Forcepoint – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 22 Feb 2022 15:33:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Forcepoint – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Forcepoint ONE è il nuovo ‘Easy button’ per la sicurezza https://www.datamanager.it/2022/02/forcepoint-one-e-il-nuovo-easy-button-per-la-sicurezza/ Tue, 22 Feb 2022 15:33:32 +0000 https://www.datamanager.it/?p=216848 Forcepoint semplifica la security integrando tecnologie Zero Trust e SASE per salvaguardare l’accesso e l’utilizzo dei dati su web, servizi cloud e applicazioni private Forcepoint ha lanciato Forcepoint ONE, la prima soluzione semplice del settore per proteggere le aziende con ambienti di lavoro ibridi. La piattaforma cloud all-in-one Forcepoint ONE semplifica la sicurezza sia per […]

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Forcepoint semplifica la security integrando tecnologie Zero Trust e SASE per salvaguardare l’accesso e l’utilizzo dei dati su web, servizi cloud e applicazioni private

Forcepoint ha lanciato Forcepoint ONE, la prima soluzione semplice del settore per proteggere le aziende con ambienti di lavoro ibridi. La piattaforma cloud all-in-one Forcepoint ONE semplifica la sicurezza sia per gli utenti tradizionali sia per quelli remoti, consentendo un accesso sicuro e controllato alle informazioni aziendali sul Web, nel cloud e nelle applicazioni private.

La strategia di Forcepoint punta a ridurre gli oneri di gestione degli approcci tradizionali basati su soluzioni puntuali, abbattendo i costi e semplificando la sicurezza. Nel report di Gartner pubblicato nel Dicembre 2021 “Predicts 2022: Consolidated Security Platforms Are the Future” 1), leggiamo: “Entro il 2025, l’80% delle aziende avrà adottato una strategia per unificare la sicurezza dell’accesso al web, alle applicazioni cloud e alle applicazioni private utilizzando la piattaforma SSE (Security Service Edge) di un unico fornitore.”

“Affidarsi ad un solo fornitore porta ad una significativa efficienza operativa e ad un migliore livello di sicurezza rispetto all’utilizzo di diverse soluzioni best-of-breed, con la conseguente riduzione del numero di agent, la migliore integrazione, l’utilizzo di un’unica console e meno punti critici in cui i dati vanno decrittografati, ispezionati e ricrittografati”.

Forcepoint ONE semplifica l’adozione da parte di clienti e partner dell’approccio Security Service Edge (SSE) unificando ed integrando servizi di sicurezza cruciali come Secure Web Gateway (SWG), Remote Browser Isolation (RBI), Content Disarm and Reconstruction (CDR), Cloud Access Security Broker (CASB) e Zero Trust Network Access (ZTNA). A questo si aggiungono servizi di Advanced Threat Protection (ATP) e di Data Loss Prevention (DLP) che impediscono ai malware di entrare e proteggono i dati sensibili tra le applicazioni aziendali e i dispositivi BYOD, eliminando la necessità di prodotti frammentati. Con Forcepoint ONE, i team di sicurezza possono ora gestire con un unico set di policy tutte le applicazioni, da una console cloud based, attraverso un agente sugli endpoint, ma anche con supporto agentless per i dispositivi non gestiti.

“Oggi stiamo assistendo alla collisione di due mondi. Il mercato della sicurezza sta consolidando il passaggio da prodotti puntuali a piattaforme riccamente integrate, allo stesso tempo i CISO richiedono una gestione più semplice e immediata. Chiaramente, il vecchio approccio (caratterizzato dalla gestione di 50+ prodotti) non funziona più quando si supportano ambienti di lavoro ibridi, con il 75% dei lavoratori remoti e miliardi di dispositivi non gestiti che si connettono alle risorse aziendali”, ha dichiarato Manny Rivelo, CEO di Forcepoint. “Forcepoint ONE semplifica la sicurezza riportando il mix di funzioni, che si era soliti assemblare in prodotti singoli, in un’unica  piattaforma Zero Trust realmente nativa nel cloud con un solo set di policy gestite in un unico posto.”

Sicurezza semplificata

Semplificare la sicurezza può essere un compito arduo perché gli utenti lavorano ovunque, navigano in siti Web ad alto rischio e si connettono ad applicazioni SaaS non consentite, da dispositivi non gestiti. L’approccio all-in-one di Forcepoint consente, tramite l’utilizzo di un’unica policy di sicurezza, di applicare regole per impedire l’accesso non autorizzato alle informazioni o la condivisione delle stesse.

Ad esempio, un consulente di una società di investimento finanziario potrebbe accedere in modo sicuro ad un’applicazione interna dell’azienda, senza una VPN, o modificare un documento Microsoft 365 da un dispositivo mobile personale, ma venire bloccato nel momento in cui cerchi di scaricare il file o di condividerlo con un altro sito di terze parti.

L’accesso sicuro è ottenuto attraverso la combinazione di ZTNA, CASB e SWG che lavorano in modo trasparente e concertato da un unico set di policy. A questo si aggiunge la protezione avanzata dalle minacce di nuova generazione e la sicurezza dei dati integrata. Con l’accesso ad oltre 300 punti di presenza globali (PoP) su piattaforma cloud AWS, i dipendenti, indipendentemente da dove si trovano, possono contare su una connettivita’ rapida, a bassa latenza e con un uptime del 99,99%.

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Insider threats: il 62% degli incidenti per negligenza dei dipendenti https://www.datamanager.it/2021/03/insider-threats-il-62-degli-incidenti-per-negligenza-dei-dipendenti/ Wed, 03 Mar 2021 10:45:31 +0000 https://www.datamanager.it/?p=207498 Alessandro Biagini, Forcepoint: “Per fronteggiare questi rischi è indispensabile una tecnologia di data loss prevention (DLP) intelligente, in grado di automatizzare la risposta delle policy in base al rischio, adottando così un approccio zero trust per proteggere i dati critici” Tutte le pratiche di sicurezza, sia quelle tradizionali sia quelle più moderne, fondano le proprie […]

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Alessandro Biagini, Forcepoint: “Per fronteggiare questi rischi è indispensabile una tecnologia di data loss prevention (DLP) intelligente, in grado di automatizzare la risposta delle policy in base al rischio, adottando così un approccio zero trust per proteggere i dati critici”

Tutte le pratiche di sicurezza, sia quelle tradizionali sia quelle più moderne, fondano le proprie basi sul concetto di visibilità ma, a causa del globale passaggio allo smart working, oggi si sono venute a creare diverse “zone d’ombra” nelle attività degli utenti. Le aziende, infatti, hanno dovuto abilitare i propri dipendenti a collegarsi alle filiali direttamente tramite Internet e applicazioni cloud, e ad accedere a dati critici e alla proprietà intellettuale da ambienti domestici non adeguatamente protetti.

Questo nuovo scenario, caratterizzato da più punti di accesso alla rete rappresenta terreno fertile per i cyber criminali che, grazie a strumenti e mezzi sempre più sofisticati, sono in grado di rubare identità e credenziali a ignari dipendenti che, loro malgrado, si ritrovano ad essere la principale minaccia per l’azienda. È diventato, quindi, un imperativo competitivo che le aziende siano in grado di avere la visibilità necessaria per intervenire sulle violazioni dei dati in tempo reale.

Per chiarire cosa significhi tutto questo in termini di rischio, basta visionare i dati sugli Insider Threats rilasciati dall’Agenzia dell’Unione Europea per la Cyber Security (ENISA), secondo i quali il 62% di questi incidenti è causato proprio dalla negligenza di utenti incauti (percentuale aumentata del 47% negli ultimi due anni). Per il 65% delle aziende, inoltre, i danni causati da questi attacchi impattano principalmente sulla reputazione e sulle finanze: i dati sottolineano, infatti, che il costo di tali incidenti è salito del 31%, passando da 8,76 milioni di dollari a 11,45 milioni di dollari. Non si può, però, colpevolizzare troppo gli utenti: la stragrande maggioranza di loro, infatti, viene indotta con l’inganno a fare clic su collegamenti o a fornire dati che portano alla compromissione dei loro account mentre sta solo cercando di portare a termine il proprio lavoro. Ovviamente non bisogna escludere che esistono anche i dipendenti che fanno trapelare deliberatamente i dati, ma i casi di violazioni accidentali sono di gran lunga superiori.

“Gli attacchi informatici provenienti dall’interno, mettono a rischio i dati sia tramite credenziali compromesse che tramite addetti ai lavori «pericolosi». Sfortunatamente, la mancanza di una completa visibilità sul modo in cui gli utenti interagiscono con informazioni aziendali sensibili porta troppo spesso a incidenti con conseguente perdita di dati. Per poter fronteggiare in maniera adeguata questi rischi, è indispensabile poter fare affidamento su una tecnologia di Data Loss Prevention (DLP) innovativa e all’avanguardia. Da anni, in Forcepoint, investiamo nell’ottimizzazione della nostra soluzione di DLP per soddisfare queste esigenze e gli importanti risultati raggiunti ci hanno permesso di confermarci per nove volte di seguito leader nel quadrante Gartner di riferimento. Nell’ultimo anno, inoltre, con il rilascio della soluzione cloud native, Dynamic User Protection, il monitoraggio delle attività degli utenti sui dati critici è diventato più semplice ed è stato possibile garantire un accesso mainstream alla valutazione continua del rischio, attraverso indicatori di comportamento specifici. Avendo visibilità sulle anomalie comportamentali siamo riusciti a trasformare la Data Loss Prevention in una soluzione più intelligente ed in grado di automatizzare la risposta dinamica delle policy in base al livello di rischio rilevato su ogni singolo utente, garantendo così un approccio Zero Trust per proteggere i dati critici e la proprietà intellettuale su qualunque device. In questo modo, è stato possibile ridurre notevolmente i falsi positivi, introducendo un elemento predittivo come early warning rispetto al possibile data breach: una vera e propria svolta, che consente, per la prima volta, alle aziende globali di implementare il framework Zero Trust per la Data Protection”, spiega Alessandro Biagini, Regional Sales Manager Forcepoint Italia.

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Sicurezza informatica e lavoro post pandemia, niente sarà più come prima https://www.datamanager.it/2021/02/sicurezza-informatica-e-lavoro-post-pandemia-niente-sara-piu-come-prima/ Wed, 03 Feb 2021 11:07:24 +0000 https://www.datamanager.it/?p=206508 Proteggere le aziende oggi significa controllare il cloud (con SASE) e adottare l’approccio Zero Trust La pandemia da COVID-19 ha innescato una vera e propria rivoluzione, non solo nel modo di lavorare, ma anche nelle tecnologie da utilizzare. La sfera lavorativa è diventata molto più flessibile per la maggior parte dei dipendenti, che accedono ai […]

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Proteggere le aziende oggi significa controllare il cloud (con SASE) e adottare l’approccio Zero Trust

La pandemia da COVID-19 ha innescato una vera e propria rivoluzione, non solo nel modo di lavorare, ma anche nelle tecnologie da utilizzare. La sfera lavorativa è diventata molto più flessibile per la maggior parte dei dipendenti, che accedono ai dati dall’esterno della rete, attraverso nuove applicazioni e spesso al di fuori della visibilità dei sistemi di sicurezza ancora incentrati su perimetri fissi. Questi cambiamenti hanno contribuito alla nascita di una sola consapevolezza: per quanto concerne la scurezza informatica, le aziende hanno l’urgenza di adattarsi all’attuale situazione.

In questo contesto, una delle principali sfide introdotte è strettamente legata agli utenti che, nella nuova normalità, cercheranno scorciatoie o eventuali soluzioni alternative per semplificare il loro flusso di lavoro al di fuori della rete aziendale, senza rendersi conto del reale rischio che questo rappresenta per la sicurezza.

SICUREZZA TRADIZIONALE vs FORZA LAVORO MODERNA

Tradizionalmente dati e applicazioni risiedevano all’interno dei data center e lo stesso valeva per gli stack di sicurezza. Quando, però, i dati e le applicazioni sono stati spostati all’interno del cloud, gli stack di sicurezza sono rimasti dove si trovavano in precedenza e questo ha favorito la nascita di nuovi strumenti di security specifici per il cloud.

L’esistenza di questi due “mondi paralleli” ha fatto sì che il flusso di dati per tutti gli utenti, anche quelli remoti, continuasse a passare attraverso un data center centrale, regolato da misure di sicurezza prestabilite, completamente diverse da quelle adottate da alcune applicazioni cloud. Il lavoro remoto su larga scala ha amplificato queste problematiche con una conseguente carenza delle prestazioni, latenze elevate ed errori di connessione. Per evitare problemi di prestazioni, molte aziende ora permettono ai dipendenti di collegarsi alle filiali direttamente tramite Internet e applicazioni cloud, affidandosi a tecnologie come SD-WAN, che però non sempre garantiscono il livello di sicurezza offerto dalle tecnologie centralizzate in sede.

Questo nuovo modello caratterizzato da più punti di accesso alla rete, distribuiti in un ampio panorama geografico, è diventato l’habitat ideale per i criminali informatici, continuamente votati all’estorsione di dati sensibili. Secondo uno studio dell’Università del Maryland, infatti, gli hacker attaccano ogni 39 secondi, ovvero una media di 2.244 volte al giorno. Questo, unito al fatto che, nel 2020, l’83% dei carichi di lavoro aziendali è stato spostato sulla “nuvola”, ha reso priorità assoluta lo sviluppo di sistemi di sicurezza cloud ben strutturati.

SASE PORTA LA RETE E LA SICUREZZA IT NEL CLOUD

Per soddisfare le nuove esigenze in termini di prestazioni e sicurezza, è stato sviluppato il modello Secure Access Service Edge (SASE). Si tratta dell’ultimo modello di architettura di rete e di sicurezza, che permette di far convergere connettività di rete, web, dati e applicazioni cloud con la sicurezza attraverso il cloud stesso.

SASE è in grado di affrontare le sfide legate alla protezione di una forza lavoro remota, facendo convergere la rete e la sicurezza informatica nel cloud, ovvero dove risiedono realmente applicazioni e dati. Inoltre, è in grado di equalizzare i risultati di sicurezza, garantendo a tutti gli utenti lo stesso livello di copertura. Ciò si ottiene combinando le necessarie tecnologie di sicurezza e connettività e rendendole disponibili in un unico servizio cloud completo: da Secure Web Gateway, Firewall as a Service, Cloud Access Security Broker o Data Loss Prevention / Data Leakage Prevention a SD-WAN. Di conseguenza, l’architettura SASE consente alle aziende di connettere gli utenti e le filiali in tutto il mondo direttamente al cloud, attraverso un unico livello di sicurezza, aumentando al contempo le prestazioni.

AFFRONTARE LE MINACCE INTERNE: SASE E ZERO TRUST

Sfortunatamente, gli attacchi di criminali esterni non sono l’unico problema che le aziende devono affrontare. Sebbene possa sembrare un approccio po’ “paranoico”, sono le persone a rappresentare la più grande minaccia in qualsiasi attività commerciale. Secondo Varonis, nel 53% delle aziende ogni dipendente può accede a oltre 1.000 file sensibili. Questa statistica diventa ancora più allarmante se si pensa che quasi il 75% delle violazioni avviene a causa di comportamenti interni rischiosi o come risultato di un accesso compromesso (Gartner).

Le soluzioni tradizionali per la protezione dalle minacce interne sono state progettate sulla base di concetti di sicurezza incentrati sull’infrastruttura e che richiedono integrazioni complesse e competenze specializzate per essere implementate, gestite e utilizzate. Le moderne reti aziendali, che si sono evolute in ambienti altamente distribuiti, rendono questa sfida ancora più grande, con i sistemi tradizionali che lottano per integrarsi con le varie reti, applicazioni e sistemi.

Oltre alle tantissime nuove sfide, lo scenario corrente porta con sé anche molte opportunità per migliorare la cybersecurity in generale. Le tecnologie per il rilevamento di minacce interne, infatti, necessitano di input dall’attività dell’utente, dall’attività di rete, dall’attività dell’applicazione e dall’attività degli endpoint, per comprendere in maniera adeguata il comportamento delle persone e creare profili di rischio.

Un’architettura SASE può essere davvero utile in questo senso, perché aiuta a migliorare la visibilità sull’utilizzo della rete e delle applicazioni, ma da sola non è sufficiente. È qui che entra in gioco Zero Trust, un paradigma di sicurezza che sostituisce la fiducia implicita con livelli di rischio / fiducia espliciti valutati continuamente in base al contesto nel quale ogni singola operazione e interazione viene analizzata per applicare eventuali mitigazioni, controlli e interventi in tempo reale. Molte aziende si concentrano solo su un componente di Zero Trust, ovvero Zero Trust Network Access che fornisce micro-autorizzazioni e connessioni sicure ad applicazioni e sistemi, ma il paradigma è molto più ampio.

Adottando un approccio Zero Trust, basato sulla valutazione continua e sulla comprensione del rischio, è possibile migliorare la protezione da minacce interne. Ciò si ottiene verificando tutti i segnali di attività dell’utente provenienti dal monitoraggio degli endpoint e dai sistemi di controllo degli accessi, insieme a quelli provenienti dall’ambiente SASE nell’analisi delle minacce interne. Integrando lo stack SASE, il monitoraggio e il controllo degli endpoint, è possibile fornire in tempo reale l’output di tali analisi, rispondendo ai rischi man mano che emergono.

“Per la prima volta, queste funzionalità avanzate sono alla portata di tutte le aziende, poiché sono state trasformate digitalmente in un servizio cloud, estendendone ulteriormente la convergenza nel cloud. Ciò permette di ottenere una visibilità significativa e un’azione immediata sul comportamento rischioso degli utenti, riducendo quindi l’esposizione alle minacce e anticipando sia il rilevamento sia la risposta ai primi punti della catena. L’impiego di Zero Trust, combinato a pratiche consolidate di sicurezza incentrata sul comportamento in un’infrastruttura SASE, significa sviluppare un sistema di sicurezza completo, che può essere esteso a più endpoint attraverso il cloud, identificando ed eliminando, alla fonte, attori o azioni dannosi. SASE, con la sua architettura convergente ed integrata si sta dimostrando una soluzione future proof e applicabile a tutte le esigenze dettate dal lavoro a distanza. Combinando SASE con Zero Trust e con analisi complete degli utenti e del loro comportamento, questo nuovo modello non solo semplifica la sicurezza, ma riduce significativamente l’esposizione al rischio, favorendo la difesa della risorsa più preziosa: i dati”, spiega Alessandro Biagini, Regional Sales Manager Forcepoint Italia.

 

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E’ iniziata l’era dell’impresa unbound https://www.datamanager.it/2021/01/e-iniziata-lera-dellimpresa-unbound/ Wed, 20 Jan 2021 15:01:18 +0000 https://www.datamanager.it/?p=206052 Lo smart working ha spianato la strada al cloud, utenti e dati possono trovarsi ovunque e il perimetro di sicurezza tradizionale non esiste più Tornando con il pensiero a prima del 2020, si nota che le aziende erano già consapevoli della trasformazione digitale in atto, ma non si aspettavano che tale trasformazione si sarebbe completata […]

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Lo smart working ha spianato la strada al cloud, utenti e dati possono trovarsi ovunque e il perimetro di sicurezza tradizionale non esiste più

Tornando con il pensiero a prima del 2020, si nota che le aziende erano già consapevoli della trasformazione digitale in atto, ma non si aspettavano che tale trasformazione si sarebbe completata così velocemente. A causa della pandemia, la migrazione verso il cloud è avvenuta in tempi rapidissimi e, di conseguenza, le aziende si ritrovano sempre meno vincolate alle tradizionali infrastrutture di rete e a un ufficio fisico. Oggi, i dipendenti hanno la libertà di lavorare da ovunque e in qualsiasi momento. Le infrastrutture digitali hanno sempre garantito una certa agilità per passare rapidamente dall’on-prem al lavoro da remoto, ma quella che stiamo vivendo ora è una situazione senza precedenti, è l’inizio di una nuova era che potremmo chiamare impresa unbound o “Impresa senza vincoli”.

Capire le necessità di un’impresa senza vincoli

Quando la pandemia da COVID-19 ha costretto la maggioranza dei professionisti a lavorare da casa, molte aziende hanno riscontrato un aumento della produttività e dell’adozione del cloud. È molto probabile che queste aziende continuino, anche quando la minaccia da pandemia sarà rientrata, a lasciare la possibilità ai propri dipendenti di lavorare da remoto (in qualche forma) come opzione a lungo termine. Le aziende, infatti, stanno adottando nuove tecnologie e disposizioni flessibili che permettono di lavorare da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, su qualsiasi dispositivo e attraverso applicazioni che possono esistere ovunque. Gli utenti non sono più vincolati al posto di lavoro, come le applicazioni e i dati non sono più vincolati alla rete aziendale. Questo è ciò che si intende per “senza vincoli”.

Per potersi definire un’azienda senza vincoli, il primo passo è quello di contare su una leadership aperta al cambiamento e che sia favorevole al passaggio dai software tradizionali al cloud.  Il secondo passo è ripensare le proprie infrastrutture di sicurezza: infatti, man mano che i lavoratori cominciano a utilizzare le applicazioni cloud per la produttività e la forza lavoro diventa più agile, inizia a venir meno la tradizionale sicurezza perimetrale. In questo nuovo ambiente, le persone possono essere ovunque e il datacenter non è più l’unico luogo in cui si trovano i dati. In questa nuova normalità, quindi, utenti e dati diventano il nuovo perimetro da proteggere.

Sicurezza incentrata sull’utente e sui dati

Il modello tradizionale di cybersecurity tende ad adottare un approccio esterno-interno, partendo dal perimetro e costruendo livelli di sicurezza verso i dati, il tutto per mantenere al di fuori della rete i cyber criminali. Durante l’attacco Sunburst, però, molte aziende hanno iniziato a rendersi conto che questo tipo di approccio non è più in linea con le moderne esigenze. Quindi, perché non adottare un approccio “a rovescio”? I tentativi di proteggere perimetralmente, ergendo muri intorno a utenti e dati, tendono a essere controproducenti perché di solito costano caro alle aziende, sia in termini di produzione che di efficienza complessiva. Un approccio alla sicurezza incentrato sugli utenti e sui dati non si basa più sul luogo in cui risiedono. Non più vincolati a una rete fissa, i dipendenti sono liberi dai limiti dell’infrastruttura hardware del passato.

Non importa quanto le strategie di sicurezza siano complesse o affidabili, le violazioni dei dati continueranno a verificarsi. Gli utenti in smart working, infatti, continueranno a introdurre nuovi rischi per la sicurezza ed è per questo motivo che la cybersecurity richiede un approccio diverso e focalizzato su un’analisi più approfondita dei comportamenti. Per prima cosa, è fondamentale stabilire una linea di comportamento di base a livello individuale. Qual è un comportamento normale? Quale comportamento, invece, viene giudicato insolito? I criminali sono ormai in grado di spacciarsi per dipendenti, riuscendo così ad accedere e rubare i dati aziendali. Capire meglio come gli utenti interagiscono con i dati, indipendentemente da dove risiedono, aiuterà a spostare l’attenzione oltre la mera violazione. La comprensione del comportamento degli utenti e dei rischi legati ad esso porta ad un profondo cambiamento nella strategia di sicurezza, in cui le politiche non devono più essere binarie, ma personalizzate a seconda dell’utente.

Cloud e sicurezza intelligente

Grazie al livello di talenti specializzati nella cybersecurity per il cloud, molto spesso la sicurezza complessiva delle applicazioni cloud supera quella delle applicazioni locali. Non bisogna, però, dimenticare che garantire la sicurezza resta, in primis, una responsabilità dell’azienda e dei dipendenti che accedono ai dati. Nessun team di sicurezza può fare tutto questo da solo. Oggi, è necessario sfruttare l’intelligenza artificiale e il machine learning per creare e applicare regole che svolgono un ruolo fondamentale nell’esecuzione della strategia di sicurezza a livello di utente. Se eseguito correttamente, questo connubio tra sicurezza cloud e sicurezza AI sarà invisibile all’utente e permetterà di evitare interruzioni nella produttività. Un sistema veramente dinamico può aiutare a identificare e reagire velocemente agli indicatori di comportamento, mantenendo l’azienda al sicuro dalle violazioni. Un’impresa senza vincoli porterà nuovi livelli di produttività ed efficienza, ma per arrivarci è necessario affidarsi a una strategia di sicurezza non vincolata.

“Ci troviamo di fronte a uno scenario senza precedenti, dove gli utenti hanno la libertà di connettersi alla rete aziendale ovunque si trovino e le aziende stanno progressivamente spostando nel cloud sempre più applicazioni e dati, per beneficiare di vantaggi, quali flessibilità e scalabilità. Inoltre, come confermato anche da un sondaggio su oltre 1.000 CIO condotto da Enterprise Technology Research, ci dobbiamo aspettare che molte aziende lascino ai propri dipendenti la possibilità di scegliere di lavorare in smart working anche in futuro. Questo segna l’inizio dell’era di un’impresa senza vincoli. Non bisogna, quindi, stupirsi, che le tradizionali architetture di sicurezza IT, basate ancora sul presupposto che le applicazioni e i dati si trovino all’interno dell’azienda, così come gli utenti, risultino ormai inadeguate. Per questo motivo, la sicurezza informatica dovrà essere incentrata su un nuovo approccio in grado di modificarsi dinamicamente sul nuovo perimetro da proteggere. Inoltre, il fatto che la sicurezza informatica sia tre le priorità di investimento individuate dalla maggior parte delle aziende per il 2021, è la prova di come il cambiamento in atto renda necessario un ripensamento della cybersecurity”, spiega Alessandro Biagini, Regional Sales Manager Italia di Forcepoint.

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Completata l’acquisizione di Forcepoint da parte di Francisco Partners https://www.datamanager.it/2021/01/completata-lacquisizione-di-forcepoint-da-parte-di-francisco-partners/ Wed, 13 Jan 2021 13:32:24 +0000 https://www.datamanager.it/?p=205843 Manny Rivelo nuovo Chief Executive Officer di Forcepoint Francisco Partners, azienda leader mondiale negli investimenti specializzata nella collaborazione con aziende tecnologiche, ha annunciato di aver concluso le operazioni di acquisizione di Forcepoint da Raytheon Technologies. Forcepoint è un fornitore leader di soluzioni di sicurezza informatica che protegge i dati critici e le reti di migliaia […]

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Manny Rivelo nuovo Chief Executive Officer di Forcepoint

Francisco Partners, azienda leader mondiale negli investimenti specializzata nella collaborazione con aziende tecnologiche, ha annunciato di aver concluso le operazioni di acquisizione di Forcepoint da Raytheon Technologies. Forcepoint è un fornitore leader di soluzioni di sicurezza informatica che protegge i dati critici e le reti di migliaia di clienti in tutto il mondo.

Le operazioni di chiusura dell’acquisizione hanno visto anche la nomina contestuale, da parte del CDA, di Manny Rivelo come nuovo Chief Executive Officer (CEO) con effetto immediato. In qualità di CEO, Rivelo concentrerà la strategia dell’azienda sull’accelerazione dell’adozione da parte delle imprese e delle agenzie governative di un approccio moderno alla sicurezza che abbracci l’emergente architettura Secure Access Service Edge (SASE). L’approccio SASE di Forcepoint riconosce che la risoluzione dei problemi di sicurezza più urgenti di oggi richiede una stretta integrazione di funzionalità che oltrepassano i confini dei prodotti tradizionali. Inoltre, tale approccio è cloud-native, consapevole di chi è l’utente finale, alimentato da una piattaforma di sicurezza convergente ed è disponibile tramite Forcepoint Cloud Security Gateway e Private Access.

“La sicurezza informatica non è mai stata così importante per le aziende e i Governi di tutto il mondo. Mentre, a livello globale, si susseguono attacchi informatici su larga scala, il settore della sicurezza deve evolversi per fornire funzionalità che possano competere con le ormai sempre più sofisticate minacce dei moderni cyber criminali. Allo stesso modo, ogni azienda oggi deve modificare il proprio approccio alla sicurezza informatica integrandola olisticamente in tutte le sue operazioni e nella propria cultura aziendale. Non può più essere visto solo come “un problema IT”, ha affermato Rivelo. “Non vedo l’ora di iniziare a lavorare al consolidamento della posizione di leadership di Forcepoint come partner preferenziale, a livello globale, per la sicurezza informatica di imprese e Governi”.

Rivelo entra a far parte di Forcepoint con un’esperienza trentennale in ruoli di executive leadership, nella gestione dei prodotti, nell’assistenza clienti e nelle funzioni sales con alcune delle principali aziende a livello globale di sicurezza e IT. I precedenti ruoli executive ricoperti da Rivelo includono Chief Customer Officer presso Arista Networks, President e CEO, nonché Executive Vice President, Security, Service Provider e Strategic Solutions presso F5 Networks, President e CEO di AppViewX e vari ruoli di Senior Leadership in Cisco Systems.

Le nuove nomine executive rafforzano la leadership aziendale

Forcepoint ha anche annunciato due nuove nomine executive che rafforzeranno ulteriormente la leadership aziendale: Dave Stevens come Senior Vice President of Strategy and Execution e John DiLullo come Chief Revenue Officer (CRO). Inoltre, Sean Berg è stato promosso a President of Global Governments and Critical Infrastructure. Stevens, DiLullo e Berg riporteranno direttamente al CEO Manny Rivelo.

In qualità di Senior Vice President of Strategy and Execution, Stevens sosterrà la strategia globale di go-to-market dell’azienda e l’espansione delle opportunità tecnologiche a livello commerciale. I precedenti ruoli dirigenziali ricoperti da Stevens includono Chief Technology Officer presso Brocade Communications Systems, Co-Founder e CEO presso Palo Alto Networks e ruoli operativi senior presso Rhapsody Networks, Atmosphere Networks, Nortel Networks, Bay Networks e SynOptics Communications.

In qualità di Forcepoint CRO, DiLullo sarà responsabile della guida, a livello globale, delle operazioni di vendita e sviluppo aziendale per accelerare l’adozione e l’implementazione delle soluzioni Forcepoint da parte dei clienti in tutto il mondo. Prima di Forcepoint, DiLullo ha ricoperto ruoli di leadership executive presso Lastline, F5 Networks e Aruba Networks.

In qualità di President of Global Governments and Critical Infrastructure, Berg continuerà a guidare la crescita globale dei ricavi e della tecnologia della business unit, compresa la continua espansione della leadership dell’azienda nei segmenti di sicurezza cross-domain e insider-threat. Berg è entrato a far parte dell’azienda nel maggio 2017 come Vice President of Sales for Global Governments e nell’ottobre 2017 è stato nominato Senior Vice President e General Manager per la business unit.

Consulenti finanziari di Francisco Partners per la transazione sono stati Nomura, Citibank e Credit Suisse mentre Paul Hastings LLP è stato il consulente legale.

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Future Insight 2021, i prossimi trend della cybersecurity https://www.datamanager.it/2020/12/future-insight-2021-i-prossimi-trend-della-cybersecurity/ Fri, 18 Dec 2020 12:51:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=205468 Dai Forcepoint X-Labs tutto quello che serve sapere per essere protetti Il 2020 non è stato un anno facile per i CISO e i CIO. Con la quasi totalità dei dipendenti collegati da remoto, infatti, l’implementazione del cloud è diventata una necessità e, di conseguenza, è diventato sempre più complicato proteggere i dati aziendali. Il […]

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Dai Forcepoint X-Labs tutto quello che serve sapere per essere protetti

Il 2020 non è stato un anno facile per i CISO e i CIO. Con la quasi totalità dei dipendenti collegati da remoto, infatti, l’implementazione del cloud è diventata una necessità e, di conseguenza, è diventato sempre più complicato proteggere i dati aziendali. Il perimetro tradizionale si è dissolto e gran parte delle tecnologie di sicurezza non sono state in grado di adattarsi al cambiamento.

Ma ora che esiste maggiore consapevolezza su tutto quello che è successo, cosa ci si aspetta per il futuro? Quali saranno le tendenze emergenti e quali saranno le nuove minacce che le aziende dovranno affrontare? I Forcepoint X-Labs, i laboratori di Forcepoint dedicati alla raccolta dei dati sulle minacce e sull’intelligenza comportamentale, hanno elaborato una serie di preziosi Future Insight per rispondere a queste domande, esplorando i comportamenti, le minacce, le interruzioni e le soluzioni che avranno un impatto sia sugli utenti sia sull’intero settore della sicurezza informatica nel 2021.

Nello specifico, ecco quali saranno le tendenze per il nuovo anno:

L’impellente necessità di uno Zoom della Cybersecurity

Come anticipato, a causa del passaggio ad uno smartworking massivo e ad una rapida accelerazione della Digital Transformation, la sicurezza informatica è diventata un elemento cruciale di differenziazione per il business. Quindi, la necessità di una piattaforma convergente, digitale e fornita su cloud è ormai imprescindibile e porterà alla nascita di un cosiddetto “Zoom della sicurezza”, ovvero di un sistema high-tech, facilmente accessibile per tutti gli utenti e che non interferisca con il loro lavoro. Oggi è assolutamente necessario avere una piattaforma di cybersecurity nativa cloud, uniformata alla maggior parte dei servizi che ognuno di noi fruisce, e in grado di essere più semplice e meno farraginosa possibile.

Algoritmi che sbagliano: le distorsioni intrinseche del Machine Learning

L’accelerazione della Digital Transformation implica l’adozione di sistemi automatizzati di Machine Learning per gestire l’enorme quantità di dati prodotti dalle aziende. Tuttavia, lo sviluppo di questa tipologia di sistemi non è privo di sfide e nel 2021 il Machine Learning e l’analisi dei dati saranno oggetto di controlli più attenti, poiché verrà messa in discussione la loro stessa imparzialità e correttezza. Questi sistemi, infatti, devono essere testati su quantità di dati sufficientemente grandi, per valutarne attentamente l’inclinazione e l’accuratezza. Per questo motivo, quando si intraprende una qualsiasi analisi che utilizza sistemi di Machine Learning o algoritmi per prendere decisioni automatizzate è fondamentale utilizzare una combinazione di algoritmi e intelligenza umana. Tutto ciò per evitare che le distorsioni intrinseche e la mancanza di supervisione da parte di esperti provochino degli errori e che il sistema applichi i controlli in maniera sbagliata.

Il fattore umano

Nel 2021 le aziende dovranno focalizzarsi sui comportamenti umani: sia che si tratti, infatti, di creare più soluzioni alternative per raggiungere gli obiettivi, di accumulare dati oppure di sperimentare una diminuzione della percezione del rischio, ogni azione ha un suo preciso impatto. Le aziende devono comprendere meglio come gli utenti rispondono ai cambiamenti, implementando strumenti di sicurezza che funzionino parallelamente al lavoro dei dipendenti e non contro di loro. Integrare la comprensione del comportamento nei sistemi di sicurezza informatica rappresenta il primo passo per sviluppare un approccio Human-Centric e concentrarsi finalmente sul nuovo perimetro da proteggere.

La minaccia della disinformazione

Come accaduto finora, anche per gli anni a venire la disinformazione sarà inevitabile, poiché le persone continueranno a credere a tutto ciò che leggono online, senza effettuare ulteriori ricerche. La disinformazione rappresenta quindi una delle principali minacce per lo sviluppo. Non esiste, però, uno strumento che possa guidare le persone verso la verità o la sicurezza: l’unica possibilità è quella di sviluppare un’intelligenza critica, che aiuti a mettere in discussione ciò che è presente online, facendo ulteriori riflessioni o indagini.

L’aumento delle minacce interne

In passato le minacce interne erano solitamente associate a dipendenti scontenti che sottraevano all’azienda informazioni sensibili portandole via all’interno della loro “valigetta”. Oggi i dipendenti possono trovarsi in qualsiasi parte del mondo e spesso essere assunti dopo aver effettuato solo colloqui virtuali, senza aver mai messo fisicamente piede in ufficio.  Quindi come si può capire veramente di chi è possibile fidarsi? L’unico modo per individuare gli utenti potenzialmente “pericolosi”, prima che arrechino danni irreparabili all’azienda, è monitorare il comportamento umano e capire quando le attività svolte non corrispondono a quelle richieste dal ruolo ricoperto. La minaccia interna deve essere presa sul serio e accettata come un rischio reale, per individuare e fermare comportamenti anomali, prima che sia troppo tardi.

Dove sono finiti i dati? Il 2021 rivelerà alle aziende i reali danni subiti

La Trasformazione Digitale in atto e l’avvento della “nuova normalità” hanno proiettato le aziende verso una nuova dimensione, ma hanno anche contribuito a far nascere nuove sfide per il settore della cybersecurity. Comprendere le sfide emergenti e sviluppare tecnologie di sicurezza in grado di affrontarle, pur rimanendo “invisibili” all’utente finale e semplici da implementare per il professionista, sarà la chiave per garantire la sicurezza delle persone e la piena visibilità dei dati. Questi due temi rappresentano i più importanti imperativi per la sicurezza informatica nel 2021. Solo con soluzioni di sicurezza adeguate e adatte alle esigenze moderne, infatti, le aziende potranno realmente rendersi conto di quanta proprietà intellettuale sia stata rubata nel corso del 2020 e tirare così le somme di un anno orribile sotto molti punti di vista.

“Abbiamo sviluppato i Future Insight per garantire che aziende, utenti ed esperti del settore avessero a disposizione una panoramica esaustiva degli eventi e delle tendenze che influenzeranno la sicurezza informatica nel 2021. Nel corso del 2020 abbiamo assistito a un’incredibile accelerazione della trasformazione digitale, al progressivo disgregarsi del tradizionale perimetro di sicurezza e al rapido rivoluzionamento dei comportamenti quotidiani, e tutti questi cambiamenti non potevano che avere un impatto profondo sull’immediato futuro. Siamo consapevoli che sia i rischi sia le minacce sono in continua evoluzione, ma siamo certi che, con gli strumenti giusti, l’informazione adeguata e una reale consapevolezza della situazione attuale, il settore possa superare le nuove sfide, continuando a migliorarsi e a proteggere i dati sensibili e le persone che vi accedono”, spiega Emiliano Massa, Vice President Sales Southern Europe & Benelux di Forcepoint.

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Attacchi in aumento causati dal lavoro da remoto. Serve formare i dipendenti sulla cybersecurity https://www.datamanager.it/2020/12/attacchi-in-aumento-causati-dal-lavoro-da-remoto-serve-formare-i-dipendenti-sulla-cybersecurity/ Thu, 10 Dec 2020 16:45:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=205181 Emiliano Massa, Forcepoint: “L’ambiente aziendale è cambiato irreversibilmente: il lavoro da remoto ha introdotto nuovi rischi per la sicurezza. I dipendenti rappresentano oggi il nuovo perimetro da proteggere” È ormai noto che il 2020, annus orribilis sotto molteplici punti di vista, ha rappresentato un terreno estremamente fertile per tutti i cyber criminali. Con la maggior […]

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Emiliano Massa, Forcepoint: “L’ambiente aziendale è cambiato irreversibilmente: il lavoro da remoto ha introdotto nuovi rischi per la sicurezza. I dipendenti rappresentano oggi il nuovo perimetro da proteggere”

È ormai noto che il 2020, annus orribilis sotto molteplici punti di vista, ha rappresentato un terreno estremamente fertile per tutti i cyber criminali. Con la maggior parte della forza lavoro collegata alla rete aziendale da remoto, infatti, si sono più che moltiplicati i rischi legati alla perdita dei dati e agli attacchi informatici di qualsiasi natura.

In questo scenario, sembrerebbe evidente l’importanza di dotarsi di innovativi sistemi di sicurezza e, contestualmente, creare una maggiore consapevolezza sul mondo Cyber, formando professionisti aggiornati su quelle che sono le nuove minacce e i moderni pericoli per la rete. Ma da ciò che emerge dal Rapporto Clusit 2020 non sembra essere così ovvio: i dati, infatti, evidenziano che solo il 55% delle aziende ha strutturato un piano pluriennale di formazione che coinvolge tutti i lavoratori, mentre il restante 45% prevede corsi di aggiornamento e formazione sul tema solo una tantum.

Questo tipo di strategia non può risultare vincente, in quanto le persone rappresentano ormai il vero focus: i dipendenti devono poter svolgere il proprio lavoro in modo efficace e sicuro, essendo consapevoli dei rischi che corrono. Nonostante questo, la maggior parte delle soluzioni di sicurezza è ancora strutturato come se gli utenti fossero un dettaglio poco rilevante.

“L’ambiente aziendale odierno è cambiato in modo determinate e, oserei dire, irreversibilmente poiché la pandemia da COVID-19 ha introdotto nuovi rischi per la sicurezza difficili da gestire e legati al lavoro da remoto e, di conseguenza, alla protezione degli utenti. Quindi, non è un caso che, come confermato dal Clusit, le minacce legate all’Account Cracking siano aumentate esponenzialmente, come quelle relative al phishing e agli attacchi DDoS. Secondo i dati, però, l’Italia rappresenta ancora il fanalino di coda per quanto riguarda la Cybersecurity, anche se, grazie alle statistiche negative in continua crescita, negli ultimi anni qualcosa si è mosso e attualmente gli investimenti per la sicurezza sono al secondo posto nella lista delle priorità delle aziende. Questi si concentrano principalmente nell’area degli endpoint, ovvero tutti i dispositivi collegati alla rete, inclusi smartphone, tablet e pc portatili dei dipendenti.

Forcepoint da anni è focalizzata su un approccio di sicurezza Human-Centric per aiutare le aziende a comprendere che gli utenti sono il nuovo perimetro da proteggere, nonché per supportarli in una progressiva migrazione dei propri sistemi di sicurezza nel cloud, il luogo dove ormai risiedono realmente i dati e tutte le applicazioni legate ad essi. Per permettere agli utenti di accedere in modo flessibile da qualsiasi luogo e permettere la rapida integrazione di partner o fornitori di servizi, gli ambienti cloud delle aziende dovrebbero essere tenuti il più aperti possibile. Questa apertura, tuttavia, richiede non solo di fare maggiore affidamento sulle credenziali di accesso, ma anche di capire esattamente il comportamento degli utenti che effettuano gli accessi e reagire automaticamente ai rischi. A tale scopo, abbiamo recentemente rilasciato Dynamic User Protection, l’innovativa soluzione Cloud-native di Forcepoint che permette di monitorare comportamenti anomali degli utenti, uno strumento chiave per prevenire le minacce in maniera efficace e in tempo reale.

La soluzione Dynamic User Protection è stata progettata sulla base di un modello distribuito, che sfrutta l’analisi a livello endpoint per consentire il rilevamento in tempo reale e l’applicazione automatizzata delle policy all’origine. Inoltre, utilizza Indicators of Behavior (IoB) come motore di analisi, che fornisce ai team di sicurezza, in maniera semplice e immediata, una panoramica sui comportamenti degli utenti. Il motore alla base degli Indicators of Behavior (IoB) è la natura dinamica degli individui e il modo in cui essi accedono alle risorse di cui hanno bisogno. Con gli IoB alla guida di una soluzione di sicurezza informatica, è possibile combinare più comportamenti, per determinare punteggi di rischio reali e identificare, di conseguenza, un utente come pericoloso e/o inoffensivo.”, spiega Emiliano Massa, Vice President Sales Southern Europe & Benelux Forcepoint.

 

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Telsy sceglie le soluzioni Forcepoint per proteggere le IC del Paese https://www.datamanager.it/2020/11/telsy-sceglie-le-soluzioni-forcepoint-per-proteggere-le-ic-del-paese/ Tue, 17 Nov 2020 12:46:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=204369 Al centro della partnership le tecnologie SASE basate sulla convergenza nel cloud di network e sicurezza In questi mesi di convivenza forzata con l’emergenza sanitaria le aziende si sono viste costrette, per sopravvivere, ad accelerare i processi di digitalizzazione migrando in massa, preparate o meno che fossero, al cloud. Uno scenario in cui il tema […]

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Al centro della partnership le tecnologie SASE basate sulla convergenza nel cloud di network e sicurezza

In questi mesi di convivenza forzata con l’emergenza sanitaria le aziende si sono viste costrette, per sopravvivere, ad accelerare i processi di digitalizzazione migrando in massa, preparate o meno che fossero, al cloud. Uno scenario in cui il tema della sicurezza, relegato in secondo piano da necessità più urgenti, tornerà presto al centro dell’attenzione delle aziende. Nel mare magnum delle soluzioni di sicurezza a difesa dei dispositivi di accesso alla nuvola, e dunque a molti degli applicativi che costituiscono il day-by-day aziendale, dalla posta elettronica, alla suite Office, dal gestionale allo storage, una nuova generazione di soluzioni sviluppate incorporando le direttive del framework SASE (Secure Access Service Edge), rappresentano la punta avanzata dell’offerta di mercato. Soluzioni sulle quali Forcepoint e Telsy, società specializzata nello sviluppo di soluzioni per la protezione dei dati e nella erogazione di servizi di cybersecurity, hanno deciso di scommettere.

«Telsy è una società con più di 50 anni d’esperienza e una mission che è quella di difendere il perimetro cyber nazionale» afferma Fabrizio Vacca, Chief Innovation Officer Telsy. «Negli ultimi tre anni ci siamo aperti alle partnership, la più importante delle quali è con Forcepoint. Tesa a incrementare la sicurezza delle nostre istituzioni». Messe a dura prova dalla pandemia che ha colpito tutte le aziende. Con ripercussioni a lungo termine sulla loro gestione. «Se otto mesi fa avessi chiesto al mio CEO se Telsy era pronta per lo smartworking per la sicurezza nazionale mi avrebbe risposto: “Assolutamente no”» osserva Vacca. «Oggi possiamo dire che il Covid-19 ha accelerato questa transizione, almeno per noi». L’adattamento consentirà di superare la crisi. Ma non sarà indolore. Qualcuno resterà indietro e verrà estromesso dal mercato. «Sappiamo che per alcuni la transizione forzata al cloud è vista come qualcosa di negativo» rileva Vacca. «Ma noi vogliamo cogliere questa opportunità. Sappiamo che non si tornerà indietro. Dal punto di vista della cybersecurity il perimetro si è ampliato enormemente. I rischi che ci troviamo di fronte sono molteplici e di notevole entità e difficoltà. Sappiamo di dover lavorare insieme per affrontare questa sfida. E cogliere le nuove opportunità».

Soluzioni nuove per priorità cambiate

Alimentate dalle nuove priorità che le imprese nel passaggio al cloud e alla trasformazione digitale dovranno fissare per accelerare la transizione «Telsy ha la rara fortuna di operare su due fronti» rileva Vacca. «Da un lato siamo l’azienda principale per la sicurezza del paese e dall’altro facciamo parte di Tim, il principale gruppo di tlc italiano. Godiamo dunque di una prospettiva privilegiata del mercato e dello scenario nazionale. Crediamo che la cosa più importante sia di dare alle persone la possibilità di lavorare e di accedere ai propri dati ovunque si trovino. Mettere in sicurezza un perimetro che non ha più confini fisici. Perché ora lavoriamo da remoto con il nostro team dal salotto di casa. Uno scenario che nessuno di noi aveva preso inconsiderazione. La sfida sarà quella di trovare una nuova normalità».

In questo quadro anche le soluzioni di sicurezza dovranno adattarsi. Acquisendo una visibilità diversa agli occhi dei clienti. «Non eravamo preparati alla pandemia ma eravamo preparati a soluzioni incentrate sulle persone e non sul perimetro tradizionale, fisicamente inteso» osserva Myrna Soto, Chief Strategy and Trust Officer Forcepoint.  «Oggi che i confini sono difficili da definire è arduo far comprendere alle aziende che le soluzioni di sicurezza proteggeranno i loro asset o, come nel caso di Telsy, gli asset critici nazionali. Incrementare la visibilità delle misure di sicurezza è un punto chiave. Che ci consentirà di gestire i rischi in questa nuova normalità». Tendenza questa assecondata dagli sviluppi di prodotto Forcepoint, sempre di più allineati alle direttive del framework SASE e che incorporano i quattro pilastri funzionali codificati del modello: approccio “Cloud First”; quality assurance nell’erogazione delle applicazioni ai bacini di utenza; sicurezza integrata e ritorno dell’investimento.

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Forcepoint annuncia la partnership con Telsy https://www.datamanager.it/2020/11/forcepoint-annuncia-la-partnership-con-telsy-2/ Fri, 13 Nov 2020 09:47:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=204279 Una partnership forte contro le minacce informatiche più sofisticate per accompagnare i clienti nella trasformazione digitale Forcepoint, la cybersecurity company che per prima ha applicato il rivoluzionario approccio basato sullo studio dei comportamenti umani (human-centric and behavior-based) al mondo della sicurezza IT, e Telsy, società del gruppo TIM leader nello sviluppo di soluzioni per la protezione dei dati […]

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Una partnership forte contro le minacce informatiche più sofisticate per accompagnare i clienti nella trasformazione digitale

Forcepoint, la cybersecurity company che per prima ha applicato il rivoluzionario approccio basato sullo studio dei comportamenti umani (human-centric and behavior-based) al mondo della sicurezza IT, e Telsy, società del gruppo TIM leader nello sviluppo di soluzioni per la protezione dei dati e nella erogazione di servizi di cybersecurity, annunciano una solida partnership volta ad offrire ai clienti protezione e sicurezza cloud, anche nel complesso processo di trasformazione digitale in corso.

Telsy dispone di una delle più avanzate piattaforme di cyber threat intelligence in Italia e ha recentemente deciso di espandere la propria attività di integrazione tecnologica fornendo protezione dei dati, sicurezza di rete e sicurezza cloud anche ad aziende del settore privato.

Tra i principali clienti di Telsy, oltre al Governo stesso, vi sono alcune tra le più importanti critical infrastructure companies italiane, che sono un possibile target non solo per i criminali informatici, ma anche per altri player pubblici. Obiettivo primario di Telsy quindi, è il costante studio e monitoraggio di minacce informatiche sofisticate e in continua evoluzione, al fine di prevenire violazioni dei dati che potrebbero causare importanti perdite monetarie e gravi danni reputazionali. Inoltre, in un momento delicato come quello attuale, il lavoro da remoto ha imposto, anche in ambienti così sensibili, l’implementazione di soluzioni per la sicurezza ancora più performanti e affidabili.

In questo scenario, Forcepoint rappresenta il partner ideale che, con il suo rivoluzionario approccio human centric and behavior-based, è in grado di monitorare e difendere un perimetro che si è totalmente smaterializzato e di garantire altissimi standard di sicurezza in cloud.

Nello specifico, questa stretta collaborazione permette ai clienti Telsy di avvalersi di soluzioni all’avanguardia, tra le quali:

  • Forcepoint Data Loss Prevention (DLP)
  • Forcepoint Next Generation Firewall (NGFW)
  • Forcepoint Cloud Access Security Broker (CASB)

L’approccio Forcepoint supporta, inoltre, il modello Secure Access Service Edge (SASE) di Gartner, che rappresenta uno strumento chiave per proteggere meglio le aziende moderne, offrendo la flessibilità di proteggere persone, applicazioni, dati e connettività al cloud.

Proprio per rispondere alle mutate esigenze del lavoro moderno, Forcepoint e Telsy hanno organizzato l’evento virtuale “SASE – Come Network e Security convergono nel Cloud”, disponibile da oggi, durante il quale, insieme anche ad una pletora di esponenti di spicco provenienti da alcune tra le più importanti aziende Italiane, ne analizzano tutti i vantaggi.

A questo proposito, Forcepoint ha creato Dynamic Edge Protection, una suite di soluzioni SASE native per il cloud, che comprende Cloud Security Gateway (CSG) e Private Access (PA) in uno stack di sicurezza integrato. Forcepoint Dynamic Edge Protection fornisce una soluzione all-in-one per garantire sicurezza avanzata per Web, rete e applicazioni alle persone ovunque lavorino, oltre ad un’esperienza di accesso unica a tutte le applicazioni pubbliche, private, aziendali o personali.

” La partnership con Forcepoint è ancora agli inizi, ma il futuro si prospetta roseo per entrambi”, afferma Fabrizio Vacca, Chief Innovation Officer di Telsy SpA, e continua “Abbiamo scelto di lavorare con Forcepoint perché quando abbiamo deciso di operare nel mercato aziendale, avevamo bisogno di un partner che offrisse prodotti su cui potevamo fare affidamento per integrare le nostre capacità di intelligence, prevenzione e analisi delle minacce. Lavoriamo solo con company con cui siamo in grado di raggiungere il massimo livello di partnership e con Forcepoint siamo partner Platinum. È molto importante per noi avere quel livello di partnership perché non vogliamo semplicemente essere un rivenditore di prodotti, ma lavorare a stretto contatto per definire soluzioni e fornire valore ai nostri clienti”.

“Oggi, l’ambiente aziendale si è rivoluzionato in maniera determinate, favorendo la nascita di nuovi rischi per la sicurezza difficili da gestire e legati al lavoro da remoto. Man mano che i perimetri aziendali tradizionali si vanno disgregando, infatti, diventa di fondamentale importanza affidarsi a un’architettura di sicurezza flessibile sia per affrontare il panorama mutevole delle minacce, sia per resistere alla velocità dei percorsi di trasformazione digitale. La partnership con Telsy SpA, azienda in grado di guidare il business della sicurezza nelle grandi imprese italiane, negli enti governativi e nelle forze armate, ci ha permesso di ampliare i nostri orizzonti verso nuovi settori. Siamo certi che la grande expertise condivisa rappresenti non solo un valore aggiunto per i nostri clienti, ma anche un grandissimo punto di forza verso nuovi traguardi di successo”, dichiara Alessandro Biagini, Regional Sales & Channel Italy di Forcepoint.

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Forcepoint annuncia la partnership con Telsy https://www.datamanager.it/2020/11/forcepoint-annuncia-la-partnership-con-telsy/ Tue, 10 Nov 2020 15:47:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=204125 Una partnership forte contro le minacce informatiche più sofisticate per accompagnare i clienti nella trasformazione digitale Forcepoint, la cybersecurity company che per prima ha applicato il rivoluzionario approccio basato sullo studio dei comportamenti umani (human-centric and behavior-based) al mondo della sicurezza IT, e Telsy, società del gruppo TIM leader nello sviluppo di soluzioni per la protezione dei dati […]

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Una partnership forte contro le minacce informatiche più sofisticate per accompagnare i clienti nella trasformazione digitale

Forcepoint, la cybersecurity company che per prima ha applicato il rivoluzionario approccio basato sullo studio dei comportamenti umani (human-centric and behavior-based) al mondo della sicurezza IT, e Telsy, società del gruppo TIM leader nello sviluppo di soluzioni per la protezione dei dati e nella erogazione di servizi di cybersecurity, annunciano una solida partnership volta ad offrire ai clienti protezione e sicurezza cloud, anche nel complesso processo di trasformazione digitale in corso.

Telsy dispone di una delle più avanzate piattaforme di cyber threat intelligence in Italia e ha recentemente deciso di espandere la propria attività di integrazione tecnologica fornendo protezione dei dati, sicurezza di rete e sicurezza cloud anche ad aziende del settore privato.

Tra i principali clienti di Telsy, oltre al Governo stesso, vi sono alcune tra le più importanti critical infrastructure companies italiane, che sono un possibile target non solo per i criminali informatici, ma anche per altri player pubblici. Obiettivo primario di Telsy quindi, è il costante studio e monitoraggio di minacce informatiche sofisticate e in continua evoluzione, al fine di prevenire violazioni dei dati che potrebbero causare importanti perdite monetarie e gravi danni reputazionali. Inoltre, in un momento delicato come quello attuale, il lavoro da remoto ha imposto, anche in ambienti così sensibili, l’implementazione di soluzioni per la sicurezza ancora più performanti e affidabili.

In questo scenario, Forcepoint rappresenta il partner ideale che, con il suo rivoluzionario approccio human centric and behavior-based, è in grado di monitorare e difendere un perimetro che si è totalmente smaterializzato e di garantire altissimi standard di sicurezza in cloud.

Nello specifico, questa stretta collaborazione permette ai clienti Telsy di avvalersi di soluzioni all’avanguardia, tra le quali:

  • Forcepoint Data Loss Prevention (DLP)
  • Forcepoint Next Generation Firewall (NGFW)
  • Forcepoint Cloud Access Security Broker (CASB)

L’approccio Forcepoint supporta, inoltre, il modello Secure Access Service Edge (SASE) di Gartner, che rappresenta uno strumento chiave per proteggere meglio le aziende moderne, offrendo la flessibilità di proteggere persone, applicazioni, dati e connettività al cloud.

Proprio per rispondere alle mutate esigenze del lavoro moderno, Forcepoint e Telsy hanno organizzato, il prossimo 12 novembre, l’evento virtuale “SASE – Come Network e Security convergono nel Cloud”, durante il quale, insieme anche ad una pletora di esponenti di spicco provenienti da alcune tra le più importanti aziende Italiane, ne analizzeranno tutti i vantaggi.

A questo proposito, Forcepoint ha creato Dynamic Edge Protection, una suite di soluzioni SASE native per il cloud, che comprende Cloud Security Gateway (CSG) e Private Access (PA) in uno stack di sicurezza integrato. Forcepoint Dynamic Edge Protection fornisce una soluzione all-in-one per garantire sicurezza avanzata per Web, rete e applicazioni alle persone ovunque lavorino, oltre ad un’esperienza di accesso unica a tutte le applicazioni pubbliche, private, aziendali o personali.

” La partnership con Forcepoint è ancora agli inizi, ma il futuro si prospetta roseo per entrambi”, afferma Fabrizio Vacca, Chief Innovation Officer di Telsy SpA, e continua “Abbiamo scelto di lavorare con Forcepoint perché quando abbiamo deciso di operare nel mercato aziendale, avevamo bisogno di un partner che offrisse prodotti su cui potevamo fare affidamento per integrare le nostre capacità di intelligence, prevenzione e analisi delle minacce. Lavoriamo solo con company con cui siamo in grado di raggiungere il massimo livello di partnership e con Forcepoint siamo partner Platinum. È molto importante per noi avere quel livello di partnership perché non vogliamo semplicemente essere un rivenditore di prodotti, ma lavorare a stretto contatto per definire soluzioni e fornire valore ai nostri clienti”.

“Oggi, l’ambiente aziendale si è rivoluzionato in maniera determinate, favorendo la nascita di nuovi rischi per la sicurezza difficili da gestire e legati al lavoro da remoto. Man mano che i perimetri aziendali tradizionali si vanno disgregando, infatti, diventa di fondamentale importanza affidarsi a un’architettura di sicurezza flessibile sia per affrontare il panorama mutevole delle minacce, sia per resistere alla velocità dei percorsi di trasformazione digitale. La partnership con Telsy SpA, azienda in grado di guidare il business della sicurezza nelle grandi imprese italiane, negli enti governativi e nelle forze armate, ci ha permesso di ampliare i nostri orizzonti verso nuovi settori. Siamo certi che la grande expertise condivisa rappresenti non solo un valore aggiunto per i nostri clienti, ma anche un grandissimo punto di forza verso nuovi traguardi di successo”, dichiara Alessandro Biagini, Regional Sales & Channel Italy di Forcepoint.

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