occupazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 16 Mar 2018 11:41:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png occupazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Industria 4.0, ridurremo il gap con l’Europa? https://www.datamanager.it/2018/03/industria-4-0-ridurremo-gap-leuropa/ Tue, 13 Mar 2018 15:41:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143485 All’inizio di febbraio sono stati resi noti i risultati raggiunti nel 2017 dal Piano Industria 4.0: rispetto all’anno precedente sono aumentati dell’undici per cento gli investimenti in innovazione, addirittura del 13 per cento per macchinari e altre apparecchiature per l’automazione. Due imprese manifatturiere su tre hanno dichiarato di aver effettuato investimenti secondo quanto richiesto dal […]

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All’inizio di febbraio sono stati resi noti i risultati raggiunti nel 2017 dal Piano Industria 4.0: rispetto all’anno precedente sono aumentati dell’undici per cento gli investimenti in innovazione, addirittura del 13 per cento per macchinari e altre apparecchiature per l’automazione. Due imprese manifatturiere su tre hanno dichiarato di aver effettuato investimenti secondo quanto richiesto dal Piano. Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda – commentando i dati – ha parlato di «crescita con percentuali cinesi, molto superiore a quella tedesca».

Industria 4.0, che oggi ha preso il nome di Impresa 4.0, ha trainato anche l’esportazione di beni: il mercato dei macchinari, per esempio, è cresciuto dell’otto per cento più di quanto fatto da tedeschi e francesi. Il forte aumento degli investimenti è favorito dalla cosiddetta “Nuova Sabatini”, che facilita l’accesso al credito delle imprese, e più ancora da iperammortamento e superammortamento, che permettono di valutare fino al 250 per cento i beni acquistati, purché siano dispositivi con tecnologie in grado di abilitare la trasformazione in chiave 4.0.

L’innovazione è dunque alla portata di tutte le aziende, anche piccole, che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Da questi dati, si evince che gli incentivi dati alle imprese che creano lavoro sono più efficaci delle agevolazioni fiscali automatiche date “a pioggia”. Non a caso, queste misure sono state prolungate anche per l’anno in corso, per continuare ad alimentare il motore della crescita.


#Industria40 @CarloCalenda : «Crescita superiore a quella tedesca» – #Formazione L’Italia sarà in grado di ridurre il gap con l’Europa? @MinSviluppo
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Tra i cambiamenti che Industria 4.0 sta apportando alle fabbriche, ci sono: l’interconnesione digitale della produzione, con la diffusione degli oggetti sempre connessi; l’interazione uomo-macchina che passa per l’informatica; l’introduzione di realtà virtuale e realtà aumentata. Tutte tecnologie che ottimizzano efficienza e produttività. Al centro di tutto, i Big Data, cioè la mole di dati che le macchine raccolgono, per monitorare in tempo reale quanto succede negli impianti, e gli analytics, in grado di analizzare questi dati e trovare informazioni utili in modo più rapido. Secondo IDC, i leader lungimiranti che adottano il cambiamento si rivolgono proprio a tecnologie come i Big Data e gli analytics per trasformare le loro organizzazioni e competere efficacemente in un ambiente sempre più digitale: oggi, stare fermi significa perdere terreno. I grossi cambiamenti tecnologici e organizzativi in atto stanno cambiando rapidamente anche professioni e competenze, basti pensare che – oggi – le professioni più richieste – dieci anni fa – non esistevano.

Impresa 4.0 prevede per quest’anno una seconda fase, con incentivi fiscali sulla formazione 4.0, perché è anche necessario – secondo il ministro dello Sviluppo Economico – «gestire il rischio di disoccupazione tecnologica e massimizzare le nuove opportunità lavorative». Tra gli argomenti, spiccano robotica avanzata e collaborativa, manifattura additiva, realtà aumentata, integrazione digitale dei processi aziendali, cloud computing, big data analytics. Obiettivo del triennio è formare su questi temi 200mila studenti universitari e tremila manager, e creare 1.400 dottorati di ricerca con focus sul tema. Se nella formazione, i risultati fossero simili a quelli ottenuti lo scorso anno nei macchinari, potremmo davvero ridurre drasticamente il gap, ancora importante, che abbiamo con gli altri paesi europei: oggi, ha elevate competenze digitali solo il 29 per cento della forza lavoro italiana (dati MiSE), contro il 39 per cento di quella tedesca e il 50 per cento di quella britannica. Insomma: chi si ferma, e chi non si forma, è perduto!

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Trasformazione analogica https://www.datamanager.it/2018/02/trasformazione-analogica/ Mon, 05 Feb 2018 14:24:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140378 La discussione sui possibili effetti dell’automazione di nuova generazione, la Industry 4.0, sui livelli di occupazione ci deve far riflettere sull’importanza dei cambiamenti di ispirazione tecnologica che sono in atto e sull’urgenza di adeguamento di modelli pensati in tempi che addirittura precedono la prima industrializzazione. Sono riflessioni dovute, specie in questo clima elettorale, alla fine […]

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La discussione sui possibili effetti dell’automazione di nuova generazione, la Industry 4.0, sui livelli di occupazione ci deve far riflettere sull’importanza dei cambiamenti di ispirazione tecnologica che sono in atto e sull’urgenza di adeguamento di modelli pensati in tempi che addirittura precedono la prima industrializzazione. Sono riflessioni dovute, specie in questo clima elettorale, alla fine di una legislatura che, al di là dei giudizi, ha avuto il merito di portare certe tematiche alla ribalta. L’annoso dibattito sulla digitalizzazione della burocrazia e del business, fa emergere la necessità di una trasformazione culturale profonda, capace di rivoluzionare interi processi di produzione e trattamento.

Per una testata come Data Manager, che sorveglia la rivoluzione informatica sin dagli esordi, e per i suoi lettori è facile, quasi doveroso, cedere al fascino esercitato dall’evolversi delle tecnologie software, o di fenomeni come l’IoT, l’Internet delle cose. Il software che diventa pervasivo al punto da poter instillare dosi pur minime di “intelligenza” anche in oggetti meccanici, abilitando anche la materia inanimata al dialogo, all’interazione che caratterizza i sistemi informatici più complessi. L’informatica senza silicio, o con una modica quantità di chip, sensori e automazione trapiantati su oggetti del tutto “stupidi”, per secoli dipendenti dal giudizio e dalla mano dell’uomo ai quali erano asserviti.

In realtà, sappiamo bene che nella difficile equazione dell’innovazione su base tecnologica il fattore umano non è una variabile trascurabile. E che nemmeno la più potente iniezione di tecnologie può, da sola, trasformare modi di fare (e di pensare) che a volte – vedi il caso della burocrazia – precedono addirittura la prima rivoluzione industriale.


#TrasformazioneAnalogica il vantaggio dell’intelligenza #naturale su quella #artificiale sta nella capacità di sorprendere
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Leggendo della volontà di rifocalizzazione di un colosso high-tech come Canon, protagonista a tutto tondo della dematerializzazione dell’intera catena produttiva dell’informazione grafica e seguendo il dialogo intessuto tra i partecipanti alla tavola rotonda sulla Smart Industry, si capisce meglio il valore – e le difficoltà – di una trasformazione a tutto tondo. Non solo quella digitale di una informatica consolidatasi nelle aziende nell’epoca che ha preceduto cloud computing e IoT, ma soprattutto la “trasformazione analogica” che coinvolge il nostro modo di pensare, lavorare, amministrare. Di una cultura che paradossalmente sembra aver dimenticato che, dopotutto, il vantaggio dell’intelligenza naturale su quella artificiale sta nella capacità di sorprendere.

La preoccupazione per i posti di lavoro persi per colpa dei robot di nuova generazione o del machine learning, è motivata, ma la risposta adeguata non consiste nel bloccare il cambiamento, bensì nel ridiventare protagonisti della trasformazione, reinventando noi stessi, le nostre politiche industriali, i percorsi della scuola e della formazione professionale, concepita in un’epoca in cui eravamo i soli a essere capaci di prendere decisioni. Non sarà una strada facile da percorrere, resa com’è ancora più impervia dalla narrazione di una crisi permanente che investe l’economia e le istituzioni, travolge la fiducia nel futuro, toglie la voglia di pensare alle possibili soluzioni. Forse, rendendo un po’ più analogiche le tecnologie digitali, riportandole al contesto di umanità che le ha generate e perché no, imparando da loro, ritroveremo l’entusiasmo necessario per illuminare il percorso che abbiamo davanti.

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Java per la Campania: la formazione è di qualità https://www.datamanager.it/2017/12/java-la-campania-la-formazione-qualita/ Thu, 21 Dec 2017 14:08:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137962 240 inoccupati verranno formati sul linguaggio di programmazione più diffuso a livello mondiale “Java per la Campania” è il nome del progetto di formazione che la Regione Campania lancia per aumentare l’occupazione dei giovani in un ambito altamente innovativo. Il progetto, concepito in seguito a un’accurata analisi del mercato del lavoro, è finora la più […]

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240 inoccupati verranno formati sul linguaggio di programmazione più diffuso a livello mondiale

“Java per la Campania” è il nome del progetto di formazione che la Regione Campania lancia per aumentare l’occupazione dei giovani in un ambito altamente innovativo. Il progetto, concepito in seguito a un’accurata analisi del mercato del lavoro, è finora la più importante iniziativa formativa di Oracle in collaborazione con una Regione per l’incremento dell’occupazione.

Interamente finanziato dal Fondo Sociale Europeo, l’iniziativa è rivolta a 240 giovani campani (inoccupati) e prevede l’erogazione di 800 giornate di training al termine delle quali gli studenti potranno ottenere la certificazione Oracle Java Programmer.

I corsi verranno tenuti da Oracle attraverso Oracle University che è la divisione di servizi di formazione e di consulenza formativa e si baseranno sulle più innovative tematiche di sviluppo software, su metodologie all’avanguardia come la SOA e sul linguaggio di programmazione principe del mercato: Java.

Le attività formative verranno erogate in tutte le Province della Regione. Sarà inoltre previsto un bonus occupazionale di 5000 euro e la possibilità di poter effettuare un tirocinio retribuito di sei mesi.

“Java per la Campania” rientra nelle misure di politica attiva volte ad aumentare l’occupazione dei giovani in settori che offrono maggiori prospettive di crescita tra cui naturalmente il mondo delle soluzioni tecnologiche.

“Dobbiamo formare giovani su professionalità vere che poi siano richieste dal mercato – ha dichiarato Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania – C’è una grande opportunità in questo momento: al fine di dare una spinta decisa al processo di digitalizzazione, la Pubblica Amministrazione nazionale e locale ha previsto l’assunzione di 500mila giovani. – ha spiegato il Presidente De Luca. – Questa iniziativa su Java con Oracle è un’occasione unica che si unisce a tutto quanto stiamo facendo per qualificare il capitale umano e consentirci nel breve-medio periodo di creare professionalità adeguate per far fare un salto di qualità alla PA alla gestione di sistemi complessi e avere il controllo assoluto dei dati e delle informazioni.”

“Java è il linguaggio di programmazione più diffuso al mondo ed è alla base dello sviluppo tecnologico che tocchiamo con mano ogni giorno, basti pensare che è presente all’interno di 15 miliardi di device dagli smartphone ai tablet, dai sensori delle auto alla strumentazione di fabbrica ed è utilizzato da 10 milioni di sviluppatori – ha dichiarato Fabio Spoletini Country Manager di Oracle Italia. – Siamo molto felici e orgogliosi che la Regione abbia fatto una scelta così lungimirante, formare giovani su Java rappresenta certamente una risposta all’esigenza di creare nuove professionalità e colmare il divario di competenze digitali presente sul mercato”.

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Mercato del lavoro: avvio lento all’inizio del 2018 https://www.datamanager.it/2017/12/mercato-del-lavoro-avvio-lento-allinizio-del-2018/ Wed, 13 Dec 2017 14:41:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137252 I datori di lavoro italiani segnalano piani di assunzione generalmente modesti; solo le grandi aziende hanno una previsione pari a +16% Il mercato del lavoro avrà un avvio lento nel primo trimestre del 2018. È quanto emerge dall’ultimo MEOS (ManpowerGroup Employment Outlook Survey) l’indagine trimestrale sull’occupazione di ManpowerGroup, leader mondiale nelle soluzioni strategiche innovative per […]

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I datori di lavoro italiani segnalano piani di assunzione generalmente modesti; solo le grandi aziende hanno una previsione pari a +16%

Il mercato del lavoro avrà un avvio lento nel primo trimestre del 2018. È quanto emerge dall’ultimo MEOS (ManpowerGroup Employment Outlook Survey) l’indagine trimestrale sull’occupazione di ManpowerGroup, leader mondiale nelle soluzioni strategiche innovative per la gestione delle risorse umane.

I datori di lavoro italiani, infatti, segnalano piani di assunzioni generalmente modesti per i primi tre mesi del nuovo anno. Il sondaggio sull’occupazione di ManpowerGroup rivela che solo il 6% dei datori di lavoro prevede un aumento del personale mentre il 7% prevede una riduzione e l’84% non prevede alcun cambiamento. Adeguando i dati alle variazioni stagionali, la previsione si attesta quindi sullo 0%. Le intenzioni di assunzione sono 3 punti percentuali più deboli rispetto al trimestre precedente ma rimangono relativamente stabili rispetto al 1° trimestre 2017.

“I dati che emergono dal nostro sondaggio mostrano nel primo trimestre del 2018 non sono prevedibili sostanziali cambiamenti migliorativi nell’andamento delle assunzioni” – afferma Stefano Scabbio, Presidente Area Mediterranea, Nord ed Est Europa di ManpowerGroup – “I datori di lavoro assumono personale solo quando necessario, per essere più agili nel breve periodo e riuscire ad adattare costantemente i livelli di forza lavoro per poter soddisfare le diverse necessità. In Italia, ma anche in molti altri Paesi esaminati in tutto il mondo, ad un clima economico instabile corrisponde l’instabilità del mercato del lavoro”.

Confronti tra aree regionali

I datori di lavoro del Nord Est Italia prevedono un moderato aumento dell’organico nei prossimi tre mesi, riportando una previsione netta sull’occupazione di +6%. Tuttavia, le assunzioni dovrebbero diminuire nel Sud/Isole, dove il dato si attesta al -6%. I datori di lavoro del Centro Italia prevedono un andamento occupazionale incerto, riportando un dato di previsione di -1%, mentre nel Nord-Ovest si prevede un andamento occupazionale piatto, con una previsione pari a 0%.

Confronti settoriali

Si prevede che il numero dei dipendenti calerà in sei dei 10 settori industriali durante il primo trimestre 2018. I datori di lavoro del settore Minerario ed Estrattivo prevedono l’andamento del mercato del lavoro più debole, con una previsione netta sull’occupazione pari al -5%. La previsione per il settore dell’elettricità, del gas e dell’acqua si attesta al -4%, mentre i datori di lavoro sia del settore manifatturiero che di quello pubblico e sociale riportano previsioni pari a -3%. Tuttavia, si prevede una crescita degli organici in quattro settori, in particolare nei settori dell’agricoltura, della caccia, della silvicoltura e della pesca e nel settore delle costruzioni, con previsioni pari a +7%.

Confronto tra dimensioni aziendali

Per il primo trimestre del 2018, i datori di lavoro di tre delle quattro categorie relative alle dimensioni delle aziende prevedono un aumento del numero dei lavoratori. Le grandi aziende (250 o più dipendenti) segnalano piani di assunzione con una previsione netta sull’occupazione pari a +16%, mentre è prevista una crescita modesta degli organici delle aziende medie (50-249 dipendenti) pari al 5% e piccole (10-49 dipendenti) al 3%. Tuttavia, i datori di lavoro delle micro-aziende (meno di 10 dipendenti) segnalano una previsione incerta con un dato del -1%.

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Intent sbarca all’Eur e cerca nuovo personale https://www.datamanager.it/2017/12/intent-sbarca-alleur-cerca-personale/ Sat, 09 Dec 2017 13:00:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137016 L’Eur è il quartiere simbolo della modernità di Roma, quello con l’anima più europeista e d’avanguardia, al centro delle più grandi relazioni di business del centro Italia. Essere presenti con una sede in questo quartiere è molto più che un biglietto da visita. È un ingresso dalla porta principale nelle grandi trame dell’economia commerciale e […]

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L’Eur è il quartiere simbolo della modernità di Roma, quello con l’anima più europeista e d’avanguardia, al centro delle più grandi relazioni di business del centro Italia.

Essere presenti con una sede in questo quartiere è molto più che un biglietto da visita. È un ingresso dalla porta principale nelle grandi trame dell’economia commerciale e nel campo dell’ict significa anche e soprattutto “essere”, dichiarare con forza la propria presenza.

Sono queste le ragioni che hanno spinto la Intent srl ad aprire una nuova sede a Roma Laurentina, cuore pulsante dell’Eur. Da un mese ha aperto la nuova sede di via Benedetto Croce, 52, dove esperti, programmatori e manager hanno preso possesso di uffici moderni e funzionali.

Qui si fa formazione, si studia, si progetta e si trovano soluzioni per i tanti clienti serviti dall’azienda. Un ramo della società che è molto più di una sede operativa, ma un vero e proprio soggetto chiamato a fare impresa.

Dopo San Cesareo e Palermo, Intent consolida così la sua presenza nella capitale aprendo la terza sede in Italia. Un risultato che è il prodotto dei numeri di questa azienda, che in poco più di tre anni ha quadruplicato il fatturato sia in termini di revenue che di personale interno.

E in linea con i numeri sono pronte anche nuove offerte di lavoro. Diverse le posizioni aperte: sviluppatori ABAP e Java, consulenti Sap Hcm e Sap Fi e Co e neolaureati da inserire. Per inviare la propria candidatura si può scrivere a cv@intentsrl.it o collegarsi alla pagina web.

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Lavoro: la richiesta dei professionisti ICT cresce del 21,1% nel primo semestre 2017 https://www.datamanager.it/2017/11/lavoro-la-richiesta-dei-professionisti-ict-cresce-del-211-nel-primo-semestre-2017/ Wed, 08 Nov 2017 13:14:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134598 Le “professioni digitali” rappresentano il 16,2% del totale degli annunci e si posizionano al secondo posto in classifica dietro a Consulenza manageriale Anche nel primo semestre 2017 le professioni legate al mondo digitale si confermano tra i settori principali in grado di trainare l’economia italiana. Secondo l’Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro in Italia, il […]

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Le “professioni digitali” rappresentano il 16,2% del totale degli annunci e si posizionano al secondo posto in classifica dietro a Consulenza manageriale

Anche nel primo semestre 2017 le professioni legate al mondo digitale si confermano tra i settori principali in grado di trainare l’economia italiana. Secondo l’Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro in Italia, il settore ICT si piazza in seconda posizione a livello nazionale con una quota del 16,2% degli annunci, alle spalle solo di Consulenza manageriale (27%). L’ottimo stato di salute del comparto viene confermato anche dal numero di offerte che, tra gennaio e giugno di quest’anno, sono cresciute del 21,1% rispetto allo stesso periodo del 2016.

“Il primo semestre del 2017 ha confermato i buoni risultati dello scorso anno sul fronte delle offerte di lavoro, testimoniando la dinamicità e lo sviluppo del mercato italiano e i segnali positivi già segnalati negli scorsi anni”, commenta Melany Libraro, CEO di Schibsted Italy (Subito, InfoJobs e Pagomeno). “In particolare, il settore legato alle professioni dell’innovazione digitale continua ad essere fra i più richiesti, a ulteriore conferma della necessità di profili in grado di apportare valore aggiunto e permettere alle aziende di emergere in un panorama competitivo sempre più affollato e sfidante.”

Entrando più nel dettaglio, l’Osservatorio InfoJobs ha messo in evidenza come le aziende del settore ICT ricerchino, oltre a professionisti della categoria Informatica, IT e Telecomunicazioni, (70,8% delle offerte totali), Amministrazione e contabilità (8,1%) e Arti grafiche e design con il 3,7%: queste ultime due categorie hanno più che raddoppiato le posizioni aperte rispetto al primo semestre dello scorso anno. La Top 5 si chiude con professionisti del mondo Marketing e comunicazione (3,6%) e Vendite (2,6%).

Categoria % sul totale nazionale
Informatica, IT e telecomunicazioni 70,8%
Amministrazione, contabilità, segreteria 8,1%
Arti grafiche, design 3,7%
Marketing, comunicazione 3,6%
Vendite 2,6%

Passando in rassegna le varie regioni italiane, la Lombardia mantiene la vetta a livello nazionale concentrando più della metà della richiesta di professionisti ICT (57,6% delle offerte), seguita dal Lazio (17,3%) e dal Piemonte, che completa il podio con una quota del 6,1% del totale. Scorrendo la classifica, troviamo quindi il Veneto (5,5%) e l’Emilia-Romagna (3,8%).

Regione % sul totale nazionale
Lombardia 57,6%
Lazio 17,3%
Piemonte 6,1%
Veneto 5,5%
Emilia-Romagna 3,8%

Analizzando le caratteristiche del candidato “tipo” del settore ICT emerge che il 42,8% di chi cerca lavoro in questo comparto ha tra 36 e 45 anni, mentre il 36,2% appartiene alla fascia tra i 26 e i 35 anni e il 14,2% ha tra 46 e 55 anni di età. Per quanto riguarda la formazione, il 44% dei candidati è in possesso di una laurea, mentre il 43,8% ha il diploma di maturità. Infine, prendendo in considerazione l’esperienza lavorativa precedente, il 27,9% ha tra 5 e 10 anni di impiego, il 21,9% tra i 3 e i 5 anni, mentre il 21,8% può vantare un’esperienza di oltre 10 anni.

SINTESI DELLA SITUAZIONE IN ITALIA

Secondo l’Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro, nel primo semestre 2017 le offerte in Italia sono cresciute del 16,4% rispetto al 2016. La Consulenza manageriale è il settore più rilevante (27% delle offerte nazionali), mentre la categoria con più offerte risulta essere Manifatturiero, produzione e qualità (20,2% del totale). La Lombardia rimane la regione con più offerte di lavoro attive (33,2%), mentre il candidato tipo ha un profilo giovane con un significativo livello di istruzione e una buona esperienza lavorativa pregressa.

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I giovani: risorse essenziali in ogni azienda https://www.datamanager.it/2017/07/giovani-risorse-essenziali-azienda/ Fri, 14 Jul 2017 14:30:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128630 A cura di Stefano Sordi, Chief Marketing Officer di Aruba Quali sono gli elementi basilari per costituire un business di successo? Sicuramente un’idea innovativa, sulla base della quale costruire il futuro della propria impresa. Una tecnologia adeguata, che possa supportare in modo concreto la crescita dell’azienda nascente. Ma soprattutto le risorse di cui ci si […]

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A cura di Stefano Sordi, Chief Marketing Officer di Aruba

Quali sono gli elementi basilari per costituire un business di successo? Sicuramente un’idea innovativa, sulla base della quale costruire il futuro della propria impresa. Una tecnologia adeguata, che possa supportare in modo concreto la crescita dell’azienda nascente. Ma soprattutto le risorse di cui ci si circonda. Spesso si tende a mettere in secondo piano questo requisito fondamentale, senza il quale ogni azienda – anche la più innovativa – non potrà vivere a lungo: personale qualificato, motivato, che creda nel proprio gruppo di lavoro e diventi parte di quell’impresa mettendoci dentro tutto il proprio potenziale.

In ogni azienda – nel campo IT e non solo – un tratto visionario è essenziale e può arrivare più facilmente dai giovani. Non si tratta di un mero concetto anagrafico, ma del fatto che loro stanno vivendo in prima persona la digital transformation, ci sono nati dentro e non hanno bisogno di studiarla in modo teorico per capire di cosa si tratti. Per esempio,  è quasi impossibile pensare ad una startup che non utilizzi il cloud per il proprio business. Questo perché lo scopo di ogni realtà innovativa è quella di evolversi e crescere e con un’infrastuttura fisica questo non è possibile, si rimane piccoli e non si può scalare. Ci sono aziende, però, nate in un periodo ben precedente all’avvento di internet e al cloud che hanno fatto più fatica ad adattarsi e a comprendere pienamente questo cambiamento. Ma le startup no, sono nate nel corso di questa rivoluzione e, quindi, sanno in concreto cosa significa. Essere una startup e non utilizzare il cloud per il proprio business sarebbe come essere una casa discografica e non considerare internet tra i canali di distribuzione.

Aruba crede molto nei giovani e nel loro potenziale, basti pensare che l’età media dei circa 700 dipendenti dell’intera società è di 35 anni. Il supporto concreto che l’azienda cerca di dare ai ragazzi è duplice: da una parte fornire gli strumenti tecnologici e il know-how per favorirne la crescita e dall’altra prendere con sè chi può essere prezioso per lo sviluppo della stessa azienda, perché non si smetta mai di crescere.

Da questi presupposti nasce il programma “we START you UP” di Aruba Cloud: quando si avvia una startup, progettare l’infrastruttura IT in un ambiente dinamico, adatto ad accompagnare il progressivo sviluppo aziendale, rappresenta un grande vantaggio per favorire l’evoluzione del proprio business. Per questo, l’Azienda ha deciso di fornire alle startup più valide le migliori tecnologie in ambito cloud, ponendosi al loro fianco attraverso un percorso di tre anni e mettendo a disposizione un credito cloud gratuito con risorse fino a 50.000 euro, supporto tecnico costante e tanti vantaggi per accompagnarle sul mercato. Per partecipare, basta compilare il form online, descrivere in modo sintetico il proprio progetto di business e accettare le modalità di partecipazione. Il team di Aruba Cloud valuterà la richiesta e comunicherà la conferma di adesione al programma. Dopo la conferma, la startup riceverà un welcome kit e il primo voucher di credito cloud di 3.000 euro da utilizzare entro 12 mesi.

Nel corso degli ultimi anni, il programma startup di Aruba si è aperto ad un centinaio di startup, quasi tutte italiane, lavorando a stretto contatto con un network che comprende ben 17 partner tra incubatori e acceleratori d’impresa tra cui Nana Binca, H-Farm, Speed Mi Up e Luiss Enlabs. A differenza di ciò che si possa pensare, però, lo scambio che avviene tra aziende e giovani è sempre bilaterale e molto equo, infatti i giovani stessi sono e sono stati di supporto ad Aruba e alla sua crescita.

L’ISTAT ha da poco rivelato che il tasso di disoccupazione tra i giovani a febbraio è calato al 35,2% con una diminuzione di 3,6 punti rispetto a febbraio 2016. Si tratta del tasso minimo dall’agosto 2012, ma resta un livello comunque molto elevato, tra i peggiori in Europa. Ogni azienda italiana dovrebbe fare il proprio non solo per dare un lavoro ai ragazzi ma per convincerli a non lasciare il nostro paese, perché il dubbio che la diminuzione della disoccupazione tra i giovani sia collegata ad un più alto espatrio degli stessi purtroppo si fa spesso strada.

Aruba è sempre alla ricerca di giovani talenti nel ramo IT che possano entrare a far parte della propria squadra: analisti, devOps, system administrator, tecnici sistemisti, addetti al customer care e non solo. Dopo l’annuncio dell’apertura del terzo DC italiano della società, Aruba ha iniziato ad assumere manutentori, addetti alla sorveglianza e tecnici informatici per il nuovo Global Cloud Data Center alle porte di Milano, un campus tecnologico di oltre 200.000 mq, e continuerà nei prossimi mesi le selezioni per trovare ulteriori figure professionali tra cui sistemisti e sviluppatori, tra i più ambiti e contesi dalle aziende.

Tutte le posizioni aperte in Aruba sono disponibili a questo link

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L’innovazione crea o distrugge occupazione? https://www.datamanager.it/2017/02/linnovazione-crea-distrugge-occupazione/ Mon, 13 Feb 2017 11:29:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117735 Il mercato degli Analytics nel 2016 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo un valore complessivo di 905 milioni di euro: gli investimenti più ingenti sono stati fatti nella BI (722 milioni, +9% sul 2015), i Big Data hanno registrato la crescita maggiore (183 milioni, +44%). Questi numeri, tratti dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics […]

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Il mercato degli Analytics nel 2016 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo un valore complessivo di 905 milioni di euro: gli investimenti più ingenti sono stati fatti nella BI (722 milioni, +9% sul 2015), i Big Data hanno registrato la crescita maggiore (183 milioni, +44%).

Questi numeri, tratti dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano, sono destinati a crescere: il 39% dei 950 CIO coinvolti nel survey ha dichiarato che Business Intelligence, Big Data e Analytics sono la priorità di investimento nel 2017 per l’innovazione digitale. Inoltre, soltanto l’otto per cento delle grandi imprese ha dichiarato di trovarsi a buon punto nel processo di trasformazione da aziende tradizionali a “Big Data Enterprise” a fronte di un 26% che si dice ancora allo stadio iniziale del processo.

Le priorità di business nell’utilizzo dei Big Data sono la necessità di diventare customer centric e la necessità di ottimizzare la Operational Efficiency. La recente IDC Digital Trasformation Survey indica, come ulteriori esigenze delle aziende italiane nell’adozione dei Big Data, lo sviluppo di competenze digitali, la definizione di una visione strategica in grado di portare vantaggi competitivi, la ricerca di cooperazione tra dipartimenti, team e ruoli aziendali.


L’innovazione Digitale crea o distrugge #occupazione ?
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I Big Data stanno guidando il cambiamento anche nell’Internet delle Cose (IoT), interconnessione tra macchine intelligenti, dispositivi, sensori e persone. L’integrazione tra Intelligenza Artificiale e Big Data porterà, nel giro di pochi anni, a un’automazione fino a oggi realizzata solo in prototipi, o in pochi dispositivi. Il CES di Las Vegas, a inizio anno, ha mostrato che il futuro è già qui: case in grado di comunicare crepe e perdite d’acqua, auto senza guidatore, capaci di fornire dati su veicolo, motore, stile di guida e condizioni ambientali, condizionatori che capiscono quali punti della casa devono essere rinfrescati di più, frigoriferi in grado di comunicare le date di scadenza dei prodotti al loro interno, o dotati di una telecamera wireless all’interno per poterne vedere il contenuto, anche non essendo in casa, o capaci di rifornirsi in autonomia, attraverso il servizio Dash di Amazon.

Proprio l’utilizzo degli Analytics sui Big Data generati dagli oggetti connessi contribuirà a massimizzare i benefici dell’IoT per individui e per imprese pubbliche e private. Saranno davvero benefici per tutti? Secondo qualcuno, c’è un rovescio della medaglia: il Financial Times sostiene che, nei prossimi 20 anni, l’evoluzione tecnologica, cioè algoritmi sempre più intelligenti, auto elettriche o senza guidatore, stampanti 3D, ridurranno, fino quasi a far sparire, il numero di consulenti finanziari, agenti di viaggio, meccanici di officine auto, venditori di polizze RC Auto, produttori di componenti industriali. Secondo l’OCSE, invece, la nuova rivoluzione industriale non causerà disastri occupazionali.

McKinskey poco più di un anno fa addirittura parlava di 2,6 posti di lavoro a contenuto tecnologico elevato creati per ogni posto di lavoro tradizionale distrutto dalla tecnologia stessa. Una diatriba, tra allarmisti e ottimisti, nata assieme alla prima rivoluzione industriale. Di certo, la digitalizzazione stimolerà la creazione di molti nuovi posti di lavoro più qualificati a scapito di mansioni rimpiazzabili in tutto o in parte dalle macchine intelligenti: solo con il tempo potremo verificare se il saldo finale globale sarà positivo.

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Allarme digital skills: due terzi dei lavoratori italiani senza adeguate competenze digitali https://www.datamanager.it/2017/02/allarme-digital-skills-due-terzi-dei-lavoratori-italiani-senza-adeguate-competenze-digitali/ Wed, 08 Feb 2017 14:19:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118640 Il 90% dei dipendenti ritiene che tutte le aziende dovrebbero sviluppare una strategia digitale. Ma secondo i lavoratori solo il 30% delle imprese dispone di personale adeguato e il 67% denuncia di avere scarse competenze digitali I lavoratori italiani considerano la digitalizzazione un elemento fondamentale per il successo dell’azienda in cui sono impiegati e le […]

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Il 90% dei dipendenti ritiene che tutte le aziende dovrebbero sviluppare una strategia digitale. Ma secondo i lavoratori solo il 30% delle imprese dispone di personale adeguato e il 67% denuncia di avere scarse competenze digitali

I lavoratori italiani considerano la digitalizzazione un elemento fondamentale per il successo dell’azienda in cui sono impiegati e le competenze digitali indispensabili per restare competitivi nel mercato del lavoro. Tuttavia, due terzi dei dipendenti si sentono scarsamente qualificati in questo campo per riuscire a garantire la propria occupabilità in futuro e soltanto un’impresa su tre dispone di personale adeguato a sviluppare una strategia digitale.

È la fotografia di un’Italia digitalmente in ritardo quella che emerge dal Randstad Workmonitor, che nel quarto trimestre del 2016 ha analizzato il grado di digital awareness sul posto di lavoro. Il Workmonitor  è l’indagine sul mondo del lavoro condotta da Randstad, secondo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, in 33 Paesi delle Americhe, dell’Europa e dell’area Asia-Pacifico, su un campione di 400 lavoratori per ogni nazione di età compresa fra 18 e 65 anni che lavorino almeno 24 ore alla settimana.

“Dai risultati della ricerca – commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia -, le imprese italiane appaiono ancora poco preparate alla sfida digitale. Ben il 67% dei lavoratori infatti sente il bisogno di accrescere le proprie competenze, un dato che denuncia la necessità di formazione, accompagnata ovviamente dalla disponibilità di strumenti e infrastrutture digitali, per evitare che il nostro sistema economico perda competitività di fronte alle sfide del futuro, che saranno in gran parte nel campo digitale. La digitalizzazione va “agita” anche dalle aziende per potere offrire servizi e strumenti sempre più innovativi ed efficaci”.

I risultati

Secondo la ricerca, il 90% degli italiani ritiene che tutte le imprese dovrebbero dotarsi di una strategia digitale. Una consapevolezza superiore di sei punti percentuali alla media globale (84%), che colloca il nostro Paese al sesto posto tra le nazioni oggetto di indagine, dopo Messico (95%), Brasile e Cile (94%), Portogallo e India (93%), Malesia e Argentina (92%). In generale, i più convinti appaiono i Paesi latino-americani con una media del 94%, seguiti da quelli asiatici e in coda quelli europei, con una media dell’80%. Con l’eccezione però dei Paesi del Sud Europa – tra cui appunto Italia ma anche Portogallo, Grecia e Spagna – che appaiono invece decisamente convinti dell’opportunità di una strategia digitale.

Questa consapevolezza stride con il complessivo ritardo delle imprese italiane: solo il 57% dei lavoratori ritiene che la propria azienda abbia già adottato una strategia digitale, contro il 59% della media globale (ai primi posti India, Cina, Stati Uniti e Malesia, agli ultimi rispettivamente Argentina, Giappone e Ungheria).

Ma non è tutto: ben il 70% dei lavoratori italiani pensa che la sua azienda non disponga di personale con le competenze adeguate ad avviare il percorso di digitalizzazione (due punti sopra la media dei Paesi analizzati, al 68%).

Eppure, i dipendenti italiani guardano alla rivoluzione digitale con un atteggiamento ambiguo, che mescola ottimismo e apprensione. Il 43% dei lavoratori è convinto che buona parte delle proprie mansioni, quelle più ripetitive o le attività di routine, potrebbero essere automatizzate (circa nella media globale. E la maggioranza guarda con fiducia ad una rivoluzione tecnologica nelle proprie mansioni: il 59% ritiene che l’automatizzazione consentirebbe di aumentare la creatività. Ma due italiani su tre si dichiarano digitalmente impreparati.

Il 67% dei lavoratori, infatti, ritiene di dover migliorare le proprie competenze in ambito digital per continuare a essere un profilo spendibile nel mercato del lavoro. Una sensazione di impreparazione che in Italia è superiore di cinque punti percentuali rispetto alla media globale (62%), anche se lontana dai livelli record di Cina e Malesia (al primi posti con oltre il 90% di dipendenti impreparato), mentre i più confidenti nelle proprie competenze sono Paesi dell’Europa continentale, con Ungheria, Olanda, Austria e Svezia a chiudere la classifica.

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VICKER arriva a Torino e lancia la campagna di reclutamento dei lavoratori https://www.datamanager.it/2016/10/vicker-arriva-torino-lancia-la-campagna-reclutamento-dei-lavoratori/ Tue, 25 Oct 2016 16:30:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112163 Inizia oggi per Vicker una nuova avventura all’ombra della Mole Antonelliana. La start up sui micro job, creata pochi mesi fa dai due giovani imprenditori di Vicenza, Matteo Cracco e Luca Menti, dopo Roma, Milano, Padova e Vicenza, sbarca anche a Torino con una prima fase che prevede il reclutamento e la selezione dei lavoratori, […]

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Inizia oggi per Vicker una nuova avventura all’ombra della Mole Antonelliana. La start up sui micro job, creata pochi mesi fa dai due giovani imprenditori di Vicenza, Matteo Cracco e Luca Menti, dopo Roma, Milano, Padova e Vicenza, sbarca anche a Torino con una prima fase che prevede il reclutamento e la selezione dei lavoratori, per arrivare alla piena operatività e dunque alla possibilità di richiedere servizi tramite App o portale a partire dal 14 novembre.

A salutare l’arrivo in Città della piattaforma che sta conquistando l’Italia con oltre 35mila download dell’App, a Palazzo Civico, sede del Comune, si sono ritrovati, oltre ai fondatori della start up, anche Paola Pisano, Assessora all’Innovazione, e Alberto Sacco, Assessore alle Politiche attive del lavoro, pronti ad avviare sinergie virtuose con tutte quelle iniziative, come Vicker, che utilizzano la digital economy per portare benessere concreto nella vita delle persone: in questo caso con nuove opportunità di lavoro legale, trasparente e tutelato, e con una piattaforma a cui rivolgersi, con fiducia e senza temere frodi di sorta, per richiedere un servizio e risolvere i problemi di tutti i giorni (un idraulico per riparare il lavandino, un tuttofare per svuotare la cantina e così via).

Vicker è un’agenzia digitale di intermediazione lavoro, l’unica del settore riconosciuta dal Ministero del Lavoro, e puntando su Torino vuole dare il suo contributo a rendere la Città ancora più smart, lavorando in sinergia con le Istituzioni che hanno accolto con favore l’iniziativa: “Il Comune di Torino – fa sapere l’Assessora all’Innovazione, Paola Pisano – vuole essere il facilitatore di iniziative come queste per i cittadini. Uno dei nostri obiettivi è promuovere servizi innovativi, come Vicker, che hanno un impatto positivo sulla vita dei cittadini, e nel contempo siano economicamente vantaggiosi per la Città. Siamo altresì convinti – conclude l’Assessora – che tecnologie abilitanti nuove forme di sharing economy, se supportate dalle istituzioni, contribuiscono a disegnare l’architettura di una vera città smart nella quale è la collettività a trarre i maggiori vantaggi”.

Del resto aggiunge Alberto Sacco, Assessore alle politiche attive del lavoro, “mettere insieme una buona idea e le potenzialità della tecnologia porta sempre a risultati molto interessanti. Vicker – sottolinea Sacco che ha anche la delega alle Attività produttive e al Commercio – ne è una chiara dimostrazione, perché rende più facile e rapido l’incontro tra domanda e offerta: tra chi ha bisogno di affidare a qualcuno l’esecuzione di un lavoro in ambiente domestico, come riparare un mobile, prendere ripetizioni di matematica o anche solo assicurarsi un po’ compagnia, e chi si propone per quel lavoro. L’Amministrazione comunale – conclude Sacco – guarda con favore a ogni strumento che risulti utile a stimolare lo sviluppo di attività in ambito lavorativo e la crescita di opportunità di impiego  e, al contempo, contribuisca a semplificare e aggiungere qualità alla vita quotidiana di ogni cittadino”.

Lavorare gomito a gomito con le Istituzioni fa parte della filosofia di Vicker, progetto che tra l’altro è già stato presentato a Palazzo Chigi e al Ministero del Lavoro, così come al Ministro dello Sviluppo Calenda: “Attivare un dialogo e una sinergia con le Istituzioni in generale ed in particolare con le Amministrazioni delle città in cui arriviamo – fa sapere Luca Menti Ceo di Vicker – per noi è fondamentale perché crediamo davvero nel valore sociale della nostra piattaforma. Abbiamo già sperimentato le ricadute positive sulla cittadinanza  amplificate dal supporto da parte degli Enti locali e ringraziamo il Comune di Torino per l’accoglienza e l’interesse con cui guarda alla nostra iniziativa”.

“La digital economy – aggiunge Matteo Cracco Ceo di Vicker insieme a Menti – può essere una grande risorsa ma deve avere due riferimenti imprescindibili: rispetto della legislazione vigente e del benessere dei lavoratori. La digital economy, e Torino in particolare, non si meritano un caso come Foodora evidentemente impostato su un modello di business sbagliato. Noi rispettiamo lavoratori e normative e siamo felici di arrivare in Città proprio in questo momento, per dare la prova ai torinesi che della digital economy fatta come si deve ci si può fidare!”.

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