efficienza energetica – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:56:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png efficienza energetica – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Comune di Palermo, Università degli Studi di Palermo e NetApp insieme per Palermo Smart City https://www.datamanager.it/2018/03/comune-palermo-universita-degli-studi-palermo-netapp-insieme-palermo-smart-city/ Tue, 13 Mar 2018 10:13:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143404 Firmato un protocollo di intesa per nuovi progetti di innovazione digitale volti a migliorare la qualità dei servizi della città in ottica smart city, creare nuove competenze tecnologiche nella PA, soprattutto in tema di sviluppo di nuove tecnologie Cloud e di sicurezza informatica, e un Centro di Competenza per lo sviluppo di nuove piattaforme digitali […]

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Firmato un protocollo di intesa per nuovi progetti di innovazione digitale volti a migliorare la qualità dei servizi della città in ottica smart city, creare nuove competenze tecnologiche nella PA, soprattutto in tema di sviluppo di nuove tecnologie Cloud e di sicurezza informatica, e un Centro di Competenza per lo sviluppo di nuove piattaforme digitali e per il trasferimento tecnologico al territorio

Si è svolta ieri, alla presenza del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, del Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, e Country Manager di NetApp Italia (azienda americana che da sempre aiuta i propri clienti a trasformare il mondo attraverso i dati), Marco Pozzoni, la firma di un protocollo di intesa per la realizzazione di servizi innovativi per le smart city, la formazione continua per la Pubblica Amministrazione e la costituzione di un Centro di Competenza per il trasferimento tecnologico e per la diffusione di progetti imprenditoriali innovativi.

Il progetto si inserisce nell’ambito del percorso di trasformazione digitale intrapreso dal Comune di Palermo, anche con riferimento al programma PON Metro, volto a realizzare gli obiettivi dell’Agenda digitale, una piattaforma informatica integrata attraverso cui gestire servizi digitali a favore di cittadini e imprese, in maniera snella ed efficiente. In particolare i servizi riguarderanno la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, l’inclusione sociale e, più in generale, l’e-government.  Un vero e proprio ecosistema tecnologico metropolitano costituito da un Data Center di nuova generazione, al quale forniranno un contributo rilevante le tecnologie per la gestione dei dati di NetApp, potenziato e ridisegnato per archiviare e gestire in completa sicurezza ed efficienza dati e informazioni, componenti IoT (Internet of Things) e servizi in cloud.  Il servizio di archiviazione, fruibile in cloud, di tutte le informazioni e i servizi relativi alla Pubblica Amministrazione consentirà di renderli disponibili anche ai Comuni dell’hinterland coinvolti nel progetto PON Metro Città di Palermo, ai loro cittadini, alle imprese e ad altre PA, creando così una vera e propria smart city interconnessa.

“Il Comune di Palermo intende proseguire sul cammino intrapreso da anni di innovazione dei servizi digitali a beneficio del territorio e dei cittadini. La sottoscrizione del presente Accordo è un’occasione per accelerare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, ma anche di stimolo all’insediamento sul territorio di nuove imprese e/o allo sviluppo di quelle già esistenti, grazie alle sinergie che potranno crearsi con l’Università di Palermo e con NetApp”, ha dichiarato il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Il Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, dal canto suo, ha sostenuto: “L’Università degli Studi di Palermo, per tradizione e vocazione, da sempre intesse solidi rapporti con il territorio in genere e il Comune in particolare, e le imprese. Il presente MoU sancisce tale vocazione grazie alla collaborazione che potrà instaurarsi con un’azienda del calibro di NetApp, con la quale verranno avviati progetti di ricerca relativamente alle tecnologie Cloud e per la sicurezza dei dati, attività di formazione su tali tematiche, nonché la costituzione di un centro di competenza per il trasferimento tecnologico”.

“Siamo molto soddisfatti di essere, con le nostre soluzioni tecnologiche e competenze, al fianco del Comune di Palermo, dell’Università e di tutte le realtà coinvolte nella realizzazione di questo importante progetto di trasformazione digitale. L’innovazione tecnologica e la gestione dei dati che sempre più ricoprono un ruolo strategico, sono un asset fondamentale per migliorare la qualità dei servizi della PA e per lo sviluppo sociale ed economico di qualsiasi territorio”, ha dichiarato Marco Pozzoni, Country Manager di NetApp Italia.

Il progetto prevede inoltre lo sviluppo di competenze ICT e di sicurezza digitale del personale della Pubblica Amministrazione e la creazione, con il supporto del Comune, dell’Università degli Studi di Palermo, di Sispi e di NetApp, di un Centro di Competenza con laboratori aperti a personale specializzato, agli studenti universitari e alle imprese del territorio per lo sviluppo di nuove applicazioni e servizi per la PA.

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Innovazione e rispetto per l’ambiente: Zucchetti a Key Energy 2017 https://www.datamanager.it/2017/11/innovazione-rispetto-lambiente-zucchetti-key-energy-2017/ Tue, 07 Nov 2017 17:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134556 Dal risparmio energetico alla mobilità sostenibile, passando per la gestione dei rifiuti: dal 7 al 10 Novembre a Ecomondo di Rimini le soluzioni del gruppo Zucchetti per un futuro sempre più “green” Un futuro più etico, che crei “più prodotti e meno rifiuti”: è questo il concetto cardine dell’edizione 2017 di ‘Key Energy‘, il Salone […]

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Dal risparmio energetico alla mobilità sostenibile, passando per la gestione dei rifiuti: dal 7 al 10 Novembre a Ecomondo di Rimini le soluzioni del gruppo Zucchetti per un futuro sempre più “green”

Un futuro più etico, che crei “più prodotti e meno rifiuti”: è questo il concetto cardine dell’edizione 2017 di ‘Key Energy‘, il Salone dell´Energia e della Mobilità Sostenibile in programma a Rimini Fiera dal 7 al 10 novembre, in contemporanea a Ecomondo, la grande piattaforma della Green Economy e dell´economia circolare. Un tema particolarmente caro a Zucchetti, che partecipa alla “Città Sostenibile” (area Espositiva: B7 064), con le sue soluzioni dedicate all’efficienza energetica, alla mobilità sostenibile e alla gestione rifiuti.

Proprio all’economia circolare e all’importanza della gestione dei rifiuti e del loro recupero è dedicata Airone, l’innovativa Suite software Zucchetti per la gestione dei rifiuti industriali che si rivolge a tutte le aziende che intervengono nella filiera: Produttori, Trasportatori, Intermediari, Smaltitori, Recuperatori. A Key Energy il focus dell’offerta saranno gli Smaltitori, intesi come soggetti industriali dell’Economia Circolare, e l’integrazione tra soluzione software per la gestione dei rifiuti “Airone” e gli ERP Zucchetti, come Ad Hoc Revolution e Ad Hoc Infinity. “Una scelta che colma l’esigenza innovativa di gestione dei processi di lavorazione dei materiali di rifiuto e delle aree di stoccaggio di materie prime secondarie, nell’ambito del riciclo” – precisa Saverio Saltini, Responsabile Divisione Nuova Informatica, Gruppo Zucchetti “Sempre più spesso, infatti, assisteremo ad una conversione delle aree di discarica, in aree industriali di rilavorazione dei rifiuti, un ambito strategico per il Paese riconosciuto dal Piano Nazionale Industria 4.0”.

Altrettanto importante è il tema del risparmio energetico, che è al centro anche dell’offerta di Zucchetti Facility, società Zucchetti specializzata nella produzione di software per l’efficienza energetica. La soluzione ZEnergy, dedicata al monitoraggio e all’analisi dei consumi e dei parametri ambientali, è oltretutto agevolabile a fini di superammortamento 140%. “L’energy management è uno dei settori in cui Zucchetti ha maggiormente investito in questi anni, per offrire alle aziende delle soluzioni capaci di gestire al meglio le proprie risorse energetiche, evitando sprechi, ottimizzando i consumi e riducendo i malfunzionamenti degli impianti. Il nostro software ZEnergy, infatti, permette la raccolta e gestione intelligente delle informazioni energetiche e ambientali per gli impianti industriali, gli immobili e le strutture in genere, utilizzando anche modelli matematici predittivi che permettono di razionalizzare i consumi, monitorando costantemente anche le risorse idriche per ridurre gli sprechi d’acqua” afferma Stefano Landini, CEO Zucchetti Facility “Centrale, poi, è anche ZAir, la soluzione studiata specificatamente per il monitoraggio dei parametri ambientali, per garantire il confort e la salute dei lavoratori”.

Sostenibilità ed attenzione alle risorse anche nella mobilità, dove per coniugare riduzione dei tempi e rispetto dell’ambiente arriva InfoSmartCity, la prima App gratuita che integra tutti i servizi cittadini su traffico, parcheggi, siti turistici, informazioni commerciali, di pubblica utilità e protezione civile. Progettata da MacNil, azienda del Gruppo Zucchetti specializzata nei settori Automotive, Telematics e Telemedicina, InfoSmartCity consente di avere in tempo reale ogni informazione utile per il proprio viaggio o visita cittadina, limitando imprevisti e intoppi e gestendo al meglio le risorse necessarie. “Non solo informazioni utili su traffico e parcheggi, InfoSmartCity permette anche di mappare in tempo reale la presenza di colonnine di ricarica elettriche di tutti i fornitori e in tutte le città, informa sulla loro disponibilità e sul tempo residuo di caricamento, per semplificare al massimo i problemi di mobilità delle vetture elettriche ed incentivarne l’uso” afferma Nicola Lavenuta, CEO Macnil GT Alarm Gruppo Zucchetti “Infatti si stima che il 30% del traffico in città sia causato dalla ricerca di un parcheggio libero e che la difficoltà di individuare le colonnine elettriche scoraggi ancora oggi molti automobilisti a passare all’auto elettrica, meno inquinante e più sostenibile”. Accanto al tema della mobilità ecocompatibile, Macnil con le sue soluzioni tecnologiche innovative punta anche alla sicurezza di persone e mezzi attraverso il servizio di scatola nera “intelligente” GT ALARM FLEET: un sistema “all inclusive” che oltre a registrare lo stile di guida del conducente ai fini degli sconti assicurativi allerta anche i soccorsi in caso di necessità e informa l’automobilista su manutenzioni ordinarie, straordinarie e scadenze, come bollo ed assicurazione.

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TIM: al via il progetto “io Riciclo” per raccogliere e rottamare telefonini e smartphone in disuso https://www.datamanager.it/2017/10/tim-al-via-progetto-riciclo-raccogliere-rottamare-telefonini-smartphone-disuso/ Thu, 19 Oct 2017 14:54:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133333 Da sabato 21 ottobre, presso alcuni negozi TIM, sarà possibile smaltire gratuitamente e senza alcun vincolo device mobili non più utilizzati, anche non funzionanti. L’iniziativa rafforza l’impegno di TIM nella tutela dell’ambiente e nella promozione dell’economia circolare Una nuova iniziativa sostenibile dedicata alla raccolta di telefonini e smartphone da rottamare. E’ questo io Riciclo, il progetto […]

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Da sabato 21 ottobre, presso alcuni negozi TIM, sarà possibile smaltire gratuitamente e senza alcun vincolo device mobili non più utilizzati, anche non funzionanti. L’iniziativa rafforza l’impegno di TIM nella tutela dell’ambiente e nella promozione dell’economia circolare

Una nuova iniziativa sostenibile dedicata alla raccolta di telefonini e smartphone da rottamare. E’ questo io Riciclo, il progetto di TIM volto alla tutela ambientale attraverso la promozione del mobile.

Da sabato 21 ottobre, infatti, in un selezionato numero di punti vendita TIM distribuiti su tutto il territorio nazionale sarà attivo il servizio gratuito di raccolta dei device mobili in disuso attraverso la formula innovativa detta “Uno contro zero”, che consente a tutti di consegnare presso il punto vendita i device mobili in disuso, semplicemente lasciandoli in un contenitore e senza dover acquistare un altro prodotto.

Si tratta di un sistema che supera la modalità “Uno contro uno” che permette di consegnare il vecchio prodotto solo a fronte di un nuovo acquisto.

I rifiuti raccolti nei punti vendita saranno avviati a riciclo, contribuendo alla tutela ambientale. Da un cellulare infatti si possono recuperare mediamente 9 grammi di rame, 11 grammi di ferro, 250 mg di argento, 24 mg di oro, 9 mg di palladio, 65 gr di plastica, 1 gr di terre e altri elementi preziosi contenuti in piccolissime quantità. Oltre al recupero di materie, il riciclo contribuisce a risparmiare energia elettrica, acqua ed evita emissioni di CO2.

Il progetto è sviluppato con la collaborazione di Remedia, consorzio no-profit specializzato nella gestione dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), delle pile e degli accumulatori esausti.

Con il lancio di io Riciclo, TIM prosegue nell’impegno per la creazione di valore per le persone. Proteggere l’ambiente, migliorare l’efficienza energetica e offrire servizi in grado di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra ed altri inquinanti sono le direttrici di intervento fondamentali del Gruppo TIM per favorire lo sviluppo sostenibile nelle proprie aree di influenza. Nel 2016 l’utilizzo di energia pulita ha consentito il risparmio di circa 231 Giga Watt per ora evitando circa 90.000 tonnellate di emissioni di CO2.

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Efficienza energetica e IoT: Seaside fa sul serio https://www.datamanager.it/2017/07/efficienza-energetica-iot-seaside-sul-serio/ Fri, 07 Jul 2017 12:07:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128267 Rendere sempre più efficace l’energy management delle aziende con Internet of Things e machine learning: una promessa che è sempre più realtà grazie alla soluzione SaveMixer Quello dell’efficienza energetica è un settore di crescente importanza. E le applicazioni dell’Internet of Things sempre più concrete. Coniugare questi due mondi può dare risultati di rilievo. Lo dimostra […]

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Rendere sempre più efficace l’energy management delle aziende con Internet of Things e machine learning: una promessa che è sempre più realtà grazie alla soluzione SaveMixer

Quello dell’efficienza energetica è un settore di crescente importanza. E le applicazioni dell’Internet of Things sempre più concrete. Coniugare questi due mondi può dare risultati di rilievo. Lo dimostra il caso di Seaside, società con sede a Bologna, con un fatturato annuo superiore agli 8 milioni di euro, che opera nell’ambito dell’efficienza energetica e che ha fatto dell’innovazione la propria caratteristica distintiva. Come per esempio con SaveMixer, software che associa algoritmi e modelli di machine learning all’esperienza decennale di Seaside in qualità di ESCo, ovvero Energy Service Company, cioè quelle imprese in grado di fornire tutti i servizi necessari per la realizzazione di interventi di efficienza energetica, realizzando un prodotto che consente alle aziende sia di monitorare l’andamento dei consumi, sia soprattutto di stabilire in maniera semplice ed efficace le azioni volte ad accrescere l’efficienza energetica, per raggiungere un consumo ottimale e senza sprechi.

Soluzione interamente in cloud

“SaveMixer va oltre il semplice monitoraggio dei consumi, in quanto è in grado di integrarsi sia con i sistemi MES e PLC delle aziende manifatturiere più energivore, sia con le applicazioni più business come gli ERP, e questo permette alle aziende di concentrare la loro attenzione sulle aree che presentano maggiori opportunità di recuperare efficienza e sull’implementazione delle relative azioni operative, in un ciclo di miglioramento continuo”, sottolinea Paolo Benfenati, Amministratore Delegato di Seaside. Ma non solo: il vero valore di SaveMixer è nell’utilizzo di algoritmi di deep e machine learning per offrire anche modelli predittivi di consumo e per analizzare grandi moli di dati, che permettono all’applicazione di migliorare continuamente grazie all’apprendimento automatico. Fornita in modalità SaaS o PaaS interamente in cloud, attualmente SaveMixer è su Microsoft Azure, ma “rimaniamo totalmente aperti ad altre piattaforme, anche come garanzia per i nostri clienti nell’essere sempre agnostici in campo IT”, spiega a Data Manager Paolo Benfenati, sottolineando anche che “il cuore dell’applicazione è stato realizzato in Python, che è come noto portabilissimo: anche se abbiamo sviluppato SaveMixer completamente in casa, con una collaborazione con chi si occupa di Intelligenza Artificiale presso l’Università di Bologna, abbiamo utilizzato componenti commerciali”.

Un caso di successo

Un caso recente di adozione di SaveMixer, presentato nel corso dell’incontro “Digital energy, innovative solutions and new opportunities” tenutosi a fine giugno a Milano presso Microsoft House, è quello di East Balt Bakeries Italia, azienda con sede alle porte di Modena che produce pane fresco e surgelato e che rifornisce le principali catene di ristoranti fast food, oltre a essere presente in tutti i supermercati e nell’ambito HoReCa. Come ha spiegato Tommaso De Marco, CEO della società modenese, con l’adozione di SaveMixer, East Balt Italia ha oggi un servizio di energy management con monitoraggio mensile dei consumi, che consente di individuare le aree di miglioramento e di sensibilizzare tutti sulle good practice da adottare attraverso la condivisione di report, che sono leggibili senza problemi in quanto vengono depurati dai dati di consumo più tecnici.

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Le tecnologie di oggi per i modelli di domani https://www.datamanager.it/2016/11/le-tecnologie-oggi-modelli-domani/ Tue, 22 Nov 2016 10:33:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114214 Per costruire i modelli del futuro non servono solo nuove tecnologie. Occorre anche e soprattutto ripensare le tecnologie che abbiamo e assegnare nuovi ruoli anche a dispositivi le cui funzioni sembravano ormai consolidate. Gli UPS sono un esempio perfetto per spiegare concretamente questo concetto perché è sufficiente dar loro un ruolo e una funzione diversa […]

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Per costruire i modelli del futuro non servono solo nuove tecnologie. Occorre anche e soprattutto ripensare le tecnologie che abbiamo e assegnare nuovi ruoli anche a dispositivi le cui funzioni sembravano ormai consolidate. Gli UPS sono un esempio perfetto per spiegare concretamente questo concetto perché è sufficiente dar loro un ruolo e una funzione diversa e più estesa per cogliere incredibili vantaggi in termini di efficienza energetica globale.

Nella mente di tutti, gli UPS, assolvono a una funzione semplicissima: accumulare energia, conservarla ed erogarla al bisogno. Sono fondamentali in moltissimi campi, tra cui quello dei data center a cui assicurano energia continua e di qualità, proteggendoli da ogni tipo di anomalia. Se però pensiamo che i data center sono fortemente energivori e che una parte significativa dei loro consumi dipende dagli UPS, è facile capire quanto sia importante rifocalizzare il ruolo degli UPS anche in termini di impatto ambientale, cosa oggi tecnologicamente possibile, riducendo significativamente questo fattore e contribuendo al risparmio energetico.


#UPS Passuello @rielloups Nuovi modelli non solo nuove tecnologie
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All’opposto degli energivori data center stanno le smart grid, le nuove e più efficienti reti che accumulano localmente l’energia prodotta a costi inferiori, immagazzinandola e rendendola disponibile quando la produzione sarebbe più onerosa. Dando alle smart grid accesso alle immense capacità di stoccaggio delle batterie di UPS di nuova generazione, specificamente costruite per soddisfare anche questo scopo, diventa possibile ottenere reti più efficienti ed energia a minore impatto ambientale, grandi capacità di accumulo distribuito e nuove opportunità di business per tutti.

La visione innovativa dell’Internet delle cose, che Riello UPS condivide e anzi attua ogni giorno, attribuisce a ogni dispositivo, tra cui anche gli UPS, la capacità di trasformarsi da soggetto passivo agente solo in caso di emergenza a soggetto attivo dell’efficienza, capace di interfacciarsi con gli altri attraverso una rete di connessioni, di scambiare energia in modo intelligente, di essere parte di più ampie strategie capaci di perseguire sempre la massima efficienza. Così abbiamo implementato nei nostri nuovi UPS funzionalità di trasporto bidirezionale dell’energia, la capacità di fungere da depositi di enormi quantità di energia prodotta a costi inferiori e magari da fonti rinnovabili, di interfacciarsi con le reti di scambio di informazioni, con sistemi di gestione centralizzata, con le nuove smart grid; di inserirsi in sistemi di integrazione di diverse fonti di energia, di scalare la loro potenza in modo modulare e di essere telecontrollati 24 ore su 24.


#Energy Passuello @rielloups Trasformare gli #UPS in sistemi intelligenti di gestione
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D’altra parte occorre puntualizzare che finora abbiamo parlato del punto di vista di un produttore, che in una logica di mercato rappresenta l’offerta. Perché il cerchio si chiuda occorre anche la presenza di una domanda corrispondente che – come sa bene ogni economista – si sviluppa solo in presenza di driver ben precisi. In questo caso, il driver più potente è sicuramente l’ottimizzazione dei costi di gestione, a cui si può agevolmente arrivare se si procede per passi e perseguendo obiettivi intermedi coerenti. Per esempio, valutando gli investimenti IT non tanto sulla base dell’immediato costo di acquisto quanto piuttosto di parametri più importanti come il Power Usage Efficiency (PUE) e il Data Center Infrastructure Efficiency (DCiE) si riescono a raggiungere incredibili risultati. Insomma, se CIO e i CEO ragionano in termini di vantaggi conseguenti agli investimenti e quantificano i benefici derivanti dall’alta efficienza, dalla ridondanza intelligente, dalla modularità e scalabilità, dalla trasparenza dei rendimenti, dall’allungamento del MTBF, dalle migliori prestazioni e performance, dall’aumento dell’affidabilità, dall’abbassamento dei tempi medi di riparazione e ripristino del sistema/servizio, diventa facile per loro rendersi conto che gli investimenti in questo settore sono addirittura opportuni ancor prima che necessari.

Fabio Passuello, direttore generale Riello UPS

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Rittal, trasformare il data center https://www.datamanager.it/2016/01/rittal-trasformare-data-center/ Tue, 26 Jan 2016 11:02:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93122 L’innovazione, da sempre nel DNA della società, al centro della gamma RiMatrix S, per affrontare al meglio il cambiamento nelle infrastrutture IT con un’offerta efficiente e modulare Saldamente presente anche in Italia da più di vent’anni, Rittal è attiva negli ambiti dell’automazione industriale e delle infrastrutture IT, con un fatturato di 2,2 miliardi di euro e […]

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L’innovazione, da sempre nel DNA della società, al centro della gamma RiMatrix S, per affrontare al meglio il cambiamento nelle infrastrutture IT con un’offerta efficiente e modulare

Saldamente presente anche in Italia da più di vent’anni, Rittal è attiva negli ambiti dell’automazione industriale e delle infrastrutture IT, con un fatturato di 2,2 miliardi di euro e più di 10mila persone in tutto il mondo. Tra le peculiarità della società, che ha il proprio quartier generale in Germania, vi è anche quella di avere «un azionista al 100% attivo in azienda, che permette di avere una visione di lungo periodo e privilegiare gli investimenti in R&S, a tutto vantaggio dell’innovazione» – come ci spiega Alessio Nava, direttore della divisione IT e Telecomunicazioni della filiale italiana di Rittal, che impiega  oltre 80 persone e ha un fatturato nell’ordine dei 62 milioni di euro. Dalla sua fondazione, avvenuta nei primissimi anni Sessanta, la società ha conosciuto un’evoluzione e uno sviluppo che l’hanno portata a essere oggi un player di livello globale nei sistemi per armadi di comando, distribuzione di corrente, climatizzazione, infrastrutture IT, software e servizi.


#Datacenter Alessio Nava #Rittal_Italia Soluzioni su misura, ma non solo
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Intuizioni e innovazioni

Ricerca, sviluppo e innovazione sono da sempre le parole chiave di Rittal, che continua a contraddistinguersi sul mercato per la proposta di nuovi paradigmi, fin dal primo esempio dei rack standardizzati per l’uso industriale, nati per un’intuizione del fondatore di Rittal: osservando che gli armadi metallici più comunemente utilizzati erano tutti all’interno di una gamma ristretta di misure, decise di concentrare su di esse la produzione e realizzare un catalogo con tutte le misure pronte a magazzino. «Un’idea semplice ma di grande successo, ben radicatasi nella cultura di Rittal, che ha poi applicato la standardizzazione anche ad altri ambiti, come nell’IT» – sottolinea Nava. Nel settore delle infrastrutture IT, «dominiamo l’intera catena del valore nelle soluzioni di data center “su misura”, punto forte della nostra offerta, ma proponiamo anche soluzioni modulari pre-ingegnerizzate, come RiMatrix S, che integra tutti i componenti necessari: climatizzazione, alimentazione, sicurezza e monitoring, per reagire a ogni tipo di evento e dare la massima autonomia al sistema » – prosegue Nava. L’offerta in ambito infrastrutture IT è piuttosto ampia e variegata, e comprende anche armadi server e di rete, contenitori da parete, soluzioni di alimentazione e di raffreddamento per gli ambienti di data center, e infine tutto ciò che attiene al monitoraggio e alla sicurezza, come i sistemi di contenimento e compartimentazione ignifughi modulari.

Il “data center in-a-box”

RiMatrix S, dove la S significa esattamente standard, è un “data center in-a-box”, nella definizione che ne dà Alessio Nava, che può essere utilizzato sia in ambito indoor sia in esterno. Per esempio, nel caso di RiMatrix S Basic, il data center standardizzato può essere installato all’interno di qualsiasi area senza nessuna necessità di site preparation, tipicamente in un’area adibita a uffici o equivalente, in quanto dotato di una propria struttura di protezione che lo compartimenta. Nel caso della versione Security Room, il data center standardizzato sarà realizzato e consegnato on site in una security room con sistemi integrati di protezione contro i rischi fisici; infine, per garantire la massima portabilità e agilità esiste la versione Outdoor in container.


#Datacenter Alessio Nava #Rittal_Italia L’innovazione nel DNA #RiMatrix S
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Massima efficienza

I punti di forza di RiMatrix S sono molteplici, a cominciare dai risparmi nei costi, sia quelli iniziali in conto capitale, gli arcinoti Capex, sia quelli operativi, gli Opex. Per i primi, «si ha una riduzione nell’ordine del 30% rispetto alle soluzioni “tailor made”, mentre i costi operativi di esercizio vengono significativamente ridotti da un Pue parziale di 1,16» –spiega Nava. Come noto, il power usage effectiveness (PUE) è il parametro che indica l’efficienza energetica dei data center. In Italia, il valore medio del Pue dei data center è superiore a 2, mentre i data center realizzati “su misura” da Rittal vantano un valore medio dell’1,3-1,4, un risultato di tutto rispetto ulteriormente migliorato dal sistema RiMatrix S. Anche i tempi di implementazione dei data center sono a favore delle soluzioni modulari standardizzate di Rittal: «Con RiMatrix S la fornitura operativa dell’intero sistema è nell’ordine delle 6 settimane, quando il tempo medio per le realizzazioni on demand è di 6 mesi» – fa notare Nava, aggiungendo che la manutenzione del sistema è facilitata ed è prevista la possibilità di estendere la garanzia fino a cinque anni.

Accordi di rilievo

«I key differentiators della nostra offerta ci hanno consentito di siglare importanti accordi strategici che stanno già dando frutti, come la partecipazione al progetto del data center più grande in Europa, in realizzazione in Norvegia» – sottolinea Nava. Il riferimento è al progetto Lefdal Mine Datacenter (www.lefdalmine.com), che prevede il riutilizzo di una miniera nella regione dei fiordi per ospitare un data center da oltre 120mila metri quadri in 75 padiglioni sotterranei. Il sito, realizzato in collaborazione con IBM che ne sarà anche uno dei primi utenti, sarà inaugurato nella prossima estate e vedrà un uso estensivo di RiMatrix S. L’alimentazione arriverà da impianti idroelettrici ed eolici, mentre il raffreddamento deriverà dall’acqua del fiordo adiacente. Dato che una parte della ex-miniera è sotto il livello del mare, sarà limitato l’uso delle pompe per facilitare il flusso di acqua nel sistema di raffreddamento. Grazie a tutto ciò, il Pue previsto per il progetto Lefdal Mine è nell’ordine dell’1,1.

Non solo. Sulla scia di questo ambizioso progetto, Rittal ha stretto un’alleanza duratura con IBM. «Infatti, con la firma di questo accordo – conferma Nava – Rittal è diventato uno dei partner selezionati per collaborare con IBM nell’ambito dei Resiliency Services, ovvero i servizi di progettazione, realizzazione e gestione di data center con i massimi livelli di affidabilità ed efficienza». Inoltre con l’integrazione delle soluzioni di infrastruttura ai servizi IBM – come spiega Nava – «Rittal crea le condizioni per pianificare e realizzare i progetti dei clienti nel modo più rapido ed efficiente, anche con copertura internazionale. Tutto compreso: hardware, software, servizi e infrastrutture. Così saremo in grado di fornire il miglior supporto possibile per affrontare le nuove sfide dell’era digitale, come i big data, l’IoT e i nuovi ambienti smart, dalle smart factory alle smart city».


#Datacenter Alessio Nava #Rittal_Italia Massima efficienza, sicurezza e automazione
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I vantaggi della standardizzazione

La modularità della gamma RiMatrix S aiuta molto nel soddisfare molteplici tipologie di esigenze. Per esempio, «vi sono numerosi provider evoluti di servizi di tipo IaaS o DaaS che, molto più attenti e ricettivi rispetto ad altre aziende alle necessità dell’efficienza e del risparmio energetico, accolgono con favore la nostra offerta» – fa notare Nava. Non si tratta di un discorso generalizzato, in quanto «dipende molto dal tipo di struttura organizzativa e di cultura dell’azienda» – prosegue Nava. È comunque indubbio che nell’attuale fase di trasformazione dell’IT e dei data center in particolare, dove le necessità di computing e di storage crescono forse come non mai in passato, RiMatrix S di Rittal può costituire la scelta ideale per numerose tipologie di utenti, anche per chi a prima vista non coglie le potenzialità e i vantaggi della standardizzazione. Che non sono né pochi né di secondo piano: tempi di implementazione certi e brevi, nell’ordine delle sei settimane; massima efficienza energetica; livelli di sicurezza e di automazione state-of-the-art. Insomma, scegliere un nuovo data center o rinnovarne uno obsoleto non sono più opzioni così “disruptive” come nel passato, se ci si affida a chi ha la standardizzazione nel proprio codice genetico e sa quali vantaggi rendere fruibili all’utilizzatore.

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Se anche il data center si veste di verde https://www.datamanager.it/2015/12/anche-data-center-si-veste-verde/ Wed, 16 Dec 2015 09:48:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90744 Tra ecosostenibilità e cost-saving, si accelera la tendenza verso un’IT ancora più “Green”, e si moltiplicano gli esempi di data center costruiti ex novo nel segno della massima efficienza energetica La campana del Green IT, cioè delle tecnologie e degli approcci che riducono l’impatto ambientale dell’IT, suona sempre più forte. E arriva direttamente a quello […]

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Tra ecosostenibilità e cost-saving, si accelera la tendenza verso un’IT ancora più “Green”, e si moltiplicano gli esempi di data center costruiti ex novo nel segno della massima efficienza energetica

La campana del Green IT, cioè delle tecnologie e degli approcci che riducono l’impatto ambientale dell’IT, suona sempre più forte. E arriva direttamente a quello che rappresenta l’essenza stessa dell’infrastruttura informatica, cioè il data center, che oggi come noto non è più il classico “centro dati”, ma un insieme di tecnologie, come server, networking e storage. Da tempo, il data center è in fase di trasformazione, sulla spinta dei cambiamenti in atto nel mondo dell’IT, nel quale, come osserva IDC, «è in atto un forte spostamento strutturale verso quella che è la Terza Piattaforma, costituita da mobile, social, big data e cloud, su cui si basa oggi tutta l’innovazione di business, con nuovi servizi e soluzioni costruiti su questa nuova piattaforma. I data center sono il fondamento su cui molti di questi servizi sono realizzati oggi, e il loro ruolo come la fonte più concentrata di computing e storage si espanderà notevolmente nei prossimi cinque anni».


#GreenDataCenter Efficienza e cost saving. IT modulare e sistemi convergenti
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Scenario ricco di opzioni

Lo scenario si presenta fluido e ricco di possibilità. Le aziende hanno una miriade di soluzioni tra cui scegliere quando si tratta di gestire le risorse IT: possono passare a un cloud pubblico e avere i loro asset gestiti in una struttura di hosting da parte di un service provider, possono utilizzare un cloud privato, mantenendo le attività nel proprio data center, oppure ancora gestire il cloud privato in prima persona o avere qualcuno che lo gestisce per loro, e infine possono utilizzare un ibrido tra privato e pubblico. Un po’ in tutti i settori, sono sempre più le aziende alla ricerca di opzioni per la costruzione di nuovi data center o dell’ampliamento di quello già esistente. Ma, avverte IDC, «vi sono diverse variabili che devono essere prese in considerazione: se server, storage e dispositivi di rete sono elementi critici per la progettazione del cuore dei data center, gli aspetti relativi alla localizzazione del sito hanno oggi pari importanza. I data center nell’area EMEA stanno subendo un’ampia trasformazione a tutti i livelli, con una serie di fattori che esercitano la loro influenza: dalle soluzioni open source in cima allo stack software alle innovazioni hardware a livello intermedio, per esempio, con i processori a basso consumo, il raffreddamento diretto a liquido, e così via». Ed è proprio per questo che un aspetto importante nel determinare il futuro del data center consiste nel comprendere quali possono essere le tecnologie e le soluzioni di alimentazione e raffreddamento più rilevanti proposte sul mercato in ambito data center.

L’IT “modularizzato” e i micro data center

Oggi, non c’è manager di data center che non voglia ridurre il consumo di energia dei data center interni sia che si tratti di contribuire a ridurre le bollette elettriche o di abbassare i livelli di PUE, Power Usage Efficiency, che è come noto l’indicatore essenziale in questo ambito, anche perché il rating PUE costituisce spesso un fattore chiave nel decidere a quale provider di data center rivolgersi eventualmente. Allargando il discorso, l’IT “modularizzato” – di cui parla IDC, intendendolo come modelli di soluzioni cloud, sistemi convergenti, software defined e hyperscale – modifica l’acquisto e la gestione delle unità di base di IT, mentre i sistemi integrati e convergenti continueranno a crescere nei prossimi anni. Questi sistemi, sempre secondo le previsioni di IDC, si evolveranno a più alti livelli di efficienza nel design e nella flessibilità a supportare diversi carichi di lavoro. I sistemi integrati avranno una forte influenza nelle scelte delle aziende per supportare una vasta gamma di iniziative future riguardanti i data center. Lo stesso approccio – prosegue IDC – «verrà utilizzato negli impianti di data center, che ora comprendono anche soluzioni modulari, prefabbricate e anche containerizzate. Si tratta di unità fabbricate presso il sito del fornitore e si basa su piani di progettazione standard». IDC ritiene inoltre che inizierà a prendere piede sul mercato il “micro” data center. Stiamo parlando di sistemi «progettati per portare la latenza di rete verso lo zero tanto quanto le leggi della fisica lo permetteranno, e forniranno grandi vantaggi per le aziende la cui attività si basa su un rapido trasferimento dei dati».

Energie rinnovabili cercasi

Ed è sempre IDC, nelle sue tradizionali “Predictions”, precisamente in quelle per l’imminente 2016, a sottolineare che «nei prossimi anni, i nuovi sviluppi nella tecnologia di raffreddamento e nelle architetture rack continueranno a migliorare l’efficienza energetica. Alcune aziende continueranno ad avere le proprie strutture, ma si baseranno sempre più su terze parti per costruire, implementare, gestire e affittare capacità IT e archiviare i dati importanti. I vendor e i provider si rivolgeranno a fonti energetiche rinnovabili, come l’idroelettrica, quella eolica e la geotermica, per alimentare i loro data center con una maggiore affidabilità e a un costo ragionevole e prevedibile. I miglioramenti nella connettività di rete stanno aprendo le aree più remote per realizzare data center vicino a fonti di energia rinnovabili». Gli esempi non mancano, a partire da quello ormai notissimo, visto che è stato inaugurato due anni fa, realizzato dall’Eni in piena Pianura Padana, e presentato a suo tempo come il primo al mondo per efficienza energetica: nelle parole della società, con il nuovo data center «è stato raggiunto il record mondiale in termini di efficienza energetica per i mega-center, misurato come il rapporto tra l’energia totale utilizzata e l’energia dedicata all’informatica. Per il Green Data Center questo rapporto sarà al di sotto del valore di 1,2, che rappresenta il miglior risultato a livello mondiale, mentre la media italiana presenta ancora valori tra 2 e 3». Niente male per un data center che è tra i primi in Europa per tipologia e dimensione, con i suoi 5.200 metri quadrati utili.


#GreenDataCenter Latenza di rete verso lo zero? Si apre la strada ai “micro” data center
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A tutto “free cooling”

In effetti, l’efficienza del Green Data Center deriva soprattutto dal particolare sistema di raffreddamento di tipo “free cooling”, che utilizza l’aria esterna. Secondo il report “Data Center 2025: exploring possibilities”, derivante da un’indagine condotta da Emerson Network Power per analizzare gli scenari dei data center nei prossimi dieci anni, «nel 2025, occorrerà meno energia per produrre lo stesso livello di capacità di elaborazione disponibile oggi, grazie a svariate modalità. La più diffusa tra queste è l’uso di aria esterna (free cooling) per il raffreddamento del data center, disponibile già attualmente, seguita da raffreddamento a livello di chip, maggior efficienza del server, temperature più elevate del data center e distribuzione più lineare dell’energia». Nel caso del Green Data Center di Eni, il sistema regola la temperatura usufruendo, per almeno il 75% del tempo, direttamente dell’aria esterna, limitando quindi l’utilizzo di condizionatori a meno del 25% del tempo, a differenza degli impianti tradizionali che usano i sistemi di condizionamento e ventilazione forzata ininterrottamente. Il risultato, commenta Eni stessa, è «ancor più d’eccellenza se si considera che l’impianto è collocato a livello del 45esimo parallelo, mentre i data center con caratteristiche simili sorgono generalmente più a Nord e in ambienti più freddi, come per esempio le Montagne Rocciose negli Stati Uniti».

Se il fiordo dà una mano

Ed è proprio molto più a Nord, in Norvegia, nel pieno della regione dei fiordi, che sta sorgendo il data center più grande del mondo, con oltre 120mila metri quadri di superficie in 75 padiglioni sotterranei, dove una volta esisteva una miniera, da cui il nome del progetto: Lefdal Mine Datacenter. Il sito, che ha già ricevuto l’approvazione da parte di IBM che sarà uno dei primi utenti, sarà inaugurato nell’estate 2016 e saranno impiegati soprattutto i data center container delle gamma RiMatrix sviluppati da Rittal, mentre l’alimentazione arriverà da impianti idroelettrici ed eolici. Il raffreddamento deriverà invece dall’acqua del fiordo adiacente: tenuto anche conto del fatto che una parte della ex-miniera si trova sotto il livello del mare, sarà limitato l’uso delle pompe di sollevamento per facilitare il flusso di acqua nel sistema di raffreddamento, ed è anche per questo che Lefdal Mine prevede un PUE nell’ordine dell’1,1. Come dire un nuovo record mondiale. Che forse determinerà una nuova corsa verso il Nord, visto che anche la stessa Apple ha annunciato di voler costruire un proprio data center nello Jutland, in Danimarca, mentre come noto Facebook dispone già da un paio d’anni di un data center in Svezia, alimentato interamente con energie rinnovabili. In ogni caso, la tendenza verso il recupero di aree industriali dismesse, possibilmente dotate di fonti di energia rinnovabile, è segnata, come dimostra un esempio recente di casa nostra, dove un glorioso impianto tessile nella provincia bergamasca è stato acquisito la scorsa estate da Aruba, la società numero uno in Italia per i servizi di data center, web hosting, email, PEC e registrazione domini. Pur in assenza di annunci specifici da parte di Aruba, non è azzardato supporre che il sito, un’area industriale piuttosto estesa (60mila metri quadrati in località Briolo di Ponte San Pietro nella provincia di Bergamo) e dotata di centrale idroelettrica situata sulla sponda del fiume Brembo, sarà effettivamente impiegato per realizzare un data center con caratteristiche di elevata efficienza.


#GreenDataCenter Fonti rinnovabili, costi ridotti e connettività migliore
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Ecosostenibilità e responsabilità sociale

Ma c’è anche un altro elemento di cui bisogna tenere conto nella valutazione di quanto “green” debba essere oggi l’IT. Infatti, tra le cinque tendenze fondamentali che delineano lo scenario del data center nel 2016 e proseguiranno negli anni successivi, identificate recentemente da Emerson Network Power, spicca in particolare quella della responsabilità sociale, che farà sempre più sentire il suo effetto. Commentando questa tendenza, la quarta delle cinque individuate, si sottolinea che «il nostro settore si occupa di efficienza almeno dal 2007, ma focalizzandosi prevalentemente sull’aspetto finanziario. Con iniziative come la Direttiva sull’efficienza energetica dell’Unione Europea, che stabilisce una serie di misure vincolanti per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica del 20% entro il 2020, alcune aziende stanno adesso spostando l’attenzione dall’efficienza alla sostenibilità e stanno considerando i data center in un’ottica di responsabilità sociale». È anche per questo – prosegue la considerazione diffusa da Emerson Network Power – «che le attività del data center, comprese le emissioni di CO2, l’impiego di energia alternativa e lo smaltimento delle apparecchiature vengono ora inserite nelle dichiarazioni di responsabilità d’impresa, con conseguenti maggiori pressioni per fare progressi in questi ambiti. L’impatto di questa tendenza non sarà limitato alle decisioni relative alle tecnologie in sede. Per essere significativo, il reporting deve includere l’intero ecosistema del data center, compresi i provider di colocation e cloud computing. Parallelamente alla crescita di questa prassi, la sostenibilità incrementerà il livello di disponibilità e sicurezza come attributi imprescindibili di un data center ad alte prestazioni».

Nuovi strumenti all’orizzonte

Ma è anche la fioritura delle tecnologie e degli approcci che riducono l’impatto ambientale dell’IT a spingere per una loro adozione sempre più su larga scala, come ha recentemente rilevato anche Gartner, nel report “Hype Cycle for Green IT, 2015”. La spinta, secondo la società di analisi, deriva anche dalle richieste provenienti dai clienti e dai partner, anche perché «la Green IT va ormai oltre alle caratteristiche ambientali degli apparecchi IT, dando modo alle aziende di migliorare il proprio impatto sull’ambiente tramite l’utilizzo di dispositivi e servizi a minore carbon footprint» – ha spiegato Vishal Tripathi, research director di Gartner, sottolineando come da questo ne derivi che «l’identificazione dei consumi che danno luogo a sprechi e inefficienze, o che, cosa ancora peggiore, siano pericolosi per l’ambiente, sta diventando sempre più essenziale». Del resto, le tecnologie utilizzabili per incrementare il livello di ecosostenibilità dell’IT sono numerose e molte sono ormai mainstream: la stessa Gartner ne ha identificate 26, suddivise tra tecnologie vere e proprie e processi di business, indicandoli come i più rilevanti e in grado di portare valore all’azienda che li adotta. La tesi di fondo è che i CIO devono sviluppare strategie per ottimizzare i consumi di energia dell’IT aziendale nel suo complesso, senza però rallentare o impedire lo sviluppo o l’adozione di nuove tecnologie. A questo proposito, Gartner sottolinea l’utilità degli strumenti di capacity planning e management, che identificano le richieste di alimentazione non solo delle singole tecnologie ma anche dell’intero processo o architettura.


#GreenDataCenter Nel 2025, meno energia per produrre la stessa capacità di elaborazione
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L’ora del DCIM

Tuttavia, ci sono altri aspetti coinvolti nella discussione sulla sostenibilità e sui costi del consumo di energia, che hanno più a che fare con la gestione delle tecnologie e delle infrastrutture, invece che con le nuove tecnologie in sé. Infatti, come fa notare IDC, «la maggior parte delle organizzazioni IT conoscono, utilizzano o prevedono di utilizzare le soluzioni di gestione delle infrastrutture di data center, o DCIM (Data Center Infrastructure Management), dato che la gestione delle risorse è diventata sempre più critica per le aziende che si trovano a corto di spazio fisico e di potenza nei loro data center attuali». Non solo. In base all’IDC Worldwide Datacenter Survey di novembre 2014, «oltre il 35% degli intervistati utilizza il DCIM come strumento per il monitoraggio della gestione delle infrastrutture di data center. Il reporting in tempo reale del consumo di energia, i report e gli analytics, la gestione energetica e l’asset management sono tra le caratteristiche più importanti delle soluzioni DCIM, che possono consentire nuove migliori pratiche in materia di collegamento e coordinamento delle risorse di data center». Non a caso, già nello scorso maggio Davide Zardo, vice president IT Business di Schneider Electric Italia, spiegava a Data Manager che «esistono architetture e accorgimenti che permettono di ottimizzare i consumi in modo dinamico, senza assumersi rischi in più. L’efficienza energetica deve essere uno dei parametri vitali del data center, tanto quanto la capacità e l’operatività delle apparecchiature. A fare la differenza, è la scelta di una suite software di gestione DCIM, Data Center Infrastructure Management, che integri il controllo degli sprechi di energia e che agisca in tempo reale sulla distribuzione dell’alimentazione, reagendo alle richieste cui l’infrastruttura è sottoposta».

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Le nuove APU AMD aiutano le aziende a ridurre l’impatto ambientale dell’IT https://www.datamanager.it/2015/09/le-nuove-apu-amd-aiutano-le-aziende-a-ridurre-limpatto-ambientale-dellit/ Sun, 20 Sep 2015 09:00:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83932 AMD rivela i risultati di un’indagine condotta per determinare l’impatto ambientale delle sue APU (Accelerated Processing Unit) A-Series di sesta generazione, note con il nome in codice di “Carrizo”. Lo studio mostra che utilizzare i nuovi processori invece delle APU della generazione precedente può consentire alle aziende di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale della propria infrastruttura IT. […]

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AMD rivela i risultati di un’indagine condotta per determinare l’impatto ambientale delle sue APU (Accelerated Processing Unit) A-Series di sesta generazione, note con il nome in codice di “Carrizo”.

Lo studio mostra che utilizzare i nuovi processori invece delle APU della generazione precedente può consentire alle aziende di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale della propria infrastruttura IT.

Lo studio è basato sul Greenhouse Gas Protocol (GHGP) stabilito dal World Resources Institute (WRI) e dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), un protocollo universalmente riconosciuto. I risultati sono stati annunciati durante un media panel sponsorizzato da AMD per discutere di information technology ed efficienza energetica. Lo studio rivela anche come il 60% delle aziende presenti nel Fortune 100 abbiano stabilito obiettivi pubblici per la riduzione del loro impatto ambientale.

Tra gli elementi emersi dallo studio, spicca come un’azienda che decidesse di aggiornare un parco macchine di 100,000 PC scegliendo le APU AMD A-Series di sesta generazione, nel corso dei 3 anni del ciclo medio di vita dei prodotti in ambito aziendale potrebbe:

·         risparmiare 4,9 milioni di kilowattora di elettricità – o un corrispettivo monetario di quasi 500 mila dollari;

·         ridurre le emissioni di CO2 di 3,350 tonnellate – equivalenti alle emissioni generate dall’energia necessaria per alimentare 461 abitazioni.

AMD è fermamente convinta dell’importanza di soluzioni che consentano di ridurre l’impatto ambientale in ambito tecnologico, come testimoniato anche dalla presenza dell’azienda nel Dow Jones Sustainability Index (DJSI) per il Nord America, lista nella quale è presente per il quattordicesimo anno consecutivo. Questo riconoscimento premia l’impegno di AMD nei confronti dell’ambiente e della società più in generale.

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Tesla, una batteria per rivoluzionare l’accumulo energetico https://www.datamanager.it/2015/05/tesla-una-batteria-per-rivoluzionare-laccumulo-energetico/ Tue, 05 May 2015 07:42:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74202 Maggiore efficienza e riduzione nei consumi per la batteria domestica presentata da Elon Musk Al di là dell’auto elettrica, al di là di ogni possibile progetto lungimirante. Quello che Tesla ha presentato nei giorni scorsi è di per sé già una piccola rivoluzione. Si chiama Powerwall ed è un accessorio che permetterà alle persone di […]

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Maggiore efficienza e riduzione nei consumi per la batteria domestica presentata da Elon Musk

Al di là dell’auto elettrica, al di là di ogni possibile progetto lungimirante. Quello che Tesla ha presentato nei giorni scorsi è di per sé già una piccola rivoluzione. Si chiama Powerwall ed è un accessorio che permetterà alle persone di approcciarsi in modo diverso alla gestione dell’elettricità in casa e di impattare in misura minore sull’ambiente che ci circonda. Si tratta di un semplice accumulatore di energia, come ce ne sono già tanti in circolazione, ma con alcune caratteristiche interessanti e un prezzo migliore rispetto alla concorrenza. Per circa 3600 dollari ci si porta a casa un accumulatore da 7KWh in grado di accumulare e rilasciare su richiesta energia per almeno 10 anni, permettendo un risparmio non da poco sia per una famiglia media che per apparati più grandi (e l’utilizzo di più batterie).

Come funziona

Come ogni batteria ricaricabile Powerwall di Tesla archivia energia prendendola da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico per poi renderla disponibile nell’arco della giornata facendo a meno dell’elettricità prinipale fornita dai classici operatori. Nelle ore di maggiore produzione solare (quelle di punta dalle 12 alle 15 circa) Powerwall trattiene energia che poi può essere utilizzata di sera per slegarsi dagli orari di minor tariffazione indicati dal proprio fornitore. In questo modo si può passare l’aspirapolvere, fare la lavatrice o accendere i forno quando si vuole, certi di poter tagliare in parte le spese di corrente grazie all’accumulatore proposto da Tesla. Diciamo la verità: nulla di così strabiliante perché ad oggi abbiamo già soluzioni di risparmio energetico simili ma proprio il prezzo, che negli altri casi può arrivare a cifre ben più alte, pare essere la determinante principale per il prodotto di Tesla. Powerwall arriverà entro l’estate, non si sa se anche in Italia; quello che è certo è che quando comincerà ad entrare nelle case dei primi utenti darà un forte scossone al mondo dell’energia domestica, puntando al ribasso di bollette e consumi.

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AMD vuole ridurre di 25 volte i consumi dei propri processori entro il 2020 https://www.datamanager.it/news/amd-vuole-ridurre-di-25-volte-i-consumi-dei-propri-processori-entro-il-2020-57460.html Fri, 20 Jun 2014 10:55:58 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/amd-vuole-ridurre-di-25-volte-i-consumi-dei-propri-processori-entro-il-2020/ AMD annuncia l’obiettivo di giungere entro il 2020 a un incremento di 25 volte dell’efficienza energetica delle proprie unità di elaborazione accelerata (Accelerated Processing Units, APU) Maggiori dettagli sulle innovazioni che renderanno possibile il raggiungimento questi traguardi sono stati presentati da Mark Papermaster, Chief Technology Officer di AMD, durante un keynote nel corso della China […]

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AMD annuncia l’obiettivo di giungere entro il 2020 a un incremento di 25 volte dell’efficienza energetica delle proprie unità di elaborazione accelerata (Accelerated Processing Units, APU)

Maggiori dettagli sulle innovazioni che renderanno possibile il raggiungimento questi traguardi sono stati presentati da Mark Papermaster, Chief Technology Officer di AMD, durante un keynote nel corso della China International Software and Service Fair (CISIS) di Dalian, Cina. L’obiettivo “25×20” rappresenta quindi un sostanziale incremento rispetto ai 6 anni precedenti (2008-2014) durante i quali AMD ha incrementato l’efficienza energetica dei propri prodotti di oltre 10 volte.

Come con i progressi nelle prestazioni di elaborazione, l’evoluzione nell’efficienza energetica si è storicamente manifestata attraverso nuove generazioni di tecnologie di produzione del silicio che prevedevano la riduzione delle dimensioni di ogni transistor. AMD si aspetta quindi di poter superare i livelli di efficienza energetica calcolati in base all’evoluzione tecnologica prevista fino al 2020 attraverso l’implementazione della propria strategia di progettazione, votata all’efficienza energetica e basata su tre pilastri fondamentali:

– calcolo eterogeneo e ottimizzazione dei consumi, grazie all’utilizzo dell’Heterogeneous System Architecture (HSA);

– gestione dei consumi intelligente e in tempo reale;

– innovazioni future per l’efficienza energetica, che offriranno l’occasione per ulteriori perfezionamenti.

Gli analisti di TIRIAS Research hanno recentemente esaminato la metodologia utilizzata da AMD per la misurazione dell’efficienza energetica per i propri processori e i piani dell’azienda per ottenere un incremento di efficienza di 25 volte entro il 2020, realizzando un white paper (disponibile pubblicamente) che illustra i risultati della loro analisi.

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