Minsait – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 14 Apr 2026 09:18:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Minsait – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Tre chiavi per città davvero intelligenti https://www.datamanager.it/2026/04/tre-chiavi-per-citta-davvero-intelligenti/ Tue, 14 Apr 2026 09:18:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252160 A cura di Cinzia Sapia – Head of Public Administration & Healthcare in Italia – Minsait, Indra Group La parola “smart” applicata alle città rischia di diventare uno slogan. La si usa per descrivere qualsiasi intervento tecnologico nello spazio urbano: un semaforo adattivo, una piattaforma di segnalazione dei disservizi, un sistema di monitoraggio della qualità […]

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A cura di Cinzia Sapia – Head of Public Administration & Healthcare in Italia – Minsait, Indra Group

La parola “smart” applicata alle città rischia di diventare uno slogan. La si usa per descrivere qualsiasi intervento tecnologico nello spazio urbano: un semaforo adattivo, una piattaforma di segnalazione dei disservizi, un sistema di monitoraggio della qualità dell’aria. Applicazioni utili, spesso necessarie. Ma ridurre la città intelligente a una somma di soluzioni verticali è un errore di prospettiva che ha già mostrato le sue conseguenze: iniziative costose, difficili da scalare, incapaci di incidere strutturalmente né sulla qualità del governo urbano né sulla vita quotidiana dei cittadini. La vera domanda non è quante tecnologie si adottano, ma se trasformano realmente il modo in cui una città funziona e viene vissuta.

Il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano (2025), aiuta a calibrare questa distinzione. Il numero di iniziative digitali avviate nel nostro Paese è cresciuto: il mercato italiano ha raggiunto 1,05 miliardi di euro, con una crescita del +5%, inferiore alla media europea (+9%). Il 42% dei comuni italiani ha già avviato progettualità dedicate, con oltre il 90% delle amministrazioni che prevedono di attivarle nei prossimi due anni. A livello europeo, questa evoluzione è sempre più guidata da una visione sistemica. Programmi come Horizon Europe e la missione “100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030” stanno trasformando le città in piattaforme di innovazione per la transizione climatica. In questo quadro, anche alcune città italiane, tra cui Milano, Bologna, Firenze e Torino, hanno già ottenuto la Mission Label europea, segnale di un percorso avviato ma ancora da scalare a livello nazionale.

In questo contesto, la vera sfida non è tecnologica ma di visione. Le tecnologie che servono, come dati e analitycs, intelligenza artificiale, edge computing, 5G, sono disponibili e in rapida evoluzione. Quello che manca, spesso, è il disegno che le tiene insieme: un sistema di intelligenza urbana capace di orientarle verso obiettivi chiari e di renderle strumenti di governance prima ancora che di efficienza operativa. Tre chiavi definiscono questo salto qualitativo.

Dati integrati che diventano capacità di governo

Una città è davvero intelligente quando non si limita a raccogliere dati, ma li trasforma in una base concreta per decidere meglio. Come anticipato, il punto centrale non è la tecnologia in sé, ma la capacità di leggere in modo unificato ciò che accade nello spazio urbano: qualità dell’aria, consumi energetici, sicurezza, mobilità, richieste dei cittadini, impatto economico sui territori. In questa visione, il vero salto di qualità nasce da un sistema che mette in relazione informazioni diverse e le rende utili alla governance pubblica.

I benefici sono concreti e misurabili: riduzione dei tempi di risposta ai bisogni dei cittadini, migliore allocazione delle risorse pubbliche, decisioni di investimento fondate su evidenze reali. La governance del dato, in questo senso, diventa una competenza centrale delle amministrazioni locali.

Integrazione tra fisico e digitale per servizi più fluidi ed efficienti

La smart city non coincide con una somma di soluzioni verticali. È intelligente quando connette infrastrutture, servizi e tecnologie in una logica end-to-end: mobilità, energia, sicurezza, illuminazione, gestione idrica, rifiuti, spazio pubblico. Big data, intelligenza artificiale, edge computing, 5G e automazione hanno valore solo se rendono la città più coordinata, più reattiva e più semplice da vivere. L’intelligenza urbana è, prima di tutto, integrazione operativa.

La convergenza tra mondo fisico e digitale si ottiene ridisegnando il modo in cui i servizi vengono progettati, erogati e migliorati nel tempo. Per le amministrazioni, questa integrazione non è solo una questione di efficienza: è la condizione per costruire un rapporto nuovo con i cittadini, in cui l’Ente locale è percepito come un sistema fluido, capace di rispondere senza costringere le persone a orientarsi tra uffici, istituzioni e piattaforme che non comunicano.

Sostenibilità concreta, misurabile e incorporata nella vita quotidiana

La città intelligente non è solo più digitale: è anche più sostenibile, più vivibile e più resiliente. Riduzione delle emissioni, migliore qualità dell’aria, meno congestione, minori consumi di acqua ed energia non sono effetti collaterali dell’innovazione, ma obiettivi centrali che devono guidare le scelte di progettazione sin dall’inizio.

Questo richiede un cambio di metrica. Non basta misurare il numero di servizi digitalizzati o il volume di dati raccolti: occorre misurare la riduzione delle emissioni CO₂ per abitante, i litri d’acqua risparmiati, le ore di congestione evitate, la qualità dell’aria nei quartieri più vulnerabili, l’impatto sul commercio locale. Quando questi indicatori entrano nella valutazione dei progetti smart city, le scelte cambiano: si privilegiano soluzioni con impatti ambientali verificabili, si evitano investimenti dispersivi, si costruisce un sistema di accountability verso i cittadini. La sostenibilità, in questa visione, non è una dimensione separata dall’intelligenza urbana: ne è la misura più concreta e, per i cittadini, la più percepibile.

Le tre chiavi che abbiamo descritto sono condizioni che si rafforzano a vicenda: i dati integrati alimentano l’integrazione operativa, che a sua volta rende misurabili gli impatti di sostenibilità e restituisce senso all’intero progetto di trasformazione. Per le città italiane, la finestra di opportunità è aperta: risorse europee, spinte normative e disponibilità tecnologica convergono in un momento favorevole. La scelta che si compie oggi non riguarda quale soluzione adottare, ma quale città si vuole diventare: una che accumula strumenti digitali, o una che usa l’intelligenza urbana per costruire comunità più efficaci, più sostenibili e più vicine alle persone.

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Minsait premiata da Salesforce come partner innovativo per la pubblica amministrazione centrale italiana https://www.datamanager.it/2026/03/minsait-premiata-da-salesforce-come-partner-innovativo-per-la-pubblica-amministrazione-centrale-italiana/ Thu, 26 Mar 2026 14:14:33 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251834 La società del Gruppo Indra ha ricevuto il riconoscimento nella categoria Top Innovative Partner per la Pubblica Amministrazione Centrale durante il Partner Summit, organizzato da Salesforce il 25 marzo a Milano Minsait, società di Indra Group leader nella trasformazione digitale, è stata premiata da Salesforce nella categoria Top Innovative Partner per la Pubblica Amministrazione Centrale […]

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La società del Gruppo Indra ha ricevuto il riconoscimento nella categoria Top Innovative Partner per la Pubblica Amministrazione Centrale durante il Partner Summit, organizzato da Salesforce il 25 marzo a Milano

Minsait, società di Indra Group leader nella trasformazione digitale, è stata premiata da Salesforce nella categoria Top Innovative Partner per la Pubblica Amministrazione Centrale (PAC) italiana, durante il Partner Summit, organizzato da Salesforce il 25 marzo a Milano.

Il riconoscimento valorizza in particolare la capacità di Minsait di guidare con successo un progetto strategico di digitalizzazione in ambito PAC, basato sull’evoluzione delle piattaforme CRM e sull’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale come Agentforce. L’iniziativa ha contribuito a migliorare la gestione dei processi, l’efficienza operativa e la qualità dell’interazione tra istituzioni, cittadini e operatori.

«Questo riconoscimento conferma la validità di un approccio orientato a tradurre i bisogni concreti della Pubblica Amministrazione in soluzioni digitali capaci di generare efficienza, semplicità e valore. La collaborazione con Salesforce ci consente di sviluppare progetti ad alto impatto, pensati per accompagnare le istituzioni nel miglioramento dei servizi e nell’evoluzione dei processi», ha dichiarato Cinzia Sapia, Head of Public Administration & Healthcare di Minsait in Italia.

«La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione è oggi una leva strategica per la competitività e la resilienza del Paese. Questo premio conferma il nostro ruolo come partner di riferimento nel supportare le istituzioni in percorsi di innovazione concreti, nei quali tecnologie come l’intelligenza artificiale contribuiscono a rendere i servizi più efficienti, accessibili e sostenibili, con benefici concreti per i cittadini», ha aggiunto Erminio Polito, Amministratore delegato di Indra Group in Italia.

Grazie a una competenza consolidata nell’ambito delle piattaforme CRM e della trasformazione dei processi, Minsait collabora da anni con Salesforce nello sviluppo di iniziative digitali orientate a rendere i servizi pubblici più accessibili, efficienti e vicini alle esigenze di cittadini e operatori. In questo percorso, l’integrazione di tecnologie avanzate, tra cui l’intelligenza artificiale, contribuisce a ottimizzare l’operatività degli enti, semplificare la gestione delle attività e migliorare qualità, rapidità e continuità del servizio.

Riconoscimenti che confermano il ruolo di Indra Group in Italia

Il premio ricevuto si inserisce in una traiettoria più ampia di riconoscimenti ottenuti nell’ultimo anno in Italia. Durante l’Agentforce Partner Summit del 2025, Minsait ha ricevuto da Salesforce il premio Public Sector Top ACV Performer Partner come riconoscimento dell’impegno e dei risultati ottenuti dall’azienda nel supportare la digitalizzazione e i processi di innovazione degli enti pubblici italiani.

Minsait in Italia si è anche aggiudicata il premio Genesys AI Partner of the Year 2025 in occasione del Genesys Partner Summit 2025, un riconoscimento che ha premiato la capacità dell’azienda di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo concreto e responsabile come leva di trasformazione, mettendola al servizio della customer experience e della generazione di valore lungo tutto il customer journey.

Allo stesso modo, lo scorso novembre, la Camera di Commercio di Spagna in Italia ha conferito a Indra Group il Premio all’Innovazione Tecnologica, valorizzandone il ruolo strategico nel supportare istituzioni e grandi imprese italiane nei loro percorsi di digitalizzazione avanzata e nella modernizzazione dei servizi e delle infrastrutture del Paese.

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Cinzia Sapia è la nuova responsabile del mercato Pubblica Amministrazione & Sanità di Minsait in Italia https://www.datamanager.it/2026/03/cinzia-sapia-e-la-nuova-responsabile-del-mercato-pubblica-amministrazione-sanita-di-minsait-in-italia/ Wed, 04 Mar 2026 13:39:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251357 La nomina rafforza l’esecuzione del piano di crescita di Minsait nel Paese e consolida la posizione dell’azienda come partner di riferimento per la modernizzazione dei servizi pubblici e della sanità Minsait (Indra Group) annuncia la nomina di Cinzia Sapia a nuova responsabile del mercato Pubblica Amministrazione & Sanità in Italia. La nomina rafforza l’esecuzione del […]

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La nomina rafforza l’esecuzione del piano di crescita di Minsait nel Paese e consolida la posizione dell’azienda come partner di riferimento per la modernizzazione dei servizi pubblici e della sanità

Minsait (Indra Group) annuncia la nomina di Cinzia Sapia a nuova responsabile del mercato Pubblica Amministrazione & Sanità in Italia. La nomina rafforza l’esecuzione del piano di crescita di Minsait nel Paese e consolida la posizione dell’azienda come partner di riferimento per la modernizzazione dei servizi pubblici e della sanità. Cinzia Sapia subentra a Giuseppe Catarinozzi, che dal 2014 ha guidato la crescita del mercato contribuendo con successo alla sua espansione.

“Guidare il mercato della Pubblica Amministrazione & Sanità significa lavorare affinché la tecnologia renda il settore pubblico e sanitario più vicino alle persone”, ha dichiarato Cinzia Sapia. “Il nostro impegno sarà continuare a supportare le Pubbliche Amministrazioni nel fornire ai cittadini servizi più semplici, inclusivi e affidabili. Metteremo a frutto l’esperienza maturata sul campo e le competenze di Minsait per supportare un modello di PA e Sanità capace di rispondere con efficacia e sensibilità ai bisogni reali del Paese”.

Professionista con quasi vent’anni di esperienza nella trasformazione digitale del settore pubblico, Sapia ha iniziato la sua carriera nella PA nel 2007. Entra in Minsait nel 2017 e da gennaio 2025 ricopre il ruolo di Deputy Head di PA & Sanità.

“La nomina di Sapia rappresenta un passaggio naturale per una professionista che conosce a fondo Minsait e il mercato della Pubblica Amministrazione e della Sanità” ha commentato Erminio Polito, Amministratore Delegato di Indra Group in Italia. “La sua esperienza sul campo e la capacità di dialogare con istituzioni e stakeholder saranno un valore per la continuità e il rafforzamento delle nostre relazioni. Desidero inoltre ringraziare Giuseppe Catarinozzi per il contributo e l’impegno con cui ha guidato il mercato in questi anni”.

Trasformazione digitale al servizio di istituzioni e cittadini

La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione rappresenta oggi uno dei principali fattori abilitanti per migliorare la qualità dei servizi pubblici e rafforzare il rapporto tra istituzioni e cittadini. L’evoluzione verso modelli di erogazione più accessibili, efficienti e inclusivi richiede soluzioni tecnologiche capaci di coniugare innovazione, semplicità e vicinanza alle persone.

In Italia, Minsait affianca le principali amministrazioni centrali e locali in programmi che contribuiscono alla modernizzazione del Paese. Tra le iniziative più rilevanti rientra l’Accordo Quadro SAC (Servizi Applicativi in ottica Cloud), che mette a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni centrali servizi di sviluppo ed evoluzione applicativa per la piena digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, abilitando la migrazione al cloud secondo modelli evolutivi (re-architect e re-platform), la manutenzione e il supporto specialistico, con un presidio strutturato sulla qualità del software.

Accanto ai programmi di digitalizzazione della PA, Minsait opera anche su infrastrutture critiche ad alta complessità come il settore aeroportuale. Nei principali scali italiani, tra cui Aeroporti di Roma, l’introduzione di varchi elettronici di ultima generazione e l’estensione dell’accesso tramite Carta d’Identità Elettronica hanno contribuito a rendere i controlli di frontiera più fluidi ed efficienti, rafforzando al contempo gli standard di sicurezza e migliorando l’esperienza dei passeggeri.

Questi sono solo alcuni dei progetti che testimoniano il contributo di Minsait nel supportare una Pubblica Amministrazione più moderna, inclusiva e orientata al valore per la collettività, con soluzioni che uniscono innovazione tecnologica, prossimità al cittadino e valorizzazione del territorio.

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Il futuro delle Utilities si gioca sulla loro capacità di resistere https://www.datamanager.it/2026/02/il-futuro-delle-utilities-si-gioca-sulla-loro-capacita-di-resistere/ Wed, 04 Feb 2026 13:39:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250693 A cura di Gianluca Sinibaldi, Direttore Energy & Utilities, Minsait in Italia Negli ultimi anni, la digitalizzazione delle utilities è stata spesso letta attraverso la lente dell’efficienza operativa: automazione dei processi, integrazione dei sistemi, sfruttamento dei dati in tempo reale. Una chiave interpretativa utile, ma oggi insufficiente. Ciò che sta cambiando in profondità non è […]

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A cura di Gianluca Sinibaldi, Direttore Energy & Utilities, Minsait in Italia

Negli ultimi anni, la digitalizzazione delle utilities è stata spesso letta attraverso la lente dell’efficienza operativa: automazione dei processi, integrazione dei sistemi, sfruttamento dei dati in tempo reale. Una chiave interpretativa utile, ma oggi insufficiente. Ciò che sta cambiando in profondità non è soltanto il livello tecnologico delle infrastrutture, bensì il loro stesso equilibrio funzionale. La convergenza tra Information Technology e Operational Technology, infatti, ha trasformato impianti progettati per garantire continuità e affidabilità in ecosistemi digitali complessi, interconnessi e dinamici, nei quali la sicurezza non può più essere confinata a una funzione specialistica. In questo spazio, dove innovazione e rischi procedono insieme, la cybersecurity OT assume un significato nuovo: non semplice presidio difensivo, ma condizione abilitante della resilienza operativa.

I numeri rendono questa traiettoria difficile da ignorare. Gli attacchi che colpiscono ambienti OT e infrastrutture critiche aumentano, e non soltanto per frequenza: aumentano per impatto, sofisticazione e capacità di propagarsi lungo catene operative complesse. Secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, in Italia nel primo semestre 2025 sono stati censiti 1.549 attacchi cyber, con un incremento del 53% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E se si allarga lo sguardo al contesto internazionale, il Rapporto Clusit 2025 colloca l’Energy & Utilities al 2,8% degli attacchi gravi globali: una quota che, letta isolatamente, potrebbe apparire contenuta, ma che assume un significato diverso alla luce del trend in crescita degli ultimi cinque anni e, soprattutto, della natura strategica e critica degli asset coinvolti.

È proprio in questa specificità che si colloca la principale differenza tra IT e OT. Se la sicurezza IT si è storicamente concentrata sulla protezione del dato, negli ambienti operativi le priorità sono altre e non negoziabili: continuità del servizio, sicurezza fisica delle persone e degli impianti, stabilità dei processi. Le infrastrutture industriali si fondano su sistemi eterogenei, spesso progettati in epoche diverse, con cicli di vita lunghi e margini di intervento limitati. In questo scenario, l’adozione di modelli di sicurezza pensati per il mondo IT non è sempre immediata né priva di rischi. Ne deriva una condizione ormai diffusa: ambienti sempre più connessi, ma non sempre pienamente governabili; sistemi costruiti per essere affidabili, ma non originariamente concepiti per fronteggiare minacce cyber evolute.

La spinta normativa degli ultimi anni ha avuto il merito di portare questi temi al centro dell’agenda. Direttive e standard come NIS2 e IEC 62443 offrono un quadro di riferimento indispensabile per strutturare responsabilità, governance e processi. Tuttavia, sarebbe riduttivo confondere la conformità con la protezione effettiva. Il rispetto dei requisiti normativi è una base necessaria, ma non sufficiente: il rischio è fermarsi a un livello formale, senza incidere realmente sulla capacità di prevenire incidenti o di limitarne le conseguenze operative.

Il vero punto di svolta, prima ancora che tecnologico, è di natura conoscitiva. Negli ambienti industriali, proteggere significa innanzitutto conoscere: avere una visione chiara degli asset, delle interconnessioni e delle dipendenze che sostengono i processi critici. In assenza di questa consapevolezza, la sicurezza tende a rimanere frammentata e reattiva, poco allineata alle reali priorità operative. E soprattutto fatica a rispondere alla domanda chiave per ogni utility: quale sarebbe l’impatto concreto sulle operazioni se un determinato sistema, o una determinata connessione, venisse compromessa?

Tradurre questa consapevolezza in capacità operative richiede un percorso strutturato e continuo, non iniziative episodiche. Il punto di partenza è una visibilità costante sugli asset e sulle comunicazioni industriali, condizione essenziale per governare ambienti complessi senza comprometterne la stabilità. Su questa base si costruiscono modelli di convergenza IT/OT più sicuri, fondati su architetture coerenti, monitoraggio continuo e una gestione integrata degli eventi di sicurezza. A questi elementi si affiancano processi di gestione delle vulnerabilità, controllo degli accessi e risposta agli incidenti, progettati tenendo conto dei vincoli operativi tipici dell’OT e verificati nel tempo attraverso esercitazioni e simulazioni, come parte integrante della gestione del rischio.

In questo quadro, la tecnologia resta una leva fondamentale, ma non autosufficiente. Competenze adeguate, una cultura della sicurezza condivisa anche dalle funzioni operative e un governo consapevole dei rischi legati alle terze parti sono elementi altrettanto decisivi, soprattutto in filiere complesse come quelle delle utilities. È in questo passaggio che la compliance può trasformarsi in reale resilienza industriale: quando smette di essere un adempimento e diventa uno strumento per governare la complessità, riducendo l’incertezza e rafforzando la capacità di risposta.

La resilienza cyber degli ambienti OT non nasce da un singolo progetto né da una soluzione definitiva. È il risultato di una governance matura, di investimenti mirati e di una visione che riconosce la sicurezza come condizione di continuità industriale, non come costo accessorio. Per le utilities italiane, la questione non è più se proteggere gli ambienti OT, ma come farlo in modo efficace, sostenibile e coerente con la responsabilità di gestire infrastrutture critiche al servizio di cittadini, imprese e territori.

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Nuek anticipa il futuro dei pagamenti digitali: Italia all’avanguardia per immediatezza, ma rimangono barriere all’Open Data https://www.datamanager.it/2025/12/nuek-anticipa-il-futuro-dei-pagamenti-digitali-italia-allavanguardia-per-immediatezza-ma-rimangono-barriere-allopen-data/ Mon, 15 Dec 2025 14:52:23 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249901 L’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, promuove l’interoperabilità paneuropea con l’integrazione di Bancomat Pay, Bizum e MB Way, in modo che i trasferimenti “da persona a persona” possano essere effettuati tra utenti dei tre Paesi utilizzando solo un numero di telefono Il settore dei pagamenti sta attraversando una profonda trasformazione: gli utenti richiedono immediatezza, gli […]

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L’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, promuove l’interoperabilità paneuropea con l’integrazione di Bancomat Pay, Bizum e MB Way, in modo che i trasferimenti “da persona a persona” possano essere effettuati tra utenti dei tre Paesi utilizzando solo un numero di telefono

Il settore dei pagamenti sta attraversando una profonda trasformazione: gli utenti richiedono immediatezza, gli esercenti cercano esperienze fluide e le infrastrutture si stanno evolvendo verso modelli interoperabili e basati sui dati. Lo rivelano i nuovi report sui trend di pagamento di Nuek, società tecnologica di Minsait (Gruppo Indra) specializzata in infrastrutture di pagamento, preparati in collaborazione con Analistas Financieros Internacionales (Afi).

Italia, leader europeo nei pagamenti istantanei

Inviare e ricevere denaro in pochi secondi è diventato essenziale. Secondo il Fast Payments Toolkit della Banca Mondiale, oltre 100 Paesi gestiscono già sistemi di pagamento istantaneo. L’uso diffuso dei trasferimenti istantanei non solo modifica sostanzialmente le abitudini di pagamento di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, ma semplifica e accelera anche il flusso di denaro nell’economia. Inoltre, crea un ambiente altamente favorevole alla digitalizzazione, all’innovazione finanziaria e alla concorrenza nell’offerta di servizi di pagamento.

Le nuove normative europee impongono, tra l’altro, a tutte le banche di offrire pagamenti istantanei in euro a partire dal 2025. Dal 2027, inoltre, anche IMEL e gli istituti di pagamento dovranno offrire il medesimo servizio. Piattaforme come Bizum (Spagna e Andorra), Bancomat Pay (Italia) e MB Way (Portogallo) hanno consentito, a partire dal primo trimestre del 2025, trasferimenti peer-to-peer tra utenti nei tre Paesi utilizzando solo un numero di telefono, ampliando la portata e la facilità d’uso per milioni di utenti.

Questo progresso consente agli utenti di effettuare transazioni più rapide e alle aziende di gestire meglio i propri incassi e la liquidità. Inoltre, la connessione tra i sistemi sta iniziando a facilitare pagamenti internazionali molto più agili. “L’immediatezza non è più un elemento di differenziazione tecnologica, ma uno standard che ridefinisce il rapporto tra cittadini, aziende e servizi pubblici”, afferma Javier Rey, CEO di Nuek.

Open Data e fiducia: la sfida culturale

La digitalizzazione finanziaria si sta, inoltre, muovendo verso un modello in cui gli individui possono decidere quali dati condividere e per quale scopo. Non si tratta solo di controllare i conti o di consentire a un’app di aggregare informazioni bancarie da un’altra. Il concetto di Open Data apre le porte a utenti e aziende per condividere volontariamente dati finanziari o di consumo per ottenere servizi più personalizzati, sicuri e competitivi. In altre parole, i dati diventano una risorsa: il cliente controlla ciò che condivide e, in cambio, riceve offerte migliori, valutazioni del rischio più accurate e meno frodi.

Sebbene le normative italiane ed europee siano tra le più avanzate in materia di protezione dei dati e open banking (PSD2, GDPR), i consumatori italiani mostrano ancora una certa riluttanza a condividere i dati finanziari con terze parti, anche in cambio di condizioni migliori o servizi personalizzati. Solo il 21,6% degli italiani, secondo il rapporto, sarebbe, infatti, disposto a condividere i propri dati finanziari in cambio di un servizio migliore e il 20% a condividere i dati relativi al comportamento. Il rapporto evidenzia che la fiducia e la sicurezza rimangono barriere chiave: il 43,6% degli italiani indica il timore che i dati possano essere hackerati e diventare di dominio pubblico fra i principali motivi per cui non si è disposti a condividere dati finanziari con entità o società diverse dall’entità abituale. L’educazione finanziaria e la trasparenza saranno, quindi, essenziali per passare a un modello di open data pienamente funzionante.

Interoperabilità: la chiave fondamentale per l’evoluzione del sistema dei pagamenti

Infine, è importante notare che il sistema finanziario opera su diverse infrastrutture di pagamento: carte, conti bancari, wallet e moneta tokenizzata (una versione digitale del denaro che utilizza nuove tecnologie come la blockchain). Secondo il rapporto di Nuek su “Infrastrutture di pagamento e loro interoperabilità”, la chiave è che tutti questi sistemi si comprendano tra loro.

Questa interoperabilità consentirà agli utenti di pagare come e dove desiderano, indipendentemente dalla tecnologia o dal metodo di pagamento utilizzato da ciascun commerciante o servizio. Permette inoltre nuove funzionalità, come pagamenti automatici tra aziende, pagamenti internazionali più efficienti e integrazioni con tecnologie più innovative. La sfida consiste nel coordinare banche, fintech, terze parti e autorità di regolamentazione per creare infrastrutture aperte, sicure e scalabili.

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Cybersecurity OT: i 6 passi essenziali per prepararsi agli incidenti negli impianti industriali https://www.datamanager.it/2025/12/cybersecurity-ot-i-6-passi-essenziali-per-prepararsi-agli-incidenti-negli-impianti-industriali/ Tue, 02 Dec 2025 11:12:27 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249622 A cura di Giacomo Parravicini, CEO di Minsait Cyber in Italia Negli ultimi due anni, il panorama italiano della cybersicurezza industriale ha vissuto una trasformazione profonda. L’aumento della digitalizzazione dei processi produttivi ha esteso la superficie d’attacco, rendendo gli ambienti OT, un tempo considerati pressoché isolati, un obiettivo sempre più ambito. Il rapporto dell’Agenzia per […]

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A cura di Giacomo Parravicini, CEO di Minsait Cyber in Italia

Negli ultimi due anni, il panorama italiano della cybersicurezza industriale ha vissuto una trasformazione profonda. L’aumento della digitalizzazione dei processi produttivi ha esteso la superficie d’attacco, rendendo gli ambienti OT, un tempo considerati pressoché isolati, un obiettivo sempre più ambito.

Il rapporto dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) 2025 segnala che nei primi sei mesi dell’anno in Italia si sono verificati 1.549 eventi informatici, con un +53% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di questi incidenti, 346 hanno avuto un impatto confermato, ossia incidenti per i quali c’è stato un effetto concreto sul funzionamento, sulla sicurezza o sulla disponibilità dei sistemi.

Questi numeri evidenziano una vulnerabilità strutturale: mentre gli impianti industriali stanno accelerando sul fronte della digitalizzazione, molte organizzazioni non hanno ancora adeguato strategie, investimenti e soluzioni specifiche per proteggere gli ambienti OT con la stessa rapidità. La conseguenza è un divario crescente tra complessità operativa e capacità di risposta. In questo contesto, il tema non è più se un incidente accadrà, ma quanto velocemente si sarà in grado di contenerlo. Per questo motivo, diventa centrale adottare un approccio maturo, strutturato e operativo alla gestione degli incidenti OT. Questi sei passaggi chiave, su come rispondere agli incidenti negli ambienti OT, rappresentano un riferimento concreto per tutte le organizzazioni industriali che vogliono evolvere verso una postura realmente resiliente.

  1. Progettare esercitazioni specifiche per ogni impianto

Prepararsi a gestire un incidente OT richiede simulazioni che rispecchino fedelmente la realtà operativa dell’impianto. Ogni sito produttivo ha processi, sistemi e vulnerabilità unici; perciò, esercitazioni generiche rischiano di ignorare elementi critici. L’obiettivo è creare scenari che permettano ai team di confrontarsi con le dinamiche reali del proprio contesto, identificando i punti deboli e comprendendo come decisioni e tempistiche possano incidere sul funzionamento dell’impianto. Solo attraverso esercizi studiati su misura si possono ottenere risposte autentiche e valutazioni realmente utili.

  1. Integrare IT e OT negli scenari di risposta

Gli attacchi informatici non seguono la tradizionale divisione aziendale tra IT e OT: spesso attraversano entrambi gli ambienti, sfruttando connessioni, credenziali o sistemi condivisi. Per questo, una risposta efficace richiede che i due mondi collaborino fin dalle simulazioni. Le esercitazioni devono mettere in relazione competenze diverse: l’esperienza del team IT nella gestione degli incidenti e quella del team OT nella conoscenza dei processi industriali. Questo confronto permette di individuare punti ciechi, rafforzare la comunicazione e costruire una cultura comune della sicurezza.

  1. Coinvolgere tutte le aree rilevanti e prevedere ostacoli

Un incidente OT può non riguardare solo l’area tecnica: può coinvolgere fornitori, uffici legali, comunicazione, marketing e relazioni con i clienti. Prevedere il ruolo di ciascun attore nelle simulazioni consente di evitare ritardi e incoerenze nelle fasi critiche. Coordinare messaggi, responsabilità e tempi di intervento riduce l’impatto dell’incidente e permette a tutte le parti coinvolte di agire in modo allineato e tempestivo. Una risposta efficace nasce dalla capacità di integrare competenze diverse in un’unica strategia.

  1. Integrare tecnologie avanzate per rafforzare la risposta

L’evoluzione delle minacce richiede l’adozione di strumenti in grado di anticipare comportamenti anomali e intervenire rapidamente. Tecnologie come l’intelligenza artificiale possono supportare il rilevamento tempestivo delle anomalie nella rete OT, segnalare attività sospette e automatizzare alcune azioni nei primi istanti dell’incidente. Questo permette ai team di guadagnare tempo prezioso, riducendo il rischio di blocchi operativi e limitando l’estensione del danno.

  1. Prepararsi a scenari critici e proteggere la disponibilità

Negli ambienti OT, la disponibilità dei sistemi è un principio essenziale. Un guasto o un attacco può accompagnarsi a conseguenze severe: fermo della produzione, interruzione di servizi essenziali o danni alle infrastrutture. Per questo è indispensabile considerare anche scenari estremi, valutando con anticipo come garantire la continuità operativa e come reagire in caso di interruzioni prolungate. La preparazione strategica a questi scenari consente di evitare improvvisazioni e di definire azioni rapide e coordinate.

  1. Assicurare l’impegno della direzione aziendale

Nessun piano di risposta può funzionare senza un coinvolgimento diretto della leadership. La direzione aziendale deve sostenere e guidare la strategia, comprendere i rischi coinvolti e partecipare attivamente alle esercitazioni. Solo con un supporto forte dei vertici è possibile prendere decisioni rapide nei momenti critici, allocare risorse adeguate e garantire che la sicurezza OT sia pienamente integrata nella governance dell’organizzazione. La resilienza nasce da una visione condivisa che parte dall’alto e permea tutta l’azienda.

Questi passaggi rappresentano un framework di maturità operativa da poter adottare per far sì che la risposta agli incidenti OT non sia improvvisata. Sono richieste governance, competenze, integrazione tra funzioni e una capacità di anticipare i rischi che oggi fanno la differenza tra un’azienda vulnerabile e un’azienda resiliente. In un ecosistema produttivo caratterizzato da supply chain complesse e da una crescente interdipendenza tra tecnologie IT e OT, investire in una risposta tempestiva e integrata significa proteggere la produzione, il business e – in ultima analisi – la competitività industriale.

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La sostenibilità in evoluzione: come l’EUDR ridefinisce la supply chain europea https://www.datamanager.it/2025/11/la-sostenibilita-in-evoluzione-come-leudr-ridefinisce-la-supply-chain-europea/ Thu, 20 Nov 2025 08:38:28 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249324 A cura di Marco Artioli, Head of SAP Practice, Minsait in Italia La sostenibilità ha smesso di essere un’opzione, diventando un requisito strategico. La crescente pressione normativa, la consapevolezza dei consumatori e l’urgenza climatica stanno imponendo alle imprese di ripensare radicalmente il modo in cui producono, distribuiscono e tracciano le proprie materie prime. In questo […]

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A cura di Marco Artioli, Head of SAP Practice, Minsait in Italia

La sostenibilità ha smesso di essere un’opzione, diventando un requisito strategico. La crescente pressione normativa, la consapevolezza dei consumatori e l’urgenza climatica stanno imponendo alle imprese di ripensare radicalmente il modo in cui producono, distribuiscono e tracciano le proprie materie prime. In questo scenario, l’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo con l’entrata in vigore dell’EUDR (Regolamento Europeo sulla Deforestazione) prevista per fine anno, che obbligherà le aziende a garantire l’immissione sul mercato di prodotti non associati alla deforestazione e al degrado forestale. Anche il contesto italiano si prepara a recepire nuove misure in materia di sostenibilità. Tra queste, la Plastic Tax, la cui entrata in vigore è prevista per luglio 2026, rappresenta un ulteriore strumento di politica ambientale che conferma la volontà dei legislatori di incentivare l’uso di materiali riciclati e sostenibili.

L’Europa sta ridefinendo il concetto di responsabilità nella catena del valore. Le imprese non saranno più chiamate solo a gestire i fornitori, ma a garantire la tracciabilità end-to-end, raccogliendo informazioni geografiche e legali sull’origine di ogni materia prima, valutando i rischi di non conformità e adottando misure di mitigazione. Oltre ai rischi operativi, la mancata conformità all’EUDR comporterà anche conseguenze economiche significative. Secondo una stima dalla Commissione europea, i costi annuali di conformità all’EUDR per gli operatori andranno dai 175 milioni di euro ai 2,6 miliardi. Anche le sanzioni previste non sono trascurabili: le autorità potranno imporre multe fino al 4% del fatturato annuo, la confisca dei prodotti e, nei casi più gravi, l’esclusione dalle gare pubbliche. In questo scenario è facilmente prevedibile un impatto profondo: migliaia di operatori, in settori che spaziano dall’agroalimentare al legno, dalla gomma alla carne bovina, dovranno dimostrare l’origine sostenibile dei propri prodotti attraverso dati verificabili e conformi.

Ma dietro questa sfida normativa si cela una grande opportunità: chi saprà integrare la trasparenza e la tracciabilità nel proprio modello operativo rafforzerà la fiducia del mercato e conquisterà un vantaggio competitivo duraturo. L’obiettivo sarà, quindi, andare oltre la conformità richiesta: l’EUDR impone un modello di trasparenza proattiva, in cui la qualità dei dati diventa garanzia di reputazione, affidabilità e fiducia verso clienti e regolatori. Per molte aziende, questo implica superare barriere tecnologiche e operative, integrando strumenti digitali capaci di automatizzare processi complessi di raccolta, verifica e conservazione delle informazioni.

In un mercato in cui, secondo l’Eurobarometro 2024, l’83% degli europei considera l’impatto ambientale un aspetto importante nelle decisioni d’acquisto, la tracciabilità è ormai un fattore di fiducia e differenziazione.
Il rispetto della EUDR, quindi, non rappresenta solo un obbligo legale, ma un investimento in reputazione e competitività. Le imprese che adotteranno sistemi digitali evoluti potranno offrire ai propri clienti una trasparenza reale, rafforzando la relazione con il mercato e proteggendo il valore del brand.

Per rispondere a queste esigenze, l’universo SAP ci offre una piattaforma di tracciabilità digitale che permette di acquisire, verificare e condividere in modo sicuro l’origine e gli attributi di sostenibilità delle materie prime: SAP Green Token. Una soluzione che sfrutta la catena di custodia digitale basandosi su tecnologia blockchain: ogni materia prima riceve un token digitale con informazioni geolocalizzate, certificazioni, impronta di carbonio e dati di produzione. Man mano che il prodotto attraversa gli attori della supply chain i token vengono trasferiti e aggiornati, mantenendo la tracciabilità completa e verificabile. Il sistema consente, inoltre, di generare automaticamente la documentazione richiesta dalla normativa, assicurando una conformità rapida e senza errori manuali. L’integrazione con sistemi ERP e altre piattaforme europee permette di automatizzare il processo di adozione degli standard richiesti, con possibili risparmi anche sui costi operativi e gestionali. Attraverso report, conversione dei materiali e monitoraggio dei flussi interni, le aziende possono, quindi, migliorare la governance della supply chain e identificare inefficienze o rischi in tempo reale.

Un ulteriore supporto alle aziende, in ottica di sostenibilità, è rappresentato da SAP Responsible Design and Production (RDP), la soluzione pensata per aiutare le imprese a gestire in modo efficiente gli adempimenti legati alla Plastic Tax e alla tracciabilità dei materiali plastici. Già utilizzata in Paesi come la Spagna, dove la normativa è in vigore dal 2023, consente alle aziende di monitorare l’uso della plastica e di adeguarsi alle normative ambientali, contribuendo così a promuovere modelli produttivi più responsabili e circolari.

L’EUDR segna una svolta per il sistema produttivo europeo e italiano: una chiamata all’azione verso modelli industriali più sostenibili, digitali e trasparenti. Le imprese che sapranno rispondere a questa sfida non solo si adegueranno alla legge, ma rafforzeranno la propria leadership nel mercato globale, coniugando sostenibilità, innovazione e fiducia. In questo percorso, SAP Green Token rappresenta un valido aiuto per garantire compliance e, al tempo stesso, crescita: uno strumento che consente alle aziende di garantire la tracciabilità end-to-end, generare dati verificabili e trasformare la sostenibilità in un autentico motore di competitività e valore.

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I tre pilastri della cybersecurity OT https://www.datamanager.it/2025/11/i-tre-pilastri-della-cybersecurity-ot/ Mon, 10 Nov 2025 15:38:24 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249020 A cura di Giacomo Parravicini, CEO di Minsait Cyber in Italia La trasformazione digitale dell’industria degli ultimi anni ha oltrepassato una soglia invisibile. I sistemi di controllo, le reti produttive, le fabbriche, i trasporti e, in generale, tutte le infrastrutture critiche, non vivono più in un perimetro isolato: sono diventati nodi di un’infrastruttura connessa, dinamica, […]

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A cura di Giacomo Parravicini, CEO di Minsait Cyber in Italia

La trasformazione digitale dell’industria degli ultimi anni ha oltrepassato una soglia invisibile. I sistemi di controllo, le reti produttive, le fabbriche, i trasporti e, in generale, tutte le infrastrutture critiche, non vivono più in un perimetro isolato: sono diventati nodi di un’infrastruttura connessa, dinamica, in cui la componente IT (Information Technology) e quella OT (Operational Technology) si intrecciano fino a convergere. È un salto che ha moltiplicato l’efficienza, ma anche la superficie d’attacco. La cybersecurity OT è il nuovo terreno su cui si misura la continuità industriale di un Paese.

Gli incidenti che colpiscono i sistemi industriali non sono più eccezioni, ma sintomi di una vulnerabilità sistemica. Secondo il rapporto Clusit 2025, i cyber attacchi che hanno colpito esclusivamente la componente operativa sono cresciute in modo significativo, passando dal 17% al 24% in un solo anno. Parliamo di attacchi capaci di bloccare catene produttive, rallentare reti di distribuzione o compromettere infrastrutture critiche, con impatti che si estendono ben oltre l’ambito digitale e mettono alla prova la stessa continuità industriale di interi settori.

In questo contesto, una strategia di protezione efficace poggia su tre pilastri essenziali: la continuità operativa, la protezione della supply chain e la governance. Tre dimensioni che si intrecciano e si rafforzano a vicenda, trasformando la sicurezza da funzione difensiva a leva di competitività industriale.

Continuità operativa

Proteggere la tecnologia operativa significa prima di tutto preservare la capacità di funzionare, di garantire servizi essenziali anche sotto pressione. La sicurezza, in questo contesto, non è più un costo di conformità, ma un fattore produttivo: serve a evitare interruzioni, a ridurre i tempi di fermo, a mantenere intatti i flussi di valore. L’attenzione si sposta quindi dal dato, al processo, dall’integrità informatica, alla resilienza industriale. Ma la continuità non si costruisce solo con le tecnologie: nasce dalla capacità di leggere i processi, di individuare le dipendenze critiche, di pianificare interventi che non compromettano la stabilità operativa.

Protezione della supply chain

Questa consapevolezza si estende ben oltre i confini dell’impianto: l’ecosistema industriale contemporaneo è una rete fitta di fornitori, manutentori, partner e operatori remoti, una filiera connessa in cui la vulnerabilità di uno può diventare la vulnerabilità di tutti. È necessario adottare controlli comuni, condividere policy di accesso, formare le persone che operano lungo la catena del valore. La sicurezza, in questo senso, non è una barriera, ma una forma di collaborazione: un contratto di fiducia che attraversa l’intero ecosistema produttivo.

Governance

Questo è l’elemento che tiene insieme tutti gli altri. Senza una regia chiara, la sicurezza resta frammentata: una somma di soluzioni che non fa sistema. Le organizzazioni che raggiungono la maturità in ambito OT sono quelle che trattano la sicurezza come un processo di gestione, con ruoli definiti, metriche, revisioni periodiche e un allineamento costante agli standard internazionali. Tra questi, la norma IEC 62443 è oggi il riferimento più solido: fornisce una cornice per segmentare le reti, definire i livelli di privilegio, gestire l’intero ciclo di vita della sicurezza. Non è un esercizio formale: è il modo per trasformare le buone pratiche in vantaggio competitivo, rendendo la protezione parte della qualità complessiva del sistema industriale.

Alla fine, la sicurezza OT è un linguaggio che obbliga mondi diversi a parlarsi. Ogni ruolo — ingegneri di impianto, esperti IT, manager della produzione e analisti di rischio — ha le proprie responsabilità, ma tutti condividono l’obiettivo della protezione OT. Non si tratta di moltiplicare le regole, ma di creare una cultura in cui la protezione è condizione di sviluppo, la prevenzione è parte del valore e la resilienza è una misura della leadership.

 

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L’Italia sta facendo progressi nei pagamenti digitali, ma il divario generazionale sta rallentando l’adozione dei pagamenti tramite dispositivi mobile nei negozi https://www.datamanager.it/2025/10/litalia-sta-facendo-progressi-nei-pagamenti-digitali-ma-il-divario-generazionale-sta-rallentando-ladozione-dei-pagamenti-tramite-dispositivi-mobile-nei-negozi/ Wed, 29 Oct 2025 14:52:43 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248583 In Italia, l’adozione della tecnologia SoftPOS (pagamento tramite mobile/tablet come POS o QR code) è più limitata rispetto all’America Latina e ad altri paesi europei, fermandosi al 38% Il punto vendita è diventato l’epicentro del cambiamento nel settore dei pagamenti, ma milioni di aziende continuano a operare con infrastrutture obsolete, incapaci di rispondere alle nuove […]

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In Italia, l’adozione della tecnologia SoftPOS (pagamento tramite mobile/tablet come POS o QR code) è più limitata rispetto all’America Latina e ad altri paesi europei, fermandosi al 38%

Il punto vendita è diventato l’epicentro del cambiamento nel settore dei pagamenti, ma milioni di aziende continuano a operare con infrastrutture obsolete, incapaci di rispondere alle nuove esigenze del consumatore digitale. Lo rivela il nuovo report Nuek, società tecnologica di Minsait (Gruppo Indra) specializzata in infrastrutture di pagamento, che analizza come la riscossione dei pagamenti tramite smartphone (SoftPOS) e i modelli basati sulle subscription stiano emergendo come nuovi driver di competitività per i retailer.

Lo studio Accettazione dei pagamenti nei punti vendita al dettaglio, realizzato da Nuek in collaborazione con AFI (International Financial Analysts), si basa su oltre 5.200 interviste condotte in Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay, Spagna, Italia, Portogallo e Regno Unito. Tra i suoi principali risultati, evidenzia l’accelerazione della riscossione dei pagamenti digitali da dispositivi mobili in America Latina e il persistente ritardo in Europa, soprattutto nel commercio locale.

Nonostante il potenziale tecnologico, la digitalizzazione dei punti vendita è ancora ostacolata da lacune nell’adozione, quadri normativi non allineati e un ecosistema frammentato che impedisce la diffusione di esperienze realmente integrate.

Pagamenti mobile: una soluzione accessibile ed efficiente per le piccole imprese

In Italia, l’adozione della tecnologia SoftPOS (pagamento tramite mobile/tablet come POS o QR code) è più limitata rispetto all’America Latina e ad altri paesi europei: mentre il Portogallo si distingue con un tasso superiore al 50% e la Spagna si aggira intorno al 40%, l’Italia si ferma al 38%: solo il Regno Unito presenta un tasso inferiore (30%). Esiste un divario generazionale significativo: solo il 13% degli over 55 in Europa ha utilizzato SoftPOS, mentre il 42% di questo gruppo non è a conoscenza della possibilità di pagare con questa tecnologia. La riluttanza a pagare con SoftPOS in Italia è legata tanto alla mancanza di fiducia nei confronti di questa tecnologia, che comprende l’insicurezza relativa alla riservatezza dei dati e alla sicurezza della tecnologia SoftPOS stessa, (29%), quanto alla preferenza per altri metodi di pagamento (28%), in particolare il contante tra gli anziani. A frenare, anche i problemi tecnici (26%) e la mancanza di sicurezza nei confronti della realtà che ha offerto questa possibilità di pagamento al consumatore (14%).

Il rapporto conferma che l’America Latina è all’avanguardia nell’adozione di soluzioni di pagamento mobile (SoftPOS), con il 62% della popolazione bancarizzata che ha effettuato pagamenti presso attività commerciali che utilizzano questa tecnologia, rispetto al 41% in Europa. Il salto non è da poco: questo tipo di soluzione elimina la necessità di terminali fisici (POS), consentendo alle piccole imprese di trasformare qualsiasi telefono cellulare o tablet in un punto di pagamento contactless.

“Per decenni, l’accettazione dei pagamenti digitali è stata limitata da un modello rigido, costoso e fisico”, afferma Javier Rey, CEO di Nuek. “Quello che sta accadendo oggi è un cambiamento di paradigma: la funzione del terminale è integrata nello smartphone, il commercio diventa più agile e i costi si riducono drasticamente. Quello che un tempo era un limite tecnologico sta ora diventando un modo per attivare un nuovo modello operativo per le aziende che erano rimaste escluse dalla trasformazione digitale”.

Vale la pena sottolineare che si tratta di un metodo di pagamento in ascesa e con forti prospettive di crescita. L’opinione prevalente tra i rappresentanti del settore dei pagamenti, intervistati tramite il Barometro dei Pagamenti Minsait sulle Tendenze dei Metodi di Pagamento 2024 (con la partecipazione di oltre 60 professionisti del settore), è che il metodo di pagamento SoftPOS registrerà una crescita significativa nel breve termine. Questa opinione è condivisa dall’80% degli esperti intervistati, di cui quasi il 50% ritiene che questa crescita si concentrerà nelle piccole e medie imprese.

Subscription: l’abbonamento entra in scena nel commercio locale

Il rapporto mostra che i modelli di pagamento in abbonamento stanno guadagnando terreno nel commercio locale, soprattutto tra le aziende che cercano forme di reddito più stabili e una maggiore fidelizzazione dei clienti. La loro penetrazione è significativamente maggiore in America Latina che in Europa, trainata dai consumatori più giovani: il 58% degli utenti tra i 18 e i 34 anni nella regione (e il 49% di quelli europei) evidenzia la velocità come fattore chiave nella scelta di questo metodo.

“Stiamo osservando come i giovani stiano adottando nuove forme di pagamento come parte delle loro routine digitali. Questo rappresenta un’enorme opportunità per progettare soluzioni che rispondano alle loro aspettative fin dal primo contatto”, afferma Javier Rey.

Tuttavia, l’adozione in Europa è inferiore e più frammentata, influenzata dall’invecchiamento demografico e dalla ridotta presenza di servizi locali che adottano questo modello. L’Italia, insieme al Regno Unito e alla Spagna, ha un tasso di penetrazione dei pagamenti tramite abbonamento inferiore al 33% della popolazione bancarizzata, al di sotto della media latino-americana. I pagamenti tramite abbonamento sono concentrati tra i giovani e la forma di pagamento più utilizzata in Italia per i prodotti e servizi di cui si usufruisce tramite subscription è l’addebito diretto (36%).

Al di là delle differenze, il messaggio di fondo è chiaro: l’economia ricorrente non è più esclusiva delle piattaforme globali. Le aziende locali (dalle palestre ai servizi di consegna) stanno integrando gli abbonamenti come parte del loro modello operativo. Per farlo, necessitano di soluzioni di pagamento in grado di gestire flussi automatizzati, sicuri e adattabili su più metodi di pagamento, un aspetto che rimane un problema irrisolto per gran parte dell’infrastruttura commerciale in entrambe le regioni.

Pagamenti senza confini: il digitale non è sempre sinonimo di globalizzazione

Sebbene l’e-commerce sia cresciuto costantemente in Europa e America Latina, il canale transfrontaliero deve ancora affermarsi come un’opzione comoda o affidabile per milioni di utenti. L’Italia si distingue per la sua elevata quota in questo senso: il 39% del totale dell’e-commerce, superiore a Regno Unito (15%) e Spagna (29%) e subito dopo al Portogallo (45%). L’87% della popolazione bancarizzata italiana ha effettuato acquisti online da rivenditori al di fuori dell’Unione Europea (UE), la percentuale più alta tra i Paesi analizzati, e solo il 40% afferma di avere riscontrato problemi, la percentuale più bassa fra i Paesi presi in esame.

In America Latina, oltre il 70% di coloro che acquistano all’estero ha riscontrato almeno un problema, rispetto al 50% in Europa. Il problema, tanto in America Latina, quanto in Europa, non è la mancanza di domanda, ma piuttosto la persistenza di attriti strutturali che ostacolano l’esperienza di pagamento internazionale. Ciò che più preoccupa è che gli utenti più giovani (quelli che acquistano di più online) sono anche quelli che segnalano maggiori difficoltà, soprattutto in Europa. Ciò evidenzia una discrepanza tra le aspettative digitali dei consumatori e le effettive capacità dell’ecosistema dei pagamenti. Colmare questo divario richiede un’infrastruttura interoperabile che riduca le difficoltà e consenta la diffusione di esperienze realmente globali, un obiettivo che, a oggi, è ancora ben lungi dall’essere raggiunto nella maggior parte dei mercati.

 

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Minsait premiata da Genesys come “AI Partner of the Year 2025” https://www.datamanager.it/2025/10/minsait-premiata-da-genesys-come-ai-partner-of-the-year-2025/ Thu, 23 Oct 2025 14:04:52 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248540 Minsait, società del Gruppo Indra e punto di riferimento nella trasformazione digitale, ha ricevuto il premio Genesys AI Partner of The Year 2025 in occasione del Genesys Partner Summit 2025 Minsait, società del Gruppo Indra e punto di riferimento nella trasformazione digitale, ha ricevuto il premio Genesys AI Partner of The Year 2025 in occasione […]

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Minsait, società del Gruppo Indra e punto di riferimento nella trasformazione digitale, ha ricevuto il premio Genesys AI Partner of The Year 2025 in occasione del Genesys Partner Summit 2025

Minsait, società del Gruppo Indra e punto di riferimento nella trasformazione digitale, ha ricevuto il premio Genesys AI Partner of The Year 2025 in occasione del Genesys Partner Summit 2025. Il riconoscimento premia l’utilizzo intelligente e responsabile dell’intelligenza artificiale come leva di trasformazione reale, e valorizza la capacità di Minsait di mettere l’AI al servizio dell’esperienza cliente, generando valore misurabile attraverso progetti concreti, casi d’uso di successo e risultati tangibili lungo tutto il customer journey.

“Questo premio riconosce la nostra capacità di innovare partendo dalle persone e dai loro bisogni, utilizzando l’intelligenza artificiale come strumento per creare esperienze più fluide, personalizzate e inclusive», ha dichiarato Giuliano Ferri, Head of Contact Center di Minsait Italia. “Nel contact center moderno, l’AI entra in gioco in ogni fase del journey omnicanale, dal coinvolgimento del cliente alla gestione proattiva dell’interazione. Genesys è per noi un partner fondamentale in questo percorso, grazie a una collaborazione che unisce tecnologia e visione strategica”.

Grazie a un’esperienza consolidata nel settore dei contact center per clienti di tutti i comparti, dalle telecomunicazioni all’energia, dall’industria al banking fino ai servizi pubblici, Minsait supporta le organizzazioni nell’evoluzione dei propri modelli di relazione, integrando le più avanzate tecnologie di automazione e intelligenza artificiale con una profonda conoscenza dei processi e dei comportamenti dei consumatori.

Questa capacità si traduce in piattaforme flessibili, sicure e costantemente aggiornate, in grado di garantire un’esperienza coerente e personalizzata su tutti i canali, migliorando la qualità del servizio e ottimizzando le performance operative.

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