gat – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 10 Oct 2018 08:48:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png gat – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Lo sceriffo del web, Umberto Rapetto, interviene al festival ICT https://www.datamanager.it/2015/10/lo-sceriffo-del-web-umberto-rapetto-interviene-al-festival-ict/ Thu, 29 Oct 2015 14:16:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87167 Ex ufficiale della Guardia di Finanza, inventore e comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico, Umberto Rapetto interviene al festival ICT sul tema “La guerra dei dati nell’era del Grande Fratello Globale” Cresce l’Agenda del festival ICT, il nuovo palcoscenico italiano del settore, che si terrà l’11 Novembre 2015 presso la Fiera Milano Congressi.  Dove parteciperà Umberto […]

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Ex ufficiale della Guardia di Finanza, inventore e comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico, Umberto Rapetto interviene al festival ICT sul tema “La guerra dei dati nell’era del Grande Fratello Globale”

Cresce l’Agenda del festival ICT, il nuovo palcoscenico italiano del settore, che si terrà l’11 Novembre 2015 presso la Fiera Milano Congressi.  Dove parteciperà Umberto Rapetto, con un suo intervento dal titolo “La guerra dei dati nell’era del Grande Fratello Globale”. Umberto Rapetto ha fondato e guidato per undici anni il GAT – Gruppo Anticrimine Tecnologico, la sezione della Guardia di Finanza che dal 2001 si occupa di frodi telematiche ed informatiche.

Giornalista, scrittore e docente universitario, Umberto Rapetto è precursore delle indagini telematiche al punto di guadagnarsi l’appellativo di “sceriffo del web”, ha individuato gli hacker del sistema informativo del Pentagono e della NASA. Rapetto è anche noto per aver diretto l’indagine della Guardia di Finanza sulle slot machine, scoprendo un giro di affari di 98 miliardi di euro, senza voler scendere mai a compromessi…

Anche per la terza edizione il festival ICT non si smentisce, proponendo interventi di alta qualità e di reale interesse per il pubblico. Non soliti contenuti pubblicitari, ma contenuti veri, sui più importanti temi del settore. L’agenda è molto ricca, offrendo al pubblico la possibilità di poter scegliere il meglio per le proprie esigenze. Sono definizione circa 70 speech, laboratori, interventi e speed date con esperti e professionisti del settore.

Il tutto rivolto ad un pubblico rigorosamente business! Non solo i contenuti, ma anche la platea è selezionata per permettere un reale momento di incontro business to business. Il target di riferimento sono professionisti ICT, come IT Manager, Network Engineer, Security Manager, Project Manager, System Administrator, CIO, CTO e decision maker

Il festival ICT si terrà in Fiera Milano Congressi (via Gattamelata, 5), con 5.000 metri quadri, 10 sale di speech, un’Area Web Advisor e un’Arena.

Tutto ad accesso gratuito per i visitatori.

Programma qui

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Su richiesta del Fipe Wi-Fi “libero” nei pubblici esercizi https://www.datamanager.it/news/su-richiesta-del-fibe-wi-fi-libero-nei-pubblici-esercizi-44353.html Thu, 14 Feb 2013 16:00:26 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/02/su-richiesta-del-fipe-wi-fi-libero-nei-pubblici-esercizi/ La Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) afferma che il Garante della Privacy ha dato il via libera ai pubblici esercizi per rimuovere gli strumenti di monitoraggio delle reti wireless di cui sono in possesso. Wired dà però un’interpretazione diversa della questione

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La Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) afferma che il Garante della Privacy ha dato il via libera ai pubblici esercizi per rimuovere gli strumenti di monitoraggio delle reti wireless di cui sono in possesso. Wired dà però un’interpretazione diversa della questione

D’ora in poi nei bar, pizzerie e locali dotati di Wi-Fi non sarà più necessario consegnare i propri dati personali per accedere alla Rete. La Fipe afferma che il Garante della Privacy ha “confermato che gli esercenti pubblici possono mettere liberamente a disposizione degli utenti la connessione Wi-Fi ed eventualmente PC e terminali di qualsiasi tipo”.

Niente registrazione

I gestori di pubblici esercizi erano obbligati dai provider a registrare i “dati da parte degli utenti, così come dovevano essere anche ritenuti corresponsabili dei siti visitati dai loro clienti in caso di connessione alla rete con l’accesso telematico fornito dal locale”. Il Garante ha però risposto che “questo caso rientra fra quelli in cui non può essere effettuato il trattamento dei dati personali senza necessità del consenso del soggetto interessato, in base all’art. 24 del codice”. Ne consegue che i gestori possono eliminare gli strumenti di monitoraggio o se vogliono continuare a utilizzarli saranno “tenuti a rendere informati i propri avventori dell’utilizzo che viene fatto dei dati monitorati, attraverso la sottoscrizione da parte loro del consenso al trattamento degli stessi, di cui all’art. 13 del codice”.

Wired ha una diversa interpretazione

Secondo Wired, il comunicato rilasciato da Fipe divulga informazioni sbagliate. Secondo la rivista di tecnologia, non sarà più necessario esibire un documento per avere accesso alla Rete, così come l’esercente non dovrà più conservare le fotocopie dei dati dell’utente, ma questo non significa che non sarà più necessario segnalare chi stia utilizzando la connessione senza fili. Il Gat, nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, ha confermato a Wired.it che nel caso venga commesso un illecito è doveroso poter risalire all’autore del fatto.

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Modello “Schettino” https://www.datamanager.it/news/gat/modello-schettino Thu, 19 Jan 2012 14:38:37 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/01/modello-schettino/ Le riflessioni del Colonnello Umberto Rapetto, Comandante del GAT - Nucleo Speciale Frodi Telematiche Comando Unita' Speciali della Guardia di Finanza, sull'affaire Costa Concordia e sulla figura di Schettino. La vicenda diventa una interessante metafora sul sistema Italia e il personaggio l'occasione per una accorata riflessione sul senso di responsabilità, l'orgoglio e la meritocrazia

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Le riflessioni del Colonnello Umberto Rapetto, Comandante del GAT – Nucleo Speciale Frodi Telematiche Comando Unita’ Speciali della Guardia di Finanza, sull’affaire Costa Concordia e sulla figura di Schettino. La vicenda diventa una interessante metafora sul sistema Italia e il personaggio l’occasione per una accorata riflessione sul senso di responsabilità, l’orgoglio e la meritocrazia

Anticipiamo oggi online l’articolo che apparirà sul prossimo numero della rivista Data Manager, nella consueta rubrica mensile “Security” a cura di Umberto Rapetto, sia per la vicinanza dell’argomento agli eventi di cronaca sia per il messaggio importante che sottende il contributo di Rapetto. L’Italia conosce certo figure differenti dal modello “Schettino” (il Comandante Gregorio De Falco, lo stesso gruppo del G.A.T. e molti altri sono un alto esempio di responsabilità e senso del dovere) ma è indubbio che sempre più “Una pletora di individui privi dei più basilari requisiti e lungi dalla più ridotta idoneità hanno nel tempo acquisito posizioni di rilievo nel ciclo biologico istituzionale e imprenditoriale.”

Buona lettura…

La Redazione di Data Manager

 

Una sciagura che nemmeno i Maya avrebbero saputo pronosticare può essere l’occasione per fare un impietoso esame di coscienza e per voltare pagina. Non si può più rinviare, sia nel contesto d’impresa sia in quello della Pubblica Amministrazione.

Procedure, regole, competenza professionale, esperienza, buonsenso, iniziativa, sacrificio: c’è voluto un disastro epocale per capire che non servono o addirittura sono un ostacolo al quotidiano train de vie di qualunque organizzazione, pubblica o privata.

La tragedia consumatasi a ridosso dell’isola del Giglio è la più drammatica testimonianza del naufragio sociale. E fa sorridere chi non esita a puntare il dito contro l’armatore e – individuando la cosiddetta “culpa in eligendo” – si chiede come possa esser stato scelto un personaggio così pittoresco per un compito tanto importante e delicato. Il contesto nazionale, inutile e risibile l’ostinarsi a negarlo, non è dissimile. Una pletora di individui privi dei più basilari requisiti e lungi dalla più ridotta idoneità hanno nel tempo acquisito posizioni di rilievo nel ciclo biologico istituzionale e imprenditoriale. Un fenomeno di vassallaggio, gestito da compagini politiche e non, ha progressivamente dato modo di piazzare in posti chiave reggimenti di soggetti discutibili o addirittura non meritevoli di alcun commento.

Il “modello Schettino” è in realtà l’identikit di chi “merita” un ruolo di prestigio in luogo di altri – ben più capaci e seri – che potrebbero non essere “fedeli esecutori di ordini”, animati da riconoscente eterna devozione nei riguardi di chi ha proceduto alla specifica investitura. L’individuazione di esemplari a propria immagine e somiglianza che ha caratterizzato le progressioni di carriera ha privilegiato i meno dotati che – in ragione del basso profilo – non avrebbero (e non hanno) preso iniziative o manifestato pericolosa autonomia nel pieno rispetto delle più granitiche tradizioni. A mutuare certe abitudini della marineria, si è fatto strada chi sapeva ed era disposto a fare l’ “inchino”. E in un momento terribile il feudatario incapace dà il meglio di sé.

Mentre è fuori luogo qualsivoglia ulteriore dissertazione sul metaforico transatlantico Italia da tempo incagliato sugli scogli dei mari internazionali, ben si attaglia a questo spazio il rapporto tra architettura della security in azienda e management.

Nel caso gigliese non mancavano né copiose vincolanti disposizioni operative né dotazioni tecnologiche in grado di segnalare pericoli e prevenire e rimediare a qualunque errore. La predisposizione di rigidi precetti e l’implementazione di argute soluzioni tecniche rischiano però di essere vanificate da falle nelle condotte umane e da spaventosi squarci aperti da infrazioni poste in essere da chi in quel contesto ha un qualsiasi potere. E, quel che è peggio, al verificarsi di situazioni difficili chi è chiamato a decidere non è all’altezza delle mansioni cui è preposto. A farne le spese sono l’equipaggio (cioè i dipendenti) e i passeggeri (ovvero chi ha investito o si è affidato).

Si dice che a bordo della Costa Concordia i marinai si siano ammutinati e abbiano intrapreso azioni disperate: non si possono certo auspicare impraticabili ribellioni, ma non si riesce a fare a meno di sperare in una pur tardiva ma rigorosa presa d’atto da parte di chi siede in vetta. E’ l’unica via per scongiurare una disordinata evacuazione che in quest’ambito si traduce nella fuga di cervelli o talenti o più semplicemente, ad esempio, di azionisti e clienti.

Ho incontrato e avuto a che fare con centinaia, migliaia di Comandanti Schettino. Ma non ho perso la fiducia che qualcosa possa cambiare. L’importante è aver la forza di urlare quel “vada a bordo, cazzo!” che tante volte mi son fatto scappare anch’io pagandone il relativo inevitabile prezzo.

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TEMPI DURI PER I COLONNELLI https://www.datamanager.it/rivista/gat/tempi-duri-i-colonnelli Tue, 24 May 2011 15:10:45 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/05/tempi-duri-per-i-colonnelli/ Il mercato vuole davvero un personaggio che si occupi di sicurezza? Uno in gamba, capace di valutare e di decidere rapidamente e al meglio o ci si accontenta di uno che risolva i problemi e non importa come, o si preferisce quello che di questioni non ne tiri fuori?   Qualche giorno fa un mio […]

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Il mercato vuole davvero un personaggio che si occupi di sicurezza? Uno in gamba, capace di valutare e di decidere rapidamente e al meglio o ci si accontenta di uno che risolva i problemi e non importa come, o si preferisce quello che di questioni non ne tiri fuori?

 

Qualche giorno fa un mio superiore mi ha lasciato capire che ho fatto il mio tempo. Potrebbe esser venuto il momento che la mia avventura al comando del GAT si chiuda nel rispetto delle logiche della mia organizzazione di appartenenza.

C’è chi lo chiama “naturale turn-over”, chi “lunga permanenza nell’incarico”. Sorridendo ho pensato a Gheddafi. Un periodaccio per i colonnelli da troppi anni alla guida di qualcosa, anche se in cuor mio pensavo di non esser stato così cattivo…

Proprio come il conturbante personaggio con turbante, sapendo di poter contare su un agguerrito manipolo di fedelissimi, ho pensato di non arrendermi.

Così ho cominciato a sperare che il “mio capo” si fosse sbagliato. Altrimenti – e mentre scrivo non ho ancora notizie del mio destino – si sarebbero sbagliati (almeno a mio avviso) quelli che hanno ritenuto opportuno o addirittura necessario un mio avvicendamento. Mentre immagino con dolore la traiettoria innaturale che toccherà in sorte al “mio” Nucleo Speciale, trovo difficoltà a pensare la mia uscita da un’orbita durata oltre 35 anni di vita con le stellette.

Il solo “odore” di un possibile outplacement ha subito scatenato i cani da caccia di qualche headhunter, qualche opportunità ha persino fatto brillare gli occhi ad amici e colleghi benevolenti e preoccupato i fedelissimi di qualche riga fa.

Il destino si compie mentre Data Manager va in stampa e al lettore toccherà attendere il numero successivo per conoscere la sorte di chi abitualmente riempie questa pagina.

Non mi spaventano le nuove sfide, ma un piccolo timore non riesco proprio a nasconderlo.

Il mercato vuole davvero un personaggio che si occupi di sicurezza? E ne vuole uno in gamba, capace di valutare e di decidere rapidamente e al meglio, in grado di trasformare la security da costo in investimento e addirittura in valore aggiunto sul prodotto o servizio da offrire al proprio target commerciale? Oppure ci si accontenta di uno che risolva i problemi e non importa come, o si preferisce quello che di questioni non ne tiri fuori, o magari qualcun altro che – ben pagato – non faccia il suo mestiere, ma si accontenti di ubbidire e magari non fare?

La riflessione prende spunto da quel che è accaduto in Giappone e soprattutto dalle scelte cui ha dato corso la Tepco, la Tokio Electric Power Company.

Per salvare gli impianti o quanto meno per ridurre i danni tecnici che sarebbero stati causati da uno spegnimento non ortodosso delle centrali, il management della società giapponese responsabile del disastro di Fukushima ha preferito optare per iniziative fallaci nella consapevolezza di sacrificare la vita di chi era in prossimità dei reattori, nelle aree circostanti e forse di una non meglio definita regione geografica potenzialmente destinata a una contaminazione radioattiva irreversibile.

E se nei processi decisionali di un’azienda la vita di migliaia di persone non vale proprio nulla, quanto può fregare il banale disagio di un cliente vittima di un qualsivoglia quotidiano inconveniente che poteva essere evitato con una più seria predisposizione di cautele tecniche o organizzative?

È la storia dei pescecani e dei delfini. Questi ultimi hanno sensibilità e intelligenza straordinarie, giocano e piacciono ai bambini. Purtroppo molte imprese sono gestite da adulti che si sono dimenticati di esser stati piccini, di aver voluto bene a qualche super-eroe e di aver sognato un mondo più giusto. Questi adulti preferiscono i pesci ai mammiferi e questo spiega l’abbondanza di pescecani nelle vasche aziendali.

Ma il pescecane non è il miglior amico dell’uomo. E nemmeno del subacqueo, a voler far contenti i più spiritosi.

Non mi scoraggio. Anzi, continuo a fare il mio mestiere con sempre maggiore determinazione.

Ricordo che quand’ero piccolo mi piaceva il telefilm “Flipper”. E così ogni tanto – visto che sono cresciuto solo fuori – penso che i delfini potrebbero tornare di moda…

 

ULTIM’ORA

Umberto Rapetto è stato confermato al comando del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, che guida dal settembre 2004 (dopo esser stato per oltre due anni il “capo” del Gruppo Anticrimine Tecnologico GdF).

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SECURITY – IN QUESTO MONDO DI LADRI https://www.datamanager.it/rivista/sicurezza/security-questo-mondo-di-ladri Fri, 30 Jul 2010 08:39:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/07/security-in-questo-mondo-di-ladri/  Il caso di un operatore di un call center bancario che cerca di rivendere informazioni riservate Involontariamente abituati alle sbalorditive malefatte dei nostrani gallonati manigoldi istituzionali e non, riesce difficile far spazio al quisque de populo del “furtarello” di ordinario cabotaggio. Al pari di don Abbondio alle prese con Carneade, gli aficionados di questo appuntamento […]

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umberto_rapetto 
Il caso di un operatore di un call center bancario che cerca di rivendere informazioni riservate

Involontariamente abituati alle sbalorditive malefatte dei nostrani gallonati manigoldi istituzionali e non, riesce difficile far spazio al quisque de populo del “furtarello” di ordinario cabotaggio.

Al pari di don Abbondio alle prese con Carneade, gli aficionados di questo appuntamento si potrebbero domandare – più che legittimamente – “Brian Matty Hagen, chi era costui?”.

Stavolta parliamo di un vivace dipendente del call center di Bank of America che ha recentemente ammesso di aver prima rubacchiato e poi tentato di rivendere una quantità smisurata di informazioni riservatissime relative ai correntisti del colosso del credito statunitense.

Il brillantissimo Brian aveva scoperto quale infinito valore potessero avere certi dati e aveva pensato di piazzare sul mercato le generalità e i dettagli bancari facilmente utilizzabili in maniera illegale in danno ai rispettivi interessati. Altro che rapina, con il rischio di un conflitto a fuoco, con la paura di non trovare contante, con il timore di essere preso: un file è invisibile e i modi per farlo uscire – anche dai contesti maggiormente blindati – non mancano davvero.

Come nelle migliori sceneggiature cinematografiche, località balneare sulle coste della Florida, ristorante di moda, panama bianco a tese larghe, blazer chiaro in pregiato lino, occhiali scuri: mister Hagen sta sorseggiando un drink e, nonostante l’atmosfera vacanziera, non sembra interessato all’inebriante passeggio di belle fanciulle sulla promenade. Brian Matty Hagen ha un appuntamento troppo importante per lasciarsi affascinare dalla fauna muliebre in loco. Aspetta due persone allettate dall’opportunità che lui sta offrendo: potrebbe essere l’alba di una nuova vita, l’avvio di una vera e propria rivincita sociale…

Siamo a Sun City. Fa caldo e non è solo questione di clima. Brian non sa quanto chiedere come corrispettivo, non è in grado di decidere se entrare in società con i suoi interlocutori o limitarsi a cedere loro le informazioni e chiudere lì la partita. Quando i due partner arrivano, la temperatura è “caliente”. Lui si fa coraggio e va dritto al nocciolo della questione: vuole metà del denaro che potrà essere sottratto utilizzando nomi, date di nascita, password. Loro non ci stanno. «Ma come? Sono tutti conti che hanno un saldo superiore a 100mila dollari», sbotta Brian. Niente da fare. I due loschi figuri non sembrano lasciarsi “commuovere”.

Spiaggia a due passi complice, la trattativa va avanti con modalità tipiche di quelle con i “vu cumprà” sotto l’ombrellone e alla fine i tre si accordano per una “royalty” del 25% da pagare al bancario infedele rigorosamente in contanti.

Il sorriso del furbetto dura poco. Appena esclama «Quando si comincia?» i due che ha di fronte replicano un ghignante «Subito!» accompagnato dallo sventolio dei tesserini di riconoscimento di FBI…

Brian Matty Hagen adesso rischia 30 anni di reclusione in qualche penitenziario e, non bastasse, una sanzione pecuniaria a sei zeri.

Una storia a lieto fine? Quasi.

Bank of America sta quantificando le perdite e il totale non ancora definitivo supera l’impressionante soglia di un milione e 300mila dollari, ma il vero buco non è nei forzieri, piuttosto quello dei sistemi di sicurezza che non hanno funzionato e della gestione e del controllo del personale senza dubbio poco efficaci.

Mentre si innalzano barriere, si manovrano ponti levatoi e si preparano pentoloni di pece bollente per scongiurare l’assalto al proprio “maniero”, il castello è già stato espugnato da manipoli di “insider” che molto silenziosamente hanno sgretolato ogni difesa impossessandosi dell’invisibile ricchezza del patrimonio informativo.

Quante sono le Bank of America in giro? Quanti i manager che possono far conto su risorse umane impermeabili alle tentazioni? Quanti i sistemi Edp (quant’è che non adoperavo questo modo di dire!!!) in grado di rilevare e segnalare anomalie e trasgressioni?

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Intervista ad uno scammer https://www.datamanager.it/news/davide-mancini/intervista-ad-uno-scammer Mon, 26 Jul 2010 14:53:07 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/07/intervista-ad-uno-scammer/ Sono i primi di Gennaio quando un ragazzo di 23 anni originario della Nigeria decide di raccontare la sua storia che gli è costata due anni di reclusione.

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Sono i primi di Gennaio quando un ragazzo di 23 anni originario della Nigeria decide di raccontare la sua storia che gli è costata due anni di reclusione.

Non si ha certezza della veridicità dei fatti narrati, ma la dovizia con cui sono esposti i particolari fa sfumare l’ombra di dubbio anche nella più scettica delle persone.

John, così viene ribattezzato per mantenere l’anonimato, esordisce descrivendo la sua attuale situazione: si trova nel Regno Unito per seguire un corso presso un college mentre in Nigeria, come pena accessoria al carcere, mette a disposizione della EFCC – la Commissione Crimini Economici e Finanziari – il suo know-how nel mondo delle “419 scams”.

Le sue umili origini, forse quasi a voler giustificare la sua condotta, riportano ad una povera famiglia residente a Lagos alle prese con le quotidiane difficoltà per sbarcare il lunario.

In quell’ambiente non è stato difficile per un operatore scolastico vendere per pochi spiccioli la notizia di un giovane dagli ottimi profitti in lingua Inglese che, insieme ad una adeguata abilità nell’uso del computer, hanno destato l’interesse di una gang: all’età di 15 anni John veniva assoldato con la promessa di facili e sostanziosi guadagni.

Era entrato a far parte della grande industria delle cosiddette frodi nigeriane.

Pur essendo appena un adolescente le sue competenze gli permettevano ben presto di far carriera ed andare ad occupare un ruolo apicale all’interno dell’organizzazione: convincere le vittime ad inviare il denaro.

Inizialmente gli era stato dato l’incarico – come a molti altri giovani della sua età – di bassa manovalanza ovvero trascorrere l’intera giornata navigando in Rete tra siti di social-network, annunci pubblicitari, chat e forum e fare incetta di indirizzi di posta elettronica validi, cui seguiva l’invio di una preliminare mail d’adescamento.

L’oggetto del messaggio poteva variare, ma in genere veniva rivolta una richiesta di collaborazione – attraverso qualche forma di sovvenzione o la messa a disposizione di conti correnti – per smobilizzare inimmaginabili ricchezze di sedicenti vedove di capi di Stato con la promessa di laute ricompense.

La prima “promozione” toccata a John, lo ha visto balzare al secondo gradino della filiera truffaldina.

Il compito assegnato a questo livello era quello di subentrare ai ragazzi – che avevano inviato le prime mail esca – nei rapporti con quell’uno percento dei destinatari che avevano abboccato all’amo e quindi replicato al messaggio manifestando interesse per la proposta.

A questo punto iniziava una vera e propria opera di convincimento attraverso lo scambio di numerosa corrispondenza elettronica finalizzata a guadagnarsi la fiducia incondizionata della potenziale vittima, alla quale veniva richiesto l’invio di copia di documenti di identità col pretesto dell’avvio della procedura di trasferimento.

Durante i primi giorni nella nuova carica a John il capobanda affiancava un tutor che suggeriva le risposte più appropriate da inviare alle persone che manifestavano qualche perplessità in più.

Coloro che sembravano essere caduti ormai in trappola venivano passati all’anello superiore della catena criminale, cui veniva richiesto uno skill davvero elevato, visto che gli era affidata l’incombenza di trovare credibili scuse per chiedere determinate somme per portare a termine l’operazione.

John non aveva perso tempo e, grazie alle sue capacità, era riuscito a rivestire questo più “prestigioso” incarico.

Purtroppo per lui però proprio mentre si trovava in un Internet cafè di Lagos a scambiarsi mail con un soggetto americano al quale aveva richiesto l’invio di 10.000 dollari, veniva tratto in arresto dalla polizia.

Durante il processo John, per ottenere una riduzione della pena – inizialmente pari a 5 anni di reclusione – ha fatto i nomi dei vertici del clan.

Ora anche la sua famiglia è dovuta sparire dalla circolazione per paura di ritorsioni.

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Funzionari di banca diplomati in investigazione https://www.datamanager.it/news/davide-mancini/funzionari-di-banca-diplomati-investigazione Thu, 15 Jul 2010 08:34:27 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/07/funzionari-di-banca-diplomati-in-investigazione/ Curioso - e a quanto pare efficace - stratagemma è stato escogitato da un istituto bancario del Sud Dakota per arginare le frodi online di ogni genere che minacciano giornalmente i propri clienti.

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Curioso – e a quanto pare efficace – stratagemma è stato escogitato da un istituto bancario del Sud Dakota per arginare le frodi online di ogni genere che minacciano giornalmente i propri clienti.

La constatazione che il costante affinamento delle tecniche e delle metodologie truffaldine ideate da personaggi senza scrupoli può essere contenuto solamente con un attento monitoraggio di coloro che quotidianamente si trovano sul fronte ha stimolato l’ingegno dei responsabili della West Bank.

Il programma “Information Security Employee Rewards”, avviato nel Giugno 2008 e che prevede la frequenza di corsi, seminari e forum per un periodo di due anni – è stato sollecitato anche dalla considerazione di come le diverse trappole presenti in Rete possano riverberarsi negativamente sulle istituzioni finanziarie in termini di immagine, anche quando non vi sia alcuna loro responsabilità.

A star seduti dietro ai banchi ci sono gli addetti della West Bank che più direttamente hanno rapporti con la propria clientela e le materie riguardano il social-engineering “applicato” ed altre tipologie di frodi – non solo telematiche -; non mancano le esercitazioni pratiche su come riconoscere una mail di phishing piuttosto che un tentativo di vishing, una sorta di evoluzione di phishing attraverso servizi telefonici.

Al termine del percorso di addestramento i partecipanti dovrebbero aver acquisito una certa capacità nel fiutare nuovi meccanismi fraudolenti che, associata al costante scambio di informazioni con i propri correntisti, potrebbe prevederne ed anticiparne gli effetti.

E’ stata prevista anche la frequenza di corsi di aggiornamento online per condividere tra tutti i dipendenti i nuovi trend che si dovessero presentare sullo scenario bancario.

La particolarità di tutto il progetto starebbe nel riconoscimento di un premio a tutti quegli impiegati che dovessero scovare un tentativo di imbroglio.

Oltre alla corresponsione di un piccolo incentivo ed alla segnalazione al direttore di agenzia con l’invito di valutare l’assegnazione di un’ulteriore ricompensa, quello che sembra stia riscuotendo maggior successo tra i lavoratori è il rilascio di un attestato.

Secondo i portavoce dell’ente creditizio i funzionari premiati farebbero sfoggio del diploma nelle filiali con l’innegabile risvolto positivo di far scattare una sana competizione tra i colleghi e, indirettamente, trasmettere maggiore fiducia al cliente che avrebbe la percezione di interfacciarsi con una realtà decisamente attenta.

L’iniziativa sembrerebbe andare a gonfie vele sia per i raggiri già individuati sia per l’entusiasmo con cui è stata accolta dagli impiegati.

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Sexy-estorsione https://www.datamanager.it/news/davide-mancini/sexy-estorsione Mon, 05 Jul 2010 09:10:56 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/07/sexy-estorsione/ Ogni volta che si sente parlare delle tendenze e delle evoluzioni del crimine tecnologico il concetto di fondo è sempre lo stesso: strategie sempre più raffinate finalizzate al conseguimento di maggiori guadagni in danno dei soliti malcapitati di turno.

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Ogni volta che si sente parlare delle tendenze e delle evoluzioni del crimine tecnologico il concetto di fondo è sempre lo stesso: strategie sempre più raffinate finalizzate al conseguimento di maggiori guadagni in danno dei soliti malcapitati di turno.

In questi giorni una ricerca condotta da Trend Micro ha sottolineato come ciascun furfante digitale – singolo o in gruppo – abbia maturato una specifica abilità in un determinato settore piuttosto che in un altro: dai veri smanettoni che si occupano di creare malware per poi rivenderli anche per 10.000 dollari a copia fino ad arrivare a chi si cimenta nel trafugare identità virtuali, credenziali di accesso, numeri di carte di credito degli utenti per poi offrirli nei forum dell’underground della Rete per pochi spiccioli.

L’elemento che li accomuna, secondo gli esperti, però è il sofisticato modello di business su cui si basano gli specialisti della truffa.

E’ sempre e comunque lo scopo di lucro il fine ultimo di tutti i malandrini digitali.

Quello che ha fatto un trentunenne californiano, come buona norma vuole, è l’eccezione che conferma la regola generale.

A Luis Mijangos non interessano i soldi, o, forse, non tanto quanto si potrebbe immaginare.

Atteggiamenti sexy e filmati piccanti sono ciò che vuole questo consulente informatico.

I fatti contestati dagli investigatori riguarderebbero l’accesso abusivo a postazioni informatiche, l’utilizzo delle informazioni riservate e personali rinvenute nelle memorie per estorcere alle vittime – tutte donne e di cui molte giovanissime – video ed immagini di sesso esplicito.

Le indagini avrebbero permesso di accertare l’impiego di un trojan dato in pasto ai canali P2P in un file eseguibile camuffato da noto brano musicale.

Una volta acquisito il controllo di alcuni PC, attraverso servizi di messaggeria istantanea il sig. Mijangos propagava l’infezione anche ai contatti presenti nel profilo dell’utilizzatore, che, ingannati dall’affidabilità del mittente, non avevano alcuna esitazione a fruire dei contenuti ricevuti.

In una circostanza emersa dagli atti avrebbe richiesto ad una donna, che aveva avuto la sola sventura di conservare alcune immagini compromettenti, un filmato pornografico appositamente realizzato per lui concedendole – in un atto di contorta gentilezza – la possibilità di offuscare il viso; in caso contrario avrebbe pubblicato quanto sottratto dal PC.

Anche per coloro che nulla avevano da nascondere, però, c’era comunque qualcosa da temere; dall’analisi del elaboratore sequestrato all’uomo, infatti, sono venuti alla luce numerosi file di riprese effettuate attraverso la webcam dei computer infetti di ragazze, che ignare di tutto, ad esempio, venivano immortalate mentre si accingevano a rivestirsi dopo una doccia.

Anche a queste toccava la sorte di essere contattate e dietro la minaccia della divulgazione di quanto registrato illecitamente veniva proposto il medesimo “patto”.

A sua discolpa il sig. Luis Mijangos durante la perquisizione dichiarava agli agenti di aver tenuto tale condotta sotto la supervisione di mariti e fidanzati dubbiosi della condotta morale della propria compagna.

Ammetteva pure di aver fatto parte di una gang di hacker coinvolta in frodi con carte di credito.

Ma le prove in mano dei detective hanno portato a contestare al voyeur digitale esclusivamente il reato di estorsione e non episodi relativi ad altri raggiri il cui profitto fosse il denaro.

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Pizzo elettronico https://www.datamanager.it/news/davide-mancini/pizzo-elettronico Tue, 29 Jun 2010 09:32:03 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/06/pizzo-elettronico/ L’unità Hi-Tech della Guardia Civil ha messo a segno un bel colpo. Una sorta di pizzo elettronico veniva richiesto ai propri clienti da parte di un’azienda spagnola di informatica e programmazione.

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L’unità Hi-Tech della Guardia Civil ha messo a segno un bel colpo. Una sorta di pizzo elettronico veniva richiesto ai propri clienti da parte di un’azienda spagnola di informatica e programmazione.

Non c’era però alcun velato riferimento a possibili ritorsioni né tantomeno esplicite minacce a chi non intendeva aderire alla “proposta”.

Di gorilla pronti a menar le mani neanche l’ombra, di coltelli a serramanico nemmeno a parlarne… soltanto un tecnico – o forse qualcuno in più – con una borsa a tracolla e con dentro tutto l’occorrente: un notebook, una pen-drive e qualche DVD.

Gli stessi consumatori contattavano il rivenditore, saldavano quanto dovuto e – quasi doverosamente – ringraziavano anche per il celere intervento del tecnico.

In realtà il ricatto era ben celato dietro una vera e propria “bomba logica” abilmente occultata all’interno di un software.

La CIPSA, questo è il nome della società implicata nella vicenda comunicato dagli inquirenti, vende programmi gestione a piccole e medie imprese.

Fin qui nulla di male se non fosse per il fatto che l’applicativo sembrerebbe essere stato istruito per entrare in stallo ad una determinata data, paralizzando conseguentemente l’attività dell’utilizzatore, cui non rimaneva far altro che contattare il servizio clienti della CIPSA per richiedere un tempestivo intervento.

L’operatore che interveniva a risolvere il guasto, durante la riparazione, si preoccupava anche di spostare in avanti le lancette del timer della bomba in modo tale da innescarla nuovamente e prepararla perciò ad una futura esplosione.

In molti casi, comunque, già al primo intervento il tecnico – dopo aver propinato il conto – riusciva anche a strappare al preoccupato ed inconsapevole cliente un contratto di manutenzione.

La vicenda, che sembrerebbe andare avanti dal lontano 1998, vedrebbe coinvolte almeno 1.000 persone, ree – per così dire – soltanto di aver acquistato il prodotto ma che ancora ignorano essere state truffate.

Una soffiata anonima inviata attraverso il web agli specialisti della “Benemerita” iberica ha portato alla luce questo semplice ma proficuo meccanismo truffaldino che assicurava ingenti introiti per i manager della società.

A quanto pare a seguito delle perquisizioni effettuate sarebbe stato sequestrato moltissimo materiale informatico e per tre dirigenti sarebbero scattate le manette.

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Australia: bollino blu per i PC https://www.datamanager.it/news/davide-mancini/australia-bollino-blu-i-pc Thu, 24 Jun 2010 10:53:17 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/06/australia-bollino-blu-per-i-pc/ Come ricorderanno i patentati ultradecennali residenti in molte metropoli nazionali, per tutelare l’ambiente circostante e tenere sotto controllo le emissioni dei gas di scarico, da alcuni anni è stato introdotto l’obbligo di sottoporre la propria automobile all’esame del “bollino blu”.

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Come ricorderanno i patentati ultradecennali residenti in molte metropoli nazionali, per tutelare l’ambiente circostante e tenere sotto controllo le emissioni dei gas di scarico, da alcuni anni è stato introdotto l’obbligo di sottoporre la propria automobile all’esame del “bollino blu”.

Stessa sorte sembra toccare agli internauti australiani.

La spinta propulsiva però non è quella di contenere l’inquinamento e le strade percorribili non sono sterminate distese di asfalto ma un’intricata struttura di cavi di rame e fibra ottica.

La possibilità di circolare nelle sconfinate autostrade di Internet potrebbe essere preclusa agli utenti che non diano dimostrazione di aver adottato adeguate misure di protezione sulla loro postazione informatica.

È questa una delle trentaquattro raccomandazioni suggerite dalla Commissione Permanente Comunicazioni e IT australiana per contrastare il dilagante fenomeno del cyber- crime che sta investendo il Paese con particolare e crescente interesse.

Dopo un anno di indagini nel mondo della criminalità informatica, la Commissione ha prodotto una corposa relazione di quasi trecento pagine dal titolo “hackers, fraudsters and botnets: tackling the problem of cyber-crime“ nella quale il problema viene osservato da diversi punti di vista.

Alcune incombenze verrebbero assegnate agli Internet Service Provider che, prima di fornire connettività, dovrebbero conoscere lo stato di salute del computer dei propri clienti, ovvero sapere se sulle macchine vi siano installati anti-virus e firewall.

Ma il controllo non finirebbe qui: qualora il fornitore di connettività accertasse la presenza di un qualsivoglia malware sull’elaboratore dell’utente, dovrebbe apportare graduali restrizioni fino al blocco totale della navigazione se non si provvede tempestivamente alla sua bonifica.

Tra le altre raccomandazioni vale la pena sottolineare l’ipotesi della previsione di una responsabilità in capo alle aziende che immettono sul mercato software “difettato”, che si potrebbero vedere chiamate a risarcire i consumatori che a causa delle specifiche vulnerabilità sono cadute nella rete dei pirati cibernetici.

Tutti questi accorgimenti, secondo la Commissione, riuscirebbero a diffondere una maggiore sensibilità ad ogni livello tale da rendere più arduo l’operato dei criminali informatici.

Per quanto riguarda l’intervento delle istituzioni è stata evidenziata la necessità di valutare l’eventuale sottoscrizione della Convenzione sulla criminalità informatica del Consiglio d’Europa tenutasi a Budapest il 23 Novembre 2001 – ratificata anche da noi con la Legge 48/2008 –, in quanto – si legge nel rapporto – il celere scambio di informazioni tra i vari Stati aderenti e la costante cooperazione sono stati visti come efficaci strumenti per osteggiare e reprimere questa tipologia di crimini, connotati dalla tipica transnazionalità della manifestazione degli eventi.

 

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