Gruppo Sintesi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:44:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Gruppo Sintesi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Italia Vinci Energies acquisisce il Gruppo Sintesi (Sirecom) https://www.datamanager.it/2018/07/italia-vinci-energies-acquisisce-il-gruppo-sintesi-sirecom/ Thu, 05 Jul 2018 09:09:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150736 Vinci Energies l’affiliata di Vinci specializzata in servizi energetici e tecnologia dell’informazione e della comunicazione (Ict) ha raggiunto un accordo in Italia, lo scorso 25 giugno, per acquisire tutte le attività del Gruppo Sintesi (Sirecom Srl) specializzata in servizi e soluzioni nel settore Ict. Il Gruppo Sintesi, con un fatturato di oltre 15 milioni di euro, […]

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Vinci Energies l’affiliata di Vinci specializzata in servizi energetici e tecnologia dell’informazione e della comunicazione (Ict) ha raggiunto un accordo in Italia, lo scorso 25 giugno, per acquisire tutte le attività del Gruppo Sintesi (Sirecom Srl) specializzata in servizi e soluzioni nel settore Ict. Il Gruppo Sintesi, con un fatturato di oltre 15 milioni di euro, impiega 85 persone in Italia e negli Stati Uniti.

Grazie a questa acquisizione, Vinci Energies potenzia, consolida e amplia la presenza in Italia del suo marchio Axians, specifico per il settore Ict consentendogli uno sviluppo di competenze più mirate e una copertura capillare del territorio.

Gruppo Sintesi nasce a Torino nel 1983 con la costituzione di Sintesi Software e nel 1994 si completa con l’obiettivo di fornire soluzioni più mirate in ambito Ict con la creazione di Sirecom. Nel 2003 nasce il marchio Gruppo Sintesi che nel 2010 si specializza nei data center e sulle infrastrutture di rete distribuite e di building automation. Nel 2014 viene varata la divisione per le politiche di efficienza energetica e gli edifici intelligenti.

Gruppo Sintesi grazie ai 35 anni di esperienza ha maturato forti competenze in ambito Ict nel ridisegnare i processi aziendali, implementare le infrastrutture dati, di building automation e ottimizzare i consumi energetici. Oggi il gruppo è riconosciuto nel ruolo di consulente di fiducia (Trusted Advisor) di board di gruppi internazionali del retail (fashion, luxury, GDO, GDS) della produzione alimentare, tessile e industriale, della logistica e dell’hospitality, per lo sviluppo su scala mondiale di progetti di digital signage, connected business e integrazione della supply chiain.

Massimo Ivul, Presidente del Consiglio di amministrazione e Roberto Corraro, Amministratore delegato di Gruppo Sintesi (Sirecom Srl) evidenziano come “Condividere e implementare le rispettive competenze in una rete internazionale, grazie all’affiliazione con Axians, ci permette di potenziare la nostra offerta e di continuare a crescere, offrendo una maggior qualità dei servizi e un valore aggiunto sia per i clienti sia per i dipendenti, con l’obiettivo di affrontare i rapidi cambiamenti della tecnologia e dei servizi correlati contando sull’esperienza, sulla capacità innovativa, nonché sulla forza di un brand leader a livello internazionale”.

Thomas Ernst, Presidente del Consiglio di Amministrazione e Mario Capellari, Amministratore Delegato di Vinci Energies Italia, aggiungono: “L’arrivo di Gruppo Sintesi (Sirecom Srl) permetterà ad Axians di sviluppare e consolidare ulteriormente la presenza nel mercato italiano, il quarto a livello europeo in ambito Ict. Le attività di Gruppo Sintesi implementano il know-how di Axians in Italia grazie alle specifiche competenze nel segmento del retail, perfettamente in linea con la nostra strategia per affrontare e favorire la trasformazione digitale e la trasformazione energetica, che è già in atto e che in Italia sta avendo una fortissima accelerazione”.

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TAAC 2018: dalla produzione alla vendita, la filiera nell’era della digital transformation https://www.datamanager.it/2018/03/taac-2018-dalla-produzione-alla-vendita-la-filiera-nellera-della-digital-transformation/ Mon, 05 Mar 2018 09:23:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142740 L’evento organizzato dal Gruppo Sintesi fa il punto sui paradigmi che hanno cambiato le modalità di produzione, distribuzione e vendita, con un’attenzione particolare all’interazione con il cliente Per fare il punto della situazione sull’attuale panorama della digital transformation in Italia, il Gruppo Sintesi ha organizzato TAAC 2018, un momento di riflessione per discutere del cambiamento, […]

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L’evento organizzato dal Gruppo Sintesi fa il punto sui paradigmi che hanno cambiato le modalità di produzione, distribuzione e vendita, con un’attenzione particolare all’interazione con il cliente

Per fare il punto della situazione sull’attuale panorama della digital transformation in Italia, il Gruppo Sintesi ha organizzato TAAC 2018, un momento di riflessione per discutere del cambiamento, anche culturale, che alcune imprese operanti nel nostro Paese hanno accolto. A introdurre la giornata è Marc Sondermann, editor in chief di Fashion Magazine. “Nell’ultimo quinquennio, c’è stato un cambio di paradigma importante, che ha permesso soprattutto ai soggetti operanti nel luxury e nel food di seguire modalità di vendita dirompenti e fino a qualche tempo fa impossibili. Gran parte del merito va a internet, ma anche a chi ha inteso la rete come canale per raggiungere le persone in maniera più completa”.

Il concetto chiave è integrazione, che vuol dire saper sfruttare, in maniera interoperabile, piattaforme online e onsite, tirando fuori il meglio da entrambi. Questo è il percorso intrapreso, ad esempio, da Giorgio Motta, direttore di The Mall. “Servire milioni di persone – spiega – vuol dire adattarsi a trend in linea con la modernità. Parlare di innovazione vuol dire anche capire cosa serve davvero per migliorare il business usando la tecnologia. Questo si può tradurre in progetti paradossalmente basilari, come l’installazione di panchine e isole di ricarica di dispositivi elettronici, che danno alle persone l’opportunità di fermarsi più a lungo nel Mall, magari con una volontà di spesa maggiore”.

Per confermare quanto la trasformazione digitale sia trasversale, basta ascoltare la testimonianza di Roberto Boselli, CIO di Poltrona Frau: “Noi siamo partiti da una necessità, quella dei clienti di connettersi a internet durante le lunghe visite nei locali. Dotando i negozi di Wi-Fi, abbiamo fornito un servizio di valore, spingendo al contempo la navigazione sul nostro sito e relative offerte”. Per Paolo Ciceri, CIO Rinascente, il digitale può benissimo convivere con l’esperienza organica, senza sostituirla: “Il nostro negozio in Duomo ha 10 milioni di ingressi all’anno che vivono, quasi esclusivamente, di un’attività reale. Questo non vuol dire rinunciare alla digitalizzazione. Seguiamo una forma di interazione complementare, che si traduce in applicazioni che vivono solo per un certo periodo, come quando, a Natale, un’app ricreava in AR tante decorazioni interne, per invogliare la visita”.

Realtà aumentata, app, AI sono piattaforme che possono rinvigorire il retail, inserendosi in logiche tradizionali. Lo sa bene Fabrizio Valente, CEO Kiki Lab: “Abbiamo realizzato una ricerca, Horizontal Retail, per analizzare quanto proposta e vendita siano oggi fluide e interscambiabili. Il risultato è che chi ha introdotto modalità esperenziali duplici riesce a ottenere quel grado di attenzione che l’individuo cerca nelle sue procedure di acquisto”.

Si tratta dell’obiettivo che si pone Marco Zanardi, VP Retail Institute: “Il cittadino digitale odierno, iper-connesso, non ha perso il senso della realtà. Compra online ma ha voglia di andare in negozio, di toccare un oggetto, di vivere una customer experience personalizzata. Se vogliamo vendere bisogna andare incontro al cliente, parlare la stessa sua lingua, non tentare di portarlo lontano dal proprio habitat”.

La sensazione è che se le aziende non si rinnovano nel dna, difficilmente si arriverà a un livello di interazione successivo. Come conclude Patrizia Gaverzi, VP di The Ruling Companies: “Il prerequisito necessario per accogliere l’innovazione è la cultura, anche tecnica e specialistica. Scuole e università devono avvicinare il mondo del lavoro che, a sua volta, ha bisogno di aprirsi alle opportunità della tecnologia. Questo doppio canale è il futuro dell’industria italiana”.

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Metti la potenza degli analytics nel motore del tuo business https://www.datamanager.it/2017/11/metti-la-potenza-degli-analytics-nel-motore-del-business/ Mon, 27 Nov 2017 11:23:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136252 IoT e industry 4.0. Piattaforme analytics disponibili sul cloud, soluzioni specializzate nella gestione delle problematiche di supply chain e soluzioni avanzate di predictive analytics. Le aziende manifatturiere e retail che hanno adottato soluzioni analitiche hanno migliorato risultati operativi e performance di business. Tra le priorità di CIO e CMO, l’innovazione aziendale IT-based, l’automazione dei processi […]

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IoT e industry 4.0. Piattaforme analytics disponibili sul cloud, soluzioni specializzate nella gestione delle problematiche di supply chain e soluzioni avanzate di predictive analytics. Le aziende manifatturiere e retail che hanno adottato soluzioni analitiche hanno migliorato risultati operativi e performance di business. Tra le priorità di CIO e CMO, l’innovazione aziendale IT-based, l’automazione dei processi e il rinnovamento delle infrastrutture

Catturare le informazioni è fondamentale, ma il vero valore non risiede nella semplice raccolta, ma nella capacità di interpretare i dati per generare un valore reale per il business, come ci spiega Valter Cavallino, competence center manager information management di System Evolution, azienda di Kirey Group.  La competenza di System Evolution sta proprio nella capacità di trasformare i dati sfruttando strumenti in grado di dare loro forma e valore. Gli analytics consentono di costruire modelli capaci di descrivere la realtà, cogliendo i flussi dei processi interni ed esterni, per ottenere una comprensione reale e dinamica di ciò che accade e poter guardare al futuro con una capacità previsionale prima impensabile. Per le aziende questo si traduce nell’opportunità di anticipare le esigenze interne ed esterne, ridurre i rischi, accelerare il time-to-market dei prodotti, garantire processi affidabili ed essere maggiormente conformi alle normative. «Noi per primi – continua Valter Cavallino – abbiamo adottato gli analytics in azienda per gestire lo stato dei progetti, pianificando il lavoro dei consulenti e monitorando i processi in corso, per ottimizzare l’allocazione delle risorse e prevedere quali skill inserire in azienda in modo da affrontare eventuali picchi di richieste e cogliere meglio nuove opportunità di business». Grazie all’integrazione nei sistemi gestionali, questi strumenti si stanno ritagliando un ruolo molto importante all’interno delle aziende. Infatti, poter utilizzare gli analytics per analisi in tempo reale sul lavoro che si compie quotidianamente nelle organizzazioni garantisce ai processi decisionali analisi più rapide e più corrette, e facilita la definizione delle modifiche necessarie ai processi aziendali e ai modelli di business.

IL PUNTO DI VISTA DI IDC

Conferma Giancarlo Vercellino, research & consulting manager di IDC Italia: «L’impiego dei dati per la gestione dell’efficienza operativa sta diventando un tema centrale nello sviluppo dei sistemi informativi del settore manifatturiero, soprattutto in un momento in cui il comparto istituzionale pone con sempre maggiore insistenza, attraverso tanti bandi e misure di supporto agli investimenti, la necessità di sviluppare un piano strategico nazionale per l’Industry 4.0». Quando si guardano più nel dettaglio gli ambiti tecnologici di investimento – spiega Vercellino – si osserva come il tema dell’efficienza operativa indirizza «verso le piattaforme di analytics disponibili sul cloud (oltre la metà delle imprese nel sotto segmento), soluzioni di analytics specializzate nella gestione delle problematiche di supply chain (circa il 40%) e soluzioni avanzate di predictive analytics (circa il 20%)». Un tale pattern di investimento è tipico soprattutto delle aziende manifatturiere che hanno già intrapreso negli ultimi anni un percorso di digitalizzazione che le ha portate a consolidare le piattaforme di data management e la sicurezza dei sistemi informativi. Da alcune ricerche condotte da IDC in Italia emerge con chiarezza che le imprese del manifatturiero focalizzate sull’ottimizzazione e l’efficientamento dei processi produttivi hanno priorità IT chiare per il 2017: «In primo luogo, la necessità di sostenere l’innovazione aziendale IT-based (36%), a riprova del fatto che il senso di urgenza rispetto la tematica è ormai ampiamente avvertito in uno strato sempre più vasto del tessuto aziendale; seguono il tema dell’automazione dei processi (32%) e del rinnovamento delle infrastrutture (23%), che delineano, almeno in parte, le direttive strategiche fondamentali che tante imprese stanno intraprendendo in questi giorni».


#Analytics Quali sono le priorità di #CIO e #CMO per migliorare l’efficienza operativa?
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VALORIZZARE I DATI FA BENE AL BUSINESS

Oggi, per restare competitivi, bisogna essere molto più veloci e flessibili rispetto al passato: l’analisi dei propri dati in tempo reale fa comprendere ancor prima le logiche e le dinamiche del proprio business, e facilita l’innovazione dei processi. I dati hanno un grande valore: se sono analizzati correttamente, le informazioni contenute possono portare realmente a incrementare profittabilità e competitività. Sembra un concetto ovvio – condivisibile da tutti – ma nella realtà, non è stato completamente assimilato. Infatti, non tutte le aziende analizzano veramente i propri dati per migliorare il proprio business, e questo è vero soprattutto nelle realtà più piccole che operano nel nostro Paese, anche se negli ultimi anni in questo settore di mercato si nota un aumento di interesse per queste tematiche. Questi strumenti non sono ancora tanto diffusi nonostante, secondo alcuni studi, le aziende che sanno valorizzare i propri dati fanno registrare margini lordi superiori rispetto a quelle che non lo fanno. Negli ultimi anni, pressate dalla crisi e dalle richieste dei clienti che chiedono una maggiore reattività nelle risposte, le aziende si sono dovute adeguare cambiando modelli operativi e di business, puntando in modo deciso su qualità, efficacia e tempestività. Grazie agli analytics, lo studio approfondito dei processi interni, delle relazioni con clienti e fornitori, della situazione finanziaria e dei magazzini, in molte realtà ha contribuito al taglio dei costi, al recupero dell’efficienza e a una migliore reattività rispetto alle richieste del mercato. Nelle realtà dove sono state compiute queste attività, gli analytics hanno permesso di passare indenni gli anni del non facile periodo economico.

Oggi – anche con una diversa e migliore congiuntura – il conto economico continua a beneficiarne. Questi strumenti stanno facilitando il miglioramento in tutta l’organizzazione. Per ottimizzare il sistema logistico in uscita, per esempio, si possono incrociare dati di consegna e di spedizione, informazioni sui veicoli e tragitti, dati presenti sull’ordine di acquisto, altri dati provenienti dai sensori presenti su pallet e container: i responsabili delle operations sono in grado di sapere esattamente non solo dove si trova una spedizione, ma anche le sue condizioni e le prestazioni del mezzo di trasporto. In più, possono fare analisi su profittabilità, percentuali di utilizzo, frequenze di spedizione e valutare quale dovrà essere la capacità per ogni linea, e con che frequenza. Analizzando i documenti (ordini d’acquisto e fatture ricevute da fornitori, ma anche ordini dei clienti, documenti di trasporto e fatture emesse) si possono trovare facilmente informazioni utili e indicazioni per migliorare efficienza operativa e margini. Analisi più approfondite su alcune informazioni di dettaglio contenute nei documenti – come orari di consegna, quantità e descrizione degli articoli consegnati, importi delle fatture, percorsi compiuti – evidenziano altre informazioni che danno nuove possibilità di migliorare l’efficienza. Un altro esempio è legato all’analisi delle stagionalità negli ordini: analizzare, quando sono disponibili, un adeguato numero di anni di dati storici, opportunamente pesati per evidenziare i trend, facilita la previsione dei volumi di domanda lungo l’anno, così che si possono adeguare produzione e livelli di scorte a quanto verrà richiesto. Questi sistemi sono anche usati per la valutazione dei fornitori, sia per l’analisi delle performance storiche, confrontate tra loro per avere una classifica per ogni tipologia di prodotto, sia per individuare in anticipo situazioni di potenziale anomalia o problema, così da porre in atto azioni correttive preventive. Altri esempi potrebbero essere fatti, perché tutti i processi aziendali, e le relazioni con il mondo esterno, possono essere rese più efficienti, in alcuni casi re-ingegnerizzati, grazie agli analytics.

UTILI PER INNOVARE

Le soluzioni analitiche innescano processi di innovazione volti al raggiungimento dell’eccellenza nelle prestazioni e all’acquisizione di vantaggio competitivo. A confermarlo è Stefania Donnabella, amministratore delegato di Cegeka. «Conoscere il cliente significa migliorare il servizio, aumentare l’efficienza, massimizzare le iniziative di cross selling e up selling, raffinare le azioni di vendita, contenere i costi. Anche il cliente trae benefici quando l’azienda conosce le sue abitudini, le sue preferenze. I benefici si traducono in soddisfazione, fiducia, valore concretamente percepibile. E dovremmo poi parlare di IoT e di quanti benefici e cambiamenti lo studio dei dati porta nei programmi di Industria 4.0» – spiega Stefania Donnabella. In tutti i casi, i benefici portati dallo sviluppo e dall’utilizzo di sistemi integrati con analytics sono evidenti anche per Francesco Stolfo, partner di ToolsGroup: «La nostra esperienza riguarda l’impatto degli analytics sullo studio della domanda in ogni settore. In particolare, mi riferisco all’impatto dei fattori esogeni (tempo meteorologico, andamenti macroeconomici…) ed endogeni (azioni promozionali dirette, advertising, nuovi prodotti…). Queste tecniche di analisi hanno effetti significativi a vari livelli. Prima di tutto, una migliore accuratezza delle previsioni (riduzione dell’errore di previsione). Gli analytics permettono di modellare più facilmente i fattori esogeni ed endogeni, e di conseguenza, la previsione è più accurata. Si ottiene anche una riduzione degli immobilizzi di capitale dovuti alla maggiore efficienza della pianificazione della supply chain. Poi, la riduzione delle voci di spesa dedicate alle attività di marketing grazie ad analisi più oggettive e mirate sugli effetti delle singole attività». Si tratta di un enorme contributo degli analytics nel rendere i processi di pianificazione e controllo sempre più automatizzati. «Con la raccolta dei numerosi dati correlati è possibile costruire modelli auto-adattativi capaci di governare, in automatico, complessi sistemi di produzione e di distribuzione: fino a poco tempo fa questo richiedeva numerosi addetti».


#Analytics Gestione della #supplychain e #predictiveanalytics, crescono gli investimenti
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LA RISPOSTA A TANTE DOMANDE

Gli analytics permettono di rispondere alle tante domande che, ogni giorno, vengono fatte in milioni di aziende sparse nel mondo. La raccolta delle informazioni che formano i cosiddetti big data ha lo scopo di dare delle risposte. Per essere pratici – suggerisce Maurizio Manera, retail sales manager di Gruppo Sintesi – proviamo ad analizzare le domande del mercato del retail, quello più interessato a questa tematica. «Per i marketer ci sono diversi quesiti che vale la pena porsi, in primo luogo quello di misurare l’efficacia delle promozioni e delle pubblicità. Mutuando concetti tipici dell’e-commerce nascono altre due domande importanti. Quali prodotti i miei clienti tendono a comprare assieme? Quali opportunità di cross-selling o di up-selling? Il prezzo di vendita è un altro fattore. Quale è il prezzo che massimizza il profitto? Quanto influisce lo sconto sulla decisione dei consumatori? Queste domande non sono certo nuove, dov’è allora che gli analytics generano così tanto interesse? Nella velocità di risposta, nel livello di dettaglio e soprattutto nella possibilità di combinazione di più fonti di dati spesso indipendenti tra loro». La velocità apre due prospettive: «La più immediata è quella di una maggiore efficienza operativa, la seconda è quella di poter usare le informazioni in corso d’opera (la modifica di una campagna marketing quando ancora in essere). La tecnologia offre la possibilità di raccogliere informazioni in tempo reale. Per esempio, la posizione e la movimentazione dei prodotti può essere tracciata usando dei tag RFID che permettono di ottimizzare i processi di supply chain, la possibilità di fare l’inventario in tempo reale, di inviare informazioni agli assistenti alla vendita fino al check-out automatico. Il valore dei dati aumenta esponenzialmente correlandoli con quelli provenienti da altre fonti. Informazioni sui prodotti possono essere coniugate con quelle sui loro acquirenti». Il passo successivo è incrociare questi dati con altri provenienti dall’online (sito, navigazione in app, etc.). In conclusione, sono almeno due i livelli su cui si può operare – mette in evidenza Manera: «Il primo è l’aggregato di dati per estrarre informazioni a beneficio del retailer e rispondere in forma puntuale alle domande che avevamo visto all’inizio. Il secondo è il livello individuale per fornire al cliente un’esperienza coerente sia con le sue aspettative di marca, sia con la sua propensione di acquisto». È ovvio che per compiere analisi rapide e accurate, occorrono una precisa e completa raccolta dati, che comprenda anche fasi di pulizia e normalizzazione, e strumenti adeguati.

«Senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione» – diceva Edward Deming. Per Alfieri Voltan, presidente di Siav – oggi, abbiamo il problema inverso. «Abbiamo così tanti dati che non siamo in grado di usarli per farci un’opinione, anche se sappiamo che sono enormi miniere di informazioni». Pensiamo a un caso concreto: «Purchase to pay, order to cash, sales opportunity, case management sono processi spesso “trascurati” rispetto alle attività core dell’azienda, e tendono ad accumulare inefficienze difficili da individuare, tanto che spesso si ricorre all’intervento di consulenti esterni per venirne a capo. Non sarebbe comodo avere degli strumenti per “misurare” questi processi? Capire come sono veramente fatti, come distribuiscono i carichi di lavoro, se presentano colli di bottiglia? O se siano in grado di anticipare situazioni critiche? Le tecniche di process mining servono proprio a rispondere a queste domande, e funzionano analizzando con algoritmi evoluti le numerose “tracce digitali” lasciate dai sistemi informatici utilizzati in questi processi. Siav studia da molti anni queste tecnologie, e ha realizzato BIPOD, il sistema di process mining che consente di avere una “radiografia” in tempo reale di cosa succede in azienda». Per gestire l’abbondanza di dati servono gli strumenti adatti. Ma occorrono anche le giuste competenze: know how tecnico, e nozioni di statistica, sociologia, metriche matematiche. Competenze trasversali, che sempre più spesso sono fornite da un team di specialisti che lavorano insieme, o dai chief data officer (CDO), nuove figure professionali sempre più ricercate dal mercato del lavoro.

I SETTORI PIÙ ATTIVI

Secondo Valter Cavallino di System Evolution, il settore che ha raggiunto una maturità maggiore è il finance, nello specifico, banche e assicurazioni. «Ma l’applicazione degli analytics cresce anche in altri mercati. E in modo trasversale, nel marketing, queste applicazioni sono sempre più avanzate e mettono in relazione dati provenienti da fonti eterogenee che comprendono anche i social network». Per Stefania Donnabella di Cegeka, i settori in assoluto più sensibili all’adozione degli analytics sono quelli che godono di una relazione diretta con il cliente consumatore finale (B2C). «Tali settori beneficiano di queste soluzioni garantendosi una completa visibilità delle caratteristiche e delle preferenze del consumatore, dei propri prodotti, delle propensioni verso le offerte future guadagnando così una maggiore efficienza delle strategie di marketing e dei canali distributivi. La continua comparazione tra presente e passato e la capacità di ottenere dai dati disponibili modelli di comportamento futuri consentono la massima ottimizzazione dei processi decisionali». Questi strumenti sono in grado di migliorare l’efficienza operativa in tutte le aree aziendali, come spiega Andrea Maderna, general manager di BOARD Italia: «Sia che si gestisca un progetto altamente innovativo, dove gli esiti non sono determinabili a priori, sia che si prenda in carico un progetto orientato al processo, dove le procedure e gli step sono ben definiti, la redditività del progetto sarà tanto più alta, quanto più l’organizzazione sarà in grado di creare il team più efficace ed efficiente, trovando il giusto equilibrio tra competenze, disponibilità nel tempo e carichi di lavoro. In questa dinamica, la business analytics gioca un ruolo fondamentale, soprattutto se applicata sulla stessa base di dati su cui viene effettuata la pianificazione operativa: dal budget dettagliato e allocazione dei costi alla pianificazione delle risorse e dei progetti, fino alla gestione delle risorse umane, inclusi i piani di assunzione e di riqualificazione. BOARD, software leader internazionale per il decision-making, utilizzato internamente anche da KPMG in sei paesi europei, ha permesso ad aziende di primo piano a livello mondiale di ottimizzare le risorse impiegate nei progetti dell’impresa e di minimizzare i costi, grazie all’unificazione di business intelligence, performance management e predictive analytics».


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DUE CASI DI SUCCESSO

Angelo Tenconi, analytics technology director di SAS, descrive un interessante progetto concluso con successo da Munksjö Group, una delle più grandi multinazionali della carta. «Munksjö Group ha scelto soluzioni di business intelligence nell’ambito del replacement dei propri sistemi ERP e dell’implementazione di un sistema unico di reporting condiviso a livello di gruppo. Munksjö Group ha avviato un piano di replacement per rinnovare i propri sistemi ERP e armonizzare il panorama informatico in tutti gli impianti di produzione e per l’implementazione di un sistema unico di reporting condiviso a livello di gruppo. Il rollout dei nuovi sistemi ERP avrà luogo a medio termine e l’implementazione di SAS Visual Analytics, anche per le unità non ancora incluse nel programma di sostituzione, rappresenta la possibilità per raggiungere il livello di armonizzazione già nel breve termine. Il primo passo è stato quello di fornire il supporto completo di BI alle unità in cui sono installati i sistemi di ERP, nella seconda fase, sono stati raccolti i dati da alcune aree selezionate del gruppo. L’aspetto più sfidante della prima fase è stato l’approccio al monitoraggio del processo di produzione della carta attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che presentava caratteristiche specifiche del settore come il risparmio di tempo, di costi e la redditività dei prodotti. La seconda fase ha l’obiettivo di armonizzare i dati provenienti da sistemi non omogenei».

Racconta un altro interessante progetto Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply: «Una grossa realtà operante nella GDO, con 60mila dipendenti, aveva la necessità di ridurre il tempo di giacenza dei prodotti. Questa esigenza ha portato alla scelta di implementare una piattaforma digitale data-driven per ottimizzare la gestione dello stock. Come integrare le informazioni dei singoli punti vendita con l’area logistica? E come integrare informazioni di magazzino, di riempimento scaffali e delle vendite? La soluzione è stata implementare una piattaforma che accentrasse i dati delle piattaforme coinvolte nel processo di approvvigionamento – dalla fase di sell-in alla fase di sell-out, comprendendo le aree di logistica e magazzino. Ai dati tradizionali di prodotto che comprendevano eventuali indicatori stagionali, sono stati correlati i dati di scontrinato e in particolare i dati della posizione del prodotto sullo scaffale. La sfida è stata quindi quella di trasformare “l’algoritmo previsionale umano”, basato principalmente sul know-how degli esperti di prodotto, in un sistema che apprendesse autonomamente la movimentazione dei prodotti giornalmente e ne suggerisse la migliore previsione di approvvigionamento. I principali obiettivi raggiunti sono stati tre: ridotto il numero di giorni di giacenza dei prodotti sullo scaffale, riduzione dei costi di gestione di stoccaggio in magazzino e migliore gestione degli spazi sullo scaffale».

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Nutkao raddoppia la produzione con Gruppo Sintesi https://www.datamanager.it/2017/10/nutkao-raddoppia-la-produzione-gruppo-sintesi/ Wed, 18 Oct 2017 14:21:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133193 Un progetto in più fasi, implementato sia in Italia sia negli Stati Uniti, permette al leader mondiale delle creme spalmabili prodotte per conto terzi di raddoppiare i risultati Fondata nel 1982, con sede centrale in Piemonte, Nutkao è attiva nella produzione di semilavorati per l’industria dolciaria e soprattutto di crema spalmabile a base di cacao e […]

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Un progetto in più fasi, implementato sia in Italia sia negli Stati Uniti, permette al leader mondiale delle creme spalmabili prodotte per conto terzi di raddoppiare i risultati

Fondata nel 1982, con sede centrale in Piemonte, Nutkao è attiva nella produzione di semilavorati per l’industria dolciaria e soprattutto di crema spalmabile a base di cacao e nocciole, ambito nel quale ha raggiunto da tempo la posizione di leadership nel segmento “private label”, cioè delle marche private della grande distribuzione di tutto il mondo. Nell’arco degli ultimi anni, la società ha conosciuto un forte sviluppo, che l’ha portata a raddoppiare sia il personale sia il fatturato, che si è attestato su 120 milioni di euro, e ad aprire uno stabilimento anche negli Stati Uniti. «All’inizio di questo decennio abbiamo iniziato a ricevere numerosi segnali di una forte espansione nelle richieste dei nostri prodotti, probabilmente a causa della crisi economica che ha modificato le abitudini di spesa dei consumatori, portando a privilegiare le alternative a prodotti più costosi» – sottolinea Roberto Re, CIO di Nutkao, spiegando che questo richiedeva «personalizzazioni sempre più rapide e continue dei prodotti, con notevoli aumenti della complessità della produzione e della pianificazione».

Revisione dei processi

Era in sostanza richiesto uno sforzo tecnologico e organizzativo non indifferente: l’idea condivisa dal top management era quella di diventare entro il 2020 un’impresa 4.0, varando quindi il progetto denominato “Nutkao 4.0”. «Qualcuno potrebbe pensare che Industria 4.0 significhi dotarsi di una sorta di macchina che si compra e si installa, quando invece non basta concentrarsi solo sugli aspetti tecnologici, ma è fondamentale operare anche sulla revisione dei processi aziendali, sulla formazione professionale, sulle infrastrutture di rete e sull’intera supply chain» – prosegue Roberto Re. Ed è appunto questo che in Nutkao si è deciso di fare, con l’intervento di Gruppo Sintesi, trusted advisor nato nel 1983, oggi presente a livello internazionale in alcuni importanti settori verticali, tra cui quelli dell’industria e della grande distribuzione organizzata e specializzata.


#supplychain Roberto Re CIO di #Nutkao Produzione +100% con @GruppoSintesi
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«Conoscevamo l’ottima fama di Gruppo Sintesi proprio per la loro attività nell’ambito di industria e GDO, e abbiamo deciso di intraprendere il progetto di trasformazione digitale con la loro assistenza» – fa sapere Roberto Re, sottolineando che le tappe salienti di tale percorso prevedevano «interventi graduali sul personale per operare in modalità digitale, revisione dei processi supply chain per arrivare a processi snelli e integrati con la produzione, interventi per rendere l’infrastruttura di rete più affidabile, sicura e dotata di un monitoraggio centralizzato, con infine la preparazione di un piano di business continuity e alta disponibilità». Quindi, fin da subito, l’infrastruttura di rete è stata completamente riprogettata e dotata di sistemi Cisco, in modo da avere quella disponibilità 24h e 7/7 che prima non era garantita date le apparecchiature non ridondate e che soprattutto era necessaria per la nuova organizzazione della produzione. Successivamente è stato inaugurato il nuovo sito produttivo in North Carolina, che è entrato nei piani di high availability e disaster recovery della sede italiana, unitamente a una serie di servizi cloud attivati presso le strutture Colt di Milano.

Raddoppiare la produzione

I risultati ottenuti parlano da soli: «Abbiamo incrementato la produzione del 100 per cento, migliorando i livelli di servizio ai clienti e riducendo notevolmente i tempi» – fa sapere Roberto Re, sottolineando che «le soluzioni progettate e realizzate insieme a Gruppo Sintesi ci hanno permesso di porre maggiore focus sui processi e sul business sapendo di poter contare su un’infrastruttura affidabile. Attualmente, abbiamo in corso l’ampliamento dello stabilimento che prevede un’integrazione completa tra impianti produttivi e logistica, per portare, senza interventi degli operatori, i componenti necessari in produzione quando richiesto, il prodotto finito a magazzino e poi alla spedizione, con registrazioni automatiche e puntuali lungo l’intero processo».

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Gruppo Sintesi: come la digitalizzazione cambia il retail https://www.datamanager.it/2017/09/gruppo-sintesi-la-digitalizzazione-cambia-retail/ Tue, 26 Sep 2017 08:38:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131685 Per rispondere alla nuova domanda bisogna migliorare l’offerta attraverso una serie di strumenti tecnologici in grado di accelerare il business Il Gruppo Sintesi, fondato a Torino nel 1983, è una realtà italiana atipica che nel corso degli anni  ha ottenuto la fiducia di grandi clienti e gruppi internazionali nei settori in cui opera: fashion & […]

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Per rispondere alla nuova domanda bisogna migliorare l’offerta attraverso una serie di strumenti tecnologici in grado di accelerare il business

Il Gruppo Sintesi, fondato a Torino nel 1983, è una realtà italiana atipica che nel corso degli anni  ha ottenuto la fiducia di grandi clienti e gruppi internazionali nei settori in cui opera: fashion & luxury, grande distribuzione organizzata e specializzata, logistica ed hospitality.

La nostra missione? Supportare lo sviluppo tecnologico dei clienti implementando soluzioni ed applicazioni concrete per efficientare il business. Insomma, in un settore informatico che spesso sa solo promuovere futuristiche invenzioni non ancora comprovate contrapponiamo una sana dose di pragmatismo ed una esperienza ormai trentennale.

Focalizzandoci su un ambito dinamico come il retail, è fondamentale analizzare gli impatti della digitalizzazione sui comportamenti e sulle abitudini di acquisto dei consumatori. L’esperienza liquida ha permesso di riavvicinare il cliente al tradizionale punto vendita, erroneamente dato per spacciato con l’affermarsi del commercio elettronico.

Qual è stato il motore di tale rilancio? Tante idee, un’infrastruttura solida e una comune volontà di preservare i cospicui investimenti fatti nello sviluppo delle catene commerciali.

«Negli ultimi anni abbiamo abilitato importanti innovazioni nel campo della moda, ad esempio utilizzando l’infrastruttura Wi-Fi per permettere al marketing  di interagire in modo mirato con il singolo cliente – ci spiega Paolo Pelloni, Marketing Manager di Gruppo Sintesi.

Il progetto che ci sta dando le maggiori soddisfazioni consiste nell’installazione di circa 15mila schermi nei negozi di un global retailer italiano, utilizzati per veicolare in tempo reale lo stessa comunicazione audio-video in tutti gli store nel mondo.  Da remoto supervisioniamo la distribuzione dei palinsesti in modalità cloud e garantiamo la business continuity indipendentemente dalla geografia territoriale.

Il nostro unico obiettivo è aiutare i nostri clienti ad abbracciare il processo di digitalizzazione facendo la governance dell’intero ciclo – progettuale, implementativo e manutentivo – per portare a termine la soddisfazione di un bisogno, gestendo tutta la filiera che entra in gioco».

Tech e multicanalità

Un altro trend che caratterizza il nuovo corso del retail è il riconoscimento facciale, soprattutto se applicato al settore del fashion. Abbiamo progettato un’applicazione che – utilizzando le videocamere già presenti nei negozi – calcola il rapporto tra visitatori e scontrino medio e fornisce dati di profilazione (sesso, presunta provenienza ed età) sottraendo automaticamente il passaggio continuo dei dipendenti, che in molti casi crea statistiche errate rispetto alla realtà.

In sintesi, il retail deve rispondere a nuove sfide che mettono in discussione il punto di vendita come spazio necessario per concludere il processo di acquisto e lo trasformano sempre più in un tempio della marca: un luogo esperienzale dove il cliente vuole vivere l’emozione legata al brand e soprattutto cerca la conferma di ciò che viene comunicato sui siti di e-commerce e dalle campagne di advertising tradizionali e digitali.

Il rapporto tra domanda e offerta non è più esclusivo ma inclusivo, necessita di un cambio di passo radicale. «Il punto di partenza è capire quale sia lo scopo di un certo business – continua Pelloni – scegliendo insieme la strada più fattibile da seguire, unendo tecnologie e infrastrutture nella migliore combinazione possibile».

Nuovi orizzonti

La digitalizzazione è un flusso che interessa sia ambienti interni che il mondo esterno. Secondo l’esperienza di Gruppo Sintesi, l’innovazione sta già  trasformando gli arredi urbani, dove si vanno affermando totem interconnessi, centri di ricarica per computer e smartphone, stazioni di collegamento wireless, etc…

«Se ci si preoccupa di soddisfare le esigenze digitali allora vuol dire che i bisogni primari stanno davvero cambiando – conclude Pelloni – e su quelli bisogna puntare per restituire un servizio che sia efficiente, utile al consumatore e al passo con i tempi».

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Analytics e IoT, la grande sfida per il business https://www.datamanager.it/2016/05/analytics-iot-la-grande-sfida-business/ Thu, 19 May 2016 12:24:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101653 Analizzare e valorizzare i dati provenienti da 20 miliardi di oggetti connessi, grazie agli analytics, è possibile. Un mercato in crescita del 19,9% all’anno fino al 2020. Molteplici i campi di applicazione L’Internet of Things (abbreviato in IoT) è un network di oggetti fisici dotati della tecnologia che serve per comunicare e interagire tra loro […]

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Analizzare e valorizzare i dati provenienti da 20 miliardi di oggetti connessi, grazie agli analytics, è possibile. Un mercato in crescita del 19,9% all’anno fino al 2020. Molteplici i campi di applicazione

L’Internet of Things (abbreviato in IoT) è un network di oggetti fisici dotati della tecnologia che serve per comunicare e interagire tra loro stessi, e con l’ambiente esterno. Il numero di oggetti connessi, secondo Gartner, lo scorso anno ammontava a 4,9 miliardi, ma secondo le previsioni il loro numero è destinato a crescere fino a raggiungere, nel 2020, i 20 miliardi. L’IoT è una fonte di dati enorme: raccoglie infatti i dati dagli oggetti, dovunque e qualunque essi siano. Si tratta di dispositivi molto diversi tra loro, che spesso utilizzano linguaggi e sistemi operativi diversi, ma che comunque sono in grado di interagire non solo tra loro, ma anche con sistemi come gli ERP o i CRM, e con le applicazioni che usiamo nella vita di tutti i giorni, non solo per le attività lavorative. Il loro potenziale informativo è, a oggi, ancora in buona parte inesplorato. Avere le capacità di analizzare questi dati, ricavandone informazioni, trend di business e modelli predittivi sarà una discriminante tra le aziende che potranno essere protagoniste e competere sul mercato e chi invece farà fatica a sopravvivere. Gli strumenti di business analytics negli ultimi anni si sono ritagliati un ruolo sempre più centrale: questo, grazie alle numerose funzionalità di cui dispongono, e alla precisione di analisi e simulazione che permettono sia sui dati aziendali sia sui big data. Gli analytics sono gli strumenti ideali per scoprire il valore dei dati raccolti dall’IoT: i dati prodotti dai vari dispositivi (dai computer agli smartphone, dai tablet alle automobili e a tutti i dispositivi dotati di sensori) possono essere correlati con i dati archiviati nei sistemi gestionali, nei CRM, ma anche con dati provenienti da altre fonti esterne alle aziende (social network, piattaforme di e-commerce, dati di analisti di mercato o di fornitori di servizi). La combinazione di tutte queste fonti dati crea informazioni di notevole valore, utilizzabili per poter prendere delle decisioni informate e accurate.


#IoT #Analytics Mauro Tuvo #System Evolution La forza dell’integrazione
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La forza dell’integrazione

In concreto, cosa è possibile fare con gli strumenti di business analytics sulla mole di dati proveniente dagli IoT? è possibile, per esempio, monitorare ogni singolo dispositivo connesso, confrontandone lo stato attuale con i dati storici per controllare le tendenze sui consumi, per ottimizzare i processi di approvvigionamento di utilizzo, ma anche per migliorare il design o la qualità del prodotto stesso (integrando i feedback di utilizzo nel processo di ricerca e sviluppo, e di produzione), per ottimizzare gli interventi di manutenzione programmata riducendo i costi di operazioni superflue se non addirittura inutili. E ancora, l’utilizzo degli analytics sui dati dell’IoT permette di ridurre gli sprechi di energia e attuare politiche di risparmio energetico, o creare campagne di marketing per il materiale di consumo, o per altri prodotti correlati grazie all’integrazione di dati provenienti dalla fidelity card, dagli scontrini e dai social media. Grazie ai continui progressi tecnologici si stanno sempre più riducendo i limiti di performance e di scalabilità nel processare dati così eterogenei, e questo permette di scoprire sempre nuove possibilità di sfruttamento dei dati disponibili. Quindi, siamo davvero di fronte a delle miniere di dati, con informazioni spesso nascoste, ma utilissime per il business.


#IoT #Analytics Bruno Sirletti @Fujitsu_Italia Cambiare radicalmente il modo di lavorare
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Aggiunge Mauro Tuvo, principal consultant information management di System Evolution: «La nostra visione su questa tematica nasce da collaborazioni in progetti per la PA, relativi alla raccolta da dispositivi distribuiti sul territorio e alla organizzazione su piattaforma Big Data di dati eterogenei, integrati con informazioni provenienti da fonti open. Questo impianto informativo è in grado di supportare applicazioni analitiche, disponibili a vari soggetti, che monitorano fenomeni relativi al territorio come per esempio la mobilità, la qualità dell’aria, la raccolta dei rifiuti. Alla luce di queste esperienze, gli elementi chiave di una integrazione tra dati provenienti da dispositivi eterogenei e soluzioni di business analytics sono a nostro avviso un disegno architetturale scalabile e una base informativa flessibile, in grado di acquisire in modo dinamico nuovi contenuti informativi. Scalabilità e flessibilità sono in questo senso fattori abilitanti per la creazione di un valore che nasce dalla integrazione di informazioni. Ma queste opportunità per essere colte richiedono competenze specifiche sia di metodo che di merito (data scientist e analisti di dominio) e di un sistema di governo dei dati in grado di sostenere il lavoro di questi specialisti garantendo una mappa chiara e aggiornata delle informazioni disponibili ed una carta di identità delle loro caratteristiche più significative: fonte, ownership, semantica, grado di affidabilità eccetera».


#IoT #Analytics Agrifood, sanità e smart city, mercato sempre più #open
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Per Bruno Sirletti, presidente e AD di Fujitsu Italia è necessario affrontare il tema dell’integrazione tra IoT e analytics, partendo sempre dal discorso sulla trasformazione digitale. Infatti, «qualsiasi azienda che decida di rimanere fuori da questa svolta epocale, rischia di essere tagliata fuori dal mercato e di non partecipare allo sviluppo, che nei prossimi anni troverà appoggio stabile su questo nuovo contesto. Qui non si sta parlando di semplice digitalizzazione dei processi analogici. Questa trasformazione ha bisogno che le imprese si adoperino per ripensare le proprie operazioni e i propri processi nel nuovo scenario globale. Uno scenario in cui persone, cose (IoT), dati dell’azienda sono connessi e dialogano tra loro: è la chiave non solo per essere più veloci e incrementare l’efficienza, ma anche per cambiare radicalmente il proprio modo di lavorare e l’interazione con i propri clienti».

Mercato sempre più open

Secondo IDC, il mercato degli analytics e dell’information management legata all’IoT si sta facendo strada tra le grandi organizzazioni di tutti i settori, che vedono il beneficio nell’adottare subito soluzioni per ottimizzare i processi. In questo modo, possono migliorare la produttività e l’efficienza operativa, eliminare i costi, e creare nuove opportunità di revenue. Ci sono molteplici scenari che potrebbero avverarsi, e molte variabili che potrebbero influenzare domanda e offerta, ma IDC prevede che il mercato mostrerà una forte crescita nel prossimo quinquennio, a un ritmo del 19,9% all’anno. IDC prevede anche che il numero di analytics per IoT e di piattaforme di information management – base per lo sviluppo di applicazioni IoT – cresceranno nel prossimo futuro. Una gamma di tecnologie che sono state sviluppate negli ultimi anni per l’analisi dei Big Data si presteranno a generare previsioni e insight a partire dai dati dell’IoT. In parallelo, emergeranno diverse applicazioni pacchettizzate per l’IoT, per indirizzare processi specifici nei diversi settori industriali. La richiesta di analytics e di tecnologie di information management per l’IoT rappresentano un’opportunità per i software vendor, e attireranno anche nuovi concorrenti, storicamente focalizzati sulle soluzioni per l’industria o su altri settori IT non-software.


#proximitymarketing @RobertoCorraro @GruppoSintesi #IoT e #Analytics per digitalizzare “tutto”
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Agrifood, sanità e smart city

Non sono ancora molte le aziende che possono vantare una lunga esperienza su queste tematiche, perché non è da molto che la tecnologia ha reso disponibili questo tipo di applicazioni. Vediamo in quali settori, e in quali aree, i vendor italiani hanno sviluppato dei progetti, utilizzando l’integrazione tra IoT e business analytics. Diversi sono i campi di applicazione, come spiega Bruno Sirletti, presidente e AD di Fujitsu Italia. «Tra i mercati più importanti, sicuramente oggi c’è l’agrifood, ma anche i servizi per la Sanità e la smart city. In Giappone – per esempio – Fujitsu ha sviluppato un telefono sperimentale, dotato di 41 sensori, che permette di misurare quasi ogni cosa, in base all’applicazione che viene caricata. È possibile analizzare il sonno anche senza sensori specifici: semplicemente poggiandolo sul materasso il telefono rileva i movimenti notturni, monitora il respiro e attraverso una serie di calibrazioni è possibile raccogliere informazioni importanti sula qualità del proprio riposo. Puntando la videocamera verso il volto, è possibile sapere la propria frequenza cardiaca, grazie a un’analisi del colore della pelle e dei movimenti dei capillari intorno agli occhi. In Spagna, Fujitsu è uno dei quattro partner del consorzio al quale è stato affidato un contratto per implementare, installare e gestire una nuova soluzione di trasporto pubblico basata su card NFC per la mobilità in Catalogna per conto dell’Authority catalana dei Trasporti Metropolitani. Presto cambierà il modo in cui le persone utilizzeranno i mezzi pubblici e il nuovo sistema T-Mobilitat funzionerà in base alla mobilità effettiva di ogni singolo cittadino, permettendo di calcolare in modo personalizzato il costo del viaggio, consentendo di applicare anche promozioni e sconti personalizzati. In ambito medico, invece, è possibile monitorare lo stato di salute di chi indossa “wearable devices”, raccogliere informazioni preziose e creare database estremamente ricchi, da cui attingere informazioni per fare diagnosi e giocare d’anticipo sull’insorgere di determinate malattie».


#IoT #Analytics Angelo Cian L’HR @ZucchettiSpa analytics nei trasporti
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Imprese energivore e multisede

In pratica l’IoT è un trend assoluto. Secondo Roberto Corraro, direttore generale di Gruppo Sintesi porterà alla digitalizzazione del «tutto». La vera motivazione che spinge all’implementazione di tecnologie IoT «è l’esigenza di controllare o monitorare un evento o un dispositivo sia per garantirne il funzionamento nel tempo (business continuity) sia per concentrare tutte le informazioni (big data) che una volta elaborate permettono di prendere decisioni operative e strategiche migliori». Tutti i mercati e quasi tutti i sistemi ne sono coinvolti, sebbene l’adozione proceda a ritmi molto diversi. «Per esempio – spiega Corraro – Gruppo Sintesi sta aiutando i clienti multisede e quelli definiti energivori, cioè le aziende soggette alla legge 102 entrata in vigore lo scorso dicembre, a fare efficientamento energetico, mettendo a loro disposizione le proprie competenze in ambito IoT. In forte espansione, è anche l’introduzione della tecnologia wireless all’interno degli stabilimenti produttivi, in modo da poter facilmente convogliare le informazioni sui KPI di produzione e quelle di assorbimento energetico verso il data center aziendale. Sempre più informazioni dunque, e sempre più rilevanti, per consentire all’azienda di reagire velocemente e rimanere competitiva. I più lungimiranti si dotano di infrastrutture unificate per la raccolta e la concentrazione dei dati e per implementare un monitoring attivo e predittivo che abiliti la continuità dei processi e acceleri la capacità decisionale».

L’HR analytics nei trasporti

«Quando un’azienda decide di avviare un progetto che riguarda big data e analytics è fondamentale avere ben presente l’obiettivo finale e capire quali sono le informazioni rilevanti da estrapolare dal sistema in base ai processi da analizzare» – mette in evidenza Angelo Cian, responsabile soluzioni gestionali di Zucchetti. «Per questo motivo, Zucchetti ha integrato funzionalità di analytics direttamente nei propri applicativi aziendali ERP e HR, con il vantaggio di fornire ai clienti delle soluzioni di business intelligence già pronte da utilizzare per l’analisi dei dati contabili, amministrativi, di gestione del personale e così via». Un ulteriore livello di completezza dell’offerta Zucchetti è rappresentato proprio dall’Internet of Things. Una soluzione Zucchetti di IoT e Analytics è già pronta per il settore dei trasporti. L’applicazione per la gestione delle note spese e trasferte, ZTravel, è integrata con la soluzione di localizzazione satellitare mezzi di Macnil, società del Gruppo Zucchetti specializzata nell’IoT, «con funzionalità di analytics che consentono di incrociare i dati delle spese sostenute dall’autista con i tragitti e le soste effettuate, per verificarne la corrispondenza in tempo reale e processare direttamente le informazioni in contabilità, con notevoli vantaggi in termini di velocità, efficienza e di controllo del rispetto della policy aziendale».


#IoT #Analytics Francesco Stolfo @ToolsGroupItalyexperience multicanale
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Experience multicanale

Per Francesco Stolfo, partner di ToolsGroup, aiutare i consumatori a essere felici è sempre più difficile, perché il complesso percorso di acquisto multicanale si pone come ostacolo verso la garanzia di una customer experience migliore. «Una soluzione è quella di usare il potenziale dei dati che le aziende conservano nei loro ERP, nel cloud, nel web. Occorre identificare i big data, estrarli, integrarli, e capire che significato hanno e a che cosa possono servire. Questo tipo di analisi permette di definire un modello di marketing predittivo, in grado di rendere più felici i clienti ma anche l’azienda. Occorre stabilire un modello previsionale basato su regole, che sia in grado di prevedere in maniera accurata i passi successivi dei clienti, ma anche di spiegare il perché di quel comportamento. Questo significa definire un modello per le azioni future del mercato (predictive analytics), e poter anche sfruttare tutti i dati relativi al loro comportamento, in modo da prendere decisioni migliori per il futuro (prescriptive analytics). Un distributore di beni di largo consumo, con l’obiettivo di migliorare il ritorno delle promozioni, con questo approccio ha potuto aumentare il ROI, ridurre i costi migliorando le performance, e offrire una customer experience più soddisfacente: +20% di efficacia delle azioni marketing; incentivazione del cross-selling e riduzione dello shadow effect e dei fenomeni di cannibalizzazione; miglioramento della comunicazione e della strategia di approvvigionamento per venire incontro alla domanda dei consumatori».

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Proximity marketing: le novità per il mondo retail https://www.datamanager.it/2016/04/proximity-marketing-le-novita-mondo-retail/ Wed, 13 Apr 2016 15:15:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99016 Retail Club ha organizzato un incontro per fare il punto sulle tecnologie che abilitano nuove modalità di interazione con i consumatori Il Retail Club è una comunità che si pone un obiettivo ben preciso: aiutare i protagonisti del Fashion & Luxury del retail ad adottare nuove tecnologie che possano migliorare l’esperienza dei clienti. Il club è […]

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Retail Club ha organizzato un incontro per fare il punto sulle tecnologie che abilitano nuove modalità di interazione con i consumatori

Il Retail Club è una comunità che si pone un obiettivo ben preciso: aiutare i protagonisti del Fashion & Luxury del retail ad adottare nuove tecnologie che possano migliorare l’esperienza dei clienti. Il club è coordinato da Paolo Pelloni e Carlo Borello e sponsorizzato da Gruppo Sintesi, leader nella progettazione di reti e infrastrutture per vari settori produttivi. Proximity marketing è l’evento che Retail Club ha organizzato per mostrare le recenti innovazioni in ambito retail, fortemente influenzate dall’hi-tech. I vantaggi sono molteplici: si va dalla ricezione di offerte e sconti, alla possibilità di vivere esperienze di scoperta e acquisto cucite su misura di ogni cliente. In un’epoca in cui la maggior parte dello scouting della spesa avviene online, si tratta di una modalità utile per riportare le persone all’interno dei negozi, creando una user experience unica.

“Il mondo del retail è aperto ai cambiamenti anche se non è semplice accogliere una rivoluzione del genere all’interno degli store – ci spiega Paolo Pelloni – ed è per questo che da quando ho sentito parlare, per la prima volta, di marketing di prossimità, sono passati circa quindici anni. Capita spesso che le novità tecnologiche vengano sviluppate e integrate in alcune soluzioni, restano per un certo tempo in un limbo e finalmente esplodono, quando diventano di uso e utilità comune”.

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Marco Misitano, enterprise networks di Cisco EMEAR

Cisco experience

Ad oggi il proximity marketing si basa soprattutto (ma non solo) sullo sfruttamento dei sensori GPS e Bluetooth all’interno degli smartphone e di una connessione Wi-Fi. A spiegalo è Marco Misitano, enterprise networks di Cisco EMEAR: “Oggi si parla molto di digitalizzazione, ovvero dell’informatizzazione dei processi. Grazie ad uno studio di Cisco del 2015, abbiamo scoperto che una buona fetta di produttori e brand ha la convinzione che l’innovazione tecnologica possa rappresentare un rischio per i consumi, almeno per quelli localizzati. Il punto di svolta è capire in che modo alcune infrastrutture possono abilitare la creazione di nuovi modelli di interazione, capaci di invogliare le persone a spendere e tornare in un negozio”.

Costi ma anche opportunità

Il punto è dunque intendere una rete Wi-Fi non solo come un costo periodico da sostenere, ma una porta verso nuove opportunità di business. In che modo? Attraverso la profilazione dell’utente, con il rispetto di tutte le politiche di privacy, è possibile individuare le preferenze dei visitatori e, grazie ai Big Data, costruire offerte individuali attivabili all’interno dell’area coperta dal wireless. Ciò apre a scenari di marketing davvero illimitati, che comprendono i connected adv e i social ads, con le informazioni accessibili grazie ai vari Facebook Connect e login degli altri social network.

Abilitare il cambiamento

Ad oggi, le tecnologie che abilitano i retail a nuove modalità di “conversazione” con i clienti sono l’NFC, il Bluetooth e le applicazioni da essere derivate come i Beacon, Tag e sensori ma anche la videopresenza e il Fast Locate, con cui ottenere una precisione migliore sulla localizzazione delle persone rispetto al solo Wi-Fi. Filo conduttore delle singole opzioni è ovviamente lo smartphone, l’unico passepartout che permette di entrare nel vasto mondo del commercio fisico-digitale.

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Il lavoro diventa agile. Siete pronti per il futuro mondo del lavoro? https://www.datamanager.it/2016/03/lavoro-diventa-agile-siete-pronti-futuro-mondo-del-lavoro/ Tue, 22 Mar 2016 15:09:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97334 Migliorare l’efficienza del lavoro grazie all’ICT è una delle promesse e delle basi su cui è nata e si è sviluppata l’informatica moderna: ottimizzare il lavoro nelle aziende e nelle organizzazioni, rendendo più snelli ed efficienti i processi. Non senza conseguenze All’inizio si parlava di telelavoro, poi è arrivato il concetto di smart working. Adesso, […]

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Migliorare l’efficienza del lavoro grazie all’ICT è una delle promesse e delle basi su cui è nata e si è sviluppata l’informatica moderna: ottimizzare il lavoro nelle aziende e nelle organizzazioni, rendendo più snelli ed efficienti i processi. Non senza conseguenze

All’inizio si parlava di telelavoro, poi è arrivato il concetto di smart working. Adesso, il lavoro diventa “agile” come definito dal consiglio dei ministri nell’ultimo disegno di legge collegato alla legge di stabilità 2016. L’efficienza rappresenta il “Sacro Graal” dell’organizzazione aziendale: perciò, si può addirittura affermare che l’evoluzione rapidissima delle tecnologie ICT sia stata proprio legata a questa ricerca. Il concetto che governa attualmente il mondo del lavoro è quello riassunto nell’inglese smart working, cioè “lavoro intelligente”. I primi passi di questa evoluzione sono stati caratterizzati dalla nascita di nuovi concetti, come quello definito dal termine “telelavoro”, in cui, grazie all’ICT, si svincolano i lavoratori dalla presenza fisica presso un ufficio. Le moderne soluzioni di videoconferenza e telepresenza consentono di portare questi trend alla realizzazione concreta in sale riunioni virtuali, in cui si incontrano persone distanti anche migliaia di chilometri, potendo conversare e vedersi come se fossero attorno allo stesso tavolo. È possibile interagire con altri anche essendo in posti teoricamente inadatti, come per esempio in una sala d’aspetto di un aeroporto, attraverso tablet o smartphone. Inoltre, le soluzioni di unified communication & collaboration (UC&C) rendono disponibili gli strumenti attraverso i quali poter comunicare e condividere documenti, presentazioni, video e tutto ciò che permette di rendere immediatamente produttivo un incontro in telepresenza.


#Lavoroagile Siete pronti per il futuro mondo del lavoro? Italia in ritardo
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Il mercato UC&C in Italia

Daniela Rao, TLC research & consulting senior director di IDC Italia, ci offre uno spaccato del mercatoitaliano. «Le soluzioni UC&C nei prossimi anni continueranno ad attirare l’attenzione delle medie e grandi aziende, che hanno ampiamente riconosciuto i vantaggi del lavoro in mobilità e da remoto e della progressiva integrazione del flusso delle comunicazioni con i processi di business». Per le imprese che stanno abbracciando le soluzioni di UC&C, l’esigenza di consolidare l’infrastruttura hardware e contenere i costi e quella di supportare la collaborazione tra addetti interni, partner, fornitori, clienti sono state decisive. «Tuttavia, adottare soluzioni di UC&C, che coinvolgono diversi processi di business e molti addetti, rappresenterà sempre una sfida per i vincoli di budget posti ai dipartimenti IT, soprattutto quando i ritorni sull’investimento sono difficili da quantificare. Le soluzioni di UC&C portano un migliore time-to-market, maggiore produttività individuale, migliore qualità della vita lavorativa, ma iniziare un percorso di adozione di queste tecnologie implica spesso, tra l’altro, dover affrontare la complessità dell’integrazione tecnologica e organizzativa, unita alla difficoltà del progressivo trasferimento sulle nuove piattaforme». Il mercato italiano si è attestato sui 380 milioni di euro nel 2015 e si prevede crescerà nei prossimi due anni sino a 430 milioni di euro, con incrementi medi annui intorno al 7% e una progressione simile a quella dei più evoluti paesi europei. «La crescita sarà sostenuta dalla domanda di oltre 15mila aziende grandi e medie che svilupperanno progetti di ampio respiro».

In termini di spesa, le aziende investiranno in hardware e software: PBX, telefoni, sistemi di networking e middleware e applicativi, che ora rappresentano più del 60% della spesa totale e che nel corso dei prossimi anni si ridurrà a favore di cloud o managed service. Servizi di supporto e gestione: servizi di installazione e manutenzione dei sistemi e dei prodotti on-premises, a cui si affiancheranno sempre più spesso servizi di gestione in cloud o managed, gestiti attraverso data center esterni, voce che crescerà bilanciando la contrazione di servizi di supporto e sistemi tradizionali. E servizi professionali di consulenza e system integration, che tenderanno a crescere in relazione alla crescente necessità delle aziende di avere fornitori/partner di riferimento in grado di supportarle nelle decisioni per lo sviluppo di progetti di ampio respiro. Attualmente, l’attenzione delle aziende è focalizzata su soluzioni che integrano servizi voce di rete fissa e mobile con applicazioni di collaborazione, ma nei prossimi anni il focus si sposterà sulla fruibilità di un mix di diversi servizi voce, video e messaging su piattaforme social, a sostegno del lavoro da remoto e in mobilità. A quest’evoluzione si affianca la diffusione di soluzioni in managed e in cloud, guidate dalla promessa di costi sempre più contenuti e flessibilità, insieme all’aumento della domanda di banda su rete fissa e mobile, correlata alla progressiva diffusione di mobile device, applicazioni, sensori e nuovi oggetti connessi. Secondo Daniela Rao, le esigenze di produttività e flessibilità continueranno ad alimentare la domanda di sistemi e soluzioni mobili per le comunicazioni aziendali, «spingendo aziende e manager a sperimentare nuovi metodi di produzione e nuovi stili di comunicazione, cambiando l’approccio alla produttività individuale e la valutazione del successo personale e dell’impresa».

Lavoro flessibile e agile

«In Italia, rileviamo un forte interesse per i servizi UC&C da parte di imprese di ogni dimensione e settore, con una propensione per il modello as a service, maggiore rispetto ad altri paesi europei» – spiega Alberto Monterosso, marketing manager unified communications di Colt. «La stessa Colt utilizza soluzioni di smart working & collaboration da oltre dieci anni e ha contribuito attivamente a diffondere la consapevolezza dei benefici apportati in termini di produttività, riduzione costi ed efficacia del servizio clienti, oltre a conciliare meglio gli impegni professionali dei lavoratori con le esigenze personali e familiari».

Oggi, ancor prima di arrivare in ufficio, iniziamo la nostra attività lavorativa attraverso uno smartphone, più simile a un computer che a un semplice telefono. E secondo Fabio Pettinari, country marketing director di Mitel Italia, «lo smart working è una realtà che si sta diffondendo sempre più nelle aziende italiane grazie alle nuove tecnologie, mentre nel Nord Europa è più diffuso e ben assimilato».

Ma gli analisti del settore IT prevedono una crescita progressiva degli investimenti in soluzioni di UC&C, anche se in Italia sarà più lenta e meno sistemica. Per Giorgio Mini, vicepresidente di Zucchetti, «la sfida dei CIO non è semplice, perché viene richiesto loro da un lato di rendere più efficiente la comunicazione aziendale e dall’altro di ridurre i costi delle infrastrutture per posto di lavoro».

Di fatto, la tecnologia consente di collaborare oltrepassando fusi orari e barriere culturali, come spiega Fabio Polato, head of BDM & professional services di Samsung Italia. «Per esempio, i formatori trasferiscono agli studenti le informazioni e li aiutano a trasformarle in conoscenze, preparandoli a una futura occupazione. Le scuole abbracciano la tecnologia anche per fornire esperienze agli studenti come creatività, imprenditorialità e team-working».


#Lavoroagile Il 40% dei lavoratori non sperimenta modalità di lavoro flessibile @Vodafone
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Recentemente il consiglio dei ministri – come ricorda Fabrizio Falcetti, business programs manager di Fujitsu Italia – ha approvato un disegno di legge riguardante lo smart working, a conferma della sua importanza e attualità. «Le aziende italiane possono dunque trarre vantaggio da una maggiore flessibilità nel modo di operare, dando più spazio alla creatività e sfruttando meglio i talenti e le potenzialità dei dipendenti».

Le aziende stanno cambiando profondamente. E per Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia, lo smart working, inteso come evoluzione tecnologica e culturale del posto di lavoro, è sempre più diffuso. Da una ricerca commissionata da Ricoh e condotta da Coleman Parkes Research (“4G Workplace”, luglio 2015) è emerso che la Generazione Z, che nei prossimi anni entrerà nelle imprese, ritiene fondamentali flessibilità di orario, equilibrio tra vita personale e lavoro e possibilità di comunicare con i propri colleghi, condividendo informazioni ovunque si trovino. «Tutte aspettative – sottolinea Oriani – che le aziende non possono più ignorare». L’adozione di nuovi modelli organizzativi in grado di promuovere la flessibilità e l’agilità sono determinanti per reagire rapidamente a un mercato sempre più veloce e mutevole.

E per Maurizio Villa, business development manager di Alterna, un’azienda di Altea Federation, «flessibilità e agilità trovano una compiuta interpretazione nel modello di smart working basato essenzialmente su mobilità multi device, collaborazione e comunicazione unificata».

Sempre più mobile e ubiqui

«Lo smart working è il risultato di una trasformazione profonda, che affonda le proprie radici nei nuovi modelli lavorativi e nella mutata attitudine verso il lavoro collaborativo, soprattutto nelle nuove generazioni» –spiega Paolo Pelloni, marketing di Gruppo Sintesi. Come affermato a un recente incontro di The Ruling Companies Association, introdurre in un’impresa lo smart working significa ripensare almeno quattro aspetti dello scenario lavorativo. Prima di tutto, l’orario di lavoro contrattuale, che oggi non regolamenta il lavoro fuori dagli uffici. Poi, l’utilizzo delle tecnologie digitali e il layout degli uffici. E infine, i nuovi modelli di leadership».

Il lavoro svolto in mobilità o tra le mura domestiche, ora noto come smart working, è stato rilanciato dal nostro governo con il recentissimo decreto legge che assicura importanti vantaggi a imprese e impiegati che decidessero di adottarlo. «Un primo passo per allinearci con i principali paesi europei, anni più avanti di noi nel processo di dematerializzazione degli uffici» – commenta Marcello Guido Levi, support engineer di 3CX. Tuttavia, come fa notare Milco Accornero, segment marketing direct channel manager di TIM «l’Italia si pone tra i paesi europei più attenti e predisposti ad accogliere e sviluppare questo nuovo modello di lavoro, come testimoniato dalla crescita delle iniziative di sperimentazione nelle aziende. TIM ha iniziato da tempo un percorso di adozione dello smart working che la porterà presto a essere tra le aziende con il maggiore livello di pervasività di questo modello». E del resto, progressivamente ci siamo tutti abituati a essere connessi, sempre e dovunque. «Le aziende e le persone – dice Matteo Masera, direttore commerciale di PRES – provano spesso resistenza al cambiamento, ma è un processo che coinvolge tutti. La collaborazione è un valore fondamentale per le aziende, che siano locali o internazionali, di servizi o produttive. Processi e metodi stanno subendo vere e proprie rivoluzioni, aprendo straordinarie opportunità alle aziende pronte a coglierle».

Continuità operativa e reputazione

L’ambiente di lavoro collaborativo offre la flessibilità necessaria per trovarsi nel posto giusto e svolgere al meglio il proprio compito. «Anche in Italia questa trasformazione è già ampiamente in atto» – spiega Michele Dalmazzoni, collaboration & business outcomes leader di Cisco Italia. «Secondo una recente survey di NetConsulting, i processi interni sono oggetto di revisione in un’azienda su tre, e il 16,7% delle aziende ha già avviato un processo di cambiamento e ridisegno dell’intero modello di business».

Per Alberto Carrai, direzione marketing e commerciale di Able Tech, l’efficienza oltre alla qualità dei sistemi gestionali, «passa dalla continuità operativa abilitata dalla possibilità di lavorare e interagire ovunque e con livelli di semplicità e performance in precedenza inimmaginabili. Infatti, secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia quelli che lavorano sfruttando tecnologie mobili e sistemi di collaborazione unificata sono più produttivi (+35%)».

Secondo la ricerca “Flexible: Friend or Foe”, condotta da Vodafone in dieci paesi, il 75% delle aziende ha introdotto politiche di lavoro flessibile. «In Italia c’è un leggero ritardo» – come rileva Sara Trabucchi, responsabile delle soluzioni per le aziende di Vodafone Italia all’interno della divisione Enterprise. «Infatti, il 40% dei lavoratori italiani non ha ancora sperimentato modalità di lavoro flessibile, che invece sono state utilizzate dal 31%, posizionandoci così al penultimo posto, seguiti solo da Hong Kong (22%). Il 70% delle aziende ha adottato politiche di lavoro flessibile, e tra il 24% delle restanti, il 72% si mostra favorevole. Sono riconosciuti universalmente tre benefici principali del lavoro flessibile: aumento della produttività, influenza positiva sulla reputazione aziendale e morale dei lavoratori».


#Lavoroagile Come affrontare la complessità dell’integrazione tecnologica e organizzativa ?
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Workplace intelligente e mobility

«HPE offre soluzioni e servizi per il workplace intelligente e la mobility, volti a garantire la produttività e la collaborazione sicura» – ci spiega Enrico Toson, marketing manager di HPE Enterprise Group. Una gamma completa di software per la mobilità, infrastrutture e comunicazioni unificate offre velocità e sicurezza a imprese di ogni dimensione. In particolare, grazie ad Aruba Networks, HPE unisce le tecnologie legacy e wireless, fornendo un accesso sicuro e agevole alle applicazioni su cloud da dispositivi mobili, supportando la forza lavoro ovunque si trovi. Le soluzioni UC&C combinano messaggistica, dati, contenuti, presenza, voce e video, favoriscono la comunicazione e la collaborazione integrata all’interno delle organizzazioni, migliorando i processi decisionali. In questo ambito, HPE gestisce quattro milioni di postazioni di unified communication, 45 milioni di caselle email di oltre mille clienti in 135 paesi. Lo smart working passa infine sempre più spesso attraverso la libertà d’uso di dispositivi anche personali, che i dipendenti conoscono bene e sanno usare con efficienza (BYOD). Una nuova modalità di lavoro che necessita di un accesso sicuro e sistemi applicativi ibridi e scalabili».

Infatti, gli ambiti fondamentali dello smart working sono gli spazi collaborativi all’interno delle aziende, gli strumenti per la produttività personale e gli ambienti virtuali, come mette in evidenza Michele Dalmazzoni di Cisco Italia. «Cisco permette di creare ambienti flessibili che migliorano il comfort e ottimizzano i costi di un edificio interagendo, per esempio, con i consumi di energia o con l’illuminazione. Offriamo la possibilità di collaborare in qualsiasi momento e luogo con vari dispositivi, come laptop, tablet o smartphone. Apparati personali di telepresenza garantiscono poi la massima qualità video e audio anche sulla scrivania di una singola persona o a casa. Infine gli spazi virtuali uniscono i due ambiti precedenti, magari nel cloud, come la nostra soluzione di collaborazione Cisco Spark».

L’esperienza che diventa soluzione

«Smart working significa migliorare la condivisione delle informazioni e la collaborazione tra le persone» – afferma Oriani di Ricoh che si propone come «partner per la comunicazione aziendale, diventando l’unico punto di contatto per la fornitura e la gestione di una vasta gamma di soluzioni (quali sistemi per la videoconferenza, videoproiettori e lavagne interattive) e di servizi in cloud. Ricoh integra le nuove tecnologie negli spazi di lavoro, progettati per essere ergonomici, funzionali e in grado di facilitare l’evoluzione organizzativa per il lavoro smart». Mitel propone MiCollab, una nuova suite applicativa Mobile First orientata alla comunicazione e collaborazione con qualsiasi dispositivo: tablet, smartphone (iOS, Android, Windows, BlackBerry), laptop o desktop. «Attraverso un’unica interfaccia semplice e intuitiva – spiega Fabio Pettinari di Mitel Italia – è possibile accedere alla presence, alla comunicazione voce e video, al lavoro in team, alla condivisione dei documenti, alla chat, quindi allo smart working».

La proposta Alterna invece è basata sulle soluzioni as a service di Microsoft e – come dice Villa di Alterna – consiste essenzialmente «nella definizione di un percorso di digitalizzazione orientato alla business productivity, alla social collaboration, all’unified communication e alla business analytics».

Per parte sua, Pelloni di Gruppo Sintesi, afferma che per guidare i clienti nella progettazione, implementazione e manutenzione di ambienti di smart working, sono necessarie infrastrutture di rete altrettanto smart, «in grado di misurare e di supervisionare il tasso di adozione delle tecnologie collaborative, rendendo il luogo di lavoro sicuro e facilmente adattabile alle esigenze dei lavoratori in mobilità».

Vodafone è l’azienda italiana con più persone che praticano lo smart working (3.500 secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano). E per questo – spiega Sara Trabucchi di Vodafone – «insieme alla nostra esperienza, proponiamo soluzioni evolute di connettività, cloud computing e collaboration. Il tutto sempre con un occhio particolarmente attento alla sicurezza, alla tutela dei dati e delle informazioni sensibili. I nostri servizi vanno incontro sia alle esigenze di tutti i lavoratori che svolgono le loro attività in mobilità sul territorio o presso i clienti». Le offerte però non sono tutte uguali. ARXivar è la piattaforma di document e process management accessibile da qualsiasi device e in grado di connettere in un unico sistema persone e informazioni, facilitando le interazioni. All’offerta ARX Drive, come spiega Carrai di Able Tech, è stata integrata una suite di file sharing che permette anche da mobile di condividere e modificare documenti, tenere traccia delle revisioni e recuperare versioni precedenti, con la sicurezza di accesso ai dati tipica di ARXivar. E le vie della comunicazione integrata sono tante. «In oltre 20 anni – afferma Masera di PRES – abbiamo cambiato il modo di lavorare di aziende, università, ospedali ed enti pubblici. Ottimizzando le infrastrutture, abbiamo consentito la collaborazione in tempo reale e con efficacia ovunque nel mondo, abbiamo permesso discussioni di tesi universitarie con docenti oltreoceano e colloqui di lavoro intercontinentali. Aiutiamo i nostri clienti a migliorare la comunicazione all’interno delle loro organizzazioni e a ottimizzare la risorsa più preziosa, il tempo».


#Lavoroagile Il mercato italiano vale 380 milioni di euro nel 2015 – dati @IDCItaly
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Collaborazione in sicurezza

Colt Cloud UC è la soluzione di comunicazione unificata basata sul cloud, completamente gestita e fornita in modalità as a service, che comprende funzionalità di centralino e collaboration, traffico telefonico e connettività. «Disponibile in 13 paesi europei, sicura, flessibile e scalabile – spiega Monterosso di Colt – si rivolge a tutte le organizzazioni che desiderano migliorare la comunicazione interna e con i clienti».

Infinity Communication invece è una piattaforma software UC basata su tecnologia VoIp, che permette di gestire in modo unificato tutta la comunicazione aziendale. «Il grande vantaggio – dice Mini di Zucchetti – è l’integrazione con il CRM e i software gestionali Zucchetti, che consente di disporre in tempo reale delle informazioni relative alla persona con cui sta interagendo».

Samsung nel settore Audio Video permette di comunicare con tablet e smartphone in ambiente sicuro e senza limiti geografici. «Le soluzioni tecnologiche sono diverse» – racconta Polato di Samsung.

«Ci sono display led interattivi dal piccolo al grande formato. Tablet Android e Windows e sistemi basati su pc e iOS. Mobile technology con sistemi di prossimità e autenticazione biometrica. Mobile & cloud printing; cloud display (virtualizzazione della postazione di lavoro) e altri».

Per esempio, Fujitsu ha sviluppato soluzioni per il riconoscimento univoco basato sull’impronta venosa del palmo della mano con PalmSecure. Non solo. «I dati biometrici possono essere usati come chiave di crittografia per la protezione dei dati» – come ci spiega Falcetti di Fujitsu, che propone soluzioni complete su tre direttrici: «Lato infrastruttura, offriamo soluzioni cloud anche attraverso la rete di partner Fujitsu, con l’offerta personalizzabile Cloud4You. Servizi per la gestione del posto di lavoro, virtuale o fisico, di un’azienda. Inoltre, Fujitsu progetta e realizza unità con un livello di sicurezza intrinseca più elevato, semplici da implementare e gestire ma soprattutto da usare». La piattaforma 3CX per l’unified communication soddisfa da sempre l’esigenza di mobilità degli impiegati. «Il VoIP e l’integrazione nativa fra centralino, gestionali e CRM – dice Levi di 3CX – oltre alle funzionalità come chat, lo stato di presence dei colleghi fino alla videoconferenza clientless, con condivisione documenti e assistenza remota, mettono a disposizione tutti gli strumenti di cui si disporrebbe fisicamente in azienda. Con i client 3CXPhone per Windows, Mac, Android e iOS, l’utente è reperibile al numero dell’ufficio, e chiama i propri colleghi in sede a costo zero da ogni luogo e attraverso ogni tipo di dispositivo».

E parlando di integrazione, Accornero di TIM spiega l’importanza di essere un abilitatore allo smart working, «attraverso l’offerta di infrastrutture di rete fissa e mobile (ADSL, fibra e LTE), reti capillari WiFi e NFC, cloud computing, servizi e piattaforme ICT per la UC&C, sicurezza, applicazioni e device mobili».

Come trasformare il lavoro

Monterosso di Colt risponde alla domanda così: «Qualità della conversazione e semplicità di utilizzo per comunicazioni multimediali in mobilità, punti di forza di Colt Cloud UC, diventeranno requisiti fondamentali per la digitalizzazione dell’impresa e il miglioramento della relazione con i clienti, come illustrato in questa analisi». Il punto di vista di Pettinari di Mitel è invece che la diffusione dello smart working «porterà ad avere tecnologie sempre più orientate alla mobility, dove i servizi di comunicazione e collaborazione verranno forniti in cloud o direttamente dagli operatori mobili attraverso le reti 4G/LTE».

La tendenza è di utilizzare sempre di più la tecnologia “cloud” anche per questo tipo di soluzioni, soprattutto per una questione di riduzione dei costi, «ma anche per avere un servizio rapido e scalabile dal punto di vista delle funzionalità» – come mette in evidenza Mini di Zucchetti.

Villa di Alterna aggiunge invece che i significativi vantaggi offerti dalle tecnologie as a service, come il risparmio in termini di investimenti in infrastrutture e manutenzione nonché l’accesso ai servizi indipendentemente dalla postazione (ufficio/casa/spazio condiviso) e dal device utilizzato, saranno sicuramente i fattori determinanti che consentiranno una maggior diffusione nell’adozione dello smart working all’interno delle aziende».

Per Levi di 3CX, sul fronte delle tecnologie abilitanti non ci sono rivoluzioni all’orizzonte, ma si intravede «un incremento dell’interoperabilità fra sistemi e nuovi impulsi per piattaforme virtualizzate e cloud, anche e soprattutto nell’ambito telefonia e UC».


#Lavoroagile #UC&C Migliorano time-to-market, produttività e la qualità della vita
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Il futuro dello smart working

Nel prossimo futuro, Accornero di TIM ritiene che le tecnologie di smart working dovranno permettere alle persone di lavorare sempre più in modo flessibile sia all’interno delle aziende che all’esterno. E prevede un maggiore sviluppo negli ambiti «social collaboration, device mobili, accessibilità alle applicazioni aziendali e workspace technology per un utilizzo più efficiente degli spazi fisici».

Secondo Polato di Samsung, il futuro dello smart working è decisamente positivo. «In ambito professionale, grande attenzione sarà riservata a tutte quelle realtà aziendali con una spiccata presenza territoriale e con esigenze di lavoro di mobilità/real-time, alle quali servirà offrire servizi di “extended remote office”. In ambito domestico, il concetto di ubiquità permetterà di estendere l’attività lavorativa anche a casa, sfruttando il fenomeno della “consumerizzazione” dei dispositivi».

Falcetti di Fujitsu continua: «Questo tipo di tecnologia – che riguarda tutte le tipologie di aziende, nessuna esclusa – prenderà sempre più piede nel momento in cui il top management o i responsabili di divisione si faranno promotori dell’innovazione e dell’introduzione in azienda di nuovi modi di relazione tra i vari reparti e persone ma anche un nuovo modo di servire i propri clienti. In un mondo come quello attuale, iperconnesso, innescare un meccanismo di smart working è fondamentale per raggiungere un vantaggio competitivo».

Ogni due anni, Cisco conduce la ricerca “Cisco Connected World Technology Report”, in cui si studia la relazione fra il comportamento umano, Internet e la pervasività della rete. Il report si basa sulle risposte date da professionisti fra i 18 e i 50 anni di 15 paesi ed evidenzia le sfide che già oggi le imprese devono affrontare per restare competitive. L’ultima edizione (dicembre 2014) evidenzia come le aziende abbiano modificato le scelte organizzative per adeguarsi alla richiesta di maggiore flessibilità dei dipendenti. Inoltre, come ricorda Dalmazzoni di Cisco, «la flessibilità di stabilire i propri orari o di lavorare da remoto è la cosa più importante per un lavoratore su cinque».

Per finire, cloud, facilità d’uso e universalità delle soluzioni sono elementi trasversali che accomunano tutte le soluzioni. Insomma, in un mercato che si appresta ad abolire i confini fisici dell’azienda, lo smart working rappresenta una grande opportunità di trasformazione delle organizzazioni e di evoluzione dei modelli organizzativi.


 

Come migliorare l’efficienza del lavoro? Italtel, la collaboration diventa più cloud

Si può lavorare meglio e in modo più efficiente? Italtel lavora da anni sulle tematiche di collaboration accanto al suo partner di riferimento Cisco e conosce bene le evoluzioni che hanno caratterizzato queste soluzioni, sia in termini di modelli implementativi sia di tool. Al puro servizio telefonico si sono iniziati ad affiancare i softphone fino ad arrivare alle “room” di collaborazione. Italtel, forte della propria competenza tecnologica, è il partner ideale per guidare le giuste scelte architetturali di un’impresa che voglia adottare soluzioni di collaboration e smart working. Ma quale sarà l’evoluzione futura? «Il video è l’elemento che garantisce una collaborazione a distanza realmente efficace» – risponde Tullia Zanni, head of solutions marketing di Italtel. «Le costose soluzioni di video conferencing room based stanno lasciando spazio a soluzioni sempre più snelle che prevedono il supporto di device mobili per favorire flessibilità e mobilità ai dipendenti. L’ulteriore step evolutivo è rappresentato da strumenti più social erogati da piattaforme cloud di Continuous UCC browser based. Le applicazioni di Continous UCC sono strumenti che garantiscono una maggiore flessibilità per conciliare tempi di vita e lavoro, migliorando al contempo la soddisfazione e le performance lavorative individuali. La collaboration diventa più cloud, coerentemente con modelli di lavoro smart non più legato al posto fisico. Questo tipo di servizio supera in parte anche gli utilizzi massivi delle mail a favore di metodologie più social».

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Come gestire al meglio le reti enterprise in tre passi chiave https://www.datamanager.it/2016/02/gestire-al-meglio-le-reti-enterprise-tre-passi-chiave/ Wed, 17 Feb 2016 09:28:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94784 Razionalizzare, convergere, virtualizzare e automatizzare. Dopo il boom del cloud, il grande interesse – e il relativo business – che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta facendo riflettere sulle logiche e i processi aziendali che gravitano intorno all’ICT, e quindi anche sul tema della gestione della rete Che il cloud non […]

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Razionalizzare, convergere, virtualizzare e automatizzare. Dopo il boom del cloud, il grande interesse – e il relativo business – che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta facendo riflettere sulle logiche e i processi aziendali che gravitano intorno all’ICT, e quindi anche sul tema della gestione della rete

Che il cloud non sia solo più una moda, ma una solida realtà lo dimostra anche la richiesta di personale qualificato, o anche solo da formare, in tale ambito. Un esempio recente in tal senso è l’annuncio di Microsoft dello scorso ottobre quando, attraverso un comunicato stampa, ha dichiarato l’intenzione di attivare nuovi posti di lavoro in Europa entro il 2016 da dedicare allo sviluppo di soluzioni e progetti basati sulla loro piattaforma Cloud Microsoft Azure, in particolare con l’inserimento di 350 persone, da trovare sia tra neoassunti sia tra specializzati, di cui ben 50 in Italia.

Questa scelta si spiega facilmente con il fatto che i conti di Microsoft, presentati nell’ultima trimestrale, hanno retto proprio grazie alle vendite del cloud e dei servizi, mentre il settore “tradizionale” (personal computing, Xbox…) è andato sotto di un ben -17%.

Del resto il fenomeno del cloud sta interessando tutto il mercato ICT anche in Italia, lo dimostra statisticamente l’ultimo Rapporto 2015 di Assintel, l’associazione nazionale delle imprese ICT, che ha commissionato uno specifico studio a NEXTVALUE. Dallo studio, si evince che, in un contesto generale di mercato dell’information technology che finalmente torna a crescere dell’1,7%, la ripresa è trainata soprattutto da alcuni “cavalli vincenti” dell’area del software, in particolare proprio del cloud che cresce a due belle cifre (20%) insieme ad altre realtà quali IoT (+16,7%), business intelligence, analytics e big data (+7,3%). Interessante anche notare che la spesa in IT cresce oltre il 3% nelle medie e grandi imprese, mentre all’inverso assistiamo ancora a una contrazione nel segmento consumer (-1,1%) e in modo più accentuato nella PA (sotto il -2%).


#reti Convergenza e riposizionamento. Verso una trasformazione radicale delle architetture
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Storicamente il cloud, inteso come virtualizzazione delle risorse dei data center e quindi del loro consolidamento, è nato dalle esigenze di riduzione dei costi, trovando attenzione massima in tal senso all’interno di una sfavorevole congiuntura economica, e solo ultimamente sta diventando un paradigma teso invece allo sviluppo, in grado di indirizzare nuovi modelli di business – anche molto disruptive – in tema di piattaforma e di disponibilità di nuove applicazioni. Parrebbe invece mancare una “copertura” cloud nei livelli più bassi della “pila”, ovvero nella cosiddetta rete, che è però base vitale e irrinunciabile per il mondo digitale. Possono quindi le reti continuare a rimanere ancorate verso un approccio “tradizionale”, pur promettendo comunque un’evoluzione tecnica in termini di scalabilità, performance e attenzione alla qualità, come siamo stati finora abituati a vedere? Il buon senso e la logica direbbero di no, anche se difficoltà tecniche e architetturali nel virtualizzare la rete non sono di certo banali. La spinta a superare queste complessità – però – esiste e il percorso verso l’allargamento della virtualizzazione della rete è già stato avviato, in particolare nei suoi elementi di gestione, trasporto e di interfaccia verso i livelli superiori, con paradigmi che promettono di rendere la rete sempre più “liquida”.

In particolare, con l’introduzione di piattaforme software-defined network (SDN) – con la promessa di virtualizzazione attraverso il paradigma di network function virtualization (NFV) – e di nuovi modelli che alcuni chiamano rivoluzionari. Il fatto che non siamo più “all’accademia”, ma all’interno di un iter che odora di “business”, lo dimostra il fatto che sono state avviate due organizzazioni internazionali che ne potranno guidare sviluppo e standardizzazione: la ONF (Open Networking Foundation) e l’ETSI NFV ISG (Industry Specification Group).

Ma cosa sono SDN e NFV?

SDN (acronimo di software-defined networking) è di fatto la promessa di un nuovo modo di gestire la rete, introducendo il concetto di virtualizzazione – oramai maturo in ambiente informatico – nella rete, ovvero proponendo un’architettura tale da separare la tematica del controllo rispetto a quelle delle funzionalità, aumentandone le flessibilità.

NFV (acronimo di network function virtualization) è lo sviluppo di opportune tecnologie atte a virtualizzare le funzioni dei nodi di rete in modo che possano essere collegati insieme per creare servizi di comunicazione. Si tratta di un paradigma, o meglio un “ecosistema”, che aiuterebbe ad “avvicinare” la rete alle applicazioni, tanto che alcuni dicono che potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi venti anni per l’industria delle telecomunicazioni. Per affrontare la crescita della telefonia fissa, mobile e del traffico indotto dal fenomeno dell’IoT, gli operatori europei stanno inventando nuove tecnologie e standard, traendo ispirazione da tecnologie altamente ottimizzate e progetti di business dei loro diretti competitor del cloud. La grande potenzialità di queste nuove tecnologie si desume in modo oggettivo da un recente report realizzato in modo congiunto da Arthur D. Little – leader del management consulting globale – e dai Bell Labs, che ha analizzato le prospettive del nuovo scenario prendendo in esame 35 operatori di telecomunicazioni europei che, facendo riferimento ai dati di bilancio 2013, hanno prodotto ricavi per 250 miliardi e investito per 150 miliardi di euro.

Dai dati dello studio, si ricava che attraverso SDN e NFV si possa addirittura aspirare a “rimodellare il futuro” perché, attraverso queste tecnologie, si prevedono enormi impatti in termini di efficienza per le telco. Si tratta di ben 14 miliardi di euro all’anno nel solo ambito delle tecnologie di rete, che possono però arrivare addirittura fino a 39 miliardi complessivi all’anno grazie alle promesse di ottimizzazione dei processi, in termini sia di automazione sia di semplificazione.


#reti #SDN e #NFV per condividere la creazione del futuro con i principali clienti e partner
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L’analisi suggerisce anche alcuni passi fondamentali affinché le telco possano sfruttare al meglio questa grande opportunità. Il primo passo è di “muoversi presto e con determinazione per riposizionarsi quale operatore delle telecomunicazioni”. Questo perché l’evoluzione digitale di questi ultimi anni dimostra come sia possibile che il business tradizionale delle telco possa venir eroso da concorrenti completamente nuovi e inaspettati, che introducono nuovi modelli di business di tipo “disruptive”. Il secondo passo consiste nel “condividere la creazione del futuro con i principali clienti e partner”. è necessario lavorare verso la creazione di un “ecosistema”, superando i vincoli e gli approcci tradizionali che invece sono indirizzati verso un mondo più chiuso. Il suggerimento è quindi quello di tendere a una comunione d’intenti, magari formando anche organizzazioni ad hoc, per facilitare accordi o scambi di servizi tra i differenti operatori, stimolando contemporaneamente lo sviluppo di nuovi standard di interoperabilità. Il terzo passo è quello di “razionalizzare, convergere, virtualizzare e automatizzare”. In altre parole, si tratta di superare le logiche delle reti “legacy” verso una trasformazione radicale sulle architetture, comunque convergenti verso il paradigma IP. In estrema sintesi, il passaggio al cloud anche per la rete, afferma lo studio, non è più una questione di “se” ma di “come e quando”. E in ogni caso già da subito la rete attuale ha a che fare con il mondo del cloud, oramai pervasivo e inarrestabile.

Proviamo, allora, a porre un paio di domande chiave ad alcuni attori del mercato, in modo da comprenderne meglio stato e prospettive per capire come sta cambiando il governo delle reti a fronte dello sviluppo del cloud.

Cambiamento e punti critici

Secondo l’opinione di Claudio Pistritto, portfolio & service development, connect product manager di BT in Italia, ci sono alcuni punti critici che stanno frenando l’adozione generalizzata del modello cloud. «Tra questi, gli aspetti di sicurezza dei servizi dati e del network, la gestione dei cloud ibridi, la compliance ad aspetti regolatori e le performance delle applicazioni che dal data center aziendale si spostano sulla nuvola. Peraltro, sulla base di interviste condotte da BT circa il 40% delle imprese entro due anni opererà in un contesto multi-cloud» – mette in evidenza Pistritto.

Per Carlo Borello, direttore marketing e HR di Gruppo Sintesi, l’esplosione di piattaforme tecnologiche come Amazon EC2 e VMware hanno spostato il paradigma verso reti ibride (premise + cloud) concepite e gestite come unico livello di astrazione, indipendentemente dalle tecnologie utilizzate e dalle infrastrutture sottostanti. «È un cambiamento – spiega Carlo Borello – che semplifica la fruizione delle applicazioni da parte degli utilizzatori e allo stesso tempo trasferisce la pressione sulle aziende che si occupano dell’integrazione del sistema informativo e della relativa gestione. Per chi opera la sfida è “nascondere la complessità tecnologica” e rendere visibile solo lo strato superiore di astrazione che di fatto è l’infrastruttura as a service».

Approccio ibrido e architetture agili

Flavio Radice, president of the Board & CEO di Hitachi Systems CBT,  ritiene che il proliferare di innovazioni tecnologiche e la crescente adozione di paradigmi cloud oriented portino le aziende a ragionare sui modelli di disponibilità dei dati e, di conseguenza, sull’agilità e l’affidabilità delle reti enterprise. «Nell’era dell’IoT – spiega Radice – la disponibilità immediata dei dati diviene una leva strategica per i business leader e questo vedrà le aziende sempre più orientate alla ricerca di capacità di storage e computazionale as a service. Il passaggio a modelli di cloud computing spinge le aziende a considerare soluzioni ibride in grado di combinare connettività (disponibilità in mobilità dei dati) e garanzia di sicurezza del trattamento dei dati. Diventa, quindi, necessario per le aziende affidarsi a un partner che possa gestire la complessità e le componenti eterogenee del nuovo sistema aziendale profilato dalle soluzioni cloud. è in questo passaggio che si posiziona Hitachi Systems CBT, da anni partner di aziende di medie e grandi dimensioni che decidono di convergere verso soluzioni di hybrid cloud. I punti di forza dell’offerta EasyCloud sono l’eccellenza dei propri data center, progettati TIER 3, certificati ISO 27001, carrier independent, la conoscenza di ambienti complessi ed eterogenei in termini di middleware e la conoscenza qualificata in relazione alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati dei nostri clienti».


#reti Razionalizzare, virtualizzare e automatizzare, superando le logiche delle reti legacy
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In questi anni abbiamo assistito a un incremento notevole del cloud che sta trasformando radicalmente i sistemi IT aziendali. Per Paolo Allegra, vicepresidente products & service di Italtel, «lo sviluppo del cloud – oltre a recare i noti benefici relativi alla manutenzione, ingombro e consumi – costituisce una straordinaria opportunità per dismettere soluzioni legacy, spingendo l’impresa, attraverso uno sforzo progettuale, a individuare alternative tecnologiche coerenti con il nuovo paradigma. Ciò ha un benefico impatto sui processi e sull’evoluzione del profilo tecnico del personale perché vengono meno le necessità di competenze di nicchia a vantaggio di nuove specializzazioni per l’orchestrazione e la manutenzione delle piattaforme. Il cloud rende più agevole la gestione delle reti, dei servizi e il provisioning di nuove applicazioni, ma tutto ciò è semplice solo in apparenza. Occorrono competenze specifiche per gestire gli effetti pratici della trasformazione, quali il transito della migrazione dei servizi dal vecchio al nuovo, l’acquisizione di una nuova cultura del software-licensing e dei modelli di “opex vs capex”. Questo insieme di competenze tecnico-gestionali sono proprio quelle che Italtel ha maturato operando là dove ICT e telecomunicazioni confluiscono, realizzando soluzioni cloud in risposta alle esigenze del cliente».

Rivoluzione delle reti

Ci sono tre grandi trend che stanno radicalmente modificando il mondo delle reti: cloud, IoE e decentramento organizzativo delle aziende, come ci spiega Matteo Masera, direttore commerciale di PRES: «Si tratta di tre movimenti che hanno una forte relazione tra loro e che rappresentano nel loro insieme il cuore della trasformazione digitale che le aziende stanno affrontando o dovranno affrontare per sopravvivere a questo epocale cambio di paradigma. Al cuore di queste trasformazioni c’è il software. Le reti devono e dovranno sempre più abilitare l’uso del software in modo sicuro e il più possibile automatizzato in un mondo ibrido, fatto di nuvole pubbliche e private. Questa è la visione di PRES e per questo abbiamo rivoluzionato il nostro modo di gestire le reti dei nostri clienti, gestendo l’infrastruttura, garantendo la sicurezza del dato e analizzando i comportamenti delle applicazioni. Il mondo sta cambiando rapidamente e PRES ha fortemente investito nell’aggiornamento delle skill del personale tecnico per rispondere a pieno alle nuove esigenze dei nostri clienti. Non è più sufficiente costruire infrastrutture, ma saper integrare servizi in cloud con servizi on premise, mettendo sempre al centro le applicazioni e la sicurezza delle informazioni».

Ma quali sono le prospettive di sviluppo delle reti in questo scenario di cambiamento? Per Claudio Pistritto di BT in Italia, il cloud, per le aziende, non è soltanto uno strumento di flessibilità e cost saving. «Ma è un modo per trasformare i processi aziendali e per creare nuovi modelli di business con clienti, fornitori e partner». Non solo. «I modelli SDN/NFV implicano l’implementazione di servizi di rete e IT integrati in bundle software installati da remoto su infrastrutture virtualizzate standard. Servizi ICT che oggi attiviamo e integriamo in settimane o mesi saranno disponibili in qualche minuto o al massimo in poche ore. BT con la proposizione “Cloud of Clouds” si propone come “cloud integrator”, cioè un partner capace di gestire la complessità del nuovo sistema nervoso delle aziende. “Cloud of Clouds” include, oltre alle soluzioni veriticali BT (Cloud Contact, One, Compute), l’accesso ai principali cloud sul mercato (AWS, MS Azure e Office365, Salesforce, Oracle, etc.)».

Secondo Carlo Borello di Gruppo Sintesi, le prospettive sono quelle di un aumento esponenziale della capacità di calcolo e delle risorse a disposizione del business. «Crescono anche le necessità di controllo dello stato della rete e dell’effettivo utilizzo delle risorse e per rispondere a queste esigenze Gruppo Sintesi si sta concentrando sullo sviluppo di applicazioni di monitoring e di cruscotti aziendali capaci di dare al cliente una visibilità in tempo reale dello stato delle applicazioni e dell’efficienza dell’infrastruttura».


#reti Come gestire al meglio le reti enterprise in tre passi chiave
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Conclusioni

Il termine inglese cloud computing (che in italiano risuona come nuvola informatica) è entrato oramai nel lessico familiare di qualsiasi persona che operi nel mercato ICT ed è oramai conosciuto bene anche da gran parte degli utilizzatori di applicazioni e servizi sia in ambito consumer sia business. Come noto, indica un paradigma che permette l’erogazione flessibile e on demand di risorse informatiche secondo differenti modelli. In particolare si parla di “Infrastructure as a Service” (IaaS) quando il cloud offre servizi basati sulla virtualizzazione delle risorse hardware. “Platform as a Service” (PaaS) si usa quando l’offerta si spinge più in alto, dando la libertà al cliente di occuparsi solo dello sviluppo delle applicazioni. E infine, si parla di “Software as a Service” (SaaS) quando l’offerta è completa e si caratterizza per la disponibilità di un servizio praticamente chiavi in mano. Assisteremo allora a breve alla comparsa di un nuovo, ulteriore, acronimo che consentirà l’accesso a offerte di servizio altrettanto flessibili e innovative anche per la rete? Direi proprio di sì, anche perché l’acronimo è già pronto ed è già visibile ai naviganti di Internet. Ovviamente, si chiama “Network as a Service” (NaaS), un contenitore ancora piuttosto vuoto, ma che sono certo si riempirà velocemente nel futuro, collocando ulteriori pietre di progresso in questo affascinante percorso tecnologico che abbiamo la fortuna di vivere.

Meditiamo, gente. Meditiamo…

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Green IT, come risparmiare e far crescere il business https://www.datamanager.it/2015/05/green-it-come-risparmiare-e-far-crescere-il-business/ Tue, 19 May 2015 10:29:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74559 L’IT in “salsa” green non è una moda ma una necessità. Ecosostenibilità ed esigenze di budget diventano due facce della stessa medaglia Tra ecologia, sostenibilità e vincoli di budget, è sempre più diffusa la consapevolezza che coltivare anche il lato “green” dell’IT offra numerose opportunità, anche in termini di risparmi reali da destinare a far […]

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L’IT in “salsa” green non è una moda ma una necessità. Ecosostenibilità ed esigenze di budget diventano due facce della stessa medaglia

Tra ecologia, sostenibilità e vincoli di budget, è sempre più diffusa la consapevolezza che coltivare anche il lato “green” dell’IT offra numerose opportunità, anche in termini di risparmi reali da destinare a far crescere il business. E i vendor passano al contrattacco, proponendo scelte in grado di conciliare tutte le esigenze, con un’offerta sempre più sofisticata, che spazia dalla ricerca di efficienza in aspetti tradizionali quali l’alimentazione e il condizionamento dei data center all’utilizzo di tecnologie innovative che permettono di risparmiare anche nello spazio occupato dai data center, oltre che nelle spese di gestione.


#GreenIT Come risparmiare e far crescere il business
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Non a caso, il centro studi di IDC Italia sottolinea alcune cifre chiave per aiutare a comprendere la portata dei fenomeni: per esempio, a livello mondiale, il costo dell’alimentazione e del condizionamento dei server fisici crescerà del 10,8% nei cinque anni che vanno dal 2013 al 2018, passando da un totale di 26 miliardi di dollari del 2013 ai 28,8 del 2018. Nello stesso periodo, la base installata di server fisici crescerà del 21,3%, passando da una quantità 2013 di 38,7 milioni a 46,9 milioni nel 2018, mentre i server virtuali a livello mondiale cresceranno di uno strabiliante 129,5%, passando dai 78,1 milioni del 2013 ai 179,2 milioni del 2018. Conseguentemente, anche i data center si troveranno, sempre in base alle analisi del centro studi di IDC, a subire trasformazioni, derivanti da fenomeni in crescita quali l’applicazione del paradigma as a service (SaaS) a numerosi aspetti dell’IT, all’utilizzo dell’IT modulare e dell’IT variabile, oltre che dell’IT smart. Questo porterà a un ripensamento, determinando un ricorso crescente alle funzioni di gestione delle infrastrutture di data center per individuare, identificare e reimpiegare le risorse sottoutilizzate, ma soprattutto porterà a una revisione dei progetti di alimentazione e condizionamento dei data center, volta a identificare le aree in cui è possibile recuperare ulteriori efficienze. Al riguardo, nel Data Center Survey dello scorso novembre 2014 condotto da IDC, la necessità di ridurre il consumo di energia nei data center era indicata al terzo posto tra le sfide più importanti, con una percentuale del 13%, dopo la riduzione del downtime, al 16%, e la fornitura di servizi ancora migliori, al primo posto con il 17%.


#GreenIT L’IT in “salsa” green non è una moda ma una necessità
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Opportunità ancora inesplorate

In questo scenario, Davide Zardo, vice president, IT business di Schneider Electric Italia, rileva come oggi siano «molte le società che cominciano a comprendere opportunità inesplorate come l’efficienza energetica, la riduzione delle emissioni di gas serra e le procedure operative sostenibili. Tra queste, le prime a sfruttare queste opportunità stanno ottenendo numerosi benefici, a partire da risultati quantificabili nella responsabilità sociale, nella conformità ai requisiti normativi nazionali, in sensibili riduzioni dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra, con incremento dei profitti, fino alla opportunità di introdurre nuovi prodotti e servizi finanziari per far fronte alla crescente richiesta dei clienti di iniziative finalizzate all’efficienza energetica e alla sostenibilità. In un recente sondaggio CDP (Carbon Disclosure Project) è stato chiesto a mille top manager di esprimere le proprie opinioni sull’impatto della sostenibilità sulle loro aziende. Dai risultati è emerso che il 93% dei CEO ritiene che la sostenibilità sia essenziale per il successo dell’azienda e che sono sempre di più le aziende di tutti i settori che stanno attuando iniziative di sostenibilità e stanno risparmiando grazie alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra».


#GreenIT Ecosostenibilità ed esigenze di budget, due facce della stessa medaglia
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I diversi gradi di sensibilità

Ma a livello italiano le cose sembrano essere però meno nette: per esempio, Marco Desiati, system designer di Gruppo Sintesi, fa notare che «la sensibilità al Green IT non è così diffusa come si potrebbe pensare, nonostante gli eventi dedicati da parte dei vendor e le notizie che compaiono sulla stampa». La questione è che «nel contesto della piccola e media azienda italiana i vantaggi economici che il Green IT apporta attualmente sono ancora poco significativi, e in molti casi l’IT manager non ha abbastanza budget e risorse per affrontare la tematica» – prosegue Desiati, sottolineando che «in realtà bastano piccoli accorgimenti progettuali, come per esempio porre la giusta attenzione ai flussi d’aria in un locale tecnico per allungare il ciclo di vita dei condizionatori, riducendo in modo significativo i consumi». Non solo: anche una «connettività intelligente», che permette una gestione remota dell’infrastruttura, rappresenta sempre secondo Desiati, «un’opportunità green, in quanto riduce sensibilmente i costi manutentivi e le emissioni carbon footprint».


#GreenIT La base installata di server fisici crescerà del 21,3% @IDCItaly
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Guardare al cloud

In merito alla sensibilità concreta sull’aspetto green da parte dei manager di casa nostra, le valutazioni espresse da Giuseppe Radicati, business development per i servizi infrastrutturali di IBM Italia, sono articolate: «Nella maggior parte dei casi, i CIO non dimostrano grande interesse verso le tematiche di Green IT in quanto non direttamente responsabili dei costi energetici imputabili ai data center. I CEO e i CFO hanno invece una maggior attenzione. Innanzitutto, per la necessità di adeguare l’IT alle nuove normative, sfruttando benefici e incentivi governativi disponibili per le innovazioni tecnologiche Green. In secondo luogo, per il risparmio sui costi dell’energia e – anche se con minor priorità – per la sensibilità verso i temi ambientali. Quest’ultimo è un punto su cui c’è grande attenzione da parte dei CMO, i chief marketing officer». Ma, al di là di questo, rimane il fatto che «efficienza energetica, prestazioni e affidabilità sono oggi requisiti che un moderno data center deve soddisfare». In questo senso, sono fondamentali la scelta dei processori, il tipo di raffreddamento e gli altri sistemi di “site”. «Quindi un moderno data center, se progettato da un partner con comprovata esperienza e competenza, può arrivare a migliorare performance e affidabilità coniugandole all’efficienza energetica» – sottolinea Radicati. Non solo: «Affrontare il tema Green IT vuol dire pensare in modo strategico. Solo nei grandi data center si possono raggiungere le economie di scala e gli investimenti necessari per allestire e tenere un data center moderno e efficiente. Per esempio, molti prevedono di ricorrere al raffreddamento ad acqua nei prossimi anni per smaltire il calore prodotto dai processori più potenti. E tali investimenti hanno un ritorno nel medio termine. Quindi per realtà medio piccole, con obiettivi di efficienza energetica, le soluzioni in cloud possono rappresentare la scelta più opportuna, coniugando l’esigenza di investimenti contenuti con quella di accedere ai più moderni data center. I data center cloud rappresentano oggi le infrastrutture IT più efficienti e Green per definizione» – conclude Radicati.


#GreenIT Cresce l’esigenza di ridurre il consumo di energia nei data center @IDCItaly
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Soluzioni variegate

Va anche detto che il contesto di mercato vede la presenza di molteplici soluzioni, modulate su portafogli di investimento molto variegati. Il consiglio di Marco Desiati di Gruppo Sintesi è quello di «affidarsi a un partner che coniughi consolidate competenze IT con un livello di conoscenza approfondito delle problematiche impiantistiche ed energetiche. è anche fondamentale che il responsabile IT faccia scelte coerenti con i veloci mutamenti tecnologici e abbia una buona conoscenza del quadro normativo. Non meno importante una partnership con un operatore qualificato e certificato che partendo da un’accurata analisi della situazione esistente sappia sviluppare un progetto che evidenzi in maniera chiara il ROI risultante dalla riduzione dei consumi energetici in relazione all’evoluzione della richiesta di capacità di computing».


#GreenIT Davide Zardo @SchneiderItalia «Opportunità ancora inesplorate»
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Anche Davide Zardo di Schneider Electric Italia sottolinea che «oggi, esistono architetture e accorgimenti che permettono di ottimizzare i consumi in modo dinamico, senza assumersi rischi in più. L’efficienza energetica deve essere uno dei parametri vitali del data center, tanto quanto la capacità e l’operatività delle apparecchiature. A fare la differenza è la scelta di una suite software di gestione DCIM, Data Center Infrastructure Management, che integri il controllo degli sprechi di energia e che agisca in tempo reale sulla distribuzione dell’alimentazione, reagendo alle richieste cui l’infrastruttura è sottoposta. Inoltre, molto può essere fatto con l’adozione di sistemi di condizionamento adeguati e intrinsecamente efficienti».

La gestione dell’infrastruttura

Più in dettaglio, sempre nelle parole di Davide Zardo di Schneider Electric, per migliorare l’efficienza energetica del data center si raccomandano tre approcci validi e strutturati: «In primo luogo, utilizzare un riferimento neutrale come il modello Data Center Maturity Model sviluppato da Green Grid, per definire gli standard dei risultati quantitativi della valutazione. In secondo luogo, sfruttare sensori e contatori apparecchiature di metering digitali oltre al software di gestione dell’infrastruttura del data center per automatizzare la raccolta di dati grezzi e l’elaborazione di informazioni necessarie per analisi accurate e significative. Infine, al terzo posto, in base al livello di esperienza di un’organizzazione, è possibile ricorrere anche alla consulenza di esperti qualificati, per interpretare i dati relativi all’efficienza e identificare le tendenze. In tal modo, si facilita e si accelera l’esecuzione di azioni appropriate per il miglioramento dell’efficienza». I risultati non si fanno attendere, conclude Zardo: «L’esperienza dimostra che la gestione dei flussi d’aria, la separazione degli ambienti di aria calda e aria fredda e la regolazione del raffreddamento possono tradursi in un risparmio del 10-30% all’anno con un ROI da uno a tre anni. In aggiunta a queste soluzioni di tipo passivo, per rendere più duraturo il vantaggio competitivo derivante dall’approccio “green”, è necessario passare a soluzioni di tipo attivo: dal monitoraggio remoto, all’analisi e gestione dei dati, fino al service per il ciclo di vita che all’addestramento, questi approcci ottimizzano i risparmi e determinano continui miglioramenti».


#GreenIT Marco Desiati Gruppo Sintesi «I diversi gradi di sensibilità»
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Il tema delle applicazioni

Ai fini dell’efficienza in ottica green, è importante anche il capitolo delle applicazioni. Al riguardo, Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia non manca di sottolineare che «oggi, tutti sono sensibili ai temi green, nella misura in cui questi aiutano anche a raggiungere una migliore ottimizzazione delle risorse. Per esempio, un data center è green quando produce un basso impatto ambientale, in termini sia di consumo energetico sia di utilizzo spazi. Ovvero quando ottimizza tutte le risorse utilizzate. Gli ambienti virtuali facilitano il raggiungimento dello status di green, perché consolidando più server su un singolo hardware, permettondo di ridurre l’utilizzo delle risorse e i consumi. Uno degli aspetti che viene poco considerato nella progettazione di un data center green, ma è quello che riguarda le applicazioni. Studi hanno dimostrato che la non corretta ingegnerizzazione delle applicazioni può avere impatti negativi sui risparmi che dovrebbe garantire un data center green. Per esempio, un software di sicurezza studiato per macchine fisiche ma utilizzato su macchine virtuali, va a incidere negativamente perché consuma molte più risorse, vanificando gli sforzi per avere un data center green. Trend Micro Deep Security, nel nostro caso, è una piattaforma di sicurezza agentless studiata appositamente per aiutare a semplificare la gestione della sicurezza nei progetti di virtualizzazione e cloud e accelerare il ritorno degli investimenti IT, grazie a una densità di macchine virtuali superiore rispetto alle soluzioni tradizionali. Un altro punto importante poi, per lo sviluppo del Green IT, è lo sharing delle risorse, ovvero il concetto di pay-per-use: pagare effettivamente in base a quello che si usufruisce».


#GreenIT Giuseppe Radicati @IBMItalia «Guardare al cloud»
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Oltre i data center

A ben guardare, l’efficienza non riguarda strettamente solo l’area IT, come ricorda Marco Federzoni, sales director Italia di TomTom Telematics. Se le aziende sono «sempre più attente ai temi green e ricercano soluzioni tecnologiche per migliorarsi, unire sistemi innovativi e green è, in base alla nostra pluriennale esperienza, una strategia vincente che permette alle aziende di affrontare il tema della sostenibilità in modo efficace ed efficiente» – spiega Federzoni. Ecco quindi che «chi dispone di un parco mezzi deve fare i conti con le emissioni di CO2. Non dimentichiamo che l’Unione europea si è impegnata a ridurre del 20% i livelli di emissioni entro il 2020. TomTom Telematics ha lanciato il nuovo Webfleet OptiDrive 360, che fornisce, ai fleet manager e ai conducenti, informazioni sui veicoli prima, durante e dopo il viaggio, permettendo all’intero team di lavorare in modo sinergico ed efficiente. L’IT è responsabile del 2% delle emissioni di CO2, ma ha un ruolo determinante per ridurre il restante 98%, in base alle indagini del Politecnico di Milano. La sostenibilità è un tema morale, ma che si riflette sull’immagine aziendale e diventa un’opportunità di riduzione di costi che può e deve generare un vantaggio competitivo. Un esempio: grazie a OptiDrive 360 abbiamo calcolato che su un percorso di 16 km, mantenendo uno stile di guida ‘eco’ che preveda un tempo di percorrenza superiore solo del 6% (da 18 a 19 minuti), si può ottenere un risparmio di carburante del 35%. Immaginate di moltiplicare questo dato per qualche decina di mezzi e per qualche centinaio di km. Con le soluzioni TomTom Telematics, si possono raggiungere due risultati: riduzione dei costi e misurabilità certificata della propria politica eco-friendly. Adottare una tecnologia come quella di TomTom Telematics ripaga in tempi davvero brevi, anche grazie al ridotto investimento iniziale» – conclude Federzoni.


#GreenIT Marco Federzoni @TomTomBusiness «Andare oltre i data center»
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