Gastone Nencini – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 04 Oct 2018 15:04:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Gastone Nencini – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’evoluzione della security, dalle realtà specializzate al mondo dei fast food. Per ritornare a una valorizzazione del KM 0 https://www.datamanager.it/2018/07/levoluzione-della-security-dalle-realta-specializzate-al-mondo-dei-fast-food-per-ritornare-a-una-valorizzazione-del-km-0/ Mon, 23 Jul 2018 16:30:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151917 A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia Mi piacerebbe proporre un accostamento tra due mondi all’apparenza completamente differenti, il mondo della sicurezza IT e quello culinario. Lo spunto di riflessione che voglio suggerire è se sia meglio un piatto unico, dove al suo interno troviamo mischiati primo, secondo e contorno, oppure un pasto […]

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A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia

Mi piacerebbe proporre un accostamento tra due mondi all’apparenza completamente differenti, il mondo della sicurezza IT e quello culinario. Lo spunto di riflessione che voglio suggerire è se sia meglio un piatto unico, dove al suo interno troviamo mischiati primo, secondo e contorno, oppure un pasto completo, che permette a ogni singola pietanza di esprimere al meglio le sue caratteristiche e proprietà, evidenziando lo studio che lo chef ha compiuto per crearla e l’impegno profuso nel prepararla, scovando gli ingredienti migliori. Qual è il piatto che soddisferà di più il nostro palato e che ha maggiori probabilità di essere riconosciuto e premiato?

Il mondo della security ha i suoi chef, ma anche i cuochi allo sbaraglio. Si possono trovare quelli che si occupano un po’ di tutto, ma anche i professionisti, che studiano e lavorano in modo specifico per risolvere le problematiche che ogni giorno vengono scoperte. È grazie a questi esperti e al loro lavoro puntuale che il mondo digitale rimane sicuro e come avviene per i grandi chef, anche questi professionisti ricevono i giusti riconoscimenti. L’ultimo caso, ha visto la Apple porgere gli omaggi ai ricercatori della Zero Day Initiative, l’unità Trend Micro specializzata nella scoperta delle vulnerabilità zero day, per aver contribuito in maniera efficace alla sicurezza di iOS 11.4.1.

Per tornare all’accostamento della security col mondo culinario, la riflessione da compiere è se sia meglio garantire la sicurezza dei dati e delle aziende con un piatto unico o attraverso la portata di uno chef stellato, che soddisfi al meglio il palato.

Osservando l’evoluzione dei costumi relativi al cibo, si è passati dal cibo “povero” e casareccio a quello dei fast food, per poi scoprire che le sue proprietà potevano essere dannose. Si è quindi tornati a parlare di cibo più sano, di Km 0 e presidi slow food, dove il cibo viene valorizzato per il suo reale valore e non per la sua comodità nel reperirlo o velocità nel consumarlo.

Anche la security ha visto un’evoluzione simile, all’inizio sono nate realtà specializzate in singoli prodotti come firewall, IDS/IPS, content security etc. In seguito però abbiamo assistito a una svolta fast food o All_In_One, dove l’obiettivo non è essere specializzati in qualcosa, ma guadagnare quote di mercato senza curare i dettagli, senza preoccuparsi quindi che il proprio piatto sia veramente buono e sano.

Trend Micro, che quest’anno festeggia 30 anni di attività, è sempre stata fedele alla sua scelta iniziale di occuparsi specificatamente di security, cercando quindi di offrire piatti di valore e stellati al mercato. Oggi ad esempio, continuiamo a offrire un prodotto su misura e focalizzato nell’area IPS/IDS  attraverso Tipping Point, anche se può sembrare una scelta contro corrente. Ma come testimoniano i riconoscimenti della Apple e per concludere il parallelismo con la cucina, è bello vedere quando i nostri ingredienti sono riconosciuti come sani e di qualità, oltre che come valore aggiunto, anche dagli altri produttori di materie prime.

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GDPR: 5 cose che potrebbero accadere in seguito all’entrata in vigore del nuovo regolamento https://www.datamanager.it/2018/05/gdpr-5-cose-che-potrebbero-accadere-in-seguito-allentrata-in-vigore-del-nuovo-regolamento/ Mon, 07 May 2018 14:04:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147069 Dopo anni di discussioni e a un anno dalla sua rettifica ufficiale, ci siamo. Il General Data Protection Regulation (GDPR) sta per entrare definitivamente in vigore. Gli interrogativi sono ancora molti. Cosa potrebbe succedere effettivamente? Quando vedremo scattare le prime multe? Quali tecnologie e processi saranno ritenuti conformi allo standard di “stato dell’arte” imposto dal […]

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Dopo anni di discussioni e a un anno dalla sua rettifica ufficiale, ci siamo. Il General Data Protection Regulation (GDPR) sta per entrare definitivamente in vigore. Gli interrogativi sono ancora molti.

Cosa potrebbe succedere effettivamente? Quando vedremo scattare le prime multe? Quali tecnologie e processi saranno ritenuti conformi allo standard di “stato dell’arte” imposto dal regolamento? Il GDPR sarà di aiuto o di intralcio all’innovazione?

Ecco alcune ipotesi su quello che potremmo vedere, a partire dalle mezzanotte del 25 maggio.

Nessuna grossa multa…per ora

In base al GDPR, le aziende potrebbero essere sanzionate con multe fino al 4% del fatturato annuo o €20 milioni. È improbabile che venga esercitato subito questo potere, ma queste sanzioni non sono simboliche e col passare del tempo potremmo vedere le prime penalizzazioni. È possibile che la prima grande multa non venga data per una grande violazione, ma per un caso individuale, nel quale un’azienda non abbia rispettato i nuovi diritti del cittadino, circa l’accesso e la custodia dei suoi dati personali. Le conseguenze peggiori riguarderebbero i danni di immagine e relativi alla fiducia, piuttosto che il valore della multa in sé.

Come altro provvedimento, i legislatori potrebbero anche sospendere e vietare il trasferimento dei dati verso altri Paesi, questo spingerebbe l’azienda sanzionata ai margini del business.

Estorsioni legate al GDPR

Il nuovo regolamento stabilisce delle sanzioni economiche in caso non venga rispettato. I cyber criminali potrebbero impossessarsi dei dati di un’azienda, calcolare la probabile sanzione e chiedere una somma di denaro leggermente inferiore, per non rendere pubblica la violazione. Nel caso l’azienda non dovesse cedere al ricatto, i cyber criminali porterebbero avanti l’estorsione vendendo i dati online. E la beffa sarebbe doppia.

Un incidente relativo a un fornitore

Secondo il nuovo regolamento, le aziende che processano i dati, come ad esempio i cloud provider, hanno le stesse responsabilità di chi li controlla, in caso di violazioni. Al di fuori dell’Unione Europea, le leggi in materia di dati sono meno rigide, per questo bisogna assicurarsi che tutti i fornitori abbiano le stesse policy e procedure per mantenere gli standard del GDPR.

Non dire tutta la verità

Nonostante le possibili sanzioni economiche, i danni reputazionali e le interruzioni di servizio, alcune aziende potrebbero essere tentate dal non denunciare le violazioni del regolamento o dal non dire tutta la verità. Magari perché non hanno tutte le informazioni, ed è per questo che un continuo monitoraggio della rete e un piano di risposta agli incidenti sono essenziali, per rispettare il tempo di notifica delle 72 ore imposto dal GDPR. Il regolamento vuole indurre le organizzazioni a essere più trasparenti, non esserlo porterebbe ovviamente a serie e peggiori conseguenze.

Un periodo di aggiustamento

È importante ricordare che il GDPR non è un esercizio di velocità a mettersi in regola in vista di una scadenza singola, ma un processo continuo che si evolve nel tempo. Questo è anche un vantaggio, perché rende possibile un primo periodo di aggiustamento, nel quale i legislatori saranno più morbidi con le organizzazioni in difetto. Per avere successo nel lungo periodo però, le aziende dovranno vedere il regola mento come un processo di business, formulando strategie sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione.

Quello che è importante sottolineare è che il GDPR è qui per restare. Le aziende devono abbracciare il cambiamento e imparare a innovare, crescere e competere in questo nuovo scenario legislativo.

Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia

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Trend Micro: aziende europee in ritardo con l’appuntamento GDPR https://www.datamanager.it/2018/01/trend-micro-aziende-europee-ritardo-lappuntamento-gdpr/ Thu, 25 Jan 2018 10:26:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139620 Lo rivela lo studio “Cambi di paradigma: Previsioni sulla sicurezza per il 2018” del vendor giapponese La convergenza tra Information Technology e Operational Technology (IT/OT), vale a dire le tecnologie per monitorare eventi e processi, e di automazione a supporto delle operations industriali  – storicamente separate – rappresenta uno dei mantra dello Smart Manufacturing. Un […]

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Lo rivela lo studio “Cambi di paradigma: Previsioni sulla sicurezza per il 2018” del vendor giapponese

La convergenza tra Information Technology e Operational Technology (IT/OT), vale a dire le tecnologie per monitorare eventi e processi, e di automazione a supporto delle operations industriali  – storicamente separate – rappresenta uno dei mantra dello Smart Manufacturing. Un processo foriero di numerose implicazioni tecnico-organizzative, alcune delle quali di forte impatto sulla sicurezza IT. Come l’estensione della superficie d’attacco che consente ai cattivi di individuare e impiegare in modo ancora più pervasivo le vulnerabilità disponibili, sfruttando i punti deboli delle infrastrutture di difesa in campo, non sempre perfettamente integrate per presidiare entrambi gli ambienti. E’ qui tra le pieghe di questo nuovo terreno di scontro che s’insinueranno alcune delle nuove minacce. «Mai abbassare la guardia. Non aspettiamoci tregue che non ci saranno» afferma Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia. Al contrario assisteremo probabilmente a una recrudescenza di alcune tipologie d’attacco. «Aziende e organizzazioni saranno ancora flagellate da violazioni che sfruttano le vulnerabilità conosciute» avverte Nencini. Questo uno dei dati principali a emergere dal report sulle minacce informatiche che caratterizzeranno l’anno in corso intitolato Cambi di paradigma: Previsioni Trend Micro sulla sicurezza per il 2018.

Più nello specifico apprendiamo che il ransomware rappresenta tuttora una minaccia lontana dall’essere debellata. «E’ vero però – osserva Nencini – che il ransomware sta cambiando faccia». Nuove tecniche per sfruttare in modo sempre più redditizio le falle a disposizione. E nuovi obiettivi. Volti a bloccare l’operatività delle aziende. Trend Micro sottolinea l’importanza dell’attività di patch management e della formazione dei dipendenti quali priorità irrinunciabili per proteggere i dati critici in azienda. «Molti dei peggiori attacchi dello scorso anno hanno sfruttato vulnerabilità conosciute. Con conseguenze che si sarebbero potute evitare se i sistemi fossero stati aggiornati tempestivamente. «Un trend – sottolinea ancora Nencini – che continuerà anche quest’anno. Perciò i responsabili delle aziende – coloro che ancora non lo hanno fatto – dovranno considerare la gestione delle vulnerabilità come una priorità, anche in considerazione dell’entrata in vigore a maggio del GDPR».

Un appuntamento – si sottolinea nel Report Trend Micro – con il quale la maggioranza delle aziende europee non sembra ancora essere preparata. Allo stesso tempo cresceranno anche le vulnerabilità IoT, per via della diffusione sempre maggiore di dispositivi di uso comune. «Ormai siamo alla vigilia di una vera e propria esplosione del mercato» afferma Nencini. Il problema di questi oggetti è che per troppo tempo sono stati progettati senza rispettare alcun standard di sicurezza. Con i risultati che abbiamo visto. Vedi la rete Mirai». «Trend Micro è da sempre in prima linea nella detection e nel monitoraggio delle minacce presenti e future» aggiunge Martin Rosler, Senior Director del team Threat Research di Trend Micro dedicato proprio a questo di attività. «Uno dei nostri obiettivi è di prevedere quali saranno le vulnerabilità più utilizzate. Soprattutto quelle che riteniamo avranno il maggiore impatto sulle aziende». Attenzione però, non tutte le vulnerabilità diventano exploit. Né attacchi. «Ci sono vulnerabilità, come le recenti Meltdown e Spectre,  che al momento non destano troppe preoccupazioni perché siamo ancora lontani da un impiego massivo della falla» ci dice Rosler. «Questo on significa che non possa accadere. Ma non nell’immediato».

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La cybersecurity in azienda deve essere una responsabilità di tutti https://www.datamanager.it/2017/10/la-cybersecurity-azienda-deve-responsabilita-tutti/ Tue, 17 Oct 2017 08:53:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132957 Soluzioni, prodotti e tecnologie sono importanti, ma senza la consapevolezza, la giusta cultura aziendale e i processi corretti, gli investimenti non saranno mai sufficienti A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia Le aziende oggi investono in sistemi di cybersecurity, hanno dei programmi di education, degli standard e delle procedure che aiutano a […]

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Soluzioni, prodotti e tecnologie sono importanti, ma senza la consapevolezza, la giusta cultura aziendale e i processi corretti, gli investimenti non saranno mai sufficienti

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia

Le aziende oggi investono in sistemi di cybersecurity, hanno dei programmi di education, degli standard e delle procedure che aiutano a mantenere le informazioni sicure. Spesso, però, si tende a dimenticare che la prima linea di difesa è l’individuo, il singolo dipendente. E questo è un punto molto importante, che sta creando diverse criticità.

Nella prima metà del 2017, le truffe Business Email Compromise (BEC) sono state, infatti, una delle principali minacce alle aziende. Secondo uno studio dell’FBI, pubblicato a maggio, le perdite globali determinate da queste truffe hanno raggiunto, a partire dal 2013, i 5,3 miliardi di dollari. Purtroppo non c’è motivo di credere che questo fenomeno possa rallentare, inoltre molte aziende sono anche restie ad ammettere di aver subito attacchi per non incorrere in danni di reputazione e questo non aiuta a comprendere a pieno la portata reale del fenomeno, che va a colpire direttamente gli individui che lavorano nell’azienda. E secondo i nostri studi e come mostrato dai grafici, le figure maggiormente colpite sono quelle dei reparti finance/amministrazione, con in testa, ovviamente, il CFO.

Come contrattaccare?

Per rispondere alle minacce serve uno sforzo coordinato. La security richiede infatti una visione e delle policy, che devono essere insegnate. È il Chief Information Security Officer (CISO) che deve creare le policy e occuparsi delle fasi di education, oltre a stabilire il budget necessario a supportare lo sviluppo di queste policy.

Un programma di security inoltre, richiede degli standard che dovrebbero includere il set di controlli base e i processi per migliorare i controlli a seconda dei nuovi rischi. Il CISO guida i tecnici nello sviluppo di questi standard e lavora con l’IT e le HR per integrarli nei processi e nelle operazioni aziendali. Il team di security deve avere anche le procedure per rilevare un problema, gestire e rimediare alle conseguenze di una violazione e informare le parti interessate sul problema e la sua soluzione. I dipendenti devono inoltre essere informati ed avere consapevolezza dei rischi e dei possibili attacchi.

Come creare un programma di awareness per i dipendenti?

Quando si pensa a un programma di awareness si può utilizzare un modello per validarne l’efficacia. Si deve immaginare un dipendente della propria organizzazione camminare per gli uffici. All’improvviso, il dipendente vede qualcuno compiere un’azione sul proprio computer che potrebbe essere sbagliata. A questo punto, bisogna quindi farsi tre domande sul dipendente:

  • Il dipendente è a conoscenza se l’azione che ha visto era giusta o sbagliata?
  • Il dipendente potrebbe scegliere di avvisare qualcuno?
  • Se prendesse il telefono, saprebbe chi chiamare?

Se la risposta a tutte e tre le domande è “si”, il programma è efficace. Se c’è almeno un “no”, il programma di awareness fallisce.

Se il dipendente non è a conoscenza di ciò che determina un’azione sbagliata, non la riconoscerà infatti, non farà nulla e il programma fallirà. Questo è il cuore dell’awareness quando parliamo di security. Altro caso, se il dipendente riporta il problema ma la persona all’help desk non sa che cosa fare, il programma fallisce nuovamente. Questo è un test che valuta le procedure dell’azienda. Se un dipendente ha paura di denunciare un problema perché teme di essere declassato o di suscitare antipatie, è una questione che riguarda la cultura aziendale e in ogni caso determinerà un nuovo fallimento del programma.

Questi esempi dimostrano come i risultati di una strategia di security possano essere indipendenti dalle questioni tecnologiche. Soluzioni, prodotti e tecnologie sono importanti e necessarie ovviamente, ma senza il giusto livello di consapevolezza, la giusta cultura e i processi corretti, gli investimenti non saranno mai sufficienti.

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Trend Micro, massima allerta contro le estorsioni online https://www.datamanager.it/2015/12/trend-micro-massima-allerta-contro-le-estorsioni-online/ Wed, 02 Dec 2015 15:13:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90199 Dispositivi mobili e smart device i più esposti alle minacce informatiche secondo le previsioni del vendor “La tecnologia  avanza così velocemente che non rimane neppure il tempo di pensare alla sicurezza. Il rilascio di nuovi prodotti avviene a ritmi forsennati. Senza una vera riflessione sull’uso anche fraudolento che può essere fatto. Né un analisi delle […]

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Dispositivi mobili e smart device i più esposti alle minacce informatiche secondo le previsioni del vendor

“La tecnologia  avanza così velocemente che non rimane neppure il tempo di pensare alla sicurezza. Il rilascio di nuovi prodotti avviene a ritmi forsennati. Senza una vera riflessione sull’uso anche fraudolento che può essere fatto. Né un analisi delle falle interne alla tecnologia stessa” afferma Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro. Un’evoluzione alla quale a stento si riesce a reggere il passo. Ma che apre scenari nuovi anche per la criminalità informatica. Tendenza questa documentata nel report “Previsioni sulla sicurezza per il 2016”, che secondo il vendor di sicurezza porterà a un’evoluzione degli attacchi IT. Che sempre di più assumeranno le sembianze di vere e proprie estorsioni on-line.

“La diffusione di tutte  queste nuove tecnologie ha scardinato il concetto di perimetro di sicurezza, il fortino dove prima dentro c’erano i buoni e fuori i cattivi” afferma Nencini. D’altra parte, ben prima che il ransomware diventasse mainstream, le richieste di denaro in cambio della restituzione dei dati erano già molto diffuse sulla rete. “Non dimentichiamo che Cryptowall, di cui tutti abbiamo sentito parlare nei mesi scorsi, è l’evoluzione di qualcosa di più vecchio. Di cui abbiamo già sofferto in passato. Molti ricordano la trappola dei falsi antivirus online che con la promessa di effettuare gratuitamente una scansione del pc, installavano codice dannoso sulle nostre macchine bloccandole. Oppure dei  police trojan che arrivavano persino a minacciare l’arresto degli utenti e il pagamento di un riscatto per riprendere possesso del proprio pc”. Ricatti che, come sottolinea Nencini, si stanno preparando a passare sul mobile, soprattutto sulla piattaforma Android. “Il perimetro che prima conteneva i nostri dati non esiste più. Oggi quegli stessi dati si trovano archiviati ovunque”.

Questa dispersione favorirà sempre di più il cybercrime. Anche per via dell’utilizzo spesso sin troppo disinvolto che facciamo dei social. Postando per esempio i nostri movimenti. “Se il giorno dopo il pernottamento in hotel mi arriva la loro mail che mi ringrazia di essere stato loro ospite, difficilmente andrò a verificarne la veridicità. Quando la guardia è bassa è facile cadere in qualche trappola” rileva Nencini. Per il cybercrime, impadronirsi di alcune tipologie di dati significa poter innescare immediatamente una minaccia. Per esempio una richiesta di denaro per non divulgare determinate info, messaggi, foto e quant’altro. Un fenomeno che può avere conseguenze gravi. Come dimostrano purtroppo i casi di suicidio connessi al furto di dati perpetrato ai danni di Ashley Madison, sito di dating on line violato nei mesi scorsi. Ma la stessa cosa potrebbe accadere con le app mobili, già oggi pesantemente compromesse. “Su 4 app presenti sullo store Google destinato al mercato cinese, tre sono malevole. Brutte copie free di quelle più famose. Progettate per illudere l’utente di risparmiare qualcosa. Ma che diventano invece un vettore potente di infezione” afferma Nencini. 

Secondo le stime di Trend Micro, nel 2016 il numero di app virate in circolazione supererà i venti milioni. L’ecosistema mobile poi sarà sempre di più oggetto di attacchi connessi alle nuove modalità di pagamento in mobilità. Come già avviene con le carte contactless già oggi impiegate per le transazioni sino a 25 euro. Il rapporto Trend Micro documenta altresì problemi connessi alla diffusione dei dispositivi smart, dotati di indirizzo IP e quindi collegabili in rete. All’incirca 20 miliardi entro il 2019 secondo Gartner. “Anche qui si apre uno scenario preoccupante. Tutto quello che andremo a collegare a internet diventerà immediatamente un possibile target della criminalità”. La cui forza non va sottovalutata. “Scordiamoci l’hacker buono. Qui siamo di fronte a veri e propri professionisti del crimine, team agguerriti che dispongono di mezzi e risorse cospicui” l’ avviso ai naviganti lanciato da Nencini. Con una particolare dedica ai più scettici.

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Trend Micro – La sicurezza cucita addosso https://www.datamanager.it/2015/09/trend-micro-la-sicurezza-cucita-addosso/ Thu, 17 Sep 2015 10:30:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83827 In un mondo software defined, il crimine informatico si serve di strumenti “sartoriali” per sfruttare a proprio vantaggio i dati su cui si fonda la nostra economia. Per Trend Micro la risposta deve essere altrettanto “su misura”. E non solo tecnologica Nell’era della dematerializzazione, le informazioni, i dati che risiedono o circolano sulle reti aziendali […]

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In un mondo software defined, il crimine informatico si serve di strumenti “sartoriali” per sfruttare a proprio vantaggio i dati su cui si fonda la nostra economia. Per Trend Micro la risposta deve essere altrettanto “su misura”. E non solo tecnologica

Nell’era della dematerializzazione, le informazioni, i dati che risiedono o circolano sulle reti aziendali sono sempre più direttamente correlati con i risultati di business e la competitività delle imprese. Per questo diventano bersaglio di attacchi e tentativi di compromissione mirati a carpire informazioni che sono a loro volta monetizzabili, o a rendere i dati irraggiungibili per lo stesso proprietario, attraverso forme di “sequestro virtuale” seguite da una richiesta di riscatto: le vittime sono costrette a pagare, o non potranno mai più accedere ai dischi che le bande di cyber-criminali hanno congelato in una cassaforte virtuale cifrata di cui solo loro hanno la chiave. «La caratteristica principale di questi episodi – spiega Gastone Nencini, country manager di Trend Micro in Italia, è la loro “sartorialità”.


#cybersecurity Gastone Nencini @TrendMicroItaly Il malware come strategia d’attacco mirata
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Oggi, a differenza delle prime generazioni di virus, il malware è molto più mutevole e fa parte di una strategia d’attacco estremamente mirata. Per questo Trend Micro ha impostato le sue tecnologie di difesa all’insegna della personalizzazione: non c’è una risposta generica, ma una formula unica che le soluzioni Trend Micro distillano sulla base di un’accurata analisi del codice maligno utilizzato per colpire un target specifico e centrare determinate vulnerabilità. Ad attacco sartoriale, Custom Defense: difesa su misura».

Difese ad personam

Il percorso di adattamento a questi nuovi scenari ostili, spiega Nencini, è iniziato per Trend Micro già due anni fa, quando lo specialista della sicurezza di end point e reti, incorporato in Giappone, ma con radici a Taiwan e in California, festeggiava il suo primo quarto di secolo di vita. Oggi, Custom Defense è una realtà di mercato. Nencini la descrive come una «appliance capace di analizzare il malware in arrivo, produrre l’antidoto direttamente on-prem non solo per ripulire gli eventuali danni, ma anche per bloccare gli attacchi futuri. Una capacità che al momento ci differenzia da tutti gli altri player». Il mercato, evidentemente, apprezza e Trend Micro chiude il suo anno fiscale 2014 con un fatturato record, per la prima volta superiore al miliardo di dollari e un ragguardevole utile netto di 210 milioni di dollari. Il focus sulla natura ormai avanzata del malware assume in Trend Micro risvolti che non sono semplicemente tecnologici. L’azienda è tra le più attive sul fronte della divulgazione e della formazione degli utenti della rete e dei nuovi strumenti informatici. «I dipendenti di un’azienda – chiarisce Nencini – non devono capire soltanto come agisce il malware, ma le motivazioni alla base degli attacchi e anche il modo in cui – per esempio – i dati che vengono carpiti dagli hacker possono essere riutilizzati da un mercato che genera milioni, se non miliardi di dollari».

Maurizio Martinozzi, manager sales engineering - Lisa Dolcini, channel marketing manager - Gastone Nencini, country manager - Vincenzo Ciancaglini, senior threat researcher
Maurizio Martinozzi, manager sales engineering – Lisa Dolcini, channel marketing manager – Gastone Nencini, country manager – Vincenzo Ciancaglini, senior threat researcher

La sicurezza va in Web Tv

Tra i segnali di allarme che Trend Micro ha lanciato dai suoi portali, uno riguarda la nuova tipologia di minacce che vanno a colpire la strumentazione elettromedicale negli ospedali Usa. «Sono macchine diagnostiche che possono custodire dati molto sensibili» – spiega Nencini. «Quasi sempre, della sparizione di questi dati non rimane traccia, fino a quando non si scopre che anche per queste informazioni c’è un mercato. Gli hacker possono rivenderle a chi vuole realizzare “studi scientifici” basati su sperimentazioni reali. Dobbiamo abituarci all’idea di un mercato underground che lucra letteralmente su tutto. Per non parlare degli scontri in atto tra governi e servizi di vario genere». Anche per questo, Trend Micro collabora molto strettamente con Interpol e altre agenzie di indagine ed enforcement delle normative anti-pirataggio. Senza rinunciare a format e linguaggi tipici della comunicazione per rendere ancora più efficace la valenza educativa del suo messaggio a favore di una sicurezza informatica più consapevole, rivolta non solo ai sistemi hardware e software, ma al vero punto debole della catena: gli utenti finali.


#cybersecurity Martinozzi @TrendMicroItaly Intelligenza in azione e cloud protetto dall’interno
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Nencini cita due esempi recenti: la serie web “2020” e il gioco online “Targeted Attack”. Il primo è una vera e propria fiction ispirata agli scenari descritti su un rapporto della International Cyber Security Protection Alliance redatto da Europol e Trend Micro. Il secondo è un gioco didattico interattivo disponibile anche in italiano, che permette a chiunque di mettersi nei panni di un chief security officer per definire, in modo molto realistico, la migliore strategia di sicurezza.

Il malware nel recinto

La necessità di una sicurezza personalizzata e informata, del resto, è sempre più impellente secondo Nencini. «Il primo quarto del 2015 ha visto un riacutizzarsi degli attacchi mirati, in particolare verso gli Stati Uniti e l’Asia. In Italia, non sono stati segnalati casi eclatanti dalle aziende, ma qui ancora non esiste, come altrove, l’obbligatorietà della denuncia per furto di dati. È curioso osservare, in questa nuova ondata di malware, un ritorno a tecniche che sembravano ormai obsolete, come i macrovirus nascosti nei documenti di Word. Volendo restare nella metafora sartoriale, direi che il cybercrimine ama vestire vintage». Ma non è affatto vintage la risposta di un provider come Trend Micro, che si rende invece ben conto della necessità di sorvegliare un “territorio” digitale molto più complesso che in passato. Le reti aziendali non sono più delimitate dai firewall, e spesso devono tenere a bada le vulnerabilità di diverse famiglie di sistemi operativi, alcuni dei quali su apparati mobili e di uso molto promiscuo, tra attività professionali e vita personale. «Da qui, deriva un approccio alla sicurezza che deve essere su misura e funzionale al fattore rischio. Non si può pensare di proteggere tutto: in azienda, una soluzione di sicurezza deve rispettare i vincoli di budget. Bisogna però identificare le aree più esposte, i dati più critici e intorno a questi cucire l’abito protettivo della Custom Defense».


#cybersecurity Martina Mulas @TrendMicroItaly Anche il canale “su misura”
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Uno dei ritrovati tecnici più diffusi nei sistemi che gestiscono sulle reti aziendali i flussi che contengono codici potenzialmente maligni è la cosiddetta “sandbox”, un recinto di sabbia isolato rispetto alla rete, dove il software di sicurezza può fare i suoi esperimenti e verificare l’effettiva pericolosità del malware intercettato quando la natura dello stesso non sia già conosciuta. «La particolarità esclusiva della sandbox implementata da Trend Micro – spiega Nencini – deriva dal suo livello di customizzazione. È un ambiente che riproduce fedelmente il tipo di rete del cliente, i sistemi operativi utilizzati. Questo consente di capire meglio il funzionamento del malware attraverso le vulnerabilità dell’ambiente stesso. Un altro fattore è la capacità di studiare un attacco anche attraverso i suoi segnali anticipatori. Non dimentichiamo che gli attaccanti agiscono solo dopo una lunga fase di studio del loro target, è importante monitorare una rete alla ricerca degli eventi che sembrano persi nel rumore di fondo della normale attività, ma che possono essere il segnale di qualcosa che sta cercando di aggirare le nostre barriere».

Maurizio Martinozzi manager sales engineering
Maurizio Martinozzi, manager sales engineering

Ricerca e alleanze tecnologiche

Il focus di Trend Micro sulla content security, sulla protezione dei dati che risiedono sui server fisici, virtuali e in the cloud, e sugli apparati fissi e mobili degli utilizzatori, spiega il successo del paradigma delle “3C” che raggruppa le tre grandi famiglie di soluzioni di sicurezza: Complete user protection, Cloud and data center e Custom Defense. A supporto di questo paradigma ci sono i laboratori di ricerca con le informazioni costantemente monitorate dalle due task force globali – TrendLabs e Forward-looking Threat Research (in questo gruppo ci sono anche due esperti italiani) – che analizzano gli scenari tecnologici per anticipare il cybercrime del futuro. «Un altro punto di forza – aggiunge Nencini – è il sistema di alleanze tecnologiche che consentono di sviluppare soluzioni di sicurezza integrate veramente avanzate. Con Hewlett-Packard abbiamo per esempio un accordo Oem per l’installazione di Deep Discovery, la nostra soluzione per le minacce “persistenti” sui prodotti Hp, mentre con Ibm Security, Deep Discovery si unisce come componente di rilevamento del malware al sistema di difesa dinamica QRadar Siem (Security information event management)».


cybersecurity Vincenzo Ciancaglini @TrendMicroItaly Meglio essere pronti
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Con VMware, ricorda inoltre Nencini, prosegue da anni il rapporto di collaborazione che consente a Trend Micro un presidio avanzato anche sul fronte della protezione degli ambienti di virtualizzazione alla base del cloud computing, ambito in cui – proprio grazie ai consolidati rapporti con VMware e con i provider del cloud pubblico – Trend Micro può godere di un significativo vantaggio.

Per l’azienda di sicurezza giapponese il cloud diventa anche un’arma competitiva commerciale. «Tutti i nostri prodotti ormai sono disponibili anche in versioni direttamente usufruibili come cloud service» – spiega Nencini. «Anzi, abbiamo recentemente introdotto una strategia di vendita che consente al cliente di installare le soluzioni Trend Micro on prem, on cloud o in formula as a Service tramite i nostri servizi web. Una formula flessibile di abbonamento permette di salvaguardare ulteriormente i propri investimenti perché la protezione Trend Micro viene automaticamente estesa a tutte le macchine sia quelle che prima erano prodotte come sistema fisico sia quelle che in seguito vengono virtualizzate nel data center».

Intelligenza in azione

Maurizio Martinozzi, responsabile in Trend Micro della sales engineering, identifica le tre aree che l’industria della sicurezza deve presidiare. «La prima è quella delle minacce avanzate, in particolare Cryptolocker, il virus ricattatore appartenente alla categoria dei ramsonware. L’evoluzione di queste tecnologie è molto rapida e le contromisure convenzionali non sono più sufficienti» – afferma Martinozzi. Un’altra area di notevole sviluppo dal punto di vista della sicurezza riguarda il data center sempre più “software defined”, il «data center che dimentica l’hardware» – come lo definisce il capo del team di prevendita di Trend Micro in Italia – e che richiede per questo un approccio alla protezione radicalmente diverso. «Infine, c’è un altro aspetto che non riguarda direttamente la tecnologia, ma la compliance e interessa fasce di utenza come la pubblica amministrazione. Sulla cautela nella difesa dei dati, l’Autorità Garante della privacy in Italia non si limita più alle raccomandazioni generiche, parlando in modo esplicito di aggiornamenti almeno semestrali per le infrastrutture di sicurezza hardware e software». Un punto che si riallaccia alle considerazioni iniziali di Gastone Nencini: «Imprese e organizzazioni devono diventare sempre più responsabili dell’incolumità dei loro dati».


#cybersecurity Lisa Dolcini @TrendMicroItaly Marketing e impegno sociale
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Soffermandosi sugli aspetti più tecnologici dell’offerta Trend Micro, Martinozzi mette soprattutto in luce gli aspetti innovativi di Custom Defense e di altre soluzioni messe a punto, partendo dal notevole grado di imprevedibilità che caratterizza gli attacchi malware. «Combinando il rilevamento di Deep Discovery e il “sand-boxing” dinamico, Trend Micro non si limita a isolare il malware ma si analizza il comportamento che aiuta a ricostruire i punti di origine del codice maligno e a contenere i danni. È quella che definiamo “actionable intelligence”, un lungo lavoro di correlazione di eventi raccolti localmente o segnalati dall’insieme della Smart Protection Network, che ci permette di individuare le vulnerabilità e le modalità di attacco».

Vincenzo Ciancaglini senior threat researcher
Vincenzo Ciancaglini, senior threat researcher

Il cloud protetto dall’interno

Integrata nel software defined data center già a livello di hypervisor, Deep Discovery crea uno strato applicativo che – oltre a dare protezione contro le stesse vulnerabilità delle macchine fisiche – facilita il gestore nei servizi di compliance e governance. Traducendo tutto questo nell’attuale struttura di soluzioni, Trend Micro dispone di tre grandi famiglie di prodotti. «Nella Complete User Protection rientra la protezione dell’end-point, dei gateway e dei dispositivi mobili, in una modalità che prevede tra l’altro una forte integrazione e un dialogo con le appliance della Custom Defense, a sua volta centrata su Deep Discovery Inspector e le sue sonde per la detection del malware potenzialmente nascosto nei flussi di traffico web e nella messaggistica. Infine, Cloud and Data Center Security rappresenta la sicurezza per il cloud. Una protezione estremamente efficace e a basso consumo di risorse grazie all’integrazione “agentless” di Deep Security nel motore di virtualizzazione VMware».


#cybersecurity La serie web #2020 che guarda al futuro dei #cyberthreats @rik_ferguson
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Il team di prevendita guidato da Martinozzi ha un ruolo importante nel supportare il brand e le competenze dell’azienda al di là degli specifici prodotti e delle loro implementazioni. Per esempio a Martinozzi spetta il compito di fornire supporto ai partner, per gli aspetti implementativi e a seguire anche il percorso relativo alla formazione tecnica e all’aggiornamento del canale, la fondamentale leva di Trend Micro sul mercato. Tra queste attività, c’è per esempio l’organizzazione di una quindicina di webinar annuali, dove vengono messi in evidenza i passi di una efficace strategia di sicurezza e di un dispiegamento corretto delle soluzioni Trend Micro a copertura delle varie criticità. Oltre alla formazione online, all’ufficio tecnico spetta la regia di specifici eventi nel mondo fisico, come il recente “Cryptolocker Tour” espressamente dedicato alla formazione anti-ransomware, una serie di incontri che hanno già toccato alcune città del Centro-Nord.

Anche il canale “su misura”

Uno spaccato sulle strategie che Trend Micro sta mettendo in campo per veicolare al meglio il messaggio di una sicurezza personalizzata attraverso la sua solida rete di partner indiretti arriva da Parigi, da dove interviene in videoconferenza Martina Mulas, senior manager distribution and volume per il Sud Europa. «L’obiettivo è raggiungere i massimi livelli di specializzazione sull’intero insieme dei nostri tremila rivenditori in Italia attraverso il nuovo partner program che è stato lanciato lo scorso anno, in sintonia con la strategia 3C, Cloud, Complete User Protection e Custom Defense. Il piano prevede la possibilità, per tutti i partner dalla categoria Bronze, Silver e Gold – nonché i Platinum, importanti organizzazioni che Trend Micro recluta “su invito” – di approfondire la conoscenza delle nostre soluzioni.


#cybersecurity Come vestire i panni di un CSO con #Targeted_Attack @TrendMicroItaly
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La specializzazione è uno sforzo che Trend Micro premia con una migliore marginalità» – spiega Mulas. Il nuovo programma, unificato a livello globale, prevede un notevole impegno da parte di Trend Micro, che ha rivisitato i portali web e le attività di relazione con i partner, rafforzando molto i contenuti tecnici. «Il nuovo programma prevede che il partner possa decidere su quali prodotti specializzarsi. Questo nuovo impegno sul fronte delle tecnologie 3C non annulla quello che stiamo già facendo per coloro, tra i partner, che sono rivolti verso il segmento delle PMI che potranno specializzarsi sulle tematiche adatte alla loro clientela e che continueranno a usufruire di una ricca offerta di corsi di approfondimento gratuiti sul web. Il messaggio che vogliamo dare è che sicuramente le soluzioni a volume rivolte al mercato delle microimprese e SoHo continueranno a essere importanti, ma che il nostro impegno maggiore va verso il mercato mid-size, dove sono necessarie competenze più evolute». Anche il team commerciale interno alla sede italiana, sottolinea Mulas, è stato potenziato e i tre distributori Trend Micro in Italia, Arrow, Computer Gross ed Esprinet, hanno aumentato il loro livello di specializzazione sull’offerta tecnologica 3C.

 

mulas trend micro
Martina Mulas, senior manager distribution and volume SEUR

Meglio essere pronti

Se Martina Mulas presidia quello che può essere definito il braccio commerciale del provider di tecnologie di sicurezza sul territorio, Vincenzo Ciancaglini, senior threat researcher, è l’uomo-radar, l’inviato di Trend Micro nei minacciosi sotterranei del Deep Web.
Ciancaglini, insieme a un altro italiano, Marco Balduzzi, fa parte di uno swat team di venticinque persone, incaricato della cosiddetta Forward-looking Threat Research, l’analisi dei comportamenti futuri degli hackers. «Siamo una delle articolazioni dell’R&D di Trend Micro – spiega Ciancaglini – e il nostro specifico incarico è studiare non solo i possibili sviluppi della tecnologia da qui a tre o quattro anni, ma soprattutto quali opportunità potranno offrire ai cybercriminali». Sotto lo sguardo di questi analisti troviamo attualmente tutti i concetti più di moda dell’informatica, dalla Internet of Everything alle cryptovalute. Questa “squadra speciale” lavora tendenzialmente da casa, senza rispettare un preciso orario, e uno dei loro compiti è rispondere, 24 ore su 24, alle eventuali richieste che arrivano dai responsabili della Smart Protection Network quando gli attacchi diventano davvero sofisticati. Un altro incarico è quello dei rapporti con gli organi di polizia internazionali e locali.


#cybersecurity Trend Micro, 2014 con fatturato record @TrendMicroItaly @TrendMicro
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«Siamo pochi, ma tendiamo ad agire per specifiche aree. Io per esempio – continua Ciancaglini – sono focalizzato sia sulla ricerca accademica sia sullo sviluppo di prototipi e simulazioni. Altri si occupano in senso più astratto dell’evoluzione tecnologica, dei nuovi sistemi di individuazione ed elaborazione. Infine, c’è anche chi svolge una mansione analitica nella cosiddetta “attribution”, individuando in modo più preciso il funzionamento e le origini del malware. Siamo sempre in contatto con gli altri componenti del team su Internet, ma almeno tre volte all’anno cerchiamo di riunirci di persona, scegliendo a rotazione località in Europa, Nord America e Sud-Est asiatico» – racconta Ciancaglini a Data Manager. Parlare con lui equivale a spalancare una porta nascosta su un mondo parallelo e denso di insidie. Le ricerche condotte da questi esperti riguardano sistemi che possono non essere ancora direttamente raggiungibili attraverso la rete, ma che già rappresentano una “superficie d’attacco” in grado di generare un guadagno economico per i cybercriminali. In particolare, Ciancaglini cita i sistemi industriali a controllo numerico e le nuove reti di sensori utilizzati nella domotica. E poi, c’è l’universo oscuro di Deep Web, la rete clandestina isolata dai protocolli anonimizzatori di Tor, dove si annidano veri e propri marketplace di prodotti e servizi illegali.

lisa dolcini trend micro
Lisa Dolcini, channel marketing manager

Marketing e impegno sociale

Il lavoro svolto da Vincenzo e dai suoi colleghi della Forward-looking Threat Research enfatizza il focus principale delle attività di Trend Micro rivolte ai partner, al mercato e ai clienti. L’obiettivo è fare divulgazione puntuale e aperta dei futuri sviluppi del cybercrime. Ma soprattutto – come rileva in conclusione Lisa Dolcini, channel marketing manager – «essere un advisor affidabile per le nostre soluzioni e per il mercato in generale, contribuendo a rafforzare la percezione dei rischi e dei relativi sistemi di protezione, in tutte le possibili sfaccettature, a 360 gradi». Una profonda vocazione alla cultura della sicurezza che – secondo Dolcini – si traduce anche nei tanti progetti di volontariato e azione sociale che Trend Micro promuove tra i suoi dipendenti, chiamati a intervenire in tutto il mondo a sostegno di popolazioni locali colpite da situazioni di crisi. La voglia di far conoscere il mondo delle minacce informatiche e gli strumenti utilizzati per proteggere le risorse hardware e software anima iniziative come la già citata serie web “2020”, progetto sponsorizzato personalmente da Rik Ferguson, global vicepresident della security research.


#cybersecurity Attacchi mirati in aumento verso USA e l’Asia @TrendMicroItaly @TrendMicro
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«Iniziative più propriamente marketing sono, a livello macro, il nostro Global Partner Summit, dove tutti i maggiori partner del mondo vengono invitati insieme alle grandi aziende con cui siamo alleati. Al summit si affianca una miriade di eventi focalizzati sui mercati locali, dove interveniamo anche in questo caso in modo sartoriale, cucendo addosso alle aziende che collaborano con noi webinar, incontri, iniziative congiunte presso i clienti». Una parte consistente e poco conosciuta di questo capillare lavoro di formazione include – ricorda Lisa Dolcini – attività pensate per i livelli manageriali delle imprese destinate a essere protette dalle soluzioni Trend Micro. «È al cosiddetto C-level che bisogna arrivare maggiormente per costruire una corretta percezione del rischio aziendale e delle possibili conseguenze di un attacco. Per coinvolgere le persone che guidano l’economia, Trend Micro organizza meeting e tavole rotonde, partecipando anche a gruppi di discussione e osservatori promossi dal mondo universitario». La nostra realtà economica sempre più “software defined” è un territorio complesso e ricco di interconnessioni. Era fatale che anche su questo territorio finissero per scontrarsi le forze contrapposte delle regole e dell’illegalità, in una lotta che vede il crimine informatico sempre meglio attrezzato, con armi che sono al tempo stesso tecnologiche e psicologiche, capaci di fare breccia nelle vulnerabilità delle macchine ma soprattutto sulla debolezza del fattore umano. Il merito di Trend Micro è di aver anticipato la necessità di combattere entrambe le tipologie di armamento, dispiegando arsenali che non si limitano a fronteggiare e prevenire i colpi sferrati dal codice maligno, ma intervengono sulla consapevolezza di determinati meccanismi e sulla nostra innata distrazione. Per fare in modo che tutti abbiano il loro personale scudo di tecnologie e conoscenza.

Foto di Gabriele Sandrini

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L’importanza di avere un responsabile della sicurezza esperto di business https://www.datamanager.it/2015/03/limportanza-di-avere-un-responsabile-della-sicurezza-esperto-di-business/ Thu, 19 Mar 2015 16:32:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71751 A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Alle grandi violazioni di dati seguono solitamente una serie di dimissioni di alto profilo. Diversi studi di recente stanno inquadrando l’impatto finanziario degli ultimi cyber attacchi a Sony, Target, JPMorgan e altri. Il gigante giapponese dell’elettronica ha già speso 15 milioni di dollari per la remediation […]

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A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro

Alle grandi violazioni di dati seguono solitamente una serie di dimissioni di alto profilo. Diversi studi di recente stanno inquadrando l’impatto finanziario degli ultimi cyber attacchi a Sony, Target, JPMorgan e altri. Il gigante giapponese dell’elettronica ha già speso 15 milioni di dollari per la remediation e sta affrontando anche diverse azioni legali da parte degli avvocati. Target ha recentemente rivelato di aver subito un colpo da 162 milioni di dollari e gli esperti di sicurezza ritengono che le perdite potrebbero arrivare a 1 miliardo di dollari contando le spese legali.

In teoria, queste sventure dovrebbero impressionare i responsabili delle aziende circa l’importanza della sicurezza IT. Ma in assenza di un CISO esperto di business che riporta al board e coordina un approccio risk-based per mettere al sicuro i dati sensibili, in futuro ci saranno sempre più vicende come quelle già accadute.

La violazione di Target, come in molti altri casi, è stata un classico attacco mirato. Il modus operandi varia leggermente tra le diverse violazioni ma solitamente comporta il furto sottotraccia di informazioni aziendali di valore. In questo caso sono stati i dati personali e delle carte di credito dei clienti, sottrattiper essere rivenduti al miglior offerente o per essere monetizzati in qualche modo.

Il primo errore di Target è stato quello di non avere in organico un CISO dedicato. È stato un errore che è costato il posto di lavoro al CEO e al CIO e che ha minato la fiducia del pubblico e degli investitori nei confronti dell’azienda. Abbiamo sentito anche che JPMorgan aveva appena nominato un CSO dedicato, nel momento in cui è stata coinvolta in un attacco più grande. Home Depot, un altro retailer USA colpito l’anno scorso, si era ritrovato ad affrontare un massiccio turnover del suo staff nella divisione sicurezza.

Il fatto di avere un CISO non impedisce a un’azienda di subire una violazione, ma è l’indicatore che i responsabili non prendono la sicurezza abbastanza sul serio. Per sicurezza, intendo ovviamente il termine più ampio di “information security” – ovvero la protezione dei dati chiave di business – piuttosto che la “IT security”, che potrebbe essere interpretata come la disciplina più tecnica di blindare un sistema IT contro gli attacchi.

Se in organico è presente un CISO ma è ai margini e non può parlare il linguaggio del business, c’è un’alta probabilità che l’organizzazione in questione soffra di qualche attacco cyber criminale o di qualche incidente di perdita di dati. Questo succede perché la parte tecnica vede la sicurezza come un problema IT e non come un rischio di business, nel momento in cui riporta al board. Mi riferisco a tutti gli IT leader che si lamentano del fatto che i budget per la sicurezza vengono ridotti. Questo succede perché non sono in grado di spiegare abbastanza l’importanza che ha la loro funzione per il business. Quello che succede è un errore comune, il board non apprezza il valore della info-security e l’IT non capisce cosa sta facendo il business.

Il problema è che storicamente i business leader operano secondo il rischio, ovvero assumono un rischio per guadagnare un vantaggio competitivo. Dall’altra parte il team IT è contrario al rischio, e questo spiega perché è spesso visto come un blocco alla produttività, all’agilità di business e alla crescita.

Cosa può fare un CISO ambizioso per comunicare meglio con il board, assicurarsi i finanziamenti e aiutare a prevenire un’altra Target? Studiare un sistema di metriche è un ottimo punto di partenza. Queste sono utilizzate solitamente dagli executive per capire la spesa, l’esposizione al rischio e l’efficienza operativa dei processi in corso. Le metriche, se ben strutturate, possono aiutare il CISO a presentare al board un foglio di bilancio per le funzioni della sicurezza, che evidenzi dove le spese sono in ritardo e dove gli investimenti devono essere focalizzati.

La chiave è assumere un approccio risk-based. Il volume e la sofisticazione delle minacce oggi suggeriscono che non si può proteggere un’organizzazione da qualsiasi cosa. È compito del CISO valutare gli asset chiave, dare loro un valore e calcolare quanto potrebbe costare al business se fossero compromessi. Questo è il tipo di linguaggio che il business è in grado di capire. È il punto di vista delle persone e dei processi, piuttosto che quello solamente tecnologico con il quale spesso ci fissiamo.

Questo non vuol dire che l’aspetto tecnologico deve essere ignorato. Un buon modo per testare come le difese siano adatte allo scopo è implementare una squadra indipendente che testi la loro efficacia. Si può lavorare con le risorse umane per definire dei parametri e autorizzare poi una squadra di fiducia di hacker etici per fare uno stress test di tutto l’ambiente. I dati ottenuti da questo tipo di esercizio possono dare un importante riscontro per le metriche che abbiamo predisposto.

Il fatto è che i costi delle violazioni di dati stanno crescendo e secondo PwC dal 2013 al 2014 è stato registrato un incremento del 30%. È quindi giunto il momento di nominare un CISO che si intenda anche di business.

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Storage. Nuove sfide e nuove soluzioni https://www.datamanager.it/2015/02/storage-nuove-sfide-nuove-soluzioni/ Wed, 11 Feb 2015 11:06:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69283 Software defined e flash: sono queste le due tendenze chiave del mercato storage, che è sempre più una componente chiave delle infrastrutture IT aziendali, ma che assume nuovi ruoli proprio in ragione dei nuovi paradigmi che ne hanno ampliato il campo di azione Il fenomeno è ormai noto: esplosione dei dati, strutturati e non strutturati, […]

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Software defined e flash: sono queste le due tendenze chiave del mercato storage, che è sempre più una componente chiave delle infrastrutture IT aziendali, ma che assume nuovi ruoli proprio in ragione dei nuovi paradigmi che ne hanno ampliato il campo di azione

Il fenomeno è ormai noto: esplosione dei dati, strutturati e non strutturati, e corrispondente crescita esponenziale dei volumi di dati da archiviare e soprattutto da gestire. Anche le ragioni di questo fenomeno sono note: proliferazione di dispositivi mobili che generano contenuti sempre nuovi, crescenti esigenze dettate dalla compliance normativa, ovvero backup con requisiti stringenti e metodi di archiviazione sicura, e anche la notevole affermazione dei paradigmi business analytics e big data. Questi sono solo alcuni dei fattori che stanno determinando un mutamento di pelle dello storage, i cui compiti nell’ambito delle infrastrutture di data center sono molto più strategici che nel recente passato. Le risposte dei vendor alle nuove esigenze dettate dall’evoluzione dello scenario sono molteplici, come è giusto che sia in un settore per definizione dinamico come quello IT. Su tutti i nuovi paradigmi che si stanno prepotentemente affermando sul mercato, spicca il software defined storage, cui fa da contraltare la crescente affermazione del flash storage, così come l’affacciarsi deciso dei sistemi convergenti, che suscitano sempre più interesse. Queste spinte innovative vanno a incidere su uno scenario già fortemente influenzato sia dall’esplosione della quantità di dati sia dalla virtualizzazione e dal cloud, con il loro corollario di nuove modalità di fruizione dello storage anche come servizio.


Le tante sfide dello #storage nell’era della terza piattaforma
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L’era dello storage definito dal software

«Nell’era della terza piattaforma, lo storage è sottoposto a numerose sfide che per uno storage di tipo legacy sono difficili da indirizzare in termini di scalabilità, performance, agilità e facilità di utilizzo, soprattutto anche tenendo in considerazione budget sempre più ristretti» – spiega a Data Manager Sergio Patano, IT research & consulting manager di IDC Italia. «Le aziende stanno sempre più adottando una strategia “virtual first” per il deployment di nuove applicazioni su piattaforme virtuali. Ciò è parte integrante della strategia di software defined data center che include la virtualizzazione di server, network e storage. La continua crescita di macchine virtuali, unita all’esplosione dei dati e alla necessità di flessibilità e agilità rende quindi imprescindibile l’adozione di una strategia di software-defined storage (SDS), per traghettare le aziende nel disegno e nella gestione di un data center in grado di supportare le continue esigenze legate al deployment delle soluzioni della terza piattaforma e a un migliore allineamento con le effettive esigenze di business».

Del resto, i vantaggi riguardano molteplici aspetti. «Il SDS – prosegue Patano – consente di portare i servizi di classe enterprise, quali snapshot, clone, storage tiering, data reduction, encryption e replication, su uno o più pool di risorse storage differenti ed eterogenee, che cioè possono essere di tipologie differenti (flash, hard disk tradizionali, cloud) e di vendor differenti, trattandole come se fossero un’unica risorsa, in quanto definita logicamente e slegata dall’hardware». Questo consente alle aziende di incrementare su larga scala l’efficienza dello storage, migliorandone disponibilità, scalabilità e requisiti di resilienza. In aggiunta, il SDS consente un migliore scale-up e scale-down delle risorse storage e permette di implementare – e quindi di far coesistere – generazioni differenti di architetture storage. Anche la costante migrazione tra data center proprietari da e verso il cloud pubblico è facilitata dall’adozione del SDS e consente un migliore e più rapido refresh tecnologico, rendendolo praticamente trasparente all’applicazione».


Software defined storage vale nel 2014 391 milioni di euro di cui otto milioni in Italia @IDCItaly
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Scenario di mercato

Non è una sorpresa che le previsioni di mercato confermino l’ottimo momento del software defined storage. Infatti, secondo IDC, la spesa per queste piattaforme, che nel 2014 ha raggiunto un totale mondiale di 391 milioni di euro, di cui otto milioni in Italia, avrà una crescita notevole da qui al 2018, con un CAGR del 17,3% a livello mondiale e un più modesto, ma sempre robusto dati i tempi, 5,4% in Italia. Per quanto invece riguarda il mercato storage nel suo complesso, è sempre IDC, nel suo Worldwide Quarterly Disk Storage Systems Forecast del Q3 2014, a fotografare le grandezze in gioco: la spesa per l’hardware storage ha raggiunto nel 2014 un totale mondiale di 28.984 milioni di euro, in crescita dell’1,4% rispetto al 2013, mentre quest’anno la crescita dovrebbe essere del 7,2%, sempre a livello mondiale. Per l’Italia, a fronte di una spesa hardware di 364 milioni di euro, la crescita nel 2014 è stata un solido 7,7%, ma la previsione è che quest’anno vi sia una lieve contrazione, pari al 3,4%. Passando infine a esaminare i dati di mercato del software per storage, il Worldwide Software Tracker di IDC del primo semestre 2014 indica una spesa totale mondiale 2014 di 11.542 milioni di euro, con una crescita del 2,5% rispetto al 2013 e una previsione di incremento del 6% per quest’anno. Per il mercato italiano del software storage, i valori parlano di una spesa di 195 milioni di euro, con una crescita del 2,6% rispetto al 2013 e una previsione dell’1,7% per il 2015.


Dario Regazzoni @EMCItalia Lo #storage focalizzato su flash, automatizzato e semplice da gestire
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Efficienza e performance

Dario Regazzoni, pre-sales manager di EMC Italia, conferma la supremazia del paradigma SDS: «Stiamo entrando in un’era in cui lo storage sarà software-defined, focalizzato sulla tecnologia flash, automatizzato e semplice da gestire. Tutto questo aprirà significative opportunità per le aziende e permetterà il passaggio dell’IT da esigenza di business a funzione strategica. Stiamo assistendo a un’enorme accelerazione dell’interesse delle aziende verso la tecnologia flash sia da parte di chi ha bisogno di supporto per i carichi di lavoro di nuova generazione sia da parte di coloro che sono alle prese con la sfida di accrescere le performance e l’efficienza contro un diluvio di dati in aumento». Anche perché – prosegue Regazzoni – «negli ultimi decenni abbiamo visto crescere in modo esponenziale le performance delle tecnologie che utilizziamo tutti i giorni – nell’ambito professionale e personale – ma le limitazioni “meccaniche” degli hard disk hanno impedito alle prestazioni di archiviazione di avanzare alla stessa velocità, creando un divario crescente tra prestazioni di elaborazione, rete e storage. Ed è in questo contesto che si è inserita la tecnologia flash, non solo migliorando notevolmente i tempi di risposta delle applicazioni, ma anche permettendo alle applicazioni di scalare livelli straordinari di utilizzo dei dati e offrendo l’accesso ai dati senza precedenti». Non è quindi per caso se «siamo convinti che la memoria flash rappresenti una tecnologia particolarmente rivoluzionaria, oltre che un’incredibile opportunità di mercato nel segmento storage». Vi è infatti una continua richiesta di performance dettata dai workload dei data center di nuova generazione, in ambienti fisici e virtuali. «La strategia di EMC – spiega Regazzoni – intende fare sempre più leva sulla tecnologia flash trasversalmente all’infrastruttura storage, proponendo un’offerta in grado di garantire maggiore scelta per i clienti, insieme a elevate performance, scalabilità e integrazione».


Roberto Patano @NetApp_Italia Dal software defined storage al cloud, l’IT secondo #NetApp
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Prospettive di crescita

Allarga il discorso Roberto Patano, senior manager systems engineering di NetApp Italia, facendo notare che «il comparto IT italiano sembra trarre beneficio da alcune delle dinamiche che lo stanno attraversando e che daranno nuova linfa agli investimenti. Secondo Assinform, anche se complessivamente vi è una contrazione, si osservano alcune aree di grande vitalità. Nello specifico, per esempio il cloud, mostra un interessante +35,7%. Per quanto riguarda le tecnologie storage, i grandi trend trasversali del mondo IT restano cloud ibrido, big data e software defined data center, ma osserviamo anche l’accelerazione dell’adozione dello storage in cluster, la crescita dell’object storage grazie all’Internet of Things e alle applicazioni che utilizzano grandi quantità di data objects. Infine, si nota un impiego sempre più massiccio anche in modalità ibrida della tecnologia flash». Ribadendo che «NetApp fornisce soluzioni in grado di affrontare tutti questi trend, dando al business le risposte giuste in termini di efficienza, performance e saving, lasciando al cliente la massima scelta nel configurare il modello di cloud (pubblico, privato o ibrido) – Roberto Patano – cita l’esempio recente del Comune di Verona, «che ha rinnovato la propria infrastruttura storage per migliorare la disponibilità dei servizi, la condivisione efficiente delle informazioni e il controllo semplificato degli spazi disco. Attraverso un’architettura basata sulle soluzioni NetApp, il Comune di Verona può gestire in maniera semplificata e a costi contenuti lo storage, condividere con efficienza le risorse e limitare l’uso incontrollato dello spazio».


@Assinform I grandi trend trasversali restano cloud ibrido, big data e software defined data center
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Cambiamenti in corso

Giacomo Mosca, server & storage sales specialist dell’Enterprise Business Group di Lenovo, rileva che «oggi, il paradigma più evidente a cui assistiamo è la convergenza tra le classiche appliance di storage e le nuove soluzioni software-defined». Ci sono aziende che hanno investito in maniera anche considerevole in infrastrutture di storage, ma ce ne sono anche altre che hanno puntato su sistemi computazionali, quali i server. L’esigenza è quindi quella di ottimizzare l’investimento del passato e decidere come ottimizzare il budget relativo allo storage nel prossimo triennio. «Siamo convinti – spiega Mosca – che in questo lasso di tempo si concluderà, o meglio si evidenzierà maggiormente, il processo di ridistribuzione della gestione dello storage tra sistemi hardware appliance ‘puri’ e sistemi software-defined. Non pensiamo però che una delle due alternative sarà vincente rispetto all’altra, ma che si assisterà allo sviluppo di sistemi ibridi. Già nel breve periodo, le aziende dovranno gestire l’esplosione dei dati e quindi valutare la necessità legata allo storage e alle prestazioni che questo richiederà. È facilmente intuibile che, seguendo la strada del software-defined, le aziende potranno andare a sfruttare i dischi interni dei server esistenti, dotati di capacità di storage interna espandibile e con alti livelli di connettività, proprio perché senza l’appliance, l’utente deve trovare le prestazioni all’interno della propria macchina».


Giacomo Mosca @lenovoitalia Convergenza tra le classiche appliance di storage e soluzioni #SDS @LenovoThinkServ
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Resiste l’appliance

Passando a enucleare qualche esempio tecnologico, Mosca cita il fatto che «Lenovo ha dato la propria risposta con la linea ThinkServer recentemente annunciata, basata su piattaforma Intel Grantley, che garantisce maggiore spazio su disco ed elevata flessibilità: con i modelli ThinkServer RD550 e RD650, server rack ingegnerizzati al fine di offrire il massimo di performance ed espandibilità in spazi ridotti». Secondo Mosca, resta il fatto che l’appliance di storage non andrà comunque a scomparire, ma si adatterà e interesserà ambiti specifici, ad esempio quello delle SAN (Storage Area Network). «Come Lenovo abbiamo poi reso disponibile per le piccole e medie imprese lo Storage Array Lenovo EMC VNX5150, una soluzione SAN che offre un valore eccezionale a un prezzo conveniente, e che risponde alle esigenze pressanti e ai carichi di lavoro spesso imprevedibili delle medie imprese». Ed è da notare che «i nuovi sistemi software-defined riusciranno a ibridare questi due filoni, per cui già oggi esistono architetture storage che possono comprendere e tenere insieme in modo omogeneo sia appliance SAN tradizionali sia dischi interni al server» – sottolinea Mosca.

Le soluzioni cloud

Passando invece all’area cloud, uno dei fenomeni che sta suscitando interesse all’interno delle aziende italiane è sicuramente il private cloud, che mira a mantenere in azienda alcuni dati essenziali. «Nel proporre soluzioni cloud – spiega Giacomo Mosca – notiamo che le aziende vedono ancora come un valore la possibilità di conservare alcuni dati fisicamente al proprio interno, quindi in questo ambito trovano spazio sia i sistemi di private sia quelli di public cloud. In tema di private cloud, uno dei punti di connessione con lo storage sarà la sua gestione all’interno dell’azienda e dell’offerta software-defined, ideale come abbiamo visto per questioni di flessibilità e di “cooperazione”. Uno dei punti centrali rimane il budget disponibile. Insieme alla tecnologia è quello che spesso detterà la scelta della soluzione da adottare. Se un’azienda ha da poco acquistato un server, probabilmente valuterà l’espansione dello storage interno con una gestione software-defined. Lenovo con i propri NAS della linea PX consente una gestione storage di livello enterprise, pur con budget ridotti».


Gastone Nencini @TrendMicroItaly Data center virtualizzato sempre più data-centrico
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La sicurezza nello storage

Infine, Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia, sottolinea che «alcune previsioni affermano che la prossima generazione di data center altamente virtualizzati sarà data-centrica, non calcolo-centrica. Gli storage manager dovranno quindi occuparsi della creazione di un’architettura capace di minimizzare, se non azzerare, lo spostamento dei dati tra le applicazioni. Ma, a parte la definizione dei criteri di analisi che consentono di elaborare velocemente i dati per metterli a disposizione quando servono e ogni volta che servono, sarà davvero importante continuare a concentrarsi sulla sicurezza dei dati che si archiviano. Questo perché la minaccia più concreta oggi è la minaccia al dato. Ovviamente, più siamo connessi più aumentano i rischi e le violazioni e i furti di dati sono destinati a diventare sempre più frequenti».

Guardare al cloud

Del resto, al giorno d’oggi, considerato che la maggior parte delle aziende ha affidato i propri dati agli ambienti cloud, la sicurezza deve essere considerata ancor di più un punto fondamentale. È anche per questo che, «per garantire dati sicuri e sempre sotto controllo, vengono in aiuto soluzioni di crittografia come per esempio Trend Micro SecureCloud, che permette una protezione multilivello dei dati residenti all’interno di cloud pubblici, privati o ibridi» – spiega Gastone Nencini. «Trend Micro ha deciso di adottare un approccio che permette agli IT manager di mantenere inalterato il livello di autorità sulle informazioni aziendali senza dover installare infrastrutture di protezione più complesse e articolate. In particolare, con SecureCloud, Trend Micro ha coniugato in unico tool le funzioni per la gestione delle chiavi basate su policy, tecniche crittografiche standard e autenticazione dei virtual server per gestire in totale sicurezza i dati all’interno di contesti cloud pubblici, privati o ibridi. A differenza di altre soluzioni che prevedono la condivisione o la custodia delle chiavi da parte di altri, con Trend Micro gli utenti ottengono la custodia esclusiva delle loro chiavi di cifratura. In questo modo, riconoscendo ai proprietari delle informazioni l’esclusiva capacità di decidere quando e dove utilizzare le chiavi di crittografia, è possibile per l’azienda esercitare il totale controllo sui dati».


Davide Benelli Il business centric storage di Fujitsu @Fujitsu_Global
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Il Business Centric Storage di Fujitsu

Secondo Davide Benelli, business program manager di Fujitsu, negli ultimi anni si registra un interessante cambiamento da parte della domanda che sta lentamente passando da una scelta d’acquisto puramente basata sul rapporto costo/capacità a dinamiche d’acquisto basate sul rapporto costo/performance. «Questo è sintomatico del fatto che si stanno abbandonando architetture a silos per abbracciare, a diverso livello, progetti infrastrutturali di consolidamento e virtualizzazione.  In questo contesto – spiegaBenelli – la componente storage assume un ruolo fondamentale, essendo una voce di spesa importante e dovendo garantire livelli di perfomance in linea con quelli richiesti dal business. Infatti, i sistemi storage devono rispondere a livelli di SLA sempre più elevati, potendo oggi gestire da un’unica interfaccia le policy di sicurezza, le regole di accesso, le logiche di tiering e i processi di recovery dei dati. Infine, un sistema storage in grado di adattarsi a questo nuovo scenario deve permettere di ridurre considerevolmente lo spazio disco necessario, attraverso, per esempio, tecnologie di deduplica». Per mantenere elevati livelli di competitività, è necessario allineare le risorse e le performance dell’ambiente storage alle necessità del business aziendale e non viceversa. Tutto ciò attraverso politiche di gestione automatizzata, il consolidamento dei sistemi target e la riduzione della complessità infrastrutturale dei data center. «È questo l’approccio di Fujitsu, denominato Business Centric Storage». L’offerta Fujitsu, tra le più ampie del mercato, è in grado di aiutare i professionisti dello storage nel difficile compito di supportare il core business aziendale attraverso la leva tecnologica.

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Trend Micro, cambi al vertice e nuove strategie per la sicurezza https://www.datamanager.it/2015/02/trend-micro-cambi-vertice-nuove-strategie-per-sicurezza/ Tue, 10 Feb 2015 11:46:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69381 Gastone Nencini, nuovo Country Manager per l’Italia, sui trend per il 2015 e il ruolo dei partner Gastone Nencini è il nuovo Country Manager per l’Italia di Trend Micro, leader globale nella sicurezza per il cloud. «La mia nomina vuole dare un forte segnale di continuità alla country italiana, nel senso di proseguire sulla linea […]

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Gastone Nencini, nuovo Country Manager per l’Italia, sui trend per il 2015 e il ruolo dei partner

Gastone Nencini è il nuovo Country Manager per l’Italia di Trend Micro, leader globale nella sicurezza per il cloud. «La mia nomina vuole dare un forte segnale di continuità alla country italiana, nel senso di proseguire sulla linea di investire per sviluppare il business in questo mercato puntando sia sulla qualità dell’offerta sia sul rapporto sempre più profondo con i partner».

Nencini vanta oltre due decenni di esperienza nell’IT, ed è entrato in Trend Micro nel 1998. L’obiettivo che si pone nel suo nuovo ruolo è quello di consolidare sempre più l’immagine dell’azienda come «advisor numero uno in Italia per la sicurezza», forte di un’esperienza quasi trentennale che «nessun altro player specializzato nella content security può vantare». Trend Micro è nata 26 anni fa, ricorda Nencini, e già allora la mission era chiara e lungimirante: rendere il mondo un posto sicuro per lo scambio di informazioni digitali. «Il cloud è la rivoluzione che stiamo vivendo oggi – spiega il manager – e il nostro compito è provvedere alla sicurezza come fattore abilitante delle nuove tecnologie, che includono anche il mondo mobile, le politiche BYOD, la consumerizzazione dell’IT e l’Internet of Everything. A oggi siamo l’unica azienda in grado di gestire questo aspetto fondamentale per ambienti sia fisici, che virtuali e cloud».

Le soluzioni di Trend Micro supportano gli utenti nella protezione dei prodotti e servizi di big player nella nuvola e virtualizzazione come Microsoft Office 365 o Azure, le soluzioni di VMware e gli Amazon Web Service, grazie alla Custom Defense che si adatta all’ambiente informatico dei clienti e automaticamente genera difese “su misura” per ogni tipo di attacco. «In ambito enterprise, prevediamo di lanciare la versione 2.0 di Safe Mobile Workforce che permette la fruizione di dati conservati in realtà nel data center aziendale, annullando di fatto i rischi derivanti da attacchi portati ai device mobili. In ambito consumer abbiamo creato l’app Doctor Safety per Asus ZenFone 2 per proteggere dalle frodi sugli account, dai problemi di privacy e dal phishing». Per quanto riguarda il go-to-market, una parte fondamentale verrà svolta dall’interazione con il canale. Il messaggio in questo caso è che Trend Micro offre ai partner gli strumenti per gestire l’evoluzione verso le nuove tecnologie e adeguarsi ai modelli di business sempre più focalizzati sul cloud.

«Virtualizzazione, mobile, ‘nuvola’ e software-as-a-service definiranno da qui in poi le aziende vincenti sul mercato, che sapranno cavalcare l’onda dell’innovazione. Trend Micro vuole supportare il canale in questo processo, per offrire ai clienti reale valore aggiunto e distinguersi dai competitor», sottolinea Nencini. Sono previsti quest’anno due tipi principali di iniziative rivolte ai reseller: i Pro Tech Day, corsi di una giornata che si terranno a Roma e Milano sulla protezione degli ambienti virtualizzati e in-the-cloud, e i Web Seminar, che forniscono invece formazione on-line sugli attacchi mirati, la protezione degli ambienti virtualizzati e le soluzioni per il mondo mobile.

 

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Gastone Nencini è il nuovo Country Manager Trend Micro Italia https://www.datamanager.it/2015/01/gastone-nencini-country-manager-trend-micro-italia/ Mon, 26 Jan 2015 14:10:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68431 Ufficializzata la nuova guida per l’Italia della multinazionale specializzata in sicurezza IT Trend Micro rende ufficiale la nomina di Gastone Nencini a nuovo Country Manager per l’Italia. Gastone Nencini ha alle spalle una carriera significativa nel settore IT, iniziata oltre 25 anni fa e che lo vede protagonista in Trend Micro sin dal 1998, quando […]

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Ufficializzata la nuova guida per l’Italia della multinazionale specializzata in sicurezza IT

Trend Micro rende ufficiale la nomina di Gastone Nencini a nuovo Country Manager per l’Italia. Gastone Nencini ha alle spalle una carriera significativa nel settore IT, iniziata oltre 25 anni fa e che lo vede protagonista in Trend Micro sin dal 1998, quando muove i primi passi come Senior Sales Engineer per il Centro e Sud Italia. Negli anni successivi Gastone ricopre ruoli sempre più prestigiosi e di maggiore responsabilità, diventando prima Technical Manager Developing BU (Italia, Benelux e Paesi Scandinavi) per poi focalizzarsi sul mercato Italiano con l’incarico di Senior Technical Manager Italy. Nel 2012 Gastone diventa Technical Director Southern Europe e oggi è ufficialmente nominato anche Country Manager Italia.

Durante la sua carriera in Trend Micro, Gastone ha gestito e supervisionato una serie di progetti di sicurezza per importanti clienti. Per il mercato italiano si possono citare: Telecom, Fiat, Poste, Vodafone, Ferrari, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Intesa San Paolo. Gastone ha, inoltre, introdotto servizi innovativi di assistenza e supporto per i clienti Enterprise e per il canale dei rivenditori.

Gastone, che si può definire una bandiera di Trend Micro Italia, assume la carica più prestigiosa nel nostro Paese in un momento di ulteriore evoluzione del mercato della sicurezza IT, che vede le aziende sempre più impegnate a proteggere i propri dati, oggetto di attacchi senza quartiere da parte dei cyber criminali.

“Le innovazioni tecnologiche sono per noi un’opportunità di crescita” – afferma Gastone – “Trend Micro da oltre 26 anni protegge i suoi clienti con soluzioni che precorrono le esigenze del mercato e anche oggi siamo pronti, proponendo per le aziende un modello di protezione personale, la Custom Defense, studiata e creata ad hoc sulla loro infrastruttura.”

Nel 2015, l’attenzione di Trend Micro sarà rivolta specialmente alle imprese con un numero di postazioni superiore alle 500. Gli altri clienti saranno gestiti attraverso il canale, con il supporto dei distributori e dei partner.

“Punteremo sui servizi e le specializzazioni, che secondo noi rappresentano le tattiche vincenti sul mercato” – conclude Gastone – “E lanceremo anche una serie di nuovi prodotti, molti dei quali basati su tecnologie software-as-a-services e in collaborazione con vendor leader del settore IT”.

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