malware – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 09 Nov 2018 14:59:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png malware – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Impennata di cyberattacchi su dispositivi Android https://www.datamanager.it/2018/11/impennata-di-cyberattacchi-su-dispositivi-android/ Fri, 09 Nov 2018 14:59:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=178563 Nel 2018 il volume delle minacce cresce del 40% Alla fine del terzo trimestre 2018 gli analisti G DATA hanno rilevato 3,2 milioni di nuove applicazioni dannose per Android: un incremento superiore al 40% anno su anno. I cybercriminali concentrano l’attenzione sul mobile, specificamente sui sistemi Android, visto che a livello globale otto utenti su […]

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Nel 2018 il volume delle minacce cresce del 40%

Alla fine del terzo trimestre 2018 gli analisti G DATA hanno rilevato 3,2 milioni di nuove applicazioni dannose per Android: un incremento superiore al 40% anno su anno. I cybercriminali concentrano l’attenzione sul mobile, specificamente sui sistemi Android, visto che a livello globale otto utenti su dieci scelgono smartphone con l’amato sistema operativo a fronte dei prezzi vantaggiosi. È per questo motivo che l’impiego di una security app assume un’importanza sempre maggiore.

Ogni giorno circa 12.000 nuove app dannose per Android

Annus horribilis il 2018 per i detentori di dispositivi Android. Gli analisti G DATA si aspettano per la fine dell’anno un nuovo record negativo, sostenuti dalle rilevazioni condotte fino alla fine del terzo trimestre: 3,2 milioni i nuovi campioni di malware per Android che vanno ad aggiungersi alla folta schiera di quelli già precedentemente in circolazione. Ciò significa che ogni giorno si contano circa 11.700 app dannose ai danni del popolare sistema operativo, una crescita che supera il 40% se rapportata al 2017. In nove mesi abbiamo già quasi raggiunto il volume di malware riscontrato nell’intero 2016. Il livello di criticità per Android ha segnato un nuovo picco. Non solo i malware risultano pericolosi ma anche l’assenza di aggiornamenti per gli smartphone.

Android: sinonimo di insicurezza?

A fronte di queste cifre è inevitabile domandarsi se Android è insicuro di per sé stesso. Dare una risposta al quesito non è proprio facile. Innanzitutto, vale la pena dare uno sguardo alle quote di mercato: circa l’80% di utenti smartphone ne possiedono uno dotato del sistema operativo Android. Ovviamente l’ampia diffusione è una diretta conseguenza del prezzo vantaggioso: sul mercato sono disponibili prodotti Android davvero validi a costi contenuti.

Per giudicare il livello di sicurezza garantito da Android non si può ignorare quanti vecchi smartphone sono ancora in circolazione. Motivo per cui già nel 2017, Google ha reagito rendendo possibile distribuire più rapidamente gli aggiornamenti di sicurezza grazie al Project Treble implementato dalla versione 8 di Android. Una misura utile ma di portata limitata, se si considera che, ad oltre un anno dal suo rilascio, Android 8 è attualmente installato su uno smartphone su cinque e che con una percentuale di diffusione pari allo  0,1% l’attuale release 9 (“Pie”) è praticamente assente.

Rapida distribuzione degli aggiornamenti di sicurezza

Il segreto per una protezione migliore di smartphone e tablet risiede nella distribuzione rapida degli aggiornamenti di sicurezza. Secondo i ricercatori, anche i produttori dei dispositivi mobili dovrebbero dedicare maggior attenzione all’argomento, implementando processi qualitativamente superiori.

The Verge annoverava la scorsa estate che Google avrebbe imposto ai produttori di dispositivi dotati del sistema operativo Android di fornire aggiornamenti di sicurezza per un periodo pari a due anni, nel primo dei quali i telefoni cellulari ne devono ricevere ben quattro. Anche nel secondo anno sono necessari aggiornamenti regolari, affinché alla fine di un mese i dispositivi siano almeno protetti contro le vulnerabilità identificate entro i 90 giorni precedenti l’effettivo rilascio. Questa regolamentazione contrattuale però è vincolata a determinate condizioni. L’iniziativa include innanzitutto esclusivamente smartphone che sono stati attivati da almeno 100.000 consumatori e riguarda solo i dispositivi lanciati sul mercato dopo il 31 gennaio 2018. Ampie parti della nuova regolamentazione dovevano essere applicate a partire dal 31 luglio ma l’implementazione definitiva è stata prorogata al 31 gennaio 2019.

Anche il kernel Linux va urgentemente aggiornato. Greg Kroah-Hartman di Linux-Foundation conferma che, Google Pixel di nuova generazione a parte, non esiste alcun dispositivo Android dotato dell’attuale versione del kernel, cosa che espone gli smartphone e i tablet ad ulteriori attacchi: tutte le modifiche apportate al kernel sono visibili nel software open source, quindi gli aggressori devono soltanto leggere quali sono le vulnerabilità a cui gli sviluppatori del kernel hanno posto rimedio.

Gli spyware per Android destano incertezze

Anche la copertura mediatica riservata ad un particolare spyware per smartphone Android che copia svariate informazioni private e legge le chat di WhatsApp contribuisce alla generale incertezza. G DATA Internet Security Android riconosce la minaccia con il nome di Android.Trojan-Spy.Buhsam.A. Proprio perché gli smartphone, oggigiorno, contengono moltissimi dati privati, risulta essenziale dotare tali dispositivi di una soluzione di sicurezza per garantirne la protezione contro eventuali minacce.

Virus Bulletin: dai super malware alle app malevole preinstallate

Interessanti i due temi presentati da Google stessa in occasione della conferenza indetta da Virus Bulletin. L’analista Google Maddie Stone ha riportato di un malware altamente ingegnerizzato che impiega risorse fuori dal comune per non essere riconosciuto dai sistemi automatizzati.

L’esperto di sicurezza Łukasz Siewierski ha parlato invece di una campagna di malware preinstallati negli smartphone Android: secondo i suoi ricercatori infatti, le applicazioni malevole sono state integrate già nella fase di sviluppo. Un tema noto, che G DATA aveva affrontato per la prima volta già nel 2014, e in occasione della conferenza Virus Bulletin del 2015.

Punteggio massimo di AV-TEST per la nona volta consecutiva

Nell’attuale test comparativo, la app di sicurezza intelligente G DATA Internet Security per Android ha riconosciuto per la sesta volta consecutiva il 100% dei malware sottopostile e conseguito per la nona volta consecutiva il massimo punteggio.

AV-TEST questa volta ha esaminato 20 Security App per Android valutandone le prestazioni in termini di funzionalità e protezione garantita: G DATA Internet Security per Android ha convinto gli analisti in ogni ambito oltre che con un tasso di rilevazione del 100%, cosa che ha fruttato al produttore tedesco di soluzioni per la sicurezza informatica la tanto ambita certificazione AV-Test

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Sicurezza: Turla eSofacy condividono schemi simili per la distribuzione del malware in Asia https://www.datamanager.it/2018/10/sicurezza-turla-esofacy-condividono-schemi-simili-per-la-distribuzione-del-malware-in-asia/ Mon, 08 Oct 2018 11:16:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=166899 Monitorando i vari cluster di Turla, autore malevolo di lunga data e di lingua russa, i ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto che l’evoluzione più recente del suo malware, KopiLuwak, viene distribuita alle vittime grazie ad un codice quasi identico a quello utilizzato un mese prima dall’operazione Zebrocy, un sottogruppo di Sofacy (noto anche come […]

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Monitorando i vari cluster di Turla, autore malevolo di lunga data e di lingua russa, i ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto che l’evoluzione più recente del suo malware, KopiLuwak, viene distribuita alle vittime grazie ad un codice quasi identico a quello utilizzato un mese prima dall’operazione Zebrocy, un sottogruppo di Sofacy (noto anche come Fancy Bear e APT28), altro storico cybergruppo di lingua russa

I risultati della ricerca sono contenuti all’interno di una panoramica, pubblicata ieri dal GReAT (il Global Research and Analysis Team) di Kaspersky Lab. dedicata alla più recente evoluzione e attività di quattro cluster attivi, riconducibili all’autore di minacce Turla.

KopiLuwak (un nome derivato da un raro tipo di caffè) è stato scoperto per la prima volta nel novembre 2016, mentre inviava documenti contenenti malware e macro abilitate, che lanciavano nuovi malware in Javascript ampiamente offuscati e progettati per attività di ricognizione su sistemi e reti. L’evoluzione più recente di KopiLuwak è stata osservata intorno alla metà del 2018, quando i ricercatori hanno notato nuovi obiettivi designati in ​​Siria e in Afghanistan. Turla utilizzava un nuovo vettore di consegna di spear-phishing con file Windows Shortcut (estensione .LNK). L’analisi ha mostrato che il file di tipo .LNK conteneva del codice PowerShell in grado di decodificare ed eseguire localmente il payload KopiLuwak. Questo codice era quasi identico a quella usato nell’attività di Zebrocy il mese precedente.

I ricercatori hanno riscontrato anche similitudini tra gli obiettivi dei due autori di minacce, che si concentrano su bersagli politici sensibili, come enti di ricerca e sicurezza governativi, missioni diplomatiche e enti per la sicurezza militare, perlopiù in Asia centrale.

Tra gli altri cluster riconducibili a malware Turla rilevati dai ricercatori nel corso del 2018 ci sono anche casi noti, come Carbon e Mosquito.

Nella panoramica realizzata, i ricercatori hanno fornito nuove prove a sostegno di una delle loro ipotesi: l’abuso da parte di Turla delle reti Wi-Fi per la distribuzione del malware Mosquito alle vittime: una pratica che, però, potrebbe attenuarsi in modo graduale. Hanno anche rilevato ulteriori modifiche del potente e strutturato framework Carbon, utilizzato per il cyberspionaggio e installato in maniera tradizionale e in modo molto selettivo solo su vittime di particolare interesse; i ricercatori si aspettano di osservare ulteriori modifiche al codice e una distribuzione selettiva di questo malware anche nel 2019.

Tra gli obiettivi del 2018 per i cluster di malware Turla troviamo il Medio Oriente e l’Africa settentrionale, varie parti dell’Europa occidentale e orientale, dell’Asia centrale e meridionale e delle Americhe.

“Turla è uno dei più longevi, resistenti e abili autori di minacce. È noto per aver costantemente cambiato pelle e per aver messo in atto innovazioni e nuovi approcci. La nostra ricerca sui principali cluster di malware nel corso del 2018 mostra che Turla continua a crescere e a sperimentare. Tuttavia, vale la pena notare che, mentre altri autori di minacce di lingua russa come CozyDuke (APT29) e Sofacy hanno preso di mira organizzazioni in Occidente, come accaduto con il presunto hackeraggio del Comitato Nazionale Democratico nel 2016, il gruppo APT Turla stava tranquillamente sviluppando le proprie azioni verso est, dove la sua attività e, più di recente, anche le sue tecniche di distribuzione hanno cominciato a sovrapporsi a Zebrocy, un sottogruppo di Sofacy. La nostra ricerca suggerisce che lo sviluppo e l’implementazione del codice del gruppo Turla è in corso e che le organizzazioni che ritengono di poter diventare un obiettivo dovrebbero prepararsi ad un possibile attacco”, ha dichiarato Kurt Baumgartner, Principal Security Researcher del GReAT di Kaspersky Lab.

Kaspersky Lab raccomanda alle organizzazioni di mettere in atto alcuni accorgimenti per evitare di diventare vittima di operazioni APT:

  • Utilizzare a livello aziendale una soluzione di sicurezza comprovata insieme a tecnologie anti-targeted attack e di intelligence delle minacce, come la soluzione Kaspersky Threat Management e Defense. Questo tipo di soluzione è in grado di individuare e di bloccare attacchi APT analizzando le anomalie e offrendo ai team di sicurezza informatica piena visibilità della rete e automazione delle risposte.
  • Fornire al personale di sicurezza l’accesso ai più recenti dati di intelligence sulle minacce, in modo da dotarli di strumenti utili per la ricerca e la prevenzione dagli attacchi mirati, come indicatori di compromissione (IOC), YARA e reporting avanzato e personalizzato delle minacce.
  • Assicurarsi che i processi di gestione delle patch a livello aziendale siano ben definiti e controllare attentamente tutte le configurazioni di sistema, mettendo in atto delle best practice.
  • In caso di rilevamento dei primi segnali di un attacco mirato, è importante prendere in considerazione i servizi di protezione gestiti che consentono di rilevare proattivamente le minacce avanzate, di ridurre i tempi di esposizione e di organizzare una risposta tempestiva agli incidenti.

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Il 40% dei giovani studia per una professione che non esiste ancora ma si basa su tecnologie da proteggere https://www.datamanager.it/2018/09/il-40-dei-giovani-studia-per-una-professione-che-non-esiste-ancora-ma-si-basa-su-tecnologie-da-proteggere/ Mon, 10 Sep 2018 10:03:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=153067 In occasione dei 10 anni di Kaspersky Lab in Italia, l’azienda pone l’attenzione sull’importanza della cybersecurity e le sue prospettive per le professioni del futuro, invitando i giovani a partecipare alla sua Secur’IT Cup, la competizione che premia le idee più innovative in tema di sicurezza informatica Nel corso di una nuova ricerca, Kaspersky Lab […]

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In occasione dei 10 anni di Kaspersky Lab in Italia, l’azienda pone l’attenzione sull’importanza della cybersecurity e le sue prospettive per le professioni del futuro, invitando i giovani a partecipare alla sua Secur’IT Cup, la competizione che premia le idee più innovative in tema di sicurezza informatica

Nel corso di una nuova ricerca, Kaspersky Lab ha chiesto ad alcuni studenti come immaginassero la propria carriera post-universitaria: il 40% ha dichiarato di avere l’impressione di studiare per lavori che ancora non esistono.

I progressi tecnologici mostrano come sta cambiando il panorama professionale: anche le professioni più tradizionali, in ambiti come medicina e agricoltura, sono in costante evoluzione per adattarsi alle tecnologie da cui ora dipendono. Sono diversi gli esempi dei lavori del futuro a cui gli studenti si stanno preparando:

  • Tele-chirurgo: i chirurghi non dovranno più essere presenti in sala operatoria, faranno funzionare le macchine intelligenti da remoto senza mai “mettere fisicamente le mani” sui propri pazienti.
  • Specialista nell’interazione tra uomo e robot: se i robot lavoreranno e vivranno al fianco degli umani, dovranno essere preparati ad interagire con la complessità delle emozioni umane e, viceversa, gli esseri umani avranno bisogno di una formazione che possa garantire una comunicazione efficace con una macchina.
  • Architetti di Realtà Aumentata: la realtà aumentata migliora le esperienze sovrapponendo le immagini virtuali a quelle reali. Gli architetti di realtà aumentata saranno in grado di mappare i modelli 3D di un edificio inserendolo virtualmente nello spazio in cui dovrà essere collocato per vedere come meglio potrà adattarsi all’ambiente circostante.
  • Sviluppatori di Smart-home: Una Smart-home richiede un ecosistema adattato alle abitudini, ai bisogni, allo spazio e alle dinamiche familiari del proprietario. Gli sviluppatori creativi avranno bisogno di ideare sistemi e algoritmi in grado di adattarsi ad una grande varietà di configurazioni domestiche.
  • 3D Printed Fashion Designer: Il processo di produzione e creazione di capi di abbigliamento sarà sempre più rivoluzionato dall’uso dei computer. Il designer 3D dovrà progettare oggetti che possano essere creati completamente dalle macchine.

Steve Sully, Associate Director della global recruitment agengy Robert Half Technology, ha dichiarato: “È sorprendente che solo il 40% degli studenti abbia pensato che le loro carriere non esistano ancora, poiché quasi tutte le professioni cambieranno radicalmente nei prossimi 20 anni, così come la tecnologia e l’industria 4.0 – e in particolare l’intelligenza artificiale – stanno rivoluzionando il mondo del lavoro e le competenze richieste. L’adattabilità e l’apprendimento permanente sono fondamentali e proprio per questo gli studenti dovrebbero sempre considerare in che modo le loro competenze possano essere utili in qualsiasi carriera scelgano”.

Se tutte queste professioni future dipenderanno interamente dalla tecnologia e dai sistemi connessi, il compito degli specialisti della cybersicurezza sarà fondamentale; gli esperti di sicurezza informatica renderanno sicure e protette tutte le tecnologie su cui si basano i lavori del futuro rendendoli possibili e senza pericolose interruzioni.

Eugene Kaspersky, CEO di Kaspersky Lab ha dichiarato: “Oggi la cybersicurezza è fondamentale e lo sarà ancora di più in quanto la tecnologia sta diventando il requisito fondamentale per le professioni future. Dalla sicurezza del paziente alla protezione degli individui da possibili incidenti causati da problemi legati all’Intelligenza Artificiale, la cybersecurity deve essere presa in considerazione in tutti i processi tecnologici, perché i “cattivi” continueranno a tentare di sfruttare tutte le opportunità create da un mondo sempre più connesso. Attualmente c’è una vera carenza di competenze nel settore, per questo invito gli studenti a prendere in considerazione questo ambito così fondamentale”.

La risposta concreta a questa problematica è nelle parole di Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab: “In occasione dei 10 anni di Kaspersky Lab Italia, vogliamo celebrare l’impegno costante che la nostra azienda ha da sempre nel settore della cybersicurezza, in particolare guardando al futuro dei giovani. In questo panorama la Secur’IT Cup, una competizione aperta a giovani talentuosi e appassionati di cybersecurity, informatica e mondo digitale, rappresenta una possibilità concreta per avvicinarsi a questo settore, attualmente carente di figure professionali. Nell’era in cui viviamo è impossibile pensare di convivere e integrarsi con la tecnologia senza essere adeguatamente protetti”.

Con la Secur’IT Cup, Kaspersky Lab incoraggia gli studenti ad essere creativi quando si pensa a come proteggersi dalle minacce del futuro. Il concorso è aperto a studenti provenienti da tutto il mondo e da qualsiasi background accademico. I partecipanti hanno la possibilità di vincere $ 10.000, confrontarsi con altri studenti e comprendere cosa significhi lavorare nel settore. Le aree tematiche della Cup riguardano problemi che solo pochi anni fa sembravano fantascienza, ma che per la tecnologia e l’industria odierne sono realtà concrete:

  • Connected health: garantire che le apparecchiature mediche connesse, usate dai tele-chirurghi per operazioni critiche, siano protette da malware e che non venga compromesso il loro controllo.
  • IoT: proteggere l’ecosistema delle case intelligenti contro le minacce dovute a punti deboli che potrebbero consentire ad un hacker di entrare nella rete.
  • Personal safety: creare norme forti ed etiche per le interazioni uomo-robot per garantire la sicurezza tanto degli umani quanto dei robot.

Patimat Darbisheva, una delle finaliste dello scorso anno, che ha lavorato ad un progetto volto a prevenire lo spionaggio industriale, ha dichiarato: “La partecipazione alla Secur’IT Cup dà l’opportunità di acquisire esperienza nella risoluzione di compiti interessanti e reali che sono trasversali a diversi campi e aree di competenza. Tutto ciò consente di mettere in pratica le proprie abilità anche se non si ha grande esperienza tecnica, perché nella competizione è importante avere una mente aperta e curiosa, essere in grado di risolvere i problemi e, soprattutto, presentarli in modo “accattivante”! L’atmosfera eccitante della competizione mi ha davvero aiutato a credere in me stessa e ho apprezzato molto la possibilità di incontrare così tante nuove persone provenienti da così tanti paesi diversi e con i background più disparati”.

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I dispositivi IoT domestici sono l’obiettivo principale di attacchi cryptojacking https://www.datamanager.it/2018/09/i-dispositivi-iot-domestici-sono-lobiettivo-principale-di-attacchi-cryptojacking/ Thu, 06 Sep 2018 15:37:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152934 E’ quanto emerge dall’ultimo Threat Landscape Report di Fortinet Fortinet ha annunciato i risultati del suo ultimo Global Threat Landscape Report. La ricerca rivela che i criminali informatici stanno diventando sempre più abili e veloci nello sfruttamento di exploit, massimizzando inoltre gli sforzi mirati a una superficie di attacco in espansione e avvalendosi di un […]

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E’ quanto emerge dall’ultimo Threat Landscape Report di Fortinet

Fortinet ha annunciato i risultati del suo ultimo Global Threat Landscape Report. La ricerca rivela che i criminali informatici stanno diventando sempre più abili e veloci nello sfruttamento di exploit, massimizzando inoltre gli sforzi mirati a una superficie di attacco in espansione e avvalendosi di un approccio di tipo iterativo allo sviluppo del software che semplifica l’evoluzione delle loro metodologie di attacco.

Di seguito i risultati salienti del report:

  • Virtualmente nessuna azienda è immune agli exploit più gravi: l’analisi focalizzata su rilevamenti critici e di elevata gravità dimostra una tendenza allarmante, con il 96% delle imprese che ha subito almeno un attacco exploit grave. Quasi nessuna azienda è immune ai trend di attacco in continua evoluzione dei cyber criminali. Inoltre, circa un quarto delle aziende ha rilevato malware cryptojacking, e sei varianti di malware si sono diffuse in oltre il 10% di tutte le organizzazioni. I FortiGuard Labs hanno inoltre rilevato 30 nuove vulnerabilità zero-day nel corso del trimestre.
  • Cryptojacking prende di mira i dispositivi IoT domestici: le attività di sottrazione di criptovaluta continuano, mentre i criminali informatici hanno aggiunto ai loro arsenali i dispositivi IoT, inclusi i dispositivi multimediali domestici. Sono un obiettivo particolarmente attraente in quanto fonte di potenza computazionale da poter utilizzare a scopo di attacco. Essendo sempre attivi e connessi, gli aggressori sfruttano questi dispositivi per caricare malware che può rimanere costantemente in azione. Inoltre, le interfacce di questi dispositivi vengono sfruttate come browser web modificati, il che espande le vulnerabilità e i relativi vettori di attacco. La segmentazione sarà sempre più importante per i dispositivi connessi alle reti aziendali man mano che questa tendenza continua.
  • I trend delle botnet dimostrano l’alta creatività dei cybercriminali: i dati sulle tendenze delle botnet offrono un prezioso punto di vista su come i cybercriminali stanno massimizzando l’impatto attraverso molteplici azioni dannose. WICKED, una nuova variante della botnet Mirai, ha aggiunto almeno tre exploit al suo arsenale per colpire i dispositivi IoT privi di patch. Inoltre, VPNFilter, l’attacco avanzato che si rivolge agli ambienti SCADA/ICS monitorando i protocolli SCADA MODBUS, è emerso come minaccia significativa. È particolarmente pericoloso perché non solo esegue l’esfiltrazione dei dati, ma può anche rendere i dispositivi completamente inutilizzabili, individualmente o come gruppo. La variante Anubis della famiglia Bankbot ha introdotto diverse innovazioni. È in grado di eseguire ransomware, keylogger, funzioni RAT, intercettazione SMS, blocco schermata e inoltro di chiamata. Tenere sotto controllo gli attacchi di morphing con la threat intelligence è fondamentale in quanto la creatività dei criminali informatici si espande.
  • Gli sviluppatori di malware sfruttano tecniche di sviluppo agile: gli autori di malware hanno a lungo fatto affidamento su tecniche di polimorfismo per eludere il rilevamento. I recenti trend di attacco mostrano che si stanno indirizzando a pratiche di sviluppo agili per rendere il loro malware ancora più difficile da rilevare e per contrastare le ultime strategie dei prodotti anti-malware. GandCrab ha avuto molte nuove versioni quest’anno e i suoi sviluppatori continuano ad aggiornare questo malware molto rapidamente. Per tenere il passo con le modalità di sviluppo agile dei cyber criminali, le organizzazioni hanno bisogno di funzionalità avanzate di protezione dalle minacce e di rilevamento che li aiutino a individuare queste vulnerabilità riciclate.
  • Targeting efficace delle vulnerabilità: i criminali informatici sono selettivi nel determinare quali vulnerabilità prendere di mira. Con gli exploit esaminati in termini di prevalenza e volume dei relativi rilevamenti di exploit, solo il 5,7% delle vulnerabilità note sono state effettivamente sfruttate. Se la stragrande maggioranza delle vulnerabilità non verrà sfruttata, le organizzazioni dovrebbero prendere in considerazione l’adozione di un approccio molto più proattivo e strategico alla risoluzione delle vulnerabilità.
  • Applicazioni per istruzione e istituzioni governative: mettendo a confronto tra i vari settori il numero di applicazioni, quelle SaaS utilizzate da parte del governo è del 108% superiore alla media ed è secondo al settore dell’istruzione in termini di numero totale di applicazioni utilizzate quotidianamente(rispettivamente con il 22,5% e il 69% in più rispetto alla media). La causa probabile dell’utilizzo più elevato in questi due segmenti di settore è la maggiore necessità di una varietà più ampia di applicazioni. Queste organizzazioni richiedono un approccio di sicurezza che abbatta i silos tra ciascuna di queste app, inclusi i rispettivi ambienti multi-cloud, per una visibilità trasparente e controlli di sicurezza.

Sicurezza integrata supportata dalla Threat Intelligence contro gli attacchi in evoluzione

I dati sulle minacce nel report di questo trimestre confermano ancora una volta le previsioni annunciate dal team di ricerca globale dei FortiGuard Labs per il 2018. Un security fabric integrato nella superficie di attacco e tra ciascun elemento di sicurezza è di vitale importanza. Questo approccio consente di condividere informazioni sulle minacce utilizzabili in modo rapido e su ampia scala, riduce le finestre di rilevamento necessarie e fornisce una risposta automatica necessaria per contrastare gli exploit multi-vettore odierni.

“I criminali informatici sono instancabili. Sempre più spesso, assistiamo a un’automazione dei loro strumenti attraverso la creazione di variazioni di exploit noti. Di certo sono anche più precisi nel prendere di mira i loro bersagli e trovare vittime sfruttabili. È importante che le organizzazioni impostino, e con urgenza, la propria strategia di sicurezza per affrontare tali tattiche di attacco. Le aziende dovrebbero sfruttare difese di tipo automatizzato e integrate per affrontare la velocità e la portata di questi attacchi, utilizzare il rilevamento behavior-based ad alte prestazioni e fare affidamento sull’intelligence basata sull’Artificial Intelligence per concentrare gli sforzi e intervenire sulle vulnerabilità che contano maggiormente.” ha dichiarato Phil Quade, chief information security officer di Fortinet.

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Kaspersky Lab scopre PowerGhost, il cryptominer “fileless” che colpisce le reti aziendali in tutto il mondo https://www.datamanager.it/2018/07/kaspersky-lab-scopre-powerghost-il-cryptominer-fileless-che-colpisce-le-reti-aziendali-in-tutto-il-mondo/ Fri, 27 Jul 2018 15:30:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152294 I ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto un nuovo cryptominer – PowerGhost – che ha già colpito le reti aziendali di diverse regioni del mondo, soprattutto in America Latina Il mining di criptovalute è oggi uno dei temi più caldi sul fronte della cybersicurezza. Questo tipo di software specializzato nel “fare mining” può creare nuova […]

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I ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto un nuovo cryptominer – PowerGhost – che ha già colpito le reti aziendali di diverse regioni del mondo, soprattutto in America Latina

Il mining di criptovalute è oggi uno dei temi più caldi sul fronte della cybersicurezza. Questo tipo di software specializzato nel “fare mining” può creare nuova moneta digitale sfruttando la potenza di calcolo di PC o di dispositivi mobili. I miner malevoli fanno la stessa cosa, ma a spese degli utenti, sfruttando sempre la potenza di calcolo dei computer e dei dispositivi, ma all’insaputa dei loro proprietari. Negli ultimi tempi la minaccia è cresciuta in modo vertiginoso, arrivando a prendere il posto del ransomware come caso di software più dannoso, come dimostrato anche da una precedente ricerca di Kaspersky Lab. Tuttavia, l’emergere di un nuovo cryptominer come PowerGhost, aggiunge alcune novità a questa tendenza. PowerGhost dimostra che gli sviluppatori di miner malevoli stanno spostando la loro attenzione verso l’impiego in attacchi mirati per ottenere maggiori profitti sul fronte economico, come avevano già previsto i ricercatori di Kaspersky Lab.

PowerGhost viene distribuito all’interno delle reti aziendali, infettando sia le workstation sia i server. Per ora sembra che le principali vittime di questo tipo di attacco siano stati utenti di aziende in Brasile, Colombia, India e Turchia. È interessante notare come PowerGhost utilizzi diverse tecniche “fileless” per introdursi in modo discreto nelle reti aziendali: questo significa che il miner non scarica sul disco di memoria alcun file, rendendo più difficile le operazioni di rilevamento e remediation.

L’infezione di una macchina avviene da remoto, tramite exploit o strumenti di remote administration. Quando una macchina viene colpita, la parte principale del miner viene scaricata ed eseguita senza essere memorizzata su disco rigido. Una volta che questo processo è avvenuto, i cybercriminali possono predisporre l’aggiornamento automatico del miner, la sua diffusione all’interno della rete e l’avvio del processo di cryptomining.

“PowerGhost attacca le aziende con l’obiettivo di installare i miner, sollevando nuove preoccupazioni sui software di criptovalute. Il miner che abbiamo esaminato indica che colpire gli utenti ora non basta più e che i cybercriminali stanno rivolgendo la loro attenzione anche alle imprese. E questo fa del mining di criptovalute una vera minaccia per l’intera business community”, ha dichiarato Vladas Bulavas, malware analyst di Kaspersky Lab.

I prodotti Kaspersky Lab rilevano questa minaccia fornendo i seguenti responsi:

  • PDM:Trojan.Win32.Generic
  • PDM:Exploit.Win32.Generic
  • HEUR:Trojan.Win32.Generic
  • not-a-virus:HEUR:RiskTool.Win32.BitMiner.gen

Per diminuire il rischio di una possibile infezione da miner malevoli, Kaspersky Lab consiglia di:

  1. Provvedere sempre agli aggiornamenti su tutti i device in uso. Per impedire ai miner di sfruttare le vulnerabilità, utilizzare strumenti in grado di rilevare proprio le vulnerabilità e di scaricare e installare le patch in modo automatico.
  2. Non trascurare obiettivi che possono sembrare meno scontati di altri, come i sistemi di gestione delle file, i terminali POS, persino i distributori automatici. Anche questo tipo di apparecchiature possono essere attaccate per fare mining di criptovalute.
  3. Utilizzare una soluzione di sicurezza dedicata, che disponga di funzionalità di controllo delle applicazioni, di rilevamento “behaviour-based” e di componenti di prevenzione dagli exploit, che possano monitorare azioni sospette delle applicazioni e l’esecuzione di blocchi di file malevoli. Una soluzione come Kaspersky Endpoint Security for Business include questo tipo di funzionalità.
  4. Per proteggere l’ambiente digitale della propria azienda, è fondamentale informare ed educare i dipendenti e il team IT, tenendo separati i dati sensibili e limitando l’accesso.

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App per il car sharing: secondo Kaspersky Lab le mancanze sul fronte sicurezza le rendono vulnerabili ai cyberattacchi https://www.datamanager.it/2018/07/app-per-il-car-sharing-secondo-kaspersky-lab-le-mancanze-sul-fronte-sicurezza-le-rendono-vulnerabili-ai-cyberattacchi/ Thu, 26 Jul 2018 16:30:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152168 I ricercatori di Kaspersky Lab hanno preso in esame il livello di sicurezza di tredici applicazioni per il car sharing di famosi produttori in tutto il mondo, compresi quelli di Russia, Stati Uniti ed Europa Le applicazioni sono progettate per rendere le nostre vite più facili e le transazioni più convenienti. Questo concetto ha fatto […]

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I ricercatori di Kaspersky Lab hanno preso in esame il livello di sicurezza di tredici applicazioni per il car sharing di famosi produttori in tutto il mondo, compresi quelli di Russia, Stati Uniti ed Europa

Le applicazioni sono progettate per rendere le nostre vite più facili e le transazioni più convenienti. Questo concetto ha fatto un passo avanti con l’avvento delle app dedicate al tema dello “sharing”, che sono in grado di fare di tutto, dal food delivery alla ricerca di un taxi, fino al car sharing: in generale si tratta della possibilità di utilizzare alcuni servizi in un modo più economico. Le app per il car sharing possono avere un grande valore per chi ha un reddito basso, permettendo di risparmiare su alcuni costi, come quelli correlati alla proprietà o al mantenimento di un veicolo. Possono, però, rappresentare anche un rischio a livello di sicurezza per i produttori e anche per gli utilizzatori.

Per avere un’idea dell’entità del problema, i ricercatori di Kaspersky Lab hanno deciso di testare tredici applicazioni per il car sharing, sviluppate dai principali produttori di diversi mercati, che – secondo le statistiche di Google Play – sono state scaricate oltre un milione di volte. La ricerca ha svelato che ciascuna delle app esaminate conteneva diversi problemi sul fronte della sicurezza. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che gli utenti malintenzionati stanno già ricavando profitti grazie ad account per applicazioni di car sharing rubati.

Si tratta di una situazione particolarmente preoccupante: alcune ricerche recenti, condotte da Kaspersky Lab e dedicate alle abitudini dei consumatori quando si parla di sicurezza delle loro app, hanno dimostrato che gli italiani, ad esempio, non giudicano pericolose le app dedicate allo “sharing”, come invece accade per quelle legate ai social media, alla messaggistica e alle app bancarie: meno del 10,06% delle persone coinvolte dal sondaggio, infatti, ha valutato questo tipo di app come inaffidabili*.

Tra le vulnerabilità scoperte a livello di sicurezza:

  • La mancanza di meccanismi di difesa dagli attacchi di tipo “man-in-the-middle”. Questo significa che, mentre un utente crede di essere collegato a un sito web legittimo, il traffico viene a tutti gli effetti reindirizzato verso il sito dei cybercriminali, permettendo loro di raccogliere qualunque tipo di dato personale inserito dalla vittima (come login, password, PIN, ecc.)
  • La mancanza di meccanismi di difesa dal “reverse engineering” di una app. I cybercriminali potrebbero comprendere il funzionamento di una app e individuare una vulnerabilità che permetta loro di ottenere l’accesso all’infrastruttura lato server.
  • L’assenza di tecniche di “rooting detection”. I permessi di root possono mettere a disposizione di utenti malintenzionati funzionalità quasi illimitate, lasciando la app priva di difese.
  • La mancanza di protezione contro le tecniche di overlay delle app. Questo aiuta le app dannose a mostrare finestre di phishing e a rubare le credenziali degli utenti.
  • Il fatto che meno della metà delle applicazioni richiede password complesse agli utenti: questo significa che i cybercriminali possono attaccare la vittima attraverso un semplice attacco di tipo “forza bruta”.

In caso di successo, un attaccante può ottenere in modo discreto il controllo del veicolo o usarlo per scopi illeciti – come viaggiare gratuitamente o spiare gli utenti, fino ad arrivare al furto del veicolo stesso o delle sue informazioni, e addirittura arrivare a scenari più preoccupanti, come il furto di dati personali degli utenti e la successiva vendita sul mercato nero per ottenerne un guadagno economico. Tutto questo potrebbe portare i criminali ad attuare azioni illegali e anche pericolose sulle nostre strade, usando identità di altri come copertura.

“Le nostre ricerche hanno concluso che, allo stato attuale, le applicazioni per i servizi di car sharing non sono pronte a resistere a possibili attacchi malware. Non abbiamo ancora rilevato casi di attacchi sofisticati contro i servizi di car sharing, ma i cybercriminali comprendono bene il valore che hanno questo tipo di app; le offerte già presenti sul mercato nero indicano che i fornitori non hanno il tempo per rimuovere le possibili vulnerabilità”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.

I ricercatori di Kaspersky Lab consigliano agli utenti che usano le app per il car sharing di seguire alcuni consigli per proteggere le auto che usano e i propri dati privati da possibili attacchi informatici:

  • Non eseguire il root del proprio dispositivo Android; potrebbe dare funzionalità quasi illimitate alle app dannose;
  • Aggiornare sempre il sistema operativo del proprio dispositivo, per ridurre le vulnerabilità del software e diminuire il rischio di possibili attacchi;
  • Installare una soluzione di sicurezza testata, in modo da proteggere il dispositivo dai cyberattacchi.

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Milioni afgani e la lotteria europea di Cuba https://www.datamanager.it/2018/07/milioni-afgani-e-la-lotteria-europea-di-cuba/ Fri, 20 Jul 2018 13:38:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151786 Mail fasulle che promettono enormi somme di denaro al destinatario sono in circolazione da ancora prima di Internet Le caselle di posta elettronica sono spesso affollate da mail fasulle inviate agli utenti allo scopo di carpire informazioni personali. Ancora oggi alcune comunicazioni indesiderate vengono persino distribuite tramite posta ordinaria. Attualmente i SecurityLab di G DATA […]

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Mail fasulle che promettono enormi somme di denaro al destinatario sono in circolazione da ancora prima di Internet

Le caselle di posta elettronica sono spesso affollate da mail fasulle inviate agli utenti allo scopo di carpire informazioni personali. Ancora oggi alcune comunicazioni indesiderate vengono persino distribuite tramite posta ordinaria. Attualmente i SecurityLab di G DATA registrano un picco di scam. Tra le numerose mail ce ne sono alcune troppo particolari per non condividerle.

1. Il Tenente Andrew Ferrara 

Il primo campione è stato apparentemente inviato da un membro delle forze armate, sebbene la nazionalità di tale corpo militare sia poco chiara. Disseminati per tutta la mail caratteri cirillici. Il tenente Ferrara afferma che lui e il suo plotone hanno intercettato un “corriere talebano radicale” che stava trasportando una ragguardevole quantità di denaro. Dato che con molta probabilità gli ufficiali afgani che avrebbero preso in custodia il sospetto avrebbero utilizzato il denaro confiscato per rimpolpare le proprie tasche, sarebbe stato meglio che TU (il destinatario del messaggio) beneficiassi dei soldi.

A tale scopo il mittente si aspetta che il destinatario fornisca nome e congnome, numero di telefono e recapito postale.

Ciò premesso, il “tenente Ferrara” chiede una sola cosa, rivelando molto chiaramente le sue intenzioni con una “proposta d’affari” abbastanza oscura già nell’incipit del messaggio.

2. Premi discutibili

Breve e dritta al punto – questa è la descrizione più calzante per questo campione di mail.

Apparentemente il destinatario ha vinto 650.000 Euro alla lotteria. Per richiedere il premo dovrà fornire via mail nome, indirizzo, età, numero di telefono e professione (qui “occupazione). A proposito dell’uso di termini impropri, quello che non siamo davvero riusciti a capire è il motivo per cui al vincitore viene richiesto di contattare “l’incaricato per la liquidazione dei sinistri” per riscuotere il premio di una lotteria.

La nostra preferita tra le storie più astruse è quella dell’astronauta nigeriano che è rimasto intrappolato nello spazio sin dal collasso dell’Unione Sovietica nel 1990 e che ora vorrebbe tanto tornare a casa – ovviamente con l’aiuto del destinatario.

Queste email seguono una linea di phishing e schemi di frode ormai consolidati. Eppure, a quanto pare, più bizzarra è la situazione narrata, meglio è. Forse i mittenti contano sul fatto che le persone credano a queste storie perché semplicemente “troppo strane per essere false”.

Per quanto divertenti siano alcune di queste storie, tutte hanno uno sfondo molto serio. Messaggi come quelli citati sono stati sviluppati per raccogliere informazioni personali degli utenti. In altri casi invece abbiamo a che fare con truffe alla nigeriana, in cui la vittima è tenuta a pagare un determinato onere o a versare un dato importo per avere accesso a somme ben superiori, di cui lui/lei sarebbe il beneficiario.
A volte un importo rilevante dovrebbe essere versato sul conto bancario del destinatario. Gli scammer chiedono quindi di inoltrare la somma su un altro conto, offrendo al destinatario di trattenere dall’importo una certa percentuale come commissione. Lasciti importanti sono uno dei temi preferiti in questo tipo di comunicazioni.

Chiaramente, messaggi di questo tipo vanno cestinati immediatamente. Non si devono condividere dati personali con chi ha inviato il messaggio, né tantomeno rispondere alla mail. In tutti questi casi infatti la vittima non riceve alcuna ricompensa, pagamento o merce. Ancora peggio, qualora il destinatario cada nella trappola del trasferimento di somme di denaro su un altro conto, rischia di essere incriminato per complicità in attività di riciclaggio di denaro sporco. Qualunque dato su cui I cybercriminali riescono a mettere le mani può essere oggetto di abuso per l’acquisto di merci online a nome (e quindi a carico) della vittima o rivenduto illecitamente.

Quello che vediamo è il classico approccio di ingegneria sociale: le vittime vengono allettate con ingenti importi di denaro o merci di lusso. Per poterne beneficiare non è richiesto alcuno sforzo o al massimo un impegno di minima entità. Messaggi che fanno riferimento ad un rapido arricchimento tra cui il tormentone “Guadagna 2500 euro la settimana da casa!” non sono un caso.

In conclusione, se qualcuno promette “soldi gratis”: è una trappola!

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Raddoppiano gli attacchi malware nella prima metà del 2018 https://www.datamanager.it/2018/07/raddoppiano-gli-attacchi-malware-nella-prima-meta-del-2018/ Tue, 17 Jul 2018 16:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151551 Il report “Cyber Attack Trends: 2018 Mid-Year Report” di Check Point Software Technologiesmostra che il 42% delle organizzazioni globali viene presa di mira dagli attacchi cryptomining, mentre quelli di quinta generazione colpiscono sempre più le infrastrutture cloud Check Point Software Technologies rivela che negli ultimi sei mesi i cyber-criminali hanno colpito le organizzazioni utilizzando malware […]

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Il report “Cyber Attack Trends: 2018 Mid-Year Report” di Check Point Software Technologiesmostra che il 42% delle organizzazioni globali viene presa di mira dagli attacchi cryptomining, mentre quelli di quinta generazione colpiscono sempre più le infrastrutture cloud

Check Point Software Technologies rivela che negli ultimi sei mesi i cyber-criminali hanno colpito le organizzazioni utilizzando malware di cryptomining per ottenere guadagni illegali; allo stesso tempo, le infrastrutture cloud sembrano essere un obiettivo in crescita per la community hacker. Questo è ciò che emerge nel “Cyber Attack Trends: 2018 Mid-Year Report” dell’azienda israeliana.

Tra gennaio e giugno 2018, il numero di organizzazioni coinvolte dagli attacchi malware è raddoppiato rispetto al 20,5% nella seconda metà del 2017, arrivando a quota 42% nei primi 6 mesi del 2018. I malware di cryptomining consentono ai criminali informatici di dirottare la potenza della CPU o della GPU della vittima – utilizzandone fino al 65% – per estrarre la criptovaluta. Le prime tre varianti di malware più diffuse nel primo semestre del 2018 erano tutte cryptominer.

Check Point ha inoltre rilevato un numero crescente di attacchi, rivolti alle infrastrutture cloud. Con le organizzazioni che trasferiscono sempre più dati e informazioni in ambienti di questo tipo, i criminali cercano di sfruttare la vasta potenza computazionale del cloud puntando a moltiplicare i loro profitti in modo illegale.

Questo report offre una panoramica dettagliata dei trend delle minacce informatiche nelle principali categorie di malware: cryptominer, ransomware, banking e mobile. Questi risultati si basano sui dati tratti dalla ThreatCloud intelligence di Check Point, tra gennaio e giugno 2018, evidenziando le tattiche chiave utilizzate dai criminali informatici per attaccare le aziende.

“Il primo semestre di quest’anno ha visto i criminali riprendere il trend osservato alla fine del 2017 e sfruttare al massimo i malware di cryptomining per massimizzare i guadagni,” ha commentato Maya Horowitz, Threat Intelligence Group Manager di Check Point. “Abbiamo inoltre assistito ad attacchi sempre più sofisticati contro le infrastrutture cloud e gli ambienti multipiattaforma. Questi attacchi di quinta generazione, che vengono sferrati su larga scala, da più vettori e che si diffondono molto rapidamente, stanno diventando sempre più frequenti e le organizzazioni devono adottare una strategia di sicurezza informatica multilivello che impedisca a questi attacchi di impadronirsi delle proprie reti e dei propri dati.”

I principali trend dei malware da gennaio a giugno 2018

Durante questo periodo, i ricercatori di Check Point hanno rilevato una serie di tendenze chiave dei malware tra cui:

·         I cryptominer si evolvono – Nel 2018, sono stati aggiornati notevolmente, diventando più sofisticati e persino più dannosi. Motivati dal chiaro interesse di aumentare la percentuale di risorse sfruttate ed essere ancora più redditizi, i cryptominer oggi prendono di mira tutto ciò che si trovano davanti. Di recente si sono evoluti per sfruttare vulnerabilità di alto profilo e per eludere reti e prodotti di sicurezza, col fine di espandere le infezioni informatiche.

·         Gli hacker si spostano verso il cloud – Nel corso di quest’anno, sono state utilizzate numerose tecniche e strumenti sofisticati per colpire i cloud storage service. Diversi attacchi ai cloud, principalmente quelli che coinvolgono il furto di dati e la divulgazione di informazioni, sono resi possibili da pratiche di scarsa sicurezza, come il fatto di rendere disponibili le credenziali su repository di codice sorgente pubblico o l’uso di password deboli. I cryptominer, inoltre, si rivolgono sempre più alle infrastrutture cloud per sfruttare la loro potenza computazionale e moltiplicare i profitti.

·         Attacchi multipiattaforma in aumento – Fino alla fine del 2017, i malware multipiattaforma erano rari. Tuttavia, l’aumento del numero di dispositivi consumer connessi e la crescente quota di mercato dei sistemi operativi “non-Windows” ha portato a un aumento dei malware multipiattaforma. I criminali informatici hanno implementato diverse tecniche per prendere il controllo delle diverse piattaforme infette delle campagne

·         Mobile malware diffusi attraverso la supply chain – Nella prima metà dell’anno, si sono verificati diversi episodi in cui il malware mobile non è stato scaricato da un URL malevolo, ma è arrivato già installato all’interno del dispositivo. Inoltre, sono aumentate le app presenti negli store, che in realtà erano malware sotto mentite spoglie, tra cui banking trojan, adware e sofisticati remote access trojan (RAT).

I malware più diffusi nella prima metà del 2018:

  1. Coinhive (30%) – un malware progettato per estrarre la criptovaluta Monero, quando un utente visita una pagina Web, senza la sua approvazione. Coinhive è emerso solo a settembre 2017, ma ha colpito il 12% delle organizzazioni mondiali.
  2. Cryptoloot (23%) – un malware JavaScript progettato per estrarre la criptovaluta Monero, quando un utente visita una pagina Web, senza la sua approvazione.
  3. JSEcoin (17%) – un malware web-based progettato per estrarre la criptovaluta Monero, quando un utente visita una pagina Web, senza la sua approvazione.

I ransomware più diffusi nella prima metà del 2018:

  1. Locky (40%) – ransomware che si diffonde soprattutto attraverso email di spam, che contengono un downloader camuffato con un Word o un file Zip allegato, che poi viene scaricato e installa così il malware, che crittografa tutti i file dell’utente.
  2. WannaCry (35%) – un ransomware che si è diffuso con un micidiale attacco nel mese di maggio 2017 utilizzando un exploit del sistema operativo Windows SMB chiamato EternalBlue per propagarsi all’interno e tra le reti.
  3. Globeimposter (8%) – viene utilizzato per diffondere campagne spam, malvertising ed exploit kit. A seguito della crittografia, il ransomware aggiunge l’estensione .crypt a ciascun file crittografato.

I malware mobile più diffusi nella prima metà del 2018:

  1.  Triada (51% – malware modulare per Android che sferra l’attacco tramite una backdoor che concede privilegi amministrativi a malware scaricati, dato che aiuta ad integrarsi nei processi di sistema. Triada è anche stato identificato come URL di tipo spoofing – cioè che impiega in varie maniere la falsificazione dell’identità.
  2. Lokibot (19%) – trojan bancario che colpisce i sistemi Android e che ruba informazioni, può anche trasformarsi in un ransomware che blocca il telefono rimuovendo i privilegi dell’amministratore.
  3. Hiddad (10%) – malware Android che riconfeziona app legali e poi le consegna a un negozio. La sua funzione principale è mostrare adv, ma è anche in grado di trovare un accesso a informazioni di sicurezza fondamentali presenti nel sistema operativo, consentendo agli hacker di ottenere dati sensibili degli utenti.

I malware bancari più diffusi nella prima metà del 2018:

  1. Ramnit (29%) – un trojan bancario che ruba credenziali bancarie, le password FTP, i cookie della sessione e i dati personali.
  2. Dorkbot (22%) – un trojan bancario che ruba le credenziali della vittima tramite web-injects, che si attiva quando l’utente tenta di accedere al proprio sito web bancario.
  3. Zeus (14%) – un trojan che colpisce le piattaforme Windows e spesso le utilizza per rubare informazioni bancarie tramite attacchi man-in-the-browser di tipo keystroke logging e acquisizione dei moduli.

I dati di questo report, si avvalgono dell’intelligence ThreatCloud dell’azienda, la più grande rete che collabora contro i cybercriminali e fornisce dati sulle minacce e sull’andamento degli attacchi, attraverso una rete globale di sensori delle minacce, relativa al periodo gennaio-giugno 2018. Il database di ThreatCloud contiene più di 250 milioni di indirizzi, che vengono analizzati per scoprire bot, più di 11 milioni di firme di malware e più di 5 milioni e cinquecentomila siti web infetti, e ogni giorno individua milioni di varianti di malware.

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Tutto ciò che bisogna sapere sul Cryptojacking https://www.datamanager.it/2018/07/tutto-cio-che-bisogna-sapere-sul-cryptojacking/ Fri, 06 Jul 2018 09:23:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150766 Quando uno dei nostri dispositivi tecnologici viene hackerato, la prima cosa che ci viene in mente è che un criminale voglia infiltrarsi nel nostro computer o cellulare per rubare i nostri dati, i documenti o persino i soldi. Sostanzialmente, questa azione è una violazione della sicurezza per ottenere qualche tipo di vantaggio diretto. Tuttavia, pratiche […]

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Quando uno dei nostri dispositivi tecnologici viene hackerato, la prima cosa che ci viene in mente è che un criminale voglia infiltrarsi nel nostro computer o cellulare per rubare i nostri dati, i documenti o persino i soldi. Sostanzialmente, questa azione è una violazione della sicurezza per ottenere qualche tipo di vantaggio diretto.

Tuttavia, pratiche come quella appena descritta si stanno evolvendo e oggi la cybersecurity aziendale, così come la nostra, è vulnerabile a persone che, in un modo o nell’altro, vogliono che “lavoriamo per loro”. Questo fenomeno si chiama cryptojacking.

Cos’è il cryptojacking?

Si tratta della pratica per cui il nostro computer o smartphone vengono utilizzati senza la nostra autorizzazione, non necessariamente per rubare i nostri dati, ma in modo che i cyber criminali possano estrarre criptovalute senza utilizzare le proprie risorse ma direttamente le nostre.

Estrarre criptovalute è un compito più complesso che mai, che consuma sempre più risorse energetiche e potenza di calcolo. Questo è il motivo per cui gli hacker hanno trovato un modo per renderlo più semplice: si collegano ai computer di altri utenti e li utilizzano per una ricerca approfondita nel web per estrarre criptovalute, consumando le risorse di questi dispositivi.

Un esempio è quello recentemente accaduto in una banca europea, quando è stato rilevato che l’attrezzatura informatica interna stava consumando un’insolita quantità di energia nelle ore notturne. Dopo una serie di indagini, si è scoperto che i computer erano utilizzati per estrarre criptovalute: un’evidente violazione della cybersecurity dell’azienda. Qualcosa di molto simile è successo anche a GitHub, la piattaforma acquistata di recente da Microsoft, anch’essa utilizzata per il cryptojacking.

In che modo il cryptojacking può infiltrarsi in un computer?

Ci sono diversi modi in cui il cryptojacking può irrompere nei dispositivi, ma i più comuni sono i seguenti:

1. Malware. In qualsiasi momento – ricevendo una mail, installando una app, attivando software nascosti – un cyber criminale può installare malware su un computer che è in grado di rilevare il dispositivo, aumentare l’utilizzo della CPU ed estrarre le criptovalute, senza essere scoperto.

2.Website e browser.  Questa pratica è sempre più comune: alcuni siti sfruttano le connessioni web degli utenti, ingannati a loro completa insaputa, utilizzandole per estrarre criptovalute, permettendo a terzi di utilizzare i loro computer.

In che modo il cryptojacking potrebbe colpire un’azienda?

Il pericolo più grande provocato da questo fenomeno non è diretta al computer personale, ma al lavoro; infatti, se si diffondesse tra i computer di un’azienda potrebbe causare una serie di problemi:

1. Consumo delle risorse. Prima o poi, l’azienda noterà un insolito aumento della bolletta energetica. Il cryptojacking, infatti, si insinuerà in ogni computer e li utilizzerà quando vuole.

2. Problemi tecnici. La maggior parte dei computer del mondo non è tecnologicamente così avanzata per poter estrarre criptovalute. Se il malware dovesse infiltrarsi in un sistema IT, non passerà molto tempo prima che l’azienda inizi a spendere soldi per il supporto tecnico o persino per l’acquisto di nuovi computer.

3. La cybersecurity delle aziende. Rubare dati potrebbe non essere tra le priorità degli hacker, ma il fatto che questi cyber criminali riescano a infiltrarsi nei computer implica un serio problema di sicurezza per la società.

Come evitare che il cryptojacking si infiltri in un’azienda

Se si ha timore che il cryptojacking possa assumere il controllo di un’azienda, ci sono alcuni accorgimenti per evitare che ciò accada. Eccoli di seguito:

1. Analizzare le risorse. Tutti i sistemi operativi possiedono uno strumento simile al Monitor di Sistema, che analizza le risorse sfruttate dai computer dell’azienda in qualsiasi momento. Controllare costantemente questo aspetto assicura che non vengano svolte attività insolite.

2. Surriscaldamento del processore. Spesso non sarà necessario ricorrere al Monitor di Sistema: se si nota un improvviso malfunzionamento del computer o se il processore si surriscalda, potrebbe esserci un problema di cryptojacking.

3. Attenzione al browser. Se si sospetta che il malware possa essersi infiltrato attraverso i siti web, è necessario installare plugin per bloccare questi siti sul browser. È possibile, inoltre, controllare quali portali stiano usando questa pratica con Whoismining.

4. Proteggere la cybersecurity della propria azienda. La sicurezza informatica aziendale è fondamentale. Per non correre rischi, si può scegliere Panda Adaptive Defense, la soluzione ideata da Panda Security che proteggerà l’azienda da possibili violazioni. Questo servizio avanzato di sicurezza offre una visione completa e dettagliata dell’attività su tutti gli endpoint e consente di controllare tutti i processi in esecuzione.

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Symantec lancia un tool online per aiutare gli utenti della rete e le imprese a rilevare il malware VPNFilter dei router https://www.datamanager.it/2018/07/symantec-lancia-un-tool-online-per-aiutare-gli-utenti-della-rete-e-le-imprese-a-rilevare-il-malware-vpnfilter-dei-router/ Wed, 04 Jul 2018 14:24:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150659 Il tool disponibile gratuitamente online rileva i router o i dispositivi IoT colpiti dal malware e guida passo dopo passo alla rimozione di VPNFilter Symantec ha annunciato la disponibilità di VPNFilter Check, un tool gratuito online, progettato per aiutare gli utenti della rete e le imprese a capire in tempi brevi se un router è […]

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Il tool disponibile gratuitamente online rileva i router o i dispositivi IoT colpiti dal malware e guida passo dopo passo alla rimozione di VPNFilter

Symantec ha annunciato la disponibilità di VPNFilter Check, un tool gratuito online, progettato per aiutare gli utenti della rete e le imprese a capire in tempi brevi se un router è stato infettato dal malware VPNFilter.

“VPNFilter rappresenta una seria minaccia sia per i singoli utenti della rete sia per le imprese, e causa problemi che vanno dalla diffusione del malware alla sottrazione delle password e di altri dati sensibili”, afferma Greg Clark, CEO Symantec. “Oltre mezzo milione di router potrebbero essere stati infettati da VPN Filter; invitiamo tutti a verificare con urgenza che il proprio router non sia stato infettato”.

Rilevato per la prima volta lo scorso maggio, VPNFilter colpisce una vasta gamma di dispositivi IoT come router e NAS (Network-attached storage). In pratica, VPNFilter installa un plugin che monitora e modifica il traffico web inviato tramite il router infetto, consentendo così ai criminali informatici di iniettare contenuto malevole, rendere inutilizzabili i router o sottrarre password e altre informazioni sensibili all’utente. VPNFilter Check di Symantec è in grado di stabilire se il traffico a casa vostra o nell’azienda di cui fate parte possa essere stato modificato da un router infetto.

“Questo malware è diverso dalla maggior parte dei pericoli collegabile ai dispositivi IoT in quanto è in grado di mantenere una presenza persistente in un dispositivo infetto; anche dopo il reboot”, ha detto Stephen Trilling, Senior Vice President e General Manager Security Analytics and Research di Symantec. “VPNFilter Check, disponibile gratuitamente online, mette a disposizione dei singoli e delle aziende un modo semplice per comprendere se i propri router sono stati compromessi da questa ennesima minaccia informatica, e suggerisce i passi successivi nel caso in cui si fosse effettivamente stati infettati”.

Ad oggi, si è certi che VPNFilter sia in grado di infettare router per le imprese e per le piccole media aziende. La lista completa dei router soggetti a infezione è disponibile a questo indirizzo. Per verificare la presenza di VPNFilter nel vostro router, seguite le indicazioni fornite nella pagina VPNFilter Check a questo indirizzo.

Norton Mobile Security, Norton Core Secure WiFi Router e Symantec Endpoint Protection Mobile forniscono protezione da VPNFilter. La capacità di VPNFilter di monitorare e alterare il traffico di rete contribuisce a far crescere le preoccupazioni relative alla protezione della privacy, tema sempre più in primo piano anche grazie al recente decreto attuativo della GDPR. Symantec offre inoltre una vasta gamma di soluzioni per la privacy, tra cui Symantec VIP e Norton WiFi Privacy.

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