Massimo Ceresoli – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 10 Oct 2018 08:48:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Massimo Ceresoli – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Come la tecnologia aiuta nella lotta contro la criminalità https://www.datamanager.it/2018/05/come-la-tecnologia-aiuta-nella-lotta-contro-la-criminalita/ Wed, 02 May 2018 08:53:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146769 L’uso della tecnologia nel far rispettare la legge e nel prevenire il crimine sta crescendo rapidamente: droni, analisi predittiva e biometria contribuiscono a mantenere più sicure città e comunità rurali A cura di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern Europe Orange Business Services Le forze dell’ordine sono da sempre “early adopter” delle nuove […]

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L’uso della tecnologia nel far rispettare la legge e nel prevenire il crimine sta crescendo rapidamente: droni, analisi predittiva e biometria contribuiscono a mantenere più sicure città e comunità rurali

A cura di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern Europe Orange Business Services

Le forze dell’ordine sono da sempre “early adopter” delle nuove tecnologie. Risale alla fine degli anni ’90, ad esempio, l’installazione di telecamere digitali sulle strade per rilevare le violazioni del codice della strada, in particolare per quanto riguarda la velocità. Più di recente molti paesi hanno previsto di far indossare alle forze di polizia una telecamera sul corpo: negli Stati Uniti più di 50.000, nel Regno Unito circa 17.000 e in Australia più di 10.000 dal 2015, secondo un rapporto del New Scientist.

Gli studiosi dell’Università di Cambridge hanno scoperto che quando la polizia indossa le telecamere le denunce da parte dei cittadini si riducono del 93%: le telecamere aumentano il senso di responsabilità da entrambe le parti. È un esempio di come la tecnologia può fare la differenza nella moderna polizia.

Ma anche il crimine sta mutando nell’era digitale. La polizia deve affrontare crimini informatici nuovi ed emergenti, mentre continua a reprimere reati comuni quali tafferugli, taccheggio e violenza domestica, che restano all’ordine del giorno.

Restare Connessi

Le forze di polizia hanno sempre più bisogno di connettività ad alte prestazioni, che fornisca ad esempio accesso in tempo reale alle applicazioni richieste per verificare la validità di una patente di guida.

In Francia, la Gendarmeria nazionale e la Polizia stanno dotando le loro forze operative di tablet e smartphone sicuri e connessi, forniti da Orange Business Services e Sony. Certificati ANSSI (l’Agenzia nazionale per la sicurezza dei sistemi di informazione), questi sistemi forniscono agli utenti una comunicazione crittografata e applicazioni mobili sicure. I documenti sono condivisi in un cloud privato sicuro.

Il tenente colonnello Fumery della gendarmeria nazionale ha sottolineato che questo progetto è più di un semplice strumento, è un caposaldo della trasformazione digitale: “Con l’accesso ultra sicuro alle informazioni in tempo reale , perderanno meno tempo non solo i gendarmi ma anche i cittadini “, ha affermato.

L’assistenza dei droni

Da tempo le forze di polizia utilizzano la tecnologia dei droni come alternativa meno costosa agli elicotteri, in alcune circostanze. I veicoli aerei senza equipaggio, forniti di telecamere, hanno ottenuto un tale successo in Devon e Cornwall che quella di queste contee è diventata la prima forza di polizia nel Regno Unito a dotarsi di una unità drone dedicata 24×7. Ci si attende che altri  seguiranno l’esempio.

La polizia del Devon e della Cornovaglia utilizza i droni per qualsiasi cosa, dall’indagare sulle persone scomparse, al tenere sotto controllo sospetti in incidenti con armi da fuoco e operazioni antiterrorismo. Li sta utilizzando anche per monitorare i suoi 900 km di coste e boschi e per combattere i crimini contro la fauna selvatica.

Nella contea di Larimer, in Colorado, le forze dell’ordine hanno iniziato a utilizzare i droni per fare indagini sulle scene di incidenti mortali e gravi. L’utilizzo di droni nelle indagini sugli incidenti per scattare fotografie dettagliate ha permesso di raccogliere le prove e di riaprire le strade più rapidamente.

Big data e prevenzione della criminalità

Le forze di polizia stanno iniziando a utilizzare i big data, l’apprendimento automatico e l’analisi predittiva per comprendere e combattere il crimine.
I dati raccolti dalla Polizia tramite Internet of Things (IoT) possono essere analizzati per creare un quadro dei modelli e delle tendenze del crimine. Applicando l’analisi predittiva e l’apprendimento automatico ai big data, la polizia può individuare dove potrebbe accadere il prossimo crimine violento.

Negli Stati Uniti, il Dipartimento di Polizia di Chicago collabora con il Crime Lab dell’Università di Chicago per fornire analisi dei dati in tempo reale con il fine di aumentare l’efficacia della polizia in due dei distretti a più alto tasso di criminalità della città. In queste aree è stato installato un sistema automatico di riconoscimento delle targhe d’auto insieme a ShotSpotter, in grado di localizzare esattamente quando e dove sono stati sparati dei colpi di pistola.

Le squadre utilizzano Hunchlab, un sistema proattivo di gestione delle pattuglie, basato su web, che prevede quando e dove potrebbero verificarsi dei crimini e consiglia il modo migliore per rispondere. Calcola anche il cambiamento del rischio per evitare che ci siano aree con eccessiva presenza di polizia. Inoltre, estrapola preziosi dati contestuali grazie agli agenti sul campo, come il rischio previsto di specifici tipi di reato su di un’area.

Riconoscere i volti

La tecnologia di riconoscimento facciale ha un enorme potenziale come arma contro la criminalità: la tecnologia circola da tempo, ma è molto più efficace da quando dispone di algoritmi di analisi per elaborare le immagini in tempo reale.
Sta già producendo risultati: diversi uomini sono stati recentemente arrestati in una partita di rugby del Sei Nazioni usando il software Automated Facial Recognition (AFR), che ha permesso alla polizia di confrontare l’immagine di un sospetto con 500.000 fotografie fino a trovare una corrispondenza.

Il software di rilevamento degli occhi e la tecnologia dei sensori di movimento vengono utilizzati anche per rilevare il comportamento psicologico e fisico per capire se qualcuno sta dicendo la verità. L’agenzia canadese per i servizi di frontiera sta già testando un agente virtuale automatizzato per accertare la verità in tempo reale (Automated Virtual Agent for Truth Assessments in Real Time o AVATAR) che aiuta la polizia di frontiera a determinare se i viaggiatori arrivano nel paese legalmente o per i motivi giusti.

Il futuro di chi combatte il crimine

Molte forze dell’ordine si trovano ad affrontare un futuro nel quale riceveranno meno finanziamenti. Queste nuove e potenti tecnologie consentiranno loro di operare e servire le proprie comunità in modo più efficiente.

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La trasformazione digitale diventa vitale per il calcio https://www.datamanager.it/2017/11/la-trasformazione-digitale-diventa-vitale-calcio/ Tue, 21 Nov 2017 13:07:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135693 Il calcio è noto in tutto il mondo come “the beautiful game”. Oggi che la tecnologia digitale sta avendo un impatto su ogni aspetto della vita, in che modo riguarda uno degli sport più amati? Il calcio è un grosso business. Secondo Deloitte, i ricavi complessivi dei 20 club di calcio più ricchi sono aumentati […]

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Il calcio è noto in tutto il mondo come “the beautiful game”. Oggi che la tecnologia digitale sta avendo un impatto su ogni aspetto della vita, in che modo riguarda uno degli sport più amati?
Il calcio è un grosso business. Secondo Deloitte, i ricavi complessivi dei 20 club di calcio più ricchi sono aumentati del 12 per cento a 7,4 miliardi di euro nel 2015/16, un nuovo record.

A questo aumento dei ricavi è seguito un aumento della sofisticazione da parte dei club di calcio, compreso il loro utilizzo della tecnologia. Uno dei pionieri è stato il Milan che ormai quasi 20 anni fa ha arruolato uno sviluppatore di software britannico per creare uno strumento che avrebbe avuto un impatto profondo sulla performance dei giocatori e sulla longevità della loro carriera.

Il software monitorava le distanze che i giocatori coprivano durante l’allenamento, la velocità di corsa raggiunta, rilevando il deterioramento muscolare e il successivo ritmo di recupero dopo sessioni di allenamento e partite. Questo è stato, in effetti, il primo caso significativo di analisi dei dati nel calcio. Così il Milan si è trovato ad avere giocatori con alti livelli di prestazioni ben oltre i trent’anni, molto più a lungo rispetto a quanto la maggior parte dei club sia mai riuscita a fare.

Gli atleti si sono trasformati

Che piaccia o meno ai tradizionalisti, il calcio è passato dall’essere “solo un gioco” all’essere un ramo da miliardi di dollari dell’industria dell’entertainment. I giocatori sono diventati asset nei quali i club investono nella speranza di ottenere un buon ritorno. Per raggiungere questo obiettivo, i club si stanno rivolgendo alla tecnologia con soluzioni di Big Data e Analytics come Scout7, un database di calcio basato su cloud che oltre 150 club utilizzano per identificare e valutare i potenziali nuovi giocatori.

Lo strumento traccia le prestazioni dei giocatori, le statistiche di partita e altro e dispone di un database di oltre 100.000 registrazioni di partite che gli osservatori possono guardare. Aggiunge circa 4.000 nuove partite ogni mese. Per ciascun incontro, la piattaforma cattura tra le 1.600 e le 2.000 azioni individuali come tiri in porta, passaggi riusciti, confronti e gol per la valutazione e l’analisi. Questo tipo di soluzione digitale può aiutare i club più piccoli ad avere un piccolo vantaggio sui loro rivali più ricchi.

Il software sta fornendo ottimi risultati. Utilizzando Scout7, il Leicester City, recentemente campione della Premier League, ha ingaggiato un giocatore che è stato cruciale per vincere il campionato per “appena” 400.000 euro. Oggi è valutato almeno 25 milioni di sterline – un bel ritorno sull’investimento! Perciò non è sorprendente scoprire che molti dei club importanti in tutti i campionati europei utilizzando simili strumenti di analisi dei dati per esplorare e reclutare i giocatori.

La crescente importanza dell’engagement dei fan digitali

La trasformazione digitale per le grandi società multinazionali significa anche cambiare il modo in cui interagiscono con i propri clienti (i tifosi in questo caso) o altri brand ambassador. Anche se i singoli giocatori potrebbero trovarsi di tanto in tanto in difficoltà per il post su instagram sbagliato, i club stanno sfruttando la loro portata globale per coinvolgere i tifosi in modi nuovi – in particolare con i social media.

I fan di oggi e il modo in cui interagiscono con i club per cui tifano stanno generando enormi tracce di dati. I club di calcio più all’avanguardia se ne sono resi conto e hanno iniziato a utilizzare questi dati per creare un legame tra i tifosi e il club, sviluppare occasioni di marketing durante le campagne e avere un’esposizione su larga scala del brand. La prima stagione di Paul Pogba di ritorno al Manchester United potrà non essere stata un gran successo in campo, ma al di fuori, il momento in cui è stato rivelato che sarebbe tornato a giocare nello United è stata la campagna dominante sui social media nel 2016 in praticamente qualsiasi sport.

In Italia la Roma ha usato Reddit per diventare il club di calcio “più collegato ai fan del mondo”, coinvolgendo i tifosi per curare e pubblicare contenuti sulla sua nuova piattaforma digitale. Il Real Madrid, probabilmente il più grande club di calcio al mondo, ha intrapreso la trasformazione digitale per diventare in effetti un’entità che fa content marketing, mettendo anche in questo caso i tifosi al centro delle sue comunicazioni.

Più dispositivi, più opportunità

I club stanno anche utilizzando la tecnologia per migliorare l’esperienza dei tifosi allo stadio, riconoscendo che, nonostante i grossi soldi della TV riversati in calcio, i ricavi dello stadio sono ancora una fonte di introiti fondamentale per la maggior parte dei club di calcio. Questo include i ricavi dei biglietti, la ristorazione, il merchandise e altro.

Gli stadi oggi coinvolgono i fan digitalizzati utilizzando videoboard TV e LED con connessione internet che mostrano contenuti e pubblicità su misura. La connettività degli stadi è stata migliorata, utilizzando Wi-Fi e 4G ad alta densità, per consentire ai tifosi di utilizzare i loro dispositivi per social media, le applicazioni, le statistiche in tempo reale e molto altro. Inoltre, è possibile anche abilitare applicazioni mobili per il giorno della partita, come i pagamenti digitali, servizi basati sulla posizione e altre offerte, che possono essere consegnate sui dispositivi dei tifosi.

Orange ha lavorato con i club di calcio della Ligue 1 in Francia per rendere gli stadi digitali. A oggi, il Parc Olympique Lyonnais a Lione e lo Stade Vélodrome a Marsiglia sono i principali esempi di stadi connessi e offrono ai tifosi un’esperienza completamente nuova.

Sul campo, la tecnologia ha finalmente trovato il suo posto con i sensori della linea di porta che indicano agli arbitri se la palla sia andata in gol. Fuori dal campo, la tecnologia digitale sta aprendo un mondo nuovo di possibilità per “the beautiful game”.

Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern and Central Europe at Orange Business Services

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Le potenzialità della Blockchain vanno ben al di là della finanza https://www.datamanager.it/2017/08/le-potenzialita-della-blockchain-vanno-ben-al-la-della-finanza/ Tue, 01 Aug 2017 09:21:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129857 A cura di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern and Central Europe at Orange Business Services La blockchain, il libro contabile che supporta la cripto-valuta Bitcoin, è una piattaforma software per asset digitali. Ma la sua “digitalizzazione” della fiducia potrebbe cambiare molti ambiti della nostra società, dalla gestione delle cartelle sanitarie alla tracciatura […]

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A cura di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern and Central Europe at Orange Business Services

La blockchain, il libro contabile che supporta la cripto-valuta Bitcoin, è una piattaforma software per asset digitali. Ma la sua “digitalizzazione” della fiducia potrebbe cambiare molti ambiti della nostra società, dalla gestione delle cartelle sanitarie alla tracciatura dei diamanti rubati.

La blockchain è un esempio intelligente di tecnologia di database distribuita, che sta generando una rivoluzione silenziosa che potrebbe portarla ben al di là delle sue radici finanziarie fino a cambiare radicalmente il modo in cui funziona la nostra società.

Brian Behlendorf, direttore esecutivo di Hyperledger, un progetto open-source per la promozione di tecnologie intersettoriali di blockchain, ritiene che – se le organizzazioni e gli sviluppatori faranno fronte comune – questo potrebbe avere un effetto trasformativo sulla nostra società.

Immaginare la blockchain

Immaginate un enorme foglio di calcolo open source che non è di proprietà di nessuno, a cui possono accedere tutti quelli che si trovano nella sua rete – ma una volta che una transazione è stata fatta non può essere cancellata o alterata. Questa è l’essenza della blockchain.

La prima grande innovazione della blockchain è stata implementarla come componente chiave di Bitcoin, che funge da registro pubblico per tutte le transazioni. Le organizzazioni a quel punto si resero conto che la tecnologia blockchain poteva essere scissa dalla valuta Bitcoin e utilizzata per altre attività finanziarie. Molte banche multinazionali stanno già prendendo in considerazione le sue applicazioni potenziali lungo tutta la catena del valore dei servizi finanziari.

Gli sviluppi della blockchain

Molte aziende stanno portando avanti progetti di blockchain. Chainforce, un’iniziativa creata da Orange Silicon Valley, sta lavorando con sviluppatori e startup per favorire la nascita di Applicazioni Minimal Viable Blockchain (MVBA) volte a creare soluzioni commerciali nel mondo reale.

Orange ha investito in Chain, società leader in blockchain, e ha creato un gruppo di lavoro per esplorare l’applicazione di questa tecnologia in vari mercati. Chain ha recentemente collaborato con il gruppo Thales per rendere più semplice per le grandi imprese utilizzare la blockchain per conservare in modo sicuro le proprie credenziali di sicurezza.

Cambiare il volto delle imprese

La blockchain sta già avendo un impatto sul commercio globale. Per esempio, Barclays Bank e la startup Wave hanno già completato una transazione finanziaria utilizzando blockchain. Le transazioni di trading normalmente prevedono molti partecipanti in diverse giurisdizioni in tutto il mondo, che richiedono una grande quantità di documenti, inclusi documenti contrassegnati e spediti tramite corriere. Barclays ritiene che il blockchain accelererà le transazioni globali e ridurrà i costi, oltre a minimizzare il rischio di frodi documentali; e che i maggiori beneficiari saranno il settore dei trasporti marittimi e le istituzioni finanziarie.

Ma il suo potenziale va ben oltre il settore finanziario, perché il metodo di crittografia distribuita che utilizza può essere utile per ogni tipo di transazione. Hyperledger, ad esempio, sta aiutando il brand sudafricano di diamanti De Beers a utilizzare la blockchain per distinguere i diamanti estratti legittimamente da quelli provenienti da zone di guerra. La startup Everledger ha creato un registro digitale globale di diamanti basato su blockchain in un tentativo di eliminare il furto di diamanti e le frodi.

Nell’industria della difesa, Lockheed Martin sostiene di essere il primo contractor della Difesa degli Stati Uniti a utilizzare tecnologia blockchain, e ha intenzione di integrare la blockchain nella sua protezione di cybersecurity. Blockchain permetterà uno sviluppo software più efficiente e sicuro insieme alla gestione del rischio all’interno della supply chain.

“Questi nuovi approcci di cybersecurity miglioreranno l’integrità dei dati, accelereranno la scoperta e la riduzione dei problemi e riduranno il volume dei test di regressione, e il risultato sarà un minore rischio di pianificazione”, spiega Ron Bessire, vice presidente Ingegneria e Tecnologia di Lockheed Martin Aeronautics. “Più rapidamente i nostri sviluppatori sono in grado di scoprire i problemi, più rapidamente possiamo risolverli”.

La blockchain si sta dimostrando utile anche nella gestione degli archivi. L’Università di Melbourne, ad esempio, sta lavorando con la startup Learning Machine, affiliata ai Media Labs del MIT, per creare un sistema che renderà disponibili i documenti degli studenti su un sistema sicuro per la verifica dei dipendenti. La bellezza del database blockchain è che sarà a prova di manomissione. L’Ufficio del coordinatore nazionale per la tecnologia informatica sanitaria negli Stati Uniti sta anche considerando la possibilità di proteggere e archiviare le cartelle cliniche usando blockchain.

Una forza del bene

La blockchain potrà essere cruciale per il business, ma sta già aiutando il nostro mondo a fare meglio. Ad esempio, l’ONU sta sperimentando a livello di pilota la tecnologia come parte del suo Programma alimentare mondiale, utilizzando coupon unici protetti da crittografia in diversi negozi nei campi profughi in Giordania per garantire il trasferimento sicuro dei fondi ai destinatari. In un altro progetto, la piattaforma di blockchain BanQu sta aiutando gli sfollati somali in Kenya a creare identità finanziarie per sé stessi, fornendo a persone senza un conto in banca uno spazio nell’economia globale.

Intervenendo a una recente conferenza organizzata dal MIT Media Lab e da MIT Review, Behlendorf ha spiegato che la blockchain è molto più che finanza: “è un’occasione per reinventare il modo in cui funziona una buona parte del mondo”. Tenuto conto degli sviluppi in corso, potrebbe avere ragione.

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La vostra strategia di information security è pronta per il nuovo Programma di Protezione dei Dati Personali dell’Unione Europea? https://www.datamanager.it/2017/06/la-vostra-strategia-information-security-pronta-programma-protezione-dei-dati-personali-dellunione-europea/ Mon, 26 Jun 2017 09:13:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127494 Il GDPR incorpora una serie di nuovi elementi per quanto riguarda la protezione dei dati che richiederanno alle organizzazioni di modificare i loro requisiti di conformità Di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern and Central Europe at Orange Business Services Il Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali (General Data Protection Regulation o […]

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Il GDPR incorpora una serie di nuovi elementi per quanto riguarda la protezione dei dati che richiederanno alle organizzazioni di modificare i loro requisiti di conformità

Di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern and Central Europe at Orange Business Services

Il Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali (General Data Protection Regulation o GDPR) è destinato a cambiare in modo sostanziale il modo in cui le organizzazioni affrontano la protezione dei dati dei clienti, e avrà importanti ripercussioni sui programmi di governance dell’identità e sulle strategie per la  sicurezza aziendali.

La battaglia per la protezione dei dati personali sta per fare un enorme balzo in avanti. A partire da maggio 2018, qualsiasi organizzazione che gestisce dati dei cittadini dell’UE dovrà rispettare il Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali (GDPR) – al cui centro sta proprio il diritto fondamentale alla privacy dei dati.

Il GDPR amplia notevolmente la definizione di “dati personali”. Secondo questa legge, con “dati personali” si intendono tutte le informazioni sulla base delle quali una persona può essere identificata, direttamente o indirettamente. Oltre ai dati personali, include anche l’identità sociale e online della persona, che sia fisica, psicologica, genetica, mentale, culturale o economica. Allo stesso tempo, il GDPR ha spostato i paletti e ha esteso la responsabilità dei dati non solo a chi li controlla: sarà applicabile a tutte le organizzazioni che raccolgono, ottengono, memorizzano, elaborano e trasmettono dati appartenenti ai cittadini dell’UE.

Questa legge cambierà radicalmente il modo in cui le organizzazioni proteggono e dispongono dei dati dei propri clienti, offrendo ai cittadini dell’UE un maggiore controllo sui propri dati personali e sul modo in cui vengono raccolti e utilizzati.

Coloro che non si adegueranno rischiano di incorrere in multe salate: fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato mondiale annuo dell’anno precedente – a seconda di quale dei due valori sia il più alto. Anche se la legge si applica solo ai dati dei cittadini dell’UE, tutte le organizzazioni che operano nell’UE devono rispettarla, il che in sostanza la rende una legge globale in materia di protezione dei dati.

C’è però una buona notizia. In base al GDPR, le organizzazioni dovranno avere a che fare con una sola autorità di vigilanza, anziché con una diversa per ciascuno Stato membro. Ciò semplifica il processo e riduce i costi amministrativi.

I punti chiave

Il GDPR incorpora una serie di nuovi elementi per quanto riguarda la protezione dei dati che richiederanno alle organizzazioni di modificare i loro requisiti di conformità.

In base al GDPR, tutte le organizzazioni che raccolgono dati personali devono dimostrare di avere ottenuto un consenso chiaro e netto per elaborare tali dati. Il silenzio, la mancanza di una risposta o l’utilizzo di caselle in cui è già stata inserita una spunta non saranno considerati “consenso”. Senza un consenso valido da parte degli utenti, le attività di trattamento dei dati personali possono essere bloccate dalle autorità di regolamentazione. Inoltre, la legislazione estende il diritto di accesso dell’utente, consentendogli di sapere da chi controlla i dati se i propri dati personali siano in corso di elaborazione, dove vengono elaborati e come verranno utilizzati.

Il GDPR introduce anche il concetto di portabilità dei dati, conferendo al soggetto interessato il diritto di ottenere i dati personali in un “formato comunemente utilizzato e leggibile” e, se lo desidera, di trasmettere i dati a un altro ente di controllo.

Le persone avranno anche il diritto all’oblio, cioè di chiedere a chi controlla i dati di cancellare le loro storie personali, di cessare di usare i loro dati e potenzialmente di fermare le terze parti che li utilizzino.

Confessa (o finirai all’inferno)

Sono previsti anche obblighi per le organizzazioni che rivelano di aver subito violazioni dei dati personali, che devono segnalarle all’Ufficio del Commissario delle Informazioni (Information Commissioner’s Office o ICO), quando possibile entro 72 ore. Se la violazione può incidere sui diritti degli interessati, è anche necessario notificarli direttamente. Quando i rischi di violazione della privacy dei dati sono elevati, le organizzazioni saranno tenute a eseguire valutazioni di impatto sulla privacy (Privacy Impact Assessments o PIA) obbligatorie per garantire la conformità. Gli audit di privacy e i PIA diventeranno una parte routinaria delle strategie di sicurezza.

Alcune organizzazioni dovranno assumere o formare responsabili della protezione dei dati (data protection officers o DPO). Il GDPR delinea le circostanze in cui i responsabili dei dati devono nominare un responsabile della protezione dei dati, cioè là dove le “attività fondamentali” richiedono il “monitoraggio regolare e sistematico dei dati dei soggetti su larga scala” o processino “particolari categorie di dati su larga scala”.

I DPO saranno tenuti a relazionarsi con l’ICO e a monitorare compliance e formazione del personale. Uno studio condotto dall’Associazione Internazionale dei Professionisti della Privacy (International Association of Privacy Professionals, IAPP) stima che l’entrata in vigore del GDPR renderà necessari almeno 28.000 DPO, solo in Europa e negli Stati Uniti. Le stime prevedono il GDPR creerà 75,000 posizioni di DPO a livello mondiale.

Essere pronti per il GDPR

Il maggio 2018 non è lontano, e le aziende che non sono pronte per il GDPR devono fare i preparativi necessari per non rischiare di incorrere in forti multe. Le organizzazioni devono integrare il GDPR nelle loro strategie di sicurezza dell’informazione.

Le organizzazioni, se ancora non lo hanno fatto, devono eseguire un’analisi dei loro dati per avere un quadro completo di ciò che possiedono e di cosa deve essere protetto sotto il GDPR; chiarire precisamente chi ha bisogno di accedere a questi dati, sia internamente che tramite stakeholder di terze parti; accertare di preciso quanto questi dati sono protetti. Allo stesso tempo, devono assicurarsi che esista un meccanismo conforme al GDPR per informare i soggetti interessati e ottenere il loro consenso per l’utilizzo dei dati.

La gestione della documentazione deve prevedere per policy la conservazione duratura dei documenti, evitando qualsiasi duplicazione e garantendo la possibilità di rintracciare il momento in cui sono stati creati.

Saranno necessarie esercitazioni per simulare violazioni della sicurezza. Le organizzazioni dovranno eseguire una valutazione d’impatto per evidenziare eventuali rischi associati all’elaborazione dei dati, e in caso di violazione, dovranno predisporre un meccanismo per informare le autorità e gli utenti interessati.

GDPR – una colonna portante per la privacy

In futuro il GDPR sarà una colonna portante sia per la privacy dei dati che per la governance. La salvaguardia dei dati dovrà essere sulla fatta sulla base del “bisogno di sapere” e la sicurezza delle informazioni e le strategie di privacy dovranno essere riesaminate per garantire la conformità al GDPR.

Maggiori informazioni sul GDPR e su come farsi trovare preparati sono disponibili a questo link.

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Più chat di gruppo vuol dire meno email, ma c’è un vero risparmio di tempo? https://www.datamanager.it/2017/05/201705piu-chat-gruppo-vuol-dire-meno-email-ce-un-vero-risparmio-tempo/ Mon, 29 May 2017 10:20:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125719 A cura di Massimo Ceresoli, Head of Business Solutions – Southern and Central Europe Orange Business Services Sempre più aziende utilizzano app per la chat di gruppo e software per il lavoro in team per comunicare internamente. Ma questi software rendono effettivamente i team più produttivi o aumentano semplicemente il rumore di fondo? Negli ultimi anni […]

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A cura di Massimo Ceresoli, Head of Business Solutions – Southern and Central Europe Orange Business Services

Sempre più aziende utilizzano app per la chat di gruppo e software per il lavoro in team per comunicare internamente. Ma questi software rendono effettivamente i team più produttivi o aumentano semplicemente il rumore di fondo?

Negli ultimi anni le imprese hanno seguito la strada segnata dal mercato consumer e hanno abbracciato i social media e le comunicazioni di gruppo. Le nuove applicazioni di comunicazione “semplici e divertenti” (cioè “frictionless”) come ad esempio Slack, Hipchat e Microsoft Teams sono cresciute in popolarità, dando ai dipendenti un nuovo modo di collaborare.

E si può star sicuri , per i lavoratori millennial la collaboration è una priorità. È l’unico mondo che conoscono, dal momento che sono nati in un mondo di social media e di connettività mobile ad alta velocità sempre connessa. Lo US Bureau of Labor Statistics prevede che i millennial rappresenteranno il 75% di tutti i dipendenti entro il 2030, il che significa che le aziende che vogliono restare competitive devono fare i conti con questa generazione mobile, che ha bisogno delle app.

Comunicazioni basate su canali

Le applicazioni frictionless organizzano la messaggistica dei singoli team in canali di gruppo per facilitare il lavoro di squadra su progetti specifici. Slack, per esempio, è stata progettata per offrire conversazioni continuative, fluide e più “naturali” sul posto di lavoro – e per sostituire l’email che richiede più tempo. Ha già oltre 5 milioni di utenti giornalieri che inviano un miliardo di messaggi al mese.

In effetti, le comunicazioni frictionless promettono “la fine della posta elettronica”. L’email sarà anche nata come nuovo modo rivoluzionario di comunicare a livello individuale e di gruppo, ma nel tempo è diventata un bel fardello. Oggi, l’impiegato medio spende il 20% del proprio tempo a leggere e a rispondere alle email, e tra i messaggi che arrivano mediamente solo il 38% è importante. Per quanto riguarda la possibilità di sostituire le email, Slack dice che gli utenti ricevono mediamente il 49% meno email interne quando adottano l’applicazione.

Microsoft Teams è un’altra proposta interessante. Il gigante di Redmond era da molto tempo legato alla sua suite di Microsoft Office, che include Outlook, un’app che è spesso la prima scelta di molti utenti per la gestione dell’email di lavoro. Convincere le persone a cambiare un’abitudine pluriennale per fare il passaggio ad un’applicazione frictionless al posto dell’email tradizionale non è un’impresa da poco. Oggi Microsoft Teams, proprio come Slack, offre canali di messaggistica personalizzabili che possono essere adattati a gruppi, progetti o esigenze specifiche, una cosa che l’email non può fare.

In termini di contenuti che le applicazioni “frictionless” consentono e incoraggiano, Hipchat ritiene che le chat di gruppo e l’uso di emoticon e emoji “aiutino i colleghi a creare legami personali”. Il provider dell’applicazione ha condotto una ricerca secondo cui il 62% delle persone ha dichiarato di sentirsi più vicino ai colleghi utilizzando emoticon in chat e conversazioni, mentre il 61% ha detto di aver impiegato emoticon per aggiungere emozione o personalità ai messaggi. Secondo il 50% di loro, utilizzare le emoticon migliora la comunicazione sul posto di lavoro. Quindi sembra che, mentre le email si trasformano in chat sul luogo di lavoro, le comunicazioni aziendali stiano abbracciando emoji ed emoticon.

Ma funzionano realmente?

È piuttosto difficile calcolare gli incrementi di produttività per capire se le applicazioni frictionless abbiano un impatto dimostrabile sull’efficienza. Ciò che sembra chiaro è che esiste un effetto certo sull’email. Slack afferma che i suoi utenti vedono una grande riduzione nell’utilizzo di posta elettronica, che è significativo, ma solo se questo tempo viene speso in modo proficuo, e non semplicemente a chattare con i colleghi su un’applicazione frictionless.

La natura istantanea delle applicazioni “frictionless” dovrebbe certamente comportare un guadagno in produttività, perché accelera il processo di comunicazione tra colleghi e team. I dipendenti hanno maggiori probabilità di ottenere una risposta istantanea da un membro del team tramite chat piuttosto che dover aspettare una risposta via posta elettronica. Inoltre, questi strumenti aiutano anche a rompere le camere stagne di informazioni che rimangono spesso intrappolate nella posta elettronica o negli allegati. Le applicazioni frictionless consentono di condividere file in chat di gruppo, in modo che tutti i partecipanti abbiano accesso.

Nonostante ciò, non esistono prove che l’email stia per essere consegnata alla storia. Gli analisti di Radicati Group prevedono che entro il 2019 il numero di utenti di posta elettronica in tutto il mondo supererà i 2,9 miliardi, in crescita del 10% rispetto al 2015. Anche le email aziendali inviate e ricevute per utente al giorno cresceranno del 14% nel mondo nello stesso periodo.

Le applicazioni frictionless stanno sicuramente avendo un impatto sull’ambiente aziendale e consentono ai team di lavorare insieme in modi completamente nuovi, ma per il momento non sono ancora nemmeno vicine al punto di far fuori l’email.

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L’impresa ha adottato i tablet? https://www.datamanager.it/2016/07/limpresa-adottato-tablet/ Wed, 27 Jul 2016 10:12:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106906 Di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern and Central Europe at Orange Business Services L’iPad di Apple potrà anche non essere stato il primo tablet al mondo, ma con la sua interfaccia multi-touch e l’elegante interfaccia utente è stato sicuramente il migliore. Il lancio del prodotto ha stimolato grande interesse tra i dirigenti […]

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Di Massimo Ceresoli, Head of Global Services – Southern and Central Europe at Orange Business Services

L’iPad di Apple potrà anche non essere stato il primo tablet al mondo, ma con la sua interfaccia multi-touch e l’elegante interfaccia utente è stato sicuramente il migliore. Il lancio del prodotto ha stimolato grande interesse tra i dirigenti aziendali, desiderosi di trovare una soluzione portatile da avere con sé tra una riunione l’altra.

“I tablet sostituiranno tutto,” proclamavano i più accaniti.

Cinque anni dopo, questa profezia non sembra essersi affatto realizzata. Quindi a che punto siamo ora? I tablet sono stati una soluzione-meteora a problemi che in realtà le persone non hanno mai avuto, o si stanno lentamente ricavando una nicchia nell’IT aziendale?

A che punto ci troviamo adesso?

In molti casi, le dimensioni dello schermo e la portabilità dei tablet si traducono in un buon equilibrio per svolgere molti compiti di lavoro. Aggiungendo una tastiera Bluetooth, prendere appunti, stare al passo con le email, fare ricerca, lavorare mentre si è in viaggio e tenere presentazioni sono tutti servizi utili per gli utenti aziendali.

“Il tablet è allo stesso tempo lo status symbol aziendale di questo decennio e un utile strumento per la produttività”, ha scritto Deloitte nel suo rapporto ‘Capire il contesto BYOD’.

I tablet stanno anche sviluppando in autonomia nuovi casi di utilizzo. Gli equipaggi delle linee aree li usano per gestire passeggeri e trasportare i dati di volo; stiamo assistendo a un utilizzo crescente di questi dispositivi in ospedali, ambulatori medici e sale operatorie; anche gli infrastructure manager dei settori del petrolio e del gas stanno utilizzando questi dispositivi, persuasi dalla loro facilità d’uso, portabilità e connettività. Interi settori industriali stanno sviluppando casi di utilizzo efficaci per questi oggetti.

Diversità

Il cambiamento dell’orizzonte tecnologico ha un impatto sulla vita quotidiana di qualsiasi utente. Mentre l’ambiente aziendale era in passato dominato da più fornitori di dispositivi hardware con un solo sistema operativo, l’ambiente tecnologico presente e futuro sarà molto più eterogeneo: Microsoft, Apple e Google forniranno i sistemi operativi. Attualmente, l’iPad domina il mercato enterprise dei tablet: nel 1° trimestre 2015 equivaleva all’81% delle nuove attivazioni di tablet aziendali, secondo il Good Technology Mobility Index Report del 2015.

La gamma iPad Pro di Apple, con offre supporto per le tastiere e una penna per touch screen, ha chiaramente allargato il mercato logico per questi device. La recente introduzione da parte di Google di  Android for Work costituisce un altro approccio. Nel frattempo, Microsoft continua a sviluppare la propria offerta tablet, e di recente ha rivelato un aumento del 56% anno su anno dei ricavi trimestrali derivanti dai suoi prodotti Surface.

La decisione di Microsoft di offrire la sua versione di tablet con un contratto mensile a basso costo sembra dare i suoi frutti tra gli utenti aziendali. Canalys sostiene che il Surface Pro 4 stia vendendo più dell’iPad Pro nel mercato enterprise del Regno Unito: 275mila contro 107mila per l’iPad Pro.

Il grande vantaggio di Microsoft è Windows, che rende un po’ più facile per gli utenti aziendali continuare a supportare i sistemi legacy. L’altro vantaggio è che chi si occupa di supporto tecnico in aziende che lavorano su Windows sarà più propenso a scegliere la soluzione di Microsoft. (IDC ritiene che le vendite di dispositivi due-in-uno come Surface aumenteranno anche mentre le vendite di tablet nel complesso ristagnano).

I Chromebook di Google potrebbero anche essere una minaccia emergente, tenuto conto di quanto i dipendenti millennials siano abituati al software e ai servizi di Google. “Proprio come i phablet hanno rosicchiato il mercato dei tablet più piccoli, il divario tra PC e tablet si va riducendo ogni giorno”, ha detto Eric Smith, analista senior per tablet e touchscreen di Strategy Analytics. “I principali vendor stanno ridefinendo i limiti di tutti e tre i principali sistemi operativi mobili e delle configurazioni hardware per trasformare il tablet in un dispositivo per la creazione di contenuti.”

Questo contribuisce direttamente ad incrementare l’adozione: con l’aumento delle capacità dei sistemi hardware e operativi, così crescono anche le applicazioni disponibili. In poche parole, questo significa che questi dispositivi possono  soddisfare una gamma sempre più ampia di esigenze informatiche aziendali.

Le app ci sono

Naturalmente, la comparsa di applicazioni chiave per la produttività (non solo Skype o Word, ma app specificamente d’impresa da sviluppatori del calibro di Salesforce, Oracle, IBM e altri) è essenziale per questa trasformazione digitale. Questo si traduce in una grande adozione di tablet.

L’impatto di soluzioni mobili e BYOD sui modelli di lavoro è ampiamente riconosciuto. I dipendenti chiedono molta più autonomia e in cambio di questo sono disposti a lavorare in maniera più flessibile, adattando il loro tempo produttivo in modo da massimizzare l’efficacia e allo stesso tempo consentire una migliore qualità della vita.

I CIO sono ben consapevoli delle sfide della mobilità sui sistemi di sicurezza aziendali. La sicurezza rimane una delle maggiori sfide di ogni implementazione di infrastruttura, e il rapido cambiamento nel panorama della sicurezza sta andando a favore di Apple più che di altri in questo momento. Un recente sondaggio di Tech Pro Research dà a Apple un vantaggio dominante su Google in termini di sicurezza, mentre il supporto integrato di Windows nella gamma di Surface di Microsoft rende questo tablet una scelta praticabile.

A che punto siamo

Nel 2014 Gartner aveva previsto che entro il 2018, più del 50% degli utenti aziendali di mobility  avrebbero usato soprattutto tablet o smartphone per tutte le attività online. Questo rispecchia più o meno quello che sta succedendo in questo momento – più della metà dei dipendenti utilizza un tablet per lavoro almeno una volta alla settimana, secondo Forrester (anche se in alcuni casi si tratta di dispositivi di proprietà).

Nonostante questo, non sembra che i tablet possano per il momento sostituire perfettamente i PC, in parte perché non sono ancora in grado di gestire ogni pezzo di software legacy su misura.

Questa barriera dovrebbe ridursi nel momento in cui le imprese andranno verso l’adozione di soluzioni cloud-based. Non si può sottovalutare l’importanza della transizione cloud – in parole povere, purché le soluzioni aziendali in cloud siano costruite utilizzando standard Web prestabiliti, allora i dispositivi tablet del futuro dovrebbero essere altrettanto in grado di accedere e lavorare con questi sistemi come qualsiasi PC.

 

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Una rete software defined per l’Internet delle cose https://www.datamanager.it/rivista/una-rete-software-defined-l-internet-delle-cose-54596.html Wed, 19 Mar 2014 12:08:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/una-rete-software-defined-per-linternet-delle-cose/ Il fenomeno della virtualizzazione travolge ormai anche le componenti hardware delle reti e le infrastrutture diventano sempre più flessibili e software defined. Una trasformazione indispensabile per cogliere appieno la promessa della Internet of Things. Ma come dovranno adattarsi gli operatori e le aziende loro clienti?   Ormai il vento della virtualizzazione – che ha già […]

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Il fenomeno della virtualizzazione travolge ormai anche le componenti hardware delle reti e le infrastrutture diventano sempre più flessibili e software defined. Una trasformazione indispensabile per cogliere appieno la promessa della Internet of Things. Ma come dovranno adattarsi gli operatori e le aziende loro clienti?

 

Una rete software defined per l’Internet delle coseOrmai il vento della virtualizzazione – che ha già rivoluzionato il nostro modo di gestire e utilizzare le risorse di calcolo lato server – si scatena anche sull’hardware di rete puntando con decisione alla separazione tra strato fisico e funzionale delle infrastrutture informatiche e di telecomunicazione. È una rivoluzione ancora più radicale perché da un lato – come avviene nel caso dei server – una infrastruttura di rete virtualizzata può servire per rispondere in maniera molto flessibile alle diverse esigenze di banda e connettività da parte degli utenti di una infrastruttura. Dall’altro lato, apre la strada a una realtà di mercato in cui i servizi di rete potranno godere – grazie alle “malleabili” architetture virtuali – di favorevoli condizioni di facilità e rapidità di implementazione dei vari servizi.

Naturalmente un percorso di virtualizzazione così ambizioso ed esteso non sarà facile.

Al contrario di quanto avviene oggi nei data center – dove l’hardware da virtualizzare e gli stessi motori di virtualizzazione rispondono già ai necessari prerequisiti di standardizzazione delle architetture e di interoperabilità – l’hardware degli elementi di rete e il software che ne governa i servizi rappresentano un universo assai più diversificato e condizionato dalle architetture proprietarie.

 

Una rete flessibile di oggetti

L’ulteriore evoluzione delle reti intelligenti verso quelle che gli specialisti chiamano software defined network, i cui aspetti funzionali non siano vincolati a specifici dispositivi, ma a procedure completamente definibili via software con enorme impatto su fattori come la flessibilità, la scalabilità e la rapidità di implementazione dei servizi stessi, è vista da molti come un prerequisito della cosiddetta Internet of Things (ma c’è già chi come Cisco, preferisce chiamarla direttamente Internet of Everything). Questa è la ragione per cui si è cercato di ragionare, con il contributo delle aziende che hanno partecipato a questo speciale, anche sul tema collaterale della Internet degli oggetti.

Come sottolinea Alberto Degradi, infrastructure architecture leader Borderless Network e Data Center di Cisco Italia, «l’Internet delle cose genererà la necessità di avere reti ubique e che siano in grado da un lato di raccogliere le informazioni che arrivano dalla sensoristica e dall’altro di gestire con immediatezza questo tipo di informazioni, anche in termini di quantità».

Sono proprio i numeri di oggetti che dialogheranno tra loro attraverso le infrastrutture del futuro a stupirci. Se la prima generazione architetturale di Internet si limitava a collegare tra loro i personal computer sulle scrivanie e i portatili, l’enorme aumento di dispositivi smartphone e tablet connessi alla rete e l’arrivo sul mercato di una miriade di dispositivi e sensori che fondono connettività e dosi variabili di intelligenza “embedded” porteranno in pochi anni a una infrastruttura popolata da svariati miliardi di oggetti: fino a 20 o addirittura 50 o anche più a seconda delle stime. Idc in un suo recente documento intitolato “Worldwide Internet of Things Spending by Vertical Market 2014-2017 Forecast” traccia i potenziali sviluppi dell’economia degli oggetti interconnessi attraverso diciotto specifiche aree verticali. La verticalizzazione è una chiave di lettura indispensabile per Scott Tiazkun, senior analyst di Idc. «La Internet delle cose non si può comprendere se non in termini di mercati verticali perché il valore economico di questo concetto si basa sulle singole applicazioni attraverso l’intero spettro di potenziali impieghi». Tra componenti, processi e servizi di supporto, questo valore complessivo sarebbe destinato a crescere dai 4.800 miliardi di dollari calcolati nel 2012 a 7.300 miliardi del 2017, con un tasso di crescita annua di circa il 9%. Non sarà però una crescita distribuita equamente su tutti i mercati, come del resto testimoniano – nel limitato contesto italiano – le cifre comunicate in occasione della pubblicazione del report 2014 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico milanese. Osservatorio parla, per l’Italia, di un valore economico di circa un miliardo di euro di un mercato rappresentato da 6 milioni di oggetti, essenzialmente connessi attraverso una Sim che dialoga con le reti degli operatori cellulari. In Italia, pesano soprattutto i verticals della smart car (due milioni di veicoli in qualche modo “connessi” a servizi di vario genere, con predominanza delle soluzioni assicurative), del metering intelligente e della smart home & building, mentre faticano a decollare le applicazioni della smart city.

 

Trasformazione necessaria

Difficile pensare che le attuali architetture possano sobbarcarsi il carico gestionale di un numero così elevato di apparati, ciascuno con le proprie esigenze di banda e qualità di servizio. Gli operatori – però – dovranno poter far fronte a un’esplosione di servizi e applicazioni che le imprese e le pubbliche amministrazioni svilupperanno per la futura, pervasiva rete di persone, computer e oggetti.

L’obiettivo del servizio è fare chiarezza sulle promesse delle reti virtuali e della Network Function Virtualization, i percorsi di standardizzazione, i potenziali vantaggi dal punto di vista dell’utenza e il modo in cui questo tema va a inserirsi nei modelli di adozione e impiego delle architetture cloud e della Internet of Everything.

 

Il panel di questo speciale è stato chiamato innanzitutto a rispondere a una domanda relativa al significato della trasformazione delle architetture di rete e ai cambiamenti che la virtualizzazione dei servizi comporterà per le aziende utilizzatrici di servizi di banda e connettività: su quali tecnologie, dispositivi, competenze sarà necessario investire e come deve avvenire la scelta dei nuovi service provider.

 

Per Massimo Ceresoli, head of Global Services – Southern and Central Europe di Orange Business Services (www.orange-business.com) si tratta di un cambio tecnologico importante che richiederà investimenti soprattutto da parte dei service provider, chiamati a dare ai clienti funzionalità affidabili e sicure. «In quest’ambito, Orange riserva da anni importanti risorse alla Ricerca e Sviluppo, con oltre 400 brevetti conseguiti all’anno. Investimenti che coinvolgono diversi settori in maniera multidisciplinare ed esaltano le caratteristiche di service provider internazionali come Orange, sollevando il cliente dall’onere costituito da investimenti, competenze settoriali e tempi altrimenti proibitivi».

Anche nel caso dei servizi di rete, in altre parole, la virtualizzazione ha un ruolo di disintermediazione e alleggerimento dell’impegno richiesto al cliente dei servizi di connettività, (siano essi rivolti alla comunicazione tra persone sia nel differente contesto della Machine to Machine (M2M) communications proprio delle Internet delle cose), dando così l’opportunità di concentrarsi sul business che questi servizi di comunicazione devono supportare. Ceresoli conclude il suo primo intervento sottolineando anche l’aspetto della copertura globale che un provider come Orange può assicurare in caso di applicazioni che non sono limitate a una specifica geografia.

 

Astrarre le funzioni dai “fili”

Paolo Fasano, responsabile Data Networks Innovation di Telecom Italia (www.telecomitalia.it) affronta anche alcune tecnicalità che sono alla base del processo di trasformazione delle infrastrutture. La virtualizzazione delle reti è, secondo il responsabile Data Networks Innovation di Telecom, un processo in tre fasi: «Separazione degli strati di instradamento, i “fili” della rete da quelli che controllano questo instradamento; la implementazione via software delle funzionalità sino ad oggi realizzate da apparati hardware; e la totale apertura delle interfacce verso lo strato applicativo. «Il software – spiega Fasano – è già oggi un elemento essenziale in una rete di telecomunicazioni, ma hardware e software sono prodotti integrati e le applicazioni non interagiscono direttamente con le reti». Le nuove tecnologie permetteranno invece l’orchestrazione di tutte le funzionalità di rete (quelle di connettività e trasmissione ma anche quelle di calcolo e storage tipiche del mondo IT) consentendo un dialogo con le applicazioni. «In questa nuova dimensione, saranno vincenti i fornitori di tecnologia che sapranno fornire componenti facilmente integrabili e più flessibili. Oggi – conclude Fasano – Telecom Italia con Nuvola Italiana sta già offrendo soluzioni integrate per diversi “verticals” applicativi (la domotica, l’educational, la sanità…) e sta conducendo anche in collaborazione con università italiane progetti pilota come JOLnet, rivolto alla sperimentazione di tecnologie d’avanguardia e nel campo delle Software Defined Networks e della Network Function Virtualization».

Anche nei confronti dei nuovi utilizzatori di servizi IoT, l’operatore nazionale ha del resto attivato una linea d’offerta specifica. Il responsabile di questa business unit dedicata alla M2M e a IoT, Vittorio Consolo, è intervenuto in occasione della presentazione del rapporto Osservartori.net sulla Internet of Things italiana, annunciando l’intenzione di presidiare non solo il mercato dei grandi utilizzatori o delle municipalità, ma anche quello delle piccole imprese e delle startup con servizi accessibili attraverso le interfacce programmabili standard per i più classici protocolli di prossimità e una serie di app di postelaborazione rivolte espressamente al mondo della sensoristica, con un particolare interesse verso il mondo automotive e dei servizi rivolti ai consumatori.

 

Vince l’approccio unificato

In conclusione del primo giro di pareri, Alberto Degradi di Cisco richiama l’attenzione sui collegamenti tra il fenomeno IoT, i parametri di velocità, variabilità, volume e valore delle informazioni che lo accompagnano, a un altro tema importante di questa fase tecnologica: big data. Un collegamento che implica la necessità di potenza di calcolo sempre più distribuita, adeguata al modo di trattare le informazioni dell’IoT, dove le informazioni viaggiano distribuite e non risiedono più nella stessa soluzione. «Per Cisco, questo rappresenta una crescita rilevante di un mercato già importante per la società, come quello di Ucs, Unified Computing System, soluzioni che integrano elaborazione, networking, gestione e virtualizzazione. Con l’obiettivo che i dispositivi raggiungano le informazioni che desiderano, ma soprattutto quelle che le aziende intendono mettere a disposizione».

 

La seconda parte della tavola rotonda è dedicata alle opportunità più significative offerte dalle architetture della Internet of Things a imprese, startup e amministrazioni e agli ostacoli da superare in termini di orchestrazione, sicurezza e governance.

A fornire un’ampia panoramica dello scenario applicativo e degli spazi che si aprono davanti ai business più innovativi è Luca Rossetti, senior business technology architect di CA Technologies (www.ca.com/it). 

Rossetti cita per esempio settori come il manifatturiero, che può trarre vantaggio dalla miniaturizzazione e l’efficienza di miliardi di nuovi dispositivi ma soprattutto dal costante monitoraggio e tracciamento di materiali e componenti, con miglioramento di efficienza dei costi legati alla logistica e supply chain.

Molte novità si registreranno nel campo dei servizi per la salute, grazie a sensori e dispositivi “wearable” che permetteranno di estendere fuori dai tradizionali contesti ospedalieri cure e interventi medici molto avanzati. «Nike – ricorda Rossetti – si sta muovendo al confine con il comparto sanitario con il suo abbigliamento tecnico e gli accessori dotati di sensori per il monitoraggio delle condizioni fisiche e delle prestazioni sportive».

 

Smartcar ad alto potenziale

Nella macroarea della “smart car”, hanno successo proprio in Italia soluzioni rivolte al mondo assicurativo, che sfruttano sensori installati a bordo dei veicoli per monitorare lo stile di guida e le abitudini del conducente, ricavando profili molto personalizzati su cui adattare i prezzi delle polizze di copertura. Ma l’auto in rete non è solo polizza. Google sta lavorando per stabilire una presenza nel settore dei veicoli autonomi, senza guidatore, la “autonomous car”, un altro orizzonte che realtà italiane come VisLab hanno esplorato prima di molti concorrenti. «L’unione di Internet of Things e del cosiddetto “Nexus of Forces”, la convergenza di social, mobility, cloud e informazioni, spingeranno le aziende e i loro Cio verso un futuro digitale a 360 gradi».

Come hanno sottolineato altri interventi, l’Internet delle cose sarà accessibile attraverso Api che saranno il fondamento delle nuove piattaforme di connettività fra i dispositivi device. «Le Api connettono e abilitano, arricchiscono l’esperienza mobile e di m2m, consentono ai dispositivi connessi a Internet di comunicare. Tutte le organizzazioni interessate – conclude l’esperto di CA Technologies – devono pensare a una strategia che metta al centro la gestione e la sicurezza di queste interfacce, anche attraverso l’adozione di piattaforme standard de-facto che ne facilitino l’attivazione e la realizzazione».

Questo incredibile potenziale applicativo, spiega Alberto Degradi (Cisco), sarà possibile proprio perché le infrastrutture del futuro saranno sempre meno orientate all’instradamento del singolo pacchetto e sempre più orientate invece a supportare il traffico applicativo, grazie a una maggiore capacità di analisi del traffico e al software centralizzato. «Saranno reti in grado di agire sulla base delle esigenze – anche istantanee – che il traffico in quel momento presenta. Reti dove l’intelligenza è centralizzata, ma la velocità di esecuzione distribuita, capace di adeguarsi in modo dinamico alle applicazioni dell’utente».

Qual è il punto di vista conclusivo degli operatori? Flessibilità. Per aziende e startup che hanno necessità di competere in un mercato globale, potendo contare su rapidità di esecuzione, investimenti allineati alle dimensioni dell’impegno e possibilità di accesso a servizi aperti a una molteplicità di settori, la risposta migliore secondo Massimo Ceresoli di Orange è flessibilità e capacità di risposta. «Molto spesso le aziende sanno che cosa serve al loro business: compito dei service provider è ascoltarli e identificare il miglior percorso evolutivo. Ci sono certamente alcuni vincoli da considerare: proteggere il business delle aziende durante la trasformazione dell’IT, la migrazione ai nuovi sistemi e la sicurezza dei dati; in una sola parola, la tutela del brand». Ma questo, sulla Internet delle persone e degli oggetti, è il mestiere del provider e Orange Business Services si è attrezzato per svolgerlo al meglio.

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