file sharing – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 09:57:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png file sharing – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Ecco Bitcontent la nuova creatura di Kim Dotcom https://www.datamanager.it/2017/04/bitcontent-la-nuova-creatura-kim-dotcom/ Fri, 07 Apr 2017 08:36:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122717 Nemmeno la minaccia di estradizione ferma l’imprenditore neozelandese che dopo Mega lancia la piattaforma di revenue tramite criptomoneta Controverso, discutibile, probabilmente fuori legge, ma non si può dire che Kim Dotcom non ce la metta tutta per far parlare prima i suoi progetti e poi le questioni legali che lo riguardano. A più di quattro […]

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Nemmeno la minaccia di estradizione ferma l’imprenditore neozelandese che dopo Mega lancia la piattaforma di revenue tramite criptomoneta

Controverso, discutibile, probabilmente fuori legge, ma non si può dire che Kim Dotcom non ce la metta tutta per far parlare prima i suoi progetti e poi le questioni legali che lo riguardano. A più di quattro anni dal lancio di Mega, il servizio di file hosting che ha ufficialmente preso il posto di Megaupload nel cuore dei navigatori, ecco la novità: Bitcontent. A spiegare di cosa si tratta è lo stesso Dotcom tramite il suo account Twitter. In pratica si tratta di una piattaforma dove chiunque può caricare contenuti multimediali, mettendoli in vendita tramite un servizio che si basa sui Bitcoin. “Le persone hanno l’opportunità di creare una transazione per ogni tipologia di file che postano online – ha detto – da condividere con clienti, partner, con le proprie community. In pochi minuti si entra nel mondo degli affari in maniera indipendente, vendendo ciò che si produce”.

Sull’onda della criptovaluta

Il potenziale di un progetto del genere è ampio. Stando all’idea di Kim, Bitcontent può rappresentare un vettore di business dalla portata illimitata, anche per quei tipi di soggetti, come editori e portali di notizie, che da anni tentano la via del “pay-per-read” non sempre con successo. La moneta del web, essendo slegata da sistemi di gestione centralizzata, è in grado di abilitare metodologie di pagamento e logiche differenti, scelte dai venditori a seconda delle esigenze. Non è chiaro quando Bitcontent diventerà realtà, probabilmente nel momento in cui sarà pronto BitCache, altro progetto di Dotcom che prevede un nuovo portafoglio digitale con cui conservare e gestire i Bitcoin. Sempre in quell’occasione dovrebbe vedere la luce Megaupload 2, versione rinnovata del famoso servizio di file sharing.

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Syncplicity apre la strada alla Digital Transformation delle aziende nel mondo https://www.datamanager.it/2016/03/syncplicity-apre-la-strada-alla-digital-transformation-delle-aziende-nel-mondo/ Fri, 25 Mar 2016 09:03:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97753 La più solida soluzione di file sharing e collaborazione al mondo continua a crescere in Europa Syncplicity, azienda leader nel mercato dell’archiviazione, sincronizzazione e condivisione dei file ibridi d’impresa, annuncia importanti investimenti in Europa sull’onda della sua rapida espansione nel continente. Facendosi promotrice della trasformazione digitale nelle imprese, Syncplicity consente agli utenti di accedere e […]

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La più solida soluzione di file sharing e collaborazione al mondo continua a crescere in Europa

Syncplicity, azienda leader nel mercato dell’archiviazione, sincronizzazione e condivisione dei file ibridi d’impresa, annuncia importanti investimenti in Europa sull’onda della sua rapida espansione nel continente. Facendosi promotrice della trasformazione digitale nelle imprese, Syncplicity consente agli utenti di accedere e condividere le informazioni senza compromessi per la sicurezza o il controllo. Accorpando funzioni di sicurezza e gestione, l’esclusivo Cloud ibrido policy-driven di Syncplicity consente alle organizzazioni di scegliere se archiviare i dati in sede o nel cloud, e in quale regione, rispettando i principi di sicurezza, compliance e privacy che sono fondamentali per le aziende europee e globali.

Syncplicity propone soluzioni per le grandi imprese e supporta milioni di utenti in tutto il mondo. Fornendo un percorso di trasformazione digitale, Syncplicity consente alle imprese, alle pubbliche amministrazioni e alle università di ottenere significativi vantaggi in termini di costi e maggiore efficienza. Andando a sostituire modalità obsolete di storage e accesso ai dati con un’architettura scalabile e flessibile che riconosce le specifiche esigenze di sicurezza e privacy dei singoli Paesi, i clienti di Syncplicity possono accrescere la sicurezza dei loro dati fornendo al contempo agli utenti un ambiente di collaborazione mobile ad alte prestazioni, a costi più ridotti.

Un nuovo Vice President per le vendite globali

Nel quadro della sua espansione a livello globale, Syncplicity ha nominato Jan Jensen executive vice president per le vendite globali. Jensen approda a Syncplicity da Nuance, dove ricopriva la carica di senior vice president sales e direttore generale EMEA, alla guida di un team che ha contribuito in maniera importante alla crescita di questa azienda. Con oltre 20 anni di esperienza nel mondo IT, Jensen è in una posizione ideale per gestire le vendite di Syncplicity nel mondo. Basati in Europa, Jensen e la sua squadra sono pronti a guidare la crescita di Syncplicity nell’area e hanno già ottenuto diversi nuovi contratti, capitalizzando sulla domanda per una soluzione di sincronizzazione e condivisione dei file aziendali che tenga conto delle specifiche esigenze delle normative europee in termini di controllo dei dati.

“Oggi vediamo realizzarsi il potenziale della trasformazione digitale all’interno delle aziende su una scala senza precedenti, cosa che rappresenta una importante opportunità”, ha commentato Jan Jensen, executive vice president per le vendite globali di Syncplicity. “Negli Stati Uniti Syncplicity ha raccolto notevoli successi con grandi clienti quali Associated Press e la Texas A&M University, e sono orgoglioso di poter estendere la presenza dell’azienda a livello globale. Vi è grande necessità di soluzioni per l’impresa che consentano ai clienti di essere più competitivi in un’economia, come quella digitale, in continuo cambiamento. Allargare la nostra presenza ai mercati europei ci consentirà di acquisire clienti in questa regione, oltre che supportare le sedi europee dei nostri clienti multinazionali”.

Cloud Storage su base europea

Oltre all’estensione del team europeo, Syncplicity ha recentemente inaugurato un centro di Cloud storage a Francoforte, e più avanti nel corso dell’anno aprirà un centro europeo di Cloud orchestration. I potenziali clienti sono aziende nei settori manifatturiero, finanziario, energetico, pubblico e delle utility che hanno la necessità di proteggere il loro più importante bene aziendale: la loro proprietà intellettuale.

Il nuovo centro europeo di Cloud storage supporta i clienti di Syncplicity nella trasformazione delle loro aziende fornendo ai dipendenti accesso alle informazioni senza soluzione di continuità, assicurando al contempo protezione ai file aziendali. Con un singolo click, i clienti possono scegliere di immagazzinare i propri dati esattamente dove ne hanno necessità, offrendo nuovi modi di mettere i dati in sicurezza e assicurando il rispetto delle normative europee di tutela della privacy. Syncplicity comprende anche clausole modello per i suoi livelli di servizio nel Cloud, fornendo una base legale per sostenere i requisiti dell’Unione Europea in fatto di protezione dei dati.

Syncplicity è il primo vendor a fornire un servizio di Cloud Storage basato in Europa, che si integra in una singola soluzione dove un solo account consente di gestire più Paesi. Contrariamente ai molti vendor che offrono un solo approccio di gestione datacenter, Syncplicity fornisce ai clienti una scelta più ampia, mantenendo un controllo stretto su privacy e cifratura dei dati per assicurarne sicurezza e confidenzialità. La nuova architettura consentirà a Syncplicity di aggiungere altri Paesi in futuro, in funzione della crescita nella domanda a livello globale.

“L’Europa rappresenta una grande opportunità per noi e l’esperienza di Jan fa di lui il candidato ideale per guidare le vendite di Syncplicity a livello europeo e globale”, ha dichiarato Jon Huberman, chief executive officer di Syncplicity. “Jan guiderà la crescita delle nostre vendite nel mondo portando alle aziende una trasformazione digitale su scala globale. Siamo l’unico vendor sul mercato a fornire ai clienti la flessibilità del Cloud ibrido per aiutare i nostri clienti a competere sui mercati digitali del mondo”.

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ARX Drive: la condivisione semplice e sicura delle informazioni aziendali https://www.datamanager.it/2016/02/arx-drive-la-condivisione-semplice-sicura-delle-informazioni-aziendali/ Fri, 05 Feb 2016 08:31:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93955 ARX Drive è la suite di file sharing di ARXivar che permette di condividere e sincronizzare documenti aziendali con la garanzia di totale controllo e sicurezza delle informazioni grazie alla stretta relazione con il Repository di ARXivar.  Ideale per le aziende È possibile definire quali utenti abilitare all’accesso/sincronizzazione/modifica di un determinato fascicolo. I documenti perciò […]

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ARXDrive_Filesharing

ARX Drive è la suite di file sharing di ARXivar che permette di condividere e sincronizzare documenti aziendali con la garanzia di totale controllo e sicurezza delle informazioni grazie alla stretta relazione con il Repository di ARXivar. 

Ideale per le aziende

È possibile definire quali utenti abilitare all’accesso/sincronizzazione/modifica di un determinato fascicolo. I documenti perciò non possono essere modificati ne eliminati senza autorizzazione. Questo aspetto rende ARX Drive unico, ed ideale per le aziende rispetto ai software di File Sharing più orientati alla produttività personale.

ARXDrive screenshot

Come viene usato: alcuni esempi

In sede di appuntamento con un potenziale cliente un commerciale ha a disposizione sul proprio portatile una serie didocumenti aggiornati e sincronizzati (listini, schede descrittive, ordini, contratti…). Può creare e salvare un’offerta anche se non connesso alla rete. Una volta on-line il documento verrà sincronizzato e salvato sul server ARXivar,scatenando il processo di gestione degli ordini.

ARX Drive è un ottimo strumento per la condivisione e lo scambio di documenti e informazioni con clienti e fornitori. Ad esempio, un professionista potrebbe distribuire ai suoi clienti ARX Drive e usarlo per ricevere documenti da registrare e automaticamente depositare su una cartella sincronizzata in locale dal cliente i documenti registrati, oltre agli aggiornamenti normativi.

Un’azienda che realizza progetti grazie alle cartelle di ARX Drive, può creare un fascicolo per ogni progetto e mantenere sincronizzati i relativi disegni e documentazione anche in cantieri dove non vi è possibilità di connettersi alla rete. Inoltre può raccogliere dati e fotografie che al rientro in ufficio verranno automaticamente archiviate sul server centrale.

Vantaggi

  • Accesso ai contenuti semplificato grazie alla classificazione ad albero delle cartelle
  • Notifiche e segnalazioni per eventuali modifiche sui documenti
  • Accesso/modifica delle informazioni anche off-line
  • In fase di archiviazione è possibile aggiungere note e allegati ai documenti
  • Accesso alle informazioni anche da mobile!

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Gestione documentale. Le opportunità della dematerializzazione https://www.datamanager.it/2015/10/gestione-documentale-le-opportunita-della-dematerializzazione/ Fri, 16 Oct 2015 12:16:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85716 La digitalizzazione avanza, nel segno di una dematerializzazione che vede già una realtà nella fatturazione elettronica per la PA e procede spedita verso una gestione documentale sempre più allargata A cura di Luca de Piano Anche se le ricorrenti discussioni attorno a fenomeni quali Big Data o Internet of Things, giusto per fare due esempi, […]

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La digitalizzazione avanza, nel segno di una dematerializzazione che vede già una realtà nella fatturazione elettronica per la PA e procede spedita verso una gestione documentale sempre più allargata

A cura di Luca de Piano

Anche se le ricorrenti discussioni attorno a fenomeni quali Big Data o Internet of Things, giusto per fare due esempi, farebbero pensare al contrario, rimane il fatto che l’ICT di oggi è fatta soprattutto di strumenti concreti e reali. Come quelli volti alla gestione documentale e alla dematerializzazione, un settore nel quale le novità si susseguono, dando nuovo impulso a un comparto che negli ultimi anni ha visto imporsi nuovi paradigmi per liberare le informazioni dal supporto cartaceo. Del resto, i vendor, sempre alla ricerca di nuove opportunità di business, non stanno certo a guardare: ecco quindi che, accanto ai pionieri del settore, si sta sempre più affacciando sul mercato una nuova classe di operatori agguerriti ma dalle intenzioni serie, che promettono alle aziende di aiutarle a superare molti dei loro grattacapi, con l’interessante corollario di ridurre le spese non produttive.


#document_managent Rizzotto @IDCItalia Conservazione sostitutiva, workflow e stampa tra le priorità
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I contorni di un fenomeno

Il fenomeno comincia ad assumere contorni precisi: secondo recenti indagini internazionali condotte da IDC, il 55% dei documenti in uso nelle aziende nasce e vive su supporto cartaceo, mentre trattamento e gestione dei documenti cartacei assorbono mediamente circa 3,6 ore a settimana per ogni lavoratore. «Sono dati apparentemente in controtendenza rispetto ai ritmi di crescita del digital e dell’automation» – commenta Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia. «Eppure ancora oggi, anche nelle aziende italiane, ambiti quali ciclo passivo, contrattualistica, rapporti con i clienti, risorse umane, ordini, logistica sono a forte intensità documentale, sebbene le aziende percepiscano l’esigenza di migliorarne efficienza e gestione. Lo confermano anche le previsioni di investimento per i prossimi mesi in Italia, dove conservazione sostitutiva, workflow documentali e ricerca di sempre maggiori efficienze negli ambiti di stampa, appaiono al top tra le priorità di intervento in ambito documentale».


#document_managent Fabrizio Tudisco di #OptimoNext La gestione documentale ha mutato significato
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Evoluzione normativa

La trasformazione in atto trova origine da più parti: «Spinti anche dall’evoluzione normativa, come per esempio l’entrata in vigore in Italia nel marzo 2015 dell’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le aziende che si relazionano con la pubblica amministrazione, in Italia e in Europa gli investimenti in soluzioni di “paper to digital document management” crescono a ritmi sostenuti. Questo mercato nel 2015 supera i 1.100 milioni di euro e presenta ritmi di crescita superiori all’8% almeno fino al 2017» – spiega Rizzotto. Tuttavia, il tallone di Achille rimane la revisione dei processi. «Le difficoltà maggiori che IDC ha rilevato nel corso di indagini quantitative e qualitative hanno a che fare con la complessità delle organizzazioni, pubbliche e private, di tradurre i driver normativi e le nuove opportunità offerte dai nuovi paradigmi tecnologici in sinergia con la revisione dei processi, operando poi in modo diverso rispetto al passato con un change management. Questo si traduce, soprattutto nella complessa macchina che è il settore pubblico, nella necessità di sviluppare nuove strategie, programmi e coordinamento, oltre che iniziative infrastrutturali che creino le condizioni per architetture di data center più condivise, facendo leva su cloud e open standard come principi irrinunciabili» – conclude Rizzotto.

Insomma, tra firme elettroniche, regolamenti UE e semplificazioni normative, tra cui anche qualche accelerazione da parte dell’AgID, la digitalizzazione avanza, nel segno di una dematerializzazione che vede già una realtà nella fatturazione elettronica per la PA e procede spedita verso una gestione documentale sempre più allargata, come hanno fatto puntualmente rilevare le aziende che abbiamo interpellato. A loro la parola.


#document_managent Luca Di Roma @HitachiS_CBT La parola chiave è integrazione
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Integrare processi e applicazioni

«La gestione documentale ha mutato il suo significato, spostandosi verso soluzioni integrate a processi e applicazioni aziendali, sempre più in mobilità, grazie alla diffusione di smartphone o tablet e all’incremento di banda della connessione Internet» – esordisce Fabrizio Tudisco, chief executive officer di Optimo Next. Per questo, «un documento diventa “nativo digitale”: un esempio sono i contratti sottoscritti telefonicamente (vocal order), ormai diffusi ampliamente nei settori telco e utility. La fatturazione elettronica è parte di questo scenario e siamo convinti che si applicherà presto anche nei rapporti tra aziende private. Da un lato con i nostri clienti assistiamo all’estensione di strumenti “privati” nella sfera aziendale. Pensiamo alle versioni business per fare file sharing ovunque, con qualsiasi device e in sicurezza. Dall’altro lato il cloud rimane un modello sempre più diffuso, in tutte le dimensioni aziendali. Da qui disegniamo servizi innovativi per aiutare le aziende nel semplificare tutti i processi: il fascicolo del dipendente e la cartella clinica del paziente diventano completamente digitali grazie alla firma elettronica avanzata». Ma non solo: «Stiamo già pensando agli sviluppi legati al tema dello SPID, cioè il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale, e alle potenzialità di una nostra identità digitale, sia essa di persona fisica o di azienda» – conclude Tudisco.


#document_managent Giuseppe D’Amelio @CanonBusinessIT Verso un nuovo ecosistema digitale
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Sulla stessa linea anche Luca Di Roma, WebRainbow solution manager di Hitachi Systems CBT: «Nella dematerializzazione, secondo il nostro punto di vista, la parola chiave è “integrazione”, che significa anche gestire dalla stessa interfaccia web informazioni, processi, sistemi e persone. Un processo gestito in maniera digitalizzata raccoglie le informazioni e le mette a disposizione delle persone e degli altri sistemi presenti in azienda, esattamente nel punto in cui occorrono. Per questo motivo, i processi di dematerializzazione integrati all’interno del sistema informativo aziendale rappresentano il vero salto di qualità verso utilizzi sempre più ampi e capillari di questa tecnologia». Non mancano gli esempi, come quello della compagnia assicurativa HDI Assicurazioni, che dopo aver dematerializzato con successo le aree di gestione dei sinistri e delle polizze, ha avviato un progetto di digitalizzazione del settore dei documenti decadali. «Questo cliente è per noi un esempio concreto di come l’uso corretto di tecnologie di integrazione applicativa, di workflow autorizzativi, di firma digitale e di conservazione sostitutiva, permetta di eliminare completamente il passaggio di carta tra uffici centrali e periferici, con risparmi così importanti da garantire un payback inferiore ai dodici mesi» – sottolinea Di Roma.


#document_managent Alfieri Voltan di #Siav L’ICT strumento al servizio del lean office
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Digitalizzazione senza sosta

Giuseppe D’Amelio, director information management solutions & services di Canon Italia, non manca di sottolineare come «il processo di digitalizzazione che ha coinvolto negli ultimi anni la PA attraverso la fatturazione elettronica ha attivato un percorso di innovazione ed evoluzione organizzativa delle imprese mediante l’efficientamento e la gestione controllata dei processi interni e B2B». Ma vi è anche la spinta verso una gestione digitale del ciclo di vita dei documenti, che sta portando a un nuovo ecosistema digitale. «Ciò ha condotto le aziende italiane a rivedere i propri processi interni ed esterni, introducendo per esempio una e-supply chain (eSPM), che vede come obiettivo primario l’integrazione completamente digitale dei processi di collaborazione con i partner, con diversi livelli di profondità, dal semplice scambio dei documenti di fatturazione fino alle informazioni più strategiche legate alla pianificazione dei cicli di produzione e dei livelli dei magazzini. Un’altra spinta all’innovazione digitale è stata introdotta attraverso la recente riforma fiscale che prevede importanti incentivi tra le imprese che adotteranno sistemi di interscambio Edi» – prosegue D’Amelio, spiegando che in questo contesto la società è «da tempo impegnata nell’area dell’information management, con soluzioni e servizi che digitalizzano e ottimizzano i processi aziendali, ponendo particolare attenzione alla gestione della fase di trasformazione».


#document_managent Alberto Carrai #Able TECH @ARXivar Mobility in primo piano
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A tutta mobility

Alfieri Voltan, presidente di Siav, punta l’attenzione su uno dei fenomeni più sotto i riflettori da qualche tempo, quello della mobilità e della condivisione delle informazioni: «Su questo Siav offre soluzioni come BlueDrive che consente di attuare logiche di business relationship management. Valorizzazione della conoscenza, ottimizzazione della fase decisionale e analitica, efficienza dei tempi e dei processi aziendali, sono altre aree d’intervento in cui le tecnologie digitali contribuiscono al successo dell’impresa. La stessa PA incoraggia una sempre maggior dimensione digitale. Molte aziende hanno adottato le nostre soluzioni basate sulla posta elettronica certificata (PEC) per la fatturazione elettronica in ambito B2B». Per quanto riguarda le best practice, «le principali riguardano sempre più la digitalizzazione dei processi, in cui l’ICT è strumento a servizio del “lean office”, con ROI rapidi e quantificabili. Nelle grandi organizzazioni di servizi e nel retail, dove Siav ha maturato grande esperienza, la digitalizzazione garantisce rapidità e condivisione nell’accesso alle informazioni, efficienza nel rapporto con clienti e fornitori, eliminazione del cartaceo. Workflow in tutti i processi autorizzativi, conservazione digitale, utilizzo avanzato della PEC sono i pilastri di questi progetti» – sottolinea Voltan.


#document_managent Claudio Rosati #ArmundiaGroup Non più documenti, ma dati #cloud #BigData
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Mobility in primo piano anche per Alberto Carrai, direttore commerciale e marketing di Able Tech: «I dispositivi mobile si stanno gradualmente sostituendo ai pc, fino a oggi principali piattaforme informatiche delle organizzazioni, essendo in grado di offrire una migliore user experience e semplicità di utilizzo, unitamente a una ricca e varia serie di funzionalità tra cui l’accesso immediato a web e posta elettronica, le chat e un’ampia scelta di app sia pubbliche sia aziendali». Con l’aumento della complessità del mercato e la sua apertura, è sorta «la necessità di poter usufruire di un accesso immediato alle informazioni aziendali per una più efficiente gestione dei processi decisionali e operativi. Negli ultimi anni, Able Tech ha investito moltissimo nello sviluppo di soluzioni usufruibili anche da dispositivi mobili, quali smartphone e tablet, rispondendo alle richieste di maggiore mobilità degli utenti e permettendo di accedere al patrimonio d’informazioni aziendali, in totale sicurezza, da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Per gestire un documento quindi non è più necessario essere presente nella propria postazione in ufficio ma è sufficiente avere un device. In generale, ogni nostra innovazione è rivolta all’utilizzo della nostra soluzione di gestione documentale e dei processi in un’ottica di smart working: per questa ragione abbiamo inoltre sviluppato un’app che permette di apporre le firme su documenti anche in assenza di connettività» – spiega Carrai.


#document_managent Sergio Ceresa @SamsungItalia cambiamento di paradigma #mobility #printing
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Tra cloud e big data

«Come in molti settori dell’ICT aziendale, il cloud è il volano che sta portando un cambiamento epocale nella gestione documentale» – spiega Claudio Rosati, senior software architect di Armundia Group. «I costi si abbattono, le possibilità di interazione con il mondo esterno aumentano tramite API e architetture SOA, di conseguenza aumenta la mole di dati da gestire. Nell’era dei big data non si parlerà più di documenti ma di dati, raccolti e fruibili da una moltitudine di canali. Il patrimonio di un’azienda non risiederà nei singoli documenti ma nelle informazioni derivanti dalla loro interconnessione e integrazione all’interno di processi di discussione e collaborazione. In questo scenario, è importante che i moderni software di ECM forniscano non solo strumenti per la raccolta e l’organizzazione delle informazioni ma anche opportuni sistemi di controllo e analisi: il pericolo è di avere tra le mani un tesoro e non riuscire a valorizzarlo mettendo inutilmente a rischio la governance aziendale». Un esempio? «Per il comparto bancario e assicurativo, Armundia Group ha rilevato come sia strategico fornire da un lato servizi avanzati di reingegnerizzazione dei processi documentali e dall’altro architetture software, come Armundia Action Shaper, nativamente progettate per integrarsi facilmente con i più evoluti sistemi di ECM presenti sul mercato» – conclude Rosati.


#document_managent Corrado Rossi @PassepartoutSpa Cambiamento epocale
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Giusi Garrano, printing business unit manager di Samsung Electronics Italia, fa notare che «nel mercato printing e in generale in quello della gestione documentale sono in atto profonde trasformazioni, principalmente dovute a un’ampia diffusione della tecnologia mobile che ha completamente cambiato il paradigma dalla stampa al documento. Stiamo assistendo a una profonda trasformazione nel mercato printing, la mobility, la digitalizzazione, il cloud, la sicurezza e la convergenza sono i trend che hanno maggiore impatto sulle infrastrutture printing delle aziende e sulla gestione documentale in senso ampio, trend che hanno determinato il cambiamento del paradigma». In tema di dematerializzazione, «assistiamo solo da qualche mese a una forte crescita, guidata dalla nuova normativa sulla fatturazione elettronica verso la PA. E la fatturazione elettronica verso la PA è soltanto una delle possibilità all’interno di un processo di gestione documentale delle aziende» – prosegue Giusi Garrano, citando tra le best practice le applicazioni di mobile printing: «Nel settore dei servizi finanziari, gli operatori possono portare sempre con sé i propri documenti sui propri dispositivi mobili e stamparli in qualunque filiale collegandosi tramite cloud alla stampante».


#document_managent Pier Luigi Zaffagnini #TopConsult E se la carta diventa fuorilegge?
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Cambiamento epocale

Per Corrado Rossi, direttore commerciale di Passepartout, «la fatturazione elettronica rappresenta un cambiamento davvero epocale e costituisce un’innovazione pervasiva per tutto l’intero sistema Paese. Infatti, può essere l’innesco in grado di ottenere una rivoluzione digitale non solo nella pubblica amministrazione, ma anche fra i privati, coinvolgendo l’intero ciclo dell’ordine». Un cambiamento di questa portata interessa i fornitori di soluzioni gestionali per le imprese e ha generato un’offerta, in termini di prodotti e servizi, molto articolata e differente sia dal punto di vista dei costi sia della modalità di fruizione. «Questa eterogeneità può spaventare inizialmente l’utente che fatica a orientarsi nelle molteplici offerte ma allo stesso tempo rispecchia la necessità, da parte del mercato, di servizi differenti» – spiega Rossi, sottolineando che «l’archiviazione elettronica è presente come standard nelle nostre soluzioni già da diversi anni. Oggi, tutti i nostri clienti, al momento di confrontarsi con la fattura PA, si sono trovati fortemente avvantaggiati. L’avvento della fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione, così come sarà in futuro per le fatture elettroniche tra privati, ha comportato per noi un semplice aggiornamento delle funzioni basiche che sono già presenti nelle nostre soluzioni».


#document_managent Ovidio Francesconi #Datamatic_Sistemi_Servizi L’innovazione tra AGiD e Sanità
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Se la carta diventa fuorilegge

Pier Luigi Zaffagnini, amministratore di Top Consult non ha dubbi: «L’obbligo di fatturazione elettronica verso la PA, di conservazione digitale, assieme all’uso della PEC e della firma grafometrica, si traduce in realtà nell’obbligo di gestione elettronica dei documenti nei vari processi aziendali. La carta è ormai praticamente “fuorilegge”. Tutti in azienda devono imparare a lavorare con i documenti digitali. La nostra nuova piattaforma documentale enterprise TopMedia Social NED, con le sue funzionalità social e collaborative, semplici e potenti, è progettata per lo “smart working” ed estende l’uso della gestione documentale anche agli utenti non professionali, ai manager e ai mobile worker». Ma l’innovazione più importante, sempre secondo Zaffagnini, è quella della gestione documentale collaborativa: «Introdotto sul mercato da Top Consult, questo nuovo modo di lavorare ruota attorno al concetto di “utente collaborativo”, che non utilizza email ma strumenti di collaborazione come lavori di gruppo, bacheca e notifiche nei processi aziendali in cui è coinvolto, sia non strutturati che strutturati. Per i primi usa il software Groupware, per gli altri il CaseFlow (pratiche collaborative e workflow utente) e il Workflow (workflow di processo). I nostri clienti stanno ormai abbandonando il vecchio workflow basato su email e passano ai nuovi strumenti documentali collaborativi, che sono più evoluti e rendono i processi più tracciabili, veloci ed efficienti».


#document_managent Alberto Grande @GruppoFormula La dematerializzazione come opportunità
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L’innovazione tra AgID e Sanità

Ovidio Francesconi, direttore della Filiale Roma di Datamatic Sistemi e Servizi, concentra l’attenzione su alcune delle innovazioni che si stanno affermando, e cita tra le altre «le applicazioni realizzate in tecnologia web e installate o presso i server dell’azienda, o attivate in modalità ASP e SaaS, utilizzando gli impianti e la server farm messe a disposizione da oggetto accreditato AgID, garantendo gli opportuni livelli di sicurezza e di business continuity e il completo rispetto delle normative di tutela delle informazioni gestite. Le applicazioni operano nel rispetto delle normative AgID e dell’Agenzia delle Entrate, meglio con sistema multifunzione, con la possibilità di gestire in modalità completamente elettronica sia le fatture attive sia passive, secondo i criteri specifici rispettivamente del ciclo passivo e del ciclo attivo che caratterizzano l’operatività dell’azienda». Parlando di best practice, Francesconi richiama invece la «digitalizzazione delle cartelle cliniche, che oltre a rappresentare uno degli strumenti più evoluti e affidabili per la conservazione degli archivi cartacei nel tempo, consente svariate altre funzionalità aggiuntive, quali opzioni di ricerca, di visualizzazione, che tramite piattaforme software sempre più duttili, si traducono in mezzi di comunicazione e di scambio informativo immediato e interattivo».


#document_managent Fabio Filippini di #Credemtel Verso la sfida della fatturazione digitale B2B
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La dematerializzazione come opportunità

Alberto Grande, product director di Gruppo Formula, evidenzia l’occasione della dematerializzazione come opportunità per migliorare i processi e ridurre i costi di gestione, visto che «è sempre più alla base dello scambio di informazioni fra le aziende, con la pubblica amministrazione e gli enti regolatori. Dopo la fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione, si prefigura l’estensione della dematerializzazione ai rapporti fra privati da inizio 2017». Ma anche «altre informazioni possono essere scambiate in modalità paperless: ordini e consegne trasmessi via EDI, sistemi di home banking, flussi di informazioni con impatto finanziario. E i software gestionali sia di area ERP sia di area finance, devono integrare pienamente la gestione dei documenti dematerializzati, al fine di portare valore al business, creare efficienza, evitare duplicazioni e disallineamenti» – prosegue Grande. In questo senso, «produrre, inviare, ricevere, leggere, acquisire documenti e dati dematerializzati nei più diversi formati, accedervi e renderli disponibili all’operatore in modo semplice e intuitivo pienamente integrato con l’operatività normale dell’utente crea efficienza per cogliere le nuove opportunità offerte dalla tecnologia» – conclude Grande.


#document_managent Igor Marcolongo @InfoCert_it “Mobile first” per una relazione human to human
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Paradigmi consolidati e novità

«La fatturazione verso la PA e la conservazione digitale sono ormai consolidate» – spiega Fabio Filippini, responsabile applicazioni documentali di Credemtel, avvertendo che «l’attenzione si sposterà inevitabilmente sulla fatturazione elettronica B2B, dato anche che in autunno dovrebbero uscire le regole tecniche per incentivarne l’utilizzo. Credemtel si porrà come facilitatore per i propri clienti che adotteranno queste soluzioni. Allo stesso tempo siamo alla ricerca di partner che vogliono completare la loro offerta collocando i nostri servizi». Del resto, sottolinea ancora Filippini, «la fatturazione digitale ha portato un doppio vantaggio: la dematerializzazione del cartaceo e il passaggio da un documento destrutturato (pdf e altro) a uno strutturato (xml). Guardiamo con interesse al regolamento eidas in materia d’identificazione elettronica e servizi fiduciari (operativo in Italia a luglio 2016). La fatturazione elettronica sarà poi una realtà anche a livello europeo con la direttiva 2014/55/Ue e su questo tema Credemtel garantirà l’interoperabilità dei formati ai propri clienti. Recentemente, va anche rilevato che la richiesta delle aziende è passata dalla dematerializzazione di documenti alla dematerializzazione dei processi». Non a caso, «una delle sfide di oggi, in termini di gestione documentale, è indubbiamente quella della completa digitalizzazione dei processi di vendita» – spiega Igor Marcolongo, senior consultant di InfoCert. Si tratta di un processo «reso più urgente dal crescente ruolo assunto dal mobile che, negli ultimi anni, ha profondamente cambiato le esperienze d’uso, e quindi le attese, dei consumatori. Oggi, un’organizzazione, che sia una banca, un’assicurazione, ma anche un’università o una pubblica amministrazione, deve rivedere il rapporto con i propri clienti o utenti in un’ottica “mobile first”, ossia deve privilegiare una relazione “human to human” completamente remotizzata, in grado di garantire un’esperienza d’acquisto coerente con le loro nuove abitudini». La società, per rispondere a questa necessità, ha realizzato Cop (customer onboarding platform), «una piattaforma omnicanale che, sfruttando le numerose modalità di riconoscimento certificate – quale quella via webcam – consente per esempio a un’azienda di acquisire nuovi clienti ovunque essi si trovino, in pochi minuti e senza che questi debbano mai recarsi fisicamente presso un punto vendita o una filiale. L’identità certa, infatti, viene trasformata da Cop in uno strumento per sottoscrivere contratti validi a tutti gli effetti» – conclude Marcolongo.


#document_managent Cian @ZucchettiSpa La vera rivoluzione sarà la fatturazione elettronica tra privati
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La prossima rivoluzione

Angelo Cian, responsabile soluzioni gestionali di Zucchetti, ne è sicuro: «Se la fatturazione elettronica per la PA ha rappresentato un passo decisivo verso la digitalizzazione di documenti e processi, la vera rivoluzione sarà la fatturazione elettronica tra privati perché riguarderà un volume di dati molto più significativo e innescherà un circolo virtuoso tra aziende, professionisti ed enti pubblici per la diffusione della gestione elettronica dei documenti e per lo scambio di dati in via telematica. Noi abbiamo puntato sull’integrazione nativa della soluzione di gestione documentale, Infinity DMS, con tutte le altre applicazioni aziendali come l’Erp e le procedure per la gestione del personale, per dare ai clienti vantaggi quali l’attività di organizzazione e distribuzione delle informazioni più veloci ed efficienti, tracciabilità e reperibilità dei documenti in totale sicurezza, sensibile riduzione dei costi, accessibilità alle informazioni via web anche da dispositivi mobili». Infine, Angelo Cian fa notare come siano «sempre di più i clienti che ricorrono al cloud per la gestione dei propri dati, affidandoci l’intero processo, dalla generazione del documento elettronico alla sua conservazione. È anche per questo che abbiamo ulteriormente potenziato il nostro data center per garantire la massima efficienza sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello delle prestazioni, tanto da ottenere la relativa certificazione per la conservazione digitale a norma di documenti informatici e servizi di assistenza».

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E’ scomparso Pirate Bay https://www.datamanager.it/2014/12/scomparso-pirate-bay/ Wed, 10 Dec 2014 15:56:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66528 Offline la famosa piattaforma per lo scambio di file a seguito dell’intervento della polizia svedese. E’ la prova che nessun sito è invincibile Le avevano provate tutte. I fondatori di The Pirate Bay, popolare sito dove ricercare contenuti protetti dal diritto d’autore (ma non solo) pare essere definitivamente affondata. La notizia è stata data ieri […]

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Offline la famosa piattaforma per lo scambio di file a seguito dell’intervento della polizia svedese. E’ la prova che nessun sito è invincibile

Le avevano provate tutte. I fondatori di The Pirate Bay, popolare sito dove ricercare contenuti protetti dal diritto d’autore (ma non solo) pare essere definitivamente affondata. La notizia è stata data ieri a seguito di un intervento coordinato delle forze di polizia della Svezia. A quanto pare il data center che ospitava i server del “nuovo” The Pirate Bay, dopo la prima chiusura del 2006, sarebbe stato spento a seguito della denuncia della Rättighetsalliansen, un’associazione antipirateria svedese, che ha permesso di avviare le indagini e giungere alla fatidica conclusione. In realtà, non sarebbe servita alcuna denuncia visto che il ritorno della baia era oramai noto a tutti ma gli organi di polizia hanno preferito agire a seguito del clamore suscitato dall’associazione.

Senza scialuppa

Secondo fonti vicine alla Rättighetsalliansen, il data center reo di ospitare i contenuti di The Pirate Bay si troverebbe nei pressi di Stoccolma, forse costruito in mezzo alle montagne proprio per cercare di sfuggire alle mani dei controllori. Eppure la partecipazione della polizia e di vari esperti di computer forensic ha permesso di individuare il luogo incriminato su cui i gestori del sito pirata facevano affidamento. Non è dato sapere se questa sarà la disfatta finale della piattaforma che per anni ha contribuito a danneggiare il mercato legale della vendita di contenuti digitali di vario tipo; di certo si tratta di un colpo pesante ad una delle icone del file sharing del nuovo millennio. Intanto i membri originali, tra cui Peter Sundle, prendono le distanze dai nuovi ragazzi che hanno preso in gestione il sito dopo le prime vicissitudini giudiziarie. Secondo Sundle, l’attuale team non avrebbe altro interesse se non l’aumento del business della piattaforma, scendendo a compromessi a cui il gruppo iniziale non aveva mai dato seguito, come l’arrivo di inserzioni pubblicitarie legate ai temi della pornografia.

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Mega e Mail.RU bloccati dalla Procura di Roma https://www.datamanager.it/2014/07/mega-mail-ru-offline/ Mon, 21 Jul 2014 12:45:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58735 L’accesso ai due siti di file sharing è stato inibito per la presenza di film ancora non usciti nelle sale. La denuncia di un distributore indipendente Cosa c’è di peggio che guardare online, gratis, i film disponibili anche nei cinema? Il fatto che sulle piattaforme di file sharing sono presenti anche quei titoli che nelle sale […]

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L’accesso ai due siti di file sharing è stato inibito per la presenza di film ancora non usciti nelle sale. La denuncia di un distributore indipendente

Cosa c’è di peggio che guardare online, gratis, i film disponibili anche nei cinema? Il fatto che sulle piattaforme di file sharing sono presenti anche quei titoli che nelle sale non ci sono ancora arrivati. E così la Procura di Roma, sulla base di alcune segnalazioni, ha disposto la chiusura di due delle principali piattaforme di condivisione dei contenuti in Italia: Mega e Mail.RU. L’operazione è partita a seguito della denuncia di un piccolo distributore italiano indipendente che aveva indicato come sui siti in questione fossero presenti film ancora inediti per i cinema italiani: “The Congress” e “Fruitvale Station”.

mega procura roma

Operazione EyeMoon

La Procura di Roma che ha disposto il sequestro dei server secondo l’articolo 171 ter, comma 2 della legge sul diritto d’autore, ha dato il via all’Operazione EyeMoon per scovare film e contenuti pirati sui portali disponibili nel nostro paese. Oltre alla piattaforma Mega, lanciata dal controverso Kim Dotcom, e a Mail.RU, nella lista dei “cattivi” sono presenti anche altri siti conosciuti a livello globale come ddlstorage.com, divxstage.eu, easybytez.com, filminstreaming.eu, filmstream.info, firedrive.com, movshare.sx, nowdownload.ag, nowdownload.sx, nowvideo.sx, piratestreaming.net, primeshare.tv, putlocker.com, rapidvideo.tv, sockshare.com, uploadable.ch, uploadinc.com, video.tt, videopremium.me, youwatch.org. Sicuramente è un duro colpo per chiunque usava Mega, tra tutti, non come servizio per scambiare file pirata ma alla stregua di un semplice cloud; 50 GB di spazio gratuito e un’app per smartphone e tablet ne facevano infatti un sito molto apprezzato per conservare anche foto e documenti personali.

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Italia: la Guardia di Finanza oscura DDLStorage.com https://www.datamanager.it/2014/07/italia-guardia-finanza-oscura-ddlstorage-com/ Fri, 04 Jul 2014 20:23:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57514 Con l’operazione “Italian Black Out” le forze dell’ordine hanno oscurato uno dei principali siti che permettevano lo scambio di file pirata Da qualche ora il sito DDLStorage non è più raggiungibile. Si tratta della conseguenza di un’azione della Guardia di Finanza che, attraverso il Nucleo di Polizia Tributaria di Cagliari e il Nucleo Speciale Frodi […]

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Con l’operazione “Italian Black Out” le forze dell’ordine hanno oscurato uno dei principali siti che permettevano lo scambio di file pirata

Da qualche ora il sito DDLStorage non è più raggiungibile. Si tratta della conseguenza di un’azione della Guardia di Finanza che, attraverso il Nucleo di Polizia Tributaria di Cagliari e il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma, ha tagliato l’ingresso degli utenti al sito, impedendo così il perdurare del download illegale di contenuti protetti da copyright. Il sito faceva parte della gamma dei cosiddetti “cyberlocker”, ovvero piattaforme di archiviazione che permettono agli utenti di caricare file, ma soprattutto di scaricarli in modalità classica (gratuita) o premium (a pagamento). Questo permetteva ai gestori e agli utenti che caricavano i file di guadagnare forti somme di denaro, grazie ad un’organizzazione a scopo di lucro che non ha nulla da invidiare alle organizzazioni malavitose radicate sul territorio.

Oscuramento immediato, perdita progressiva

Secondo le forze dell’ordine che hanno partecipato alla chiusura di ddlstorage.com, il sito rappresentava uno dei più grandi del genere a livello nazionale, con una filiera di “distribuzione” strutturata e una suddivisione dei compiti al pari di qualsiasi altro business criminale. Tuttavia, almeno per il momento, è stato solo messo in atto un oscuramento del sito e non il sequestro dei server. Per questo gli utenti più “smanettoni” potrebbero ancora trovare modi di accesso alla piattaforma, ma di certo la gran parte delle persone desisterà dall’utilizzare metodo alternativi, abbassando così di molto il guadagno economico (fino a 40 mila euro l’anno per ogni uploader) e portando il portale ad una progressiva dismissione.

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Kim Dotcom: 5 milioni di dollari per aiutare Megaupload https://www.datamanager.it/news/kim-dotcom-5-milioni-di-dollari-aiutare-megaupload-57106.html Tue, 10 Jun 2014 18:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/kim-dotcom-5-milioni-di-dollari-per-aiutare-megaupload/ Il paffuto austriaco vuole l’aiuto delle gole profonde per portare a galla la verità sulla chiusura del servizio di file sharing I fatti sono questi: nel 2012 Megaupload viene chiuso dopo che il suo fondatore, Kim Dotcom, viene accusato di diversi crimini, solo in parte connessi all’attività della piattaforma di condivisione file. Il ragazzo, dopo […]

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Il paffuto austriaco vuole l’aiuto delle gole profonde per portare a galla la verità sulla chiusura del servizio di file sharing

I fatti sono questi: nel 2012 Megaupload viene chiuso dopo che il suo fondatore, Kim Dotcom, viene accusato di diversi crimini, solo in parte connessi all’attività della piattaforma di condivisione file. Il ragazzo, dopo due anni, è convinto che dietro l’azione dell’FBI ci sia dell’altro, e per provarlo ha deciso di chiedere l’aiuto di tutti i suoi sostenitori, soprattutto di quelli più “informati”. Kim Dotcom crede fermamente di essere vittima di un inganno perpetrato dal governo americano e dai magnati di Hollywood, decisi di mettere la parola fine alla piattaforma che poteva mandare in rovina un’intera industria. Inoltre per Dotcom, i facoltosi nomi del cinema USA avrebbero promesso una certa “influenza” nel voto a Barack Obama se avesse fatto arrestare Kim Dotcom prima delle elezioni presidenziali.

Come provarlo?

Ma c’è un problema: come potrebbe Kim Dotcom provare tutto questo? Soprattutto, come potrebbe farlo quando è bloccato in Nuova Zelanda rischiando un’estradizione negli Stati Uniti? In un tweet recente Kim Dotcom ha ricordato la sua situazione critica: “Il mio caso è ingiusto, mi è stato impedito di scoprire e non ho mai avuto indietro i miei dati. Ho bisogno delle gole profonde, offro 5 milioni di dollari…”. La tattica è quella di coinvolgere tutti gli informatori che possano aiutarlo a portare avanti la teoria del complotto per cercare di convincere la corte neozelandese  della chiusura ingiusta di Megaupload. Il modo migliore per spifferare quello che sapete è contattare un sito specializzato o una redazione, che possa accogliere i vostri leak. Edward Snowden docet.

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La PA a tutto cloud https://www.datamanager.it/rivista/la-pa-tutto-cloud-51410.html Wed, 27 Nov 2013 12:39:09 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/la-pa-a-tutto-cloud/ Nuove fonti di efficienza e di modernizzazione per gli enti centrali e locali grazie ai paradigmi di cloud computing, che propongono numerosi ambiti di intervento IT a costi vantaggiosi di Luca De Piano Modernizzazione, innovazione e digitalizzazione. Tre ricette spesso combinate assieme. E ancora più spesso riferite alla pubblica amministrazione, centrale e locale. Perché non […]

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Nuove fonti di efficienza e di modernizzazione per gli enti centrali e locali grazie ai paradigmi di cloud computing, che propongono numerosi ambiti di intervento IT a costi vantaggiosi

di Luca De Piano

Modernizzazione, innovazione e digitalizzazione. Tre ricette spesso combinate assieme. E ancora più spesso riferite alla pubblica amministrazione, centrale e locale. Perché non c’è dubbio, che nonostante i notevoli progressi fin qui compiuti, la macchina pubblica abbia ancora bisogno di iniezioni di informatizzazione per poter dare ai cittadini e alle imprese servizi di buon livello e a costi ragionevoli. Un nuovo alleato per questo ulteriore sforzo è senz’altro costituito dalle applicazioni di cloud computing. Gli ambiti di intervento sono svariati e vanno dal miglioramento dei processi interni, alla comunicazione e collaborazione in tempo reale, al minore impatto sull’ambiente, il tutto volto al raggiungimento della massima efficacia operativa. Oggi, è una realtà, il fatto che – adottando soluzioni di cloud computing, in maniera analoga a quanto avviene da tempo per il mondo delle imprese – gli enti della pubblica amministrazione possono avviare in tempi rapidi nuovi progetti, riducendo in maniera significativa gli investimenti iniziali, i successivi costi di gestione e manutenzione dell’infrastruttura e delle applicazioni IT, salvaguardando allo stesso tempo investimenti già effettuati in passato.

Anche se qualcuno punta il dito sugli ostacoli dettati dalla mancanza di un’effettiva governance di programma sull’innovazione, dalla scarsità di regolamenti chiari, nonché dagli aspetti legati alla sicurezza dei dati e alla privacy, da più parti si prospetta – però – un’adozione di nuove soluzioni cloud, sulla spinta di una crescente domanda di servizi migliori ed evoluti da parte dei cittadini e anche dalle azioni intraprese nell’ambito della cosiddetta “spending review”. Non a caso, lo scorso anno l’Unione europea ha sviluppato una strategia da realizzare entro il 2020 che si propone di stimolare la produttività delle imprese e della pubblica amministrazione europea proprio attraverso il cloud computing. La strategia mira ad accelerare e potenziare l’accesso alla “nuvola informatica”, per esempio mediante la standardizzazione e omogeneizzazione del contesto normativo, in modo che l’Europa riesca a sfruttarne appieno il potenziale. Grazie a un’infrastruttura unica e integrata, la pubblica amministrazione può davvero essere in grado di offrire servizi pubblici più efficienti per quanto riguarda funzioni rilevanti quali l’e-Government o l’e-Health. 

Dematerializzazione

Ma, per entrare più specificamente a esaminare i processi, sono interessanti le indicazioni emerse dalla ricerca condotta la scorsa primavera in Europa da Coleman Parkes Research per conto del colosso della gestione documentale Ricoh Europe. «Dallo studio – spiega Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia (www.ricoh.it) – è emerso che la gestione dei processi nella pubblica amministrazione sta diventando sempre più complessa: gli enti pubblici si trovano di fronte a sfide quali la necessità di dematerializzare i documenti. In Europa, la PA è il settore che utilizza maggiormente la tecnologia cloud per la condivisione dei documenti (47% del campione) e per consentire ai dipendenti di accedere alle informazioni da dispositivi mobili (71%). Molti soggetti riconoscono quindi come il cloud possa aiutare a migliorare i servizi ai cittadini, ma il 57% degli intervistati afferma che la PA non sia ancora pronta a coglierne i benefici a causa, per esempio, della mancanza di processi interconnessi e della presenza di sistemi legacy». Il rimedio? Collaborare con esperti di document management per semplificare la migrazione e l’integrazione. «Il settore pubblico può – in questo modo – rendere le informazioni più facilmente accessibili sia da parte del personale sia dei cittadini, ed erogare servizi di elevata qualità» – afferma Oriani. 

Alcuni progetti in atto

Anche Gastone Nencini, country leader di Trend Micro Italia (www.trendmicro.it), ritiene che in termini di innovazione, il cloud possa sicuramente rappresentare un fattore abilitante per la pubblica amministrazione locale e centrale: «Esistono progetti di grande valore che implicano la condivisione delle risorse, come i tanti data center sparsi per il Paese, e che comporterebbero un impatto consistente dal punto di vista operativo» – spiega Nencini. «Molti di questi aspetti sono previsti dall’Agenda Digitale nella parte dedicata alla razionalizzazione delle infrastrutture CED, ma purtroppo al momento la sua attuazione è ferma». Eppure le applicazioni cloud utili sono molte e alcune sono già state adottate nella PA, come la posta certificata nello scambio di informazioni tra enti pubblici. «Il cloud facilita infatti l’interoperabilità e abbatte la necessità di investire in infrastrutture. Dal punto di vista del cittadino, la disponibilità di banche dati univoche consentirà di accedere più agevolmente ai servizi, anche per richiedere certificati più facilmente, e ridurrà la burocrazia per aziende e professionisti». A questo riguardo, Trend Micro ha già numerosi esempi di utilizzo del cloud per fornire alle amministrazioni locali un punto unico per la sicurezza: è il caso dell’Azienda USL di Reggio Emilia, per la quale Trend Micro ha creato specifiche appliance presso ciascuna struttura ospedaliera e il cui funzionamento è monitorato tramite una console di amministrazione centralizzata, garantendo così la massima sicurezza per i dispositivi medici collegati alla rete aziendale. La stessa tecnologia di sicurezza di Trend Micro è pensata “in-the-cloud” per garantire una protezione immediata con informazioni in tempo reale sulle minacce.

«La diffusione del cloud computing ha già promosso un cambio di mentalità all’interno della PA» – fa notare Fabio Alghisi, sales manager di Veeam Software Italy (www.veeam.com).

«Le recenti norme sul disaster recovery hanno fornito una spinta in questo senso, e sempre più spesso la PA si appoggia, almeno per le attività di disaster recovery, a spazi e anche a servizi fruibili via cloud». Potenzialmente, tutte le categorie di servizi potranno trarre vantaggio dall’adozione generalizzata dei paradigmi cloud, e ancora di più potranno trarne i cittadini, quando i servizi in cloud saranno accessibili da altre piattaforme come quelle mobili.

Ma vi sono alcune condizioni per un utilizzo efficace di questi strumenti: «Da una parte – sottolinea Alghisi – è necessario superare il modello “a silos”, cioè quello che talora ancora vede le singole amministrazioni sostanzialmente isolate dalle altre, a causa di procedure e applicazioni non in grado di comunicare tra loro – e dall’altra parte – l’istituzione di una reale ed efficace governance di programma sull’innovazione, senza la quale si rischierebbe di replicare l’errore insito nel modello citato su una infrastruttura innovativa, a discapito della fruibilità e della sostenibilità economica». E, come esempio di approccio al cloud efficace, Veeam cita il consolidamento del data center in via di realizzazione al ministero dell’Economia e delle Finanze, che utilizza tecnologie dell’azienda svizzera per la protezione dati e la gestione di ambienti virtuali, ottenendo notevoli vantaggi in termini di maggiori performance, ottimizzazione delle risorse e un sensibile contenimento dei costi, a fronte di una migliorata fruibilità dei servizi offerti. 

Flessibilità in primo piano

Anche un colosso come EMC (www.emc.it) sta dando il proprio contributo, in particolare nell’ambito dell’organizzazione e gestione delle informazioni, all’evoluzione della pubblica amministrazione, in linea con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Anche perché – spiega Danilo Cioffi, responsabile per il Public Sector di EMC – «è ferma convinzione dell’azienda che la flessibilità, l’efficienza e la semplificazione, insieme all’ottimizzazione dei costi, garantiti dal cloud computing, possono accelerare l’adozione dei nuovi servizi digitali rivolti ai cittadini». Il cloud può fornire strumenti essenziali per consentire di superare la tradizionale frammentazione dei sistemi informativi delle varie amministrazioni e contribuire a un sostanziale miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Questo è dovuto sia ai vantaggi associati all’ottimizzazione delle risorse informatiche sia alla razionalizzazione delle infrastrutture hardware e delle piattaforme software, delle applicazioni e dei processi, in una logica di progressiva standardizzazione e condivisione dei servizi. L’approccio al cloud può abilitare – da un lato – la valorizzazione delle sinergie e il contenimento dei costi, e dall’altro, la creazione di un maggiore valore per i cittadini, con la possibilità, anche per gli enti pubblici locali, di accedere all’innovazione, creando servizi più efficienti e con livelli di prestazioni più elevati». 

Guardare ai processi

Antonio Baldassarra, Ceo di Seeweb (www.seeweb.it), introduce nel dibattito un altro elemento, sottolineando che le problematiche di innovazione e digitalizzazione in ambito PA attengono agli aspetti di processo, prima che alle questioni tecnologiche. «A mio modo di vedere – dice Baldassarra – occorrerebbe cogliere il reale contributo di innovazione offerto dal cloud in particolare per incidere in maniera importante sui processi delle PA rivedendoli integralmente – magari eliminandoli – oppure introducendone di nuovi al posto di quelli obsoleti». Pensare a innovazione e digitalizzazione come la possibilità di fare “in modo nuovo” processi vecchi è secondo Baldassarra un grave errore. «Ma purtroppo è quello che si è visto finora. La metafora del cloud computing che oltre al “pay per use” propone concetti di forte standardizzazione, deve spingere a una revisione dei processi e degli ambienti ICT della PA in un’ottica di normalizzazione e di progettazione orientata al riuso dei sistemi e dei programmi». Per quanto riguarda i servizi che possono essere collocati sul cloud, vi sono sicuramente tutti i servizi di posta elettronica, i portali web, i sistemi di servizi diretti al cittadino. «Inoltre, il cloud computing rende agevole la gestione di architetture e procedure sistematicamente simili tra loro, cosa che accade per il mondo della PA periferica» – prosegue Baldassarra. «Migliaia di Comuni fanno esattamente le stesse cose e le fanno in migliaia di modi diversi e con migliaia di procedure diverse: spostare sul cloud alcune di queste procedure, come per esempio quelle relative all’anagrafe, consentirebbe significative economie nei costi e permetterebbe di raggiungere uno standard di qualità di servizio uniforme e controllato».

Processi di acquisto

Rimanendo in tema di spesa, Antonio Cappiello, account director di BravoSolution (www.bravosolution.com), fa notare che dal punto di osservazione dei processi di acquisto e di governo della spesa, esiste un atteggiamento dualistico della PA nei confronti del cloud computing. «L’utilizzo di tecnologie “da remoto” e attraverso Internet è visto come grande opportunità per mettere in atto le recenti indicazioni normative che regolano gli acquisti pubblici e che promuovono con forza crescente le tecnologie digitali (da ultimo, si può citare il decreto 55/2013 sulla fatturazione elettronica) per rendere i processi più efficienti, snelli, trasparenti e dematerializzati». Ma non solo. «Il cloud – continua Cappiello – è talvolta associato all’idea di soluzioni “standard” non sufficientemente specifiche per procedure di affidamento regolate da numerosi adempimenti formali». Si tratta di un timore che – però – può essere superato orientandosi verso soluzioni evolute come le «tecnologie consolidate e specifiche per appalti pubblici, in grado di interfacciarsi automaticamente con sistemi terzi che, nel caso del procurement pubblico, sono tipicamente i sistemi dell’AVCP, quelli per la gestione dei protocolli di legalità e i sistemi ERP aziendali». Il tutto con i più elevati livelli di sicurezza nella gestione di dati e processi critici per la regolarità delle procedure pubbliche. «Lo dimostrano – fa notare Cappiello – le esperienze di governi nazionali quali quelli di Regno Unito e Olanda, e quelle di numerose stazioni appaltanti italiane che hanno già adottato queste tecnologie con successo».

È interessante anche il contributo di Paolo Perissinotto, product manager per le soluzioni PA, area Contratti Pubblici di 24 ORE Software (www.24oresoftware.com). «Il paradigma sotteso al cloud computing non può che essere considerato votato all’innovazione e alla razionalizzazione della spesa oltre che all’efficienza complessiva nella gestione dei flussi dei dati e delle informazioni interne ed esterne all’Ente» – dice Perissinotto. «Tuttavia, incontra resistenze culturali e operative che ne limitano la diffusione. Queste resistenze trovano spiragli applicativi concreti, favoriti anche dall’incalzare della produzione normativa che induce ogni ente pubblico a reagire in tempi sempre più serrati e a garantire standard di trasparenza e cooperazione con l’esterno sempre più elevati». Si hanno quindi esempi di rilevante ricorso alle procedure negoziate negli appalti, che prevedono l’effettuazione di indagini di mercato puntuali nel rispetto dei principi comunitari: «Una situazione che porta il più delle volte alla istituzione di elenchi aperti di operatori economici capaci di interagire con il mercato dei soggetti esterni interessati» – fa notare Perissinotto. Ma vi sono anche altri esempi, come le recenti disposizioni sulla trasparenza degli affidamenti di appalti di lavori, servizi e forniture che impongono alle varie amministrazioni di rendere pubblici tempestivamente e in formati aperti tutta una serie di dati che solitamente non erano mai trattati. «Lo sportello unico dell’edilizia privata dove tecnici e cittadini devono avere la possibilità di presentare e seguire via web l’intero iter amministrativo delle proprie pratiche senza doversi mai recare fisicamente allo sportello dell’Ente» rappresenta un altro esempio di questa sinergia virtuosa. «Quello che accomuna questi casi – prosegue Perissinotto – è che si tratta di situazioni che di solito comportano l’adozione di nuove componenti di infrastruttura tecnologica, di software applicativo, o di altro. Complessivamente, solo le soluzioni cloud di tipo pubblico o privato riescono a mettere a disposizione queste componenti in tempi rapidi, con collaudate certezze di processo, conformità normativa nel tempo, a prezzi assolutamente concorrenziali rispetto alle soluzioni canoniche. E in questi casi è facile per i soggetti pubblici toccare con mano immediatamente i vantaggi di una soluzione cloud». 

Piattaforme di riferimento

Nel settore pubblico, l’aspetto legato alla dicotomia risparmio-innovazione è ancora più significativo, poiché coinvolge gli interessi della comunità. Pierangelo Rossi, amministratore delegato di Italsel (www.italsel.com) non ha dubbi: «Il cloud computing nasce per trasformare gradualmente ogni hardware in un terminale della Rete. Se guarderemo a quest’ultima come un luogo popolato da software disponibili on-demand, allora l’hardware personale sarà sufficiente a svolgere gran parte del lavoro di un’azienda, pubblica o privata». Se l’ottimizzazione di un sistema informativo nasce dalla semplificazione, è in tal senso che il cloud può giocare un ruolo determinante. Ma non solo: «Nell’immediato o nel prossimo futuro, i servizi informativi che beneficeranno maggiormente di questa tecnologia sono quelli considerati “di base”, come la posta elettronica, la condivisione e il backup dei dati, la sicurezza granulare del dato sensibile (fondamentale per la PA) e la gestione di device mobili. La piattaforma Shareprise.it di Italsel nasce proprio per soddisfare queste prime esigenze – spiega Rossi – e si arricchisce di un importante accordo strategico come la distribuzione di Colt Ceano, il sistema applicativo di servizi cloud-based quali Hosted Exchange, Backup as a Service, Disaster Recovery as a Service, IaaS, Virtual Desktop, File Sharing e Collaboration, offerta da Colt sulla propria infrastruttura. La necessità più sentita, infatti, è la possibilità di avere un unico fornitore, un unico SLA e la massima affidabilità di calcolo e di banda: strumenti indispensabili per usufruire di tutti i vantaggi del cloud».

Sulla stessa linea è anche Antonio Leonforte, amministratore delegato di Fhoster (www.fhoster.com) che sottolinea come i vantaggi di una infrastruttura cloud pubblica o privata siano ormai chiari in termini di flessibilità e di riduzione dei costi, anche se non è a livello infrastrutturale che il cloud computing esprimerà il suo massimo potenziale. «Risparmi e guadagni di efficienza assai più consistenti possono essere ottenuti sfruttando il cloud non solo per il dispiegamento di soluzioni sviluppate in modo tradizionale, ma come piattaforma agile, di tipo PaaS, Platform as a Service, per creare direttamente nel cloud, in modo drasticamente più veloce ed economico, sistemi informativi aperti e robusti in risposta a nuove esigenze» – afferma Leonforte. La crescente domanda di trasparenza nella PA anche locale sta stimolando – quindi – numerosi progetti innovativi, i cui vincoli di tempo e costo (visto che spesso si hanno a disposizione pochi mesi e poche decine di migliaia di euro) non possono essere soddisfatti con le classiche tecniche di sviluppo. «In questi contesti, piattaforme come Livebase, l’application PaaS di Fhoster, hanno dato prova di unire efficacemente la rapidità e la robustezza dell’approccio model-driven con la flessibilità e l’immediatezza operativa del cloud computing» – spiega Leonforte. «Il ministero dei Beni Culturali, per esempio, utilizza da tempo Livebase sia per progetti di lungo periodo, come la implementazione del Protocollo di Legalità nel Grande Progetto Pompei (anagrafe fornitori e monitoraggio lavori cantieristici), sia per esigenze tattiche, come la ricezione e la valutazione delle proposte per il progetto europeo JHEP, e sia per la pubblicazione di open-data per la trasparenza amministrativa».

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Unione Europea e ISP verso il blocco dei siti pirata https://www.datamanager.it/news/unione-europea-e-isp-verso-il-blocco-dei-siti-pirata-51750.html Tue, 26 Nov 2013 15:13:42 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/unione-europea-e-isp-verso-il-blocco-dei-siti-pirata/ Secondo Pedro Cruz Villalon, avvocato della Corte di giustizia dell'Unione Europea, basterebbe un provvedimento per bloccare un sito web che conserva contenuti illegali

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Secondo Pedro Cruz Villalon, avvocato della Corte di giustizia dell’Unione Europea, basterebbe un provvedimento per bloccare un sito web che conserva contenuti illegali

Una risposta che è arrivata dopo che due società austriache avevano cercato di bloccare l’accesso ad un sito che conteneva i file di alcuni loro film senza alcun diritto. Un tribunale austriaco ha rinviato la causa al Tribunale Superiore dell’Unione Europea per avere indicazioni sulle norme del diritto d’autore connesse ai doveri dei fornitori di servizi internet. “Un provedimtno di blocco per specifici siti non è innapropriato, almeno da principio” – ha detto Pedro Cruz, avvocato generale presso la Corte di giustizia dell’Unione Europea – alla luce di fatti specifici, i giudizi nazionali devono cercare di raggiungere il giusto equilibrio tra i diritti degli utenti, l’ISP e i detentori del copyright.

Cambio di rotta?

Secondo il consigliere della corte, qualsiasi meccanismo di blocco deve puntare ad ottenere l’accesso al materiale pirata da eliminare e non al resto dei contenuti legali conservati dai server. Si tratta di una presa di posizione importante visto che nel 2011, la Corte UE aveva stabilito che gli Internet Service Provider non potevano essere forzati, da un tribunale nazionale verso, nel bloccare la condivisione di musica e video illegali da parte degli utenti. Ci sarà da attendere per una possibile ricezione da parte del Consiglio europeo; servono infatti dai 4 ai 6 mesi per conoscere il parere della UE.

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