vendite non sono quelle con più dati a disposizione, bensì quelle che li comprendono e che sanno come utilizzarli”, ha dichiarato Colin Day, global head of marketing operation di SunGard, azienda operante nel settore dei servizi finanziari. “La qualità dei dati e delle intuizioni dipende strettamente dalle informazioni che avete a disposizione in un determinato momento. La realtà è in continuo mutamento, le persone si muovono, i contatti cambiano, le aziende si trasformano, è tutto molto dinamico”.

Dalla ricerca emergono altri spunti interessanti.

  • Le aziende apprezzano accuratezza e integrazione dei dati – ma non sempre le ottengono. Secondo le aziende, l’esattezza dei dati (53%) e la possibilità della piattaforma analitica di integrarsi nei sistemi esistenti (38%) sono caratteristiche fondamentali di un’applicazione per l’analisi dei dati di vendita. Oltre il 30% degli intervistati ritiene che queste caratteristiche rappresentano anche i limiti più comuni dei sistemi attuali.
  • I leader nelle vendite portano l’analisi dei dati fino ai vertici dell’azienda. Circa un terzo delle aziende che sostengono di essere ‘molto brave’ nella gestione degli obiettivi di vendita ha inoltre affermato che anche il board direzionale consulta ampiamente l’analisi dei dati di vendita, contro il 19% delle altre aziende.
  • Gli investimenti in formazione e coaching per l’utilizzo di strumenti di analisi in grado di aumentare le capacità dei team di vendita generano risultati misurabili. I responsabili di vendita hanno la tendenza a considerarsi più forti dei concorrenti in termini di crescita del fatturato, redditività e quote di mercato. Ad esempio, il 42% delle aziende che si dichiara “molto bravo” nella gestione degli obiettivi di vendita si sente molto più forte della concorrenza, rispetto all’11% delle altre aziende.
  • I leader nelle vendite mettono il proprio staff nelle condizioni di trarre vantaggio dall’analisi dei dati. La maggior parte (circa il 59%) delle aziende ritiene che il proprio personale di vendita sia addestrato a usufruire dell’analisi dei dati. Queste percentuale sale (77%) se si considerano le aziende che si definiscono “molto brave” nel gestire gli obiettivi di vendita. Queste ultime riconoscono il fatto che il successo sia strettamente correlato allo sforzo di creare consapevolezza nei propri dipendenti del potenziale dei dati.

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Ambienti di lavoro: rivoluzione in atto in tutti i settori https://www.datamanager.it/2015/04/ambienti-di-lavoro-rivoluzione-in-atto-in-tutti-i-settori/ Mon, 20 Apr 2015 16:00:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73486 In uno studio sponsorizzato da Ricoh Europe e realizzato dall’Economist Intelligence Unit accademici e manager definiscono le tendenze che in futuro trasformeranno gli ambienti di lavoro. Automazione dei processi e flessibilità sono sotto i riflettori. Come si evolveranno banche, enti pubblici, ospedali e università? Nel recente studio “Il futuro degli ambienti di lavoro“, sponsorizzato da […]

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In uno studio sponsorizzato da Ricoh Europe e realizzato dall’Economist Intelligence Unit accademici e manager definiscono le tendenze che in futuro trasformeranno gli ambienti di lavoro. Automazione dei processi e flessibilità sono sotto i riflettori. Come si evolveranno banche, enti pubblici, ospedali e università?

Nel recente studio “Il futuro degli ambienti di lavoro“, sponsorizzato da Ricoh Europe e realizzato dall’Economist Intelligence Unit, accademici di alto livello e dirigenti aziendali si sono confrontati sui fattori che influenzeranno e modelleranno gli ambienti di lavoro del futuro. Quali sono le tendenze che cambieranno il modo di lavorare nei prossimi 10-15 anni? Gli esperti mettono in evidenza ambienti di lavoro caratterizzati da mobilità e automazione dei processi. In questo nuovo contesto si delineano nuove figure manageriali.

Un sondaggio online che ha coinvolto oltre 500 decision maker aziendali ha messo in evidenza i trend che avranno il maggiore impatto nel futuro degli uffici:

Ergonomia totale: dal momento che le aziende sono sempre più digitali, ogni luogo (dalle case dei dipendenti agli spazi pubblici) è un potenziale ambiente di lavoro.
Automazione: la sempre maggiore automazione delle attività potrà rendere alcuni lavori non più necessari, mentre avranno sempre più spazio quelli basati sulla creatività e sull’intelligenza sociale.
Cambiamenti nelle modalità di lavoro: i dirigenti dovranno riuscire a valorizzare i talenti per assicurare all’azienda un successo a lungo termine.

David Mills, Chief Executive Officer di Ricoh Europe, commenta: “Come parte di una visione a lungo termine, le aziende devono essere preparate all’integrazione delle nuove tecnologie, garantendo la capacità e le risorse per ottimizzare i processi prima di implementarle. Questo crea le basi per lo sviluppo di nuovi metodi di lavoro e di ambienti collaborativi in grado di attirare e trattenere i talenti. Per il raggiungimento di questo obiettivo risultano fondamentali l’attitudine e le caratteristiche dei dirigenti che devono essere in grado di motivare le persone dal momento che esse sono fondamentali per il successo dell’azienda”.

Lo studio si sofferma in particolare sull’evoluzione delle banche, della Pubblica Amministrazione, degli ospedali e delle università.

Tra i risultati emersi vi sono:

·         Maggiore automazione dei processi nelle banche; questo consente di fare emergere le qualità delle persone e di valorizzarle

·         Diffusione nella Pubblica Amministrazione di nuove modalità di lavoro grazie ad esempio a processi digitalizzati che consentono ai dipendenti pubblici di differenti enti di collaborare a distanza

·         Presenza di personale sempre più polivalente e altamente flessibile negli ospedali, come conseguenza della pressione causata da budget ristretti e dall’aumento del numero di pazienti con condizioni di salute complesse

·         Adozione da parte delle università di metodi di insegnamento più flessibili per garantire percorsi formativi che si avvicinino maggiormente al mondo delle imprese

David Mills conclude: “In attesa di vedere quali tendenze diventeranno mainstream, possiamo essere certi del fatto che nei prossimi 10-15 anni gli ambienti di lavoro saranno più fluidi, connessi e collaborativi e questo grazie ai cambiamenti resi possibili dall’era digitale”.

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L’impatto di Internet sull’economia https://www.datamanager.it/2014/12/limpatto-internet-sulleconomia/ Thu, 11 Dec 2014 14:52:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66638 I risultati dello studio “The Hyperconnected Economy”, condotto dall’Economist Intelligence Unit Lo studio “The Hyperconnected Economy”, condotto dall’Economist Intelligence Unit (EIU) e promosso da SAP, rivela l’impatto di Internet e della iper-connettività sull’economia globale e analizza come le aziende stanno affrontando i cambiamenti dettati dal nuovo scenario. La ricerca va oltre, cercando di valutare anche […]

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I risultati dello studio “The Hyperconnected Economy”, condotto dall’Economist Intelligence Unit

Lo studio “The Hyperconnected Economy”, condotto dall’Economist Intelligence Unit (EIU) e promosso da SAP, rivela l’impatto di Internet e della iper-connettività sull’economia globale e analizza come le aziende stanno affrontando i cambiamenti dettati dal nuovo scenario. La ricerca va oltre, cercando di valutare anche le influenze sui comportamenti degli individui: in un contesto caratterizzato da una connettività pervasiva, come stanno cambiando le abitudini di acquisto, di comunicazione e di relazione delle persone. Per l’elaborazione, EIU ha intervistato alcuni esperti mondiali in ambito economico e ICT, come McKinsey, Deloitte, OECD e Gartner.

I principali dati messi in evidenza dallo studio

Nell’economia mondiale Internet ha un valore maggiore rispetto a settori più tradizionali come l’agricoltura o energia

Nonostante le stime riguardo l’impatto di Internet sul PIL possano variare a seconda dei Paesi, il suo valore, che nel 2010-2011 costituiva il 3,4% del PIL (fonte: McKinsey), sta crescendo velocemente: si stima che entro il 2016 il valore di Internet possa raddoppiare rispetto ai livelli del 2010, rendendolo una parte importante dell’economia mondiale con un impatto significativo sulla sua crescita.
È stato calcolato che dal 2004 al 2009, Internet ha contribuito per il 20% alla crescita del PIL delle prime 13 economie nazionali, mentre la Commissione Europea ha dichiarato che tra il 1995 e il 2007 il settore ICT ha rappresentato un terzo della crescita dell’economia dei Paesi dell’Unione, a conferma del ruolo vitale dell’iper-connettività nella società moderna.

L’aumento dell’uso di Internet e della tecnologia mobile genera benefici in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo

Ad oggi solo meno della metà della popolazione mondiale ha accesso alla Rete, ma i benefici economici e sociali derivanti da un uso più ampio saranno enormi: basandosi su stime Deloitte, il report afferma che se nei Paesi in via di sviluppo la penetrazione di Internet raggiungesse il livello delle economie mature, il tasso di crescita del PIL crescerebbe del 72% e si creerebbero 140 milioni di nuovi posti di lavoro. Inoltre, la connettività, soprattutto mobile, consentirebbe di introdurre nuovi servizi per la popolazione ad esempio in ambito sanitario o per il mobile banking e potrebbe contribuire in modo sensibile a migliorare le condizioni di estrema povertà in cui versa la popolazione.

Non è ancora possibile definire l’impatto economico dell’Internet of Things

L’iper-connettività crescerà in modo esponenziale, con il numero di oggetti connessi che aumenterà di 30 volte entro il 2020, escludendo PC, tablet e smartphone (fonte: Gartner). Le aziende, come ad esempio General Motors, stanno già riscontrando una riduzione dei costi grazie all’implementazione di modelli di produzione smart.
L’iper-connettività sta indubbiamente accelerando fenomeni di globalizzazione e allo stesso tempo promuovendo il ritorno della produzione industriale nei paesi sviluppati in seguito alla necessità di disporre di personale altamente qualificato. Sta, infine, contribuendo alla creazione delle cosiddette “micro-multinazionali” – piccole aziende con capacità di raggiungere e service clienti in tutto il mondo. Tuttavia è ancora difficile misurare l’impatto complessivo dell’iper-connettività. Secondo l’OECD i dati storici sono ancora limitati, il decollo di Internet risale a circa 15 anni fa, di conseguenza è troppo presto per quantificarne i vantaggi, anche se un cambiamento profondo nel business è senza dubbio in corso.

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Sanità Privata: trasformare la gestione delle informazioni per migliorare la cura del paziente https://www.datamanager.it/2014/09/sanita-privata-trasformare-gestione-delle-informazioni-per-migliorare-cura-paziente/ Thu, 25 Sep 2014 13:44:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=61653 Da una ricerca condotta dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh è emerso come nei prossimi tre anni la tecnologia avrà un impatto importante sulle modalità operative del Settore Sanitario. Grazie alla digitalizzazione dei processi e dei documenti le organizzazioni sanitarie potranno migliorare la cura del paziente e ridurre i costi Lo studio The Challenge […]

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Da una ricerca condotta dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh è emerso come nei prossimi tre anni la tecnologia avrà un impatto importante sulle modalità operative del Settore Sanitario. Grazie alla digitalizzazione dei processi e dei documenti le organizzazioni sanitarie potranno migliorare la cura del paziente e ridurre i costi

Lo studio The Challenge of Speed (La sfida della velocità) condotto dall’Economist Intelligence Unit e sponsorizzato da Ricoh mette in evidenza come nel Settore Sanitario la tecnologia sia alla base del cambiamento. Il 51% dei dirigenti europei di questo settore afferma infatti che nei prossimi tre anni l’IT avrà un forte impatto sui modelli di business.

“Dalla ricerca – commenta Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia – emerge che il Settore Sanitario è alle prese con la sfida della trasformazione digitale, con l’obiettivo di migliorare l’accesso e la condivisione delle informazioni e, di conseguenza, la cura del paziente. Ad esempio integrando i sistemi di gestione delle informazioni in un ospedale, un medico può accedere con maggior facilità alle schede dei pazienti e ottenere più velocemente i risultati degli esami e questo migliora le prestazioni sanitarie. L’integrazione delle informazioni e l’automazione dei processi riducono poi i costi amministrativi e migliorano la tutela della privacy dei pazienti”.

Grazie a una conoscenza specifica delle modalità operative di questo settore, Ricoh migliora l’efficienza delle organizzazioni sanitarie private supportandole nell’ottimizzazione dei processi documentali, inclusi quelli relativi al percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale del paziente. Ricoh ha sviluppato soluzioni e servizi per:

• Migliorare l’accesso alle informazioni mediche
• Ridurre i costi per la gestione documentale
• Aumentare la sicurezza dei dati

Tra le soluzioni proposte:

• AdiCare: è un sistema di workflow management per l’automazione dei processi delle strutture clinico-ospedaliere. Tra i flussi di lavoro che possono essere migliorati mediante la soluzione vi sono ad esempio quelli relativi alla gestione delle istanze, delle prescrizioni, del Fascicolo Amministrativo del paziente, dei documenti HR, amministrativi (fatture attive e passive, ordini d’acquisto, DDT…) e legali (ispezioni, pratiche…). Tra le numerose funzionalità integrate nella soluzione vi è la firma grafometrica utilizzata ad esempio per la gestione del Consenso Informato.
• eRecord Connect: è una soluzione che consente di digitalizzare i documenti sanitari cartacei e le cartelle cliniche dal multifunzione e di integrarli direttamente nel sistema informativo ospedaliero (Hospital Information System) mediante lo standard HL7-CDA. I medici possono così accedere in modo sicuro alle informazioni sui pazienti, in ogni passaggio del decorso clinico e ospedaliero. La cartella clinica digitale può essere associata al numero ID del paziente e ad altri dati migliorando così la gestione delle informazioni e le prestazioni dei servizi sanitari.

“I progetti – spiega Davide Oriani – sono sempre preceduti da una fase di consulenza in cui gli specialisti Ricoh analizzano le tecnologie utilizzate, i costi e i processi al fine di individuare le aree di miglioramento. Alla fase di analisi segue la condivisione dei risultati con la struttura sanitaria e la selezione delle tecnologie hardware e software ottimali. Per supportare al meglio le strutture sanitarie private Ricoh ha stretto una partnership con AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata) che prevede la fornitura gratuita agli associati AIOP dei propri servizi consulenziali fino al 31 maggio 2015 ”.

Infografica Settore Sanitario

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L’83% delle aziende non è completamente preparato in caso di incidenti online https://www.datamanager.it/news/l83-delle-aziende-non-completamente-preparato-caso-di-incidenti-online-54780.html Wed, 19 Mar 2014 10:41:00 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/l83-delle-aziende-non-e-completamente-preparato-in-caso-di-incidenti-online/ Arbor Networks ha annunciato i risultati di un'indagine sponsorizzata in collaborazione con l'Economist Intelligence Unit sul tema della preparazione alle risposte in caso di incidente

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Arbor Networks ha annunciato i risultati di un’indagine sponsorizzata in collaborazione con l’Economist Intelligence Unit sul tema della preparazione alle risposte in caso di incidente

L’Economist Intelligence Unit ha intervistato 360 senior business leader, la maggior parte dei quali (73%) appartenente all’alta dirigenza di aziende di tutto il mondo: 31% in Nordamerica, 36% in Europa e 29% in Asia-Pacifico.

La ricerca, intitolata “Cyber incident response: Are business leaders ready?” dimostra che nonostante il 77% delle aziende abbia subìto un incidente nel corso degli ultimi due anni, oltre un terzo di esse (38%) non possiede tuttora un piano di risposta da seguire nell’evenienza di un incidente. Solo il 17% delle aziende mondiali è completamente preparato di fronte a un incidente di sicurezza online.

Le aziende più preparate, che dispongono di un piano di risposta, affidano tipicamente la gestione del relativo processo al proprio dipartimento IT, ma la maggioranza di esse attinge anche a risorse esterne – principalmente esperti in IT forensic, consulenti legali specializzati ed esperti delle forze dell’ordine.

“Esiste una tendenza incoraggiante verso la formalizzazione dei preparativi alle risposte in caso di incidente da parte delle aziende. Diventando sempre più difficile prevedere la fonte e l’impatto delle minacce, gli executive dovrebbero fare in modo che le risposte agli incidenti diventino un riflesso organizzativo anziché solamente un piano da prelevare all’occorrenza da uno scaffale”, ha dichiarato James Chambers, un senior editor dell’Economist Intelligence Unit.

Matthew Moynahan, Presidente di Arbor Networks, ha aggiunto: “Come dimostrano questi dati, quando si tratta di cyberattacchi dobbiamo chiederci ‘quando’, non ‘se’. Sull’onda dei recenti attacchi mirati di alto profilo avvenuti nel settore retail, la capacità di un’azienda di identificare e classificare rapidamente un incidente e porre in esecuzione un piano di risposta è essenziale non solo per proteggere gli asset d’impresa e i dati dei clienti, ma anche il brand, la reputazione e i risultati dell’azienda stessa”.

Dati principali:

Il livello di preparazione è rallentato dalla mancanza di comprensione delle minacce

• Solo il 17% dei business leader si sente totalmente preparato ad affrontare un incidente.

• Il 41% dei business leader ritiene che una miglior comprensione delle potenziali minacce sarebbe d’aiuto a una preparazione migliore.

• Disporre di un team o di un piano formali ha un effetto significativo sulla sensazione di preparazione tra gli executive.

• Metà delle aziende ritiene di essere incapace di prevedere l’impatto sul business di un’eventuale violazione alla sicurezza.

L’attenzione nei confronti della reputazione sta promuovendo la formalizzazione di piani e processi

• Due terzi degli executive intervistati hanno dichiarato che la capacità di rispondere efficacemente di fronte a un incidente ha rafforzato la reputazione delle rispettive aziende.

• La percentuale di aziende che dispongono di un team e di un piano per la risposta agli incidenti è destinata a superare l’80% nell’arco dei prossimi anni.

• Le aziende che hanno sofferto un incidente negli ultimi 24 mesi evidenziano una probabilità doppia di disporre di un accordo con esperti esterni rispetto alle aziende rimaste sinora immuni agli incidenti.

Le aziende restano reticenti quando si tratta di ammettere gli incidenti subiti e condividere dati di intelligence relativi alle minacce

• Il 57% delle aziende non comunica volontariamente i casi di incidente per i quali non vi sia un obbligo legale a farlo.

• Solo un terzo delle aziende condivide informazioni sugli incidenti con altre aziende per diffondere best practice e misurare i propri interventi rispetto a benchmark.

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L’Economist Intelligence Unit (EIU) presenta il rapporto “Redefining the Digital Divide” https://www.datamanager.it/news/l-economist-intelligence-unit-eiu-presenta-il-rapporto-redefining-digital-divide-51923.html Tue, 03 Dec 2013 11:28:31 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/leconomist-intelligence-unit-eiu-presenta-il-rapporto-redefining-the-digital-divide/ Commissionato da Huawei, lo studio evidenzia un nuovo scenario sul Digital Divide

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Commissionato da Huawei, lo studio evidenzia un nuovo scenario sul Digital Divide

Le problematiche legate alla costruzione della rete a banda larga sono in via di risoluzione in molti Paesi, ma una serie di nuovi fattori, tra cui l’insufficienza di risorse o la mancanza di competenze digitali, stanno diventando la causa principale del Digital Divide per milioni di persone in tutto il mondo; è quanto emerge dal recente rapporto dell’Economist Intelligence Unit (EIU) intitolato “Redefining the Digital Divide” e presentato in occasione del Global Mobile Broadband Forum 2013.

Lo studio, commissionato da Huawei, si basa su una ricerca condotta dall’EIU tra più di 200 aziende di settore, governi e istituzioni in tutto il mondo.

Se da un lato questi non sono in accordo su una serie di questioni, tra cui i modelli di finanziamento e le regolamentazioni, dall’altro convengono che è necessario garantire a tutti la banda larga a prezzi accessibili, fornendo le competenze digitali necessarie per sfruttare tutte le potenzialità della rete.

Ecco i dati salienti del Rapporto

(espressi in percentuale rispetto al campione esaminato)

Quali sono i principali fattori che contribuiscono a creare il Digital Divide?

– Basso reddito in relazione ai costi di connessione : 63%

– Scarse competenze digitali: 56%

– Possibilità di utilizzare soluzioni di ultima generazione: 42%

Qual è la più importante controversia tra governo locale e industria per colmare il Digital Divide?

– Disputa su chi deve farsi carico dei finanziamenti: 30%

– Disaccordo sulla reale necessità di incrementare le competenze IT: 17%

– Ruolo della concorrenza e regolamentazione: 15%

Chi può guidare la riduzione del Digital Divide?

– Settore privato, supportato da sussidi pubblici: 49%

– Partnership strategiche tra settore pubblico e privato: 41%

– Governo centrale: 39%

– Istituzioni locali : 21%

“Huawei contribuisce in maniera significativa al superamento del Digital Divide sia dal punto di vista tecnologico, grazie a collaborazioni strategiche con i principali protagonisti del settore e con le istituzioni, sia attraverso investimenti mirati in progetti tecnologici ed educativi dedicati al settore delle telecomunicazioni, e volti a contribuire alla diffusione delle competenze digitali in Italia”, ha commentato Roberto Loiola, Vice Presidente di Huawei per l’Europa Occidentale.

“Pur con modalità diverse da Paese a Paese, un fattore fondamentale è costituito dalla collaborazione tra pubblico e privato. E’ importante stabilire le modalità con le quali l’industria dovrà collaborare con la Pubblica Amministrazione per la definizione di un percorso strategico, trasparente ed efficiente di evoluzione tecnologica e di servizi. Una Pubblica Amministrazione digitalizzata – ha proseguito Loiola, analizzando la situazione in Italia – renderebbe più efficiente tutto il sistema economico e consentirebbe di liberare risorse enormi da destinare alla crescita”.

“La realizzazione di questo progetto vitale per l’Italia – ha concluso Loiola – non solo consentirebbe di rilanciare un settore strategico per il futuro del Paese quale quello dell’Information Technology e Telecomunicazioni, ma darebbe impulso alla crescita dell’intera economia italiana”.

Il rapporto completo è disponibile qui

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Il futuro dell’intuizione umana secondo Ricoh https://www.datamanager.it/news/il-futuro-dell-intuizione-umana-secondo-ricoh-48275.html Mon, 24 Jun 2013 13:37:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/il-futuro-dellintuizione-umana-secondo-ricoh/  “Big” oppure no, i dati cambiano il modo in cui vengono prese le decisioni nelle aziende. E di pari passo cambia il rapporto uomo-macchina, come emerge da una ricerca condotta dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh

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 “Big” oppure no, i dati cambiano il modo in cui vengono prese le decisioni nelle aziende. E di pari passo cambia il rapporto uomo-macchina, come emerge da una ricerca condotta dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh

Lo studio “Uomini e Macchine”, realizzato dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh, mette in evidenza come molti dirigenti aziendali sono consapevoli del fatto che i volumi di dati, il moltiplicarsi delle fonti che li generano e gli strumenti per analizzarli stanno trasformando i processi decisionali. Il cosiddetto Information Overload è una delle principali sfide che le aziende si trovano ad affrontare: se in passato prendere decisioni era difficile a causa dell’insufficienza di dati, oggi il problema è che le informazioni sono troppe.

La metà del campione di indagine è convinta che le tecnologie innovative che integrano funzionalità per la gestione e l’analisi dei dati stanno migliorando la capacità dei dipendenti di prendere decisioni. I dirigenti citano i data analytics in cima alla lista delle tecnologie in grado di valorizzare l’intuizione e l’immaginazione nel posto di lavoro. Si tratta principalmente di una sfida cognitiva piuttosto che tecnologica: in che modo le persone possono dare un significato ai Big Data?

Prendere le corrette decisioni di business

La buona notizia è che le tecnologie possono valorizzare il pensiero creativo aiutando a filtrare i dati e a interpretarli. I Managed Document Services di Ricoh aiutano le aziende a raggiungere questo obiettivo grazie a progetti innovativi e customizzati che prendono in considerazione persone, processi e tecnologie. Ricoh applica un modello completo e strutturato in cinque step. Questo approccio garantisce un progetto che, personalizzabile sulla base delle esigenze dei clienti, migliora la governance delle informazioni cartacee e digitali nelle fasi di acquisizione, gestione e condivisione. Sia in ufficio sia da remoto il personale aziendale può accedere all’informazione giusta, al momento giusto e nel formato corretto, riuscendo così a prendere decisioni di business efficaci.

L’intuizione delle persone rimane fondamentale

Il nuovo contesto trasforma sia i processi decisionali sia il ruolo delle persone e delle macchine all’interno delle aziende. La sempre maggiore diffusione delle comunicazioni machine-to-machine, della robotica, dei data analytics e di numerose altre tecnologie nel business e nella società sembra mettere in secondo piano il ruolo dell’intuizione e dell’immaginazione umana in molte attività. Ci si pone la domanda: le macchine relegheranno la creatività umana in secondo piano? La maggior parte dei manager (7 su dieci) coinvolti nella ricerca ha affermato che il supporto delle tecnologie è fondamentale per prendere decisioni importanti, ma lo sono altrettanto l’immaginazione e l’intuizione delle persone. L’IT da sola non può portare valore e sono l’intuizione e l’esperienza dell’uomo a fare la differenza. Secondo il campione di indagine sarà difficile che in futuro robot e computer potranno sostituirsi all’uomo nelle decisioni di business, anche se è indubbio che la tecnologia avrà effetti positivi sull’immaginazione umana.

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Ricoh: il ruolo della creatività umana in un mondo sempre più tecnologico e interconnesso https://www.datamanager.it/news/ricoh-il-ruolo-della-creativit-umana-un-mondo-sempre-pi-tecnologico-e-interconnesso-48213.html Fri, 21 Jun 2013 10:30:28 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/ricoh-il-ruolo-della-creativita-umana-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico-e-interconnesso/ Una ricerca condotta dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh analizza in che modo la tecnologia sta impattando sull’intuizione e l’immaginazione delle persone

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Una ricerca condotta dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh analizza in che modo la tecnologia sta impattando sull’intuizione e l’immaginazione delle persone

Secondo gli intervistati i computer e i robot non si sostituiranno all’uomo nei processi decisionali perché sono l’esperienza e la creatività a fare la differenza.

La sempre maggiore diffusione delle comunicazioni machine-to-machine, della robotica, dei data analytics e di numerose altre tecnologie nel business e nella società sembra mettere in secondo piano il ruolo dell’intuizione e dell’immaginazione umana in molte attività.

• In quali reparti aziendali e settori di mercato è stata maggiormente relegata in secondo piano la creatività umana a causa della tecnologia?

• In che modo le organizzazioni possono fare sì che questi due aspetti si arricchiscano a vicenda anziché opporsi?

• Fino a quanto può la tecnologia automatizzare i processi decisionali nelle organizzazioni?

Queste domande hanno trovato una risposta grazie a una ricerca condotta dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh. Lo studio è stato realizzato a livello mondiale coinvolgendo i manager di differenti settori di mercato per raccogliere la loro opinione in merito all’interrelazione nella loro azienda tra la tecnologia e l’immaginazione delle persone.

Servizi Finanziari: l’interazione fra uomo e tecnologia creerà valore unicamente se le persone utilizzeranno la creatività nel gestire i processi

Almeno una volta negli ultimi sei mesi una decisione guidata dalla sola tecnologia senza un intervento umano è costata finanziariamente a più di un terzo (37%) delle organizzazioni del Settore dei Servizi Finanziari. Inoltre, quasi un terzo (31%) degli intervistati di questo mercato ha affermato di aver perso clienti nello stesso periodo di tempo a seguito della decisione presa affidandosi esclusivamente alla tecnologia. E’ quindi necessario che i processi vengano verificati e aggiornati regolarmente dalle persone; l’intervento umano resta ad esempio fondamentale nelle interazioni con i clienti (46%) e nella gestione dei rischi (31%). L’86% degli intervistati ha affermato che la creatività e l’intuizione umana sono fondamentali per trarre valore dalle tecnologie e dall’interazione uomo-macchina.

Settore Sanitario: negli ultimi anni la tecnologia ha contribuito ad aumentare la creatività dei dipendenti di questo settore, ma è l’intuizione dell’uomo a fare la differenza

La maggior parte dei dirigenti di questo settore (70%) è d’accordo nell’affermare che negli ultimi dieci anni la tecnologia ha contribuito ad aumentare la creatività dei dipendenti nell’ambito ad esempio dello sviluppo di nuovi servizi sanitari, di farmaci e di prodotti. Ma come afferma la maggioranza (78%) dei dirigenti sanitari, la tecnologia da sola non è in grado di portare valore. Sono l’intuizione e l’esperienza dell’uomo che devono fare in modo che la tecnologia risponda alle esigenze del Settore Sanitario. I dirigenti hanno indicato la diagnosi delle condizioni dei pazienti (36% degli intervistati) e lo sviluppo di nuove terapie e farmaci (32%) come due delle aree in cui l’intuizione umana continuerà a prevalere.

Settore dell’istruzione: è il più ottimista riguardo l’interazione uomini-macchine, ma ci sono ancora sfide da superare

Il 90% dei manager del Settore dell’Istruzione, la percentuale più alta tra tutti i settori coinvolti nella ricerca, ritiene che la tecnologia ha migliorato l’immaginazione e creatività sul posto di lavoro e l’80% afferma che la tecnologia ha contribuito a far crescere il livello di produttività. La maggioranza dei responsabili del Settore dell’Istruzione (71%) dichiara che la tecnologia li ha aiutati a prendere decisioni corrette. Un ulteriore 72%, di nuovo la percentuale più alta tra i settori coinvolti nello studio, afferma che l’interazione tra persone e tecnologia porterà vantaggi significativi per tutta l’economia. Tuttavia, quando si tratta di tradurre l’ottimismo in risultati tangibili, la sfida più impegnativa consiste nel fatto che la tecnologia evolve con maggiore rapidità rispetto ai processi interni e alle modalità operative.

Persone e tecnologie: una convivenza possibile

Dalla ricerca risulta chiaro che gli impatti esercitati dalle tecnologie sulle aziende sono differenti, per cui non esiste un approccio alla trasformazione che vada bene in ogni contesto. Non è possibile evitare il cambiamento e le attuali modalità operative sono destinate a mutare. Le aziende del campione concordano sul fatto che, nonostante l’evoluzione tecnologica, sarà difficile che in futuro robot e computer potranno sostituirsi all’uomo, ma la tecnologia avrà senza dubbio effetti positivi sulla creatività e l’intuizione umana. Grazie al supporto delle tecnologie le persone potranno prendere decisioni più creative e consapevoli e trarranno vantaggio da processi aziendali ottimizzati e da nuovi modi per accedere alle informazioni e condividerle.

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Come i responsabili delle risorse umane vengono percepiti dal management delle aziende europee https://www.datamanager.it/news/come-i-responsabili-delle-risorse-umane-vengono-percepiti-dal-management-delle-aziende-europee- Fri, 15 Feb 2013 13:59:36 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/02/come-i-responsabili-delle-risorse-umane-vengono-percepiti-dal-management-delle-aziende-europee/ Uno studio recentemente condotto dalla Economist Intelligence Unit (EIU) e sponsorizzato congiuntamente da Oracle e IBM ha analizzato come i top manager delle aziende europee percepiscano il ruolo dei responsabili delle Risorse Umane

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Uno studio recentemente condotto dalla Economist Intelligence Unit (EIU) e sponsorizzato congiuntamente da Oracle e IBM ha analizzato come i top manager delle aziende europee percepiscano il ruolo dei responsabili delle Risorse Umane

L’Economist ha intervistato 235 top manager, 95 dei quali basati in Paesi dell’Europa Occidentale come Belgio, Francia, Germania, Italia, Svizzera e Regno Unito. Il 57% del campione appartiene alla categoria dei CEO o ruoli equivalenti, e il 43% a quella dei CFO o ruoli equivalenti.

Lo studio “C-level perspectives of the HR function in Western Europe” evidenzia che sono molti i CEO e i CFO per i quali la competenza e l’esperienza della funzione HR circa le criticità relative al personale possono aiutare realmente un’azienda ad assumere decisioni complesse ma cruciali in periodi economicamente difficili.

Lo studio ha anche confermato come il management delle aziende europee consideri di valore la propria relazione con i responsabili HR: nel 69% dei casi gli intervistati hanno descritto tale rapporto lavorativo come “collaborativo e di fiducia” e nel 63% lo hanno definito “di elevato valore”.

L’analisi rivela però come ci sia comunque un margine di miglioramento affinché la funzione Risorse Umane diventi ancora più strategica. Solo il 38% degli intervistati ritiene infatti che il responsabile HR svolga un ruolo chiave nella pianificazione strategica e solo uno su dieci pensa che tale ruolo sia “assolutamente determinante”.

Come i responsabili HR dell’Europa Occidentale possono posizionarsi meglio in un’ottica di successo

La maggioranza degli intervistati ha espresso preoccupazione rispetto alla effettiva capacità dei responsabili delle Risorse Umane di comprendere le dinamiche business nella loro globalità. Per il 42% il responsabile HR resta infatti troppo focalizzato sui processi e incapace di cogliere lo scenario complessivo, mentre per il 36% non comprende a sufficienza il business aziendale.

L’analisi mostra inoltre come i responsabili HR che hanno punti di vista simili a quelli dei CEO e dei CFO hanno altresì maggiori probabilità di risultare influenti. In effetti, l’81% di coloro che appoggiano pienamente la strategia HR attuata dal relativo responsabile di funzione ritiene che quest’ultimo ricopra una posizione strategica fondamentale.

I top manager delle società di grandi dimensioni risultano maggiormente preoccupati da possibili criticità relative alle risorse umane che possono condurre a una carenza di leadership. Oltre due terzi degli intervistati che operano in imprese con più di 1.500 dipendenti teme che una mancanza di di leadership possa danneggiare finanziariamente l’azienda nei prossimi 12 mesi; tale preoccupazione è condivisa solo dal 49% di coloro che lavorano invece presso realtà più piccole.

Un altro dato interessante è come il top management delle aziende più grandi tra quelle intervistate (fatturato annuo superiore ai 10 miliardi di dollari) discuta con maggiore frequenza le problematiche di talent management con i propri responsabili delle risorse umane. Il 42% degli intervistati che appartengono alle società più grandi afferma infatti di avere frequenti occasioni di confronto relative alle performance e allo sviluppo del Management, rispetto al 24% degli intervistati delle imprese di dimensioni inferiori.

Pertanto, il responsabile HR ha l’opportunità di influenzare sensibilmente la direzione strategica della propria azienda laddove:

– lavori presso un’organizzazione di grandi dimensioni;

– sia capace di pensiero strategico, in particolare nello sviluppo di personale di livello senior;

– sappia condividere idee analoghe al CEO e al CFO in materia di strategia HR.

“Non sorprende vedere come la maggiore preoccupazione degli executive che lavorano presso grandi società sia costituito dalla strategia e dallo sviluppo di talento a livello di leadership”, ha commentato Gretchen Alarcon, Vice Presidente, Oracle HCM Strategy. “I responsabili HR possono provare il loro valore a CEO e CFO focalizzando l’attenzione su strategie finalizzate a favorire il talento nelle figure senior e a trattenere i migliori leader già presenti in azienda”.

Lo studio completo è disponibile qui

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L’impatto di Uomini e Macchine sui Servizi Finanziari: indagine e infografica https://www.datamanager.it/news/l-impatto-di-uomini-e-macchine-sui-servizi-finanziari-indagine-e-infografica-43843.html Tue, 29 Jan 2013 11:06:41 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/limpatto-di-uomini-e-macchine-sui-servizi-finanziari-indagine-e-infografica/ Almeno una volta negli ultimi sei mesi una decisione guidata dalla sola tecnologia senza un intervento umano è costata finanziariamente a più di un terzo (37%) delle organizzazioni di questo mercato. Questo e molto altro nell'indagine “Uomini e Macchine” condotta dall’Economist Intelligence Unit

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L’impatto più recente dei cambiamenti introdotti dalla tecnologia sta portando a risultati contradditori nel settore dei Servizi Finanziari. Almeno una volta negli ultimi sei mesi una decisione guidata dalla sola tecnologia senza un intervento umano è costata finanziariamente a più di un terzo (37%) delle organizzazioni di questo mercato. Inoltre, quasi un terzo (31%) degli intervistati ha affermato di aver perso clienti nello stesso periodo di tempo a seguito della decisione presa affidandosi esclusivamente alla tecnologia. Questo è quanto emerge dal nuovo studio “Uomini e Macchine” condotto dall’Economist Intelligence Unit e sponsorizzato da Ricoh. La ricerca si è posta l’obiettivo di analizzare in che modo la tecnologia sta impattando sulla creatività e l’intuizione delle persone.

“I risultati della ricerca mettono in evidenza la necessità di intervenire con urgenza”, afferma Carsten Bruhn, Executive Vice President di Ricoh Europe. “I processi automatizzati possono portare significativi vantaggi al settore dei Servizi Finanziari ed è vero che la tecnologia potrebbe migliorare la gestione delle informazioni necessarie per prendere decisioni corrette. È però essenziale che i processi vengano verificati e aggiornati regolarmente dalle persone (ad esempio dagli esperti di business) per assicurarne la conformità alle normative e fare in modo che gli standard di sicurezza e di efficienza vengano mantenuti. L’ottimizzazione dei processi e l’interconnessione dei sistemi dovrebbe favorire la creazione di un ambiente lavorativo basato sulla collaborazione e creativo che consenta di soddisfare le esigenze dei clienti”.

Sembra che i responsabili nel settore dei Servizi Finanziari riconoscano che l’automazione può conferire valore aggiunto alle aziende e che a volte l’intervento delle persone è richiesto solo in termini minimi. In particolare, quando si è chiesto loro in quali casi l’immaginazione o l’intuizione siano elementi fondamentali, solo una minoranza (8%) ha affermato che lo siano nella gestione delle normative e una percentuale ancora più bassa (6%) ha dichiarato che l’immaginazione delle persone sia cruciale per garantire la sicurezza delle informazioni. Comunque, secondo la maggioranza degli intervistati, l’intervento umano resta fondamentale nelle interazioni con i clienti (46%) e nella gestione dei rischi (31%).

Per il settore dei Servizi Finanziari la sfida tecnologica ritenuta più difficile (48%) riguarda la capacità che il settore ha di collegare tra loro sistemi diversi.

“Tenere il passo con i cambiamenti dovuti alla tecnologia garantendo allo stesso tempo la connettività tra i sistemi non è un obiettivo semplice da raggiungere. Sappiamo bene che la tecnologia evolve più rapidamente dei processi e delle modalità con cui essa viene utilizzata. Per riuscire a connettere i diversi sistemi il settore dei Servizi Finanziari dovrebbe puntare all’ottimizzazione dei processi e apportare modifiche alle modalità di lavoro tradizionali. Sempre più spesso, nel settore dei Servizi Finanziari i responsabili affidano in outsourcing a esperti del settore la gestione di queste attività. In questo modo le aziende riescono a ottenere numerosi vantaggi e allo stesso tempo i dipendenti possono dedicarsi ad attività legate al core business” afferma Bruhn.

I responsabili dei Servizi finanziari concordano all’unanimità sul fatto che le tecnologie più avanzate non debbano essere considerate come l’unica via da percorrere per garantirsi il successo nel futuro. Quasi tre intervistati su quattro (71%) sono d’accordo nel ritenere che la tecnologia da sola, se non c’è un processo che connetta i sistemi, non porta a benefici, mentre l’86% ha affermato che l’interazione fra uomo e tecnologia creerà valore unicamente se le persone utilizzeranno la creatività nel gestire i processi che lo collegano alla tecnologia stessa.

Nonostante le sfide che deve fronteggiare, il settore dei Servizi Finanziari rimane ottimista riguardo ai vantaggi che la tecnologia può offrire. Il 41% degli intervistati ha dichiarato che le migliori innovazioni introdotte negli ultimi tre anni dal loro team non sarebbero state possibili senza il supporto della tecnologia, mentre uno su tre (30%) ha addirittura affermato che senza tale supporto queste innovazioni non sarebbero state neppure immaginabili. Un ulteriore 78% ha riferito che la tecnologia aiuta ad aumentare la produttività. Fino a questo momento la tecnologia non si è sostituita ad attività critiche che riguardano ad esempio importanti decisioni aziendali oppure lo sviluppo di nuove idee.

Aggiunge infine Carsten Bruhn: “Risulta chiaro che la tecnologia svolge un ruolo essenziale a supporto di nuove idee nel settore dei Servizi Finanziari. L’opportunità che emerge riguarda la possibilità di creare un futuro nel quale la tecnologia arricchisca le capacità dell’essere umano piuttosto che competere con esse, rafforzando pertanto la creatività e lo spirito di innovazione dell’uomo. I vantaggi per le aziende consisteranno in una maggiore flessibilità del business e nella capacità di aumentare la soddisfazione dei clienti. Inoltre, questo utilizzo della tecnologia contribuirà a migliorare l’efficienza dei processi documentali, la sicurezza dei dati e la conformità alle normative”.

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