Iss – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 04 Oct 2018 15:17:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Iss – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Luca Parmitano sarà il primo comandante italiano della ISS https://www.datamanager.it/2018/06/luca-parmitano-sara-il-primo-comandante-italiano-della-iss/ Fri, 01 Jun 2018 16:59:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148846 Luca Parmitano sarà il primo italiano ad essere nominato comandate della Stazione Spaziale Internazionale durante una missione che partirà nel 2019 L’astronauta Luca Parmitano si prepara a registrare l’ennesimo primato. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha confermato che sarà lui il primo italiano ed il secondo europeo ad ottenere il comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). […]

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Luca Parmitano sarà il primo italiano ad essere nominato comandate della Stazione Spaziale Internazionale durante una missione che partirà nel 2019

L’astronauta Luca Parmitano si prepara a registrare l’ennesimo primato. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha confermato che sarà lui il primo italiano ed il secondo europeo ad ottenere il comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La nomina diventerà ufficiale durante la seconda parte della missione di lunga durante a cui il militare parteciperà nel 2019. “Sono onorato di essere stato scelto per questo ruolo. – ha commentato Parmitano – Essere il comandante delle persone più preparate ed esperte sulla Terra e fuori dalla Terra può generare timore. Il mio obiettivo sarà quello di mettere tutti nelle condizioni di lavorare al meglio delle loro possibilità. In fin dei conti, però, sarò responsabile della sicurezza dell’equipaggio, della Stazione e del successo dell’intera missione”.

Parmitano, che ha sempre ricordato con nostalgia la sua esperienza sulla ISS, ha trascorso 166 giorni nello Spazio durante la missione Volare e ha eseguito oltre 20 esperimenti in vari ambiti. Il tenente colonnello dell’Aeronautica italiana è stato il primo italiano a partecipare ad una attività extraveicolare (EVA), ovvero ha indossato la tuta spaziale per eseguire alcuni compiti all’esterno della struttura in orbita geostazionaria. Parmitano, che ha anche preso parte ad un esperimento sottomarino per la NASA, ha anche supervisionato l’attracco di quattro navette. La collega Samantha Cristoforetti è stata invece la prima donna italiana a salire sulla ISS.

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ISSpresso conclude con successo la missione “caffè nello spazio” https://www.datamanager.it/2017/12/isspresso-conclude-successo-la-missione-caffe-nello-spazio/ Fri, 15 Dec 2017 13:11:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137543 La prima macchina espresso a capsule per lo spazio termina la sua permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. ISSpresso è stata protagonista di 11 spedizioni spaziali: la sua avventura è iniziata a maggio 2015 durante la missione “Futura” di Samantha Cristoforetti e si è conclusa oggi con la missione dell’ASI “Vita” dell’astronauta ESA Paolo […]

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La prima macchina espresso a capsule per lo spazio termina la sua permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. ISSpresso è stata protagonista di 11 spedizioni spaziali: la sua avventura è iniziata a maggio 2015 durante la missione “Futura” di Samantha Cristoforetti e si è conclusa oggi con la missione dell’ASI “Vita” dell’astronauta ESA Paolo Nespoli

Dopo 32 mesi di permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), a 400 chilometri di distanza dalla terra, si conclude oggi la missione “caffè nello spazio”, che ha avuto come protagonista ISSpresso: l’innovativa macchina a capsule installata all’interno del Nodo 1 dell’ISS e realizzata da Argotec per Lavazza – in partnership con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Un lungo viaggio iniziato il 3 maggio 2015 durante la missione “Futura” – con Samantha Cristoforetti che ha potuto gustare il primo caffè espresso della storia in stato di microgravità – e terminato con la missione “Vita” dell’Agenzia Spaziale Internazionale, che ha visto impegnato l’astronauta italiano dell’ESA Paolo Nespoli nel suo terzo viaggio tra le stelle. In oltre due anni trascorsi nello spazio, ISSpresso ha percorso più di 650 milioni di chilometri a una velocità di 28.000 km/h, ha ammirato dalla Stazione Spaziale Internazionale circa 15.500 albe ed è stata protagonista di molti momenti di convivialità e di piacere in ben 11 spedizioni spaziali. ISSpresso ha permesso agli equipaggi di gustare un espresso a regola d’arte, nello spazio come a casa, portando per la prima volta l’autentico espresso Lavazza in condizioni estreme, dove i princìpi che governano la fluidodinamica sono completamente differenti rispetto a quelli terrestri. La crema e il caffè non erano miscelati come sulla terra, ma venivano separati, trasformando la tazzina tradizionale in uno speciale sacchetto detto “pouch”. Le operazioni di preparazione restavano però immutate, così da garantire la massima praticità e semplicità per un espresso da gustare attraverso una cannuccia. L’innovativo sistema a capsule ha permesso, inoltre, la preparazione di caffè lungo, bevande calde e brodo attraverso la reidratazione degli alimenti.

Il valore e l’innovazione del progetto italiano ISSpresso sono stati raccontati dai media di più di 30 Paesi in tutto il mondo, con un eco sui social media che ha raggiunto più di 950 milioni di impression, e la presenza in diversi e prestigiosi eventi come: “Impact. Innovate. Integrate”, il forum sull’innovazione e la digitalizzazione dell’industria meccanica di Chicago, la mostra “Astronauts” alla Cité de L’espace di Tolosa, l’Expo 2017 – Future Energy in Kazakistan, sul set del film LIFE, pellicola americana ambientata in orbita sulla stazione spaziale internazionale. L’interesse per il progetto è cresciuto quindi in tutto il mondo, tanto che il celebre Victoria & Albert Museum di Londra ha scelto di includere un modello della macchina all’interno della mostra “The Future Starts Here”. Così, dal 12 maggio 2018, ISSpresso sarà esposta tra gli oltre 100 oggetti di design che contribuiscono a dare forma al mondo di domani.

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C’è un drone sulla Stazione Spaziale Internazionale https://www.datamanager.it/2017/07/ce-un-drone-sulla-stazione-spaziale-internazionale/ Tue, 18 Jul 2017 18:00:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128861 Si chiama Int-Ball e aiuta gli astronauti nei loro esperimenti aggirandosi indisturbata tra le stanze del modulo Kibo dedicato ai test Dal 4 giugno gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale hanno un curioso compagno di viaggio dal nome Int-Ball. Si tratta di un drone che si aggira tra le stanze del modulo Kibo, dedicato agli […]

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Si chiama Int-Ball e aiuta gli astronauti nei loro esperimenti aggirandosi indisturbata tra le stanze del modulo Kibo dedicato ai test

Dal 4 giugno gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale hanno un curioso compagno di viaggio dal nome Int-Ball. Si tratta di un drone che si aggira tra le stanze del modulo Kibo, dedicato agli esperimenti in orbita. Somiglia a un piccolo Wall-E del famoso cortometraggio di Disney e in effetti sa lavorare da solo senza richiedere un intervento costante dei passeggeri. Il suo compito è fotografare e raccogliere informazioni sui test condotti sulla ISS così da far risparmiare tempo agli scienziati. Int-Ball è stato spedito sulla Stazione tramite un razzo Falcon 9 della SpaceX, dentro una capsula Dragon. Un mezzo di trasporto di prima classe per un oggetto dalle dimensioni ridotte, circa 15 centimetri di diametro, quanto una Gear 360 di prima generazione, a cui il design rimanda parecchio.

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Come si muove

Controllato da remoto dai tecnici della Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA), Int-Ball ha 12 piccole ventole che aggiustano l’equilibrio e il bilanciamento del drone fotografico, che si dimostra abile a vivere in assenza di gravità come il resto del team. In realtà, i compiti fotografici attuali sono solo una prima declinazione di ciò che un robottino del genere può fare nello Spazio. Stando alla JAXA, presto altri dispositivi simili potrebbero varcare la soglia della ISS, per supportare il lavoro degli astronauti con operazioni più avanzate. Per ora il drone si è mostrato utilissimo visto che, secondo ad alcune statistiche, gli scienziati passano il 10% del loro tempo in orbita con una macchinetta fotografica tra le mani. Un device autonomo può ridurre tale incombenza, lasciando i ricercatori liberi di svolgere altre attività.

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E se i dati a disposizione fossero sbagliati? https://www.datamanager.it/2017/05/dati-disposizione-fossero-sbagliati/ Thu, 11 May 2017 15:07:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124455 Al cinema e nella realtà le informazioni errate possono portare a conseguenze drammatiche: senza enfatizzare la “prova del nove”, varrà la pena di riscoprire che la certezza del dato è moltiplicatore di sicurezza La sigla ISS potrebbe dirvi poco. Niente di grave. Anch’io non l’avevo mai presa in considerazione. Ho scoperto cosa si celava dietro […]

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Al cinema e nella realtà le informazioni errate possono portare a conseguenze drammatiche: senza enfatizzare la “prova del nove”, varrà la pena di riscoprire che la certezza del dato è moltiplicatore di sicurezza

La sigla ISS potrebbe dirvi poco. Niente di grave. Anch’io non l’avevo mai presa in considerazione. Ho scoperto cosa si celava dietro quell’acronimo solo quando sono inciampato in quelle tre lettere mentre stavo – come al solito – dando la caccia a qualche storia da raccontare. E così ho appurato che la sigla individua la International Space Station. Stavolta parliamo della NASA, la spettacolare realtà aerospaziale statunitense che recentemente il pubblico “normale” ha rivisto come scenografia dell’opera cinematografica “Il diritto di contare” di Theodore Melfi. Lontana, la romantica corsa alla Luna e troppo distante, anche la conquista del Pianeta Rosso (già impietosamente raffigurata da Corrado Guzzanti nel film “Fascisti su Marte”), nessuno ricordava Houston, Cape Canaveral e altre suggestive località dell’astronautica.

La pellicola di Melfi, ambientata nel clima segregazionista della Virginia degli anni Sessanta, racconta di tre donne che lavorano a Langley (Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson) e che a diverso titolo “fanno di conto” a supporto del centro di ricerca, surclassando persino i computi eseguiti da ciclopici elaboratori elettronici cui dovevano andare in soccorso. Come ogni volta, quasi fosse un severo e inevitabile rituale, c’è chi si chiederà l’attinenza della vicenda a 35mm con il tema della sicurezza che costituisce il perno di questo storico appuntamento. Se la storia più o meno romanzata delle tre ragazze di colore ha calamitato l’attenzione sull’importanza del fattore umano nei contesti più delicati anche di carattere scientifico, quel che sto per tratteggiare può far addirittura balzare dalla sedia i più scettici.


.@Umberto_Rapetto La #qualità del dato è moltiplicatore di #sicurezza
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La vicenda coinvolge due britannici. A differenza delle barzellette “etniche” in cui ci sono sempre protagonisti di più nazionalità, stavolta i due individui hanno la medesima origine e intervengono in tempo e modi differenti. Tim Peake, classe 1972, ex ufficiale elicotterista dell’Esercito di Sua Maestà la Regina, poi collaudatore alla Agusta Westland, selezionato tra oltre ottomila candidati, si è aggiudicato uno dei sei posti nel programma di formazione degli astronauti dell’ESA e poi ha trascorso qualche mese sulla ISS di cui abbiamo parlato nell’incipit. La sua notorietà ha agevolato un piano di sensibilizzazione e di istruzione degli studenti del Regno Unito, che ha generato un loro positivo coinvolgimento in esercitazioni di analisi delle informazioni. E qui salta fuori l’altro eroe della nostra epopea. Il suo nome è Miles Soloman e ha diciassette anni. Liceale alla “Tapton” di Sheffield, ha avuto – come tanti altri suoi coetanei – l’opportunità di leggere ed esaminare un documento messo a disposizione dall’Institute for Research in Schools. Al giovanissimo Miles, è toccato in sorte lo studio di un foglio di calcolo in cui erano riportati i dati relativi ai livelli di radiazione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. A un certo momento è saltato fuori un numero negativo, che lo studente ha ritenuto inammissibile ed eventualmente riconducibile a un’erronea acquisizione di dati da parte dei sensori della ISS. Il ragazzo – senza dubbio armato di capacità straordinarie e di determinazione non comune – non ha esitato a inviare una email alla National Aeronautics and Space Administration.

Gli scienziati non solo hanno riconosciuto valide le osservazioni dello studente, ma non hanno esitato a invitarlo a fornire collaborazione per la soluzione del problema. Se la medesima umiltà della NASA si andasse ad annidare nelle nostre istituzioni, probabilmente le nuove generazioni potrebbero trovare spazio per esprimere al meglio le proprie capacità. E la sicurezza ne trarrebbe giovamento in ogni sua declinazione.

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I serpenti robot al fianco degli astronauti https://www.datamanager.it/2016/12/serpenti-robot-al-fianco-degli-astronauti/ Thu, 22 Dec 2016 19:30:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116471 Una compagnia norvegese pensa a rettili in silicio per semplificare le operazioni di manutenzione a bordo della ISS Chi lo ha detto che l’unica sembianza dei robot debba essere quella umana? Già il DARPA e Boston Dynamics hanno sperimentato i felini fatti di viti e bulloni, con un cervello di Intelligenza Artificiale, ora tocca ai […]

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Una compagnia norvegese pensa a rettili in silicio per semplificare le operazioni di manutenzione a bordo della ISS

Chi lo ha detto che l’unica sembianza dei robot debba essere quella umana? Già il DARPA e Boston Dynamics hanno sperimentato i felini fatti di viti e bulloni, con un cervello di Intelligenza Artificiale, ora tocca ai serpenti e alla possibilità che, in futuro, andremo a visitare uno zoo robotico. In realtà l’agenzia norvegese Sintef prospetta un futuro più roseo per i suoi “snakebot”, oltre ogni aspettativa, anzi oltre la stessa Terra. L’obiettivo è mandare in orbita i serpenti in silicio come fedeli aiutanti degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) troppo spesso impegnati in difficoltose attività di gestione e manutenzione delle strutture interne ed esterne. Per questo, i piccoli robottini potrebbero svolgere mansioni specifiche, lasciando all’uomo le operazioni più avanzate e meno pericolose.

Oltre i pianeti

Ma come è nata l’idea dei serpenti di Sintef? “I robot possono fare così tanto per l’uomo, dai lavori di routine alle ispezioni. Spesso però la loro fisicità non li consente di andare dietro scaffali, macchine e impianti angusti. Ed è proprio lì che si nascondono la corrosione e i problemi meno evidenti” – ha spiegato Aksel Transeth. Stando al costruttore dunque, gli snakebot potrebbero arrivare lì dove oggi l’uomo non può, per i limiti della sua struttura corporea. Inoltre, perdere tempo per spostare suppellettili e oggetti di arredamento non è uno dei compiti principali degli astronauti che galleggiano a migliaia di chilometri sopra le nostre teste. Solo un automa snello e sinuoso sarebbe in grado di aggrapparsi a strutture, analizzare comparti e verificare l’affidabilità della strumentazione. Secondo Sintef, non ci sarebbero nemmeno grossi problemi a farli lavorare all’esterno, fuori dalla navicella. “Basterà usare la stessa carrozzeria del mezzo per aggrapparsi e muoversi in qualsiasi direzione – spiegano – proprio come i veri serpenti sulla Terra”.

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La Iss ha il proprio giardino nello Spazio https://www.datamanager.it/2016/01/la-iss-giardino-nello-spazio/ Mon, 18 Jan 2016 11:49:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92501 Gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale sono riusciti a far sbocciare il primo fiore coltivato nello spazio Grande successo per il progetto VEGGIE della NASA, il cui scopo è quello di tentare di coltivare nello spazio gli alimenti necessari agli astronauti. Dopo essere riusciti a far nascere della lattuga rossa a gravità zero, i membri […]

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Gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale sono riusciti a far sbocciare il primo fiore coltivato nello spazio

Grande successo per il progetto VEGGIE della NASA, il cui scopo è quello di tentare di coltivare nello spazio gli alimenti necessari agli astronauti. Dopo essere riusciti a far nascere della lattuga rossa a gravità zero, i membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) sono riusciti a far sbocciare il primo fiore nel cosmo. “Sì, ci sono altre forme di vita nello spazio!”, ha scritto su Twitter l’astronauta Scoot Kelly della NASA, che insieme al collega Tim Peake dell’Esa è riuscito in questa impresa.

Il fiore spaziale è una zinnia, piantata a novembre in un apposito supporto che le fornisce acqua e altri nutrienti. Il problema maggiore per i ricercatori era quello di sconfiggere la presenza di particolari muffe che uccidevano la pianta ed ora che è stato risolto, il prossimo passo prevede la sperimentazione di una coltura di pomodori, i cui semi dovrebbero sbarcare sulla Iss nel 2017. La possibilità di coltivare frutta e ortaggi direttamente nello spazio è una delle condizioni primarie per permettere all’uomo di sostenere viaggi nel vuoto cosmico di lunga durata.

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Paolo Nespoli ritornerà nello spazio a bordo della Iss https://www.datamanager.it/2015/07/paolo-nespoli-ritornera-nello-spazio-a-bordo-della-iss/ Thu, 30 Jul 2015 09:25:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82158 L’Asi e l’Esa hanno annunciato che Paolo Nespoli tornerà a bordo della Iss, succedendo così a Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti L’Agenzia spaziale italiana (Asi) e l’Agenzia spaziale europea (Esa) hanno annunciato che il prossimo astronauta italiano a salire a bordo della Stazione Spaziale Internazionale sarà Paolo Nespoli. Per l’ufficiale dell’Esercito si tratta del terzo viaggio […]

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L’Asi e l’Esa hanno annunciato che Paolo Nespoli tornerà a bordo della Iss, succedendo così a Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti

L’Agenzia spaziale italiana (Asi) e l’Agenzia spaziale europea (Esa) hanno annunciato che il prossimo astronauta italiano a salire a bordo della Stazione Spaziale Internazionale sarà Paolo Nespoli. Per l’ufficiale dell’Esercito si tratta del terzo viaggio nello spazio e succederà ai colleghi Luca Parmitano, attualmente impegnato in un progetto sottomarino per la NASA, e Samantha Cristoforetti, che dopo essere tornata sulla Terra è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La missione di Paolo Nespoli, che ha parlato con Data Manager di ICT e dell’importanza dei dati, inizierà nel 2017 quando l’astronauta avrà compiuto 60 anni.

Nespoli è stato fra gli otto candidati selezionati dall’Asi nel 1989 e due anni dopo ha lavorato presso il centro dell’Esa a Colonia come addestratore degli astronauti europei e alla preparazione dei computer per la stazione spaziale Mir, che è stata smantellata nel 2001. Nel 1998 viene ammesso al corso di addestramento della NASA a Huston insieme al collega Roberto Vittori. A causa della tragedia dello shuttle Columbia, la sua prima missione, Esperia, arriva nel 2007. Nespoli in quell’occasione ha lavorato all’espansione della Iss e al collegamento dei laboratori Columbus e Kibo. Nella sua successiva missione MagISStra ha invece stato il primo italiano a trascorrere 6 mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

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Sotto la sonda di Plutone c’è una PlayStation https://www.datamanager.it/2015/07/sotto-la-sonda-di-plutone-ce-una-playstation/ Thu, 16 Jul 2015 10:09:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81108 Il processore che anima la console di Sony è lo stesso che ha portato la sonda New Horizons agli estremi dell’Universo Ci sono voluti 9 anni ma alla fine il viaggio di New Horizons si è concluso nel migliore dei modi, avvicinandosi al pianeta Plutone tanto da poter scattare immagini e inviarle alle basi terrestri. […]

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Il processore che anima la console di Sony è lo stesso che ha portato la sonda New Horizons agli estremi dell’Universo

Ci sono voluti 9 anni ma alla fine il viaggio di New Horizons si è concluso nel migliore dei modi, avvicinandosi al pianeta Plutone tanto da poter scattare immagini e inviarle alle basi terrestri. Al di là dell’interesse scientifico che vi è dietro il progetto, che apre spiragli di studio fondamentali per la comprensione dei movimenti nell’Universo, è importante considerare come la sonda plutonica sia lì, nello Spazio, anche grazie alla tecnologia di consumo, quella che tanti di noi hanno in casa.

Senza gamepad

La sonda New Horizons era infatti alimentata dallo stesso processore della PlayStation originale. Secondo The Verge, la NASA ha utilizzato la CPU MIPS R3000 considerandola una scelta affidabile dopo vari test e prove di simulazione, tanto da ritenerla migliore di un nuovo tipo di tecnologia magari ancora imprevedibile dal punto di vista delle performance su lunga durata. Il processore ha permesso alla sonda di viaggiare per oltre 4,8 miliardi di chilometri e di dare potenza ai propulsori, monitorare i sensori e trasmettere i dati. Sarebbe proprio MIPS R3000 infatti a consentire a New Horizons di inviare alla Terra le foto catturate durante l’avvicinamento a Plutone che però viaggiano con una banda “lenta” per i canoni dello Spazio: per trasferire un’immagine da 1024 X 1024 pixel ci vuole un’ora, per questo gli scienziati della NASA potranno accedere all’attuale catalogo della sonda solo tra 16 mesi.

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Microsoft, gli Hololens nello Spazio https://www.datamanager.it/2015/06/microsoft-gli-hololens-nello-spazio/ Mon, 29 Jun 2015 09:55:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79506 I visori di realtà aumentata approdano sulla Stazione Spaziale Internazionale della NASA per una serie di esperimenti Gli Hololens di Microsoft sono pronti per l’uomo, ma non per quello sulla Terra. I visori innovativi dell’azienda di Redmond sono infatti approdati sulla Stazione Spaziale Internazionale dove verranno utilizzati dagli astronauti per esperimenti in tempo reale. In realtà […]

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I visori di realtà aumentata approdano sulla Stazione Spaziale Internazionale della NASA per una serie di esperimenti

Gli Hololens di Microsoft sono pronti per l’uomo, ma non per quello sulla Terra. I visori innovativi dell’azienda di Redmond sono infatti approdati sulla Stazione Spaziale Internazionale dove verranno utilizzati dagli astronauti per esperimenti in tempo reale. In realtà l’integrazione degli HoloLens nei progetti della Nasa non è nuova. Nelle scorse settimane i ricercatori hanno dato il via a OnSight, ovvero ad un ambiente che riproduce una camminata su Marte per rendersi conto della superficie e del panorama che si potrebbe incontrare una volta atterrati sul pianeta rosso.

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Spazio virtuale

Sulla Stazione invece il team di astronauti hanno avviato la Modalità Procedura, un programma con cui utilizzare i visori per ottenere informazioni aggiuntive sui progetti sviluppati a bordo e che riguardano, tra l’altro, la botanica e l’alimentazione. Dopo i primi due gadget inviati alla missione SpaceX, che funzionerà come pilota per l’adozione, altri arriveranno in futuro per tante altri tipi di applicazioni. Secondo la Nasa, l’utilizzo degli Hololens permetterà di velocizzare i processi di apprendimento degli astronauti che potranno contare su un supporto tecnologico indossabile e quindi non di intralcio alle normali attività. “Il gruppo è entusiasta di poter dare la possibilità ai ragazzi lassù di vivere esperienza a metà tra il reale e il virtuale – ha detto Jeff Norris, leader del progetto Sidekick e OnSight della Nasa – questo renderà il lavoro nello Spazio più efficiente e concreto”.

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NASA: costruito il primo oggetto 3D nello Spazio https://www.datamanager.it/2014/11/nasa-costruito-oggetto-3d-nello-spazio/ Thu, 27 Nov 2014 19:30:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65753 A bordo della Stazione Spaziale Internazionale gli astronauti hanno riprodotto un piccolo gadget, in vista della realizzazione di piccole parti di ricambio Prendiamolo come un esperimento. A migliaia di chilometri sopra le nostre teste c’è chi utilizza una stampante 3D nello Spazio. Si tratta degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale che qualche ora fa sono riusciti […]

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A bordo della Stazione Spaziale Internazionale gli astronauti hanno riprodotto un piccolo gadget, in vista della realizzazione di piccole parti di ricambio

Prendiamolo come un esperimento. A migliaia di chilometri sopra le nostre teste c’è chi utilizza una stampante 3D nello Spazio. Si tratta degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale che qualche ora fa sono riusciti a riprodurre una piccola scritta, Made In Space NASA, in tre dimensioni. La stampante era stata portata a bordo lo scorso settembre, durante la missione SpaceX. Si tratta di un oggetto speciale, che non troverete nei negozi dedicati, in grado di lavorare in assenza di gravità dalla compagnia californiana “Made in Space”. Si tratta di una prima storica di grande rilievo. In precedenza l’azienda costruttrice aveva testato la sua stampante in condizioni di microgravità ma nessuno poteva prevedere come l’oggettino si sarebbe comportato nello Spazio. Ma a cosa potrebbe servire una stampante 3D agli astronauti?

Ricambi auto-prodotti

Uno degli utilizzi migliori sarebbe l’auto-produzione di pezzi di ricambio che servono nell’immediato. Sappiamo quanto tempo (e costi) servano per portare piccoli moduli di rifornimento agli astronauti, compreso cibo, bevande e componentistica. L’idea è dunque quella di permettere direttamente agli orbitanti di sviluppare da soli i pezzi più piccoli che possono servire in particolari situazioni, non obbligatoriamente d’emergenza. La stampante Made In Space utilizzata un materiale termoplastico, come quello presenti in altre stampanti “terrestri”, ma con una differenza: la plastica usata per raffreddare l’oggetto prodotto permette alla composizione di rimanere fissata sul piatto, senza che i singoli strati vadano in giro per la navicella, un prerequisito essenziale se non si vuole avere piccoli pezzi di plastica sparsi per la ISS.

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