Financial Times – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:24:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Financial Times – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il Financial Times mette il Santagostino tra le 1000 aziende top d’Europa https://www.datamanager.it/2017/04/financial-times-mette-santagostino-le-1000-aziende-top-deuropa/ Mon, 10 Apr 2017 16:30:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122833 La rete di poliambulatori inserita nella classifica delle aziende che hanno registrato i maggiori tassi di crescita. Premio alla capacità di innovare anche da parte del CIO+ Italia Award 2017 Centro Medico Santagostino è al 525° posto tra le 1000 aziende che crescono di più in Europa . Il riconoscimento arriva niente meno che dal […]

L'articolo Il Financial Times mette il Santagostino tra le 1000 aziende top d’Europa proviene da Data Manager Online.

]]>
La rete di poliambulatori inserita nella classifica delle aziende che hanno registrato i maggiori tassi di crescita. Premio alla capacità di innovare anche da parte del CIO+ Italia Award 2017
Centro Medico Santagostino è al 525° posto tra le 1000 aziende che crescono di più in Europa . Il riconoscimento arriva niente meno che dal prestigioso quotidiano finanziario Financial Times che ha pubblicato il suo report annuale sulle “FT 1000 – Europe´s Fastest Growing Companies” . Si tratta, secondo la definizione del Financial Times, di un gruppo selezionato di « imprese innovative e in rapida crescita che sono la forza trainante dell’economia europea nel 21°secolo. Imprese che generano posti di lavoro e sostengono la competitività dell’Europa». La crescita del Santagostino tra 2012 e 2015 è stata, come registra il report, del 205% . Il tasso annuo composto di crescita (Cagr) nello stesso periodo è stato del 45,1%. Tra le aziende che si occupano di sanità si colloca al 14° posto . Per poter concorrere all’ingresso nella classifica bisognava rispondere a una serie di requisiti in termini di crescita di fatturato tra 2012 e 2015

«La crescita a cui si riferisce la classifica è quella relativa al periodo 2012-2015. Nel 2016 e nel primo trimestre 2017 siamo cresciuti ancora di più », commenta Luca Foresti, amministratore delegato del Centro Medico Santagostino, «siamo quindi molto contenti di essere tra quelle 1000 aziende e stiamo facendo di tutto per rimanerci molti anni ancora. Tutta l’azienda viene continuamente ristrutturata per permetterci di crescere più del 50% anno su anno».

Sempre in questi giorni è arrivato un altro importante riconoscimento per il Santagostino e la sua capacità di innovare. Giuseppe Faraci, CIO del Santagostino è stato premiato come uno dei cinque Chief Information Officer che hanno condotto i migliori progetti per l’innovazione in azienda . Il riconoscimento, riservato ai CIO e agli Executive delle aziende Top e medio-grandi italiane è arrivato in occasione CIO+ Italia Award 2017, organizzato da CIONET Italia . Faraci è stato premiato nella categoria “CIO+ Innovation Officer”. «La tecnologia impatta in modo profondo sulle organizzazioni», commenta Faraci «Scelte tecnologiche corrette fanno la differenza nel medio/lungo periodo. C redo nella tecnologia che semplifica la vita dei pazienti e che sia capace di aumentare l’efficacia dell’attività del Centro Medico Santagostino». Assieme a lui sono stati premiati i responsabili dell’innovazione di Tim, MM, Enel, Automobile Club.

L'articolo Il Financial Times mette il Santagostino tra le 1000 aziende top d’Europa proviene da Data Manager Online.

]]>
Onboard. Essere CXO nell’era digitale https://www.datamanager.it/2016/04/onboard-cxo-nellera-digitale/ Thu, 21 Apr 2016 12:32:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98970 Nelle organizzazioni e nei mercati, lo stravolgimento delle regole indotto dal digitale proietta CIO e CxO in una dimensione inedita. Alla ricerca di nuovi stili di management, di misurazione, di efficacia comunicativa Dai servizi finanziari all’industria, dal retail ai servizi di pubblica utilità, sempre più CEO vedono la trasformazione digitale come parte integrante del disegno […]

L'articolo Onboard. Essere CXO nell’era digitale proviene da Data Manager Online.

]]>
Nelle organizzazioni e nei mercati, lo stravolgimento delle regole indotto dal digitale proietta CIO e CxO in una dimensione inedita. Alla ricerca di nuovi stili di management, di misurazione, di efficacia comunicativa

Dai servizi finanziari all’industria, dal retail ai servizi di pubblica utilità, sempre più CEO vedono la trasformazione digitale come parte integrante del disegno strategico futuro. Secondo le IDC Predictions 2016, entro la fine dell’anno, due terzi dei CEO delle “FT 500” (le 500 maggiori aziende classificate dal Financial Times) inseriranno la digital transformation (DX) al centro delle strategie aziendali. Non una sorpresa, dunque, ma una conseguenza dei tempi che cambiano. Una DX che “sale” di livello porta a diverse riflessioni: la prima, ormai assodata, è che non è più (solo) una questione IT. Anzi, è business. E l’IT è il driver per farlo. La seconda è relativa alle implicazioni in termini organizzativi, di relazione, di comunicazione, responsabilità e obiettivi che invadono tutti i ruoli principali (CIO, CMO, CDO, CFO…), proiettandoli in una nuova dimensione.

Efficienza e cost saving si accompagnano a riposizionamenti più strategici dei modelli d’impresa. Che si tratti di iniziative estese piuttosto che di singoli progetti pilota, i business leader riconoscono che la competitività di mercato si gioca attraverso nuove regole, riconducibili alla trasformazione digitale. Se, quindi, l’evoluzione aziendale passa attraverso innovazione tecnologica e strumenti digitali, la partecipazione al board sarà parte integrante del percorso evolutivo dei CIO. E sarà inevitabile una quota crescente di investimenti IT legata a iniziative DX (oltre il 40% entro il 2020, prevede IDC).


#What’sUp #2016 Barbara Cambieri @IDCItaly #CIO Nuove policy e nuove regole
Click To Tweet


Diversificare il modello IT

E’ accaduto tutto molto in fretta e senza preavviso? C’era qualche premessa e abbiamo aspettato l’onda dirompente prima di cambiare atteggiamento? A lungo abbiamo discusso del ruolo strategico dell’IT quando in molte organizzazioni non era di fatto riconosciuto. Già alla fine del 2013 (Worldwide CIO Agenda 2014), IDC prevedeva che nel corso dei due anni successivi il 70% dei CIO a livello mondiale avrebbe trasformato il proprio ruolo primario da gestione dell’IT a “innovation partner” dell’azienda. Oggi, chiediamo ai CIO di contribuire allo sviluppo delle “digital capabilities” (sinergicamente ai CDO, dove esistenti), spesso ignorando o trascurando la complessità della trasformazione: diversificare il modello IT, trovare gli equilibri tra risorse interne e partner tecnologici o service provider, accedere a o usare risorse in cloud, contribuire alla definizione di nuove policy e regole.

La pressione in termini di aspettative del top management non riguarda solo i CIO, chiamati a disegnare architetture e sistemi di nuova generazione, a dare nuova forma a infrastrutture e soluzioni tecnologiche, ma coinvolge tutte le principali linee funzionali. Anche la funzione marketing è profondamente impattata dal cambiamento: sui CMO si riversano le attese di comprensione del “new buyer”, e più in generale di orientamento e guida delle strategie di marketing (e comunicazione) nell’ecosistema digitale. Customer engagement e campagne digitali avvengono, sappiamo, in modo non sempre sganciato da storia e logiche di marketing tradizionale. L’adeguamento avviene in modo più o meno sostenuto in funzione dei ritmi di settore, della dimensione organizzativa, della velocità di trasformazione di processi e competenze. Ma i tempi accelerano, così come le aspettative sui risultati, anche le logiche di reporting.

La realtà è molto più complessa di un’apparente relazione bidirezionale. Siamo più nella circolarità. C’è bisogno di sponsorship dall’alto come non mai, ma anche di un flusso virtuoso di governance, di confronto, di ritorni misurabili. C’è bisogno di grande visione da parte dei principali stakeholder, che può tradursi in una cultura aziendale arricchita, in orientamento al cambiamento, in arricchimento continuo dell’organizzazione. Questa leva può essere la forza, ma anche il limite. Influisce fortemente sulla capacità di tradurre l’innovazione in ritorni crescenti, incrementali.

Introdurre maggiore flessibiltà e circolarità all’interno di regole organizzative e rapporti gerarchici, oltre che tra “peers” funzionali, è importante per affrontare la complessità che abbiamo davanti. Indirettamente, può essere un buon viatico per non incorrere (più) nelle difficoltà che molte aziende hanno incontrato nei primissimi passi verso la DX: per esempio, concepire e trattare le iniziative di digital transformation come “progetti IT”. I decision maker devono concorrere a definire nuove metriche per misurare i business outcome, diversi per iniziative, mercato, industry. L’innovazione di prodotto e servizio sta infatti ponendo una sfida tutta nuova in termini di confronto, definizione dei criteri rilevanti per misurare risultati, rischi e performance.


#What’sUp Barbara Cambieri @IDCItaly Come diversificare il modello IT
Click To Tweet


Nuove regole, Nuove domande

In questo breve tempo che segna la transizione dal 2015 al 2016 ci siamo imbattuti in molte testimonianze ed esperienze che stanno accompagnando il vissuto strategico, operativo e in generale professionale e personale dei CxO. Possiamo farne una sintesi, forzando alcuni interrogativi e riflessioni. Quali nuove capacità, stile, approccio e comunicazioni sono richiesti? Quanta nuova capacità di relazione, persuasione, argomentazione è necessaria? Fondi e investimenti sono sempre un limite? Quali sono i prossimi passi della relazione tra CIO e CMO adesso che abbiamo trovato il terreno comune di confronto? Un “board-level technology committee” (che raccorda attori e influencer dai CIO ai CTO, ai CDO e digital marketers etc..) può essere la strada migliore per navigare con responsabilità e leadership, con la tecnologia “dentro” ma senza frizioni tecnologiche? In che modo lavorare e fare “links to financials” (capex vs. opex, IT vs. business value) insieme a, o verso, i CFO? Come e quanto cambia la frequenza di interazione tra ruoli “established” e nuovi, e tra questi e il top management? In che modo CIO (e/o i loro CISO) riportano e affrontano eventuali rischi o problemi di IT security a forte implicazione su business, aspetti finanziari e immagine aziendale? Compliance e risk management sono discipline in evoluzione: cosa rappresentano al di fuori degli addetti ai lavori? Siamo confidenti in termini anche solo di consapevolezza, attenzione? O servono adeguamenti e riflessioni di altro genere? Se vogliamo, fare “engagement” non è solo una sfida verso i clienti. Riguarda molto anche le relazioni interne, tra e con i CXO. Stiamo assistendo a nuove forme di comunicazione e relazione, che cambiano nel profilo, nella frequenza e modalità di sviluppo spazio-temporale rispetto al passato. Se la DX entra nell’agenda dei CEO, si aprono anche nuovi fronti per IT vendor e service provider. Come relazionarsi con questi stakeholder? Quale visione portare e come aiutare board-level e senior manager a costruire una nuova visione nell’era digitale? La riconversione dei modelli di business è epocale anche all’interno dell’industria ICT. Secondo IDC, entro il 2020 un terzo dei vendor IT a livello mondiale passerà attraverso processi di profonda trasformazione, ridimensionamento o acquisizione. Dinamiche che faranno emergere aziende IT diverse, nuove o radicalmente cambiate. Esperienze che potranno essere driver molto significativi per fare “board-level” engagement con clienti e prospect.

Barbara Cambieri, managing director di IDC Italia

L'articolo Onboard. Essere CXO nell’era digitale proviene da Data Manager Online.

]]>
Top 10 CIO’s priorities. Alla ricerca del trend perfetto in un ruolo vincente https://www.datamanager.it/2015/03/top-10-cios-priorities-ricerca-trend-perfetto-in-ruolo-vincente/ Tue, 17 Mar 2015 15:19:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71172 Come ogni anno in questo periodo, i CIO si confrontano con le analisi e le previsioni pubblicate in studi e ricerche sulle priorità, trend ed evoluzione del ruolo. Dal confronto dei dati e dal dibattito degli analisti emerge un quadro in cui il focus è concentrato sulla digitalizzazione delle strategie enterprise e il digital business. […]

L'articolo Top 10 CIO’s priorities. Alla ricerca del trend perfetto in un ruolo vincente proviene da Data Manager Online.

]]>
Come ogni anno in questo periodo, i CIO si confrontano con le analisi e le previsioni pubblicate in studi e ricerche sulle priorità, trend ed evoluzione del ruolo. Dal confronto dei dati e dal dibattito degli analisti emerge un quadro in cui il focus è concentrato sulla digitalizzazione delle strategie enterprise e il digital business. Tra ruoli “dirompenti” e “abilitatori” dinamicamente ricoperti fra board e lines of business, i CIO si scoprono startupper di tecnologie esponenziali (almeno nella velocità di evoluzione dal mercato). I CIO convergono verso un ruolo di maggiore coraggio e responsabilità. Diventano i digital champions che riunificano le strategie risolutive davanti al business grazie a quello che è il proprio punto di forza: la visione globale dei processi sul campo

Man mano che strategie business e IT convergono, i CIO si trovano al centro di un cambio di paradigma per cui non possono più avere successo semplicemente facendo sì che le operazioni IT aziendali funzionino bene. Piuttosto, essi devono cercare al più presto di adattare il proprio ruolo per soddisfare al meglio le “short and long-term strategic corporate goals”. Non si tratta di mera pressione a fornire business value – che già in molti casi è elevato – bensì i CIO sono chiamati a consegnare top line revenue. Essere agile, responsive ed efficaci nel decision-making, nello sviluppo e roll-out, con lo sguardo a non-traditional services per nuove opportunità di revenue e crescita è oggi cruciale. La possibilità di intraprendere un ruolo di leadership matura ancora più in fretta, soprattutto quando i corporate risk manager esprimono – a volte in modo non corretto per taluni contesti – che deployment di big data e analytics siano troppo costosi e dannosi per l’azienda. I CIO “forward-looking” devono prediligere piattaforme IT che siano flessibili, scalabili e in grado di abilitare soluzioni business snelle. Il loro cammino deve far tesoro dell’esistente e nello stesso tempo andare a caccia di nuove sorgenti di “actionable intelligence” insite nei big data. La predictive analysis può così rivelare tale intelligence – anche qui, rispettivamente – nei data stream esistenti come in quelli nuovi. Il decision making empirico e data-driven che ne consegue risulta perciò basilare per marketing, vendite, supply-chain management, risk management, finance fra le altre competenze corporate.


#CIOPriorities2015 @AdeMcCormack la #I di #CIO = Information x Innovation
Click To Tweet


Alla luce di tutto questo, le priorities riconosciute dai CIO risultano nell’ordine le seguenti:

1.         Acquisire una maggiore visibilità e intelligenza delle strategie e priorità del business.

2.         Identificare su quali progetti e iniziative focalizzarsi.

3.         Stabilire una più chiara relazione fra strategia business e strategia IT.

4.         Fornire un linguaggio comune ai leader di business e IT per comunicare.

5.         Creare un metodo per riconoscere opportunità di innovazione IT in grado di permettere alle aziende di non perdere le sfide che la digitalizzazione pone a livello globale.

6.         Abilitare l’enterprise a sviluppare una migliore business architecture practice.

7.         Affrontare la complessità IT (social, mobile, analytics, cloud e Internet of Things), riconoscendo le attività di testing e quality assurance come una funzione chiave per il business.

8.         Fronteggiare le priorità competitive mediante la competenza aggiornata e approfondita nelle nuove forme contrattuali strategiche dal mercato dell’insourcing e outsourcing.

9.         Aumentare la conoscenza del proprio target di mercato e riconoscere pattern ricorrenti nei consumatori da trasformare in opportunità di business.

10.       Ampliare il panorama IT, dando spazio a nuove applicazioni e soluzioni

per la modernizzazione e per il mantenimento dei sistemi e delle applicazioni legacy.


#CIOPriorities2015 La stanza del #CIO diventa un hub @IDCItaly
Click To Tweet


La stanza del CIO diventa un hub

Si sente molto parlare di “sforzi comuni” e di esigenza di parlare alle LOB per cui la priorità vera pare quella di guadagnare insight all’interno dei (talvolta strabordanti) data stores e i CIO enfatizzano l’importanza di fare tesoro degli asset esistenti applicando l’analytics. I CIO si trovano allo stesso tempo chiamati – dai senior business executives – a scandagliare l’Internet of Things con le sue indicibili moli di dati trasferiti M2M fra nodi situati in tutto il Pianeta. I sensori embedded sono un esempio perfetto: le aziende (fonte Gartner) stanno al momento analizzando lo 0,5% dei loro unstructured data (per esempio dati non adatti ai tradizionali database) ed è questa una media minuscola rispetto ai dati già oggi prodotti dall’IoT. Ecco che al fine di erogare value-added IT services che abilitino l’intero business a crescere e trasformarsi, i CIO hanno bisogno di integrare il proprio business e IT strategic planning. Internamente, allora l’IT deve essere partner delle linee di business interne all’organizzazione (ove applicabile: DevOps incluso). L’IT deve anche diventare un alleato di fiducia e un advisor con responsabilità sempre più sovrapposte a quelle delle funzioni business vere e proprie.


#CIOPriorities2015 I #CIO sono alla ricerca di un nuovo ruolo vincente
Click To Tweet


A questo proposito, l’ufficio del CIO deve comprendere sempre meglio e di più il proprio ruolo strategico per l’azienda. Non è un mero rimescolatore e analizzatore di big data. Piuttosto deve assumere responsabilità e nuova centralità nel risolvere problemi di business. Un modo per visualizzarlo meglio: pensiamo all’IT come a un hub centrale che collabora con diverse fonti restituendo a ciascuna una sorta di Knowledge as a Service interno. Così il CIO può in questo modo assurgere – come serve – a vero “collante” e agente di trasformazione capace di allineare e istituzionalizzare insieme technology e business processes per iniziare a trainare al meglio la crescita dell’organizzazione: proprio in un momento come quello presente quando – grazie a una adoption cloud in ascesa (e anche a un circolo virtuoso di big data trends for business intelligence e una analisi “finally ripe for the cloud”) – le esigenze di compromesso fra IT cost cutting e creazione di valore e business agility sembrano non essere più nemmeno contrastanti.


#CIOPriorities2015 Business Digital Transformation Reason Why @IDCItaly
Click To Tweet


Le priorità dei CIO secondo Ade McCormack

Al fine di approfondire come i “CI2O” (dove I2 fattorizza qui idealmente il prodotto fra la “I” di “Information” e la “I” di “Innovation”), i CDO e CMO mettano in gioco le priorities dal loro punto di vista specifico, abbiamo “ingaggiato” una discussione con Ade McCormack (@AdeMcCormack), opinion columnist del Financial Times, blogger di CIO.UK, esperto di digital leadership e soprattutto autore di “The IT Value Stack: A Boardroom Guide to IT Leadership” vero e proprio “cult” per la comprensione di questo scenario. E a lui abbiamo chiesto come i chief information officer stiano affrontando il processo di digital transformation e come stia cambiando l’agenda delle loro priorità.

Data Manager: Quali priorità per un CIO sono maggiormente cruciali nel 2015 per la miglior integrazione o “entwinement” – come la definisce nei suoi libri – della tecnologia nel business?

Ade McCormack: Per la maggioranza dei CIO, l’esigenza di erogare servizi IT affidabili continuerà a essere The Priority. Ogni tentativo di evolvere da questo, spesso viene respinto. I CIO che hanno esteso il loro personal branding oltre l’IT management sono incoraggiati a concentrarsi sulla fornitura di business services.

Se la domanda fosse invece: i CIO – come priorità numero uno per il 2015 – stanno cercando un ruolo nuovo e vincente?

La maggior parte dei CIO si sta chiedendo quale sia la loro proposta di valore nell’attuale passaggio da una industrial a una digital economy. La loro priorità è pertanto quella di stabilire quale sia tale proposta e di eseguire un rebrand e una taratura della propria delivery in accordo.

In quale misura si trova d’accordo con la seguente prospettiva: una nuova struttura organizzativa nelle organizzazioni più avanzate cerca di realizzare il cambiamento?

Talune organizzazioni si stanno felicemente concentrando sulla operational efficiency piuttosto che sullo “tsunami digitale” che in molti casi renderà il loro modello di business obsoleto. Il 2015 vedrà numerosi esempi di disrupted industries che a loro volta vedranno il risveglio di taluni player di tipo più tradizionale.

Ma i CMO hanno davvero un ruolo chiave nell’affiancare i CEO alla guida della strategia?

Questo è probabile. Sebbene allinearsi con il cliente in opposizione a quanto si ha da vendere sarebbe ancora più appropriato.

In che rapporto stanno i COO nella realizzazione della strategia aziendale ad esempio in rapporto a CFO e altri operational stakeholder?

Il CFO di solito è un peer del COO, a meno che il COO sia il CEO ad interim. Ma sì, il COO deve girare la manovella. Ancora c’è un problema: capire se il modello di manovella da girare è adatto allo scopo.

Per i CIO alla ricerca di un nuovo ruolo vincente quanto è utile pensare alla competizione con i CMO?

I CIO non saranno mai in competizione con i CMO dal momento che i CMO non aspirano al “grubby job” dell’IT management. Dato però che l’IT spending viene considerato business spending, i CIO si troveranno a dover corteggiare l’appoggio dei diversi responsabili di dipartimento per far sì che spendano parte dei loro budget insieme alla funzione IT (“as opposed to a 99 cent app provider”). Il CDO è un segnaposto temporaneo che marca il problema, ma non fornisce la soluzione, a mio modo di vedere.

I CIO hanno fallito nel definire chiaramente i propri ruoli negli anni precedenti e – come a ogni inizio anno –­ si propongono di cercarne la definizione anche nel 2015. Un value add molto limitato che un CIO può apportare ad aziende medie e piccole?

I CIO sono troppo presi sulla “ruota del criceto” per riuscire a meditare più di tanto su questo. E a molti CIO la ruota del criceto piace: per essi è davvero un grande shock quando gliela si sottrae!

Anche per le grosse organizzazioni, la modalità di lavoro dei CIO è tradizionalmente quella di analizzare i dati per poi “inoltrarne” l’elaborazione ad altri CxO per la loro ulteriore azione. Per questo normalmente per il CIO non si ha board level representation migliore e diversa da quella di un “infrastructure boss” o di un “nice to have cost center”…

Non ne sono sicurissimo. Un punto chiave però è che raramente nel board c’è qualcuno che capisca di digitale e dello straordinario potenziale di trasformazione per il business da parte delle nuove tecnologie. La chiave è quella di trasformare i dati in insight! L’insight è veramente quello che amo vedere nella “I” di “CIO”. Ma ancora oggi la maggior parte dei CIO agisce come se la “I” sia quella di “IT”.


#CIOPriorities2015 Anche l’industria diventa digital
Click To Tweet


Il “nuovo mondo” dei CIO

Da questo scambio con Ade McCormack riceviamo un’importante conferma di come molti CIO ancora oggi debbano affrontare il problema di adattarsi alle trasformazioni disruptive. Mentre il vecchio mondo del “command and control” sta rapidamente scomparendo, il CIO si sente bloccato in un ruolo quasi “fuori controllo”: più “portinaio” che facilitatore di innovazione e crescita.

Il “nuovo mondo” che è già realtà, è quello in cui influence, collaboration e partnership caratterizzano il successo del ruolo di CIO: coloro che sanno abbracciare queste nuove trasformazioni e nello stesso tempo rimanere ancora ottimi “steward delle responsabilità tecnologiche” cardini dell’IT, quali architecture e security si evolveranno al meglio. Tutti gli altri – in mancanza di immaginazione, capacità e voglia di crescere e sapienza per raggiungere un nuovo equilibrio – faticheranno a guadagnare il nuovo “karma”.

Ma cerchiamo di capire meglio motivi e dinamiche di questo fenomeno.


#CIOPriorities2015 #multiutility di servizi ad alto contenuto di informazione e intelligence
Click To Tweet


Business Digital Transformation

Reason Why

Quali sono le svolte strategiche e decisionali alla base della trasformazione del modello di business aziendale? Quali sono gli effetti della Terza Piattaforma?

«Da oltre un quinquennio – ci spiega Giancarlo Vercellino, research & consulting manager di IDC Italia – il tema della digital transformation si è progressivamente diffuso oltre l’audience IT degli addetti ai lavori quando interi comparti dell’economia (dall’editoria quotidiana all’entertainment televisivo al retail banking e oltre) sono andati incontro a vere e proprie rivoluzioni del modello di business, molte delle quali ancora inconcluse, a causa, o per merito, del web e della tecnologia digitale». Se fino a qualche anno fa un’audience legata alla LoB riteneva questo tipo di evoluzioni un processo inevitabile soltanto per alcuni settori molto specifici dell’economia, quelli ad alta intensità di informazione, «l’ampiezza delle trasformazioni degli ultimi anni – continua Vercellino – ha reso sempre più evidente la necessità di confrontarsi con un processo più generale. Infatti, la trasformazione digitale ha un impatto sia sulle aziende che fanno produzione, attraverso la dematerializzazione e decommoditizzazione dei beni, sia sulle imprese che fanno servizi, attraverso la standardizzazione e industrializzazione dei processi».


#CIOPriorities2015 La roadmap delle imprese italiane @MIP_PoliMi
Click To Tweet


Non solo. «Il tema della dematerializzazione dei prodotti di consumo – dice Vercellino – emerge chiaramente nelle parole di Bill Joy, Marc Andressen, John Thackara, Peter Diamandis, Steven Kotler, soltanto per citare i nomi di alcuni osservatori di estrazione molto diversa, dall’imprenditoria tecnologica al design thinking al management accademico, evidenziando una tendenza strutturale di lungo termine, un “macrotrend”, che attraversa trasversalmente i comparti industriali più disparati».

Secondo IDC, quando si sostiene che il software stia divorando il mondo, rimuovendo progressivamente la necessità degli oggetti fisici, non si sta raccontando l’ultimo plot di fantascienza di Sci-Fi. Infatti, basta soffermarsi un istante e considerare il proprio smartphone per rendersi conto che in moltissime occasioni ha completamente rimpiazzato l’orologio da polso e la sveglia domestica, la calcolatrice, la rubrica cartacea e il calendario, il lettore MP3 e la radio e la macchina fotografica, senza dimenticare il navigatore satellitare e le game console portatili. Anzi, «un giorno non lontano – continua Vercellino – potrebbe sostituire il portafoglio e i documenti personali, le chiavi di casa e le carte fedeltà, il denaro e le carte di credito».

La dematerializzazione dei prodotti di consumo e la diffusione sempre più capillare del software nella vita di ogni giorno non rappresenta una minaccia, bensì una opportunità per le imprese che fanno produzione di commodity, che sono portate a innovare e differenziarsi attraverso i servizi digitali. «Perfino un’azienda all’apparenza lontana dal digitale come le Moleskine – racconta Vercellino – ha ritenuto indispensabile fare capolino negli application stores con una propria applicazione ufficiale. Quella al digitale non è certo una transizione semplice e indolore: richiede una competenza trasversale, multiforme, quasi misterica, competenza di cui si parla dovunque, competenza che si cerca in ogni dove, senza che davvero si sappia che cosa si sta cercando: la capacità di fare innovazione».


#CIOPriorities2015 Digital innovation come trasformazione organizzativa
Click To Tweet


Anche l’industria diventa digital

La trasformazione digitale, focalizzando tanta attenzione sull’innovazione, molto spesso mette in ombra un altro fenomeno altrettanto fondamentale, e forse ancora di più. Secondo IDC, il tema dell’industrializzazione dei servizi ad alto contenuto di conoscenza, di quel multiforme Terziario Avanzato che si estende dal design e dall’engineering ai servizi di marketing fino all’ambito legale, sebbene teorizzato da decenni in ambito accademico, soltanto in questi ultimi anni, una volta maturate le infrastrutture e le tecnologie abilitanti della Terza Piattaforma, sta assumendo una più concreta manifestazione.

«La moltiplicazione dei frameworks regolamentari e delle certificazioni di processo, l’intensificazione della pressione del regolatore pubblico attraverso specifiche norme di conformità, non soltanto nel settore finanziario, ma nelle utilities e nell’entertainment – spiega Giancarlo Vercellino – si accompagnano a una rapida affermazione di nuovi modelli IT basati su architetture flessibili e scalabili come il cloud, nell’ambito di un più ampio processo di standardizzazione che interessa in primo luogo lo stesso modello organizzativo dei vendor e del settore ICT nel suo complesso, ancor prima che il mercato nella sua ampiezza».

Per IDC, la standardizzazione delle tecnologie abilitanti che garantiscono l’interoperabilità tra piattaforme diverse non rappresenta soltanto l’occasione per raggiungere nuovi livelli di efficienza in un comparto ad alta intensità di lavoro qualificato, il cui costo è per definizione incomprimibile, «ma – fa notare Vercellino – consente di fare innovazione nel modello di organizzazione delle imprese di servizio, che possono diversificare l’attività e acquisire più rapidamente la massa critica di asset necessari per scalare verso modelli di holding industriale che molto spesso si estendono ben oltre il tradizionale settore IT. Per esempio, è possibile ricordare le esperienze che stanno maturando nella contaminazione tra editoria ed eCommerce con il Gruppo Banzai, per citare soltanto un caso consolidato da anni».


#CIOPriorities2015 I CIO italiani prevedono per il 2015 un ulteriore calo dei #budget_IT
Click To Tweet


Nello scenario che si è descritto, idealmente proposto in un orizzonte decennale dal 2020 al 2030, non basta che una tecnologia abilitante come il cloud mantenga appieno le promesse di scalabilità, flessibilità e controllo dei costi, ma è necessario che l’intero sistema dei vendor vada incontro a una riorganizzazione coerente rispetto a un nuovo modello di valore, che non è più quello di chi produce e rivende software, ma è più simile a quello delle utility tradizionali dell’energia. Secondo IDC, il paradigma emergente di cui al momento è possibile soltanto intravedere i prodromi è quello di grandi “multiutility” di servizi ad alto contenuto di informazione e intelligence, ai quali affidare la gestione delle informazioni degli altri comparti dell’economia reale. «Soltanto queste trasformazioni a monte – avverte Vercellino – consentiranno la propagazione di trasformazioni altrettanto radicali a valle, evidenziando in misura sempre maggiore l’importanza degli asset intangibili nell’economia reale. Se davvero si confida nel fatto che il valore di qualsiasi impresa dipenderà sempre di più da asset come la proprietà intellettuale, nel senso più ampio possibile, comprendendo qualsiasi prodotto della creatività imprenditoriale, brevettabile o meno – o dipenderà dalle relazioni consolidate, andando oltre il focus prevalente sulla fidelizzazione della clientela per considerare l’intero sistema delle relazioni con qualsiasi stakeholder, adeguatamente “reificate” attraverso le piattaforme di social network – ecco che diventerà ancora più evidente il ruolo svolto da queste ipotetiche “multiutility” nel garantire al comparto produttivo competenze e tecnologie per salvaguardare l’integrità e promuovere lo sviluppo del capitale intellettuale delle imprese».


#CIOPriorities2015 Nuovi ruoli e meccanismi organizzativi per la gestione dell’innovazione
Click To Tweet


La roadmap delle imprese italiane

Quali sono le priorità dell’innovazione digitale per le imprese del 2015? Dalla Digital Innovation Academy della School of Management del Politecnico di Milano arrivail seguente messaggio a chiare lettere: «L’innovazione digitale nelle imprese italiane parte dalla trasformazione organizzativa».

Dal report “Priorità dell’innovazione digitale per le imprese nel 2015” pubblicato a febbraio, emerge la crescita di consapevolezza da parte dei decisori aziendali sul tema dell’innovazione digitale come strumento di competitività. Oggi, non c’è impresa che non debba affrontare le sfide della “digital disruption”, la digitalizzazione dirompente, che come un’arma a doppio taglio mette a rischio ogni business, anche il più consolidato, trasformando ogni azienda, senza categorizzazione di mercato o segmento, in un potenziale competitor. Anche nelle imprese italiane, le direzioni IT sono chiamate a supportare la trasformazione culturale e organizzativa che dai data center si è estesa fino all’organizzazione del lavoro e alla customer experience. Ma per le nostre imprese e le nostre direzioni IT, l’obiettivo è reso ancora più sfidante da un contesto di costante razionalizzazione e contenimento dei costi, nonché da un quadro economico e istituzionale di continuo ritardo rispetto alla trasformazione digitale, a cui la tanto attesa Agenda Digitale ancora non sembra dare risposte.

La ricerca che ha coinvolto duecento CIO di grandi imprese italiane, mostra come l’inversione di tendenza sperata non ci sia stata. Nel 2014, il rapporto tra il budget ICT e il fatturato delle imprese medio-grandi e grandi è sceso al 2,1%, rispetto al 2,5% registrato nel 2013. I CIO italiani prevedono anche per il 2015 un ulteriore calo del -1,47%, nei propri budget, in netto contrasto con le stime di crescita internazionali del mercato ICT.


#CIOPriorities2015 Come migliorare i processi, le relazioni e il modello di business
Click To Tweet


Previsioni per il 2015

Il 2015 si presenta come un altro anno di fatica per i chief information officer, abituati ormai a fare di più con meno. Infatti, un CIO su tre ritiene che il budget ICT a propria disposizione sia adeguato rispetto alle richieste delle Linee di Business (LoB), dato in cui si annida forse anche un senso di rassegnazione.

Se la situazione è tale da portare con sé comprensibili atteggiamenti prudenziali e di rassegnazione, tuttavia la strada verso la trasformazione digitale comincia proprio dal ruolo di impulso che il CIO può avere nella propria impresa, e dalla trasformazione coraggiosa dei ruoli e delle competenze della direzione IT nel suo complesso con l’obiettivo ultimo di trasformare gli investimenti ICT in efficaci investimenti per il business. In termini di priorità organizzative per il 2015, il 49% degli intervistati si orienterà sulla ricerca di nuovi ruoli e meccanismi organizzativi per la gestione dell’innovazione, per migliorare i processi aziendali, le relazioni con i clienti e il modello di business. Il 34% rinforzerà il ruolo del demand management, per sviluppare ulteriormente l’integrazione con le LoB e la comprensione dei bisogni dei clienti interni; il 33% investirà sulle competenze per le soluzioni mobile – paradigma pervasivo e ormai imprescindibile – mentre il 32% farà ricorso all’outsourcing, a volte in modo tattico, a volte come leva per acquisire flessibilità, capacità e competenze, anche in virtù di contratti di delivery as a Service, che mostrano un trend in crescita.

In alcune imprese, il processo è già stato avviato con l’introduzione di ruoli per l’intercettazione di idee di innovazione all’interno e all’esterno dell’azienda, la sperimentazione e la supervisione di tutto il ciclo di vita dell’innovazione. In altre imprese, sono state definite unità organizzative che fungono da nodo di congiunzione tra le possibili fonti di spunti di innovazione (la direzione IT, LoB, università, startup, partner tecnologici, clienti e competitor), in un ecosistema sempre più complesso in cui è necessario dotarsi di una rete dinamica e selettiva di competenze e capacità a supporto del business e della sua evoluzione.


#CIOPriorities2015 I CIO rinforzeranno il ruolo del demand management
Click To Tweet


“Experience” sul campo

In Snam è stato ingegnerizzato un approccio di collaborazione innovativa, in questo modo direzione IT e business lavorano insieme da subito, fin dall’ideazione della soluzione, in una logica di demand engineering e di contaminazione digitale con strumenti di brainstorming e co-progettazione. In sintesi, la sempre maggiore contaminazione tra business e IT, nel rispetto dei ruoli reciproci, consente di ottenere risultati migliori in termini di efficacia ed efficienza nella realizzazione delle soluzioni, agevola il cambiamento, accelera l’alfabetizzazione comune.

Anche il Gruppo Amadori risulta particolarmente sensibile al tema digital. Recentemente è stata costituita una nuova unità organizzativa digital all’interno della direzione sistemi informativi e organizzazione, con il compito di supportare trasversalmente le funzioni di business nell’adozione delle tecnologie digitali e sociali. La nuova entità è un team composto da persone provenienti dai sistemi informativi e da funzioni di business. L’intento è quello di creare un vero e proprio centro di competenza, in cui concentrare tutte le competenze afferenti al digitale, e capace di operare in una logica trasversale rispetto a tutte le altre funzioni organizzative. Dal punto di vista organizzativo, le direzioni ICT devono mantenere le competenze e la visione sui principali trend di innovazione e trasferirle alle LoB, contaminandole in un’ibridizzazione virtuosa. Le direzioni IT, in primo luogo, devono saper cambiare in termini di reskilling e di processi, ma devono anche essere in grado di diffondere conoscenza nelle LoB delle proprie imprese, e saper coinvolgere correttamente i partner tecnologici, ma anche nuovi interlocutori, come startup ed enti di ricerca. La scarsa consapevolezza e visione possono essere l’ostacolo peggiore nel percorso di rilancio che le nostre imprese devono intraprendere. A conferma dei dati della Digital Innovation Academy, anche la domanda di formazione dei CIO nelle competenze per l’innovazione digitale non pare placarsi, come dimostra il continuo interesse per i specifici percorsi formativi messi in campo dal MIP Politecnico di Milano già dal 2008 e che in questi anni hanno formato oltre mille e 200 manager.


#CIOPriorities2015 “Experience” sul campo con ‪@snam e @amadoripeopoll
Click To Tweet


L'articolo Top 10 CIO’s priorities. Alla ricerca del trend perfetto in un ruolo vincente proviene da Data Manager Online.

]]>
Tim Cook di Apple è l'”uomo dell’anno 2014″ https://www.datamanager.it/2014/12/tim-cook-apple-luomo-dellanno-2014/ Fri, 12 Dec 2014 11:38:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66698 Il Financial Times ha eletto il CEO di Apple Tim Cook “uomo dell’anno 2014” per i suoi successi aziendali e l’impegno verso ambiente e diritti civili Il Time ha scelto come persone dell’anno i medici e i volontari che stanno combattendo in prima linea contro l’ebola mentre il Financial Times, più attento all’ambito business, ha […]

L'articolo Tim Cook di Apple è l'”uomo dell’anno 2014″ proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Financial Times ha eletto il CEO di Apple Tim Cook “uomo dell’anno 2014” per i suoi successi aziendali e l’impegno verso ambiente e diritti civili

Il Time ha scelto come persone dell’anno i medici e i volontari che stanno combattendo in prima linea contro l’ebola mentre il Financial Times, più attento all’ambito business, ha eletto come uomo più rappresentativo del 2014 il CEO di Apple Tim Cook. Il numero uno della Mela non è stato scelto solo per i successi raggiunti dalla sua azienda ma anche per l’impegno verso la sostenibilità ambientale e i diritti civili.

Tim Cook è la persona più importante del 2014

Sotto la guida di Tim Cook, quest’anno Apple si è ripresa dopo un momento difficile battendo ogni record di vendite con iPhone 6 e Plus e lanciando nuovi prodotti come Apple Watch, che dovrebbe arrivare nei negozi nella primavera del prossimo anno. Questo però non è l’unico merito del numero uno di Cupertino. Il Financial Times ha sottolineato il suo impegno per la difesa della privacy dei cittadini, cosa che ha infastidito indirettamente Google e Facebook, e dei diritti civili. Lo stesso Cook ha persino fatto coming out per dare un segnale positivo nei confronti dell’integrazione degli omosessuali nella società. Inoltre, Apple si è impegnata a migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti delle sue aziende partner in Asia e ha lavorato duramente per eliminare la sua dipendenza dai combustibili fossili puntando sulle energie rinnovabili.

Rimanendo nell’ambito dei riconoscimenti, il The Guardian ha eletto pochi giorni fa il CEO di Google Larry Page come persona più influente in ambito media. Il podio è stato completato dal co-fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, e da Tim Cook.

L'articolo Tim Cook di Apple è l'”uomo dell’anno 2014″ proviene da Data Manager Online.

]]>
Financial Times, SDA Bocconi scala otto gradini nel Global MBA ranking https://www.datamanager.it/news/financial-times-sda-bocconi-scala-otto-gradini-nel-global-mba-ranking-53119.html Mon, 27 Jan 2014 16:10:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/financial-times-sda-bocconi-scala-otto-gradini-nel-global-mba-ranking/ La scuola si colloca 31a al mondo e 11a in Europa

L'articolo Financial Times, SDA Bocconi scala otto gradini nel Global MBA ranking proviene da Data Manager Online.

]]>
La scuola si colloca 31a al mondo e 11a in Europa

Gli ottimi risultati ottenuti sul piano del placement e le crescenti opportunità internazionali offerte spingono in alto l’MBA di SDA Bocconi nel ranking pubblicato questa mattina dal Financial Times. Dopo un 2013 ricco di riconoscimenti che ha visto SDA Bocconi guadagnare posizioni nei principali ranking internazionali, la scuola inizia il 2014 infatti salendo di otto gradini al mondo e tre in Europa nel ranking dei programmi MBA full-time. La scuola, unica italiana presente nella classifica dei 100 programmi top, si colloca così al 31° posto al mondo e all’11° in Europa.

“Questo ulteriore progresso nella classifica delle migliori business school internazionali ci riempie di soddisfazione ed è frutto dei continui investimenti volti a rafforzare la qualità della didattica e della ricerca, della faculty e delle relazioni con i recruiter a livello globale. Particolarmente significativi sono stati i progressi sui parametri relativi al successo del placement, al conseguimento degli obiettivi formativi e alle esperienze internazionali, che confermano l’eccellenza del nostro MBA sul piano del ‘value for money’,” afferma Bruno Busacca, dean di SDA Bocconi School of Management.

“Il balzo in avanti è un riconoscimento significativo per i membri della faculty e dello staff che contribuiscono con energie preziose e si dedicano alla continua innovazione del programma. E’ anche un’ottima notizia per i nostri studenti e alumni che vedono così riconosciuto il valore dell’investimento fatto scegliendo il nostro percorso formativo,” commenta Gianmario Verona, direttore dell’MBA full-time di SDA Bocconi.

Tratto da u-tools.it – Strumenti per Universitari

L'articolo Financial Times, SDA Bocconi scala otto gradini nel Global MBA ranking proviene da Data Manager Online.

]]>
Bocconi nella top 10 europea di Financial Times https://www.datamanager.it/news/bocconi-nella-top-10-europea-di-financial-times-51939.html Tue, 03 Dec 2013 10:31:40 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/bocconi-nella-top-10-europea-di-financial-times/ Con gli ottimi risultati ottenuti da Bocconi e SDA Bocconi nei vari ranking di FT nel 2013 l'ateneo si colloca ottavo tra le migliori scuole europee

L'articolo Bocconi nella top 10 europea di Financial Times proviene da Data Manager Online.

]]>
Con gli ottimi risultati ottenuti da Bocconi e SDA Bocconi nei vari ranking di FT nel 2013 l’ateneo si colloca ottavo tra le migliori scuole europee

Sulla scia degli ottimi piazzamenti nei vari ranking specialistici pubblicati da Financial Times nel corso del 2013 Bocconi conclude l’anno piazzandosi 8a tra le migliori scuole europee, nel ranking dei ranking del quotidiano britannico. La Bocconi, unico ateneo italiano nella top 30 del ranking, raggiunge questo piazzamento guadagnando tre posizioni rispetto all’anno scorso, sorpassando l’Imd di Losanna, la Rotterdam School of Management e Escp Europe.

Il risultato è stato possibile grazie ai risultati ottenuti dai programmi di Bocconi e SDA Bocconi negli ultimi 12 mesi che hanno tutti guadagnato posizioni nei rispettivi ranking, come il Master of science in International management della Bocconi che è salito al 16° posto in Europa. L’Mba di SDA Bocconi ha guadagnato il 14° posto in Europa nella propria classifica e l’executive Mba il 28° gradino mentre nella classifica dell’executive education la business school ha conquistato il 10° posto in Europa. Non incluso nel calcolo del ranking dei ranking, anche il Master of science in Finance ha guadagnato posizioni, raggiungendo il 20° posto nel mondo.

“Il posizionamento della nostra Università nel gruppo delle prime dieci in Europa, davanti ad atenei e business school di grande prestigio, non solo premia tutti gli sforzi compiuti nel corso degli anni ma riconosce soprattutto la qualità e la solidità dell’intera offerta della Bocconi e della SDA Bocconi, qualificandola come uno degli attori di riferimento a livello internazionale”, commenta Stefano Caselli, prorettore all’internazionalizzazione dell’ateneo di via Sarfatti.

“Il risultato conclude un 2013 positivo di riconoscimenti che ha visto SDA Bocconi migliorare in tutte le classifiche e confermarsi ancora come l’unica scuola italiana presente in tutti i più importanti ranking internazionali. Siamo davvero orgogliosi di questi risultati, che anche i recruiter internazionali apprezzano in misura crescente”, commenta Bruno Busacca, dean di SDA Bocconi.

Ad ottobre, per esempio, la scuola si è posizionata 3a nel ranking sui migliori programmi Mba internazionali (esclusi quelli Usa) di Forbes e 14a in Europa nel ranking dei migliori Mba di The Economist. Nella classifica World University Ranking per facoltà, la Bocconi invece è salita di 17 gradini, posizionandosi per scienze sociali e management 29ma al mondo e 9a in Europa, e nella classifica generale sulla reputazione dei laureati tra i recruiter è 19ma al mondo. Sempre nel World University Ranking, si è collocata al 17mo posto nella classifica dei migliori atenei per economia (5a in Europa) e al 21mo posto per finanza e accounting (4a in Europa).

L'articolo Bocconi nella top 10 europea di Financial Times proviene da Data Manager Online.

]]>
Amazon sceglie HTC per produrre il suo smartphone https://www.datamanager.it/news/amazon-sceglie-htc-produrre-il-suo-smartphone-50541.html Wed, 16 Oct 2013 09:58:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/amazon-sceglie-htc-per-produrre-il-suo-smartphone/ Il Financial Times rivela che il partner di Amazon nella produzione di tre smartphone è HTC

L'articolo Amazon sceglie HTC per produrre il suo smartphone proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Financial Times rivela che il partner di Amazon nella produzione di tre smartphone è HTC

Lo smartphone che Amazon sta sviluppando è forse il device più chiaccherato sul web dopo l’iPhone. Non troppo tempo fa si vociferava che il sito di e-commerce avrebbe commercializzato gratuitamente un cellulare entro la fine del 2013 ma la notizia era stata poi prontamente smentita.

Successivamente alcune fonti bene informate hanno affermato che Amazon, che dovrà cambiare la sua politica di marketing in Francia, avrebbe in cantiere ben quattro device: uno smartphone 3D per l’e-commerce dal nome in codice Smith, un modello molto più economico con Firefox OS e altri due sconosciuti. Oggi un report del Financial Times afferma che il partner del sito di e-commerce nello sviluppo di questi smartphone, o almeno tre di essi, è HTC.

HTC prtner di Amazon

Secondo il Financial Times il lancio di almeno uno dei tre device prodotti con HTC, che ha lanciato da poco il suo HTC One Max, avverrà nei primi mesi del 2014. Interrogata sulla questione, l’azienda guidata da Jeff Bezos non ha rilasciato dichiarazioni e comunque ha sempre smentito qualsiasi rumors riguardo uno smartphone da lei prodotto. HTC, che ritiene iPhone 5S “niente di nuovo”, ha invece così risposto: “Siamo stati molto concentrati sulla costruzione del nostro brand, ma siamo anche stati molto aperti al co-branding e a collaborare con gli operatori e altri marchi tecnologici”. L’azienda taiwanese lascia quindi la porta aperta ad una possibile collaborazione con Amazon senza però confermare nulla.

L'articolo Amazon sceglie HTC per produrre il suo smartphone proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Ue indaga sulla distribuzione di iPhone 5, potrebbe essere anti-concorrenziale https://www.datamanager.it/news/l-ue-indaga-sulla-distribuzione-di-iphone-5-potrebbe-essere-anti-concorrenziale-47335.html Mon, 27 May 2013 19:00:16 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/lue-indaga-sulla-distribuzione-di-iphone-5-potrebbe-essere-anti-concorrenziale/ La Commissione europea ha aperto un'indagine sugli accordi di distribuzione siglati da Apple in Europa che conterrebbero clausole per tagliare fuori gli altri produttori dal mercato

L'articolo L’Ue indaga sulla distribuzione di iPhone 5, potrebbe essere anti-concorrenziale proviene da Data Manager Online.

]]>
La Commissione europea ha aperto un’indagine sugli accordi di distribuzione siglati da Apple in Europa che conterrebbero clausole per tagliare fuori gli altri produttori dal mercato

Si conferma non essere un buon momento per Apple dal punto di vista legale. Il Congresso degli Stati Uniti ha accusato Apple di essere il più grande evasore fiscale del Paese e l’Unione Europea, che già aveva criticato la policy di garanzia della Mela, ha aperto un’indagine preliminare sugli accordi di distribuzione siglati da Apple nel Continente. Secondo la Commissione europea, questi conterrebbero delle clausole anti-competitive.

Condizioni contrattuali favorevoli ad Apple

Il Financial Times riferisce che gli operatori telefonici europei avrebbero chiesto a Bruxelles di porre un freno alle politiche di vendita anti-concorrenziali di Apple. Pare infatti che nei contratti siglati dalla Mela con le Telco sia imposto un numero minimo di device da acquistare. Inoltre, gli operatori sarebbero obbligati a utilizzare un budget ridotto di marketing per i prodotti dei concorrenti e sembrerebbe che le condizioni di vendita di quest’ultimi debbano essere peggiori di quelle riservate alla Mela.

“Prima di lanciare un’indagine formale di abuso, – scrive il quotidiano statunitense – la Commissione Europea deve avere fiducia nel fatto che Apple sia dominante sul mercato europeo, il che potrebbe rivelarsi difficile, data la popolarità del Samsung Galaxy”. In effetti i prodotti della casa coreana stanno andando davvero a ruba e il nuovo Galaxy S IV promette di raggiungere nuove vette di vendita. 

Restrizioni tecniche

Nel questionario della Comissione europea a cui Apple dovrà rispondere per far luce su queste problematiche, si chiede anche se l’azienda di Cupertino imponga agli operatori restrizioni tecniche sull’iPhone 5, che sarà presto sostituito dall’iPhone 5S. “Ci sono inoltre indicazioni di alcune funzioni tecniche disabilitate su certi prodotti Apple in alcuni paesi dell’Europa. Se l’esistenza di questo comportamento fosse confermata, potrebbe rappresentare una violazione della legge antitrust”, si legge nell’elenco di domande redatto dalla Commissione.

L'articolo L’Ue indaga sulla distribuzione di iPhone 5, potrebbe essere anti-concorrenziale proviene da Data Manager Online.

]]>